Disney cambia CEO: Josh D’Amaro prende il timone e inaugura una nuova era dell’intrattenimento globale

Febbraio 2026 non assomiglia a nessun altro mese per chi è cresciuto con il castello che si accendeva prima di ogni VHS, per chi misura il tempo in fasi Pixar, Marvel e Lucasfilm, per chi considera i parchi a tema una seconda casa emotiva prima ancora che geografica. L’aria è quella dei grandi cambi di era, la stessa che si avverte quando una saga arriva al punto di non ritorno e sai che, qualunque cosa accada dopo, niente sarà più come prima. La notizia che rimbalza da giorni tra forum, chat private e discussioni infinite su Discord non è un semplice avvicendamento manageriale: The Walt Disney Company ha scelto il suo nuovo timoniere. Josh D’Amaro è il nuovo CEO, e da qui si apre un capitolo che profuma di futuro ma anche di memoria condivisa.

Dopo anni di speculazioni degne del miglior crossover Marvel, la scelta è caduta su un nome che, a ben guardare, era sempre stato sotto gli occhi di tutti. Josh D’Amaro non arriva da fuori come un manager prestato alla magia, ma è uno di quelli che la magia l’ha respirata sul campo, tra Main Street U.S.A., i backstage dei resort e le sale dove si decide come trasformare una storia in un’esperienza fisica. Se hai mai provato quella strana sensazione di essere davvero “dentro” un film mentre cammini in un parco Disney o sali su una nave da crociera con Topolino che ti saluta, allora, senza saperlo, hai già incrociato il suo lavoro.

La sua nomina segna l’inizio della fine di un’era titanica. Bob Iger, figura quasi mitologica dell’industria dell’intrattenimento, si prepara a cedere il testimone con una transizione studiata al millimetro. Il passaggio formale avverrà il 18 marzo, durante l’assemblea annuale degli azionisti, una data che entrerà nei libri di storia corporate come uno di quei momenti in cui il dietro le quinte diventa improvvisamente parte dello spettacolo. Iger resterà come senior advisor e membro del consiglio di amministrazione, con un ritiro definitivo fissato per la fine del 2026. Più che un addio secco, sembra l’uscita di scena di un maestro che resta ancora un attimo in platea, giusto per assicurarsi che il suo allievo abbia davvero capito la lezione.

Questa successione non è stata una passeggiata. Negli ultimi sei anni Disney ha vissuto una vera e propria saga interna, con colpi di scena che farebbero impallidire qualsiasi writer’s room. Il primo passaggio di consegne del 2020, l’era Chapek travolta da una pandemia globale che ha serrato cancelli e set, il ritorno di Iger nel 2022 come eroe riluttante richiamato dall’esilio per rimettere ordine nel regno. Un secondo atto nato già con la data di scadenza stampata sopra, più ponte che destinazione finale. Le voci provenienti da Wall Street raccontano di una stanchezza profonda, di una pressione mediatica costante e di frizioni interne che hanno reso evidente come questo ritorno non fosse pensato per durare all’infinito, ma per preparare il terreno a una successione inevitabile.

Nel frattempo, il toto-nomi ha infiammato la community nerd quasi quanto l’annuncio di un nuovo film di Star Wars. Ogni possibile successore incarnava un’idea diversa di Disney. Josh D’Amaro rappresentava l’anima esperienziale, quella che vede l’azienda come un universo da attraversare con il corpo prima ancora che con lo schermo. Dana Walden e Alan Bergman incarnavano invece la centralità dei contenuti, con tutto il peso e le responsabilità che comporta gestire serie, film e tensioni televisive ad alto voltaggio. Jimmy Pitaro, dal canto suo, era il ponte verso il mondo dello sport e del live, quella frontiera che continua a macinare numeri e attenzione in tempo reale. La scelta finale ha avuto il sapore di una squadra ben bilanciata: D’Amaro alla guida come CEO, Walden nel ruolo di presidente e Chief Creative Officer con riporto diretto a lui. Creatività al centro, ma sostenuta da una visione operativa solida e concreta.

Il perché di questa decisione è scritto nella carriera stessa di D’Amaro. Entrato in Disney nel 1998, ha attraversato ogni livello possibile, passando dal marketing alle operazioni, dalla finanza dei prodotti di consumo alla guida dei due templi sacri dell’esperienza Disney, Disneyland e Walt Disney World. Dal 2020 ha avuto in mano l’intero ecosistema delle esperienze, comprese crociere, merchandising e Imagineering. Oggi supervisiona investimenti colossali che ridisegneranno la mappa dei parchi nel mondo, incluso l’ambizioso progetto in Medio Oriente. In termini nerd, è il classico personaggio che ha grindato per anni, maxando tutte le skill prima di affrontare il boss finale.

Le sue prime parole da CEO suonano come una dichiarazione d’intenti che parla direttamente al fandom. Al centro non ci sono solo numeri o strategie, ma le persone e l’eccellenza creativa che da sempre definiscono le storie Disney. Il messaggio è chiaro: crescere sì, ma senza tradire l’identità; innovare, ma senza perdere quella scintilla che ti fa sentire a casa anche dall’altra parte del mondo.

Per chi vive Disney non come un semplice catalogo streaming ma come un immaginario da abitare, questo cambio di leadership ha un significato profondo. Significa puntare ancora di più su esperienze immersive, su mondi coerenti dove narrazione e spazio fisico dialogano senza soluzione di continuità. Significa riconoscere che il futuro dell’intrattenimento passa anche dal desiderio di vivere le storie, non solo di guardarle. In un’epoca in cui la nostalgia da sola non basta più, la sfida sarà capire cosa vuol dire essere fan nel 2026, con un pubblico più consapevole, esigente e affamato di partecipazione.

L’eredità di Iger resta monumentale. Ha costruito un impero integrando Pixar, Marvel, Lucasfilm e Fox, portando Disney al suo apice nel 2019. Ma il mondo di oggi è più frammentato, più veloce, meno indulgente. Il capitolo che si apre ora non è un reboot pigro, ma una storia nuova, con regole diverse e un protagonista che conosce il terreno perché ci ha camminato sopra per decenni. Il sipario sull’era Iger sta calando, le luci in sala tremolano appena, e la sensazione è quella elettrica che precede l’inizio di un film attesissimo. La saga Disney continua, e per una volta non sappiamo esattamente dove ci porterà. Ed è proprio questo il bello.

Kingdom Hearts: Missing Link – Il sogno spezzato del capitolo più oscuro della saga

Nel vasto e affascinante universo di Kingdom Hearts, dove la luce e l’oscurità danzano in eterno conflitto tra chiavi giganti e cuori spezzati, ogni nuovo capitolo rappresenta un evento. Ma quando un progetto attesissimo come Kingdom Hearts: Missing Link viene cancellato dopo anni di sviluppo e hype crescente, la notizia si trasforma in una vera e propria scossa tellurica per tutta la community di fan. E non solo. L’annuncio è arrivato con la freddezza chirurgica di un comunicato social. Una frase semplice, quasi distratta, che ha però il peso di una stella che collassa su se stessa: Square Enix ha cancellato Kingdom Hearts: Missing Link. Così, senza possibilità d’appello, il gioco che avrebbe dovuto colmare un vuoto narrativo cruciale e ampliare l’universo della saga in direzioni mai esplorate, è stato messo da parte. Definitivamente.

Un capitolo che prometteva di cambiare tutto

Facciamo un passo indietro. Quando Missing Link venne annunciato nel 2022, i fan di Kingdom Hearts accolsero la notizia come si accoglie un regalo da un vecchio amico: con trepidazione e occhi scintillanti. Il gioco, pensato per dispositivi mobile iOS e Android, prometteva di unire la profondità narrativa tipica della saga a un gameplay ibrido tra esplorazione GPS e battaglie d’azione in tempo reale. Insomma, non il solito spin-off per riempire l’attesa di un titolo principale, ma un vero e proprio tassello fondamentale per comprendere l’intero mosaico narrativo creato da Tetsuya Nomura.

Ambientato nella misteriosa Scala ad Caelum, Missing Link si sarebbe collocato temporalmente dopo gli eventi di Union Cross, ampliando la lore con nuove verità, personaggi inediti e atmosfere decisamente più cupe. Il tono della narrazione, infatti, sembrava destinato a discostarsi nettamente dalla leggerezza tipica dei primi capitoli, virando verso una maturità tematica e visiva inedita per la serie.

Un’epidemia di oscurità e due corvi mascherati

I leak, i datamine e i test beta avevano già acceso l’immaginazione dei fan. Si parlava di una misteriosa epidemia che minacciava di estinguere i Keyblade Wielder, di una calamità non solo fisica ma anche simbolica, capace di mettere in ginocchio gli equilibri cosmici del mondo di Kingdom Hearts. E poi c’erano loro, due figure enigmatiche: Hugin e Munin.

Con nomi presi direttamente dalla mitologia norrena – i corvi del dio Odino – e un aspetto inquietante, mascherati come medici della peste, Hugin e Munin rappresentavano il cuore oscuro della nuova narrazione. Erano forse emissari dell’oscurità? O guide attraverso un mondo devastato dalla perdita di luce? Nessuno lo sa, e ora, forse, non lo sapremo mai.

Questa connessione con la mitologia nordica, già accennata in Dark Road con la comparsa del Maestro Odin, lasciava intendere che Nomura stesse per espandere la mitologia della saga verso nuove dimensioni, con riferimenti simbolici sempre più stratificati. Un tentativo ambizioso e profondamente intrigante, che purtroppo non vedrà la luce.

Gameplay innovativo, tra GPS, statuine e battaglie online

Dal punto di vista del gameplay, Missing Link aveva l’aria di voler essere molto più di un “gioco per smartphone”. La modalità di movimento con GPS ricordava da vicino Pokémon GO, ma combinata con un sistema di battaglie fluido e coinvolgente, arricchito da un’originale meccanica basata su statuette dei personaggi della saga. Si parlava anche di personalizzazione, crafting di oggetti, potenziamento del Keyblade e modalità multiplayer fino a sei giocatori. Tutto sembrava promettere un’esperienza mobile finalmente degna di essere chiamata “gioco di Kingdom Hearts”, con tanto di grafica spinta al massimo grazie all’Unreal Engine 4 e un comparto artistico curatissimo.

La possibilità di giocare sia in verticale che in orizzontale era solo una delle tante piccole accortezze pensate per i fan. Nulla sembrava lasciato al caso. Nulla, tranne forse… il destino del gioco stesso.

Una cancellazione che lascia l’amaro in bocca

E così, dopo sei anni di sviluppo, con un team intero dedicato e una quantità impressionante di contenuti già creati e testati, Missing Link è stato cancellato. Le motivazioni ufficiali fornite da Square Enix parlano della difficoltà di garantire un servizio che avrebbe soddisfatto le aspettative dei giocatori sul lungo periodo. Una dichiarazione amara, che rivela quanto il mondo del game development sia tanto affascinante quanto fragile. Anche le idee più promettenti possono infrangersi contro i limiti della realtà produttiva.

In molti si chiedono cosa non abbia funzionato. È stata colpa del mercato mobile troppo saturo? Dei costi di mantenimento? O forse di un progetto narrativo troppo ambizioso per un pubblico abituato a esperienze più snelle? Le risposte, forse, rimarranno nei corridoi silenziosi di Square Enix.

E ora?

Il comunicato ufficiale si chiude con una piccola consolazione: lo sviluppo di Kingdom Hearts IV prosegue. Ma al momento, non c’è alcuna data di uscita né nuovi dettagli in vista. L’attesa, come sempre, sarà lunga e carica di misteri. Ma questa volta, per molti fan, sarà anche accompagnata da una certa malinconia. Quella di un’occasione mancata. Di un legame spezzato. Di un “missing link” che non sarà mai ritrovato.

E voi, cosa ne pensate della cancellazione di Kingdom Hearts: Missing Link? Era un titolo che aspettavate con ansia? Vi aspettavate una svolta così oscura nella saga? Ditecelo nei commenti qui sotto e condividete l’articolo sui vostri social per continuare la discussione con altri fan del Regno dei Cuori!

Le Principesse Disney: una fiaba tra Magia, Storia e… problemi di Salute

Torri altissime che sfidano il cielo, acque così limpide da sembrare specchi magici, foreste dove ogni fruscio promette incanto e castelli che sembrano sospesi tra sogno e realtà. Le Principesse Disney non sono soltanto personaggi di fiabe animate: rappresentano un immaginario collettivo che ha accompagnato generazioni intere, crescendo insieme a noi, cambiando forma, linguaggio e persino tecnologia. Dietro i loro abiti iconici e le canzoni che tutti abbiamo cantato almeno una volta, si nasconde una storia molto più profonda, fatta di evoluzione artistica, rivoluzioni tecniche e riflessioni culturali che meritano di essere raccontate con lo sguardo curioso e appassionato di chi ama davvero la cultura pop.

L’idea stessa di principessa, nel mondo Disney, nasce come scommessa quasi folle. Quando Walt Disney decise di portare sul grande schermo Biancaneve e i sette nani, il progetto venne guardato con scetticismo dall’industria cinematografica. Un lungometraggio interamente animato, con personaggi umani realistici e un tono emotivo complesso, sembrava un rischio enorme. Eppure quella che venne soprannominata “la follia di Disney” si trasformò in un successo senza precedenti, aprendo la strada a un nuovo modo di intendere l’animazione e dando vita alla prima, iconica principessa: Biancaneve. Da quel momento in poi, nulla sarebbe stato più lo stesso.

Negli anni successivi, il percorso delle principesse si è intrecciato in modo indissolubile con l’evoluzione stessa dell’animazione. Cenerentola ha incarnato il ritorno alla fiaba classica nel dopoguerra, diventando simbolo di riscatto e speranza in un periodo storico che ne aveva disperatamente bisogno. Aurora, protagonista de La bella addormentata nel bosco, ha invece segnato uno dei momenti più audaci dal punto di vista stilistico, con un design ispirato all’arte gotica e rinascimentale e una lavorazione durata ben otto anni, a dimostrazione di quanto la Disney fosse disposta a spingersi oltre i propri limiti.

Il vero terremoto creativo arriva però con il cosiddetto Rinascimento Disney. Ariel, sirena curiosa e ribelle, non solo riporta lo Studio al centro della scena mondiale, ma inaugura una nuova generazione di eroine più attive e determinate. Subito dopo, Belle diventa protagonista di una piccola rivoluzione tecnica: la celebre scena del ballo ne La bella e la bestia fonde animazione tradizionale e grafica computerizzata, aprendo la porta a un futuro ibrido che cambierà per sempre il linguaggio visivo del cinema animato. Accanto a lei, Jasmine rompe lo schema della damigella passiva, mentre Pocahontas e Mulan introducono tematiche più complesse, legate all’identità, al conflitto culturale e al ruolo della donna nella società.

Con il nuovo millennio, il concetto di principessa si espande ulteriormente. Tiana riporta l’animazione tradizionale in primo piano, dimostrando che la modernità non passa solo dal digitale, mentre Rapunzel segna l’ingresso definitivo della CGI nelle fiabe Disney, con una fluidità e un’espressività mai viste prima. La sua lunghissima chioma dorata è quasi un manifesto tecnico, una dichiarazione d’intenti su ciò che la computer grafica può offrire al racconto.

Il salto tecnologico più impressionante arriva con Merida, protagonista di Ribelle – The Brave, la cui massa di ricci ribelli è diventata un caso di studio nel mondo dell’animazione. Ogni singolo capello è frutto di una simulazione complessa, pensata per restituire movimento, peso e personalità. Un lavoro che trova la sua consacrazione definitiva in Frozen, dove il ghiaccio di Elsa non è solo elemento narrativo, ma vero e proprio protagonista visivo, capace di riflettere emozioni e stati d’animo. Accanto a lei, Vaiana chiude idealmente il cerchio, portando sullo schermo un’eroina che non cerca un principe, ma il proprio posto nel mondo, in un racconto di crescita personale e legame con la natura.

Dietro la magia, però, si nasconde anche un lato sorprendentemente terreno. Alcuni studi scientifici si sono divertiti a immaginare le principesse alle prese con problemi molto più realistici di streghe e draghi: stress cronico per Biancaneve, isolamento sociale per Jasmine, rischi infettivi per Belle, problemi respiratori per Cenerentola, conseguenze fisiche per i voli pindarici di Pocahontas o per il sonno interminabile di Aurora. Persino Rapunzel, con la sua iconica capigliatura, potrebbe soffrire di disturbi legati alla trazione dei capelli. Una lettura ironica, certo, ma che ci ricorda quanto questi personaggi, pur immersi nella fiaba, parlino anche di fragilità umane e di resilienza.

Ed è forse proprio questo il segreto dell’eterno fascino delle Principesse Disney. Non sono mai rimaste uguali a se stesse: hanno attraversato epoche, tecnologie e sensibilità diverse, riflettendo i cambiamenti della società e dell’industria dell’intrattenimento. Da Biancaneve a Vaiana, seguire il loro percorso significa compiere un viaggio attraverso la storia dell’animazione, scoprendo come ogni innovazione tecnica abbia trovato un volto, una voce e una storia in grado di restare impressa nell’immaginario collettivo.

Ora la parola passa a voi. Quale principessa sentite più vicina? Quella che vi ha fatto sognare da bambini o quella che vi rappresenta di più oggi? Raccontiamocelo nei commenti, perché le fiabe, come ogni grande storia nerd che si rispetti, vivono davvero solo quando vengono condivise.

Il Bambino e l’Amico Polpo: Il Magico Corto di Natale Disney di Taika Waititi

Disney ha appena lanciato il suo nuovo corto di Natale, Il Bambino e l’Amico Polpo, una storia che promette di conquistare il cuore di grandi e piccini con il suo tocco di magia e un storytelling senza tempo. Disponibile da oggi su YouTube, questo corto natalizio è il frutto di una collaborazione con il pluripremiato regista Taika Waititi, noto per il suo lavoro su film come Thor: Ragnarok e Jojo Rabbit. Ma non è solo una storia da vedere: è anche un modo per sostenere Make-A-Wish® International, un’organizzazione che da anni realizza i sogni dei bambini affetti da gravi patologie.

https://www.youtube.com/watch?v=QjzHtrx4LqU

Asad Ayaz, Chief Brand Officer di Disney, ha spiegato che il corto vuole rendere omaggio al legame speciale che le famiglie di tutto il mondo hanno con Disney durante le festività. Secondo lui, Il Bambino e l’Amico Polpo celebra l’amicizia d’infanzia, un tema universale che si sposa perfettamente con lo spirito delle feste.

La trama del corto è semplice ma profondamente commovente: un bambino, durante una vacanza al mare, si ritrova con un polpo curioso che si aggrappa alla sua testa. Una volta tornati a casa, il bambino sviluppa una sincera amicizia con il polpo e gli mostra il mondo terrestre, portandolo a scoprire la magia del Natale. Il polpo, desideroso di esplorare più a fondo il mondo, spinge il bambino a trovare un modo per soddisfare la sua sete di avventura. Insieme, vivono la dolcezza dei piccoli momenti dell’infanzia, uniti dalla magia che solo la stagione delle feste può portare. E per gli appassionati Disney, il corto nasconde numerosi Easter Egg ispirati a classici come Oceania, Lilo & Stitch e Toy Story.

In un’intervista, Taika Waititi ha commentato che la storia riflette perfettamente i sentimenti di gioia e gratitudine che accompagnano le festività, valori che si ritrovano in molti film Disney. Ha aggiunto che solo Disney sarebbe stata in grado di creare un’opera così unica, unendo la magia della stagione natalizia con la sua visione artistica.

Il Bambino e l’Amico Polpo non è solo un regalo per gli occhi: la colonna sonora include una versione strumentale di “Part of Your World” dal classico La Sirenetta, eseguita da un’orchestra di 60 musicisti e registrata nei leggendari studi di Abbey Road, il che aggiunge ancora più magia a questo corto. La sua bellezza visiva e sonora è il risultato di una collaborazione tra Disney, l’agenzia creativa adam&eveDDB e la casa di produzione Hungry Man.

Come da tradizione, Disney ha scelto di associare la campagna natalizia a Make-A-Wish®, un’organizzazione che da oltre 40 anni realizza desideri per bambini gravemente malati. Quest’anno, 50 famiglie provenienti da Europa e Medio Oriente avranno l’opportunità di vivere un weekend speciale a Disneyland Paris, dove potranno incontrare i loro personaggi Disney preferiti e godersi insieme la magia del parco. Questo è solo uno dei tanti modi in cui Disney continua a portare gioia e speranza a chi ne ha più bisogno.

Il corto Il Bambino e l’Amico Polpo è, quindi, più di un semplice film natalizio: è un’esperienza emotiva che celebra l’amicizia, la gratitudine e il potere della magia Disney, tutto mentre si sostiene una causa nobile che cambia la vita dei bambini. E chissà, magari ci farà anche riflettere su quanto siano speciali i legami che formiamo nella nostra infanzia, e come anche un polpo curioso possa insegnarci a vedere il mondo con occhi nuovi.

The King’s Man – Le Origini

Da 20th Century Studios arriva The King’s Man – Le Origini, il prequel dei primi due film del franchise di Kingsman diretti da Matthew Vaughn: Kingsman – Secret Service e Kingsman – Il Cerchio d’OroThe King’s Man – Le Origini rivela le origini della prima agenzia di intelligence indipendente: quando i peggiori tiranni e menti criminali della storia si riuniscono per organizzare una guerra per spazzare via milioni di vite, un uomo dovrà correre contro il tempo per fermarli. The King’s Man – Le Origini è basato sul fumetto The Secret Service di Mark Millar e Dave Gibbons, mentre il soggetto è di Matthew Vaughn e la sceneggiatura è firmata da Matthew Vaughn & Karl Gajdusek (The November Man, Oblivion). Il film arriverà il 5 gennaio 2022 nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

The King’s Man – Le Origini è diretto da Matthew Vaughn (Kingsman – Secret Service, Kingsman – Il Cerchio d’Oro, Kick-Ass) e interpretato da Ralph Fiennes (Spectre, Grand Budapest Hotel), Gemma Arterton (Summerland, The Escape), Rhys Ifans (Snowden, Alice Attraverso lo Specchio), Matthew Goode (Downton Abbey, Official Secrets – Segreto di stato), Tom Hollander (Bird Box, Bohemian Rhapsody), Harris Dickinson (Maleficent – Signora del Male, Darkest Minds) e Daniel Brühl (Rush, La signora dello zoo di Varsavia), con Djimon Hounsou (Captain Marvel, In America – Il sogno che non c’era) e Charles Dance (The Crown, Il Trono di Spade).

Nel 2014 Kingsman – Secret Service ci aveva fatto conoscere Harry Hart, un’affabile spia gentiluomo, e Gary “Eggsy” Unwin, un ragazzo dei bassifondi che aveva disperatamente bisogno di una figura paterna. Harry aveva reclutato Eggsy, insegnandogli a diventare una spia e un gentleman, e insieme ai loro colleghi dell’agenzia Kingsman, i due avevano sconfitto il malvagio miliardario e genio della tecnologia Richmond Valentine. Nel sequel del 2017 Kingsman – Il Cerchio d’Oro, abbiamo incontrato la controparte americana dell’agenzia, la Statesman, mentre l’antagonista di turno era l’imprenditrice e narcotrafficante Poppy Adams. Ma in questo nuovo capitolo, The King’s Man – Le Origini, la storia ha inizio più di un secolo prima e si svolge nell’ombra della Prima Guerra Mondiale, spiegandoci i motivi che portarono alla nascita dell’agenzia Kingsman.

Il regista  ha assemblato un’impressionante squadra di filmmaker per portare sul grande schermo The King’s Man – Le Origini: il direttore della fotografia Ben Davis (Dumbo, Captain Marvel); lo scenografo Darren Gilford (Star Wars: Il Risveglio della Forza, Kingsman – Il Cerchio d’Oro); la costumista Michele Clapton (Mamma Mia! Ci risiamo, Il Trono di Spade); i montatori Jason Ballantine (It, Mad Max: Fury Road) e Rob Hall (Final Score – L’ultima partita, Bobby); i compositori Matthew Margeson (Rocketman, Kingsman – Il Cerchio d’Oro) & Dominic Lewis (Peter Rabbit, Piccoli brividi 2 – I fantasmi di Halloween); e il VFX supervisor Angus Bickerton (Kingsman – Il Cerchio d’Oro, Monuments Men). The King’s Man – Le Origini è prodotto da Matthew Vaughn, p.g.a. e dagli altri due produttori della saga di Kingsman, David Reid, p.g.a. e Adam Bohling, p.g.a., mentre Mark Millar, Dave Gibbons, Stephen Marks, Claudia Vaughn e Ralph Fiennes sono i produttori esecutivi.

Il regista-sceneggiatore-produttore Matthew Vaughn afferma:

“Volevo fare qualcosa di diverso… Volevo realizzare un’avventura spettacolare ed epica. Quando ero bambino, i cinema erano pieni di film come Lawrence d’Arabia, che erano epici senza essere mai noiosi. Ho pensato di rilanciare quel genere. Volevo togliermi questa soddisfazione”.

Fondamentalmente questo significava che il tono avrebbe dovuto cambiare, come spiega Karl Gajdusek, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Vaughn:

“Ci siamo rapidamente resi conto che avremmo dovuto scrivere un film con un tono diverso dai primi due, con un tono tutto suo. È uno straordinario mix tra una versione scandalosa, punk e tagliente della storia, e un’esplorazione piuttosto seria e commovente della quantità di morte che fu scatenata dalla Prima Guerra Mondiale”.

Gajdusek afferma che, affinché questo approccio funzionasse a dovere, l’attenzione ai dettagli era fondamentale:

“Le date sono tutte esatte, gli eventi sono fedeli a quelli reali, abbiamo dato credito a tutti i dettagli storici. Ci limitiamo semplicemente a suggerire che ciò che raccontiamo nel nostro film sia avvenuto dietro le quinte, all’interno di stanze nascoste”,

Daniel Brühl, che nel film interpreta un personaggio realmente esistito, Erik Jan Hanussen, crede che questo lungometraggio abbia anche un elemento educativo:

“Sì, è un film d’azione molto divertente, pieno di comicità e con tutti gli elementi tipici del genere, ma allo stesso tempo è anche una lezione di storia molto godibile… Anche se la storia è stata reinventata, i conflitti sono reali e alcuni dei personaggi che vediamo sono realmente esistiti: questo è davvero intrigante, perché permette di imparare qualcosa o riporta alla mente un capitolo storico particolare… Sono rimasto a bocca aperta leggendo la sceneggiatura. Volevo assolutamente sapere cosa sarebbe successo. Mi ha riportato alla mente il periodo in cui ho girato Bastardi senza gloria con Quentin Tarantino. Da questo punto di vista è piuttosto simile: reinventa la storia e unisce personaggi fittizi e altri realmente esistiti (e affascinanti), combinandoli tra loro in modo perfettamente sensato”.

Se il film di Tarantino riscriveva alcuni elementi della Seconda Guerra Mondiale, quello di Vaughn affronta invece la Prima Guerra Mondiale. Rivela Ralph Fiennes, che interpreta il Duca di Oxford:

“Da quello che vedo, Matthew non ha paura di mostrare gli orrori di quegli eventi… L’orrore, lo scioccante spreco di vite umane e i massacri sono un tema molto importante nel film. Potremmo dire che questo Kingsman ha un lato più serioso. Ma conserva comunque tutti gli elementi di Kingsman che conosciamo: umorismo, azione e avventura”.

L’ispirazione è arrivata anche dal primo film di Kingsman, come spiega Vaughn:

“Il discorso che Harry Hart pronuncia di fronte a Eggsy quando si trovano nell’ascensore spiega in un certo senso le origini della Kingsman. Ricordo che ho preso in mano una vecchia stesura della sceneggiatura, ho riletto il discorso e ho pensato ‘Come posso realizzare un film su quel discorso?’. E in quel momento mi è venuto in mente. Ho visto tutto il film nella mia testa e poi ho scritto il soggetto”.

Fiennes afferma che il monologo di Harry Hart influenza alcune parole pronunciate dal suo personaggio:

“Ho un monologo che richiama direttamente il discorso pronunciato da Harry Hart nel primo film. È incentrato sull’idea di proteggere e preservare la vita. La Kingsman è un’agenzia di intelligence indipendente ideata per eliminare la burocrazia delle agenzie di spionaggio governative e favorire princìpi come la pace e l’umanità. È stata creata per questo. Ricorda le leggende arturiane sui cavalieri che combattevano contro il male e le ingiustizie”.

Per quanto riguarda la trama, Gajdusek la descrive come:

“la storia di un padre che ha fatto un voto di pacifismo e sta cercando di proteggere suo figlio da quella follia, iniziando a sospettare che forse quella follia non è casuale, ma è manovrata da una forza oscura”.

Tom Hollander, che interpreta tre ruoli nel film, parla degli antagonisti della storia:

“Il pericolo proviene da un’asse del male creato da molte figure storiche che probabilmente non erano collegate, ma lo sono in questa storia. Mata Hari, Rasputin ed Erik si conoscono e fanno parte di una sorta di congrega di malvagità creata da un personaggio fittizio noto come il Pastore. E il Pastore ha l’obiettivo di distruggere le società che governano l’Europa”.

Vaughn è convinto che The King’s Man – Le Origini sia un film in costume capace di parlare agli spettatori moderni. “Voglio che i ragazzi si rendano conto che, quando il mondo è governato da un gruppo di pazzi, le cose possono andare fuori controllo molto velocemente”, afferma Vaughn. “E ci troviamo in un clima politico molto simile a quello antecedente alla Prima Guerra Mondiale, in cui nessuno credeva che potesse esserci una guerra, poi ci fu una guerra, e nessuno capì come mai. La Prima Guerra Mondiale fu una vera follia e la Kingsman venne fondata proprio per questo”.

Disney: L’arte di raccontare storie senza tempo

Un viaggio alla scoperta dello straordinario mondo narrativo dei Walt Disney Animation Studios, fra miti, favole, leggende e fiabe da cui hanno preso vita storie e personaggi che da quasi un secolo incantano grandi e piccini in tutto il mondo. Quante volte, leggendo una storia o guardando un film, abbiamo avuto la curiosità di sapere com’è nato un personaggio, chi l’ha disegnato e chi ancora gli ha dato voce e vita davanti a uno schermo? Finalmente il volume Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo, edito da 24 ORE Cultura, in occasione dell’omonima mostra di prossima apertura al Museo delle Culture di Milano e ora disponibile in libreria e online, ci dà la chiave d’accesso per entrare in questo magico mondo, facendoci scoprire i segreti dell’officina creativa e artistica dei Walt Disney Animation Studios.

Attraverso le pagine del libro possiamo eccezionalmente vedere all’opera gli artisti della Disney mentre utilizzano le più svariate tecniche per rinnovare l’antichissima arte di raccontare storie attraverso le immagini, adattandole allo spirito dei tempi: quelle storie che, trasposte su pellicola, fanno sognare grandi e piccoli di tutto il mondo da quasi un secolo. Miti, favole, leggende, fiabe: Walt Disney e il suo studio hanno attinto al patrimonio delle più popolari narrazioni delle diverse tradizioni culturali e letterarie, creando un affascinante melting pot tra continenti ed epoche della storia, da Esopo a Charles Perrault, dai fratelli Grimm all’epica greco-romana, fino a giungere alla favolistica orientale e al Pinocchio del nostro Carlo Collodi. Il libro illustra le origini letterarie di tali storie e ne esplora le reinterpretazioni da parte dei Walt Disney Animation Studios.

A partire dal tratto con cui ciascun disegnatore ha saputo creare personaggi indelebili per le successive generazioni, il volume porta adulti e bambini ad entrare visivamente nei Walt Disney Animation Studios, comprendendo dall’interno come nasce un capolavoro di animazione. Trasferendo al cinema storie classiche e sperimentate nel tempo, Disney e i team creativi che gli sono succeduti le hanno sintetizzate e modernizzate, rendendole più accessibili e più interessanti per il pubblico contemporaneo. Farlo ha richiesto un processo lento, scrupoloso e continuo. Brani tratti da note di produzione e da interviste con gli artisti gettano inoltre luce dietro le quinte di alcuni fra i più noti classici d’animazione, offrendo uno sguardo storico sugli approcci narrativi e sulle intenzioni che li hanno informati. Il volume conduce in questo modo il lettore a conoscere le tante figure professionali coinvolte in questo grande e corale lavoro artistico e artigianale di straordinaria creatività e dedizione.Per ciascuna pellicola sono stati necessari diversi anni di lavoro di un’intera équipe, partendo da un’idea iniziale per arrivare a costruire un intero film, attraverso migliaia di immagini che via via prendono vita e si animano: immagini eseguite con una grande varietà di strumenti – acquerello, carboncino, pastello, matita, grafite, inchiostro, guazzo, colori acrilici e a resina, pittura digitale – che tracciano il percorso visuale del processo creativo disneyano.

Paperino e Topolino, Robin Hood e Biancaneve, la Sirenetta e i personaggi di Frozen sono solo alcuni dei tanti protagonisti che il libro ci svela e ci racconta attraverso un insieme unico di immagini, disegni, schizzi e maquette, grazie ai quali il lettore può immergersi in un’affascinante galleria di personaggi indimenticabili. E se il fascino di questi personaggi è unico, altrettanto lo è la storia della The Walt Disney Company, iniziata nel 1923 da un geniale visionario, appassionato di animazione, che lasciò Kansas City per la California, divenendo in breve tempo creatore e ispiratore di una nuova arte dello storytelling, tanto da avere un impatto profondo sull’immaginario universale.

La carriera hollywoodiana di Walt Disney, durata 43 anni, ha abbracciato lo sviluppo del cinema come moderna forma d’arte. Pioniere, innovatore e dotato di una fantasia tra le più fertili che il mondo abbia mai conosciuto, Walt Disney, insieme a suo fratello Roy O. Disney e ai suoi collaboratori, ha ricevuto nel corso della sua vita più di 950 premi e riconoscimenti in tutto il mondo, fra cui 48 Oscar e 7 Emmy. È stato anche il creatore di Topolino e fondatore di Disneyland e di Walt Disney World, capace di una serie incredibile di innovazioni nel corso degli anni.

Walt Disney non si stancava mai di perfezionare l’arte dell’animazione: Steamboat Willie, dove compariva per la prima volta Topolino, fu il primo cartone animato al mondo realizzato con il sonoro sincronizzato a debuttare davanti al pubblico nel 1928, mentre durante la produzione della serie delle sue Silly Symphonies fu invece introdotto il technicolor.

Nel 1937 The Old Mill fu poi il primo cortometraggio a utilizzare la tecnica della cinepresa multipiano. Ma l’interesse di Walt Disney per la combinazione di musica e animazione, proseguito per tutta la sua carriera, lo portò nello stesso anno a produrre il primo acclamato lungometraggio musicale animato dello Studio, Biancaneve e i Sette Nani, considerato ancora oggi una delle pietre miliari della storia del cinema. Pur dividendosi tra televisione, film in live action, film di animazione e Disneyland, Walt Disney continuò sempre a migliorare il processo di produzione delle animazioni. Una delle innovazioni più importanti fu la tecnologia Xerox, un processo xerografico che permetteva di trasferire le linee disegnate dagli animatori direttamente sui fogli di acetato, invece di farle ripassare a inchiostro dagli inchiostratori del reparto Ink & Paint.

Alcuni decenni dopo, i procedimenti di animazione originali sono stati ulteriormente sviluppati dai team creativi dei Walt Disney Studios grazie alle più moderne tecnologie. Oggi come in passato, i Walt Disney Animation Studios sono uno studio creativo, artistico e innovativo che produce film unici, raccontando storie che continuano ad attirare il pubblico di tutto il mondo.

The New Mutants

Twentieth Century Studios in associazione con Marvel Entertainment presenta The New Mutants, un thriller originale con sfumature horror ambientato in un ospedale isolato dove un gruppo di giovani mutanti è rinchiuso per cure psichiatriche.  La pellicola è il tredicesimo film della saga degli X-Men e adattamento cinematografico della serie a fumetti Marvel Nuovi Mutanti.

La riserva in cui l’adolescente cheyenne Danielle Moonstar vive è devastata da un evento che causa la morte di suo padre. Fuggendo la ragazza inciampa, batte la testa e perde i sensi. Una volta ripresasi, si ritrova ammanettata a un letto di ospedale. Qui la dottoressa Cecilia Reyes le rivela che la riserva è stata colpita da un tornado e che lei è stata l’unica sopravvissuta in virtù di un suo potere mutante sconosciuto. La dottoressa spiega che lo scopo del luogo è insegnare ai giovani mutanti a controllare i loro poteri, per impedire che facciano del male a loro stessi o ad altri e che la possibilità di andarsene è subordinata al giudizio della dottoressa stessa. Il giorno successivo Danielle tenta di fuggire con il risultato di impattare contro un campo di forza eretto dalla dottoressa, anch’essa una mutante. Danielle dunque decide di suicidarsi lanciandosi da un campanile ma viene convinta a desistere da Rahne Sinclair. Le due in breve divengono amanti e intanto Dani impara a conoscere gli altri ragazzi: Sam Guthrie, Illyana Rasputin e Roberto da Costa. Col passare del tempo i pazienti sono tormentati da allucinazioni inerenti ai loro peggiori incubi: si scopre dunque che il potere di Dani consiste nel rendere reali le paure più oscure delle persone: in particolare la riserva in cui viveva è stata devastata da un gigantesco orso demoniaco, l’incubo della stessa ragazza. La dottoressa riceve dunque l’ordine dai suoi superiori di uccidere la ragazza, ma essa viene fermata da Rahne che la ferisce, dopodiché i giovani mutanti scoprono di trovarsi in una struttura della Essex Corporation, una società specializzata nell’usare i mutanti come armi. I cinque decidono dunque di uccidere la dottoressa al fine di abbattere la barriera che li tiene prigionieri e fuggire. La dottoressa riesce a imprigionare i giovani, ma quando si accinge a uccidere Dani il gigantesco orso si manifesta e la sbrana, per poi tentare di uccidere la ragazza che viene difesa dagli amici che però contro la creatura sono impotenti. Quando l’orso è a un passo dall’uccidere Roberto, Dani si risveglia ed affrontando la propria paura riesce a domare e a dissolvere l’essere. Sorta l’alba, il gruppo si allontana dalla struttura.

Diretto da Josh Boone e scritto da Josh Boone & Knate Lee, il film vede nel cast la presenza di Maisie Williams, Anya Taylor-Joy, Charlie Heaton, Alice Braga, Blu Hunt e Henry Zaga. TheNew Mutants è prodotto da Simon Kinberg, p.g.a., Karen Rosenfelt e Lauren Shuler Donner, mentre Stan Lee e Michele Imperato Stabile sono i produttori esecutivi.

 

Hamilton da Broadway a Disney+

The Walt Disney Company, Lin-Manuel Miranda, Jeffrey Seller e Thomas Kail sono lieti di annunciare che Disney+ anticiperà la premiere di Hamilton, la versione filmata della produzione originale di Broadway. Il musical teatrale che ha vinto 11 Tony Award, i Grammy Award, gli Olivier Award e il Premio Pulitzer arriverà nelle case di tutto il mondo dal 3 luglio 2020. I produttori di Hamilton, il film della produzione originale di Broadway, includono Lin-Manuel Miranda, Jeffrey Seller e Thomas Kail, quest’ultimo sarà anche regista.

Il film è un passo avanti nell’arte della “ripresa dal vivo” che trasporta il pubblico nel mondo dello spettacolo di Broadway in modo unico e intimo. Combinando i migliori elementi del teatro dal vivo, del cinema e dello streaming, il risultato è un’esperienza cinematografica che rappresenta un modo completamente nuovo di vivere Hamilton. «Nessun altro lavoro artistico nell’ultimo decennio ha avuto l’impatto culturale di Hamilton, una storia stimolante e accattivante raccontata ed eseguita in modo fortemente creativo. Alla luce delle straordinarie sfide che il nostro mondo sta affrontando, questa storia sulla leadership, la tenacia, la speranza, l’amore e il potere delle persone di unirsi contro le avversità è di grande impatto», ha affermato Robert A. Iger, Executive Chairman di The Walt Disney Company. «Siamo entusiasti di portare questo show su Disney+ alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza e dobbiamo ringraziare il geniale Lin-Manuel Miranda e il team di Hamilton per averci permesso di farlo un anno prima di quanto previsto». «Sono così orgoglioso di come Tommy Kail sia riuscito a portare sullo schermo Hamilton. Ha riservato a tutti coloro che guardano questo film un biglietto in prima fila», ha dichiarato Lin-Manuel Miranda. «Sono molto grato a Disney e Disney+ per aver re-immaginato e anticipato l’uscita al weekend del 4 luglio di quest’anno, alla luce di questa situazione in cui il mondo è sottosopra. Sono davvero grato a tutti i fan che l’hanno chiesto a gran voce e sono molto felice che sia stato possibile farlo. Sono davvero orgoglioso di questo show e non vedo l’ora che tutti possano vederlo».

Registrato al The Richard Rodgers Theatre di Broadway nel giugno del 2016 Hamilton annovera nel cast il vincitore del Tony Award® Lin-Manuel Miranda nel ruolo di Alexander Hamilton. Daveed Diggs interpreta Marquis de Lafayette/Thomas Jefferson, mentre Renée Elise Goldsberry è Angelica Schuyler; Leslie Odom, Jr. è Aaron Burr; il nominato ai Tony Award Christopher Jackson interpreta il ruolo di George Washington; Jonathan Groff è King George; Phillipa Soo è Eliza Hamilton e Jasmine Cephas Jones interpreta Peggy Schuyler/Maria Reynolds; Okieriete Onaodowan è Hercules Mulligan/James Madison e Anthony Ramos è John Laurens/Philip Hamilton. Il cast include anche Carleigh Bettiol, Ariana DeBose, Hope Easterbrook, Sydney James Harcourt, Sasha Hutchings, Thayne Jasperson, Elizabeth Judd, Jon Rua, Austin Smith, Seth Stewart e Ephraim Sykes.

Gli Incredibili 2

Il 19 settembre 2018, il grande schermo ha accolto con entusiasmo il ritorno della famiglia Parr, protagonista di Gli Incredibili 2, un film d’animazione che segna un brillante ritorno all’universo creato da Brad Bird. Questo sequel, prodotto da Pixar Animation Studios e distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures, è stato accolto con grande clamore, rappresentando il ventesimo lungometraggio d’animazione di Pixar e consolidando ulteriormente la sua reputazione come maestro dell’animazione moderna.

Il regista Brad Bird, già artefice del successo del primo capitolo Gli Incredibili – Una “Normale” Famiglia di Supereroi, torna alla regia con un film che si erge come una continuazione naturale e ben ponderata del suo predecessore. Con Gli Incredibili 2, Bird non solo riporta sul grande schermo i personaggi amati dal pubblico, ma espande il loro mondo con nuove sfide e avventure, esplorando tematiche più profonde e aggiornate rispetto al passato.

Il film si apre esattamente dove si era concluso il primo episodio, con la famiglia Parr alle prese con il Minatore, un nemico che minaccia di seminare il caos a Metroville. Questa scelta narrativa non solo fornisce una connessione diretta tra i due film, ma stabilisce subito un ritmo incalzante che non abbandonerà mai lo spettatore. Dopo questa sequenza iniziale, gli Incredibili si trovano a dover affrontare un cambiamento radicale nelle loro vite: Helen Parr, alias Elastigirl, viene scelta per guidare una campagna volta a reintrodurre i supereroi nella legalità, mentre Bob Parr, alias Mr. Incredibile, è costretto a rimanere a casa per prendersi cura dei figli.

Questa inversione dei ruoli tradizionali offre uno spaccato affascinante della dinamica familiare, con Bob che si confronta con le sfide quotidiane della vita domestica e la crescita dei figli, mentre Helen si dedica alla sua carriera di eroina. La pellicola esplora con intelligenza le difficoltà e le gioie di questo scambio di ruoli, evidenziando che, sebbene i Parr possano avere superpoteri, affrontano le stesse sfide e incertezze di qualsiasi famiglia comune.

Un tema centrale del film è la questione del ritorno dei supereroi. Winston Deavor, un affascinante e ricco sostenitore dei super, propone di usare la tecnologia per mostrare al pubblico la verità sulle battaglie dei supereroi, sperando di ripristinare la loro reputazione. Tuttavia, la sua sorella Evelyn ha un piano molto più sinistro: sabotare il ritorno dei super attraverso il suo alter ego, l’Ipnotizzaschermi, un criminale che manipola la mente delle persone attraverso schermi e proiezioni. Questo conflitto tra il bene e il male non è solo una lotta fisica, ma una battaglia per l’opinione pubblica e la percezione sociale.

La trama si sviluppa in un turbinio di azione e avventura, con Elastigirl che si confronta con l’Ipnotizzaschermi, mentre Mr. Incredibile cerca di gestire i problemi domestici, tra cui il difficile compito di prendersi cura di Jack-Jack, un neonato con poteri in fase di sviluppo. La scoperta dei poteri di Jack-Jack e la sua gestione da parte di Bob offrono momenti di grande umorismo e tenerezza, sottolineando ulteriormente la tematica della famiglia e della crescita.

Un elemento distintivo di Gli Incredibili 2 è la sua animazione all’avanguardia. Con il progresso tecnologico che ha fatto passi da gigante dal 2004, Pixar è riuscita a sfruttare le nuove tecniche per dare vita a una visualizzazione mozzafiato. I personaggi sono stati completamente ridisegnati e animati utilizzando modelli di occhio umano basati fisicamente, una novità per l’epoca, che ha contribuito a conferire loro una maggiore espressività e realismo.

La colonna sonora, firmata da Michael Giacchino, è un altro punto di forza del film. Con le sue composizioni dinamiche e coinvolgenti, Giacchino riesce a catturare perfettamente l’essenza di ogni scena, esaltando tanto i momenti di azione quanto quelli più intimi e familiari. L’album della colonna sonora, pubblicato a giugno 2018, è stato accolto con entusiasmo dai fan e dalla critica.

La risposta del pubblico è stata travolgente. Gli Incredibili 2 ha conquistato il cuore degli spettatori e si è imposto come il secondo film con il maggiore incasso nella storia di Pixar, superato solo da pellicole come Frozen – Il regno di ghiaccio e il suo sequel. Il successo del film, che si è posizionato al sesto posto nella classifica dei film d’animazione con il maggiore incasso di sempre, testimonia non solo la qualità della pellicola, ma anche l’affetto duraturo che i personaggi dei Parr suscitano nel pubblico di tutte le età. Gli Incredibili 2 non è solo un degno successore del suo predecessore, ma una narrazione che arricchisce e amplia l’universo degli Incredibili con nuove sfide e una maggiore introspezione familiare. Con una combinazione di azione entusiasmante, profondità emotiva e innovazione tecnica, questo film continua a celebrare il valore della famiglia e il potere del lavoro di squadra, dimostrando perché la famiglia Parr è così incredibile.

Disney in Europa compie 80 anni

È l’8 maggio 1938, esattamente 80 anni fa, quando, tramite un atto notarile redatto in uno storico hotel milanese, viene fondata la prima filiale Disney in Europa: si chiama “Creazioni Walt Disney” e ha sede a Milano.  Con il taglio ufficiale che caratterizza i documenti dell’epoca, l’atto notarile fa riferimento a Vittorio Emanuele III, Re d’Italia e Imperatore di Etiopia… e cita fra i convocati il fratello di Walt, Roy Oliver Disney, descritto come “industriale, nato a Cicago il 24 giugno 1893, domiciliato a Hollywood, cittadino americano”.

A distanza di 80 anni esatti, The Walt Disney Company Italia, insieme al corpo di volontari aziendali Disney VoluntEARs, hanno voluto festeggiare un giorno così speciale per la storia di un’azienda e di un marchio che tanto hanno significato nella storia e nella cultura del nostro Paese, attraverso un atto molto significativo: regalare un momento indimenticabile ai bambini dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, un’eccellenza nel panorama della pediatria italiana nel mondo e un fiore all’occhiello del nostro Paese. Felice coincidenza, il 2018 vede infatti l’ottantesimo anniversario anche dell’Ospedale Gaslini che, nelle persone del Presidente Pietro Pongiglione e del Direttore Generale Paolo Petralia, hanno accolto oggi Topolino insieme a un emozionato gruppo di Disney VoluntEARs, partiti da Milano di prima mattina per portare sollievo, speranza e momenti di gioia ai bambini dell’istituto, ai loro cari e al personale medico e para-medico.

Daniel Frigo, Country Manager di The Walt Disney Company Italia, spiega: “La storia della Disney si intreccia con la storia dell’Italia, in un lungo e ricco percorso fatto di creatività ed eccellenza. Walt amava profondamente l’Italia e gli italiani hanno compreso e ricambiato vivacemente questo sentimento, basti pensare alla FIAT500, comunemente denominata “Topolino”, o al successo strepitoso del settimanale “Topolino” con il quale molti italiani hanno imparato a leggere. Non a caso, quella italiana è stata la prima filiale della Disney in territorio Europeo. Creare momenti indimenticabili è un modus operandi allineato con il nostro stile nel fare business. Ogni giorno Disney si connette con i suoi fan per creare momenti magici attraverso film, parchi, magazines, programmi TV ed esperienze ricche di creatività. Il nostro approccio CSR amplifica questi momenti indimenticabili per creare eventi, come quello odierno all’Ospedale Giannina Gaslini di Genova, che restano nella memoria e nel cuore di tutti, specialmente di chi è in difficoltà”.

Oggi, i Disney VoluntEARs sono onorati di essere ospiti all’Ospedale Gaslini di Genova per regalare ai bambini un momento indimenticabile di gioia e di speranza. E’ questo il senso della “resilienza emotiva” che guida la strategia di Responsabilità Sociale di The Walt Disney Company in tutto il mondo; un principio che trova applicazione in tante attività di CSR (Corporate Social Responsability) che Disney Italia sta portando avanti, come il supporto a MediCinema Onlus per la costruzione di sale cinematografiche e la diffusione della cine-terapia all’interno di ospedali; a Sport Senza Frontiere Onlus per connettere le vite dei ragazzi più disagiati all’ambiente vitale e positivo del mondo dello sport; a Junior Achievement Italia, per trasferire ai giovani gli skill professionali dei nostri esperti employees in modo tale che acquisiscano le basi per affacciarsi, se lo desiderano, al mondo imprenditoriale, favorendo così l’occupazione giovanile.

Pietro Pongiglione, Presidente dell’Istituto Gaslini spiega: “Siamo veramente felici oggi di accogliere Topolino e tutti i volontari aziendali Disney VoluntEARs nel nostro ospedale pediatrico: insieme ci aiuteranno a regalare un momento di grande sorpresa, distrazione e gioia ai tanti bambini ricoverati all’Istituto Giannina Gaslini. Iniziative di questo tipo fanno in modo che la qualità della vita del paziente migliori: è fondamentale durante il percorso terapeutico, ne abbiamo la conferma nei pazienti, che dopo molti anni dalle terapie ricordano le esperienze faticose, in un vissuto positivo, anche grazie a esperienze come quella di oggi. Era più che doveroso che, insieme alle celebrazioni istituzionali previste per gli 80 anni dell’ospedale Gaslini, i nostri bambini potessero usufruire di una giornata speciale. Per una felice coincidenza l’Istituto Giannina Gaslini e The Walt Disney Company Italia compiono 80 anni a distanza di una settimana: siamo onorati del fatto che la storica filiale Italiana di una così prestigiosa realtà internazionale, abbia deciso di festeggiare con noi una data importante, proprio il giorno del suo 80esimo compleanno”.

Nelle pieghe del tempo di Madeleine L’Engle

Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time) è un affascinante romanzo di Madeleine L’Engle, scritto tra il 1959 e il 1960 e pubblicato nel 1963, nonostante sia stato respinto da ben 26 editori che lo consideravano “troppo diverso” secondo l’autrice stessa. Questo libro, primo di una serie di otto, ha vinto prestigiosi premi come il Newbery Medal, il Sequoyah Book Award e il Lewis Carroll Shelf Award, ed è stato candidato all’Hans Christian Andersen Award.

L’opera ha destato tanto interesse che nel 2003 è staato realizzato un adattamento televisivo dal titolo Viaggio nel mondo che non c’è, con alcune notevoli differenze rispetto al romanzo. Nel 2016, la Disney ha annunciato la produzione di un adattamento cinematografico intitolato Nelle pieghe del tempo, diretto da Ava DuVernay e uscito nelle sale italiane il 29 marzo 2018.

La storia ruota attorno a Meg Murry, una quattordicenne che viene considerata dai suoi compagni e insegnanti una ragazzina difficile e poco intelligente, con difficoltà a integrarsi a scuola. La sua famiglia, consapevole dei suoi problemi di maturità emozionale, ma anche delle sue potenzialità, è composta dalla bellissima madre Katherine, una scienziata, dal padre Alexander, anch’egli scienziato e scomparso misteriosamente, dal fratello di cinque anni, Charles Wallace, un genio in erba, e dai gemelli Sandy e Dennys, due atletici ragazzi di dieci anni.

Il romanzo si apre con l’iconica frase “Era una notte buia e tempestosa”, un riferimento alle parole di apertura del romanzo Paul Clifford scritto da Edward Bulwer-Lytton nel 1830. Dopo una giornata scolastica difficile, Meg si trova in cucina con suo fratello Charles e la madre, incapace di dormire. Improvvisamente, notano una strana vecchia signora nel cortile, sembra disorientata, così decidono di farla entrare a scaldarsi a causa della neve. Così conoscono la signora Cosè, una donna eccentrica appena trasferitasi in una casa vicina, con cui Charles aveva già avuto occasione di fare conoscenza. Dopo aver asciugato i piedi e aver condiviso uno spuntino di mezzanotte con Charles, Meg e la madre, la signora Cosè rivela a Katherine Murry che “esiste davvero una cosa chiamata tesseratto”. Poco dopo, Meg e Charles incontrano un ragazzo di nome Calvin O’Keefe, anch’egli intelligentissimo e sveglio, proveniente da una famiglia benestante. Pur essendo il tipico “ragazzo popolare”, mostra grande entusiasmo nel unirsi a loro per incontrare la signora Cosè e le sue altrettanto eccentriche amiche, la signora Chi e la signora Quale.

Si scopre che Cosè, Chi e Quale sono creature trascendentali in grado di viaggiare tra le galassie utilizzando un tesseratto, un dispositivo in grado di “piegare” lo spazio e il tempo. Le tre signore rivelano ai ragazzi che una nube oscura, manifestazione visibile del male, sta invadendo la galassia. Il padre di Meg, mentre lavorava a un progetto segreto governativo per viaggiare più veloce della luce utilizzando il tesseratto, è finito accidentalmente su Camazotz, un pianeta alieno controllato dalla nube oscura. I ragazzi scoprono anche che parte della Terra è coperta dall’oscurità, nonostante figure importanti come religiosi, filosofi e artisti stiano combattendo per contrastarla. Inoltre, si viene a sapere che la signora Cosè era una stella che ha sacrificato la propria natura per salvare la Terra dal controllo oscuro. I ragazzi si ritrovano su Camazotz per salvare il padre di Meg, imprigionato da un malvagio essere telepatico senza corpo chiamato LUI, che governa il pianeta. Durante la loro missione, Charles Wallace viene catturato mentalmente da LUI e lasciato indietro quando gli altri fuggono attraverso il tesseratto. Successivamente, arrivano su un pianeta abitato da creature prive della vista ma estremamente intelligenti. Dopo un breve periodo di riposo, Meg viene inviata di nuovo su Camazotz da sola, poiché è l’unica capace di salvare Charles Wallace. Affrontando LUI, Meg si rende conto che può liberare suo fratello solo amandolo profondamente, poiché LUI, nella sua malvagità, non riesce a comprendere l’amore. Così, Charles Wallace viene liberato e tutti tornano sulla Terra, sani e salvi.

Il Vegetale di Rovazzi

Il Vegetale è il film scritto e diretto da Gennaro Nunziante con Fabio Rovazzi, prodotto da Piero Crispino per 3ZERO2 e co-prodotto da The Walt Disney Company Italia. Prodotto da Piero Crispino per 3ZERO2Il Vegetale è interpretato inoltre da Luca Zingaretti, Ninni Bruschetta, Paola Calliari e la giovanissima Rosy Franzese.

Fabio, appena laureato in Scienze della Comunicazione, vive nella super futuristica Milano. E chi avrebbe mai detto che la sua storia sarebbe stata raccontata dal geniale regista Gennaro Nunziante in una commedia? Sì, proprio lui, il regista che ha lanciato Checco Zalone e che questa volta ha deciso di puntare su Fabio Rovazzi come protagonista del suo ultimo film, “Il Vegetale”.

Eh sì, avete capito bene, parliamo proprio del ragazzo di “Andiamo a Comandare” e “Volare”, diventato una star del web prima ancora di diventare un cantante di successo grazie al supporto di grandi nomi come Fedez e J-Ax. Il risultato di questa strana alchimia è una commedia riuscitissima, che vede nel cast anche Luca Zingaretti, Ninni Bruschetta, Paola Calliari, Alessio Giannone e la giovanissima Rosy Franzese. E il film è addirittura prodotto da The Walt Disney Company Italia e 3zero2 in collaborazione con Sky Cinema. Non male, no?

Ma diciamo la verità, il vero motore di tutto il film è proprio Rovazzi, che alla sua prima prova da attore (e speriamo vivamente che non sia l’ultima) se la cava piuttosto bene nel ruolo di un giovane laureato disoccupato. La trama ruota attorno a Fabio, un ragazzo onesto e idealista che cerca lavoro dopo la laurea, ma che si ritrova abbandonato da un padre disonesto e arricchitosi con affari illeciti. Insomma, una situazione tutt’altro che facile per il povero Fabio.

Ma le sorprese non finiscono qui, perché quando il padre di Fabio ha un incidente e finisce in coma, il giovane si trova costretto a prendere le redini della sua azienda… e qui la situazione diventa davvero complicata. A tutto questo si aggiunge anche la sorellastra di Fabio, una bambina viziata e testarda abituata agli agi garantiti dalle marachelle del padre.

Insomma, può sembrare una commedia semplice e divertente, e in effetti lo è. Ma c’è anche di più, perché il film cerca di farci riflettere su temi importanti come il senso della comunità e della giustizia sociale. Una cosa non da poco, considerando che ormai in Italia sembra che tutti abbiamo perso la fiducia negli altri. E non è un caso che lo stesso regista Nunziante abbia scritto nelle note di regia: “La crisi economica che stiamo vivendo è solo una conseguenza della crisi morale che ha avvelenato la nostra comunità. La fiducia nel prossimo è un bene fondamentale per un Paese, ma sembra che ormai sia andata persa”.

Per fortuna c’è Fabio Rovazzi a rompere il grigiore di questa situazione. Un giovane tollerante, deciso a andare avanti nonostante la disonestà che lo circonda. Un esempio di determinazione e sacrificio, che accetta di fare qualsiasi lavoro pur di non arrendersi. Proprio come il personaggio di Fabio nel film, che si ritrova a raccogliere pomodori, tra le altre cose. Insomma, una storia che ci ricorda che nella vita ci sono sempre ricompense per chi si impegna e dà il massimo. E sembra proprio la storia vera del nostro Rovazzi, che è passato da cantante a raccolto cinematografico in questa sua prima esperienza da attore. Insomma, non può che darci un po’ di speranza per il futuro.

Gennaro Nunziante porta sul grande schermo l’esilarante storia di Fabio, giovane neolaureato che non riesce a trovare un lavoro, alle prese con un padre ingombrante e una sorellina capricciosa e viziata. Entrambi lo considerano un “vegetale”. Un evento inatteso cambierà improvvisamente i ruoli. Fra situazioni comiche e trovate paradossali, il protagonista dovrà reinventare la sua vita.

La recensione Star Wars: Battlefront 2

Star Wars: Battlefront II è uno degli sparatutto divertenti basati sul meraviglioso franchise di Star Wars. Questo gioco è stato sviluppato da una squadra di geni creativi di EA DICE in collaborazione con Criterion Games e Motive Studios. Il gioco ha una modalità storia! Sì, avete capito bene, non dovrete più accontentarvi di sparare a tutti gli extraterrestri senza una ragione. Adesso c’è una storia coinvolgente, emozionante e piena di avventure. Inoltre, il gioco è dotato di un sistema di classi, quindi potrete finalmente decidere se volete essere il cecchino che colpisce con precisione i nemici dall’alto, o il soldato coraggioso che carica a testa bassa. Scegliete la vostra arma e scatenate il caos nella galassia! E non pensate che dovrete accontentarvi sempre delle stesse ambientazioni noiose, perché qui c’è di tutto: dagli scenari della trilogia originale a quelli della trilogia prequel e di quella sequel. Fate un salto da Tatooine a Naboo e poi via verso l’epica battaglia finale su Starkiller Base!

L’entusiasmo suscitato per Star Wars Battlefront II nasce principalmente da due motivi: l’inversione della narrazione e l’inclusione nella saga canonica dei film. Indossiamo i panni di Iden Versio, comandante dell’Inferno Squad, forze speciali dell’Impero, nonché figlia dell’ammiraglio Garrick Versio. La trama ci porta ad affrontare l’attacco dei Ribelli a Endor, con l’obiettivo di recuperare un codice imperiale e disattivare gli scudi di sicurezza. Ma tutto ciò non è sufficiente per fermare la vittoria dei Ribelli, e finiamo con l’assistere all’esplosione della stazione spaziale su Endor. Questo evento scatena in Iden un desiderio di vendetta che la accompagnerà per tutto l’avventura.

Possiamo dire che il viaggio tra le diverse ambientazioni di Star Wars, grazie all’incontro con vari personaggi della saga, è convincente. Quello che abbiamo visto finora ci ha permesso di comprendere meglio alcuni punti cruciali tra il sesto e il settimo episodio, ma lasciando spazio all’immaginazione e a future rielaborazioni. Alcune situazioni sono riuscite meglio di altre, ma nel complesso la sceneggiatura garantisce momenti d’azione coinvolgenti. Tuttavia, siamo rimasti delusi dalla semplificazione dello sviluppo di alcuni personaggi, che avrebbero beneficiato di una maggiore profondità. Fortunatamente, la prima stagione di contenuti, disponibile dal 5 dicembre, espanderà la trama con nuove parti, lasciandoci curiosi sui suoi sviluppi futuri.

Chiunque sia un fan di Star Wars dovrebbe giocare a questo gioco o informarsi sulla trama, per ampliare le proprie conoscenze sulla serie in attesa di futuri film. La campagna è ricca di cutscene di alta qualità che dimostrano la volontà di rendere Star Wars Battlefront II il più simile possibile ai film.

Durante le missioni, non interpretiamo solo Iden Versio, ma anche vari eroi della trilogia originale di Star Wars. Possiamo personalizzare equipaggiamento e abilità di Iden, mentre con gli eroi dobbiamo giocare seguendo le impostazioni predefinite. Il gioco si sviluppa in sequenze che prendono spunto dalle mappe del multiplayer, ma con una maggiore linearità nella progressione. Sezioni in veicoli e a terra si alternano rapidamente, talvolta quasi senza soluzione di continuità. Gli obiettivi sono segnalati, ma a causa della semplicità del livello di progettazione, seguire le indicazioni è spesso una formalità. La difficoltà non è particolarmente alta al livello normale, ma sale notevolmente nel livello difficile a causa del numero e della precisione dei nemici. L’intelligenza artificiale dei nemici è aggressiva, ma a volte poco acuta nell’avanzare in modo strategico. La sensazione generale è quella di un gameplay solido incastonato in una trama narrativa più interessante di quanto ci si aspettasse, non tanto per la storia di Iden Versio, quanto per gli eventi che seguono il sesto episodio.

Dobbiamo ribadire ancora di più la qualità visiva di Star Wars Battlefront II: la potenza grafica del gioco trasmette tutta la bellezza e la fedeltà delle diverse ambientazioni che offre. Nonostante la quantità non sia esagerata, la varietà dei mondi scelti è incredibile, grazie all’universo di Star Wars. Alcune cutscene sembrano spezzoni di un film, sviluppate interamente con il motore proprietario FrostByte. Il doppiaggio italiano è buono, ma alcuni elementi rovinano l’atmosfera.

Parlando di vendite, posso solo dire che questo gioco ha fatto un successone! Iniziamo dagli Stati Uniti, dove Star Wars Battlefront II è stato il secondo gioco più venduto di novembre 2017. Praticamente è stato battuto solo da Call of Duty: WWII (ma noi sappiamo che la Forza è con noi!). Anche in Giappone, il gioco ha avuto un discreto successo, vendendo quasi 40.000 copie nella prima settimana. Ma come ogni grande leggenda, anche Star Wars: Battlefront II ha avuto le sue controversie. Il famigerato sistema di microtransazioni ha scatenato critiche feroci da parte dei giocatori. C’era chi diceva che fosse troppo vantaggioso per chi riusciva a fare acquisti nel gioco, mentre altri lo confrontavano addirittura con il gioco d’azzardo. Ma un giorno prima della pubblicazione ufficiale, Electronic Arts ha fatto marcia indietro e ha rimosso completamente il sistema. Insomma, la Forza è potente con loro!

Insomma, Star Wars: Battlefront II è un videogioco divertente e pieno di azione. Potrete finalmente vivere le avventure spaziali che avete sempre sognato, combattendo con spade laser e sparando a stormtrooper incompetenti. Non dimenticate di unirvi al lato divertente della Forza!

Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar

Johnny Depp torna a interpretare l’iconico ruolo dello spavaldo antieroe Jack Sparrow nel film Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar. Catapultato in una nuova e travolgente avventura, lo sventurato Capitan Jack Sparrow (Johnny Depp) vede peggiorare la propria sfortuna quando dei letali marinai fantasma fuggono dal Triangolo del Diavolo guidati dal terrificante Capitano Salazar (Javier Bardem) e decisi a uccidere ogni pirata del mare… soprattutto Jack. La sua unica speranza di sopravvivenza risiede nel leggendario Tridente di Poseidone: per riuscire a trovarlo Jack dovrà formare una precaria alleanza con la brillante e affascinante astronoma Carina Smyth (Kaya Scodelario) e con Henry (Brenton Thwaites), un giovane e risoluto marinaio della Royal Navy. Capitan Jack si metterà al timone della sua nave, un piccolo e malandato vascello, per sconfiggere la sorte avversa e scampare al nemico più forte e crudele che abbia mai affrontato.
 
Per girare questo nuovo capitolo della franchise di Pirati dei Caraibi, i produttori hanno deciso di viaggiare oltre i confini del mare fino alla “terra dei canguri”. Dopo aver perlustrato numerose location internazionali, la produzione ha scelto come base operativa il paradiso turistico della Gold Coast nello stato del Queensland, sulla costa orientale dell’Australia.
 
Insieme ai due registi Joachim Rønning ed Espen Sandberg, il produttore Jerry Bruckheimer ha assemblato un cast composto da protagonisti storici e nuovi volti. Oltre al ritorno di Johnny Depp nell’amatissimo ruolo dello spensierato Jack Sparrow, Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar vede infatti il ritorno, fra gli altri, del leggendario attore australiano Geoffrey Rush in quello di Capitan Barbossa, di Kevin R. McNally nei panni di Joshamee Gibbs e Stephen Graham in quelli del simpatico idiota Scrum. Il film vanta inoltre la presenza di uno straordinario gruppo di nuovi attori capitanati dal premio Oscar Javier Bardem che interpreta lo spaventoso Capitano Salazar. Al suo fianco il pubblico vedrà Brenton Thwaites nel ruolo del giovane marinaio Henry, Kaya Scodelario in quello della giovane e coraggiosa matematica e astronoma Carina, Golshifteh Farahani nel ruolo della misteriosa e potente strega del mare Shansa e David Wenham nel ruolo di Scarfield.

In occasione dell’uscita nelle sale italiane, martedì 23 maggio 2017, si è tenuta una proiezione speciale di Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar presso l’Acquario di Genova dove, sulle note della colonna sonora del film, sono arrivati volti noti dello sport, della musica e dello spettacolo. L’anteprima europea ha avuto luogo, invece, domenica 14 maggio a Disneyland Paris. I filmmaker e il cast del film Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar sono sbarcati davanti al galeone ormeggiato nel Parco. L’evento, a cui hanno partecipato il capitano Jack Sparrow Johnny Depp, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Orlando Bloom, Geoffrey Rush,Javier Bardem, i registi Joachim Ronning e Espen Sandberg e il produttore Jerry Bruckheimer, ha reso omaggio alle origini del fenomeno cinematografico che prende ispirazione dall’amata attrazione Pirati dei Caraibi. Per celebrare il 25° Anniversario di Disneyland Paris la leggendaria attrazione riaprirà i battenti il 24 luglio con due nuove scene che includono Jack Sparrow in numerose e indimenticabili sequenze. In Italia, il film Disney ha dominato domina incontrastato il box office italiano e registra un incasso di 9 milioni di Euro in 2 settimane di programmazione.

 

5 Curiosità sul film

tratto da https://www.dvd.it/blog

  1. Il titolo originale del film è Dead Men Tell No Tales, una citazione di una frase pronunciata ne La maledizione della prima luna dal pappagallo di Cotton e poi di nuovo in una scena presente nel terzo capitolo della saga, Ai Confini del Mondo.
  2. Prima di andare a Javier Bardem il ruolo del cattivo era stato assegnato a Christoph Waltz. In quel caso il personaggio avrebbe dovuto chiamarsi capitano Brand. Con l’ingaggio di Bardem, però, si è scelta una connotazione più vicina alle origini dell’attore.
  3. Nel film tornano, seppur con piccoli cammei, Orlando Bloom e Keira Knightley. I protagonisti accanto a Johnny Depp sono invece Brenton Thwaites (classe 1989, australiano, già visto in Laguna blu – Il risveglioMaleficent e The Giver – Il mondo di Jonas) e Kaya Scodelario (25enne inglese, già interprete di Now Is Good, The Truth About Emanuel e Maze Runner – Il labirinto)
  4. Le riprese si sono svolte in Australia, presso i Village Roadshow Studios, nel cuore della Gold Coast. La maggior parte delle scene sono state filmate a Port Douglas, un angolo di paradiso in cui trovano anche sue siti Patrimonio dell’Umanità: la foresta pluviale di Daaintree e la grande barriera corallina.
  5. A fine settembre 2017 il film aveva incassato 800 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di 230 milioni.
 
 

La prima sala cinema sensoriale firmata MediCinema

Nella cornice del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda è stato annunciato il progetto della prima sala cinema sensoriale firmata MediCinema. La sala, la prima di Milano, viene presentata a un anno dall’inaugurazione presso il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, dove è sorto il primo vero cinema integrato in una struttura ospedaliera in Italia. Topolino “in carne ed ossa” è intervenuto per un saluto ai presenti e per portare un sorriso al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.La Sala MediCinema verrà realizzata nel Blocco Nord dell’Ospedale, grazie al contributo di privati e alla generosità di aziende come The  Walt Disney Company Italia, da subito in prima fila tra i sostenitori del progetto. Anche Milano avrà quindi la sua prima sala cinema sensoriale integrata nell’Ospedale Niguarda, sede di tutte le specialità cliniche e chirurgiche per l’adulto e il bambino, ma con un’identità che lo contraddistingue e lo rende un riferimento nazionale per la capacità di integrare tutte le competenze e le tecnologie per la cura dalla diagnosi alla riabilitazione. Marco Trivelli, Direttore Generale, Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, ha sottolineato che “L’ambizione del nostro Ospedale è prendersi cura della Persona nella sua globalità e individualità e per questo, convinti degli effetti positivi della cinematerapia sui pazienti, attraverso questo progetto vogliamo realizzare uno strumento in più per donare sollievo, momenti di normalità, di distrazione dalla malattia per chi è ricoverato in ospedale.  Il Niguarda, da tempo, ha già in atto una positiva esperienza in questo ambito con la sala cinematografica nell’area  “Spazio Vita” dell’Unità Spinale e più recentemente in Pediatria. Questa innovativa sala sensoriale verrà realizzata al Blocco Nord grazie alla progettualità e l’impegno di MediCinema Onlus e il prezioso sostegno di Walt Disney Company Italia”.

Il progetto prevede l’allestimento di uno spazio di circa 300 mq tecnicamente all’avanguardia e raggiungibile da ogni parte della vasta struttura ospedaliera attraverso corridoi sotterranei, illuminati e riscaldati. Lo spazio sarà adibito alla terapia di sollievo per i pazienti, adulti e bambini in degenza ospedaliera ed accessibile anche ai familiari dei degenti. L’attività di terapia con il cinema sarà, a Milano, completata dall’utilizzo di  vibro-acustica con basse frequenze quale innovazione di intervento terapeutico. La sala, come a Roma, è progettata per accogliere anche pazienti allettati e in carrozzina.L’annuncio arriva contestualmente alla presentazione dei risultati della prima fase dello studio sulla terapia di sollievo attraverso il cinema avviato un anno fa nella sala del Policlinico universitario dell’ospedale romano. Uscire dalla propria stanza e assistere a un film è un’esperienza terapeutica che aiuta a ridurre la percezione del dolore, portando sollievo ai pazienti e alle loro famiglie. Lo sanno bene al Policlinico Gemelli di Roma dove, da settembre 2016, è in corso lo Studio osservazionale, condotto insieme ai ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, coordinato dal Professor Celestino Pio Lombardi, Direttore Chirurgia Endocrina Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma e Responsabile Scientifico MediCinema Italia Onlus, il quale conferma il grande potenziale terapeutico del cinema durante la cura in ospedale. Lo studio è condotto grazie ad una programmazione bisettimanale che include l’intera collezione dei film Disney•Pixar, in parallelo ai nuovi lanci cinematografici.

Enrico Zampedri, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, ha dichiarato: “Il progetto MediCinema al Gemelli, oltre ad aver reso più umano e accogliente l’ospedale sta confermando, con i primi dati della ricerca, che la cinema-terapia funziona; anche per questo siamo davvero lieti che questa esperienza, che si avvale del contributo di partner come Disney Italia, si stia estendendo anche ad altre importanti realtà ospedaliere italiane come l’Ospedale Niguarda. La terapia del sollievo con il cinema porta davvero beneficio ai pazienti e con l’ampliamento della ricerca a livello multicentrico avremo più rapidamente risultati significativi e utili nell’interesse dei pazienti”. La  prima parte dello “Studio clinico osservazionale sugli effetti della terapia di sollievo con il cinema durante la degenza ospedaliera e nell’approccio alla malattia” – condotto in collaborazione con il Centro Clinico Nemo e Spazio Vita-AUS Niguarda che si sono occupati di nuclei specifici di osservazione – ha interessato 240 pazienti del Gemelli e 20 pazienti del Niguarda. Le evidenze mostrano nei 240 pazienti del Gemelli che hanno partecipato alla “terapia con cinema”, di cui 120 bambini, un miglioramento tra il 20 e il 30 per cento nella percezione del dolore. È emerso che, a differenza dei pazienti rimasti in corsia, la maggior parte (ben l’80%) di quelli che hanno assistito ai film presentavano una riduzione significativa della percezione di trovarsi e sentirsi in ospedale, accompagnata dalla percezione di vivere in un clima emotivo che si avvicina a quello sperimentato a casa propria e, comunque, al di fuori del contesto ospedaliero. La visione del film riesce anche ad alleviare gli stati di tensione, insofferenza e rabbia, non rari tra i bambini ospedalizzati. Ma, aspetto forse ancora più rilevante, è emersa nei bambini che hanno assistito alla proiezione del film una considerevole riduzione dei sintomi d’ansia, di depressione e dei disturbi di tipo psicosomatico (ad esempio il mal di pancia) presenti spesso tra i bambini ospedalizzati. Lo studio ha inoltre osservato come la partecipazione al programma MediCinema crei tra i partecipanti, rispetto ai pazienti che rimangono in corsia, uno stato di benessere psico-fisico più accentuato e una riduzione della tensione emotiva. Tra i bambini, oltremodo, la ricerca evidenzia un netto miglioramento delle relazioni coi famigliari e l’accettazione  partecipata delle cure mediche.Risultati analoghi, seppur preliminari, sono stati rilevati anche nelle esperienze del Niguarda, in cui emerge soprattutto un rafforzamento positivo del tono dell’umore.

Per i gruppi osservati al Niguarda, coordinati dalla Dott. ssa Gabriella Rossi, Responsabile Psicologia Clinica Centro Clinico Nemo – Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, appare rilevante dai questionari somministrati, non solo il grado di soddisfazione rispetto alla qualità del “tempo in ospedale”, ma anche la percezione di essere in una dimensione di “normalità di vita”. I reparti in cui è in atto l’esperienza del cinema sono: Nemo, dedicato alla riabilitazione di patologie neuromuscolari – progressive, invalidanti inguaribili e non per questo incurabili! – e l’Unità Spinale Unipolare – condizione di disabilità para e tetraplegia – ove, in entrambi i reparti, la ripresa di una dimensione di “normalità” e di un “tempo di vita soddisfacente” sono obiettivi prioritari della riabilitazione globale. “Lo sforzo e l’impegno di MediCinema Italia Onlus –  ha raccontato Fulvia Salvi Presidente dell’Associazione – è quello di portare il cinema negli ospedali, con vere Sale Cinema, dove possibile, ma soprattutto  di offrire attraverso lo Studio scientifico  (il primo in assoluto a livello internazionale) soluzioni e strumenti innovativi per supportare le terapie riabilitative e il trattamento del disagio individuale e sociale. Il nostro obiettivo rimane sempre il paziente e il servizio alla persona. Per questo ci stiamo impegnando a lavorare sempre meglio sui contenuti e ad aggiungere tecnologia nelle nostre sale migliorando il valore della cura e a promuovere progetti e studi di ricerca per coinvolgere giovani ricercatori attraverso borse di studio. L’ambito della ricerca e i risultati tangibili che potremo raccogliere sono l’obiettivo principale per la crescita di MediCinema Italia. A sostegno della realizzazione della sala, a metà maggio partirà una campagna di fundraising che sosterrà parte dei lavori al Niguarda: un appello ai tanti amanti del cinema e ai milanesi tutti, per dare una mano concreta a questo splendido progetto”.

Daniel Frigo, amministratore delegato di The Walt Disney Company Italia, ha commentato: “Siamo davvero orgogliosi che il nostro supporto nella realizzazione della prima sala MediCinema in Italia abbia portato ad un impatto sociale così positivo sui pazienti del Gemelli e siamo pronti a dare il nostro continuo sostegno a questo innovativo progetto anche al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda della città di Milano, sede storica del quartier generale della Disney fin dal 1938, anno del suo arrivo nel nostro Paese. Ed è anche per questo che i Disney VoluntEARS, i volontari della famiglia Disney, sono pronti a mobilitarsi per dare un contributo concreto questo progetto”.

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