Il ritorno di Grendizer : “Se Goldrake fosse esistito”, il libro che esplora la realtà della grande guerra contro Vega

Ci sono storie che non smettono mai di vivere, anche quando gli anni passano e il mondo sembra cambiare in ogni suo dettaglio. Una di queste storie è quella di Goldrake, l’anime del 1975 che, tre anni dopo, conquistò l’Italia accendendo un amore travolgente per i cartoni giapponesi. Era il 1978 quando, per la prima volta, le famiglie italiane si ritrovarono davanti allo schermo a seguire le avventure del principe Actarus e del suo gigantesco robot venuto dallo spazio. Un’esperienza che ha segnato un’epoca e che oggi, quasi mezzo secolo dopo, torna a far battere i cuori dei fan di vecchia e nuova generazione.

Dal prossimo 8 settembre 2025, Goldrake tornerà quotidianamente su Mamma Rai. L’orario non sarà quello dorato delle 19, che avrebbe regalato una perfetta “Operazione Nostalgia” in stile anni Settanta, ma un più difficile 8 del mattino. Una fascia complicata, certo, ma fortunatamente mitigata dalla possibilità di recuperare le puntate su RaiPlay. Io, che sono cresciuta guardando anime giapponesi e che porto nel cuore la sigla di Goldrake come una piccola madeleine sonora, non posso che sorridere di fronte a questa notizia. È come se un pezzo della mia infanzia fosse pronto a bussare di nuovo alla porta, chiedendo di essere accolto con lo stesso entusiasmo di allora.

Ma la vera sorpresa di questi mesi è un’altra: l’uscita del saggio Se Goldrake fosse esistito, pubblicato da MangaZine, che promette di accompagnare i fan in un viaggio a metà tra realtà e fantasia, storia e immaginazione. Si tratta di un volume di grande formato (24×27 cm, 160 pagine a colori) che non si limita a celebrare l’anime, ma tenta un esperimento affascinante: cosa sarebbe accaduto se la guerra contro l’Impero di Vega fosse stata un evento reale, inciso nella storia dell’umanità?

L’idea è suggestiva e, per chi come me ama gli anime non solo come intrattenimento ma come specchio della cultura e dei sogni di un’epoca, assolutamente irresistibile. Gli autori immaginano gli anni Settanta come il periodo in cui la Terra ha rischiato davvero l’estinzione. Una minaccia cosmica, l’armata di Vega, incombeva sul nostro pianeta azzurro e la nostra salvezza arrivava solo grazie a un giovane principe in fuga dalla distruzione della sua stella, Fleed. Un eroe tormentato, Actarus, che trovava nella Terra non solo un rifugio ma anche una ragione di vita: difenderla dalla stessa sorte che aveva cancellato il suo mondo.

Il libro si interroga su questioni che, lette oggi, suonano quasi inquietanti. Come avrebbero reagito le potenze politiche della Terra a un’invasione extraterrestre? Quali decisioni avrebbero preso gli scienziati, i governi, le organizzazioni militari? Quale impatto psicologico avrebbe avuto sugli esseri umani sapere che il loro destino era legato alle battaglie di un robot gigante e del suo pilota alieno?

La narrazione procede intrecciando riflessioni scientifiche, ipotesi storiche e studi psicologici, ma senza mai abbandonare la leggerezza dell’immaginazione. Si parla di geostrategia e di propaganda, di tecnologia avanzata e di traumi collettivi, come se davvero la guerra contro Vega fosse stata combattuta e vinta. E leggendo, ci si accorge che il confine tra realtà e fantasia è più sottile di quanto pensassimo: dopotutto, la fantascienza ha spesso anticipato invenzioni e fenomeni che oggi ci sembrano normali.

Da appassionata di anime giapponesi, non posso non notare come “Se Goldrake fosse esistito” riesca a restituire proprio questo: il senso di un mito che non appartiene solo alla televisione, ma alla nostra storia culturale. Goldrake non è stato soltanto un cartone animato, ma il simbolo di una frattura. Prima di lui, l’animazione in Italia era dominata dai classici Disney, dai Looney Tunes e da Hanna-Barbera. Dopo di lui, nulla è stato più lo stesso: arrivarono Mazinga, Jeeg, Candy Candy, Lady Oscar. Si aprì la strada a un universo narrativo nuovo, fatto di emozioni complesse, temi drammatici e un’estetica diversa, più vicina alle inquietudini di una generazione che stava crescendo tra crisi economiche, guerre fredde e sogni di futuro spaziale.

Il libro, con le sue illustrazioni a colori e il suo tono a metà tra il saggio e il romanzo ucronico, cattura proprio questo spirito. È un invito a immaginare, certo, ma anche a riflettere. Perché la vera domanda che pone non è solo “cosa sarebbe successo se Goldrake fosse esistito davvero?”, ma “perché ci emozioniamo ancora all’idea che potesse esistere?”. Forse perché, dentro di noi, desideriamo credere che in un momento di crisi assoluta un eroe possa arrivare dall’universo a salvarci. Forse perché Actarus, con il suo dolore e la sua speranza, rappresenta un’umanità migliore di quella che spesso vediamo nei nostri leader.

“Se Goldrake fosse esistito” non è, dunque, soltanto un tributo nostalgico, ma un vero e proprio libro-evento. Un’occasione per riaccendere la passione per una leggenda dell’animazione giapponese, per riscoprire quanto questo robot abbia inciso sulla nostra cultura pop e, soprattutto, per capire perché dopo quasi cinquant’anni parliamo ancora di lui con gli occhi che brillano.

Lo troverete nelle librerie e online, distribuito da KappaLab, e io non posso che consigliarlo a chiunque abbia amato Goldrake o voglia scoprirlo oggi per la prima volta. Perché, diciamocelo, in fondo tutti abbiamo bisogno di credere che da qualche parte, nel silenzio dello spazio, un enorme robot dalle corna dorate sia pronto a scattare in nostro aiuto.

Goldrake ritorna su Rai 2: il leggendario robot di Go Nagai torna in TV a 50 anni dal debutto

Ci sono date che restano incise nella memoria collettiva come marchi di fuoco. Per noi figli degli anni ’70 e ’80, una di quelle è il 4 aprile 1978. Quella sera, sulle frequenze di Rai 2, qualcosa di mai visto prima piombò nei salotti italiani: Atlas UFO Robot, meglio conosciuto come Goldrake. Era un anime giapponese, un robot gigante, un principe fuggiasco che combatteva per la pace. Ma, soprattutto, era l’inizio di una rivoluzione culturale che avrebbe cambiato per sempre il nostro rapporto con l’animazione.

E ora, quasi cinquant’anni dopo, Goldrake torna a casa. Non sotto forma di reboot, non come un’operazione nostalgica a metà, ma con la potenza autentica dei suoi 74 episodi originali, restaurati e scintillanti, pronti a far vibrare i nostri cuori. Dal prossimo 8 settembre 2025, l’eroe di Go Nagai tornerà a solcare i cieli di Rai 2, ogni mattina alle 8:00, con possibilità di recuperare le puntate anche su RaiPlay. Un ritorno che profuma di rituale sacro, una chiamata alle armi per vecchi e nuovi fan.

Goldrake | Sigla iniziale completa (ITA)

L’epopea di Actarus: un eroe diverso da tutti gli altri

Quando in Giappone, nel 1975, UFO Robot Grendizer fece il suo debutto, nessuno poteva immaginare che tre anni dopo avrebbe spaccato in due l’Italia. A differenza degli eroi rassicuranti dei cartoni europei come Heidi o Vicky il Vichingo, Actarus era un principe tormentato, un rifugiato interstellare in cerca di pace. Con il suo Goldrake, lottava non per la gloria, ma per difendere la Terra da un impero tirannico. E in questo stava la sua magia: dietro l’armatura e le armi spaziali, c’era un cuore spezzato, fragile eppure invincibile.

Actarus non era un eroe invulnerabile, ma uno specchio delle nostre paure e dei nostri sogni. È per questo che intere generazioni lo hanno amato: perché ci ha insegnato che si può essere forti anche nel dolore, che il sacrificio ha un valore e che la diversità può essere un dono.


Il mito italiano di Goldrake

In Italia, Goldrake non fu accolto senza polemiche. C’era chi lo considerava troppo violento, chi lo accusava di “rovinare i bambini”. Ma quei dibattiti non fecero che amplificare il fenomeno. Milioni di ragazzi rimasero incollati alla TV, e nacque un amore che avrebbe aperto la strada ad altri colossi come Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio, Ken il Guerriero e decine di altri titoli che oggi fanno parte della nostra cultura.

Il suo impatto si misurò anche nella musica. La sigla “Si trasforma in un razzo missile…”, firmata da Vince Tempera e Luigi Albertelli, divenne un tormentone nazionale, scalando le classifiche e vendendo milioni di copie. Ancora oggi basta intonarne poche note per scatenare cori improvvisati tra sconosciuti. È una colonna sonora che non appartiene solo a un cartone, ma a un’epoca intera.


Un ritorno che è anche un riconoscimento culturale

La scelta della Rai di riproporre Goldrake in versione restaurata non è solo un’operazione nostalgica, ma un atto di riconoscimento culturale. Significa ammettere che questo anime non è stato un semplice “cartone”, ma un tassello fondamentale della nostra identità collettiva.

Oggi viviamo in un mondo in cui i remake e i reboot sono all’ordine del giorno. Lo stesso Grendizer U, recente reinterpretazione moderna dell’opera, ha diviso i fan tra entusiasmo e scetticismo. Ma la trasmissione dell’originale è un modo per ricordarci da dove tutto è cominciato, per far incontrare i fan di ieri con quelli di oggi.

E per i più giovani sarà l’occasione perfetta per scoprire Goldrake come lo abbiamo conosciuto noi: con immagini più nitide, colori restaurati, ma la stessa intensità drammatica di allora.


Una leggenda che continua a ispirare

Goldrake non è mai stato solo un robot gigante. È stato un simbolo generazionale, un eroe che parlava di pace, giustizia e resilienza in un linguaggio nuovo e travolgente. E il fatto che, nel 2025, il suo ritorno sia ancora una notizia da prima pagina ci dice tutto: i miti non muoiono, si trasformano, come razzi missile pronti a volare ancora una volta.

Dall’8 settembre, ogni mattina, torneremo a sentire quel grido che ci fa ancora tremare il cuore: “Alabarda spaziale!”. Un grido che non è mai stato così attuale, perché appartiene a chiunque creda che le storie possano cambiare il mondo.

Goldrake torna a ruggire: la build‑up Hachette che trasforma un mito in metallo, luci e memoria collettiva

C’è una vibrazione particolare nell’aria quando un’icona torna a bussare alla porta della nostra immaginazione. Non è solo nostalgia: è il rumore sordo e caldo di un pezzo di cultura pop che si rimette in moto, pronto a riaccendere cori, discussioni infinite e scaffali. Hachette ha scelto di farlo nel modo più nerd possibile, trasformando Goldrake in un’esperienza da costruire con le proprie mani, fascicolo dopo fascicolo, vite dopo vite. La build‑up dedicata a Ufo Robot—o Grendizer, per i puristi del titolo originale—arriva come una dichiarazione d’amore per il 50° anniversario della serie giapponese ideata da Go Nagai, e lo fa con l’impatto di un “Alabarda spaziale!” ben assestato: un modello in gran parte metallico, con componenti in plastica, ricco di effetti, dotazioni e dettagli che parlano direttamente al cuore della fandom.

Una leggenda che non smette di generare futuro

La storia la conosciamo benissimo, ma vale la pena rievocarla perché spiega la potenza emotiva del progetto. Duke Fleed—per noi Actarus—fugge dalla stella Fleed dopo l’attacco del regno di Vega, trova rifugio sulla Terra e, grazie al colossale Goldrake, diventa scudo e spada del nostro pianeta fino a chiudere il cerchio contro Re Vega. In Italia questo mito prende il volo il 4 aprile 1978 su Rai 2, con il titolo “Atlas Ufo Robot”, piantando semi che hanno attecchito più che altrove. Non è un caso se nel 2024 il personaggio è tornato anche con un reboot, “Grendizer U”, a ricordarci che ci sono storie capaci di rinascere ciclicamente perché hanno ancora qualcosa da dire a pubblico e autori. La build‑up Hachette abbraccia proprio questa attitudine: celebra il passato, si appoggia alla manutenzione affettiva del presente e affida al gesto paziente dell’assemblaggio la promessa del futuro.

Cosa stai costruendo davvero quando costruisci Goldrake

Prima di tutto, un oggetto che occupa fisicamente lo spazio come un protagonista. Il robot, una volta montato, svetta a circa 55 centimetri d’altezza, dimensione che lo colloca senza esitazioni nella categoria “centro stanza della tua collezione”. Al suo fianco—anzi, sopra la sua testa quando si aggancia—c’è lo Spazer, il disco spaziale che fa da casa e catapulta. Il diametro del disco è importante già di suo, attorno ai 50 centimetri, e diventa ancora più scenografico quando entrano in gioco le lame rotanti, con un’apertura complessiva che arriva a circa 95 centimetri. Il risultato è una presenza scenica che impone una domanda serissima a ogni collezionista: dove lo metto per rendergli giustizia?

La qualità costruttiva è uno dei punti forti. La scelta di un’anima in metallo integrata da parti in plastica non è solo un vezzo: è la chiave per ottenere quella sensazione di peso “vero”, quel feedback tattile che separa un modellino qualunque da un pezzo da esposizione. A questa fisicità si somma una componente spettacolare integrata di serie: Goldrake non è soltanto bello da guardare, ma è progettato per “performare”. Gli occhi, il petto e le corna diventano vettori di effetti LED e sonori, attivando le leggendarie armi a raggi. E quando si parla di armamentario, qui c’è tutto ciò che la memoria collettiva reclama: il boomerang che taglia l’aria, l’alabarda che scandisce le battaglie, i magli perforanti che entrano in scena come pugni di ghisa. Lo Spazer non resta a guardare: tra lame rotanti, missili perforanti e quella “pioggia di fuoco” che tanti ricorderanno, il disco si trasforma in teatro d’azione a sua volta. L’insieme è orchestrato da un telecomando dedicato, così da mettere in scena la tua personale “sigla” ogni volta che vuoi, senza dover toccare il modello.

Una collezione che è anche racconto: il manga inedito a ogni uscita

C’è un’idea molto elegante dietro la cadenza a fascicoli di questa build‑up: mentre le mani costruiscono il robot, la mente continua a viaggiare nell’universo narrativo di Grendizer. Ogni uscita include infatti un manga inedito, disegnato in esclusiva da Mikio Tachibana, allievo di Go Nagai. Un titolo programmatico—“Grendizer: Another Spirit”—che suona come una promessa di nuove traiettorie, nuove prospettive, nuove sfide. È un ponte tra il gesto tecnico del modellista e l’immaginazione del fan: non si tratta solo di montare viti e pannelli, ma di alimentare il mito con capitoli freschi di avventura, come se il tuo banco da lavoro fosse una piccola sala di proiezione.

Come funziona davvero: tempi, costi, regali, logistica

La build‑up è pensata per durare e per accompagnarti: la collezione completa si compone di 120 uscite. L’avvio è amichevole—le prime due uscite hanno un prezzo promozionale—e il secondo invio include un’ulteriore agevolazione prima di stabilizzarsi sul prezzo standard per fascicolo. La spedizione segue una cadenza di circa quaranta giorni e può contenere fino a cinque uscite alla volta, una formula che diluisce l’impegno e insieme mantiene vivo il rituale dell’attesa. Sul fronte pagamenti c’è libertà di scelta: si può optare per l’addebito ricorrente su carta o PayPal—con il vantaggio della consegna tramite corriere e spese di spedizione azzerate secondo le condizioni dell’editore—oppure per il bollettino, che prevede un contributo di spedizione per ciascun invio. L’editore segnala anche che, in caso di oscillazioni rilevanti dei costi di produzione o trasporto, i prezzi potranno variare: è la realtà del collezionismo moderno, ma comunicata con la trasparenza necessaria.

Il percorso è punteggiato da omaggi e accessori utili, inclusi raccoglitori dedicati per custodire i fascicoli—uno arriva con gli invii iniziali, un altro più avanti—e gadget che impreziosiscono l’esperienza. Alcune promozioni speciali legate alla finestra di lancio hanno avuto scadenze precise; se stai leggendo questo pezzo a distanza di mesi, controlla sempre sul sito ufficiale la disponibilità degli omaggi in corso al momento dell’ordine. In parallelo, Hachette mette a disposizione una guida scaricabile all’opera, un’area clienti, contatti, FAQ e la modulistica per il recesso: è quell’infrastruttura di servizio che ogni collezione lunga dovrebbe garantire, per accompagnare l’appassionato dal primo al centoventesimo passo senza intoppi.

Un kit per modellisti, non un giocattolo: cosa significa in pratica

Quando un robot così spettacolare entra in casa, la tentazione di “giocarci” è fortissima, soprattutto se si accendono luci e suoni. Eppure è fondamentale ribadire la natura del prodotto: si tratta di un kit di montaggio per modellisti, non di un giocattolo. Le parti possono essere appuntite o taglienti, la componentistica elettrica ed elettronica richiede attenzione e, se ci sono minori di mezzo, la supervisione di un adulto non è una raccomandazione ma una regola. L’alimentazione è a batterie, senza collegamento diretto alla rete elettrica, dettaglio che semplifica l’uso e riduce rischi, ma non esonera dal leggere e conservare con cura le istruzioni. È proprio qui che la passione incontra la responsabilità: il bello del modellismo è nel prendersi il tempo per fare bene le cose.

Perché questa build‑up è più di un semplice “oggetto bello”

C’è una dimensione quasi terapeutica nell’idea di costruire Goldrake pezzo dopo pezzo. Ogni vite chiusa è una micro‑vittoria, ogni sottogruppo assemblato una medaglia invisibile appuntata sul petto del collezionista. In tempi di consumo istantaneo, la cadenza del fascicolo ti costringe a rallentare, a dedicare attenzione, a trasformare l’hype in pratica quotidiana. E la presenza del manga inedito rende il percorso un atto di world‑building continuo: non stai solo montando un’icona, stai aggiornando il tuo rapporto con essa, la stai “riscrivendo” mentre emerge dalla scrivania. In più, la scala e le funzioni del modello lo rendono un pezzo che può davvero diventare totem domestico, capace di calamitarne attorno racconti, foto, discussioni e, inevitabilmente, quella domanda che adorerai sentirti fare: “Ma è Goldrake vero?”.

Prima di ordinare: due consigli da sorella nerd

Il primo è di natura pratica: misura gli spazi. Cinquantacinque centimetri in altezza e un disco che, a lame aperte, sfiora il metro sono dimensioni che chiedono un piedistallo dignitoso, magari con illuminazione dedicata per esaltare i LED del modello. Il secondo riguarda la gestione della collezione: organizza sin dall’inizio una routine di montaggio e archiviazione dei fascicoli, magari con etichette e note sullo stato di avanzamento. Trasformare la build‑up in un appuntamento regolare rende tutto più appagante e ti evita il classico “montaggio maratona” all’ultimo.

La chiamata alle armi (spaziali)

Goldrake è una lingua che parliamo in tanti, spesso con inflessioni diverse ma con lo stesso sorriso. Questa build‑up di Hachette è un invito a riaccendere quella conversazione con le mani, gli occhi e le orecchie. Se l’hai già iniziata, raccontaci nei commenti come stai procedendo, quali passaggi ti hanno messo più alla prova, qual è stato il primo “wow” accendendo luci e suoni. Se ci stai pensando, qual è il dettaglio che ti farà dire “ok, parto”? L’alabarda? I magli perforanti? Le lame rotanti dello Spazer? E se sei di quelli che hanno vissuto il 4 aprile 1978 come una data fondativa, quali emozioni hai ritrovato aprendo il primo fascicolo?

Il multiverso geek vive di gesti concreti e di sogni lucidi. Qui ci sono entrambi. Goldrake è pronto a rientrare in formazione: a noi il piacere—e la responsabilità—di riportarlo in volo.

Grendizer U – The Inception: Il Manga Prequel che Approfondisce le Origini di Grendizer

Se il recente anime Grendizer U non vi ha ancora soddisfatti, preparatevi a un altro capitolo emozionante dell’universo di UFO Robot Grendizer: il manga prequel intitolato Grendizer U – The Inception. Quest’opera, disegnata da 8KEY, si inserisce nel vasto mondo creato da Gō Nagai e promette di approfondire le origini e le vicende che precedono gli eventi visti nell’anime. La saga di UFO Robot Grendizer, noto in Italia anche come Goldrake / Atlas UFO Robot, è un pilastro nel panorama degli anime mecha degli anni ’70. Prodotto dalla Toei Animation tra il 1975 e il 1977, l’anime racconta le gesta di un giovane eroe, Duke Fleed / Actarus, che pilota il gigantesco robot Goldrake, combattendo contro le forze malvagie provenienti dal pianeta Vega. La serie ha conquistato milioni di fan in Italia, dove ha avuto un successo straordinario, tanto che le sigle italiane sono diventate veri e propri fenomeni musicali, con vendite che hanno superato il milione di copie.

Dopo anni di attesa, l’universo di Grendizer è tornato in grande stile con il reboot Grendizer U, un anime che ha debuttato nel 2024, e che ha subito attirato l’attenzione per la sua qualità visiva e narrativa. Diretta da Mitsuo Fukuda e sceneggiata da Ichirō Ōkouchi, la serie promette di restituire l’intensità e la profondità della trama originale, con un design innovativo dei mecha grazie alla collaborazione di artisti come Ko Inaba e Yoshiyuki Sadamoto. Ma, come spesso accade nel mondo degli anime e dei manga, l’universo di Grendizer non si ferma alla sola animazione. Proprio per rispondere alla crescente curiosità dei fan e per ampliare il background della serie, è stato realizzato il manga prequel Grendizer U – The Inception, che ha debuttato nell’estate 2024 sulla piattaforma Comiplex Manga. In questo manga, Gō Nagai è accreditato per la storia originale, e 8KEY, con il suo tratto distintivo, dà vita a una narrazione che esplora gli eventi che precedono la lotta di Grendizer contro le forze di Vega.

La sinossi del manga ci catapulta in un futuro in cui un UAP (Fenomeno Aereo Non Identificato) delle Forze Alleate della Stella Vega appare improvvisamente sulla Terra, scatenando il caos tra gli esseri umani. La potenza militare di Vega sembra schiacciare ogni tentativo di difesa, ma la situazione cambia quando intervengono due iconici eroi: Mazinger Z, pilotato da Kouji Kabuto, e Grendizer, il “dio alieno del male” che viene messo in azione da Duke Fleed (Daisuke Umon). Ma chi è veramente Duke Fleed e perché è venuto sulla Terra? Qual è la sua connessione con il suo pianeta natale? Il manga offre una narrazione ricca di misteri e retroscena inediti, rivelando dettagli sulla vita del protagonista e le sue esperienze sul suo mondo natale, un contesto che non viene approfondito nell’animazione originale.

Questo prequel rappresenta una lettura fondamentale per chi vuole scoprire i legami nascosti e i segreti che si celano dietro l’origine di Grendizer e dei suoi leggendari alleati. Non solo una continuazione della storia, ma un’espansione che promette di soddisfare i fan di lunga data e di attrarre nuove generazioni di lettori. Grendizer U – The Inception va ad arricchire l’universo creato da Nagai, aggiungendo nuove sfumature alla mitologia di uno dei robot più amati della storia dell’animazione.

Con il successo di Grendizer U e l’uscita di Grendizer U – The Inception, l’universo di UFO Robot Grendizer continua a vivere, conquistando sia i nostalgici che i nuovi appassionati. Per tutti gli amanti del genere mecha, delle storie di guerra interplanetarie e delle lotte epiche tra bene e male, questa nuova opera non può assolutamente mancare nella propria collezione. In Italia può essere ordinato a: fioridiciliegioadriana@gmail.com. Se il revival dell’anime vi ha emozionato, il manga prequel è un’aggiunta imperdibile per comprendere a fondo l’origine di uno dei più grandi eroi della fantascienza giapponese.

Goldrake U su Rai 2: Il Ritorno del Mito in un Reboot Straordinario

Il 6 gennaio 2025, Rai 2 ha trasmesso in prima serata le prime quattro puntate di Goldrake U, il tanto atteso reboot della leggendaria serie “Atlas UFO Robot”. Per chi, come me, è cresciuto con il mito di Goldrake, l’emozione di vedere questo simbolo d’infanzia tornare in vita è stata immensa. Ma con questa emozione è arrivata anche una grande domanda: Goldrake U è riuscito a rinnovare la magia dell’originale mantenendosi al passo con i tempi?

Un Ritorno Carico di Aspettative

La serie originale, trasmessa per la prima volta in Italia nel 1978, non è stata solo un successo televisivo: ha segnato una rivoluzione culturale. Goldrake è stato il primo anime a entrare nel cuore degli italiani, aprendo la strada a un’ondata di animazione giapponese che avrebbe cambiato per sempre il panorama dell’intrattenimento. L’iconico Duke Fleed, con il suo Goldrake, è diventato il simbolo di un’epoca fatta di sogni intergalattici, lotte per la giustizia e valori universali.

Con Goldrake U, la Toei Animation e un team di talentuosi creativi guidati da Mitsuo Fukuda (Mobile Suit Gundam Seed) hanno voluto riportare quella magia sullo schermo, rivisitando una storia che ha segnato generazioni. La supervisione di Go Nagai, creatore della serie originale, prometteva di garantire fedeltà al materiale originale, pur introducendo elementi di modernit

La serie originale, trasmessa per la prima volta in Italia nel 1978, non è stata solo un successo televisivo: ha segnato una rivoluzione culturale. Goldrake è stato il primo anime a entrare nel cuore degli italiani, aprendo la strada a un’ondata di animazione giapponese che avrebbe cambiato per sempre il panorama dell’intrattenimento. L’iconico Duke Fleed, con il suo Goldrake, è diventato il simbolo di un’epoca fatta di sogni intergalattici, lotte per la giustizia e valori universali.

Con Goldrake U, la Toei Animation e un team di talentuosi creativi guidati da Mitsuo Fukuda (Mobile Suit Gundam Seed) hanno voluto riportare quella magia sullo schermo, rivisitando una storia che ha segnato generazioni. La supervisione di Go Nagai, creatore della serie originale, prometteva di garantire fedeltà al materiale originale, pur introducendo elementi di modernità.

Tra Continuità e Novità

Goldrake U riprende le vicende di Duke Fleed, un giovane principe alieno in fuga dal suo pianeta natale, distrutto dalle forze di Vega. Rifugiatosi sulla Terra, Duke cerca di costruirsi una nuova vita sotto la falsa identità di Daisuke, fino a quando il suo passato non ritorna a tormentarlo. La trama del reboot introduce nuovi dettagli, approfondendo il trauma del protagonista e il suo percorso di guarigione, rendendolo un personaggio più sfaccettato e umano rispetto all’originale.

Tuttavia, questa scelta narrativa ha suscitato pareri contrastanti. Per i fan storici, il focus sulla psicologia dei personaggi è un interessante approfondimento, ma rischia di rallentare il ritmo. Gli spettatori più giovani, invece, potrebbero trovare la trama poco coinvolgente rispetto alle aspettative di azione e spettacolarità.

Il Compartimento Tecnico: Luci e Ombre

Sul piano visivo, Goldrake U è un mix di eccellenze e compromessi. La mano di Yoshiyuki Sadamoto (Neon Genesis Evangelion) si nota nei dettagli dei personaggi, che sono più espressivi e moderni. Tuttavia, alcune sequenze animate sembrano non raggiungere gli standard elevati di qualità che ci si aspetterebbe da una produzione di questo calibro.

Il design dei mecha è tra i punti più alti del reboot: Goldrake appare imponente e affascinante, con aggiornamenti tecnologici che lo rendono al contempo fedele all’originale e adatto ai tempi moderni. Le battaglie, però, pur visivamente spettacolari, mancano della carica emotiva che caratterizzava l’anime degli anni ‘70.

Un plauso particolare va alla colonna sonora, curata da Kōhei Tanaka. Le musiche sono un perfetto mix di nostalgia e modernità, con sigle cantate da GLAY e BAND MAID che donano energia e pathos alla serie.

Una Narrazione Che Vacilla

Uno degli aspetti più critici di Goldrake U è la difficoltà nel bilanciare tradizione e innovazione. Mentre alcuni episodi brillano per la loro capacità di emozionare, altri sembrano indecisi sulla direzione da prendere. Il tentativo di collegare vecchi e nuovi misteri, come il legame tra Goldrake e Mazinger Z, risulta in alcuni punti forzato e poco organico. Questa discontinuità narrativa potrebbe allontanare sia i fan storici che i nuovi spettatori.

Goldrake U vive di nostalgia, ma è proprio questa nostalgia che rischia di soffocarlo. Per chi ha amato l’originale, i continui rimandi sono un piacevole richiamo al passato, ma per le nuove generazioni potrebbero risultare poco significativi. La serie sembra voler essere tutto: un omaggio ai fan storici, un prodotto moderno per i giovani e una rivisitazione artistica. Ma in questo sforzo di accontentare tutti, finisce per perdere una propria identità.

Goldrake U è un progetto ambizioso che non riesce del tutto a mantenere le sue promesse. È una serie che punta in alto, ma che fatica a trovare il giusto equilibrio tra rispetto per l’originale e necessità di innovazione.

Come appassionata di anime e fan di Goldrake, non posso negare che rivedere Duke Fleed e il suo robot sullo schermo sia stato emozionante. Ma al di là della nostalgia, mi sono trovata a desiderare una narrazione più coraggiosa, che osasse davvero reinventare il mito senza restare imprigionata nel passato. Goldrake U è un buon punto di partenza per chi vuole avvicinarsi alla saga, ma per i fan di lunga data rimane un’opera che, pur con i suoi pregi, non riesce a brillare come l’originale. Detto questo, non posso fare a meno di continuare a seguirlo, sperando che gli episodi successivi riescano a sorprendere e a regalare momenti indimenticabili.

Anime Cult Enciclopedia N.4 – Spokon. Gli anime Sportivi

Il 20 febbraio uscirà il quarto volume di “Anime Cult Enciclopedia” l’enciclopedia otaku di Sprea Edizioni , l’enciclopedia degli Anime edita da Sprea, che questa volta si occuperà del genere “Spokon”, ovvero dei manga e degli anime sportivi. Un genere che ha fatto la storia del fumetto e dell’animazione giapponese, e che ha appassionato generazioni di lettori e spettatori.

Lo spokon manga nasce negli anni ’50, in un Giappone che cerca di risollevarsi dalle ceneri della guerra e di ritrovare la fiducia nel futuro. Lo sport diventa così un simbolo di speranza e di riscatto, e i manga che lo raccontano trasmettono ai giovani i valori della tenacia, dello spirito di sacrificio e della resilienza.

Uno dei capostipiti del genere è “La stella dei Giants”, opera del 1966 che narra le vicende di Hyuma Hoshi, un ragazzo che sogna di diventare un campione di baseball. Da allora, lo spokon manga si è arricchito di numerosi titoli e di diverse discipline sportive, come il basket, il calcio, il pugilato e il volley.

Le storie dello spokon manga sono spesso incentrate su personaggi outsider, che devono affrontare sfide e ostacoli per realizzare i loro sogni sportivi. Attraverso lo sport, i protagonisti crescono e maturano, imparando importanti lezioni di vita.

Lo spokon manga ha conquistato il pubblico giapponese grazie alla sua capacità di emozionare e coinvolgere, di creare suspense e pathos, e di trasmettere messaggi positivi e motivazionali. Un genere che ha influenzato anche la cultura e la società giapponese, contribuendo a diffondere la passione per lo sport e per i suoi valori.

Anime Cult Enciclopedia N.3 – “Robot Giapponesi”: dalla A alla Z, la guida definitiva dei Mecha

Dopo il successo del primo numero dedicato al mondo dei mecha, l’enciclopedia di Anime Cult di Sprea Edizioni torna a occuparsi dei robottoni giapponesi con una seconda pubblicazione ricca di contenuti inediti. Il nuovo volume è impreziosito da interviste ai professionisti del settore, retroscena, curiosità e articoli di approfondimento storico-culturale sull’amato universo dei cyborg nipponici. Il nuovo volume sarà composto da oltre 200 pagine e sarà disponibile in formato cartaceo e digitale.

I robot giapponesi: un fenomeno culturale globale

I robot giapponesi sono un fenomeno culturale che ha avuto un impatto significativo sul mondo dell’animazione, dei giocattoli e della tecnologia. Con le loro forme iconiche, le storie avvincenti e le tecnologie innovative, i robot giapponesi hanno conquistato il cuore di milioni di fan in tutto il mondo.

La storia dei robot giapponesi inizia negli anni ’60, con l’avvento della televisione a colori. In questo periodo, gli animatori giapponesi iniziarono a sperimentare con nuovi stili e tecniche, tra cui l’uso di colori vivaci e personaggi antropomorfizzati. Uno dei primi esempi di questo nuovo genere di animazione fu Astro Boy, un robot ragazzo creato dal Dr. Tenma per sostituire suo figlio morto. Astro Boy fu un successo immediato e contribuì a lanciare la moda dei robot giapponesi. Negli anni successivi, furono prodotti numerosi altri programmi animati con protagonisti robot, tra cui Mazinger Z, Getter Robo, Gundam e Evangelion.

I robot giapponesi non sono solo protagonisti di opere di animazione, ma anche di giocattoli. In Giappone, i giocattoli robot sono un fenomeno di massa e sono spesso venduti in edizione limitata. I modelli più popolari includono Chogokin, Mechagodzilla e Gundam.Inoltre, i robot giapponesi sono anche una realtà tecnologica. Nel corso degli anni, l’industria giapponese ha sviluppato numerose tecnologie robotiche innovative, tra cui i robot industriali, i robot di servizio e i robot umanoidi.

L’influenza dei robot giapponesi

I robot giapponesi hanno avuto un’influenza significativa sulla cultura pop mondiale. Hanno ispirato opere di animazione, film, videogiochi e persino opere letterarie.In Italia, i robot giapponesi sono diventati popolari negli anni ’70, grazie alla trasmissione di programmi animati come Goldrake, Jeeg Robot d’Acciaio e Mazinga Z. Questi programmi hanno contribuito a diffondere la cultura giapponese in Italia e hanno contribuito alla nascita di un vero e proprio fenomeno culturale. I robot giapponesi continuano ad essere popolari anche oggi. Sono un simbolo della cultura giapponese e ispirano ancora milioni di fan in tutto il mondo.

Manga Super Robot: la nuova collana di Repubblica dedicata ai robottoni

Nel panorama dell’animazione giapponese, pochi fenomeni hanno avuto un impatto così duraturo e affascinante come i giganteschi robot meccanici che hanno catturato l’immaginazione di milioni di spettatori in tutto il mondo. Questi colossi d’acciaio, originariamente concepiti come protagonisti di manga rivoluzionari, hanno poi preso vita sul piccolo schermo, influenzando profondamente la cultura popolare. Oggi, grazie alla nuova iniziativa editoriale di Repubblica, avremo l’opportunità di riscoprire le radici di questi formidabili giganti attraverso le pagine delle storie a fumetti che li hanno ispirati.

Dal 20 maggio, “Manga Super Robot di Repubblica” debutta in edicola con una collana esclusiva che riporta alla luce alcuni dei titoli più emblematici del genio creativo di Go Nagai. Questi manga, pubblicati per la prima volta nei primi anni Settanta, hanno gettato le basi per molte delle serie animate che sono poi arrivate in Italia a partire dal 1978. È stato proprio in quell’anno che il nostro Paese è stato travolto dall’onda lunga dell’animazione giapponese, dando il via a un fenomeno culturale che ha lasciato un’impronta indelebile.

La collana  si comporrà di ben trenta volumi, che verranno distribuiti a cadenza quattordicinale, un ritmo che promette di mantenere viva l’attenzione dei lettori per un lungo periodo. Il primo volume sarà disponibile a un prezzo promozionale di 4,90 euro, mentre i successivi verranno venduti a 9,90 euro ciascuno. Ogni numero sarà una tessera fondamentale del mosaico che ricompone l’universo narrativo di Go Nagai, un artista il cui lavoro ha segnato un’epoca.

Tra i titoli più celebri inclusi in questa collana figurano capolavori come “Mazinga Z“, “Goldrake” e “Jeeg Robot“. Ognuno di questi manga ha avuto un ruolo cruciale nell’affermazione del genere Super Robot e nella costruzione di una narrazione che unisce l’epica avventura alla riflessione sui temi dell’eroismo e del sacrificio. “Mazinga Z”, ad esempio, non è solo una delle prime serie di robot giganti, ma anche un punto di riferimento nella storia del manga, capace di definire il genere con una trama innovativa e personaggi indimenticabili. “Goldrake”, noto anche come “Goldorak”, ha saputo catturare il pubblico con la sua combinazione di azione frenetica e dramma avvincente. “Jeeg Robot”, con la sua narrazione che mescola mitologia e fantascienza, ha aggiunto ulteriore profondità a un universo già ricco e variegato.

Il ritorno di questi manga in una nuova veste editoriale offre non solo un’opportunità di riscoperta per i fan di lunga data, ma anche una chance imperdibile per le nuove generazioni di appassionati di immergersi in un mondo che ha contribuito a definire l’immaginario collettivo dell’animazione giapponese. Ogni volume della collana “Manga Super Robot” rappresenta un capitolo fondamentale di una storia che ha attraversato decenni e continenti, rivelando le origini e l’evoluzione di alcuni dei personaggi più iconici della cultura pop.

La pubblicazione di “Manga Super Robot di Repubblica” non è solo un omaggio al passato, ma anche un modo per celebrare l’eredità di Go Nagai e dei suoi collaboratori, che hanno saputo trasformare le loro visioni in leggende durature. Con ogni pagina, i lettori saranno trasportati in un’epoca in cui i giganti meccanici non erano solo macchine, ma veri e propri eroi che lottavano per salvare il mondo. E così, attraverso questa serie, possiamo continuare a sognare, come abbiamo fatto tanti anni fa, con l’aspettativa che ogni nuovo volume porti con sé un pezzetto di quella magia che ha reso i Super Robot tanto speciali.

Piano dell’Opera

  1. Mazinger Z 1, di Go Nagai (20 maggio 2023)
  2. Mazinger Z 1, di Go Nagai (3 giugno2023)
  3. Mazinger Z 3, di Go Nagai (17 giugno 2023)
  4. Mazinger Z 4, di Go Nagai (1 luglio 2023)
  5. Mazinger Z 5, di Go Nagai (15 luglio 2023)
  6. Mazinger Z 6, di Go Nagai (29 luglio 2023)
  7. Jeeg Robot 1, di Go Nagai e Tatsuya Yasuda (12 agosto 2023)
  8. Jeeg Robot 2, di Go Nagai e Tatsuya Yasuda (26 agosto 2023)
  9. Great Mazinger, di Go Nagai (9 settembre 2023)
  10. Ufo Robot Grendizer, di Go Nagai (23 settembre 2023)
  11. Mazinger Z 1, di Go Nagai e Gosaku Ota (7 ottobre 2023)
  12. Mazinger Z 2, di Go Nagai e Gosaku Ota (21 ottobre 2023)
  13. Mazinger Z 3, di Go Nagai e Gosaku Ota (4 novembre 2023)
  14. Mazinger Z 4, di Go Nagai e Gosaku Ota (18 novembre 2023)
  15. Mazinger Z 5, di Go Nagai e Gosaku Ota (2 dicembre 2023)
  16. Great Mazinger 1, di Go Nagai e Gosaku Ota (16 dicembre 2023)
  17. Great Mazinger 2, di Go Nagai e Gosaku Ota (30 dicembre 2023)
  18. Great Mazinger 3, di Go Nagai e Gosaku Ota (13 gennaio 2024)
  19. Great Mazinger 4, di Go Nagai e Gosaku Ota (27 gennaio 2024)
  20. Ufo Robot Grendizer 1, di Go Nagai e Gosaku Ota (10 febbraio 2024)
  21. Ufo Robot Grendizer 2, di Go Nagai e Gosaku Ota (24 febbraio 2024)
  22. Ufo Robot Grendizer 3, di Go Nagai e Gosaku Ota (9 marzo 2024)
  23. Ufo Robot Grendizer 4, di Go Nagai e Gosaku Ota (23 marzo 2024)
  24. Grendizer Giga 1, di Go Nagai (6 aprile 2024)
  25. Grendizer Giga 2, di Go Nagai (20 aprile 2024)
  26. Z Mazinger 1, di Go Nagai (4 maggio 2024)
  27. Z Mazinger 2, di Go Nagai (18 maggio 2024)
  28. Z Mazinger 3, di Go Nagai (1 giugno 2024)
  29. Z Mazinger 4, di Go Nagai (15 giugno 2024)
  30. Z Mazinger 5, di Go Nagai (29 giugno 2024)

Anime Cult Enciclopedia N.1 “Robot Giapponesi” La Guida Definitiva Sui Mecha

“Robot Giapponesi – La Guida Definitiva Sui Mecha” è la prima pubblicazione della nuova Enciclopedia di Anime Cult edita da Sprea Editori: un volume, a cura di Davide Castellazzi, dedicato ai personaggi robot protagonisti dei mecha giapponesi (gli anime e i manga che presentano robot in battaglia). Più di 15 personaggi tra i più iconici, esportati e conosciuti in Italia, vengono raccontati nelle loro storie, comprensive di curiosità e retroscena. Non mancano interviste agli autori delle sigle di alcuni di loro, doppiatori, fumettisti ed esperti, che approfondiscono l’universo che ruota attorno a questi immortali protagonisti del mondo nipponico.

Il lettore, oggi adulto, a cui non potrà mancare questo pezzo da collezione è attirato dalla componente nostalgica, trattandosi di personaggi che hanno accompagnato intere generazioni nella loro età più giovane. Interessa quindi non solo collezionisti ed esperti, ma anche i più semplici simpatizzanti che sono cresciuti in questo clima.

Super Robot Elite Busts da Figurama Collectors

Figurama Collectors aprea al pre-order della favolosa serie “Super Robot Elite Busts”, la linea di busti che vede come protagonisti ben tre leggendari mecha giapponesi: Grendizer, Mazinger Z e Getter Robot in scala 1/4, alti 26 cm. Possono essere acquistati sia separatamente che come parte del bundle Super Robot Elite Bust Collection, e le loro basi possono essere combinate insieme, questo link per il pre-order figurama-collectors.com/collections/super-robot-collection.

  • Prima Tripla Release di Super Robot – Per la prima volta, Goldrake, Mazinger Z e Getter Robot sono rilasciati insieme nella stessa scala 1/4 e nello stesso stile equivalente!
  • Basi espositive a 360° – Ogni Elite Bust si erge sulla rispettiva aeromobile, che può essere combinata con le basi degli altri due Super Robot per un potente triplo display!
  • Super Robot Elite Bust Collection – I collezionisti possono scegliere di ottenere Goldrake, Mazinger Z e Getter Robo separatamente OPPURE come bundle Super Robot Elite Bust Collection!
  • Base velivolo per ogni Super Robot – Alla base di ogni busto c’è un modulo di volo della serie: Goldrake ha Spazer, Mazinger Z ha Hover Pilder, e Getter Robo ha Eagle-Gou!
  • Stampa artistica esclusiva – Con ogni acquisto ricevi una stampa artistica firmata da Yokota Mamoru, leggendario animatore del genere Super Robot!
  • Rilascio in edizione limitata – Con solo una finestra di ordine/preordine di due settimane, questi busti in polystone di altissima qualità sono limitati e non dureranno a lungo!

Goldrake, un eroe sempre attuale

Nella vita succedono cose strane e ci sono successi internazionali che nel Paese d’origine non erano tali, o magari sono stati riscoperti come tali tempo dopo. In Giappone nel 1976 debuttò in televisione Ufo robot Grendizer, terzo capitolo di una saga sui robottoni giganti ideati da Go Nagai iniziata con Mazinger Z, ma non ebbe al momento il successo sperato, perché ai fan non piacque che Koji Kabuto, l’eroe del primo capitolo, fosse ridotto a fare da spalla al nuovo protagonista, l’affascinante alieno Daisuke Umon.

Solo negli anni successivi si riscoprì questa storia, grazie anche all’apporto dato ad alcuni episodi dal grande Shingo Araki, e adesso si parla di un possibile remake, mentre Grendizer, con il titolo di Atlas Ufo robot o meglio Goldrake è un cult in Italia da oltre quarant’anni, mentre come Goldorak è adorato in Francia, senza contare l’interesse che c’è nei suoi riguardi nei Paesi arabi.

Dall’Italia e dalla Francia emergono anche in questo momento due interessanti iniziative editoriali in tema. Nel nostro Paese la casa editrice La Torre propone una nuova, completa e monumentale edizione del saggio C’era una volta Goldrake di Massimo Nicora, articolato su due volumi per un totale di oltre mille pagine, in quello che è e resta la più ricca e dettagliata analisti del fenomeno Goldrake, tra documenti, articoli d’epoca, scoperte, interviste. La vasta analisi spazia dalla nascita in Giappone all’arrivo in Francia e in Italia, proponendo una mole di documenti e articoli d’epoca, nuove scoperte, interviste a varie personalità, per raccontare quello che è stato un successo abbastanza unico.

In Francia, si è ancora più audaci: cinque fumettisti cresciuti con Goldorak hanno infatti dato vita ad un seguito, un progetto con cui hanno realizzato un sogno di anni: lo sceneggiatore Xavier Dorison, con i disegnatori Denis Bajram, Brice Cossu, Alexis Sentenac e il colorista Yoann Guillo, cercando di ricreare le atmosfere di quell’epoca. Questo seguito non è una fanfiction come ce ne sono a tonnellate in rete, anche simpatiche, ma è stato approvato dallo stesso Go Nagai ed è fedele all’originale, con uno stile di disegno un po’ diverso, che mette insieme i manga e i fumetti franco belgi: Vega è stato sconfitto, la base lunare è stata distrutta, Actarus, Maria e Goldrake sono tornati su Fleed, ma un disco alieno rimasto sulla Terra torna a minacciare l’umanità. Ma come riportare l’eroe di tutti sul nostro pianeta?

Una premessa quindi interessante e intrigante, testimonianza della forza di questo immaginario su tutta una generazione, accompagnata in Francia da una mostra in tema fino al 30 ottobre alla Maison de la Culture japonaise di Parigi, da un concerto karaoke il 28 ottobre al Grand Rex sempre della capitale francese e da un’emissione di francobolli delle Poste francesi.

Panini Comics ha già acquistato i diritti per l’edizione italiana di questo Goldorak in salsa francese, dopo aver proposto l’interessante manga francese su Capitan Harlock.

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