Immaginate la scena: Ryan Reynolds, alias Deadpool, il mercenario chiacchierone, in diretta televisiva americana con una maglia rosso-blu addosso, non per caso, ma per una ragione così bizzarra da sembrare uscita direttamente da uno dei suoi film. Il teatro di questa curiosa esibizione? Il popolare talk show mattutino “Live with Kelly and Mark“.
Ryan Reynolds, nato il 23 ottobre 1976 a Vancouver e oggi cittadino onorario di Hollywood, ha conquistato il cuore del pubblico grazie a una carriera brillante e a interpretazioni memorabili, prima tra tutte quella di Deadpool. Il film “Deadpool” (2016) e il suo sequel “Deadpool 2” (2018) non solo hanno incassato miliardi, ma hanno anche stabilito nuovi standard per le commedie d’azione… Ma chi avrebbe mai pensato di vedere Reynolds, l’uomo più sexy del mondo secondo People nel 2010, con una maglia del Campobasso?
Il motivo dietro questo stravagante cambio di look affonda le radici in un intreccio di proprietà calcistiche, amicizie televisive e promozioni cinematografiche. Come molti sanno, Reynolds, che vedremo presto nei cinema con il terzo capitolo del suo supereroe antelitteram in compagnia di Wolverine/Hugh Jackman, è il fiero proprietario del Wrexham AFC, una squadra di calcio gallese che milita nella quarta divisione inglese. Durante la sua apparizione su “Live with Kelly and Mark”, Ryan ha accettato una sfida piuttosto insolita: indossare la maglia del Campobasso, un club italiano appena promosso in Serie C. Ma perché proprio il Campobasso?
Il conduttore dello show, Mark Consuelos, ha giocato un ruolo chiave in questa trama. Consuelos non è solo un volto noto della TV americana, ma anche azionista della North Sixth Group, un gruppo d’investimento che include tra le sue partecipazioni proprio il Campobasso. Inoltre, è socio di Matt Rizzetta, il presidente del club molisano. L’occasione per questo scambio di maglie è nata così, spontanea come un gol al novantesimo minuto.
Ryan Reynolds, seduto sul divano dello studio televisivo, che sorride mentre Mark Consuelos gli porge la maglia del Campobasso. “Non ho mai visto una maglia così bella,” scherza Reynolds, sfilandosi la sua giacca di pelle per indossare il nuovo capo. Con la sua solita ironia, aggiunge: “Deadpool con una maglia italiana? Non l’avrei mai immaginato, ma hey, c’è una prima volta per tutto!”
L’audience del programma, abituata alle battute e alle trovate di Reynolds, scoppia in una risata collettiva. E come se la scena non fosse già abbastanza surreale, Reynolds si alza in piedi, finge di calciare un pallone invisibile e grida: “Forza Campobasso!” Le immagini del momento, ovviamente, fanno subito il giro dei social media, pubblicate dai canali ufficiali del programma in collaborazione con la stessa società italiana.
L’intera vicenda, con il suo mix di glamour hollywoodiano e passione calcistica italiana, ha portato una notevole visibilità al Campobasso. Grazie alla fama mondiale di Reynolds e alla vasta audience dello show televisivo, il piccolo club molisano ha goduto di una pubblicità senza precedenti. E così, mentre Ryan Reynolds continuava a promuovere il suo nuovo film “Deadpool & Wolverine”, la maglia del Campobasso conquistava un po’ di celebrità. Chissà, forse un giorno vedremo Deadpool in un cameo sulle colline molisane, pronto a tifare per la sua nuova squadra del cuore. In un mondo dove le star del cinema si mescolano ai tifosi di calcio, Ryan Reynolds e il Campobasso hanno dimostrato che, a volte, la realtà può essere ancora più strana e affascinante della finzione. E mentre i fan di Deadpool aspettano con ansia il prossimo film, i tifosi del Campobasso possono sorridere sapendo che, almeno per un giorno, il loro club ha avuto un supereroe come supporter.
“Il Molise non Esiste!“. Questa, purtroppo, è l’affermazione più iconica relativa alla splendida regione italiana. Un epiteto nato dall’ignoranza collettiva nei confronti di un luogo meraviglioso, un territorio ricco di storia e arte perduta, un reame dimenticato. Esattamente come i “Forgotten Realms“, un nome che in questi mesi è sulla bocca di tutti grazie allo straordinario successo planetario del videogioco “Baldur’s Gate III“: si tratta di una storica ambientazione di Dungeons & Dragons che ha fatto conoscere la “Costa della Spada” ai nerd di tutto il mondo grazie a numerosi romanzi, giochi, fumetti e videogiochi già dalla fine degli anni’80!
E se la “Costa della Spada” fosse in realtà il Molise?
Questa è una domanda interessante, che richiede un po’ di fantasia e conoscenza dei due territori, quello “reale italiano” e quello immaginario creato da Ed Greenwood. Il Molise è una regione italiana che ha una storia antica e affascinante e una geografia variegata, mentre i “Forgotten Realms“, sono un luogo fantasy dove la magia e le creature fantastiche sono comuni. Tuttavia, si possono trovare alcuni punti di contatto tra di essi, basandosi su alcuni elementi caratteristici.
Termoli è Baldur’s Gate
La città di Termoli potrebbe essere paragonata alla città di Baldur’s Gate, in quanto entrambe sono città portuali che si affacciano sul Mare di Spade e sul Mare Adriatico nel caso di Termoli. Entrambe le città hanno un borgo medievale fortificato, dove si trovano importanti edifici religiosi e storici, come la La cattedrale di Santa Maria della Purificazione e la Cattedrale di Helm. Entrambe le città sono anche centri commerciali e culturali, dove si possono incontrare persone di diverse origini.
Campobasso è Neverwinter
Campobasso potrebbe essere paragonata a Neverwinter per la sua importanza politica e amministrativa, essendo il capoluogo della regione Molise e il centro più popoloso. Campobasso ha anche un castello che domina la città, il Castello Monforte, che potrebbe essere equiparato al Castello di Neverwinter, la residenza del sovrano. Inoltre, Campobasso è situata in una zona collinare e montuosa, circondata dai Monti del Matese e dai Monti della Meta, che potrebbero evocare le Montagne Spine del Mondo, la catena montuosa che protegge Neverwinter dal freddo.
Saepinum è Nashkel
L’area archeologica di Saepinum potrebbe essere paragonata al sito archeologico di Nashkel, in quanto entrambi sono i resti di antiche città, romane e amniane nel caso di Nashkel, che furono abbandonate o distrutte. Entrambi i siti conservano ancora le tracce delle mura, delle strade, dei templi e degli edifici pubblici che caratterizzavano le città. Entrambi i siti sono anche teatro di eventi importanti nella trama del videogioco, come la scoperta di una miniera infestata da mostri o la battaglia contro un potente nemico.
Il lago di Castel San Vincenzo è il lago Esmel
Il lago di Castel San Vincenzo potrebbe essere paragonato al lago Esmel, in quanto entrambi sono circondati da un paesaggio montuoso e boscoso, dove si possono trovare villaggi, monasteri e rovine. Entrambi i laghi sono anche collegati a una divinità: Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso nel caso del lago molisano, la dea del mare a Selûne nel caso del lago balduriano.
Il castello di Pescolanciano è il castello di Daggerford
Il castello di Pescolanciano potrebbe essere paragonato al castello di Daggerford, in quanto entrambi sono antiche fortezze che dominano le rispettive città. Entrambi i castelli sono sede di una nobile famiglia che governa la zona con saggezza e benevolenza, i D’Alessandro nel caso di Pescolanciano e i Floshin nel caso di Daggerford. Entrambi i castelli sono anche coinvolti in avventure legate a misteri, intrighi e minacce soprannaturali.
Il santuario di Castelpetroso è il santuario di Lathander
Il santuario di Castelpetroso potrebbe essere paragonato al santuario di Lathander, in quanto entrambi sono luoghi di culto dedicati a una divinità legata alla luce, alla vita e alla rinascita. Il santuario di Castelpetroso è stato costruito in seguito a una apparizione della Madonna Addolorata nel 1888, mentre il santuario di Lathander è stato eretto in onore del dio dell’alba e della rinascita. Entrambi i santuari sono caratterizzati da una architettura imponente e da una atmosfera di pace e speranza.
Il Parco Nazionale è la foresta di Cormanthor
Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise potrebbe essere paragonato alla foresta di Cormanthor, in quanto entrambi sono aree naturali protette che ospitano una ricca biodiversità e una varietà di paesaggi. Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è famoso per la presenza di specie animali rare come l’orso marsicano, il lupo appenninico e il camoscio d’Abruzzo, mentre la foresta di Cormanthor è nota per la presenza di creature fantastiche come gli elfi, i draghi e le fate. Entrambi i parchi sono anche testimoni di una storia antica e affascinante, fatta di civiltà perdute e leggende.
Capracotta è Icewind Dale
Capracotta è una nota località per gli sport invernali che si trova a 1.421 metri sul livello del mare, ed è il secondo più elevato del centro Italia. Icewind Dale è una terra di ghiaccio e neve dove si svolgono avventure epiche e pericolose. Se Capracotta fosse la città di Icewind Dale, potrebbe essere una base per gli eroi che vogliono esplorare le montagne, le caverne e i templi della Valle del Vento Gelido. Gli abitanti di Capracotta dovrebbero essere abili nel sopravvivere al freddo e al combattimento (o allo sport in senso più moderno), e potrebbero avere contatti con le creature che popolano la regione, come i giganti del gelo, i demoni e i draghi (e i turisti!).
Fornelli è Triboar
Il borgo di Fornelli potrebbe essere paragonato al borgo di Triboar, in quanto entrambi sono piccoli insediamenti rurali situati lungo importanti vie commerciali (la Via Appia nel caso di Fornelli, la Via Lunga nel caso di Triboar). Entrambi i borghi sono famosi per la produzione di olio d’oliva o burro, e sono circondati da un territorio fertile e collinare. Entrambi i borghi sono anche esposti a possibili attacchi da parte di creature ostili, come i briganti o i giganti del fuoco.
Isernia è Silverymoon
La città di Isernia potrebbe essere paragonata alla città di Silverymoon, in quanto entrambe sono città storiche e culturali che hanno una forte tradizione artistica e letteraria. Entrambe le città hanno una scuola di magia rinomata, l’Accademia di Isernia o il Collegio di Magia e Arti Sottili. Entrambe le città sono anche alleanze di altre città e regni, come la Lega dei Comuni del Molise o l’Alleanza Argentata.
Agnone è Beregost
Il borgo di Agnone potrebbe essere paragonato al borgo di Beregost, in quanto entrambi sono piccoli insediamenti situati lungo importanti vie commerciali. Entrambi i borghi sono famosi per la produzione di oggetti di metallo, come le campane di Agnone o le armi e le armature di Beregost. Entrambi i borghi sono anche luoghi di incontro e scambio per viaggiatori, mercanti e avventurieri.
Il Castello di Civitacamporano è il Castello di Dragonspear
Il castello di Civitacampomarano potrebbe essere paragonato al castello di Dragonspear, in quanto entrambi sono antiche fortezze che si trovano vicino ad un “confine misterioso” (l’Abruzzo nel caso del castello molisano, il Deserto Anauroch nel caso del castello balduriano). Entrambi i castelli sono stati teatro di battaglie e assedi, sia contro nemici umani che contro creature mostruose. Entrambi i castelli sono anche collegati a una figura leggendaria, Cola di Monforte o il generale Cendamere.
Pietrabbondante è Myth Drannor
Pietrabbondante e Myth Drannor sono due città che possono essere paragonate per la loro storia gloriosa e tragica, per la loro bellezza e il loro fascino, ma anche per la loro fragilità e il loro destino. Pietrabbondante e Myth Drannor sono due città che hanno in comune una storia antica e ricca di cultura, ma sono entrambre, ora solo rovine.. Entrambe le città sono state fondate da popoli orgogliosi e valorosi, i Sanniti e gli Elfi, che hanno saputo resistere alle invasioni e alle minacce dei loro nemici. Entrambe le città sono state sede di un grande sviluppo artistico, scientifico e magico, che le ha rese famose e ammirate nei rispettivi monndi
Naturalmente non ce ne vogliano gli storici e gli archeologi che hanno studiato il Molise e hanno fatto conoscere “realmente” le bellezze di questo “Regno dimenticato” con il loro eccezionale lavoro. Questa ironica guida, basata su un gioco, vuole solo essere un modo divertente e inusuale per descrivere un luogo magico attraverso una metafora divertente e molto nerd: un modo come un altro per raccontare il Molise che non solo esiste, non è una landa di un videogioco o di un romanzo ma un territorio da amare ed esplorare! Per approfondire, vi invitiamo a visitare il blog “La Terra in Mezzo“: un sito fantastico per conoscere e apprezzare le storie e leggende del Molise in modo semplice e appagante!
Il Molise esiste ed è un luogo fantastico. Una terra meravigliosa, tra mare e montagna culla della civiltà italiana (uno dei primissimi insediamenti umani è stato proprio vicino ad Isernia) che ha visto susseguirsi popoli e culture che hanno lasciato dietro di se moltissimi siti archeologici e tante, tante leggende.
Tra queste opere meravigliose svetta il castello di Civitacampomarano in provincia di Campobasso, che sorge nella parte centrale del borgo su un crinale di arenaria, fra i torrenti Mordale e il Vallone Grande, uno degli affluenti del fiume Biferno. Secondo gli studiosi, la struttura dovrebbe risalire al XIII secolo, presentando l’edificio degli elementi architettonici tipici dell’epoca, sotto la dominazione angioina. La pianta è quadrangolare, scandita ai vertici da tre torri cilindriche, di cui due perfettamente conservate. Intorno alla struttura c’è un fossato che si affaccia sull’attuale Piazza Municipio. Il fossato è oggi colmato dal verde, ma, dalla fine del Quattrocento in poi, separava il castello dalla cinta muraria occidentale. Dichiarato Monumento nazionale il 2 maggio del 1979 con Decreto del Ministero per i Beni e le Attività culturali, è stato acquistato dallo Stato nel marzo del 1988, preso in consegna nel 1996 ed è stato chiuso per un lungo lavoro di restauro tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila.
Il primo insediamento è stato, con molta probabilità, un’area fortificata di origine sannitica. All’interno di questa, nel periodo alto medievale si è sviluppato il primo nucleo abitativo. Una delle prime strutture ad essere erette, secondo i canoni architettonici molisani del XIII secolo, è stata una roccaforte, munita di torre centrale merlata, cinta muraria e un fossato che cingeva i tre lati. La torre circolare, i cui resti della fondazione sono stati ritrovati al centro dell’androne, sotto la pavimentazione, appartiene probabilmente a questa fase. Appartengono invece all’epoca angioina elementi quali i beccatelli, le feritoie, le finestre e il portale che vedrete sul fronte orientale. All’epoca di Carlo II d’Angiò, tra la fine del 1200 e i primi del 1300, il castello aveva probabilmente già forma quadrangolare e al centro una torre circolare.
Tra il XIV e il XV secolo, il sito subì una nuova trasformazione: prima attorno al recinto fortificato all’interno del cortile fu costruita una fortezza di forma quadrilatera irregolare, protetta agli angoli da quattro torri cilindriche. Successivamente, in epoca aragonese, la struttura assunse le caratteristiche architettoniche di un tipico “castello di transizione” un castello cioè modificato per adeguarlo all’introduzione delle armi da fuoco. Nel XV secolo il castello si munì di tre torrioni cilindrici, capisaldi della fortificazione, che potete ancora leggere nelle murature dell’attuale loggiato. Furono aperte sia sulle parti alte delle torri di angolo, sia sopra che sotto il redondone (il cordone di pietra che corre lungo la parete esterna) delle strette feritoie che allargandosi verso l’interno, garantivano un’efficace gestione dell’arma, e consentivano un vasto angolo di tiro.
Il castello assume la forma attuale durante la prima metà del XV secolo quando diviene titolare del feudo il capitano di ventura Paolo di Sangro. L’estendersi dell’uso bellico delle armi da fuoco e il progressivo abbandono della guerra di cavalleria impongono modifiche strutturali. Paolo di Sangro decide di fortificare il lato occidentale, quello più esposto, costruendo una seconda cortina di mura che si andò ad addossare a quella preesistente. Fa poi erigere due imponenti torrioni chiusi con ordine casamattato, per l’alloggiamento delle bocche da fuoco, e sovrastate da un terrazzamento merlato fornito di due archibugiere, ossia ulteriori feritoie attraverso cui era possibile sparare. A fine Quattrocento vennero coperte le merlature sia delle torri che della cortina per creare con il piano sottostante un ulteriore ordine casamattato. Dunque è possibile notare le nuove aperture nella parete per dar luogo alla collocazione delle troniere e delle bombardiere oltre delle già presenti archibugiere, formate da un foro circolare sormontato da un’apertura verticale a croce. Qui vennero posizionati i cannoni e le bombarde. Fu la corte Aragonese a volere questi adeguamenti, perché temeva rappresaglie francesi da parte dell’esercito di Carlo VIII. Per questo fu chiamato uno dei massimi esperti di fortificazioni dell’epoca: il senese Francesco di Giorgio Martini. A lui si deve il nuovo impianto di fortificazione dell’intero borgo, avvenuto probabilmente tra il 1491 e il 1495. Appartiene a questo stesso periodo, e all’intervento di Francesco Giorgio Martini, l’apertura all’altezza dell’ordine casamattato inferiore di un piccolo portale. Di fronte a questa apertura, all’interno del fossato, vennero eretti due grossi pilastri e al di là del fossato una cinta muraria con camminamento di ronda che copriva l’intero versante occidentale, oggi non più esistente.
Nel 1450, il castello di Civitacampomarano celebrò il matrimonio tra Cola Monforte e Altabella, figlia del più noto capitano di ventura Paolo di Sangro. Un matrimonio politico che fu celebrato con solennità, secondo l’uso «per cultellum flexum», «intra dominos, proceres, nobiles et magnates» del Regno, consegnando alla sposa, a garanzia della corretta esecuzione dei patti matrimoniali, un simbolico coltello a serramanico. Da Altabella, il mercenario Cola ebbe tre figli Angelo, Giovanni e Giovancarlo, ma il loro patto matrimoniale era probabilmente basato esclusivamente su accordi strategici e politici tanto che l’uomo, nell’agosto del 1465, mentre la coppia era in esilio a Mantova, decise di uccidere la moglie, dopo aver appreso di un suo presunto adulterio. Secondo molte leggende locali, il fantasma di Altabella ancora si muoverebbe all’interno del maniero in attesa del ritorno del suo consorte.
Fu proprio Paolo di Sangro che decise di aprire il portale di ingresso al castello sul il lato orientale. Sopra di esso, realizzato in roccia sedimentaria, campeggia il suo stemma araldico. In esso vediamo ripercorsa nella simbologia, la storia del casato. Lo scudo gotico a sette bande in oro e azzurro era l’insegna di famiglia. Sopra di essa insiste un elmo con cimiero e un grifo che tiene sotto le zampe due gigli capovolti, emblema degli angioini che furono traditi da Paolo di Sangro nella battaglia della Piana di Sessano nel 1442 a favore della famiglia Aragonese. Ai lati dello stemma ancora si riesce a leggere, nonostante l’erosione, il suo nome scritto in corsivo Paul[us] de Sa[ngro]. Al lato dello stemma campeggiano due rosette, probabile riferimento al matrimonio della figlia di Paolo, “la magnifica damicella Altabella”, con Cola di Monforte, conte di Campobasso, il cui stemma familiare include quattro rosette. Lo stemma in marmo che sovrasta quello della famiglia di Sangro è il blasone dei Carafa della Spina, a bande orizzontali con ramo spinoso posto in diagonale. I Carafa furono il casato che succedette ai di Sangro nel dominio di Civitacampomarano. Successivamente altre famiglie nobili subentrarono nel feudo mentre l’ultima proprietaria è stata Anna Roberti-Calzona.
Un altro spunto interessante di approfondimento potrebbe essere quello di intercettare una presunta connessione tra il Castello di Civitacampomarano e l’opera di Alessandro Manzoni , soprattutto nella creazione narrativa dell’affascinante personaggio dell’Innominato e del suo Castello. Nel capitolo XX de “I Promessi Sposi” troviamo questa descrizione:
«Il castello dell’Innominato era a cavaliere di una valle angusta e uggiosa, sulla cima di un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. quella che guarda la valle e’ la sola praticabile […].».
L’ipotesi risulta plausibile poiché, durante l’esilio, Vincenzo Cuoco sostò a Milano per sei anni dove frequentò il salotto di Giulia Beccaria, madre di Manzoni. Qui fece conoscere la visione di Giambattista Vico sulla storia, che confluirà nel concetto di Provvidenza. La descrizione che il Manzoni fa del Castello dell’Innominato rappresenta la fotografia esatta della collocazione del Castello di Civitacampomarano: il maniero, posto a sella d’asino su un costone di roccia, sovrasta due precipizi dove scorrono due torrenti. La morfologia del territorio porterebbe quindi a individuare nel castello di Civitacampomarano proprio quello dell’Innominato.
Per scoprire il Castello e il Borgo di Civitacampomarano vi invitiamo a scaricare l’app in Realtà Aumentata “Discover Civita” per smartphone Apple (iOs) e Android.
Oggi vi parliamo dello straordinario talento di Giovanni De Micheli, nato a Roma il 07 giugno 1973, ma residente in Molise dal 1997. L’autore, che vive stabilmente a Campobasso da ormai 15 anni, ha frequentato la Scuola Romana dei Fumetti a Roma tra il 1994 e il 1995 con grandi maestri del fumetto d’autore italiano quali Massimo Rotundo, Maurizio Di Vincenzo, Corrado Mastantuono, Stefano Santarelli, Giancarlo Caracuzzo, Lillo e Greg, e Paolo Morales. Dopo un lunghissimo periodo in cui ha prodotto disegno ed illustrazione per finalità occasionali, il fascino trapelato dalle mura secolari dei manieri e delle chiese molisane medievali, lo ha spinto nuovamente a dedicarsi con proficuo e costante impegno al fumetto, e a regalare alla sua terra adottiva tre pubblicazioni: le prime due, la Graphic Novel “Fonzo et Delicata – Amore, guerra e pace nella Campobasso del XVI secolo” ed. Palladino Editore 2014, e “La Leggenda di Re Bove” autoed.2016, entrambe scritte, disegnate e colorate dall’autore.
“Otus – L’Ombra del Tempo sull’Ultimo Sguardo” è edita da GUMP Edizioni nel 2020, ed è l’ultima in ordine di tempo realizzata dall’autore, anche questa, sia per tesi che per i disegni; ai colori, stavolta, l’artista termolese Valentina Bianconi.
Giovanni De Micheli collabora anche con la rivista di fumetto molisano “Ossidiana”, per la quale ha realizzato la copertina del numero “Zero”, una storia scritta da Luca Spallone “Un salto in maschera” e una breve storia per il numero speciale di Natale 2021.
Chi è Giovanni De Micheli e qual è il suo percorso artistico?
Sono nato a Roma 49 anni fa, dove papà Enea lavorava per le Poste. Dopo il liceo scientifico frequentato a Pomezia, partii per il servizio di leva, e, una volta congedatomi, mi iscrissi alla Scuola Romana dei Fumetti, che ho frequentato tra il 1994 e il 1995. La mia passione erano le storie e i disegni di Topolino, quelli di Bonvi e Silver, e già dal Liceo disegnavo soprattutto per feste e matrimoni, in particolare, inviti, manifesti, partecipazioni, ecc… Poi c’è stato un buco di 15 anni… non vi sto neanche a dire… In realtà non mi sono mai del tutto fermato (come si potrebbe?), ma ho fatto cose così, soprattutto su richiesta di qualche amico… (…ancora feste, matrimoni… 🙄) Nel 2006 sono sbarcato a Campobasso e, grazie a tante persone (tra le quali anche un caro amico che mi regalò un tavolo da disegno) ricominciai seriamente a pensare di riprendere con costanza a disegnare e raccontare. L’occasione me l’ha fornita proprio il Molise e in particolare la sua città capoluogo, con la leggenda di Delicata e Fonzo, i due innamorati del XVI secolo, con una storia sfortunata e travagliata, analoga a quella di Romeo e Giulietta. Da lì… be’, sono nate tante belle cose.
Due tavole tratte da “Fonzo et Delicata”
Come mai hai scelto il fumetto come metodo espressivo?
Sono “figlio” di un’epoca che faceva viaggiare i bambini (e non solo) con la fantasia, dietro lo stimolo di autori dalla genialità monumentale, come quelli di Topolino: Carpi, Pezzin, Scarpa, De Vita, Cavazzano… Rileggendo quelle storie adesso, capisco e apprezzo un lavoro eccezionale, fatto di ricchezza di idee, di voglia di raccontare il mondo e gli uomini, attraverso altri mondi e personaggi di altre dimensioni, che servirebbero enciclopedie gigantesche, e invece erano contenuti in un piccolo libretto colorato, come fosse la lampada di Aladino. Adesso, non lo seguo tantissimo, ma ogni tanto, la capatina in edicola me la faccio per portarmi a casa ancora un po’ di quella magia. Gli autori sono cambiati, ma la bellezza è la stessa.
Due tavole tratte da “La Leggenda di Re Bove”
Perchè realizzare nel nuovo millennio un fumetto storico?
Parlare di storia, per me, è come essere un po’ immortali. Rivivere il passato, in fondo, è come essere sopravvissuti a centinaia… migliaia di anni… e poterlo raccontare oggi. Fare viaggi nel tempo è l’esperienza più bella che si possa fare!
La sua opera prende spunto da fatti storici reali e sviluppa un racconto affascinante ed intrigante ambientato fra Campobasso, Civitacampomarano e Revere. Com’è nato il progetto di “Otus – l’Ombra del Tempo sull’Ultimo Sguardo”.
Un mio amico, Paolo Giordano, appassionato di storia campobassana, mi chiese di fare l’identikit di un personaggio descritto da Vincenzo Eduardo Gasdia nella sua “Storia di Campobasso” (opera realizzata tra i primi del ‘900 e il 1960), che l’autore aveva visto ritratto in un dipinto che si trovava nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, quella accanto al Castello Monforte, quadro poi andato perduto. All’epoca, la sua epoca, si diceva che quel volto fosse il ritratto del Conte Cola Monforte (disegnandolo, tra l’altro, credo non sia una credenza attendibile), e quindi il mio amico mi aveva chiesto di ridargli un volto visibile seguendo quella descrizione. Inoltre, il Conte Cola, si macchiò di uxoricidio, a Revere, vicino Mantova, e… mi partì, così, la navicella dei viaggi del tempo e costruii una storia intorno a queste vicende realmente accadute.
Il romanzo a fumetti è figlio di una grande indagine storiografica: come si è documentato? Come ha trovato le fonti storiche per relizzare la sua opera?
Internet, grazie al cielo, non è solamente un binario per i social, ma è una biblioteca infinita di immediato e facile accesso. A ogni modo le mie fonti sono state, appunto, la Storia di Campobasso di Gasdia, una ricerca biografica dettagliatissima sullo stesso Gasdia di un altro appassionatissimo di storia molisana Stefano Vannozzi, e mi sono avvalso inoltre del lavoro storiografico della dottoressa Rita Frattolillo e della consulenza della dottoressa Silvia Santorelli, archeologa e cara amica, che mi ha anche regalato la premessa al romanzo.
Quanto sono stati importanti i suoi lettori nella stesura dell’Opera?
Tantissimo. Uno di loro è stato proprio il mio amico Paolo, ma come lui, tanti mi hanno chiesto e mi chiedono tutt’ora di raccontare una leggenda, o una storia anziché un’altra. Il Molise, come ho detto in una delle ultime occasioni in cui ho presentato quest’ultimo fumetto, è una terra che, per raccontarla “veramente”, c’è bisogno di farò attraverso le leggende. È un pezzo di Italia bellissimo, come lo è tutto il nostro Paese. Ed è tutto da scoprire! (…come del resto… “tutto il nostro Paese”)
La frase il “Molise R-Esiste” è la protagonista di un celebre murales proprio di Civitacampomarano: come interpreta la rinascita culturale e artistica della Regione?
Mah… più che di “ri”nascita, spero più in una “nascita”, qualcosa di veramente nuovo, che accolga l’attuale curiosità per “questo lembo di terra seminascosto” (per citare il Gasdia) e la trasformi in occasione autentica per farne una terra migliore, anche per i molisani stessi. Non c’è niente da aggiungere, poi: è già tutto bello così com’è, il Molise. I molisani invece (intendendo le istituzioni, le associazioni, le imprese) imparando cosa sia l’accoglienza turistica e far scoprire il bello che già c’è, senza intaccarlo troppo… perché già, come detto (ma voglio ripeterlo), è bellissimo così, possono arricchirsi davvero e avere col tempo servizi e una vita migliori. Si potrebbe iniziare, intanto, a fornire servizi di guida ai siti di interesse della Regione, attraverso la formazione (certificata!), in modo che, ovunque si capiti, si possa avere, insieme al racconto della vecchietta che sta snocciolando le amarene sul ciglio della porta di casa insieme alle amiche, anche un Alberto Angela in formato ridotto che ti accompagni in giro tra abbazie, siti archeologici sanniti e romani, e magnifici castelli.
Dalla Scuola del Fumetto di Roma ai web-comics, com’è cambiato negli ultimi vent’anni la diffusione del fumetto in Italia?
Ancora non credo si possa parlare al passato… “com’è cambiato”. È ancora tutto in divenire e va così velocemente, che è difficile dare una valutazione. Per me, il gusto della carta, l’odore dello stampato, fa parte del bagaglio emozionale che si unisce alle storie. Il web dovrebbe essere essenzialmente uno strumento promozionale, ma se pure fosse valida piattaforma per raccontare, spero trovi equilibrio con il passato e continui ad andare a braccetto convivendo serenamente insieme ai volumetti di carta e inchiostro.
Cosa ne pensa della scena contemporanea del fumetto nazionale e mondiale? Come vedi il futuro della letteratura disegnata?
La vedo in continua evoluzione, nel senso più positivo del termine. È un modo bellissimo e variegato di raccontare. Parole e immagini coinvolgono il lettore stimolando più sensi contemporaneamente. Storie così sono di ispirazione, non solo per gli utenti, ma anche per futuri nuovi autori. E se c’è sempre un rinnovo, un nuovo qualcuno che crea… che fa “nascere”, oh, è semplicemente amore… vita!
C’è tempo fino al 16 ottobre per contribuire, su Produzioni dal Basso – prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation – alla campagna di raccolta fondi a favore di “Scannet Allert”, iniziativa nata dal lavoro sinergico di diverse realtà e individualità che abitano la città di Campobasso che prevede la realizzazione di una serie di laboratori che coinvolgeranno i giovani in un gioco da tavolo tematico ambientato nella città di Campobasso.
“Scannett Allert” fa parte dei progetti vincitori del bando “Il futuro a portata di mano”, lanciato da BPER Banca per supportare le realtà del Terzo Settore che stanno cercando, dopo la crisi sociale, culturale ed educativa innescata dalla pandemia di Covid 19, di proporre nuove idee e iniziative per la ripartenza.
Il gioco verrà realizzato attraverso tre laboratori di co-progettazione e sarà incentrato su temi ambientali/naturalistici e culturali. I laboratori e le narrazioni del gioco stesso, aiuteranno a comprendere il valore delle peculiarità naturali e culturali della città e a percepirsi come parte attiva dei processi di valorizzazione e cura di tali risorse territoriali. Inoltre, per sottolineare l’importanza della città nel gioco, sarà possibile continuare la propria partita nei luoghi cittadini, grazie alla presenza di QR code disseminati sul territorio.