Roma si sta caricando come un disco di energia protonica, pronta a esplodere in un’ondata di nostalgia robotica il 21 dicembre 2025, quando Cassino Fantastica, in collaborazione con Lazio Disco, porterà all’Hub Moby Dick un evento che è già leggenda: il Goldrake Day, la celebrazione ufficiale dei 50 anni di Atlas Ufo Robot.
Un appuntamento gratuito, dalle 10 alle 13, che promette di trasformare il quartiere Garbatella nel punto d’atterraggio perfetto per ogni fan che un tempo urlava “Alabarda spaziale!” davanti alla TV.
L’idea di ripercorrere insieme mezzo secolo di storia non è un semplice tuffo nostalgico, ma un vero viaggio culturale dentro un fenomeno che ha segnato l’Italia più profondamente di quanto spesso si ammetta. Dal 4 aprile 1978, quando Goldrake atterrò sulla Rete 2 come un fulmine alieno, fino al suo ritorno 5 ottobre 2025 su Rai 2, la parabola dell’UFO Robot ha attraversato generazioni, rivoluzioni televisive, dibattiti sociopolitici e leggende urbane che ancora oggi riecheggiano tra forum, fanzine e chiacchiere di chi è cresciuto con Actarus come modello morale e Mecha King supremamente invincibile.
La nascita di un fenomeno che travolse l’Italia
Quando la Toei Animation realizzò UFO Robo Grendizer tra il 1975 e il 1977, forse nemmeno Gō Nagai immaginava che proprio l’Italia sarebbe diventata, anni dopo, la sua seconda casa spirituale. Qui Goldrake non fu semplicemente “un cartone animato”, ma diventò un simbolo nazionale, un mito pop, una bandiera dell’immaginario cresciuta nel salotto degli italiani insieme al gelato biscotto e ai divani di velluto marrone.
L’arrivo del robot in TV generò un entusiasmo inatteso.
Le sigle italiane, composte da Vince Tempera, Massimo Luca e firmate da Luigi Albertelli, dominarono le classifiche, vendendo oltre 1,7 milioni di copie complessive. Non erano solo canzoni: erano inni, rituali collettivi che oggi tutti sappiamo ancora a memoria.
Il successo fu talmente travolgente da trasformare Goldrake in un vero brand ante litteram. I negozi vennero invasi da ogni possibile gadget: dalle maschere di carnevale ai modellini, dagli astucci ai doposci (!), fino a intere collezioni di libri e fumetti che ancora oggi fanno impazzire i collezionisti.
E mentre i bambini vivevano la loro epoca d’oro, molti genitori reagivano con diffidenza, spaventati dalla “violenza” che intravedevano nei combattimenti. Alcuni parlamentari arrivarono persino a denunciare il cartone come diseducativo, ma il pubblico sovrano aveva già deciso: Goldrake era qualcosa di più di un semplice programma TV, era un fenomeno culturale.
L’intervista che mise fine alla fake news più famosa di sempre
Tra le tante storie che orbitano intorno alla Goldrake-mania, una spicca per la sua assurdità: la leggenda secondo cui gli anime giapponesi sarebbero stati “creati al computer”, negli anni Settanta, grazie a misteriose macchine capaci di animare automaticamente i disegni.
Questa voce circolò così tanto da finire perfino sulle riviste per ragazzi, alimentando la fantasia di chi immaginava un Giappone futuristico in grado di generare cartoni con un click, quando in Italia il massimo della tecnologia era il decoder del Televideo.
La verità emerse solo nel 1990, grazie a un dossier pubblicato da Mangazine e all’intervista a Umeda, responsabile della Toei, che smontò il mito ridendo: «Computer? Qui non ce ne sono affatto. A quei tempi non esistevano nemmeno i word processor».
Una dichiarazione che oggi fa sorridere, ma che dimostra quanto gli anime – Goldrake in primis – siano stati vittime di pregiudizi e paure irrazionali, non molto diversi da quelli che circondano le nuove tecnologie contemporanee.
Il ritorno in TV: un cerchio che si chiude
Il 5 ottobre 2025, Rai 2 ha riportato in onda UFO Robot Goldrake con il titolo originale, una grafica completamente rinnovata e un nuovo lavoro di restauro che ha permesso a chiunque – nostalgici, nuovi fan, curiosi del retroworld – di riabbracciare la serie con occhi freschi.
Vedere Actarus tornare a cavalcare il suo disco robotico ha avuto un sapore quasi commovente, come aprire una scatola dei ricordi che credevamo perduta.
E come se non bastasse, Gō Nagai in persona ha rassicurato i fan: «Actarus sta bene e continua a pilotare Goldrake». Una frase che ha fatto tremare la rete più di qualsiasi attacco di Vega.
Roma si prepara alla Goldrake-mania 2.0
Il Goldrake Day non vuole solo raccontare una storia, ma celebrarla insieme a chi ancora oggi si emoziona nel sentire il ruggito del robot. All’Hub Moby Dick si ricostruirà la timeline italiana del fenomeno, dalle prime discussioni in TV alle fanzine fotocopiate, fino alle moderne community social che hanno preservato l’eredità del personaggio. Sarà l’occasione perfetta per condividere aneddoti, svelare curiosità, smontare fake news, riscoprire materiali rari e rivivere quella magia collettiva che univa bambini di ogni regione davanti allo schermo.
E, diciamolo, sarà anche l’evento ideale per testare se siamo ancora capaci di cantare la sigla senza perdere fiato.
Pronti al decollo?
Il GOLDRAKE DAY non è solo un raduno, ma una celebrazione del modo in cui una serie animata ha plasmato l’immaginario italiano, unendo generazioni diverse in un unico grido di battaglia.
E se è vero che i miti non invecchiano, allora questo anniversario non è un punto di arrivo, ma un trampolino verso una nuova stagione di entusiasmo geek.
E ora tocca a te: qual è il tuo ricordo più potente legato a Goldrake?
Hai cantato la sigla in classe? Hai costruito un modellino improbabile con i Lego? Hai litigato con un compagno di scuola per decidere chi fosse Actarus nel gioco dell’intervallo?
Raccontalo nei commenti e uniamo le forze come in un vero robot componibile.
