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Masters of the Universe: il ritorno di He-Man che aspettavamo da quasi quarant’anni è finalmente realtà

Alcuni film riescono a riportarti indietro nel tempo prima ancora che compaia il primo fotogramma. Ti basta una spada alzata verso il cielo, una musica familiare, un castello che emerge all’orizzonte e all’improvviso ti ritrovi di nuovo seduto sul pavimento della tua cameretta, circondato da action figure consumate dalle battaglie immaginarie. Uscendo dalla sala dopo aver visto Masters of the Universe di Travis Knight mi sono accorto che la sensazione dominante non era la nostalgia. Era qualcosa di molto più raro. La sorpresa.

Perché diciamocelo senza girarci attorno: dopo decenni di annunci, cancellazioni, reboot mai partiti e promesse finite nel nulla, l’idea di vedere davvero un nuovo film di He-Man sembrava quasi una leggenda metropolitana della cultura pop. Uno di quei progetti che sopravvivono più nelle discussioni dei fan che negli studi di Hollywood. E invece eccoci qui, nel 2026, davanti a un film che non solo esiste davvero, ma che riesce persino nell’impresa più difficile di tutte: prendere sul serio Eternia senza trasformarla in una caricatura.

La storia sceglie una strada che mescola mito classico, fantasy epico e racconto di formazione. Il giovane principe Adam Glenn viene strappato al proprio mondo durante una devastante guerra civile e finisce sulla Terra, lontano dalla Spada del Potere e dalla propria eredità. Vent’anni più tardi, ormai adulto, è costretto a tornare su Eternia per affrontare un destino che non può più ignorare. Accanto a lui troviamo la Sorceress, Teela, Duncan alias Man-At-Arms, l’inseparabile Cringer destinato a diventare Battle-Cat e i pochi guerrieri ancora pronti a opporsi all’avanzata delle armate di Skeletor.

Potrebbe sembrare la classica trama dell’eroe predestinato, e in parte lo è. La differenza sta nel modo in cui viene raccontata.

Masters Of The Universe | Trailer 2

Travis Knight, che aveva già dimostrato una sensibilità particolare con opere come Kubo e la Spada Magica e Bumblebee, evita accuratamente la tentazione di realizzare un semplice catalogo di riferimenti per nostalgici. Il suo Masters of the Universe non vive di citazioni. Vive di emozioni. E questa è probabilmente la scelta più intelligente che potesse fare.

Adam non è il guerriero perfetto che molti ricordano. Non è soltanto una montagna di muscoli destinata a risolvere ogni problema brandendo una spada magica. Nicholas Galitzine costruisce un protagonista attraversato da dubbi, paure e insicurezze. La trasformazione in He-Man non appare come un premio o un superpotere da videogioco. Assomiglia piuttosto a un’accettazione dolorosa della propria identità.

Da appassionato cresciuto tra anime giapponesi, fumetti americani e videogiochi degli anni Novanta, ho percepito qualcosa di sorprendentemente familiare in questo percorso. La celebre frase che accompagna da sempre la trasformazione di Adam perde il ruolo di slogan iconico e diventa una dichiarazione di consapevolezza. Non è più soltanto un momento spettacolare. È il punto in cui il personaggio smette di fuggire da sé stesso. E funziona. Funziona perché il film capisce che il pubblico del 2026 non è lo stesso degli anni Ottanta. Molti degli spettatori che oggi comprano un biglietto per Masters of the Universe sono gli stessi bambini che giocavano con il Castello Grayskull sul tappeto del soggiorno. Sono cresciuti, hanno affrontato responsabilità, fallimenti e cambiamenti. Di conseguenza anche il loro eroe deve crescere con loro.

Attorno ad Adam si muove un cast che riesce a dare spessore a figure che, in passato, erano spesso poco più che archetipi fantasy. Teela, interpretata da Camila Mendes, possiede una presenza scenica naturale e una forza che non ha bisogno di essere continuamente sottolineata dalla sceneggiatura. Idris Elba porta a Duncan una gravità quasi paterna, trasformandolo in qualcosa di molto più complesso del semplice maestro d’armi… E poi arriva Skeletor.

Masters of The Universe – Official Teaser Trailer

Ogni volta che si annuncia una nuova incarnazione del più celebre villain di Eternia emerge sempre la stessa paura: renderlo troppo serio oppure troppo ridicolo. La versione interpretata da Jared Leto riesce a evitare entrambe le trappole. Mantiene quella teatralità che ha reso immortale il personaggio, conserva il sarcasmo e l’ironia che i fan ricordano con affetto, ma introduce anche una dimensione più inquietante. Non domina la scena attraverso urla e monologhi continui. Spesso basta la sua presenza a generare tensione. Risultato? Uno Skeletor che riesce contemporaneamente a divertire e a inquietare, proprio come dovrebbe fare.

Sul piano visivo il film compie un’altra scelta coraggiosa. Invece di inseguire l’estetica fantasy realistica che domina il cinema contemporaneo, decide di abbracciare l’anima giocattolosa e colorata delle sue origini. Eternia è un luogo esagerato, impossibile, a tratti persino folle. Creature gigantesche, armature improbabili, architetture monumentali e paesaggi che sembrano usciti direttamente dalle illustrazioni delle confezioni Mattel degli anni Ottanta. La cosa incredibile è che tutto questo non appare mai ridicolo. Anzi, proprio quella volontà di non vergognarsi delle proprie radici rende il film autentico. In un periodo storico in cui molti reboot sembrano quasi imbarazzati dal materiale originale, Masters of the Universe fa esattamente l’opposto. Guarda la propria eredità negli occhi e la abbraccia completamente. Le sequenze d’azione beneficiano enormemente di questa filosofia. I combattimenti non cercano il realismo assoluto. Cercano l’epicità. E la trovano spesso. Duelli con spade leggendarie, assedi, battaglie campali e scontri tra personaggi iconici restituiscono quella sensazione di grandezza che ha sempre definito il mondo di Eternia.

Naturalmente non tutto è perfetto.

When times were simpler… Teaser Trailer Tomorrow | Masters of The Universe

Alcuni comprimari ricevono meno spazio di quanto meritassero. Diverse relazioni vengono soltanto accennate e alcuni passaggi narrativi avrebbero beneficiato di qualche minuto aggiuntivo. I fan più irriducibili noteranno inoltre l’assenza di alcuni personaggi storici, sia tra gli eroi sia tra i servitori di Skeletor. Eppure queste mancanze non compromettono davvero l’esperienza complessiva. Anzi, danno quasi l’impressione che gli autori stiano conservando molte carte per eventuali capitoli successivi.

Ripensando al film del 1987, I dominatori dell’universo, la differenza appare enorme. Quel lungometraggio possedeva un fascino tutto suo, figlio di un’epoca diversa e di un budget limitato, ma sembrava spesso costretto a nascondere Eternia. Questa nuova versione, invece, la mette al centro di tutto. La celebra. La mostra senza timidezza. Ed è probabilmente questo il motivo per cui il film riesce a colpire così tanto chi è cresciuto con He-Man. Non perché ricordi il passato. Perché riesce a far sembrare quel passato ancora vivo.

Mentre scorrevano i titoli di coda continuavo a pensare a quanto sia cambiata la cultura geek negli ultimi quarant’anni. I bambini che giocavano con Battle-Cat oggi discutono di multiversi, seguono anime in simulcast, collezionano statue premium e analizzano trailer frame per frame sui social. Eppure qualcosa è rimasto identico. Quel desiderio di avventura. Quella voglia di credere che da qualche parte esista ancora un castello misterioso, una spada leggendaria e un eroe pronto a difendere il proprio mondo. Masters of the Universe non reinventa He-Man. Non ne aveva bisogno. Fa qualcosa di più difficile: ricorda a tutti noi perché ce ne siamo innamorati la prima volta. E a giudicare dalla reazione della sala, dagli applausi spontanei durante alcuni momenti chiave e da quella strana espressione soddisfatta che vedevo sui volti degli spettatori all’uscita, forse Eternia non è mai stata davvero lontana.

Forse stava soltanto aspettando il momento giusto per richiamarci a casa. Voi avete già visto Masters of the Universe? Questo nuovo He-Man vi ha conquistato oppure preferite ancora l’immaginario classico degli anni Ottanta? La discussione, proprio come la leggenda di Eternia, è appena cominciata.

Tyler Rake 3 confermato: Chris Hemsworth torna in Extraction 3 per Netflix

Una saga action come Tyler Rake ha qualcosa di stranamente magnetico per chi, come me, è cresciuta divorando anime pieni di anti-eroi tormentati e videogame dove il protagonista sopravvive a ondate impossibili di nemici con metà barra energia lampeggiante in rosso. Tyler Rake, dopotutto, è esattamente quel tipo di personaggio: uno che sembra uscito da una cutscene ipercinetica di un AAA shooter, con il volto di Chris Hemsworth e il carisma ruvido di chi porta addosso cicatrici che non sono solo fisiche. Ed è forse proprio per questo che la conferma ufficiale di Tyler Rake 3 da parte di Netflix ha acceso immediatamente quel brivido da fandom che conosciamo bene: quello che ti prende quando capisci che una storia non ha ancora esaurito i suoi colpi migliori.

Per mesi il destino del franchise sembrava sospeso in quella zona nebulosa che noi nerd conosciamo fin troppo bene, quella fatta di rumor, mezze dichiarazioni, silenzi sospetti e speranze appese a finali volutamente aperti. Tyler Rake 2, uscito nel 2023, aveva lasciato dietro di sé proprio quella sensazione lì: la stessa che provavo dopo certi cliffhanger di fine stagione negli anime più crudeli, quelli che ti costringono a fissare i titoli di coda con il bisogno fisico di sapere cosa succederà dopo. Il finale del secondo film non chiudeva davvero nulla, anzi spalancava possibilità, e adesso sappiamo che quelle possibilità diventeranno realtà.

La notizia più rassicurante, e forse anche più importante per chi ama davvero questa saga, è il ritorno dietro la macchina da presa di Sam Hargrave. Hargrave non è soltanto il regista di Extraction: è il DNA cinetico della serie, l’uomo che ha trasformato questi film in qualcosa di più di semplici action movie da streaming. Ogni inseguimento, ogni combattimento corpo a corpo, ogni piano sequenza apparentemente impossibile porta il suo marchio, e chi ha passato ore a riguardare certe scene come fossero combo perfette in un fighting game sa benissimo quanto questo conti. Il suo background da stunt coordinator, maturato anche accanto ai fratelli Russo, si sente in ogni impatto, in ogni caduta, in ogni sparo che sembra avere peso reale.

E poi c’è l’Australia. Stavolta il nuovo capitolo sarà girato in gran parte lì, nella terra natale di Hemsworth, e questa scelta mi intriga tantissimo perché promette un cambio visivo netto rispetto alle atmosfere dei primi due film. Extraction ha sempre avuto un’identità geografica fortissima, quasi da missione internazionale da videogioco stealth: India, Georgia, prigioni blindate, città devastate, confini instabili. Portare Tyler Rake in Australia significa aprire un nuovo scenario, cambiare pelle alla saga, dare al personaggio un terreno narrativo diverso. E onestamente l’idea di vedere Hemsworth muoversi in ambientazioni più vicine alle sue origini ha qualcosa di simbolico, come se il mercenario stesse tornando a casa ma per affrontare una guerra ancora più personale.

Della trama, per ora, non trapela praticamente nulla, e questo silenzio ha il sapore delle cose preparate bene. In un panorama in cui troppo spesso trailer, teaser, leak e anticipazioni finiscono per smontare ogni sorpresa prima ancora dell’uscita, sapere così poco su Tyler Rake 3 ha quasi un fascino old school. Mi ricorda l’attesa febbrile dei tempi in cui si aspettava il nuovo capitolo di una saga senza spoiler compulsivi ovunque, affidandosi solo a una locandina, a una dichiarazione fugace, a quell’immaginazione collettiva che trasforma l’attesa in rito.

Extraction, in fondo, è diventato uno dei franchise più solidi e riconoscibili costruiti da Netflix nel cinema action contemporaneo, e non era scontato. Le produzioni originali della piattaforma spesso brillano e scompaiono nel giro di una stagione algoritmica, ma Tyler Rake ha resistito, si è imposto, ha costruito un’identità. Forse perché ha capito una cosa essenziale che molti blockbuster dimenticano: l’azione funziona davvero solo se dietro pugni e proiettili senti il peso emotivo del personaggio. Tyler non è invincibile, non è ironico nel modo spensierato dei supereroi Marvel, non alleggerisce mai davvero il trauma che si porta dentro. Ed è questa fragilità che lo rende memorabile.

Da fan cresciuta tra cosplay di guerriere cyberpunk e maratone notturne di film action con soundtrack pompate nelle cuffie, trovo bellissimo che una saga come questa continui a esistere senza snaturarsi. Non prova a essere altro da sé: non cerca il multiverso, non rincorre gimmick narrative alla moda, non si appoggia a cameo nostalgici per sopravvivere. Resta fedele a una formula apparentemente semplice ma difficilissima da eseguire bene: adrenalina pura, tensione costante, personaggi che portano il peso delle proprie scelte.

Adesso resta solo da capire quale missione trascinerà Tyler Rake di nuovo sul campo. Un nuovo bersaglio da estrarre? Una vendetta? Una guerra privata? Oppure qualcosa di ancora più rischioso, magari legato al suo passato in modi che i film precedenti hanno solo sfiorato? La sensazione è che il terzo capitolo possa essere quello decisivo, il film chiamato a trasformare una trilogia riuscita in una saga davvero iconica per il pubblico action di questa generazione.

E voi come lo immaginate il ritorno di Tyler? Più spietato, più intimo, più esplosivo? Perché qui in redazione il countdown mentale è già iniziato, e certe attese, tra fandom e adrenalina, diventano quasi una missione condivisa.

Crime 101 – La Strada del Crimine: il grande colpo di Bart Layton tra noir, star Marvel e codice d’onore criminale

Non so bene quando ho iniziato ad associare i colpi perfetti ai frame puliti, ai silenzi che parlano più delle esplosioni, a quel tipo di tensione che ti prende allo stomaco e non ti molla. Forse guardando anime dove l’antagonista è sempre più interessante dell’eroe. Forse passando troppi pomeriggi a divorare manga e crime novel mentre fuori il mondo correva in un’altra direzione. So solo che Crime 101 – La Strada del Crimine ha immediatamente acceso quel radar interiore che mi dice: ok, qui c’è roba buona. Il punto di partenza è già di quelli che fanno venire voglia di spegnere le notifiche. Un testo di Don Winslow, uno che il crimine non lo racconta come una sfilza di reati ma come una filosofia distorta, una religione privata fatta di regole ferree e ossessioni. A prendere quel materiale e riplasmarlo per il cinema c’è Bart Layton, uno che ama giocare con la percezione, confondere vero e falso, farti dubitare anche delle tue certezze mentre guardi lo schermo. Già questo basterebbe. Ma poi arriva il cast e lì, ammettiamolo, scatta il corto circuito nerd.

Crime 101 - La strada del crimine | Dal 12 febbraio al cinema| Trailer Ufficiale

Vedere Chris Hemsworth lontano dai fulmini e dai martelli fa un certo effetto. Non perché non sia capace di farlo, ma perché il nostro cervello è ancora settato su Thor che entra in scena con la colonna sonora pompata. Qui invece il suo Davis si muove in punta di piedi, con la precisione di un algoritmo ben scritto. Un ladro che non improvvisa, che pianifica, che vive il crimine come se fosse un’equazione da risolvere senza margine d’errore. È quasi disturbante vederlo così umano, così misurato. Ed è proprio questo il bello.

Dall’altra parte c’è Mark Ruffalo, che si scrolla di dosso rabbia gamma e CGI per diventare un poliziotto vecchia scuola, uno che annusa la verità come un bug nascosto nel sistema. Il suo Lou Lubesnick non crede alle soluzioni facili, non compra la versione ufficiale. Sa che dietro una serie di colpi perfetti non può esserci il caos, ma una mente singola. La caccia che ne nasce non è fatta di sparatorie infinite, ma di sguardi, intuizioni, silenzi carichi di tensione. Più Death Note che action blockbuster, se passate il paragone.

E poi arriva lei. Halle Berry. Per chi è cresciuto con gli X-Men, Tempesta non è solo un personaggio: è un pezzo di immaginario. Qui però l’elettricità è tutta psicologica. Il suo personaggio entra in scena come una variabile impazzita, una presenza che sposta gli equilibri e rende tutto più ambiguo. Non sai mai se fidarti, e probabilmente non dovresti. La chimica con Hemsworth promette scintille, ma non quelle rassicuranti. Quelle che fanno danni.

Intorno a loro gira un sottobosco di facce che non passano inosservate. Barry Keoghan è uno di quelli che basta vederlo comparire per sentirsi leggermente a disagio, e lo dico come complimento. Jennifer Jason Leigh, Nick Nolte, Monica Barbaro e Corey Hawkins completano un mosaico che sa di cinema adulto, di dialoghi che contano, di personaggi che non esistono solo per riempire lo sfondo.

La cosa che mi intriga davvero, però, è il modo in cui Layton sembra voler raccontare questa storia. Niente glorificazione facile, niente estetica patinata fine a sé stessa. Il crimine come ossessione, come ricerca della perfezione, come trappola mentale. Un po’ Heat, un po’ Inside Man, ma filtrati attraverso uno sguardo più freddo, quasi clinico. La Los Angeles che vedremo non sarà solo una cartolina, ma un campo di gioco per predatori che si studiano a distanza.

L’uscita fissata per il 12 febbraio 2026 ha quel retrogusto ironico che funziona. Mentre il mondo si prepara a cuoricini e cene romantiche, questo film promette tensione, scelte sbagliate, desideri che scivolano fuori controllo. Un San Valentino alternativo, per chi preferisce le partite mentali alle commedie zuccherose.

Alla fine, quello che mi aspetto da Crime 101 non è solo un buon thriller. Voglio un film che resti addosso, che ti faccia ripensare alle scene mentre torni a casa, che ti spinga a chiederti da che parte stavi davvero. Perché il confine tra cacciatore e preda, tra giusto e sbagliato, qui sembra più sottile che mai.

Ora la palla passa a voi. Questo ritorno al noir vi gasizza quanto me o siete ancora scettici nel vedere i volti dei supereroi in un gioco così sporco e umano? Parliamone nei commenti, che questa storia sembra fatta apposta per continuare anche fuori dallo schermo.

Avengers: Secret Wars – Il Multiverso si prepara all’Apocalisse Marvel

Preparate i popcorn e liberate spazio nella memoria dei vostri sogni geek, gente di CorriereNerd.it, perché la notizia che sta scuotendo le fondamenta del Marvel Cinematic Universe non è il solito annuncio da routine produttiva, ma una vera e propria dichiarazione di guerra al concetto stesso di narrazione lineare. Avengers: Secret Wars si profila all’orizzonte come l’evento definitivo, quel momento catartico che noi fan abbiamo iniziato a sognare nel momento esatto in cui i portali si sono spalancati in Endgame, lasciandoci addosso quella voglia insaziabile di epicità che solo la Casa delle Idee sa nutrire. Non stiamo parlando di un semplice sequel, ma di una rifondazione totale, un progetto mastodontico che vuole smontare e rimontare il mosaico Marvel come se avesse tra le mani un set LEGO di dimensioni galattiche, dove ogni mattoncino rappresenta un universo, una variante o un ricordo della nostra infanzia.

L’attesa, lo sappiamo bene, è la tortura preferita di ogni nerd che si rispetti, e la decisione di Disney e Marvel di spostare la data di uscita al 17 dicembre 2027 ha scatenato un mix di frustrazione e speranza. Se da un lato il rinvio brucia come un raggio repulsore di Iron Man fuori calibrazione, dall’altro questa nuova collocazione solenne profuma di promessa solenne. Quando i piani alti decidono di prendersi più tempo, solitamente è perché la carne al fuoco è talmente tanta da rischiare di bruciare il multiverso intero. Sapere poi che dietro la macchina da presa tornano i Fratelli Russo trasforma quel senso di incertezza in una granitica sicurezza di qualità, dato che Infinity War ed Endgame non sono stati solo prodotti cinematografici, ma veri e propri rituali collettivi capaci di unire generazioni diverse sotto lo stesso grido di battaglia.

Mentre il sottobosco del web continua a ribollire di speculazioni selvagge su Tobey Maguire o Hugh Jackman, è arrivata una conferma ufficiale che ci fa esultare come se avessimo appena trovato una prima edizione rara in un mercatino dell’usato. Simu Liu tornerà nei panni di Shang-Chi, e non lo farà per un semplice cameo o una pacca sulla spalla ai nuovi arrivati. Il Maestro del Kung Fu sarà un tassello fondamentale di questa chiusura epocale della Saga del Multiverso, portando con sé quella freschezza e quel dinamismo che hanno reso il suo debutto uno dei punti più alti della Fase 4. Liu stesso, con quel fare da insider che adora stuzzicare la community, ha lasciato intendere che Shang-Chi 2 rimane una priorità assoluta, rassicurando tutti coloro che temevano che il personaggio finisse nel dimenticatoio dei franchise in sospeso.

Chi mastica fumetti e passa le notti a rileggere le run storiche sa perfettamente che il titolo Secret Wars non è stato scelto a caso, ma punta dritto al capolavoro del 2015 firmato da Jonathan Hickman. Quella saga non era solo una sequenza di scazzottate cosmiche, ma una riflessione profonda e quasi filosofica sulla fine di tutto, sulla collisione tra mondi e sulla nascita del Battleworld, quel pianeta-mosaico nato dalle ceneri di realtà distrutte che rappresenta il picco della fantascienza supereroistica. Immaginare di vedere le Incursioni portate sul grande schermo con il budget e la tecnologia attuale è qualcosa che fa venire la pelle d’oca a ogni lettore che ha visto il proprio immaginario cartaceo prendere vita anno dopo anno.

La complessità di una simile operazione narrativa è talmente elevata che l’idea di dividere il film in due parti si fa sempre più concreta, anche se manca ancora il timbro dell’ufficialità. In questa Fase 6 così turbolenta, la Marvel non può permettersi passi falsi o finali affrettati che non rendano giustizia alla costruzione decennale dei personaggi. Serve respiro, serve spazio per far sedimentare il dramma e per permettere a icone come Chris Hemsworth, Benedict Cumberbatch e Mark Ruffalo di interagire con le nuove leve come Anthony Mackie e Kathryn Newton. Il cast è già una dichiarazione d’intenti che mescola sapientemente i veterani che ci hanno fatto innamorare del progetto fin dal 2008 con i pilastri del futuro, creando un corto circuito emozionale che esploderà in sala.

Sotto la superficie degli effetti speciali e dei rumor su Andrew Garfield o varianti improbabili di Iron Man, brilla però la variabile umana, quella che Simu Liu ha sottolineato raccontando la vita sul set. Sapere che tra una ripresa e l’altra nascono amicizie sincere e momenti di condivisione con colleghi del calibro di Channing Tatum ci ricorda che, nonostante i miliardi di dollari in ballo, il cuore del cinema resta la passione delle persone. Questa energia si riflette poi sullo schermo, rendendo credibili anche le situazioni più assurde che il multiverso può offrire. Se Avengers: Doomsday dovesse davvero concludersi con l’ascesa del Dottor Destino, il Shang-Chi che vedremo in Secret Wars potrebbe essere un guerriero temprato da una realtà in frantumi, una versione più oscura e consapevole che dovrà lottare per reclamare un posto in un mondo che non riconosce più.

Il multiverso ha smesso di essere un semplice trucco da sceneggiatori per riportare in vita personaggi amati ed è diventato lo specchio delle nostre infinite possibilità, un modo per esplorare chi avremmo potuto essere se avessimo fatto scelte diverse. Forse è proprio per questo che l’hype per il 2027 è già a livelli di guardia, perché sentiamo che Secret Wars parlerà di noi, della nostra identità e della nostra capacità di restare uniti anche quando tutto intorno sembra collassare. L’attesa sarà un lungo viaggio attraverso teorie, trailer analizzati frame per frame e discussioni infinite, ma se il traguardo sarà quella magia che ti lascia con gli occhi lucidi mentre scorrono i titoli di coda, allora ogni secondo di attesa sarà stato un investimento prezioso.

Vorrei sapere da voi, compagni di avventure nerd, cosa vi aspettate da questo scontro finale che promette di cambiare tutto per sempre. Quali versioni alternative dei vostri eroi del cuore sognate di vedere faccia a faccia sul Battleworld e quanto siete pronti a vedere il multiverso andare in pezzi per poi essere ricostruito?

Chris Hemsworth: un memorabile viaggio on the road — l’avventura più intima del Dio del Tuono

C’è un momento nella vita di ogni eroe — anche dei più invincibili — in cui il martello viene deposto e resta solo l’uomo. È quello che accade in Chris Hemsworth: un memorabile viaggio on the road, il documentario originale Disney+ che debutterà il 24 novembre 2025, prodotto da Protozoa Pictures del visionario Darren Aronofsky, in collaborazione con Nutopia di Jane Root e Wild State, la casa di produzione fondata dallo stesso Hemsworth insieme a Ben Grayson. Un’ora di cinema documentaristico che si trasforma in un’esperienza emozionale, una riflessione profonda sull’amore, la memoria e la fragilità umana.

Un viaggio tra memoria e paesaggi sterminati

Dopo aver esplorato i limiti del corpo e della mente nella serie Limitless, Hemsworth torna su Disney+ con una missione ancora più personale. Stavolta non si tratta di superare prove fisiche o scoprire segreti di longevità, ma di affrontare il nemico più inesorabile: il tempo che cancella i ricordi. Con accanto suo padre Craig Hemsworth, recentemente diagnosticato con il morbo di Alzheimer, Chris sale in moto e attraversa l’Australia in un viaggio che diventa una macchina del tempo, un pellegrinaggio nei luoghi della loro vita insieme.

Da Melbourne alle distese mozzafiato dei Territori del Nord, la coppia padre-figlio ripercorre strade, volti e storie del passato. Ogni tappa è un frammento di memoria da ricomporre, una scintilla per riaccendere ricordi sbiaditi. Il tutto con una fotografia che cattura la luce australiana come fosse un battito vitale, mentre la telecamera — spesso impugnata dallo stesso Chris — si trasforma in un diario di famiglia.

Scienza e sentimento: la connessione come medicina

A guidare questa esplorazione non c’è solo il cuore, ma anche la mente. Il viaggio è seguito da Suraj Samtani, psicologo clinico e specialista in demenza presso il Centre for Healthy Brain Aging dell’Università del New South Wales. Il suo approccio si basa su un principio semplice ma rivoluzionario: la connessione umana può rallentare il declino cognitivo.

Secondo uno studio condotto su oltre 40.000 persone in 14 Paesi, mantenere relazioni sociali attive riduce del 50% il rischio di sviluppare la demenza. L’amore, l’empatia e la comunità diventano così terapie complementari, strumenti che la scienza conferma e che la vita di Chris e Craig dimostra. Attraverso la terapia della reminiscenza — che consiste nel rivivere esperienze del passato, rivedere luoghi, ascoltare canzoni familiari o guardare vecchie fotografie — il film mostra come i ricordi possano diventare ponti tra presente e passato.

Hemsworth, da supereroe a figlio

“Io e mio padre avevamo sempre parlato di fare un viaggio nel Territorio del Nord, ma non ne avevamo mai avuto il tempo. Quando è arrivata la diagnosi, ho capito che non potevamo più rimandare”, ha raccontato Hemsworth. “Quel viaggio è diventato qualcosa di più grande di quanto avessi mai immaginato: un modo per ritrovarci, per riscoprire chi siamo.”

Dietro il fisico scolpito di Thor e il carisma hollywoodiano, Hemsworth mostra un volto diverso: vulnerabile, autentico, umano. In questo docufilm non combatte contro mostri digitali o nemici cosmici, ma contro la perdita della memoria del padre, contro il silenzio che rischia di cancellare le parole e i legami. Eppure, tra le curve del deserto australiano, c’è più eroismo che in qualunque battaglia cinematografica.

Un’eredità di empatia

Il documentario, diretto da Tom Barbor-Might, è prodotto da una squadra di nomi d’eccellenza: Tom Watt-Smith, Peter Lovering, Arif Nurmohamed e Jane Root per Nutopia; Darren Aronofsky e Ari Handel per Protozoa; Chris Hemsworth, Ben Grayson e Brandon Hill per Wild State. Per National Geographic, supervisionano Bengt Anderson e Simon Raikes. Una produzione corale che unisce l’estetica d’autore di Aronofsky — già regista di capolavori come The Fountain e The Whale — al tono empatico e divulgativo tipico di NatGeo.

Con questo progetto, Disney+ rafforza la collaborazione con l’attore australiano dopo il successo mondiale di Limitless, diventato la seconda serie National Geographic più vista di sempre. E proprio lì, in un episodio memorabile, Hemsworth aveva già messo alla prova il suo cervello suonando Thinking Out Loud di Ed Sheeran davanti a 70.000 persone. Ora, invece, la sua sfida è ancora più intima: riscoprire il potere dei ricordi e della condivisione.

Oltre il mito di Thor

In un’epoca dominata dalla performance e dalla ricerca dell’eterna giovinezza, Chris Hemsworth: un memorabile viaggio on the road ci ricorda che la vera forza non sta nel fermare il tempo, ma nel viverlo appieno. È un documentario che parla di memoria, ma anche di futuro: di come l’amore e la comunità possano diventare scudo e martello contro l’oblio.

Un messaggio universale, raccontato con la sincerità di un figlio e la profondità di un uomo che ha deciso di non nascondersi dietro al mito. Perché forse, come ci insegna questo viaggio, l’unico modo per essere davvero immortali è continuare a ricordare — insieme.

Flow State: come sbloccare la super-concentrazione, da Chris Hemsworth agli eSport

Lo stato di flusso: l’esperienza che trasforma i pro

Avete mai avuto un momento in cui siete così immersi in un’attività da perdere completamente la cognizione del tempo? Che si tratti di un videogioco, di un disegno, di una sessione di studio o di un allenamento intenso, quella sensazione di totale immersione si chiama stato di flusso, o flow state. E no, non è un superpotere riservato a pochi eletti.

Atleti estremi, artisti e persino gamer professionisti conoscono bene il flow. L’arrampicatrice Steph Davis, ad esempio, ha raccontato di come si sia ritrovata a scalare una parete rocciosa senza corde, spinta da una calma ed energia inaspettate, che l’hanno portata in cima. Un’esperienza che anche l’attore Chris Hemsworth sperimenta nella sua docuserie Limitless su Disney+. Nel secondo episodio, lo vediamo superare i suoi limiti fisici e mentali scalando una diga in Svizzera, dimostrando che il flow non è solo una teoria, ma una vera e propria abilità da coltivare.

Che cos’è il flow state? La scienza dietro la magia

Il concetto di stato di flusso è stato teorizzato per la prima volta dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi nel 1975. Affascinato dagli artisti che si “perdevano” completamente nel loro lavoro, ha scoperto che atleti, musicisti e scacchisti riportavano esperienze simili: perdevano la percezione del tempo, ignoravano la stanchezza e raggiungevano una concentrazione totale.

In un’indagine del 1996, un runner ha descritto il flow come l’essere “così assorbito da ciò che stai facendo che non sei davvero consapevole di ciò che accade intorno a te”. Un giavellottista, invece, ha raccontato di un “rallentamento del tempo” in cui poteva sentire ogni minimo dettaglio della sua azione.

Secondo Csíkszentmihályi, per entrare nello stato di flusso servono due elementi chiave:

  1. Un obiettivo chiaro: devi sapere cosa vuoi ottenere.
  2. L’equilibrio tra sfida e abilità: il compito deve essere difficile abbastanza da spingerti al limite, ma non così tanto da farti sentire frustrato. È proprio in questo punto di equilibrio che la mente si concentra al massimo e le tue capacità prendono il controllo.

Cosa succede nel cervello?

I neuroscienziati hanno cercato di capire cosa accade nel nostro cervello durante il flow. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un’accelerazione dell’attività cerebrale, ma un’esatto contrario! Un recente studio sui chitarristi jazz ha dimostrato che durante il flow, c’è una minore attività nei lobi frontali, la parte del cervello responsabile del controllo cosciente e dell’organizzazione dei pensieri.

In pratica, il cervello si “spegne” e lascia che la tua esperienza e le tue abilità acquisite prendano il sopravvento. Non devi pensare in modo deliberato, perché il tuo corpo e la tua mente lavorano in automatico, in una perfetta armonia. È come un musicista esperto che non ha bisogno di pensare a ogni singola nota, ma si lascia trasportare dall’improvvisazione.

Come raggiungere lo stato di flusso nella vita di tutti i giorni

Non serve scalare una montagna per provare il flow. Puoi trovarlo in attività quotidiane, a patto che soddisfino i requisiti di sfida e abilità. Ecco alcuni consigli per allenare il tuo cervello a entrare in questo stato:

  • Scegli l’attività giusta: l’attività deve piacerti e stimolarti, ma non farti sentire sopraffatto. Che sia un videogioco competitivo, l’apprendimento di uno strumento o la creazione di un progetto artistico, l’importante è che la sfida sia commisurata alle tue capacità.
  • Elimina le distrazioni: spegni le notifiche, metti il telefono in modalità aereo e crea un ambiente che ti permetta di concentrarti senza interruzioni.
  • Allenati: il flow non si raggiunge subito. All’inizio potresti provare frustrazione, ma più ti eserciti in un’attività, più facile diventerà entrare in quello stato di super-concentrazione. È una ricompensa che ottieni per aver perseverato in una sfida difficile.

Quindi, non accontentarti di inseguire la produttività. Cerca le attività che ami davvero, quelle che ti spingono al limite e che ti fanno sentire incredibilmente soddisfatto. Perché, come dice la scalatrice Steph Davis, “il flow è la ricompensa per aver affrontato una sfida difficile”.

Subversion: Chris Hemsworth in un sottomarino tra ricatti, cartelli e paranoia ad alta pressione

Un sottomarino militare che scivola sotto la superficie dell’oceano. Luci rosse, corridoi stretti, metallo che vibra a ogni variazione di pressione. E dentro, un uomo che non dovrebbe essere lì. Non così. Non per quel motivo.

Il titolo è Subversion, e già la parola suona come una promessa di caos controllato. Tradimento. Ribaltamento. Sistema che crolla dall’interno. Questa volta Chris Hemsworth non impugna un martello cosmico né combatte nel deserto post-apocalittico. Qui è un ex comandante navale, ricattato da un’organizzazione criminale che odora di cartello internazionale e giochi sporchi tra governi e traffici illegali.

E il campo di battaglia non è il cielo. È il mare. Sotto il mare.

Un “Die Hard” claustrofobico che strizza l’occhio agli anime psicologici

L’idea che sta circolando tra gli addetti ai lavori parla di un “Die Hard in un sottomarino”. E se siete cresciuti a pane, VHS e nottate su Italia 1, sapete che questo non è un paragone casuale. Isolamento, tensione costante, nemici invisibili. Ma qui il twist è ancora più interessante: il protagonista non è l’eroe puro. È un uomo costretto a sporcarsi le mani.

Hemsworth interpreta un ufficiale caduto in disgrazia, intrappolato in un ricatto che lo obbliga a guidare un sottomarino carico di merce illegale attraverso acque internazionali. Un viaggio che è insieme fuga e trappola. Da un lato il cartello che lo tiene sotto scacco. Dall’altro una determinata ufficiale della Guardia Costiera che gli sta addosso.

E quell’ufficiale ha il volto di Lily James.

La dinamica tra i due promette scintille. Non il classico scontro buoni contro cattivi, ma un duello morale. Lui combatte per sopravvivere. Lei per far rispettare la legge. In mezzo, il rumore sordo dell’acqua che preme contro lo scafo. Se avete amato le tensioni psicologiche alla Evangelion o certe atmosfere da thriller techno-militare anni Novanta, qui c’è materiale per gasarsi.

Dal martello di Thor alle profondità oceaniche

La cosa che mi manda in hype? Il momento della carriera di Hemsworth. Dopo aver chiuso un ciclo iconico con Thor: Love and Thunder, essere passato per l’adrenalina sporca di Extraction 2 e aver incendiato il deserto in Furiosa: A Mad Max Saga, adesso si infila in uno scenario chiuso, soffocante, quasi teatrale.

E diciamolo: gli attori action, prima o poi, devono misurarsi con la sottrazione. Con il silenzio. Con lo sguardo che regge la scena più di un’esplosione.

Se poi pensiamo che tornerà ancora nei panni di Thor in Avengers: Doomsday, Subversion sembra quasi una parentesi strategica. Un modo per ricordare che dietro il fisico da semidio c’è un interprete che vuole giocare su più tavoli.

Lily James tra biopic, Emmy e thriller marini

E poi lei. Lily James non è più soltanto l’attrice “in costume”. Dopo la trasformazione totale in Pam & Tommy, che le ha regalato nomination agli Emmy e ai Golden Globe, ha dimostrato di poter abitare personaggi complessi, ambigui, emotivamente stratificati.

In Subversion non corre in abiti d’epoca. Corre dietro a un sottomarino. E la tensione nasce proprio dal confronto tra due visioni del mondo. La sua ufficiale della Guardia Costiera non è un ostacolo narrativo. È la coscienza che insegue il compromesso.

Questa roba, se scritta bene, può diventare molto più di un action standard.

Amazon MGM punta in profondità

Dietro la produzione troviamo Amazon MGM Studios, con la regia affidata a Patrick Vollrath, già autore del teso e claustrofobico 7500. Scelta che non sembra casuale: chi ha visto quel film sa quanto Vollrath sappia lavorare sugli spazi chiusi e sulla pressione psicologica.

La produzione è di Di Bonaventura Pictures, nome che negli anni ha maneggiato franchise e blockbuster con una certa sicurezza. Le riprese sono partite a settembre 2025 ai Village Roadshow Studios, in Australia. Location che ormai è diventata una seconda casa per tante produzioni ad alto budget.

E il cast di contorno? Non semplice riempitivo. Ci sono nomi come Michael Peña, volto che i fan Marvel ricordano per Ant-Man, e Teresa Palmer, già passata tra action e fantasy televisivo. Un ensemble che può dare spessore alle dinamiche interne del sottomarino, perché la vera minaccia non arriva solo dall’esterno.

Arriva dai corridoi. Dai sospetti. Dai silenzi.

Subversion e il fascino eterno del thriller sottomarino

Il cinema ama i sottomarini. Perché sono perfetti. Spazi chiusi, tecnologia, gerarchie militari, comunicazioni disturbate. Ogni decisione pesa. Ogni errore è irreversibile.

Subversion si inserisce in quella tradizione ma con un taglio più moderno, più sporco, quasi da techno-thriller globale. Cartelli, traffici illegali, geopolitica, ricatto personale. Una miscela che parla molto al nostro presente.

E forse è questo che mi colpisce di più. Non è solo un film action con Chris Hemsworth. È una storia che gioca sul concetto di compromesso. Fino a che punto puoi piegarti per proteggere ciò che ami? Quanto vale la tua integrità sotto pressione?

Domande che funzionano nel cinema. Ma anche fuori.

Hype in superficie, tempesta sotto

Subversion non ha ancora una data definitiva d’uscita, ma il progetto sta crescendo con una sicurezza che non sembra casuale. Amazon MGM sta costruendo un thriller ad alta tensione con due star che arrivano da percorsi molto diversi e ora si trovano faccia a faccia in uno spazio chiuso, metallico, ostile.

Io immagino già il trailer. Sirene lontane. Voce spezzata alla radio. Tagli rapidi tra il volto teso di Hemsworth e lo sguardo determinato di Lily James. Una frase sussurrata. Un’esplosione. Nero.

E voi? Vi intriga di più il lato action puro o quello psicologico? Pensate che Hemsworth abbia bisogno di ruoli più rischiosi per staccarsi definitivamente dall’ombra di Thor, o è proprio questo equilibrio tra blockbuster e thriller a renderlo interessante?

Parliamone. Perché la vera pressione, quella bella, inizia sempre nei commenti.

Addio principesse, arriva il Principe Azzurro: Disney ci stupisce ancora!

La Disney ha sempre saputo incantare il pubblico con le sue storie di principesse e avventure romantiche. Tuttavia, il colosso dell’animazione ha deciso di rompere con la tradizione, spostando l’attenzione su un personaggio spesso trascurato: il Principe Azzurro. Finalmente, il celebre eroe delle favole avrà un film tutto suo, promettendo una ventata di novità in un universo fiabesco conosciuto da tutti. Per la prima volta, il Principe Azzurro avrà un ruolo da protagonista in un lungometraggio. Questo personaggio, noto per il suo arrivo trionfale nelle storie di Cenerentola e Biancaneve, è sempre stato rappresentato come l’eroe che salva la principessa in pericolo. Ma chi è veramente il Principe Azzurro al di là della sua facciata di cavaliere perfetto? Questa domanda si pone in un momento in cui le narrazioni si evolvono e si allontanano dai modelli tradizionali, cercando di esplorare la complessità dei personaggi.

A dirigere questo progetto innovativo c’è Paul King, il regista celebre per la sua abilità di dare vita a mondi fantastici e personaggi indimenticabili, come dimostrato con i film di Paddington e Wonka. La sua sensibilità artistica è un segno promettente per un film che si preannuncia ricco di magia e avventura. Con King alla guida, ci si aspetta un’esperienza cinematografica che saprà catturare tanto i giovani quanto gli adulti, riportando in vita un personaggio che, sebbene iconico, ha sempre avuto un ruolo secondario nelle storie Disney.

La trama di questo nuovo film rimane avvolta nel mistero, ma le aspettative sono alte. Non si tratterà di un semplice remake delle storie classiche, ma di una rivisitazione originale che esplorerà le origini e i desideri più profondi del Principe Azzurro. Questo potrebbe permettere al pubblico di vedere il personaggio sotto una nuova luce, portando alla ribalta le sue aspirazioni e le sue sfide personali, elementi che non erano mai stati approfonditi nei film precedenti.

Un altro interrogativo che aleggia intorno al progetto è chi interpreterà il Principe Azzurro.

Un’altra domanda che tutti si stanno ponendo è: chi interpreterà il Principe Azzurro? In molti pensano a Timothée Chalamet, l’attore che ha già dimostrato di saper interpretare personaggi complessi e affascinanti, anche se…potrebbero pensare ad un principe diverso per esempio con Dwayne “The Rock” Johnson. Tra i nomi più chiacchierati c’è Chris Hemsworth, noto per il suo iconico ruolo di Thor nel Marvel Cinematic Universe. Hemsworth ha mostrato interesse per il progetto, e la sua versatilità come attore potrebbe portare una freschezza inaspettata al personaggio. La collaborazione con Paul King per esplorare un ruolo così differente rispetto ai suoi precedenti lavori potrebbe rivelarsi un’ottima scelta. Con un anno ricco di progetti, tra cui “Furiosa: A Mad Max Saga” e “Transformers One”, il momento sembra perfetto per affrontare una nuova sfida.

Il fatto che la Disney stia per lanciarsi in questa avventura rappresenta un passo significativo per la casa di produzione. Dimostra la sua capacità di innovare e di sorprendere, proponendo una rivisitazione delle favole che permetterà al pubblico di scoprire nuovi aspetti di un personaggio che è sempre stato dato per scontato. Questo film offre anche l’opportunità di riflettere su come le storie possono evolversi nel tempo, portando avanti una narrazione che possa risuonare con le nuove generazioni. E così, mentre il mondo attende con curiosità i dettagli di questo progetto, i fan di Disney e gli appassionati di storie moderne si interrogano: come sarà questa nuova interpretazione del Principe Azzurro? Sarà un racconto di avventure e battaglie? O esplorerà più a fondo le emozioni e i conflitti interiori di un personaggio da sempre considerato secondario?

L’entusiasmo per questa nuova direzione narrativa è palpabile, e le voci di chi è già in attesa di vedere il Principe Azzurro sul grande schermo si fanno sempre più forti. Se sei tra coloro che aspettano con trepidazione di scoprire come questo progetto prenderà forma, non dimenticare di condividere le tue opinioni nei commenti. Questo è solo l’inizio di una nuova era per le favole Disney, e le avventure del Principe Azzurro potrebbero rivelarsi più affascinanti di quanto ci si aspetti.

Transformers One: torna il franchise con un film d’animazione epico!

Dopo un’attesa che sembrava eterna, “Transformers One” è finalmente tra noi, e sorprendentemente, è un capolavoro inaspettato che rivoluziona il nostro rapporto con questo iconico franchise. Questo film d’animazione non solo rappresenta un ritorno alle origini, ma promette di svelare il passato inedito di due leggende: Optimus Prime e Megatron. In un audace colpo di scena, la storia dell’eterna guerra tra Bene e Male viene riscritta, azzerando tutti i precedenti film e proponendo un’origin story fresca e coinvolgente.

Il titolo “Transformers One” evoca un viaggio profondo nelle radici di una rivalità che ha segnato per sempre il destino di Cybertron. La trama si concentra sulle origini di Optimus Prime e Megatron, un tempo amici fraterni e ora acerrimi nemici. Questa narrazione va oltre la semplice cronaca di eventi; è un’analisi della loro evoluzione emotiva, un’immersiva esplorazione delle complessità che hanno trasformato due compagni inseparabili in avversari giurati. La tragica svolta del loro rapporto viene raccontata con maestria, rendendo il film non solo un’epopea di azione, ma anche una profonda riflessione sulle scelte e le loro conseguenze.

“Transformers One” riesce a sorprendere, superando il pregiudizio su una possibile virata infantile che avrebbe potuto ridurre la pellicola a un semplice prodotto riciclato. Al contrario, il film si distingue per la sua qualità tecnica e narrativa, dimostrando che l’animazione può essere molto più di un semplice intrattenimento per bambini. Lo stile visivo, ispirato alle serie animate degli anni ’80, non rinuncia a osare, coinvolgendo lo spettatore con una trama ben congegnata e una caratterizzazione di Cybertron e dei suoi abitanti incredibilmente affascinante e credibile.

Il cast vocale di “Transformers One” è stellare, con interpretazioni che promettono di rimanere nella memoria dei fan. Chris Hemsworth dà voce a un giovane Optimus Prime, mentre Brian Tyree Henry interpreta il giovane Megatron, D-16. La sempre affascinante Scarlett Johansson presta la sua voce a Elita-1, un personaggio forte e complesso che arricchisce la trama, evidenziando le dinamiche di potere e le sfide affrontate dai personaggi femminili nel mondo dei Transformers. Ogni personaggio chiave, da Sentinel Prime a Starscream, è interpretato da voci di grande talento, con Laurence Fishburne che presta la sua gravità a Alpha Trion, un personaggio saggio e influente.

Sotto la direzione di Josh Cooley, premio Oscar per “Toy Story 4”, il film beneficia di un equilibrio perfetto tra azione frenetica e momenti di riflessione. Cooley riesce a portare alla luce le complessità psicologiche dei personaggi, rendendo ogni interazione più intensa. La sceneggiatura di Andrew Barrer e Gabriel Ferrari è ricca di colpi di scena e dialoghi incisivi, approfondendo il legame emotivo tra i protagonisti. La produzione, sostenuta da nomi di peso come Lorenzo di Bonaventura, Michael Bay e Steven Spielberg, assicura un alto livello di cura e visione ambiziosa.

Ma “Transformers One” non è solo un’aggiunta al franchise; è una rivoluzione nella narrazione di una saga amata da milioni. Il film affronta temi di sfruttamento del lavoro, inganno politico e le tensioni tra diplomazia e violenza, offrendo una visione profonda di cosa significhi essere un eroe. La narrazione prende sul serio il dilemma tra Bene e Male, delineando i personaggi oltre la loro iconografia tradizionale. “Transformers One” si configura come un capitolo imprescindibile nella storia del franchise, portando la narrazione a nuove vette. Preparati a essere travolto da un’avventura che mescola azione, emozione e colpi di scena in un’epopea che lascerà tutti senza fiato. Non perdere l’appuntamento con i robot più famosi del cinema: il viaggio di “Transformers One” è destinato a rimanere nel cuore dei fan per molto tempo.

Ben Affleck e il Paradosso del Biopic: Hulk Hogan e la Saga di Gawker

Ben Affleck, noto per le sue imprese cinematografiche e i suoi ruoli sul grande schermo, sta per lanciarsi in un’avventura inaspettata: vestirà i panni di Hulk Hogan in un biopic che promette di essere tanto controverso quanto intrigante. Ma non è tutto. Il progetto, che vedrà la partecipazione anche di Matt Damon, si concentrerà su un capitolo tanto affascinante quanto litigioso della vita del celebre wrestler. Hulk Hogan, alias Terrence Gene Bollea, nato l’11 agosto 1953 ad Augusta, è un’icona del wrestling mondiale, ma anche un personaggio la cui vita personale ha spesso fatto notizia. Conosciuto per i suoi ruoli da “The Incredible” e “The Immortal” nella WWE e nella WCW, Hogan è stato protagonista di battaglie non solo sul ring, ma anche nelle aule di tribunale.

È curioso pensare a come un uomo che ha vinto dodici titoli mondiali e ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo del wrestling ora si ritrovi al centro di un film che esplora una causa legale contro Gawker, il sito web che pubblicò un video di contenuto scabroso riguardante lui e Heather Clem. La causa legale di Hogan contro Gawker, avviata nel 2012 e culminata con un risarcimento di 115 milioni di dollari, ha avuto ripercussioni che hanno portato alla chiusura del sito, con il controverso finanziamento di Peter Thiel.

E ora entriamo nel cuore del mistero cinematografico: la sceneggiatura di “Killing Gawker”, scritta da Charles Randolph, vincitore dell’Oscar per “La grande scommessa”, è basata sul libro di Ryan Holiday del 2018, “Conspiracy: Peter Thiel, Hulk Hogan, Gawker, and the Anatomy of Intrigue”. Il progetto, previsto per entrare in produzione nel gennaio 2025, è ancora in fase di sviluppo, ma le voci dicono che Affleck sarà Hogan e Damon interpreterà Thiel.

In una curiosa inversione di ruoli, Chris Hemsworth era stato inizialmente accostato al ruolo di Hogan in un biopic diretto da Todd Phillips per Netflix. Ma come spesso accade nel mondo dello spettacolo, il progetto è rimasto in stallo, con Hogan che ha confermato la sua intenzione di cercare altre strade per portare la sua storia sul grande schermo. Hemsworth, pur rimanendo pronto a riprendere il ruolo se il progetto si concretizzerà altrove, ha lasciato il segno con le sue dichiarazioni sulla qualità del copione e il suo desiderio di lavorare con Phillips.

La domanda che sorge spontanea è: come reagiranno i fan di Hogan e gli appassionati di cinema a questa rappresentazione così controversa e carica di conflitto? Ben Affleck e Matt Damon sono noti per il loro acume nella scelta dei progetti, ma questo film potrebbe essere un’avventura che nessuno si aspettava. E mentre la pellicola si prepara a entrare in produzione, noi possiamo solo chiederci quale sarà il prossimo atto di questo dramma a lungo scritto e mai banale.

Tyler Rake 2: il nuovo film d’azione con Chris Hemsworth su Netflix

Tyler Rake 2 è il secondo film della serie d’azione con Chris Hemsworth, disponibile su Netflix dal 16 giugno. Dopo essere stato in punto di morte, l’agente altamente specializzato Tyler Rake affronta un’altra pericolosa missione: salvare dalla prigione la famiglia di un gangster spietato.

Il film inizia con quello che sembra un vero piano sequenza, almeno 4 ambientazioni diverse, mezzi di trasporto, colluttazioni, una vera scena di rissa di massa e inseguimenti a rotta di collo, l’estrazione dal carcere georgiano compiuta da Tyler Rake è un gioiello.

Info fondanti in questo film sono quelle tratte da una graphic novel di Ande Parks, e le scene dazione vengono prese come spunto da Mad Max: Fury Road, Athena, The Raid e altre tendenze spettacolari arrivate in Occidente dallAsia, dallEuropa o dallOceania.

Fin dall’inizio del film, dove Tyler Rake sembra miracolosamente scampato rispetto al film precedente, sembra subito presente uno stile senza tregua, accompagnato da una purezza nellazione che ritroviamo durante tutta la pellicola.

Idris Elba, attore di grande spessore che ha solo una comparsata in questo film, destinata a crescere nei prossimi capitoli. La missione, semplice in teoria, consiste nel recuperare una madre e un figlio tenuti in una prigione in Georgia.

Nel corso del film, i valori eroici degli anni80 vengono rappresentanti al meglio: buoni senza motivazioni in contrapposizione ai cattivi senza umanità, la cui cattiveria è misurata dallimpresa da compiere e dalla tensione che viene provata.

Chris Hemsworth è lottima interpretazione dei valori americani, che vengono portati avanti, propagandati e difesi da una storia tradizionale con diverse scene dazione spettacolari, dalle quali risulta evidente linventiva e la tecnica del regista Sam Hargrave, exstuntman appassionato di tecnica cinematografica.

Ben gestiti anche i momenti di tensione, con microtensioni e movimenti del punto di vista che sembrano più vicini alla prospettiva dei videogiochi che a quella dei film: è proprio in tutte queste suggestioni che viene a collocarsi Tyler Rake 2.

Thor, il Dio nordico del Tuono

In vista dell’uscita nelle sale cinematografica del nuovo capitolo della saga di Thor, “Thor; Love and Thunder“, ho pensato di scrivere un articolo che mettesse in confronto una delle figure più iconiche dell’Universo Marvel, con quella che è la sua trasposizione letteraria nella Mitologia Norrena.

Thor (in norreno “Fulmine”) è una delle più importanti divinità germaniche. È la personificazione del fulmine e del tuono. Thor rappresenta il dio (e l’uomo) che possiede l’arma divina, la “virtù”, la “vista” del principio cosmico (il Mjöllnir, equivalente al Vajra vedico-tibetano: il vajra simboleggia il principio maschile universale, e così il fulmine è associato all’idea di paternità divina). Il suo colore e’ il rosso. ll nome “Thor” e le sue varianti derivano dal proto-germanico Thunraz: “fulmine”, “tuono” (nelle lingue germaniche odierne è divenuto in inglese Thunder, olandese Donder, tedesco Donner).

Origini mitologiche

Secondo la mitologia è figlio di Odino, padre degli dèi. Appartenendo alla stirpe divina degli Aesir, egli dimora ad Ásgarðr, nel regno di Þrúðvangar. Vi dimora insieme a sua moglie, la dea delle messi, del grano, del raccolto e della terra, Sif: poco si conosce di lei se non che abbia i capelli d’oro come il grano, fabbricati per lei dai nani dopo che Loki le aveva tagliato la chioma originaria. Il Dio ha inoltre anche uno stuolo di amanti. Secondo la tradizione ha anche un figliastro, Ullr, che era in realtà figlio unicamente di Sif.

Il suo mezzo di trasporto era un carro trainato dalle due capre e anche questi animali vantavano proprietà portentose: per Thor, durante i suoi viaggi, era consuetudine cibarsene considerando che, conservando le pelli e le ossa intatte, il mattino seguente sarebbero rinate. La figura del dio è ancestrale e per questo associabile ad altre divinità, a loro volta altrettanto antiche, della tradizione indoeuropea: i parallelismi con Indra e Zeus sono innumerevoli. Analogamente alla scansione della settimana dei Romani, nella cui concezione del tempo il giovedì corrisponde al giorno di Giove, così nella tradizione nordica Thursday è il Thor’s day, ovvero il giorno dedicato a Thor.

Sif, compagna di Thor

Nella personalità del dio sono prominenti due tratti: quello del gigante accigliato e brutale, collerico e facilmente suscettibile, ma anche una raffigurazione più bonaria e talvolta dai contorni comici.

Nel corso del Ragnarǫk: la battaglia finale tra le forze del bene e le forze del male, la conclusione della tragedia degli dèi del Nord. Lo scontro fra gli eserciti divini e quelli infernali si consumerà dopo che sulla terra…

Si colpiranno i fratelli
e l’un l’altro si daranno la morte;
i cugini spezzeranno
i legami di parentela;
crudo è il mondo,
grande l’adulterio.
Tempo d’asce, tempo di spade,
gli scudi si fenderanno,
tempo di venti, tempo di lupi,
prima che il mondo crolli.
neppure un uomo
un altro ne risparmierà

Thor ucciderà e sarà ucciso da Miðgarðsormr, il serpente che avvolge Miðgarðr (la Terra): il dio ucciderà la bestia ma respirando le sue esalazioni putride, farà solo nove passi prima di morire. Questo sta a simboleggiare l’eterna lotta fra il bene e il male. Il ciclo di violenze terminerà con la fine di tutto: una fine che porterà ad una nuova età dell’oro, un nuovo meraviglioso inizio per tutto il creato e l’umanità intera.

Simbologia

L’elemento naturale del lampo incarna la presenza fisica di Thor, mentre il tuono che ne accompagna la venuta, funge da prova udibile; allo stesso modo è il lampo a manifestare l’incredibile potenza del dio: ora può creare e generare fecondità, ora invece palesare tutta la sua furia distruttiva. Grazie al suo mitico martello Mjöllnir, può convogliare questa forma d’energia a proprio piacimento. Tale oggetto magico, inoltre, ha la facoltà di trasmettere l’energia divina contro demoni e giganti, come testimoniato anche da diverse iscrizioni runiche che invocano il dio chiamandolo «Wigi Þonar», cioè «Thor consacratore». Le caratteristiche magiche di Mjollnir erano le più disparate: frantumava tutto ciò che colpiva, tornava indietro una volta lanciato, poteva rimpicciolirsi fino a diventare una collana e poteva far risorgere i morti. Thor ha anche altri importanti elementi magici: il cinturone e il guantone di ferro, il primo duplica la forza dei suoi colpi mentre il secondo permetteva il contatto con il suo martello. La sua rappresentazione runica è il numero 3, il numero del bene e del male. La soglia o la porta, sono relazionate con la figura dell’eroe. La soglia/ porta rappresenta il limite tra un mondo e l’altro. E’un luogo di transizione che apre l’accesso ad un percorso iniziatico. Sia la porta che il martello sono i simboli dei poteri addormentati che salgono alla luce nel momento in cui vengono scoperti. A riprova dell’enorme influenza rivestita dal dio, il suo culto è stato il più diffuso in Islanda al momento della colonizzazione dell’isola: questo perché, secondo l’immaginario collettivo dell’epoca, Thor figurava da protettore dell’ordine prestabilito delle cose ed anche da protettore della fertilità, come evidenziato anche dal cosiddetto “Libro dell’insediamento“.

Trasposizione nella cultura di massa

La divinità ha ispirato l’omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics, divenuto poi uno dei protagonisti del Marvel Cinematic Universe nel quale è interpretato dall’attore australiano Chris Hemsworth. Nel mondo televisivo Thor è apparso in American Gods e il suo martello in un episodio di Supernatural; viene inoltre nominato più volte in Vikings e in Ragnarok il protagonista scopre di essere la sua reincarnazione. Nella letteratura moderna Thor appare nei romanzi American Gods e Odd e Il gigante di ghiaccio di Neil Gaiman e nella saga di Magnus Chase di Rick Riordan. Nonostante appaia brevemente solo nel finale segreto Thor viene più volte nominato nel videogioco God of War, dove viene descritto come il più sanguinario degli dèi Aesir. Thor sarà uno degli antagonisti principali in God of War Ragnarok. Il dio appare inoltre nel manga Record of Ragnarok, come primo rappresentante degli dei negli scontri contro l’umanità, in cui vince sconfiggendo il generale cinese Lü Bu mostrando il suo rispetto per chi è riuscito a tenergli testa.
In Assassin’s Creed Valhalla, Thor viene più volte citato e, attraverso le missioni della trama dell’arco di Asgard possiamo combattere con lui nella prima fase della missione.

Bibliografia:

  • Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici, illustrazioni di Gino Arcidiacono, Milano, Longanesi & C., 2018 [ottobre 1991].
  • Salvatore Tufano, Miti e leggende nordiche, Roma, Newton&Compton, 1995, ISBN 978-88-8183-481-5.
  • Georges Dumézil, Gli dèi dei Germani. Saggio sulla formazione della religione scandinava, traduzione di Bianca Candian, Adelphi, 1974.

Sitografia:

La recensione di Thor: Love and Thunder

Il  film  Marvel  Studios Thor:  Love  and  Thunder segue  il  Dio  del  Tuono  in  un  viaggio diverso  da  quelli  affrontati  fino  ad  ora, alla  ricerca  di se  stesso.  Ma  i  suoi  sforzi  sono interrotti da un killer galattico conosciuto come Gorr il Macellatore di Dèi, che desidera l’estinzione degli dèi. Per combattere la minaccia, Thor si affida all’aiuto di Re Valchiria, di   Korg   e   dell’ex   fidanzata   Jane   Foster   che,   con   stupore   di   Thor,   brandisce inspiegabilmente   il   suo   martello   magico,   Mjolnir,   come Potente Thor.   Insieme intraprendono   una   sconvolgente   avventura   cosmica   per   scoprire   il   mistero   della vendetta del Macellatore di Dèi e fermarlo prima che sia troppo tardi.

Il  veterano  dell’Universo  Cinematografico  Marvel  Chris  Hemsworth  torna  a interpretare Thor con grandissimo  impegno  e lavora  davvero  sodo per questo ruolo di un Thor completamente diverso da quelli precedenti, sempre più umano e alla ricerca di se stesso. Natalie Portman, che recita accanto a Hemsworth nel suo terzo film di Thor. Alla  ricerca  di  una cura per il cancro Jane  Foster,  un’astrofisica  di fama  mondiale, si  è dimostrata  degna  di  brandire  il  martello  magico,  Mjolnir,  come Potente Thor. Christian  Bale,  che  è  stato  scelto  per  interpretare  un  antagonista  molto  complesso  in questo nuovo film, Gorr, che un tempo  era  un  uomo pacifico  e  devoto,  dopo  aver  subito  una  devastante perdita  si  è  lanciato  in  una  missione  alimentata  da  un  disperato  bisogno  di  vendetta. Bale si conferma un camaleonte nell’entrare nel personaggio ed è riuscito a rendere Gorr ancor più stratificato e profondo. 

Nel  villaggio  di New Asgard,  Re  Valchiria,  interpretata  da  Tessa  Thompson,  si  sta stancando  di  fare  la  leader.  Come  ultima  sopravvissuta delle  Valchirie,  il  corpo  di guerriere d’elite di Asgard, sente la mancanza dei vecchi tempi in cui combatteva  al fianco delle sue sorelle. Perciò, quando Gorr attacca New Asgard, non esita ad allearsi nuovamente con Thor per affrontare il Macellatore di Dèi.

I  Guardiani  della  Galassia,  l’eccentrica  banda  di  emarginati  intergalattici  guidata da Peter Quill alias Star-Lord (Chris Pratt), metà uomo e metà celestiale, si erano alleati con  gli  Avengers  per  combattere  Thanos  in Avengers:  Infinity  Ware Avengers: Endgame.   Dopo   il  blip,   questa   improbabile  famiglia,   che   comprende il   taciturno guerriero Drax (David Bautista), l’assassina divenuta membro degli Avengers Nebula (Karen  Gillan),  la  creatura  simile  a  un  insetto  con  abilità  empatiche Mantis  (Pom Klementieff), la  creatura  simile  a  un  albero  umanoide Groot  (voce  originale  di  Vin Diesel)e il  procione  cibernetico Rocket  (voce  originale  di  Bradley  Cooper), riveste un  ruolo  fondamentale  nell’aiutare  Thor  ad  affrontare  il  dolore  che  sta  cercando  di evitare.

L’amore è presente nel titolo del film e si percepisce nel corso della storia ed è visibile in ogni  fotogramma  di Thor:  Love  and  Thunder. Taika Waititi si conferma un abile regista che sa affrontare grossi temi come amore e vendetta con abile ironia.  Waititi aveva fatto il suo esordio nell’Universo Cinematografico Marvel (MCU) con il film del  2017 Thor:Ragnarok,  un’avventura  cosmica dall’approccio  comico  che  aveva rappresentato una novità per il Dio del Tuono, interpretato da Hemsworth. 

 

 

Thor: Ragnarok

Il film dei Marvel StudiosThor: Ragnarok, terzo capitolo dedicato al dio del Tuono all’interno dell’Universo Cinematografico Marvel, ha elettrizzato il pubblico e la critica incassando più di 845 milioni di dollari al botteghino globale. In Thor: Ragnarok proseguono le epiche avventure narrate nei due precedenti successi cinematografici della saga. Il pubblico ha fatto conoscena per la prima volta Hela, prima antagonista protagonista dell’Universo Cinematografico Marvel, il cui ruolo è affidato all’attrice premio Oscar Cate Blanchett, mentre Karl Urban veste i panni del suo braccio destro Skurge. Jeff Goldblum è l’esuberante Gran Maestro, sovrano del pianeta Sakaar dove Thor diventa prigioniero di Valchiria, una cacciatrice di taglie interpretata da Tessa Thompson.
 
 
La ricerca di nuove storie su cui basare le ultime imprese di Thor è iniziata con uno sguardo alla storia del personaggio, come spiega il produttore Kevin Feige:
 
“I personaggi secondari di Thor, la sua sfilza di antagonisti e il dramma familiare tra Loki e Odino, hanno dato vita ad alcune delle trame più ricche dell’Universo Cinematografico Marvel”.
 

Chris Hemsworth torna a vestire i panni di Thor. Il dio del Tuono è intrappolato dall’altro lato dell’universo senza il suo potente martello, mentre ad Asgard l’inferno si scatena in seguito al ritorno di Hela: una malvagia creatura proveniente da una zona oscura e dimenticata dell’universo, dotata di un potere mai visto prima nei Nove Regni. Afferma il regista Taika Waititi:

“Demolirà la tipica idea di villain.. Lei non è solo bella e tutto ciò che ci si aspetta da un cattivo femminile. È divertente, sorprendente e ha un aspetto fantastico. Ma è anche imperfetta e tormentata”.

Interpretata dal premio Oscar Cate Blanchett, Hela possiete l’abilità di scatenare armi illimitate in modi straordinari e letali ed è tornata per cercare vendetta su coloro che l’hanno esiliata.

“Mi sono divertita moltissimo a interpretare questo demone, questa dea della Morte”, commenta Blanchett. “Non è semplicemente sinistra. C’è una vena di malizia e di giocosità nel suo personaggio”.   

Proprio nel momento in cui Asgard ha più bisogno di lui, Thor è bloccato su un pianeta chiamato Sakaar. Qui ritrova il suo potente alleato Bruce Banner in un’arena di gladiatori: arrivato in questo luogo in seguito agli eventi di Avengers: Age of Ultron, da due anni vive nei panni di Hulk e non vuole restituire il controllo a Bruce Banner, che lo farebbe sicuramente tornare alla sua vita precedente sulla Terra.  Mark Ruffalo ha dichiarato:

“Durante quel periodo di tempo, per come l’ho immaginata io, Banner è caduto in un sonno profondo” .

Sul grande schermo tornano anche Tom Hiddleston nei panni del fratello adottivo Loki, Idris Elba alias Heimdall e Anthony Hopkins nel ruolo di Odino. Tra gli altri personaggi presenti nei fumetti originali fanno il loro ingresso nell’Universo Cinematografico Marvel anche l’impetuosa guerriera cacciatrice di taglie Valchiria (Tessa Thompson), Skurge (Karl Urban) e il Gran Maestro, dittatore di Sakaar (Jeff Goldblum). Diretto da Taika Waititi, Thor: Ragnarok è prodotto da Kevin Feige, mentre Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Brad Winderbaum, Thomas M. Hammel e Stan Lee sono i produttori esecutivi. La storia è stata scritta da Craig Kyle e Christopher Yost, insieme a Eric Pearson che ha firmato anche la sceneggiatura.

Martedì 24 ottobre a Milano numerose celebrities hanno sfilato sul carpet della proiezione speciale di Thor: Ragnarok per celebrare l’arrivo del film Marvel nelle sale italiane. Star del mondo della musica come Fabio Rovazzi, Danti, Chiara Grispo, Carletto, Oovee; del mondo dello spettacolo come Benedetta Parodi, Frank Matano, Valerio Staffelli; del mondo dello sport come Sara Cardin, Enrico Garozzo ed Erika Kirpu; e del mondo del web come Matt & Bise, Francesco Sole, i Nirkiop, Leonardo Decarli, ST3PNY, The Show, The New Magic Wizard, Calciatori Brutti, Actual, Klaus, Scherzi di Coppia, Mantex & Mina e molti altri ancora.
 
 

Daniel Frigo, Amministratore Delegato di The Walt Disney Company Italia, ha commentato:

“Thor è uno dei personaggi Marvel più amati e questo eccezionale risultato dimostra quanta attesa c’era anche nel nostro Paese per una nuova avventura interamente dedicata al dio del Tuono. Il film Thor: Ragnarok appassiona tutti, non solo i fan, perché è un fantastico mix di divertimento, azione e spettacolarità, con incredibili protagoniste femminili al fianco dei beniamini di sempre. Si tratta di un risultato raggiunto anche grazie al lavoro di tutta la Company e al supporto dei diversi partner”.

Ora, questa coloratissima avventura cosmica piena di azione, umorismo, momenti drammatici e scene spettacolari arriverà nei migliori negozi in Blu-Ray 3D, Blu-Ray e DVD dal 7 marzo  insieme a un prezioso cofanetto che racchiude tutte e tre le avventure del supereroe con il martello.

Gli esclusivi e inediti contenuti speciali nelle versioni in alta definizione comprendono scene eliminate; esilaranti papere sul set; un cortometraggio esclusivo intitolato Team Darryl, terzo capitolo del documentario fittizio Team Thor, incentrato su un nuovo ed eccentrico coinquilino; un contenuto dedicato all’evoluzione degli eroi dell’Universo Cinematografico Marvel che giungerà al culmine in Avengers: Infinity War. Oltre a numerosi dietro le quinte che esplorano la visione unica del regista Taika Waititi, Ie inarrestabili donne del film, il carismatico Korg, il tirannico Gran Maestro, dittatore di Sakaar, e i fumetti Marvel che hanno dato origine al film; un commento audio di Waititi; e molto altro.

Blu-ray:

  • Introduzione del regista
  • Scene eliminate e estese – Scene Eliminate: Lo Stregone Supremo, Skurge trova Heimdall, Hulk insegue Thor attraverso Sakaar, e Scene Estese: Thor incontra il Gran Maestro, Avenger Stupido contro Avenger Piccolo, Il Gran Maestro e Topaz
  • Papere sul set – Divertiti a guardare questa collezione di errori, gaffe e scivoloni commessi dal cast del film
  • Cortometraggio esclusivo/Team Darryl – Subito dopo essere stato spodestato come sovrano di Sakaar, il Gran Maestro arriva sulla Terra per iniziare una nuova vita. È passato più di un anno da quando Thor ha lasciato l’Australia e Darryl sta faticando a pagare l’affitto. Ora Darryl ha bisogno di un nuovo coinquilino che lo aiuti nei pagamenti mensili: sfortunatamente per Darryl, l’unico a rispondere al suo annuncio “Cercasi Coinquilino” è il Gran Maestro, che si trasferisce a casa sua con risultati esilaranti.
  • Marvel Studios: I Primi Dieci Anni – L’Evoluzione degli Eroi – L’Universo Marvel è vastissimo e trascende i limiti del tempo e dello spazio. In questo contenuto, esamineremo l’Universo Cinematografico Marvel nella sua interezza e scopriremo dove si trova ciascun eroe all’interno dell’attuale linea temporale dell’Universo Cinematografico, dato che tutte le loro storie culmineranno in un grande evento: Avengers: Infinity War.
  • Entrare in contatto con il proprio Thor interiore – Taika Waititi, regista di Thor: Ragnarok, ha portato la sua sensibilità e il suo senso dell’umorismo unico all’interno del film in maniera grandiosa, ma è soprattutto l’evoluzione del senso dell’umorismo di Thor a emergere di più nel nuovo film. Questo contenuto esplora il contributo di Chris Hemsworth allo sviluppo del suo amatissimo personaggio e celebra il potente cast artistico e tecnico del film, che vi racconterà il duro lavoro necessario per dare vita agli eccentrici comprimari di Thor, ma anche i momenti più divertenti vissuti durante la realizzazione.
  • Donne Inarrestabili: Hela e Valchiria – Questo documentario esplora la forza dei personaggi femminili di Thor: Ragnarok, la loro importanza all’interno del MCU, le incredibili attrici che le hanno interpretate e le loro epiche origini fumettistiche.
  • Alla Ricerca di Korg – Una spassosa intervista con Taika incentrata sul casting di Korg. Il regista racconta la difficile ricerca dell’aspetto migliore per Korg e descrive le sfumature di questo personaggio, divenuto subito iconico all’interno del MCU. Durante questa conversazione, il regista approfondirà anche gli straordinari effetti visivi che hanno dato vita a Korg, a Sakaar e agli altri mondi di Thor: Ragnarok.
  • Sakaar: Ai Confini del Conosciuto e dell’Ignoto – Sakaar è il luogo in cui vanno a finire tutte le cose perse e trascurate. Questo documentario risponderà a tutte le vostre domande conosciute e sconosciute, ed esplorerà allo stesso tempo il duro lavoro e la creatività necessari per creare l’aspetto e l’atmosfera di Sakaar. Dalle scenografie ispirate alle celebri opere di Jack Kirby fino all’impegno mostrato dal team addetto allo sviluppo visivo nella creazione di straordinari set reali e digitali, vedrete questo mondo distante prendere vita.
  • Viaggio nel mistero – Un esauriente documentario con gli sceneggiatori, con il regista e con il produttore Kevin Feige incentrato sui fumetti Marvel che hanno ispirato Thor: Ragnarok. Il documentario si concentra principalmente sulla serie limitata dedicata allo scontro dei campioni, in cui il Gran Maestro metteva i nostri eroi preferiti l’uno contro l’altro proprio come accade nel film. Inoltre, il documentario esplora ulteriormente le origini fumettistiche di Thor e le sue storie classiche attraverso alcune interviste con alcuni dei più importanti creatori di fumetti, come Walt Simonson e Jack Kirby.
  • Scene in 8bit – La battaglia finale sul ponte + La battaglia sull’astronave attraverso Sakaar. Alcuni  scene fondamentali, presentate nello stile di un videogioco vintage.
  • Commento del regista

 Esclusive digitali:

  • L’evoluzione dell’amicizia tra Thor e Hulk – Esamineremo questa amicizia tra supereroi, sviluppatasi nell’arco di svariati film Marvel. Dal loro primo combattimento sull’Helicarrier fino all’ormai iconico pugno di Hulk nel primo Avengers, scoprite come i più potenti supereroi della Marvel siano diventati i più straordinari superamici.
  • Scene eliminate aggiuntive – Viaggio ad Asgard, Corsa verso il wormhole

 

Thor: The Dark World

“Thor: The Dark World”, diretto da Alan Taylor, è il secondo capitolo della saga dedicato al Dio del Tuono, ed è il film numero otto dell’universo cinematografico Marvel. Questo seguito, che segue il primo “Thor” del 2011, è un’opera che unisce dramma, avventura e una buona dose di azione cosmica, tutti elementi che hanno conquistato il pubblico e gli appassionati dei supereroi.

Il film si apre con un prologo che ci riporta migliaia di anni indietro, quando Bor, il padre di Odino, ha sconfitto gli elfi oscuri guidati da Malekith. Questi ultimi ambivano a ottenere l’Aether, una sostanza fluida e potentissima capace di riportare l’universo alla sua oscurità primordiale durante un raro allineamento planetario noto come “Convergenza”. Per prevenire una catastrofe, Bor decide di nascondere l’Aether nel cosiddetto “mondo oscuro” e Malekith, sconfitto ma non annientato, fugge. Nel presente, la trama si svolge principalmente su Asgard e sulla Terra, dove Thor, interpretato da Chris Hemsworth, ei suoi alleati, inclusi i guerrieri e Lady Sif, sono impegnati a mantenere il ritmo nei Nove Regni devastati dai Marauders. La vita di Thor viene sconvolta quando Jane Foster, interpretata da Natalie Portman, scopre un’anomalia gravitazionale a Londra che la trasporta nel mondo oscuro. Qui, Jane viene posseduta dall’Aether, e Thor, avvisato da Heimdall, la porta ad Asgard per curarla. La risurrezione dell’Aether segna la rinascita di Malekith e dei suoi elfi oscuri. Questi, attraverso una serie di eventi drammatici, minacciano Asgard e costringono Thor a intraprendere un viaggio per fermarli. Dopo la tragica morte della regina Frigga e il conseguente funerale, Thor decide di allearsi con Loki, interpretato da Tom Hiddleston, il quale è stato imprigionato per i suoi crimini precedenti sulla Terra. La trama si intensifica quando Loki, inizialmente un traditore, si dimostra essenziale per affrontare la minaccia di Malekith. Il film culmina in una battaglia finale che si svolge a Greenwich, durante il quale Thor e Jane affrontano Malekith ei suoi seguaci in una lotta drammatica per salvare l’universo. Le scene post-crediti aggiungono ulteriori spunti per il futuro dell’universo Marvel, con l’Aether che viene affidato al Collezionista e la rivelazione che Loki ha preso il posto di Odino.

La cinematografia di Taylor è uno dei punti di forza del film: le scene di battaglia sono spettacolari, e le ambientazioni, sia su Asgard che nei mondi oscuri, sono visivamente mozzafiato. La regia di Taylor riesce a dare un senso di epicità e grandezza che si sposa bene con la narrazione drammatica e le dinamiche familiari che sono centrali nella saga di Thor.Chris Hemsworth, nel ruolo di Thor, conferma la sua interpretazione definitiva del personaggio, bilanciando perfettamente forza e debolezza. Tom Hiddleston, con la sua interpretazione di Loki, continua ad essere uno dei punti salienti della serie, con la sua ambiguità e il suo carisma che arricchiscono ogni scena in cui appare. Anthony Hopkins e Rene Russo offrono interpretazioni intense e ricche di emozione, aggiungendo profondità ai personaggi di Odino e Frigga. Malekith, interpretato da Christopher Eccleston, è un cattivo dalla notevole presenza scenica, sebbene il suo background e le motivazioni potrebbero essere approfonditi ulteriormente. Eccleston porta sullo schermo un antagonista minaccioso, ma il personaggio, pur avendo una certa carica, sembra rimanere un po’ nell’ombra rispetto ad altri villain dell’universo Marvel.

“Thor: The Dark World” si rivela così un capitolo solido e coinvolgente della saga Marvel, capace di mescolare avventura cosmica e dramma familiare con grande maestria. Con una regia che esalta la grandiosità dei mondi rappresentati e una trama che approfondisce le relazioni tra i personaggi principali, il film si conferma una tappa fondamentale nel percorso narrativo dell’universo Marvel, promettendo nuove sfide e avventure per i nostri eroi.