saldaPress lancia il suo catalogo digitale in collaborazione con StreetLib

saldaPress, una delle realtà editoriali più dinamiche e riconoscibili del panorama italiano del fumetto, fa il suo ingresso nel mercato digitale inaugurando una collaborazione con StreetLib per il lancio dei propri fumetti e graphic novel in formato ebook.

“Le pagine da sfogliare, la carta, la libreria che cresce volume dopo volume: da lettori, amiamo tutto questo. Ma amiamo anche le grandi storie che ci seguono ovunque, senza limiti di spazio o di peso. Ecco perché lo sbarco del catalogo saldaPress nel mondo digitale rappresenta un’importante aggiunta alla nostra offerta. Una novità che abbiamo sviluppato grazie alla collaborazione vivace e dinamica con StreetLib, tra le realtà più importanti del settore. E ci sembra anche il modo migliore per festeggiare insieme ai nostri lettori i 25 anni della casa editrice.”

ha dichiarato Andrea Ciccarelli, Direttore Editoriale e co-fondatore di saldaPress.

Fondata nel 2021 a Reggio Emilia e conosciuta per la capacità di intercettare le tendenze più vive del fumetto contemporaneo e la cura delle proprie edizioni, saldaPress si è affermata nel corso degli anni come punto di riferimento per i lettori italiani, portando in libreria grandi successi internazionali, insieme a nuove voci della scena italiana e progetti originali con una chiara impronta narrativa e artistica.

Il catalogo digitale di saldaPress

Oggi il catalogo saldaPress si apre a una nuova dimensione di accessibilità, con l’arrivo dei primi titoli in formato ebook sui principali store digitali. E questo grazie agli strumenti di produzione e alla rete di distribuzione digitale di StreetLib.

“Cresce il numero di editori italiani di fumetti che scelgono StreetLib per portare online i propri cataloghi.”, afferma Giovanna Russo, Head of Customer Relations di StreetLib. Che aggiunge: “Il lancio dell’offerta digitale di saldaPress rappresenta un nuovo e importante tassello nel percorso di diffusione del fumetto in formato ebook. Questa nuova collaborazione conferma la vitalità dell’editoria italiana a fumetti e il ruolo sempre più centrale del digitale.”

Tra i titoli più attesi saranno presenti da subito le serie della collana Energon Universe, – l’universo narrativo immaginato da Robert Kirkman e targato Skybound su licenza di Hasbro – ovvero Transformers e Void Rivals e G.I. Joe.

Ma approdano sul digitale anche tutta la serie di Invincible – il fumetto che ha ispirato la serie animata, con la quarta, attesissima stagione in uscita su Prime Video il 18 marzo – e la collana Universal Monster – nata dalla collaborazione tra Universal Pictures e Skybound – con titoli legati ai classici del cinema horror come Dracula, Frankenstein, La mummia e Il mostro della laguna nera.
E ovviamente non potrà mancare l’universo di The Walking Dead che vedrà il suo approdo nel mondo dell’editoria digitale in una doppia versione: quella originale in bianco e nero e la nuova, ancora in corso di pubblicazione in Italia come negli USA, completamente a colori.

 

Anche per ciò che riguarda i titoli di autori italiani, la linea di lancio è di tutto rispetto e presenterà sia graphic novel (Tanno di Giovanni Lindo Ferretti e Michele Petrucci, Il sogno di Vitruvio) e le serie Volt di Stefano “The Sparker” Conte e Ghostgun di Roberto Megna e Cardo Cid Lauro.

Con l’arrivo dei titoli più importanti – e via via anche tutti gli altri – sugli store digitali si apre un nuovo capitolo della vita di saldaPress, un passo verso un pubblico che sceglie agilità e flessibilità nella propria esperienza di lettura a fumetti.

G.I. Joe torna in Italia: Larry Hama, Skybound e il mito eterno di A Real American Hero

Avevo dieci anni quando ho capito che un fumetto poteva essere più di un fumetto. Era una di quelle mattine anni Novanta in cui le action figure invadevano il pavimento della cameretta e la linea tra gioco e narrazione semplicemente non esisteva. I G.I. Joe non erano solo soldatini. Erano un mondo. Erano missioni segrete, identità in codice, rivalità personali. Erano quell’idea molto americana di eroismo che noi, cresciuti tra Goldrake e Rambo, abbiamo imparato a decodificare con naturalezza.

Oggi, dopo decenni di passaggi editoriali, reboot, rilanci e universi condivisi, G.I. Joe: A Real American Hero arriva finalmente in Italia in una nuova fase sotto l’egida di Skybound Entertainment. E per chi sa cosa significa quel titolo, non è solo un’uscita da fumetteria. È un pezzo di storia del fumetto americano che torna a bussare alla nostra porta.

Larry Hama non è solo un autore: è memoria vivente

Parlare di G.I. Joe senza parlare di Larry Hama sarebbe come raccontare Spider-Man ignorando Stan Lee. Hama non è stato semplicemente lo sceneggiatore della serie nata nel 1982 sotto l’etichetta di Marvel Comics. È stato l’architetto di un universo narrativo che ha trasformato una linea di giocattoli Hasbro in un racconto militare seriale sorprendentemente stratificato.

Chi ha letto quelle storie lo sa: sotto l’azione, sotto i Cobra che tramano nell’ombra e le operazioni speciali ad alto rischio, c’era una scrittura attenta ai dettagli, alle dinamiche di squadra, alla psicologia dei personaggi. Snake Eyes non parlava, ma comunicava più di tanti protagonisti logorroici. Cobra Commander non era solo un villain caricaturale, ma un simbolo distorto di potere e paranoia.

Hama ha attraversato epoche editoriali, ha scritto Wolverine, ha creato Bucky O’Hare, ha lavorato in teatro e perfino in TV. Nel 2024 è entrato nella Hall of Fame degli Harvey Awards. Eppure continua a scrivere G.I. Joe come se fosse ancora il 1982. Con la stessa energia. Con la stessa coerenza. Con la stessa ostinazione.

Ed è questo che rende il nuovo ciclo pubblicato da Skybound qualcosa di più di un’operazione nostalgia.

Dall’Energon Universe al ritorno delle origini

Negli ultimi anni il cosiddetto Energon Universe ha riacceso l’interesse attorno ai personaggi Hasbro, intrecciando Transformers e G.I. Joe in una nuova visione condivisa. Una generazione che non ha mai sfogliato gli spillati Marvel degli anni Ottanta sta scoprendo oggi quei codici narrativi.

Ma l’arrivo in Italia di G.I. Joe: A Real American Hero Vol. 1 grazie a saldaPress, contenente gli episodi 301-305, non è un semplice spin-off del rilancio moderno. È la prosecuzione diretta della saga storica. Un flusso narrativo che non si è mai davvero interrotto, ma ha cambiato casa editrice fino ad approdare stabilmente sotto Skybound.

Alla matita troviamo Chris Mooneyham, artista che molti ricordano per lavori su Predator e crossover muscolari dal taglio oscuro. Il suo tratto è nervoso, dinamico, con una fisicità che restituisce peso ai corpi e tensione alle scene d’azione. Non cerca di imitare il passato. Lo rispetta, ma lo aggiorna.

La sensazione, leggendo queste nuove storie, è quella di ritrovare un vecchio amico che nel frattempo ha vissuto, è invecchiato, ma conserva lo stesso sguardo determinato.

Fumetto e action figure: un legame che non è mai stato marketing puro

Chi non ha vissuto quell’epoca potrebbe pensare che G.I. Joe sia nato per vendere giocattoli. Ed è vero, in parte. Ma la magia è avvenuta nel momento in cui la narrazione ha superato il prodotto. I file-card sul retro delle confezioni, scritti proprio da Hama, erano micro-biografie dense di dettagli. Quelle schede tecniche erano worldbuilding puro.

Noi leggevamo quelle righe come se fossero dossier top secret. Inventavamo missioni. Costruivamo continuity personali.

Il fumetto ha fatto il resto, dando spessore, conseguenze, drammi. Ha introdotto la serialità emotiva in un contesto che avrebbe potuto rimanere superficiale. E in un periodo storico in cui il fumetto mainstream americano era ancora ancorato a supereroi in calzamaglia, G.I. Joe offriva realismo militare, tattica, spionaggio.

Oggi, in un mercato dominato da universi condivisi e reboot continui, ritrovare una serie che prosegue linearmente da oltre quarant’anni è quasi un atto di resistenza culturale.

Perché G.I. Joe parla ancora al presente

Il mondo è cambiato. La percezione dell’eroismo è cambiata. Il concetto stesso di “eroe americano” è stato messo in discussione più volte. Eppure G.I. Joe continua a funzionare perché non è propaganda. È racconto di squadra. È conflitto ideologico incarnato. È tensione tra disciplina e individualità.

Cobra non è solo un’organizzazione terroristica da fumetto. È la rappresentazione caricaturale delle derive del potere. I Joe non sono santi. Sono soldati con fragilità, traumi, errori.

Chi oggi ha vent’anni e si avvicina per la prima volta a questa serie troverà azione pura, sì. Ma anche un ritmo narrativo diverso rispetto al decompressed storytelling contemporaneo. Hama scrive denso. Non spreca pagine. Ogni numero spinge avanti trama e caratterizzazione.

E per chi, come me, è cresciuto tra VHS, prime connessioni 56k e forum dedicati alle continuity più oscure, questa pubblicazione italiana è anche un piccolo risarcimento storico. Perché G.I. Joe in Italia non ha mai avuto la centralità che meritava.

L’edizione italiana e il peso simbolico di questo arrivo

Il volume arriva in edizione regular con copertina di Andy Kubert e in variante firmata da Mike Mayhew. Dettagli che, per un collezionista, fanno la differenza. Ma il punto non è solo l’oggetto.

Il punto è che finalmente G.I. Joe: A Real American Hero trova spazio sugli scaffali italiani in una versione che non è riassunto, non è reboot, non è adattamento televisivo. È la serie madre. È la linea narrativa autentica.

E questo, per chi ama la storia del fumetto USA, ha un valore specifico.

Perché G.I. Joe non è solo intrattenimento. È un tassello fondamentale della cultura pop transmediale. È uno dei primi esempi riusciti di integrazione tra giocattolo, fumetto e serie animata. È un caso di studio perfetto per chi si occupa di storytelling seriale.

Tra nostalgia e futuro

Rileggere oggi queste pagine significa fare i conti con la propria memoria culturale. Con le mattine passate a inventare battaglie sul tappeto. Con le prime edicole frequentate da soli. Con quell’idea di avventura che non aveva bisogno di cinismo.

Ma significa anche riconoscere che il fumetto seriale può attraversare le generazioni senza perdere identità.

G.I. Joe non ha mai cercato di essere cool. Non ha mai inseguito le mode. Ha continuato a raccontare la sua guerra eterna contro Cobra con coerenza quasi testarda. E forse è proprio questa coerenza ad averlo salvato.

In un panorama editoriale dove tutto viene smontato e ricostruito ogni cinque anni, vedere Larry Hama ancora al timone è quasi commovente.

E adesso la domanda è inevitabile.

Quanti di voi hanno ancora una vecchia action figure dei Joe nascosta in qualche scatolone? Quanti hanno scoperto il brand solo attraverso i film o l’Energon Universe?

Perché la verità è che questo ritorno italiano non riguarda solo un fumetto. Riguarda un pezzo della nostra educazione pop. E forse è il momento giusto per capire cosa significhi oggi essere, davvero, “A Real American Hero”.

Parliamone nei commenti di CorriereNerd.it. Perché certe storie non si archiviano. Si tramandano.

BABS: Garth Ennis demolisce il fantasy tra satira feroce, barbarie e umorismo nero

Febbraio, per chi è cresciuto tra scaffali di fumetterie polverose e forum html scritti a mano, è sempre stato un mese traditore. Sembra corto, quasi innocuo, e invece ogni tanto piazza un colpo che ti ricorda perché continui a leggere fumetti dopo trent’anni di spade, mantelli e apocalissi assortite. Quest’anno quel colpo si chiama Babs, e il 13 febbraio arriva in Italia grazie a saldaPress, infilando una lama arrugginita dentro il fantasy classico e girandola senza troppi complimenti.

Parliamo di un volume firmato da Garth Ennis ai testi e Jacen Burrows ai disegni. Per chi, come me, ha attraversato gli anni Novanta con la stessa voracità con cui oggi scrolliamo timeline infinite, sono due nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Sono quelli che ti hanno fatto capire che il fumetto poteva essere sporco, sgradevole, feroce. Che poteva farti ridere e un secondo dopo toglierti la risata dalla bocca.

Ennis lo abbiamo conosciuto in epoche diverse della nostra vita. Io l’ho incontrato prima con Preacher, quando ancora internet era un rumore di modem e leggere certe storie sembrava quasi un atto di militanza culturale. Poi è arrivato The Boys, e il mondo intero ha scoperto che i supereroi possono essere qualcosa di molto meno rassicurante di quanto ci avevano raccontato. In mezzo, per chi ha stomaco, c’è stato anche Crossed, esperienza che ti segna e ti fa capire quanto sottile possa essere il confine tra provocazione e abisso.

Babs nasce esattamente in quella zona di confine. Solo che al posto dei supereroi o dell’orrore apocalittico, questa volta il campo di battaglia è il fantasy più archetipico possibile. Spade magiche, castelli decadenti, draghi, demoni, villaggi da saccheggiare. Roba che per noi, cresciuti tra le prime campagne di Dungeons & Dragons e le notti passate su Baldur’s Gate, è quasi casa. E proprio per questo fa male vederla presa a martellate con tanto gusto.

La protagonista è una ladra barbara che non ha nulla dell’eroina edificante. Babs non salva il mondo, non redime nessuno, non attraversa un arco morale da manuale di sceneggiatura. Babs entra in scena come una rissa in taverna: improvvisa, rumorosa, e lascia sempre qualcuno a terra. Accanto a lei c’è Barry, una spada magica che sembra progettata per smentire tutto quello che ci hanno insegnato gli artefatti leggendari. Dimenticatevi Excalibur, dimenticatevi le lame che sussurrano saggezza. Barry è probabilmente la spada più inutile mai forgiata, e proprio per questo diventa il contrappunto perfetto a una protagonista che non ha alcuna intenzione di essere mitizzata.

Leggendo Babs mi è tornato in mente quanto il fantasy, negli ultimi anni, sia diventato spesso una comfort zone. Anche quello più cupo, più “adulto”, tende comunque a rispettare certi codici. Ennis invece prende quei codici e li usa come carta da imballaggio. La banda di mezzuomini allo sbando guidata da un orco incel, la nave carica di elfi erotomani, i cavalieri troppo puri per essere credibili che predicano valori assoluti mentre sfruttano i più deboli. Tutto è grottesco, sopra le righe, eppure tremendamente riconoscibile.

Qui sta il punto che, da lettore di lungo corso, mi interessa davvero. Babs non è solo una parodia del fantasy. È una satira che usa l’ambientazione medievaleggiante come specchio deformante del presente. I cavalieri che parlano di dio, patria e famiglia mentre calpestano chi sta sotto di loro non sono poi così lontani da certe retoriche che vediamo ogni giorno fuori dalle pagine a fumetti. E la risata che ti scappa davanti a una scena assurda si trasforma in un mezzo sorriso amaro, perché capisci benissimo da dove arriva quella caricatura.

Jacen Burrows accompagna tutto questo con un segno che non cerca mai di abbellire. Niente patine epiche, niente coreografie eroiche studiate per l’action figure di turno. I corpi sono sporchi, i volti spesso stanchi, la violenza è secca, quasi burocratica. Chi ha ancora in testa l’atmosfera di Crossed ritroverà quella sensazione di disagio costante, quella pressione sottopelle che ti spinge a voltare pagina anche se una parte di te vorrebbe fermarsi.

E poi c’è il discorso editoriale. saldaPress negli anni ha costruito un catalogo che non ha mai avuto paura di osare, di portare in Italia fumetti divisivi, politicamente scorretti, difficili da incasellare. Babs si inserisce perfettamente in questa linea. Non è il fantasy rassicurante da regalare al cugino adolescente. È un volume per lettori adulti, per chi sa distinguere tra provocazione gratuita e satira consapevole, per chi ha ancora voglia di farsi mettere a disagio da una storia.

Leggere Babs oggi, da quarantenne cresciuto tra Goldrake in tv e le prime LAN party, ha un sapore particolare. Ti ricorda che il fumetto non è mai stato solo evasione. È stato sempre anche un campo di battaglia culturale, un luogo dove si potevano dire cose scomode travestendole da intrattenimento. E forse, in un momento storico in cui tutto viene immediatamente filtrato, commentato, polarizzato, un’opera così brutale e sfacciata ha ancora più senso.

Non è un fumetto che cerca consenso. Non ti chiede di amare la protagonista. Non ti offre una morale chiara da portare a casa. Ti mette davanti a un mondo fantasy devastato dal cinismo e ti chiede, senza troppe cerimonie, dove ti posizioni tu. Ridi? Ti indigni? Ti senti chiamato in causa?

Arrivato all’ultima pagina non ho avuto la sensazione di una chiusura. Piuttosto quella di aver assistito all’inizio di qualcosa che continuerà a far discutere. E forse è questo il punto. In un panorama dove spesso si gioca sul sicuro, Babs sceglie di essere scomodo. E io, che di fumetti ne ho letti abbastanza da riconoscere l’odore dell’operazione costruita a tavolino, qui sento invece la voce di autori che fanno esattamente quello che vogliono.

Adesso la palla passa a noi. Ai lettori che hanno attraversato epoche diverse della cultura geek e a quelli che stanno costruendo la propria identità nerd oggi, tra manga digitali e serie in streaming. Babs divide, irrita, diverte, provoca. La vera domanda non è se vi piacerà. È se siamo ancora disposti ad accettare un fantasy che non vuole essere rassicurante.

Io qualche idea ce l’ho. Ma sono curioso di leggere la vostra, magari sotto il post di CorriereNerd.it, dove le discussioni migliori iniziano sempre da un fumetto che non lascia tranquilli nessuno.

saldaPress chiude la linea manga: cosa significa davvero per il mercato italiano?

Quando una casa editrice decide di interrompere una linea editoriale dedicata ai manga, non si tratta mai soltanto di una comunicazione aziendale. È una frattura emotiva per i lettori, uno scossone per il mercato e un segnale che racconta molto più di quanto sembri a prima vista. La notizia è arrivata in modo chiaro: saldaPress chiude la linea manga Mangaka, avviata nel 2022, e insieme a essa si conclude anche il percorso legato al Massive-verse. Una scelta definita “dolorosa ma necessaria”, motivata da ragioni economiche che, a quanto dichiarato, non lasciavano alternative.

E qui bisogna fermarsi un attimo. Perché dietro quella parola – economiche – si nasconde una storia più complessa, fatta di costi in crescita, licenze internazionali, aspettative di vendita e una community che, come sempre, vive queste decisioni sulla propria pelle.


La fine della linea Mangaka: tra passione e sostenibilità

La linea Mangaka nasceva come il primo investimento strutturato di saldaPress nel fumetto giapponese, dopo l’esperienza pionieristica con L’Uomo Tigre nei primi anni Duemila. Un progetto ambizioso, pensato per ritagliarsi uno spazio in un mercato italiano dei manga sempre più competitivo.

Il debutto non era passato inosservato. Due opere di Atsushi Kamijo, fino ad allora inedito in Italia, avevano segnato l’inizio di un percorso che prometteva identità e personalità. To-Y, con il suo spirito punk rock e la sua energia ribelle, e Sex, racconto on the road sospeso tra malinconia e introspezione, erano scelte editoriali che parlavano a un pubblico curioso, forse meno mainstream ma affamato di qualità.

Poi il catalogo si è ampliato. Sono arrivati titoli come Alice & Zoroku, Kuma Kuma Kuma Bear, The Dungeon of Black Company, The Kingdoms of Ruin, Se la mia idol preferita arrivasse al Budokan, morirei, Ho creato una principessima, Aka x Kuro e Tegonia. Serie diverse tra loro per target e tono, ma accomunate da una linea grafica e produttiva curata.

Eppure, qualcosa non ha funzionato.

L’editore ha spiegato che l’aumento dei costi di produzione, aggravato dalla congiuntura economica internazionale, ha reso questi progetti non più sostenibili. Le vendite di alcune serie non hanno raggiunto numeri sufficienti a garantire continuità. Per titoli su licenza, inoltre, i tempi tecnici dei licenziatari hanno ritardato la comunicazione ufficiale dell’interruzione.

Chi segue il mercato sa bene quanto siano delicati gli equilibri tra costi di stampa, diritti internazionali e distribuzione. Il manga, per quanto sembri un settore in espansione costante, non è immune dalle logiche economiche. Anzi, è uno dei comparti più sensibili alle oscillazioni dei prezzi della carta e alle dinamiche di magazzino.


Massive-verse e Radiant Black: un capitolo chiuso a metà

Parallelamente alla chiusura della linea manga, si conclude anche il percorso legato al Massive-verse, universo supereroistico creato da Kyle Higgins e Marcelo Costa per Image Comics. In questo caso, almeno, il primo grande ciclo narrativo di Radiant Black è stato completato.

Per chi ama i supereroi indipendenti, il Massive-verse rappresentava una boccata d’aria fresca nel panorama dominato dai colossi. Vedere questo percorso interrompersi lascia una sensazione agrodolce. Non si parla di un fallimento creativo, ma di una scelta strategica per preservare la solidità complessiva della casa editrice.

Ed è qui che emerge la parte più razionale della vicenda. Una struttura editoriale deve proteggere il proprio catalogo principale, evitare che progetti in perdita mettano a rischio l’intero ecosistema. È una decisione che fa male, ma che rientra in una logica di sopravvivenza.


Il mercato manga in Italia: boom o illusione?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera esplosione del mercato manga in Italia. Fiere affollate, scaffali sempre più ampi nelle librerie generaliste, ristampe continue di serie cult. Sembrava un’espansione inarrestabile.

Eppure, dietro i numeri record di alcune serie mainstream, esiste un’altra realtà. I titoli meno noti, quelli di nicchia o con un taglio più particolare, fanno fatica a mantenere vendite costanti. Il pubblico è vasto, ma anche estremamente selettivo. Le nuove uscite sono tantissime, la concorrenza spietata, l’attenzione frammentata tra anime in streaming, videogiochi, social e infinite alternative di intrattenimento.

Quando un editore prova a diversificare, a proporre opere diverse dal solito battle shonen di turno, il rischio è sempre dietro l’angolo. Se il pubblico non risponde con continuità, la sostenibilità economica vacilla.

La chiusura della linea Mangaka diventa allora uno specchio del momento storico. Non è la fine dei manga in Italia, né un segnale di declino del settore. È piuttosto un promemoria: l’entusiasmo deve sempre fare i conti con i numeri.


Le scuse ai lettori e il peso delle serie interrotte

Uno degli aspetti più delicati riguarda le serie interrotte. Per chi segue un manga volume dopo volume, l’idea di non vedere mai conclusa una storia è un piccolo trauma nerd. L’editore ha chiesto scusa pubblicamente ai lettori e agli autori coinvolti, sottolineando di aver letto ogni commento e messaggio.

Chi colleziona sa cosa significa avere una serie incompleta sullo scaffale. È come un party RPG senza boss finale, una stagione cancellata con cliffhanger irrisolto. Il legame emotivo con un’opera non è solo economico, è affettivo.

Eppure, proprio in questa trasparenza si intravede un segnale positivo. Comunicare apertamente le ragioni, assumersi la responsabilità della scelta e spiegare il contesto è un gesto che rafforza il rapporto con la community, anche quando la notizia è amara.


Quale futuro per saldaPress e per i manga di nicchia?

La linea manga si chiude, ma la casa editrice continua il proprio percorso su altre linee attive, con l’obiettivo dichiarato di mantenere alta la qualità editoriale. È una riorganizzazione, non un addio al fumetto.

Resta però una domanda sospesa: quale spazio avranno in futuro i manga meno mainstream nel mercato italiano? Le grandi serie continueranno a dominare, ma chi scommetterà su opere più particolari? Ci sarà spazio per nuove etichette coraggiose, oppure assisteremo a una concentrazione sempre maggiore su titoli sicuri?

Ogni crisi è anche un momento di ridefinizione. Il pubblico nerd italiano è cresciuto, maturato, diventato più consapevole. Forse questo è il momento di riflettere su come sostenere le opere che amiamo, andando oltre l’acquisto occasionale e trasformando la passione in scelta concreta.


Una porta che si chiude, altre che si aprono

La chiusura della linea manga di saldaPress non è soltanto una notizia editoriale. È un tassello nel grande mosaico dell’evoluzione del fumetto in Italia. È la dimostrazione che il mercato è vivo, dinamico, ma anche fragile.

Da fan, la sensazione è quella di un addio prematuro. Da osservatrice del settore, vedo invece una scelta lucida, orientata alla sopravvivenza e alla continuità.

E adesso la parola passa a voi.

Avete seguito i titoli della linea Mangaka? Quale serie vi mancherà di più? Pensate che il mercato italiano dei manga sia davvero in salute o stiamo vivendo una fase di assestamento dopo il boom?

Parliamone nei commenti. Perché le storie non finiscono quando si chiude una collana editoriale. Continuano ogni volta che una community decide di discuterne, analizzarle e, soprattutto, sognare ancora.

saldaPress presenta Heretic di Robbie Morrison e Charlie Adlard

Il Rinascimento che ci hanno insegnato a scuola profumava di affreschi, mecenati illuminati e slanci umanisti. Quello raccontato da Heretic, invece, odora di sangue, pergamena bruciata e paura. Un’epoca splendida e crudele, in cui la conoscenza poteva salvarti la vita oppure condannarti al rogo, diventa il palcoscenico ideale per un graphic novel che mescola investigazione noir e thriller esoterico con una sicurezza quasi sfrontata. Qui la Storia non fa da semplice fondale: diventa una lama affilata che incide la carne dei personaggi e delle loro convinzioni. Firmato da Robbie Morrison e illustrato da Charlie Adlard, Heretic è uno di quei fumetti che non cercano scorciatoie. Morrison costruisce una trama che avanza come un processo inquisitorio: lenta, inesorabile, carica di tensione morale. Ogni pagina aggiunge un capo d’accusa contro la ragione, contro la superstizione, contro l’ipocrisia di un mondo che si proclama cristiano ma si nutre di terrore. Adlard, dal canto suo, rinuncia a qualsiasi abbellimento superfluo e affida tutto alla forza primitiva del bianco e nero. Le sue tavole non seducono: graffiano. Ombre profonde, volti scavati, architetture che sembrano schiacciare i personaggi come gabbie mentali prima ancora che fisiche.

Siamo ad Anversa, nel 1529. Non una città qualunque, ma un crocevia febbrile di commerci, idee e ossessioni. Tra canali e vicoli, una serie di omicidi rituali scuote una comunità già sull’orlo della paranoia. Il sangue diventa linguaggio, i simboli parlano più delle parole, e ogni cadavere sembra urlare una verità che nessuno vuole ascoltare. In questo clima di sospetto permanente, dove l’eresia è una colpa più grave dell’omicidio, entra in scena una delle figure più affascinanti mai portate in un fumetto storico: Cornelius Agrippa.

Agrippa non è un eroe nel senso classico del termine. È un uomo colto, scomodo, pieno di contraddizioni. Cavaliere, medico, avvocato, alchimista, pensatore eretico per definizione. Uno che cammina costantemente sul filo, sapendo che basta un passo falso per precipitare. Accanto a lui si muove il giovane e ambizioso Johan Weyer, destinato a diventare una figura chiave nella storia del pensiero moderno. Il loro rapporto è uno dei motori emotivi del racconto: maestro e allievo, ma anche due uomini che osservano lo stesso orrore da angolazioni diverse, divisi tra il desiderio di capire e l’istinto di sopravvivere.

La forza di Heretic sta proprio qui: nell’uso dell’indagine come strumento filosofico. Ogni pista seguita, ogni culto segreto svelato, ogni testo proibito sfogliato diventa una riflessione sul potere della conoscenza e sul prezzo da pagare per ottenerla. Morrison non semplifica mai il conflitto. Non esistono buoni assoluti né cattivi da fumetto. Esistono uomini terrorizzati da ciò che non comprendono e altri disposti a rischiare tutto pur di guardare oltre il velo della superstizione. In un’Europa cattolica che brandisce l’Inquisizione come arma politica, la ragione stessa diventa un atto sovversivo.

Il contributo di Charlie Adlard merita un capitolo a parte. Chi lo conosce per i suoi lavori più celebri sa quanto sia capace di raccontare l’orrore senza mai ricorrere al sensazionalismo. In Heretic questa abilità raggiunge una maturità impressionante. Il Rinascimento che prende forma nelle sue tavole non è mai cartolinesco. Le chiese incombono come fortezze, i volti dei prelati sembrano maschere scolpite dall’ossessione, la città intera appare come un organismo malato. Il bianco e nero non è una scelta estetica nostalgica, ma una necessità narrativa: luce e ombra diventano categorie morali prima ancora che visive.

Leggere Heretic significa anche confrontarsi con un’idea di fumetto storico che non ha paura di sporcarsi le mani. Non viene offerta una lezione accademica né un compendio didascalico. Al contrario, il lettore viene trascinato dentro un’epoca in cui la linea tra scienza e magia è sottile, e spesso tracciata da chi detiene il potere. La figura di Agrippa, sospesa tra sapere ufficiale e conoscenza proibita, incarna perfettamente questo conflitto. Non è difficile vedere in lui una metafora eterna: ogni volta che qualcuno osa mettere in discussione il dogma dominante, il meccanismo della paura si rimette in moto.

Da fan di fumetti che amano osare, Heretic colpisce anche per il coraggio tematico. Non si limita a raccontare una storia di delitti rituali, ma riflette sul modo in cui le società costruiscono i propri mostri. I veri demoni non sono sempre quelli evocati nei rituali segreti, ma spesso siedono dietro scrivanie ecclesiastiche, brandendo leggi e dogmi come armi. Un messaggio che, pur radicato nel XVI secolo, risuona con inquietante attualità.

Alla fine della lettura resta addosso quella sensazione rara, tipica delle opere che lasciano il segno: la consapevolezza di aver attraversato qualcosa di più di una semplice storia a fumetti. Heretic è un viaggio nella notte della ragione, un noir storico che parla di passato per interrogare il presente. Ora la palla passa a voi: siete pronti a seguire Agrippa tra le ombre dell’eresia, o preferite restare dalla parte rassicurante della superstizione? La discussione è aperta, come ogni vero processo degno di questo nome.

Brindille ritorna in Omnibus: la favola fantasy di Brrémaud e Bertolucci pronta a incantare di nuovo

Un sussurro tra i rami, una luce che danza come brina al primo sole dell’alba, una ragazza senza memoria che apre gli occhi in un mondo dove il confine tra fiaba e pericolo è sottile come un filo d’erba. Il ritorno di Brindille in edizione Omnibus, annunciato da saldaPress con uscita fissata al 30 gennaio 2026, è uno di quegli eventi capaci di risvegliare l’istinto del collezionista e, allo stesso tempo, l’emozione pura di chi ama perdersi nelle storie che profumano di bosco, magia e scoperta di sé.

Riaprire Brindille significa tornare a quella sensazione rara che solo certi graphic novel sanno regalare: l’impressione di camminare in punta di piedi dentro una favola che non ti prende per mano, ma ti invita a seguirla, accettando il rischio di smarrirti. La protagonista si risveglia in un villaggio popolato da creature strane e affascinanti, priva di un nome e di un passato a cui aggrapparsi. Attorno a lei scintille misteriose si accendono e si spengono come pensieri non ancora formulati. È una fata, una strega, una ragazza come tante? La domanda rimbalza tra le pagine e diventa subito la nostra, perché Brindille non racconta solo una storia di magia: racconta l’identità come viaggio, come enigma da risolvere passo dopo passo.

A guidarci in questo mondo sospeso sono due autori che, insieme, hanno già dimostrato di saper parlare al cuore dei lettori di ogni età. Frédéric Brrémaud e Federico Bertolucci, già celebrati a livello internazionale per la saga LOVE, tornano a intrecciare poesia e avventura con una delicatezza che non scade mai nella semplicità. Brindille nasce proprio da questa alchimia: una scrittura capace di essere accessibile senza rinunciare alla profondità, affiancata da tavole che sembrano respirare, ricche di dettagli, luce e silenzi che parlano quanto i dialoghi.

Il primo incontro tra la giovane smarrita e il Lupo, figura chiave e carismatica del racconto, è uno di quei momenti che restano impressi. “Sei leggera come la brina su un ramoscello e brilli grazie alle tue scintille. Ti chiamerò… Brindille.” In quella frase si condensa l’anima dell’opera: un battesimo simbolico che segna l’inizio di un’odissea fantasy dove il nome diventa promessa e responsabilità. Da lì in avanti, la strada si fa pericolosa, popolata da compagni pronti a proteggere e da nemici implacabili, come i Cacciatori di Ombre, che inseguono Brindille senza tregua, portando con sé domande ancora più oscure sul suo passato.

La nuova edizione Omnibus rappresenta l’occasione perfetta per riscoprire questa storia o per entrarci per la prima volta. Racchiudere l’intero arco narrativo in un unico volume significa valorizzare il ritmo del racconto, permettere al lettore di attraversare senza interruzioni l’evoluzione della protagonista, dal disorientamento iniziale fino al momento in cui trova il coraggio di guardare in faccia ciò che teme di più. Sirene, Orda, foresta proibita: ogni tappa non è solo una prova fisica, ma un passaggio emotivo, una metafora della crescita e della presa di coscienza.

Dal punto di vista visivo, Bertolucci firma alcune delle tavole più suggestive del fumetto fantasy contemporaneo. Animali espressivi, ambientazioni che sembrano uscite da un sogno illustrato, una cura maniacale per il movimento e per la luce rendono Brindille un’opera da sfogliare lentamente, soffermandosi su ogni vignetta come su un quadro. Non sorprende che il disegnatore abbia collezionato candidature prestigiose nel panorama internazionale: qui il suo talento raggiunge un equilibrio quasi perfetto tra spettacolarità e intimità.

Brindille funziona perché non ha paura di essere una storia di formazione nel senso più autentico del termine. Parla a chi è giovane e a chi giovane non lo è più, a chi cerca avventura e a chi cerca emozioni, a chi ama il fantasy classico e a chi vuole qualcosa di più sfumato, più emotivo. È un racconto che non urla, ma incanta, che non corre, ma accompagna, lasciando spazio al lettore per riconoscersi nelle fragilità e nel coraggio della sua protagonista.

L’arrivo dell’Omnibus in libreria e fumetteria dal 30 gennaio 2026 non è soltanto una ristampa: è un invito a tornare a credere nelle storie che sanno essere gentili senza essere ingenue, potenti senza bisogno di eccessi. Se vi siete innamorati di LOVE, se cercate un graphic novel fantasy capace di sorprendere e commuovere, se amate perdervi tra boschi misteriosi e domande senza risposte immediate, Brindille è pronta ad accogliervi di nuovo, con le sue scintille e il suo segreto ancora da svelare.

E ora la palla passa a voi: Brindille è stata una scoperta recente o un amore di lunga data? Avete già segnato sul calendario il ritorno di questa favola illustrata? Raccontiamocelo, perché certe storie meritano di continuare a vivere anche fuori dalle pagine.

Friday: il fumetto mystery di Ed Brubaker che trasforma la nostalgia in un incubo investigativo

Friday non è soltanto una serie a fumetti: è una sensazione precisa, quel brivido che arriva quando torni nel luogo dove sei cresciuto e ti accorgi che tutto è uguale e tutto è irrimediabilmente cambiato. Creata dalla mente affilatissima di Ed Brubaker e portata su carta dal tratto elegante e malinconico di Marcos Martín, con i colori calibratissimi di Muntsa Vicente, questa storia si muove sul confine sottile tra il mistero classico, il racconto di formazione e il trauma del diventare adulti. Non a caso ha conquistato nel 2021 il Premio Eisner come Miglior fumetto digitale, perché Friday è una di quelle opere che capiscono perfettamente il linguaggio del presente pur dialogando in modo apertissimo con il passato.

Friday Fitzhugh è una protagonista che sembra uscita da un ricordo collettivo. Da bambina risolveva misteri a Kings Hill, una cittadina del New England che profuma di foglie secche, biblioteche polverose e segreti sepolti sotto la neve. Al suo fianco c’era Lancelot Jones, il classico “ragazzo più intelligente del mondo”, un archetipo che Brubaker prende e smonta pezzo dopo pezzo. Insieme erano una macchina investigativa perfetta, una coppia degna dei migliori detective della narrativa mystery, ma filtrata attraverso uno sguardo giovane, curioso e ancora innocente. Poi il tempo passa, come passa sempre, e l’infanzia resta indietro.

Quando incontriamo Friday all’inizio della serie, lei è al college, lontana da Kings Hill, lontana da quel ruolo che l’aveva definita per anni. Ha una nuova vita, nuovi problemi, nuove insicurezze. E qui Friday fa una cosa che molti racconti di genere evitano: non finge che crescere sia indolore. Friday non è nostalgica in modo romantico, è spaesata. È una ragazza brillante che non sa più esattamente chi è, perché il mondo adulto non ha le regole chiare dei misteri risolti da bambini. Tornare a casa per le vacanze di Natale non è quindi solo un ritorno fisico, ma un viaggio emotivo in un luogo che la guarda e le chiede conto di ciò che è diventata.

Il ritorno di Lancelot Jones è il detonatore narrativo perfetto. L’amico-genio è rimasto a Kings Hill, inchiodato in una versione cristallizzata del passato, e il loro ricongiungimento non è affatto rassicurante. C’è tensione, c’è distanza, c’è quella sensazione scomoda di due persone che un tempo parlavano la stessa lingua e ora devono reimparare a capirsi. Ed è proprio in questo spazio emotivo che il mistero prende forma. Perché a Kings Hill sta succedendo qualcosa di strano, qualcosa che non rientra nei casi “puliti” dell’infanzia. Qualcosa di più oscuro, più pericoloso, che mette in discussione non solo le loro capacità investigative, ma la loro stessa sopravvivenza.

Friday gioca apertamente con l’immaginario del mystery classico, da Nancy Drew ai Goonies, passando per le atmosfere da small town horror che ricordano Twin Peaks e certi Stephen King più inquieti. Ma lo fa con una consapevolezza moderna, quasi disillusa. Qui non c’è l’illusione che l’intelligenza basti a sistemare tutto, né che l’amicizia sia una formula magica. Brubaker scrive una storia che parla di traumi, di lutti irrisolti, di colpe che emergono quando smetti di essere un bambino prodigio e inizi a fare i conti con il mondo reale.

Il lavoro di Marcos Martín è fondamentale nel dare corpo a questa atmosfera. Il suo tratto è pulito, essenziale, ma carico di espressività. Ogni sguardo di Friday racconta più di una pagina di dialoghi, ogni silenzio pesa come una rivelazione. I colori di Muntsa Vicente amplificano tutto questo, giocando con tonalità fredde, notturne, natalizie solo in apparenza rassicuranti. Kings Hill non è mai un luogo neutro: è un personaggio a sé, che osserva, giudica e nasconde.

Uno degli aspetti più affascinanti di Friday è la sua natura post-young adult. Non è una storia per ragazzi, ma è profondamente legata all’età in cui ci si accorge che le storie dell’infanzia non bastano più. È un fumetto che parla a chi è cresciuto con i misteri da risolvere e ora si ritrova a dover decifrare se stesso. In questo senso, il premio Eisner come Miglior fumetto digitale non è solo un riconoscimento tecnico, ma il segno che Friday ha intercettato qualcosa di vero, di urgente, di profondamente contemporaneo.

Leggere Friday significa accettare di tornare indietro per capire dove si è sbagliato strada, o se davvero si è sbagliato. Significa affrontare il fatto che certi enigmi non hanno una soluzione definitiva e che sopravvivere per vedere l’anno nuovo, come suggerisce la storia, non è solo una questione di scappare da un pericolo concreto, ma di fare pace con le proprie ombre. Ed è proprio qui che Friday colpisce più forte: non quando svela il mistero, ma quando ti lascia con la sensazione che il vero enigma sia crescere senza perdere del tutto quella parte di te che credeva di poter capire il mondo risolvendo un caso alla volta.

E ora la palla passa a voi. Friday vi ha ricordato un luogo, un’amicizia, un momento della vostra vita che credevate archiviato? Vi ha fatto venire voglia di tornare a leggere mystery con occhi diversi? Raccontiamocelo nei commenti, perché alcune storie diventano davvero complete solo quando vengono condivise.

Universal Monsters: La Mummia – saldaPress riporta in vita l’orrore eterno in un nuovo graphic novel che profuma di sabbia, miti e cinema

Quando si parla di mostri classici, la Mummia non è solo un’icona: è un archetipo. Un incubo avvolto nelle bende che attraversa quasi un secolo di immaginario, capace di influenzare cinema, fumetti, videogiochi e cultura pop. E oggi quella figura millenaria ritorna, più magnetica che mai, grazie alla collana Universal Monsters di Skybound e Universal, portata in Italia da saldaPress con un nuovo volume firmato da Faith Erin Hicks, autrice pluripremiata con un Eisner e maestra nel cesellare emozioni, tensione e avventura come solo le grandi narratrici sanno fare.

Il risultato? Un’opera che non si limita a recuperare il mito cinematografico del 1932 – quello in cui Boris Karloff scolpiva nel marmo la figura dell’Imhotep cinematografico – ma lo rilegge con uno sguardo contemporaneo, profondo e sorprendentemente poetico. Un tributo che non tradisce il passato, ma lo potenzia.


Helen Grosvenor: una protagonista in bilico tra destino e maledizione

La storia ruota attorno a Helen Grosvenor, personaggio già presente nel film originale ma qui completamente reimmaginato. Faith Erin Hicks le dona una profondità nuova, trasformandola da semplice pedina del fato a donna sospesa tra identità, memoria e un richiamo ancestrale che non smette di pulsare nelle sue vene.

Fin dall’infanzia, Helen è tormentata da un incontro inspiegabile, quasi un’eco proveniente da un tempo che precede qualsiasi civiltà. E quando, ormai adulta, quelle voci tornano a chiamarla verso un sito archeologico nel cuore dell’Egitto, la giovane non può ignorarle. Non sa ancora che quel richiamo è il preludio a una riscrittura della sua stessa esistenza.

Fra geroglifici, dune mutevoli e un silenzio che sembra osservare ogni passo, qualcosa si prepara a tornare. Una presenza che ha sfidato la morte. Una figura che non ha mai smesso di cercare ciò che crede suo. E quando la Mummia riapre gli occhi, il confine tra vita, mito e destino viene inghiottito in un turbine di ombre e desideri rimasti sospesi per millenni.


Un racconto che unisce gotico, cinema e sensibilità moderna

Faith Erin Hicks non opta per il jumpscare facile e non cerca la brutalità estetica: costruisce invece un horror elegante, atmosferico, quasi ipnotico. Le sue tavole oscillano tra l’orrore classico e la malinconia delle storie d’amore impossibili. A tratti sembra di respirare la polvere del deserto, altre volte di ascoltare il crepitio della pellicola di un vecchio cinema anni ’30.

Il ritmo è quello di una discesa nelle ossessioni di un mostro che non è solo antagonista, ma simbolo di un amore deformato dal tempo e dal dolore. Eppure il graphic novel non si limita a riverenziare: reinterpreta. La Mummia diventa figura tragica, complessa, quasi shakespeariana nel suo rapporto con il desiderio e la solitudine eterna.

Questa operazione – fedele allo spirito di Universal ma fresca e moderna – è anche ciò che rende la collana Universal Monsters una delle più interessanti uscite degli ultimi anni nel panorama internazionale e italiano.

Un’uscita che profuma di evento: variant speciale e anteprima esclusiva

Universal Monsters: La Mummia è disponibile in fumetteria e libreria dal 28 novembre, ma i fan più impazienti hanno avuto la possibilità di sfogliarlo in anteprima alla Milan Games Week & Cartoomics, dal 28 al 30 novembre 2025. Per l’occasione saldaPress ha anche presentato una splendida variant cover realizzata da Paolo Barbieri, uno degli illustratori fantasy più apprezzati della scena internazionale, capace di fondere estetica classica e modernità in un’unica immagine potente quanto un’incisione sacra.

Se c’è una cosa che questa collana sta dimostrando, è che i mostri della Universal non sono soltanto “vecchie glorie” ma icone ancora vive, pronte a parlare a una nuova generazione di lettori con linguaggi reinventati e sensibilità moderne.


Perché questo volume è imperdibile per la community nerd

Chi ama la cultura horror troverà in questo volume un ponte perfetto tra tradizione e innovazione. Chi segue la collana Universal Monsters vedrà ulteriormente consolidato un progetto che sta ridefinendo il modo di raccontare i mostri classici. E chi è cresciuto con l’immaginario cinematografico della Universal potrà finalmente rivivere quel brivido originario, rivestito di un’emozione nuova.

La Mummia di saldaPress non è solo un fumetto: è un rito di resurrezione, un richiamo dal passato che sa come far tremare il presente.

Robert Kirkman e l’Energon Universe: il ritorno epico dei Transformers e dei G.I. Joe nel nuovo multiverso animato di Skybound e Hasbro

C’è un momento preciso in cui il multiverso nerd decide di rimescolare le proprie carte, e quel momento ha il nome di Robert Kirkman. Dopo aver reinventato il concetto di supereroe con Invincible e aver trasformato The Walking Dead in un fenomeno di massa, il creatore americano torna a fondere leggende della cultura pop in un progetto che promette di ridefinire la fantascienza d’azione per adulti: Energon Universe.
Si tratta della nuova serie animata nata dalla collaborazione tra Skybound Entertainment e Hasbro Entertainment, un crossover che intreccia le saghe di Transformers, G.I. Joe e Void Rivals, e che si preannuncia come un mix di nostalgia, violenza, introspezione e spettacolo visivo.

Un crossover che sfida le leggi del nerdverse

La notizia, rivelata da Deadline, ha incendiato i social e riacceso l’entusiasmo dei fan di entrambe le saghe. Energon Universe sarà infatti la versione animata e “per adulti” del macrocosmo narrativo già costruito da Kirkman nei fumetti, dove i colossi metallici di Cybertron incrociano i destini dei soldati umani dei G.I. Joe e dei misteriosi protagonisti di Void Rivals, la space opera firmata dallo stesso autore insieme a Lorenzo De Felici.
L’idea alla base è tanto semplice quanto rivoluzionaria: e se i nostri giocattoli d’infanzia fossero parte di un unico universo narrativo condiviso, governato da un’unica energia cosmica, l’Energon?

A gestire la serie sarà Joe Henderson, già showrunner di Lucifer, chiamato a dirigere una sinfonia di metallo, esplosioni e dilemmi morali. Il tono si preannuncia vicino a quello di Invincible, con un livello di maturità, violenza e introspezione psicologica che raramente abbiamo visto applicato a brand storici come Transformers e G.I. Joe. In altre parole: prepariamoci a vedere il carburante mescolarsi al sangue.

Hasbro e Skybound: una rinascita in chiave adulta

Per Hasbro questa è una vera e propria seconda possibilità. Dopo l’accoglienza fredda di Transformers: One e il flop di Snake Eyes, il colosso americano dell’intrattenimento aveva bisogno di un rilancio capace di parlare a quella generazione di fan cresciuta negli anni ’80 e ’90 ma ormai adulta.
L’animazione, con la sua libertà espressiva e il pubblico maturo di oggi, è il terreno perfetto. Energon Universe nasce come progetto ambizioso, un laboratorio di epica e identità pop che unisce la potenza visiva dei robot Hasbro all’umanità tormentata dei soldati Joe, con lo stile narrativo crudo, ironico e profondamente umano di Kirkman.

Nei fumetti, l’Energon è più di una fonte di energia: è la metafora stessa della sopravvivenza, un legame tra spiritualità e tecnologia, tra creazione e distruzione. Kirkman lo trasforma in un simbolo della lotta per il potere e la libertà, incarnato in un conflitto che travolge la Terra e genera nuove alleanze. In questo contesto nascono le organizzazioni segrete G.I. Joe e Cobra, costrette a confrontarsi con l’arrivo di una guerra cosmica che riscriverà i ruoli di eroi e villain. E, in perfetto stile Kirkman, nulla sarà come sembra.

Void Rivals: la scintilla che ha acceso l’universo

L’origine di tutto risale al 2023, quando Void Rivals fece il suo debutto sotto l’etichetta Skybound, sorprendendo il mondo del fumetto con oltre sette milioni di copie vendute. In quelle pagine, il Sacred Ring — l’anello sacro che unisce mondi alieni e civiltà perdute — si rivelava la chiave di un universo condiviso dove si muovevano, in segreto, i semi narrativi di Transformers e G.I. Joe.
Quel fumetto è stato la miccia dell’Energon Universe, il primo passo di una nuova mitologia transmediale che ora trova la sua espressione audiovisiva più ambiziosa. A dare linfa vitale al progetto in Italia è stata SaldaPress, che ha acquisiti i diritti esclusivi per la pubblicazione dell’Energon Universe nel nostro Paese. Dalla seconda metà del 2024, i lettori italiani possono immergersi in storie scritte e disegnate da alcuni tra i più grandi nomi del fumetto contemporaneo: Daniel Warren Johnson (Do a Powerbomb), Joshua Williamson (Batman), Kelly Thompson (Captain Marvel), Tom Reilly, Andrei Bressan e ovviamente Lorenzo De Felici e Robert Kirkman.  Una squadra d’élite che sta espandendo ulteriormente questo multiverso narrativo, unendo azione, introspezione e un’estetica visiva al confine tra classico e moderno.

L’eco di Invincible e la nuova età dell’animazione per adulti

Il successo di Invincible su Prime Video ha dimostrato che l’animazione può essere un linguaggio potente anche per raccontare temi complessi, violenti e maturi. Energon Universe sembra raccogliere questa eredità per spingerla ancora più in là: ci troviamo in un momento in cui serie come Arcane o Cyberpunk: Edgerunners hanno ridefinito la percezione del medium, elevandolo a strumento di introspezione e spettacolo adulto.
La serie promette di affiancarsi a questi giganti, unendo la furia visiva dei combattimenti meccanici a riflessioni esistenziali e morali, con una regia che mescola animazione tradizionale e CGI d’avanguardia.

La produzione è già in corso, ma la realizzazione di un’opera di tale portata richiederà tempo. Le prime stime parlano di un’uscita tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, periodo in cui — se tutto andrà come previsto — l’Energon Universe potrebbe diventare il nuovo fenomeno crossmediale dell’animazione occidentale.

Un atto d’amore verso gli anni ’80 (e il futuro)

Al di là dei robot e delle esplosioni, Energon Universe è un atto d’amore verso i miti che hanno formato un’intera generazione. È il ritorno di un immaginario in cui le action figure prendevano vita, dove il concetto di “eroe” si ridefiniva tra circuiti e valori umani.
Kirkman, che da bambino collezionava i giocattoli Hasbro, sembra voler chiudere il cerchio: raccontare le storie che ha sempre voluto vedere, ma con la consapevolezza e la complessità del narratore adulto. È nostalgia che evolve, che cresce insieme a chi l’ha amata.

Per ora, non è ancora stata annunciata una piattaforma ufficiale di distribuzione, ma le trattative con i principali servizi streaming sono in corso. Una cosa però è certa: quando Robert Kirkman costruisce un universo, quel mondo cambia per sempre.

Preparati, perché l’Energon scorrerà di nuovo. E stavolta non sarà soltanto per i bambini.

Le case del male: l’horror noir di Brubaker e Phillips che scuote l’anima

C’è una casa dimenticata nel deserto. Una casa che custodisce segreti indicibili, visioni allucinate e un Male che non conosce tempo. Non è l’incipit di un film perduto degli anni Settanta, ma l’ossatura narrativa di Le case del male, il nuovo graphic novel firmato da due autentiche leggende del fumetto contemporaneo: Ed Brubaker e Sean Phillips. Un duo che non ha bisogno di presentazioni: dai noir disperati di Criminal al torbido soprannaturale di Fatale, fino alle ossessioni lisergiche di Night Fever, Brubaker e Phillips hanno ridefinito il concetto stesso di “fumetto d’autore” nel mainstream americano. Con Le case del male, edito in Italia da saldaPress all’interno della prestigiosa collana Maèstro, i due spingono il loro linguaggio verso territori ancora più oscuri, dove l’ombra del noir si mescola con l’horror più disturbante.

Un omaggio al cinema horror anni ’70

Il volume è un graphic novel autoconclusivo, elegante e potente, che porta in tavola tutto l’amore dei suoi autori per il cinema di genere degli anni Settanta: atmosfere alla Rosemary’s Baby, vibrazioni lisergiche alla Messiah of Evil, setti e rituali che sembrano usciti da una pellicola di Carpenter o Polanski. Ma il tocco è inconfondibilmente brubakeriano: ogni dialogo è un pugno allo stomaco, ogni vignetta di Phillips è una finestra su un mondo che si sgretola sotto i piedi dei protagonisti.

L’effetto è straniante: leggendo Le case del male sembra di trovarsi davanti a una pellicola mai girata, un film “maledetto” che sopravvive solo sulla carta, e che ti osserva dagli spigoli bui della tua libreria.

Natalie Burns e l’incubo cosmico

La trama affonda le radici in un immaginario perturbante: Natalie Burns, giovane donna in cerca di riscatto, accetta un lavoro misterioso che la conduce in un deserto americano tanto vasto quanto opprimente. Qui, tra rovine e sabbia, trova una villa dimenticata e un incarico legato a un regista scomparso. Ma ciò che inizia come un’occasione professionale si trasforma in un abisso di orrore cosmico, dove setti millenarie continuano a muovere i fili nell’ombra e le allucinazioni si intrecciano con verità che sarebbe stato meglio non conoscere.

Il Male non è soltanto fuori da quella casa, ma dentro ogni personaggio, dentro lo sguardo stesso del lettore. È un orrore che non urla, ma sussurra, insinuandosi tra le pieghe della coscienza.

L’eleganza perturbante di un capolavoro

Ai testi di Brubaker e ai disegni di Sean Phillips si aggiungono i colori di Jacob Phillips, che scolpiscono la tavolozza cromatica dell’incubo con toni caldi, desertici, improvvisamente squarciati da esplosioni di rosso e nero. La copertina, come sempre, è firmata da Sean Phillips: un manifesto che da solo basterebbe a trasmettere l’essenza perturbante dell’opera.

Non è soltanto un fumetto da leggere, ma un’esperienza sensoriale: un viaggio in un incubo che non lascia scampo, un’opera che dialoga con la tradizione horror e la piega al servizio di un linguaggio autoriale moderno, colmo di rimandi e suggestioni.

Quando e dove trovarlo

Le case del male sarà disponibile in libreria e fumetteria dal 19 settembre 2024, in edizione cartonata saldaPress. Un appuntamento imperdibile per chi ama l’horror che lascia il segno e per chi segue da anni l’evoluzione del binomio Brubaker-Phillips.

Godzilla: tutte le uscite del Re dei Mostri per saldaPress nella seconda metà dell’anno

Nel vasto e affascinante universo della nerd culture, ci sono figure che non conoscono il passare del tempo. Godzilla è senza dubbio una di queste. Creato nel lontano 1954, il gigantesco rettile radioattivo è passato dall’essere un simbolo di distruzione nucleare a diventare un’icona pop mondiale, un vero e proprio Re dei Mostri capace di far tremare la terra e battere il cuore di milioni di appassionati. E in Italia, grazie al lavoro appassionato di saldaPress, le sue titaniche avventure continuano a vivere nelle pagine dei fumetti, pronte a conquistare la seconda metà del 2025 con una serie di uscite che faranno la gioia di tutti i fan.

Già a giugno Godzilla ha fatto sentire il suo inconfondibile ruggito nelle fumetterie e librerie italiane con Godzilla: Cataclisma, un’opera scritta da Cullen Bunn e illustrata da Dave Wachter. Qui ci troviamo catapultati in un mondo post-apocalittico dove la furia dei Titani ha ridotto l’umanità a pochi sparuti sopravvissuti, costretti a vivere tra rovine e macerie. Ma la vera minaccia, o forse l’unica speranza, resta lui: Godzilla, il colosso che ha segnato il destino del pianeta. Cataclisma si distingue non solo per le suggestioni cupe e visionarie, ma anche per la scelta editoriale di saldaPress di inserirlo nella collana RamenBurger, dove il fumetto occidentale incontra il formato tankobon dei manga giapponesi. Un mix che fa scintille e che dimostra come le storie del Re dei Mostri sappiano reinventarsi pur restando fedeli alla loro natura primordiale.

Ma il vero evento dell’estate nerd è senza dubbio l’arrivo, il 18 luglio, di Godzilla: Il Mito. Non si tratta di un semplice volume, ma di un omaggio poderoso ai 70 anni del kaijū più iconico di sempre. Parliamo di un’antologia che riunisce storie brevi, folgoranti per intensità e stile, firmate da nomi stellari del fumetto internazionale come James Stokoe, Dan Di Dio, E.J. Su e Joelle Jones. Ogni racconto è un tassello che esplora aspetti diversi del mito godzielliano: dalla sua devastante potenza distruttiva al legame profondo con l’umanità, fino alla sua aura quasi divina. Non è un caso se Godzilla: Il Mito è candidato quest’anno agli Eisner Awards come Miglior Antologia: è un volume che gronda qualità artistica e narrativa, un must assoluto per chiunque voglia celebrare come si deve un anniversario così importante. E per i collezionisti più esigenti, saldaPress ha preparato una Variant Deluxe da urlo, con slipcase a tiratura limitata e gadget esclusivi, pronta a far impazzire i veri fan.

L’autunno non sarà da meno, grazie al ritorno di Hic Sunt Dracones II – Figli dei Giganti. Dopo il successo del primo volume, Frank Tieri e Inaki Miranda ci riportano nell’universo avventuroso e oscuro dell’Isola dei Mostri, svelando una cospirazione che attraversa epoche e continenti. Si passa dall’antica Roma al Giappone feudale, fino all’America post-rivoluzionaria, seguendo le tracce dei “Figli dei Giganti”, una società segreta che custodisce la verità sull’esistenza dei leggendari mostri. Qui Godzilla non è solo un simbolo di distruzione, ma diventa un filo che collega storia, mito e intrigo, in un racconto che appassionerà chiunque ami le atmosfere misteriose e le saghe dalle radici profonde.

E come ciliegina sulla torta, a chiudere l’anno arriverà un evento crossover di quelli che fanno saltare sulla sedia tutti gli amanti della cultura pop: Godzilla vs. Mighty Morphin Power Rangers Vol. 2. Cullen Bunn e Baldemar Rivas firmano un secondo capitolo ancora più adrenalinico, portando lo scontro tra il Re dei Mostri e gli iconici eroi in tuta colorata a nuove vette di distruzione e spettacolarità. Questo fumetto è un concentrato di nostalgia anni ’90, ma sa strizzare l’occhio ai lettori moderni con immagini vibranti e una narrazione piena di energia. Se avete amato anche solo uno dei due mondi, questo volume sarà puro divertimento, una bomba geek che unisce generazioni.

Insomma, la seconda metà del 2025 per saldaPress profuma di apocalisse, leggenda e scontri titanici, ma soprattutto profuma di Godzilla. Che si tratti di affrontare i resti di un mondo in rovina, di immergersi nei misteri di società segrete o di lanciarsi in battaglie epiche contro altri miti della cultura pop, il Re dei Mostri continua a dominare incontrastato l’immaginario collettivo. Vecchi e nuovi lettori non potranno resistere al richiamo del suo ruggito, pronti a lasciarsi trascinare in avventure che fanno tremare non solo la terra, ma anche il cuore.

E voi, siete pronti a entrare nel mondo di Godzilla e farvi travolgere dalla sua potenza? Raccontateci nei commenti quali storie attendete di più e non dimenticate di condividere l’articolo sui vostri social per far ruggire anche i vostri amici nerd!

The Dungeon of Black Company: una spietata satira fantasy sul lavoro (e sul nostro bisogno di evasione)

Un manga isekai irriverente e pungente che prende a picconate le dinamiche tossiche del mondo del lavoro giapponese, tra draghi golosi, dungeon senza fine e ambizioni al limite del grottesco

Immaginate di vivere la vita dei vostri sogni: un attico di lusso, reddito passivo da investimenti immobiliari, zero sveglie alle sei del mattino e nessun capo che vi urla addosso. Una libertà assoluta conquistata a suon di furbizia e intraprendenza, il sogno proibito di ogni moderno NEET che si rispetti. Ecco, Kinji Ninomiya c’era riuscito. Aveva sbattuto in faccia alla società il suo successo senza sudore e, finalmente, si godeva la vita senza dover lavorare un solo giorno.

Ma si sa, nei manga isekai le cose non vanno mai come previsto.

Un portale misterioso lo trascina all’improvviso in un mondo parallelo, dove draghi, goblin e semi-umani convivono in un’eterna lotta per la sopravvivenza. E per Kinji, l’inferno non è fatto di fiamme, ma di turni infiniti, paghe da fame e gerarchie aziendali spietate. Il nostro ex imprenditore si ritrova infatti prigioniero di una compagnia mineraria che sfrutta i lavoratori in un dungeon traboccante di pericoli. Una sorta di azienda-capestro incastonata in un mondo fantasy, che ricorda fin troppo da vicino alcune dinamiche del sistema lavorativo giapponese moderno. Un incubo fatto di badge, direttive insensate e manager-mostro che non lasciano spazio a respiro né ambizione.

“The Dungeon of Black Company” (titolo originale: Meikyuu Black Company) è il manga isekai che non ti aspetti. Scritto e disegnato da Yōhei Yasumura e pubblicato dal 2016 sulla piattaforma Mag Comi di Mag Garden, questo racconto non è solo un’avventura fantastica ricca di azione, mostri e magia. È, soprattutto, una feroce parodia del mondo del lavoro. Sotto la superficie colorata e bizzarra, Yasumura costruisce una critica lucida e sarcastica alla cultura del “karōshi”, al culto della produttività estrema, alla pressione sociale che imprigiona l’individuo in un loop senza fine fatto di doveri e illusioni.

Il protagonista, Kinji, non è il solito eroe puro di cuore. È egoista, opportunista, e disposto a qualsiasi trucchetto pur di risalire la scala gerarchica e riottenere la sua indipendenza economica. È un antieroe che, proprio per questo, diventa straordinariamente umano. Tra alleanze improbabili, tradimenti, piani assurdi e sfide surreali, costruisce la sua “black company”: un manipolo di disadattati e creature assurde che condivide un unico scopo, sopravvivere al sistema e, magari, fregarlo.

A dargli man forte troviamo Rim, un drago potentissimo reincarnato in una ragazzina affamata che ha deciso di seguirlo in cambio di cibo umano (non è forse questa la motivazione più universale di tutte?). C’è poi Wanibe, un semi-umano con sembianze di coccodrillo, dal cuore gentile e dalla pazienza infinita, e una galleria di personaggi che sembrano usciti direttamente da un incubo burocratico firmato Kafka in salsa anime.

Ma la vera forza di The Dungeon of Black Company è nel suo umorismo dissacrante. Con un ritmo serrato e un tono ironico irresistibile, Yasumura trasforma ogni battuta in un colpo ben assestato al sistema. Il dungeon, che di solito nei fantasy è il luogo dell’avventura per eccellenza, diventa qui la metafora definitiva del lavoro alienante: un labirinto pieno di insidie, capi dispotici e colleghi opportunisti, da cui non si esce mai davvero. Ogni traguardo raggiunto è solo un altro gradino verso un abisso più profondo. Ma Kinji non si arrende, anzi: usa le stesse armi del sistema per combatterlo, in una spirale di comicità cinica e situazioni assurde che tengono incollati alla pagina.

La popolarità del manga ha portato anche alla realizzazione di una trasposizione animata prodotta dallo studio Silver Link, andata in onda da luglio a settembre 2021, e ora disponibile su Crunchyroll. L’anime mantiene tutto il mordente dell’opera originale, amplificandone l’ironia con una regia dinamica e una colonna sonora che gioca intelligentemente con i cliché del genere isekai.

Il 16 maggio è arrivato anche in Italia The Dungeon of Black Company #1, disponibile in fumetteria in versione regular e variant, accompagnato da uno starter pack speciale con i primi due volumi e un poster esclusivo per i collezionisti. Un’occasione imperdibile per scoprire (o riscoprire) una delle opere più brillanti e taglienti del panorama isekai moderno.

Questo manga è una boccata d’aria fresca per chi ama il genere fantasy ma è stanco dei soliti protagonisti prescelti e delle trame scontate. È un invito a guardare con occhio critico — e una risata amara — le storture del mondo reale. Ma è anche una storia di riscatto, di resistenza, e di quel desiderio insopprimibile di non essere più ingranaggi in una macchina troppo grande.

E voi? Avete mai sognato di mollare tutto e vivere di rendita… magari in un altro mondo? Avete già letto il manga o visto l’anime? Raccontateci la vostra esperienza, le vostre impressioni o condividete le teorie più folli su Kinji e la sua gang di disgraziati! Commentate qui sotto o fate girare l’articolo sui vostri social preferiti: il dungeon della cultura nerd è grande e pieno di sorprese, e ci piace esplorarlo insieme a voi!

SaldaPress presenta The moon is following us la nuova dirompente serie in 2 volumi

Ci sono storie che ti toccano nel profondo, che ti entrano sotto pelle senza chiedere permesso, e che ti fanno venire voglia di tornare subito alla prima pagina per paura di lasciarle andare. The Moon Is Following Us è esattamente una di quelle. Appena SaldaPress ne ha annunciato l’arrivo, il mio cuore da lettore e da appassionato cronico di fumetti ha cominciato a battere un po’ più forte. Non capita tutti i giorni, dopotutto, che Daniel Warren Johnson torni a raccontare una storia nuova, e quando lo fa – come in questo caso – c’è da prepararsi a un vortice di emozioni, azione, magia e sentimento.

Per chi non lo conoscesse ancora (recuperate, vi prego!), Daniel Warren Johnson è uno di quei talenti puri che sa parlare con il cuore attraverso i suoi disegni e le sue storie. Murder Falcon, Do a Powerbomb!, la devastante Wonder Woman: Dead Earth, e naturalmente il suo acclamato lavoro su Transformers – tutti progetti che urlano la sua firma stilistica e la sua capacità di mescolare pathos e spettacolarità come pochi altri nel panorama americano. Con The Moon Is Following Us, Johnson si mette in gioco in una maniera inedita, affiancandosi al matitista canadese Riley Rossmo, artista brillante e visionario noto soprattutto per i suoi lavori in casa DC Comics. I due, in questo progetto pubblicato originariamente da Image Comics, si scambiano le matite, si contaminano, si sfidano e si completano, come due musicisti che improvvisano su un palco condividendo lo stesso spartito dell’anima. E a colorare tutto ci pensa Mike Spicer, da sempre spalla fedele di Johnson, mentre il lettering è affidato a Shawn Lee.

La storia ruota attorno a Sam e Duncan LaMarr, due genitori come tanti, che vivono nella quotidianità del loro amore per la piccola Penny. Una famiglia felice, fino a quando il mondo si sgretola sotto i loro piedi. Penny cade improvvisamente in uno stato di incoscienza, un sonno profondo e inspiegabile da cui nulla sembra poterla risvegliare. Ma questo non è un semplice dramma familiare o una tragedia realistica. No, The Moon Is Following Us ci porta oltre il velo della realtà, nel cuore di una fiaba oscura e misteriosa. Scopriamo che la bambina è in realtà stata rapita da una presenza minacciosa e sovrannaturale: una forza enigmatica chiamata Cascade la tiene prigioniera in un mondo altro, sospeso tra incubo e meraviglia.

Passa più di un anno, e Sam e Duncan non si arrendono. Spinti da una determinazione ferrea e da un amore incrollabile, i due affrontano un viaggio ai confini del possibile, aiutati dalle creature magiche che erano amiche di Penny. Mostri teneri, serpenti parlanti, esseri fatati… la loro avventura si snoda tra battaglie epiche e momenti struggenti, dove la posta in gioco non è solo la vita di una bambina, ma l’essenza stessa di ciò che significa essere genitori.

Johnson ha descritto The Moon Is Following Us come una storia profondamente personale, nata da un luogo intimo dentro di sé e condivisa con il collega Rossmo in un processo creativo totalmente collaborativo. E questa collaborazione si sente in ogni vignetta. Le pagine vibrano di energia condivisa, di libertà artistica, di passione per il medium fumetto. Rossmo, con le sue linee spezzate e il suo tratto inquieto, porta nella storia una tensione visiva continua, mentre Johnson incide nel cuore i suoi momenti più lirici. Ogni tavola è un piccolo capolavoro di equilibrio tra caos e bellezza.

E poi c’è la luna. Perché quel titolo – The Moon Is Following Us – non è solo poetico: è un presagio, una promessa, un richiamo ancestrale. È come se la luna vegliasse, spettatrice silenziosa del dolore dei LaMarr, compagna fedele in un cammino che attraversa la sofferenza ma anche la speranza. È un simbolo che aleggia su tutto il racconto, potente e inafferrabile.

Questa miniserie in due volumi è un regalo per chi ama le storie che sanno intrattenere ma anche far riflettere. È un tributo all’immaginazione e alla forza delle emozioni. È un viaggio nel fantastico, sì, ma anche una lettera d’amore alla genitorialità, al sacrificio, alla resilienza.

Se amate i fumetti che sanno toccarvi il cuore mentre vi fanno esplodere l’adrenalina, allora non potete perdervi The Moon Is Following Us. È il tipo di lettura che vi fa ricordare perché vi siete innamorati dei comics la prima volta. E ora tocca a voi: lo avete già letto? Vi ha emozionato quanto ha fatto con me? Parliamone nei commenti o condividetelo con i vostri amici nerd. La luna ci sta guardando… e non vede l’ora di ascoltare la vostra opinione!

Road to G.I. Joe: Scarlett – Il capitolo finale prima della rinascita dei leggendari eroi Hasbro nell’Energon Universe

Nel vasto panorama del fumetto contemporaneo, dove l’epica e la nostalgia spesso si intrecciano in modi sorprendenti, c’è una pubblicazione che promette di scuotere le fondamenta della cultura nerd e riportare sotto i riflettori uno dei team più iconici della storia pop: i G.I. Joe. Con Road to G.I. Joe: Scarlett, in uscita l’11 aprile 2025, si chiude il ciclo narrativo che prepara il campo alla rifondazione dei mitici Joe nell’ambizioso Energon Universe, l’universo narrativo firmato Skybound e supervisionato da Robert Kirkman, mente creativa dietro The Walking Dead e Invincible. Un progetto che non solo fonde, ma letteralmente salda insieme due colossi dell’immaginario collettivo nerd come Transformers e G.I. Joe, sotto l’egida della leggendaria licenza Hasbro.

A guidare questo capitolo cruciale troviamo una vera dream team del fumetto: Kelly Thompson, vincitrice del prestigioso Premio Eisner, firma la sceneggiatura con la sua consueta maestria, mentre ai disegni si impone il talento visionario dell’italiano Marco Ferrari, accompagnato dai colori intensi e cinematici di Lee Loughridge. Il risultato è un graphic novel che non solo intrattiene, ma innalza ulteriormente l’asticella della narrazione visiva supereroistica, catapultandoci nel cuore di un’avventura ad alto tasso di tensione, azione e mistero.

Protagonista assoluta è Shana “Scarlett” O’Hara, agente speciale dallo sguardo tagliente e dall’addestramento letale, che si ritrova coinvolta nella missione più pericolosa della sua carriera. Il suo obiettivo? Infiltrarsi nel cuore del Giappone, all’interno della base del clan Arashikage, un’organizzazione tanto antica quanto letale, che custodisce segreti capaci di destabilizzare l’equilibrio del mondo. Ma la posta in gioco è ancora più personale: a condurla in questa missione è la scomparsa della sua ex partner Jinx, ora affiliata al clan. Un legame spezzato, una fiducia infranta e una verità che potrebbe cambiare ogni cosa.

Scarlett dovrà fare appello a tutte le sue competenze tattiche, al suo addestramento e alla sua capacità di leggere tra le righe per sopravvivere in un ambiente dove ogni ombra può celare una lama e ogni sussurro può essere un inganno. E mentre si addentra sempre più nel misterioso mondo degli Arashikage, scopre un’arma devastante che potrebbe essere alimentata dallo stesso Energon, la potente energia che funge da collante dell’intero universo narrativo condiviso. Un’arma che, se lasciata nelle mani sbagliate, potrebbe riscrivere gli equilibri geopolitici e tecnologici del pianeta.

Road to G.I. Joe: Scarlett non è solo una storia d’azione. È un racconto di lealtà tradite, di redenzione e di scoperta personale. Un romanzo grafico che unisce l’adrenalina delle spy-story con il fascino mitologico delle arti marziali e la sofisticazione della narrazione moderna. È il tassello finale di un puzzle narrativo che i fan seguono sin dai primi vagiti dell’Energon Universe, ed è anche il trampolino di lancio verso ciò che verrà: la nuova era dei G.I. Joe.

E proprio come ogni evento fumettistico degno di questo nome, l’uscita del volume sarà accompagnata da una variant edition in tiratura limitata, disponibile esclusivamente sul sito saldapress.com, con una cover d’autore firmata da Marco Ferrari che promette di diventare un pezzo da collezione per ogni vero appassionato. L’edizione standard sarà distribuita in fumetteria e libreria a partire dall’11 aprile 2025, in formato cartonato 168 x 256 mm, per un totale di 128 pagine a colori (ISBN: 9791254614211).

Con questa pubblicazione, Skybound e Hasbro non solo celebrano un’icona dell’infanzia e dell’adolescenza di milioni di lettori, ma rilanciano un franchise con nuove ambizioni, nuove connessioni e, soprattutto, una nuova linfa narrativa capace di parlare alle vecchie e alle nuove generazioni di fan.

Se l’inizio di una nuova era ha bisogno di un cuore pulsante, Road to G.I. Joe: Scarlett è proprio quel battito. E non resta che chiedersi: cosa succederà quando i Joe finalmente torneranno in campo?

La risposta, come ogni grande rivelazione dell’universo nerd che si rispetti, arriverà presto. Intanto, l’attesa è già leggenda.

Il mostro della laguna nera: il ritorno della creatura in un’avventura mozzafiato nel nuovo graphic novel Universal Monsters

Nel vasto universo delle storie dell’orrore che hanno segnato la storia del cinema e della letteratura, i “Universal Monsters” rappresentano una pietra miliare che continua a influenzare generazioni di appassionati. SaldaPress, sempre pronta a offrire ai lettori italiani nuove emozioni nel mondo del fumetto, presenta con orgoglio Il mostro della laguna nera, il nuovo graphic novel che si inserisce nell’acclamata collana Universal Monsters. Questo volume, scritto dal talentuoso duo Dan Watters e Ram V, con i disegni di Matthew Roberts, si propone di espandere e arricchire l’universo già conosciuto della creatura che ha fatto la storia dell’orrore, portando con sé un nuovo capitolo della sua inquietante saga.

Sequel diretto dell’iconico film Creature from the Black Lagoon del 1954, questo graphic novel si inserisce perfettamente nel contesto di una serie che, fino ad ora, ha visto protagonisti altri mostri leggendari come Dracula e Frankenstein. L’intento di questo progetto è chiaro: mantenere viva l’essenza dei classici, ma rinnovandola attraverso un racconto che si sviluppa decenni dopo gli eventi narrati nel film originale. Con un tono che mescola l’horror puro alla suspense e all’avventura, Il mostro della laguna nera si propone di risvegliare nei lettori quel senso di terrore e mistero che i film di mostri sono riusciti a suscitare per decenni.

La trama del graphic novel è tanto avvincente quanto inquietante. Anni dopo la presunta distruzione della leggendaria creatura, riemersa dai fondali paludosi della Laguna Nera, una nuova minaccia fa la sua comparsa. I fondali del Rio delle Amazzoni diventano teatro di un’avventura che mette in gioco il destino di chi si avventura nelle sue acque torbide. Kate Marsden, giornalista investigativa e protagonista del fumetto, si trova immersa in una delle storie più terrificanti della sua carriera. Decisa a risolvere un caso legato a un serial killer che terrorizza l’Amazzonia, la sua indagine prende una piega inaspettata quando si imbatte in un’entità che, pur non essendo né pesce né umano, incarna la definizione stessa di orrore. Ma chi è questa creatura? Un nemico che riemerge dal passato, o una sorta di alleato ambiguo che potrebbe cambiarle la vita per sempre?

In un crescendo di tensione narrativa e visuale, Il mostro della laguna nera riesce a restituire l’atmosfera opprimente del film del 1954, espandendo al contempo il lore della creatura e delle sue origini. I disegni di Matthew Roberts, insieme alla sceneggiatura coinvolgente di Watters e Ram V, danno vita a una storia che non solo soddisfa le aspettative degli amanti dell’horror classico, ma offre anche nuovi spunti di riflessione sul ruolo del mostro nelle storie moderne. La creatura, che un tempo era simbolo di paura incontrollata, diventa ora un’ombra oscura che tormenta la protagonista, costringendo il lettore a porsi domande sul confine tra il bene e il male, e su cosa sia realmente il “mostro” in una narrazione che oscilla tra realtà e mito.

Il graphic novel non è solo un tributo al cinema horror degli anni ’50, ma anche un’opera che, grazie alla sua narrazione tesa e alla caratterizzazione complessa dei protagonisti, offre una riflessione più profonda sul nostro rapporto con il terrore. La presenza della giornalista Kate Marsden, protagonista indiscussa della storia, rappresenta una forza dinamica che spinge la narrazione verso nuove direzioni, mettendo in evidenza temi come il coraggio, la determinazione e la lotta contro il male.

Per gli appassionati di cinema, di fumetti e di horror in generale, Il mostro della laguna nera è un volume imperdibile, capace di catturare l’essenza dei classici Universal Monsters mentre arricchisce la mitologia della creatura con nuove sfumature, nuove storie e, soprattutto, nuovi orrori. In un’epoca in cui il ritorno dei classici horror sembra essere sempre più apprezzato da nuovi e vecchi fan, SaldaPress dimostra ancora una volta di saper trattare con rispetto e passione questi mostri leggendari, offrendoci un’opera che sa essere moderna e al contempo fedele alle radici del genere.

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