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Bitcoin il film: thriller su Satoshi Nakamoto con Gal Gadot girato con intelligenza artificiale

Qualcuno, qualche anno fa, sosteneva che le storie più potenti del nostro tempo non nascono più nei fumetti o nei romanzi di fantascienza, ma dentro i codici, tra stringhe di dati che scorrono invisibili sotto la superficie della realtà. E in effetti basta pronunciare “Bitcoin” per rendersi conto che non stiamo parlando solo di una tecnologia, ma di una mitologia contemporanea, una leggenda digitale che ha sostituito i racconti attorno al fuoco con thread infiniti e forum criptici.

Adesso questa leggenda prova a prendersi il grande schermo, e lo fa con un progetto che sembra uscito da un crossover tra thriller politico e cyberpunk: un film che ruota attorno al mistero di Satoshi Nakamoto, figura quasi mitologica quanto un eroe senza volto dei manga anni Novanta, interpretata e decostruita attraverso una storia che mescola potere, paranoia e verità manipolate. Il titolo è “Bitcoin”, anche se molti lo hanno incrociato online come “Killing Satoshi”, e già qui si capisce il tono, quello delle storie che non vogliono limitarsi a raccontare, ma scavare, insinuarsi.

Alla regia troviamo Doug Liman, uno che con il ritmo non ha mai avuto problemi, uno che sa cosa significa tenere lo spettatore incollato allo schermo mentre tutto intorno crolla o si trasforma, da Edge of Tomorrow – Senza domani fino a Barry Seal – Una storia americana. Qui però la materia è diversa, meno esplosiva in superficie ma infinitamente più instabile sotto: la finanza globale, le criptovalute, il sospetto che dietro un sistema apparentemente decentralizzato si muovano forze tutt’altro che invisibili.

E poi c’è il casting, che da solo racconta una certa ambizione. Gal Gadot si prende il ruolo di Charlotte “Lotte” Miller, una giornalista di guerra che sembra uscita da un romanzo di spionaggio anni Settanta ma catapultata dentro il caos contemporaneo. Non è difficile immaginarsela mentre passa da un fronte reale a uno digitale, dove le armi non sono più proiettili ma informazioni. Accanto a lei Casey Affleck, che interpreta Craig Wright, uno dei nomi più divisivi nella storia recente del mondo crypto, uno che ha provato a dire “sono io Satoshi” e si è trovato travolto da una tempesta che non ha nulla di virtuale.

Chi segue questa storia da anni lo sa: Wright è diventato quasi un personaggio da fumetto, una figura che oscilla tra genio incompreso e antagonista tragico, spesso etichettato con quel soprannome che gira nei forum più tossici e appassionati, “Faketoshi”. Il film prende questa tensione e la trasforma in racconto, in conflitto, in qualcosa che può essere vissuto anche da chi non ha mai aperto un wallet o letto una blockchain.

A rendere il tutto ancora più interessante, quasi disturbante se vogliamo, è il modo in cui questo film è stato realizzato. Non parliamo solo di una produzione veloce, ma di un esperimento che sembra anticipare il futuro del cinema: venti giorni di riprese, ambientazioni completamente generate dall’intelligenza artificiale, attori immersi in spazi che non esistono davvero. Una roba che, detta così, sembra uscita da un episodio di Black Mirror.

E qui scatta qualcosa, almeno per chi è cresciuto tra VHS, set costruiti a mano e green screen che facevano ancora un po’ sorridere. L’idea che un film di questo calibro possa essere girato senza location reali, con performance che possono essere modificate, ritoccate, quasi riscritte in post-produzione grazie a sistemi di machine learning, cambia completamente il modo in cui pensiamo al cinema. Non è più solo recitazione, non è più solo regia: è una forma ibrida, dove l’attore lascia una traccia che può essere trasformata, riplasmata, adattata.

E non tutti la stanno prendendo bene, anzi. Da una parte chi vede in questa rivoluzione una democratizzazione dei mezzi, la possibilità di abbattere costi e limiti produttivi; dall’altra chi teme una perdita di autenticità, una sorta di “deepfake emozionale” che rischia di svuotare il lavoro umano. Il fatto che il contratto di produzione includa la possibilità di modificare espressioni, movimenti e perfino la voce degli attori non è esattamente un dettaglio secondario.

Intanto la storia procede su un binario che sembra sempre sul punto di deragliare: un uomo che cerca disperatamente di dimostrare di essere il creatore di Bitcoin, mentre intorno a lui si muovono miliardari, investitori, governi, tutti con qualcosa da perdere. La domanda che il film mette al centro è quasi più interessante delle risposte: se non è lui, allora perché tanto accanimento? Perché qualcuno dovrebbe investire risorse enormi per distruggere una versione della verità?

Chi ha vissuto la nascita del web, i forum, Napster, le prime criptovalute viste come giocattoli per nerd, sente un’eco familiare. Ogni rivoluzione tecnologica porta con sé una battaglia narrativa, una lotta per definire chi controlla la storia. Bitcoin non fa eccezione, anzi, amplifica tutto.

Il fatto che questa vicenda arrivi al cinema proprio adesso non è casuale. Il mondo crypto non è più una nicchia, è entrato nel linguaggio comune, nelle discussioni da bar, nei meme. E quando una storia arriva a quel livello, significa che è pronta per essere raccontata in modo più ampio, più spettacolare, più accessibile.

Resta da capire come verrà accolta. Una parte della community vedrà il film come un’operazione superficiale, magari irritante, soprattutto alla luce delle sentenze legali che hanno già smontato certe rivendicazioni. Altri invece potrebbero apprezzare il tentativo di trasformare un dibattito tecnico in un racconto umano, fatto di ossessioni, paure, ambizione.

E poi c’è un’altra questione, più sottile, che resta lì a galleggiare: stiamo assistendo alla nascita di un nuovo modo di fare cinema o a una scorciatoia pericolosa? Perché se davvero bastano venti giorni e un sistema di intelligenza artificiale per costruire un film di questo livello, allora cambia tutto. Cambia il tempo, cambia il valore, cambia il concetto stesso di produzione.

Alla fine, quello che resta non è solo la curiosità per un thriller su Bitcoin o per l’ennesimo tentativo di dare un volto a Satoshi Nakamoto. Resta quella sensazione familiare, quasi nostalgica, che si prova quando si capisce di essere nel mezzo di un passaggio epocale, proprio come quando abbiamo visto internet trasformarsi sotto i nostri occhi senza rendercene conto.

E allora viene naturale chiedersi cosa ne pensate davvero, al di là dell’hype, delle polemiche e delle tecnologie: questo tipo di cinema vi incuriosisce o vi mette a disagio? La storia di Bitcoin merita davvero questo tipo di racconto o rischia di diventare solo un’altra mitologia semplificata per il grande pubblico?

Se vi va, continuiamo la discussione lì dove le storie oggi prendono davvero vita, tra commenti, thread e community, perché alla fine è proprio questo il bello di mondi come quello raccontato su : non si limitano a essere osservati, chiedono di essere vissuti e messi in discussione insieme.

In the Hand of Dante: il thriller che porta il Sommo Poeta nella New York della mafia

Quando un regista come Julian Schnabel arriva al Lido con un progetto che ha inseguito per quindici anni, la curiosità diventa febbre. In the Hand of Dante, presentato fuori concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è molto più di un semplice film: è un’opera-mondo, un flusso che ingloba Dante Alighieri, la mafia newyorkese, il dolore creativo, le ossessioni letterarie e un cast che definire stellare è riduttivo. Schnabel lo ha descritto come “tragico e folle come la vita”, e basta questa dichiarazione per capire il tono del viaggio.

La storia prende vita da un manoscritto perduto della Divina Commedia, custodito per secoli nella Biblioteca Vaticana e improvvisamente piombato nel ventre oscuro di New York. Qui passa dalle mani di un boss mafioso a quelle di Nick Tosches, lo scrittore che nel romanzo originale si mette in scena e che nel film ha il volto intenso di Oscar Isaac. Ed è proprio Isaac a farsi carico del gioco più ambizioso: interpretare sia Tosches che lo stesso Dante Alighieri, in un continuo rimbalzo tra presente e passato. Da una parte c’è lo scrittore coinvolto in una spirale di violenza e tradimenti, dall’altra il poeta alle prese con il proprio blocco creativo, i tormenti politici e le visioni che lo condurranno fino al cuore della Commedia.

In the Hand of Dante new clip official from Venice Film Festival 2025

Il film è costruito come una discesa agli Inferi che alterna mafiosi a Caronte, sicari a demoni, vicoli di Brooklyn a corridoi medievali. È un noir che si traveste da poema epico, un thriller letterario che flirta con la filosofia e la leggenda. Schnabel non si limita a citare Dante: lo reinventa, lo piega a un presente in cui l’arte è ancora un’arma di salvezza.

Il cast è una di quelle combinazioni che sembrano nate in un universo parallelo dove i fan di cinema hanno potere decisionale. Accanto a Isaac troviamo Gal Gadot come Giulietta/Gemma Donati, Gerard Butler nei panni del brutale Papa Bonifacio, John Malkovich nel glaciale ruolo di Joe Black, Sabrina Impacciatore come la dottoressa Pulice, Franco Nero nei panni del misterioso Don Lecco, Benjamin Clementine in versione Mefistofele enigmatico, e Martin Scorsese, che oltre a produrre veste i panni del mentore Isaiah, con un ruolo scritto quasi come un’eco della sua stessa vita. E non è finita: Jason Momoa, Al Pacino, Lorenzo Zurzolo, Claudio Santamaria e Guido Caprino completano un mosaico che oscilla tra Hollywood e il grande cinema europeo.

Un film così non nasce dall’oggi al domani. L’idea risale al 2008, quando Johnny Depp acquisì i diritti del romanzo di Nick Tosches con l’intenzione di produrlo e interpretarlo. Per anni il progetto rimase sospeso tra voci e annunci, finché Schnabel non ne prese le redini, portando sul set un team di attori che ha trovato la strada solo nel 2023, durante gli scioperi di Hollywood, grazie a un accordo speciale con il sindacato SAG-AFTRA. Girato tra location italiane e metropoli americane, In the Hand of Dante si presenta come un’opera visivamente potente, sospesa tra la pittura raffinata di Schnabel e la crudezza di un noir senza sconti.

Ma un film così ambizioso non poteva non dividere. Già a Venezia le opinioni sono state contrastanti. Alcuni spettatori lo hanno accolto come un esperimento visionario, altri lo hanno definito un guazzabuglio ipertrofico, un flusso di citazioni e immagini che rischia di perdersi nel proprio labirinto. C’è chi ha riso in sala durante scene che avrebbero dovuto suscitare pathos, e chi invece è rimasto incantato dall’azzardo di Schnabel. Lui, dal canto suo, ha difeso le scelte del casting e ha ribadito che il suo film non è un trattato sulla Divina Commedia, ma un’opera che ci spinge a restare nel presente, proprio come i quadri di Caravaggio che trasformano la morte in eternità visiva.

Il paradosso è che, proprio grazie a queste spaccature, In the Hand of Dante sembra destinato a diventare un instant cult. Non tanto per il suo successo narrativo, quanto per la sua natura di esperimento folle, di oggetto cinematografico che si prende terribilmente sul serio e finisce, forse involontariamente, per sfiorare la parodia. È il tipo di film che i cinefili nerd si costringeranno a vedere e rivedere, per poi discuterne per ore tra una birra e una convention, chiedendosi se Schnabel abbia davvero trovato un varco tra Inferno e Paradiso o se si sia perso in un limbo di eccessi.

Alla fine, la domanda che resta sospesa è semplice e abissale: può davvero l’arte salvarci dalla caduta? Schnabel sembra rispondere di sì, ma la sua risposta non è mai rassicurante, perché ci ricorda che l’Inferno può nascondersi dietro l’angolo, tra un vicolo di Brooklyn e un’aula del potere fiorentino. E allora la salvezza non è una meta, ma il viaggio stesso.

E voi, lettori di CorriereNerd, che ne pensate? Questo film è un capolavoro visionario o un disastro affascinante? Raccontatelo nei commenti e condividetelo con la vostra community: la discussione, in fondo, è il vero fuoco che alimenta ogni opera d’arte.

Wonder Woman torna nel DC Universe: James Gunn conferma il nuovo film sull’Amazzone

C’è un’energia che serpeggia tra le pagine digitali delle notizie nerd in questi giorni. Un fremito sottile ma inesorabile, come il battito d’ali di un grifone sulle scogliere di Themyscira. Sì, amiche e amici del CorriereNerd.it, è giunto il momento di tornare a parlare di lei: la sola, l’unica, inimitabile Wonder Woman. E questa volta non si tratta di speculazioni, teorie o sussurri nella notte: abbiamo finalmente notizie ufficiali, fresche fresche e confermate, che rimettono la principessa amazzone al centro del pantheon cinematografico del nuovo DC Universe.

L’annuncio è arrivato con tutta la potenza di un fulmine lanciato da Zeus in persona: James Gunn, il demiurgo che sta riforgiando il destino del DCU insieme a Peter Safran, ha rivelato che un nuovo film su Wonder Woman è attualmente in fase di scrittura. Non si tratta di una semplice idea buttata lì, ma di un progetto concreto che sta già prendendo forma su carta (o meglio, su file), parola dello stesso Gunn durante un’intervista rilasciata il 10 giugno 2025. “Stiamo lavorando a Wonder Woman,” ha detto, lasciando intendere che il progetto è ancora nelle sue fasi iniziali, ma è reale, vivo e pronto a germogliare.

Un momento di gioia pura per tutti noi che, negli ultimi mesi, avevamo iniziato a temere che Diana fosse rimasta indietro nel nuovo mosaico del DC Universe. In effetti, fino a poco tempo fa, lei era l’unica dei “Grandi Quattro” a non avere ancora un film ufficialmente annunciato. Perché sì, ormai è chiaro che il nuovo DCU poggerà su quattro colonne portanti: Superman, Batman, Supergirl e, naturalmente, Wonder Woman. David Zaslav, CEO di Warner Bros. Discovery, lo aveva già anticipato con fierezza, parlando di un futuro in cui Kara Zor-El avrebbe affiancato i due iconici maschi alfa e la nostra amata Diana in una nuova trinità espansa, più inclusiva e moderna. Ma senza Wonder Woman, quella visione sarebbe stata zoppa.

Ora, con l’annuncio ufficiale del film, le cose si fanno serie. Ancora più interessante, però, è la rivelazione fatta da Deadline, che nelle scorse ore ha riportato un dettaglio cruciale: la sceneggiatura sarà firmata da Ana Nogueira, già incaricata di scrivere il film dedicato a Supergirl e impegnata anche sulla serie live-action dei Teen Titans. Un nome che, sebbene ancora poco noto al grande pubblico, promette di portare una sensibilità contemporanea e coerente con il nuovo corso narrativo dell’universo DC. Il suo coinvolgimento, per ora, non è stato commentato ufficialmente dai DC Studios, ma la notizia è bastata a scatenare un’onda d’entusiasmo tra i fan.

Ed è impossibile non notare come questa nuova direzione arrivi in un momento cruciale per il brand DC. Il recente successo planetario del film Superman, sempre diretto da James Gunn, è stato un segnale chiarissimo: il pubblico è ancora affamato di supereroi, ma vuole storie nuove, volti nuovi e – soprattutto – un universo coeso. Con oltre 409 milioni di dollari incassati in poche settimane, Superman ha dato una scossa vitale a un franchise che molti credevano ormai fuori gioco. E ora, con Wonder Woman pronta a tornare in campo, le cose potrebbero davvero decollare.

Ovviamente, il percorso per riportare Diana sul grande schermo non è stato tutto rose e fiori. Ricordiamoci che il tanto chiacchierato Wonder Woman 3 di Patty Jenkins è stato ufficialmente cancellato quando Gunn e Safran hanno preso il timone dei DC Studios. Una decisione che fece parecchio rumore – e non poca polemica – anche per via dell’addio (non proprio consensuale) di Gal Gadot, la cui interpretazione di Diana aveva segnato un’intera generazione di spettatori. Tuttavia, alla luce del nuovo piano decennale del DCU, la scelta appare ora più che sensata. Per costruire un universo narrativo coeso, serve coerenza. E questo significa, inevitabilmente, ricominciare da capo.

Dunque sì, è praticamente certo che vedremo una nuova interprete indossare i bracciali d’argento e brandire la Lancia di Atena. E mentre i rumor continuano a impazzare online – tra i nomi più chiacchierati c’era perfino Milly Alcock, reduce da House of the Dragon, ma James Gunn ha smentito tutto – al momento non c’è ancora una scelta definitiva per il ruolo. Il mistero su chi sarà la nuova Wonder Woman rimane fitto, ma forse è meglio così. Il fascino dell’attesa, del “chi sarà degna?”, alimenta la nostra immaginazione e tiene alta la tensione narrativa. Un po’ come succedeva quando aspettavamo con ansia la prossima stagione di Smallville o il nuovo costume di Batman.

E intanto, mentre l’ombra della nuova Diana si staglia all’orizzonte, non possiamo dimenticare il ruolo monumentale che il personaggio ha giocato nella cultura pop. Creata nel 1941 da William Moulton Marston, Wonder Woman è stata la prima supereroina a rompere le barriere di genere nei fumetti, incarnando un modello di forza femminile che univa potere e compassione, giustizia e amore, battaglia e diplomazia. La sua influenza è stata tale da attraversare decenni, generazioni e medium diversi: dalla leggendaria Lynda Carter nella serie TV anni ’70, alla potente incarnazione cinematografica di Gal Gadot, fino ad arrivare ai fumetti moderni e ai videogiochi. È un simbolo, un faro, una vera dea tra gli eroi.

Ecco perché il ritorno di Wonder Woman nel nuovo DCU non è una semplice notizia di cinema. È un evento culturale. È il ripristino di un equilibrio mitologico. È il richiamo delle Amazzoni, pronte a cavalcare di nuovo tra le nuvole dei nostri sogni nerd. In un universo che si sta ricostruendo pezzo dopo pezzo, con nuovi Green Lantern in arrivo, un Flash in fase di rilancio e una Justice League che finalmente sembra avere una visione condivisa, Diana è più che mai necessaria. Perché lei non è solo una combattente: è la coscienza dell’intero pantheon DC.

Quindi sì, possiamo finalmente urlarlo con fierezza: Wonder Woman sta tornando. E non vediamo l’ora di scoprire chi sarà chiamata a raccogliere il Lazo della Verità e a incarnare questo mito immortale. Il viaggio sarà lungo, certo, ma ogni passo ci avvicina a una nuova epoca di gloria per l’universo DC.

E voi? Chi vorreste vedere nei panni della nuova Wonder Woman? Quale attrice pensate possa incarnare lo spirito indomito dell’Amazzone? Condividete le vostre teorie nei commenti, diteci la vostra e – soprattutto – diffondete la notizia sui vostri social: il mondo ha bisogno di sapere che Diana sta per tornare. E noi nerd, come sempre, saremo pronti ad accoglierla con il rispetto che merita.

Biancaneve su Disney+: il remake live-action tra incanto, nostalgia e modernizzazione – la magia ritorna (forse)

C’era una volta… un classico Disney che ha fatto la storia. Un film che ha dato inizio a tutto, che ha segnato l’alba del cinema d’animazione come lo conosciamo oggi. Parliamo ovviamente di Biancaneve e i Sette Nani, il capolavoro del 1937 che ha incantato intere generazioni con la sua semplicità fiabesca e la potenza innovativa della sua animazione. E ora, nel 2025, la fiaba ritorna. Disney ci invita a riscoprire quel mondo, ma sotto una nuova luce, con una versione live-action che promette incanto e spettacolo. Biancaneve arriva in esclusiva streaming su Disney+ dall’11 giugno, pronta a dividere, emozionare e – si spera – affascinare anche i più scettici.

Già dai primi teaser e clip rilasciati, è chiaro l’intento del film: non semplicemente rievocare la favola, ma reinterpretarla, trasportarla nel presente senza (almeno in teoria) perdere il cuore pulsante che l’ha resa immortale. Un’operazione delicatissima, se non rischiosa, che la Disney conosce bene, avendo già affrontato simili sfide con successi come La Bella e la Bestia e Aladdin, ma anche con titoli meno riusciti come Pinocchio.

Questa nuova Biancaneve è diretta da Marc Webb – lo stesso regista che ci aveva regalato lo Spider-Man “romantico” di Andrew Garfield – e vede protagonisti Rachel Zegler nel ruolo dell’iconica principessa e Gal Gadot nei panni della Regina Cattiva, in una versione sontuosa e visivamente ipnotica, ma forse meno spaventosa di quanto ci si potesse aspettare.

Biancaneve | Dall'11 Giugno Disponibile su Disney+

Una principessa che cambia pelle

Il cuore pulsante di questa rivisitazione è proprio lei, Biancaneve. Rachel Zegler – già applaudita per il suo talento vocale in West Side Story – si trova a dare voce e corpo a una principessa che vuole emanciparsi dallo stereotipo dell’“angelo del focolare”. Qui, Biancaneve non è più solo una giovane sognatrice che canta al pozzo dei desideri aspettando il principe, ma una ragazza determinata, consapevole, che sogna non l’amore romantico, ma la libertà e la giustizia per il suo regno. È un cambio di prospettiva coerente con i tempi, ma che inevitabilmente altera l’equilibrio narrativo del classico originale.

C’è chi potrà storcere il naso, ma non si può negare che l’intento sia chiaro: parlare a una nuova generazione, pur rimanendo con un piede nella tradizione. Certo, il carisma fiabesco della Biancaneve animata – quella dolce, innocente e un po’ naïve – viene sacrificato in parte, ma in cambio otteniamo un personaggio più tridimensionale e meno “di carta”.

La Regina (meno) cattiva

Gal Gadot, volto amatissimo dai fan della DC per il suo ruolo di Wonder Woman, si trasforma nella Regina Cattiva. Ed è proprio qui che il film inciampa un po’: sebbene la presenza scenica sia innegabile – i costumi sono un tripudio gotico da cosplay – la sua interpretazione non raggiunge mai i toni realmente inquietanti dell’originale del ’37. La strega trasformata che ci ha traumatizzati da bambini qui lascia spazio a una villain più elegante che spaventosa, più teatrale che terrificante. È un’estetica affascinante, certo, ma manca quella malvagità viscerale che ha reso l’antagonista originale un pilastro della Disney-villainy.

E il principe? C’era una volta…

Anche il ruolo del principe subisce una trasformazione. In questa versione, il classico Azzurro viene rimpiazzato da Jonathan, interpretato da Andrew Burnap, un ladro dal cuore buono che promette sfumature più complesse. Peccato che la sceneggiatura gli dedichi troppo poco spazio: la sua storia resta in superficie, e il legame con Biancaneve è appena abbozzato. Una scelta forse voluta per spostare l’attenzione sulla protagonista, ma che lascia l’impressione di un’occasione mancata.

Colonna sonora: tra emozione e nostalgia (mancata)

Uno degli aspetti più attesi era sicuramente la musica. E qui entriamo in un terreno scivoloso. A firmare la nuova colonna sonora sono Benj Pasek e Justin Paul, la coppia d’oro di Broadway e Hollywood, noti per La La Land e The Greatest Showman. I due regalano a Biancaneve nuove ballate, tra cui la delicata “Aspetto un desiderio”, che cerca di aggiornare l’immaginario sonoro del film senza dimenticare il passato. Ma se i brani inediti faticano a rimanere in testa, i grandi classici come “Ehi-Ho” e “Impara a fischiettar” – pur presenti – vengono rielaborati in chiave meno memorabile.

È qui che si sente la nostalgia: l’assenza di un tema musicale davvero iconico, capace di scolpirsi nella mente. Una pecca non da poco, considerando l’eredità sonora lasciata dal film del ’37.

Visivamente… quasi una favola

A livello visivo, il film si muove tra alti e bassi. Alcuni scenari sono di una bellezza mozzafiato, come la foresta incantata che sembra uscita da un sogno illustrato. Gli effetti visivi sono raffinati, ma non sempre convincenti, soprattutto nella rappresentazione degli animali e dei Sette Nani – qui realizzati con CGI che, sebbene curata, non sempre riesce a integrarsi alla perfezione con gli attori in carne e ossa.

La regia di Marc Webb, pur essendo tecnicamente solida, manca di guizzi originali. Sembra quasi più attenta a non sbagliare che a osare. Ed è proprio questa prudenza che toglie al film quella scintilla creativa che avrebbe potuto trasformarlo in un piccolo capolavoro.

Biancaneve 2025: magia a metà?

Alla fine dei conti, il live-action di Biancaneve non è un disastro, ma neanche un trionfo. È un film onesto, con qualche bel momento e diverse intenzioni lodevoli, ma anche con un’identità un po’ incerta. Piacerà a chi cerca un aggiornamento moderno della fiaba, farà discutere i fan più puristi, e forse lascerà indifferente chi sperava in un’esperienza cinematografica travolgente.

Tuttavia, c’è una magia che resta intatta: quella di tornare, anche solo per un paio d’ore, nel regno incantato dove è iniziato tutto. E se proprio non riuscite ad innamorarvi della nuova versione, su Disney+ vi aspetta anche il classico del 1937. Sempre lui, eterno come il primo amore.

Allora, cosa ne pensate di questa nuova Biancaneve? Vi ha colpito o vi ha lasciato freddi come una mela avvelenata? Condividete il vostro incantesimo… ops, volevo dire il vostro commento, e fate girare questo articolo tra i vostri amici nerd sui social!

The Runner: Gal Gadot in fuga per salvare il figlio nel nuovo thriller mozzafiato di Kevin Macdonald

C’è qualcosa di profondamente affascinante nei thriller d’azione in cui una protagonista forte e determinata è costretta a correre contro il tempo, sfidando il destino e un nemico invisibile per salvare ciò che ha di più caro. The Runner, il nuovo film prodotto da Amazon MGM Studios e Rockwood Pictures, porta sul grande schermo proprio questo tipo di tensione, con una Gal Gadot in una delle sue interpretazioni più intense e fisiche degli ultimi anni.

L’attrice israeliana, amatissima dai fan nerd per il suo ruolo iconico di Wonder Woman nel DC Extended Universe, torna con un personaggio che promette di conquistarci in un modo del tutto diverso: nei panni di un’avvocatessa di successo, brillante e agguerrita, ma improvvisamente costretta a calarsi in un incubo a occhi aperti. Suo figlio è stato rapito. Un misterioso interlocutore, noto semplicemente come il Caller, la obbliga a seguire una serie di istruzioni criptiche e pericolose, spingendola in una corsa sfrenata per le strade di Londra, dove ogni secondo potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.

Dietro la macchina da presa c’è Kevin Macdonald, regista scozzese dall’animo poliedrico che ha già dimostrato di saper giocare con le emozioni e la tensione in opere come L’ultimo re di Scozia, State of Play e The Mauritanian. La sua capacità di intrecciare narrazione e suspense, senza mai sacrificare la profondità dei personaggi, sembra essere la scelta perfetta per dare vita a un racconto dove l’azione si mescola al dramma umano più universale: quello di una madre pronta a tutto per il proprio figlio.

La sceneggiatura è firmata da Mark Gibson, già autore di film come Snow Dogs e The Wild. Questa volta, però, Gibson abbandona il tono leggero delle sue opere precedenti per addentrarsi in un territorio più oscuro, nervoso, dove la tensione psicologica e il ritmo incalzante giocano un ruolo centrale. La trama di The Runner si preannuncia come un puzzle, un labirinto urbano fatto di minacce invisibili, trappole e segreti che il personaggio di Gadot dovrà decifrare per salvare il figlio e, forse, anche se stessa.

Le riprese sono iniziate ufficialmente il 22 aprile 2025 a Londra, trasformando la metropoli britannica in un vero e proprio campo di battaglia urbano. Le immagini trapelate dal set mostrano una capitale frenetica e vibrante, ma anche fredda e spietata, perfetta per ospitare un thriller che punta tutto sull’immersione totale dello spettatore nella corsa disperata della protagonista.

Nel cast troviamo anche Damian Lewis, volto amatissimo dai fan delle serie TV per i suoi ruoli in Homeland e Billions, che qui potrebbe interpretare un alleato oppure un antagonista… il mistero aleggia ancora. Insieme a lui, Kenton Lloyd Morgan, Robert James Smith (già visto in Mickey 17 e Bridget Jones: Un amore di ragazzo) e Pierre Bergman, noto per The Night Manager e MobLand. Una formazione di talento e versatilità, scelta con cura per accompagnare una storia che promette colpi di scena e tensione alle stelle.

Ma dietro The Runner c’è anche un nome che non possiamo ignorare: David Kosse. Ex dirigente di Universal, Netflix e Film4, è lui a ideare e sviluppare il progetto, portandolo avanti tramite la sua nuova casa di produzione, Rockwood Pictures. Kosse non è certo nuovo ai grandi successi: è stato coinvolto in pellicole come Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Niente di nuovo sul fronte occidentale e Adrift. Questo è il primo film ufficiale della sua Rockwood, società londinese con un accordo di sviluppo non esclusivo con Amazon UK. Una partenza col botto, verrebbe da dire.

E Gal Gadot? Dopo essere diventata mamma per la quarta volta (con una gravidanza tenuta abilmente lontana dai riflettori), l’attrice sembra più determinata che mai. La vedremo presto anche nei panni della Regina Cattiva nel live action Disney di Biancaneve, in arrivo nel marzo 2025, e ha appena concluso le riprese di In the Hand of Dante, diretto da Julian Schnabel. Inoltre, tramite la sua casa di produzione Pilot Wave – fondata insieme al marito e socio Jaron Varsano – sta sviluppando diversi progetti cinematografici, dimostrando di avere uno sguardo attento sia davanti che dietro la macchina da presa.

In attesa di un trailer ufficiale e di una data di uscita precisa, The Runner si sta già facendo strada tra gli appassionati di cinema d’azione e thriller psicologici, anche grazie all’alchimia tra un team creativo di altissimo livello e una protagonista che non smette mai di stupire. Sarà interessante vedere come il pubblico accoglierà questa nuova sfida per Gal Gadot, lontana dai mantelli e dai superpoteri, ma ancora una volta al centro della scena, pronta a lottare con coraggio e determinazione.

E voi cosa ne pensate? Vi intriga questa nuova avventura di Gal Gadot? Vi piacciono i thriller urbani a caccia contro il tempo come Phone Booth, Collateral o Man on Fire? Parliamone nei commenti qui sotto e non dimenticate di condividere l’articolo sui vostri social per farlo scoprire anche ai vostri amici nerd e cinefili!

Lynda Carter: La Leggenda di Wonder Woman e il Riconoscimento del Paley Honors nel 2025

Nel 1975, Lynda Carter fece il suo debutto televisivo nel ruolo di Diana Prince nella serie Wonder Woman, diventando la prima persona a interpretare il personaggio in live-action. La sua versione dell’eroina della DC Comics è rapidamente diventata un’icona mondiale, e la serie ha continuato a catturare il cuore degli spettatori per tre stagioni. Ma l’impatto di Wonder Woman non si è fermato lì. Ha ispirato decenni di merchandise, cosplay e, soprattutto, ha motivato generazioni di bambine a credere che anche loro potessero essere le eroine della loro storia. A cinquant’anni di distanza, il Paley Center for Media ha deciso di rendere omaggio a Lynda Carter durante il Paley Honors Spring Gala del 2025, che si terrà il 19 maggio a New York. Un riconoscimento che celebra il suo contributo indelebile alla cultura popolare.

https://youtu.be/FDpH-K77Hrw

Wonder Woman è molto più di una semplice serie televisiva: è una pietra miliare della storia della televisione. La sua creazione risale agli anni ’40 grazie a William Moulton Marston, ma è stata la trasposizione sul piccolo schermo da parte della CBS, nel 1975, a renderla famosa. La serie raccontava le avventure di Diana Prince, una delle più celebri eroine dei fumetti, e si distingue per la sua audace interpretazione di un personaggio femminile forte, coraggioso e capace di affrontare le più grandi sfide. Lynda Carter, con la sua interpretazione indimenticabile, ha dato vita a un’eroina che incarnava sia la grazia che la forza. Con un carisma che l’ha resa inconfondibile, Carter ha reso Wonder Woman un simbolo di speranza, giustizia e femminilità.

La serie si è distinta per la sua struttura narrativa, suddivisa in due cicli. Il primo, trasmesso dal 1975 al 1977, è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, dove Diana Prince combatte contro le forze naziste, al fianco del maggiore Steve Trevor, interpretato da Lyle Waggoner. Diana, vestita con il suo iconico costume, è un faro di giustizia, rispondendo con determinazione alle ingiustizie del mondo. Con il secondo ciclo, The New Adventures of Wonder Woman (1977-1979), la serie ha compiuto un salto temporale negli anni ’70, quando Diana Prince torna in azione come agente segreto sotto il nome di Diana Prince. Con una nuova ambientazione moderna, la serie affronta minacce contemporanee, come il terrorismo e la criminalità organizzata, introducendo personaggi come Steve Trevor Jr. e il simpatico robottino IRAC, un’intelligenza artificiale che ha aggiunto un tocco di freschezza e umorismo alla trama.

Wonder Woman ha portato sul piccolo schermo una figura femminile forte e capace, un personaggio che non solo combatteva per la giustizia, ma rappresentava anche una vera e propria rivoluzione culturale. La serie ha segnato un punto di svolta nella rappresentazione delle donne nei media, offrendo un modello di eroe positivo che sfidava gli stereotipi di genere dell’epoca. Ogni episodio era una miscela di azione, dramma e umorismo, e la forza di Diana Prince non risiedeva solo nella sua potenza fisica, ma anche nella sua capacità di mantenere la grazia e l’umanità in ogni situazione.

La sigla della serie, con il suo caratteristico ritmo funky e l’animazione a fumetti che si trasforma in immagini dal vivo, è diventata un’icona a sé stante. Le musiche, che si sono evolute nel corso delle stagioni, hanno accompagnato i cambiamenti nel tono della serie, adattandosi perfettamente all’atmosfera degli anni ’70.

Nonostante Wonder Woman sia terminata nel 1979, il suo impatto culturale non è mai svanito. La serie ha continuato a ispirare e a lasciare il segno, non solo nei cuori dei fan, ma anche nei media successivi. Lynda Carter è rimasta per molti l’immagine definitiva di Wonder Woman, un’interpretazione che ha resistito alla prova del tempo. Nonostante altri attori abbiano interpretato Wonder Woman, come Gal Gadot nel DCEU, la versione di Lynda Carter rimane la più iconica, un punto di riferimento per tutte le generazioni che sono cresciute con la sua figura.

Nel corso degli anni, Lynda Carter ha continuato la sua carriera lontano dai riflettori, dedicandosi alla filantropia e attivismo. Ha lavorato con diverse organizzazioni come il Smithsonian American Women’s History Museum e la City of Hope, e ha sostenuto diritti civili come quelli delle donne e della comunità LGBTQ+. La sua advocacy per i diritti civili e per la lotta contro il cancro al seno ha ulteriormente consolidato il suo status di icona di empowerment.

Nel 2020, Carter ha fatto un cameo in Wonder Woman 1984, interpretando l’antica guerriera amazzone Asteria. Tuttavia, con il reboot dell’universo DC a cura di James Gunn, è improbabile che torni a vestire i panni di Asteria. Nonostante ciò, per milioni di fan, Lynda Carter rimarrà sempre la Wonder Woman per eccellenza, la vera incarnazione dell’eroina che ha cambiato il volto della televisione e della cultura popolare.

Anteprima italiana da fiaba per Biancaneve

Il 20 marzo 2025, Milano ha ospitato l’anteprima italiana del tanto atteso film Disney Biancaneve, una rivisitazione in chiave live-action della celebre fiaba del 1937. Da oggi, il film è finalmente disponibile nelle sale italiane, pronto a incantare il pubblico con la sua magia senza tempo e un cast vocale d’eccezione.

L’anteprima, che ha visto la partecipazione di numerosi volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport, è stata un’occasione speciale per scoprire le voci italiane dei protagonisti e ascoltare le canzoni che accompagnano questa nuova versione. Ad aprire la serata, le straordinarie interpretazioni musicali di Serena Rossi, che dà voce alla malvagia Regina Cattiva, ed Eleonora Segaluscio, che interpreta Biancaneve. Le due artiste hanno incantato il pubblico con le canzoni più iconiche del film, creando un’atmosfera magica che ha preparato il terreno per la proiezione del film.

Oltre a Rossi e Segaluscio, hanno preso parte all’evento anche altri membri del cast vocale italiano, tra cui Alessandro Campaiola (Jonathan), Daniele Grammaldo (Mammolo canzoni), Enrico Di Troia (Dotto dialoghi), Marco Manca (Dotto canzoni e Direzione musicale), Francesco De Francesco (Pisolo), e Antonino Saccone (Specchio Magico). A completare il team artistico, il direttore del doppiaggio Marco Mete, la direzione musicale di Virginia Brancucci e Marco Manca, e i testi delle canzoni italiane curati da Lorena Brancucci e PERTITAS.

La proiezione del film ha visto anche la partecipazione di un pubblico variegato, con presenze illustri come Javier Zanetti, Ambra Angiolini, Francesca Barra, Claudio Santamaria, e molti altri. L’atmosfera dell’evento è stata arricchita da un set tematico che evocava la magia della fiaba: tra mele rosse e specchi incantati, gli ospiti hanno potuto immergersi nel mondo di Biancaneve, un classico che continua a far sognare nuove generazioni di spettatori.

Un Film che Ripercorre una Fiaba Senza Tempo

Il nuovo Biancaneve vede Rachel Zegler nel ruolo della protagonista e Gal Gadot nei panni della perfida Regina Cattiva. Diretto da Marc Webb, noto per il suo lavoro in The Amazing Spider-Man, il film è scritto da Erin Cressida Wilson e prodotto da Marc Platt e Jared LeBoff. La storia, che ha incantato il pubblico fin dalla sua prima uscita nel 1937, viene ora riproposta con una nuova veste, arricchita da una scenografia mozzafiato e una colonna sonora che promette di diventare altrettanto iconica.

Il cast vocale italiano, che vede la partecipazione di voci come quelle di Chiara Gioncardi (Regina Cattiva dialoghi) e Gabriele Patriarca (Cucciolo), ha dato vita ai celebri personaggi della fiaba, dai sette nani ai protagonisti della storia, in un’esperienza cinematografica che unisce tradizione e innovazione. La versione italiana è stata curata nei minimi dettagli, con un doppiaggio che rispetta l’essenza del film originale, ma che al contempo conferisce un’anima tutta italiana alla produzione.

Un’Avventura Magica tra Canzoni e Emozioni

Biancaneve non è solo una storia di magia e avventure, ma anche una celebrazione dell’amicizia, del coraggio e della bellezza interiore. Le canzoni, che sono una parte fondamentale del film, sono interpretate con passione da Serena Rossi ed Eleonora Segaluscio, regalando al pubblico un’emozionante esperienza musicale. Le melodie, frutto della direzione musicale di Marco Manca e Virginia Brancucci, accompagnano i momenti salienti della pellicola, dal triste incontro con la mela avvelenata alla trionfante risoluzione finale.

Il film si avvale anche di una supervisione artistica Disney curata da Lavinia Fenu, che ha lavorato affinché la versione italiana non solo fosse fedele all’originale, ma riuscisse a catturare l’essenza delle emozioni universali che Biancaneve trasmette. La produzione si distingue per la cura dei dettagli, sia nelle scene di dialogo che in quelle musicali, dove l’obiettivo è far rivivere ai fan di lunga data e ai nuovi spettatori l’incanto della fiaba.

Biancaneve Live-Action: I Nuovi Funko Pop! Dedicati al Film Disney in Arrivo

Il 20 marzo 2025 arriverà nei cinema italiani Biancaneve, il remake live-action del celebre classico Disney Biancaneve e i sette nani del 1937, ispirato all’omonima fiaba dei fratelli Grimm. Questo nuovo adattamento cinematografico, che promette di portare una ventata di freschezza a una delle storie più amate della tradizione Disney, è già in grado di scatenare un entusiasta fermento tra i fan. In vista dell’uscita del film, non poteva mancare il merchandising dedicato, con una delle linee più attese: i Funko Pop! dedicati ai protagonisti.

Sul sito ufficiale Funko Europe, infatti, sono già disponibili i nuovi Funko Pop! delle due figure principali del film: Biancaneve e la Regina Cattiva. Per i collezionisti e gli appassionati della Disney, questi nuovi pupazzi rappresentano un’occasione imperdibile di aggiungere un tocco di magia alla propria collezione. Entrambi i personaggi sono proposti in due varianti coloratissime e molto dettagliate, che catturano l’essenza dei nuovi personaggi interpretati da Rachel Zegler e Gal Gadot.

Il Funko Pop! di Biancaneve si presenta in due versioni distintive. La prima, nella versione classica, riprende l’iconico abito rosso, blu e giallo che ha reso famosa la principessa Disney nel cartone animato del 1937. La seconda versione, invece, è caratterizzata da un abito a quadri che conferisce al personaggio un aspetto più moderno e fresco, pur mantenendo quel fascino senza tempo che la fiaba di Biancaneve sa evocare. Ogni dettaglio del vestito è curato nei minimi particolari, per rendere giustizia alla figura di Biancaneve, che nel remake live-action è interpretata dalla giovane Rachel Zegler.

La Regina Cattiva, interpretata da Gal Gadot, non è da meno in quanto a fascino e stile. Anche per lei sono disponibili due versioni del Funko Pop! La prima mostra la strega con il suo abito blu e nero, simbolo della sua malvagità e potere, mentre la seconda variante la ritrae con un potente scettro, in un abito blu e viola che enfatizza ulteriormente il suo ruolo di antagonista minacciosa. L’eleganza e il pericolo della Regina Cattiva sono riprodotti con una maestria che farà sicuramente colpo sui fan della Disney.

Attualmente, sul sito Funko Europe sono disponibili quattro varianti, due dedicate a Biancaneve e due alla Regina Cattiva, tutte acquistabili al prezzo di 16 euro ciascuna. Questi Funko Pop! non sono soltanto dei giocattoli da collezione, ma rappresentano anche un modo per celebrare l’atteso ritorno di Biancaneve sul grande schermo, con un design che piacerà tanto agli appassionati della Disney quanto ai fan dei Funko Pop!.

Il videomapping per Assassinio sul Nilo

In occasione dell’uscita nelle sale italiane di Assassinio sul Nilo, la Piramide di Caio Cestio a Roma ha fatto da sfondo a uno spettacolare show di video mapping in 8K con effetti 3D. Le atmosfere dell’antico Egitto e del Nilo, oltre alle immagini dell’S.S. Karnak e di alcuni dei protagonisti del film tra cui Kenneth Branagh nei panni dell’iconico detective Hercule Poirot e Gal Gadot nel ruolo di Linnet Ridgeway, sono state ricreate sulla superficie inclinata in marmo di oltre 360mq del monumento.

La Piramide Cestia, l’unica antica presente in Europa, venne costruita in soli 330 giorni tra il 18 e il 12 a.C. per ospitare le spoglie di Caio Cestio Epulone, politico romano, membro dell’importante collegio degli epuloni, i sacerdoti che curavano i banchetti in onore degli dei.La Piramide è un esempio della moda orientale, una “egittomania”, che si diffonde a Roma dopo la conquista dell’Egitto da parte di Ottaviano Augusto nel 31 a.C. Innalzata sulla via Ostiense, la Piramide, alta 36,40 m con una base quadrata di 29,50 m di lato, è rivestita di marmo di Luni (marmo Carrara). La camera sepolcrale, affrescata con figure di ninfe e Vittorie alate, fu murata al momento della sepoltura, secondo l’usanza egiziana. L’altissima qualità delle pitture testimonia l’importanza del personaggio, vicino alla famiglia imperiale.
Tra il 272 e il 279 d.C. la Piramide fu inglobata nelle mura fatte costruire dall’imperatore Aureliano. Al Medioevo risale probabilmente la prima violazione della tomba, attraverso un cunicolo scavato su un lato, ancora oggi visibile all’interno. La Piramide oggi è gestita dalla Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma.

 
Assassinio sul Nilo è ora al cinema distribuito da The Walt Disney Company Italia. Basato sull’amato romanzo del 1937 dell’acclamata autrice Agatha Christie, Assassinio sul Nilo è un audace mystery-thriller diretto e interpretato dal cinque volte candidato all’Academy Award Kenneth Branagh, che torna nei panni dell’iconico detective Hercule Poirot, insieme a Tom Bateman, la quattro volte candidata all’Oscar® Annette Bening, Russell Brand, Ali Fazal, Dawn French, Gal Gadot, Armie Hammer, Rose Leslie, Emma Mackey, Sophie Okonedo, Jennifer Saunders e Letitia Wright. La sceneggiatura di Assassinio sul Nilo, che riunisce il team di filmmaker dietro al successo globale del 2017 Assassinio sull’Orient Express, è basata sul romanzo di Agatha Christie ed è firmata da Michael Green. Il film è prodotto da Ridley Scott, Kenneth Branagh, p.g.a., Judy Hofflund, p.g.a. e Kevin J. Walsh, mentre Mark Gordon, Simon Kinberg, Matthew Jenkins, James Prichard e Matthew Prichard sono i produttori esecutivi. 

Assassinio sul Nilo

Assassinio sul Nilo, il nuovo film diretto da Kenneth Branagh e basato sul celebre romanzo del 1937 di Agatha Christie, distribuito da The Walt Disney Company Italia è stato Girato con cinepresa 65mm Panavision alla fine del 2019, proprio per trasportare il pubblico negli anni ‘30, ricreando molti dei luoghi che hanno ispirato l’affascinante thriller di Agatha Christie.

La vacanza in Egitto dell’investigatore belga Hercule Poirot a bordo di un elegante battello a vapore si trasforma in una terrificante ricerca di un assassino quando l’idilliaca luna di miele di una coppia perfetta viene tragicamente interrotta. Ambientata in uno scenario epico, caratterizzato da ampi panorami desertici e dalle maestose piramidi di Giza, questa drammatica storia di un amore finito male presenta un gruppo cosmopolita di viaggiatori dal look impeccabile, con colpi di scena che lasceranno il pubblico con il fiato sospeso fino alla scioccante rivelazione finale.

Assassinio sul Nilo è un audace mystery-thriller sul caos emotivo e sulle fatali conseguenze scatenate dall’amore ossessivo. Kenneth Branagh torna nei panni dell’iconico detective Hercule Poirot, insieme a Tom Bateman, alla quattro volte candidata all’Oscar Annette Bening, Russell Brand, Ali Fazal, Dawn French, Gal Gadot, Armie Hammer, Rose Leslie, Emma Mackey, Sophie Okonedo, Jennifer Saunders e Letitia Wright.

 

La sceneggiatura di Assassinio sul Nilo, basata sul romanzo di Agatha Christie, è firmata da Michael Green. Il film è prodotto da Kenneth Branagh, p.g.a., Judy Hofflund, p.g.a., Ridley Scott, Mark Gordon, Simon Kinberg e Kevin J. Walsh, mentre Matthew Jenkins, James Prichard e Matthew Prichard sono i produttori esecutivi.

Con il ritorno del pubblico al cinema, Disney si è impegnata a distribuire Assassinio sul Nilo in esclusiva nelle sale cinematografiche. Il presidente della produzione di 20th Century Studios Steve Asbell afferma:

La visione ampia ed elegante di Ken per questa storia classica merita di essere vista sul più grande schermo possibile. Siamo così orgogliosi di questo film, del nostro brillante cast e del lavoro stellare che è stato fatto per portare Assassinio sul Nilo sullo schermo. Sappiamo che il pubblico non vede l’ora di vivere la prossima avventura di Hercule Poirot e siamo entusiasti di continuare a lavorare con Ken mentre presta la sua magistrale visione narrativa al nuovo film di questo celebre franchise”.

James Prichard, presidente e CEO di Agatha Christie Ltd., sostiene:

Più di 100 anni dopo la pubblicazione del primo romanzo di Agatha Christie, i suoi gialli rimangono immensamente popolari e continuano a essere nuovamente scoperti da persone di tutto il mondo. Sono entusiasta che Disney e i nostri partner credano in questo franchise, che ha contribuito a far conoscere a milioni di nuovi fan i classici di Agatha Christie. Siamo onorati di collaborare con Disney, Ken e tutti coloro che si dedicano a preservare la lunga eredità di questi titoli per le generazioni future”.

Wonder Woman 1984: luci e ombre

Dalla regista Patty Jenkins e con protagonista Gal Gadot nel ruolo che dà il titolo al film, “Wonder Woman 1984” fa un balzo in avanti fino agli anni ’80, dove l’ultima avventura di Wonder Woman la vede cavalcare fulmini nel cielo, indossare ali dorate e inseguire un suo sogno mentre è alla caccia di due nuovi e formidabili nemici: Max Lord e Cheetah. “Wonder Woman 1984” è ispirato al personaggio creato da William Moulton Marston e pubblicato nei fumetti dalla DC Entertainment. In questo lungometraggio, il destino del mondo è nuovamente in pericolo, e solo l’intervento di Wonder Woman riuscirà a salvarlo. Questo nuovo capitolo della storia di Wonder Woman, vede Diana Prince vivere tranquillamente in mezzo ai mortali nei vibranti e scintillanti anni ‘80—un’epoca di eccessi spinta dal bisogno di possedere tutto. Nonostante sia ancora in possesso di tutti i suoi poteri, mantiene un basso profilo, occupandosi di antichi manufatti e agendo come supereroina solo in incognito. Ma adesso, Diana dovrà uscire allo scoperto e fare appello alla sua saggezza, alla sua forza e al suo coraggio per salvare il genere umano da un mondo in pericolo di vita.

Wonder Woman 1984 è il Cazu Marzu
Wonder Woman 1984 è un episodio di Black Mirror
Wonder Woman 1984 è un fumetto DC del 1984 su grande schermo
Wonder Woman 1984 è una storia d’amore che sfida la logica e le apparenze
Prima di vedere Wonder Woman 1984, leggendo alcune critiche, non capivo come la regista Patty Jenkins ( che ha diretto anche il primo capitolo del 2017 ) potesse aver realizzato quello che per molte persone, alcuni cari amici che stimo inclusi, viene considerato un flop clamoroso.

Adesso che ho visto il film capisco cosa intendono, e non posso certo darli torto.

In ambito supereroistico, nel corso degli ultimi 43 anni ( ricordo che, in epoca moderna, il primo film su grande schermo in assoluto di un supereroe è il Superman di Richard Donner del 1978 ) siamo stati abituati a vedere di tutto : pellicole leggere, pellicole intense, pellicole comiche, pellicole psichedeliche, pellicole tragiche, pellicole irrealistiche, pellicole realistiche, fino all’ultimo ventennio dove è nato un termine legato a questo mondo : cinecomic.
In questi venti anni i cinecomic hanno influenzato l‘industria cinematografica, divenendo un enorme business, un filone vero e proprio, un appuntamento fisso che ogni anno prevede l’uscita di più titoli, abituando il grande pubblico ad un livello qualitativo sempre più alto.
Ma … non dobbiamo dimenticarci che tutto nasce dai fumetti di supereroi e i fumetti di supereroi sono metafore del mondo moderno, in sintesi, alla stregua dei racconti mitologici, attraverso personaggi fantastici hanno lo scopo di parlare di significati più profondi e basilari legati all’esistenza umana : come l’amore, la morte, l’amicizia, la perdita, il distacco, la vita, la verità e molto altro.

Wonder Woman 1984 fa questo.

Come un semplice fumetto anni 80 se ne frega del realismo , se ne frega della procedura per poter “parlare col Presidente degli Stati Uniti”, se ne frega della fisica, se ne frega dell’epoca nella quale viviamo e se ne frega pure del genere di cui fa parte, diventando oggi quello che in origine queste storie erano, ovvero un opera patinata, stereotipata e kitsch con gente che porta le mutande sopra ad una calzamaglia con il solo scopo di mandare un messaggio .
Certo, siamo lontani anni luce dal realismo al quale siamo stati abituati negli ultimi anni, gli anni ‘80 in questo episodio sono estremizzati, così come il look e i dialoghi dei personaggi, ci sono evidenti riferimenti ad opere passate e un continuo e voluto richiamo a quell’eccesso che un tempo faceva parte di quell’epoca, e il tutto viene sottolineato anche nella regia e negli effetti speciali, ma ciò è voluto e la cosa è evidenziata in quei momenti nei quali il film diventa “ vero “, come l’introduzione, le scene nella casa di Diana, il finale e soprattutto il “ momento della verità “, dove, sulle note di un altro celebre eroe DC, Diana si rivolge ad ognuno di noi.
So benissimo di essere impopolare, capisco benissimo chi ha criticato il film e le motivazioni, ma se pur contro tendenza, personalmente ho adorato questo film e mi ha ricordato il perché leggo fumetti da quando ero bambino.
Nel film sono protagonisti anche Chris Pine nel ruolo di Steve Trevor, Kristen Wiig in quello di Cheetah, Pedro Pascal è Max Lord, Robin Wright è Antiope e Connie Nielsen come Hippolyta. Charles Roven, Deborah Snyder, Zack Snyder, Patty Jenkins, Gal Gadot e Stephen Jones hanno prodotto il film. Rebecca Steel Roven Oakley, Richard Suckle, Marianne Jenkins, Geoff Johns, Walter Hamada, Chantal Nong Vo e Wesley Coller sono i produttori esecutivi. Jenkins ha diretto da una sceneggiatura scritta da lei stessa assieme a Geoff Johns & Dave Callaham, da un soggetto di Jenkins & Johns, basato sui personaggi della DC. Wonder Woman è stata ideata da William Moulton Marston. Accanto alla regista, dietro le quinte, troviamo diversi membri della troupe del primo “Wonder Woman”, tra cui il direttore della fotografia Matthew Jensen, la scenografa candidata all’Oscar® Aline Bonetto (“Amélie”) e la costumista premio Oscar® Lindy Hemming (“Topsy-Turvy”). Il montatore candidato all’Oscar Richard Pearson (“United 93”) ha curato il montaggio del film. Le musiche sono del compositore premio Oscar® Hans Zimmer (“Dunkirk”, “The Lion King”).

Due Wonder Woman a confronto

Quasi un mese è passato dall’uscita di  Wonder Woman, il nuovo cinecomic DC Film interpretato da Gal Gadot nel cast vedremo Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, David Thewlis, Danny Huston, Elena Anaya, Ewen Bremner e Saïd Taghmaoui. Il film racconta di Diana, principessa delle Amazzoni, addestrata per diventare una guerriera invincibile. Cresciuta in una paradisiaca isola protetta, quando un pilota americano, in seguito a un incidente, approda sulle sue rive e annuncia un grandissimo conflitto che infuria nel mondo esterno, Diana lascia la sua casa, convinta di poter fermare la minaccia. Combattendo insieme all’uomo in una guerra che potrebbe mettere fine a tutte le guerre, Diana scoprirà i suoi straordinari poteri andando incontro al suo vero destino.

Ora che lo abbiamo visto un po’ tutti e tutti si sono fatti un’idea ben precisa di questa pellicola e del futuro dell’universo cinematografico dedicato ai personaggi Dc Comics ci viene da domandarci come l’abbia presa l’unica, la vera, l’originale Wonder Woman, quella Lynda Carter che ci ha fatto sussultare da piccoli davanti alla tv. 

Il Telefilm di fine anni ’70, è in realtà costituito da due serie distinte: La prima, Wonder Woman, si basa sui fumetti della Golden Age, è ambientata nel 1942 durante la seconda guerra mondiale, è stata prodotta dalla ABC e trasmessa tra il 1975 e il 1977, costituendo la prima stagione. La seconda The New Adventures of Wonder Woman, è ambientata all’epoca della trasmissione, prodotta dalla CBS e trasmessa tra il 1977 e il 1979, costituendo la seconda e la terza stagione.

Lynda Carter, impegnata oggi in una altra serie ambientata nell’universo di Superman e Batman – è la presidentessa USA in Super Girl, bella carriera! – ha accompagnato la sua giovane erede durante la premiere americana del film, elogiando Gal Gadot in questo tweet.

Wonder Woman promosso a pieni voti!

Uscito in queste settimane nelle sale Italiane, il film racconta le origini della super eroina più amata della DC Comics Wonder Woman. Il tutto si svolge come un lungo Flashback; che inizia con l’infanzia e l’adolescenza di Diana passata sull’isola di Themyshira; un’isola popolata dalle Amazzoni, una tribù di donne guerriere guidate dalla saggezza della Regina Ippolita, per secoli nascosta al mondo esterno grazie all’intervento di Zeus, padre degli Dei dell’Olimpo; finché un giorno un aeroplano da guerra, pilotato dal capitano Steve Trevor, non precipita vicino all’isola. Tratto in salvo dalla stessa Diana, il capitano informa la Regina delle Amazzoni che nel mondo degli uomini sta infuriando una grande guerra, la Prima Guerra Mondiale,  e che lui deve ritornare nella sua patria perché reca con sé importanti informazioni che aiuterebbero a salvare migliaia di vite. Nonostante il divieto di sua madre Ippolita, Diana libera il capitano Trevor per riportarlo nel mondo esterno e per aiutarlo.

Arrivati a Londra informano l’Alto Comando che i Tedeschi stanno preparando una nuova arma in grado di portare morte e devastazione su larga scala. Dopo aver approntato un piano di battaglia, il capitano Trevor, Diana e un pugno di coraggiosi, partono per distruggere la nuova arma e sconfiggere definitivamente il nemico con non poche difficoltà.

Il film è abbastanza fedele sia alla storia che alle origini di Wonder Woman senza togliere nulla al personaggio originale, anzi, è riuscito a rendere il personaggio molto più moderno e dinamico rispetto ad altri personaggi di altri cinecomics usciti in questi ultimi anni. La trama ha, talvolta, dei punti morti, ma dopo aver visto il film si capisce che questi servono per far capire meglio l’evoluzione dei personaggi, rendendo il film completo al 100%. Infatti, nonostante gli accenni  a Batman vs Superman e a JLA (film di prossima uscita) è un film che si può vedere a senza per forza collegarlo ad altri cinecomics. Sia Gal Gadot che Chris Pine, sono riusciti a rendere i rispettivi personaggi di Wonder Woman e del Capitano Steve Trevor in maniera magistrale e dinamica senza lasciar dubbi sulla scelta giusta dei ruoli. I nostalgici della omonima serie televisiva interpretata da Lynda Carter, non potranno notare la similitudine dell’incontro tra il Capitano e Diana sull’Isola delle Amazzoni, e di come Wonder Woman viene presentata a tutti con il nome di Diana Prince. Per le riprese esterne dell’Isola di Themyscira è stata scelta la costa Amalfitana e altri lughi del Sud Italia come Palinuro e Sassi di Matera. Non rivelerò altro per non farvi indesiderati Spoiler, ma come sempre posso darvi la mia personale opinione: per gli amanti dei comics e per gli amanti dei film sia di guerra che di azione il film  merita un 10/10, trama ed effetti speciali sono molto ben fatti e si vede che la Warner ha voluto credere in questo film. Almeno una volta dovreste andare a vederlo sul grande schermo, ne i soldi del biglietto, ve lo assicuro.

by Talparius