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Goldrake Day: Roma si prepara a festeggiare 50 anni di un mito che non ha mai smesso di combattere

Roma si sta caricando come un disco di energia protonica, pronta a esplodere in un’ondata di nostalgia robotica il 21 dicembre 2025, quando Cassino Fantastica, in collaborazione con Lazio Disco, porterà all’Hub Moby Dick un evento che è già leggenda: il Goldrake Day, la celebrazione ufficiale dei 50 anni di Atlas Ufo Robot.
Un appuntamento gratuito, dalle 10 alle 13, che promette di trasformare il quartiere Garbatella nel punto d’atterraggio perfetto per ogni fan che un tempo urlava “Alabarda spaziale!” davanti alla TV.

L’idea di ripercorrere insieme mezzo secolo di storia non è un semplice tuffo nostalgico, ma un vero viaggio culturale dentro un fenomeno che ha segnato l’Italia più profondamente di quanto spesso si ammetta. Dal 4 aprile 1978, quando Goldrake atterrò sulla Rete 2 come un fulmine alieno, fino al suo ritorno 5 ottobre 2025 su Rai 2, la parabola dell’UFO Robot ha attraversato generazioni, rivoluzioni televisive, dibattiti sociopolitici e leggende urbane che ancora oggi riecheggiano tra forum, fanzine e chiacchiere di chi è cresciuto con Actarus come modello morale e Mecha King supremamente invincibile.

La nascita di un fenomeno che travolse l’Italia

Quando la Toei Animation realizzò UFO Robo Grendizer tra il 1975 e il 1977, forse nemmeno Gō Nagai immaginava che proprio l’Italia sarebbe diventata, anni dopo, la sua seconda casa spirituale. Qui Goldrake non fu semplicemente “un cartone animato”, ma diventò un simbolo nazionale, un mito pop, una bandiera dell’immaginario cresciuta nel salotto degli italiani insieme al gelato biscotto e ai divani di velluto marrone.

L’arrivo del robot in TV generò un entusiasmo inatteso.
Le sigle italiane, composte da Vince Tempera, Massimo Luca e firmate da Luigi Albertelli, dominarono le classifiche, vendendo oltre 1,7 milioni di copie complessive. Non erano solo canzoni: erano inni, rituali collettivi che oggi tutti sappiamo ancora a memoria.

Il successo fu talmente travolgente da trasformare Goldrake in un vero brand ante litteram. I negozi vennero invasi da ogni possibile gadget: dalle maschere di carnevale ai modellini, dagli astucci ai doposci (!), fino a intere collezioni di libri e fumetti che ancora oggi fanno impazzire i collezionisti.
E mentre i bambini vivevano la loro epoca d’oro, molti genitori reagivano con diffidenza, spaventati dalla “violenza” che intravedevano nei combattimenti. Alcuni parlamentari arrivarono persino a denunciare il cartone come diseducativo, ma il pubblico sovrano aveva già deciso: Goldrake era qualcosa di più di un semplice programma TV, era un fenomeno culturale.

L’intervista che mise fine alla fake news più famosa di sempre

Tra le tante storie che orbitano intorno alla Goldrake-mania, una spicca per la sua assurdità: la leggenda secondo cui gli anime giapponesi sarebbero stati “creati al computer”, negli anni Settanta, grazie a misteriose macchine capaci di animare automaticamente i disegni.
Questa voce circolò così tanto da finire perfino sulle riviste per ragazzi, alimentando la fantasia di chi immaginava un Giappone futuristico in grado di generare cartoni con un click, quando in Italia il massimo della tecnologia era il decoder del Televideo.

La verità emerse solo nel 1990, grazie a un dossier pubblicato da Mangazine e all’intervista a Umeda, responsabile della Toei, che smontò il mito ridendo: «Computer? Qui non ce ne sono affatto. A quei tempi non esistevano nemmeno i word processor».
Una dichiarazione che oggi fa sorridere, ma che dimostra quanto gli anime – Goldrake in primis – siano stati vittime di pregiudizi e paure irrazionali, non molto diversi da quelli che circondano le nuove tecnologie contemporanee.

Il ritorno in TV: un cerchio che si chiude

Il 5 ottobre 2025, Rai 2 ha riportato in onda UFO Robot Goldrake con il titolo originale, una grafica completamente rinnovata e un nuovo lavoro di restauro che ha permesso a chiunque – nostalgici, nuovi fan, curiosi del retroworld – di riabbracciare la serie con occhi freschi.
Vedere Actarus tornare a cavalcare il suo disco robotico ha avuto un sapore quasi commovente, come aprire una scatola dei ricordi che credevamo perduta.

E come se non bastasse, Gō Nagai in persona ha rassicurato i fan: «Actarus sta bene e continua a pilotare Goldrake». Una frase che ha fatto tremare la rete più di qualsiasi attacco di Vega.

Roma si prepara alla Goldrake-mania 2.0

Il Goldrake Day non vuole solo raccontare una storia, ma celebrarla insieme a chi ancora oggi si emoziona nel sentire il ruggito del robot. All’Hub Moby Dick si ricostruirà la timeline italiana del fenomeno, dalle prime discussioni in TV alle fanzine fotocopiate, fino alle moderne community social che hanno preservato l’eredità del personaggio. Sarà l’occasione perfetta per condividere aneddoti, svelare curiosità, smontare fake news, riscoprire materiali rari e rivivere quella magia collettiva che univa bambini di ogni regione davanti allo schermo.

E, diciamolo, sarà anche l’evento ideale per testare se siamo ancora capaci di cantare la sigla senza perdere fiato.


Pronti al decollo?

Il GOLDRAKE DAY non è solo un raduno, ma una celebrazione del modo in cui una serie animata ha plasmato l’immaginario italiano, unendo generazioni diverse in un unico grido di battaglia.
E se è vero che i miti non invecchiano, allora questo anniversario non è un punto di arrivo, ma un trampolino verso una nuova stagione di entusiasmo geek.

E ora tocca a te: qual è il tuo ricordo più potente legato a Goldrake?
Hai cantato la sigla in classe? Hai costruito un modellino improbabile con i Lego? Hai litigato con un compagno di scuola per decidere chi fosse Actarus nel gioco dell’intervallo?
Raccontalo nei commenti e uniamo le forze come in un vero robot componibile.

Goldrake U – Il Guardiano del Pianeta Blu: il saggio di Fausto Avaro che unisce mito anni ’70 e reboot moderno

C’è un momento nella vita di ogni appassionato in cui realtà e mito si incontrano, e spesso quel momento ha la forma di un volume rilegato, di un saggio che diventa bussola per orientarsi nel mare sconfinato della memoria pop. Con Goldrake U – Il Guardiano del Pianeta Blu, Fausto Avaro firma proprio una di queste opere: non un semplice libro, ma un vero e proprio viaggio dentro l’universo di Go Nagai, tra passato e futuro, tra la forza della nostalgia e l’energia di un reboot che ha riportato in auge il più amato dei superobot.

L’uscita è affidata a Nippon Shock Edizioni, casa editrice che negli ultimi anni si è distinta per la sua attenzione verso la cultura giapponese e per la cura filologica con cui accompagna i lettori alla riscoperta dei classici. La scelta della data non è casuale: il volume debutta in concomitanza con due ricorrenze simboliche. Da un lato, il ritorno televisivo di Goldrake con la nuova serie Goldrake U, dall’altro l’ottantesimo compleanno di Go Nagai, il maestro che nel 1978 regalò all’Italia uno dei miti televisivi più duraturi e rivoluzionari.

Fausto Avaro non è un nome qualsiasi: collezionista, studioso e tra i massimi esperti italiani del mondo di Goldrake, ha dedicato decenni di ricerche alla saga di Actarus e al suo impatto nella cultura popolare. Questo libro nasce da un anno intero di lavoro intenso, con confronti puntuali tra fonti giapponesi e italiane, verifiche scrupolose e una passione che traspare in ogni pagina. Il risultato è un saggio che non si limita a raccontare, ma seziona, mette a confronto, illumina differenze e continuità tra la serie classica Atlas UFO Robot Goldrake e il reboot contemporaneo Goldrake U.

Ciò che rende speciale Il Guardiano del Pianeta Blu è il suo approccio duplice: da un lato, accompagna i fan storici in un viaggio di riscoperta tra adattamenti televisivi, scelte di doppiaggio, animazioni e iconografie che hanno segnato un’epoca; dall’altro, offre agli spettatori più giovani una chiave di lettura critica del nuovo corso narrativo, spiegando come e perché questa nuova incarnazione resti fedele allo spirito originario pur introducendo innovazioni radicali. Un lavoro che funziona come un ponte tra generazioni, permettendo al Goldrake del 2025 di dialogare con quello del 1978 senza mai oscurarlo.

Il volume è arricchito da un apparato iconografico di grande pregio: illustrazioni inedite, fotogrammi a confronto, immagini rare che raccontano la metamorfosi estetica del robot e dei suoi personaggi. Non mancano curiosità inedite, aneddoti di produzione e citazioni che faranno brillare gli occhi a chi da bambino restava incollato alla TV per ascoltare il grido di battaglia di Actarus. Ogni pagina diventa così un tassello di un mosaico che ricompone la grandezza di un mito mai davvero tramontato.

Per i collezionisti, Goldrake U – Il Guardiano del Pianeta Blu è un “must have”: non solo per la qualità dei contenuti e delle immagini, ma perché rappresenta uno strumento di studio e di memoria storica. Per chi insegna o si occupa di storia dell’animazione, è un testo di riferimento che mette ordine tra le molte informazioni sparse e spesso contraddittorie che circolano sul fenomeno. E per i semplici appassionati, è un’occasione per vivere – o rivivere – la magia di un eroe che ha saputo unire intere generazioni sotto lo stesso cielo stellato.

L’arrivo del saggio in libreria e fumetteria è previsto per metà ottobre, con disponibilità anche su Amazon e preorder già attivi sullo shop ufficiale dell’editore. Una data che segna l’inizio di un nuovo capitolo per la comunità nerd italiana, che da sempre considera Goldrake un’icona identitaria, un simbolo capace di abbattere pregiudizi e di raccontare, attraverso il linguaggio dei robot, i sogni e le paure di un’epoca.

Nippon Shock Edizioni lo presenta come un “ritorno a casa” e, al tempo stesso, una nuova partenza. Perché Goldrake non è solo un ricordo degli anni Settanta: è un codice culturale che continua a riscriversi, aggiornandosi senza mai tradire le sue radici. Con questo volume, Fausto Avaro non consegna soltanto un libro, ma una mappa per orientarsi in un mito che continua a evolvere. Un invito, per vecchi e nuovi fan, a guardare ancora una volta verso il cielo e a lasciarsi guidare dal Guardiano del Pianeta Blu.

C’era una volta Goldrake… Redux! di Massimo Nicora

La Società Editrice La Torre, in collaborazione con Sprea Editore, è entusiasta di presentare l’ultima edizione del celebre saggio C’era una volta Goldrake, scritto da Massimo Nicora. Questa nuova incarnazione, ribattezzata Il ritorno di Goldrake, si propone come un’opera definitiva, più agile e maneggevole, ma al contempo arricchita da un’enorme quantità di materiale inedito. Il libro non si limita a essere una semplice riedizione, ma diventa una nuova porta d’accesso alla storia di uno dei robot più iconici della cultura pop mondiale, celebrando anche i 50 anni di Goldrake, il suo ritorno con Goldrake U e l’imminente anniversario della sua trasmissione in Italia. Un tributo che rende omaggio a un fenomeno che ha segnato generazioni, non solo sul piccolo schermo, ma anche nel cuore di milioni di appassionati.

Un’opera Completa e Rivisitata per il Cinquantenario

Questa quarta edizione di C’era una volta Goldrake, probabilmente l’ultima sotto il marchio di Sprea Editore, è frutto di un lavoro di rielaborazione accurato e di un’analisi approfondita che coinvolge 14 anni di ricerca. Nicora, con la sua expertise unica nel campo dei robot giapponesi e del fenomeno Goldrake, ha voluto rendere questa nuova versione la più completa mai realizzata, arricchendo il testo con una miriade di immagini, articoli d’epoca e interviste a personaggi di rilievo, sia della Rai che del mondo del giocattolo. L’edizione si distingue per la sua capacità di raccontare in maniera dettagliata il percorso che ha portato UFO Robot Grendizer (questo il titolo originale in Giappone) a diventare un vero e proprio cult in Italia e in Francia. In particolare, il libro approfondisce le origini della serie e il modo in cui la sua trasmissione in Italia nel 1978 suscitò non poche polemiche, alimentando un dibattito che dura ancora oggi.

Il Viaggio di Goldrake: Dalla Creazione alla Trasformazione

Nicora dedica ampio spazio a una panoramica storica della serie, partendo dal Giappone, dove la storia di Goldrake ha preso vita, per arrivare alle sue trasposizioni in Francia e Italia. È qui che il fenomeno ha raggiunto proporzioni mai viste, trasformandosi in una vera e propria icona. Con una narrazione accurata, il libro affronta il processo di adattamento e modifica che Goldrake ha subito nelle diverse culture, svelando dettagli sconosciuti riguardo le versioni televisive e i vari adattamenti, inclusi quelli fumettistici. Questa sezione del saggio è particolarmente interessante per chi vuole scoprire le differenze narrative e stilistiche tra il cartone animato e le sue incarnazioni fumettistiche, aspetti che hanno contribuito a rendere il personaggio ancora più affascinante.

Il Merchandising e il Fenomeno Collezionistico

Un altro punto di forza di questa nuova edizione di C’era una volta Goldrake è l’analisi approfondita del merchandising che ha accompagnato la serie sin dai suoi primi passi in Italia. Il successo di Goldrake non si è limitato alla sua trasmissione televisiva, ma ha coinvolto un’intera generazione di bambini e collezionisti grazie alla produzione di giocattoli, gadget e memorabilia che ancora oggi vengono ricercati dai fan di tutto il mondo. Nicora, grazie a interviste esclusive con protagonisti del mercato dei giocattoli degli anni Settanta e Ottanta, racconta il dietro le quinte della creazione di questi oggetti iconici, offrendo al lettore una visione unica di come il merchandising abbia contribuito a cementare Goldrake nel cuore dei fan.

Un’Analisi Storica Unica e Completa

Questa nuova edizione si impone come la più completa ricostruzione mai realizzata sulla storia di Goldrake, un’opera che combina rigore storico e passione per uno dei più grandi fenomeni televisivi e culturali del secolo scorso. Nicora arricchisce il suo racconto con centinaia di articoli, documenti d’epoca, filmati e testimonianze provenienti dalle Teche Rai, costruendo un affresco che racconta non solo la storia di Goldrake, ma anche quella di un’intera epoca. Particolarmente intrigante è la sezione dedicata alla “guerra degli ascolti” tra le case di produzione giapponesi negli anni Settanta, che vede Goldrake primeggiare come uno dei successi più clamorosi dell’animazione nipponica.

Illustrazioni e Testimonianze: Un Tocco di Classe all’Opera

Accanto alla ricchezza di contenuti, Il ritorno di Goldrake si distingue anche per il suo corredo iconografico straordinario. Le illustrazioni realizzate da Riccardo Pieruccini e Daniele Rudoni, insieme alle copertine, donano un valore estetico all’opera, facendo di questo libro un oggetto da collezione. Le introduzioni di Massimiliano Gusberti e Paola De Benedetti e il saggio conclusivo di Gianluca Di Fratta arricchiscono ulteriormente il testo, offrendo nuove chiavi di lettura e riflessioni sul significato di Goldrake nella cultura popolare e nella storia della televisione italiana.

Con questa nuova edizione, C’era una volta Goldrake diventa una lettura imprescindibile per tutti gli appassionati di robot giapponesi, di cultura pop degli anni Settanta e per chiunque voglia comprendere appieno l’impatto che Goldrake ha avuto sulla televisione italiana e sul mercato del giocattolo. Massimo Nicora, con la sua esperienza e passione, ha saputo raccogliere e raccontare in maniera unica la storia di un fenomeno che ha saputo conquistare intere generazioni e che, ancora oggi, continua a mantenere il suo fascino. Un’opera imperdibile, destinata a rimanere un punto di riferimento per gli studiosi e i fan di uno dei robot più amati della storia della televisione.

Goldrake dalla A alla U. Origine, viaggio e ritorno della Sentinella nel blu, 1975-2024

“Goldrake dalla A alla U. Origine, viaggio e ritorno della Sentinella nel blu, 1975-2024” di Marco Pellitteri è una vera e propria immersione nella storia, nei significati e nel successo dell’iconico gigante metallico che ha catturato l’immaginazione di una intera generazione di bambini tra gli anni ’70 e ’80 del XX secolo.

Il libro fa parte della nuova collana Digital Loop, promossa da Rai Libri, che si propone di esplorare la trasversalità e l’influenza dei diversi universi media su quello della televisione. Con una scrittura approfondita e coinvolgente, l’autore ci guida attraverso un viaggio che attraversa le varie sfaccettature dell’iconica serie televisiva.

L’arrivo di Goldrake sul piccolo schermo, con la trasmissione di Atlas Ufo Robot su Rai 2 nel 1978, rappresentò una svolta nel panorama televisivo per ragazzi in Italia. I disegni animati giapponesi, ancora poco conosciuti in Occidente, trovarono in Goldrake un vero e proprio ambasciatore, capace di conquistare il cuore di milioni di spettatori con i suoi valori positivi e la sua natura pacifista.

Marco Pellitteri, esperto di animazione giapponese, ci guida attraverso le varie fasi dell’evoluzione di Goldrake, partendo dalle origini fino al suo ritorno con la serie Grendizer U. Attraverso uno sguardo attento e rigoroso, l’autore esplora i vari aspetti mediatici, pedagogici, politici e socioculturali legati alla serie, sottolineando l’importanza della figura di Goldrake come portatore di un messaggio di pace in un contesto segnato dalla guerra. Oltre a analizzare il ruolo della Rai come primo diffusore di Goldrake in Italia, l’autore ci invita a riflettere sull’attualità e la rilevanza di un personaggio che, nonostante sia fatto di tonnellate di metallo, riesce a mostrare un cuore umano e a ispirare valori positivi nei suoi spettatori.

“Goldrake dalla A alla U. Origine, viaggio e ritorno della Sentinella nel blu, 1975-2024” è un libro che va oltre la semplice analisi di una serie televisiva, rappresentando un viaggio emozionante e ricco di spunti di riflessione su come un personaggio possa trasmettere messaggi di speranza e pace in un mondo sempre più complesso e sconosciuto. Un’opera imprescindibile per tutti gli appassionati di animazione e per coloro che vogliono comprendere l’influenza dei media sulla società contemporanea.

70 anni della RAI: l’amore e l’odio per l’animazione Giappponese in Italia

Il 3 gennaio 1954 alle ore 11, la prima annunciatrice Rai Fulvia Colombo diede il via alle trasmissioni televisive regolari della Rai, la tv pubblica italiana.

“La Rai − Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”.

Da allora, la Rai ha accompagnato la vita degli italiani con programmi di informazione, cultura, intrattenimento e spettacolo, raccontando gli eventi storici, le trasformazioni sociali, le mode e le tendenze, le passioni e le emozioni di generazioni di telespettatori. Tra i generi che hanno caratterizzato la programmazione della Rai, c’è l’animazione giapponese, nota anche come anime, che ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione e nella popolarità di questo tipo di produzione nel nostro paese.

Per celebrare i 70 anni della tv pubblica, la Rai ha organizzato una serie di iniziative e di appuntamenti speciali, che ripercorrono la sua lunga e ricca storia, attraverso filmati d’archivio, testimonianze, interviste e documentari. La Rai ha anche coinvolto il suo pubblico, invitandolo a condividere i propri ricordi e le proprie emozioni legate alla tv, attraverso il sito web e i social network. Con l’hashtag #70annidirai, gli utenti hanno potuto inviare foto, video, commenti e testimonianze, che sono stati raccolti e pubblicati in una sezione speciale del portale rai.it.

In questo articolo, vogliamo ripercorrere il legame storico tra la Rai e gli anime, che ha inizio negli anni ’70 e prosegue fino ai giorni nostri, tra successi e polemiche, tra censure e restauri, tra fascino e critica.

Gli anni ’70: l’inizio dell’invasione Giapponese

L’Italia è stata uno dei paesi occidentali pionieri nell’importazione di anime, soprattutto tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta. In quel periodo furono acquistate oltre un centinaio di serie, più di quanto avvenisse in qualsiasi altro paese occidentale. Questo fenomeno si verificò sia grazie alla Rai che alle emittenti private liberalizzate nel 1976, in particolare le reti che successivamente sarebbero diventate Fininvest, ma anche altre realtà locali. Questo è stato definito come una pacifica “invasione”.

La svolta nella diffusione degli anime in Italia si verificò nella seconda metà degli anni settanta, quando la televisione di Stato iniziò ad importare serie televisive. Il 13 gennaio 1976, Rai 2 trasmise Barbapapà, il primo anime giapponese trasmesso in Italia. Seguirono Vicky il vichingo nel gennaio 1977, e Heidi e Atlas UFO Robot nel 1978. Queste serie ebbero un grande successo di pubblico e di critica, grazie alla loro qualità narrativa e visiva, alla loro originalità e alla loro capacità di affrontare temi universali e attuali.

Questi anime introdussero anche alcuni elementi tipici dell’animazione giapponese, come la cura dei dettagli, la profondità dei personaggi, la presenza di tematiche sociali e storiche, e la capacità di suscitare emozioni. Questi elementi si distinguevano da quelli dell’animazione occidentale, spesso più semplice e stereotipata, e contribuirono a creare una generazione di appassionati e di cultori di questo genere.

Gli anni ’80: il boom e la censura

A partire dalla metà degli anni ottanta, a causa di una crescente campagna di demonizzazione degli anime da parte dell’opinione pubblica, la Rai iniziò a importare sempre meno serie. In Italia, infatti, a partire dagli anni ottanta, l’animazione giapponese subì una censura sistematica durante la trasmissione su reti nazionali. Ciò avveniva attraverso adattamenti invasivi e incongrui, traduzioni superficiali dei copioni originali, tagli e modifiche arbitrarie. A causa di un equivoco culturale che considerava l’animazione rivolta solo ai bambini, molti anime destinati ad adulti o adolescenti erano adattati per un pubblico molto più giovane. I dialoghi venivano modificati per renderli più adatti a una platea infantile e venivano tagliate sequenze o puntate considerate inadatte ai bambini. Questa pratica è stata oggetto di critiche da parte di associazioni di genitori, giornalisti e psicologi.

Gli anni ’90 e 2000: la riscoperta degli anime

Per quanto riguarda la Rai, i primi tentativi di trasmissione integrale si verificarono con alcune serie del World Masterpiece Theater su Rai 1 e il film Akira su Rai 3. Nel 2000-2001, Rai 2 trasmise vari film e speciali TV della saga di Dragon Ball. Con l’avvento della televisione digitale terrestre, Rai 4 iniziò a trasmettere regolarmente anime in versione integrale, incluso l’utilizzo delle sigle di apertura e chiusura originali.

Dal 2009, anche la Rai ha ripreso a trasmettere animazione giapponese su Rai 4, con serie come Gurren Lagann e Code Geass: Lelouch of the Rebellion. Queste serie hanno confermato la vitalità e la ricchezza dell’animazione giapponese, che ha saputo affrontare temi attuali e universali, come l’amicizia, l’amore, il coraggio e la libertà.

La Rai ha quindi svolto un’importante funzione culturale e educativa, portando in Italia gli anime e facendoli conoscere e apprezzare da diverse generazioni di spettatori. La Rai ha anche contribuito a creare un legame tra l’Italia e il Giappone, due paesi lontani geograficamente ma vicini per sensibilità e affinità

Goldrake, un eroe sempre attuale

Nella vita succedono cose strane e ci sono successi internazionali che nel Paese d’origine non erano tali, o magari sono stati riscoperti come tali tempo dopo. In Giappone nel 1976 debuttò in televisione Ufo robot Grendizer, terzo capitolo di una saga sui robottoni giganti ideati da Go Nagai iniziata con Mazinger Z, ma non ebbe al momento il successo sperato, perché ai fan non piacque che Koji Kabuto, l’eroe del primo capitolo, fosse ridotto a fare da spalla al nuovo protagonista, l’affascinante alieno Daisuke Umon.

Solo negli anni successivi si riscoprì questa storia, grazie anche all’apporto dato ad alcuni episodi dal grande Shingo Araki, e adesso si parla di un possibile remake, mentre Grendizer, con il titolo di Atlas Ufo robot o meglio Goldrake è un cult in Italia da oltre quarant’anni, mentre come Goldorak è adorato in Francia, senza contare l’interesse che c’è nei suoi riguardi nei Paesi arabi.

Dall’Italia e dalla Francia emergono anche in questo momento due interessanti iniziative editoriali in tema. Nel nostro Paese la casa editrice La Torre propone una nuova, completa e monumentale edizione del saggio C’era una volta Goldrake di Massimo Nicora, articolato su due volumi per un totale di oltre mille pagine, in quello che è e resta la più ricca e dettagliata analisti del fenomeno Goldrake, tra documenti, articoli d’epoca, scoperte, interviste. La vasta analisi spazia dalla nascita in Giappone all’arrivo in Francia e in Italia, proponendo una mole di documenti e articoli d’epoca, nuove scoperte, interviste a varie personalità, per raccontare quello che è stato un successo abbastanza unico.

In Francia, si è ancora più audaci: cinque fumettisti cresciuti con Goldorak hanno infatti dato vita ad un seguito, un progetto con cui hanno realizzato un sogno di anni: lo sceneggiatore Xavier Dorison, con i disegnatori Denis Bajram, Brice Cossu, Alexis Sentenac e il colorista Yoann Guillo, cercando di ricreare le atmosfere di quell’epoca. Questo seguito non è una fanfiction come ce ne sono a tonnellate in rete, anche simpatiche, ma è stato approvato dallo stesso Go Nagai ed è fedele all’originale, con uno stile di disegno un po’ diverso, che mette insieme i manga e i fumetti franco belgi: Vega è stato sconfitto, la base lunare è stata distrutta, Actarus, Maria e Goldrake sono tornati su Fleed, ma un disco alieno rimasto sulla Terra torna a minacciare l’umanità. Ma come riportare l’eroe di tutti sul nostro pianeta?

Una premessa quindi interessante e intrigante, testimonianza della forza di questo immaginario su tutta una generazione, accompagnata in Francia da una mostra in tema fino al 30 ottobre alla Maison de la Culture japonaise di Parigi, da un concerto karaoke il 28 ottobre al Grand Rex sempre della capitale francese e da un’emissione di francobolli delle Poste francesi.

Panini Comics ha già acquistato i diritti per l’edizione italiana di questo Goldorak in salsa francese, dopo aver proposto l’interessante manga francese su Capitan Harlock.

UFO Robot Goldrake: il mito italiano nato da un pasticcio spaziale

Quando si parla di UFO Robot Goldrake, l’immaginario collettivo italiano si accende come il reattore del celebre robot: esplosivo, nostalgico, leggendario. Eppure, dietro al mito televisivo che ha acceso l’infanzia di milioni di spettatori negli anni ’70, si nasconde una storia sorprendente fatta di errori, traduzioni creative, censure e fraintendimenti culturali. Una storia che, paradossalmente, ha contribuito a rendere ancora più unico e inimitabile il legame fra l’Italia e il suo primo grande eroe mecha animato.


Tre robot, un solo cuore

Non tutti sanno che “UFO Robot Goldrake” non nacque come serie autonoma. In realtà, rappresenta il terzo capitolo di una trilogia che aveva già scosso il Giappone: Mazinger Z, seguito da Il Grande Mazinger, e infine Grendizer — il nome originale di Goldrake.
Il filo rosso che lega questi tre colossi d’acciaio è un ragazzo: Koji Kabuto, conosciuto dai fan italiani come Alcor. Koji fu il pilota originario di Mazinger Z, l’eroe che per primo si mise ai comandi di un robot gigante per difendere l’umanità. In Giappone, Koji è il cuore pulsante dell’intera saga, una sorta di Luke Skywalker dell’universo robotico di Go Nagai.

Quando “UFO Robot Grendizer” arrivò in Italia, il suo protagonista non venne riconosciuto come parte di una continuità narrativa. Il nostro Alcor era in realtà lo stesso Koji Kabuto, ma le emittenti televisive italiane trasmisero le tre serie in ordine inverso: prima Goldrake su RaiDue, poi Il Grande Mazinger sulle TV locali e infine Mazinger Z su RaiUno.
Il risultato? Un cortocircuito temporale degno di un film di fantascienza: il pubblico italiano vide prima il finale, poi il seguito e infine le origini.


Il caos delle traduzioni: Koji, Rio e Alcor

Le difficoltà linguistiche e la fretta di adattamento fecero il resto. I nomi cambiarono come in un gioco di specchi: Koji Kabuto diventò Rio Kabuto in Mazinger Z, mantenne il suo nome originale in Il Grande Mazinger, e si trasformò in Alcor in Goldrake.
Così, tre serie con lo stesso personaggio finirono per sembrare storie completamente diverse. È da questo scambio identitario che nacque l’ironico luogo comune, spesso ripetuto da chi non conosceva il contesto, secondo cui “i personaggi dei cartoni giapponesi sono tutti uguali”.
In realtà non erano simili: erano proprio la stessa persona, riscritta tre volte.


Censure e tagli: il volto mutilato di un mito

Negli anni ’70 la televisione italiana, ancora diffidente verso i “cartoni giapponesi”, impose tagli e modifiche massicce. Tutti i riferimenti a Mazinger Z furono eliminati nella prima messa in onda di “UFO Robot Goldrake”.
Interi episodi vennero saltati: i numeri 15, 59 e 71 non furono mai trasmessi. L’ultimo, il 71, fu addirittura rimontato in un film cinematografico creato dai distributori italiani per cavalcare il successo planetario della serie, ma senza l’approvazione di Go Nagai.
Un’operazione d’epoca, quasi “Frankensteiniana”, che però contribuì a consolidare l’aura mitica di Goldrake, rendendolo qualcosa di più di un semplice cartone animato: un mistero collettivo, un culto.


“Il figlio di Goldrake” (che non era suo)

Il successo travolgente di Goldrake in Italia portò a esiti a dir poco surreali. I distributori nostrani importarono anche la serie Daimos, che non aveva alcun legame con Grendizer, e la ribattezzarono “Il figlio di Goldrake”.
Una trovata commerciale che oggi farebbe impallidire qualunque purista dell’animazione, ma che all’epoca funzionò: il pubblico, ignaro della verità, si precipitò nei cinema convinto di assistere a un sequel ufficiale.
La stessa sorte toccò a Jeeg Robot d’Acciaio, di cui fu montato un film senza il consenso dell’autore, e perfino alla dolce Heidi, che in un adattamento cinematografico “diventava principessa” — un titolo inventato che con la storia originale non aveva nulla a che vedere.


Goldrake Reloaded: il ritorno del vero Koji Kabuto

Le recenti riedizioni di “UFO Robot Goldrake” hanno finalmente riportato alla luce le scene tagliate e gli episodi censurati. I dialoghi, spesso tradotti con superficialità, sono stati ricorretti e restaurati per restituire autenticità al capolavoro di Go Nagai.
Soprattutto, Koji Kabuto ha riottenuto il suo vero nome, ristabilendo il legame narrativo fra Mazinger Z, Il Grande Mazinger e Goldrake. Un piccolo passo per l’adattamento, un gigantesco salto per la coerenza dell’universo mecha.


Ma… chi diavolo è Atlas?

Eccoci alla domanda che tormenta ancora i fan di lunga data: chi è Atlas?
Quando Goldrake sbarcò in Italia nel 1978, la Rai trasmise la serie con il titolo “Atlas UFO Robot”. Ma in nessun episodio, né nella versione giapponese né in quella francese da cui derivava la nostra, esiste un personaggio di nome Atlas.
La verità è degna di una puntata speciale di “Misteri del doppiaggio”: il nome “Atlas” proveniva da un opuscolo informativo francese. All’epoca, per proporre un programma televisivo, le emittenti allegavano una guida di presentazione, un “atlante” — in francese appunto atlas.
Quando quel documento, intitolato “Atlas UFO Robot”, arrivò sulla scrivania di un funzionario Rai, venne scambiato per il titolo ufficiale della serie. E così nacque un nome destinato a entrare nella leggenda per puro errore burocratico.


Dal caos alla leggenda

Quel mosaico di confusioni, doppiaggi incerti e montaggi discutibili non distrusse Goldrake: lo trasformò in mito. Forse è proprio grazie a quella scintilla d’imperfezione che il robottone di Go Nagai ha saputo conquistare il cuore di tre generazioni di spettatori italiani.
Oggi Goldrake non è più solo un’icona dell’animazione giapponese, ma un pezzo di memoria collettiva nazionale, un simbolo del nostro primo incontro con il Giappone futuristico e poetico.

Goldrake all’attacco!

Nei decenni passati dai primi anni 80 agli anni 90, visto il boom di molte linee di giocattoli e anche di serie sia televisive che a cartone animato, vennero anche creati tutta una linea di giochi da tavolo. Vorrei iniziare con un gioco che potremmo definire “Vintage”, in quanto venne prodotto dalla Mattel nei primi anni 80, ispirato a una famosa serie televisiva animata molto in voga in quegli anni, e che in questo periodo ha anche festeggiato i suoi 40 anni dalla sua messa in onda, sto parlando di Atlas Ufo Robot, e il gioco in questione è “Goldrake all’attacco”.

Come molti giochi della Mattel di quel periodo, esso aveva un regolamento di facile interpretazione con semplici regole chiare e comprensibili, dopotutto esso era rivolto a un pubblico molto giovane, in questo caso poi il regolamento era addirittura scritto sul retro del coperchio della scatola; però nonostante la sua semplicità, Goldrake all’attacco aveva delle meccaniche di gioco molto divertenti e intriganti, infatti viste le varie fasi per lo svolgimento e la risoluzione del gioco è come se racchiudesse tre giochi in uno, regalando molti momenti di divertimento assicurato.

Contenuti del gioco

  • 1 mappa/plancia di gioco
  • 1 roulette numerata per il movimento e per il combattimento contro i dischi volanti
  • 4 segnalini dei giocatori colorati
  • 4 plance mostro spaziale
  • 24 carte arma di Goldrake
  • 6 carte arma mostro spaziale
  • 32 segmenti puzzle del disco di Goldrake

Svolgimento del gioco:  Dopo aver posizionato la mappa/plancia di gioco, i giocatori prendono a testa un segnalino colorato, 6 carte arma di Goldrake a testa e una plancia mostro spaziale, e poi si decide chi è il primo giocatore. Il gioco si svolge in tre fasi differenti, esso non sarebbe altro che una rappresentazione di una puntata del cartone animato Atlas Ufo Robot, dove la prima fase è rappresentata dalla corsa di Actarus per raggiungere Goldrake, la seconda fase è lo scontro con il mostro spaziale e la terza fase consiste nello scontro finale contro i minidischi e la base di Hidalgo il capo delle forze di invasione.

Fase 1: I giocatori si posizionano sulla casella di partenza nella casella con Actarus e a turno girano la roulette, il numero dove si ferma la freccia sono di quante caselle si muove la pedina, e si continua così finché non si raggiunge la casella con il disco e inizia il percorso dello scontro con il mostro spaziale.

Fase 2: Quando si è raggiunto il percorso con il mostro spaziale, inizia la battaglia, che consiste nell’arrivare sulla casella numerata, utilizzando la roulette numerata, contraddistinta da un esplosione, appena un giocatore la raggiunge inizia la battaglia: avverrà uno scontro con l’utilizzo delle carte, il giocatore sceglie una delle carte arma di Goldrake, e uno dei giocatori avversari prende una carta Arma del mostro spaziale, dopo aver selezionato le rispettive carte, entrambi i giocatori le rivelano e si effettua la risoluzione del duello; tale risoluzione si evince dalla scritta che vi è sulla carta, alcune armi ne sconfiggono altre o ne sono immuni, se vince il giocatore di Goldrake prende il segmento di puzzle e lo posiziona sulla sua plancia mostro spaziale, se invece viene sconfitto, rimane fermo un turno finché non vince il duello. La fase due finisce quando si vincono tutti e 8 gli scontri con il mostro spaziale e si ha completato il puzzle nella plancia, da lì in poi inizia la terza ed ultima fase.

Fase 3: Si sceglie uno dei percorsi per raggiungere la Base Madre e come sempre il movimento viene determinato dalla roulette numerata, appena ci si posiziona in una casella contenente un disco volante, inizia la battaglia, qui viene utilizzata la roulette numerata, infatti in ogni spicchio, alternati, vi sono un disco intatto e uno distrutto, il giocatore gira la freccia, se la freccia finisce sul disco distrutto il giocatore può proseguire il turno successivo, se finisce su quello intatto rimane bloccato un turno finché alla fine non distrugge il disco volante. Il gioco finisce quando un giocatore arriva alla sommità della Base Madre e viene decretato non solo vincitore ma unico e solo Goldrake!

Come detto, regole molto semplici ma con una dinamica piena di incognite e di casualità e alla fine è quello che dà il vero brivido del gioco, ricco poi di illustrazioni in stile cartone animato della serie lo rende ancora più bello e inimitabile, un gioco studiato per i più piccoli, ma anche adatto ai più grandi, dopotutto chi non ha mai segretamente voluto pilotare il Goldrake. Un pezzo vintage molto difficile da trovare, ma non impossibile, e in casi molto fortunati anche a prezzi abbordabili, se vi capita l’occasione cercate di prenderlo, per tutta una serie di motivi, uno tra tutti riguarda i nostalgici che avranno tra le mani un pezzo di storia. Non è male avere un gioco da tavolo adatto a tutte le età da giocare in famiglia oppure tra amici per trascorrere una serata in allegria.