Ammetto una cosa senza alcuna vergogna: ogni volta che sento pronunciare le parole Terra di Mezzo torno automaticamente a quella ragazzina che passava i pomeriggi a sfogliare le mappe di Tolkien immaginando di poter partire insieme alla Compagnia dell’Anello. È una di quelle passioni che non invecchiano mai davvero. Cambiano le edizioni dei libri, arrivano nuovi videogiochi, nuove serie, nuove trasposizioni, ma quel richiamo resta sempre lì, pronto a risvegliarsi. Per questo il teaser diffuso da Warner Bros. per annunciare l’inizio della produzione de Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum non mi è sembrato soltanto il classico aggiornamento cinematografico. Ha avuto il sapore di un invito a rientrare in un mondo che molti di noi non hanno mai davvero lasciato. L’appuntamento è fissato per il Natale 2027, ma l’hype è già partito con largo anticipo. Del resto, basta davvero poco perché la community tolkieniana inizi a riempire forum, gruppi social e server Discord di teorie, confronti, analisi filologiche e inevitabili discussioni. È successo ancora una volta, perché questo nuovo capitolo promette di esplorare uno dei passaggi più affascinanti e meno raccontati della cronologia della Guerra dell’Anello, quella lunga e silenziosa caccia a Gollum che precede gli eventi raccontati ne La Compagnia dell’Anello.
Chi conosce bene le opere di J.R.R. Tolkien sa che questa vicenda rappresenta uno dei tasselli più delicati dell’intero mosaico narrativo. Gandalf comprende progressivamente quanto quella creatura consumata dall’ossessione possa custodire informazioni decisive sull’Unico Anello e affida a un giovane Aragorn il compito di rintracciarlo prima che le forze di Sauron possano arrivare a lui. Non è una missione spettacolare fatta di grandi eserciti o castelli assediati. È un viaggio nell’ombra, tra foreste, montagne e territori dimenticati, dove la pazienza vale molto più della forza e ogni passo può cambiare il destino della Terra di Mezzo.
Forse proprio questa dimensione più raccolta rende il progetto così interessante. Dopo anni di colossal sempre più giganteschi, l’idea di raccontare una vicenda quasi investigativa ambientata nell’universo fantasy più celebre della storia mi incuriosisce tantissimo. È una storia costruita sui silenzi, sugli inseguimenti, sui sospetti e sulle conseguenze invisibili, elementi che spesso nei libri di Tolkien hanno un peso enorme ma che il cinema ha avuto poche occasioni di esplorare.
A guidare tutto questo sarà Andy Serkis, e sinceramente faccio fatica a immaginare una persona più adatta. Ridurre Serkis all’attore che ha interpretato Gollum sarebbe quasi offensivo. Quel personaggio porta letteralmente la sua impronta artistica. Attraverso la motion capture è riuscito a trasformare una creatura digitale in uno dei personaggi più tragici e complessi mai comparsi sul grande schermo, rendendo credibili le continue lotte interiori tra Sméagol e Gollum, tra innocenza perduta e follia divorante. Adesso tornerà a interpretarlo, ma soprattutto ne dirigerà la storia, come se dopo oltre vent’anni decidesse finalmente di accompagnarlo ancora più a fondo dentro le sue ferite.
Sapere che dietro la sceneggiatura ritroveremo anche Fran Walsh e Philippa Boyens, insieme a Phoebe Gittins e Arty Papageorgiou, rappresenta un’altra rassicurazione importante per chi ama profondamente il lavoro svolto nella storica trilogia cinematografica. Nessuno pretende una copia di quei film, sarebbe impossibile e persino sbagliato, ma sapere che il progetto nasce ancora una volta cercando ispirazione direttamente dalle opere di Tolkien aiuta ad affrontare questa nuova avventura con uno spirito decisamente più sereno.
Naturalmente il ritorno di alcuni volti storici ha immediatamente acceso l’entusiasmo. Ian McKellen vestirà ancora una volta i panni di Gandalf e soltanto immaginare il suo sguardo severo accompagnato da quella voce inconfondibile basta già a provocare un piccolo brivido. Gandalf è uno di quei personaggi che sembrano appartenere contemporaneamente al cinema e alla nostra memoria personale. Rivederlo significa ritrovare una presenza familiare, qualcuno che continua a guidarci attraverso sentieri sconosciuti anche dopo tutti questi anni.
Lo stesso vale per Elijah Wood, che tornerà a essere Frodo Baggins. Ogni volta che qualcuno prova a immaginare un altro interprete per il Portatore dell’Anello, la mia mente semplicemente si rifiuta di collaborare. Frodo possiede ormai quel volto, quelle espressioni, quella fragilità che Wood ha saputo rendere universale. Sapere che sarà ancora parte di questo racconto crea un ponte emotivo potentissimo con la trilogia di Peter Jackson.
Tra i ritorni più affascinanti figura anche Lee Pace, pronto a impersonare nuovamente Thranduil. Devo confessare che il suo re degli Elfi è sempre stato uno dei personaggi che più mi hanno colpita durante la trilogia de Lo Hobbit. Elegante, enigmatico, distante e quasi inquietante, rappresenta perfettamente quella parte della cultura elfica che non vive soltanto di luce e saggezza, ma anche di orgoglio, malinconia e antiche ferite.
Poi arrivano le novità, ed è qui che la discussione tra i fan si fa davvero interessante. Kate Winslet entrerà ufficialmente nella Terra di Mezzo interpretando Marigol, un personaggio completamente nuovo sul quale, inevitabilmente, stanno già fiorendo decine di teorie. Le indiscrezioni parlano della possibile madre di Sméagol, protagonista di alcuni flashback ambientati molto prima della sua trasformazione in Gollum. Se questa direzione verrà confermata, potrebbe regalarci uno sguardo sorprendentemente intimo su un personaggio che abbiamo sempre conosciuto soltanto attraverso la sua mostruosa ossessione. Personalmente trovo affascinante l’idea di scoprire chi fosse davvero Sméagol prima dell’Anello, perché il dolore raccontato da Tolkien nasce sempre da qualcosa che un tempo era stato innocente.
Il cambiamento destinato a far discutere più di ogni altro riguarda però Aragorn.Jamie Dornan raccoglierà un’eredità che definire pesante è quasi riduttivo. Viggo Mortensen ha costruito uno degli eroi fantasy più amati della storia del cinema e, per un’intera generazione, Aragorn coincide inevitabilmente con il suo volto. Non era soltanto una questione estetica. Mortensen trasmetteva quella miscela di umiltà, forza e malinconia che rendeva il futuro Re di Gondor profondamente umano. Per molti di noi rappresentava il guerriero ideale, quello che combatteva senza cercare gloria e accettava il peso del proprio destino senza mai smettere di dubitare di sé. Per questo la scelta di Dornan divide inevitabilmente il fandom. Ho già letto discussioni infinite, meme, confronti fotografici e analisi di ogni singola espressione. Succede sempre quando un personaggio iconico cambia interprete. Eppure continuo a pensare che valga la pena concedere fiducia a chi sceglie di affrontare una sfida tanto complicata. Questo Aragorn sarà diverso da quello che abbiamo conosciuto. Più giovane, ancora immerso nella vita da Ramingo, lontano dal sovrano che un giorno guiderà gli eserciti dell’Ovest. Forse proprio questa fase della sua esistenza permetterà a Dornan di costruire qualcosa di personale senza cercare inutilmente di imitare Mortensen.
Anche Leo Woodall, nel ruolo del ranger Halvard, contribuirà ad ampliare questa fase meno esplorata della cronologia della Terra di Mezzo, aggiungendo nuovi tasselli a una storia che vive proprio negli spazi lasciati volutamente aperti da Tolkien.
Un altro dettaglio che mi emoziona più del previsto riguarda la Nuova Zelanda. Per tantissimi spettatori rappresenta ormai molto più di una semplice location cinematografica. È diventata quasi una geografia mentale condivisa, un luogo reale che coincide perfettamente con quello immaginario. Ogni fotografia proveniente dal set, ogni collina, ogni bosco e ogni fiume hanno ormai assunto un valore simbolico difficile da spiegare a chi non ha mai vissuto davvero questa passione. Forse è anche questo il motivo per cui ogni ritorno nella Terra di Mezzo suscita emozioni così intense. Non stiamo semplicemente aspettando un nuovo film fantasy. Stiamo tornando in uno spazio che ha accompagnato intere generazioni di lettori, giocatori e spettatori. Un universo che continua a vivere attraverso i cosplay preparati per le fiere, le campagne di giochi di ruolo ambientate tra Arnor e Mordor, le interminabili partite agli RPG ispirati a Tolkien, le maratone cinematografiche che ormai sono diventate una tradizione quasi rituale e quelle discussioni infinite su quale sia davvero il personaggio più tragico dell’intera saga.
Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum arriverà nelle sale il 17 dicembre 2027 e, da qui a quella data, probabilmente assisteremo a una valanga di trailer, indiscrezioni, immagini dal set e nuove conferme sul cast. La vera curiosità, almeno per me, resta però un’altra. Voglio capire se questo film riuscirà a ricordarci che la Terra di Mezzo possiede ancora sentieri inesplorati e storie capaci di sorprenderci, oppure se finirà schiacciato dal peso della nostalgia che accompagna qualsiasi nuovo progetto legato all’opera di Tolkien.
Una risposta definitiva oggi sarebbe impossibile, ma forse è anche questo il bello. Le avventure più memorabili iniziano sempre con una strada ancora tutta da percorrere. Adesso la parola passa alla community: siete pronti a seguire ancora una volta le tracce di Gollum oppure l’idea di un Aragorn senza Viggo Mortensen continua a sembrarvi un ostacolo difficile da superare?








