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Assassin’s Creed: tutto sulla serie Netflix che farà rivivere il Credo degli Assassini

In certi momenti della storia del fandom succede qualcosa che manda in corto circuito il cervello, fa spalancare gli occhi e costringe a una pausa catartica in cui l’unica reazione possibile è una risata incredula seguita da un “finalmente”. È successo oggi, quando Netflix ha ufficializzato ciò che milioni di gamer e appassionati aspettavano da anni: l’universo narrativo di Assassin’s Creed avrà una nuova vita in carne e ossa, una serie live-action che promette di riaccendere la fiamma degli Assassini. E a guidare questo nuovo viaggio ci sarà lui, Toby Wallace, il volto magnetico di Euphoria, The Society e Bikeriders.

La scelta di Wallace come co-protagonista non è un dettaglio da casting: è un’impronta, un marchio iniziale, un segnale preciso di tono, estetica e direzione. Perché Wallace appartiene a quella generazione di attori capaci di portare sullo schermo un mix letale di fragilità e inquietudine, due qualità perfette per addentrarsi in un mondo dove memoria genetica, colpa, eredità e destino si intrecciano come l’elica di un DNA.

Netflix non ha ancora svelato l’identità del suo personaggio, e già questo basterebbe a incendiare i thread delle community italiane su Telegram, Discord e Reddit. L’unica certezza è che avrà un ruolo centrale in una storia diversa dai giochi, ma intrisa dello stesso conflitto millenario tra Assassini e Templari, un duello ideologico che ha attraversato secoli, imperi, rivoluzioni, regni e crepuscoli.

Ed è proprio qui che la notizia diventa ancora più affascinante: le riprese inizieranno in Italia nel 2026. Non semplice location scenografica, ma luogo narrativo. La tradizione europea di Assassin’s Creed torna così a incrociare quella italiana, un ritorno spirituale alle atmosfere di Ezio Auditore, Firenze, Venezia e Roma. Ancora non è chiaro se la serie si ambienterà in epoca rinascimentale, barocca, medievale o moderna, ma l’idea che i tetti, le pietre, le piazze e i vicoli italiani diventino nuovamente scenario di parkour, complotti e lame celate ha già fatto tremare di nostalgia i fan più longevi.

Dietro il progetto ci sono due showrunner dal curriculum talmente robusto da mettere chiunque a proprio agio: Roberto Patino, che ha già lavorato su Westworld, Sons of Anarchy e DMZ, e David Wiener, noto per la sua esperienza su Halo, Homecoming e The Killing. Due creatori che non hanno mai avuto paura di esplorare mondi complessi, moralmente ambigui e tecnicamente ambiziosi. Hanno dichiarato apertamente di sentirsi “onorati ed eccitati” di poter mettere mano a un franchise che non è un semplice videogioco, ma un ecosistema narrativo stratificato, un universo espanso che da quasi vent’anni parla di libertà, verità nascoste e rivoluzioni silenziose.

Non è un caso che Ubisoft sia coinvolta direttamente attraverso la sua divisione Film & Television, con figure come Gerard Guillemot, Margaret Boykin, Austin Dill, Genevieve Jones e Matt O’Toole pronte a garantire che il DNA della saga venga rispettato. Dopo l’adattamento cinematografico del 2016, accolto con entusiasmo tiepido e un po’ di frustrazione, questa collaborazione sembra costruita per non ripetere gli errori del passato.

Netflix, negli ultimi anni, ha dimostrato di saper maneggiare con cura le trasposizioni videoludiche, come dimostrano produzioni acclamate quali Castlevania, Cyberpunk: Edgerunners e l’altissimo livello di qualità mostrato da Arcane. Assassin’s Creed arriva dunque in un momento storico perfetto, in cui la piattaforma sembra aver trovato un equilibrio tra fanservice, dignità narrativa e autorevolezza visiva.

La serie punterà – secondo le prime indiscrezioni – a un tono maturo, cupo, pieno di tensione morale. Non ci saranno eroi stucchevoli né antagonisti caricaturali, ma personaggi consumati dal dubbio, intrappolati tra verità divergenti e memorie non loro. Si parlerà di controllo, manipolazione, libero arbitrio, fanatismo, eredità, paura del cambiamento. Sono gli stessi temi che hanno reso immortale la saga videoludica, perché chiunque abbia giocato un capitolo di Assassin’s Creed conosce quella sensazione di essere contemporaneamente il protagonista e un semplice ingranaggio di una storia molto più grande.

E poi c’è lei: l’Italia. Le nostre piazze, i nostri porti, i nostri castelli, le nostre chiese e i nostri paesaggi. È impossibile non immaginare Wallace correre sui tetti di una città italiana, fendere la luce dorata di un tramonto mediterraneo, ritrovare indizi perduti nelle pieghe del tempo.

La serie non adatterà nessun capitolo esistente, ma potrebbe pescare liberamente da epoche diverse, creando un mosaico storico nuovo e imprevedibile. Una tela narrativa ampia, forse cross-temporale, forse multigenerazionale, forse affine all’architettura di Assassin’s Creed Odyssey o Origins, ma con un taglio realistico, fisico, concreto.

C’è una domanda che aleggia su tutto: quanto sarà diversa la serie dai videogiochi? Patino e Wiener sembrano voler creare una storia nuova senza tradire lo spirito originale. E questo apre uno scenario interessantissimo: un prodotto autonomo, capace di sorprendere anche chi conosce ogni simbolo, ogni ordine occulto, ogni pezzo dell’Isu.

Toby Wallace, dal canto suo, si trova davanti alla più grande occasione della sua carriera. Diventare un Assassino – o un Templare, o entrambi, o nessuno dei due – è una responsabilità narrativa enorme. Significa incarnare un’eredità audiovisiva che va oltre il mondo dei videogiochi e che parla al cinema, all’arte, alla storia, alla filosofia.

E mentre Netflix rafforza la sua ambizione di trasformare Assassin’s Creed in un franchise seriale di punta, i fan italiani non possono che guardare questo progetto con un misto di eccitazione e orgoglio. Perché parte delle riprese avverrà qui. Perché la saga, in fondo, ci è sempre appartenuta un po’. Perché l’Animus, quando si accende, non è solo un viaggio nella memoria: è un viaggio dentro noi stessi.

Ora non resta che attendere nuovi annunci sul cast, le prime immagini dal set e una data di uscita che, inevitabilmente, entrerà nel calendario dei fan come una sorta di festività laica.

Quando la lama celata si aprirà per la prima volta sullo schermo, ci ricorderà perché, dopo quasi vent’anni, il Credo continua a chiamare. E noi rispondiamo sempre.

Broken Sword – Shadow of the Templars: Reforged arriva su Nintendo Switch 2 e riporta i giocatori nel mistero più affascinante degli anni ’90

La storia dei videogiochi è piena di titoli che hanno segnato una generazione, ma solo pochi hanno saputo ridefinire l’idea stessa di avventura. Broken Sword: Il segreto dei Templari appartiene a quella categoria rarissima di opere in grado di sopravvivere al tempo, risvegliando emozioni familiari ogni volta che tornano a mostrarsi in una nuova forma. Il lancio della versione Reforged per Nintendo Switch 2, annunciato da Revolution Software come la più spettacolare mai realizzata, dimostra quanto quell’avventura nata nel 1996 continui a esercitare un fascino irresistibile sulle comunità nerd di tutto il mondo.

Sin dai primi secondi, il gioco rinnova l’incanto di una Parigi disegnata come un film d’animazione europeo, resa oggi nitidissima dal trattamento in 4K che mette in luce ogni matita, ogni ombra e ogni dettaglio dei fondali originali. La nuova edizione porta con sé una luminosità quasi cinematografica che trasforma la città in un personaggio vivo, vibrante, complice e minaccioso nello stesso tempo. È la stessa Parigi in cui George Stobbart, l’americano dal sarcasmo disarmante, si ritrova suo malgrado invischiato in un complotto millenario fatto di enigmi, culti segreti e una verità che lega passato e presente con sorprendente fluidità.

La forza di questo ritorno risiede anche nel modo in cui Revolution Software ha scelto di restaurare la sua opera. Ogni sfondo è stato ridisegnato a mano partendo dalle linee originali, mentre più di trentamila sprite sono stati animati nuovamente per donare ai personaggi un movimento più morbido e naturale, mantenendo però quello stile inconfondibile che ha reso la serie un punto fermo dell’avventura grafica. Il risultato è un equilibrio quasi perfetto tra nostalgia e modernità, una vera lettera d’amore alla tradizione dell’animazione anni ’90 che incontra finalmente l’eleganza dell’alta definizione.

Non meno sorprendente è il lavoro dedicato all’audio. La colonna sonora del compianto Barrington Pheloung, uno dei compositori più raffinati del genere, gode ora di una rimasterizzazione che ne amplifica la profondità emotiva. Le sue note tornano a risuonare con vigore, guidando il giocatore in una spirale di tensione e meraviglia che accompagna ogni scoperta. L’effetto è la sensazione di ascoltare un album che credevamo di conoscere a memoria e che invece rivela sfumature nuove, rivelando l’intelligenza compositiva dietro ogni passaggio.

La versione per Switch 2 migliora anche l’esperienza di gioco introducendo un supporto al mouse sorprendentemente preciso, perfetto per chi vuole rivivere la sensazione autentica del punta-e-clicca classico. Allo stesso tempo, i Joy-Con offrono un movimento fluido e immediato, mentre la modalità touchscreen restituisce quella dimensione tattile che rende le avventure grafiche ancora più immersive. L’aggiunta di una modalità storia pensata per rendere gli enigmi più accessibili permette persino ai neofiti di lasciarsi trasportare dal ritmo narrativo senza mai rimanere bloccati in passaggi ostici, ma senza snaturare l’essenza investigativa che ha fatto di Broken Sword un pilastro del genere.

Al centro dell’opera rimane naturalmente la vicenda di George e Nicole, la coppia forse più iconica dell’avventura europea. L’incontro tra i due avviene all’indomani di un attentato che colpisce un bar parigino, dove un assassino mascherato da clown uccide un misterioso anziano. George sopravvive all’esplosione e si ritrova catapultato in un viaggio che lo spinge a superare i confini della curiosità turistica, mentre Nico, fotoreporter determinata e brillante, lo guida in una spirale di omicidi e indizi che celano un antico manoscritto collegato ai Cavalieri Templari. Da qui prende forma un’avventura che tocca l’Irlanda, la Siria, la Spagna e la Scozia, costruendo un mosaico narrativo che unisce archeologia, esoterismo e thriller politico con una naturalezza sorprendente.

Il fascino della storia non deriva soltanto dai luoghi visitati, ma dalla costruzione dei personaggi. George alterna ironia americana e incrollabile testardaggine, mentre Nico incarna quel carisma parigino fatto di sguardi intelligenti e intuizioni istanti come scatti fotografici. La loro dinamica evolve lentamente, costruendo tensioni, sguardi e complicità che culminano in un legame emotivo intenso, reso ancor più vibrante dalla cura con cui Revolution ha restaurato le animazioni e le espressioni dei personaggi.

La trama, con i suoi colpi di scena calibrati, mantiene ancora oggi un ritmo sorprendentemente moderno. Ogni sequenza d’indagine, ogni oggetto da combinare e ogni dialogo con i personaggi secondari costruisce un’atmosfera di mistero che non si spegne mai. L’uso di icone di conversazione al posto delle domande testuali, all’epoca una scelta audace, mantiene intatta la componente cinematografica dell’interazione, invitando il giocatore a lasciarsi sorprendere dalle parole del protagonista senza anticipare l’esatto contenuto delle sue battute.

Il lavoro di restauro permette anche di apprezzare meglio la cura maniacale che gli sviluppatori misero nella creazione dei fondali, degli interni, dei dettagli grafici e delle animazioni secondarie. L’eredità del team di Don Bluth, che contribuì alla realizzazione degli sfondi disegnati a matita, brilla oggi come non mai, riportando alla luce un’estetica che appartiene a un’epoca d’oro dell’animazione videoludica. L’uso del Virtual Theatre, un motore avanzato per l’epoca, traspare in ogni piccolo movimento dei personaggi, in ogni gesto naturale, in ogni sequenza che coordina azioni e dialoghi come in una rappresentazione teatrale.

Tutto questo non sarebbe sufficiente se la nuova edizione non valorizzasse la potenza narrativa dell’opera. La possibilità di passare istantaneamente dalla grafica originale a quella Reforged è uno degli elementi più affascinanti del titolo, perché permette di capire quanto amore sia stato riversato in ogni singolo dettaglio del restauro. In pochi istanti si percepisce la distanza tecnica tra il 1996 e il 2025, ma anche il rispetto assoluto con cui gli sviluppatori hanno trattato le linee e i colori dell’opera originale.

Una delle innovazioni più apprezzate dalla community è la possibilità di affrontare l’avventura in modalità tradizionale o in modalità storia, una scelta che rende il gioco perfetto sia per chi ha vissuto l’epoca d’oro delle avventure grafiche sia per chi si avvicina al genere per la prima volta. La presenza di tre diversi input di controllo permette inoltre di modellare l’esperienza attorno alle proprie abitudini, confermando un approccio inclusivo e curato in ogni dettaglio.

Il ritorno di Broken Sword su Nintendo Switch 2 non è soltanto un’operazione nostalgia, ma un viaggio che dimostra quanto le avventure grafiche possano ancora essere moderne, eleganti e profondamente coinvolgenti. La combinazione tra tecnologia contemporanea e sensibilità artistica classica crea un connubio che restituisce valore a un genere troppo spesso dato per superato. Questa versione Reforged non è solo il miglior modo per riscoprire l’avventura di George e Nico, ma una celebrazione dell’intero linguaggio del punta-e-clicca, un invito a ricordare come il gioco possa essere anche narrazione, atmosfere, dettagli, intuizioni e stupore.

Il finale della loro storia, che intreccia amore, coraggio e la determinazione di fermare una setta decisa a riscrivere la storia dei Templari, resta uno dei momenti più intensi dell’avventura videoludica europea. Sceglierlo oggi significa entrare in contatto con un frammento di storia che continua a parlare a generazioni diverse, rinnovando il suo incanto attraverso la tecnologia più recente.

La speranza è che questo ritorno possa aprire la strada a nuovi capitoli, nuove remaster e nuove interpretazioni, perché il mondo di Broken Sword, con i suoi enigmi, le sue città da esplorare e le sue storie sospese tra mito e realtà, merita di continuare a vivere. Intanto la versione per Switch 2 rappresenta una pietra miliare: un’occasione imperdibile per chi vuole riscoprire un classico e un invito irresistibile per chi non ha mai vissuto il primo passo di George Stobbart nel mistero templare.

Assassin’s Creed Shadows: Iga no Monogatari – Un Prequel che Profuma di Storia e Tradizione Giapponese

Ubisoft ha rivelato una novità che farà felici i fan della saga Assassin’s Creed e degli anime giapponesi: il prequel ufficiale del videogioco Assassin’s Creed Shadows, dal titolo Assassin’s Creed Shadows: Iga no Monogatari (Racconto di Iga), sarà un manga disegnato dal talentuoso Reguje, noto per i suoi one-shot coinvolgenti e raffinati. Questo manga promette di immergerci in una nuova e affascinante dimensione dell’universo di Assassin’s Creed, ricca di elementi storici e culturali giapponesi, con un tocco di azione e mistero che solo l’Ordine degli Assassini sa regalare.

Il manga sarà disponibile a partire dal 20 marzo 2025 in Giappone, sul sito YanMaga di Kodansha, e più tardi arriverà anche nel resto del mondo. Ubisoft ha confermato che la pubblicazione fuori dal Giappone avverrà in un secondo momento, ma non ha specificato una data esatta. Ciò che è certo è che il manga avrà un grande impatto, anche perché coincide con il lancio globale del gioco Assassin’s Creed Shadows, un titolo che da tempo è atteso con ansia dai fan della serie.

La Storia del Prequel: Un’Apprendista Assassina in Giappone

Il prequel ci racconta la storia di una giovane apprendista assassina che lotta contro l’ascesa dei Templari in Giappone. L’ambiente storico in cui ci troviamo è quello del periodo Sengoku, un’epoca di conflitti incessanti e cambiamenti profondi. Le tensioni politiche e sociali si riflettono nella trama, che intreccia le vicende di personaggi straordinari come Naoe, una shinobi proveniente dalla provincia di Iga, e Yasuke, il leggendario samurai africano. Sebbene il manga non segua direttamente Naoe come protagonista, il personaggio della giovane apprendista assassina potrebbe essere legato a lei in qualche modo, forse una madre o una figura di mentore, visto che Naoe non sembra essere ancora consapevole della guerra tra Assassini e Templari nel contesto del videogioco.

Questo manga prequel si configura quindi come un’opportunità unica di esplorare il passato che ha portato agli eventi del gioco, arricchendo la lore della saga con nuovi dettagli e prospettive. In particolare, potremo osservare come l’Ordine dei Templari stia cercando di estendere la sua influenza in Giappone, un contesto che si presenta affascinante grazie alla cultura, la spiritualità e le tradizioni giapponesi.

Reguje alla Matita: Un Tocco di Eleganza e Precisione

Il manga sarà realizzato dal disegnatore Reguje, che con il suo stile distintivo ha già dimostrato la sua abilità nell’intrecciare storie potenti e visivamente affascinanti. Con uno stile che mescola l’eleganza e la forza dei tratti giapponesi tradizionali con una narrazione fluida e coinvolgente, Reguje promette di trasportarci direttamente nel cuore del Giappone feudale. La sua capacità di creare emozione attraverso le immagini renderà sicuramente ogni pagina un piacere per gli occhi e il cuore dei lettori.

Il Videogioco: Naoe e Yasuke nella Giappone del Periodo Sengoku

Assassin’s Creed Shadows si ambienta nel turbolento periodo Sengoku, uno dei periodi storici più affascinanti del Giappone. Naoe, la protagonista, è una shinobi, una guerriera esperta nelle tecniche di spionaggio e infiltrazione. Al suo fianco, Yasuke, il leggendario samurai di origini africane che è stato davvero presente nella storia giapponese, ha un ruolo chiave in questa avventura. Insieme, questi due protagonisti affronteranno le sfide del periodo Sengoku, in un’epoca che segna la fine del feudalesimo e l’inizio di una nuova era per il Giappone.

L’Importanza del Prequel: Un’Occasione da Non Perdere

L’uscita di un manga prequel di Assassin’s Creed Shadows non è solo un’opportunità per approfondire le storie dei personaggi e del contesto storico del gioco, ma è anche un modo per esplorare una cultura tanto ricca quanto complessa come quella giapponese. Le avventure della giovane apprendista assassina saranno un affascinante viaggio nell’anima del Giappone feudale, in cui la lotta tra Assassini e Templari troverà nuove sfumature da scoprire.

Inoltre, questo manga prequel offre una nuova dimensione all’universo di Assassin’s Creed, ampliando la lore con nuovi personaggi e nuovi scenari che probabilmente arricchiranno l’esperienza di gioco. Con un team di autori e disegnatori così talentuosi, Assassin’s Creed Shadows: Iga no Monogatari si prepara ad essere una lettura imperdibile per gli appassionati di manga e fan della saga.

Una Sfida per Ubisoft: Attese e Speranze

Assassin’s Creed Shadows non è solo una grande aspettativa per i fan della serie, ma rappresenta anche una sfida importante per Ubisoft. Dopo alcuni lanci deludenti e con le tensioni interne in azienda, questa nuova avventura giapponese dovrà soddisfare i fan e conquistare nuovi giocatori. Il manga, quindi, non è solo un’espansione della storia, ma anche un elemento chiave per costruire il successo di Assassin’s Creed Shadows nel suo complesso. Speriamo che il prequel manga riesca a colmare le aspettative e a generare un entusiasmo che travalichi i confini del Giappone.

L’annuncio di Assassin’s Creed Shadows: Iga no Monogatari ha suscitato un’ondata di entusiasmo tra i fan, soprattutto per la promessa di una narrazione intensa e ben strutturata. L’incontro tra la maestria dei disegni di Reguje e la potenza storica del Giappone feudale è una proposta che non può che affascinare. Con il lancio del manga in Giappone il 20 marzo 2025, e l’uscita del videogioco lo stesso giorno, Assassin’s Creed Shadows promette di essere un progetto che saprà mescolare perfettamente l’azione, la storia e la cultura giapponese, per offrire ai fan un’esperienza davvero unica.

Il Nazismo Occulto: Hitler e la sua ossessione per i manufatti antichi e mitologici

Tutti conosciamo il nazismo per la scia di terrore e morte che in una quindicina di anni ha seminato lungo tutta l’Europa. Ma c’è anche un altro nazismo, molto più nascosto e meno analizzato dagli studiosi: stiamo parlando dell’universo occulto del nazismo. Sono tante le “strampalate” avventure in cui Hitler e i suoi famigerati seguaci si sono lanciati, percorrendo non solo l’Europa ma anche le desolate lande dell’Asia e i deserti del Medio Oriente. Si tratta del cosidetto ” Nazismo Occulto”. Infatti sia Hitler, ma sopratutto Goebbels erano enormemente attratti dall’occulto e dalla magia.

La figura del Fuhrer in particolare merita davvero un’analisi approfondita. Cominciamo dagli inizi: secondo August Kubizek, uno dei pochi amici di Hitler durante la sua fanciullezza, le ossessioni magico-politico-razziali del futuro Fuhrer ebbero inizio nel 1904. Hitler aveva quindici anni e dopo aver assistito ad un’opera di Wagner, cominciò a parlare di “una missione che il destino gli aveva riservato” e che “avrebbe affrancato la sua razza dalla servitù. Insomma, già a quell’età Hitler usava espressioni che poi ritroveremo nel  “Mein Kampf”. Sempre secondo Kubizek, in quell’occasione Hitler adoperò per la prima volta quella sua caratteristica voce, frammentata  e irosa, che sarebbe diventata famosa grazie ai suoi discorsi deliranti. Lo stesso Hitler pareva stupito di questa voce, come se uscisse dalla bocca di un estraneo.

Con buona probabilità si trattava di uno dei primi sintomi della schizofrenia che l’avrebbe afflitto per il resto della sua vita. Da quel momento Hitler iniziò ad occuparsi assiduamente di misticismo, occultismo e magia. In particolare modo era affascinato dal “Parzival”, un poema del ciclo del Graal. C’era un personaggio che lo colpiva più di tutti: un certo Klingsor che, secondo lui, era la trasposizione letteraria di un personaggio realmente esistito, il tiranno Landolfo II di Capua, scomunicato nell’875 per essersi servito della magia nera con l’intento di acquisire il potere assoluto. Hitelr si identicò con lui, anche perché entrambi soffrivano della stessa anomalia fisica: avevano un solo testicolo. (“Hitler has only got one ball” cantavano i soldati americani).

La ricerca maniacale di Adolf Hitler per i manufatti antichi e mitologici è uno degli aspetti più affascinanti e inquietanti della storia del nazismo. Come tutti i fan di Indiana Jones sanno, il dittatore tedesco era convinto di poter trovare nelle antiche civiltà le prove della superiorità della razza ariana e i segreti per conquistare il mondo. Per questo motivo, ordinò numerose spedizioni e saccheggi in vari paesi, alla ricerca di oggetti e documenti che potessero confermare le sue teorie.

In primis, Hitler era ovviamente ossessionato dalla svastica, il simbolo che aveva scelto per rappresentare il suo partito e il suo regime. La svastica era un antico simbolo solare, diffuso in molte culture e civiltà, che esprimeva un augurio di fertilità e benessere. Hitler, però, la interpretava come il segno distintivo degli ariani, che avrebbero inventato questo simbolo per indicare la loro nobiltà e il loro dominio. Hitler era convinto che la svastica fosse stata usata dagli ariani in India, in Grecia e in Germania, e che fosse stata trasmessa da generazione in generazione fino ai tempi moderni. In realtà, la svastica non aveva nulla a che fare con la razza ariana, che era solo un’invenzione degli studiosi tedeschi dell’Ottocento, basata su errori e falsificazioni.

Uno dei principali obiettivi di Hitler era l’isola di Thule, un luogo leggendario situato al nord del mondo, dove si credeva avesse avuto origine la civiltà iperborea, progenitrice degli ariani. Hitler pensava che in questa isola fossero conservati i resti di Atlantide, la mitica città sommersa che secondo Platone era stata la culla di una cultura avanzata e potente. Hitler era affascinato dalla filosofia platonica, che riteneva derivasse dalle antiche conoscenze ariane. Inoltre, sperava di trovare in Thule la lancia di Longino, l’arma che avrebbe trafitto il costato di Cristo sulla croce, e che secondo una profezia avrebbe garantito la vittoria a chi l’avesse posseduta.

Un altro luogo che attirava l’interesse di Hitler era il Tibet, dove credeva fossero rifugiati gli ultimi discendenti degli ariani dopo il diluvio universale. Hitler riteneva che nei monasteri tibetani fossero custoditi i segreti della razza superiore, tra cui la scienza della levitazione, la telepatia e la reincarnazione. Nel 1938, inviò una spedizione di studiosi e militari in Tibet, con il compito di esplorare il territorio, studiare la cultura e la religione locale, e cercare eventuali tracce di origine ariana. La spedizione durò due anni e raccolse molti dati e documenti, ma non trovò alcuna prova della presunta parentela tra i tibetani e gli ariani.

Poi c’era Horbiger con la sua teoria della terra vuota, di cui noi abitiamo l’interno. Secondo questo scienziato gli astri erano blocchi di ghiaccio e molte lune erano già cadute sulla terra. Lo stesso sarebbe avvenuto per la nostra. L’uomo sarebbe stato vicino ad una radicale trasformazione che lo avrebbe avvicinato agli Dei. Per fare era ciò era però necessario fare un’alleanza con il Signore del mondo, il Re della Paura che regna su una città nascosta in qualche luogo dell’Oriente. Hitler credeva a tutto ciò. Si nutriva di queste teorie e probabilmente questa è stata la molla che lo ha spinto ad entrare in politica. Ricordiamo che il Fuhrer si svegliava in piena notte lanciando urla lancinanti: “E’ lui, è lui! E’ venuto qui!”.

In particolare, Hitler aveva un’ossessione per i manufatti mitologici della religione ebraica e cristiana, che riteneva fossero fonti di potere e di conoscenza.

L’Arca dell’Alleanza, il contenitore che custodiva le tavole della Legge ricevute da Mosè sul monte Sinai, e che secondo la Bibbia era in grado di produrre fulmini e terremoti. Hitler credeva che l’Arca fosse nascosta in Etiopia, e inviò una spedizione per cercarla, ma senza successo. Il Sacro Graal, il calice usato da Gesù nell’Ultima Cena, e che secondo la leggenda era stato portato in Francia dai cavalieri templari. Hitler pensava che il Graal fosse collegato al sangue di Cristo, e che potesse conferire l’immortalità a chi lo bevesse. Hitler ordinò di cercare il Graal in diversi luoghi, tra cui il castello di Montségur, dove si diceva fosse stato nascosto dai catari.

Per non parlare del furto della lancia di Longino, l’arma con cui, secondo la leggenda, il pretoriano Longino, aveva trafitto il costato di Gesù Cristo. Si riteneva che questa lancia desse enormi poteri a chi ne fosse entrato in possesso. Hitler ci riuscì, ma fortunatamente nel 1945 gli alleati riuscirono a recuperarla e la riconsegnarono al legittimo proprietario, l’Austria (che la custodisce gelosamente all’Hofburg di Vienna). C’è addirittura chi sostiene che quella in possesso dell’Austria non è altro che una copia della lancia.  L’originale sarebbe custodita dall’”Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra”, che la conserverebbe in un nuovo nascondiglio per mantenere “la giustizia e la pace nel mondo”. Per ordine di Hitler, poi, il colonnello delle SS Otto Rahn effettuò alcuni scavi a Montsegur alla ricerca del Sacro Graal! Terribile è l’episodio che ha visto coinvolti alcuni soldati tedeschi che, nonostante il resto del loro esercito fosse inseguito dagli alleati che incalzava i nazisti in Francia, tornarono al paesino francese di Renne Le Chateaux alla ricerca del Graal, e non trovandolo sterminarono tutti gli abitanti

Hitler era convinto di poter usare questi oggetti per realizzare il suo sogno di creare un nuovo ordine mondiale basato sulla supremazia della razza ariana. In realtà, Hitler si basava su miti e leggende infondate, e non riuscì mai a trovare i veri manufatti, che forse non sono mai esistiti.

La ricerca maniacale del Führer per i manufatti antichi e mitologici fu quindi una delle manifestazioni più evidenti della sua follia e della sua megalomania. Hitler si illudeva di poter ricostruire una storia alternativa, in cui gli ariani fossero i padroni del mondo e i detentori di una saggezza e di una potenza ineguagliabili. Per perseguire questo delirio, Hitler non esitò a depredare e distruggere le opere d’arte e i tesori culturali di altri popoli, commettendo uno dei più gravi crimini contro l’umanità.

Come potete leggere Hitler si è imbarcato in numerose imprese legate al mondo dell’occultismo. Come interpretare tutto ciò? C’è chi pensa che il Fuhrer fosse solo un paranoico ossessionato dalla magia, ma c’è chi arriva a sostenere che fosse un vero e proprio stregone che aveva stretto un patto con oscure potenze, a cui offriva sacrifici rituali in cambio del potere assoluto. C’è ancora un’altra ipotesi: dietro Hitler c’era qualcuno che lo manovrava come un fantoccio. Un ultimo inquietante elemento: il Fuhrer decise di suicidarsi il 30 Aprile, il giorno che si conclude con la notte di Valpurga, la notte in cui le forze del male celebrano il loro trionfo.

FONTI:

“Il Mattino dei maghi” di Louis Pauwels e Jacques Bergier e “L’eniclopedia dei misteri” a cura di Alberto Castelli.

Assassini e maghi: scontro epico in Magic x Assassin’s Creed!

Preparatevi a un’avventura senza precedenti con il nuovo set di Magic The Gathering dedicato ad Assassin’s Creed! Due mondi si scontrano in un gioco di carte che vi terrà con il fiato sospeso.

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  • Due mazzi da 60 carte con due carte rare mitiche e otto carte rare
  • Un inserto con le regole del gioco
  • Due portamazzi
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Due mazzi pronti all’uso: scegliete se impersonare gli Assassini o i Templari e combattete per la vostra causa.

Carte rare e mitiche: potenziate il vostro mazzo con carte esclusive e potenti.

Imparate a giocare in modo facile e divertente: la guida introduttiva vi guiderà passo dopo passo.

Sfida i tuoi amici o partecipa ai tornei: mettete alla prova le vostre abilità e diventate un maestro di Magic.

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Assassin’s Creed Syndicate gratis su PC per un periodo limitato

Se siete appassionati della saga di Assassin’s Creed, non potete perdere l’occasione di aggiungere alla vostra collezione uno dei capitoli più apprezzati dagli appassionati. Ubisoft, infatti, ha deciso di regalare per un periodo limitato Assassin’s Creed Syndicate, il gioco ambientato nella Londra dell’epoca vittoriana, tra rivoluzione industriale, bande criminali e intrighi templari.

Assassin’s Creed Syndicate è uscito nel 2015 per PC, PS4 e Xbox One, ed è stato il primo episodio della serie sviluppato da Ubisoft Quebec. Il gioco segue le avventure dei gemelli Jacob ed Evie Frye, due assassini che si recano a Londra per liberare la città dal dominio dei templari, guidati dal malvagio Crawford Starrick. Il gioco offre una ricostruzione fedele e dettagliata della capitale inglese, con monumenti, personaggi e eventi storici dell’epoca. Il gameplay introduce alcune novità rispetto ai precedenti capitoli, come la possibilità di alternare i due protagonisti, ognuno con le proprie abilità e stili di combattimento, la presenza di un rampino per spostarsi rapidamente tra i tetti, e la gestione di una banda criminale, i Rooks, da usare per conquistare i vari distretti della città.

Per ottenere gratuitamente Assassin’s Creed Syndicate per PC, basta avere un account Ubisoft Connect, la piattaforma online di Ubisoft che permette di accedere ai giochi, ai contenuti esclusivi e alle ricompense. Una volta effettuato l’accesso, basta cliccare sul link che vi riportiamo in basso e seguire le semplici istruzioni riportate a schermo. Il gioco sarà vostro per sempre, e potrete scaricarlo e giocarlo in qualsiasi momento, anche dopo la scadenza dell’offerta. Affrettatevi però, perché avete tempo solo fino alle ore 14:00 del 6 dicembre per riscattare il gioco. Non lasciatevi sfuggire questa occasione unica di immergervi nella Londra vittoriana e di vivere una storia avvincente e ricca di azione.

Link di riferimento: http://register.ubisoft.com/acsyndicate/it-IT

Chi sono i Cavalieri Templari?

L’Ordine dei Cavalieri Templari è una delle organizzazioni più affascinanti e misteriose della storia medievale, un’incredibile fusione di storia, leggende e teorie che continuano a ispirare la nostra immaginazione. Fondato nel 1118, il loro scopo iniziale era quello di difendere la Terra Santa e proteggere i pellegrini cristiani diretti a Gerusalemme. Inizialmente, questi guerrieri monaci combattevano per la fede, ma nel corso dei secoli l’Ordine crebbe, acquisendo un potere economico e militare tale da diventare una delle istituzioni più influenti e misteriose dell’epoca. Ma non fu sempre così. La fine violenta e drammatica dei Templari all’inizio del XIV secolo alimentò mitologie che ancora oggi circondano il loro nome.

Nel contesto delle Crociate, quando nel 1099 i crociati conquistarono Gerusalemme, sorse la necessità di proteggere i pellegrini che ogni anno affluivano per visitare i luoghi sacri. È in questo scenario che venne fondato l’Ordine del Tempio. Il nome dell’Ordine deriva dal Monte del Tempio, a Gerusalemme, un luogo di grande significato religioso, che ospitava antichi templi e che, dopo la conquista musulmana, divenne sede dei Templari grazie al re Baldovino II di Gerusalemme. Fondata da Hughes de Payns, un cavaliere francese, l’idea era quella di proteggere i pellegrini e difendere la Terra Santa dall’occupazione musulmana. I Templari, pur aderendo a voti monastici di castità, povertà e obbedienza, non erano monaci nel senso tradizionale del termine: erano guerrieri laici, pronti a combattere con determinazione nelle Crociate.

Nel corso degli anni, tuttavia, l’Ordine dei Templari non si distinse solo per il suo valore in battaglia, ma anche per la sua abilità a fare soldi. Grazie a donazioni, terreni e a un sistema bancario innovativo, divennero praticamente una banca medievale. Questo potere economico, unito al loro crescente status, li portò ad accumulare immense ricchezze. Godevano di esenzioni fiscali, privilegi straordinari e dell’accesso diretto ai papi, imperatori e monarchi. Il loro potere militare ed economico aumentava costantemente, ma non passò inosservato. Il re Filippo IV di Francia, noto come Filippo il Bello, ne temeva l’influenza e la ricchezza. Aveva inoltre un altro motivo: voleva appropriarsi dei loro tesori.

Nel 1307, con l’appoggio del papa Clemente V, Filippo IV ordinò l’arresto di tutti i Templari in Francia, dando inizio a una delle più grandi operazioni di polizia medievale. Accusati di eresia, idolatria e di altri crimini (spesso ritenuti solo pretesti per giustificare il sequestro dei loro beni), i Templari vennero arrestati, processati e molti furono bruciati sul rogo. Il gran maestro Jacques de Molay, insieme ad altri membri dell’Ordine, fu tra coloro che finirono sulla pira. Nel 1312, papa Clemente V sciolse ufficialmente l’Ordine e trasferì i suoi beni agli Ospedalieri di San Giovanni.

Nonostante la fine tragica, la leggenda dei Templari non svanì. Col tempo, si moltiplicarono le teorie sul loro misterioso tesoro e su presunti segreti antichi che avrebbero custodito, come il Sacro Graal. Una delle leggende più famose afferma che i Templari avessero trovato il Graal e lo avessero nascosto in qualche luogo segreto, mentre altre teorie, più fantasiose, sostengono che l’Ordine fosse legato alla massoneria e che custodisse antiche conoscenze occulte legate al Tempio di Salomone. La morte violenta di Jacques de Molay è diventata anch’essa oggetto di mitologia: molti credono che una maledizione lanciata da lui abbia colpito i suoi nemici, inclusi Filippo il Bello e il papa Clemente V, che morirono poco dopo.

Oggi, sebbene l’Ordine dei Templari sia stato ufficialmente sciolto nel XIV secolo, il loro fascino non è affatto svanito. Esistono ancora diverse organizzazioni moderne che si ispirano ai Templari, ma sono ben lontane dall’essere quelle medievali e non hanno alcun legame diretto con l’Ordine originale. Le storie di cavalleria, potere e misteri irrisolti continuano a stimolare l’immaginazione di appassionati di storia, occultismo e cultura popolare. C’è ancora chi si chiede se i Templari abbiano esplorato i segreti dell’alchimia o della magia, ma, come per molti altri aspetti della loro storia, la verità rimane nascosta nel buio delle leggende. In ogni caso, la figura dei Templari continua a rappresentare uno degli enigmi più intriganti e affascinanti della storia medievale.

I Templari a Monopoli

Monopoli è una città meravigliosa in cui è possibile ammirare chiese barocche, palazzi settecenteschi e fortificazioni medievali. Perdersi tra i suoi vicoli, circondati da casette bianche decorati con fiori colorati, è una vera esperienza tra storia e leggenda. Infatti la cittadina pugliese custodisce segreti antichi e affascinanti molti dei quali legati ai Cavalieri Crociati e Templari, che hanno lasciato le loro tracce in monumenti, chiese e castelli. Girando per i vicoli di Monopoli ancora oggi infatti si ha l’impressione di sentire il tintinnio delle spade e le parole che narrano storie di mille anni fa. Allora chiudiamo gli occhi, prendiamo un respiro profondo e ci prepariamo a intraprendere un viaggio che ci porterà chissà dove, un viaggio che oscilla tra il sacro e il profano.

I Templari, famosi per la loro travagliata e affascinante storia, erano attivi anche in Puglia, solitamente trovando rifugio in chiese, cattedrali o masserie. Nonostante siano stati perseguitati e l’ordine sia stato sciolto, alcuni segni della loro presenza sono stati rinvenuti anche a Monopoli. Croci patenti sono presenti in alcune chiese rupestri e cripte, testimonianza di un passato avvolto in mistero e leggenda1.

La cittadina pugliese è ricca di antichi simboli che si possono scoprire su monumenti, chiese e portoni: sono proprio i segni che i Cavalieri Crociati e Templari hanno lasciato, uomini coraggiosi che hanno scritto pagine importanti nella storia di Monopoli. Infatti, sia i Crociati che i Cavalieri Templari hanno attraversato questa città.

Ad esempio, i castelli di Monopoli sono testimonianza della presenza dei Cavalieri di Malta. Il castello di Carlo V, costruito nel XVI secolo, domina il mare e si trova circondato da mura che abbracciavano un’antica torre normanna. Questo castello, noto anche come Castello di Santo Stefano, sorge su di un antico sperone di roccia e ha una storia affascinante. Inizialmente era un convento dei monaci benedettini, successivamente divenne sede di un ospedale dell’Ordine Gerosolimitano. Infine, i Cavalieri di Malta lo trasformarono in una base per controllare i traffici verso la Terra Santa durante le Crociate. Monopoli divenne un importante crocevia di viaggi e contatti con l’Oriente. La città era animata da pellegrini, nobili, cavalieri, mercanti e religiosi che si preparavano per un lungo viaggio carico di fede o interessi economici.

Monopoli custodisce anche luoghi sacri legati ai Cavalieri Templari e ai Cavalieri di Malta. La chiesetta di San Giovanni, situata in largo San Giovanni, fu costruita nel XV secolo e successivamente riedificata nel 1707 da frate Domenico Recco, Commendatore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Sebbene sia stata privata delle sue opere d’arte, la croce maltese sopra il portale ricorda il suo glorioso passato.

Monopoli è una città che sa sorprendere con la sua storia millenaria e i suoi tesori nascosti. Visitandola si può scoprire il suo volto più antico e misterioso, ma anche quello più moderno e vivace. Tra mare e movida, tra sacro e profano, Monopoli è una città dai mille volti.

Templari. Dal ducato di Puglia e Calabria, all’Italia del III Millennio

Il libro “Templari. Dal ducato di Puglia e Calabria, all’Italia del III Millennio”, è un interessante volume scritto a quattro mani da Gian Piero Ventura Mazzuca  con Livio Frittella e pubblicato da Edizioni Efesto.

I Templari, indubbiamente, continuano ancor oggi a suscitare un fascino irresistibile, circondati come sono da un alone di mistero, tanto radioso da renderli uno dei soggetti di interesse più popolare nella storiografia ufficiale e in quella ‘parallela’.Gli amanti dell’arcano e i teorici del complotto li considerano come supereroi, invincibili e depositari – oltre che di ricchezze – di segreti ancora ben custoditi; i romantici ne idolatrano le gesta cavalleresche; gli storici laici ne hanno indagato gli aspetti più profani senza risparmiare critiche al loro operato; gli storici di impronta cristiana ne hanno esaltato il ruolo di difensori della fede.In effetti molti, davvero tanti, sono stati i libri che hanno illustrato vita, opere e leggende legate all’Ordine del Tempio, ma due giornalisti hanno voluto indagare ancora e intraprendere ricerche autonome.

L’opera di Gian Piero Ventura Mazzuca e Livio Fritttella tratta infatti solo ed unicamente due argomenti, ben chiari e definiti, per tentare un maggiore e serio approfondimento.La prima parte racconta del periodo delle loro gesta, dai primi anni del XII secolo sino alla soppressione dei Cavalieri Templari agli inizi del XIV, trattando storie e luoghi limitati ai territori meridionali, in particolar modo tra Puglia, Basilicata e Calabria. Una vera guida in cui perdersi piacevolmente, partendo dalla nascita del primo templare all’epoca del Ducato, fino al duro processo nel Regno di Napoli.Nella seconda parte si affronta invece di tutto quello che è successo dopo la soppressione dell’Ordine, specialmente nel nostro Paese.

Un’indagine, mai effettuata prima, con 15 interviste ai vertici di molte organizzazioni che nel III Millennio si rifanno, con nomi o comportamenti, alle idee degli antichi Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone. Un libro interessante e piacevole da leggere, scritto da due giornalisti che, senza la pretesa di essere degli storici, hanno scelto un approccio che ha permesso di elaborare e proporre numerose notizie e curiosità, mai scritte prima.

Gian Piero Ventura Mazzuca Nato a Roma, laureato in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali presso la LUISS, ha conseguito il Master in Marketing & Business Communication presso l’Istituto Superiore del Marketing. Da sempre operativo nei settori Rapporti Istituzionali, Relazioni Esterne e Comunicazione, dopo essere stato nel Gruppo Rai, nel Gruppo Telecom e nel Gruppo FinPet, attualmente lavora presso la Fondazione Enpam nella Direzione Sostenibilità, occupandosi di relazioni istituzionali, responsabilità sociale e politiche territoriali, tramite l’associazione Piazza Vittorio APS. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 1992, attualmente collabora con il quotidiano “Il Giorno”. Scrive di filatelia sul portale Eurocomunicazione.com, organo media della rappresentanza italiana presso il Parlamento e la Commissione Europea ed infine racconta le sue interviste sulle “passioni” nel periodico Il Collezionista, della Bolaffi. Docente a contratto di “Etica della Comunicazione e dei Nuovi Media” modulo integrativo presso la cattedra di “Public Speaking”, soft skill all’interno di diversi corsi di Laurea magistrale della Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT). Docente di “etica e strategie di comunicazione” nel Master in “Linguaggi del Turismo e Comunicazione Interculturale” presso il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi RomaTre. È Accademico di merito e Consigliere delegato ai rapporti istituzionali per l’Accademia Angelico Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze. Consigliere nazionale e Responsabile Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali del Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CONI), è Consigliere del Club Italia Amatori Rugby (FIR), membro dell’Unione Stampa Filatelica Italiana, è anche Socio Onorario del simposio giuridico “IusArte”. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Per Edizioni Efesto ha pubblicato “Templari. Dal ducato di Puglia e Calabria, all’Italia del III Millennio”, con Livio Frittella (2017) e “Parole intonate. Manuale teorico-pratico dell’arte di parlare in pubblico”, con Bruno Poggi (2018).

L’Occhio di Horus

Horus, figlio di Iside e Osiride, è il dio falco, venerato per la caccia, la bellezza, l’arte e la musica. Successivamente è stato connesso al dio Ra. Possedeva il dono della chiaroveggenza e governava tutti gli elementi naturali. L’Occhio di Horus conosciuto anche come “wadjet” è simbolo di protezione, prosperità e potere regale. E’ un simbolo potente e ricco di energia positiva. Graficamente è costituito da un occhio sovrastato dal sopracciglio e sotto da una spirale, per alcuni è il tratto residuo del piumaggio del falco, animale del quale Horus prende le sembianze, ma anche la rappresentazione dei segni di lacrime. 

 

wḏȝ – udjat “preservare” o “protezione”.

 

Secondo la mitologia egizia abbiamo due versioni:

  • Horus voleva vendicare l’uccisione di suo padre Osiride compiuta da Seth, fratello di Osiride. Nello scontro con lo zio Horus perse il suo occhio sinistro che si divise in sei parti.
  • Un’altra interpretazione invece, lega “l’occhio di Horus“ con “ l’occhio di Ra“, il quale sarebbe stato perso. La sua ricerca viene affidata a Shu e Tefnut ( il secco e l’umido ). La ricerca però dura a lungo e non porta risultati, allora il dio del sole trova un nuovo occhio e non vuole più privarsene. Ecco perché sempre secondo la leggenda Ra avrebbe trasformato l’occhio in un serpente sulla sua fronte chiamato ureo.
Disco solare con Urei. Rappresentazione dell”Occhio di Ra.

        

Usato come amuleto l’Occhio di Horus come fosse un occhio superiore che amplifica la vista e permette di distinguere realtà e illusione. L’Occhio di Horus è spesso scelto come tatuaggio, secondo la tradizione chi vuole disegnare sulla sua pelle questo simbolo egizio deve farlo sulla schiena, sulla nuca o sulle spalle, in questo modo lo sguardo vigile di Horus protegge dai pericoli che la semplice vista umana non è in grado di percepire.ù

Questo amuleto ebbe grande importanza e diffusione nell’antica civiltà egizia. Venne posto anche all’interno dei bendaggi che avvolgevano il corpo del defunto, oltre che su rilievi, incisioni e papiri, in quanto simbolo di rigenerazione. Era portato da uomini, divinità o animali sacri; poteva essere dipinto sulle navi come segno apotropaico di protezione durante il viaggio, sui fianchi dei sarcofagi affinché il defunto potesse vedere nell’aldilà o sui muri di templi o tombe come difesa dai saccheggiatori.

Amuleto (Udjat)

 

Nell’aritmetica egizia le parti costituenti l’udjat servivano a scrivere le frazioni, aventi il numero 64 come denominatore comune. Nella vita quotidiana invece, era usato come traduzione grafica delle unità di misura dei cereali. Ciascuna parte aveva un valore di frazione dell’intero, così come di rappresentazione dei sensi umani:

  • la parte verso il naso rappresentava la frazione 1⁄2 e l’olfatto (il naso);
  • la pupilla rappresentava la frazione 1⁄4 e la vista (la luce);
  • il sopracciglio rappresentava la frazione 1⁄8 e il pensiero (la mente);
  • la parte verso l’orecchio rappresentava la frazione 1⁄16 e l’udito (l’orecchio);
  • la coda curva rappresentava la frazione 1⁄32 e il gusto (il germoglio del frumento);
  • il piede rappresentava la frazione 1⁄64 e il tatto (il piede che tocca terra).

Sommando le varie parti si ha un totale di 63⁄64: si riteneva che il restante 1⁄64 fosse stato aggiunto dal dio Thoth ( dio dalla testa di Ibis, della scrittura e della sapienza ) sotto forma di poteri magici.

Dio Thoth

Sebbene l’ antica civiltà egizia sia ormai conclusa, la credenza nel potere dell’ Occhio di Horus è rimasta viva, infatti questo simbolo è molto utilizzato anche oggi. Ad esempio, nei paesi del Mediterraneo, i pescatori così come nei tempi andati dipingono l’occhio sulle loro barche come simbolo di protezione. Inoltre, viene ancora usato nei gioielli come protezione contro le negatività esterne. E’ anche molto popolare tra templari, massoni, rosacrociani e anche nell’occultismo, i quali vedono questo amuleto non solo come simbolo protettivo, ma anche come simbolo di potere, magia e conoscenza.

 

Bibliografia:

  • Làszlò Kàkosy e Alessandro Roccati, La magia in Egitto ai tempi dei Faraoni, Modena, Panini, 1991;
  • Alessandro Bongioanni e Maria Croce, The Treasures of Ancient Egypt: From the Egyptian Museum in Cairo, Universe Publishing / Rizzoli Publications Inc., 2003;
  • Miti dell’antico Egitto, Giunti Editore, 2003, ISBN 8844027380;
  • Alan Gardiner, Egyptian Grammar, Oxford 1927-1994;
  • Saverio Battente, Massoneria Illustrata, disegni di Giulia Redi, Presentazione di Gustavo Raffi, Betti Editrice Siena 2010

 Sitografia:

 

 

Il simbolismo dell’Emblema dei Rosacroce

La ROSA è sempre stata il vero punto focale del regno vegetale; fu dapprima consacrata ad Afrodite e a Iside come salvatrice, secondo quanto racconta Apuleio ne ’”L’asino d’oro”. Poi fu chiamata a rappresentare la Vergine Maria quale rosa mistica o rosa senza spine. Va ricordato che un tempo la pentecoste veniva chiamata “Pasqua rosata” perché la commemorazione della discesa dello spirito santo veniva celebrata con una pioggia di petali di rosa. Nei trattati ermetici la rosa era considerata l’emblema dell’unione dello spirito all’anima e del maschile al femminile, ossia raffigurava la “divina androginia”. Per i rosacroce, la rosa è il simbolo della natura del desiderio, rossa come il sangue di Cristo che si è sacrificato sulla croce per la salvezza dell’uomo.

La CROCE rappresenta invece il percorso di abnegazione per arrivare all’illuminazione. I suoi bracci esprimono l’idea del divino (braccio verticale) come unione tra cielo e terra e dell’immanente (braccio orizzontale) in cui tutti gli uomini sono sullo stesso piano, tutti fratelli in quanto figli di Dio. La croce è resa vivente dalla rosa, la sapienza è resa vivente dalla fede. E’ l’inizio e la fine del cammino spirituale secondo la visione rosacrociana.

Balthazar L’implacabile

Negli anni mi sono sempre considerato un appassionato di fumetti a 360°, che non si fossilizza solo su una sola tipologia, manga, comics, graphic novel ecc., e anche per quanto riguarda la provenienza, infatti la mia collezione di fumetti annovera oltre ai classici fumetti di provenienza americana e giapponese, anche opere argentine, italiane, franco-belga e così via. Non ho mai disdegnato nemmeno se essi erano prodotti da grandi o piccole case Editrici, o fossero anche solo delle auto produzioni.

Ho fatto questa premessa, perché un paio anni fa, durante una manifestazione fumettistica, vidi i primi numeri di un fumetto che mi aveva molto incuriosito, dopo aver chiesto alcune informazioni ai due autori, Alessandro Sidoti e a sua moglie Rossana Barretta riguardanti la loro opera, mi convinsi a prenderlo. L’opera in questione si intitola Balthazar l’Implacabile, un’opera fumettistica a detta dei due autori, per altro molto simpatici e disponibili, con un percorso narrativo già delineato, infatti è stata loro intenzione fin dall’inizio realizzare una saga con un inizio e una fine, di cui i vari capitoli, rilegati nei vari volumi, si possono anche leggere a sé come storie autoconclusive.

La trama poi si sviluppa pian piano in un crescendo sempre pieno di colpi di scena, dove non solo viene approfondita la storia e le origini del protagonista Balthazar, ma anche quella degli altri personaggi della saga.Questo da un certo punto di vista narrativo fa apprezzare la storia sotto molti punti di vista, per certi versi sembra che via via che si sviluppa la trama, non vi sia un solo protagonista, ma che siano tutti protagonisti, anzi per utilizzare un altro termin, per chi come me ha letto Balthazar, più che protagonisti sono tutte pedine di un grandissimo gioco cosmico. Anche la trama è molto ben articolata, infatti, nonostante la presenza di demoni, vampiri, templari e cacciatori di vampiri, non è il classico scontro tra bene e male, anzi di questo non vi è proprio traccia, il protagonista Bathazar, infatti, nonostante sia l’ultimo di una stirpe di cacciatori di demoni conosciuti come i Mietitori, per raggiungere il suo scopo di eliminare tali  creature non si fa scrupolo di utilizzare ogni mezzo, derivante sia dai suoi poteri legati alla negromanzia e occultismo, che dallo sfruttare anche altre risorse come persone innocenti. Infatti, per via di questo suo agire, e per le forze dell’ordine, è considerato un criminale e anche un possibile terrorista. Anche tra le file dei vampiri vi sono delle incongruenze, nonostante alcuni di essi siano creature delle tenebre, in alcuni di loro vi è una specie di codice d’onore da affrontare. I templari stessi nonostante si considerino i guardiani della luce divina, molto spesso, pur di sconfiggere le creature maligne, lasciano morire gente innocente anche se hanno le risorse per poterlo evitare, con la scusante che esse sono servite per un cosiddetto “bene superiore”. Possiamo classificare quest’opera fumettistica come un horror, in quanto vi sono demoni, vampiri e creature occulte, un noir in quanto non vi sono personaggi “buoni” nel senso stretto del termine e, per via di molte altre considerazioni, lo possiamo anche definire sia un action che un pulp a livello tarantiniano.

Il protagonista è Balthazar, un ragazzo orfano di origine medio-orientale dal carattere impulsivo e passionale che molto spesso lo caccia nei guai, con una caratteristica che lo distingue da tutti gli altri, egli è un Mietitore, una sorta di cacciatore di demoni e vampiri, le cui armi sono i suoi poteri negromantici e la sua arma, al cui interno è racchiuso uno spirito chiamato Faust, che lo guida nella sua missione e lo aiuta nel combattere le creature della notte. L’origine dei suoi poteri e lo scopo per cui esistono i mietitori sono ancora avvolte nel mistero. Nel suo peregrinare per il mondo a combattere tale flagello, Balthazar si imbatte anche in una setta segreta di Templari, che da secoli perora la causa della “Luce” e ogni creatura oscura è considerata il nemico da abbattere con ogni mezzo e danno collaterale possibile, infatti per i templari, anche i mietitori sono uno dei mali da estinguere e uno dei loro adepti, la “templare” Sarah Jane Stacy, nei confronti di Balthaar ha fatto anche una questione personale ed è disposta a utilizzare ogni mezzo possibile sia come membro dei templari che come ufficiale di polizia per scovare ed eliminare il “male” e Balthazar dalla faccia della Terra. A mettersi in mezzo nella ricerca di Balthazar vi è anche una figura misteriosa di nome Cross, un vampiro che in precedenza era stato un gran maestro templare durante le crociate e che si è votato al “lato oscuro” in quanto, secondo il suo distorto senso dell’onore, i suoi confratelli templari sono usciti dal loro cammino iniziale di guardiani della luce, questi e altri personaggi ruotano intorno al mondo di Balthazar fino allo scontro finale, dove una delle parti in causa alla fine dominerà sulle alte.

Un ottimo fumetto sotto tutti i punti di vista, con una trama che si sviluppa via via che la storia prosegue, senza mai annoiare il lettore, aggiungendo pian piano pezzi dell’enorme puzzle che compongono le origini di Balthazar e sullo scopo di questa guerra tra forze occulte, dove sembra che all’orizzonte non ci sia mai una fine, e le cui battaglie non si limitano solo a un singolo luogo geografico, ma si allarga ai quattro punti cardinali in vari scenari, da Los Angeles, alle terre desertiche del Medio Oriente, fino alle nevi eterne della Scandinavia, patria delle leggende vichinghe. Combattimenti all’ultimo sangue senza esclusioni di colpi, dialoghi e ambientazioni intriganti e scene d’azione al cardiopalma, colpi di scena sensazionali il tutto arricchito da ottimi disegni puliti e ben illustrarti, per gli amanti del noir e dell’horror e per chi ama le autoproduzioni, Balthazar l’Implacabile è un’opera che secondo il mio parere dovrebbe far parte della vostra collezione.

Il percorso di studi scientifici di Alessandro Sidoti lo ha portato a cambiare da informatico e grafico, evolvendo il suo naturale interesse  su cinema, letteratura e fumetti a diventare uno scrittore, sceneggiatore, game designer. Dalla fantascienza, suo primo amore, si è allargato anche all’horror e al fantastico. Scrive racconti e romanzi  e sta lavorando al suo primo gioco di ruolo completamente originale.  Ha frequentato innumerevoli stage  di scrittura creativa e sceneggiatura a Pisa e a Genova con valenti insegnanti. L’incontro professionale con Rossana Berretta, sua moglie, e la vittoria nel 2011 alla fiera del fumetto Romics in un concorso di fumetti per esordienti, ha fatto nascere la saga di “Balthazar L’Implacabile”, quella che è stata più volte definita una delle migliori autoproduzioni a fumetti  dell’ultimo decennio. I suoi progetti attuali sono molti: una Graphic Novel “MoBDY’KK 31”, versione fantascientifica del celebre classico di Melville, “Ars Moriendi” GDR ambientato nello stesso universo di Balthazar, una raccolta di racconti brevi ambientati nell’epoca Sengoku dell’antico Giappone, un romanzo horror storico e molto molto altro.

Rossana Berretta, nata a Savona il 21/2/1980 e diplomata con 60/60 al Liceo Artistico, frequenta assiduamente con risultati assai proficui la Scuola Chiavarese del Fumetto, maturando come persona ed illustratrice. Lavora fin dai primi tempi a progetti grafici diversificati. Una personalità eclettica e poliedrica, difficile da inscrivere in uno schema fisso. Questo le permette di lavorare sia su illustrazioni, che tavole di arte classiche, fumetti. Annovera tra i suoi lavori opere di vario formato e tipo. Copertinista del secondo volume di “Andromeda” (rivista di fantascienza, ed. Ailus Editrice). Disegnatrice e copertinista ufficiale di “Balthazar L’Implacabile” (saga a fumetti, dal 2013 in poi, ed. Dimoon), “Il Riflesso” (racconto di Alessandro Sidoti, Dimoon 2016), “La Via delle Ombre” (Racconti di Alessandro Sidoti, 2016), “Verso Moby Dick 31” (di Alessandro Sidoti, Dimoon 2017).

Per ogni novità su Balthazar l’Implacabile e su altre future opere realizzate da Alessandro e Rossana le potete trovare qui o nel sito Balthazarlimplacabile.altervista.org oppure su Fb alla pagina, Facebook.com/balthazarlimplacabile.

Cosa si cela dietro al film The Broken Key?

In un futuro non lontano, la libertà dell’essere umano è in pericolo. Il mondo è controllato dalla “Grande Z”: la Zimurgh Corporation. La “Legge Schuster” sull’eco-sostenibilità dei supporti regna sovrana. La carta è un bene raro. Stampare è reato. Sullo sfondo di questa realistica visione del domani, il ricercatore inglese Arthur J. Adams viene spinto all’avventura dal padre putativo, il professor Moonlight. La ricerca del frammento mancante di un antico papiro, protetto dalla misteriosa confraternita dei seguaci di Horus, viene ostacolata da indecifrabili omicidi legati ai sette peccati capitali. Arthur dovrà addentrarsi nei meandri di un’impenetrabile e misteriosa metropoli del futuro, specchio della sua anima, per ritrovare il pezzo mancante e salvare l’umanità intera.

L’obiettivo di Louis Nero, regista di The Broken Key?, è quello di realizzare un film concepito sulla linea orizzontale delle Sette Arti Liberali, la cui pratica ascetica – secondo la fulgida interpretazione Dantesca – può portare alla trasmutazione dei Sette Peccati Capitali nelle corrispondenti Virtù Cardinali. L’intento è quello di far vivere al pubblico, come al protagonista, un percorso di purificazione spirituale dai peccati, ambientato in una visionaria Torino del futuro, dove la cultura popolare è intrisa di palpabile mistero. Dove la trama si muove tra leggende che aspettano da secoli di essere ripercorse. Un viaggio simbolico ed emozionante, disseminato d’insidie e repentini colpi di scena. La via del ritorno alla sapienza e alla nostra casa nel cielo. Conosci te stesso e conoscerai il tuo Dio.

Cast d’eccezione per questa pellicola che vede tra gli altri Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, Franco Nero, William Baldwin, Kabir Bedi, Maria De Medeiros, Marc Fiorini, Andrea Cocco, Diana Dell’Erba, Marco Deambrogio, Walter Lippa

Cosa c’è dietro The Broken Key? Si narra che Hieronymus Bosch (1450-1516), pittore rinascimentale tra i più importanti di tutti i tempi, facesse parte di un misterioso ordine noto come “La Confraternita del Libero Spirito”, gruppo filosofico riconducibile ai leggendari Seguaci di Horus, custodi di un segreto che avrebbe potuto cambiare le sorti del mondo intero. Tra i guardiani che si sono avvicendati nei secoli si annovera la nobile presenza della regina egizia Ankhsen-pa-aton che, costretta dalla casta sacerdotale a scappare dall’Egitto, decise di rifondare, in una nuova città, il mito solare di Aton: Taurasia, (oggi conosciuta come Torino).

Bosch già rivelava, attraverso i suoi dipinti, la possibilità di raggiungere uno stato di grazia operandosi in un percorso di ricerca interiore, attraverso la liberazione dal male e dai peccati capitali. La stessa strada già conosciuta dagli egizi che seguivano la via tracciata dal Dio Thot, colui che realizza i progetti del Creatore. Lo stesso arcano, di natura fisica e metafisica, era universalmente conosciuto, in altri luoghi, in altri tempi, da altri studiosi, maestri, o alchimisti. Nikolas Tesla (1856-1943) asseriva l’esistenza di una forza, un’energia magnetica e nascosta che scaturisce dalla nostra anima. Nel Rinascimento fu ritrovata la tomba dell’antica regina egizia, saccheggiata del sarcofago e dei preziosi monili, ma non del suo tesoro più prezioso: la chiave d’oro di Ankh, chiusa in una povera custodia di legno e per questo, probabilmente, ritenuta di nessun valore. Il pregiato reperto fece sparire le sue tracce quando, rinvenuto poi nell’anno 1516, fu consegnato al giovane Carlo Domenico Del Carretto, signorotto del feudo di Saliceto e “Maestro Segreto del Libero Spirito”. Lo stesso nobile piemontese fu l’artefice di un monumento templare, la facciata della chiesa di San Lorenzo, ricca di simbologie alchemiche.

Alcuni secoli dopo, nonostante i Templari (che lasciarono testimonianza del loro passaggio proprio nelle stesse terre del Carretto) fossero scomparsi da circa duecento anni, nuovi Maestri Segreti del Libero Spirito trasferirono a Torino la scatola di legno contenente la misteriosa chiave. In quel periodo altri maestri furono intenti a rimodellare la città secondo l’arcaica simbologia della rosa alchemica e della chiave spezzata, segreti che hanno contribuito a conferire a Torino l’appellativo di Città Magica. Ognuno di noi custodisce una chiave spezzata. Ognuno di noi è chiamato, in vita, a ricomporla. Arthur lo scoprirà man mano che si addentrerà nel mistero, risolvendo gli omicidi rituali in cui si imbatte, e mettendo insieme i pezzi di una mappa disegnata secoli prima da Bosch, per ritrovare la chiave perduta: il nuovo Graal. I documenti, i dipinti, i reperti qui citati sono realmente esistenti. Gli eventi storici narrati costituiscono la riproduzione fedele di fatti realmente avvenuti. I soli avvenimenti ambientati nel futuro sono frutto di immaginazione.

Il tempio perduto dei Templari

Come in Alice nel Paese delle Meraviglie, basta seguire un coniglio ed entrare nella sua tana per scoprire un mondo meraviglioso. No, non stiamo parlando di un fantasy ma di una scoperta archeologica molto interessante avvenuta in questi giorni. Il fotografo Michael Scott, insieme ad alcuni esploratori della contea di Shropshire nella regione delle Midlands Occidentali, in Inghilterra, hanno deciso di entrare in quella che sembrava essere una normale tana per conigli nel sottobosco, un semplice foro che si è rivelato il corridoio di entrata per una grotta interamente scolpita nella roccia, sede di un antico tempio dei Templari di circa 700 anni fa.

Il fotografo che è riuscito ad entrare nell’antro e ad illuminarlo con faretti a led, ha dichiarato: “Considerando da quanto tempo è lì, le condizioni di questa caverna sono stupefacenti … il tempio si trovava appena un metro sotto terra”.

Assassin’s Creed: Brotherhood, il capolavoro di Ubisoft che ci porta a Roma

Amici nerd e amiche geek, quante volte ci siamo persi nelle strade di una Roma virtuale, arrampicandoci su monumenti secolari e saltando tra i tetti, con un senso di libertà quasi tangibile? Se la risposta è “spesso”, allora sapete benissimo di cosa sto parlando: di Assassin’s Creed: Brotherhood, il terzo, indimenticabile, capitolo della saga di Ubisoft che ha cementato il mito di Ezio Auditore da Firenze. Uscito originariamente nel lontano 2010 per PlayStation 3, Xbox 360 e PC, e poi tornato in tutto il suo splendore in versione rimasterizzata nel 2016, questo videogioco non è un semplice “more of the same”, ma una vera e propria evoluzione, un’immersione totale nel cuore del Rinascimento italiano, tra storia, intrighi e lame celate.

Lasciate che vi porti per mano in questo viaggio nel tempo, perché Brotherhood non è solo un gioco, ma un’esperienza narrativa e di gameplay che merita di essere analizzata a fondo, oltre la semplice scheda tecnica.

L’alba di un nuovo credo: la storia che non ti aspetti

La trama di Brotherhood riprende esattamente da dove avevamo lasciato il nostro amato Ezio alla fine di Assassin’s Creed II. Ma se il capitolo precedente era la storia di una vendetta personale, qui la narrazione si fa più matura, più complessa. Roma non è solo uno sfondo, è la vera protagonista. Sotto il pugno di ferro della famiglia Borgia, la Città Eterna è un covo di corruzione e oppressione. Ezio, che ha ormai raggiunto la sua consapevolezza come Maestro Assassino, non combatte più solo per sé, ma per un ideale. La sua missione è liberare la popolazione, distruggendo le torri dei Templari e, soprattutto, ricostruendo la Confraternita degli Assassini dalle sue ceneri.

Ed è qui che il gioco dispiega il suo vero cuore pulsante: la possibilità di reclutare e addestrare nuovi adepti. Ogni volta che si salva un cittadino dalla minaccia dei Borgia, si ha la sensazione di ridare speranza a un pezzo di storia. Questi giovani apprendisti diventano i nostri occhi, le nostre mani, un prolungamento della nostra volontà. E come non citare i personaggi storici che incrociamo lungo il cammino? Da un geniale ma tormentato Leonardo da Vinci a un cinico e acuto Niccolò Machiavelli, fino all’inquietante e carismatico Cesare Borgia, ogni figura storica non è un semplice cameo, ma un tassello fondamentale di un affresco più grande, rendendo il mondo di gioco vivo e credibile.


Il gameplay che ha fatto scuola: tra fluidità, innovazione e multiplayer

Se la storia ci tiene incollati allo schermo, è il gameplay che ci fa innamorare. Ubisoft ha perfezionato la formula, rendendo i movimenti di Ezio ancora più fluidi e reattivi. Il sistema di combattimento è stato snellito e reso più dinamico, con la possibilità di concatenare uccisioni multiple in un balletto mortale di eleganza e precisione. Ma la vera rivoluzione è l’introduzione della Confraternita. Poter chiamare in aiuto i propri assassini, vederli comparire all’improvviso per eliminare un bersaglio o creare un diversivo, è un’esperienza tattica e visiva di una soddisfazione impagabile.

E poi ci sono i gadget! Oltre alla fidata lama celata, Brotherhood ci ha regalato un arsenale di giocattoli letali e geniali, dalla silenziosa e letale balestra alle macchine volanti di Da Vinci, che ci permettono di esplorare la mappa vasta e dettagliata di Roma con una libertà senza precedenti. E come non menzionare la geniale modalità multiplayer? All’epoca, l’idea di un multiplayer competitivo in un gioco stealth era audace. E ha funzionato alla perfezione. Infiltrarsi tra la folla, mimetizzarsi e cacciare il proprio bersaglio, mentre si è a propria volta la preda di qualcun altro, è un gioco di nervi e strategia che ancora oggi non ha eguali.


Un’immersione sensoriale: arte, musica e doppiaggio

Non si può parlare di un’opera come Brotherhood senza rendere omaggio al suo lato artistico e tecnico. La grafica è un vero e proprio inno a Roma. Ogni angolo, ogni strada, ogni monumento è ricreato con una cura maniacale, con una resa visiva impressionante che sfrutta al meglio le potenzialità hardware dell’epoca (e le migliorie della remastered). La luce che filtra tra le colonne del Colosseo, l’ombra che si allunga tra i vicoli del Trastevere… tutto contribuisce a un’atmosfera incredibilmente suggestiva.

Ma se la vista è appagata, l’udito è estasiato. La colonna sonora di Jesper Kyd è una perla di rara bellezza. Epica, avvincente e al tempo stesso intima, accompagna ogni momento di gioco con una maestria che pochi compositori di videogiochi possono vantare. E la ciliegina sulla torta? Il doppiaggio. Credibile, espressivo e con voci che hanno lasciato un segno indelebile nel cuore di ogni fan, dai dialoghi sferzanti di Ezio alle conversazioni profonde che intessono la trama.

Il verdetto finale: un titolo che ha fatto la storia

Assassin’s Creed: Brotherhood non è solo “il gioco di mezzo” nella trilogia di Ezio. È il capitolo che ha portato la serie a un nuovo livello, unendo storia, azione, avventura e innovazione in un mix esplosivo e indimenticabile. È un gioco imperdibile per chiunque ami i giochi di ruolo e lo stealth, e un must-have per i fan di Ezio e della Confraternita. Ha ricevuto un’accoglienza entusiasta dalla critica e dal pubblico per un motivo ben preciso: è un capolavoro. E se non l’avete ancora giocato, o se volete rivivere le emozioni di quel viaggio, è il momento perfetto per tornare a Roma, perché il credo degli Assassini è più vivo che mai.

E voi, che ricordi avete di questo capitolo? Siete d’accordo che sia uno dei migliori? Oppure preferite altri momenti della saga? Fatecelo sapere nei commenti e non dimenticate di condividere l’articolo con tutti i vostri amici nerd! Il dibattito è aperto!