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Perché la seconda stagione di The Night Manager è il cult spy drama che stavamo aspettando?

Tom Hiddleston ha quel modo tutto suo di bucare lo schermo, un mix letale di eleganza britannica e tempesta interiore che ci fa sentire immediatamente a casa tra i corridoi gelidi dello spionaggio d’autore. Vedere il suo Jonathan Pine tornare in azione su Prime Video scatena una sorta di corto circuito nostalgico in noi nerd della serialità, un riflesso condizionato che ci spinge ad alzare il volume e a setacciare ogni singolo fotogramma in cerca di indizi nascosti. Questa seconda stagione di The Night Manager non è semplicemente un seguito tardivo, ma un urlo di classe pura che zittisce chiunque pensasse che dieci anni di attesa avessero sbiadito il mito creato da John le Carré.

Ritrovare Pine dopo quasi un decennio è come riabbracciare un vecchio compagno di avventure geek, uno di quei personaggi che non hai mai davvero abbandonato nel dimenticatoio del binge-watching compulsivo. La serie mantiene quell’estetica chirurgica e quella tensione silenziosa che sono il marchio di fabbrica dei racconti di spionaggio più raffinati, muovendosi con una grazia quasi irritante tra complotti internazionali e crisi d’identità. Il nostro protagonista non è rimasto fermo a guardare il tempo scorrere; è diventato un mosaico di cicatrici invisibili, un uomo stratificato la cui complessità psicologica funge da motore principale per questo nuovo, attesissimo capitolo narrativo.

The Night Manager - Stagione 2 | Trailer Ufficiale | Prime Video

L’idea che il passato possa restare sepolto sotto una nuova vita è la grande bugia da cui tutto ricomincia, un topos che ogni appassionato di spy story ama veder andare in frantumi. Pine ora cerca di convincersi di essere Alex Goodwin, un tranquillo ufficiale dell’MI6 confinato in un ufficio londinese dove l’unica adrenalina è quella della burocrazia più grigia. Questa normalità apparente, fatta di scartoffie e routine rassicuranti, è solo una maschera fragilissima pronta a crepare non appena l’ombra di una vecchia conoscenza si palesa tra la folla. Il destino di chi ha vissuto nell’ombra è quello di non poterne mai uscire davvero, e basta un sussurro per rimettere in moto gli ingranaggi della sua vera, letale natura.

Il nuovo volto della minaccia ha i tratti magnetici di Diego Calva, che interpreta un Teddy Dos Santos capace di riscrivere le regole del gioco criminale. Se il Richard Roper della prima stagione era l’incarnazione di una freddezza aristocratica, Dos Santos è il caos moderno, un villain brutale e carismatico che si muove tra traffici d’armi sporchi e le nuove, instabili dinamiche della geopolitica globale. Accanto a lui troviamo la Roxana Bolaños di Camila Morrone, un personaggio talmente ambiguo da diventare il centro di gravità emotiva di Pine. In questo triangolo di sospetti torna prepotente il tema della fiducia, quell’arma a doppio taglio che in un mondo di spie rappresenta spesso il primo passo verso il tradimento definitivo.

Spostandoci tra Colombia, Regno Unito, Francia e Spagna, la serie amplia il suo respiro geografico senza mai tradire quella coerenza stilistica che ci ha fatto innamorare anni fa. La regia sceglie di abbracciare momenti action più muscolari, ma lo fa con una sensibilità cerebrale che non sacrifica mai l’approfondimento psicologico sull’altare del mero spettacolo. In questo equilibrio perfetto brilla ancora una volta la maestosa Olivia Colman, la cui Angela Burr resta il faro etico assoluto di tutta la vicenda. Il legame tra lei e Pine è costruito su silenzi che valgono più di un intero manuale di sceneggiatura, una chimica fatta di sguardi d’intesa e reciproca, necessaria diffidenza che solo i grandi attori sanno rendere così elettrica.

Un plauso va fatto alla scelta di riportare sullo schermo volti noti come Alistair Petrie e Douglas Hodge, creando un ponte solido con il passato che evita accuratamente la trappola del fan service fine a se stesso. Anche se Hugh Laurie non è fisicamente presente, l’ombra del suo Richard Roper aleggia su ogni scena come un fantasma ingombrante, ricordandoci che nel labirinto delle ombre nulla viene mai cancellato per sempre. Questa evoluzione consapevole dimostra che The Night Manager ha saputo crescere con noi, trasformando l’assenza in un valore aggiunto e preparandoci a un arco narrativo ancora più vasto e ambizioso, già proiettato verso una terza stagione confermata.

Hiddleston si conferma l’unico interprete possibile per questo eroe tormentato e riluttante. Dimenticate l’istrionismo magnetico e caotico del suo Loki nel Marvel Cinematic Universe; qui Tom lavora per sottrazione, comunicando un’angoscia esistenziale anche solo attraverso il modo in cui scruta una stanza prima di sedersi. La sua performance è una danza logorante sul filo del rasoio, una ricerca di redenzione che rischia costantemente di scivolare nell’autodistruzione. È una visione potente, che parla direttamente a chi è cresciuto a pane e antieroi e non cerca scorciatoie narrative semplici, ma preferisce perdersi in storie scomode, affilate e terribilmente attuali.

Questa seconda stagione alza la posta in gioco riflettendo su temi caldi come la destabilizzazione delle democrazie e la responsabilità individuale, mantenendo però quell’eleganza british che rende ogni episodio un piccolo capolavoro di stile. La supervisione dei figli di le Carré garantisce che l’eredità del maestro sia in buone mani, trasformando la serie in un’estensione necessaria dei suoi romanzi immortali. Resta sospesa nell’aria la domanda fondamentale: quanto può un uomo immergersi nell’oscurità del nemico senza finire per somigliargli? La missione di Jonathan Pine è ricominciata e noi siamo pronti a seguirlo fino in fondo a questo labirinto di specchi, consapevoli che il meglio deve ancora essere svelato.

“The Life of Chuck”: Quando Stephen King incontra l’anima di Mike Flanagan – e qualcosa dentro di noi si accende

Il trailer italiano ufficiale di The Life of Chuck è finalmente arrivato, e per chi, come me, vive di pane, Stephen King e cinema, è stato come ricevere un colpo al cuore e una carezza allo stesso tempo. Questo film, interpretato da Tom Hiddleston e diretto da Mike Flanagan, non è semplicemente un adattamento cinematografico di un racconto. È una dichiarazione d’amore alla vita, alla memoria, a quei dettagli minuscoli eppure sconvolgenti che rendono ogni esistenza degna di essere raccontata. Sarà nei cinema italiani dal 18 settembre, distribuito da Eagle Pictures, e già dalle prime immagini capiamo che non ci troviamo davanti al solito horror kinghiano, ma a qualcosa di molto più raro: un viaggio emotivo dentro l’essere umano.

The Life of Chuck | Trailer Ufficiale

Per chi conosce Mike Flanagan – e qui parlo a voi, fedeli spettatori di The Haunting of Hill House, Midnight Mass, Doctor Sleep – il suo nome accanto a quello di Stephen King non è solo una collaborazione. È un incontro di anime affini. Flanagan non è il tipo di regista che si limita a portare in scena fantasmi o case stregate; lui si muove con delicatezza dentro il dolore, la perdita, la redenzione, come un autore che sa che dietro ogni terrore si nasconde una ferita umana. Per questo l’annuncio di The Life of Chuck ha fatto saltare sulla sedia tanti appassionati: qui non si parla di mostri sotto il letto o entità maligne che spuntano dagli angoli bui. Qui si parla di vita. Quella di Charles Krantz – per gli amici Chuck – ma, inevitabilmente, anche la nostra.

Il racconto originale, incluso nella raccolta Se scorre il sangue del 2020, è tra le opere più enigmatiche e toccanti di King. Strutturato al contrario, parte dalla fine del mondo e arriva fino all’infanzia di un uomo comune. Sembra assurdo? Lo è. Ma è anche straordinariamente umano. Quando ho saputo che Flanagan voleva portarlo al cinema, la mia reazione è stata un misto di entusiasmo e ansia. Perché trasporre una storia così intima e sfuggente è un rischio: non basta ricostruirla, bisogna sentirla. E poi è arrivato quel trailer, con le prime note malinconiche, Hiddleston che cammina assorto in un centro commerciale semideserto, e quella frase che mi ha stesa: “L’universo è grande e contiene moltitudini, ma… contiene anche me.”

Tom Hiddleston, inutile negarlo, è perfetto. Ha quella dolcezza fragile, quel fascino quasi etereo che lo rende capace di raccontare mondi interiori con un solo sguardo. Lo avevamo amato come Loki, certo, ma qui abbandona ogni maschera divina per diventare uomo. Un uomo qualunque, al centro di qualcosa di straordinario. Attorno a lui, un cast che fa venire i brividi (quelli belli): Karen Gillan, Chiwetel Ejiofor, Jacob Tremblay, Mark Hamill. Non sono solo nomi da locandina, sono interpreti che sanno sussurrare emozioni, anche quando il copione è fatto di silenzi e di piccoli gesti.

La struttura del film ricalca quella del racconto, in tre atti distinti, e anche se non voglio spoilerarvi nulla – davvero, questa è una storia che va vissuta in prima persona – vi posso dire che ogni segmento è un tassello di un mosaico più grande. Solo alla fine, o forse all’inizio, ci accorgiamo di avere tra le mani l’immagine completa di una vita. Le riprese, svoltesi in Alabama durante lo sciopero SAG-AFTRA, hanno paradossalmente accentuato l’atmosfera sospesa del film, fatto di tempo che si dilata e memorie che si sfaldano. E la colonna sonora dei Newton Brothers – storici complici di Flanagan – è un sussurro continuo, un filo emotivo che lega le scene con delicatezza.

Personalmente, seguo Mike Flanagan da anni, e ogni volta resto colpita dalla sua capacità di parlare di dolore e amore come facce della stessa medaglia. In The Haunting of Hill House ci ha insegnato che i fantasmi sono spesso i nostri rimpianti. In Midnight Mass ci ha fatto riflettere sulla fede, sull’abbandono, sull’eternità. In Doctor Sleep ha preso un classico come Shining e ci ha trovato dentro redenzione e perdono. Con The Life of Chuck sembra aver compiuto un passo ulteriore: non c’è bisogno del soprannaturale per raccontare l’infinito. Basta una vita. Una qualsiasi.

La presentazione al Toronto International Film Festival ha confermato tutto questo: standing ovation, lacrime, cuori infranti e pieni allo stesso tempo. Non è horror. Non è nemmeno, forse, un dramma come lo intendiamo di solito. È un viaggio meditativo dentro ciò che ci rende umani, fragile e splendente insieme. Un film che ci ricorda quanto siamo piccoli e, proprio per questo, immensi.

C’è una frase, nel racconto di King, che mi ossessiona da giorni: “Ogni vita è un universo. Ogni morte, una fine del mondo.” Ecco perché The Life of Chuck è così importante. Perché ci restituisce la prospettiva perduta. Perché ci costringe a guardarci allo specchio e a chiederci: cosa resterà di me? Un sorriso? Un abbraccio? Una musica che si spegne piano?

Io, intanto, conto i giorni che mi separano dal 18 settembre. So già che andrò al cinema con una scorta di fazzoletti, pronta a lasciarmi travolgere da questa storia intima e universale. E lo dico senza vergogna: sono pronta a ballare anche io nell’universo di Chuck, a ricordarmi che, in fondo, ogni vita è un miracolo.

E voi? Siete pronti a immergervi in questo viaggio emozionante? Fatemelo sapere nei commenti o condividete questo articolo sui vostri social. Voglio sapere cosa pensate, voglio leggere le vostre storie, voglio sapere se anche voi, come me, avete già iniziato a sentirvi un po’ Chuck.

Il Remake di Labyrinth con Robert Eggers: ce n’era davvero bisogno?

Nel vasto universo del cinema, pochi film possono vantare la stessa aura di incanto e meraviglia che avvolge “Labyrinth – Dove tutto è possibile, il capolavoro fantasy del 1986 diretto da Jim Henson. La pellicola, che ha saputo conquistare generazioni con la sua fusione unica di pupazzi, magia e la straordinaria performance di David Bowie nei panni di Jareth, il leggendario Re dei Goblin, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinema. Ora, a distanza di decenni dalla sua uscita, il film sta per ricevere una nuova vita grazie a un progetto di remake che promette di portare una ventata di freschezza in questo universo fantastico.

La notizia del remake di Labyrinth ha iniziato a circolare con insistenza nei mesi scorsi, scatenando l’entusiasmo dei fan e dei critici. Inizialmente, il progetto sembrava affidato a Mike Flanagan, il regista acclamato per il suo talento nel creare atmosfere inquietanti e nel rinnovare il genere horror, con film e serie come Oculus, Doctor Sleep e le acclamate The Haunting of Hill House e Midnight Mass. Flanagan, con il suo approccio impeccabile alla narrazione visiva, avrebbe potuto reinventare il mondo di Labyrinth per una nuova generazione, regalando al pubblico una versione contemporanea del film originale.

Tuttavia, la situazione ha preso una nuova piega quando è emerso che, a sorpresa, Flanagan è stato sostituito da Robert Eggers, il regista di Nosferatu e The Witch. Il regista statunitense, recentemente candidato con ben quattro nomination agli Oscar 2025 per il suo remake del “primo vampiro”, lavorerà alla sceneggiatura insieme a Sjón, mentre tra i produttori ci saranno Chris Columbus, Eleanor Columbus e Lisa Henson, con Brian Henson nel ruolo di produttore esecutivo.

L’annuncio ha scatenato una serie di interrogativi tra i fan: cosa cambierà con il suo arrivo alla direzione? Eggers, noto per il suo stile dark e crudo, potrebbe portare un tono completamente diverso al remake, infondendo la sua visione unica nel mondo creato da Henson. Mentre il progetto continua a evolversi, le voci su una possibile nuova incarnazione del leggendario Jareth, magari con Tom Hiddleston nel ruolo del Re dei Goblin, hanno alimentato ulteriori speculazioni. Tuttavia, queste rimangono per il momento solo voci non confermate, destinate a suscitare il dibattito tra i fan più appassionati.

«Con rischi indicibili e traversie innumerevoli io ho superato la strada per questo castello oltre la città dei Goblin, per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande. Non hai alcun potere su di me!» 

Il film originale, purtroppo, non ebbe un grande successo commerciale al momento della sua uscita. Tuttavia, nel corso degli anni è riuscito a conquistare un posto speciale nel cuore degli appassionati di cinema grazie alla sua straordinaria combinazione di design, effetti pratici, scenografie mozzafiato e una sceneggiatura scritta da Terry Jones dei Monty Python. La performance iconica di David Bowie nel ruolo di Jareth, con la sua presenza magnetica e la sua colonna sonora memorabile, ha contribuito a fare di Labyrinth un cult. La sua figura, in particolare, è rimasta scolpita nella memoria collettiva come un esempio perfetto di come l’arte e la musica possano fondersi in maniera straordinaria, creando un personaggio che non è solo un antagonista, ma una figura affascinante e indimenticabile.

Le speculazioni su un possibile sequel o remake di Labyrinth circolavano da anni, con registi come Fede Álvarez e Scott Derrickson che inizialmente esploravano l’idea. Alla fine, il progetto è passato nelle mani di Eggers, suscitando incertezze tra i fan riguardo alla possibilità di creare una nuova versione che mantenga la magia dell’originale e, soprattutto, l’eredità di Bowie come Jareth. Nonostante l’entusiasmo per il remake, molti temono che nessun attore possa sostituire Bowie, e la possibilità di utilizzare CGI per rimpiazzarlo preoccupa ulteriormente. Tuttavia, il remake potrebbe offrire l’opportunità di introdurre il mondo di Labyrinth a una nuova generazione, pur rispettando l’eredità del film del 1986. Con Eggers alla regia, resta da sperare che il progetto non solo omaggi l’originale, ma lo renda ancora una volta un capolavoro cinematografico.

La recensione della seconda stagione di Loki. La Redenzione di un Dio e il Nuovo Corso del MCU

La seconda stagione di Loki arriva in un momento critico per il Marvel Cinematic Universe (MCU), che sembra aver perso la sua incrollabile forza narrativa dopo il clamoroso successo di Avengers: Endgame. La crisi del MCU è ormai evidente, come dimostrato da recensioni tiepide e fallimenti al box office. La narrazione del Multiverso, un tempo affascinante, ha iniziato a sembrare troppo complessa e frammentata. I fan sono stanchi della confusione che regna tra le varie linee temporali e delle nuove saghe che non riescono a ripetere l’impatto epico dei precedenti crossover. Ma Loki 2 si inserisce in questo contesto di incertezze con una proposta che, pur con i suoi limiti, si distingue per la sua introspezione e la forza del suo protagonista.

Loki Stagione 2 | Trailer Ufficiale | Disney+

Questa seconda stagione di Loki si concentra principalmente sulla crescita del Dio degli Inganni, affrontando con maggiore profondità i dilemmi temporali e il suo percorso di redenzione. A differenza della prima stagione, che aveva creato un intricato gioco di eventi e personaggi legati all’agenzia della TVA e alle sue implicazioni multiversali, la seconda si allontana dalle complicazioni narrative per concentrarsi sulla trasformazione di Loki in una figura eroica. Sebbene questo approccio permetta una narrazione più intima, il prezzo da pagare è la scarsità di sviluppo per alcuni personaggi secondari, che a volte sembrano quasi dimenticati.

Eppure, è proprio il finale di questa stagione a riaccendere la speranza per il futuro del MCU. Il sacrificio di Loki, epico e tragico, non solo riscatta il personaggio ma lo eleva a una figura quasi mitologica. Concludendo il suo ciclo di redenzione, Loki diventa simbolo di virtù kalokagathali, un concetto dell’antica Grecia che unisce perfezione fisica e morale. Il suo viaggio verso la crescita personale si intreccia perfettamente con le radici mitologiche nordiche, portando la serie a un culmine che, pur se drammatico, è anche riflessivo e ricco di significato. Questo sacrificio richiama la figura di Odino, che si appese a Yggdrasil per ottenere saggezza, e allo stesso modo, Loki dà la sua vita per salvare il Multiverso, rivelando un legame profondo con la mitologia norrena.

Non è solo una questione di redenzione, però. La trasformazione di Loki è anche una ri-elaborazione dell’idea di Ymir, il primo gigante di ghiaccio della mitologia norrena, il cui sacrificio ha dato origine ai nove mondi. Quando Loki si fa carico di riportare in vita le ramificazioni temporali e di “resettare” il Multiverso, lo fa tramite un atto di creazione, in un modo che ricorda Yggdrasil e la sua connessione con l’universo. Con questo gesto, Loki diventa l’Atlante del suo universo, il “Dio degli intrecci”, la figura che connette tutti i mondi.

La serie, pur con i suoi difetti — qualche episodio più debole e la mancanza di un vero e proprio antagonista che faccia da contraltare all’eroe — riesce comunque a restituire un Loki che rispecchia i più alti ideali dell’epica greca e norrena, trovando un perfetto equilibrio tra la dimensione personale del personaggio e l’epicità degli eventi che lo circondano. Non è un caso che, nonostante le critiche, Loki 2 sia una delle serie più apprezzate del MCU in un periodo in cui la continuità narrativa appare confusa e dispersiva. La sua capacità di raccontare la crescita di un personaggio in modo tanto drammatico quanto emozionante risolleva le sorti di un universo narrativo che sembrava aver perso la sua direzione.

In un momento di incertezze e crisi, Loki 2 offre una conclusione che fa sperare in un ritorno alla grandezza per il MCU. Con una scrittura che fonde riflessioni profonde sul sacrificio e sulla redenzione con la spettacolarità visiva che contraddistingue il Marvel Cinematic Universe, la serie si rivela un pezzo fondamentale per chi desidera ancora credere nelle potenzialità del Multiverso. La fine della stagione, sebbene lasci aperte molte porte per future evoluzioni, segna un ritorno alle origini della mitologia e delle storie che ci hanno sempre appassionato, portando con sé la sensazione che, forse, il MCU possa trovare una nuova via per riscrivere storie capaci di coinvolgere ancora una volta cuore e mente dei fan.

La prima stagione di Loki. Caos, Ordine e Viaggi Temporali nel Nuovo Capitolo del MCU

Nel 2021, Loki, la serie Marvel disponibile su Disney+, ha portato sul piccolo schermo l’iconico dio dell’inganno interpretato da Tom Hiddleston, un personaggio che ha conquistato i fan fin dai suoi esordi nell’Universo Cinematografico Marvel. Dopo gli eventi di Avengers: Endgame, la serie intraprende un viaggio complesso, esplorando temi come le linee temporali, le varianti e il destino, mentre la regia di Kate Herron e la sceneggiatura di Michael Waldron danno vita a un prodotto che, pur con qualche limite, offre spunti interessanti per chi segue l’universo Marvel.

La storia prende il via con un colpo di scena: durante gli eventi di Avengers: Endgame, Loki ruba il Tesseract e, per una serie di imprevisti, riesce a sfuggire nel deserto, creando una nuova linea temporale. A questo punto entra in gioco la Time Variance Authority (TVA), un’organizzazione che supervisiona la “Sacra Linea Temporale” per impedire deviazioni pericolose. È qui che il nostro Loki incontra Mobius, interpretato da un Owen Wilson in forma smagliante, che lo recluta per fermare una minaccia misteriosa che rischia di mettere in pericolo l’intero ordine temporale.

Il mondo in cui si svolge la serie è affascinante, un mix tra futurismo e nostalgia, dove la TVA sembra un ibrido tra un ufficio governativo degli anni ’60 e un sistema tecnologico avveniristico. La scenografia diventa parte integrante della narrazione, creando un universo fuori dal tempo e dalla realtà, dove ogni cosa sembra essere in continuo movimento e niente è mai completamente certo. Questo elemento dona alla serie un’atmosfera unica che, seppur complessa, riesce a coinvolgere.

Il cast, con il ritorno di Hiddleston nei panni di Loki, è uno dei punti di forza di Loki. Il rapporto tra Loki e Mobius è il cuore pulsante della serie, con Owen Wilson che riesce a dare un’interpretazione perfetta, creando un contrasto affascinante con il dio dell’inganno. Tuttavia, la serie non è priva di qualche nota dolente. Il personaggio di Sylvie, la variante di Loki interpretata da Sophia Di Martino, parte con premesse interessanti ma, man mano che la trama si sviluppa, perde un po’ di quella forza che la rendeva inizialmente affascinante. La sua relazione con Loki, pur essendo ben costruita, diventa ripetitiva, e questo ne indebolisce l’impatto narrativo.

Un altro aspetto che lascia un po’ di amaro in bocca è la gestione delle varianti di Loki. Nonostante l’idea di esplorare diverse versioni del personaggio sia intrigante, il modo in cui vengono trattate queste varianti risulta poco approfondito. In una serie che gioca con il concetto di multiverso e linee temporali, sarebbe stato interessante vedere maggiormente esplorato il potenziale delle varie versioni di Loki, ma la narrazione si limita a sfiorarle, senza mai andare veramente in profondità.

Nel panorama delle serie Marvel, Loki si inserisce in un contesto piuttosto interessante, soprattutto se paragonata a WandaVision, che aveva alzato l’asticella con un approccio complesso e sfaccettato. La serie di Loki parte benissimo, ma perde parte del suo slancio man mano che gli episodi proseguono, con la trama che si fa via via più intricata e difficile da seguire. Qui il paragone con Rick and Morty, a cui Michael Waldron ha contribuito come sceneggiatore, è inevitabile: la serie animata, pur trattando temi simili, riesce a mantenere una brillantezza narrativa che Loki non sempre raggiunge.

Tuttavia, uno degli aspetti più affascinanti di Loki è senza dubbio il suo finale, che segna una vera e propria svolta nella trama e promette sviluppi futuri che potrebbero finalmente portare alla luce tutto il potenziale del personaggio. Il conflitto tra ordine e caos, tra sicurezza e libertà, rimane al centro della narrazione, creando una tensione che sembra destinata a ripercuotersi sulle future fasi del MCU.

Nonostante alcune incertezze e la sensazione che la serie avrebbe potuto osare di più, Loki si conferma come un prodotto capace di scuotere le certezze degli appassionati di Marvel. La sua ambiguità, l’assenza di un chiaro manicheismo nei personaggi, lo rendono una narrazione più complessa di quanto ci si potesse aspettare. Sebbene non sfrutti tutte le sue potenzialità, il finale lascia presagire che la seconda stagione, già confermata, potrebbe rimettere insieme i pezzi di questa storia affascinante e in continua evoluzione. Loki resta una serie dal grande potenziale, anche se non sempre realizzato appieno. Come ogni viaggio nel tempo che si rispetti, lascia più domande che risposte, ma apre anche la strada per un futuro ricco di possibilità. Per gli appassionati del MCU, è una serie che merita di essere seguita, con la speranza che la seconda stagione possa finalmente capitalizzare quanto di buono è stato seminato finora.

The Good, the Bart, and the Loki

Disney+ ha annunciato The Good, the Bart, and the Loki, un nuovo corto de I Simpson a tema Marvel che sarà disponibile da mercoledì 7 luglio sulla piattaforma streaming. Nel nuovo corto in arrivo in esclusiva su Disney+, Loki è bandito da Asgard ancora una volta e deve affrontare i suoi avversari più difficili: i Simpson e gli eroi più potenti di Springfield. Il dio dell’Inganno fa squadra con Bart Simpson in questo crossover che rende omaggio all’Universo Cinematografico Marvel composto da supereroi e villain.

Tom Hiddleston torna nei panni di Loki, prestandogli la voce nella versione originale del nuovo corto animato. Il dio dell’Inganno affiancherà molti dei personaggi preferiti dai fan de I Simpson.

The Good, the Bart, and the Loki è il secondo di una serie di corti Disney+ con I Simpson, che rendono omaggio ai diversi brand e titoli della piattaforma. Il primo corto a tema Star WarsMaggie Simpson in “Il risveglio della Forza dopo il riposino”, è disponibile su Disney+.

I nuovi episodi della serie originale Marvel Studios Loki sono disponibili ogni mercoledì sulla piattaforma streaming. È disponibile la key art di The Good, the Bart, and the Loki, ispirata al poster del film Marvel Studios Avengers: Endgame.

Loki: a Milano il murales di Lucamaleonte

Per celebrare la nuova serie originale Marvel Studios Loki, disponibile su Disney+ con nuovi episodi ogni mercoledì, lo street artist Lucamaleonte ha realizzato a Milano un murales ispirato alla serie. Il disegno, che si trova sul Wall di Porta Genova, in via Casale, rappresenta una personale interpretazione dell’iconico personaggio interpretato da Tom Hiddleston, esaltandone la dualità e gli aspetti della sua complessa personalità.

Lucamaleonte nasce nel 1983 a Roma, dove vive e lavora. Dipinge per strada dai primi anni del 2000, prima con stencil e poster, successivamente con pennelli e vernici. Ama raccontare le storie dei luoghi tramite i suoi lavori murali. Ha all’attivo numerose esposizioni tra collettive e personali, oltre che muri dipinti in giro per il mondo.

Loki segue le vicende del dio dell’Inganno quando esce dall’ombra di suo fratello, in una nuova serie che si svolge dopo gli eventi di Avengers: Endgame. Tom Hiddleston torna nei panni del protagonista, insieme a Owen Wilson, Gugu Mbatha-Raw, Sophia Di Martino, Wunmi Mosaku e Richard E. Grant. Kate Herron è la regista, mentre Michael Waldron è il capo sceneggiatore.

Thor e Loki, due figure mitologiche a confronto

Thor, il dio dei fulmini, e Loki, dio dell’inganno, sono fra le più importanti divinità del pantheon mitologico nordico. In tutti i film dell’universo Marvel i due fratelli si combattono per il predominio su Asgard. Per il grande pubblico queste due divinità sono fratelli, in realtà non è così. I due sono compagni di avventure e non fratellastri. Insieme hanno combattuto molte battaglie contro i giganti di ghiaccio, fino all’arrivo del Ragnarök.

“Thor è un dio della stirpe degli Asi amato e venerato, tanto che la sua figura, che in epoca pagana rivaleggiava per la supremazia con Odino, fu in seguito tenacemente opposta al “Cristo”, il nuovo dio proveniente da sud“.

Il figlio di Odino dalla barba e capelli rossi era il dio degli uomini. Conosciuto come il protettore dell’umanità dai giganti e dalle bestie infernali partorite da Loki l’ingannatore; Thor era anche il dio della Sippe, ovvero la famiglia.

La figura di Loki della trasposizione cinematografica non è tanto lontana dalla verità. Per quanto infatti la funzione di Loki sia quella di portare l’Apocalisse il giorno del Ragnarok, spesso è compagno di Odino e Thor e li aiuta a superare diverse difficoltà. Loki è, per questo, il dio dell’inganno, delle macchinazioni e dei sotterfugi. Egli non è la personificazione del Male, per come possiamo intenderla noi, quanto piuttosto il Male necessario. Anche il suo ruolo nel Ragnarok, come padre dei mostri e comandante degli eserciti infernali, è funzionale alla ciclicità del Cosmo. L’etimologia di Loki è legata al fuoco, alla fiamma. Esso è segno di civiltà, ma anche di distruzione. Il suo ruolo di dio civilizzatore si interrompe quando Loki viene identificato anche con i Giganti. Questi sono la personificazione stessa del Caos, di Ginnungagap, la Voragine originaria della mitologia Scandinava dell’Edda poetica. Loki è padre di Midgardsorm, il serpente abissale, ma anche di Fenrir, il lupo che divorerà la luna e ucciderà Odino e di Hel, la dea degli inferi. Nella mitologia norrena Loki compie un peccato così grande da ricevere una delle peggiori punizioni. Egli è la causa della morte di Baldr, il dio Solare, figlio di Odino e il più amato di tutti gli dèi. Catturato dagli dèi, Loki verrà portato in una buia grotta. Qui uno dei suoi due figli, Vali, viene trasformato in lupo affinché divorasse il fratello Narvi di fronte agli occhi del padre. Le interiora del povero Narvi vennero usate come catene per legare Loki ad una roccia. Un serpente venne incaricato di far gocciolare sul viso di Loki il suo veleno, goccia dopo goccia. Il supplizio terminerà quando, il giorno del Ragnarok, riuscirà a liberarsi dalle catene e porterà la distruzione sulla terra.

 

Thor: Ragnarok

Il film dei Marvel StudiosThor: Ragnarok, terzo capitolo dedicato al dio del Tuono all’interno dell’Universo Cinematografico Marvel, ha elettrizzato il pubblico e la critica incassando più di 845 milioni di dollari al botteghino globale. In Thor: Ragnarok proseguono le epiche avventure narrate nei due precedenti successi cinematografici della saga. Il pubblico ha fatto conoscena per la prima volta Hela, prima antagonista protagonista dell’Universo Cinematografico Marvel, il cui ruolo è affidato all’attrice premio Oscar Cate Blanchett, mentre Karl Urban veste i panni del suo braccio destro Skurge. Jeff Goldblum è l’esuberante Gran Maestro, sovrano del pianeta Sakaar dove Thor diventa prigioniero di Valchiria, una cacciatrice di taglie interpretata da Tessa Thompson.
 
 
La ricerca di nuove storie su cui basare le ultime imprese di Thor è iniziata con uno sguardo alla storia del personaggio, come spiega il produttore Kevin Feige:
 
“I personaggi secondari di Thor, la sua sfilza di antagonisti e il dramma familiare tra Loki e Odino, hanno dato vita ad alcune delle trame più ricche dell’Universo Cinematografico Marvel”.
 

Chris Hemsworth torna a vestire i panni di Thor. Il dio del Tuono è intrappolato dall’altro lato dell’universo senza il suo potente martello, mentre ad Asgard l’inferno si scatena in seguito al ritorno di Hela: una malvagia creatura proveniente da una zona oscura e dimenticata dell’universo, dotata di un potere mai visto prima nei Nove Regni. Afferma il regista Taika Waititi:

“Demolirà la tipica idea di villain.. Lei non è solo bella e tutto ciò che ci si aspetta da un cattivo femminile. È divertente, sorprendente e ha un aspetto fantastico. Ma è anche imperfetta e tormentata”.

Interpretata dal premio Oscar Cate Blanchett, Hela possiete l’abilità di scatenare armi illimitate in modi straordinari e letali ed è tornata per cercare vendetta su coloro che l’hanno esiliata.

“Mi sono divertita moltissimo a interpretare questo demone, questa dea della Morte”, commenta Blanchett. “Non è semplicemente sinistra. C’è una vena di malizia e di giocosità nel suo personaggio”.   

Proprio nel momento in cui Asgard ha più bisogno di lui, Thor è bloccato su un pianeta chiamato Sakaar. Qui ritrova il suo potente alleato Bruce Banner in un’arena di gladiatori: arrivato in questo luogo in seguito agli eventi di Avengers: Age of Ultron, da due anni vive nei panni di Hulk e non vuole restituire il controllo a Bruce Banner, che lo farebbe sicuramente tornare alla sua vita precedente sulla Terra.  Mark Ruffalo ha dichiarato:

“Durante quel periodo di tempo, per come l’ho immaginata io, Banner è caduto in un sonno profondo” .

Sul grande schermo tornano anche Tom Hiddleston nei panni del fratello adottivo Loki, Idris Elba alias Heimdall e Anthony Hopkins nel ruolo di Odino. Tra gli altri personaggi presenti nei fumetti originali fanno il loro ingresso nell’Universo Cinematografico Marvel anche l’impetuosa guerriera cacciatrice di taglie Valchiria (Tessa Thompson), Skurge (Karl Urban) e il Gran Maestro, dittatore di Sakaar (Jeff Goldblum). Diretto da Taika Waititi, Thor: Ragnarok è prodotto da Kevin Feige, mentre Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Brad Winderbaum, Thomas M. Hammel e Stan Lee sono i produttori esecutivi. La storia è stata scritta da Craig Kyle e Christopher Yost, insieme a Eric Pearson che ha firmato anche la sceneggiatura.

Martedì 24 ottobre a Milano numerose celebrities hanno sfilato sul carpet della proiezione speciale di Thor: Ragnarok per celebrare l’arrivo del film Marvel nelle sale italiane. Star del mondo della musica come Fabio Rovazzi, Danti, Chiara Grispo, Carletto, Oovee; del mondo dello spettacolo come Benedetta Parodi, Frank Matano, Valerio Staffelli; del mondo dello sport come Sara Cardin, Enrico Garozzo ed Erika Kirpu; e del mondo del web come Matt & Bise, Francesco Sole, i Nirkiop, Leonardo Decarli, ST3PNY, The Show, The New Magic Wizard, Calciatori Brutti, Actual, Klaus, Scherzi di Coppia, Mantex & Mina e molti altri ancora.
 
 

Daniel Frigo, Amministratore Delegato di The Walt Disney Company Italia, ha commentato:

“Thor è uno dei personaggi Marvel più amati e questo eccezionale risultato dimostra quanta attesa c’era anche nel nostro Paese per una nuova avventura interamente dedicata al dio del Tuono. Il film Thor: Ragnarok appassiona tutti, non solo i fan, perché è un fantastico mix di divertimento, azione e spettacolarità, con incredibili protagoniste femminili al fianco dei beniamini di sempre. Si tratta di un risultato raggiunto anche grazie al lavoro di tutta la Company e al supporto dei diversi partner”.

Ora, questa coloratissima avventura cosmica piena di azione, umorismo, momenti drammatici e scene spettacolari arriverà nei migliori negozi in Blu-Ray 3D, Blu-Ray e DVD dal 7 marzo  insieme a un prezioso cofanetto che racchiude tutte e tre le avventure del supereroe con il martello.

Gli esclusivi e inediti contenuti speciali nelle versioni in alta definizione comprendono scene eliminate; esilaranti papere sul set; un cortometraggio esclusivo intitolato Team Darryl, terzo capitolo del documentario fittizio Team Thor, incentrato su un nuovo ed eccentrico coinquilino; un contenuto dedicato all’evoluzione degli eroi dell’Universo Cinematografico Marvel che giungerà al culmine in Avengers: Infinity War. Oltre a numerosi dietro le quinte che esplorano la visione unica del regista Taika Waititi, Ie inarrestabili donne del film, il carismatico Korg, il tirannico Gran Maestro, dittatore di Sakaar, e i fumetti Marvel che hanno dato origine al film; un commento audio di Waititi; e molto altro.

Blu-ray:

  • Introduzione del regista
  • Scene eliminate e estese – Scene Eliminate: Lo Stregone Supremo, Skurge trova Heimdall, Hulk insegue Thor attraverso Sakaar, e Scene Estese: Thor incontra il Gran Maestro, Avenger Stupido contro Avenger Piccolo, Il Gran Maestro e Topaz
  • Papere sul set – Divertiti a guardare questa collezione di errori, gaffe e scivoloni commessi dal cast del film
  • Cortometraggio esclusivo/Team Darryl – Subito dopo essere stato spodestato come sovrano di Sakaar, il Gran Maestro arriva sulla Terra per iniziare una nuova vita. È passato più di un anno da quando Thor ha lasciato l’Australia e Darryl sta faticando a pagare l’affitto. Ora Darryl ha bisogno di un nuovo coinquilino che lo aiuti nei pagamenti mensili: sfortunatamente per Darryl, l’unico a rispondere al suo annuncio “Cercasi Coinquilino” è il Gran Maestro, che si trasferisce a casa sua con risultati esilaranti.
  • Marvel Studios: I Primi Dieci Anni – L’Evoluzione degli Eroi – L’Universo Marvel è vastissimo e trascende i limiti del tempo e dello spazio. In questo contenuto, esamineremo l’Universo Cinematografico Marvel nella sua interezza e scopriremo dove si trova ciascun eroe all’interno dell’attuale linea temporale dell’Universo Cinematografico, dato che tutte le loro storie culmineranno in un grande evento: Avengers: Infinity War.
  • Entrare in contatto con il proprio Thor interiore – Taika Waititi, regista di Thor: Ragnarok, ha portato la sua sensibilità e il suo senso dell’umorismo unico all’interno del film in maniera grandiosa, ma è soprattutto l’evoluzione del senso dell’umorismo di Thor a emergere di più nel nuovo film. Questo contenuto esplora il contributo di Chris Hemsworth allo sviluppo del suo amatissimo personaggio e celebra il potente cast artistico e tecnico del film, che vi racconterà il duro lavoro necessario per dare vita agli eccentrici comprimari di Thor, ma anche i momenti più divertenti vissuti durante la realizzazione.
  • Donne Inarrestabili: Hela e Valchiria – Questo documentario esplora la forza dei personaggi femminili di Thor: Ragnarok, la loro importanza all’interno del MCU, le incredibili attrici che le hanno interpretate e le loro epiche origini fumettistiche.
  • Alla Ricerca di Korg – Una spassosa intervista con Taika incentrata sul casting di Korg. Il regista racconta la difficile ricerca dell’aspetto migliore per Korg e descrive le sfumature di questo personaggio, divenuto subito iconico all’interno del MCU. Durante questa conversazione, il regista approfondirà anche gli straordinari effetti visivi che hanno dato vita a Korg, a Sakaar e agli altri mondi di Thor: Ragnarok.
  • Sakaar: Ai Confini del Conosciuto e dell’Ignoto – Sakaar è il luogo in cui vanno a finire tutte le cose perse e trascurate. Questo documentario risponderà a tutte le vostre domande conosciute e sconosciute, ed esplorerà allo stesso tempo il duro lavoro e la creatività necessari per creare l’aspetto e l’atmosfera di Sakaar. Dalle scenografie ispirate alle celebri opere di Jack Kirby fino all’impegno mostrato dal team addetto allo sviluppo visivo nella creazione di straordinari set reali e digitali, vedrete questo mondo distante prendere vita.
  • Viaggio nel mistero – Un esauriente documentario con gli sceneggiatori, con il regista e con il produttore Kevin Feige incentrato sui fumetti Marvel che hanno ispirato Thor: Ragnarok. Il documentario si concentra principalmente sulla serie limitata dedicata allo scontro dei campioni, in cui il Gran Maestro metteva i nostri eroi preferiti l’uno contro l’altro proprio come accade nel film. Inoltre, il documentario esplora ulteriormente le origini fumettistiche di Thor e le sue storie classiche attraverso alcune interviste con alcuni dei più importanti creatori di fumetti, come Walt Simonson e Jack Kirby.
  • Scene in 8bit – La battaglia finale sul ponte + La battaglia sull’astronave attraverso Sakaar. Alcuni  scene fondamentali, presentate nello stile di un videogioco vintage.
  • Commento del regista

 Esclusive digitali:

  • L’evoluzione dell’amicizia tra Thor e Hulk – Esamineremo questa amicizia tra supereroi, sviluppatasi nell’arco di svariati film Marvel. Dal loro primo combattimento sull’Helicarrier fino all’ormai iconico pugno di Hulk nel primo Avengers, scoprite come i più potenti supereroi della Marvel siano diventati i più straordinari superamici.
  • Scene eliminate aggiuntive – Viaggio ad Asgard, Corsa verso il wormhole

 

Thor: The Dark World

“Thor: The Dark World”, diretto da Alan Taylor, è il secondo capitolo della saga dedicato al Dio del Tuono, ed è il film numero otto dell’universo cinematografico Marvel. Questo seguito, che segue il primo “Thor” del 2011, è un’opera che unisce dramma, avventura e una buona dose di azione cosmica, tutti elementi che hanno conquistato il pubblico e gli appassionati dei supereroi.

Il film si apre con un prologo che ci riporta migliaia di anni indietro, quando Bor, il padre di Odino, ha sconfitto gli elfi oscuri guidati da Malekith. Questi ultimi ambivano a ottenere l’Aether, una sostanza fluida e potentissima capace di riportare l’universo alla sua oscurità primordiale durante un raro allineamento planetario noto come “Convergenza”. Per prevenire una catastrofe, Bor decide di nascondere l’Aether nel cosiddetto “mondo oscuro” e Malekith, sconfitto ma non annientato, fugge. Nel presente, la trama si svolge principalmente su Asgard e sulla Terra, dove Thor, interpretato da Chris Hemsworth, ei suoi alleati, inclusi i guerrieri e Lady Sif, sono impegnati a mantenere il ritmo nei Nove Regni devastati dai Marauders. La vita di Thor viene sconvolta quando Jane Foster, interpretata da Natalie Portman, scopre un’anomalia gravitazionale a Londra che la trasporta nel mondo oscuro. Qui, Jane viene posseduta dall’Aether, e Thor, avvisato da Heimdall, la porta ad Asgard per curarla. La risurrezione dell’Aether segna la rinascita di Malekith e dei suoi elfi oscuri. Questi, attraverso una serie di eventi drammatici, minacciano Asgard e costringono Thor a intraprendere un viaggio per fermarli. Dopo la tragica morte della regina Frigga e il conseguente funerale, Thor decide di allearsi con Loki, interpretato da Tom Hiddleston, il quale è stato imprigionato per i suoi crimini precedenti sulla Terra. La trama si intensifica quando Loki, inizialmente un traditore, si dimostra essenziale per affrontare la minaccia di Malekith. Il film culmina in una battaglia finale che si svolge a Greenwich, durante il quale Thor e Jane affrontano Malekith ei suoi seguaci in una lotta drammatica per salvare l’universo. Le scene post-crediti aggiungono ulteriori spunti per il futuro dell’universo Marvel, con l’Aether che viene affidato al Collezionista e la rivelazione che Loki ha preso il posto di Odino.

La cinematografia di Taylor è uno dei punti di forza del film: le scene di battaglia sono spettacolari, e le ambientazioni, sia su Asgard che nei mondi oscuri, sono visivamente mozzafiato. La regia di Taylor riesce a dare un senso di epicità e grandezza che si sposa bene con la narrazione drammatica e le dinamiche familiari che sono centrali nella saga di Thor.Chris Hemsworth, nel ruolo di Thor, conferma la sua interpretazione definitiva del personaggio, bilanciando perfettamente forza e debolezza. Tom Hiddleston, con la sua interpretazione di Loki, continua ad essere uno dei punti salienti della serie, con la sua ambiguità e il suo carisma che arricchiscono ogni scena in cui appare. Anthony Hopkins e Rene Russo offrono interpretazioni intense e ricche di emozione, aggiungendo profondità ai personaggi di Odino e Frigga. Malekith, interpretato da Christopher Eccleston, è un cattivo dalla notevole presenza scenica, sebbene il suo background e le motivazioni potrebbero essere approfonditi ulteriormente. Eccleston porta sullo schermo un antagonista minaccioso, ma il personaggio, pur avendo una certa carica, sembra rimanere un po’ nell’ombra rispetto ad altri villain dell’universo Marvel.

“Thor: The Dark World” si rivela così un capitolo solido e coinvolgente della saga Marvel, capace di mescolare avventura cosmica e dramma familiare con grande maestria. Con una regia che esalta la grandiosità dei mondi rappresentati e una trama che approfondisce le relazioni tra i personaggi principali, il film si conferma una tappa fondamentale nel percorso narrativo dell’universo Marvel, promettendo nuove sfide e avventure per i nostri eroi.

Solo gli amanti sopravvivono: il vampirismo malinconico di Jim Jarmusch tra amore, arte e fine del mondo

Ci sono film che non si guardano davvero. Ti guardano loro. Ti osservano mentre provi a sistemarti sulla poltrona, mentre capisci che no, non è la serata giusta per qualcosa di rumoroso o consolatorio, mentre abbassi le difese senza nemmeno accorgertene. Solo gli amanti sopravvivono è uno di quei film. E non per snobismo, non per posa autoriale. Piuttosto perché sceglie di parlarti sottovoce, come fanno solo le storie che non hanno fretta di piacerti. Jim Jarmusch – e qui basta dire il nome per evocare un certo tipo di silenzio, di tempo che si dilata, di sigarette fumate con lentezza – costruisce un vampirismo che non ha nulla di predatorio e nulla di spettacolare. Niente denti lucidi pronti a mordere lo schermo. Qui il morso è altrove. È nello sguardo stanco di Adam, nella voce carezzevole di Eve, nel modo in cui il mondo contemporaneo sembra aver perso ogni vibrazione vitale, riducendosi a una discarica di suoni inutili e di cultura usata male.

Adam ed Eve esistono da secoli, ma non sono mai stati così soli come adesso. Lui rintanato in una Detroit svuotata, bellissima nella sua decomposizione industriale, che sembra un corpo lasciato senza sangue. Lei a Tangeri, circondata da libri, lingue, memorie che si stratificano come polvere preziosa. Due vampiri che hanno visto passare imperi, rivoluzioni, geni creativi, e che ora osservano gli umani come creature fragili e distratte, capaci di distruggere tutto senza nemmeno rendersene conto. Non c’è disprezzo, però. C’è una malinconia quasi affettuosa. Come quando guardi qualcuno che ami fare sempre gli stessi errori.

Tom Hiddleston è Adam con una precisione che fa male. Il suo corpo sembra già mezzo fantasma, le mani sempre incerte, lo sguardo di chi ha perso la voglia di spiegarsi. Compone musica che nessuno deve ascoltare, suoni pensati per accompagnare funerali che non finiscono mai. Il suo disgusto per il presente non è rabbia, è stanchezza. Una stanchezza antica, stratificata, che rende persino l’immortalità un peso ingestibile. Accanto a lui Tilda Swinton è pura eleganza atemporale. Eve non giudica, osserva. Legge. Ascolta. Ama. È la custode della memoria, quella che sa ancora riconoscere la bellezza quando tutto intorno sembra averla dimenticata.

Il loro amore non ha nulla di romantico nel senso classico. È una complicità fatta di silenzi condivisi, di vinili passati di mano in mano, di sguardi che si capiscono prima delle parole. Un amore che resiste perché ha attraversato secoli, non perché promette eternità. Ed è forse questo il punto che fa più male: l’idea che l’amore, come l’arte, come il pensiero, sopravviva solo se accetta di cambiare pelle senza perdere l’anima.

Poi arriva Ava. E il film cambia respiro. Mia Wasikowska incarna una giovinezza vampirica che non ha memoria, che consuma senza rispetto, che vive il presente come una festa infinita senza preoccuparsi delle conseguenze. Ava è il caos, la rottura, l’elemento disturbante che manda in frantumi equilibri già fragili. Non è cattiva, ed è forse questo il problema. È semplicemente figlia di un tempo che non sa più aspettare, che non sa più custodire nulla.

Quando la storia scivola verso Tangeri, il film si fa ancora più rarefatto, quasi febbrile. La presenza di Christopher Marlowe – sì, proprio lui, il poeta – è uno di quei colpi jarmuschiani che non cercano spiegazioni. La cultura qui non è citazione colta, è sangue vero, nutrimento essenziale. Senza arte, senza parole, senza musica, anche l’immortalità si ammala. Letteralmente.

E quando tutto sembra sul punto di spegnersi, quando Adam ed Eve si ritrovano a vagare come ombre indebolite, Jarmusch compie un gesto che non è né consolatorio né cinico. Li riporta all’origine. Al contatto diretto. Al corpo. Alla scelta. Nutrire senza distruggere, trasformare invece di annientare. Non è una morale, è una domanda lasciata aperta, come tutto il film. È possibile sopravvivere senza diventare mostri? È possibile attraversare il tempo senza perdere l’empatia?

Forse è per questo che Solo gli amanti sopravvivono resta addosso così a lungo. Non perché racconti vampiri, ma perché parla a chi si è sentito fuori sincrono almeno una volta. A chi ha amato troppo la cultura per ridurla a consumo rapido. A chi guarda il presente con un misto di affetto e sconforto, chiedendosi se esista ancora un modo gentile di stare al mondo.

E la sensazione finale non è chiusura, non è risposta. È piuttosto quella di una notte che continua, da qualche parte. Con due figure che camminano lentamente, mano nella mano, mentre il resto del mondo corre senza guardarsi intorno. Tu da che parte ti senti, quando le luci si abbassano davvero?

War Horse di Steven Spielberg

Steven Spielberg torna al cinema con War Horse, un’avventura epica che racconta la straordinaria storia di amicizia tra un cavallo di nome Joey e un giovane ragazzo, Albert, nell’Europa della Prima Guerra Mondiale. Il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Michael Morpurgo e dall’omonimo adattamento teatrale del romanzo di Nick Stafford. War Horse è stato distribuito nelle sale statunitensi il 25 dicembre 2011 mentre in quelle italiane è stato distribuito il 17 febbraio 2012.

War Horse è un racconto di lealtà, speranza e perseveranza ambientato in Inghilterra e in Europa durante la Prima Guerra Mondiale. War Horse inizia con una straordinaria storia di amicizia tra un cavallo di nome Joey e un giovane ragazzo, Albert, che lo alleva e lo addestra. Quando vengono separati, l’eroico viaggio del cavallo Joey , attraverso i duri scenari della guerra, cambierà e ispirerà le vite di tutti coloro che incontrerà sul suo cammino (la cavalleria britannica, i soldati tedeschi, un contadino francese e sua nipote), prima che la storia raggiunga il culmine dell’emozione nel mezzo della Terra di Nessuno

 

Thor di Kenneth Branagh

Thor, diretto da Kenneth Branagh nel 2011, è un film che ha conquistato il grande schermo. Ispirato al personaggio dei fumetti Marvel e al dio della mitologia norrena, Thor è il quarto film del Marvel Cinematic Universe ed è interpretato dall’affascinante Chris Hemsworth nel ruolo del protagonista. Il cast include anche Natalie Portman, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Kat Dennings, Clark Gregg, Colm Feore, Ray Stevenson, Idris Elba, Jaimie Alexander, Rene Russo e Anthony Hopkins.

La trama del film ruota attorno al protagonista Thor, che, dopo aver scatenato una guerra con i Giganti di Ghiaccio a causa della sua arroganza, viene esiliato da suo padre Odino e spedito sulla Terra, chiamata anche Midgard. Thor fa la conoscenza di Jane Foster, una giovane e brillante scienziata, e insieme a lei cerca un modo per tornare ad Asgard, la sua patria. Nel frattempo, deve anche affrontare suo fratello Loki, che si è impossessato del trono di Asgard. La pellicola si conclude con una scena dopo i titoli di coda diretta da Joss Whedon.

Inizialmente, l’unione tra Kenneth Branagh e Thor può sembrare bizzarra, considerando che il regista è noto per le sue performance teatrali di spessore, soprattutto quelle delle opere di Shakespeare. Tuttavia, Branagh ha avuto un legame con i fumetti Marvel sin dagli anni ’60, attratto dai vivaci colori delle copertine e in particolare da quella di “The Mighty Thor”.La vera affinità tra Branagh e Thor risiede nella natura tragica della storia del personaggio, scritta da Stan Lee e Jack Kirby. Thor è un eroe muscoloso e coraggioso, ma anche estremamente arrogante, convinto di avere sempre ragione grazie alla sua immensa forza. Questa sua arroganza lo porta a commettere atti sconsiderati e a provocare conflitti, che lo portano all’esilio e alla perdita dei suoi poteri.

Durante il suo tempo sulla Terra, Thor impara importanti lezioni di umiltà e umanità, grazie all’amore che sviluppa per Jane Foster. Tuttavia, il suo ritorno ad Asgard e il recupero del trono non sono così semplici, poiché suo fratello Loki tramava alle sue spalle per prendere il suo posto come re. Ciò rende il film una sorta di Caino e Abele con un supereroe come protagonista.

Branagh ha cercato di restare fedele al linguaggio e al tono dei fumetti originali, utilizzando un linguaggio ricco e leggero, talvolta simile a quello delle opere di Shakespeare ambientate nelle corti nobiliari. Inoltre, ha dato grande importanza all’architettura nel film, mescolando tradizioni del modernismo con elementi dell’arte norvegese, creando così un mondo visivamente sorprendente.

Thor è un personaggio molto amato dai fan dei fumetti e rappresenta anche un simbolo di eroismo personale che affascina il pubblico. Non è solo un supereroe muscoloso, ma anche un personaggio complesso che deve affrontare le proprie debolezze e imparare importanti lezioni di vita. L’attore Chris Hemsworth confessa di aver sempre sognato di interpretare un supereroe fin da bambino, ed è entusiasta di far parte del mondo Marvel sul grande schermo. Nonostante le sfide che il personaggio di Thor affronta nel film, Hemsworth tornerà presto a vestire i panni dell’eroe nel prossimo capitolo della Marvel, “The Avengers”, diretto da Joss Whedon, che riunirà tutti i supereroi della casa in un’epica avventura. In conclusione, l’unione tra i due mondi di Kenneth Branagh e Thor può sembrare inizialmente improbabile, ma si rivela invece un’affinità elettrica. Grazie a un mix di teatro shakespeariano, fumetti Marvel, e una buona dose di umanità, la collaborazione tra Branagh e Thor ha dato vita a un film che riesce a essere sia un’epica avventura supereroistica che una tragedia intima.