Archivi tag: molise

E se Halloween avesse origine in Molise?

Halloween. Basta pronunciare questa parola e la mente corre subito a notti nebbiose, dolcetto o scherzetto, fantasmi e zucche intagliate. Un immaginario pop, potentissimo, che arriva dritto dritto dagli Stati Uniti e dall’Irlanda. Ma cosa succederebbe se vi dicessimo che, ben prima che Jack-o’-lantern diventasse l’icona globale della festa più spettrale dell’anno, in Italia, e più precisamente nel cuore verde del Molise, esistevano rituali antichi e sorprendentemente simili? Lasciate da parte i cliché e preparatevi a un viaggio affascinante, un’immersione nelle leggende e nelle tradizioni di una terra che, come i suoi monti, nasconde segreti inaspettati.

Benvenuti a Carovilli, un piccolo e incantevole borgo molisano dove la notte di Ognissanti non si balla al ritmo di una festa importata, ma si celebra una ricorrenza dal nome intrigante e un po’ inquietante: la “Mort cazzuta”. No, non è una macabra invenzione, ma un’espressione dialettale che significa semplicemente “morte tagliata”, e rimanda direttamente all’usanza di intagliare le zucche. Non è una mera coincidenza, ma l’eco di una tradizione così profonda da farci riconsiderare tutto quello che pensavamo di sapere sul Giorno dei Morti.

Il Rito del ‘R’cummit’: dove i vivi e i morti si siedono a tavola

Il cuore pulsante di questa usanza è il ‘R’cummit’, un convito che non è solo una cena, ma un vero e proprio rito di connessione con gli antenati. Immaginate la scena: la famiglia si riunisce attorno a un tavolo, l’aria profuma di tradizione e sapori autentici. Il piatto forte? Le “Sagne e jierv”, un piatto povero e ricco al tempo stesso, fatto di sagnette di acqua e farina condite con verza e pancetta di maiale. Non una pietanza qualunque, ma il simbolo di un legame che attraversa le generazioni.

La magia, però, si compie a fine pasto. In un gesto di profondo rispetto, una porzione di sagne non viene mangiata, ma lasciata sul davanzale. Questa offerta culinaria, carica di significato, è destinata ai cari defunti, perché possano nutrirsi e sentirsi ancora parte della famiglia. Un atto di amore e di memoria che va oltre il visibile e il tangibile, e che trova il suo parallelo in una tradizione ancora più iconica.

Accanto al piatto, infatti, compare una zucca svuotata e intagliata, con una candela accesa all’interno. La luce fioca che filtra dagli occhi e dalla bocca mostruosa non ha il solo scopo di spaventare i passanti, ma ha un significato ancestrale: quello di fare da faro, di guidare le anime dei defunti nel loro ritorno a casa per la notte. Un’usanza che risuona in modo sorprendente con la leggenda del fabbro Jack, anche se qui non si tratta di un’anima errante, ma di un abbraccio tra due mondi, quello dei vivi e quello dei morti.

Oltre Carovilli: il Molise e il fascino della zucca intagliata

La “Mort cazzuta” non è un’esclusiva di Carovilli. Tradizioni simili, tutte legate alla zucca intagliata, si ritrovano anche in altri borghi molisani come Montemitro e Pescolanciano. Qui, le zucche illuminate venivano posizionate sui davanzali o negli angoli più bui del paese per incutere timore e, allo stesso tempo, mostrare un rispetto quasi sacro per l’aldilà. In un’epoca senza effetti speciali, le zucche illuminate e le ombre danzanti erano il perfetto scenario per racconti e leggende.

Ma il Molise nasconde altri segreti. Si narra che in alcune aree, dopo aver accompagnato il feretro al cimitero, i parenti lasciassero la casa vuota per un giorno e una notte interi. Un gesto di delicata cortesia, un invito silenzioso al defunto a tornare per un’ultima visita, in un ambiente familiare e sereno. Un’usanza che ci ricorda come, in passato, il rapporto con la morte fosse meno un tabù e più un passaggio naturale e rispettoso.

A completare questo quadro affascinante, c’era anche l’usanza dei questuanti: gruppi di persone che giravano di porta in porta, non per chiedere dolcetti, ma per raccogliere legumi e frutta di stagione, un’altra pratica che rinsaldava il senso di comunità e di solidarietà.


Un’eredità che resiste

In un mondo sempre più globalizzato, dove le tradizioni rischiano di svanire, queste usanze molisane resistono, testimoniando un legame indissolubile con la storia e la cultura popolare. La “Mort cazzuta” non è solo una festa, ma una narrazione, un viaggio nel tempo che ci dimostra come le leggende e i miti possano avere radici comuni in luoghi diversissimi. Che si tratti di un antico rito celtico o di un’usanza contadina del Molise, la notte tra Ognissanti e il Giorno dei Morti continua a essere un momento di mistero e di ricordo, dove il velo tra i mondi si fa più sottile.

La prossima volta che vedrete una zucca intagliata, fermatevi un attimo a pensare. Magari non è arrivata dall’Irlanda, ma da una piccola finestra che affaccia sulle colline del Molise, dove un tempo lontano, una candela accesa guidava i passi di chi non c’era più. E se pensavate che Halloween fosse solo un’esclusiva d’oltreoceano, vi invitiamo a scoprire le affascinanti e antiche tradizioni che la nostra Italia, con le sue meraviglie nascoste, ha da offrire.

E voi? Conoscevate queste tradizioni? Quali sono le leggende o i riti che rendono speciali le vostre notti di fine ottobre? Condividete questo articolo sui vostri social e commentate qui sotto per farci conoscere le vostre storie e le vostre esperienze! La cultura nerd e la storia si incontrano, e noi non vediamo l’ora di scoprire cosa avete da raccontarci!

tratto da La Terra in Mezzo

Termoli Comics & Games 2025: la magia che resiste, vola e conquista (anche senza aiuti)

C’è qualcosa di profondamente romantico, quasi epico, nel racconto del Termoli Comics & Games 2025. Un evento che sembra sbocciato dal nulla, e invece è nato da un sogno testardo, da una visione condivisa e da una passione così forte da riuscire a resistere anche al gelo dell’indifferenza istituzionale. E nonostante tutto – o forse proprio grazie a tutto questo – il festival è pronto a tornare, dal 20 al 22 giugno, con la sua terza edizione. E si preannuncia un’edizione spettacolare, in grado di superare le aspettative, alzando – letteralmente – lo sguardo verso il cielo.

Sì, perché quest’anno a dominare il porto di Termoli ci sarà una mongolfiera. Una vera, gigantesca mongolfiera pronta a librarsi in volo, diventando il simbolo di un festival che sogna in grande. Un’attrazione che sembra uscita da un film di Miyazaki, pronta ad accogliere grandi e piccoli in un giro emozionante sopra la città. Un’idea che non è solo scenografica, ma profondamente simbolica: il Comics si solleva, nonostante il peso dell’incertezza, e lo fa portando con sé chiunque abbia ancora voglia di meravigliarsi.

Dietro le quinte di questo evento, ci sono due nomi ormai diventati sinonimo di creatività e resilienza: Nicola Palmieri e Mario Palladino, ovvero “Quei Due Sul Server”. Sono loro a tenere le redini di una macchina complessa, che non si limita a mettere in piedi un calendario fitto di incontri, spettacoli, concerti e ospiti, ma che punta a costruire una vera e propria comunità nerd in riva all’Adriatico.

E che comunità! Basta guardare ai numeri per capire l’impatto che il Termoli Comics ha avuto: 50.000 presenze nel 2023, 70.000 nel 2024, un +10% di presenze registrato a giugno proprio grazie al festival, mentre regioni vicine come Abruzzo e Puglia segnano un calo. Una crescita che non è stata né facile né scontata, ma costruita con pazienza, sudore e quella forza tutta nerd che trasforma i sogni in realtà pixel per pixel.

Nonostante questi risultati, però, la Regione Molise ha deciso – almeno per ora – di non esserci. Nessun sostegno economico, nessun riconoscimento formale. Solo silenzio. Ed è un silenzio che fa rumore, che pesa sulle spalle di chi, come Nicola, ha scelto di denunciare tutto questo con una lettera aperta accorata e lucida. Una lettera che è diventata virale, che ha toccato il cuore di migliaia di appassionati e che ha risvegliato l’orgoglio di una comunità intera.

Ma, per fortuna, Termoli non è sola. Il Comune ha creduto nell’evento fin dall’inizio, così come tanti piccoli imprenditori locali, e soprattutto il pubblico. È stato proprio grazie alla community che il festival ha potuto contare su una raccolta fondi lanciata sui social: un’onda di amore geek che ha permesso di coprire parte delle spese e rilanciare il progetto.

E così, anche quest’anno, i visitatori potranno perdersi tra stand dedicati a fumetti, manga, cosplay, gadget, collezionismo, giochi da tavolo e realtà virtuale. Potranno ascoltare i doppiatori più amati delle serie animate e degli anime, incontrare creator e youtuber iconici, vivere incontri culturali e workshop creativi. E, a chiudere il sipario, ci saranno loro: i mitici Gem Boy, pronti a infiammare la serata conclusiva del 22 giugno con la loro irriverenza musicale che da anni accompagna l’immaginario pop italiano.

A rendere tutto ancora più immersivo ci sarà l’app ufficiale del Termoli Comics, aggiornata e pronta a diventare la bussola digitale di ogni visitatore: dalle mappe interattive agli eventi live, fino alle info turistiche e alle curiosità storiche curate da Oscar De Lena, autentico custode della memoria termolese.

La locandina 2025, firmata da Michele D’Aloisio, gioca con l’estetica dei supereroi, scegliendo un doppio volto visivo per rappresentare la pluralità del festival. Un messaggio chiaro: ognuno di noi ha un lato nerd che merita di essere celebrato.

Ma non possiamo dimenticarlo: questa potrebbe essere l’ultima edizione. Non per mancanza di idee, entusiasmo o pubblico, ma per un logorante senso di solitudine istituzionale. E questo, onestamente, fa male. Perché in un’Italia che spesso fatica a valorizzare i suoi eventi culturali più innovativi, Termoli Comics & Games rappresenta un esempio virtuoso da proteggere.

Un evento che regala tre giorni di gioia pura, spensieratezza, arte e cultura pop. Un’occasione per adulti e bambini di tornare a giocare, sognare, condividere. E se tutto questo dovesse finire per colpa di burocrazia, miopia o disinteresse, sarebbe una sconfitta per tutti.

Ecco perché vi invitiamo a vivere, sostenere e condividere il Termoli Comics & Games 2025. Venite a scoprirlo, a raccontarlo, a fotografarlo. Parlatene sui vostri social, coinvolgete gli amici, fate sentire la vostra voce. Perché ogni “like”, ogni commento, ogni condivisione è una spinta in più per quella mongolfiera che, nonostante tutto, continua a salire.

E ora tocca a voi: sarete dei nostri? Raccontateci nei commenti la vostra esperienza alle edizioni passate o cosa vi aspettate da questa nuova avventura! E non dimenticate di condividere l’articolo con la vostra community nerd. Più siamo, più voliamo!

Il Festival dell’Awen: quando la fantasia prende vita tra i boschi incantati di Capracotta

Immaginate un luogo dove la realtà sfuma dolcemente nel sogno, dove ogni angolo profuma di muschio e di magia, e dove le parole antiche dei bardi sembrano ancora sussurrare tra le fronde degli alberi. Non è il prologo di un romanzo fantasy, ma ciò che accadrà davvero tra il 31 maggio e il 2 giugno nel cuore dell’Alto Molise. Stiamo parlando della primissima edizione del Festival dell’Awen, un evento unico nel suo genere che trasformerà il Giardino della Flora Appenninica di Capracotta in un portale verso mondi alternativi fatti di poesia, natura e immaginazione pura.

Capracotta – già di per sé un luogo sospeso nel tempo, capace di conservare con fierezza l’essenza autentica dell’Appennino – diventa ora anche la porta d’accesso alle misteriose e affascinanti Terre dell’Awen. Un progetto che unisce il meglio della cultura fantasy, l’amore per la natura e la creatività in tutte le sue forme. Non è un caso che proprio il sindaco del paese, Candido Paglione, abbia abbracciato con entusiasmo l’iniziativa, sottolineando quanto questa celebrazione della fantasia sia profondamente in sintonia con lo spirito del territorio: un’alleanza sacra tra uomo e natura, tra sogno e realtà.

Il Festival dell’Awen nasce ispirandosi alla trilogia fantasy di Monica Zunica, un’opera che affonda le radici in una terra dove si intrecciano influenze culturali campane, molisane e abruzzesi. Il cuore pulsante dell’evento è l’Awen stesso: un termine di origine celtica che indica lo spirito creativo, quella scintilla divina che guidava i poeti, i druidi e i bardi nell’antichità. Ed è proprio questa scintilla che si vuole risvegliare nel pubblico, invitando ognuno a diventare parte attiva di una narrazione collettiva che celebra la fantasia come strumento di cambiamento e consapevolezza ecologica.

Per tre giorni, Capracotta si trasformerà in un palcoscenico a cielo aperto, dove arte e natura danzeranno all’unisono. Il programma, ancora in via di definizione, promette di essere un vero e proprio viaggio esperienziale: sessioni di Dungeons & Dragons all’ombra degli alberi, incontri con autori fantasy, letture poetiche nel bosco, spettacoli di danza, musica celtica e cosplay che sfileranno come cavalieri di mondi lontani. E non mancheranno, ovviamente, i mercatini artigianali tematici dove gli artigiani locali potranno esporre creazioni ispirate all’universo fantasy, rendendo il tutto ancora più immersivo.

L’invito è chiaro: portate con voi il vostro costume da elfo, mago, druido o strega. Vestite i panni dei vostri personaggi preferiti e lasciatevi trasportare in un’avventura che mescola le atmosfere di The Witcher a quelle delle fiabe celtiche. Il Festival dell’Awen vuole essere un evento partecipativo, dove chiunque può esprimere la propria arte e condividerla con altri spiriti affini, in un clima di apertura, libertà e bellezza.

A sostenere l’iniziativa non ci sono solo il Comune di Capracotta e l’autrice Monica Zunica, ma anche numerose realtà del territorio, come l’associazione “Amici di Capracotta Aps” e le Pro Loco di Capracotta e Vastogirardi, che stanno lavorando instancabilmente dietro le quinte per rendere questo sogno realtà. Perché sì, il Festival dell’Awen è un sogno, ma uno di quelli che si costruiscono con impegno, passione e un pizzico di magia vera.

Ma non è tutto. L’evento si inserisce in un progetto più ampio e ambizioso: quello delle Terre dell’Awen, una sorta di “universo narrativo condiviso” che vuole diventare un simbolo culturale e spirituale per il territorio. L’obiettivo è creare una rete di luoghi, eventi e comunità unite da una visione poetica dell’esistenza, in cui la natura non è solo sfondo ma protagonista, e in cui l’immaginazione diventa motore di sviluppo sostenibile e consapevole.

E come in ogni buona storia fantasy che si rispetti, ci sarà anche la presenza simbolica degli animali guida, tra cui i cavalli, messaggeri silenziosi che uniscono la Terra pentra a quella dell’Awen, in un legame ancestrale che richiama miti e leggende di altri tempi.

Il Festival dell’Awen è, insomma, molto più di un semplice evento culturale: è una chiamata all’avventura. Un’occasione rara per staccare dal quotidiano e riscoprire il potere trasformativo dell’arte, della letteratura, della fantasia e della natura. È un’esperienza da vivere con il cuore aperto e gli occhi pronti a cogliere ogni dettaglio incantato.

Se siete appassionati di fantasy, folklore, ecologia, cosplay, giochi di ruolo e storie che profumano di muschio e incanto, segnatevi le date: dal 31 maggio al 2 giugno Capracotta vi aspetta con le sue porte spalancate verso l’Altrove.

E voi? Avete già scelto il vostro personaggio? Quale sarà il vostro ruolo nelle Terre dell’Awen? Raccontatecelo nei commenti, condividete l’articolo sui vostri social e preparatevi a vivere un weekend fuori dal tempo, tra boschi, magie e poesia. Perché a volte, basta solo crederci… per attraversare davvero un portale.

Fornelli: Il “Paese dei Bitcoin” che Sta Rivoluzionando l’Economia Digitale

Un piccolo borgo di appena 1800 abitanti nel cuore del Molise sta attirando l’attenzione mondiale per una scelta audace e innovativa. Fornelli, un luogo già noto per il suo fascino rustico e la sua appartenenza all’esclusivo club dei “Borghi più belli d’Italia”, ha deciso di intraprendere una rivoluzione digitale, trasformandosi nel primo “paese dei Bitcoin” italiano, e forse uno dei primi al mondo. Dietro questa iniziativa c’è il crypto-artist Mattia Pannoni, originario di Fornelli, che ha dato vita a un progetto che unisce arte, tecnologia e comunità.

Dalla Pagina Facebook del Comune di Fornelli

La data che segna l’inizio di questa rivoluzione è il 1° maggio 2025, quando è stato ufficialmente inaugurato un monumento in acciaio inox dedicato a Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore del Bitcoin. Collocato al belvedere del borgo, questo monumento non è solo un omaggio all’inventore della criptovaluta, ma anche a tutto l’ecosistema della blockchain, che qui ha trovato terreno fertile. La scultura, ideata dallo stesso Pannoni, ha un effetto visivo sorprendente: la figura sembra “scomparire” quando osservata frontalmente, un tributo simbolico alla sparizione di Nakamoto, la cui identità resta ancora un mistero.

A rendere davvero unica l’esperienza di Fornelli è l’adozione di Bitcoin da parte di numerose attività locali. Oggi, circa 24 negozi, bar e pizzerie hanno già integrato il sistema di pagamento in criptovaluta, rendendo il borgo il comune italiano con la maggiore densità di adozione di Bitcoin in relazione alla popolazione. Questo risultato è notevole, tanto da superare altre realtà più conosciute, come Arnhem nei Paesi Bassi o Zug in Svizzera. E Mattia Pannoni non considera questo traguardo come un punto di arrivo, ma solo come l’inizio di un futuro che potrebbe essere dominato dalla moneta digitale.

Il percorso che ha portato Fornelli a diventare il primo “Bitcoin Village” italiano non è stato semplice. La sfida di introdurre il Bitcoin in un piccolo paese ha richiesto tempo, educazione e sensibilizzazione. Molti degli esercenti inizialmente non conoscevano le potenzialità delle criptovalute, ma grazie alla dedizione di Pannoni e al supporto dell’amministrazione comunale, il borgo ha trovato una via d’accesso al futuro, trasformando la sua economia tradizionale in una comunità decentralizzata che non dipende più dai canali bancari tradizionali.

Ma l’iniziativa di Fornelli non è solo un esperimento economico: è anche un progetto sociale che punta a promuovere l’inclusione economica globale. Come sottolinea lo stesso Pannoni, il Bitcoin rappresenta una “rivoluzione dal basso”, che permette alle persone escluse dal sistema finanziario tradizionale di partecipare a un sistema economico globale, utilizzando semplicemente uno smartphone. Questa innovazione potrebbe cambiare la vita di molti, offrendo loro la possibilità di entrare nel circuito delle transazioni internazionali senza le barriere delle istituzioni finanziarie convenzionali.

Ma Fornelli non si accontenta di essere solo una realtà economica innovativa; il borgo punta anche a diventare una meta turistica di nicchia. Grazie alla semplicità del sistema, che si basa sulla scansione di un QR code, i pagamenti in Bitcoin sono facili e immediati, facendo di Fornelli una meta ideale per nomadi digitali e appassionati di tecnologia. Questo paese, infatti, è perfetto per chi cerca una destinazione dove ogni transazione possa essere effettuata in criptovaluta, in un contesto che mescola tradizione e modernità.

L’adozione del Bitcoin a Fornelli rappresenta un esempio di come la tecnologia possa trasformare una piccola economia locale, rendendola sostenibile e decentralizzata. In una regione spesso considerata marginale, Fornelli è riuscita a porsi come punto di riferimento per l’innovazione digitale, dimostrando che anche nei luoghi più inaspettati può nascere il futuro. Il sindaco di Fornelli, Giovanni Tedeschi, ha supportato con entusiasmo il progetto, riconoscendo in Pannoni una risorsa fondamentale per la comunità e sottolineando come l’adozione di nuove idee da parte dei giovani sia fondamentale per il progresso.

Con questo progetto, Fornelli si prepara a diventare un vero e proprio laboratorio di innovazione digitale e sociale. Se avrà successo, non solo il borgo, ma l’intero Molise, potrebbe diventare uno dei centri più innovativi d’Italia, attirando investitori, turisti e appassionati di tecnologia. In un’epoca in cui il digitale sta ridisegnando il mondo, Fornelli si erge come simbolo di un’Italia che non ha paura di sognare in grande, abbracciare l’innovazione e guardare al futuro, un passo alla volta.

Deadpool con la Maglietta del Campobasso. Una storia di strani incontri e calcio Molisano

Immaginate la scena: Ryan Reynolds, alias Deadpool, il mercenario chiacchierone, in diretta televisiva americana con una maglia rosso-blu addosso, non per caso, ma per una ragione così bizzarra da sembrare uscita direttamente da uno dei suoi film. Il teatro di questa curiosa esibizione? Il popolare talk show mattutino “Live with Kelly and Mark“.

Ryan Reynolds, nato il 23 ottobre 1976 a Vancouver e oggi cittadino onorario di Hollywood, ha conquistato il cuore del pubblico grazie a una carriera brillante e a interpretazioni memorabili, prima tra tutte quella di Deadpool. Il film “Deadpool” (2016) e il suo sequel “Deadpool 2” (2018) non solo hanno incassato miliardi, ma hanno anche stabilito nuovi standard per le commedie d’azione… Ma chi avrebbe mai pensato di vedere Reynolds, l’uomo più sexy del mondo secondo People nel 2010, con una maglia del Campobasso?

Il motivo dietro questo stravagante cambio di look affonda le radici in un intreccio di proprietà calcistiche, amicizie televisive e promozioni cinematografiche. Come molti sanno, Reynolds, che vedremo presto nei cinema con il terzo capitolo del suo supereroe antelitteram in compagnia di Wolverine/Hugh Jackman, è il fiero proprietario del Wrexham AFC, una squadra di calcio gallese che milita nella quarta divisione inglese. Durante la sua apparizione su “Live with Kelly and Mark”, Ryan ha accettato una sfida piuttosto insolita: indossare la maglia del Campobasso, un club italiano appena promosso in Serie C. Ma perché proprio il Campobasso?

Il conduttore dello show, Mark Consuelos, ha giocato un ruolo chiave in questa trama. Consuelos non è solo un volto noto della TV americana, ma anche azionista della North Sixth Group, un gruppo d’investimento che include tra le sue partecipazioni proprio il Campobasso. Inoltre, è socio di Matt Rizzetta, il presidente del club molisano. L’occasione per questo scambio di maglie è nata così, spontanea come un gol al novantesimo minuto.

Ryan Reynolds, seduto sul divano dello studio televisivo, che sorride mentre Mark Consuelos gli porge la maglia del Campobasso. “Non ho mai visto una maglia così bella,” scherza Reynolds, sfilandosi la sua giacca di pelle per indossare il nuovo capo. Con la sua solita ironia, aggiunge: “Deadpool con una maglia italiana? Non l’avrei mai immaginato, ma hey, c’è una prima volta per tutto!”

L’audience del programma, abituata alle battute e alle trovate di Reynolds, scoppia in una risata collettiva. E come se la scena non fosse già abbastanza surreale, Reynolds si alza in piedi, finge di calciare un pallone invisibile e grida: “Forza Campobasso!” Le immagini del momento, ovviamente, fanno subito il giro dei social media, pubblicate dai canali ufficiali del programma in collaborazione con la stessa società italiana.

L’intera vicenda, con il suo mix di glamour hollywoodiano e passione calcistica italiana, ha portato una notevole visibilità al Campobasso. Grazie alla fama mondiale di Reynolds e alla vasta audience dello show televisivo, il piccolo club molisano ha goduto di una pubblicità senza precedenti. E così, mentre Ryan Reynolds continuava a promuovere il suo nuovo film “Deadpool & Wolverine”, la maglia del Campobasso conquistava un po’ di celebrità. Chissà, forse un giorno vedremo Deadpool in un cameo sulle colline molisane, pronto a tifare per la sua nuova squadra del cuore. In un mondo dove le star del cinema si mescolano ai tifosi di calcio, Ryan Reynolds e il Campobasso hanno dimostrato che, a volte, la realtà può essere ancora più strana e affascinante della finzione. E mentre i fan di Deadpool aspettano con ansia il prossimo film, i tifosi del Campobasso possono sorridere sapendo che, almeno per un giorno, il loro club ha avuto un supereroe come supporter.

L’Atlantide del Molise: il mistero sommerso di Buca tra mito, archeologia e cultura pop

Immaginate di immergervi nel cuore dell’Adriatico, davanti alle coste del Molise, con il respiro che si fa più lento dietro la maschera da sub e la luce del sole che filtra come in un mosaico liquido. Non è l’inizio di un film di Indiana Jones o di una nuova espansione di Tomb Raider, ma un viaggio reale in uno dei misteri più affascinanti del nostro Mediterraneo: la leggenda di Buca, la città sommersa che molti chiamano l’“Atlantide del Molise”.

Per secoli, il mare che bagna Termoli e Petacciato ha custodito un segreto che sembra uscito da un videogioco di avventura: resti di anfore, capitelli spezzati, mura sommerse, colonne doriche che affiorano come reliquie di un tempo perduto. Secondo la tradizione, un cataclisma – frana o terremoto – avrebbe inghiottito un intero insediamento frentano oltre duemila anni fa, lasciando tracce frammentarie, come se fossero indizi disseminati apposta per gli archeologi del futuro.

Buca: tra fonti antiche e mito moderno

Il nome di Buca non è invenzione moderna. Autori classici come Strabone, Plinio e Tolomeo citano questo porto frentano, a dimostrazione che non si tratta solo di leggenda marinaresca ma di un luogo realmente vissuto e frequentato. La sua riscoperta nel Novecento è dovuta a pionieri dell’archeologia subacquea: dagli anni Settanta, esplorazioni tra le torri del Sinarca e di Petacciato hanno rivelato un sito suggestivo, sorvegliato da correnti e sabbie mobili, come se il mare stesso volesse proteggere il segreto.

Il professore Filippo di Donato, studiando fotografie aeree a infrarossi, fu tra i primi a ipotizzare l’esistenza di una città sommersa. Ma la vera svolta avvenne negli anni Novanta, quando il professor Piergiorgio Data, con il supporto del sub Sergio Cipolla, realizzò riprese video mozzafiato delle immersioni. Quelle immagini, trasmesse dalle televisioni nazionali, incendiarono l’immaginario collettivo e trasformarono Buca da semplice ipotesi archeologica a mito contemporaneo.

Lucia Checchia: la voce che racconta Buca

Tra le studiose che più hanno contribuito a dare forma a questa leggenda c’è Lucia Checchia, antropologa e ricercatrice originaria di Termoli, che ha dedicato un libro intero a questa epopea marina: “Un patrimonio sommerso. Il porto frentano di Buca tra storia, tutela e valorizzazione“. Checchia invita a guardare al mare molisano non solo come a una risorsa turistica, ma come a un archivio vivente di memorie antiche. Nelle sue parole, Buca non è soltanto un luogo fisico, ma un ponte tra passato e futuro, un simbolo della necessità di salvaguardare ciò che l’incuria e l’antropizzazione rischiano di cancellare per sempre.

Prove archeologiche: muri, necropoli e strade sommerse

Gli scavi e le immersioni hanno portato alla luce circa mille metri quadrati di resti, con muri alti fino a quattro metri, colonne, lastre e manufatti in calcare. La portata della scoperta fa pensare a un insediamento complesso e prospero. In località Porticone, non lontano dalla costa, è stata individuata una necropoli frentana con oltre cento tombe del VI secolo a.C., testimonianza che l’area fosse densamente abitata e culturalmente significativa.

Un elemento da romanzo fantasy è arrivato nel 2010 con il Progetto Atlantide: archeologi e sub hanno individuato una strada lastricata che parte dalla spiaggia e si perde nel mare, come se fosse la via d’accesso diretta alla città perduta. A completare il quadro, due ceppi in piombo di ancore romane rafforzano l’ipotesi che la zona fosse un crocevia commerciale vitale. Non a caso, città vicine come Vasto hanno cercato di rivendicare a sé l’ubicazione di Buca, ma le prove più convincenti restano in Molise.

Una leggenda che continua a crescere

L’archeologo Gianfranco De Benedittis preferisce parlare con prudenza di “antico porto della Frentania”, senza fissare una geografia definitiva. Ma il suo lavoro – tra scavi lungo il Biferno e nuove indagini – dimostra che l’avventura non è finita. Ogni ritrovamento aggiunge un tassello a un puzzle che affascina tanto gli studiosi quanto i sognatori.

E non è difficile capire perché: la vicenda di Buca ha lo stesso fascino delle grandi mitologie geek. È un’Atlantide in scala adriatica, capace di farci immaginare esploratori con torce subacquee al posto delle fruste di Indiana Jones, e archeologi con videocamere GoPro al posto dei diari ingialliti. È la dimostrazione che la cultura pop e la ricerca scientifica possono incontrarsi, dando vita a un racconto che entusiasma non solo gli accademici ma anche i fan di cinema, fumetti e videogiochi.

Un patrimonio da difendere

Come ricorda Lucia Checchia, il mare del Molise è un archivio fragile. Senza tutela e consapevolezza, rischia di diventare solo un cimitero di memorie disperse. Ma se lo leggiamo come un’avventura collettiva, Buca può trasformarsi in un simbolo identitario, un luogo capace di legare le comunità locali a una storia millenaria e, al tempo stesso, di stimolare il turismo culturale.

La sfida per i lettori nerd

L’Atlantide del Molise ci interroga e ci provoca: cosa si nasconde ancora sotto quelle onde? Nuovi edifici? Relitti di navi? O forse storie che nessuna cronaca scritta ci ha mai tramandato?

Come ogni buona leggenda, Buca non vive solo nel fondo del mare, ma nel cuore di chi ama le storie di misteri, esplorazioni e civiltà perdute. E noi, qui al CorriereNerd.it, continueremo a seguirne gli sviluppi, pronti a raccontarvi ogni nuovo dettaglio di questa incredibile avventura archeo-nerd.


👉 E voi, se aveste la possibilità di immergervi al largo di Termoli, cosa vorreste scoprire nei resti di Buca? Un frammento di colonna, un’anfora intatta o, chissà, la porta d’ingresso della vera Atlantide molisana?

Fonte: molisecoast.com/poi/antica-citta-di-buca/

Awen – Il Confine di Monica Zunica

In un’epoca in cui la poesia e la magia sembrano destinate a svanire tra le nebbie del quotidiano, sorge un’opera che si batte in difesa di un mondo intriso di misteri e di miti. Monica Zunica, con il suo primo volume della trilogia “Awen”, intitolato “Il Confine”, ci invita a intraprendere un viaggio straordinario che si dipana tra le montagne del Molise e le terre incantate dell’Awen, fondendo elementi della mitologia celtica e della cultura italiana in un’unica, affascinante narrazione.

Diana, la giovane protagonista, scompare misteriosamente all’età di sette anni insieme alla madre in un bosco del Molise. Mentre la madre non verrà mai più ritrovata, Diana riappare dopo una settimana, illesa e ben curata, ma priva di qualsiasi ricordo dell’accaduto. Per i successivi dieci anni, la sua voce rimane in silenzio, finché, al compimento del suo diciassettesimo compleanno, strani sogni le restituiscono la parola e la spingono a fuggire verso il bosco di Monte di Mezzo, luogo della scomparsa materna.

Inizia così un viaggio epico e pericoloso, in cui Diana si ritrova a oltrepassare un confine invisibile che la conduce nelle Terre dell’Awen. Qui, la sua vita viene sconvolta da rivelazioni e avventure: scoprirà di essere la depositaria di un antico sapere, quello delle Custodi, donne destinate a proteggere, a costo della vita, il potere dell’Awen. Ad ostacolare il suo cammino, il despota Morfran, noto come Afgaddu nella leggenda gallese di Taliesin, rappresenta una minaccia costante. Diana potrà contare solo sull’alleanza di quattro Guardiani leggendari, personaggi che emergono dalle opere di Tacito, Matilde Serao, Anna Maria Ortese e Dino Buzzati.

Monica Zunica, nata a Napoli e laureata in Filosofia, ha saputo creare un world building di rara perfezione. Gli spazi, i tempi, le leggende e le tradizioni si intrecciano in un’ambientazione che dà al lettore una sensazione di tangibile autenticità. Ogni pagina di “Awen – Il Confine” risplende di un linguaggio chiaro e scorrevole, capace di trasportare il lettore attraverso un racconto che, pur nella sua complessità, non stanca mai.

Il viaggio di Diana non è solo un’avventura nel mondo fantastico, ma anche un’esplorazione della psiche e dell’animo umano. Il romanzo affronta tematiche attuali come la difesa dell’ambiente, intrecciandole con una visione poetica del mondo che richiama alla mente le grandi epopee letterarie.In questo primo volume, edito da Marlin, si inaugurano le avventure che ci porteranno attraverso una trilogia densa di colpi di scena e di emozioni. Sebbene alcuni sviluppi, come quello riguardante il personaggio di Artagos, possano sembrare prevedibili, la narrazione resta avvincente e capace di ribaltare le aspettative del lettore in ogni momento. Con “Awen – Il Confine”, Monica Zunica ci offre non solo una storia, ma un vero e proprio mondo da esplorare, dove mito e realtà si fondono in una sinfonia di magia e mistero. La trilogia di Awen promette di essere un’opera epica che risveglia la meraviglia e l’incanto, ricordandoci che, oltre il confine del visibile, esiste un universo di possibilità e di antiche verità da scoprire.

Termoli Comics and Games by Qdss: dal 21 al 23 giugno 2024, il Molise diventa il regno dei Nerd

La seconda edizione del “Termoli Comics and Games by QDSS” è pronta a svolgersi dal 21 al 23 giugno, il tema? I magici anni ‘80. L’evento offrirà una vasta gamma di attività culturali e di intrattenimento completamente gratuite.

Ideato e organizzato dai noti influencer e imprenditori Nicola Palmieri e Mario Palladino, meglio conosciuti come Qdss, e da uno straordinario team capeggiato da Simona Palmieri, Nicola D’eramo ed Ernesto Marcovicchio, promette di essere una delle manifestazioni più significative del Molise e si va a posizionare sul podio degli eventi con più affluenza.

Un’attrazione speciale di quest’anno sarà l’arena dedicata a Dragon Ball, un tributo al compianto Akira Toriyama, che si aggiunge al ricco programma dell’evento.

Il cuore dell’evento è il castello di Termoli, dove i visitatori potranno ammirare mostre dedicate a Jacovitti e una rassegna unica di giocattoli degli anni ‘80. Il pittoresco borgo antico ospiterà circa 40 stand vari, mentre Piazza S. Antonio si trasformerà nell’affascinante Artist Alley. Il porto sarà teatro di una mostra di auto e moto, oltre a una palestra all’aperto gestita dalla Gym Tonic di Termoli.

L’evento è arricchito dalla collaborazione con l’associazione “Larinella” e il carnevale storico di Larino, che porteranno decorazioni a tema anni ’80 e carri allegorici, vestendo la città a festa.

Gli ospiti includono influencer di fama come Ale e Piè, Yotobi, Sabaku, Ciccio Gamer, Fraws, Rita J Queen, Lara Arlotta, Sedia a due gambe, Dlarz, 20 facce, Poggo doggo, e Jematria, Brixlab. A questi si aggiungono artisti e fumettisti del calibro di Victor Quadrelli, Andrea Geminiano, Carmine Di Giandomenico, Chiara Colagrande, Simone Grifone, Fabrizio Di Nicola Pluc, Paolo Altibrandi, Michele D’Aloisio, Sandro Urbano, Antonio Silvestri, Davide Genchi, e Marco Taddei, con molti altri che si avvicenderanno nei tre giorni del festival.

Ogni sera, il festival si concluderà con esibizioni live di diverse band, tra cui i Cartoni Animali, i Gem Boy e Ruggero dei Timidi, assicurando intrattenimento continuo per tutte le età.

Con il sostegno degli imprenditori locali e di numerosi sponsor, l’evento mantiene l’ingresso gratuito. Un adesivo speciale “APPROVATO DAL TGC”, indicherà le attività che hanno sostenuto la fiera, facilitando ai visitatori il riconoscimento e il supporto.

Un plauso va sottolineato, va dato anche al Comune di Termoli e all’assessorato alla cultura e turismo per l’impegno ed il supporto alla manifestazione. “Termoli Comics and Games by Qdss” rappresenta non solo un appuntamento imperdibile per gli appassionati di comics e giochi, ma anche un’importante occasione di aggregazione culturale e sociale, che riflette l’impegno e la passione dei suoi ideatori QDSS e di tutta la comunità di Termoli.

Prepariamoci dunque a vivere un weekend magico, dove Termoli si trasformerà nel regno della fantasia, accogliendo con gioia tutti coloro che vorranno condividere questa straordinaria avventura. Per info: termolicomics.it.

Xiaomi 14: lo smartphone che vuole riscrivere le regole

Nel grande gioco dei colossi della tecnologia mobile, la scacchiera è da anni dominata da due re incontrastati: Apple con il suo iPhone e Samsung con la serie Galaxy. Eppure, come in ogni saga che si rispetti, c’è sempre un nuovo contendente pronto a spezzare il duopolio. Quel ruolo oggi è interpretato da Xiaomi, che con la nuova serie 14 – e soprattutto con il modello Ultra – si candida a diventare il protagonista assoluto del 2024. Non parliamo più solo di rapporto qualità-prezzo, il cavallo di battaglia del brand cinese, ma di un vero e proprio top di gamma che osa sfidare frontalmente i giganti, puntando su design, potenza e soprattutto su un comparto fotografico che fa battere il cuore agli appassionati di mobile photography.

Un design elegante che non dimentica la sostanza

Lo Xiaomi 14 si presenta con linee compatte ed eleganti. Il telaio in metallo conferisce robustezza senza sacrificare la leggerezza, mentre il display AMOLED LTPO da 6,36 pollici (6,73 per l’Ultra) regala colori vibranti, neri profondi e un refresh rate adattivo che varia da 1 a 120Hz. La sensazione, utilizzandolo, è di trovarsi davanti a un piccolo cinema portatile, fluido e spettacolare anche nelle sessioni di gaming più intense o nello scroll compulsivo di TikTok.

Lo Xiaomi 14 Ultra, con il suo pannello più ampio, si rivolge invece a chi ama esperienze multimediali senza compromessi, strizzando l’occhio a chi usa lo smartphone anche come strumento creativo, dal montaggio video fino alla fotografia professionale.

Potenza da supereroe: Snapdragon 8 Gen 3

Il cuore pulsante di entrambi i modelli è il nuovissimo Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3. Parliamo di un chip che sembra uscito da un laboratorio segreto di Stark Industries: potenza pura, affiancata da RAM LPDDR5X e storage UFS 4.0, che garantiscono una velocità supersonica in ogni operazione. Dalla gestione di app complesse alla realtà aumentata, fino ai giochi tripla A su mobile, lo Xiaomi 14 non si scompone. È un device che guarda al futuro, pronto a supportare la nuova ondata di intelligenza artificiale e servizi cloud sempre più integrati.

Fotografia: la magia della collaborazione con Leica

Il vero campo di battaglia, però, si gioca sulle fotocamere. Qui Xiaomi ha deciso di alzare il livello chiamando in campo Leica, un nome che da solo evoca arte e perfezione ottica. Lo Xiaomi 14 monta un sistema a tre sensori da 50 MP: principale, ultra-grandangolare e teleobiettivo 3,2x. Già così, le prestazioni fotografiche si collocano al top del mercato, grazie anche all’intelligenza artificiale che ottimizza esposizione, colori e nitidezza.

Il 14 Ultra, però, è la vera arma segreta: quattro fotocamere da 50 MP, con il sensore principale dotato di apertura variabile, un teleobiettivo tradizionale, un periscopico capace di zoom ottico incredibile e un ultra-grandangolare per panorami mozzafiato. È come avere in tasca una reflex compatta, ma con la praticità di uno smartphone. Le ottiche Leica Summilux garantiscono quella resa cromatica inconfondibile che farà la gioia di fotografi e creator.

Autonomia e ricarica: la forza non si esaurisce mai

La potenza non sarebbe nulla senza autonomia. Lo Xiaomi 14 integra una batteria da 4.610 mAh, con ricarica rapida da 90W cablata e 50W wireless. Tradotto: in poco più di mezz’ora siete già al 100%. Lo Xiaomi 14 Ultra alza ulteriormente l’asticella con una batteria da 5.300 mAh e ricarica wireless da 80W. In un mondo in cui i rivali spesso arrancano ancora con cicli più lenti, Xiaomi offre un’esperienza che elimina l’ansia da “percentuale rossa”.

Prezzi e versioni: un nuovo equilibrio tra lusso e accessibilità

Xiaomi non punta solo sulla potenza, ma anche su un posizionamento strategico. Lo Xiaomi 14 parte da 999€ nella versione 12GB/256GB, fino a 1.099€ per la 12GB/512GB. Il 14 Ultra arriva a 1.499€ per la configurazione 16GB/512GB. Non sono cifre popolari, ma considerando le specifiche tecniche e la qualità delle fotocamere, rappresentano un’alternativa concreta a iPhone e Galaxy, che spesso superano i 1.600 euro nelle versioni di punta.

Software e personalizzazione: Android incontra MIUI

Lo Xiaomi 14 arriva con Android 13 personalizzato dalla MIUI 14, l’interfaccia proprietaria che da anni divide la community tra amanti e detrattori. Oggi, però, la MIUI ha raggiunto una maturità notevole: offre opzioni di personalizzazione, ottimizzazione energetica e funzioni smart che migliorano l’esperienza quotidiana, senza risultare eccessivamente invasiva.

Xiaomi 14 è davvero lo smartphone del 2024?

La domanda finale è inevitabile: questo Xiaomi 14 ha davvero le carte in regola per essere lo smartphone dell’anno? La risposta non è semplice, ma gli elementi ci sono tutti. Un design raffinato, un display spettacolare, un processore che è pura potenza e un comparto fotografico che, soprattutto nell’Ultra, ridefinisce gli standard del settore. Xiaomi ha smesso di giocare in difesa, presentandosi come un player che vuole scrivere la sua epopea accanto ai giganti storici.

E se la storia ci ha insegnato qualcosa, è che i ribelli, spesso, riescono a cambiare le regole del gioco.

Xiaomi ha scelto la storica Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone come scenario per il lancio dei suoi nuovi smartphone, celebrando così la tradizione e la maestria artigianale del luogo. Durante la presentazione, il direttore della Comunicazione internazionale ha mostrato immagini suggestive della fonderia, sottolineando l’importanza di preservare e valorizzare la bellezza della tradizione artigianale anche in un’era dominata dalla tecnologia.

E se il Molise fosse i Forgotten Realms?

Il Molise non Esiste!“. Questa, purtroppo, è l’affermazione più iconica relativa alla splendida regione italiana. Un epiteto nato dall’ignoranza collettiva nei confronti di un luogo meraviglioso, un territorio ricco di storia e arte perduta, un reame dimenticato. Esattamente come i “Forgotten Realms“, un nome che in questi mesi è sulla bocca di tutti grazie allo straordinario successo planetario del videogioco “Baldur’s Gate III“: si tratta di una storica ambientazione di Dungeons & Dragons che ha fatto conoscere la “Costa della Spada” ai nerd di tutto il mondo grazie a numerosi romanzi, giochi, fumetti e videogiochi già dalla fine degli anni’80!

E se la “Costa della Spada” fosse in realtà il Molise?

Questa è una domanda interessante, che richiede un po’ di fantasia e conoscenza dei due territori, quello “reale italiano” e quello immaginario creato da Ed Greenwood. Il Molise è una regione italiana che ha una storia antica e affascinante e una geografia variegata, mentre i “Forgotten Realms“, sono un luogo fantasy dove la magia e le creature fantastiche sono comuni. Tuttavia, si possono trovare alcuni punti di contatto tra di essi, basandosi su alcuni elementi caratteristici.

Termoli è Baldur’s Gate

La città di Termoli potrebbe essere paragonata alla città di Baldur’s Gate, in quanto entrambe sono città portuali che si affacciano sul Mare di Spade e sul Mare Adriatico nel caso di Termoli. Entrambe le città hanno un borgo medievale fortificato, dove si trovano importanti edifici religiosi e storici, come la La cattedrale di Santa Maria della Purificazione e la Cattedrale di Helm. Entrambe le città sono anche centri commerciali e culturali, dove si possono incontrare persone di diverse origini.

Campobasso è Neverwinter

Campobasso potrebbe essere paragonata a Neverwinter per la sua importanza politica e amministrativa, essendo il capoluogo della regione Molise e il centro più popoloso. Campobasso ha anche un castello che domina la città, il Castello Monforte, che potrebbe essere equiparato al Castello di Neverwinter, la residenza del sovrano. Inoltre, Campobasso è situata in una zona collinare e montuosa, circondata dai Monti del Matese e dai Monti della Meta, che potrebbero evocare le Montagne Spine del Mondo, la catena montuosa che protegge Neverwinter dal freddo.

Saepinum è Nashkel

L’area archeologica di Saepinum potrebbe essere paragonata al sito archeologico di Nashkel, in quanto entrambi sono i resti di antiche città, romane e amniane nel caso di Nashkel, che furono abbandonate o distrutte. Entrambi i siti conservano ancora le tracce delle mura, delle strade, dei templi e degli edifici pubblici che caratterizzavano le città. Entrambi i siti sono anche teatro di eventi importanti nella trama del videogioco, come la scoperta di una miniera infestata da mostri o la battaglia contro un potente nemico.

Il lago di Castel San Vincenzo è il lago Esmel

Il lago di Castel San Vincenzo potrebbe essere paragonato al lago Esmel, in quanto entrambi sono circondati da un paesaggio montuoso e boscoso, dove si possono trovare villaggi, monasteri e rovine. Entrambi i laghi sono anche collegati a una divinità: Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso nel caso del lago molisano, la dea del mare a Selûne nel caso del lago balduriano.

Il castello di Pescolanciano è il castello di Daggerford

Il castello di Pescolanciano potrebbe essere paragonato al castello di Daggerford, in quanto entrambi sono antiche fortezze che dominano le rispettive città. Entrambi i castelli sono sede di una nobile famiglia che governa la zona con saggezza e benevolenza, i D’Alessandro nel caso di Pescolanciano e i Floshin nel caso di Daggerford. Entrambi i castelli sono anche coinvolti in avventure legate a misteri, intrighi e minacce soprannaturali.

Il santuario di Castelpetroso è il santuario di Lathander

Il santuario di Castelpetroso potrebbe essere paragonato al santuario di Lathander, in quanto entrambi sono luoghi di culto dedicati a una divinità legata alla luce, alla vita e alla rinascita. Il santuario di Castelpetroso è stato costruito in seguito a una apparizione della Madonna Addolorata nel 1888, mentre il santuario di Lathander è stato eretto in onore del dio dell’alba e della rinascita. Entrambi i santuari sono caratterizzati da una architettura imponente e da una atmosfera di pace e speranza.

Il Parco Nazionale è la foresta di Cormanthor

Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise potrebbe essere paragonato alla foresta di Cormanthor, in quanto entrambi sono aree naturali protette che ospitano una ricca biodiversità e una varietà di paesaggi. Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è famoso per la presenza di specie animali rare come l’orso marsicano, il lupo appenninico e il camoscio d’Abruzzo, mentre la foresta di Cormanthor è nota per la presenza di creature fantastiche come gli elfi, i draghi e le fate. Entrambi i parchi sono anche testimoni di una storia antica e affascinante, fatta di civiltà perdute e leggende.

Capracotta è Icewind Dale

Capracotta è una nota località per gli sport invernali che si trova a 1.421 metri sul livello del mare, ed è il secondo più elevato del centro Italia. Icewind Dale è una terra di ghiaccio e neve dove si svolgono avventure epiche e pericolose. Se Capracotta fosse la città di Icewind Dale, potrebbe essere una base per gli eroi che vogliono esplorare le montagne, le caverne e i templi della Valle del Vento Gelido. Gli abitanti di Capracotta dovrebbero essere abili nel sopravvivere al freddo e al combattimento (o allo sport in senso più moderno), e potrebbero avere contatti con le creature che popolano la regione, come i giganti del gelo, i demoni e i draghi (e i turisti!).

Fornelli è Triboar

Il borgo di Fornelli potrebbe essere paragonato al borgo di Triboar, in quanto entrambi sono piccoli insediamenti rurali situati lungo importanti vie commerciali (la Via Appia nel caso di Fornelli, la Via Lunga nel caso di Triboar). Entrambi i borghi sono famosi per la produzione di olio d’oliva o burro, e sono circondati da un territorio fertile e collinare. Entrambi i borghi sono anche esposti a possibili attacchi da parte di creature ostili, come i briganti o i giganti del fuoco.

Isernia è Silverymoon

La città di Isernia potrebbe essere paragonata alla città di Silverymoon, in quanto entrambe sono città storiche e culturali che hanno una forte tradizione artistica e letteraria. Entrambe le città hanno una scuola di magia rinomata, l’Accademia di Isernia o il Collegio di Magia e Arti Sottili. Entrambe le città sono anche alleanze di altre città e regni, come la Lega dei Comuni del Molise o l’Alleanza Argentata.

Agnone è Beregost

Il borgo di Agnone potrebbe essere paragonato al borgo di Beregost, in quanto entrambi sono piccoli insediamenti situati lungo importanti vie commerciali. Entrambi i borghi sono famosi per la produzione di oggetti di metallo, come le campane di Agnone o le armi e le armature di Beregost. Entrambi i borghi sono anche luoghi di incontro e scambio per viaggiatori, mercanti e avventurieri.

Il Castello di Civitacamporano è il Castello di Dragonspear

Il castello di Civitacampomarano potrebbe essere paragonato al castello di Dragonspear, in quanto entrambi sono antiche fortezze che si trovano vicino ad un “confine misterioso” (l’Abruzzo nel caso del castello molisano, il Deserto Anauroch nel caso del castello balduriano). Entrambi i castelli sono stati teatro di battaglie e assedi, sia contro nemici umani che contro creature mostruose. Entrambi i castelli sono anche collegati a una figura leggendaria, Cola di Monforte o il generale Cendamere.

Pietrabbondante è Myth Drannor

 Pietrabbondante e Myth Drannor sono due città che possono essere paragonate per la loro storia gloriosa e tragica, per la loro bellezza e il loro fascino, ma anche per la loro fragilità e il loro destino. Pietrabbondante e Myth Drannor sono due città che hanno in comune una storia antica e ricca di cultura, ma sono entrambre, ora solo rovine.. Entrambe le città sono state fondate da popoli orgogliosi e valorosi, i Sanniti e gli Elfi, che hanno saputo resistere alle invasioni e alle minacce dei loro nemici. Entrambe le città sono state sede di un grande sviluppo artistico, scientifico e magico, che le ha rese famose e ammirate nei rispettivi monndi

Naturalmente non ce ne vogliano gli storici e gli archeologi che hanno studiato il Molise e hanno fatto conoscere “realmente” le bellezze di questo “Regno dimenticato” con il loro eccezionale lavoro. Questa ironica guida, basata su un gioco, vuole solo essere un modo divertente e inusuale per descrivere un luogo magico attraverso una metafora divertente e molto nerd: un modo come un altro per raccontare il Molise che non solo esiste, non è una landa di un videogioco o di un romanzo ma un territorio da amare ed esplorare! Per approfondire, vi invitiamo a visitare il blog “La Terra in Mezzo“: un sito fantastico per conoscere e apprezzare le storie e leggende del Molise in modo semplice e appagante!

Il Museo della Radio e della Televisione di Agnone

Nel pittoresco comune di Agnone, candidato come Capitale italiana della cultura 2026, nel cuore della regione del Molise, si cela un tesoro nascosto: il Museo della Radio e della Televisione. Questo museo, situato nell’ex convento delle Clarisse, è il risultato della passione condivisa tra un padre e un figlio, Francesco e Pinuccio Merola. La loro dedizione e ricerca gli hanno consentito di creare una collezione unica di apparecchiature radiofoniche e televisive che abbracciano un ampio periodo storico, partendo dagli anni Venti fino ai giorni nostri.

All’interno del museo si possono trovare oggetti di grande valore e significato, ognuno dei quali racchiude una storia. Tra i punti salienti vi sono le radio d’epoca, comprese quelle a valvole, i transistor e i ricevitori a onde corte. Questi dispositivi, che un tempo occupavano un posto centrale nelle case italiane, permettono ai visitatori di rivivere un’atmosfera di altri tempi, quando le famiglie si riunivano attorno alla radio per ascoltare notizie, musica e drammi. Inoltre, sono esposte anche televisori vintage, dai primi modelli in bianco e nero fino alle versioni a colori degli anni ’60 e ’70, che permettono di tracciare l’evoluzione della tecnologia televisiva nel corso degli anni. Gli schermi a tubo catodico e i comandi manuali di queste televisioni ci ricordano quanto la nostra esperienza di visione si sia evoluta nel corso del tempo. Non mancano infine apparecchiature audio come giradischi, registratori a bobina aperta e casse acustiche, che permettono agli amanti della musica di apprezzare la bellezza e la qualità del suono di queste antiche apparecchiature.

Ma il Museo della Radio e della Televisione di Agnone non è solo una collezione di oggetti storici, è anche un’esperienza unica e significativa per i visitatori. Questo luogo permette di immergersi nel passato, toccare con mano gli oggetti che hanno fatto la storia delle comunicazioni e scoprire come la tecnologia abbia cambiato radicalmente la nostra vita nel corso dei decenni. Ciò che rende l’esperienza ancora più speciale è l’interazione con i fondatori del museo, Francesco e Pinuccio Merola, che fungono da guide appassionate. Durante la visita, essi condividono storie legate all’acquisizione di ciascun pezzo, alle sfide del restauro e alle curiosità legate al mondo della radio e della televisione. Le loro spiegazioni dettagliate e l’entusiasmo che mettono nel condividere le loro conoscenze rendono questa visita davvero indimenticabile.

Tuttavia, nonostante la sua importanza e il suo valore storico, il Museo della Radio e della Televisione è un luogo purtroppo sottovalutato e poco pubblicizzato. È fondamentale promuovere e condividere il patrimonio culturale contenuto in questo museo affinché le giovani generazioni abbiano l’opportunità di conoscere e apprezzare la scienza, la cultura e la storia racchiuse in questi dispositivi. Ripetere questa esperienza educativa e coinvolgente è essenziale per preservare il nostro patrimonio e ispirare futuri appassionati.

Il Museo della Radio e della Televisione rappresenta dunque molto più di una semplice collezione di oggetti. È un autentico viaggio nel tempo, un tributo alla creatività umana e un’occasione per riflettere su come la tecnologia abbia accompagnato e modellato il nostro cammino nel corso degli anni.

Il Museo si trova ad Agnone (Isernia) in Corso garibaldi 55, per informazioni e prenotare la vista vi consigliamo di chiamare il numero +393385486543

Chi era Ovio Paccio, il grande eroe Sannita?

Ovio Paccio, menzionato da Tito Livio nella sua “Ab Urbe condita “, fu il sacerdote Sannita che, prima della decisiva battaglia di Aquilonia (293 a.C.), celebrò il rito sanguinoso del giuramento dei “Linteati”. Questi erano i membri dell’élite di 40.000 giovani nobili Sanniti, che giurarono di vincere contro i Romani, di non retrocedere in nessuna circostanza e di uccidere chiunque avesse lasciato il campo di battaglia di fronte al nemico.

Il nome originale del sommo sacerdote sannita dovrebbe essere Pakis Uviis e all’epoca del giuramento dei Linteati ad Aquilonia, era probabilmente molto anziano. Secondo alcune fonti, era nato in una città caudina al confine con i Pentri e da giovane era stato un valoroso condottiero che si era distinto in numerose battaglie. Fu uno dei protagonisti degli eventi che si svolsero a Parthenope, la vecchia città di Neapolis, nel 326 a.C., quando gli abitanti di origine sannita aprirono le porte alle truppe del Sannio per occupare la città governata da discendenti greci. Il controllo sulla città durò poco più di un anno, quando i Sanniti traditi da disertori, furono costretti a lasciare la città ai Romani. Ovio Paccio era uno dei comandanti delle truppe sannite che catturarono e uccisero quei disertori. L’uccisione dei traditori, che si trovavano sia in città che nelle campagne circostanti, fu estremamente violenta e crudele, tanto da far meditare a Ovio Paccio il ritiro dalle armi. Nel 293 a.C., lo ritroviamo come gran sacerdote ad Aquilonia, ma sembra che non fosse così lontano dagli “orribili fatti”.

Non tutti sono d’accordo nel considerare questa storia come veritiera, o almeno alcuni credono che sia stata inventata per dare al sommo sacerdote sannita le giuste origini.

Non lontano da Agnone (IS), dove antiche testimonianze indicavano l’esistenza di un aruspice che interpretava i segni divini, si trova Belmonte del Sannio, una cittadina situata su una collina vicino ai templi italici di Schiavi d’Abruzzo e al Santuario sannitico di Pietrabbondante. Secondo la tradizione popolare, si dice che il sommo sacerdote dei Sanniti, Pakis Uviis, abbia trovato la sua ultima dimora in questa zona. Si tratta di un sarcofago, scolpito con modesta maestria, situato sulla sommità di una grande pietra calcarea, in gran parte interrata. Il sarcofago misura circa 1,60 metri di lunghezza per 0,70 metri di larghezza, con una profondità di circa 0,60 metri. La copertura è costituita da una grande lastra di pietra calcarea che si incastra attraverso fori posti agli angoli del sarcofago.

Non ci sono iscrizioni o incisioni né sulla copertura né nelle vicinanze del sarcofago. Al momento della sua scoperta nel XIX secolo, furono trovati una spada, un cinturone metallico intarsiato e, secondo quanto riportato da Mariani in una nota, anche un elmo di bronzo di tipo “calcidico” con alette e paragnatidi. L’intero corredo funerario fu venduto dallo scopritore a un professionista abruzzese non specificato, probabilmente un medico appassionato di oggetti simili.

“Discover” Civitacampomarano: scopri il Molise in Realtà Aumentata

Il Comune di Civitacampomarano, in collaborazione con la direzione regionale Musei Molise, ha recentemente portato a termine uno straordinario progetto importanti progetti volti a valorizzare il patrimonio artistico del territorio e migliorare l’accessibilità del borgo per i turisti.

Il progetto si chiama”Discover” Civitacampomarano, ha l’obiettivo di accrescere l’attrattività e la fruibilità del borgo e del Castello di Civitacampomarano, realizzando un’ avveniristica applicazione con l’obiettivo di rendere “spettacolare” la visita da parte dei turisti illustrando in maniera innovativa la storia, i luoghi e i personaggi storici.

L’iniziativa si propone di rendere la visita dei turisti un’esperienza spettacolare e coinvolgente.

Ogni visitatore potrà recarsi presso la biglietteria del castello e ritirare un tablet per fruire dell’esperienza (o trovare le informazioni per scaricare la app sul proprio device per Apple (iOs) e Android), da quel momento sarà immerso completamente nel percorso e scoprire ogni aspetto storico e artistico del Monumento.

L’applicativo oggetto del progetto è realizzato sfruttando le potenzialità della realtà aumentata per consentire una visita “guidata” digitale per le strade del borgo e all’interno del Castello di Civitacampomarano. Una nuova tecnologia immersiva che consente di sovrapporre elementi virtuali alla realtà che sta riscontrando sempre maggiore successo ove applicata ai beni culturali e quindi fruita da parte del pubblico. Adattata al settore del patrimonio culturale e dei musei, la Realtà Aumentata offre nuove prospettive per la presentazione dei siti e delle opere, consentendo così di ricreare elementi scomparsi, inserire informazioni complementari, ricostruire scene o allestimenti con una modalità al contempo spettacolare, ludica ed educativa.

Sono due le “guide” che accompagneranno gli ospiti nel loro percorso attraverso il borgo e il Castello di Civitacampomarano:

  • La visita del borgo di Civitacampomarano attraverso la Mappa Interattiva dei Murales di CVTà Street Fest sarà accompagnata dalla voce del fantasma di Altabella di Sangro, un’attrice che, in italiano e in inglese, spiegherà le opere d’arte contemporanee realizzate dagli artisti di strada coinvolti nel Festival.
  • La visita del Castello di Civitacampomarano sarà accompagnata da un “ologramma”, una “Guida Olografica” che comparirà negli spazi del maniero quando saranno inquadrati i marker sparsi nel maniero.

Grazie a questo progetto, Civitacampomarano conferma il suo impegno nella valorizzazione del proprio patrimonio culturale e artistico, offrendo ai visitatori un’esperienza indimenticabile e arricchente. L’Amministrazione comunale si è dimostrata attenta e sensibile ai bisogni dei turisti, permettendo loro di entrare a contatto con la storia e la bellezza del borgo in maniera innovativa e coinvolgente. Si tratta di un importante passo avanti nella promozione del turismo del territorio, che speriamo possa attrarre sempre più visitatori desiderosi di scoprire le meraviglie di Civitacampomarano.

Termoli Comics & Games: la rivincita dei nerd molisani

Chi ha detto che il Molise non esiste? A smentire questa diceria ci pensa “Termoli Comics & Games“, la prima edizione di un festival dedicato alla Pop Culture organizzato da organizzato da Nicola Palmieri e Mario Palladino, in arte Quei Due Sul Server (Qdss).

Dal 16 al 18 giugno 2023 andrà dunque in scena nella cittadina costiera molisana, il vero, primo evento dedicato ai giochi e ai fumetti che si sia mai visto in Molise: un’iniziativa totalmente gratuita che coinvolgerà le piazze e le strade del borgo antico con stand nerd ed espositori da tutta Italia!

Nicola Palmieri, patrono di Termoli Comics & Games ba dichiarato: 

Dobbiamo tanto a chi ha creduto nel progetto, grazie alla fiducia di Prestiter, Italian Gas, Kmon, Asmodee, il Centro Costa Verde e al Comune di Termoli in particolare all’assessore Barile, tutto questo non sarebbe stato possibile. Stiamo lavorando su questo evento da oltre due anni, e aspettiamo tutti i visitatori a braccia aperte!”.

Per tre giorni, tutta Termoli diverrà dunque la capitale ideale per tutti gli appassionati del mondo nerd anche grazie agli splendidi allestimenti curati dall’Associazione Larinella organizzatrice del Carnevale storico di Larino: Piazza Sant’Antonio sarà la location per giochi da Tavolo e gli spazi dedicati agli artisti; il palco principale e l’area dedicata allo street food coinvolgerà l’iconica Piazza Vittorio Veneto (Piazza Monumento) mentre nel suggestivo Castello Svevo sarà allestita la mostra in onore del leggendario Benito Jacovitti.

Il palco sarà la roccaforte di una serie di ospiti esclusivi come Yotobi, Sabaku No Maiku, Parliamo di Videogiochi, Cristina di Tella, Phenrir Mailoki, 20 Facce, Jematria, Dlarzz, Edoardo fa Cose, La sedia a 2 Gambe e Poggodoggo. Non solo creator e youtuber, in Molise giungeranno anche altri grandi artisti dell’industria pop italiana come Maurizio Di Vincenzo (Dylan Dog), Luca Salvagno (Cocco Bill), Antonio Sarchione (Dragonero) e poi Boban Pesov, Fabrizio De Nicola, Chiara Colagrande, Valentina Bianconi, Giovanni De Micheli e molti altri.

Piazza Vittorio risuonerà di numerosi live  con 3 band differenti: Scooppiati (venerdì), I cartoni animali (sabato) e i Bardomagno (domenica). Domenica poi si svolgerà il classico Contat Cosplay, con tanto di premi e giudici d’eccellenza.

Come fare a non perdersi in questo mare di iniziative? Basta scaricare l’apposita app con la mappa interattiva degli eventi e delle aree culturali di Termoli e zone limitrofe!

Qdss ha davvero pensato a tutto, compreso l’impatto ambientale dell’evento e l’accessibilità del festival a tutti gli utenti: in ottica di sostenibilità il festival ha stipulato un accordo con Treedome (per la piantumazione di una foresta di più di mille alberi dedicata al festival), con Plasticfree (con cui si è impegnata in una raccolta speciale di rifiuti il sabato 17 Giugno) e con l’Associazione Italiana Persone Down Onlus.

Per info: termolicomics.it.

Il castello di Civitacampomarano

Il Molise esiste ed è un luogo fantastico. Una terra meravigliosa, tra mare e montagna culla della civiltà italiana (uno dei primissimi insediamenti umani è stato proprio vicino ad Isernia) che ha visto susseguirsi popoli e culture che hanno lasciato dietro di se moltissimi siti archeologici e tante, tante leggende.

Tra queste opere meravigliose svetta il castello di Civitacampomarano in provincia di Campobasso, che sorge nella parte centrale del borgo su un crinale di arenaria, fra i torrenti Mordale e il Vallone Grande, uno degli affluenti del fiume Biferno. Secondo gli studiosi, la struttura dovrebbe risalire al XIII secolo, presentando l’edificio degli elementi architettonici tipici dell’epoca, sotto la dominazione angioina. La pianta è quadrangolare, scandita ai vertici da tre torri cilindriche, di cui due perfettamente conservate. Intorno alla struttura c’è un fossato che si affaccia sull’attuale Piazza Municipio. Il fossato è oggi colmato dal verde, ma, dalla fine del Quattrocento in poi, separava il castello dalla cinta muraria occidentale.  Dichiarato Monumento nazionale il 2 maggio del 1979 con Decreto del Ministero per i Beni e le Attività culturali, è stato acquistato dallo Stato nel marzo del 1988, preso in consegna nel 1996 ed è stato chiuso per un lungo lavoro di restauro tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila.

Il primo insediamento è stato, con molta probabilità, un’area fortificata di origine sannitica. All’interno di questa, nel periodo alto medievale si è sviluppato il primo nucleo abitativo. Una delle prime strutture ad essere erette, secondo i canoni architettonici molisani del XIII secolo, è stata una roccaforte, munita di torre centrale merlata, cinta muraria e un fossato che cingeva i tre lati. La torre circolare, i cui resti della fondazione sono stati ritrovati al centro dell’androne, sotto la pavimentazione,  appartiene probabilmente  a questa fase. Appartengono invece all’epoca angioina elementi quali i beccatelli, le feritoie, le finestre e il portale che vedrete sul fronte orientale. All’epoca di Carlo II d’Angiò, tra la fine del 1200 e i primi del 1300, il castello aveva probabilmente già forma quadrangolare e al centro una torre circolare.

Tra il XIV e il XV secolo, il sito subì una nuova trasformazione: prima attorno al recinto fortificato all’interno del cortile fu costruita una fortezza di forma quadrilatera irregolare, protetta agli angoli da quattro torri cilindriche. Successivamente, in epoca aragonese, la struttura assunse le caratteristiche architettoniche di un tipico “castello di transizione” un castello cioè modificato per adeguarlo all’introduzione delle armi da fuoco. Nel XV secolo il castello si munì di tre torrioni cilindrici, capisaldi della fortificazione, che potete ancora leggere nelle murature dell’attuale loggiato. Furono aperte sia sulle parti alte delle torri di angolo, sia sopra che sotto il redondone (il cordone di pietra che corre lungo la parete esterna) delle strette feritoie che allargandosi verso l’interno, garantivano un’efficace gestione dell’arma, e consentivano un vasto angolo di tiro.

Il castello assume la forma attuale durante la prima metà del XV secolo quando diviene titolare del feudo il capitano di ventura Paolo di Sangro. L’estendersi dell’uso bellico delle armi da fuoco e il progressivo abbandono della guerra di cavalleria impongono modifiche strutturali. Paolo di Sangro decide di fortificare il lato occidentale, quello più esposto, costruendo una seconda cortina di mura che si andò ad addossare a quella preesistente. Fa poi erigere due imponenti torrioni chiusi con ordine casamattato, per l’alloggiamento delle bocche da fuoco, e sovrastate da un terrazzamento merlato fornito di due archibugiere, ossia ulteriori feritoie attraverso cui era possibile sparare. A fine Quattrocento vennero coperte le merlature sia delle torri che della cortina per creare con il piano sottostante un ulteriore ordine casamattato. Dunque è possibile notare le nuove aperture nella parete per dar luogo alla collocazione delle troniere e delle bombardiere oltre delle già presenti archibugiere, formate da un foro circolare sormontato da un’apertura verticale a croce. Qui vennero posizionati i cannoni e le bombarde.  Fu la corte Aragonese a volere questi adeguamenti, perché temeva rappresaglie francesi da parte dell’esercito di Carlo VIII. Per questo fu chiamato uno dei massimi esperti di fortificazioni dell’epoca: il senese Francesco di Giorgio Martini. A lui si deve il nuovo impianto di fortificazione dell’intero borgo, avvenuto probabilmente tra il 1491 e il 1495. Appartiene a questo stesso periodo, e all’intervento di Francesco Giorgio Martini, l’apertura all’altezza dell’ordine casamattato inferiore di un piccolo portale. Di fronte a questa apertura, all’interno del fossato, vennero eretti due grossi pilastri e al di là del fossato una cinta muraria con camminamento di ronda che copriva l’intero versante occidentale, oggi non più esistente.

Nel 1450, il castello di Civitacampomarano celebrò il matrimonio tra Cola Monforte e Altabella, figlia del più noto capitano di ventura Paolo di Sangro. Un matrimonio politico che fu celebrato con solennità, secondo l’uso «per cultellum flexum», «intra dominos, proceres, nobiles et magnates» del Regno, consegnando alla sposa, a garanzia della corretta esecuzione dei patti matrimoniali, un simbolico coltello a serramanico. Da Altabella, il mercenario Cola ebbe tre figli Angelo, Giovanni e Giovancarlo, ma il loro patto matrimoniale era probabilmente basato esclusivamente su accordi strategici e politici tanto che l’uomo, nell’agosto del 1465, mentre la coppia era in esilio a Mantova, decise di uccidere la moglie, dopo aver appreso di un suo presunto adulterio. Secondo molte leggende locali, il fantasma di Altabella ancora si muoverebbe all’interno del maniero in attesa del ritorno del suo consorte.

Fu proprio Paolo di Sangro che decise di aprire il portale di ingresso al castello sul il lato orientale. Sopra di esso, realizzato in roccia sedimentaria, campeggia il suo stemma araldico.  In esso vediamo ripercorsa nella simbologia, la storia del casato.  Lo scudo gotico a sette bande in oro e azzurro era l’insegna di famiglia. Sopra di essa insiste un elmo con cimiero e un grifo che tiene sotto le zampe due gigli capovolti, emblema degli angioini che furono traditi da Paolo di Sangro nella battaglia della Piana di Sessano nel 1442 a favore della famiglia Aragonese. Ai lati dello stemma ancora si riesce a leggere, nonostante l’erosione, il suo nome scritto in corsivo  Paul[us] de Sa[ngro]. Al lato dello stemma campeggiano due rosette, probabile riferimento al matrimonio della figlia di Paolo,  “la magnifica damicella Altabella”, con Cola di Monforte, conte di Campobasso, il cui stemma familiare include quattro rosette. Lo stemma in marmo che sovrasta quello della famiglia di Sangro è il blasone dei Carafa della Spina, a bande orizzontali con ramo spinoso posto in diagonale. I Carafa furono il casato che succedette ai di Sangro nel dominio di Civitacampomarano.  Successivamente altre famiglie nobili subentrarono nel feudo mentre l’ultima proprietaria è stata Anna Roberti-Calzona.

Un altro spunto interessante di approfondimento potrebbe essere quello di intercettare una presunta connessione tra il Castello di Civitacampomarano e l’opera di Alessandro Manzoni , soprattutto nella creazione narrativa dell’affascinante personaggio dell’Innominato e del suo Castello.  Nel capitolo XX de “I Promessi Sposi” troviamo questa descrizione:

«Il castello dell’Innominato era a cavaliere di una valle angusta e uggiosa, sulla cima di un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. quella che guarda la valle e’ la sola praticabile […].». 

L’ipotesi risulta plausibile poiché, durante l’esilio, Vincenzo Cuoco sostò a Milano per sei anni dove frequentò il salotto di Giulia Beccaria, madre di Manzoni. Qui fece conoscere la visione di Giambattista Vico sulla storia, che confluirà nel concetto di Provvidenza. La descrizione che il Manzoni fa del Castello dell’Innominato rappresenta la fotografia esatta della collocazione del Castello di Civitacampomarano: il maniero, posto a sella d’asino su un costone di roccia, sovrasta due precipizi dove scorrono due torrenti. La morfologia del territorio porterebbe quindi a individuare nel castello di Civitacampomarano proprio quello dell’Innominato.

Per scoprire il Castello e il Borgo di Civitacampomarano vi invitiamo a scaricare l’app in Realtà Aumentata “Discover Civita” per smartphone Apple (iOs) e Android.