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L’Atlantide del Molise: il mistero sommerso di Buca tra mito, archeologia e cultura pop

Immaginate di immergervi nel cuore dell’Adriatico, davanti alle coste del Molise, con il respiro che si fa più lento dietro la maschera da sub e la luce del sole che filtra come in un mosaico liquido. Non è l’inizio di un film di Indiana Jones o di una nuova espansione di Tomb Raider, ma un viaggio reale in uno dei misteri più affascinanti del nostro Mediterraneo: la leggenda di Buca, la città sommersa che molti chiamano l’“Atlantide del Molise”.

Per secoli, il mare che bagna Termoli e Petacciato ha custodito un segreto che sembra uscito da un videogioco di avventura: resti di anfore, capitelli spezzati, mura sommerse, colonne doriche che affiorano come reliquie di un tempo perduto. Secondo la tradizione, un cataclisma – frana o terremoto – avrebbe inghiottito un intero insediamento frentano oltre duemila anni fa, lasciando tracce frammentarie, come se fossero indizi disseminati apposta per gli archeologi del futuro.

Buca: tra fonti antiche e mito moderno

Il nome di Buca non è invenzione moderna. Autori classici come Strabone, Plinio e Tolomeo citano questo porto frentano, a dimostrazione che non si tratta solo di leggenda marinaresca ma di un luogo realmente vissuto e frequentato. La sua riscoperta nel Novecento è dovuta a pionieri dell’archeologia subacquea: dagli anni Settanta, esplorazioni tra le torri del Sinarca e di Petacciato hanno rivelato un sito suggestivo, sorvegliato da correnti e sabbie mobili, come se il mare stesso volesse proteggere il segreto.

Il professore Filippo di Donato, studiando fotografie aeree a infrarossi, fu tra i primi a ipotizzare l’esistenza di una città sommersa. Ma la vera svolta avvenne negli anni Novanta, quando il professor Piergiorgio Data, con il supporto del sub Sergio Cipolla, realizzò riprese video mozzafiato delle immersioni. Quelle immagini, trasmesse dalle televisioni nazionali, incendiarono l’immaginario collettivo e trasformarono Buca da semplice ipotesi archeologica a mito contemporaneo.

Lucia Checchia: la voce che racconta Buca

Tra le studiose che più hanno contribuito a dare forma a questa leggenda c’è Lucia Checchia, antropologa e ricercatrice originaria di Termoli, che ha dedicato un libro intero a questa epopea marina: “Un patrimonio sommerso. Il porto frentano di Buca tra storia, tutela e valorizzazione“. Checchia invita a guardare al mare molisano non solo come a una risorsa turistica, ma come a un archivio vivente di memorie antiche. Nelle sue parole, Buca non è soltanto un luogo fisico, ma un ponte tra passato e futuro, un simbolo della necessità di salvaguardare ciò che l’incuria e l’antropizzazione rischiano di cancellare per sempre.

Prove archeologiche: muri, necropoli e strade sommerse

Gli scavi e le immersioni hanno portato alla luce circa mille metri quadrati di resti, con muri alti fino a quattro metri, colonne, lastre e manufatti in calcare. La portata della scoperta fa pensare a un insediamento complesso e prospero. In località Porticone, non lontano dalla costa, è stata individuata una necropoli frentana con oltre cento tombe del VI secolo a.C., testimonianza che l’area fosse densamente abitata e culturalmente significativa.

Un elemento da romanzo fantasy è arrivato nel 2010 con il Progetto Atlantide: archeologi e sub hanno individuato una strada lastricata che parte dalla spiaggia e si perde nel mare, come se fosse la via d’accesso diretta alla città perduta. A completare il quadro, due ceppi in piombo di ancore romane rafforzano l’ipotesi che la zona fosse un crocevia commerciale vitale. Non a caso, città vicine come Vasto hanno cercato di rivendicare a sé l’ubicazione di Buca, ma le prove più convincenti restano in Molise.

Una leggenda che continua a crescere

L’archeologo Gianfranco De Benedittis preferisce parlare con prudenza di “antico porto della Frentania”, senza fissare una geografia definitiva. Ma il suo lavoro – tra scavi lungo il Biferno e nuove indagini – dimostra che l’avventura non è finita. Ogni ritrovamento aggiunge un tassello a un puzzle che affascina tanto gli studiosi quanto i sognatori.

E non è difficile capire perché: la vicenda di Buca ha lo stesso fascino delle grandi mitologie geek. È un’Atlantide in scala adriatica, capace di farci immaginare esploratori con torce subacquee al posto delle fruste di Indiana Jones, e archeologi con videocamere GoPro al posto dei diari ingialliti. È la dimostrazione che la cultura pop e la ricerca scientifica possono incontrarsi, dando vita a un racconto che entusiasma non solo gli accademici ma anche i fan di cinema, fumetti e videogiochi.

Un patrimonio da difendere

Come ricorda Lucia Checchia, il mare del Molise è un archivio fragile. Senza tutela e consapevolezza, rischia di diventare solo un cimitero di memorie disperse. Ma se lo leggiamo come un’avventura collettiva, Buca può trasformarsi in un simbolo identitario, un luogo capace di legare le comunità locali a una storia millenaria e, al tempo stesso, di stimolare il turismo culturale.

La sfida per i lettori nerd

L’Atlantide del Molise ci interroga e ci provoca: cosa si nasconde ancora sotto quelle onde? Nuovi edifici? Relitti di navi? O forse storie che nessuna cronaca scritta ci ha mai tramandato?

Come ogni buona leggenda, Buca non vive solo nel fondo del mare, ma nel cuore di chi ama le storie di misteri, esplorazioni e civiltà perdute. E noi, qui al CorriereNerd.it, continueremo a seguirne gli sviluppi, pronti a raccontarvi ogni nuovo dettaglio di questa incredibile avventura archeo-nerd.


👉 E voi, se aveste la possibilità di immergervi al largo di Termoli, cosa vorreste scoprire nei resti di Buca? Un frammento di colonna, un’anfora intatta o, chissà, la porta d’ingresso della vera Atlantide molisana?

Fonte: molisecoast.com/poi/antica-citta-di-buca/

E se il Molise fosse i Forgotten Realms?

Il Molise non Esiste!“. Questa, purtroppo, è l’affermazione più iconica relativa alla splendida regione italiana. Un epiteto nato dall’ignoranza collettiva nei confronti di un luogo meraviglioso, un territorio ricco di storia e arte perduta, un reame dimenticato. Esattamente come i “Forgotten Realms“, un nome che in questi mesi è sulla bocca di tutti grazie allo straordinario successo planetario del videogioco “Baldur’s Gate III“: si tratta di una storica ambientazione di Dungeons & Dragons che ha fatto conoscere la “Costa della Spada” ai nerd di tutto il mondo grazie a numerosi romanzi, giochi, fumetti e videogiochi già dalla fine degli anni’80!

E se la “Costa della Spada” fosse in realtà il Molise?

Questa è una domanda interessante, che richiede un po’ di fantasia e conoscenza dei due territori, quello “reale italiano” e quello immaginario creato da Ed Greenwood. Il Molise è una regione italiana che ha una storia antica e affascinante e una geografia variegata, mentre i “Forgotten Realms“, sono un luogo fantasy dove la magia e le creature fantastiche sono comuni. Tuttavia, si possono trovare alcuni punti di contatto tra di essi, basandosi su alcuni elementi caratteristici.

Termoli è Baldur’s Gate

La città di Termoli potrebbe essere paragonata alla città di Baldur’s Gate, in quanto entrambe sono città portuali che si affacciano sul Mare di Spade e sul Mare Adriatico nel caso di Termoli. Entrambe le città hanno un borgo medievale fortificato, dove si trovano importanti edifici religiosi e storici, come la La cattedrale di Santa Maria della Purificazione e la Cattedrale di Helm. Entrambe le città sono anche centri commerciali e culturali, dove si possono incontrare persone di diverse origini.

Campobasso è Neverwinter

Campobasso potrebbe essere paragonata a Neverwinter per la sua importanza politica e amministrativa, essendo il capoluogo della regione Molise e il centro più popoloso. Campobasso ha anche un castello che domina la città, il Castello Monforte, che potrebbe essere equiparato al Castello di Neverwinter, la residenza del sovrano. Inoltre, Campobasso è situata in una zona collinare e montuosa, circondata dai Monti del Matese e dai Monti della Meta, che potrebbero evocare le Montagne Spine del Mondo, la catena montuosa che protegge Neverwinter dal freddo.

Saepinum è Nashkel

L’area archeologica di Saepinum potrebbe essere paragonata al sito archeologico di Nashkel, in quanto entrambi sono i resti di antiche città, romane e amniane nel caso di Nashkel, che furono abbandonate o distrutte. Entrambi i siti conservano ancora le tracce delle mura, delle strade, dei templi e degli edifici pubblici che caratterizzavano le città. Entrambi i siti sono anche teatro di eventi importanti nella trama del videogioco, come la scoperta di una miniera infestata da mostri o la battaglia contro un potente nemico.

Il lago di Castel San Vincenzo è il lago Esmel

Il lago di Castel San Vincenzo potrebbe essere paragonato al lago Esmel, in quanto entrambi sono circondati da un paesaggio montuoso e boscoso, dove si possono trovare villaggi, monasteri e rovine. Entrambi i laghi sono anche collegati a una divinità: Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso nel caso del lago molisano, la dea del mare a Selûne nel caso del lago balduriano.

Il castello di Pescolanciano è il castello di Daggerford

Il castello di Pescolanciano potrebbe essere paragonato al castello di Daggerford, in quanto entrambi sono antiche fortezze che dominano le rispettive città. Entrambi i castelli sono sede di una nobile famiglia che governa la zona con saggezza e benevolenza, i D’Alessandro nel caso di Pescolanciano e i Floshin nel caso di Daggerford. Entrambi i castelli sono anche coinvolti in avventure legate a misteri, intrighi e minacce soprannaturali.

Il santuario di Castelpetroso è il santuario di Lathander

Il santuario di Castelpetroso potrebbe essere paragonato al santuario di Lathander, in quanto entrambi sono luoghi di culto dedicati a una divinità legata alla luce, alla vita e alla rinascita. Il santuario di Castelpetroso è stato costruito in seguito a una apparizione della Madonna Addolorata nel 1888, mentre il santuario di Lathander è stato eretto in onore del dio dell’alba e della rinascita. Entrambi i santuari sono caratterizzati da una architettura imponente e da una atmosfera di pace e speranza.

Il Parco Nazionale è la foresta di Cormanthor

Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise potrebbe essere paragonato alla foresta di Cormanthor, in quanto entrambi sono aree naturali protette che ospitano una ricca biodiversità e una varietà di paesaggi. Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è famoso per la presenza di specie animali rare come l’orso marsicano, il lupo appenninico e il camoscio d’Abruzzo, mentre la foresta di Cormanthor è nota per la presenza di creature fantastiche come gli elfi, i draghi e le fate. Entrambi i parchi sono anche testimoni di una storia antica e affascinante, fatta di civiltà perdute e leggende.

Capracotta è Icewind Dale

Capracotta è una nota località per gli sport invernali che si trova a 1.421 metri sul livello del mare, ed è il secondo più elevato del centro Italia. Icewind Dale è una terra di ghiaccio e neve dove si svolgono avventure epiche e pericolose. Se Capracotta fosse la città di Icewind Dale, potrebbe essere una base per gli eroi che vogliono esplorare le montagne, le caverne e i templi della Valle del Vento Gelido. Gli abitanti di Capracotta dovrebbero essere abili nel sopravvivere al freddo e al combattimento (o allo sport in senso più moderno), e potrebbero avere contatti con le creature che popolano la regione, come i giganti del gelo, i demoni e i draghi (e i turisti!).

Fornelli è Triboar

Il borgo di Fornelli potrebbe essere paragonato al borgo di Triboar, in quanto entrambi sono piccoli insediamenti rurali situati lungo importanti vie commerciali (la Via Appia nel caso di Fornelli, la Via Lunga nel caso di Triboar). Entrambi i borghi sono famosi per la produzione di olio d’oliva o burro, e sono circondati da un territorio fertile e collinare. Entrambi i borghi sono anche esposti a possibili attacchi da parte di creature ostili, come i briganti o i giganti del fuoco.

Isernia è Silverymoon

La città di Isernia potrebbe essere paragonata alla città di Silverymoon, in quanto entrambe sono città storiche e culturali che hanno una forte tradizione artistica e letteraria. Entrambe le città hanno una scuola di magia rinomata, l’Accademia di Isernia o il Collegio di Magia e Arti Sottili. Entrambe le città sono anche alleanze di altre città e regni, come la Lega dei Comuni del Molise o l’Alleanza Argentata.

Agnone è Beregost

Il borgo di Agnone potrebbe essere paragonato al borgo di Beregost, in quanto entrambi sono piccoli insediamenti situati lungo importanti vie commerciali. Entrambi i borghi sono famosi per la produzione di oggetti di metallo, come le campane di Agnone o le armi e le armature di Beregost. Entrambi i borghi sono anche luoghi di incontro e scambio per viaggiatori, mercanti e avventurieri.

Il Castello di Civitacamporano è il Castello di Dragonspear

Il castello di Civitacampomarano potrebbe essere paragonato al castello di Dragonspear, in quanto entrambi sono antiche fortezze che si trovano vicino ad un “confine misterioso” (l’Abruzzo nel caso del castello molisano, il Deserto Anauroch nel caso del castello balduriano). Entrambi i castelli sono stati teatro di battaglie e assedi, sia contro nemici umani che contro creature mostruose. Entrambi i castelli sono anche collegati a una figura leggendaria, Cola di Monforte o il generale Cendamere.

Pietrabbondante è Myth Drannor

 Pietrabbondante e Myth Drannor sono due città che possono essere paragonate per la loro storia gloriosa e tragica, per la loro bellezza e il loro fascino, ma anche per la loro fragilità e il loro destino. Pietrabbondante e Myth Drannor sono due città che hanno in comune una storia antica e ricca di cultura, ma sono entrambre, ora solo rovine.. Entrambe le città sono state fondate da popoli orgogliosi e valorosi, i Sanniti e gli Elfi, che hanno saputo resistere alle invasioni e alle minacce dei loro nemici. Entrambe le città sono state sede di un grande sviluppo artistico, scientifico e magico, che le ha rese famose e ammirate nei rispettivi monndi

Naturalmente non ce ne vogliano gli storici e gli archeologi che hanno studiato il Molise e hanno fatto conoscere “realmente” le bellezze di questo “Regno dimenticato” con il loro eccezionale lavoro. Questa ironica guida, basata su un gioco, vuole solo essere un modo divertente e inusuale per descrivere un luogo magico attraverso una metafora divertente e molto nerd: un modo come un altro per raccontare il Molise che non solo esiste, non è una landa di un videogioco o di un romanzo ma un territorio da amare ed esplorare! Per approfondire, vi invitiamo a visitare il blog “La Terra in Mezzo“: un sito fantastico per conoscere e apprezzare le storie e leggende del Molise in modo semplice e appagante!

Ruby Roundhouse Cosplay, l’arte cosplay di Maria Merola

Oggi vi parliamo di una delle cosplayer più talentuose nel panorama italiano. Maria è una molisana trapiantata a Roma, dove si laurea in Beni Culturali e dove, nel 2008 conosce per la prima volta il mondo delle Fiere del fumetto (di cui aveva visto tante pubblicità sui manga che comprava in edicola) e il cosplay.

La verità è che Maria inizia a fare cosplay a sua insaputa da bambina, in casa. Usava dei collant gialli a mo’ di parrucca e si trasformava in Sailor Moon, oppure in Creamy, grazie alle gonnelline colorate che la mamma comprava su un noto catalogo, all’epoca cartaceo. Poi nel 2008 conosce delle persone attraverso un portale online che raccoglieva una folta nicchia di cosplayers e inizia a incuriosirsi. Così la sera prima del Romics, quella che sarà la sua prima fiera in fretta e furia per ovvi motivi, si fa aiutare nella realizzazione un costume nemmeno troppo semplice per essere il primo da portare in fiera, ma i suoi amici erano appassionati di Final Fantasy e all’epoca non sapeva dell’esistenza delle parrucche, per cui procacità a parte, vista la somiglianza di colori con Tifa scelse proprio lei (in versione Advent Children). Ovviamente il costume non fu realizzato in pelle visti i tempi stretti ma comunque riscosse un certo successo e Maria decise di tornare in fiera anche il giorno successivo, andando in metro già in costume.

Siccome per Maria il cosplay non è competizione ma un hobby e una forma di divertimento che permette l’evasione dal quotidiano ha sempre improvvisato con l’uso dei materiali e non sempre i primi risultati sono stati perfetti. Uscendo da una situazione di bullismo come tanti cosplayer, la infastidivano le critiche relative alla fisicità o alla non perfezione dei materiali usati perché ci sono vari motivi che spingono le persone a intraprendere questo percorso e quindi la gente dovrebbe imparare a starsi un po’ zitta e a non usare quelle mani piene di dita per scrivere sulla tastiera sfogando le proprie frustrazioni da dietro un monitor.

Purtroppo non è sempre un mondo così magico e privo di “odio” e lei stessa ha vissuto body shaming per aver “osato” indossare il costume di Leia Slave a un evento, avendo all’epoca qualche kilo in più rispetto a Carrie Fisher. Per questo invita nuovamente a riflettere prima di commentare sotto le foto dei malcapitati: non sapete cosa possono aver passato nella vita.

Passando oltre e continuando nel suo percorso da cosplayer, Maria veste i panni di tanti personaggi, alcuni le resteranno legati per sempre e diventeranno per lei iconici, da Catwoman che continua a perfezionare ancora oggi alla Principessa Leia. Proprio la Principessa la fa digievolvere nel mondo del costuming entrando a far parte della Rebel Legion e diventando giudice internazionale.

Ci sono state delle pause e degli allontanamenti da questo mondo a causa di alcune delusioni subite ma Maria ha continuato anche durante la pandemia a collezionare costumi e realizzare accessori. Perché Maria purtroppo non sa cucire da zero e quindi modifica e realizza gli accessori. Ultimamente va molto fiera, anche se non è perfetto, del suo costume di Ruby Roundhouse da Jumanji, che le ha permesso di incontrare due persone stupende che non conosceva se non di nome, Andrea e Flaviano del team di The Jumanji Project che l’hanno accolta come Ruby del distaccamento romano del progetto.

 

Ruby, il nick che ora ha scelto è Ruby Roundhouse Cosplay (perché a lei piace cambiare come le scale in Harry Potter) e la sua Ruby è appunto figlia della pandemia, realizzata col materiale che aveva in casa e poi sistemata con ulteriori dettagli. Stufa delle parrucche decide che vuole fare solo personaggi coi capelli rossi e quindi perché non Ruby? In fondo sembra facile da fare. Non lo era. Però la sfida è stata accettata e Maria ha cucito per la prima volta i finimenti e la cintura e nonostante l’apparente semplicità del personaggio è stato un successo!

Per approfondire il talento di Maria vi consigliamo di visitare il suo profilo Instagram all’indirizzo: instagram.com/ruby_roundhouse_cosplay/

La ‘ndocciata, dal Sol Invictus alle streghe

Le origini della ‘ndocciata di Agnone vanno ricercate nei tempi più remoti. La ‘ndocciata è il rito del fuoco appartenente alla tradizione natalizia di Agnone. Le sue radici affondano nel paganesimo, e vengono poi inglobate nel concetto più cristiano di Sole di Giustizia. Abbandonato il concetto di Sol Invictus approdiamo a quello di buon auspicio legato al propizio vento del nord, fino a giungere alle streghe, nel Medioevo. Leggenda narra che le streghe prima di entrare nelle case dovevano contare gli aghi dell’abete, legno con cui vengono appunto realizzate le ‘ndocce. Importante è anche il significato spirituale assunto da questo albero sacro ai celti, un significato legato al concetto di rinnovamento. Altri riferimenti riguardano il Solstizio d’inverno e i riti della rinascita della luce che trionfa sulle tenebre.

Non manca nella tradizione l’aspetto più romantico, per cui la ‘ndoccia era utilizzata dagli innamorati per corteggiare la dama del cuore. L’usanza vuole che che gareggiasse per realizzare la fiaccola più bella che veniva poi lasciata sotto casa dell’amata. Se lei si affacciava il sogno d’amore era coronato, altrimenti il sogno svaniva in una secchiata d’acqua.

tratto da:

Molise, ma tu…a chi appartien’?

Molise, ma tu…a chi appartien’?“ è lo straordinario gioco da tavolo che celebra il Molise creato da Claudio Iannetta, con il supporto di Daniele Giovannelli e Francesca Guidotti per le illustrazioni e commerciato da Demoela Giochi.

Un’evoluzione del classico Monopoly, ma con una particolare e identificativa variante: al posto dei terreni, ci sono le città e i paesi molisani da acquistare. Per poter finalmente dire “Il Molise esiste!” bisogna conquistare tutto il territorio, dal mare alle montagne, e lasciarsi ammaliare dalla sua bellezza.

Le regole, gli scenari divertenti e i sorrisi abbondano in questo gioco che offre una straordinaria opportunità di scoprire i luoghi, le città, i borghi, le tradizioni e la cultura molisani, tutto racchiuso in una struttura ludica appassionante e ricca di contenuti.

Ogni carta città ha un colore specifico e, una volta acquisite tutte le carte dello stesso tipo, è possibile iniziare a fare investimenti. Al posto delle stazioni, sull’originale tabellone, ci sono le attività molisane che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto. Inoltre, ci sono anche due centri sportivi che portano diversi “sold” (denaro).

Al posto dei famigerati “imprevisti” e “probabilità”, il gioco prevede due esilaranti varianti dei nefasti mazzi di carte: “Speramm’ buon” (speriamo bene) e “Mettem’c l’anema impac’” (mettiamoci l’anima in pace). Queste carte vengono pescate nel caso si finisca sulla casella corrispondente e offrono istruzioni molto precise… ma ovviamente in dialetto!! Attraverso queste carte, si possono scoprire curiosità sul Molise, tradizioni, situazioni tipiche ed espressioni dialettali che fanno sorridere. Ma non preoccupatevi, perché le istruzioni includono un comodo dizionare per meglio comprendere l’atcano dialetto molisano!

In definitiva, “Molise, ma tu…a chi appartien’?“ offre divertimento e la possibilità di viaggiare attraverso una terra meravigliosa ma che “non esiste“, un territorio meraviglioso che cela innumerevoli bellezze da scoprire, come abbiamo potuto esplorare sul blog: laterrainmezzo.altervista.org.

Il Pozzo della Neve: L’abisso dei sogni

Nel cuore del Molise, incastonato tra le maestose montagne del Matese, si cela un tesoro nascosto, tanto misterioso quanto affascinante. Parliamo del Pozzo della Neve , una meraviglia sotterranea che affonda le sue radici in un abisso vertiginoso di ben 1048 metri di profondità. Situato nella faggeta secolare di Costa del Carpine , presso Campochiaro , questo abisso rappresenta una delle più imponenti formazioni carsiche della regione, un vero e proprio scrigno naturale per gli appassionati di speleologia e per chiunque voglia immergersi nel mondo segreto delle grotte.

Il Pozzo della Neve, con la sua immensità e il suo silenzio eterno, offre uno spettacolo mozzafiato per chiunque abbia il coraggio e la curiosità di addentrarsi nelle sue viscere. La sua origine carsica, modellata dall’acqua e dal tempo, ha scolpito un paesaggio sotterraneo di rara bellezza, un labirinto di cunicoli e caverne che si perdono nelle profondità della terra. La vastità del pozzo, insieme alla sua impressionante estensione, lo rende uno dei siti speleologici più significativo non solo del Molise, ma dell’intero Appennino. Non è un caso che questa grotta attiri ogni anno numerosi speleologi e avventurieri, tutti desiderosi di esplorare le meraviglie nascoste di questo abisso senza fine.

Non molto distante dal Pozzo della Neve, un altro gioiello sotterraneo si nasconde tra le montagne del Matese: il Cul di Bove . Questa seconda grotta, meno profonda ma altrettanto affascinante, è caratterizzata dalla presenza di un torrente sotterraneo che, nel suo percorso, ha dato vita a laghi e cascate cristalline. Il suono dell’acqua che scorre attraverso le pietre e riecheggia nelle caverne crea un’atmosfera magica, quasi surreale, come se il tempo stesso rallentasse per chi si trova al suo interno.

La presenza di questi due giganti del sottosuolo ha alimentato nel tempo molte leggende e ipotesi. Una delle più suggestive riguarda la possibile connessione tra il Pozzo della Neve e il Cul di Bove. Sebbene non ci siano ancora conferme scientifiche definitive, molti credevano che un tempo le due grotte fossero collegate tra loro, forse da un fiume sotterraneo oggi inaccessibile. Le ricerche e le esplorazioni continuano, ma l’idea di un collegamento tra questi due mondi nascosti ha ispirato sogni e racconti fantastici, alimentando la fantasia di chi immagina queste grotte come dimore di creature leggendarie.

Ed è qui che entra in gioco la nostra immaginazione. Come non pensare, osservando l’intricato mondo sotterraneo del Matese, alle pagine dei racconti di JRR Tolkien , dove le montagne sono popolate da nani laboriosi e misteriosi, custodi di segreti antichi e tesori inestimabili? Potremmo quasi immaginare che, in un’epoca remota, i nani stessi abbiano scavato queste profondità, costruendo passaggi segreti tra il Pozzo della Neve e il Cul di Bove, solo per poi chiudere il collegamento per proteggere il loro mondo dagli occhi degli uomini. Come se volessero nascondere le loro miniere e le loro città sotterranee, cedendo così la loro esistenza agli esseri umani, proprio come accade nella mitologia tolkieniana.

Le grotte del Matese, con il loro fascino arcano e il loro silenzio profondo, evocano un senso di rispetto e mistero, come se appartenessero a un mondo parallelo, fuori dalla portata della nostra realtà quotidiana. Ma è proprio questo che le rende così affascinanti. Ogni esplorazione, ogni nuova scoperta, è un passo in più verso la comprensione di questi tesori nascosti, ma anche un ritorno al meraviglioso, a quel senso di avventura e di ignoto che solo i luoghi più remoti e inesplorati possono offrire.

Il Pozzo della Neve e il Cul di Bove non sono solo meraviglie naturali. Sono simboli di un Molise autentico e selvaggio, una terra che, pur essendo spesso poco conosciuta, nasconde segreti capaci di incantare chiunque abbia il coraggio di cercarli.

 

tratto da La Terra in Mezzo:

 

La leggenda del Re Bove molisano

Attorno a una delle chiese più antiche del Molise, Santa Maria della Strada, ruota una curiosa leggenda  giunta fino a noi solo in forma frammentaria. La leggenda di Re Bove e il suo amore proibito è una di quelle storie che intrecciano storia, fede e folklore, permeando il tessuto culturale di un territorio per secoli. Il racconto si colloca in un’epoca remota, quando il potere dei sovrani si mescolava all’autorità della Chiesa, ei desideri più intimi potevano essere ostacolati dalle rigide norme morali e religiose. La vicenda narra di un re tormentato dall’amore per la propria sorella, tanto forte da spingerlo a cercare il permesso di sposarla direttamente dal Papa.

Il Pontefice, pur consapevole dell’eccezionalità della richiesta, non la rifiutò del tutto. Tuttavia, pose una condizione che sembrava insormontabile: il re avrebbe dovuto edificare cento chiese, una prova di fede e dedizione che sarebbe stata giudicata da Dio stesso. Re Bove, determinato a realizzare il suo sogno, non si lasciò scoraggiare dall’enormità dell’impresa, ma ben presto si rese conto dell’impossibilità di portarla a termine da solo.

Fu a quel punto che il Diavolo, astuto e sempre alla ricerca di anime da corrompere, si presentò al sovrano. Con la promessa di edificare insieme le cento chiese in cambio della sua anima, il re accettò il patto oscuro. Il lavoro procedette spedito, con la mano del Maligno che innalzava una dopo l’altra le imponenti costruzioni sacre. L’accordo sembrava procedere senza intoppi, e in poco tempo, ben novantanove chiese furono completate.

Tuttavia, quando ormai stava per essere ultimata anche l’ultima chiesa, quella che avrebbe sancito il compimento del patto e la dannazione eterna del re, accadde qualcosa di inaspettato. Re Bove, sopraffatto dai rimorsi e dal peso della sua anima perduta, ebbe un pentimento. La consapevolezza del peccato commesso e la paura del castigo eterno lo portarono a rivolgersi a Dio, implorando il Suo perdono. In un atto di misericordia divina, Dio accolse la supplica del sovrano e lo libererò dal patto diabolico.

Il Diavolo, infuriato per essere stato ingannato, scagliò un enorme sasso, simbolo della sua frustrazione e della sconfitta subita. Quel masso, secondo la tradizione, si trova ancora oggi accanto alla Chiesa di Santa Maria della Strada, una delle poche rimaste a testimonianza di quella grande impresa. Questa chiesa, che custodisce le spoglie di Re Bove, è oggi un luogo di culto, ma anche di leggenda, un ponte tra la storia e il mito.

Delle cento chiese originariamente progettate, ne rimangono oggi solo sette, sparse come reliquie di un tempo antico. Ogni chiesa sopravvissuta è un monito del potere della fede e della redenzione, ma anche delle insidie ​​del compromesso morale. La storia di Re Bove e del suo patto con il Diavolo continua a vivere nel folklore locale, tramandata di generazione in generazione, come esempio della fragilità dell’animo umano di fronte al peccato, ma anche della potenza del pentimento e del perdono divino.

Le sette chiese rimaste sono oggi meta di pellegrinaggi e curiosità, non solo per il loro valore religioso, ma anche per il fascino che emana dalle leggende che le circondano. La Chiesa di Santa Maria della Strada, in particolare, rimane il fulcro di questo antico racconto, con il masso del Diavolo che ne è diventato un simbolo. La vicenda di Re Bove si inscrive così nella tradizione delle storie medievali, dove la lotta tra bene e male, peccato e redenzione, si svolgeva non solo nelle anime dei protagonisti, ma anche nei segni tangibili lasciati sul territorio. Una storia che, pur essendo avvolta nella leggenda, continua a suscitare riflessioni profonde sull’amore, il sacrificio e la salvezza eterna.

tratto da La Terra in Mezzo:

I briganti di Roccamandolfi 

Siamo nel 1700, Roccamandolfi e la sua conformazione geografica si prestano ad accogliere uno dei fenomeni diffusi nel Mezzogiorno, il brigantaggio. Uno dei briganti più famosi è sicuramente Sabatino Lombardi, chiamato il Malvagio. Il povero Sabatino ce lo fecero diventare cattivo e quindi brigante, perché fu arrestato ingiustamente e gli venne uccisa anche la madre, così decise di unirsi ad altri briganti e si vendicò su quelli che gli avevano recato questo grave torto, siamo nel 1804. Dapprima il nostro brigante riesce a fuggire dalle carceri di Capua e poi si rivolse contro la famiglia Cimino. Anche la fine di Sabatino fu piuttosto drammatica, catturato e ucciso nel 1812 presso Colle Castrilli, venne non solo trascinato per tutto il paese come trofeo, ma venne decapitato e la sua testa esposta in una gabbia appesa al campanile fino al 1843. Gli ultimi briganti, che ancora mantenevano le motivazioni più pure della loro “missione”, quindi motivazioni politiche, furono Samuele Cimino e Domenicangelo Cecchino che morirono nel 1861, il primo ucciso dal cognato, il secondo fucilato in piazza.

tratto da La Terra in Mezzo

Wonder Heroes Project in Molise

Se il Molise non esiste allora è proprio la patria dei supereroi. Villacanale, ancora supereroi ma questa volta si fanno arte, grazie all’associazione culturale Nuova Villacanale.  Il progetto dal titolo Wonder Heroes Project aveva come idea quella della realizzazione di una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto, quindi non i classici murales a  sé stanti ma un vero e proprio progetto di rivalorizzazione e messa in evidenza di spazi grigi.

Dal 27 maggio del 2016 nascono quindi questi capolavori “fantastici” i cui protagonisti saranno Wonder Woman, Superman, Ironman. Nonostante spesso si parli di chiusura, il Molise con queste opere dimostra l’esatto contrario. Entusiasmo e aggregazione alla base di un processo di valorizzazione e riqualificazione. Si parte da un nucleo di sette opere nei pressi di Via San Giocondino, non esenti da riferimenti storico artistici, pertanto ben contestualizzate di modo che non vadano a risultare avulse dal luogo in cui nascono, quindi la bellezza si coniuga armoniosamente a un significato più profondo.

Pop art in una visione quasi cinematografica e di ispirazione a Roy Lichtenstein è “The Kiss“, ovvero il bacio tra Wonder Woman e Superman, che trionfa sulla piazza. Si passa poi a Ironman che si ispira a Pollock attraverso un sapiente utilizzo delle colature di colore ben lontano dalla razionalità e permeato da un caotico intreccio di linee. E troviamo di nuovo Wonder Woman, chiaramente vicino a Andy Warhol ma che si sposa anche con la struttura più antica delle icone bizantine attraverso l’utilizzo dello sfondo che va a valorizzare il soggetto rendendogli un’aura di sacralità. Il colore rosso è stato scelto come sipario tra la paganità dell’opera realizzata e la divinità. Quasi al limite del sarcasmo, con una venatura piuttosto ironica, trionfa Capitan America nell’atto di detergersi un’orecchio. Qui il supereroe si fa umano compiendo un atto di quotidianità che lo avvicina all’uomo comune. Un gesto che rappresenta genuinamente il “sentirsi a casa”. Cavalcando l’onda dell’uscita del film avvenuta qualche mese fa, torna di nuovo Wonder Woman, che dismette i panni dell’eroina per indossare quelli della ragazza comune che acquista abiti firmati per vanità. Il tutto reso con una sfumatura dei contorni che rende l’opera surreale.

 

tratto da La Terra in Mezzo:

La Basilica di Castelpetroso: iI santuario fantasy in Molise

La basilica dell’Addolorata sita in Castelpetroso, un gioiello visibile anche da lontano, coi suoi brillanti colori. Un santuario che ci porta dritti alle terre degli elfi del Signore degli anelli, arroccato su una roccia alta 800 metri, ci porta a ripercorrere i passi di Frodo a Gran Burrone, ma in questo caso non siamo di fronte a una storia fantasiosa da raccontare, anche se avvolto da un’atmosfera magica, ci collochiamo in ambito religioso. La storia del Santuario di Maria SS. Addolorata ebbe inizio il 22 marzo 1888, giorno in cui la Vergine fece la sua prima apparizione. Due contadine del luogo, Fabiana Cicchino e Serafina Valentino, si trovavano nei pressi del luogo denominato “Cesa Tra Santi” per lavorare un appezzamento di terra. Ormai a notte fonda e sotto una pioggia scrosciante, si attardarono per cercare due pecorelle smarrite.

Durante il cammino un forte bagliore catturò la loro attenzione, nonostante la paura dei briganti, si infilarono nei crepacci della montagna dove Bibiana (Fabiana) ebbe la visione mistica della Madonna con Cristo morente fra le braccia. Serafina ebbe la stessa visione solo dieci giorni dopo, nel giorno di Pasqua. Ovviamente la storia causò molto scetticismo e divisioni, alcuni etichettarono le ragazze come bugiarde, altri si recarono in pellegrinaggio sul luogo dell’apparizione. Lo stesso Vescovo di Bojano,Mons. Francesco Macarone Palmieri, ebbe una visione il 26 settembre 1888, inoltre nello stesso punto nacque una sorgente d’acqua, miracolosa.

Verso la fine del 1888 avvenne il miracolo che diede vita al progetto del Santuario: Carlo Acquaderni, decise di portare il dodicenne figlio Augusto, malato di tubercolosi sul luogo dell’apparizione. Dopo aver bevuto dalla fonte il ragazzo guarì. Agli inizi del 1889, fu annunciato il miracolo. Carlo e Augusto fecero ritornano sul luogo e assistettero per la prima volta all’Apparizione. Da qui per ringraziare la Madonna diedero vita a un progetto per la costruzione di un santuario in onore della Vergine. Il Santuario vede posare la prima pietra nel 1890. Solo nel 1975 però, avvenne la consacrazione.

tratto da La Terra in Mezzo

Foto di copertina di AsiaCC BY-SA 4.0

La grotta del Diavolo

Siamo a 1500 metri, Monte San Nicola si fa teatro del mistero… La grotta del Diavolo protagonista della leggenda che stiamo per raccontarvi, vede tre giovani coraggiosi sfidare la sorte. Si narra che il Diavolo custodisse in questa grotta i suoi tesori e che nessuno doveva osare soltanto entrarvi. Questi giovani, sprezzanti del pericolo decidono di sfidarlo e si recano a chiedere consiglio a quello che si può considerare una sorta di stregone. Questo stregone in realtà mirava anch’esso alle ricchezze della montagna, per cui incoraggiò i giovani a proseguire nella loro impresa dandogli tre ammonimenti: non portare immagini o simboli religiosi con sé, non nominare il nome di Dio e non avere timore mai.

Sfortuna volle che, a causa del terreno accidentato, senza rendersi conto, i giovani portarono con sé uno dei simboli vietati… I lacci degli scarponi si intrecciarono così da simboleggiare la croce. Lungo il loro cammino iniziarono ad accendersi delle fiammelle che li accompagnavano durante il percorso incrementando la loro paura. Mancava solo uno dei tre accorgimenti per infrangerli tutti definitivamente. Accadde anche questo, le fiamme aumentarono, avvolsero tutto e un terremoto scosse la montagna portando uno dei giovani a invocare il nome della Madonna. Un’altra scossa ancora più potente separò i tre giovani, uno si ritrovò nel pozzo della canonica di San Francesco in Agnone, un altro in un campo vicino il vescovato di Trivento e l’ultimo su una quercia.

tratto da:

Termoli ha ancora bisogno di Spiderman?

Per non farci mancare proprio niente, dopo Batman e Mister Green, abbiamo il più noto supereroe Marvel: Spiderman. Un altra leggenda urbana raccontata dal sito “La Terra in Mezzo” che si occupa di far conoscere le bellezze, le leggende, i miti della regione Molise. Questa volta siamo a Termoli e la vicenda risale al 2013. All’epoca dei fatti il supereroe aveva un’età compresa tra i 25 e i 28 anni.

Attivo sui social e nell’aiuto alla popolazione, dopo aver meditato a lungo, per la precisione due anni, decide di uscire allo scoperto sfruttando la benevolenza dei termolesi. La pagina Facebook: Termoli ha bisogno di Spiderman, nasce con l’intento di raccogliere le richieste dei cittadini. Nonostante indossi un costume spergiura che i suoi intenti sono seri: davvero vuole essere di aiuto. Tutti i supereroi indossano un costume, continuo a stupirmi del fatto che molti siano dubbiosi e ritengano che un costume sia identificativo di burla o carnevale.

Condivide con Batman lo stesso destino: entrambe sono spariti. Sarà forse il caso di indagare? Il nemico li avrà fatti prigionieri? Quale nuovo supereroe ci aspetta in Molise?

Riportiamo un’intervista allo Spiderman molisano da parte del magazine online http://www.primonumero.it/

Il tuo nome è spuntato così all’improvviso che molti sono rimasti sorpresi, non capendo bene se si trattasse di uno scherzo oppure no. Come mai sei “uscito” proprio adesso allo scoperto?
«L’effetto sorpresa è sempre il mezzo più efficace per far arrivare a tutti il messaggio che si vuole dare, anche se devo dire che è stato il consenso positivo della cittadinanza, fino ad ora, che ha sorpreso me. Progettavo questa uscita già da un po’, il tempo di organizzarmi, di trovare il punto di partenza e il tutto ha preso il via. Il costume ed il travestimento in se possono far pensare ad una burla o a dei buontemponi, ma farsi portavoce del popolo per far valere i propri bisogni e le proprie idee è una cosa seria».

Chi è Spiderman, qual è il suo legame con Termoli? 
«Sono un cittadino termolese, una delle più belle città del Basso Molise. Ho vissuto la mia infanzia giocando come si faceva qualche tempo fa: nei cortili sotto casa o tirando calci al pallone nei prati circostanti. Insieme ai compagni di sempre, grazie ad una buona educazione, sono cresciuto con sani valori e principi».

Hai una doppia vita? Di giorno, smessa la tuta, cosa indossi?
«Come tutti i Supereroi ho una vita privata che condivido tra lavoro, famiglia ed amici. Amo lo sport, sono una persona socievole, direi il ragazzo della porta accanto».

Sei un uomo o una donna?
«Sono un uomo».

Età?
«Ho un’eta che va dai 25 ai 28 anni».

Hai davvero i superpoteri? Quali sono?
«Pensandoci bene devo dire di si. I miei superpoteri sono per primo la tenacia nel portare avanti le cose e poi, soprattutto, i mezzi di comunicazione di massa quali social networks, blog e quotidiani locali che uso per dar voce alla gente. Non sparo ragnatele ma se capita sono capace di arrampicarmi».

Perché proprio Spiderman e non altri supereroi?
«Spiderman è sicuramente uno dei personaggi più popolari, amato da milioni di persone, raggiunge il pubblico di tutte le età, e poi è una persona dinamica capace di scalare le vette più alte. Il fatto di scalare muri può essere inteso come metafora, una persona che non si arrende davanti alle difficoltà ma che è capace di trovare sempre una soluzione valida sia per se che per la comunità. Diciamo che Spiderman è un eroe nell’eroe».

Ti abbiamo visto in qualche foto pubblicata su fb, di solito vai in giro vestito così? Ti arrampichi anche sul castello?
«Quando devo portare nelle strade la voce del popolo è chiaro che devo vestire i panni di Spiderman, nella quotidianità vesto casual Per eseguire un buon monitoraggio sulla città mi capita di salire sulle vette più alte».

Cosa pensi di fare per questa città? Hai per caso avuto modo di confrontarti anche con il Batman di Isernia? Lo conosci?
«Voglio dare uno strumento ai cittadini che hanno bisogno di far sentire la propria voce. La pagina Facebook che ho creato deve raccogliere i pensieri, le richieste e gli eventuali problemi della gente, poi provvederò io a farli arrivare al diretto interessato mediante il dialogo o l’utilizzo dei mass media. “Termoli ha bisogno di Spiderman” è uno dei tanti punti di riferimento per le persone che si va ad aggiungere ai molteplici punti di riferimento che stanno nascendo in tutta Italia. La gente è stanca di questa brutta situazione ma bisogna che qualcuno dia l’input perché tutti escano allo scoperto per cambiare le cose, lo scopo di Spiderman è proprio questo. Come disse Thomas Jefferson: “Chi riceve un’idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia; come chi accende la sua candela con la mia riceve luce senza lasciarmi al buio”. Creare un punto di riferimento per questa città in un periodo in cui ognuno di noi sente la necessità di far uscire la propria voce. Da soli è sicuramente difficile perché il sistema non ascolta il singolo cittadino invece, come si sa, l’unione fa la forza! Per quanto riguarda Batman, non ho avuto modo di conoscerlo di persona ma sono contento della sua idea e del lavoro che ha fatto fino ad ora».

Di cosa ha bisogno Termoli secondo te?
«Termoli ha bisogno di tutto ciò di cui hanno bisogno anche le altre città italiane: lavoro, meno tasse, un sistema politico sicuramente differente da quello attuale e di veri leader nel vero significato del termine».

Hai coperto diverse scritte vandaliche lasciate in città, come mai sei partito proprio da qui?
«Veramente alcune persone prima di me hanno cominciato a coprirle nell’indifferenza delle autorità locali, quindi per rafforzare quei gesti ho pensato di fare una cosa più vistosa ma senza danneggiare ulteriormente l’arredo urbano. Infatti tengo a precisare che molti numeri sono stati cancellati con bombolette nere ma non da me, io ho solo sovrapposto il mio biglietto da visita su tali scritte utilizzando un semplice foglio di carta bianco che per quanto possa inquinare lo fa meno della vernice spray».

Puoi anticiparci le sue prossime missioni?
«Le mie missioni dipenderanno dalle richieste delle persone, sicuramente tra le tante sceglierò quelle che rappresenteranno un vero e proprio disagio o problemi che preoccupano maggiormente la comunità. Se capita di far scendere un gatto dall’albero o di far attraversare una vecchietta comunque non mi tirerò indietro».

La tua identità è segreta? Qualcuno sa di te?
«Per ora nessuno sa di me, non svelo a nessuno la mia identità per una sicurezza personale».

Quando hai deciso di uscire allo scoperto? E’ una cosa a cui hai sempre pensato?
«Ci sto pensando da un paio di anni, poi a dire il vero un po’ la grave crisi in cui ci troviamo e un po’ la recente uscita di Batman mi hanno convinto ad entrare in azione».

Saresti disposto a salire sul castello, a toglierti la maschera e invitare tutti a combattere contro le cose che non vanno?
«Sicuramente non sono interessato alla fama o alla celebrità, altrimenti mi sarei presentato di persona per l’intervista, se levarmi la maschera dovesse servire realmente a cambiare le cose forse sì. Ma per ora va bene così». (RT)

Mister Green, il supereroe del Verde

Sul meraviglioso sito “La Terra in Mezzo“, che racconta le leggende e i miti del Molise, apprendiamo l’esistenza di un nuovo “supereroe” tutto italiano che si occupa di green e decoro urbano! Dopo Batman che veglia su Isernia, non poteva mancare il paladino del Verde a Campobasso. Classe ’83 il ” il SuperGiardiniere di Campobasso … combatte contro un amministrazione che in 5 anni ha distrutto tutto il verde pubblico” così si legge nella sua pagina Facebook. Sergio Micatrotta, questa l’identità del supereroe, indossando il suo costume rigorosamente verde, si occupa di restituire il decoro a Campobasso lottando contro l’Amministrazione.

Su primonumero.it si legge che Mister Green ha altre due identità: una da ballerino, stile Tony Manero, nel film La Febbre del sabato sera, e una del rivoluzionario anarchico del fumetto di V per vendetta. Come ogni supereroe che si rispetti il nostro Sergio ha anche un “nemico”. Questo nemico è Lino Chiarizia ed è il paladino del fashion. Contesterebbe l’abbigliamento dell’eroe del verde definendolo carnevalesco. Io invece contesterei a Lino il fatto che un eroe in quanto tale debba obbligatoriamente indossare la sua “uniforme”.

Pagina Ufficiale: https://www.facebook.com/Mister-Green-JKM-206253452878010/

Tratto e continua a leggere su http://laterrainmezzo.altervista.org/

La Terra in Mezzo: il Molise esiste ed è una landa di fiaba

Il Molise esiste ed è un luogo fantastico. Questa regione, spesso trascurata nei racconti turistici, è un angolo incantato tra il mare Adriatico e l’Appennino, una terra che custodisce nei suoi paesaggi e nelle sue leggende una ricchezza inestimabile. Non è solo un luogo da scoprire, ma una vera e propria culla della civiltà italiana, con una storia che affonda le radici nei tempi antichi. Sapevate che uno dei primissimi insediamenti umani è stato rinvenuto vicino a Isernia? Questo prezioso frammento di storia è solo uno dei molti tesori che il Molise ha da offrire.

La storia di questa regione è un affascinante mosaico di popoli e culture che, nel corso dei secoli, hanno attraversato e influenzato il territorio, lasciando dietro di sé una miriade di siti archeologici e leggende che continuano a incantare. Le storie che per secoli hanno alimentato la fantasia degli abitanti del posto e dei visitatori si intrecciano con i resti di antiche civiltà, creando un’aura di mistero e fascino intorno a questa terra.

In questo contesto si inserisce il nuovo progetto “La Terra in Mezzo”, creato dalla blogger molisana Maria Merola. Maria, innamorata della sua terra natale, ha deciso di rispondere con passione alla fastidiosa retorica che sostiene che “il Molise non esiste“. Con il suo sito, ha voluto dimostrare che il Molise non solo esiste, ma è anche un luogo straordinario, ricco di magia e meraviglie che meritano di essere conosciute. Il titolo stesso, “La Terra in Mezzo“, è una dichiarazione di intenti: un omaggio alla magia di Tolkien, che sa di terre fantastiche e misteriose, e un richiamo alla posizione centrale del Molise, non solo geograficamente ma anche culturalmente. Il sito è un viaggio attraverso una regione che, pur essendo spesso dimenticata dai circuiti turistici, è al centro di una storia e di una cultura affascinante e ineguagliabile.

Maria Merola ha saputo cogliere l’essenza di una regione che spesso è invisibile agli occhi del grande pubblico, ma che è intrisa di storie affascinanti e leggende che aspettano solo di essere raccontate. Con il suo lavoro, ha dato voce alle tradizioni, alle storie e ai miti del Molise, creando una piattaforma che invita ad esplorare e scoprire una delle regioni più belle e meno conosciute d’Italia.

Lo staff di Satyrnet esprime le sue più sincere congratulazioni a Maria Merola per la sua dedizione e il suo impegno nel far emergere la vera essenza del Molise. “La Terra in Mezzo” è più di un semplice sito web: è una celebrazione di una terra straordinaria che, con la giusta attenzione, potrebbe finalmente ricevere il riconoscimento che merita come meta turistica internazionale. La magia del Molise, così ben rappresentata da Maria, è pronta per essere scoperta, apprezzata e amata da tutti.

Potete esplorare “La Terra in Mezzo” agli indirizzi: laterrainmezzo.altervista.org e facebook.com/pg/TerraInMezzo

 

Palazzo Nuonno, il palazzo del diavolo: misteri, leggende e fantasmi nel cuore del Molise

Agnone, sperduto e incantato borgo tra le montagne del Molise, è un luogo che sembra uscito da un romanzo fantasy o da una serie tv in bilico tra horror gotico e dramma storico. Non è solo la patria delle famose campane Marinelli, capolavori artigiani conosciuti in tutto il mondo, né solo una meta per chi cerca panorami mozzafiato e l’atmosfera sospesa di un’Italia antica e autentica. No, Agnone custodisce anche un segreto oscuro, un mistero che si tramanda sussurrato tra le strade acciottolate e nei bar del paese, e che lo rende una meta irresistibile per chi, come me, è appassionato di leggende, storie oscure e folklore da brividi. Sto parlando del famigerato Palazzo Nuonno, conosciuto anche come il palazzo del diavolo, un luogo che sembra il frutto di una collaborazione tra Lovecraft e Dario Argento, o magari la location perfetta per un episodio maledetto di Ai confini della realtà.

Passeggiando per Agnone, non puoi non notarlo. Palazzo Nuonno si staglia tra le case come un gigante addormentato e ostile, le sue mura annerite e in parte murate raccontano di un passato che non vuole essere dimenticato, ma neanche troppo ricordato. È un edificio che ti osserva. E credetemi, non è solo suggestione: c’è chi giura di aver sentito sussurri, catene, rumori di passi sulle sue scale ormai impraticabili. Ma prima di perderci nel labirinto delle storie da brivido, facciamo un passo indietro e vediamo da dove arriva tutto questo.

Le origini del palazzo si perdono nel tempo, tanto che già le date iniziano a confondersi con le leggende: c’è chi parla di un’origine risalente al 1200, addirittura collegata a Garibaldi (cosa improbabile, ma le storie popolari amano mescolare personaggi e secoli). Quel che è certo è che il palazzo ha cambiato molte mani. Prima apparteneva ai Colucci, famiglia agiata che nel 1796 lo abbandonò all’improvviso, senza spiegazioni, come se un male oscuro li avesse cacciati via. Poi arrivarono i Nuonno, che non durarono molto di più: anche loro, dopo poco tempo, scapparono. Perché? Qualcuno parla di rumori inspiegabili, altri di presenze, altri ancora di incidenti continui. Fatto sta che Palazzo Nuonno sembra aver sempre rifiutato gli esseri umani, come una creatura viva e ostile.

Ed è qui che la leggenda diventa protagonista.

Si dice che al piano superiore del palazzo, proprio sopra un’antica bottega orafa in stile veneziano, esistesse una “camera della morte”. Qui, allo scoccare della mezzanotte, venivano giustiziati i condannati, decapitati in un rituale crudele che pare uscito da un film di Mario Bava. Immaginate l’atmosfera: muri spessi che trattengono l’eco, luci tremolanti, un boia con il volto nascosto nell’ombra. Ma non è finita. Perché il vero cuore nero della leggenda è nelle feste che si racconta si tenessero in quelle stanze. Balli eleganti, mascherati, dove dodici coppie danzavano fino a notte fonda. Ma ogni volta, tra loro appariva una tredicesima coppia. Bellissimi, magnetici, sconosciuti. La tradizione popolare non ha dubbi: erano il diavolo in persona e la sua compagna dannata. E come ogni storia degna di un gothic horror, arrivò la notte della tragedia: il pavimento crollò all’improvviso e tutte e tredici le coppie furono inghiottite nel nulla. Nessuno si salvò. Da allora, sulla parete della sala da ballo, rimase inciso un teschio, monito eterno di quella notte maledetta.

Potrebbe sembrare solo folklore, e invece no. Perché Palazzo Nuonno non è un luogo dimenticato dal mondo. Il Comune di Agnone, con una certa ironia dark, ha apposto una targa ufficiale sulla facciata, dove si legge: “È detto anche Palazzo dei fantasmi per fatti e fenomeni che si narrano”. E di fenomeni ce ne sono stati tanti. Urla, catene, musiche senza fonte, figure che appaiono dietro finestre murate da anni. Qualcuno ha scattato fotografie in cui compaiono ombre inspiegabili, altri parlano di sentirsi osservati, seguiti, sfiorati da qualcosa che non c’è. Il palazzo è diventato meta di appassionati di paranormale, ricercatori armati di microfoni e telecamere notturne, moderni Ghost Hunters che arrivano da ogni parte d’Italia per tentare di catturare un frammento di quell’inquietudine.

Ma non è solo la leggenda del diavolo a rendere tutto questo ancora più affascinante. Palazzo Nuonno sorge infatti tra due edifici religiosi: il Convento dei Frati e quello delle Suore di Santa Chiara. E secondo alcune voci – sussurrate, mai scritte nei registri ufficiali – esisterebbe un passaggio segreto che li collegherebbe, una sorta di tunnel sotterraneo che fa subito pensare a un episodio di Castlevania o a una missione segreta di Assassin’s Creed. E come se non bastasse, negli archivi “non ufficiali” del convento si narra di feti ritrovati, testimonianza inquietante di relazioni proibite, forse persino collegate alle danze peccaminose del palazzo. Realtà? Suggestione? Poco importa, perché a un certo punto la leggenda divora i fatti e diventa essa stessa verità.

Oggi Palazzo Nuonno è in gran parte murato, anche per motivi di sicurezza: le strutture sono pericolanti, e forse qualcuno ha deciso che è meglio non rischiare altre “visite indesiderate”. Eppure, una parte è ancora accessibile, in particolare l’antica bottega orafa. Entrarci è come varcare la soglia di un’altra dimensione: i muri sembrano respirare, il silenzio è carico, denso, e persino d’estate l’aria è fredda. Chi ci è entrato racconta di ombre che si muovono, di sussurri, di mani invisibili che sfiorano la pelle. È un’esperienza che sfida i più coraggiosi e regala incubi ai più impressionabili.

Eppure, per noi nerd appassionati di storie oscure, Palazzo Nuonno è un tesoro. È un luogo che sembra uscito da una sessione di Dungeons & Dragons, da una quest secondaria di un RPG gotico, da un episodio degli X-Files. È il baluardo dell’irrazionale in un mondo sempre più affamato di spiegazioni razionali, una finestra aperta su quel territorio dove sacro e profano si intrecciano e generano racconti che sfidano il tempo.

La prossima volta che vi trovate a viaggiare in Molise – e fidatevi, il Molise esiste e ha più fascino di quanto pensiate – fate una deviazione verso Agnone. Fermatevi davanti a quelle mura grigie, chiudete gli occhi, ascoltate. Forse sentirete il suono lontano di catene. Forse un paio d’occhi vi scruterà da dietro una finestra murata. Forse, senza nemmeno accorgervene, starete ballando anche voi con la coppia del diavolo.

E ora lo chiedo a voi: conoscevate già questa leggenda? Vi è mai capitato di visitare luoghi infestati o di vivere esperienze misteriose? Raccontatemelo nei commenti e, se vi è piaciuto questo viaggio tra mistero, storia e folklore pop, condividete questo articolo sui vostri social. Chissà, magari anche tra i vostri amici c’è qualcuno che ha una storia da brividi da raccontare…

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