Immaginare, oggi, significa prendere posizione. Significa scardinare confini, sabotare il senso comune, rifiutare l’idea che il fantastico sia solo una via di fuga. Proprio da questa urgenza nasce il ritorno di Oblivion II, la Fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale che il 21 e 22 febbraio 2026 trasformerà la Città dell’Altra Economia in un portale aperto verso mondi altri, liberi, indisciplinati. Dalle dieci del mattino fino alle venti, per due giornate a ingresso completamente gratuito, Roma tornerà a essere laboratorio del possibile, rifugio per chi vive di fantascienza, horror, fantasy, weird e di tutte quelle narrazioni che non chiedono il permesso di esistere.
Oblivion arriva alla sua seconda edizione con una consapevolezza nuova e una dichiarazione d’intenti chiarissima. Il tema scelto per il 2026, “Decolonizzare territori”, non è uno slogan accattivante ma una presa di posizione culturale. Il fantastico diventa strumento critico, lente attraverso cui osservare il presente e smascherarne le strutture oppressive. Raccontare alieni, mostri, futuri alternativi e realtà distorte significa parlare di corpi controllati, di sistemi violenti, di normalità imposte. Ma significa anche immaginare fughe, alleanze impreviste, società post-egemoniche, trasformazioni radicali. In altre parole, immaginare diventa un gesto politico, una forma di resistenza creativa contro l’appiattimento del reale.
Camminare tra gli spazi di Oblivion II vorrà dire attraversare una faglia narrativa, una frattura che si riapre per lasciar filtrare possibilità. La fiera cresce proprio in questa tensione fertile tra conflitto e ibridazione, scegliendo senza esitazioni di stare dalla parte dell’eccesso e della contaminazione. Qui il “what if” non è un gioco sterile, ma un atto di sabotaggio dell’ovvio. Qui l’irrazionale non chiede scusa e il futuro non è mai singolare, ma plurale, proliferante, instabile.
L’edizione 2026 segna anche un passo importante sul piano editoriale. La selezione delle realtà presenti è stata completata e il numero parla chiaro: quarantasette editori, tra ritorni attesissimi e nuove scoperte, pronti ad abitare gli spazi della Città dell’Altra Economia per due giorni di dialoghi, scambi e collisioni creative. Case editrici indipendenti, laboratori di scrittura estrema, fumetti che mordono, narrativa che sfida i generi e li rimescola senza pietà. Una mappa editoriale che racconta un ecosistema vivo, ribollente, lontano dalle logiche industriali più stanche e sempre più vicino a una comunità che cerca storie capaci di disturbare, interrogare e sedurre.
La struttura della fiera accompagna questa pluralità di visioni. Oblivion II è pensata come un territorio da esplorare, non come un semplice spazio espositivo. L’area dedicata agli editori rappresenta il fulcro dell’esperienza, il luogo dell’incontro diretto con chi le storie le scrive, le disegna, le produce. Accanto a questa, prende forma uno spazio pensato per le nuove nascite editoriali, per le autoproduzioni, per i progetti emergenti che stanno ancora cercando la propria voce ma hanno già qualcosa di urgente da dire. È qui che spesso si avverte per primi i segnali del cambiamento.
Il viaggio prosegue poi attraverso il gioco, perché immaginare significa anche sperimentare. L’area gaming permette di toccare con mano universi alternativi attraverso giochi da tavolo, demo e sessioni di gioco, trasformando il pubblico in parte attiva del racconto. E infine il pensiero, il confronto, il dibattito. I panel di Oblivion II saranno spazi di discussione critica, tavoli in cui il fantastico verrà analizzato come linguaggio politico, come strumento di decolonizzazione dei canoni, delle narrazioni dominanti, delle mappe culturali che diamo troppo spesso per scontate.
Il programma dettagliato degli incontri e il calendario completo degli eventi verranno svelati nelle prossime settimane, alimentando quell’attesa consapevole che fa parte del DNA di questa manifestazione. Oblivion II non è solo una fiera, ma un processo in divenire, una chiamata a raccolta per chi sente che l’immaginazione non è un lusso, bensì una necessità.
Il sostegno istituzionale conferma la rilevanza culturale dell’evento. Oblivion II gode del patrocinio del Comune di Roma, dell’Assessorato alla Cultura e del I Municipio, con media partner come Leggere: Tutti e FantascientifiCast e il supporto tecnico di PressUp. Un riconoscimento importante per una manifestazione che nasce dal basso ma guarda lontano, parlando a una community sempre più vasta e consapevole.
Febbraio 2026 si avvicina e la faglia è pronta a riaprirsi. La domanda, come sempre, non è se attraversarla, ma quanto siamo disposti a lasciarci cambiare dall’altra parte. La community nerd, quella che non si accontenta di mondi già mappati, sa già dove trovarsi. E voi, che territorio siete pronti a decolonizzare con la vostra immaginazione?
