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Willow rinasce in Italia: la webseries fan-made che riporta la magia fantasy degli anni ’80

Parlare di Willow significa aprire una fessura luminosa nella memoria collettiva di chi è cresciuto a pane, VHS e spade incantate. Il film del 1988 non è stato soltanto un fantasy d’avventura, ma un vero rito di passaggio per un’intera generazione che ha imparato a sognare tra magie imperfette, eroi improbabili e un’ironia capace di alleggerire anche la battaglia più disperata. Proprio per questo, quando l’universo di Willow è tornato al centro dell’attenzione negli ultimi anni, le aspettative erano altissime. E proprio per questo la delusione è stata altrettanto sonora.

Il lungometraggio originale, Willow, nasceva da una combinazione quasi alchemica: la regia solida di Ron Howard, la visione fiabesca di George Lucas e una storia che riusciva a essere epica senza mai prendersi troppo sul serio. Willow Ufgood, contadino Nelwyn con ambizioni da mago, non era il classico prescelto granitico, ma un protagonista fragile, ostinato, umano. Accanto a lui brillava Madmartigan, spadaccino canaglia dal sorriso beffardo, figura diventata iconica ben oltre il film stesso. Quel mix di avventura, umorismo e magia aveva un’identità precisa, riconoscibile, figlia diretta del fantasy anni Ottanta. Quando Disney+ ha deciso di riportare Willow sullo schermo con una serie ambientata vent’anni dopo, il ritorno di Warwick Davis sembrava la promessa di un ponte ideale tra passato e presente. La produzione, affidata a Lucasfilm e Imagine Entertainment, puntava a espandere il mondo narrativo, introducendo nuovi personaggi e tematiche più moderne. Sulla carta tutto funzionava. Sullo schermo, però, qualcosa si è incrinato. La serie ha scelto toni, ritmi e dialoghi che molti fan storici hanno percepito come distanti dallo spirito originale, quasi appartenenti a un altro universo fantasy. Il risultato è stato un affetto tiepido, quando non apertamente critico, culminato nella cancellazione dopo una sola stagione.

Ed è proprio da quella frattura emotiva che nasce una delle storie più interessanti degli ultimi anni per chi ama il fantasy indipendente. Lontano dai grandi studi e dai budget faraonici, un gruppo di produzioni italiane ha deciso di fare ciò che spesso i colossi dimenticano: ascoltare i fan. Nuovo Sole, Bottega IW e Dream Factory Studio hanno unito competenze, passione e ostinazione per dare vita a una webseries che non rincorre l’attualizzazione forzata, ma abbraccia con orgoglio l’eredità del fantasy classico. Il progetto si intitola Willow and the Quest for Madmartigan e fin dal primo episodio chiarisce le proprie intenzioni: omaggiare, non riscrivere.

La regia è affidata a Elena D’Atri, autrice che arriva dal mondo degli anime, dei manga e delle produzioni derivate, con una sensibilità visiva che si sposa perfettamente con l’immaginario pop. Il suo approccio non cerca di imitare pedissequamente il film del 1988, ma di recuperarne il tono, quella leggerezza avventurosa capace di convivere con il pericolo. La webseries si propone come un sequel alternativo, ignorando gli eventi della serie Disney e costruendo un nuovo percorso narrativo coerente con la mitologia originale.

Al centro della storia troviamo Lugh, figlio di Madmartigan e Sorsha, interpretato da Carlo Grotti Trevisan. Il personaggio eredita il carisma e l’irrequietezza del padre, ma deve fare i conti con un’ombra ingombrante, quella di un eroe diventato leggenda. Trevisan non è un volto sconosciuto per chi segue il panorama delle produzioni web italiane: la sua esperienza in Saint Seiya Rebirth, una delle serie italiane più viste all’estero, si percepisce nella sicurezza con cui affronta un ruolo tanto carico di aspettative.

Accanto a lui spicca Lexy Oliver, atleta e attrice brasiliana, nei panni della guerriera Ayla. Il primo episodio ruota proprio attorno a lei, introducendo una figura femminile che unisce fisicità, mistero e un passato ancora tutto da svelare. Il villain Zane prende forma grazie a Giuseppe Joel Mastroianni, maestro d’armi e stuntman, che porta in scena combattimenti credibili e una presenza minacciosa mai sopra le righe. Il mentore dei protagonisti, Fionn, è interpretato da Gianluca Conti, volto noto di cinema e teatro, visto di recente anche in Romulus. Conti figura anche tra i produttori, a conferma di un coinvolgimento che va oltre la semplice interpretazione. Completa il cast Denise Camporesi nel ruolo della maga Selene, personaggio legato a doppio filo alla figura di Bavmorda e alle ombre del passato.

Uno degli aspetti più affascinanti della webseries è l’uso delle location italiane. Il Castello di Gradara, con le sue mura cariche di storia, diventa uno scenario perfetto per intrighi e duelli. Il Lago di Bracciano offre paesaggi sospesi tra realtà e leggenda, mentre il Bosco della Ficuzza e il Parco Naturale di Monte San Bartolo contribuiscono a costruire un mondo credibile, lontano anni luce dai set digitali anonimi. Gli effetti speciali realizzati da Dream Factory Studio non cercano lo spettacolo fine a sé stesso, ma supportano la narrazione con creature e magie integrate nel contesto. A completare l’atmosfera arriva la colonna sonora di Marco Werba, che rilegge con rispetto alcuni temi del film originale firmati da James Horner, affiancandoli a nuove composizioni ispirate al fantasy anni Ottanta. Il risultato è un tappeto musicale che accompagna l’avventura senza sovrastarla, evocando immediatamente quel senso di meraviglia che molti credevano perduto.

Willow and the Quest for Madmartigan non è soltanto una webseries, ma una dichiarazione d’amore verso un modo di fare fantasy che mette al centro i personaggi, il viaggio e la passione. In pochi minuti riesce a ricordare perché Willow è rimasto nel cuore di tanti spettatori e dimostra che il cinema indipendente, quando nasce dall’ascolto e dal rispetto, può colmare vuoti lasciati dalle grandi produzioni. Ora la palla passa alla community. Questa nuova avventura saprà diventare il capitolo che aspettavamo da anni? La discussione è aperta, come ogni buona leggenda che si rispetti.

 

Il calendario nerd definitivo: tutte le giornate geek da celebrare durante l’anno

Altro che nerd chiusi in cameretta: il calendario geek è una prova vivente che la nostra community sa festeggiare, ricordare e condividere più di chiunque altro. Oltre alle “festività comandate” come il Capodanno, Pasqua, Natale, Halloween, San Valentino, l’Epifania e la Festa della mamma o del papà, ci sono davvero tantissime “giornate” speciali che vanno ricordate! Tra fantascienza, anime, videogiochi, scienza, gatti leggendari e miti della cultura pop, l’anno è costellato di giornate nerd che trasformano ogni mese in un pretesto perfetto per celebrare passioni, icone e ossessioni che ci definiscono. Ogni data è una scusa sacrosanta per rispolverare cosplay, maratone, letture, binge watching e discussioni infinite tra fan. Questo calendario nerd non è solo una sequenza di ricorrenze, ma una mappa emotiva fatta di nostalgia geek, amore viscerale per la cultura pop e voglia di sentirsi parte di qualcosa di più grande. Perché essere nerd significa anche questo: sapere esattamente che giorno è, non per dovere, ma per passione, e viverlo come se fosse una festa galattica condivisa con chi parla la tua stessa lingua fatta di pixel, spade laser, astronavi, magia e immaginazione.

Gennaio

Febbraio

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno

Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

Dicembre

Soryu debutta come cantante con “Nuje”: da cosplayer a voce partenopea di Attack on Titan

C’è un nuovo ponte tra Napoli e il Giappone, e si chiama Soryu. No, non è il nome di un personaggio anime, anche se potrebbe sembrarlo, bensì quello d’arte di Eugenia Bellomia, una delle cosplayer italiane più seguite al mondo, capace di trasformare ogni sua interpretazione in un’esplosione visiva e narrativa che fa impazzire oltre un milione di follower sui social. Ma questa volta, il viaggio di Soryu non è tra i padiglioni di un evento cosplay o tra le pagine di un manga, bensì tra le note di una canzone che fonde cultura, passione e identità.

Il 16 maggio debutta ufficialmente come cantante con “Nuje”, un brano che non è soltanto una cover o una reinterpretazione: è un vero e proprio esperimento culturale, musicale e linguistico, un adattamento inedito in lingua napoletana di “Call of Silence”, struggente composizione di Hiroyuki Sawano tratta dalla colonna sonora dell’anime culto “Attack on Titan”.

Prodotto da Suono Libero Music e distribuito da Universal Music Italia, “Nuje” è la dimostrazione che la creatività nerd può andare ben oltre il cosplay. È un progetto nato da un sentimento autentico, ideato e realizzato da Soryu in collaborazione con Nando Misuraca, autore del testo e produttore artistico, con l’intento di creare una vera fusione culturale tra Mediterraneo e Oriente. L’obiettivo? Avvicinare Napoli e il Giappone con le armi dell’arte, della musica e dell’emozione.

Non è un caso che Napoli e il Giappone vengano accostati in questo progetto. Sono due universi lontani, certo, ma anche incredibilmente simili nel loro cuore profondo: il mare che li circonda, la maestosità di due vulcani simbolici (Vesuvio e Fuji), l’orgoglio delle rispettive identità culturali, le tradizioni popolari e un rapporto viscerale con la spiritualità. Napoli, con il suo “caos organizzato”, e il Giappone, con la sua rigida disciplina, trovano in “Nuje” un punto di incontro tanto insolito quanto poetico.

A raccontarlo è proprio Soryu, che ricorda come il cosplay sia stato per lei un rifugio e una passione nata nel 2010, quando anime e manga erano ancora considerati roba da “strani”. «Mi prendevano in giro per le mie passioni», confessa, «ma quei mondi mi emozionavano profondamente, così come la musica che li accompagnava». E parlando di musica, non poteva che essere Attack on Titan a fare da ponte tra il Giappone e il cuore di Napoli: una serie potente, tragica, ricca di emozioni profonde, in cui le note diventano narrazione. «La storia d’amore spezzata tra i protagonisti, la scelta del sacrificio… tutto ciò mi ha colpita nel profondo. Il napoletano, con la sua intensità emotiva, è perfetto per raccontare sentimenti così forti».

Il risultato è un brano intimo ma allo stesso tempo universale, che si arricchisce della straordinaria presenza alla chitarra di Gianni Guarracino, musicista che ha collaborato con mostri sacri come Pino Daniele e Paco De Lucia, conferendo al pezzo una raffinatezza musicale di respiro internazionale.

Ma non è finita qui. A dare ulteriore forza visiva a “Nuje” c’è un videoclip ufficiale girato interamente a Napoli dal regista Claudio D’Avascio, dove l’estetica cosplay incontra il paesaggio mediterraneo in un mix di colori, emozioni e riferimenti visivi all’universo anime. A comparire nel video anche Marco Del Giudice, fidanzato di Soryu, a suggellare l’aspetto personale e sincero di un progetto che, come sottolinea la stessa artista, “nasce dal cuore”. Nessuna strategia di marketing preconfezionata, nessuna costruzione a tavolino: solo passione, emozione e tanta, tanta voglia di comunicare qualcosa di autentico.

“Nuje” non è solo una canzone, ma un vero e proprio manifesto della cultura nerd che si evolve, che abbraccia nuove forme espressive senza dimenticare le proprie radici. È l’inno di chi è cresciuto tra manga, controller e OST indimenticabili, e oggi vuole raccontare quelle stesse emozioni con un linguaggio nuovo. È una voce inedita nel panorama musicale italiano, ma già così potente da farsi sentire ben oltre i confini della scena geek.

Il singolo sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 16 maggio, e il presave è già attivo a questo link:  soryu.lnk.to/nuje.

Chi volesse saperne di più, magari con una chiacchierata diretta con la protagonista di questa affascinante metamorfosi, sappia che Soryu è disponibile per interviste. Perché dietro la maschera del cosplay si nasconde una voce nuova, pronta a raccontare storie che meritano di essere ascoltate.

E voi, amici di CorriereNerd.it, cosa ne pensate di questo crossover musicale tra Napoli e Attack on Titan? Condividete l’articolo, commentate, fate girare la voce: il mondo nerd ha appena guadagnato una cantante che parla la nostra lingua. E anche un po’ di giapponese… ma con accento partenopeo!

Cosplability: Diversamente uguale di Alex L. Mainardi

Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema.

Se si potesse sintetizzare il volume “Cosplability: Diversamente uguale” in una sola frase, sarebbe questa. La citazione storica della saga cinematografica de “I pirati dei Caraibi”, racchiude in sé la biografia e l’animo di Alex Mainardi, cosplayer (e mille altre cose pazzesche) affetta da Atassia di Friedreich, malattia degenerativa progressiva del sistema nervoso.

Punti cardine di “Cosplability: Diversamente uguale” sono:

  • la denuncia di abilismo latente in tutte e tutti noi (Abilismo = stigma e discriminazione dei confronti delle persone disabili)
  • la risposta spudorata che Alex distribuisce, aneddoto dopo aneddoto, in tutto il libro: di vita ne abbiamo una sola e alla fine nessuno ne esce vivo. Quindi perché perdere tempo a prenderla troppo sul serio?
  • Jack Sparrow è uno spirito guida (e io approvo tantissimo!)

Di cosa tratta il libro?

Alex ha 40 anni e da 20 scrive, cuce, organizza eventi, fonda collettivi di autori e cosplayer perché ne ha voglia, lo sa fare e se ne frega altamente della diagnosi dei dottori che anni fa (con il tatto di uno scalpello sul marmo) avevano sentenziato che la sua vita sarebbe stata relegata a una carrozzella, che non sarebbe stata mai più la stessa, che anzi poteva praticamente considerarla finita.

Possibile? Sì. Definitivo? Neanche per idea! Per Alex la sedia a rotelle diventa il trono di una divinità che, intelligente e astuta, guida la propria vita verso obiettivi superiori. Come un moderno Professor X (ma con una chioma decisamente più stilosa)  trasmette nel libro  una chiara e lucida analisi della situazione in Italia nel corso degli ultimi 20 anni mixando macro temi quali: l’accessibilità di luoghi e servizi, le fiere, le relazioni umane.
E no, questo non è un modo per romanzare l’Atassia; è invece la soluzione per conviverci ed esigere una vita piena come ogni altro contribuente.

Perché leggere questo libro?

Perché se conosci una persona con disabilità, probabilmente hai assunto atteggiamenti o fatto pensieri abilisti senza nemmeno accorgertene e magari pensando pure di essere nel giusto (alzo la mano io per prima. Non è una condanna, ma una presa di consapevolezza);

Perché se hai frequentato le fiere negli ultimi 20 anni potrai assaporare la nostalgia del passato, di quando l’attesa di un evento fieristico si caricava dell’emozione e della voglia di incontrare amici vecchi e nuovi durante le giornate di fiera. (Oggi, invece di fiera se ne trova una ogni giorno, tutte uguali tra loro perché entrate in un sistema capitalistico commerciale che appiattisce la creatività a favore del profitto, senza più alcuno stimolo di fantasia e novità);

Perché se nel passato hai fatto Cosplay rivivrai quel brivido da “mondo antico”,  quando ancora era di nicchia; quando ancora si andava a cercare nei mercati, nelle botteghe quel pezzo speciale, quel tipo di tessuto o di oggetto perfetto per il proprio personaggio; quando ancora si sfilava per il gusto di far vedere la propria opera, creata con fatica e passione per se stessi e non per “premi costosi o PlayStation” come citato anche nel libro.

Perché una volta girata l’ultima pagina vorrai fare la tua parte in una società che si riempie la bocca di parole come “accessibilità, inclusione”, ma che davanti al primo ostacolo svela tutta la sua incapacità: una società che non garantisce bagni accessibili nei luoghi pubblici, fiere che non si operano per organizzare percorsi e attività accessibili a disabili sia motori che sensoriali; mezzi di trasporto che non garantiscono la piena fruibilità alle persone con disabilità, le quali che vorrebbero essere riconosciute come cittadine e cittadini partecipi della vita sociale.

Perché chiuso il libro vuoi andare a stringere la mano anche a Betty, la caregiver di Alex (perdonate la sinteticità e freddezza del termine). Leggendo l’affetto che traspare tra le pagine, Betty diventa quasi una cara persona con cui hai bevuto una tazza di té fino a poco fa, che ti guida contro gli ostacoli e li domina con te fin quando l’energia lo consente.

Che ci sia un po’ dello spirito di Jack Sparrow anche in lei? Lo sospetto fortemente. Infondo Jack non è mica un tipo avido!

Supermegasintesi della recensione:

Lo devi leggere? Sì

Si legge facilmente? Non proprio: i temi trattati sono come pugni nello stomaco e la grafica sfaccettata, per quanto in perfetta linea con la personalità e la vita di Alex, non facilita una lettura lineare.

Perché ti dovresti fidare di me? Perché sono stata nel giro di fiere, cosplay e compagnia bella in tempi belli e perché lavoro nel settore dell’accessibilità, in particolar modo quella dell’audiovisivo.

E se poi non ti piace? Non è un romanzo, ma un’autobiografia. Se non ti piace fai qualcosa affinché il modo diventi un posto migliore.

Una recensione a cura di:

Vanessa Delbarba

 

 

 

 

Nel panorama affascinante e variegato del cosplay, dove l’immaginazione e la creatività non conoscono confini, emerge una narrazione straordinaria che unisce arte e resilienza: quella di Alex L. Mainardi. Il suo saggio, “Cosplability: Diversamente uguale“, non è solo un diario illustrato, ma un racconto ispiratore che celebra la forza dell’individuo di fronte alla malattia attraverso il potere del cosplay.  Le splendide illustrazione sono state realizzate da Miriam Barbieri, Cristiana Fumagalli si è invece occupata delle cover di ogni capitolo interno e dell’impaginazione generale mentre Ilaria Trombi ha realizzato la cover vera e propria del saggio.

Alex L. Mainardi, nota nel mondo del cosplay con il suo pseudonimo Alex Lokinson, è una figura che incarna il concetto di “Cosplability“, un termine che unisce Cosplay + Ability (abilità), un neologismo creato appositamente per abbattere gli stereotipi spostando l’attenzione dall’essere diversi, nel senso di ‘mancanti’ (come vengono considerate le persone disabili dalla Società) all’essere uguali in quanto artisti, dunque abili. Questo concetto rappresenta non solo una filosofia personale, ma anche un messaggio universale di inclusione e superamento delle barriere fisiche e sociali. La biografia di Alex è un esempio lampante di come l’arte e la passione possano non solo migliorare la qualità della vita, ma anche trasformare una diagnosi medica sfavorevole in un’opportunità di espressione e sfida personale.

Il percorso di Alex nel mondo del cosplay inizia nel 2003, anno in cui riceve la diagnosi di Atassia di Friedreich, una malattia neurologica degenerativa che compromette gravemente il movimento e l’equilibrio. Nonostante il deterioramento progressivo della sua condizione, che l’ha portata dalla corsa alla carrozzina, Alex ha continuato a dedicarsi con passione al cosplay, un hobby che le ha permesso di superare le barriere imposte dalla sua condizione e di trovare una nuova forma di espressione personale.

Il libro “Cosplability: Diversamente uguale” offre uno spaccato della vita di Alex, mostrando come il cosplay sia diventato una parte fondamentale della sua esistenza dopo la diagnosi. Nella dedica e introduzione del diario, Alex esprime la sua gratitudine verso amici e familiari per il loro supporto costante e racconta come il cosplay le abbia permesso di affrontare la malattia con una nuova prospettiva. Il suo primo incontro con il cosplay avviene durante un viaggio in Giappone, dove, inizialmente scettica, si lascia incoraggiare da un’amica a partecipare a Lucca Comics travestita da Capitan Jack Sparrow. Questo primo costume, sebbene rudimentale, segna l’inizio di un viaggio che trasforma la debolezza in forza. Alex descrive come il cosplay non solo l’abbia aiutata a superare la depressione, ma le abbia anche dato la spinta per esplorare nuove passioni, come la scrittura e l’organizzazione di eventi. Attraverso il cosplay, Alex ha trovato un mezzo per sfidare se stessa, dimostrando che la disabilità non deve essere un limite alla creatività e alla partecipazione.

Il concetto di “Cosplability” emerge come una visione profonda e innovativa. L’obiettivo è valorizzare ogni individuo, indipendentemente dalla sua condizione, superando stereotipi e barriere fisiche, mentali e culturali. Non è la disabilità che deve essere “superata”; è il pensiero abilista che deve essere messo in discussione. Non si deve misurare il valore di una persona disabile in base alla sua capacità di conformarsi ai parametri degli normodotati. È la società e la mentalità dominante che devono abbattere le proprie barriere e pregiudizi, offrendo a tutti la possibilità di esprimere il proprio massimo potenziale come esseri umani. Per Alex, il cosplay non è solo un modo per divertirsi, ma una forma di arte performativa che permette di “passare oltre” la malattia e mettere in risalto la persona che è al di sotto di essa.

Con oltre settanta costumi realizzati e numerosi eventi di cosplay a cui ha partecipato, Alex ha ottenuto riconoscimenti che celebrano la sua capacità di coniugare passione e disabilità. Questo termine non ha solo un significato personale per Alex, ma ha anche implicazioni significative per la comunità cosplay e oltre. Esso sottolinea l’importanza di considerare le persone con disabilità come parte integrante e attiva di qualsiasi forma di espressione culturale. Questo approccio si allinea con le normative internazionali sui diritti delle persone con disabilità, che garantiscono il diritto alla partecipazione e all’accesso alle attività culturali e ricreative su base di uguaglianza. Tuttavia, il percorso verso un’inclusione totale non è ancora completo. Le manifestazioni di cosplay e altre attività culturali devono fare uno sforzo maggiore per garantire che siano accessibili a tutti, indipendentemente dalle limitazioni fisiche o sensoriali.

Alex e il suo concetto di “Cosplability” rappresentano un esempio luminoso di come la determinazione e la creatività possano trasformare le sfide in opportunità. Attraverso il cosplay, Alex non solo esprime se stessa, ma offre anche una visione di inclusione e accettazione che può ispirare molti altri a superare le proprie barriere personali. In un mondo dove la diversità è spesso celebrata attraverso il travestimento e la fantasia, “Cosplability” ci ricorda che ogni persona, indipendentemente dalle sue condizioni, ha il diritto di partecipare, creare e brillare.

Alex L. Mainardi è natə e vive a Parma, dove si dedica attivamente alla scrittura. Appassionatə di mitologia e archeologia, scrive di narrativa e, dopo aver pubblicato due saghe letterarie e una serie di libri illustrati, dal 2018 fa parte di Casa Ailus, collettivo di autori e illustratori che realizzano diverse pubblicazioni in vari ambiti del  fantastico. Con una rara malattia genetica degenerativa, l’Atassia di Friedreich, ha l’hobby del Cosplay dal 2003, infatti quando non èa l lavoro partecipa alle fiere come cosplayer, ovviamente… sedia a rotelle compresa! Il viaggio di Alex, dal primo costume di Capitan Jack Sparrow alla creazione di un movimento culturale, è una testimonianza del potere della passione e della creatività di fronte alle avversità. “Cosplability” non è solo un termine, ma una filosofia che ci invita a riflettere su quanto l’arte e l’immaginazione possano essere strumenti potenti per superare le barriere e realizzare il proprio potenziale.

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Gianluca Falletta

Il sottoscritto parla di Alex, creativa genderfluid, al femminile in accordo con la stessa autrice e come riportato nel saggio con l’obiettivo di ribadire il concetto di allargare il più possibile l’inclusività superando l’ignoranza (la mia) a rispetto della divulgazione!

Sta per concludersi manga di My dress up darling. Bisque doll di Shin’ichi Fukuda

Nel vasto panorama dei manga, poche opere hanno saputo catturare l’attenzione degli appassionati come “My Dress-Up Darling” (Sono Bisque Doll wa Koi wo Suru), un’opera di Shin’ichi Fukuda che ha saputo mescolare romanticismo, passione per il cosplay e crescita personale in una storia avvincente e autentica.

La storia ruota attorno a Wakana Gojo, un timido liceale con il sogno di diventare un kashirashi, un artigiano di bambole hina, e Marin Kitagawa, una ragazza alla moda, piena di vita e amante del cosplay. I due, nonostante le differenze apparenti, si avvicinano quando Marin scopre il talento sartoriale di Gojo e gli chiede di aiutarla a realizzare i costumi per i suoi cosplay. Da quel momento inizia una straordinaria avventura che esplora la passione per il cosplay, la scoperta di sé e un sentimento che cresce giorno dopo giorno tra i due protagonisti.

“My Dress-Up Darling” ha esordito nel gennaio 2018 sulle pagine della rivista “Young Gangan” di Square Enix, con il primo volume tankōbon pubblicato il 24 novembre dello stesso anno. Il manga è stato accolto calorosamente anche in Italia, dove è edito da J-POP, che lo ha annunciato al Lucca Comics & Games 2021 e lo ha pubblicato a partire dal 26 gennaio 2022. Il successo del manga ha portato alla realizzazione di un anime prodotto da CloverWorks, trasmesso a partire dall’8 gennaio 2022 e distribuito su Crunchyroll. L’adattamento animato ha ottenuto un riscontro straordinario, incrementando la popolarità del manga di oltre 3 milioni di copie nel solo 2022, per un totale di oltre 10 milioni di copie in circolazione entro il 2023.

Uno degli elementi distintivi di “My Dress-Up Darling” è la sua capacità di rappresentare fedelmente il mondo del cosplay e dell’artigianato tradizionale giapponese. I luoghi reali di Saitama e Tokyo fungono da sfondo alla storia, con Marin e Gojo che frequentano Ikebukuro, Otome Road e Sunshine City, noti punti di ritrovo per gli appassionati di anime e cosplay. L’autore ha riprodotto con precisione anche il negozio di bambole hina della famiglia Gojo, situato a Iwatsuki-ku, Saitama, una zona famosa per la produzione artigianale di bambole tradizionali.

Il successo della serie non si limita al manga e all’anime. Nel 2024, “My Dress-Up Darling” ha ricevuto un adattamento live action trasmesso in Giappone, segno della sua crescente popolarità e dell’affetto del pubblico per i suoi protagonisti. Inoltre, una seconda stagione dell’anime è attualmente in lavorazione, pronta a riportare sullo schermo le avventure di Marin e Gojo.

L’opera di Shin’ichi Fukuda si distingue anche per il modo in cui affronta il rapporto tra otaku e società. Marin è una gyaru spigliata e sicura di sé che non teme di esprimere le proprie passioni, mentre Gojo è un ragazzo riservato che inizialmente nasconde il suo amore per le bambole hina per paura di essere giudicato. Il loro incontro e la loro crescita reciproca trasmettono un messaggio importante sull’accettazione di sé e sulla bellezza di condividere ciò che si ama con gli altri.

Dopo anni di pubblicazione, la storia di “My Dress-Up Darling” si avvicina alla sua conclusione. L’ultimo numero della rivista “Young Gangan” ha annunciato che il manga giungerà al suo capitolo finale il 21 marzo 2025, segnando la fine di un viaggio che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo. Tuttavia, con una nuova stagione anime in arrivo e un’eredità già ben consolidata, l’opera di Fukuda continuerà a ispirare e affascinare i fan per gli anni a venire.

Il 21 febbraio è il Cosplay Day: la giornata della materializzazione della Fantasia

Il 21 febbraio 1981, in Giappone, è una data che segnò l’inizio di un fenomeno che avrebbe influenzato profondamente la cultura popolare non solo in Asia, ma anche in Occidente. È in questo giorno che molti considerano la nascita del cosplay, un concetto che sarebbe esploso nel corso del decennio successivo, diventando un fenomeno globale. Tutto ebbe inizio in occasione dell’uscita del primo film della saga Mobile Suit Gundam, quando migliaia di giapponesi si radunarono davanti ai cinema delle principali città nipponiche, vestiti come i personaggi della serie. Questo evento, inaspettato e imponente, suscitò l’interesse dei media, che iniziarono a discutere della nascita di un nuovo fenomeno sociale in Giappone, che da quel momento avrebbe preso il nome di “cosplay”.

A più di quarant’anni dalla sua nascita, il cosplay continua a rappresentare una pratica che consiste nell’indossare costumi che ritraggono personaggi riconoscibili da manga, anime, videogiochi e altre opere della cultura popolare. Sebbene le sue radici siano saldamente ancorate nel mondo orientale, il cosplay ha travalicato i confini geografici, conquistando anche i fan occidentali. Se inizialmente il fenomeno era circoscritto all’universo dei fumetti, negli ultimi anni si è esteso ai videogiochi, prendendo come modelli di riferimento titoli iconici come Naruto e Final Fantasy.

Il termine “cosplay” nasce come contrazione di due parole inglesi: “costume” e “play”, che insieme indicano un gioco di interpretazione e travestimento. Cosplay, quindi, non è solo una questione di indossare abiti, ma di impersonare con accuratezza il proprio personaggio preferito. Non si tratta di un semplice travestimento, ma di una vera e propria performance che richiede un impegno nella ricostruzione dei dettagli fisici e comportamentali dei personaggi. In Giappone, i cosplayers si ritrovano settimanalmente nel quartiere di Harajuku, a Tokyo, per esibire le proprie creazioni, attirando l’attenzione sia di appassionati che di curiosi.

Una delle principali peculiarità del cosplay giapponese è la capacità di “materializzare” personaggi fantastici che altrimenti esisterebbero solo nell’immaginazione o su uno schermo. In contrasto con altre forme di fanatismo, come quello dei fan di Star Trek, il cosplay giapponese non si limita a riprodurre personaggi dal vivo, ma fa un passo oltre, creando un ponte tra il mondo della fantasia e la realtà. E sebbene il fenomeno abbia preso piede principalmente grazie a manga e anime, con il tempo si è esteso anche ad altri universi, come quello della letteratura e dei film occidentali. Così, accanto a personaggi di Gundam o Dragon Ball, oggi vediamo cosplayers che interpretano eroi di Harry Potter o dei Signori degli Anelli.

Accanto alla creazione dei costumi, il cosplay include un altro aspetto fondamentale: la performance. Non è sufficiente indossare il costume, ma è necessario incarnare anche le caratteristiche comportamentali del personaggio. A volte, i cosplayers si esibiscono in scenette che riproducono dialoghi o azioni tipiche dei loro personaggi, corredate da effetti sonori e accessori che rendono l’esperienza ancora più immersiva. Questa performance, benché meno comune in Giappone, ha guadagnato popolarità in altre parti del mondo, dove è diventata una parte fondamentale delle competizioni e degli eventi cosplay.

Il cosplay, dunque, si inserisce in una cornice più ampia di pratiche culturali che vanno oltre il semplice “fandom” (passione per un’opera), rappresentando un vero e proprio fenomeno socio-culturale. Come sottolinea Henry Jenkins, il cosplay fa parte di quella che lui definisce “cultura della convergenza”, un processo che unisce diversi media, generi e pratiche, dando vita a una cultura partecipativa. I fan, un tempo visti come soggetti alienati dalla cultura dominante, oggi sono protagonisti di un cambiamento che li vede passare da semplici consumatori di contenuti a creatori e trasformatori della cultura stessa.

L’antropologo Pierre Bourdieu aveva parlato di come i fan siano in grado di “rielaborare” i prodotti della cultura di massa, dando vita a una “economia culturale ombra”. Questa capacità di creare e distribuire contenuti permette ai cosplayers e ai fan di diventare veri e propri opinion maker, in grado di influenzare le tendenze e le scelte delle industrie culturali. Questo dinamismo culturale, oggi alimentato dai nuovi media e dalle piattaforme digitali, ha permesso ai fan di creare una rete globale, capace di supportarsi a vicenda e di sostenere la crescita del cosplay come fenomeno di massa.

Oggi, quasi 45 dopo la sua nascita, il cosplay è ben lontano dall’essere una mera imitazione di manga, anime o videogiochi. È diventato un fenomeno socio-culturale globale, che coinvolge milioni di appassionati e che continua a evolversi, adattandosi alle nuove tendenze e alle nuove tecnologie. Dalla semplice passione per un personaggio, il cosplay è diventato una vera e propria espressione artistica e una pratica di socializzazione che unisce persone di tutto il mondo, dimostrando che la cultura popolare non è più solo un prodotto da consumare, ma un terreno fertile per la creatività e l’innovazione.

Foto di Alessandra Angelini, Pamy, Sonia Moriccioni, Giada Colistra, Peppe Labate, Gianni Liuzzi

Goldrake U su Rai 2: Il Ritorno del Mito in un Reboot Straordinario

Il 6 gennaio 2025, Rai 2 ha trasmesso in prima serata le prime quattro puntate di Goldrake U, il tanto atteso reboot della leggendaria serie “Atlas UFO Robot”. Per chi, come me, è cresciuto con il mito di Goldrake, l’emozione di vedere questo simbolo d’infanzia tornare in vita è stata immensa. Ma con questa emozione è arrivata anche una grande domanda: Goldrake U è riuscito a rinnovare la magia dell’originale mantenendosi al passo con i tempi?

Un Ritorno Carico di Aspettative

La serie originale, trasmessa per la prima volta in Italia nel 1978, non è stata solo un successo televisivo: ha segnato una rivoluzione culturale. Goldrake è stato il primo anime a entrare nel cuore degli italiani, aprendo la strada a un’ondata di animazione giapponese che avrebbe cambiato per sempre il panorama dell’intrattenimento. L’iconico Duke Fleed, con il suo Goldrake, è diventato il simbolo di un’epoca fatta di sogni intergalattici, lotte per la giustizia e valori universali.

Con Goldrake U, la Toei Animation e un team di talentuosi creativi guidati da Mitsuo Fukuda (Mobile Suit Gundam Seed) hanno voluto riportare quella magia sullo schermo, rivisitando una storia che ha segnato generazioni. La supervisione di Go Nagai, creatore della serie originale, prometteva di garantire fedeltà al materiale originale, pur introducendo elementi di modernit

La serie originale, trasmessa per la prima volta in Italia nel 1978, non è stata solo un successo televisivo: ha segnato una rivoluzione culturale. Goldrake è stato il primo anime a entrare nel cuore degli italiani, aprendo la strada a un’ondata di animazione giapponese che avrebbe cambiato per sempre il panorama dell’intrattenimento. L’iconico Duke Fleed, con il suo Goldrake, è diventato il simbolo di un’epoca fatta di sogni intergalattici, lotte per la giustizia e valori universali.

Con Goldrake U, la Toei Animation e un team di talentuosi creativi guidati da Mitsuo Fukuda (Mobile Suit Gundam Seed) hanno voluto riportare quella magia sullo schermo, rivisitando una storia che ha segnato generazioni. La supervisione di Go Nagai, creatore della serie originale, prometteva di garantire fedeltà al materiale originale, pur introducendo elementi di modernità.

Tra Continuità e Novità

Goldrake U riprende le vicende di Duke Fleed, un giovane principe alieno in fuga dal suo pianeta natale, distrutto dalle forze di Vega. Rifugiatosi sulla Terra, Duke cerca di costruirsi una nuova vita sotto la falsa identità di Daisuke, fino a quando il suo passato non ritorna a tormentarlo. La trama del reboot introduce nuovi dettagli, approfondendo il trauma del protagonista e il suo percorso di guarigione, rendendolo un personaggio più sfaccettato e umano rispetto all’originale.

Tuttavia, questa scelta narrativa ha suscitato pareri contrastanti. Per i fan storici, il focus sulla psicologia dei personaggi è un interessante approfondimento, ma rischia di rallentare il ritmo. Gli spettatori più giovani, invece, potrebbero trovare la trama poco coinvolgente rispetto alle aspettative di azione e spettacolarità.

Il Compartimento Tecnico: Luci e Ombre

Sul piano visivo, Goldrake U è un mix di eccellenze e compromessi. La mano di Yoshiyuki Sadamoto (Neon Genesis Evangelion) si nota nei dettagli dei personaggi, che sono più espressivi e moderni. Tuttavia, alcune sequenze animate sembrano non raggiungere gli standard elevati di qualità che ci si aspetterebbe da una produzione di questo calibro.

Il design dei mecha è tra i punti più alti del reboot: Goldrake appare imponente e affascinante, con aggiornamenti tecnologici che lo rendono al contempo fedele all’originale e adatto ai tempi moderni. Le battaglie, però, pur visivamente spettacolari, mancano della carica emotiva che caratterizzava l’anime degli anni ‘70.

Un plauso particolare va alla colonna sonora, curata da Kōhei Tanaka. Le musiche sono un perfetto mix di nostalgia e modernità, con sigle cantate da GLAY e BAND MAID che donano energia e pathos alla serie.

Una Narrazione Che Vacilla

Uno degli aspetti più critici di Goldrake U è la difficoltà nel bilanciare tradizione e innovazione. Mentre alcuni episodi brillano per la loro capacità di emozionare, altri sembrano indecisi sulla direzione da prendere. Il tentativo di collegare vecchi e nuovi misteri, come il legame tra Goldrake e Mazinger Z, risulta in alcuni punti forzato e poco organico. Questa discontinuità narrativa potrebbe allontanare sia i fan storici che i nuovi spettatori.

Goldrake U vive di nostalgia, ma è proprio questa nostalgia che rischia di soffocarlo. Per chi ha amato l’originale, i continui rimandi sono un piacevole richiamo al passato, ma per le nuove generazioni potrebbero risultare poco significativi. La serie sembra voler essere tutto: un omaggio ai fan storici, un prodotto moderno per i giovani e una rivisitazione artistica. Ma in questo sforzo di accontentare tutti, finisce per perdere una propria identità.

Goldrake U è un progetto ambizioso che non riesce del tutto a mantenere le sue promesse. È una serie che punta in alto, ma che fatica a trovare il giusto equilibrio tra rispetto per l’originale e necessità di innovazione.

Come appassionata di anime e fan di Goldrake, non posso negare che rivedere Duke Fleed e il suo robot sullo schermo sia stato emozionante. Ma al di là della nostalgia, mi sono trovata a desiderare una narrazione più coraggiosa, che osasse davvero reinventare il mito senza restare imprigionata nel passato. Goldrake U è un buon punto di partenza per chi vuole avvicinarsi alla saga, ma per i fan di lunga data rimane un’opera che, pur con i suoi pregi, non riesce a brillare come l’originale. Detto questo, non posso fare a meno di continuare a seguirlo, sperando che gli episodi successivi riescano a sorprendere e a regalare momenti indimenticabili.

J-POP Manga Presenta: My Dress-Up Darling Official Anime Fanbook

Se siete fan di My Dress-Up Darling, preparatevi a scoprire un angolo ancora più intimo dell’universo dell’anime che ha conquistato milioni di appassionati. J-POP Manga lancia finalmente l’edizione italiana del Fanbook ufficiale dell’anime, un volume imperdibile che farà felici tutti coloro che hanno seguito con entusiasmo le avventure di Marin e Gojo. Disponibile a partire dal 10 gennaio, il fanbook sarà disponibile in libreria, fumetteria e su tutti i principali store online. E per chi lo acquisterà in fumetteria, ci sarà un regalo esclusivo: il segnalibro di Marin, disponibile insieme al fanbook o con l’acquisto di tre volumi del manga.

My Dress-Up Darling Official Anime Fanbook è un vero e proprio tuffo nei retroscena dell’adattamento animato del celebre manga di Shinichi Fukuda. Questo splendido volume a colori ripercorre la prima stagione dell’anime, con una selezione delle immagini più iconiche e dei momenti salienti di ogni episodio. Ma non è tutto: c’è un focus particolare sullo studio del character design e del costume design, il cuore pulsante di questa storia che ha mescolato cosplay e amore in modo unico.

I lettori potranno inoltre godere di contenuti extra inediti, tra cui interviste esclusive al regista Keisuke Shinohara, alla sceneggiatrice e agli altri professionisti che hanno lavorato alla realizzazione dell’anime. Non mancano poi delle chicche come l’intervista a Hina Suguta, l’attrice che ha dato voce alla vivace e affascinante Marin, e un commento speciale dell’autore Shinichi Fukuda, che racconta la sua visione dietro la creazione del manga.

Il regista Shinohara ha condiviso il suo entusiasmo per la pubblicazione del fanbook, dichiarando: “Sono molto felice che questo fanbook arrivi dopo la conclusione della serie animata, un risultato che non sarebbe stato possibile senza il supporto dei fan. Abbiamo messo tutto noi stessi nella creazione di questo prodotto, senza preoccuparci della possibilità di una seconda stagione. Non ho rimpianti e, sinceramente, al momento non ho altri piani se non quello di continuare a dare il massimo.”

My Dress-Up Darling Official Anime Fanbook è un volume imperdibile per tutti i fan della serie, un’occasione unica per scoprire tutti i segreti della realizzazione dell’anime e un modo per prepararsi all’attesissima seconda stagione, prevista per il 2025. Inoltre, con il manga che continua a conquistare nuovi lettori, questo fanbook rappresenta un’ottima occasione per tuffarsi ancora di più nell’universo di My Dress-Up Darling. Non lasciatevelo scappare!

Dragon Age: The Veilguard – Un Nuovo Capitolo nell’Universo Fantasy di BioWare

Dragon Age: The Veilguard, sviluppato da BioWare e pubblicato da Electronic Arts, segna un ambizioso ritorno nell’universo di Thedas, ambientato dieci anni dopo gli eventi di Dragon Age: Inquisition. Quarto capitolo della celebre saga, The Veilguard è un action RPG che promette di innovare l’esperienza di gioco senza tradire le radici della serie. Con il titolo originariamente annunciato come Dragon Age: Dreadwolf nel 2022 e successivamente rinominato nel 2024, il gioco è stato finalmente rilasciato il 31 ottobre 2024 per PlayStation 5, Windows e Xbox Series X/S. Seppur con alcuni alti e bassi, The Veilguard ha ricevuto recensioni generalmente positive, grazie alla sua narrazione intensa e a un gameplay che mescola elementi tradizionali con novità.

Un Mondo Più Ricco e Profondo di Mai Prima

L’universo di Dragon Age è uno degli aspetti che ha sempre catturato l’immaginazione dei fan, e The Veilguard non fa eccezione. Ogni angolo di Thedas è stato ricreato con una cura dei dettagli che va ben oltre la semplice estetica. Il gioco presenta nuove e affascinanti ambientazioni, ma anche un rinnovato approccio alla personalizzazione dei personaggi. I fan della serie apprezzeranno la possibilità di scegliere tra diverse razze e classi di combattimento, come ladro, mago e guerriero, oltre a poter plasmare un personaggio con un livello di personalizzazione mai visto prima.

La creazione del personaggio è molto più complessa rispetto ai capitoli precedenti. Le opzioni per la personalizzazione vanno dalla forma del corpo ai dettagli più intimi come le cicatrici, i tatuaggi e l’aspetto delle armature. L’Art Director Matt Rhodes ha dichiarato che l’intento era stimolare la creatività della community, e si può dire che questo obiettivo sia stato pienamente raggiunto, visto che ogni personaggio sembra un’opera d’arte visiva che racconta una storia. La possibilità di personalizzare i Qunari, ad esempio, permette di modellare le corna in base alla propria immaginazione, offrendo agli appassionati di cosplay un’opportunità unica per esprimere la propria passione.

La Narrazione: Un Passo Avanti, Ma Anche Qualche Passo Indietro

La narrazione, come sempre in Dragon Age, è al centro dell’esperienza di gioco, ma in The Veilguard non mancano alcune scelte narrative che potrebbero lasciare perplessi i fan storici della saga. Le scelte morali, pilastro del gioco, sono ancora presenti e hanno un peso significativo nella trama, influenzando il destino dei personaggi e del mondo stesso. Tuttavia, sebbene il gioco mantenga una certa gravità, in alcuni frangenti la leggerezza nei dialoghi e nei toni può sembrare fuori luogo rispetto alla gravità delle situazioni.

Il protagonista si troverà a compiere scelte complesse, molte delle quali riguardano la fiducia e il tradimento, temi che da sempre caratterizzano la saga. La tensione morale è palpabile, e in alcuni momenti la storia esplora temi più maturi, come la vulnerabilità dei personaggi. Tuttavia, alcune dinamiche sembrano non avere lo stesso impatto emotivo dei protagonisti passati, e alcuni personaggi faticano a suscitare la stessa empatia che i fan hanno imparato ad apprezzare in giochi precedenti.

Combattimenti e Gameplay: L’Equilibrio tra Azione e Strategia

Sul fronte del gameplay, Dragon Age: The Veilguard introduce un sistema di combattimento in tempo reale, allontanandosi dall’approccio più tattico e strategico che ha contraddistinto i precedenti capitoli della saga. Sebbene questa scelta abbia diviso i fan, l’esperienza risulta comunque solida, con combattimenti veloci e frenetici che mettono il giocatore di fronte a sfide costanti. Tuttavia, BioWare non ha abbandonato del tutto il sistema di pausa, mantenendo una sorta di ibrido tra il combattimento in tempo reale e la possibilità di fermare l’azione per pianificare le mosse in modo strategico.

Uno degli aspetti che ha suscitato discussioni tra i fan riguarda il sistema di compagni. Sebbene sia possibile scegliere tra sette compagni di squadra, non è più possibile controllarli direttamente durante i combattimenti. Questo cambiamento ha suscitato critiche da parte di chi preferiva una gestione più diretta del gruppo durante gli scontri. Nonostante ciò, il sistema di combattimento in tempo reale conferisce una sensazione di dinamicità che rende l’esperienza più fluida, anche se a volte può sembrare un po’ caotica, soprattutto nei momenti più concitati.

Un Sviluppo Lungo e Turbolento

Lo sviluppo di Dragon Age: The Veilguard è stato tutt’altro che lineare. Cominciato nel 2015, il progetto ha subito numerosi cambiamenti e ritardi, causati principalmente dal passaggio del team su altri progetti di BioWare come Mass Effect: Andromeda e Anthem. Dopo il fallimento di Anthem e la ripresa del lavoro sul gioco nel 2018 con un nuovo approccio, il titolo ha subito un’ulteriore evoluzione, passando da un progetto con componenti multiplayer a un’esperienza completamente dedicata al gioco per giocatore singolo. I numerosi cambiamenti nel team di sviluppo, tra cui l’addio di alcuni veterani come Mike Laidlaw e Mark Darrah, hanno lasciato un’impronta nel risultato finale, ma il gioco è riuscito comunque a mantenere una qualità apprezzabile.

La Colonna Sonora: Un’Esperienza Epica

A livello musicale, The Veilguard ha unito le forze di Hans Zimmer e Lorne Balfe, che hanno sostituito Trevor Morris, il compositore di Inquisition. La colonna sonora, ricca di emozioni e di intensità, accompagna le battaglie e le scelte morali con un’orchestrazione che esalta l’epicità del gioco. Le musiche, come sempre, sono una componente fondamentale dell’esperienza di gioco, e in questo capitolo non deludono le aspettative.

Un Misto di Innovazione e Tradizione

Dragon Age: The Veilguard è un gioco che si colloca a metà strada tra innovazione e tradizione. Sebbene il gameplay e la narrazione abbiano subito dei cambiamenti significativi, il gioco riesce a mantenere l’essenza della serie, presentando un mondo ricco e profondo che saprà affascinare i fan. Nonostante alcune imperfezioni, come la gestione dei compagni e il ritmo narrativo a volte dissonante, The Veilguard rappresenta un passo avanti per la saga, mantenendo viva la magia di Thedas e offrendo una nuova sfida per tutti gli appassionati di giochi di ruolo. Se sei un fan della saga o un neofita del mondo di Dragon Age, The Veilguard offre un’esperienza che vale la pena di essere vissuta, tra scelte morali, battaglie epiche e una trama che continua a tenere alta l’asticella della narrazione nei giochi di ruolo.

“Anatomy of a Cosplayer”: un viaggio dietro le quinte del cosplay con James Hannon

Cosplay. Solo pronunciare questa parola può scatenare una valanga di immagini e reazioni: supereroi in fiera, parate spettacolari, anteprime di film e persino eventi di beneficenza. È un mondo fatto di maschere, costumi e personaggi di ogni genere, dai fumetti ai videogiochi, fino ai meme più improbabili. Ma dietro queste armature scintillanti e costumi elaborati ci sono persone comuni: medici, poliziotti, avvocati, informatici… in poche parole, gente come noi. E chi meglio di James Hannon, cosplayer di lunga data, poteva raccontare questo universo? Con il suo libro “Anatomy of a Cosplayer: Tales From Behind the Mask”, ci porta dentro le vite e le storie di chi ha trasformato una passione in una forma d’arte.

Cos’è il cosplay (e perché ci affascina così tanto)

Il libro non si limita a spiegare che cos’è il cosplay (se ancora non lo sapete, si tratta di creare e indossare costumi che rappresentano personaggi della cultura pop). Hannon va oltre, esplorando perché le persone si immergono in questo mondo. Racconta di come è nato tutto, con i primi fan di Star Trek e Star Wars, e ci accompagna fino al cosplay moderno, una comunità globale dove chiunque può essere un eroe (o un villain, perché no?).

La parte più bella del libro? Le storie. Hannon ha raccolto le esperienze di oltre 70 cosplayer, persone che condividono le loro gioie, sfide e, sì, anche i momenti imbarazzanti. Scoprirete come costruiscono i costumi, come affrontano le difficoltà di questo hobby – e persino come sopravvivono al caos di una convention.

Ma non aspettatevi solo un manuale tecnico. Anatomy of a Cosplayer è anche una celebrazione dell’umanità dietro i costumi: persone che, grazie al cosplay, hanno trovato un modo per esprimersi, divertirsi e connettersi con gli altri.

L’autore: un nerd in prima linea

James Hannon non è uno che guarda il cosplay da lontano. È uno di quelli che ci mette la faccia (e il costume). Da Stormtrooper a Cylon, passando per supercattivi e wrestler, Hannon ha visto il cosplay crescere da una nicchia di appassionati a un fenomeno globale. E il bello è che non ha mai perso il senso dell’umorismo.

Cresciuto nel Bronx negli anni ’70, probabilmente non immaginava che un giorno avrebbe passato anni della sua vita a indossare spandex e armature di plastica. Eppure, eccolo qui: un cosplayer con un amore smisurato per la cultura nerd e una capacità unica di raccontarne i retroscena.

Perché leggere questo libro?

Se siete curiosi di sapere perché il cosplay è più di “giocare a travestirsi”, questo libro fa per voi. È divertente, emozionante e pieno di informazioni. Imparerete a conoscere i cosplayer, le loro avventure e i loro sacrifici. Scoprirete le grandi organizzazioni che uniscono i fan di tutto il mondo e capirete come il cosplay sia diventato una parte fondamentale della cultura nerd. E la cosa migliore? È scritto da qualcuno che ci è dentro fino al collo. Hannon sa di cosa parla, e il suo entusiasmo è contagioso. Insomma, che siate veterani del cosplay o semplicemente curiosi, “Anatomy of a Cosplayer” è una lettura che vale il vostro tempo. Preparatavi a ridere, emozionarvi e, magari, a trovare l’ispirazione per il vostro prossimo costume!

Alt Girls: La Rivoluzione dello Stile Ribelle tra Moda, Musica e Cultura Nerd

Le Alt Girls rappresentano uno dei fenomeni più affascinanti delle sottoculture contemporanee, esploso grazie alla visibilità offerta dai social media, in particolare TikTok. Ma chi sono davvero queste ragazze? Dietro il loro stile ribelle e l’attitudine controcorrente, si cela una filosofia che celebra la diversità, l’individualità e il rifiuto delle convenzioni imposte dalla società mainstream. Questa sottocultura, che mescola elementi punk, goth, emo, indie ed e-girl, è diventata un punto di riferimento per chiunque voglia esprimere la propria unicità e affermare la propria identità, soprattutto tra le giovani generazioni.

Essere una Alt Girl non significa solo adottare uno specifico look o ascoltare determinati generi musicali: è un vero e proprio stile di vita. Queste ragazze si distinguono per la loro capacità di combinare elementi estetici e culturali apparentemente distanti, creando qualcosa di unico e profondamente personale. Dalle t-shirt oversize e pantaloni larghi in stile grunge, agli abiti neri con calze a rete tipici del goth, ogni scelta di moda racconta una storia. Gli accessori giocano un ruolo cruciale, con collane stratificate, chokers e stivali massicci che completano il look, trasmettendo un messaggio di forza e non conformità.

Il make-up delle Alt Girls è altrettanto distintivo, sfidando gli standard tradizionali di bellezza. Eyeliner nero marcato, rossetti scuri e tonalità audaci sono solo alcune delle scelte che caratterizzano il loro stile. Anche i capelli svolgono un ruolo fondamentale nell’estetica: tagli ribelli come il wolf cut e colori vivaci, dal rosa shocking al blu elettrico, sono elementi che esprimono la loro voglia di sperimentare e distinguersi.

La musica è il cuore pulsante della cultura Alt Girl. I loro gusti spaziano tra punk, emo, grunge e indie, generi che riflettono la loro anima anticonformista e la voglia di esplorare sonorità che vanno oltre il mainstream. Artisti come Billie Eilish, Willow Smith e Olivia Rodrigo hanno contribuito a rendere popolare questo universo musicale, riportando in auge l’estetica emo dei primi anni 2000 e adattandola ai gusti della generazione Z.

Oltre all’aspetto estetico, le Alt Girls incarnano un atteggiamento di sfida nei confronti delle norme sociali. Molte di loro sono attivamente impegnate in cause sociali, come i diritti LGBTQ+ e l’uguaglianza di genere, rendendo la sottocultura non solo una questione di stile ma anche di valori. Un altro aspetto interessante è il legame tra Alt Girls e cultura nerd. Non è raro trovarle appassionate di anime, manga, videogiochi, astrologia e tarocchi. Questa connessione le rende un elemento fondamentale delle community nerd, dove spesso si distinguono per la loro creatività nel cosplay e la capacità di reinterpretare personaggi iconici in modo originale.

La cultura Alt Girl non è statica: si evolve continuamente, influenzando moda, musica e i modi in cui le nuove generazioni esprimono la loro identità. In un mondo sempre più dominato dai social media, questa sottocultura offre uno spazio sicuro dove celebrare l’individualità e la libertà di espressione. Le Alt Girls dimostrano che essere diversi è una forza, non una debolezza, e invitano tutti a esplorare ciò che li rende unici.

Questo movimento alternativo non è solo un trend passeggero, ma un simbolo della generazione che sfida le convenzioni, abbracciando il cambiamento e la creatività. In un panorama culturale in continua trasformazione, le Alt Girls rappresentano il coraggio di essere se stessi, contro ogni aspettativa E stereotipo.

Cosplayers: Gender and Identity. Identità, Genere e Narrazione nel Mondo del Cosplay

Cosplay: un termine che richiama subito alla mente costumi elaborati, personaggi iconici e convention piene di energia. Ma dietro questa pratica creativa si cela molto di più. Nel suo saggio Cosplayers: Gender and Identity, la studiosa A. Luxx Mishou ci guida attraverso le complesse dinamiche di genere, identità e narrazione personale che caratterizzano il mondo del cosplay.

Mishou parte da un’idea rivoluzionaria: il cosplay non è solo un modo per impersonare un personaggio, ma un vero e proprio atto di esplorazione dell’identità. Spesso si tende a dare per scontata una connessione diretta tra i costumi che indossiamo e chi siamo, ma l’autrice sfida questa visione semplicistica. Attraverso le voci dei cosplayer stessi, il libro indaga le esperienze vissute da chi sceglie di incarnare un personaggio, dimostrando come questa pratica possa superare i confini del genere, della sessualità e della nostalgia.

L’analisi di Mishou tocca temi cruciali come la sessualizzazione negli spazi pubblici, la fluidità di genere e il ruolo della nostalgia nel fandom. Uno dei punti più interessanti è il rischio che le osservazioni esterne – prive delle storie personali dei cosplayer – finiscano per rafforzare aspettative rigide sull’identità, riducendo una pratica così ricca a semplici cliché. Per evitarlo, Mishou adotta un approccio multidisciplinare che combina sociologia, studi culturali e narrazioni individuali, restituendo un quadro complesso e sfaccettato.

Questo saggio è molto più di un testo accademico: è una lettura accessibile e stimolante, perfetta per chiunque sia interessato a temi come il genere, il fandom e la cultura pop. A. Luxx Mishou non è nuova a questi argomenti. Con un dottorato in letteratura vittoriana e studi di genere, è una studiosa appassionata di moda, fumetti e cultura gotica. I suoi contributi spaziano dal celebre Fan Phenomena: Rocky Horror Picture Show a saggi sul ruolo della moda e dell’identità nei fandom, fino a presentazioni accademiche su cosplay, fumetti e narrativa queer.

Con Cosplayers: Gender and Identity, Mishou dimostra ancora una volta la sua capacità di collegare mondi apparentemente distanti: la critica culturale e l’esperienza dei fan. Un’opera che non solo celebra il cosplay come forma d’arte, ma lo riconosce come un potente mezzo di espressione personale e collettiva.

Se siete appassionati di cosplay o semplicemente curiosi di scoprire cosa si nasconde dietro le maschere e i costumi, questo libro è una tappa obbligata. Un invito a esplorare il fandom non solo come spettacolo, ma come un viaggio nell’identità.

Divertimento Senza Età – Cosplay e Fiere del Fumetto

Amici nerd e appassionati di cosplay, oggi voglio parlarvi di un libro che merita davvero la vostra attenzione. Si tratta di “Divertimento senza età – Cosplay e fiere del fumetto, un’opera unica nel suo genere scritta da Luigi Falanga, un autore che ha saputo unire passione, competenza e una buona dose di esperienza personale per raccontare il mondo del cosplay in modo coinvolgente e autentico.

Il libro si divide in due parti ben distinte ma ugualmente interessanti. La prima sezione è più tecnica e offre una guida pratica dedicata a chi vuole scoprire o migliorare le proprie abilità nel cosplay. È un’immersione dietro le quinte di questa fantastica arte, con dettagli utili per la realizzazione dei costumi e un’analisi del fenomeno delle fiere del fumetto. La seconda parte, invece, è molto più personale: Luigi ci porta con sé in un viaggio attraverso le sue esperienze in fiera, raccontando aneddoti e incontri che hanno segnato il suo percorso. In questa sezione ci sono anche omaggi dedicati ai cosplayer che lo hanno ispirato, rendendo il racconto ancora più intimo e ricco di emozione.

Un elemento che spicca nel libro è l’attenzione ai valori. Luigi non si limita a descrivere il cosplay, ma riflette anche su temi importanti come il riciclo e il riuso, proponendo un approccio sostenibile a un hobby che spesso richiede tanta creatività anche nel gestire le risorse. Inoltre, affronta un tema caldo nella community: i flame e le polemiche. Con toni equilibrati e saggi, invita i lettori a privilegiare il rispetto e la collaborazione, per costruire una comunità più unita e accogliente.

Tra i momenti più emozionanti del libro ci sono i tributi che Luigi dedica a due figure speciali. Il primo è Alessandro Mazza, che lui definisce “l’amico dei cosplayer”. Alessandro ha avuto un ruolo fondamentale nel far conoscere a Luigi molte persone che hanno influenzato la sua esperienza, tra cui Gaia Giselle, una delle sue fonti di ispirazione. Il secondo tributo è per Giada Robin, un omaggio che mescola passione per il cosplay e amore per la musica, mostrando quanto l’autore sia stato ispirato dal suo percorso dal 2017 in poi.

Ma chi è Luigi Falanga? Nato a Pesaro nel 1984, Luigi ha sempre avuto una grande passione per la lettura e la scrittura, come dimostra una foto della sua infanzia che lo ritrae con un libro in mano. Oltre a essere uno scrittore prolifico, con la sua prima opera pubblicata nel 2010-2011, Luigi ha un background accademico solido, con due lauree in materie giuridiche. È stato anche presidente dell’Associazione Culturale “8Muse”, con cui ha promosso eventi artistici e culturali fino al 2022.

“Divertimento senza età” non è solo un libro sul cosplay, ma un invito a scoprire un mondo fatto di creatività, amicizia e divertimento senza limiti. È una lettura perfetta per chi vuole avvicinarsi a questa realtà o per chi la vive già e vuole riscoprirla attraverso gli occhi di un appassionato. Se cercate un libro che sappia emozionarvi e al tempo stesso farvi riflettere, questo è quello che fa per voi. Non ve ne pentirete!

Iron Man sventa un furto al Lucca Comics: l’incredibile storia di Marco Spatola, il “Tony Stark italiano”

Cosplay & Contest, la Rivoluzione “epica” nel mondo Cosplay italiano

Negli ultimi dieci anni, Epicos ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella promozione del cosplay, offrendo servizi specializzati per fiere e eventi e arricchendo l’esperienza di partecipanti e visitatori con personaggi iconici e format di animazione a tema. Questa realtà ha rivoluzionato il mondo del cosplay e del costuming, creando intrattenimento unico grazie a un supporto tecnico di alto livello e una gestione artistica meticolosa per eventi di ogni genere. Con un cast composto da oltre 500 professionisti, Epicos ha sempre garantito un elevato standard di qualità e professionalità.

Grazie a un’esperienza consolidata, Epicos ha sempre gestito con successo direzione artistica, intrattenimento e cosplay contest, promuovendo le competizioni sui social media e selezionando esperti del settore per garantire un alto livello di competizione. Inoltre, hanno portato la magia del cosplay anche in iniziative private tematiche, sorprendendo sia gli adulti che i bambini con oltre 350 personaggi diversi.

Fino ad oggi, Epicos ha organizzato più di 300 contest di cosplay, collaborando con alcuni dei festival di cultura pop più importanti, e ha sviluppato competenze nel management di cosplayer, sia italiani che internazionali, per promuovere fiere e brand con l’obiettivo di aumentare la loro visibilità.

Consapevoli della necessità di evolversi, Epicos ha recentemente annunciato una trasformazione significativa del proprio assetto operativo.

L’idea di base è chiara: liberarsi di qualsiasi “bandiera” che possa aver confuso l’identità dell’azienda con quella delle fiere stesse. Il nome Epicos, pur essendo sinonimo di professionalità e affidabilità, ha spesso generato malintesi, portando le persone a considerare eventi e gare come esclusivamente “di Epicos”, piuttosto che “della Fiera”. Questo ha creato divisioni e fazioni tra le varie comunità, influenzando negativamente la partecipazione agli eventi.

Da qui l’importante decisione di rimuovere l’identità del brand Epicos dalle fiere e dai contest. A partire dal 2025, il team di Epicos metterà a disposizione la propria esperienza e professionalità direttamente a favore delle fiere. Non più gare o attività con l’identità di Epicos, ma tutto ciò sarà riconducibile all’identità delle fiere stesse. Il team di Epicos indosserà uniformi che rappresenteranno la Fiera, e tutte le grafiche e allestimenti seguiranno lo stile unico di ogni evento, creando un’atmosfera personalizzata e coerente. Inoltre, il brand Epicos scomparirà, ma non i suoi valori. Le pagine social subiranno una trasformazione, assumendo un nome neutrale, “COSPLAY & CONTEST”, che riflette l’intento di abbracciare l’intero fenomeno cosplay senza limiti di brand. Attraverso queste nuove piattaforme, verranno condivisi contenuti variegati, presentando i migliori cosplayer e fornendo informazioni utili esclusivamente sulle fiere che collaborano con Epicos.

In questo nuovo capitolo, Epicos si impegnerà a garantire che tutte le informazioni riguardanti gare e attività siano centralizzate sui canali ufficiali delle fiere, rafforzando così la comunicazione e il riconoscimento del lavoro svolto. Grazie alla gestione del dominio cosplaycontest.it, saranno disponibili anche indirizzi email dedicati per facilitare la comunicazione con il pubblico, garantendo una risposta tempestiva a domande e richieste. Questa evoluzione è una risposta alle sfide del settore e un modo per assicurare che ogni evento cresca e si sviluppi in modo armonioso e riconosciuto. Con la nuova visione, Epicos continua a remare nella stessa direzione delle fiere, lavorando insieme per un futuro brillante per il cosplay. La fiducia riposta nella loro esperienza è sempre apprezzata, e il team è pronto a dare il massimo per garantire il successo di ogni singolo evento.