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Man-ga torna in TV: il canale anime riaccende il 236 e riporta l’animazione giapponese sul digitale terrestre

Il trattino in mezzo al nome è sempre stato un portale. Man-ga. Lo pronunci e nella testa parte una sigla, scatta un ricordo, si accende quella sensazione da pomeriggio infinito passato a inseguire robot giganti, ladri gentiluomini e ragazze magiche con più carattere di metà dei protagonisti live action occidentali. Dal 2 marzo 2026 il numero da tatuarsi mentalmente sul telecomando è 236. Man-ga riappare sul digitale terrestre in modalità HbbTV e, per chi è cresciuto con l’animazione giapponese come bussola emotiva, questa non è solo una notizia di palinsesto. È un glitch nella timeline che si corregge. È una finestra che si riapre.

Per oltre dieci anni Man-ga è stato la casa degli anime per una generazione intera, un rifugio su Sky dove l’animazione giapponese veniva trattata con rispetto, senza tagli selvaggi, senza compromessi imbarazzanti. Un canale interamente prodotto e gestito da Yamato Video, realtà che da quasi trentacinque anni lavora per portare anime in Italia, dalle VHS consumate fino ai Blu-ray 4K che brillano come reliquie sacre sugli scaffali degli otaku più hardcore.

Adesso si cambia livello. Non più solo abbonamenti, non più solo nicchie. Il ritorno in chiaro, anche se attraverso la tecnologia HbbTV, significa accessibilità. Significa che l’animazione giapponese torna a bussare alla porta di chi magari non ha mai fatto binge watching su una piattaforma streaming ma ha ancora una TV collegata al digitale terrestre e una connessione Internet pronta a trasformare il canale 236 in una porta interattiva.

Perché sì, qui c’è un dettaglio tecnico che sembra noioso ma in realtà è super nerd. Il 236 non è un canale lineare tradizionale. È una sorta di gateway. Ti sintonizzi, la TV si collega via Internet, parte l’interfaccia. Un po’ come entrare in un menù segreto sbloccato con una combo da videogame. Serve una TV compatibile con HbbTV e una connessione attiva. Fine. Niente rituali arcani, solo un minimo di settaggio.

E ora parliamo di quello che conta davvero: gli anime.

Alla partenza troviamo titoli che sembrano scelti per far vibrare corde diverse. CUTIE HONEY UNIVERSE che sprigiona energia rétro ma con una patina moderna. YATTERMAN che è praticamente un pezzo di archeologia pop giapponese, ma ancora oggi funziona come un meme animato ante litteram. LUPIN III – UNA DONNA CHIAMATA FUJIKO MINE che resta una delle incarnazioni più adulte e stilisticamente coraggiose del ladro più elegante dell’animazione. APPARE RANMAN con la sua corsa folle tra steampunk e western, COMBATTLER V e DALTANIUOS che riportano in scena il fascino immortale dei super robot, DANMACHI che pesca a piene mani dal fantasy in salsa dungeon crawler, HAIKYU che ha trasformato la pallavolo in un’epopea shonen da brividi, FIRE FORCE con le sue combustioni umane e quell’estetica incendiaria che sembra uscita da un artbook cyberpunk.

Classici, reboot, generazioni diverse. E la promessa che altri titoli arriveranno presto. Non un museo impolverato ma un ecosistema che respira.

La cosa che mi colpisce davvero è il timing. L’animazione giapponese oggi non è più un fenomeno di nicchia. È mainstream globale. TikTok è pieno di clip di anime, le fiere italiane sono invase da cosplay sempre più accurati, le colonne sonore entrano nelle playlist di Spotify come se fosse la cosa più naturale del mondo. Riportare un canale interamente dedicato agli anime sul digitale terrestre significa riconoscere ufficialmente che questa cultura non è un trend passeggero. È parte della nostra identità collettiva.

Yamato Video, in tutto questo, continua a fare quello che ha sempre fatto: costruire ponti. Dai primi anni Novanta fino a oggi, tra home video, licenze, merchandising e ora questa nuova sfida HbbTV, il lavoro è sempre stato lo stesso. Difendere l’animazione giapponese come forma d’arte. Non come riempitivo per bambini. Non come prodotto da adattare a forza. Come linguaggio narrativo potente, capace di parlare di guerra, amore, sport, fantascienza, crescita, fallimento.

Il numero 236 sembra quasi un easter egg. Due come il giorno del lancio, tre come marzo, sei come il 2026. Una piccola simbologia che fa sorridere. Per noi che siamo cresciuti cercando significati nascosti ovunque, anche in un numero di canale può esserci una storia.

E poi c’è la parte emotiva, quella che non si misura con gli share ma con i ricordi. Accendere la TV e trovare un canale interamente dedicato agli anime ha un peso diverso rispetto a cercare un titolo in streaming. C’è il senso di appuntamento. Di rituale. Di lasciare che sia il palinsesto a sorprenderti. In un’epoca dominata dagli algoritmi che ti suggeriscono solo ciò che già conosci, l’idea di imbattersi per caso in una serie che non avevi pianificato è quasi rivoluzionaria.

Non è solo nostalgia. È desiderio di scoperta.

Chi ha vissuto l’epoca d’oro degli anime in televisione italiana sa cosa significa aspettare un episodio, discutere il giorno dopo a scuola, registrare su VHS, riavvolgere, rivedere. Le nuove generazioni magari non hanno quel tipo di memoria analogica, ma hanno fame di storie. E Man-ga può diventare un punto di incontro tra chi ha amato i robottoni anni Ottanta e chi oggi vive di isekai, battle shonen e sport anime iper dinamici.

Il consiglio è semplice: verificate che la vostra TV supporti HbbTV, collegatela a Internet, fate una risintonizzazione dei canali e salvate quel 236. Non perché sia un obbligo, ma perché potrebbe diventare un piccolo rituale quotidiano. Una pausa anime tra studio, lavoro e scroll infinito.

E ora la parte che mi interessa di più, quella che non finisce con un punto ma con una domanda sospesa.

Qual è l’anime che sperate di rivedere su Man-ga? Quale titolo vorreste finalmente vedere trattato con rispetto in un palinsesto dedicato? Siete team super robot old school o team shonen contemporaneo? O magari aspettate la sorpresa che non avete ancora immaginato?

Io intanto preparo il telecomando. Il 236 sta per tornare a essere più di un numero. E ho la sensazione che questa storia non sia nemmeno all’inizio, ma a metà di un arco narrativo che stavamo aspettando da anni.

Ne parliamo nei commenti. Perché gli anime si guardano da soli, ma si vivono insieme.

The Dangers in My Heart – Il Film: l’amore, l’imbarazzo e la magia dell’adolescenza tornano al cinema anche in Italia

C’è un tipo di attesa che non ha niente a che fare con l’hype urlato, con i countdown sui social o con le reaction thumbnail tutte uguali. È un’attesa più silenziosa, quasi imbarazzata. Quella che ti prende quando sai che sta arrivando qualcosa che non ti farà fare casino, ma ti colpirà piano. Tipo una gomitata lieve nel petto mentre stai guardando fuori dal finestrino. The Dangers in My Heart – The Movie è esattamente lì. In quella zona scomoda e preziosa.

Tu magari lo dici anche con nonchalance, davanti a un caffè: “Sì, esce pure al cinema”. Ma dentro lo sai che non è solo un film anime. È una di quelle storie che ti ha fregato senza chiedere permesso. Non con le scene madri, non con i colpi di scena. Ti ha preso mentre stavi abbassando la guardia. Un po’ come Kyotaro Ichikawa quando si convince di essere un personaggio oscuro e disturbato… e invece è solo un ragazzino che non sa dove mettere le mani quando qualcuno lo guarda davvero.

La cosa buffa è che The Dangers in My Heart non fa nulla per sembrare importante. Non si presenta come “la grande storia d’amore generazionale”. Non alza la voce. Non ti prende per la giacca. Si muove come quei pensieri che fai quando torni a casa e ti chiedi perché una frase detta da qualcuno ti è rimasta addosso più del dovuto. Ed è per questo che l’idea di vederlo al cinema, in sala, con altre persone che respirano insieme a te, fa un certo effetto. Un effetto strano. Bello. Un po’ spaventoso.

劇場版「僕の心のヤバイやつ」本予告|2026年2月13日(金)全国公開

Kyotaro e Anna, se ci pensi, sono due estremi che si attraggono senza sapere come funziona la calamita. Lui vive tutto nella testa, spesso nel modo peggiore possibile. Si racconta una versione di sé che fa più male di quella reale, perché almeno così ha il controllo del dolore. Lei sembra luce pura, ma non quella patinata da poster scolastico: una luce sbilenca, goffa, imprevedibile. Anna Yamada è il tipo di persona che entra in una stanza e non se ne accorge nemmeno, ma cambia l’aria. E tu, come Kyotaro, resti lì a chiederti quando è successo esattamente. Il film arriva in un momento curioso. Perché non è un “nuovo inizio”, non è nemmeno un vero sequel. È una specie di cristallizzazione emotiva riproponendo momenti iconici delle prime due stagioni, ma includerà scene rieditate, sequenze inedite e nuovi dettagli narrativi che espanderanno il mondo emotivo di Kyotaro e Anna. . Un fermo immagine che però respira. Ci sono scene che conosci, certo, ma rimesse in circolo come ricordi che tornano diversi ogni volta che li ripensi. E poi ci sono frammenti nuovi, aggiunte, dettagli che non gridano “novità!” ma sussurrano “guarda meglio”. Ed è lì che questa operazione diventa interessante, anche per chi di solito storce il naso davanti ai film compilation. La regia cambia mano, ma non cambia cuore. Si sente che chi ci lavora sa dove mettere la macchina da presa emotiva. Sa quando stare fermo. Sa quando lasciare un silenzio di troppo. E chi conosce il lavoro di Kensuke Ushio sa che la musica qui non accompagna: si infila sotto pelle. Non ti dice cosa provare. Ti crea lo spazio perché tu possa provarlo da solo. Come una stanza vuota con una finestra aperta.E poi c’è quella canzone. “Madder” di Yorushika. Che non esplode. Non fa l’effetto trailer da brivido immediato. Ti resta addosso dopo. Come quelle melodie che ti tornano in mente mentre lavi i piatti o cammini senza cuffie. È una scelta coerente con tutto il resto: niente enfasi, solo sincerità emotiva. Che è molto più difficile.

劇場版「僕の心のヤバイやつ」ティザーPV|2026年2月13日(金)全国公開

Il fascino di un amore improbabile

L’opera di Norio Sakurai, pubblicata in Giappone dal 2018 sulla Weekly Shōnen Champion e tuttora in corso su Manga Cross, ha saputo conquistare lettori e spettatori grazie alla sua capacità di raccontare l’adolescenza senza filtri, alternando ironia, goffaggine e poesia. Kyotaro Ichikawa è un ragazzino introverso, convinto di essere il protagonista di un oscuro thriller psicologico, mentre Anna Yamada è la classica idol della classe, bella, spensierata e apparentemente irraggiungibile. Ma dietro le apparenze si nasconde una verità universale: anche i “mostri” più solitari hanno un cuore capace di amare.

La serie anime, diretta da Hiroaki Akagi e animata da Shin-Ei Animation, è riuscita a catturare questo fragile equilibrio tra cinismo e tenerezza grazie anche alla straordinaria colonna sonora di Kensuke Ushio e alle sigle che hanno lasciato il segno, da Shayō di Yorushika a Koi shiteru jibun sura aiserunda di Kohana Lam. Nella seconda stagione, lo storyboard dell’apertura è stato affidato a Tetsurō Araki, regista di L’attacco dei giganti, con la collaborazione di Wit Studio, portando la serie a livelli di raffinatezza visiva sorprendenti.

Dal manga al fenomeno globale

In un panorama anime sempre più popolato da shōjo e commedie romantiche, The Dangers in My Heart è riuscito a distinguersi per la sua sincerità. Non c’è nulla di artificioso o patinato nel suo modo di raccontare la giovinezza: è un amore che nasce tra insicurezze, brufoli, imbarazzi e piccoli gesti quotidiani. È una storia che parla di crescita, empatia e scoperta di sé, più che di perfezione.Yamato Video, che ha già portato in Italia le due stagioni su ANiME Generation di Prime Video, ha confermato che il film riceverà una distribuzione cinematografica ufficiale. Un passo importante, che conferma come l’anime sia ormai entrato nel cuore del pubblico italiano, grazie anche a un doppiaggio curato da professionisti come Patrizio Prata e Loris Bondesan, capaci di mantenere intatta la delicatezza dei dialoghi originali.

Sapere che il film arriverà anche in Italia – e sì, per davvero, al cinema grazie ad Eagle Pictures e Yamato Video dal 26 febbraio al 4 marzo, non solo in una nota a piè di pagina dello streaming – è una di quelle notizie che ti fanno sorridere senza postare niente. Te la tieni. Magari la giri a quella persona che sai che “lo capirebbe”. Perché The Dangers in My Heart non è un titolo da consigliare a caso. È uno di quelli che suggerisci solo quando senti che dall’altra parte c’è qualcuno pronto a farsi colpire piano.

E non è una storia solo per adolescenti, anche se parla di adolescenza. È una storia per chi si ricorda quanto fosse complicato abitare il proprio corpo, il proprio silenzio, le proprie fantasie. Per chi ha passato anni a sentirsi fuori fuoco. Per chi ha scoperto tardi che essere visti non è sempre una minaccia.

Vederlo in sala, questo film, sarà strano. Perché non è un anime da applauso. È più da respiro trattenuto. Da occhi che restano sullo schermo anche quando i titoli iniziano a scorrere. Da quella sensazione sottile che ti accompagna fuori dal cinema e non sai bene come chiamare. Nostalgia? Tenerezza? Un po’ di malinconia buona?

Forse è solo il ricordo di quando anche tu, senza saperlo, stavi cambiando piano. Senza rumore.

E magari, quando uscirai, ti verrà voglia di parlarne. O magari no. Magari ti basterà sapere che non sei l’unico ad aver sentito quel colpetto al cuore.
Tu da che parte stai? Quelli che non vedono l’ora o quelli che fingono di no?

Mistero risolto: “Il Fiuto di Sherlock Holmes” ritorna, e vi spieghiamo perché è un Capolavoro

Per gli appassionati della cultura nerd, il nome Sherlock Holmes evoca subito un’immagine di genio, un acume quasi sovrannaturale e un fiuto investigativo che non conosce ostacoli. Ma per chi ha passato l’infanzia (e non solo) tra cartoni animati e capolavori dell’animazione giapponese, questa immagine non è solo quella dell’investigatore di Baker Street con cappello da caccia, bensì un affascinante segugio antropomorfo, protagonista indiscusso di un piccolo, ma fondamentale, gioiello: “Il fiuto di Sherlock Holmes” (Meitantei Hōmuzu in originale, Sherlock Hound nel Regno Unito). Ebbene, preparate gli archivi della memoria e ripulite gli schermi: quarant’anni dopo il suo debutto, questa serie cult, nata da un’inaspettata e lungimirante co-produzione italo-giapponese tra la RAI e la Tokyo Movie Shinsha (TMS), è pronta per un ritorno trionfale, restaurata in una veste mai vista prima e distribuita per la gioia di una fanbase che l’ha custodita gelosamente per decenni.


Il Fiuto di Sherlock Holmes Sigla iniziale italiana

L’Anticipazione da Brivido: Il Tuffo nel Mito a Lucca Comics & Games

Il sipario su questa operazione di recupero storico si alzerà in un contesto che non potrebbe essere più appropriato per gli amanti della pop culture e del nerd-dom più sfegatato: il Lucca Comics & Games 2025. L’appuntamento è fissato per Sabato 1 Novembre, presso il Cinema Centrale di Lucca, dove verranno proiettati in anteprima assoluta due episodi selezionati, icone assolute della serie.

La loro importanza non è casuale: rientrano infatti nel ristretto e preziosissimo lotto di sei puntate dirette dal maestro assoluto dell’animazione internazionale, Hayao Miyazaki. Si tratta di una delle sue rare e illuminanti incursioni nel mondo seriale all’alba della sua sfolgorante carriera, rendendo questi episodi non solo un capitolo della storia dell’anime, ma una vera e propria reliquia per lo Studio Ghibli-fan e l’appassionato di animazione d’autore. Assistere a questa proiezione restaurata sarà come intravedere il DNA creativo di un genio all’opera.


Il Grande Sbarco Digitale: L’Integrale su RaiPlay

Ma il vero colpo di scena che elettrizza la comunità nerd è l’annuncio dell’approdo dell’intera serie di 26 episodi in esclusiva su RaiPlay. A partire dal 3 novembre, gli schermi si illumineranno con i primi cinque episodi, seguiti da tre nuovi appuntamenti ogni lunedì, tutti fruibili sia in versione italiana che in lingua inglese.

Questo recupero è stato reso possibile da un poderoso e meticoloso sforzo congiunto del Centro di Produzione Rai di Roma e della Direzione Teche. L’obiettivo era chiaro: restituire al pubblico un’opera d’arte in una qualità audio e video mai raggiunta prima. L’operazione, come ha commentato con orgoglio Andrea Sassano, Direttore di Rai Teche, è la dimostrazione che il patrimonio audiovisivo della Rai è una fonte inesauribile di sorprese, capace di restituire un “capolavoro d’animazione firmato dal più conosciuto esponente dell’animazione internazionale”.


Una Genesi Travagliata: Diritti, Genialità e Un Segugio Infallibile

L’amato adattamento, in cui tutti i personaggi di Arthur Conan Doyle (in primis l’infallibile Sherlock, qui un vero e proprio Segugio, da cui il titolo internazionale Sherlock Hound) sono stati trasformati in affascinanti figure canine antropomorfe, non fu una navigazione tranquilla.

La serie prese il via nel lontano aprile 1981, frutto della pionieristica co-produzione tra la nostra RAI e la Tokyo Movie Shinsha. Hayao Miyazaki supervisionò l’opera e diresse i primi sei episodi realizzati (che nella serie definitiva si collocarono in posizioni chiave). Tuttavia, il progetto fu costretto a un inatteso e lungo stop: la produzione si bloccò per intricate questioni legate ai diritti sul personaggio di Sherlock Holmes, ancora detenuti dagli eredi di Doyle.

Solo la caparbietà e il successo incassato da due episodi completati, proiettati in Giappone nel marzo 1984 in accompagnamento al blockbuster di Miyazaki “Nausicaä della Valle del vento”, convinsero i produttori a riprendere l’opera. Con il maestro Miyazaki ormai impegnato altrove, la regia dei restanti venti episodi venne affidata a Kyosuke Mikuriya. Nel novembre del 1984, la serie completa debuttò finalmente in televisione, su Rai 1 e TV Asahi, svelando un’opera caratterizzata da dettagli curatissimi, personaggi espressivi e sfondi ricchi, tutti elementi che ne decretarono l’indelebile successo internazionale.


Il Miracolo del Restauro: Tra Pellicole, Color Correction e Chiarezza Digitale

Il brillante recupero che ora vediamo è il risultato di un sofisticato e quasi maniacale processo di restauro. Il Laboratorio di Restauro e Postproduzione del Centro di Produzione TV di Roma si è occupato della digitalizzazione delle pellicole 16 mm originali tramite film scanner, eseguendo un restauro video “conservativo” che ha mantenuto fedelmente l’aspetto originale, esaltandone al massimo la qualità senza snaturarla.Parallelamente, a Torino, il settore Digitalizzazione Supporti e Preservazione della Direzione Teche ha lavorato sul fronte audio, eseguendo un essenziale restauro digitale per migliorare la chiarezza e l’intelligibilità sonora di tutti i 26 episodi, sia in italiano che in inglese. A ciò si sono aggiunti affinamenti video cruciali come la color correction e una meticolosa pulizia dei frame per eliminare quei difetti intrinseci e accumulati negli anni dalla pellicola. Un’operazione che è un vero e proprio ponte tra passato e futuro, come sottolineato da Elena Capparelli, Direttore di RaiPlay e Digital, che si è detta orgogliosa di offrire al pubblico “una serie di culto che ha fatto la storia dell’animazione e che rappresenta un ponte perfetto tra intrattenimento e qualità artistica.”


Il Riscatto Italiano: Da Programmazione Frammentata a Cult Digitale

Nonostante l’enorme successo in Giappone e nel resto del mondo, in Italia la serie ebbe inizialmente un’accoglienza più tiepida. Fu penalizzata in un primo momento da una programmazione frammentata con episodi spezzati in quattro parti da cinque minuti, un format che rendeva l’assimilazione delle complesse trame investigative quasi impossibile per il pubblico. Sebbene la RAI l’abbia riproposta integralmente negli anni successivi, l’interesse rimase moderato.

Oggi, il ritorno su RaiPlay non è solo una riproposizione, ma un riscatto storico. L’accesso immediato all’integrale della serie permette finalmente di apprezzarne l’architettura narrativa e la cura visiva. E per il fan italiano, non si può dimenticare l’ulteriore elemento di culto: la sua indimenticabile sigla, eseguita dalla band “Complotto” e dai “Piccoli cantori di Milano”, una melodia che è entrata di diritto nell’olimpo delle opening più amate dell’animazione.

Quarant’anni dopo, “Il fiuto di Sherlock Holmes”, con il suo look inconfondibile e la firma del futuro fondatore dello Studio Ghibli, è pronto a riconquistare il cuore dei fan di vecchia data e a sedurre una nuova generazione di appassionati, dimostrando che il fiuto di questo detective segugio è sempre stato, e continua a essere, infallibile nel lasciare un segno indelebile. Non resta che sintonizzarsi e godersi la meraviglia restaurata.

Gotriniton, il demone dei regni belligeranti – viaggio nel cuore del mecha dimenticato

Ci sono anime che sfrecciano nell’Olimpo del genere mecha come razzi lanciati verso l’eternità: pensiamo all’epos bellico-politico di Gundam o al nichilismo cosmico di Evangelion. Ma il vero cuore della cultura geek batte spesso per quei titoli che, pur avendo tutte le carte in regola per la gloria, sono rimasti relegati nell’ombra gloriosa dei cult di nicchia, sussurrati con reverenza dai veri intenditori. Tra questi, brilla una stella retro-futurista prodotta da Ashi Productions nel 1981: Sengoku Majin Goshogun, l’opera che in Italia tutti i fan di anime vintage conoscono con il nome di Gotriniton. Non un semplice robottoni, ma un gioiello narrativo firmato da un genio come Takeshi Shudō – sì, l’uomo che poi avrebbe scritto la magia di Minky Momo e la leggenda di Pokémon. Ed è proprio in questo equilibrio tra azione roboante e riflessione pacata che risiede l’eterno fascino di Gotriniton.

Il titolo originale, Sengoku Majin Goshogun – “Il Demone dei Regni Belligeranti” – è già un manifesto. L’Era Sengoku, il periodo di guerra civile del Giappone del XVI secolo, non è solo un riferimento storico; diventa la metafora perfetta per descrivere il caos e la frammentazione del futuro immaginato dalla serie. Un futuro sorprendentemente vicino per noi: siamo infatti nell’anno 2001, un’epoca di colonizzazione spaziale minacciata dall’oscura e inquietante organizzazione criminale conosciuta come Veleno Nero. Al centro della narrazione, troviamo una scoperta scientifica che cambia il mondo. Il Professor Sanada, analizzando un misterioso meteorite caduto in Siberia (chiaro omaggio all’Enigma di Tunguska, vera e propria leggenda metropolitana scientifica), scopre l’energia del futuro. Da questa matrice nasce non solo il Goodsander, un veicolo capace di teletrasporto – un concetto sci-fi decisamente all’avanguardia per l’epoca – ma soprattutto il robot Gotriniton, un colosso che si assembla dalla fusione di tre moduli separati, pilotati dagli eroi: Shihgo, Kiri e l’indimenticabile Remi.

Il sacrificio del professore è il battesimo di fuoco, l’incipit classico per una serie TV che, tuttavia, si distacca presto dai binari predefiniti.

La Guerra delle Intelligenze Artificiali: Padre, Madre e il Destino Umano

A differenza di molti anime mecha coevi, la minaccia in Gotriniton non arriva dallo spazio profondo né da civiltà aliene. La guerra è tutta interna, una battaglia etica tra scienza e ambizione, tra coscienza e meccanismo.

L’idea più potente e profetica di Shudō è la contrapposizione tra due Intelligenze Artificiali: “Padre“, il supercomputer alleato dei protagonisti che rappresenta la logica benevola, e “Madre“, la mente artificiale del male che ordisce i piani di Veleno Nero. Non è forse questa l’anticipazione di un dibattito attualissimo sulla tecnologia e il suo impatto sull’etica? Gotriniton poneva già negli anni ’80 le domande che animano oggi i dibattiti sull’IA generativa e il suo potenziale distruttivo.

E in questo conflitto tra silicio e carne, l’autore inserisce un elemento dirompente: l’ironia e il sorriso. La serie mescola abilmente momenti di combattimento dinamico con una leggerezza di fondo, una sottile malinconia che accompagna lo spettatore, quasi a suggerire che la vera salvezza non risiede nella potenza del robot, ma nella resilienza emotiva dei suoi piloti.

Remi: L’Icona Bionda e il Vero Cuore della Fantasia

Con soli 26 episodi, la narrazione di Goshogun è a tratti frammentata, alternando episodi autoconclusivi – vere perle di introspezione come “Il primo amore di Kenta” – a una storyline principale che si ricompone con drammatica coesione solo nel finale, svelando i legami tra le menti criminali del Dottor Sabarasu e Neurus.

Ma sono i personaggi a fare la differenza, in particolare l’unica donna del trio: Remi (o Remy, secondo le traduzioni). Bionda, elegantissima, autoironica e mai timorosa di esprimere un’opinione tagliente, Remi è un personaggio femminile rivoluzionario per gli standard dell’epoca. I suoi monologhi, venati di uno pseudo-femminismo ante-litteram, la rendono un’icona di modernità, lontana anni luce dallo stereotipo della “ragazza di supporto”. La sua voce italiana, l’inconfondibile timbro di Daniela Caroli, l’ha scolpita nella memoria di un’intera generazione di appassionati di anime anni ’80.

Non dimentichiamo, però, il vero centro emotivo dell’opera: Kenta, il ragazzino che cresce sotto i nostri occhi, dai dieci ai tredici anni, rappresentando l’innocenza e la speranza. È lui, il fanciullo che ancora crede nella bontà umana, a incarnare la possibilità di salvezza in un mondo tentato dall’arroganza tecnologica.

Design Essenziale e L’Eredità di Baldios

Ashi Productions (oggi Production Reed) affrontò la creazione di Goshogun portando con sé la ferita di Baldios, il robotico apocalittico interrotto per scarso successo. Con Gotriniton l’approccio cambiò radicalmente: meno drammi esistenziali e più avventura spensierata. Questa scelta, pur riducendo la complessità filosofica iniziale, ha donato alla serie un tono unico, a metà tra la parodia affettuosa e la riflessione profonda.

Nonostante gli scontri mecha siano spesso fulminei – si concludono in pochi secondi con un colpo risolutivo – il design del robot Gotriniton è memorabile: linee pulite che bilanciano potenza ed eleganza. Un’estetica che riflette il tema della “fusione delle forze”: il robot si impone per armonia e cooperazione, messaggio fondamentale nella fantascienza degli anni Ottanta.

Time Stranger: Quando il Robot Diventa Filosofia

Il successo, seppur di nicchia, della serie televisiva culminò in un’opera che ne ridefinì la portata: il film Sengoku Majin Goshogun: Toki no Étranger (1985), distribuito in Italia come Goshogun Etranger.

Questo film non è un semplice recap ma un’opera a sé stante, matura e sorprendentemente introspettiva. Mettendo al centro Remi e la sua lotta con la percezione del tempo, il dolore e la memoria, Shudō trasformò il tono leggero della serie in una riflessione quasi filosofica sull’esistenza. È un piccolo capolavoro di animazione giapponese che, ancora oggi, merita di essere riscoperto in streaming (grazie anche a canali come Anime Generation su Prime Video) per la sua profondità inaspettata.

La Nostalgia e l’Eterno Sorriso di Kenta

Dalla sua trasmissione su Canale 5 nel 1982 alle repliche sulle reti locali, fino ai cofanetti DVD di Yamato Video, Gotriniton ha costruito il suo fandom con la lentezza e la solidità dei veri cult. Oggi, in un panorama nerd dominato da reboot, remake e un’ossessiva ricerca di dramma e complessità, Goshogun si offre come un’oasi di freschezza. Non avrà avuto la complessità politica di Gundam o l’impatto culturale di Mazinger Z, ma possiede una qualità che molti robotici hanno smarrito: il sorriso. È il sorriso di Kenta, che crede nella bontà. È l’ironia di Remi, che affronta l’apocalisse con autoironia e savoir-faire. È il promemoria che anche nei “regni belligeranti” della nostra modernità, la speranza e la cooperazione tra gli esseri umani sono l’arma definitiva. Gotriniton non è solo un mecha da riscoprire, è un antidoto alla serietà del mondo. E la sua eredità è un monito: il vero nemico non è la macchina, ma il caos che coltiviamo dentro di noi.


E voi, siete cresciuti con le avventure di Gotriniton? Qual è il vostro ricordo più vivo di Remi e Kenta? Condividete le vostre nostalgie e i vostri pareri nei commenti qui sotto e non dimenticate di condividere l’articolo sui vostri social network! Un buon geek condivide sempre i suoi cult!

Magic Knight Rayearth: le CLAMP riaccendono la magia di Cephiro con un nuovo anime nel 2026!

C’è un brivido nell’aria, di quelli che solo i veri fan degli anni ’90 possono riconoscere: è la chiamata di Cephiro che riecheggia di nuovo. Dopo anni di silenzio, Magic Knight Rayearth (da noi chiamato anche Una porta socchiusa ai confini del sole), lo storico capolavoro firmato dalle CLAMP, sta per tornare con un nuovo progetto animato previsto per il 2026, un regalo perfetto per celebrare i trent’anni dalla nascita del manga. L’annuncio ufficiale, diffuso attraverso l’account X della serie, ha scatenato un’ondata di entusiasmo globale: tra nostalgia e attesa, le timeline di ogni fanpage anime si sono riempite di lacrime, cuori e ricordi.A far vibrare i cuori dei fan è stata soprattutto l’illustrazione pubblicata sul sito ufficiale: Hikaru, Umi e Fuu — le tre eroine che hanno segnato un’epoca — ritratte davanti alla Tokyo Tower, lo stesso luogo dove tutto ebbe inizio. È una scena semplice, ma carica di simbolismo, un ponte che collega il passato al futuro. Perché è proprio lì, in quella torre che svetta sul cielo di Tokyo, che le tre ragazze vennero chiamate nel mondo magico di Cephiro per compiere il loro destino come Cavalieri Magici.

Il ritorno delle eroine di un’epoca d’oro

Per chi è cresciuto negli anni ’90, Magic Knight Rayearth è molto più di una serie: è un frammento d’infanzia incastonato tra le pagine di Nakayoshi e le sigle animate del pomeriggio televisivo. Creato dalle CLAMP tra il 1993 e il 1995, il manga si divise in due archi narrativi principali, seguiti da un sequel (Rayearth 2, 1995-1996), pubblicati da Kodansha. In Italia arrivò grazie a Star Comics nel 1995, lasciando un segno indelebile nel panorama manga del tempo. Il successo del fumetto spinse lo studio TMS Entertainment a realizzare un anime di 49 episodi, trasmesso in Giappone dal 1994 al 1995 sotto la direzione di Toshihiro Hirano. La serie conquistò i cuori per la sua capacità di fondere il genere magical girl con il fantasy classico e i mecha, in un mix esplosivo che ancora oggi resta unico. Nel 1997 arrivò anche un’OVA in tre parti, più cupa e drammatica, che ampliava ulteriormente la leggenda di Cephiro. In Italia, l’anime fece il suo debutto su Mediaset nel 1998 con il titolo Una porta socchiusa ai confini del sole, accompagnato dalla celebre sigla cantata da Valeria Rossi (e poi da Cristina D’Avena in riedizioni successive). Come molte serie dell’epoca, subì però pesanti censure che ne modificarono il tono e perfino il finale. Fortunatamente, Yamato Video ha negli anni restituito l’opera alla sua forma originale, pubblicandone un’edizione integrale in home video e annunciando di recente una nuova versione in DVD, segno che il fuoco di Cephiro non si è mai spento.

La leggenda di Cephiro

La storia, intrisa di magia e malinconia, è rimasta impressa nell’immaginario collettivo: tre studentesse — Hikaru Shidou, Umi Ryuuzaki e Fuu Hououji — vengono trasportate in un altro mondo durante una gita alla Tokyo Tower. Lì scoprono di essere state evocate per salvare la principessa Emeraude, la colonna spirituale che regge il fragile equilibrio di Cephiro. Ma nulla è come sembra, e la loro missione si trasforma presto in un viaggio interiore tra coraggio, sacrificio e destino. È una parabola che parla di crescita, amicizia e libero arbitrio, capace di emozionare ancora oggi per la sua profondità simbolica.

La commistione di generi — magical girl, isekai, mecha e dramma psicologico — rese Rayearth un unicum nella produzione anime del suo tempo. Le CLAMP seppero fondere estetica e introspezione in un racconto che, sotto la superficie fantasy, nascondeva riflessioni filosofiche sul potere, l’amore e la responsabilità.

Il nuovo progetto: nostalgia e rinascita

Ancora non è chiaro se il nuovo Magic Knight Rayearth sarà un remake fedele, un reboot moderno o una continuazione inedita, ma il teaser pubblicato a luglio 2024 e l’illustrazione più recente promettono un progetto di ampio respiro. Il logo celebrativo per i 30 anni, elegante e luminoso, suggerisce una produzione di alto livello, degna di un classico che ha influenzato generazioni di autrici e spettatori.

Secondo le prime anticipazioni, la serie farà il suo debutto in Giappone nel 2026, probabilmente in concomitanza con eventi e mostre dedicate al trentennale del franchise. Non sono ancora stati annunciati lo staff, lo studio d’animazione né il cast dei doppiatori, ma le aspettative sono altissime: i fan sperano in un equilibrio tra fedeltà allo spirito originale e rinnovamento tecnico e narrativo, capace di riportare in vita la magia di Cephiro per un nuovo pubblico globale.

Il video promozionale diffuso online ha già mandato in visibilio gli appassionati: brevi frammenti dell’anime originale si fondono con immagini nuove, accompagnate da una musica che riecheggia i motivi storici della serie. È un richiamo potente alla memoria collettiva degli anime-lovers, un invito a tornare in quel mondo dove la fede crea la realtà e il coraggio può cambiare il destino.

L’eredità delle CLAMP

Parlare di Magic Knight Rayearth significa parlare delle CLAMP, il collettivo femminile che ha ridefinito l’immaginario shōjo e fantasy degli anni ’90. Con titoli come Card Captor Sakura, X, Tokyo Babylon e Chobits, le quattro autrici — Nanase Ohkawa, Mokona, Tsubaki Nekoi e Satsuki Igarashi — hanno dato vita a un universo narrativo interconnesso, dove la bellezza visiva si intreccia alla riflessione esistenziale. Rayearth è uno dei pilastri di questa visione: un racconto di crescita, amicizia e potere interiore, che ancora oggi ispira artisti e storyteller di tutto il mondo.

Con questo nuovo anime, le CLAMP si preparano a un ritorno in grande stile, dimostrando ancora una volta la loro capacità di reinventarsi senza tradire le radici. In un’epoca in cui il revival degli anni ’90 domina le piattaforme streaming, Magic Knight Rayearth rappresenta il sogno di un ritorno autentico: non un semplice omaggio nostalgico, ma una rinascita simbolica per un’opera che ha saputo parlare di libertà e speranza attraverso il linguaggio della magia. La magia di Cephiro è pronta a riaccendersi. Che siate fan della prima ora o nuovi spettatori in cerca di emozioni epiche, il ritorno di Magic Knight Rayearth promette di essere uno degli eventi anime più attesi del 2026.
Le parole di Clef, il saggio di Cephiro, risuonano ancora oggi: “La volontà è potere.”
E dopo trent’anni, la volontà dei fan ha finalmente evocato di nuovo i Cavalieri Magici. 🌟

“Boruto: Naruto the Movie” al cinema come evento speciale solo dal 23 al 25 giugno

Preparati, shinobi italiani! Dal 23 al 25 giugno arriva per la prima volta sul grande schermo nelle sale italiane Boruto: Naruto the Movie, un evento epico che porta la saga ninja più amata di sempre verso una nuova generazione. Dopo aver conquistato il Giappone nel 2015 e fatto impazzire i fan di mezzo mondo, il film dedicato al figlio del Settimo Hokage è pronto a debuttare anche da noi grazie al progetto Anime al Cinema firmato Nexo Studios, in collaborazione con Yamato Video. L’elenco delle sale sarà presto disponibile su nexostudios.it e le prevendite apriranno ufficialmente il 29 maggio.

Ma facciamo un passo indietro, perché Boruto: Naruto the Movie non è solo un film: è un vero e proprio spartiacque narrativo ed emozionale per tutti i fan cresciuti con Naruto Uzumaki, e un’introduzione vibrante e piena d’azione al mondo di suo figlio, Boruto.

Scritto dal leggendario Masashi Kishimoto, autore originale del manga Naruto, insieme a Ukyo Kodachi, e diretto da Hiroyuki Yamashita nel suo debutto alla regia, il film si colloca dopo gli eventi del manga e rappresenta il secondo lungometraggio canonico dell’intero universo narrativo. Kishimoto, che aveva già avuto un ruolo centrale in The Last: Naruto the Movie, qui si è spinto oltre occupandosi non solo della sceneggiatura e del design dei personaggi, ma anche del concept visivo dell’intera pellicola, supportato da uno staff tecnico di alto livello.

La storia si svolge qualche anno dopo la fine della Quarta Grande Guerra Ninja e l’epico scontro tra Naruto e Sasuke. Konohagakure è fiorente, con Naruto al comando come Settimo Hokage. Ma il nostro giovane protagonista, Boruto Uzumaki, non sogna affatto di seguire le orme paterne. Anzi, si distacca completamente dal classico ideale eroico incarnato da Naruto: meno idealista, più pragmatico, pronto anche a usare scorciatoie e mezzi discutibili per raggiungere i suoi obiettivi. Un ninja moderno, nato in tempi di pace ma con una fame di riconoscimento feroce, figlia di un padre troppo impegnato a guidare il villaggio per essere davvero presente.

Boruto è il centro di un team d’élite formato con Sarada Uchiha – la figlia di Sasuke e Sakura – e il misterioso Mitsuki, sotto la guida del sempre sottovalutato Konohamaru Sarutobi. In questa nuova era, anche la tecnologia si fa strada tra i ninja, con i Scientific Ninja Tools a portare sul campo la discussione etica tra potere naturale e potenziamento artificiale. Ed è proprio uno di questi strumenti, ottenuto con l’inganno da Boruto, che innesca uno degli snodi più intensi del film: il momento in cui Naruto scopre che suo figlio ha barato durante gli esami da Chunin, un’umiliazione pubblica che farà esplodere un conflitto padre-figlio rimasto troppo a lungo sotto traccia.

Ma quando tutto sembra perduto, due misteriose minacce emergono dall’ombra: Kinshiki e Momoshiki Otsutsuki, alieni potenti in cerca del chakra della Volpe a Nove Code, Kurama, che dimora dentro Naruto. L’attacco improvviso costringe Naruto a sacrificarsi per salvare il villaggio, venendo trascinato in un’altra dimensione. A questo punto, è Boruto a doversi mettere in gioco per salvare suo padre, accompagnato da Sasuke e gli altri Kage in una missione di salvataggio mozzafiato che culmina in una battaglia epica con Momoshiki, il quale si fonde con Kinshiki per diventare ancora più pericoloso.

La sequenza dello scontro finale è una delle più spettacolari mai animate nell’intera saga, con una regia dinamica, coreografie di combattimento che tolgono il fiato e un’animazione di altissimo livello. Quando Naruto condivide il suo chakra con Boruto per permettergli di lanciare un Rasengan gigantesco, si respira tutta l’intensità di un legame familiare finalmente ritrovato. Ma non finisce qui: prima di essere distrutto, Momoshiki lascia un misterioso marchio sulla mano destra di Boruto, un presagio oscuro che avrà conseguenze a lungo termine nella saga.

Il film è stato un trionfo al botteghino giapponese, diventando il titolo più redditizio del franchise, e ha ricevuto recensioni per lo più positive da parte della critica. Sono stati lodati in particolare l’animazione, la profondità del personaggio di Boruto e la spettacolare messa in scena dei combattimenti. Le uniche note critiche si concentrano su antagonisti non particolarmente memorabili e sul fatto che il rapporto padre-figlio, pur al centro della trama, poteva essere esplorato più in profondità. Successivamente, la storia è stata adattata come primo arco narrativo del manga Boruto (2016), con disegni di Mikio Ikemoto e sceneggiatura di Ukyo Kodachi, e ha trovato spazio anche nella controparte anime, che ha introdotto modifiche e contenuti aggiuntivi.

Il progetto Anime al Cinema di Nexo Studios si conferma ancora una volta un punto di riferimento per gli appassionati italiani, portando in sala non solo l’azione e la spettacolarità tipiche degli shonen, ma anche momenti di grande riflessione sul passaggio generazionale, sull’eredità e sulla fatica di trovare la propria identità in un mondo che cambia.

Se volete, potete scaricare l’immagine di copertina di questo articolo e usarla come un coupon sconto, valido in centinaia di sale (escluse The Space Cinema). Basterà mostralo stampato o in formato digitale alla cassa del cinema da voi scelto al momento dell’acquisto del biglietto.

Boruto: Naruto the Movie non è solo un film per fan hardcore di Naruto, ma una visione imprescindibile per chiunque voglia vedere come si costruisce un’eredità… e come si prova a sfuggirle. E voi, siete pronti a tornare a Konoha? Avete già scelto la vostra sala? Raccontateci nei commenti le vostre emozioni dopo la visione e condividete questo articolo con i vostri compagni di squadra ninja sui social!

Anne Shirley: Il Nuovo Anime di Anna dai Capelli Rossi Debutta ad Aprile 2025!

C’è qualcosa di magico nelle storie che ci restano nel cuore, quelle che attraversano il tempo e che, nonostante le diverse interpretazioni e adattamenti, riescono sempre a parlarci in modo personale e profondo. Una di queste è sicuramente Anna dai capelli rossi, la storia di Anne Shirley, l’indimenticabile protagonista creata dalla scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery. La sua figura, intrisa di sogni, determinazione e una vivacità che non si arrende mai, ha conquistato generazioni di lettori, ed è stata portata sul grande schermo in varie forme. Ma ora, nel 2025, un nuovo capitolo di questa affascinante avventura sta per iniziare, e lo farà in un formato che unisce la magia delle sue radici alla freschezza delle tecnologie moderne: un anime che non solo riporterà alla luce la storia, ma che promette di offrirci un’esperienza completamente nuova e coinvolgente.

Il 5 aprile 2025, in Giappone, debutta finalmente Anne Shirley, la nuova serie anime prodotta da NHK Educational, che si appresta a riportarci nel magico mondo di Avonlea. Il progetto, composto da ben 24 episodi, non si limiterà a raccontare le vicende del primo libro di Montgomery, ma esplorerà anche gli sviluppi dei romanzi successivi, seguendo Anne mentre cresce e affronta nuove sfide. Questo è un aspetto che rende l’adattamento particolarmente interessante, poiché non si ferma alla semplice riproposizione della storia, ma si spinge oltre, rendendo la saga ancora più ricca e sfaccettata. Se da un lato la nostalgia per le versioni precedenti è inevitabile, dall’altro l’innovazione proposta dall’anime ha tutte le carte in regola per conquistare tanto i fan di lunga data quanto i nuovi spettatori.

C’è un legame speciale, quasi un amore profondo, tra Anna dai capelli rossi e il Giappone, che va ben oltre una semplice trasposizione animata. La storia di Anne arrivò nel paese del Sol Levante nel 1952, con la traduzione del romanzo che divenne subito un fenomeno. Tuttavia, fu nel 1979 che Anne Shirley divenne una vera e propria icona in Giappone, grazie alla storica serie animata prodotta da Isao Takahata, regista e fondatore di Studio Ghibli. La serie, parte del celebre World Masterpiece Theater, aveva già un impatto emozionale potente, grazie anche alla partecipazione di Hayao Miyazaki, che contribuì ai primi episodi. È proprio attraverso questa versione che Anne è diventata un personaggio quasi leggendario per il pubblico giapponese, e non solo. La serie animata ha ricevuto un successo clamoroso, non solo in Giappone, ma anche in molti altri paesi, inclusa l’Italia, dove è stata trasmessa più volte.

Questa nuova serie anime, dunque, non è solo un semplice remake, ma una nuova opportunità per riscoprire un capolavoro della letteratura mondiale attraverso gli occhi e l’arte giapponese. Il team creativo di questa produzione, composto da grandi nomi come Yūji Watanabe e Naoko Saitō, promette di mantenere quella delicata magia che ha sempre caratterizzato le storie di Anne, ma con un approccio moderno e dettagliato. La colonna sonora, curata da Michiru Ōshima (nota per il suo lavoro su Fullmetal Alchemist), e il character design di Kenichi Tsuchiya, sono solo alcune delle carte vincenti di un progetto che sembra destinato a emozionare il pubblico giapponese e mondiale.

Il cast di doppiaggio, con Honoka Inoue nel ruolo di Anne Shirley, Aya Nakamura come Marilla Cuthbert e Naoya Miyase nei panni di Gilbert Blythe, è una vera e propria dichiarazione d’intenti: portare sullo schermo una Anne fresca e vitale, ma al tempo stesso fedele al suo spirito originale. Il tutto sotto la direzione di un team che ha già dimostrato di sapere come gestire la delicatezza emotiva di una storia così profonda.

Ma cosa rende così speciale questo nuovo anime? La risposta risiede proprio nell’approccio che gli autori intendono adottare. Non si tratta solo di celebrare un passato lontano, ma di parlare anche al pubblico di oggi. In un mondo che cambia rapidamente, l’intento è quello di far rivivere la storia di Anne senza perdere quella sua essenza che l’ha resa immortale: l’importanza dei sogni, la forza dell’individualità, l’accettazione di sé e degli altri, e la bellezza di guardare il mondo con occhi pieni di meraviglia. La sfida, quindi, è quella di mantenere intatti questi temi senza rinunciare a un linguaggio visivo e narrativo in grado di risuonare con le nuove generazioni.

In Italia, la domanda che molti si pongono è se e quando la serie arriverà sulle nostre piattaforme. Sebbene non ci siano ancora notizie ufficiali, è difficile credere che un progetto così atteso non venga distribuito anche al di fuori del Giappone. Anne dai capelli rossi ha attraversato il mondo, conquistando il cuore di generazioni di lettori e spettatori, e non c’è motivo di pensare che questa nuova versione possa fare eccezione. Le storie che parlano al cuore non conoscono confini, e la figura di Anne è universale. In un’epoca in cui l’animazione giapponese ha conquistato una popolarità sempre crescente, è inevitabile che anche questo anime trovi il suo posto nel cuore di molti.

Il ritorno di Anne Shirley non è solo un evento per i fan della serie del 1979, ma è una rivisitazione che offre l’opportunità di riscoprire una storia che, pur essendo ambientata alla fine del XIX secolo, ha ancora moltissimo da dire al nostro presente. Anne rappresenta l’energia del sogno, il coraggio di affrontare le sfide della vita e la bellezza di un mondo visto con occhi pieni di speranza. È per questo che, anche se siamo ormai adulti, non possiamo fare a meno di tornare a sognare con lei. Nel 2025, dunque, un nuovo capitolo di questa incredibile storia prenderà vita e ci offrirà l’opportunità di intraprendere, insieme ad Anne, un viaggio senza tempo. Un viaggio che vale la pena intraprendere, per ricordarci che la fantasia, l’amicizia e il coraggio sono valori che, in fondo, non passano mai di moda.

Mi sono ritrovato a convivere con una kunoichi NEET arriva su ANiME Generation: risate e azione nell’anime del 2025

Yamato Video accende il 2025 con una novità che promette di portare un’ondata di risate e situazioni assurde: Mi sono ritrovato a convivere con una kunoichi NEET (NEET Kunoichi to Nazeka Dōsei Hajimemashita), che debutta in simulcast il 4 gennaio su ANiME Generation, il canale tematico di Amazon Prime Video. Questo anime, tratto dal manga omonimo, mescola azione, umorismo e slice-of-life, e si presenta come una commedia romantica fuori dagli schemi. Il manga, pubblicato su No. 9 Comic, ha già conquistato i lettori con la sua trama esilarante e i suoi personaggi stravaganti.

Nel cuore della storia troviamo Tsukasa, un impiegato comune che, dopo essere stato attaccato da un demone, viene salvato dalla misteriosa Shizuri, una ninja che vive come una NEET (ovvero una giovane che non studia né lavora) e condivide una passione sfrenata per la cultura otaku. La strana convivenza tra i due darà vita a una serie di situazioni esilaranti: Shizuri protegge Tsukasa dai demoni, mentre lui si occupa delle faccende domestiche. Tra combattimenti, momenti quotidiani e divertenti gag, l’anime promette di intrattenere con un mix perfetto di azione e comicità.

Il cast vocale è una vera e propria festa per gli appassionati. Hinaki Yano dà voce a Shizuri, mentre Shōya Ishige interpreta Tsukasa. Ai Fairouz, nota per il suo ruolo di Power in Chainsaw Man, presta la voce a Ayame Momochi, e la veterana Yui Horie (già famosa per numerosi ruoli nel panorama anime) interpreta Saya Hazuki. Un cast che non mancherà di entusiasmare i fan.

Alla direzione dell’anime troviamo Hisashi Saito, noto per aver lavorato a Sora no Otoshimono, mentre la sceneggiatura è affidata a Takashi Aoshima, che ha già dimostrato il suo talento in serie come The 100 Girlfriends Who Really, Really, Really, REALLY Love You. Il design dei personaggi è curato da Masahiko Suzuki, mentre la colonna sonora è firmata da CMJK, noto per le sue composizioni in Eyeshield 21.

La serie si arricchisce anche di sigle travolgenti: l’opening “Neet In Jam🍓”, cantata dai REAL AKIBA BOYZ in collaborazione con Shōko Nakagawa, e l’ending “NEETopia”, interpretata da Hinaki Yano nei panni di Shizuri.

Le origini del manga risalgono al 2020, quando Kotatsu iniziò a pubblicarlo su Twitter. La serie ha poi trovato la sua collocazione su No. 9 Comic di Niconico Seiga, conquistando un pubblico sempre più ampio con la sua miscela unica di azione e umorismo. Attualmente, il manga conta quattro volumi.

Con NEET Kunoichi, Yamato Video conferma il suo impegno a portare simulcast stagionali anche in Italia, continuando a offrire nuove esperienze ai fan del genere. Sebbene alcune critiche siano emerse riguardo alla qualità e alla quantità dei titoli proposti, questa serie potrebbe essere la sorpresa leggera che mancava per iniziare il 2025 con il sorriso.

Il trailer ufficiale mostra un mix di azione e comicità, anticipando l’assurda dinamica tra Tsukasa e Shizuri. Tra costumi tradizionali e riferimenti alla cultura otaku, NEET Kunoichi si prospetta come un anime che saprà affascinare chi cerca una ventata di freschezza nel panorama degli anime invernali.

A San Valentino al cinema Hello! Spank con il matrimonio più atteso dell’anno

Se sei un fan degli anime giapponesi e hai un posto speciale nel cuore per le serie che hanno segnato un’epoca, allora non puoi lasciarti sfuggire l’occasione di vedere Hello! Spank il Film – Le pene d’amore di Spank nelle sale italiane dal 13 al 16 febbraio 2024. Questo appuntamento, il primo del nuovo anno per la Stagione degli Anime al Cinema, è un’occasione imperdibile per tutti coloro che vogliono rivivere le emozioni della serie che ha conquistato generazioni di appassionati. Il film, distribuito da Nexo Studios in collaborazione con Yamato Video, promette di portare il pubblico in un viaggio nostalgico attraverso l’amore, l’amicizia e la crescita, elementi che hanno reso Hello! Spank una delle serie animate più amate in Italia.

Un’epoca di grandi anime: Hello! Spank

La storia di Hello! Spank nasce dalle pagine del manga scritto da Shun’ichi Yukimuro e illustrato da Shizue Takanashi, due nomi che hanno contribuito a creare un universo ricco di emozioni e personaggi indimenticabili. La serie TV, prodotta da TMS (famigerata per aver creato opere come Lupin III e Lady Oscar), è composta da ben 63 episodi e ha riscosso un enorme successo in Italia negli anni ’80. A questi episodi è seguito un film, Le pene d’amore di Spank del 1982, che ora viene proposto al grande pubblico in una versione cinematografica che promette di risvegliare la magia che ha reso Spank un vero e proprio fenomeno di culto.

Spank, il protagonista, è un cagnolino a due zampe con una personalità irresistibile. La sua goffaggine e il suo cuore d’oro lo rendono un personaggio che conquista tanto i più piccoli quanto gli adulti, creando un legame che dura nel tempo. Nel film, Spank si trova ad affrontare il suo primo amore, un tema universale che trasforma la sua goffaggine in un elemento comico ma anche profondamente umano. Il suo amore per Anna, una dolce cagnetta, lo porta a intraprendere un’avventura fatta di emozioni, malintesi e crescita personale.

La trama del film: un cuore che batte forte

Nel film Le pene d’amore di Spank, Spank si innamora perdutamente di Anna, la cagnolina amica della sua padrona Aiko. La storia si sviluppa in un contesto che riflette molte delle dinamiche che caratterizzano l’adolescenza: amicizia, amore, speranze e timori. Sho Shimada, il padrone di Anna, si trasferisce nella stessa classe di Aiko, e la vicenda prende piede con una serie di battibecchi tra i due giovani, ma anche con un crescente legame tra Spank e Anna.

Tuttavia, l’elemento che rende la trama ancora più commovente è la malattia di Anna, che spinge Sho e Aiko a cercare di costruire dei ricordi insieme prima che il tempo, che sembra correre inesorabilmente, li separi. La separazione diventa inevitabile quando Sho deve trasferirsi in America per studiare violino, ma la preoccupazione di non riuscire a dire addio a Aiko è forte. La ragazza, che scopre il trasferimento imminente grazie a un’indiscrezione della madre di Sho, vuole vivere al meglio il tempo che le rimane per essere insieme a lui, creando momenti indimenticabili. La trama del film, purtroppo, non risparmia ai protagonisti i dolori della separazione e le difficoltà della crescita, ma il tutto è avvolto da un’atmosfera dolce e allo stesso tempo malinconica, che affascina ogni spettatore.

Il valore dell’amicizia e dell’amore

La bellezza di Hello! Spank il Film – Le pene d’amore di Spank risiede nella sua capacità di raccontare temi universali, come l’amore non corrisposto, la lotta per non essere separati da ciò che si ama e la scoperta di sé. Sebbene sia una storia che coinvolge animali, le emozioni dei protagonisti sono incredibilmente umane. Spank, pur con la sua natura comica e la sua goffaggine, dimostra un affetto sincero e profondo verso coloro che ama, diventando un personaggio con cui è facile identificarsi. La sua avventura è una metafora della vita stessa, fatta di gioie, sofferenze e momenti che rimangono impressi nel cuore.

Il film, come la serie TV, è intriso di un sentimento di innocenza e di leggerezza, ma anche di una profonda riflessione sul cambiamento e sulla crescita. Questi temi sono universali, e il film riesce a trattarli con una delicatezza che incanta e commuove, lasciando un segno profondo in chi lo guarda.

Un evento imperdibile per i fan

L’evento cinematografico che si terrà dal 13 al 16 febbraio è pensato come una vera e propria reunion per tutti i fan della serie, ma anche per chi non ha mai avuto la possibilità di vedere Hello! Spank al di fuori della televisione. L’occasione di rivedere il film sul grande schermo, magari con un pubblico che condivide la stessa passione, rende l’esperienza ancora più speciale. Inoltre, il periodo scelto per la distribuzione, vicino a San Valentino, aggiunge un ulteriore elemento romantico, ideale per celebrare l’amore in tutte le sue forme, come solo Spank sa fare.

Con il supporto di partner come Radio DEEJAY, Lucca Comics & Games, Cultura POP, MYmovies, ANiME GENERATION e Royal Canin, Hello! Spank il Film – Le pene d’amore di Spank promette di essere un’esperienza indimenticabile per tutti gli appassionati di anime, e non solo.

Overlord – Il film: Capitolo del Santo Regno

“Overlord – Il film: Capitolo del Santo Regno” è una delle pellicole più attese per gli appassionati della serie anime Overlord, ed è facilmente comprensibile il motivo: non si tratta di un semplice episodio estemporaneo, ma della naturale evoluzione di una saga che ha saputo conquistare milioni di fan grazie alla sua miscela di narrazione strategica, filosofia morale e battaglie spettacolari. Questo film, che funge da conclusione alla quarta stagione dell’anime, porta a termine una parte cruciale della storia e si addentra nel cuore di tematiche universali come la fiducia, il sacrificio e la lotta tra il bene e il male.

Un regno sull’orlo della distruzione

Ci troviamo nel Santo Regno di Roble, una nazione che appare inizialmente solida e ben governata dalla Santa Regina Calca Bessarez. Ma la serenità è destinata a infrangersi quando il regno viene attaccato dall’Alleanza dei Semiumani, un’armata composta da mostri e demoni guidata dal terribile Jaldabaoth. L’esercito di paladini, comandato dalla Gran Maestra Remedios Custodio, si ritrova sopraffatto e incapace di difendere il regno. La cattura della stessa Regina segna il punto di non ritorno.

In questa situazione disperata, i sopravvissuti decidono di rivolgersi a una figura inaspettata, forse l’unica in grado di ribaltare le sorti: Ainz Ooal Gown, il Re Stregone non-morto. La sua alleanza con gli uomini del regno segna un punto cruciale della trama e non solo dal punto di vista strategico, ma anche morale. È possibile fidarsi di una figura che incarna il male assoluto, ma che sembra l’unica speranza di salvezza?

Il protagonista: Ainz Ooal Gown

Ainz Ooal Gown, il lich carismatico e sovrano del regno di Nazarick, è uno dei personaggi più complessi dell’intero panorama degli isekai. Non solo un “cattivo” tradizionale, Ainz è un leader tanto calcolatore quanto ispirante, capace di suscitare ammirazione, anche tra i suoi stessi avversari. La sua doppia natura – da una parte il despota spietato, dall’altra l’ex umano che ancora ricorda il valore della lealtà – lo rende affascinante e tremendamente affascinante.

Nel film, Ainz emerge non solo come un combattente potente, ma anche come una figura politica astuta, capace di manipolare le alleanze e le emozioni degli altri. La sua partecipazione alla guerra non è solo questione di potere, ma una questione di strategia e, forse, di “umanità”. Sebbene il suo aspetto e la sua natura lo pongano come l’antagonista per eccellenza agli occhi dei personaggi umani, la sua presenza carismatica e il suo modo di interagire con i subordinati ne fanno un protagonista assoluto e una figura intrigante da esplorare.

Tra fiducia, morale e sacrificio

Quello che più sorprende di “Overlord – Il film: Capitolo del Santo Regno” è come riesca a bilanciare momenti di azione pura con riflessioni più profonde sulla moralità. A partire da Remedios Custodio, che incarna il concetto di giustizia assoluta, fino a Neia Baraja, la giovane scudiera che offre uno sguardo più ingenuo e idealista, il film esplora le dinamiche di fiducia e tradimento che emergono quando si chiede aiuto a una figura come Ainz.

La domanda centrale che il film pone è questa: è preferibile mantenere la propria purezza e morire, o allearsi con il “male necessario” per salvare il proprio popolo? Questo dilemma esistenziale, splendidamente rappresentato da Remedios, è il cuore pulsante del film, dando spessore a quella che altrimenti sarebbe stata una semplice battaglia contro il male. Ogni personaggio si trova a fare i conti con le proprie convinzioni, mettendo in discussione l’essenza stessa della “giustizia”.

Solida continuità visiva e narrativa

Come per la serie, anche il film mantiene una qualità visiva e tecnica che non delude. Lo studio Madhouse, noto per la sua attenzione ai dettagli e per le animazioni spettacolari, ha realizzato un lavoro che preserva l’estetica e lo stile della serie. Sebbene le scene di battaglia non raggiungano i livelli di eccellenza che ci si aspetterebbe da un film di questo calibro, la regia di Naoyuki Ito riesce a mantenere l’intensità della narrazione, concentrandosi più sulla caratterizzazione dei personaggi e sull’evoluzione della trama che sull’effetto visivo fine a sé stesso.

La colonna sonora gioca un ruolo fondamentale nel creare l’atmosfera epica, alternando temi solenni durante le scene di battaglia e melodie più riflessive nei momenti di introspezione, accentuando la tensione emotiva che attraversa il film.

Perché vedere “Overlord – Il film: Capitolo del Santo Regno”

Per gli appassionati della saga, questo film è imperdibile. Non si limita a riassumere gli eventi della serie, ma aggiunge una nuova dimensione alla narrazione, portando avanti questioni morali e filosofiche che sfidano le aspettative. Se siete nuovi al mondo di Overlord, purtroppo il film non è il miglior punto di ingresso, dato che una certa familiarità con i personaggi e la trama precedente è fondamentale per apprezzare appieno il film. Tuttavia, per chi ha seguito la serie, questo film rappresenta un’aggiunta imperdibile, un’opera che affronta dilemmi profondi tra incantesimi e mostri, dando spazio a una riflessione sulla natura del potere e della leadership. “Overlord – Il film: Capitolo del Santo Regno” è un film che riesce a catturare l’essenza della serie, arricchendola con temi di grande valore, ma che non riesce a raggiungere le vette di eccellenza tecnica che avrebbero potuto farlo diventare una pietra miliare. Per quanto non privo di difetti, il film conferma la grandezza di Overlord come opera complessa e affascinante, in grado di unire azione, strategia e riflessione in un mix perfetto per gli amanti del genere.

Al cinema a settembre: Cyborg 009 vs. Devilman

Nel vasto panorama dell’animazione giapponese, il lungometraggio “Cyborg 009 vs. Devilman”, uscito nel 2015, rappresenta un evento significativo, una fusione di due universi narrativi iconici. Diretto da Jun Kawagoe e scritto da Tadashi Hayakawa, questo film è un tributo ai fan delle storiche saghe di Shōtarō Ishinomori e Gō Nagai, celebrando il cinquantesimo anniversario di “Cyborg 009”. Entrambi i titoli sono giunti in Italia tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, un periodo in cui molti giovani telespettatori si sono appassionati a questi personaggi, che continuano a vivere nel cuore di intere generazioni.

La trama di “Cyborg 009 vs. Devilman” si sviluppa in un contesto post-bellico, in cui i cyborg, guidati dal dottor Gilmore, devono affrontare una nuova e inquietante realtà: l’esistenza di demoni che infestano Tokyo. Nel frattempo, Devilman, il cui alter ego è Akira Fudo, si trova a combattere il micidiale demone Jinmen. Qui, i destini di Akira e Joe Shinamura, il cyborg 009, si incrociano in un modo carico di tensione e conflitto. La minaccia si intensifica ulteriormente con l’intervento del dottor Adams, scienziato di Spettro Nero, che risveglia una nuova generazione di cyborg, costringendo i protagonisti a unire le forze contro un nemico comune. Questa dinamica di conflitto e alleanza è uno dei tratti distintivi del crossover, ma sfortunatamente non sempre si traduce in una narrazione coesa.

Sebbene la storia presenti alcuni spunti interessanti, la trama appare talvolta abbozzata, con personaggi secondari che faticano a emergere da uno schema stereotipato. Le motivazioni dei villain, purtroppo, possono sembrare risibili e poco convincenti, limitando l’impatto emotivo degli scontri. Tuttavia, il carisma di Devilman riesce a brillare in ogni scena, mettendo in evidenza la complessità del suo personaggio e la sua lotta interiore. Nonostante le carenze, l’incontro tra il mondo nichilista di Devilman e l’ideale eroico dei cyborg è affrontare con una certa maestria, senza compromettere completamente l’essenza di nessuno dei due universi.

La regia di Kawagoe, pur essendo funzionale, non si distingue per innovazione. La sceneggiatura di Hayakawa, purtroppo, mostra segni di semplificazione e talvolta risulta poco sviluppata. Tuttavia, le sequenze d’azione brillano, presentando combattimenti frenetici e ben coreografati che catturano l’attenzione dello spettatore. La colonna sonora, realizzata dallo storico gruppo JAM Project, accompagna le immagini con un’energia travolgente, creando momenti memorabili che rimangono impressi nella mente.

Il doppiaggio italiano, per quanto generalmente di buona qualità, presenta alcuni alti e bassi. Voci di spicco, come quella di Marcello Merluzzo nel ruolo di Ryo Asuka, riescono a trasmettere l’intensità richiesta, mentre altre interpretazioni possono risultare meno incisive. Nonostante questi cali di qualità, il cast riesce a dare vita ai personaggi con dignità, mantenendo intatto il loro fascino originale.

“Cyborg 009 vs. Devilman” si presenta come un prodotto imperfetto ma capace di offrire un’ora e mezza di intrattenimento per i fan delle due saghe. La realizzazione tecnica e artistica mostra notevoli alti e bassi, ma il fascino dei personaggi e la loro iconografia riescono a catturare l’attenzione degli spettatori, rendendo questo speciale un appuntamento imperdibile per gli appassionati. Nonostante le sue debolizze, il lungometraggio riesce a unire universi diversi, esprimendo il potere evocativo dei miti giapponesi che continuano a contenere generazioni di fan in tutto il mondo. La magia dei crossover vive in questo incontro epico, dimostrando che, quando due leggende si scontrano, il risultato è sempre affascinante.

Kuroko’s Basket: quando il basket diventa leggenda anime

Ci sono storie che nascono sul parquet e finiscono per trasformarsi in mito. Kuroko’s Basket (titolo originale Kuroko no Basuke, scritto e disegnato da Tadatoshi Fujimaki) è una di queste: un anime che, tra il 2012 e il 2015, ha catturato l’immaginazione di milioni di spettatori, riuscendo a trasformare la pallacanestro in una saga epica fatta di amicizia, rivalità e colpi impossibili da replicare nella realtà.

Non è solo una serie sportiva: è una vera e propria celebrazione dell’adrenalina, dell’intensità e della magia che può nascere quando si mescola il linguaggio dello spokon giapponese con l’estetica spettacolare di un battle shonen.

https://youtu.be/nb7e5_4CGag


La leggenda della Generazione dei Miracoli

Per capire Kuroko’s Basket bisogna partire dal mito fondativo: il club di basket della scuola media Teiko, squadra invincibile che per tre anni consecutivi ha dominato i campionati nazionali. Al centro di quella leggenda ci sono cinque giocatori straordinari, soprannominati “Generazione dei Miracoli”, ciascuno con uno stile unico e quasi sovrumano.

Ma dietro le luci dei riflettori si nasconde un sesto uomo, invisibile quanto indispensabile: Tetsuya Kuroko, il “fantasma” che con la sua capacità di annullare la presenza in campo diventa un’arma segreta capace di ribaltare le partite. È lui il vero cuore narrativo della serie, un protagonista silenzioso che sceglie la via più difficile: non quella della gloria personale, ma quella della squadra.


Il Seirin e la sfida impossibile

Dopo le scuole medie, i prodigi della Teiko si disperdono in diversi licei, ognuno pronto a diventare la stella del proprio istituto. Kuroko, invece, decide di iscriversi al Liceo Seirin, una scuola priva di prestigio cestistico ma ricca di determinazione. È qui che incontra Taiga Kagami, un ragazzo rientrato dagli Stati Uniti con un talento grezzo e una fame di vittoria senza limiti.

La coppia Kuroko-Kagami diventa la nuova arma del Seirin: da un lato il fantasma capace di rendersi invisibile, dall’altro la forza bruta e l’energia selvaggia di un campione in formazione. Insieme affrontano, uno dopo l’altro, gli ex compagni della Generazione dei Miracoli in sfide che hanno il ritmo e la tensione di veri e propri duelli shonen.


Un anime tra sport e superpoteri

Prodotta dallo studio Production I.G, la serie si è sviluppata in tre stagioni per un totale di 75 episodi, arricchiti da OAV che approfondiscono il passato dei personaggi. In Italia, Kuroko’s Basket è arrivata inizialmente con i sottotitoli su Netflix, per poi ricevere nel 2024 l’annuncio ufficiale del doppiaggio italiano targato Yamato Video: una notizia che ha scatenato l’entusiasmo dei fan.

Dal punto di vista tecnico, la qualità dell’animazione ha diviso il pubblico: se alcuni episodi brillano per dinamismo e regia, altri appaiono meno curati, con proporzioni discutibili e movimenti poco fluidi. Ma a conquistare lo spettatore non è mai stata la fedeltà cestistica, bensì la spettacolarità esasperata: schiacciate che sfidano la gravità, passaggi invisibili, tiri impossibili da metà campo.

È basket? Forse no. È spettacolo puro? Assolutamente sì.


Tra entusiasmo e critiche

Kuroko’s Basket ha sempre spaccato il pubblico: c’è chi lo adora per la sua capacità di mescolare sport e azione alla Dragon Ball, e chi invece lo critica per l’eccesso di “superpoteri” che tradiscono l’essenza del basket reale.

Fujimaki non ha mai nascosto di preferire l’impatto narrativo alla verosimiglianza tecnica, e questo ha reso la serie una sorta di “Shaolin Soccer del basket”: esagerata, spettacolare, talvolta ridicola, ma indimenticabile. Perché se è vero che il realismo non è il suo punto forte, è altrettanto vero che poche opere sono riuscite a raccontare con tanta intensità la rivalità sportiva e il senso di appartenenza a una squadra.


Un’eredità ancora viva

Kuroko’s Basket continua a vivere grazie alle repliche in streaming e al costante entusiasmo della community anime. Le nuove generazioni di spettatori scoprono in Kuroko e Kagami un duo improbabile ma irresistibile, capace di trasmettere la passione per lo sport e per l’amicizia al di là delle regole del gioco.E forse è proprio questo il segreto del suo successo: non tanto il basket in sé, quanto l’idea che sul campo si possa giocare non solo per vincere, ma per crescere insieme, sfidando i propri limiti e quelli degli altri.

Kuroko’s Basket è un anime che non lascia indifferenti. Lo si può amare o detestare, ma è impossibile ignorarlo: la sua energia, i suoi personaggi e le sue partite al cardiopalma hanno ridefinito il modo di raccontare lo sport in chiave anime.E ora voglio sapere la vostra: siete tra chi ha tifato Seirin fino all’ultimo secondo o tra chi ha storto il naso davanti alle schiacciate impossibili? Avete amato la magia della Generazione dei Miracoli o preferite un approccio più realistico agli anime sportivi? Scrivetelo nei commenti qui sotto e condividete l’articolo con i vostri amici nerd sui social: il dibattito è appena iniziato, e proprio come in una partita di basket, ogni opinione può ribaltare il risultato!

45 anni di Lady Oscar: la mostra celebrativa a Milano del capolavoro intramontabile

Lo storico anime giapponese “Lady Oscar” compie 45 anni confermandosi una delle serie animate più amate di sempre, che, mai uscito dalle programmazioni tv, ha tenuto incollate allo schermo ben tre generazioni di fans. Per festeggiare questo importante traguardo WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano (Viale Campania 12), in collaborazione con Yamato Video, dedica all’affascinante comandante delle guardie reali Oscar François de Jarjayes, alla regina Maria Antonietta, al bell’André e a tutti i personaggi dell’anime una mostra celebrativa che ripercorre tappa per tappa la romantica vicenda dei protagonisti in un affascinante intreccio tra realtà storica, con le vicende della Rivoluzione Francese a far da sfondo, e finzione. In mostra memorabilia, pannelli illustrativi, cel originali, bambole, gadget, riproduzioni di abiti storici e cosplay, pettinature, approfondimenti storici su molte curiosità tutte da scoprire e tantissime testimonianze che ripercorrono 45 anni di ininterrotto amore dei fans per il personaggio di Oscar. E con una grande rivelazione: la storia di Francesca Scanagatta, la Lady Oscar milanese che fece carriera nell’esercito austriaco fingendosi uomo.

La mostra è prodotta da WOW Spazio Fumetto in collaborazione con Yamato Video, a cura di Yamato Video, Enrico Ercole, Angelo Capozzi e Luca Bertuzzi, con il contributo del Lady Oscar Italian Fan Club e di tantissimi collezionisti che hanno messo a disposizione i loro tesori.

DOMENICA 26 MAGGIO 2024 – UNA GIORNATA A CORTE

Domenica 26 maggio, dalle 16.00, a ingresso libero, si terrà un incontro aperto al pubblico per celebrare la ricorrenza con ospiti d’onore, esperti, figuranti in costume storico, cosplay e come madrine d’eccezione CLARA SERINA, indimenticata voce dei Cavalieri del Re che cantò l’iconica sigla, e LADY KURIMI e ALE REGA, i cosplayers di Oscar e André più ammirati e accurati d’Italia.

La storia dietro il mito

10 ottobre 1979, Nippon Television manda in onda la prima puntata di un anime destinato a diventare un vero e proprio cult in Giappone ma anche in Italia, dove arriverà il 1° marzo 1982 trasmesso da Italia Uno con il titolo di “Lady Oscar”. Si tratta della versione animata di un manga di grande successo scritto e disegnato da Riyoko Ikeda, pubblicato a partire dal 1972. Ikeda, rimasta colpita dalla lettura di una biografia di Maria Antonietta, regina di Francia, decise di dedicarle una storia a fumetti di cui fosse la protagonista, intitolata “Versailles no bara”, ossia “Le rose di Versailles”. E sì perché la protagonista assoluta, nei progetti originali dell’autrice, era la regina Maria Antonietta ma, soprattutto grazie alla realizzazione della serie animata, presto la scena viene rubata dal personaggio di Oscar François de Jarjayes, comandante delle guardie reali, ragazza allevata come un uomo dal padre generale dopo la delusione di non aver avuto un figlio a cui far seguire la carriera militare. La bella Oscar, che tutti a corte sanno essere una donna ma a cui viene portato il rispetto che si deve a un ufficiale di rango, diventa subito amica e confidente della giovane regina Maria Antonietta, arrivata in Francia per sposare il futuro Luigi XVI. Presto i loro destini si incrociano in una serie di vicende avventurose che hanno come sfondo la Rivoluzione Francese e la vita di corte tra pettegolezzi e pericolosi intrighi. Tra Oscar e Maria Antonietta si stringe un patto di reciproca fedeltà, anche quando le due donne finiscono per innamorarsi dello stesso uomo, il bel conte di Fersen. Sarà la Storia a dividerle: Oscar dovrà scendere a patti con la sua coscienza e schierarsi dalla parte del popolo andando a comandare la Guardia Civile, mentre Maria Antonietta, orgogliosa sovrana di Francia, si allontana sempre più dai suoi sudditi ritirandosi in un mondo di lusso e solitudine. Oscar scopre così di essere sempre stata innamorata del “suo” André, l’amico con cui è cresciuta, e si farà travolgere dagli eventi fino a morire durante l’assalto alla Bastiglia il 14 luglio 1789. Maria Antonietta morirà sul patibolo consegnando a Rosalie, la ragazza “adottata” da Oscar che le ha fatto da cameriera durante i difficili giorni della prigionia al Tempio, una rosa di stoffa bianca confezionata da lei stessa con la promessa di dipingerla del colore preferito da Oscar. In Italia la serie animata “Lady Oscar” è stata mandata in onda su Italia Uno ininterrottamente per quaranta anni e ancora oggi non manca di catturare l’immaginario di nuovi fans. Tale fu il successo di “Lady Oscar” che fu anche realizzato un film “live action” di produzione franco-nipponica nel 1979 diretto da Jacques Demy (uno dei pochissimi film girati davvero a Versailles e con una giovanissima Patsy Kensit nel ruolo di Oscar bambina).

La mostra

La mostra propone un doppio viaggio nel tempo alla scoperta dei personaggi, dei protagonisti e degli eventi che fanno da sfondo alla trama della serie animata. Grazie a una serie di pannelli sarà possibile infatti ripercorrere la storia del cartone animato confrontandola in parallelo con i veri accadimenti della Storia che agitarono la Francia dal 1755, anno di nascita di Oscar e Maria Antonietta, fino al 1793, anno in cui la sovrana viene ghigliottinata nel corso dell’ultima, commovente, puntata. Il percorso espositivo sarà quindi contenuto all’interno di due parentesi “fondamentali”: la biografia di Maria Antonietta pubblicata dal celebre storico austriaco Stefan Zweig, che nel 1972 ispirò alla mangaka Riyoko Ikeda il manga originale (di cui in mostra saranno esposte edizioni rare e in varie lingue, tra cui il giapponese, le varie edizioni italiane l’inglese, lo spagnolo e il francese), e quindi la trama del successivo anime nel 1979 (in mostra numerosi cel originali), e la mitica rosa bianca che Rosalie alla fine della serie stringe tra le mani dopo aver promesso alla regina di colorarla con il colore preferito da Oscar. Al centro sarà possibile scoprire tutti i segreti dell’intricata trama che ci narra del grande rapporto di amicizia che lega Oscar, capitano delle guardie reali, alla regina, a Maria Antonietta. Tra le meraviglie esposte: volumi storici e cataloghi di esposizioni sui personaggi reali presenti nella serie, l’album delle figurine Panini con un introvabile espositore in cartoncino da edicola dell’epoca, i romanzi dedicati a Lady Oscar pubblicati da Fabbri, le bambole Ceppi Ratti uscite all’epoca della trasmissione italiana della serie, poster, fogli pubblicitari e gadget originali di eventi e mostre organizzati in Giappone, tra cui quelli dedicati alla mostra per il 50°anniversario del manga, una raccolta di shijitaki (cartellette) con immagini della serie, volumi illustrati Artbook, poster giapponesi, fanzine italiane e illustrazioni realizzate da artisti che omaggiano la serie e i suoi protagonisti. Inoltre in mostra gli amigurumi (pupazzi realizzati all’uncinetto) di Oscar e André e le versioni BrickHeadz realizzate con i LEGO.

In esposizione anche un’importante collezione di cel originali (acetati su cui venivano disegnati i personaggi nelle varie pose e sovrapposti agli sfondi) prestati da Laura Luzi che, oltre a emozionare per portare al visitatore un pezzo tangibile e unico dell’anime, aiuta a capire quale lavoro si celava negli anni Settanta dietro alla realizzazione di una serie animata prima dell’avvento della computer grafica.

Saranno presenti anche approfondimenti storici in cui sarà possibile scoprire dettagli su come si svolsero realmente gli eventi narrati, come ad esempio l’intricato scandalo della collana che espose la regina alla calunnia del popolo dando il via a una campagna diffamatoria che porterà alla rivoluzione. In esposizione anche una riproduzione unica del favoloso gioiello di diamanti che causò lo scandalo riprodotto con grande accuratezza prestato da Patrizia Lia. Altri approfondimenti sono dedicati a due aspetti centrali della serie animata: la moda ai tempi di Maria Antonietta, che nel cartone animato viene riletta in maniera talmente iconica da essersi imposta nell’immaginario comune con le bellissime divise di Lady Oscar (in mostra un’accurata riproduzione realizzata da  Rosi Dotti – Lady Kurimi) e gli stravaganti abiti di Maria Antonietta (in mostra l’accostamento di una riproduzione cosplay di un abito indossato dalla regina nell’anime e una riproduzione un abito reale in uso a corte opera di Utapau Costumes Lab). Lo stesso dicasi per le pettinature, grazie alla collaborazione di Lia Parrucche e la Scuola Diadema Academy, si potranno ammirare accostate la pettinatura che la regina sfoggia nell’anime, coi classici boccoli biondo dorati, accanto a una splendida riproduzione di una classica pettinatura reale di moda a corte in quegli anni.
Il pittore Albert Flury ha poi realizzato due stupendi quadri a olio che ritraggono la vera Maria Antonietta e madamigella Oscar come se avesse posato realmente per lui.

L’evento del 14 luglio

Domenica 14 luglio 2024, a partire dalle ore 15.00, WOW Spazio Fumetto ospita un evento davvero speciale in occasione del 235° anniversario della presa della Bastiglia e quindi della morte di Oscar François de Jarjayes, comandante della guardia uccisa dai colpi dei fucili dei soldati durante lo storico assedio alla fortezza parigina che diede l’avvio alla Rivoluzione Francese nel 1789. Il 14 luglio è infatti una data molto importante per tutti gli appassionati del mito di Lady Oscar e il Museo del Fumetto, non poteva esimersi dall’ospitare una giornata commemorativa dedicata a tutti i fans. Ospite d’eccezione sarà Clara Serina, storica interprete della sigla della serie animata che canterà per il pubblico dal vivo, oltre che la sigla di Lady Oscar, le più belle sigle delle serie animate degli anni Ottanta. Sul palco saranno anche presenti due ospiti d’eccezione: la regina Maria Antonietta e il capo rivoluzionario Maximilien de Robespierre, impersonati rispettivamente dai rievocatori storici in costume Margherita Muselli e Angelo Capozzi, che interverranno per connettere i momenti della celebrazione con l’autenticità storica dei fatti.  Lady Kurimi, premiata cosplayer di Oscar, vestirà i panni della “festeggiata” con tutti i cosplayer che vorranno partecipare alla giornata coi loro costumi. Laura Luzi, collezionista e autrice del saggio “Lady Oscar – Il vento della Rivoluzione” (Weird Book), racconterà al pubblico la sua passione e come ha assemblato in anni e anni di ricerche la più grande collezione italiana dedicata al personaggio e svelando infinite curiosità su Oscar, André, Maria Antonietta, Fersen e tutti gli altri protagonisti della celebre serie. – Advertisement – Questo 14 luglio segna un altro appuntamento importante e attesissimo da tutti i fans: l’uscita del cofanetto deluxe di blu ray con tutta le puntate della serie animata edito da Yamato Video, che verrà presentato al pubblico con i suoi splendidi contenuti. Tutte le iniziative, escluse l’ingresso alla mostra, sono a ingresso gratuito e si terranno al piano terra del museo.

UNA LADY OSCAR MILANESE

La mostra contiene poi una particolare rivelazione poco nota: la storia di Francesca Scannagatta, una ragazza milanese nata nel 1776 che, fingendosi uomo, per volontà del padre, partì militare facendo carriera nell’esercito austriaco col nome di Francesco, un po’ come la nostra Oscar che come secondo nome ha proprio François. Ma non solo, si scoprirà anche il segreto dello Chevalier d’Eon, mitico personaggio vissuto realmente alla corte di Luigi XV che vestiva regolarmente panni sia maschili che femminili per compire missione segrete per conto del re e tante altre sorprese tutte da scoprire.

Perfect Blue di Satoshi Kon

Perfect Blue è un thriller contorto, inquietante e assolutamente coinvolgente, opera prima di Satoshi Kon (Paprika, Tokyo Godfathers, Paranoia Agent) prodottoda MadHouse e uscita nel 1997.

In Perfect Blue, Satoshi Kon racconta la storia della cantante Mima che, di fronte allo scarso successo commerciale, deve abbandonare il microcosmo rosa confetto delle idol per essere “rilanciata” come attrice, in un mondo dove invece diventerà solo carne da macello. Ottiene la parte di una ragazza psicologicamente instabile nel serial Tv “Doppio Legame”, ma inizia a ricevere messaggi di minaccia anonimi da parte di un fan otaku che non ha tollerato il cambiamento d’immagine della “sua” Mima. Di lì a poco, una serie di incidenti colpisce il set di lavorazione. La stessa Mima, abituata a essere un mero simulacro, inizia a perdere contatto con la propria identità. Ma allora: chi è la vera Mima? Quella che veste gli ingenui costumi della idol? Quella che compare sorridente su Internet? Quella che fa la spesa al supermercato? La ragazza schizofrenica di “Doppio Legame”? L’illusione di se stessa? Oppure solo l’illusione di tutti?

Alla sua uscita in Giappone il film, introspettivo e di grande attualità, ha generato lunghissime code davanti ai cinema e a seguire si è assicurato il prestigioso Public Prize al Fant’Asia ’97 (Montreal). Tratto dal romanzo di Yoshikazu Takeuchi, scrittore e giornalista che si è a lungo dedicato alla cultura otaku, e sceneggiato da Sadayuki Murai, Perfect Blue ha segnato il debutto alla regia Satoshi Kon (Hokkaido, 1963), fumettista già assistente di Katsuhiro Otomo in Akira (versione a fumetti), World Apartment HorrorRojin Z (1991) e Memories. Lo stesso Katsuhiro Otomo ha partecipato alla realizzazione del film in veste di special adviser.

I Cavalieri dello Zodiaco: la prima saga in HD, in arrivo a giugno

Yamato Video ha annunciato l’uscita delle edizioni Blu-ray e DVD da collezione della prima storia saga dei Cavalieri dello Zodiaco, intitolata “La saga del Santuario”. La prima parte della saga, composta da 24 episodi, sarà disponibile a partire dal 30 giugno 2024.

L’edizione Blu-ray includerà il video rimasterizzato in HD, il doppiaggio restaurato e per la prima volta completamente integrale nei dialoghi, musiche e canzoni originali interne, il doppiaggio italiano storico e quello giapponese, i sottotitoli italiani fedeli ai dialoghi originali e un booklet con sinossi e gallerie di immagini.

La saga del Santuario racconta le vicende di Seiya, un giovane orfano che sogna di diventare un Cavaliere di Atena. Per realizzare il suo sogno, Seiya dovrà superare numerose prove e affrontare potenti nemici, tra cui i Cavalieri d’Oro del Santuario.

La saga del Santuario è un classico intramontabile dell’animazione giapponese, che ha appassionato generazioni di fan in tutto il mondo. L’uscita dell’edizione Blu-ray e DVD da collezione è un’occasione imperdibile per riscoprire o riassaporare questa saga epica.