The Sandman: Il lungo addio al Signore dei Sogni – Un finale che ci risveglia con poesia e dolore

Ci sono storie che non si limitano a intrattenerci, ma ci attraversano come sogni ricorrenti, lasciando in noi un’eco profonda. “The Sandman”, la sontuosa serie Netflix tratta dalla pietra miliare fumettistica di Neil Gaiman, è una di quelle narrazioni rare. Dopo tre anni di attesa, riflessione e attaccamento emotivo, la serie è giunta al suo epilogo, chiudendo il cerchio con un’ultima stagione che rasenta la perfezione. Un addio tanto annunciato quanto struggente, che porta con sé un bagaglio d’immaginazione, introspezione e meraviglia.

Il viaggio finale di Morfeo, incarnato ancora una volta dal magnetico Tom Sturridge, si è articolato in due volumi intensi e un epilogo tanto potente quanto poetico. Pubblicati rispettivamente il 3, il 24 e il 31 luglio 2025, questi episodi rappresentano la degna chiusura di un’opera che ha riscritto le regole della serialità fantastica. A firmare la regia ritroviamo Jamie Childs, capace di tradurre in immagini l’essenza onirica e tormentata del materiale originale, mentre lo showrunner Allan Heinberg, affiancato da David S. Goyer e dallo stesso Gaiman, ha mantenuto salda la bussola narrativa fino all’ultimo respiro.

The Sandman - Stagione 2 | Trailer ufficiale | Netflix Italia

La stagione finale si addentra nel cuore pulsante di uno degli archi narrativi più iconici del fumetto: Season of Mists. Il Regno del Sogno, l’Inferno, il mondo della veglia e le intricate dinamiche familiari degli Eterni si intrecciano in un racconto che trascende il semplice intrattenimento per farsi riflessione sulla vita, la morte e il libero arbitrio. Morfeo si ritrova al centro di una crisi cosmica in cui divinità nordiche, angeli, demoni e membri della sua stessa famiglia si contendono il potere. Una scelta etica, politica e spirituale lo attende: chi sarà degno di governare l’Inferno?

Le new entry del cast – Freddie Fox nei panni di Loki, Clive Russell come Odino e Laurence O’Fuarain in versione Thor – amplificano la tensione epica di una stagione che mescola mitologia norrena, suggestioni classiche e l’inconfondibile lirismo gaimaniano. Ma le vere fratture si consumano nel cuore della Famiglia degli Eterni. Il ritorno di Orfeo, figlio di Morfeo e Calliope, porta con sé un carico di dolore irrisolto. A complicare ulteriormente la situazione arrivano Delirio e Distruzione, figure enigmatiche che incarnano la forza destabilizzante del cambiamento e dell’instabilità mentale.

Eppure, ciò che rende davvero straordinaria questa stagione non è solo il susseguirsi di eventi spettacolari, ma la loro profondità tematica. “The Sandman” non si limita a raccontare: interroga. Parla del lutto, della memoria, della responsabilità delle scelte e della fragilità delle divinità, che qui sono profondamente umane nei loro dilemmi esistenziali. Morfeo continua a essere il paradigma della tensione tra dovere e desiderio, tra la necessità di mantenere l’ordine e la tentazione di cambiare le regole. Un conflitto eterno, che nella seconda stagione giunge al suo punto di rottura.

Meet the new faces of the Endless in the next season of THE SANDMAN

L’undicesimo e ultimo episodio, intitolato A Tale of Graceful Ends, è un capolavoro di silenzi e parole sussurrate. Un episodio in cui accade “meno” rispetto ad altri, ma che sprigiona un’intensità devastante. Non servono battaglie o colpi di scena per lasciare il segno: bastano i volti, le scelte, i legami spezzati e ricuciti. In questo epilogo, “The Sandman” si fa pura poesia visiva e narrativa. Le immagini, cariche di simbolismo, scorrono come pagine illustrate di un’antica fiaba destinata a tramandarsi nei secoli. E il messaggio che ci lascia è tanto potente quanto universale: la morte è parte integrante del vivere, e solo accettandola possiamo davvero comprendere il valore della vita.

È un’apologia del ricordo, un inno alla trasformazione, un addio che sa di rinascita. L’ultimo sguardo di Morfeo, colmo di malinconia e consapevolezza, è il sigillo perfetto di una serie che ha saputo esplorare ogni piega dell’animo umano attraverso archetipi eterni e visioni da sogno.

Nel corso delle due stagioni, “The Sandman” ci ha regalato momenti indelebili: dal lirismo commovente de Il suono delle sue ali alla crudezza perturbante di 24/7, fino alla visionarietà dannata di Una speranza all’inferno. Ora, con l’ultimo episodio, la serie raggiunge il suo vertice assoluto. È un finale che fa male, ma che ci libera. Come ogni sogno che finisce all’alba.

E adesso che il sipario è calato, resta una domanda sospesa nell’aria: siamo davvero pronti a dire addio a The Sandman? Forse no, ma forse non è nemmeno necessario. Perché le storie, quando sono vere, non finiscono mai del tutto. Continuano a vivere nei ricordi, nelle riletture, nei sogni notturni.

Questa serie ci ha insegnato che anche la disperazione, il delirio e il desiderio hanno un volto, un’identità, un valore. Che la morte non è la fine, ma solo un passaggio. Che vivere, davvero vivere, è lasciare un’impronta, anche piccola, nei sogni di chi incontriamo lungo il nostro cammino.

E allora, lasciatevi cullare un’ultima volta dal Regno del Sogno. Riguardate la serie, rileggete i fumetti, condividete pensieri e teorie. Perché ogni sogno vissuto insieme è un frammento di eternità.

E voi, cosa ne pensate di questo finale? Avete pianto? Vi siete persi tra le sabbie del sogno o avete trovato risposte che non sapevate di cercare? Raccontatecelo nei commenti e fate risuonare le parole di Morfeo ancora un po’, in questo angolo di Internet dove la magia è di casa.

Twilight of the Gods: la serie mitologica di Zack Snyder!

Amanti della mitologia norrena e delle epiche battaglie, preparatevi a essere completamente rapiti! È arrivato il momento di lasciarvi travolgere dalla grandiosità di Twilight of the Gods, l’attesissima serie animata che rivoluziona il panorama delle narrazioni mitologiche. Questa nuova creazione di Zack Snyder, disponibile su Netflix dal 19 settembre 2024, segna un punto di svolta nel suo percorso artistico, trasportando gli spettatori in un universo fantastico, ispirato dalle leggende nordiche più affascinanti e sanguinose. Netflix descrive la serie come una “nuovissima, audace e spettacolare visione animata della mitologia norrena”. Questo richiamo alle grandi battaglie, ai gesti eroici e alla disperazione non è solo un richiamo alla narrazione mitologica tradizionale, ma anche un invito a esplorare i temi universali di amore, perdita e redenzione attraverso un’ottica fresca e innovativa.

Zack Snyder, noto per le sue visioni audaci e stilizzate nel mondo del cinema, ha deciso di avventurarsi nel regno dell’animazione con Twilight of the Gods, la sua prima serie animata. Dopo il ricevimento tiepido di Rebel Moon, il regista ha trovato un nuovo modo di esprimere la sua creatività, lasciando alle spalle i vincoli del live-action e abbracciando un’estetica visiva che spinge verso nuovi confini. Il risultato è una serie che non solo omaggia la mitologia norrena, ma lo fa con uno stile unico e mozzafiato, che sfida le convenzioni e invita a una riflessione profonda sulla rappresentazione delle divinità e delle loro mitiche battaglie.

Twilight of the Gods | Official Trailer | Netflix

La transizione dal live-action all’animazione non ha portato a una perdita del distintivo stile di Snyder; piuttosto, ha amplificato i suoi temi ricorrenti. Twilight of the Gods segue Sigrid, una guerriera di origini ibride, umana e gigante, la cui vita viene stravolta quando Thor, il Dio del Tuono, stermina la sua famiglia il giorno del suo matrimonio. Dalla vendetta scaturisce il titolo di “La Sposa di Sangue”, e Sigrid intraprende un viaggio all’insegna del riscatto, accompagnata da una compagnia variegata di personaggi che sembrano usciti da una campagna di Dungeons & Dragons. I membri del gruppo di Sigrid, tra cui il bardo Egill, il nano berserker Andvari e la lottatrice Hervor, portano con sé storie uniche e complesse. Sebbene il background di Sigrid sia ben delineato, non tutte le narrazioni riescono a brillare. Ad esempio, Leif, il promesso sposo di Sigrid, appare come una mera ombra del suo personaggio, mentre la storia di Hervor regala momenti di intensa emotività. Tuttavia, la caratterizzazione di altri membri del gruppo, come Ulfr e la Seid-Kona Áile, risulta poco sviluppata e troppo frettolosa, culminando in un episodio che sembra più un riempitivo che un contributo significativo alla trama.

Un aspetto che non sfugge all’occhio critico è l’esplicita rappresentazione della sessualità. Le scene sensuali sono abbondanti e audaci, riflettendo una libertà narrativa che l’animazione consente. Questo approccio ricorda i toni di 300, con un’evidente predilezione per l’eccesso. Nonostante ciò, la serie rischia di apparire quasi voyeuristica, poiché si sofferma maggiormente sugli aspetti carnali piuttosto che su quelli sentimentali. Anche le divinità asgardiane non sono esenti da tali vizi, in un racconto che si sforza di umanizzare anche i personaggi divini, rivelando una loro vulnerabilità e una caducità di fronte ai desideri terreni. Loki, in particolare, si distacca dalle rappresentazioni tradizionali, apparendo più come un eroe tragico che come un antagonista senza scrupoli. Questa scelta, pur avvicinandosi alla versione della Marvel, offre una freschezza al personaggio, mentre Thor ricorda le sue incarnazioni videoludiche, specialmente nella serie God of War. Il pantheon norreno viene rappresentato con cura, facendo riferimento a storie e miti ben noti, regalando momenti di riconoscimento ai cultori della mitologia scandinava.

Dal punto di vista visivo, l’animazione è un punto forte di Twilight of the Gods. La resa di luoghi iconici come Jotunheim e Vanaheim è mozzafiato, esaltando la maestosità del paesaggio norreno. Tuttavia, alcuni aspetti tecnici, in particolare le scene di combattimento, risultano meno curate, con animazioni che appaiono talvolta un po’ incerte, specialmente nelle battaglie più intense. Snyder non teme di esplorare la violenza in modo eccessivo; la brutalità dei combattimenti è rappresentata in maniera acrobatica e visivamente intrigante. Questo approccio, pur contribuendo a mantenere alta l’adrenalina, mette in discussione il pathos delle azioni, lasciando spazio a un intrattenimento sfrenato. La trama, pur essendo lineare e priva di complessità, riesce a intrattenere grazie a un ritmo serrato e a scelte visive audaci.

In Twilight of the Gods, Snyder sfrutta appieno il potere dell’animazione per esprimere visivamente ciò che sarebbe stato difficile o impossibile rappresentare con il live-action. L’animazione non solo permette una libertà creativa maggiore, ma consente anche di esplorare nuovi stili e approcci visivi. Il risultato è un look stilizzato e cartoonesco che ricorda le opere dello studio irlandese Cartoon Saloon, famoso per il suo lavoro con film come Song of the Sea e The Secret of Kells. Questo cambiamento di direzione stilistica potrebbe sorprendere alcuni, ma è chiaramente una scelta voluta per rendere omaggio alla mitologia nordica con un tocco artistico distintivo. Zack Snyder ha dichiarato di essere profondamente entusiasta di questo progetto, sottolineando quanto abbia dedicato tempo e passione alla sua realizzazione. “Ne sono davvero entusiasta,” ha affermato il regista. “Ci ho lavorato ogni giorno per tantissimo tempo ed è fantastica. Non vedo l’ora che il pubblico possa scoprire questa serie.” Il suo entusiasmo è palpabile e si riflette in ogni aspetto di Twilight of the Gods, dalle complesse trame di vendetta alle spettacolari battaglie che definiscono la serie.

Twilight of the Gods non è solo un progetto ambizioso di Zack Snyder, ma una celebrazione della mitologia nordica che promette di incantare e travolgere gli spettatori con il suo mix di visione artistica e narrazione epica. Preparatevi a immergervi in un mondo di battaglie spettacolari e trame avvincenti, dove ogni episodio promette di essere un’esperienza indimenticabile. Twilight of the Gods è un intreccio di sangue, ghiaccio e sesso, una produzione pienamente in stile Zack Snyder, che riafferma con forza le idee e la concezione stessa del grande e del piccolo schermo del cineasta americano, nonostante le dure critiche degli ultimi anni e il quasi-ritiro dalle scene. Si tratta di una serie che ripesca a piene mani dalle pellicole che hanno reso Snyder famoso, a partire dal franchise di 300, confezionato in una produzione più digeribile rispetto agli ultimi kolossal del regista. Twilight of the Gods fornisce agli spettatori una reinvenzione della mitologia norrena ammaliante, innovativa e, talvolta, persino emozionante.

La leggenda del Gatto delle foreste norvegesi

Nelle remote e misteriose foreste della Scandinavia, dove il sussurro del vento tra gli alberi si mescola al canto delle creature nascoste, si aggira una figura elegante e fiera, capace di incantare con la sua grazia e bellezza selvaggia. È il gatto delle foreste norvegesi, noto nel suo paese d’origine come Norsk Skogkatt, una razza antica, intrisa di storia e leggenda, che da secoli affascina e incanta gli abitanti delle terre del Nord.

La nascita del gatto delle foreste norvegesi è avvolta nel mito, e si racconta che sia stato creato dalla dea Freya, una delle più potenti e ammirate divinità della mitologia norrena. Freya, affascinata dalla bellezza incontaminata delle foreste norvegesi, volle dar vita a una creatura che potesse incarnare la forza, la grazia e l’indipendenza della natura selvaggia. Così, utilizzando elementi celestiali e terreni, prese stelle cadenti, luce lunare e il soffio del vento che danzava tra gli alberi, e con un tocco di magia modellò il primo gatto norvegese delle foreste. Ogni dettaglio di questa creatura fu pensato con cura e amore: il manto, folto e impermeabile, capace di proteggere il gatto dalle intemperie del rigido clima scandinavo; le zampe, robuste e adatte a scalare gli alberi con agilità; le orecchie, larghe e sensibili, capaci di percepire i più flebili suoni della foresta; e una coda lunga e pelosa, ideale per bilanciarsi tra i rami.

Una volta creato, il gatto norvegese delle foreste prese vita, rivelandosi non solo un abile cacciatore, ma anche un compagno affettuoso, seppur indipendente e avventuroso. Con la sua destrezza e la sua capacità di muoversi furtivamente tra gli alberi, divenne presto il guardiano della foresta, protettore dei suoi segreti e delle creature che vi abitavano. Gli uomini, affascinati dalla sua bellezza e dal suo carattere, iniziarono a considerarlo non solo come un prezioso alleato nella caccia, ma anche come un membro della famiglia, capace di portare fortuna e prosperità. Si diceva che il tocco di un gatto norvegese delle foreste fosse in grado di guarire e lenire le tristezze dell’anima, e che le sue fusa avessero un potere quasi magico.

La storia del gatto delle foreste norvegesi, però, non è solo fatta di miti e leggende. Le prime citazioni storiche risalgono al 1559, quando il sacerdote e naturalista danese Peter Clausson Friis, residente in Norvegia, classificò le linci norvegesi in tre categorie, una delle quali era la “lince-gatto”. È solo nel XIX secolo, grazie al lavoro di scrittori come Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe, noti come i “Fratelli Grimm norvegesi”, che le antiche leggende legate a questi gatti furono sistematicamente raccolte e trascritte. Nel 1912, l’artista Olaf Gulbransson immortalò uno Skogkatt in un disegno pubblicato nella sua autobiografia, un’opera che testimoniava la presenza di questi maestosi felini nelle tradizioni e nella cultura del Nord.

Tuttavia, nel corso degli anni, l’ambiente selvaggio della Norvegia cominciò a cambiare. La deruralizzazione e l’addomesticamento di molte aree portarono a un incrocio tra i gatti delle foreste e i gatti domestici a pelo corto, mettendo a rischio le caratteristiche uniche della razza. Il gene del pelo corto, essendo dominante, iniziò a prevalere, rendendo sempre più raro il tipico manto dello Skogkatt. Fortunatamente, già prima della Seconda Guerra Mondiale, alcuni esemplari di questa razza furono presentati in mostre a Oslo, e dopo il conflitto, un gruppo di appassionati iniziò a lavorare per preservare la purezza della razza, selezionando i migliori esemplari disponibili.

Oggi, il gatto delle foreste norvegesi è riconosciuto come una delle razze feline più affascinanti e maestose. Di taglia grande, con una struttura robusta e muscolosa, si distingue per la sua testa triangolare, orecchie grandi e appuntite, spesso adornate da ciuffetti di pelo simili a quelli della lince. I suoi occhi, grandi e ovali, variano dal verde al verde oro, conferendogli un’espressione attenta e vigile. Le zampe, forti e robuste, con le posteriori leggermente più alte delle anteriori, sono perfette per muoversi agilmente sulla neve, grazie anche ai piedi palmati e ai ciuffi di pelo che spuntano tra le dita, impedendo di sprofondare.

Il pelo, semilungo e dotato di un sottopelo lanoso, è ricoperto da uno strato esterno lucido e idrorepellente, che varia in tutti i colori, eccetto le varietà point e i colori chocolate, lilac, cinnamon e fawn. Durante l’inverno, il mantello del gatto delle foreste norvegesi diventa particolarmente folto, con una gorgiera, una criniera e dei “pantaloncini” sulle zampe posteriori che gli conferiscono un aspetto regale e selvaggio al tempo stesso.

In un mondo che cambia rapidamente, il gatto delle foreste norvegesi rimane un simbolo di bellezza senza tempo e di legame profondo con la natura. La sua presenza nelle case di chi ha la fortuna di accoglierlo non è solo un ricordo delle antiche leggende, ma anche un tributo alla magia e all’amore che la dea Freya ha infuso nella sua creazione. Il Norsk Skogkatt continua a vivere tra di noi, con il suo spirito indomito e la sua grazia, portando con sé un frammento di quella foresta incantata da cui proviene.

Anthony Hopkins rigetta la sua performance di Odino

Anthony Hopkins critica la recitazione richiesta dai film Marvel, affermando che recitare davanti a uno schermo verde è inutile. L’attore, che ha interpretato il dio Odino nei film del MCU, ha espresso la sua opinione sul trattamento degli attori sul set delle produzioni Marvel, definendolo poco gratificante.

Sir Anthony Hopkins è un attore britannico di fama internazionale, nel corso della sua carriera, ha ottenuto numerosi riconoscimenti per le sue performance sul palcoscenico, sul grande schermo e in televisione, tra cui un Oscar come migliore attore protagonista nel 1992 per il suo ruolo nel film “Il silenzio degli innocenti”. È noto per la sua grande versatilità e la sua capacità di interpretare personaggi complessi e sfaccettati.

Vista la sua grande esperienza, secondo Hopkins, indossare un’armatura e sedersi su un trono non basta per recitare una parte, soprattutto se si deve interagire con un oggetto virtuale davanti ad uno schermo verde. La sua opinione è condivisa anche da Christian Bale, che ha interpretato il villain Gorr in Thor: Love and Thunder, definendo gli standard recitativi dei cinecomic molto al ribasso. L’attore premio Oscar si è già espresso in passato contro l’uso eccessivo del green screen nei film di supereroi.

Thor, il Dio nordico del Tuono

In vista dell’uscita nelle sale cinematografica del nuovo capitolo della saga di Thor, “Thor; Love and Thunder“, ho pensato di scrivere un articolo che mettesse in confronto una delle figure più iconiche dell’Universo Marvel, con quella che è la sua trasposizione letteraria nella Mitologia Norrena.

Thor (in norreno “Fulmine”) è una delle più importanti divinità germaniche. È la personificazione del fulmine e del tuono. Thor rappresenta il dio (e l’uomo) che possiede l’arma divina, la “virtù”, la “vista” del principio cosmico (il Mjöllnir, equivalente al Vajra vedico-tibetano: il vajra simboleggia il principio maschile universale, e così il fulmine è associato all’idea di paternità divina). Il suo colore e’ il rosso. ll nome “Thor” e le sue varianti derivano dal proto-germanico Thunraz: “fulmine”, “tuono” (nelle lingue germaniche odierne è divenuto in inglese Thunder, olandese Donder, tedesco Donner).

Origini mitologiche

Secondo la mitologia è figlio di Odino, padre degli dèi. Appartenendo alla stirpe divina degli Aesir, egli dimora ad Ásgarðr, nel regno di Þrúðvangar. Vi dimora insieme a sua moglie, la dea delle messi, del grano, del raccolto e della terra, Sif: poco si conosce di lei se non che abbia i capelli d’oro come il grano, fabbricati per lei dai nani dopo che Loki le aveva tagliato la chioma originaria. Il Dio ha inoltre anche uno stuolo di amanti. Secondo la tradizione ha anche un figliastro, Ullr, che era in realtà figlio unicamente di Sif.

Il suo mezzo di trasporto era un carro trainato dalle due capre e anche questi animali vantavano proprietà portentose: per Thor, durante i suoi viaggi, era consuetudine cibarsene considerando che, conservando le pelli e le ossa intatte, il mattino seguente sarebbero rinate. La figura del dio è ancestrale e per questo associabile ad altre divinità, a loro volta altrettanto antiche, della tradizione indoeuropea: i parallelismi con Indra e Zeus sono innumerevoli. Analogamente alla scansione della settimana dei Romani, nella cui concezione del tempo il giovedì corrisponde al giorno di Giove, così nella tradizione nordica Thursday è il Thor’s day, ovvero il giorno dedicato a Thor.

Sif, compagna di Thor

Nella personalità del dio sono prominenti due tratti: quello del gigante accigliato e brutale, collerico e facilmente suscettibile, ma anche una raffigurazione più bonaria e talvolta dai contorni comici.

Nel corso del Ragnarǫk: la battaglia finale tra le forze del bene e le forze del male, la conclusione della tragedia degli dèi del Nord. Lo scontro fra gli eserciti divini e quelli infernali si consumerà dopo che sulla terra…

Si colpiranno i fratelli
e l’un l’altro si daranno la morte;
i cugini spezzeranno
i legami di parentela;
crudo è il mondo,
grande l’adulterio.
Tempo d’asce, tempo di spade,
gli scudi si fenderanno,
tempo di venti, tempo di lupi,
prima che il mondo crolli.
neppure un uomo
un altro ne risparmierà

Thor ucciderà e sarà ucciso da Miðgarðsormr, il serpente che avvolge Miðgarðr (la Terra): il dio ucciderà la bestia ma respirando le sue esalazioni putride, farà solo nove passi prima di morire. Questo sta a simboleggiare l’eterna lotta fra il bene e il male. Il ciclo di violenze terminerà con la fine di tutto: una fine che porterà ad una nuova età dell’oro, un nuovo meraviglioso inizio per tutto il creato e l’umanità intera.

Simbologia

L’elemento naturale del lampo incarna la presenza fisica di Thor, mentre il tuono che ne accompagna la venuta, funge da prova udibile; allo stesso modo è il lampo a manifestare l’incredibile potenza del dio: ora può creare e generare fecondità, ora invece palesare tutta la sua furia distruttiva. Grazie al suo mitico martello Mjöllnir, può convogliare questa forma d’energia a proprio piacimento. Tale oggetto magico, inoltre, ha la facoltà di trasmettere l’energia divina contro demoni e giganti, come testimoniato anche da diverse iscrizioni runiche che invocano il dio chiamandolo «Wigi Þonar», cioè «Thor consacratore». Le caratteristiche magiche di Mjollnir erano le più disparate: frantumava tutto ciò che colpiva, tornava indietro una volta lanciato, poteva rimpicciolirsi fino a diventare una collana e poteva far risorgere i morti. Thor ha anche altri importanti elementi magici: il cinturone e il guantone di ferro, il primo duplica la forza dei suoi colpi mentre il secondo permetteva il contatto con il suo martello. La sua rappresentazione runica è il numero 3, il numero del bene e del male. La soglia o la porta, sono relazionate con la figura dell’eroe. La soglia/ porta rappresenta il limite tra un mondo e l’altro. E’un luogo di transizione che apre l’accesso ad un percorso iniziatico. Sia la porta che il martello sono i simboli dei poteri addormentati che salgono alla luce nel momento in cui vengono scoperti. A riprova dell’enorme influenza rivestita dal dio, il suo culto è stato il più diffuso in Islanda al momento della colonizzazione dell’isola: questo perché, secondo l’immaginario collettivo dell’epoca, Thor figurava da protettore dell’ordine prestabilito delle cose ed anche da protettore della fertilità, come evidenziato anche dal cosiddetto “Libro dell’insediamento“.

Trasposizione nella cultura di massa

La divinità ha ispirato l’omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics, divenuto poi uno dei protagonisti del Marvel Cinematic Universe nel quale è interpretato dall’attore australiano Chris Hemsworth. Nel mondo televisivo Thor è apparso in American Gods e il suo martello in un episodio di Supernatural; viene inoltre nominato più volte in Vikings e in Ragnarok il protagonista scopre di essere la sua reincarnazione. Nella letteratura moderna Thor appare nei romanzi American Gods e Odd e Il gigante di ghiaccio di Neil Gaiman e nella saga di Magnus Chase di Rick Riordan. Nonostante appaia brevemente solo nel finale segreto Thor viene più volte nominato nel videogioco God of War, dove viene descritto come il più sanguinario degli dèi Aesir. Thor sarà uno degli antagonisti principali in God of War Ragnarok. Il dio appare inoltre nel manga Record of Ragnarok, come primo rappresentante degli dei negli scontri contro l’umanità, in cui vince sconfiggendo il generale cinese Lü Bu mostrando il suo rispetto per chi è riuscito a tenergli testa.
In Assassin’s Creed Valhalla, Thor viene più volte citato e, attraverso le missioni della trama dell’arco di Asgard possiamo combattere con lui nella prima fase della missione.

Bibliografia:

  • Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici, illustrazioni di Gino Arcidiacono, Milano, Longanesi & C., 2018 [ottobre 1991].
  • Salvatore Tufano, Miti e leggende nordiche, Roma, Newton&Compton, 1995, ISBN 978-88-8183-481-5.
  • Georges Dumézil, Gli dèi dei Germani. Saggio sulla formazione della religione scandinava, traduzione di Bianca Candian, Adelphi, 1974.

Sitografia:

Loki il Dio dell’Inganno

La figura di Loki nella trasposizione cinematografica non è così diversa da quella della mitologia norrena. Sebbene il suo ruolo principale sia quello di portare l’Apocalisse nel giorno del Ragnarok, Loki è anche un alleato di Odino e Thor, aiutandoli a superare varie difficoltà. La sua natura ingannevole lo rende il dio delle macchinazioni e dei sotterfugi.

Nella mitologia norrena, Loki è una figura enigmatica e complessa, conosciuto come il Dio dell’Inganno. Capace di essere sia amico che nemico degli altri dei, è descritto come un trickster che ama seminare discordia e caos con risultati a volte comici e a volte disastrosi.

Figlio del gigante Farbauti e di Laufey, Loki ha un ruolo centrale nel pantheon norreno grazie a un patto con Odino. Nonostante la sua reputazione di ingannatore, Loki ha contribuito alla creazione del mondo e ha aiutato gli dei in numerose occasioni.

Fra le molte avventure e inganni di Loki, spiccano la sua scommessa con i nani per ottenere tesori magici per gli dei e il suo coinvolgimento nella creazione di Mjölnir, il martello di Thor. Tuttavia, è anche responsabile di eventi tragici come la morte di Balder, il dio della luce e della purezza.

Loki è noto anche per la sua discendenza mostruosa, che include il serpente gigante Jörmungandr, il lupo Fenrir e la dea Hel. Questi figli giocano un ruolo cruciale nel Ragnarok, la battaglia finale che segna la fine del mondo nella mitologia norrena.

Nonostante la sua controversa natura, l’energia di Loki viene talvolta invocata nelle pratiche sciamaniche per coloro che cercano cambiamenti e vogliono superare periodi di stasi. Gli animali totem associati a Loki includono insetti fastidiosi come mosche e vespe, simboli della sua capacità di creare disagio e infastidire gli altri, ma anche dell’adattabilità e della capacità di superare gli ostacoli.

Loki rimane una figura affascinante e ambigua, che continua a suscitare interesse e riflessione sulla dualità della natura umana e divina. Il suo ruolo nel Ragnarok come padre dei mostri e comandante degli eserciti infernali è funzionale alla ciclicità del Cosmo, rappresentando sia il male necessario che la distruzione. La sua punizione per la morte di Balder lo rende uno dei personaggi più tragici e tormentati della mitologia norrena.

Thor e Loki, due figure mitologiche a confronto

Thor, il dio dei fulmini, e Loki, dio dell’inganno, sono fra le più importanti divinità del pantheon mitologico nordico. In tutti i film dell’universo Marvel i due fratelli si combattono per il predominio su Asgard. Per il grande pubblico queste due divinità sono fratelli, in realtà non è così. I due sono compagni di avventure e non fratellastri. Insieme hanno combattuto molte battaglie contro i giganti di ghiaccio, fino all’arrivo del Ragnarök.

“Thor è un dio della stirpe degli Asi amato e venerato, tanto che la sua figura, che in epoca pagana rivaleggiava per la supremazia con Odino, fu in seguito tenacemente opposta al “Cristo”, il nuovo dio proveniente da sud“.

Il figlio di Odino dalla barba e capelli rossi era il dio degli uomini. Conosciuto come il protettore dell’umanità dai giganti e dalle bestie infernali partorite da Loki l’ingannatore; Thor era anche il dio della Sippe, ovvero la famiglia.

La figura di Loki della trasposizione cinematografica non è tanto lontana dalla verità. Per quanto infatti la funzione di Loki sia quella di portare l’Apocalisse il giorno del Ragnarok, spesso è compagno di Odino e Thor e li aiuta a superare diverse difficoltà. Loki è, per questo, il dio dell’inganno, delle macchinazioni e dei sotterfugi. Egli non è la personificazione del Male, per come possiamo intenderla noi, quanto piuttosto il Male necessario. Anche il suo ruolo nel Ragnarok, come padre dei mostri e comandante degli eserciti infernali, è funzionale alla ciclicità del Cosmo. L’etimologia di Loki è legata al fuoco, alla fiamma. Esso è segno di civiltà, ma anche di distruzione. Il suo ruolo di dio civilizzatore si interrompe quando Loki viene identificato anche con i Giganti. Questi sono la personificazione stessa del Caos, di Ginnungagap, la Voragine originaria della mitologia Scandinava dell’Edda poetica. Loki è padre di Midgardsorm, il serpente abissale, ma anche di Fenrir, il lupo che divorerà la luna e ucciderà Odino e di Hel, la dea degli inferi. Nella mitologia norrena Loki compie un peccato così grande da ricevere una delle peggiori punizioni. Egli è la causa della morte di Baldr, il dio Solare, figlio di Odino e il più amato di tutti gli dèi. Catturato dagli dèi, Loki verrà portato in una buia grotta. Qui uno dei suoi due figli, Vali, viene trasformato in lupo affinché divorasse il fratello Narvi di fronte agli occhi del padre. Le interiora del povero Narvi vennero usate come catene per legare Loki ad una roccia. Un serpente venne incaricato di far gocciolare sul viso di Loki il suo veleno, goccia dopo goccia. Il supplizio terminerà quando, il giorno del Ragnarok, riuscirà a liberarsi dalle catene e porterà la distruzione sulla terra.

 

Thor, il Dio degli Avengers

Thor della Marvel rompe con la tradizione del passato, mostrando un mito che esce dai libri di storia e si lancia nella mischia. Nel corso degli anni, e fino al suo debutto cinematografico del 2011, il personaggio è stato dipinto abilmente come un eroe dai tratti grandiosi e umili al tempo stesso, che brandisce un martello ed entra a far parte della squadra degli Avengers, aggiungendo un nuovo tassello all’universo Marvel.

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