Mondo Manganime: la collana definitiva che racconta la leggenda di manga e anime

Passi davanti all’edicola e non è una rivelazione mistica, né un evento raro. Pubblicazioni così ne hai già viste. Eccome se le hai viste. Se sei qui a leggere, probabilmente hai ancora addosso l’eco dei primi portali otaku nati a cavallo del millennio, quando bastava una connessione traballante e un layout improbabile per sentirsi parte di qualcosa. Prima dei social, prima dell’algoritmo, prima che la parola “pop” diventasse un’etichetta buona per tutto. Era lì che la cultura manga e anime smetteva di essere nicchia e iniziava a diventare linguaggio condiviso. Forum infiniti, schede personaggi scritte di notte, analisi più appassionate che ordinate. Mondo Manganime arriva dentro quella scia, non come eccezione, ma come continuazione adulta di un discorso iniziato molto tempo fa.

Quello che cambia, semmai, è il peso. Non ideologico, proprio fisico. Volumi cartonati, spessi, che quando li prendi in mano ti ricordano che leggere richiede tempo e attenzione. La collana Mondo Manganime, pubblicata da RBA, non gioca a fare la sorpresa. Gioca a fare sintesi. È come se qualcuno avesse detto: ok, adesso che il manga e l’anime sono cultura pop a tutti gli effetti, proviamo a raccontarli come tali, senza giustificazioni, senza l’ansia di spiegare perché “contano”. Si parte dal presupposto che lo sai già.

E allora si entra subito nel vivo. Dragon Ball non viene trattato come reliquia intoccabile, ma come una lunga narrazione che ha attraversato fasi, toni, pubblici diversi. Il volume ti accompagna tra saghe, capitoli, episodi, film, trasformazioni e ritorni, fino ad arrivare agli sviluppi più recenti. È come rimettere mano a un vecchio salvataggio e accorgerti che avevi saltato missioni secondarie fondamentali. Tutto torna, ma in modo più chiaro, più ordinato, senza perdere quell’energia un po’ caotica che fa parte del DNA della serie.

Lo stesso succede quando si passa a Naruto. Qui non si parla solo di ninja e allenamenti impossibili, ma di solitudine, di identità costruita contro il rifiuto, di aspettative ereditate come macigni. One Piece diventa una mappa emotiva prima ancora che geografica, una storia di libertà che cresce insieme ai suoi lettori, allungandosi, deviando, accumulando senso come un viaggio che non vuoi davvero concludere. I Cavalieri dello Zodiaco vengono riletti come un racconto epico fatto di sacrificio e destino, mentre L’Attacco dei Giganti smette di essere solo shock visivo e diventa un discorso serrato su potere, paura e responsabilità collettiva.

La cosa interessante è come tutto questo viene raccontato. Non con il tono asettico di un manuale, ma nemmeno con l’entusiasmo urlato da recensione social. È un registro intermedio, quello di chi queste storie le ha vissute e poi ha sentito il bisogno di capirle meglio. Gli autori vengono contestualizzati, le scelte narrative analizzate, i retroscena produttivi inseriti senza trasformarsi in gossip. È divulgazione che non semplifica troppo e non si compiace della propria competenza. Una scrittura che ti parla come parlerebbe un vecchio utente di forum, solo con vent’anni di esperienza in più.

Poi c’è quella scelta che fa discutere: quasi nessuna immagine all’interno dei volumi. All’inizio fa strano, inutile negarlo. Manga e anime sono linguaggi visivi, e l’istinto di cercare una tavola, un volto, un frame è forte. Ma pagina dopo pagina capisci che è una decisione coerente. Qui il focus non è l’iconografia, ma il racconto dietro il racconto. È come ascoltare un commento audio senza guardare la scena: ti costringe a immaginare, a ricordare, a ricostruire mentalmente. Funziona perché quelle immagini le hai già dentro.

Gli extra per gli abbonati, tra gadget e miniature ufficiali, riportano il tutto su un piano più emotivo e tangibile. Non sono premi, sono ancore. Piccoli oggetti che ti ricordano che queste storie non sono mai state solo intrattenimento. Hanno formato gusti, amicizie, identità. Hanno costruito quel terreno comune da cui sono nati i primi siti otaku italiani, le prime community, le prime discussioni infinite su chi fosse davvero il più forte o il più tragico.

Mondo Manganime non inventa nulla dal nulla. Raccoglie, ordina, sedimenta. È figlio di quella stagione pionieristica della cultura pop online, ma parla con una voce più matura, meno ansiosa di dimostrare, più interessata a comprendere. È una collana che non chiede di essere divorata, ma frequentata, consultata, ripresa in mano a distanza di tempo.

E adesso, inevitabilmente, la palla passa a te. Non per dare un giudizio definitivo, ma per farti una domanda che forse ti accompagna da anni: quale di queste storie ti ha formato più di quanto sei disposto ad ammettere? E se la risposta cambia rileggendole così, con calma, senza fretta… forse è proprio questo il punto.

Goldrake Day: Roma si prepara a festeggiare 50 anni di un mito che non ha mai smesso di combattere

Roma si sta caricando come un disco di energia protonica, pronta a esplodere in un’ondata di nostalgia robotica il 21 dicembre 2025, quando Cassino Fantastica, in collaborazione con Lazio Disco, porterà all’Hub Moby Dick un evento che è già leggenda: il Goldrake Day, la celebrazione ufficiale dei 50 anni di Atlas Ufo Robot.
Un appuntamento gratuito, dalle 10 alle 13, che promette di trasformare il quartiere Garbatella nel punto d’atterraggio perfetto per ogni fan che un tempo urlava “Alabarda spaziale!” davanti alla TV.

L’idea di ripercorrere insieme mezzo secolo di storia non è un semplice tuffo nostalgico, ma un vero viaggio culturale dentro un fenomeno che ha segnato l’Italia più profondamente di quanto spesso si ammetta. Dal 4 aprile 1978, quando Goldrake atterrò sulla Rete 2 come un fulmine alieno, fino al suo ritorno 5 ottobre 2025 su Rai 2, la parabola dell’UFO Robot ha attraversato generazioni, rivoluzioni televisive, dibattiti sociopolitici e leggende urbane che ancora oggi riecheggiano tra forum, fanzine e chiacchiere di chi è cresciuto con Actarus come modello morale e Mecha King supremamente invincibile.

La nascita di un fenomeno che travolse l’Italia

Quando la Toei Animation realizzò UFO Robo Grendizer tra il 1975 e il 1977, forse nemmeno Gō Nagai immaginava che proprio l’Italia sarebbe diventata, anni dopo, la sua seconda casa spirituale. Qui Goldrake non fu semplicemente “un cartone animato”, ma diventò un simbolo nazionale, un mito pop, una bandiera dell’immaginario cresciuta nel salotto degli italiani insieme al gelato biscotto e ai divani di velluto marrone.

L’arrivo del robot in TV generò un entusiasmo inatteso.
Le sigle italiane, composte da Vince Tempera, Massimo Luca e firmate da Luigi Albertelli, dominarono le classifiche, vendendo oltre 1,7 milioni di copie complessive. Non erano solo canzoni: erano inni, rituali collettivi che oggi tutti sappiamo ancora a memoria.

Il successo fu talmente travolgente da trasformare Goldrake in un vero brand ante litteram. I negozi vennero invasi da ogni possibile gadget: dalle maschere di carnevale ai modellini, dagli astucci ai doposci (!), fino a intere collezioni di libri e fumetti che ancora oggi fanno impazzire i collezionisti.
E mentre i bambini vivevano la loro epoca d’oro, molti genitori reagivano con diffidenza, spaventati dalla “violenza” che intravedevano nei combattimenti. Alcuni parlamentari arrivarono persino a denunciare il cartone come diseducativo, ma il pubblico sovrano aveva già deciso: Goldrake era qualcosa di più di un semplice programma TV, era un fenomeno culturale.

L’intervista che mise fine alla fake news più famosa di sempre

Tra le tante storie che orbitano intorno alla Goldrake-mania, una spicca per la sua assurdità: la leggenda secondo cui gli anime giapponesi sarebbero stati “creati al computer”, negli anni Settanta, grazie a misteriose macchine capaci di animare automaticamente i disegni.
Questa voce circolò così tanto da finire perfino sulle riviste per ragazzi, alimentando la fantasia di chi immaginava un Giappone futuristico in grado di generare cartoni con un click, quando in Italia il massimo della tecnologia era il decoder del Televideo.

La verità emerse solo nel 1990, grazie a un dossier pubblicato da Mangazine e all’intervista a Umeda, responsabile della Toei, che smontò il mito ridendo: «Computer? Qui non ce ne sono affatto. A quei tempi non esistevano nemmeno i word processor».
Una dichiarazione che oggi fa sorridere, ma che dimostra quanto gli anime – Goldrake in primis – siano stati vittime di pregiudizi e paure irrazionali, non molto diversi da quelli che circondano le nuove tecnologie contemporanee.

Il ritorno in TV: un cerchio che si chiude

Il 5 ottobre 2025, Rai 2 ha riportato in onda UFO Robot Goldrake con il titolo originale, una grafica completamente rinnovata e un nuovo lavoro di restauro che ha permesso a chiunque – nostalgici, nuovi fan, curiosi del retroworld – di riabbracciare la serie con occhi freschi.
Vedere Actarus tornare a cavalcare il suo disco robotico ha avuto un sapore quasi commovente, come aprire una scatola dei ricordi che credevamo perduta.

E come se non bastasse, Gō Nagai in persona ha rassicurato i fan: «Actarus sta bene e continua a pilotare Goldrake». Una frase che ha fatto tremare la rete più di qualsiasi attacco di Vega.

Roma si prepara alla Goldrake-mania 2.0

Il Goldrake Day non vuole solo raccontare una storia, ma celebrarla insieme a chi ancora oggi si emoziona nel sentire il ruggito del robot. All’Hub Moby Dick si ricostruirà la timeline italiana del fenomeno, dalle prime discussioni in TV alle fanzine fotocopiate, fino alle moderne community social che hanno preservato l’eredità del personaggio. Sarà l’occasione perfetta per condividere aneddoti, svelare curiosità, smontare fake news, riscoprire materiali rari e rivivere quella magia collettiva che univa bambini di ogni regione davanti allo schermo.

E, diciamolo, sarà anche l’evento ideale per testare se siamo ancora capaci di cantare la sigla senza perdere fiato.


Pronti al decollo?

Il GOLDRAKE DAY non è solo un raduno, ma una celebrazione del modo in cui una serie animata ha plasmato l’immaginario italiano, unendo generazioni diverse in un unico grido di battaglia.
E se è vero che i miti non invecchiano, allora questo anniversario non è un punto di arrivo, ma un trampolino verso una nuova stagione di entusiasmo geek.

E ora tocca a te: qual è il tuo ricordo più potente legato a Goldrake?
Hai cantato la sigla in classe? Hai costruito un modellino improbabile con i Lego? Hai litigato con un compagno di scuola per decidere chi fosse Actarus nel gioco dell’intervallo?
Raccontalo nei commenti e uniamo le forze come in un vero robot componibile.

Enciclopedia degli Anime – Volume 1 (1963–1979): il viaggio definitivo dentro le origini dell’animazione giapponese

L’animazione giapponese non è soltanto un fenomeno culturale: è un flusso continuo di immaginazione, un laboratorio infinito di miti, simboli, archetipi e rivoluzioni estetiche. Ogni serie, ogni film, ogni personaggio ha inciso una traccia nella memoria collettiva degli spettatori, generazioni dopo generazioni. Eppure, nonostante la ricchezza di questo patrimonio, mancava ancora un’opera capace di raccontarlo con la cura, la completezza e la profondità che merita. Ora questa lacuna trova finalmente risposta.
Kappalab pubblica Enciclopedia degli Anime – Volume 1: 1963–1979, un tomo imponente e coloratissimo da 112 pagine, formato 19×27, prezzo 18 €, completamente illustrato e pensato per diventare un riferimento imprescindibile per studiosi, appassionati e nuovi esploratori degli universi animati del Giappone.

Il progetto si annuncia fin dalla prima sfogliata come qualcosa di raro: un archivio vivido, emozionante, capace di ricostruire la storia dell’animazione nipponica dagli anni pionieristici fino alle soglie del boom degli anni ’80. È il primo tassello di un’opera monumentale destinata a catalogare in modo esaustivo tutta l’animazione giapponese: una missione titanica che nessuno, prima d’ora, aveva tentato con questo livello di rigore e completezza.


Dove nascono i miti: dal bianco e nero di Osamu Tezuka al trionfo del mecha

Il periodo raccontato in questo primo volume non è un semplice intervallo temporale, ma un’epoca fondativa. Tra il 1963 e il 1979 prendono forma le radici profonde di tutto ciò che oggi chiamiamo anime. Dalla creatività di pionieri come Osamu Tezuka, che con Astro Boy rivoluzionò il concetto stesso di animazione televisiva, fino alla nascita dei colossi del genere mecha con Mazinger Z e Gundam, ogni anno segna un passo avanti, un’evoluzione del linguaggio, una mutazione dell’immaginario.

L’enciclopedia illumina questo processo con una precisione quasi filologica, ma senza cadere in un tono accademico: ogni scheda respira, racconta, invita, rivela. Oltre 370 produzioni scorrono come il diario segreto del Giappone in movimento, una nazione che stringe alleanze con il futuro mentre riscrive il proprio presente attraverso robot, orfani coraggiosi, viaggi spaziali, principesse ribelli e leggende modernissime.

Cartoni come Heidi, Candy Candy, Lupin III, Capitan Harlock, Star Blazers, Galaxy Express 999, Lady Oscar o L’Uomo Tigre non vengono trattati semplicemente come titoli, ma come cardini di un ecosistema narrativo che ha conquistato il mondo. Le icone grafiche presenti nelle schede permettono di identificare immediatamente quali serie abbiano segnato la storia, quali siano state rivoluzionarie, quali ancora oggi rappresentino un passaggio obbligato per chiunque si voglia definire appassionato.


Un atlante visivo per esplorare mondi lontani

Le pagine dell’enciclopedia sono un’esplosione di colore. Ogni serie è accompagnata da immagini curate e restaurate, capaci di evocare non solo lo stile estetico dei rispettivi autori, ma anche l’epoca in cui vennero concepite. È come attraversare una dimensione parallela: da un lato la dolcezza classica degli anime letterari, dall’altro la potenza dei super robot e delle saghe spaziali che hanno fatto vibrare intere generazioni.

Questo volume non si limita a catalogare: ricostruisce il contesto, accende ricordi, offre spunti critici. Chi è cresciuto con Goldrake ritroverà il clima elettrico dei pomeriggi degli anni ’70; chi ha scoperto gli anime più tardi potrà finalmente vedere come tutto è iniziato, quando il Giappone stava imparando a raccontare se stesso attraverso storie animate che avrebbero fatto il giro del mondo.


Un’opera pensata per appassionati, studiosi e nuovi fan

La forza dell’enciclopedia sta nella sua capacità di coniugare accuratezza e accessibilità. Il lettore che si avvicina per la prima volta al mondo degli anime troverà una mappa chiara e affascinante; il fan esperto potrà esplorare dettagli, aneddoti e produzioni dimenticate, mentre gli studiosi avranno tra le mani un’opera di consultazione ricca e strutturata.

L’approccio cronologico è una scelta che funziona alla perfezione: permette di osservare come le tematiche evolvano, come i generi si trasformino, come la tecnologia influenzi lo stile e le produzioni. Anime dopo anime, pagina dopo pagina, si intuisce il percorso che porterà alla rivoluzione degli anni ’80 e poi all’esplosione dei ’90.


Un progetto che guarda lontano: i volumi futuri

Il volume dedicato al periodo 1963–1979 è soltanto l’alba di un’impresa editoriale molto più ampia.

I prossimi capitoli sono già annunciati:

  • Volume 2 (1980–1988) – in uscita all’inizio del 2026

  • Volume 3 (1989–1993) – atteso per la primavera del 2026

È un calendario che promette emozioni forti, perché si addentrerà negli anni d’oro della fantascienza animata, del cyberpunk, dei grandi OAV e delle serie che hanno cambiato per sempre l’immaginario globale.

Chi vuole seguire l’evoluzione di questo progetto non può che restare sintonizzato: se il primo volume è un assaggio, i prossimi promettono di ampliare ulteriormente l’ambizione di una vera “Storia universale degli Anime”.


Un portale per ricordare da dove veniamo

Leggere questo libro significa intraprendere un viaggio nel tempo, un ritorno alle origini di un linguaggio che ha plasmato la cultura pop contemporanea. È un’opera che fa sentire il lettore parte di una storia collettiva, una sorta di diario globale condiviso dagli appassionati di tutto il mondo.

Per chi ama gli anime, per chi vive di nostalgia, per chi studia questa forma d’arte e per chi la scopre solo ora, l’Enciclopedia degli Anime è più di un libro: è un portale, un archivio della memoria, un atto d’amore verso tutto ciò che l’animazione giapponese rappresenta.

E ora tocca a voi, lettori di CorriereNerd: quale anime degli anni ’60 e ’70 ha segnato la vostra vita? Quale titolo non vedete l’ora di riscoprire tra queste pagine? Parliamone insieme, la conversazione continua nella nostra community.

Japan Days 2025: da Montecassino al Monte Fuji – quando l’Italia abbraccia il Giappone nerd!

C’è un’energia speciale che si sprigiona ogni volta che Cassino Fantastica riporta il Sol Levante all’ombra dell’Abbazia. È un’onda di entusiasmo che unisce generazioni, passioni e linguaggi diversi: dagli anime ai manga, dai cosplay ai giochi da tavolo, fino alle leggende pop che hanno plasmato l’immaginario di chiunque sia cresciuto con un joystick in mano e le sigle di Cristina D’Avena nel cuore. Il 15 novembre 2025, dalle 10 alle 19, all’Istituto Paritario San Benedetto di Via Marconi, torneranno i Japan Days, giunti ormai alla quinta edizione: un evento che ha saputo crescere anno dopo anno, diventando un piccolo grande santuario della cultura nerd nipponica in Italia. Dietro a questa magia c’è sempre il team di Cagliostro E-Press APS, l’associazione culturale che cura Cassino Fantastica e progetti come Kirby Academy.

Quest’anno il tema scelto è un tributo nostalgico e potentissimo: i 50 anni di Goldrake, Jeeg Robot, Ape Maia, Tekkaman e La Stella della Senna. Cinque icone che non sono solo cartoni animati, ma vere e proprie pietre miliari dell’immaginario collettivo. Quelle serie che hanno insegnato cosa significhi il coraggio, la lealtà e la magia dell’avventura. Per celebrare questo anniversario arriverà a Cassino un ospite d’eccezione: Il Vecchio Nerd, autentico custode della memoria mecha-anime italiana, pronto a raccontare curiosità, aneddoti e segreti di un’epoca in cui la TV del pomeriggio era una finestra spalancata su mondi meravigliosi.

Ma i Japan Days non sono solo nostalgia: sono un ponte vivo tra Montecassino e il Monte Fuji, un filo rosso che lega la tradizione e la modernità, il passato dei grandi eroi robotici e il presente di una generazione che vive la cultura pop come linguaggio universale. Le conferenze in programma toccheranno ogni angolo di questo universo: si passerà dalla filosofia di Yukio Mishima e il ‘68 giapponese alla storia produttiva di Go Nagai, dalle lezioni di lingua giapponese alle analisi sui nuovi eroi dell’animazione contemporanea.

L’area Japan Palace ospiterà incontri moderati da Giorgio Messina, con nomi noti del panorama nerd come Max Gobbo, AkiraGaming85, Mario Gentile e Marco Fulgione. Si parlerà di Jeeg Robot come fenomeno culturale, di collezionismo vintage, di come il Giappone abbia influenzato il gusto estetico e narrativo di tutta una generazione. Non mancheranno proiezioni di cortometraggi giapponesi in collaborazione con il Festival Visione Corte e l’associazione “Il Sogno di Ulisse”: un’occasione rara per scoprire la nuova animazione d’autore nipponica lontana dai riflettori mainstream.

E poi le mostre tematiche: dalle storiche Lamicards curate da Luciano Costarelli fino ai manifesti cinematografici dello Studio Ghibli, un percorso emozionale che farà vibrare i cuori di chi ha pianto con Totoro o sognato con Chihiro. Per gli aspiranti artisti, la Kirby Academy terrà laboratori di manga e cultura giapponese, dove i partecipanti potranno sperimentare le tecniche del fumetto orientale.

Fuori, nel Japan Garden, si respirerà l’atmosfera più pop: stand coloratissimi del Mercatino a tema, collezionisti, artigiani, espositori di vinili, gadget, action figure e modellini provenienti direttamente dal Sol Levante. E ancora giochi da tavolo, scacchi e tornei di Othello, con la partecipazione della Federazione Nazionale e dei circoli ludici locali.

Naturalmente, non ci sarebbero Japan Days senza l’irresistibile magia del cosplay. La gara Under 13 aprirà le danze, seguita dalla Open Competition, che ogni anno trasforma Cassino in una piccola Akihabara del Lazio. I costumi, i sorrisi e la passione dei cosplayer racconteranno ancora una volta quanto l’amore per l’immaginario possa abbattere ogni barriera linguistica e culturale. A rendere il tutto ancora più epico ci penserà Alecia canta Cristina, accompagnata da WikiSigleTV, in un’esplosione di note, cori e nostalgia che farà cantare a squarciagola intere generazioni.

La locandina ufficiale è firmata da Gabriele Cioffi, mangaka italiano di grande talento, e racchiude perfettamente lo spirito dell’evento: un abbraccio tra Italia e Giappone, tra arte e passione, tra memoria e futuro.

Con un biglietto d’ingresso di soli 5 euro (3 per i cosplayer, 8 per le coppie “porta un amico”), i Japan Days 2025 promettono una giornata immersiva dove la fantasia non è evasione, ma celebrazione di ciò che siamo diventati grazie ai nostri sogni di bambini. Cassino Fantastica non è solo un festival. È un luogo dell’anima. Un laboratorio di meraviglia dove l’Italia incontra il Giappone non per imitare, ma per dialogare, per fondere due immaginari e creare un linguaggio nuovo, vibrante, cosmopolita.

E allora, pronti a decollare con Goldrake verso il Monte Fuji? L’appuntamento è per sabato 15 novembre 2025: portate con voi la curiosità, il sorriso e quel pizzico di nostalgia che rende eterno ogni sogno nerd. Programma completo su www.cassinofantastica.it

Goldrake torna a volare: il francobollo che celebra 50 anni di mito e nostalgia

Ci sono simboli che non invecchiano. Restano sospesi nel tempo, tra il ricordo e il mito. Uno di questi è Goldrake — il gigante d’acciaio che, con il suo urlo inconfondibile e le “alabarde spaziali” pronte a difendere la Terra, ha acceso la fantasia di milioni di bambini.
Oggi, a cinquant’anni dal suo debutto, Goldrake torna a volare. Non tra le stelle, ma tra le mani di collezionisti e sognatori, stampato su un francobollo celebrativo emesso da Poste Italiane.
Un piccolo rettangolo di carta, certo. Ma dentro, un universo intero.

Un anniversario che profuma di infanzia

Era il 1978 quando, per la prima volta, Ufo Robot Goldrake atterrava sulle televisioni italiane. La sigla, firmata da Vince Tempera e Luigi Albertelli, esplose come un inno di libertà. E davanti a quegli schermi a tubo catodico, un Paese intero restava incollato, stupito da un mondo fatto di astronavi, mostri giganti e valori semplici ma profondi: il coraggio, l’amicizia, il sacrificio.

Oggi, a distanza di mezzo secolo dalla sua prima apparizione in Giappone, Goldrake riceve uno dei riconoscimenti più belli e solenni: entra a far parte della serie filatelica “Le Eccellenze del Patrimonio Culturale Italiano”.
Sì, perché Goldrake — pur nato dalla mente geniale del giapponese Go Nagai — fa parte anche della nostra storia. È una parte viva della memoria collettiva di chi, da bambino, sognava di volare a bordo del suo disco volante dorato.

Un francobollo che racchiude mezzo secolo di emozioni

Il francobollo, del valore di 2,90 euro, è stato emesso in 350.001 esemplari: un numero che sa di tesoro per chi ama collezionare non solo oggetti, ma ricordi.
La vignetta raffigura Goldrake in tutta la sua potenza, stagliato contro un cielo stellato. Lo sguardo fiero, il metallo lucente, le braccia pronte alla battaglia: sembra quasi di sentirlo muoversi, di rivederlo solcare i cieli sopra il Monte Fuji.

In basso, il logo originale della serie, quello che compariva nelle sigle televisive, come a riaccendere una melodia che tutti noi conosciamo a memoria. Basta leggerlo, e nella mente riecheggia subito quel “Goldrake, vai!” che ancora oggi fa sorridere chi era bambino negli anni del bianco e nero e dei pomeriggi davanti alla Rai.

Un’idea nata dai ragazzi: quando il futuro omaggia il passato

C’è un dettaglio meraviglioso dietro questa emissione: a proporre il francobollo sono stati gli studenti della 2E della scuola media “Enrico Fermi” di Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo.
Ragazzi nati nell’era di internet, di TikTok e del digitale, che hanno voluto rendere omaggio a un eroe nato molto prima di loro. Forse grazie ai racconti dei genitori, forse spinti dalla curiosità per un’icona che non smette mai di parlare.

È come se, attraverso le nuove generazioni, Goldrake avesse trovato un modo per continuare a volare.
Perché i miti veri non appartengono mai solo al passato: trovano sempre la strada per tornare.

Un ponte di carta tra ieri e oggi

Il francobollo è stampato su carta patinata autoadesiva, con una resa cromatica che fa brillare i colori del robot e il blu profondo dello spazio. Un lavoro curato da Grani & Partners e dall’Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, per un risultato che non è solo grafica, ma pura emozione.

E non poteva esserci luogo migliore per celebrare la sua “prima” italiana: Lucca, la città che ogni anno diventa capitale dei fumetti e dell’immaginazione, con il suo storico Lucca Comics & Games.
Lì, dove tutto parla di storie, sogni e matite, il timbro del “primo giorno di emissione” porterà con sé il volto fiero del nostro eroe d’acciaio.

Per i fan più appassionati è prevista anche una cartella filatelica da collezione, contenente il francobollo, una quartina, una busta, una cartolina e una tessera celebrativa. Piccoli scrigni di nostalgia, pronti a custodire un pezzo di cuore e di storia.

Goldrake non smette mai di volare

Ogni generazione ha i suoi eroi. Ma alcuni riescono a sfuggire al tempo. Goldrake è uno di questi.
Dietro l’armatura, c’è la malinconia di Actarus, il principe esule, l’eroe silenzioso che combatte non per gloria, ma per pace. Forse è proprio questo che ci ha sempre colpiti: la sua umanità nascosta sotto il metallo, la tristezza di chi difende un mondo che non è il suo, ma lo ama come se lo fosse.

Quando oggi guardiamo quel francobollo, non vediamo solo un disegno. Vediamo i pomeriggi di pioggia passati a sognare, le voci di Alcor e Venusia, i modellini di plastica, le figurine Panini, le sigle cantate a squarciagola.
Vediamo noi stessi, bambini che credevano ancora che la giustizia potesse venire dal cielo.

E forse, in fondo, è proprio così.
Perché Goldrake continua a volare.
Non più solo tra le stelle, ma dentro di noi — nei ricordi, nei sogni, e ora anche in un piccolo francobollo che, come lui, è destinato a non morire mai.

Modena si accende di futuro: il 24FRAME Future Film Fest trasforma l’animazione in un’esperienza sensoriale

Dal 17 al 19 ottobre 2025, Modena si prepara a diventare il cuore pulsante dell’arte animata e della sperimentazione digitale. Dopo il trionfo bolognese di aprile, il 24FRAME Future Film Fest torna per la sua seconda tappa in Emilia, portando con sé un’esplosione di creatività che mescola cinema, intelligenza artificiale, musica e filosofia pop. Prodotto da Rete DOC e diretto da Giulietta Fara, il festival si conferma come uno dei più innovativi del panorama europeo, un laboratorio vivente dove il confine tra umano e digitale si fa liquido e affascinante.

Cinema Astra ed Ex Albergo Diurno: due cuori, un’unica visione

Il Cinema Astra sarà il centro nevralgico della manifestazione. Tra proiezioni, incontri e performance, l’atmosfera sarà scandita dal ritmo creativo di Juta Caffè, che curerà l’area bar in perfetto stile indie. Parallelamente, l’Ex Albergo Diurno di Piazza Mazzini diventerà una fucina di idee e immagini, ospitando il Concorso Internazionale di Cortometraggi: un mosaico di opere sperimentali, videoclip e lavori nati dall’incontro tra intelligenza artificiale e sensibilità artistica umana.
Per la prima volta, il pubblico potrà diventare parte attiva del festival: grazie a un QR code in sala, gli spettatori saranno chiamati a votare il miglior corto, assegnando il Premio del Pubblico. Una scelta che trasforma la fruizione passiva in un atto partecipativo e condiviso.

Venerdì 17 ottobre: la rivoluzione comincia

L’apertura ufficiale, prevista alle 19:00, vedrà sul palco Giulietta Fara insieme a Gabriele Pollastri, curatore dello Smart LIFE Festival. Dopo il brindisi inaugurale, l’evento entrerà subito nel vivo con la premiere del making of di The Last Image, il primo cortometraggio italiano interamente sviluppato attraverso un flusso di lavoro che integra VFX e Intelligenza Artificiale.
Il progetto, prodotto da FilmAffair e firmato da HAI – Human & Artificial Imagination insieme agli Emmy Award winner EDI – Effetti Digitali Italiani, rappresenta un punto di svolta nella convergenza tra arte e tecnologia. Sul palco saranno presenti il produttore Francesco Pepe e il regista Frankie Caradonna, pronti a raccontare come l’AI possa diventare un pennello nelle mani dell’artista, non una minaccia alla sua creatività.
La serata continuerà con FURERU, perla dell’animazione giapponese firmata dal collettivo Super Peace Busters (Tatsuyuki Nagai, Mari Okada, Masayoshi Tanaka): un racconto di amicizia e telepatia che unisce malinconia e speranza. A chiudere, l’anteprima italiana di Shadows Behind the Frame di Ivan Baturin, un documentario animato che rende omaggio alla pioniera sovietica Lyudmila Kusakova, fondendo 2D, 3D e intelligenza artificiale in un lirico viaggio nella memoria.

Sabato 18 ottobre: filosofia, sogni e distopia

Il secondo giorno del festival si apre con una ventata di emozione e immaginazione. Alle 15:00 il Cinema Astra accoglierà Clarice’s Dream, delicato film brasiliano firmato da Fernando Gutiérrez e Guto Bicalho, una fiaba visiva sulla forza dell’immaginazione dopo la perdita.
Il pomeriggio proseguirà con Friendlyship, commedia surreale americana di Jer Moran, che gioca con lo humor nonsense e l’estetica vintage dei cartoon anni ’90.
Ma il vero fulcro della giornata arriverà alle 17:30 con The Great History of Western Philosophy, opera prima della regista messicana Aria Covamonas: una satira visionaria che mette a nudo i paradossi della cultura occidentale, tra Marx, Socrate e Mao, in un caleidoscopio animato di idee e provocazioni.
Alle 19:00, l’anteprima italiana di Telepathic Letters di Edgar Pêra trasporterà il pubblico in un universo dove Pessoa incontra Lovecraft, fondendo poesia, psiche e algoritmi in un viaggio psichedelico che esplora i confini del pensiero umano.
A chiudere la giornata, alle 21:30, Hologram del brasiliano Henri Furtado, un distopico sci-fi su un’umanità postbellica in cerca di riscatto tra ologrammi, illusioni e ricordi digitali.

Domenica 19 ottobre: voce, solidarietà e memoria

L’ultima giornata del festival sarà un inno alla contaminazione tra arti. Dalle 10:30 in Piazza Mazzini, lo show La voce e il beatbox nella rete trasformerà il respiro in ritmo, grazie alla performance di BlackRoll (Alberto Niero), in collaborazione con Smart LIFE Festival, Ferrara Buskers Festival e Radio FSC-Unimore.
Al Cinema Astra, alle 10:30, spazio alla nostalgia e alla meraviglia con la proiezione di Toy Story nel suo trentennale: un tributo alla pellicola che ha cambiato per sempre il linguaggio dell’animazione digitale. Nel pomeriggio sarà la volta di Trapezium, l’anime firmato Masahiro Shinohara e prodotto da CloverWorks, storia di quattro ragazze che inseguono il sogno di diventare idol in un Giappone che profuma di speranza e malinconia.
Alle 17:00, la masterclass di Simona Bursi offrirà uno sguardo lucido sul dialogo fra illustrazione, animazione e AI, mentre alle 17:30 il pubblico potrà assistere a To Gaza with Love, progetto collettivo dell’artista Joanna Quinn, che riunisce oltre 300 corti da 50 Paesi come gesto di solidarietà e pace attraverso l’arte.
Il gran finale sarà affidato a Animation Boom (ore 18:30), la rassegna che raccoglie i cortometraggi degli studenti del corso Demetra – Effetti visivi per il cinema, realizzati in collaborazione con Fondazione Ago e Scuola Venturi. Una finestra luminosa sul futuro dell’animazione italiana.

Mostre, sostenibilità e arte pop

Nel foyer del Cinema Astra, la mostra “Cha Cha Cha con i giocattoli” dell’artista giapponese Yumi Karasumaru accompagnerà i visitatori in un viaggio poetico sul gioco come linguaggio universale, tra estetica kawaii e riflessione pacifista. La stessa Karasumaru firma anche l’immagine ufficiale del festival, un coniglio sorridente che diventa emblema di speranza e resilienza.
Il Future Film Fest 2025 abbraccia inoltre la sostenibilità come valore portante: aderisce alle linee guida dell’Emilia-Romagna Film Commission e sostiene gli Obiettivi ONU 2030, in particolare quelli dedicati all’uguaglianza di genere e all’innovazione.
Grazie alla collaborazione con Campus X Modena Crocetta e all’iniziativa “Modena ti regala una notte”, i partecipanti potranno usufruire di pernottamenti gratuiti o scontati, favorendo una fruizione accessibile e green dell’evento.

Il 24FRAME Future Film Fest non è solo un festival: è un portale verso nuove forme di percezione, un’esperienza collettiva in cui arte, tecnologia e umanità si intrecciano per raccontare il futuro. Modena, per tre giorni, sarà un luogo dove il cinema non si guarda soltanto: si vive, si ascolta, si immagina.
E forse, tra un ologramma e un sogno, scopriremo che il vero futuro dell’animazione non sta nelle macchine, ma nella meraviglia con cui scegliamo di guardarle.

Dawnrunner: quando i robottoni diventano poesia meccanica

Nel vasto panorama della fantascienza contemporanea, dove spesso il rumore dei laser copre il battito del cuore umano, arriva Dawnrunner, la nuova opera di Ram V ed Evan Cagle che promette di ridare anima al metallo e luce ai cieli devastati dall’apocalisse. Pubblicato in Italia da Edizioni BD, il volume farà il suo debutto ufficiale a Lucca Comics & Games, confermando ancora una volta come la kermesse toscana sia il palcoscenico ideale per le visioni che fondono arte, narrativa e pura meraviglia.

Un mondo nuovo, un’umanità antica

Immaginate un secolo fa: il cielo sopra l’America Centrale si squarcia e da un portale emergono i Tetza, una razza aliena tanto misteriosa quanto letale. Da allora il genere umano ha imbrigliato la paura in acciaio, costruendo colossi meccanici chiamati Iron King, titani di metallo pilotati da esseri umani addestrati non solo per combattere, ma per sopravvivere al peso del proprio destino. La guerra, col tempo, è diventata uno spettacolo. I piloti, eroi e gladiatori del futuro.

Tra loro, una figura si staglia come un lampo nell’oscurità: Anita Marr, star dei circuiti di battaglia, scelta per guidare un prototipo segreto che potrebbe cambiare le sorti dell’intera guerra. Ma il suo nuovo compagno di battaglia, il mecha Dawnrunner, non è un semplice strumento di guerra: tra Anita e la macchina nasce un legame profondo, quasi mistico. Una connessione che sfida le leggi della scienza e della psiche, e che potrebbe rappresentare l’ultima speranza — o la definitiva rovina — per l’umanità.

Ram V, l’alchimista delle emozioni

Chi conosce Ram V sa bene che ogni sua opera è un’esperienza sensoriale, un intreccio di poesia, filosofia e costruzione narrativa impeccabile. Autore di capolavori come Blue in Green e Rare Flavours – Gusti inconsueti, Ram V ha saputo trasformare la pagina in un ponte tra il tangibile e il metafisico. Vincitore agli ultimi Eisner Awards, è ormai una delle voci più riconoscibili del fumetto mondiale: la sua scrittura mescola lirismo e introspezione, collocando il conflitto interiore dei protagonisti al centro anche quando intorno esplodono universi interi.

Con Dawnrunner, Ram V lascia momentaneamente da parte le atmosfere esoteriche e il folklore dell’India che hanno caratterizzato i suoi lavori precedenti, per gettarsi in un mondo che omaggia apertamente la tradizione mecha giapponese. Non è difficile intravedere l’eredità di Gundam, l’angoscia filosofica di Neon Genesis Evangelion e la furia catartica di Goldrake. Eppure, Ram V non imita: rielabora, reinventa, dà nuova voce a un genere che da sempre racconta la tensione tra l’uomo e la macchina, tra la vita e la distruzione.

Evan Cagle, pittore di sogni metallici

Ai disegni troviamo Evan Cagle, illustratore di straordinario talento noto per i suoi lavori su New Gods, Superman and The Authority e Catwoman. Cagle non disegna semplicemente mech: li scolpisce come divinità in rovina, li illumina con toni che oscillano tra l’onirico e l’iperrealismo. Ogni tavola di Dawnrunner è un frammento di cinema statico, un frame di luce e acciaio in cui le linee vibrano di vita.

Al suo fianco, il colorista Francesco Segala — nome che i lettori italiani conoscono bene e vincitore dei Premi Boscarato 2025 — arricchisce la tavolozza visiva con una sensibilità cromatica che amplifica le emozioni più intime del racconto: i rossi incandescenti delle battaglie, i blu malinconici dei momenti di introspezione, i bagliori dorati della speranza.

Un inno alla fantascienza, ma con cuore

In Dawnrunner, l’azione non è mai fine a sé stessa. Ogni scontro diventa metafora, ogni esplosione riflette un trauma, ogni silenzio custodisce una verità. Ram V usa la struttura del racconto mecha per esplorare l’identità, la paura dell’oblio e la necessità di sentirsi parte di qualcosa di più grande — anche quando quel “qualcosa” è una macchina fatta di bulloni e memoria.

È il tipo di narrazione che spinge il lettore a chiedersi: dove finisce l’umano e dove comincia il divino? E, soprattutto, se in un mondo dove la guerra è diventata intrattenimento, cosa resta della compassione?

Lucca Comics & Games: la nascita di un nuovo culto

Il volume debutta ufficialmente a Lucca Comics & Games, evento che da anni rappresenta il cuore pulsante della cultura pop in Italia. Ram V sarà presente da giovedì 30 ottobre a domenica 2 novembre, insieme all’artista portoghese Filipe Andrade, per sessioni di firme e incontri con i fan. I dettagli sulle signing session saranno pubblicati nei prossimi giorni sui canali ufficiali di Edizioni BD.

Dopo Lucca, Dawnrunner arriverà in libreria, fumetteria e store online nel corso dell’inverno. Sarà un volume unico, formato 17×25 cartonato a colori, 128 pagine di pura epica moderna, disponibile a 20,00 €.

Ram V: il narratore delle emozioni

Oltre a Dawnrunner, Edizioni BD continua a portare in Italia le opere di Ram V che hanno segnato la rinascita di un certo tipo di graphic novel d’autore: Blue in Green, realizzato con il disegnatore Anand RK, e Rare Flavours – Gusti inconsueti, illustrato da Filipe Andrade e candidato a tre categorie ai Premi Eisner.

Nel panorama dei fumetti contemporanei, Ram V rappresenta quella rara combinazione di autore colto e visionario, capace di parlare tanto ai fan di Swamp Thing, Detective Comics e Venom quanto a chi cerca nel fumetto la stessa profondità della letteratura o del cinema d’autore. Dawnrunner non è solo un tributo ai giganti d’acciaio che hanno popolato la nostra infanzia: è una riflessione potente sul legame tra uomo e macchina, tra potere e coscienza, tra distruzione e rinascita. È un racconto che pulsa di adrenalina, ma anche di poesia, di sangue e di silicio, di sogni infranti e orizzonti in fiamme.

E, come ogni grande storia di fantascienza, ci ricorda che a volte il futuro non è qualcosa che costruiamo: è qualcosa che dobbiamo imparare ad ascoltare.

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Japan Matsuri 2025 a Bellinzona: record di visitatori e l’arrivo leggendario di Go Nagai

Bellinzona non ha mai visto nulla di simile. L’ultima edizione del Japan Matsuri ha superato ogni aspettativa, registrando quasi 19.000 presenze in due soli giorni e imponendosi come uno degli eventi culturali più importanti non soltanto del Ticino, ma di tutta la Svizzera. Un risultato che conferma come la passione per il Giappone – nelle sue forme più antiche e in quelle più pop – stia vivendo un vero e proprio rinascimento anche nel cuore dell’Europa.

Dal 20 al 21 settembre 2025, l’Espocentro della capitale ticinese si è trasformato in una piccola Tokyo alpina, un crocevia di profumi, colori e suggestioni che hanno accolto visitatori di ogni età e provenienza. In pochi passi si passava dal silenzio rituale dell’ikebana al fragore delle spade di kendo, dai mochi rosa zuccherosi al ruggito iconico di Goldrake, che quest’anno ha avuto un motivo in più per far battere i cuori: la presenza di Go Nagai, il leggendario maestro del fumetto giapponese.

Go Nagai: il sensei che ha fatto la storia

La partecipazione di Go Nagai ha rappresentato il momento clou dell’edizione 2025. Per i fan era molto più di una semplice ospitata: era l’occasione di rendere omaggio a colui che, con titoli come Mazinga Z, Devilman, Ufo Robot Goldrake e Cutie Honey, ha rivoluzionato l’immaginario dell’animazione giapponese. A cinquant’anni dalla nascita animata di Goldrake, vederlo celebrare il traguardo insieme al suo creatore nel cuore delle Alpi ha avuto il sapore di un evento epocale.

Il sensei non si è limitato a un’apparizione simbolica: ha regalato al pubblico una conferenza memorabile, tra aneddoti di vita e retroscena dell’industria del manga, dagli anni Sessanta fino alle sfide attuali. Momento indimenticabile è stata la sua sessione di disegno dal vivo, in cui il tratto sicuro e inconfondibile ha dato vita, sotto gli occhi dei presenti, a quei personaggi che hanno segnato intere generazioni. Le lunghe file per gli autografi e i meet & greet hanno confermato la portata storica dell’ospite, con fan di tutte le età emozionati come bambini davanti al loro mito.

Un festival tra tradizione e pop culture

Se Go Nagai è stato il faro che ha illuminato l’edizione 2025, il Japan Matsuri resta soprattutto un’esperienza totalizzante, capace di offrire al pubblico un viaggio multisensoriale nella cultura nipponica. Le due giornate hanno proposto un programma fitto di attività: workshop di calligrafia e origami, degustazioni di sakè, spettacoli di danza tradizionale e concerti, ma anche dimostrazioni di arti marziali che hanno riportato il pubblico al cuore della disciplina giapponese.

E poi, naturalmente, il cosplay, che ha invaso Bellinzona con armature scintillanti, katane scenografiche e divise scolastiche uscite direttamente da un anime. Concorsi e sfilate hanno trasformato i partecipanti in veri protagonisti, regalando uno spettacolo dentro lo spettacolo.

Accanto agli eventi live, il festival ha proposto anche mercatini e stand gastronomici: il profumo delle yakisoba e dei takoyaki si mescolava al colore dei dorayaki e alla delicatezza dei mochi, offrendo un assaggio autentico del Giappone più street.

Oltre l’intrattenimento: un ponte tra culture

Il successo del Japan Matsuri non è solo una questione di numeri. La manifestazione è la dimostrazione concreta di come la cultura giapponese sia ormai entrata nel DNA della cultura geek e pop occidentale. La formula vincente sta nella capacità di tenere insieme autenticità e spettacolo: un evento che permette tanto di imparare quanto di divertirsi, creando un dialogo tra tradizione e modernità, tra Oriente e Occidente.

Un ruolo fondamentale va agli organizzatori e ai volontari dell’associazione che porta avanti il progetto senza fini di lucro, sostenuto da sponsor e partner che anno dopo anno credono nella forza di questo festival. È grazie a loro se Bellinzona è riuscita a trasformarsi, anche solo per un weekend, in un piccolo epicentro culturale con risonanza internazionale.

Verso il 2026: l’attesa è già iniziata

Alla luce di un’edizione tanto straordinaria, le aspettative per il futuro sono alle stelle. L’appuntamento è già fissato: il 19 e 20 settembre 2026 il Japan Matsuri tornerà a colorare Bellinzona. La domanda che circola tra gli appassionati è una sola: come faranno a superare l’edizione del 2025?

Quel che è certo è che la magia del Matsuri continua a crescere, consolidandosi come un evento imprescindibile per chiunque ami il Giappone e il suo immaginario. Un ponte tra mondi, una festa che unisce generazioni e passioni diverse, e soprattutto un luogo dove scoprire che, in fondo, siamo tutti un po’ nipponici dentro.


Vuoi raccontarci il tuo momento preferito del Japan Matsuri 2025? Hai incontrato Go Nagai o partecipato ai workshop? Scrivilo nei commenti: la community di CorriereNerd è pronta a rivivere con te questo viaggio tra mech, sakè e kimono.

Go Nagai compie 80 anni: il visionario che ha trasformato manga e anime in rivoluzione culturale

Ottant’anni di rivoluzioni: il principe dei manga che ha cambiato per sempre fumetto e animazione

Il 6 settembre 1945, a Wajima, nasceva un bambino destinato a stravolgere il linguaggio del fumetto e dell’animazione giapponese. Quel bambino si chiamava Kiyoshi Nagai, ma il mondo lo avrebbe conosciuto come Go Nagai, il mangaka che ha trasformato il manga in una terra di libertà assoluta, dove ogni tabù poteva essere spezzato e ogni limite poteva diventare un varco verso l’ignoto. Oggi Nagai compie ottant’anni e celebrare la sua carriera significa ripercorrere le tappe di un cammino che è insieme personale e universale, capace di influenzare non solo il Giappone ma intere generazioni di lettori e spettatori in tutto il mondo.

Go Nagai non è stato solo un autore. È stato un visionario, un profeta dell’immaginazione che ha mostrato come il fumetto non dovesse mai chiedere permesso, come l’anime potesse intrecciare intrattenimento e filosofia, come lo scandalo autentico fosse linguaggio e non incidente. Le sue opere bruciano ancora oggi di un’energia originaria: demoni e robot, eros e apocalisse, ironia e tragedia. Tutto confluiva nella sua matita, in un’opera che sembrava fatta apposta per anticipare il futuro.


Gli esordi: la scuola dello scandalo

L’inizio della carriera di Nagai affonda le radici negli anni Sessanta, quando comincia a lavorare come assistente di un altro gigante, Shōtarō Ishinomori. Nel 1967 realizza la sua prima opera, Meakashi Porikiki, ma il successo arriva l’anno successivo con un titolo che avrebbe incendiato i dibattiti del Giappone contemporaneo: Harenchi Gakuen (La scuola senza pudore).

Pubblicata su Weekly Shōnen Jump dal 1968 al 1972, la serie irrompe con una forza dirompente nel panorama editoriale: nudità, umorismo, una satira feroce del sistema scolastico. Era l’inizio di una carriera segnata dall’irriverenza. Le proteste delle associazioni di genitori, le accuse di immoralità, persino i processi mediatici che seguirono, dimostrarono che Nagai aveva toccato un nervo scoperto. Quella serie non era solo un intrattenimento erotico per adolescenti: era un attacco frontale alle ipocrisie della società giapponese.


L’incontro con i demoni: da Mao Dante a Devilman

La dimensione scandalistica non bastava a contenere l’ambizione creativa di Nagai. Nel 1971 pubblica Mao Dante, un’opera incompiuta che però apre un universo nuovo: quello dei miti religiosi, delle figure demoniache e della riflessione filosofica sul bene e il male.

Le immagini di Gustave Doré per la Divina Commedia avevano impressionato il giovane Nagai, diventando un’ossessione che avrebbe trovato forma in Devilman (1972). Nato inizialmente come progetto televisivo per la Toei Animation, Devilman esplode in due direzioni: un anime più “addomesticato”, con echi di supereroismo occidentale, e un manga radicale, spietato, violento. In quelle pagine Nagai rovescia le regole: gli eroi non sono puri, i demoni non sono solo mostri, il finale non è una consolazione ma un’apocalisse disperata. È un’opera che ancora oggi resta un monumento al potere destabilizzante del fumetto.


La nascita del super robot: Mazinga e la rivoluzione mecha

Se Devilman incarnava l’orrore cosmico, nel 1972 Nagai cambia ancora una volta le regole creando un genere che avrebbe dominato per decenni: il mecha. Con Mazinga Z, Nagai introduce l’idea del robot gigante pilotato dall’interno, un concetto semplice e geniale che avrebbe rivoluzionato l’animazione giapponese.

Non era più un automa indipendente, ma un’estensione del corpo e della volontà umana. L’eroe e la macchina diventano una cosa sola, fondendo carne e acciaio in un simbolo di potere, ma anche di fragilità. Attorno a Mazinga nascono altre serie epocali: Il Grande Mazinga, Getter Robot (in collaborazione con Ken Ishikawa), Jeeg Robot d’acciaio. Ognuna di queste aggiungeva un tassello: i mecha componibili, la fusione uomo-macchina, le minacce che arrivano dal passato remoto.

E poi arriva lui: UFO Robot Goldrake (1975). Una serie nata quasi per caso, trasformata in fenomeno planetario grazie al successo in Europa, soprattutto in Francia e in Italia. Per molti italiani, Goldrake non è stato solo un cartone animato: è stato l’ingresso in un nuovo universo narrativo, capace di unire fantascienza, mitologia e dramma umano.


Violence Jack e l’apocalisse permanente

Parallelamente ai super robot, Nagai continua a esplorare il lato più oscuro della sua visione. Con Violence Jack (dal 1973 al 1990, a intermittenza) crea un’epopea brutale ambientata in un Giappone devastato da un cataclisma. È un fumetto che anticipa il genere post-apocalittico, influenzando innumerevoli opere successive, dai manga alla cultura pop internazionale. La violenza, portata all’estremo, diventa linguaggio per raccontare la disgregazione della civiltà.


Erotismo e metamorfosi: Cutie Honey e Kekko Kamen

Se i robot e i demoni erano i pilastri dell’opera di Nagai, un’altra dimensione fondamentale è quella erotica. Nel 1973 crea Cutie Honey, la prima eroina trasformista della storia dei manga, un personaggio che mescola seduzione e azione, anticipando modelli di supereroine che ancora oggi riecheggiano nelle opere contemporanee. Poco dopo arriva Kekko Kamen, una parodia sfrenata in cui una ragazza combatte il crimine vestita solo di una maschera.

Dietro lo scandalo, però, Nagai continua a dimostrare la sua idea fondamentale: il fumetto deve essere libero, capace di ridere, scioccare, emozionare senza limiti imposti.


Una carriera di reinvenzioni

Dagli anni Ottanta in poi, Nagai non si limita a creare nuove opere, ma si dedica a un continuo processo di riscrittura e reinvenzione. God Mazinger, MazinSaga, Shin Mao Dante, Devil Lady, Mazinkaiser: ognuno di questi progetti rielabora i suoi universi, li aggiorna, li intreccia. Nagai non ha mai smesso di mettere in discussione le sue stesse creazioni, dimostrando che i suoi personaggi non erano statue immobili ma organismi vivi, in continua trasformazione.


Lo stile e le eredità

Lo stile grafico di Nagai non è mai stato elegante, né raffinato. Era diretto, a volte grottesco, spesso violento. Ma è proprio da quella crudezza che scaturisce la sua forza. Le sue tavole, capaci di alternare il dinamismo esasperato a momenti di pura ferocia visiva, hanno influenzato autori come Kentarō Miura, che in Berserk ha omaggiato apertamente le atmosfere di Devilman.

Tematicamente, Nagai ha sempre oscillato tra poli opposti: la fiducia nella scienza e il timore delle sue derive, l’ambiguità tra bene e male, la centralità dei giovani come unica speranza di cambiamento, l’ossessione per il mito e per l’antichità. Le sue opere sono costellate di riferimenti al cinema occidentale, alla storia giapponese, alla mitologia greca e romana.


Go Nagai e l’Italia: un amore reciproco

Non si può parlare di Nagai senza ricordare il rapporto speciale con l’Italia. L’arrivo di Goldrake sulla Rai nel 1978 segna una vera rivoluzione culturale. Per la prima volta milioni di bambini scoprono un linguaggio narrativo completamente diverso dai cartoni americani. L’impatto è tale che sociologi, intellettuali e persino politici discutono del “fenomeno Goldrake”. Le sigle televisive diventano parte della memoria collettiva, e i robot di Nagai entrano nel lessico quotidiano.

Negli anni successivi, l’Italia diventa una seconda patria per Nagai, che viene spesso ospitato in fiere e omaggiato come maestro. Nel 2016 riceve il Romics d’Oro, riconoscimento che suggella il legame indissolubile tra il suo lavoro e il pubblico italiano.


Ottant’anni di fuoco

Oggi, a ottant’anni, Go Nagai è molto più che un autore: è un mito vivente. Ha cambiato per sempre le regole del manga e dell’anime, inventando linguaggi che ancora oggi vengono usati, reinterpretati, amati. Ha dimostrato che il fumetto può essere popolare e filosofico, scandaloso e profondo, leggero e devastante.

Il suo segreto è forse nella capacità di guardare sempre avanti, di non smettere mai di esplorare. Go Nagai ha costruito mondi dove demoni e robot combattono, ma soprattutto ha insegnato che l’immaginazione non conosce confini. E in questo, la sua lezione continua a valere, con la stessa forza del primo giorno.

Buon compleanno, maestro Go Nagai. Principe dei manga, re dell’immaginazione, profeta dell’apocalisse e dell’avventura. Ottant’anni e ancora in marcia verso il futuro.

Il ritorno di Grendizer : “Se Goldrake fosse esistito”, il libro che esplora la realtà della grande guerra contro Vega

Ci sono storie che non smettono mai di vivere, anche quando gli anni passano e il mondo sembra cambiare in ogni suo dettaglio. Una di queste storie è quella di Goldrake, l’anime del 1975 che, tre anni dopo, conquistò l’Italia accendendo un amore travolgente per i cartoni giapponesi. Era il 1978 quando, per la prima volta, le famiglie italiane si ritrovarono davanti allo schermo a seguire le avventure del principe Actarus e del suo gigantesco robot venuto dallo spazio. Un’esperienza che ha segnato un’epoca e che oggi, quasi mezzo secolo dopo, torna a far battere i cuori dei fan di vecchia e nuova generazione.

Dal prossimo 8 settembre 2025, Goldrake tornerà quotidianamente su Mamma Rai. L’orario non sarà quello dorato delle 19, che avrebbe regalato una perfetta “Operazione Nostalgia” in stile anni Settanta, ma un più difficile 8 del mattino. Una fascia complicata, certo, ma fortunatamente mitigata dalla possibilità di recuperare le puntate su RaiPlay. Io, che sono cresciuta guardando anime giapponesi e che porto nel cuore la sigla di Goldrake come una piccola madeleine sonora, non posso che sorridere di fronte a questa notizia. È come se un pezzo della mia infanzia fosse pronto a bussare di nuovo alla porta, chiedendo di essere accolto con lo stesso entusiasmo di allora.

Ma la vera sorpresa di questi mesi è un’altra: l’uscita del saggio Se Goldrake fosse esistito, pubblicato da MangaZine, che promette di accompagnare i fan in un viaggio a metà tra realtà e fantasia, storia e immaginazione. Si tratta di un volume di grande formato (24×27 cm, 160 pagine a colori) che non si limita a celebrare l’anime, ma tenta un esperimento affascinante: cosa sarebbe accaduto se la guerra contro l’Impero di Vega fosse stata un evento reale, inciso nella storia dell’umanità?

L’idea è suggestiva e, per chi come me ama gli anime non solo come intrattenimento ma come specchio della cultura e dei sogni di un’epoca, assolutamente irresistibile. Gli autori immaginano gli anni Settanta come il periodo in cui la Terra ha rischiato davvero l’estinzione. Una minaccia cosmica, l’armata di Vega, incombeva sul nostro pianeta azzurro e la nostra salvezza arrivava solo grazie a un giovane principe in fuga dalla distruzione della sua stella, Fleed. Un eroe tormentato, Actarus, che trovava nella Terra non solo un rifugio ma anche una ragione di vita: difenderla dalla stessa sorte che aveva cancellato il suo mondo.

Il libro si interroga su questioni che, lette oggi, suonano quasi inquietanti. Come avrebbero reagito le potenze politiche della Terra a un’invasione extraterrestre? Quali decisioni avrebbero preso gli scienziati, i governi, le organizzazioni militari? Quale impatto psicologico avrebbe avuto sugli esseri umani sapere che il loro destino era legato alle battaglie di un robot gigante e del suo pilota alieno?

La narrazione procede intrecciando riflessioni scientifiche, ipotesi storiche e studi psicologici, ma senza mai abbandonare la leggerezza dell’immaginazione. Si parla di geostrategia e di propaganda, di tecnologia avanzata e di traumi collettivi, come se davvero la guerra contro Vega fosse stata combattuta e vinta. E leggendo, ci si accorge che il confine tra realtà e fantasia è più sottile di quanto pensassimo: dopotutto, la fantascienza ha spesso anticipato invenzioni e fenomeni che oggi ci sembrano normali.

Da appassionata di anime giapponesi, non posso non notare come “Se Goldrake fosse esistito” riesca a restituire proprio questo: il senso di un mito che non appartiene solo alla televisione, ma alla nostra storia culturale. Goldrake non è stato soltanto un cartone animato, ma il simbolo di una frattura. Prima di lui, l’animazione in Italia era dominata dai classici Disney, dai Looney Tunes e da Hanna-Barbera. Dopo di lui, nulla è stato più lo stesso: arrivarono Mazinga, Jeeg, Candy Candy, Lady Oscar. Si aprì la strada a un universo narrativo nuovo, fatto di emozioni complesse, temi drammatici e un’estetica diversa, più vicina alle inquietudini di una generazione che stava crescendo tra crisi economiche, guerre fredde e sogni di futuro spaziale.

Il libro, con le sue illustrazioni a colori e il suo tono a metà tra il saggio e il romanzo ucronico, cattura proprio questo spirito. È un invito a immaginare, certo, ma anche a riflettere. Perché la vera domanda che pone non è solo “cosa sarebbe successo se Goldrake fosse esistito davvero?”, ma “perché ci emozioniamo ancora all’idea che potesse esistere?”. Forse perché, dentro di noi, desideriamo credere che in un momento di crisi assoluta un eroe possa arrivare dall’universo a salvarci. Forse perché Actarus, con il suo dolore e la sua speranza, rappresenta un’umanità migliore di quella che spesso vediamo nei nostri leader.

“Se Goldrake fosse esistito” non è, dunque, soltanto un tributo nostalgico, ma un vero e proprio libro-evento. Un’occasione per riaccendere la passione per una leggenda dell’animazione giapponese, per riscoprire quanto questo robot abbia inciso sulla nostra cultura pop e, soprattutto, per capire perché dopo quasi cinquant’anni parliamo ancora di lui con gli occhi che brillano.

Lo troverete nelle librerie e online, distribuito da KappaLab, e io non posso che consigliarlo a chiunque abbia amato Goldrake o voglia scoprirlo oggi per la prima volta. Perché, diciamocelo, in fondo tutti abbiamo bisogno di credere che da qualche parte, nel silenzio dello spazio, un enorme robot dalle corna dorate sia pronto a scattare in nostro aiuto.

Goldrake ritorna su Rai 2: il leggendario robot di Go Nagai torna in TV a 50 anni dal debutto

Ci sono date che restano incise nella memoria collettiva come marchi di fuoco. Per noi figli degli anni ’70 e ’80, una di quelle è il 4 aprile 1978. Quella sera, sulle frequenze di Rai 2, qualcosa di mai visto prima piombò nei salotti italiani: Atlas UFO Robot, meglio conosciuto come Goldrake. Era un anime giapponese, un robot gigante, un principe fuggiasco che combatteva per la pace. Ma, soprattutto, era l’inizio di una rivoluzione culturale che avrebbe cambiato per sempre il nostro rapporto con l’animazione.

E ora, quasi cinquant’anni dopo, Goldrake torna a casa. Non sotto forma di reboot, non come un’operazione nostalgica a metà, ma con la potenza autentica dei suoi 74 episodi originali, restaurati e scintillanti, pronti a far vibrare i nostri cuori. Dal prossimo 8 settembre 2025, l’eroe di Go Nagai tornerà a solcare i cieli di Rai 2, ogni mattina alle 8:00, con possibilità di recuperare le puntate anche su RaiPlay. Un ritorno che profuma di rituale sacro, una chiamata alle armi per vecchi e nuovi fan.

L’epopea di Actarus: un eroe diverso da tutti gli altri

Quando in Giappone, nel 1975, UFO Robot Grendizer fece il suo debutto, nessuno poteva immaginare che tre anni dopo avrebbe spaccato in due l’Italia. A differenza degli eroi rassicuranti dei cartoni europei come Heidi o Vicky il Vichingo, Actarus era un principe tormentato, un rifugiato interstellare in cerca di pace. Con il suo Goldrake, lottava non per la gloria, ma per difendere la Terra da un impero tirannico. E in questo stava la sua magia: dietro l’armatura e le armi spaziali, c’era un cuore spezzato, fragile eppure invincibile.

Actarus non era un eroe invulnerabile, ma uno specchio delle nostre paure e dei nostri sogni. È per questo che intere generazioni lo hanno amato: perché ci ha insegnato che si può essere forti anche nel dolore, che il sacrificio ha un valore e che la diversità può essere un dono.


Il mito italiano di Goldrake

In Italia, Goldrake non fu accolto senza polemiche. C’era chi lo considerava troppo violento, chi lo accusava di “rovinare i bambini”. Ma quei dibattiti non fecero che amplificare il fenomeno. Milioni di ragazzi rimasero incollati alla TV, e nacque un amore che avrebbe aperto la strada ad altri colossi come Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio, Ken il Guerriero e decine di altri titoli che oggi fanno parte della nostra cultura.

Il suo impatto si misurò anche nella musica. La sigla “Si trasforma in un razzo missile…”, firmata da Vince Tempera e Luigi Albertelli, divenne un tormentone nazionale, scalando le classifiche e vendendo milioni di copie. Ancora oggi basta intonarne poche note per scatenare cori improvvisati tra sconosciuti. È una colonna sonora che non appartiene solo a un cartone, ma a un’epoca intera.


Un ritorno che è anche un riconoscimento culturale

La scelta della Rai di riproporre Goldrake in versione restaurata non è solo un’operazione nostalgica, ma un atto di riconoscimento culturale. Significa ammettere che questo anime non è stato un semplice “cartone”, ma un tassello fondamentale della nostra identità collettiva.

Oggi viviamo in un mondo in cui i remake e i reboot sono all’ordine del giorno. Lo stesso Grendizer U, recente reinterpretazione moderna dell’opera, ha diviso i fan tra entusiasmo e scetticismo. Ma la trasmissione dell’originale è un modo per ricordarci da dove tutto è cominciato, per far incontrare i fan di ieri con quelli di oggi.

E per i più giovani sarà l’occasione perfetta per scoprire Goldrake come lo abbiamo conosciuto noi: con immagini più nitide, colori restaurati, ma la stessa intensità drammatica di allora.


Una leggenda che continua a ispirare

Goldrake non è mai stato solo un robot gigante. È stato un simbolo generazionale, un eroe che parlava di pace, giustizia e resilienza in un linguaggio nuovo e travolgente. E il fatto che, nel 2025, il suo ritorno sia ancora una notizia da prima pagina ci dice tutto: i miti non muoiono, si trasformano, come razzi missile pronti a volare ancora una volta.

Dall’8 settembre, ogni mattina, torneremo a sentire quel grido che ci fa ancora tremare il cuore: “Alabarda spaziale!”. Un grido che non è mai stato così attuale, perché appartiene a chiunque creda che le storie possano cambiare il mondo.

Generazione Goldrake 2 – Telefilm, sceneggiati e cartoni animati degli anni ’70 e ’80

C’è un suono che molti di noi portano nel cuore: quello di una sigla che bastava a fermare i pomeriggi di un’intera generazione. Bastava la voce di Cristina D’Avena o il ruggito metallico di Goldrake che decollava nello spazio, e il mondo reale svaniva per lasciare posto a universi di carta, pellicola e celluloide. Quella magia torna oggi rinnovata e racchiusa in un libro che promette di farci viaggiare indietro nel tempo: Generazione Goldrake 2 – Telefilm, sceneggiati e cartoni animati degli anni ’70 e ’80, scritto da Raffaele Cammarota e disponibile su Amazon.

Un viaggio nella televisione che ci ha fatto crescere

La TV italiana di quegli anni non era soltanto un elettrodomestico in salotto: era un portale verso mondi immaginari e personaggi che sarebbero diventati parte della nostra vita quotidiana. Cammarota ci guida tra i miti di quell’epoca, costruendo non un semplice elenco nostalgico, ma un racconto ricco di aneddoti, curiosità e dettagli storici.

Così, tra le pagine del volume, ci ritroviamo accanto a Heidi che correva tra i pascoli svizzeri, a Remi che affrontava la durezza della vita con una malinconia senza tempo, a Lady Oscar che intrecciava storia e sentimento. Ma anche tra gli sceneggiati italiani, come l’epico Sandokan di Sergio Sollima o il poetico Pinocchio firmato da Luigi Comencini, che seppero unire le famiglie davanti allo stesso schermo.

E non mancano i telefilm americani che hanno travolto l’immaginario collettivo con il loro carico di ironia e avventura: Happy Days con il sorriso immortale di Fonzie, Starsky & Hutch con inseguimenti mozzafiato e giubbotti di pelle, fino agli show che insegnavano a ridere e a sognare in un’Italia in trasformazione.

Una generazione costruita su sigle e rituali

Quello che emerge da Generazione Goldrake 2 è soprattutto la forza di un rituale collettivo. La televisione degli anni ’70 e ’80 era il collante di un Paese intero, capace di unire bambini, adolescenti e genitori davanti allo stesso programma. Le sigle non erano solo canzoni: erano inni generazionali, capaci di far scattare un brivido di appartenenza.

Leggere questo libro significa ritrovare il profumo di una merenda consumata in fretta, la cartella abbandonata in un angolo per non perdere neppure un minuto dell’episodio, l’attesa trepidante del “continua…” che arrivava prima della sigla di chiusura.

Non solo nostalgia, ma patrimonio culturale

Cammarota non si limita a solleticare i ricordi: il suo sguardo è quello di chi sa che la TV di quell’epoca ha contribuito a formare una vera e propria identità culturale italiana. I cartoni giapponesi hanno insegnato il valore del sacrificio e della lotta, gli sceneggiati hanno portato letteratura e storia dentro le case, i telefilm stranieri hanno aperto una finestra sull’America dei sogni e delle contraddizioni.

Questo libro è quindi anche uno strumento per le nuove generazioni: un modo per capire perché i genitori e i fratelli maggiori parlano con occhi lucidi di Goldrake, Jeeg Robot d’Acciaio, Orzowey o Fonzie.

Un album di emozioni da custodire

Generazione Goldrake 2 non è solo un saggio, ma un vero e proprio album delle emozioni televisive, una collezione di ricordi che ci riporta a un’epoca in cui la TV non era frammentata tra mille piattaforme e contenuti on demand, ma un appuntamento imprescindibile, capace di scandire i pomeriggi e unire milioni di spettatori. È un libro che parla a chi c’era, a chi ha cantato le sigle a squarciagola e discusso a scuola dell’ultima puntata, ma anche a chi non c’era e vuole comprendere perché quegli anni restano ancora oggi un mito. Se anche voi siete parte della Generazione Goldrake, questo è un viaggio che non potete perdervi. Leggetelo, regalatevelo, condividetelo. Perché la magia di quella TV continua a vivere ogni volta che la ricordiamo. E ora la parola passa a voi: quali sono i vostri ricordi più vividi della televisione degli anni ’70 e ’80? Avete un telefilm, uno sceneggiato o un cartone che vi è rimasto nel cuore? Raccontatecelo nei commenti e condividete l’articolo sui vostri social: la nostalgia, quando è condivisa, diventa ancora più bella.

Italia-chan e il trionfo del Padiglione Italia: l’Expo di Osaka 2025 come non l’avete mai visto

Dal 13 aprile al 13 ottobre 2025, Osaka non è solo una delle città più iconiche Giappone, ma il centro gravitazionale di un evento capace di attirare culture, innovazioni e sogni da ogni angolo del globo: l’Esposizione Universale. In mezzo a padiglioni futuristici, installazioni mozzafiato e progetti visionari, l’Italia ha deciso di giocare la sua partita più ambiziosa. E, a quanto pare, l’ha vinta a mani basse. A sancire questa vittoria non sono solo le code davanti all’ingresso o le foto condivise sui social, ma anche la critica internazionale: Esquire Japan ha incoronato il Padiglione Italia come numero uno per contenuto culturale, lodandone la capacità di stimolare l’intelletto e il cuore. Una medaglia che brilla ancora di più se si pensa alla concorrenza serrata di questa Expo, dove ogni nazione ha messo in campo il meglio di sé.


Un ponte tra Rinascimento e futuro

Immaginate un viaggio che parte dalle tele drammatiche di Caravaggio, attraversa la perfezione scultorea di Michelangelo e sfoglia i geniali manoscritti di Leonardo da Vinci. Poi, senza soluzione di continuità, vi ritrovate davanti alla storia dell’innovazione italiana: dal biplano di Arturo Ferrarin, protagonista del leggendario volo Roma-Tokyo, fino alle tecnologie aerospaziali e subacquee che oggi portano la creatività italiana nello spazio e negli abissi.

Il commissario generale Mario Vattani lo ha detto chiaramente: “Vogliamo mostrare un’Italia che non si ferma al passato, ma che continua a innovare e a creare”. Ed è proprio questa fusione di eredità e avanguardia a conquistare il pubblico giapponese, che vede nell’Italia un alleato culturale e creativo di lungo corso.


Architettura, sapori e musica: l’Italia in 4D

Il Padiglione, progettato da Mario Cucinella Architects, è già di per sé un’opera d’arte contemporanea: linee fluide, materiali sostenibili e spazi pensati per immergere il visitatore in un’esperienza sensoriale completa. E sì, la parte gastronomica non poteva mancare: grazie a Eataly, il profumo di pasta fresca e focaccia appena sfornata guida i visitatori verso pause gustose tra un capolavoro e l’altro.

Per chi non può volare fino a Osaka, c’è il Virtual Expo, una versione digitale interattiva creata da Almaviva ed EY, che permette di esplorare il padiglione comodamente da casa, vivendo un’esperienza immersiva quasi quanto quella dal vivo.

E poi c’è la musica: l’Italy Pop-Music Fest porta sul palco nomi come Negramaro, Elisa e Achille Lauro, unendo la tradizione melodica italiana con le vibrazioni pop contemporanee. Per Vattani, sono “il genio e l’originalità” che costruiscono l’identità italiana di oggi.


Italia-chan: quando l’Italia parla in lingua kawaii

Ma il vero colpo di scena per gli appassionati di cultura pop e anime è Italia-chan, mascotte ufficiale del nostro paese all’Expo. Creata dall’artista Simone Legno, fondatore del brand Tokidoki, Italia-chan è una giovane ragazza dai lunghi capelli blu, occhi ispirati ai colori della bandiera italiana e un kimono che fonde stile giapponese e tricolore. Sulla testa, una corona decorata con ulivo, quercia e un delicato fiore di ciliegio: un manifesto visivo di pace, forza e bellezza.

Il soprannome “chan” non è casuale: in Giappone è un vezzeggiativo affettuoso, spesso usato per le bambine. Vattani ha spiegato che la scelta è legata al tema dell’Expo, “la società del futuro”, dove i bambini rappresentano speranza e potenziale. Italia-chan diventa così ambasciatrice non solo dell’Italia, ma anche di un dialogo culturale basato sulla dolcezza e la curiosità.

Lucca Comics & Games: il cuore nerd batte in Giappone

Se il Giappone ama l’Italia, gran parte del merito va anche a Lucca Comics & Games, che nel luglio 2025 ha portato al Padiglione Italia un’esplosione di fumetti, cosplay, videogiochi e fantasy. La settimana “Toscana. Rinascimento senza fine” è stata una festa di incontri epici. Il leggendario Go Nagai, padre di Mazinga, Goldrake e Devilman, ha ricevuto il premio “Pegaso alla Cultura” per la sua straordinaria versione manga della Divina Commedia, un ponte tra Dante Alighieri e il fumetto contemporaneo. Le sue tavole, intrise dell’eco di Gustave Doré, hanno ipnotizzato il pubblico. Altrettanto emozionante è stato l’omaggio di Yoshitaka Amano, artista che ha plasmato l’immaginario di Final Fantasy e creato opere oniriche dedicate a Puccini, esposte in una installazione luminosa. La sua capacità di fondere estetica nipponica, Art Nouveau e atmosfere rinascimentali italiane ha reso palpabile il legame tra i due paesi. E per gli appassionati di mecha e fantascienza, Shoji Kawamori – creatore di Macross e designer di un intero padiglione dell’Expo – ha partecipato a un incontro che ha visto coinvolti colossi come Kadokawa, Crunchyroll e Bandai Spirits, confermando il ruolo di Lucca come porta d’ingresso europea per le industrie creative giapponesi.

Durante tutta la settimana, il Padiglione Italia è diventato un auditorium di emozioni e scambi culturali, con eventi trasmessi in diretta streaming anche su YouTube, così che nessuno, nemmeno a migliaia di chilometri di distanza, rimanesse escluso. Come ha detto Emanuele Vietina, direttore di Lucca Comics & Games, “questi riconoscimenti ci ricordano quanto il fumetto e il gioco siano ambasciatori culturali globali”. E in effetti, per chi vive di hashtag come #Community, #Inclusion e #Gratitude, l’Expo 2025 è più di una fiera: è un’esperienza collettiva, un atto d’amore verso la creatività.


E voi, lettori di CorriereNerd.it, siete pronti a farvi travolgere da questa Italia così pop, rinascimentale e futuristica allo stesso tempo? Raccontateci nei commenti cosa vi piacerebbe vedere dal vivo all’Expo di Osaka e condividete questo articolo con la vostra crew nerd. Perché il bello del nostro mondo è che il viaggio si fa sempre insieme.

Quando i Super Robot incontrano Michelangelo: a Cecina esplode il Mechalangelo Project

Cosa accadrebbe se Mazinga Z si trovasse faccia a faccia con la Pietà di Michelangelo? Se il Jet Pilder si librasse nei cieli della Cappella Sistina? No, non è una nuova serie anime distopica, né un crossover impossibile uscito da un sogno febbrile di un appassionato. È realtà. E prende vita a Cecina, in Toscana, nella mostra che ogni vero nerd, geek e sognatore dovrebbe segnare sul calendario con inchiostro indelebile: Mechalangelo Project. Dal 8 agosto al 7 settembre 2025, il Centro Espositivo Comunale di Piazza Guerrazzi ospiterà una personale che è molto più di una semplice esposizione fotografica. È un portale tra mondi: tra l’estetica rinascimentale e la potenza evocativa dei mecha giapponesi, tra l’artigianato del modellismo e le potenzialità della computer grafica, tra il ricordo di un’infanzia davanti alla TV e il rispetto per i grandi maestri dell’arte.

Dietro questo affascinante esperimento c’è Giuseppe Suma, fotografo industriale, musicista e compositore padovano, ma soprattutto artista visionario che si firma con il nome d’arte AinteXt. Un nome che sta diventando sinonimo di “poesia robotica”.


Quando l’infanzia incontra il Rinascimento

Il Mechalangelo Project nasce in un momento particolare della vita di Suma: durante il lockdown. Un periodo che per molti è stato sinonimo di isolamento e ansia, per lui è diventato occasione di riscoperta e creazione. Circondato dai suoi figli e da una pila di model kit dei robottoni anni ’70 e ’80 — Goldrake, Jeeg, Daitarn, Getter Robot, solo per citarne alcuni — Giuseppe ha avuto l’intuizione: quegli eroi meccanici, con la loro posabilità e plasticità, potevano essere modellati come statue classiche.

Ed è lì che nasce la magia.

Ogni opera in mostra è il risultato di un processo artigianale e digitale meticoloso: dalla costruzione e pittura a mano dei modellini, passando per il posizionamento fotografico ispirato alle pose iconiche dell’arte classica, fino alla post-produzione in computer grafica, che integra gli sfondi ricostruiti su più livelli per ottenere un effetto pittorico sorprendente. Il risultato finale è una fusione potente, quasi mistica, tra il sacro e il pop, tra l’analogico e il digitale, tra passato e futuro.


L’estetica del super robot come linguaggio artistico

Il cuore del progetto pulsa nella reinterpretazione. Non si tratta solo di omaggiare i grandi maestri come Michelangelo, Raffaello o Caravaggio, ma di riattivare quei codici visivi con nuove icone. I Super Robot, simboli della cultura pop giapponese, diventano nuovi santi, nuovi eroi, nuovi archetipi. Vengono messi in posa come divinità classiche, assumendo una valenza quasi mitologica, in grado di emozionare chi li ha visti nascere nelle prime serie animate trasmesse in Italia e affascinare anche i più giovani, nati nell’epoca dei remake digitali.

Ecco che il Brain Condor sorvola un paesaggio leonardesco, o che il Mazinga campeggia in un’Annunciazione postmoderna, quasi a sancire che anche l’ingegneria meccanica ha una sua sacralità, una sua estetica, una sua anima.

Non è solo nostalgia: è arte. È reinterpretazione del mito. È l’ennesima conferma che la cultura geek è ormai parte integrante del nostro immaginario collettivo.


Un appuntamento imperdibile per la cultura nerd italiana

L’inaugurazione della mostra è fissata per venerdì 8 agosto alle ore 18:00 presso il CEC – Centro Espositivo Comunale in Piazza Guerrazzi a Cecina (LI). L’ingresso è gratuito, e sarà possibile visitare la mostra ogni giorno, dal martedì alla domenica dalle 18:00 alle 22:00, con chiusura settimanale il lunedì.

Il progetto è curato da Alessandro Schiavetti, con il patrocinio del Comune di Cecina e la collaborazione di realtà creative come ArteMe, CREATHIVE, EDOBooks e AinteXt stesso. Un’intera comunità che lavora per dare spazio e visibilità a forme artistiche ibride, contaminazioni culturali e nuovi linguaggi espressivi.


Perché andarci?

Perché è un’esperienza che parla a tutti i livelli del nostro io nerd. Perché riesce a far convivere due mondi apparentemente lontani: la classicità e la fantascienza, il passato scolastico dei musei e quello domestico degli anime su VHS. Perché dimostra che oggi l’arte non ha più confini, né barriere tra alto e basso, ma vive nella contaminazione e nell’amore per il dettaglio.

E diciamolo: chi non ha mai sognato di sedersi sul trono di Zeus Gundam, brandire lo scettro di Great Mazinger o guidare la Mach Patrol in una Firenze rinascimentale?


Partecipa e condividi!

Se sei in zona, non perdere questa mostra. E se ci vai, raccontalo. Scatta foto, condividi sui social, tagga @AinteXt e racconta la tua esperienza. Magari con l’hashtag #MechalangeloProject.

Ma soprattutto: parlane. Condividilo con gli amici, con i tuoi compagni di avventure nerd, con chi sa ancora emozionarsi davanti a una posa plastica perfetta o a un dettaglio dipinto a mano.

Hai già visto il Mechalangelo? Ti ha colpito un’opera in particolare? O vorresti vedere un determinato robot in stile Botticelli? Scrivilo nei commenti! Discutiamone insieme come si fa nelle migliori taverne galattiche. Perché è proprio questo il bello della nostra community: fare cultura nerd insieme.

Robot Mania: a Roma si accende la scintilla della fantascienza tra cinema, manga e videogame

Preparatevi, perché dall’11 giugno al 13 luglio 2025, Roma si trasforma nel cuore pulsante della cultura nerd grazie a un evento che promette di far battere il cuore agli appassionati di ogni età: ROBOT MANIA! Un’esplosione di nostalgia, passione e tecnologia che animerà gli spazi del Salario Center, in via Salaria 665, portandoci dritti nell’universo scintillante dei robot più iconici della fantascienza. Ma non parliamo solo di una semplice esposizione: si tratta di un vero e proprio viaggio immersivo attraverso decenni di cultura pop, dove il confine tra realtà e immaginazione si dissolve, lasciando spazio allo stupore.

Immaginate di camminare tra riproduzioni dettagliatissime di mech leggendari, androidi dalle fattezze familiari e automi che hanno fatto la storia del cinema, dell’animazione e dei videogiochi. Dal fascino metallico dei robot giapponesi degli anni ’80, figli delle prime grandi serie anime esportate in Italia come Goldrake, Mazinga Z e Daitarn 3, passando per le eleganti e minacciose silhouette dei Gundam, fino ad arrivare ai colossi moderni del grande schermo come i Transformer, i Jaeger di Pacific Rim e le creature biomeccaniche che abitano le galassie del cyberpunk cinematografico.

La mostra è una vera festa per gli occhi e per l’anima nerd, pensata per tutti coloro che sono cresciuti sognando mondi lontani, combattimenti epici tra macchine senzienti e scenari futuristici dove l’umanità si fonde con la tecnologia. Ma è anche un’occasione per le nuove generazioni di scoprire, toccare con mano e lasciarsi affascinare da un immaginario che continua a evolversi, mantenendo sempre intatto il suo potere di meravigliare.

Il Salario Center, che ospita questa manifestazione, si rivela lo spazio perfetto per un’esperienza così totalizzante. Non è solo un centro commerciale: è un luogo concepito secondo criteri di eco-sostenibilità e benessere, un openspace che fonde architettura moderna e materiali naturali, come il legno e la luce, creando un ambiente accogliente e sorprendente. Situato a due passi dalla splendida cornice verde di Villa Ada, questo spazio offre un mix inedito di relax, shopping e cultura, con un’attenzione particolare alla qualità della vita.

Durante la visita a ROBOT MANIA!, potrai lasciarti stupire da scenografie spettacolari e dettagli curati maniacalmente, che ti faranno sentire parte integrante di quell’universo sci-fi che hai sempre amato. I robot non saranno semplicemente “esposti”, ma sembreranno quasi pronti a prendere vita. E tra un selfie con un automa titanico e una sosta nei vari shop presenti nel centro, potrai anche approfittare dell’ampia offerta commerciale del Salario Center, che include brand dedicati all’abbigliamento sportivo, accessori, articoli per la casa e il tempo libero.

In un’epoca dove l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della nostra quotidianità, questa mostra ci ricorda quanto, da sempre, abbiamo immaginato le macchine come specchio e proiezione del nostro futuro. E ci invita, con leggerezza e meraviglia, a riscoprire quel sogno meccanico che ha attraversato generazioni intere.

Non perdere l’occasione di vivere un’estate all’insegna della fantascienza, della cultura geek e delle emozioni a grandezza robotica. ROBOT MANIA ti aspetta a Roma per un’immersione totale nell’universo dei mech e delle meraviglie tecnologiche. Invita amici, parenti, compagni di maratone anime e fan sfegatati di cinema e videogiochi: questa è una celebrazione imperdibile del nostro immaginario collettivo nerd.

Sei già stato a vedere la mostra? Hai un robot del cuore che ti ha emozionato rivedere da vicino? Raccontacelo nei commenti! E non dimenticare di condividere questo articolo sui tuoi social: diffondiamo insieme il verbo del robottone supremo!

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