Quando nel dicembre 2015 “Il risveglio della Forza“ illuminò gli schermi del mondo, l’intera comunità di fan si trovò davanti a una figura misteriosa: alta, deformata, con una voce roca e un’aura di potere capace di far tremare generali e cavalieri. Lo chiamavano Leader Supremo Snoke, e il suo sguardo penetrante, amplificato dalla magnificenza della CGI, prometteva una storia carica di segreti. Era lui il nuovo volto del Lato Oscuro, il capo del Primo Ordine, l’erede spirituale di quell’Impero Galattico che credevamo definitivamente sconfitto su Endor.
Dietro le quinte, Snoke era il frutto della collaborazione creativa di J. J. Abrams, Lawrence Kasdan e Michael Arndt. Sul set, prendeva vita grazie alla straordinaria performance in motion capture di Andy Serkis, che prestava movenze e voce a questa creatura enigmatica. Ma per noi fan, l’essenziale non stava nella tecnologia o nella regia: la domanda che ribolliva era una sola.
Chi era davvero Snoke?
Il mistero che ha infiammato la galassia
Le teorie fiorirono con la velocità di un iperguasto: per alcuni era Darth Plagueis, l’oscuro maestro di Palpatine citato ne La Vendetta dei Sith; per altri un antico Signore dei Sith riemerso dalle pieghe della Storia; per i più arditi, persino una versione corrotta e alternativa di Luke Skywalker.
Ogni nuovo episodio della trilogia sequel aggiungeva indizi ma nessuna conferma, alimentando discussioni infinite in forum, chat e convention.
La verità, tuttavia, non si è manifestata prima del 2019 sul grande schermo, e anche allora, ne L’Ascesa di Skywalker, arrivò sotto forma di indizi visivi più che di spiegazioni dirette. La conferma definitiva si è avuta solo grazie ai testi ufficiali Lucasfilm, in particolare Star Wars: Skywalker – Una Famiglia al Crepuscolo di Kristin Baver e Star Wars: Secrets of the Sith di Marc Sumerak.
E la rivelazione, per quanto scioccante, ha dato un nuovo senso a tutto: Snoke non era un individuo autonomo. Era un costrutto, un clone imperfetto, una marionetta creata da Palpatine su Exegol.
Dalle ceneri di Endor al buio di Exegol
Dopo la disfatta dell’Impero ne Il Ritorno dello Jedi, Palpatine — mai davvero sconfitto nello spirito — aveva previsto la propria resurrezione. Nei laboratori segreti di Exegol, un pianeta inospitale nascosto nelle Regioni Ignote, gli accoliti Sith iniziarono esperimenti di clonazione, sfruttando tecnologie ispirate a quelle dei Kaminoani. L’obiettivo era creare corpi capaci di ospitare l’essenza oscura di Darth Sidious.
La sfida non era solo genetica: occorreva un essere con un’alta concentrazione di midichlorian, abbastanza potente da reggere la trasmigrazione di uno spirito tanto devastante. Ed è qui che entra in scena Snoke.
Il clone imperfetto e la missione segreta
Secondo le parole dello stesso Palpatine in Secrets of the Sith:
“Anche dopo anni di esperimenti, le tecniche di clonazione dei miei accoliti erano inadeguate. Non riuscivano a creare un recipiente capace di contenere il mio potere sconfinato. Snoke era il più vicino al successo, ma il suo corpo non era degno di ospitare la mia essenza oscura.”
In altre parole, Snoke era il prototipo più riuscito di una lunga serie di cloni falliti, ma restava inadatto a diventare il nuovo corpo dell’Imperatore. Il suo scopo era diverso: agire come volto e voce del Primo Ordine, manipolare l’opinione pubblica e — soprattutto — corrompere Ben Solo, trasformandolo nel temuto Kylo Ren.
La sua autorità, per quanto reale agli occhi della galassia, era una finzione: ogni decisione, ogni strategia, era un’estensione della volontà di Sidious.
Ascesa e caduta di un burattino
In Il Risveglio della Forza, Snoke appare come antagonista terziario, mentre ne Gli Ultimi Jedi diventa il principale ostacolo di Rey e Kylo. La sua morte improvvisa per mano dello stesso apprendista, a metà della trilogia, colse molti di sorpresa e lasciò un vuoto narrativo: chi era, da dove veniva, cosa rappresentava davvero?
Ne L’Ascesa di Skywalker, la scena dei cilindri di clonazione ricolmi di corpi identici a Snoke — immersi in un fluido inquietante — fornì la risposta visiva: era sostituibile, replicabile, sacrificabile. Palpatine aveva più di una copia pronta all’uso, e Snoke non era altro che un tassello temporaneo di un puzzle più grande.
Un potere reale, ma preso in prestito
Nonostante fosse una creazione artificiale, Snoke possedeva un vero legame con la Forza. Era in grado di proiettare visioni, manipolare menti e condurre a distanza intere conversazioni telepatiche. Questo lo rese credibile come leader, tanto da convincere persino Luke Skywalker a tentare — invano — di comprendere le sue intenzioni tramite la Forza. Tuttavia, la sua fedeltà era incrollabile solo verso colui che lo aveva creato. Persino la formazione di Kylo Ren e la guerra contro la Nuova Repubblica non erano fini a sé stessi, ma passi calcolati per preparare il ritorno di Palpatine.
Oggi, conoscendo la verità, possiamo rileggere il suo ruolo con occhi diversi. Snoke non era un Signore dei Sith dimenticato, né un’entità millenaria: era il prodotto di un piano di resurrezione progettato con pazienza millimetrica. La sua esistenza era destinata a terminare non appena Palpatine avesse trovato un corpo adatto.Il suo destino, in fondo, era scritto sin dall’inizio: nascere per servire, vivere per ingannare, morire quando non più utile. Eppure, proprio per questo, Snoke resta una figura affascinante nel panorama di Star Wars: un antagonista che, pur privo di un passato autonomo, ha saputo imprimere un’impronta indelebile nella memoria dei fan.
E ora tocca a voi, giovani padawan e veterani della Ribellione.
Questa rivelazione su Snoke vi soddisfa o avreste voluto un destino più complesso per lui? Apriamo il dibattito nella nostra cantina virtuale… e sì, il primo giro di blue milk lo offriamo noi.
