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Anime in crisi o nuova rinascita? I record dell’animazione giapponese tra boom globale, IA e sfruttamento

L’animazione giapponese sta vivendo il momento più straordinario della sua storia e, allo stesso tempo, uno dei più delicati. Una contraddizione che sembra uscita direttamente dalla sceneggiatura di un anime cyberpunk: da una parte record economici, diffusione globale senza precedenti e milioni di nuovi appassionati conquistati grazie alle piattaforme streaming; dall’altra una macchina produttiva sempre più affaticata, studi in difficoltà, artisti sottopagati e interrogativi enormi sul futuro creativo di un linguaggio che ha cambiato per sempre l’immaginario collettivo contemporaneo.

Per chi appartiene alla generazione cresciuta tra le sigle televisive degli anni Ottanta e Novanta, tra le VHS registrate da Italia 1 e le prime maratone notturne dedicate agli OAV importati dal Giappone, gli anime non rappresentano semplicemente una forma di intrattenimento. Sono stati una scuola di emozioni. Hanno insegnato che l’eroismo può convivere con la fragilità, che la fantascienza può parlare di solitudine, che i robot giganti possono raccontare la depressione meglio di molti drammi realistici e che un cartone animato può affrontare temi politici, filosofici ed esistenziali con una profondità spesso impensabile per altri media.

Dalle prime sperimentazioni animate del 1917 fino alla rivoluzione narrativa guidata da Osamu Tezuka negli anni Sessanta, l’animazione nipponica ha costruito una propria identità distintiva. Mentre gran parte dell’Occidente inseguiva la fluidità assoluta del movimento, gli autori giapponesi imparavano a trasformare i limiti economici in stile. Nasceva così un linguaggio fondato sulla regia, sui silenzi, sulla composizione dell’inquadratura, sugli sguardi e sulla capacità di evocare emozioni anche attraverso animazioni ridotte. Quella che inizialmente era una necessità produttiva si è trasformata nel tempo in una poetica riconoscibile in tutto il mondo.

L’esplosione internazionale degli anime durante gli anni Novanta ha cambiato definitivamente le regole del gioco. Opere come Neon Genesis Evangelion, Dragon Ball Z, Sailor Moon e Cowboy Bebop hanno dimostrato che l’animazione giapponese poteva parlare a pubblici di qualsiasi età e provenienza. Nel frattempo il sistema produttivo si espandeva integrando manga, videogiochi, light novel, merchandising, cinema e televisione in un ecosistema mediatico unico, capace di generare fenomeni culturali globali destinati a durare decenni.

Oggi quella crescita ha raggiunto dimensioni impressionanti. L’industria anime ha superato ogni record precedente, raggiungendo un valore complessivo di circa 3.840 miliardi di yen nel 2024. Ancora più significativo è il fatto che il mercato internazionale abbia ormai superato stabilmente quello domestico giapponese. Per il terzo anno consecutivo il pubblico mondiale genera più ricavi rispetto agli spettatori nipponici, confermando una trasformazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile.

La passione per gli anime non è più confinata al Giappone o alle tradizionali comunità di appassionati. Oggi domina piattaforme streaming, cinema, social network, convention, negozi specializzati e perfino le strategie culturali dei governi. Ogni nuova stagione anime viene commentata simultaneamente in decine di lingue, mentre franchise come Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba, Jujutsu Kaisen e Attack on Titan riescono a mobilitare milioni di spettatori sparsi in tutto il pianeta.

Non sorprende quindi che il governo giapponese abbia deciso di trasformare anime, manga e videogiochi in uno dei pilastri della propria strategia economica internazionale. Attraverso il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, il famoso METI, Tokyo punta a portare il valore complessivo delle industrie creative esportate all’estero fino a 20.000 miliardi di yen entro il 2033. Una cifra gigantesca che rappresenterebbe un aumento di circa quattro volte rispetto ai risultati ottenuti nel 2022.

Gli anime occupano una posizione centrale all’interno di questo progetto. L’obiettivo dichiarato consiste nel triplicare il valore del mercato internazionale dell’animazione giapponese nell’arco di meno di dieci anni, portandolo dagli attuali livelli a circa 6.000 miliardi di yen. Si tratta di un traguardo ambizioso che testimonia quanto il governo consideri ormai la cultura pop non soltanto come espressione artistica, ma come una vera risorsa strategica nazionale.

Dietro questi numeri entusiasmanti, però, si nasconde una realtà molto meno rassicurante.

La domanda mondiale di anime continua a crescere a ritmi vertiginosi, ma la capacità produttiva dell’industria fatica sempre più a sostenerla. Gli studi ricevono commissioni continue, le piattaforme richiedono nuovi contenuti senza interruzione e il calendario delle uscite diventa ogni anno più affollato. A prima vista sembrerebbe il sogno di qualsiasi settore creativo. In realtà si sta trasformando in una trappola.

Molti studi di animazione stanno accumulando debiti nonostante lavorino senza sosta. Il fenomeno ha assunto dimensioni talmente evidenti da provocare un aumento delle chiusure aziendali e delle insolvenze. Il problema non riguarda soltanto piccole realtà marginali, ma coinvolge anche aziende che fino a pochi anni fa partecipavano regolarmente a produzioni di primo piano.

La causa principale è un modello economico sempre più fragile. Chi non possiede direttamente i diritti delle proprietà intellettuali lavora spesso come semplice fornitore di servizi per grandi comitati produttivi. In questo sistema gli studi assumono gran parte dei rischi operativi ma ricevono una quota limitata dei profitti generati dal successo commerciale delle opere.

Il risultato è un paradosso quasi surreale: l’industria anime produce più denaro che mai, ma una parte significativa di chi realizza concretamente gli anime continua a vivere in condizioni economiche precarie.

Uno degli esempi più dolorosi di questa crisi è stato il crollo di Gainax. Per molti appassionati il nome Gainax non rappresentava semplicemente uno studio di animazione, ma un simbolo di libertà creativa. Dalle avventure di Nadia: The Secret of Blue Water fino alla rivoluzione culturale di Evangelion, passando per opere come Gurren Lagann, lo studio aveva contribuito a ridefinire il modo stesso di raccontare l’animazione giapponese.

La sua bancarotta e il conseguente scioglimento hanno rappresentato uno shock per l’intero settore. Non soltanto perché segnavano la fine di una leggenda, ma perché dimostravano come nemmeno il prestigio artistico fosse più sufficiente a garantire la sopravvivenza economica.

Parallelamente emerge il problema forse più grave di tutti: la condizione dei lavoratori.

Dietro ogni episodio che guardiamo su una piattaforma streaming esistono centinaia di professionisti che affrontano ritmi di lavoro estremamente pesanti. Molti animatori vengono ancora pagati a cottimo, ricevendo compensi per singolo disegno o singola sequenza completata. I giovani talenti entrano spesso nel settore mossi dalla passione, ma dopo pochi anni decidono di abbandonarlo perché incapaci di sostenersi economicamente.

Le testimonianze provenienti da studi importanti, compresi quelli coinvolti in produzioni di enorme successo come MAPPA, hanno acceso un dibattito internazionale sulle condizioni lavorative dell’industria. Straordinari continui, pressione costante e burnout rappresentano problematiche sempre più frequenti.

In questo contesto tornano periodicamente a risuonare le parole di Hideaki Anno, che da anni mette in guardia sul rischio di un collasso sistemico del settore. Secondo il celebre autore, il modello produttivo tradizionale potrebbe non essere più sostenibile nel lungo periodo. Non una fine definitiva dell’animazione giapponese, ma una trasformazione radicale delle sue fondamenta.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivata l’intelligenza artificiale.

L’IA non ha provocato la chiusura degli studi e non rappresenta la causa principale della crisi attuale, ma sta alimentando tensioni sempre più forti. Molti creatori temono che i modelli generativi vengano addestrati utilizzando opere protette da copyright senza autorizzazione. Organizzazioni del settore stanno portando avanti battaglie legali e politiche per proteggere il lavoro degli artisti, mentre diversi studi hanno sperimentato strumenti automatizzati ricevendo spesso reazioni molto negative da parte del pubblico.

Anche realtà storiche come Studio Ghibli e Toei Animation hanno espresso preoccupazioni riguardo all’utilizzo indiscriminato di contenuti creativi per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale.

Il dibattito, tuttavia, non riguarda soltanto la tecnologia. Al centro della discussione si trova una domanda molto più profonda: quale valore attribuiamo al lavoro creativo umano?

L’animazione giapponese è diventata ciò che conosciamo grazie a generazioni di artisti che hanno trasformato fogli di carta, matite e software digitali in universi capaci di emozionare milioni di persone. Sostituire quella componente umana con processi automatizzati rischia di compromettere proprio l’elemento che ha reso gli anime un fenomeno culturale unico.

Nonostante tutto, il futuro non appare necessariamente pessimista. Gli investimenti pubblici stanno aumentando, la distribuzione globale continua a espandersi e la digitalizzazione sta creando nuove opportunità anche al di fuori dell’area metropolitana di Tokyo. Sempre più studi stanno sperimentando modelli produttivi differenti, cercando di redistribuire meglio risorse e responsabilità.

L’animazione giapponese si trova davanti a uno dei passaggi più importanti della sua storia. Da una parte esiste la possibilità di consolidare un successo internazionale senza precedenti. Dall’altra emerge la necessità urgente di riformare salari, tempi di produzione, gestione dei diritti e tutela dei lavoratori.

Per chi ama gli anime, la questione non riguarda soltanto l’economia. Riguarda il destino di un linguaggio artistico che ha accompagnato intere generazioni. Ogni volta che ci emozioniamo davanti a una scena di un film di Hayao Miyazaki, ogni volta che aspettiamo il nuovo episodio della nostra serie preferita o discutiamo online dell’ultima stagione anime, stiamo partecipando a una cultura globale costruita dal lavoro di migliaia di persone.

L’industria anime non sta morendo. Sta attraversando una trasformazione profonda, forse inevitabile. La vera sfida dei prossimi anni non sarà produrre più serie, più film o più merchandising. Sarà riuscire a creare un sistema capace di premiare adeguatamente chi quelle storie le immagina, le disegna e le anima. Perché il successo globale degli anime avrà davvero un significato soltanto nel momento in cui la prosperità del settore raggiungerà finalmente anche le mani che lo rendono possibile.

Evangelion 30° anniversario: il corto su Asuka è gratis su YouTube e riaccende il dibattito su Shinji

Trent’anni possono sembrare soltanto una cifra tonda impressa su un calendario dell’animazione giapponese. In realtà, per chi è cresciuto tra VHS consumate, forum pieni di teorie impossibili e notti passate a discutere del finale più traumatico della storia degli anime, quei trent’anni rappresentano qualcosa di molto più profondo. Un’intera generazione di fan ha costruito la propria identità nerd anche grazie a Neon Genesis Evangelion, un’opera che non ha mai smesso di scavare dentro la mente degli spettatori come un esperimento emotivo che continua a mutare forma.

Ed è proprio per celebrare questo anniversario che Studio Khara ha deciso di regalare al fandom un piccolo terremoto narrativo. Il cortometraggio ufficiale del trentesimo anniversario della saga è finalmente disponibile gratuitamente su YouTube attraverso il canale ufficiale dello studio. Una notizia che ha fatto letteralmente esplodere la community globale, soprattutto perché fino a pochissimi giorni fa questo contenuto era accessibile soltanto a un gruppo molto ristretto di spettatori.

【公式】『エヴァンゲリオン放送30周年記念特別興行』

Chi era presente al festival celebrativo “Evangelion:30+; 30th Anniversary of Evangelion”, organizzato alla Yokohama Arena tra il 21 e il 23 febbraio, ha potuto assistere alla proiezione in anteprima assoluta del corto intitolato “Evangelion Hōsō 30 Shūnen Kinen Tokubetsu Kōgyō”. Un titolo quasi cerimoniale, che suona come una dichiarazione solenne scolpita nella mitologia della serie. Sul gigantesco schermo LED della Yokohama Arena, largo quindici metri e alto diciotto, il pubblico ha assistito a qualcosa che non assomiglia a un semplice contenuto celebrativo ma piuttosto a una specie di rituale collettivo, uno di quei momenti in cui il fandom percepisce chiaramente di stare assistendo a un pezzo di storia della cultura pop.

La mente dietro questo cortometraggio resta ovviamente quella di Hideaki Anno, l’autore che ha trasformato Evangelion in una delle opere più disturbanti, intime e discusse dell’animazione contemporanea. Anno ha scritto, sceneggiato e supervisionato il progetto, mentre la regia è stata affidata a Naoyuki Asano, già noto ai fan per il suo lavoro come direttore dell’animazione in Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time. Accanto a loro compaiono nomi fondamentali della galassia Evangelion come Kazuya Tsurumaki, Shinji Higuchi e Ikki Todoroki, una squadra creativa che garantisce una continuità artistica quasi sacrale con il cuore narrativo del franchise.

La cosa più affascinante di questo corto è la scelta di concentrare tutta la narrazione su uno dei personaggi più complessi e amati della saga: Asuka Langley Soryu. Una decisione tutt’altro che scontata. Evangelion ha sempre raccontato storie di identità frammentate e traumi interiori, ma raramente ha lasciato ad Asuka lo spazio totale della scena. Qui invece il personaggio diventa il fulcro assoluto della narrazione, trascinando lo spettatore attraverso una serie di scenari alternativi che sembrano provenire direttamente dalle pieghe più intime della sua psiche.

Il corto si muove tra futuri possibili, realtà parallele e visioni simboliche. Asuka combatte, cambia, si trasforma, attraversa versioni differenti del proprio destino. In uno dei momenti più sorprendenti arriva perfino a fondersi con un’unità Evangelion, una scelta visiva che sembra quasi suggerire un’identificazione totale tra pilota e macchina, tra individuo e destino.

Poi arriva la scena che ha incendiato il fandom mondiale.

Un’immagine capace da sola di alimentare anni di discussioni, meme, teorie e fanfiction. Un frammento narrativo che molti fan sognavano di vedere da decenni. In una delle visioni mostrate nel cortometraggio compare un possibile futuro della timeline principale di Evangelion: Asuka adulta accanto a Shinji Ikari. I due appaiono sposati.

Sì, proprio così.

Un matrimonio tra Shinji e Asuka.

Chi conosce la storia di Evangelion sa perfettamente quanto questo dettaglio sia carico di implicazioni emotive. La relazione tra i due personaggi è sempre stata uno dei campi di battaglia più intensi del fandom globale, con discussioni infinite tra sostenitori di diverse interpretazioni romantiche e psicologiche.

Eppure, come spesso accade con Evangelion, la scena non offre una risposta definitiva. Secondo i racconti di chi ha assistito alla proiezione dal vivo, Asuka osserva quel futuro possibile ma decide di rifiutarlo. Non lo abbraccia, non lo accetta come destino inevitabile. Lo riconosce soltanto come una delle tante strade che la sua vita potrebbe percorrere.

Un gesto narrativo tipicamente anniano.

Invece di offrire consolazione, la storia complica tutto. Evangelion non ha mai funzionato come una favola romantica e questo cortometraggio lo ricorda con una lucidità quasi brutale. Il punto non è l’amore tra Shinji e Asuka. Il punto è la libertà di scegliere chi diventare.

Il viaggio emotivo del corto attraversa anche uno dei momenti più traumatici dell’intera saga. Alcune sequenze mostrano il punto di vista di Asuka durante l’Instrumentality e il Third Impact, accompagnate da una title card numerata “27” e dalle note di “Komm, süsser Tod”, la canzone simbolo di The End of Evangelion. Chi ha vissuto quel finale nel 1997 ricorda bene quanto fosse destabilizzante. Ritrovare quelle immagini e quella musica trent’anni dopo produce un effetto quasi fisico, come se Evangelion stesse guardando dentro il proprio passato e decidendo di riaprire volontariamente le sue vecchie ferite narrative.

La distribuzione del cortometraggio non è stata priva di tensioni. Subito dopo la prima proiezione del festival, clip registrate clandestinamente hanno iniziato a circolare sui social. Screenshot, video sfocati, versioni sottotitolate condivise ovunque. La risposta di Studio Khara è stata immediata e durissima: comunicato ufficiale, condanna della diffusione illegale e minaccia di azioni legali contro chiunque continuasse a distribuire il materiale dell’evento “Evangelion:30+;”.

In un’epoca dominata dalla viralità e dalla replicazione immediata dei contenuti, quella scelta di mantenere il corto esclusivo per i partecipanti del festival aveva quasi il sapore di una provocazione culturale. Un’esperienza pensata per esistere in un momento preciso, davanti a un pubblico reale, non per essere divorata dall’algoritmo.

Alla fine però il muro è stato abbattuto. L’8 marzo 2026 lo studio ha deciso di rendere disponibile ufficialmente il cortometraggio su YouTube, trasformando un oggetto quasi mitologico in un contenuto finalmente accessibile a tutti. La data non è stata scelta a caso. Proprio l’8 marzo segna il quinto anniversario dell’uscita cinematografica di Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time, il film che ha chiuso definitivamente la lunga saga dei Rebuild.

Il trentesimo anniversario non si limita comunque al cortometraggio. Durante il festival giapponese è arrivato anche uno degli annunci più sorprendenti degli ultimi anni per il franchise. Un nuovo anime ambientato nell’universo di Evangelion è in sviluppo e la sceneggiatura sarà firmata da Yoko Taro, l’autore visionario dietro NieR: Automata. La produzione sarà una collaborazione tra Studio Khara e CloverWorks, lo studio che negli ultimi anni ha realizzato titoli amatissimi come Spy × Family e Rascal Does Not Dream of Bunny Girl Senpai.

La nuova serie sarà co-diretta da Kazuya Tsurumaki e Toko Yatabe, con musiche firmate da Keiichi Okabe. Un passaggio storico per Evangelion, perché si tratta della prima serie animata del franchise non guidata direttamente da Hideaki Anno.

E mentre il futuro della saga prende forma, il trentesimo anniversario continua a espandersi anche fuori dallo schermo. Il brand Evangelion ha lanciato una serie di prodotti celebrativi che spaziano tra moda, tecnologia e gadget da collezione: giacche in edizione limitata, tablet tematici e smartphone personalizzati con simboli e personaggi della serie. Un segnale chiarissimo di quanto Evangelion sia diventato molto più di un semplice anime.

Evangelion è un linguaggio. Un immaginario condiviso. Una lente attraverso cui generazioni di fan hanno imparato a leggere il rapporto tra identità, trauma e crescita personale.

Il nuovo cortometraggio dedicato ad Asuka dimostra ancora una volta che questa storia non ha alcuna intenzione di smettere di evolversi. Anche dopo trent’anni, Evangelion continua a fare la stessa cosa che faceva nel 1995: destabilizzare, interrogare, provocare.

E adesso voglio sentire davvero la vostra voce, community nerd. Dopo aver visto quella scena, quel possibile futuro tra Shinji e Asuka, che cosa avete provato? Sollievo? Frustrazione? Felicità? Oppure la sensazione tipicamente evangelioniana di aver ricevuto una risposta che apre ancora più domande?

Evangelion diventa materia di studio: sette mesi di psicoanalisi, cinema e trauma nell’anime di Hideaki Anno

Non è un semplice corso universitario e nemmeno l’ennesimo tributo accademico a un anime di culto. Quello annunciato come “Psychoanalytic Analysis and Film Criticism of Evangelion: Evangelion as a Mirror of the Unconscious” è qualcosa di molto più radicale, quasi una sfida lanciata direttamente allo spettatore che, dopo aver visto Neon Genesis Evangelion, ha sempre sentito addosso quella strana sensazione di incompletezza, disagio e fascinazione. La promessa è chiara fin dal titolo: sette mesi di immersione totale per smontare, sezionare e comprendere fino all’osso tutti e 26 gli episodi originali, armati non di EVA o Lance di Longino, ma degli strumenti della psicoanalisi e della critica cinematografica.

L’idea di fondo è potente quanto destabilizzante. Evangelion non viene trattato come semplice prodotto d’intrattenimento, ma come un testo complesso, stratificato, capace di riflettere l’inconscio individuale e collettivo. Un’opera che parla di dolore, solitudine, identità e desiderio con una sincerità quasi brutale. Ed è proprio da qui che parte il corso: dall’assunto che ogni inquadratura, ogni silenzio, ogni crisi dei personaggi non sia casuale, ma il risultato di un dialogo profondo tra linguaggio cinematografico e psiche umana.

Il programma, così come presentato, è dichiaratamente ambizioso. Le lezioni intrecciano i grandi pilastri del pensiero psicoanalitico occidentale con le radici spirituali e culturali giapponesi. Le teorie di Sigmund Freud, con concetti come rimozione, inconscio e complesso di Edipo, vengono utilizzate per leggere le dinamiche familiari e affettive che schiacciano Shinji e gli altri piloti. Le idee di Carl Jung aprono invece la porta agli archetipi, all’inconscio collettivo e a quelle figure ricorrenti che rendono Evangelion una sorta di mito moderno travestito da anime mecha. E poi c’è Jacques Lacan, con i suoi registri del simbolico, dell’immaginario e del reale, fondamentali per comprendere il vuoto esistenziale, la frammentazione dell’io e l’impossibilità di una comunicazione autentica che attraversano l’intera serie.

A rendere il tutto ancora più affascinante è l’integrazione con elementi di shintoismo e buddismo. Evangelion non viene mai isolato dal suo contesto culturale, ma analizzato come un’opera profondamente giapponese, in cui il senso del sacro, il rapporto con la morte e la dissoluzione dell’identità individuale si fondono con le inquietudini dell’uomo contemporaneo. In questa prospettiva, gli Angeli smettono di essere semplici nemici da abbattere e diventano manifestazioni simboliche, specchi deformanti delle paure e dei traumi dei protagonisti.

Il corso si tiene sotto l’egida della UCL, con sede in Messico, e si configura come un vero e proprio diplomado accademico. Non è pensato per chi ha visto Evangelion distrattamente o lo ricorda solo come un anime degli anni Novanta. Qui si entra in aula con la consapevolezza che ogni episodio è un campo minato emotivo e concettuale, pronto a esplodere sotto l’analisi critica. L’obiettivo dichiarato è fornire agli studenti strumenti metodologici solidi, capaci di unire l’analisi filmica alla lettura psicoanalitica, trasformando la visione in un atto di interpretazione profonda.

Al centro di tutto rimane la figura di Hideaki Anno, il cui vissuto personale viene riconosciuto come parte integrante dell’opera. Evangelion, in questa chiave di lettura, diventa una confessione mascherata, un grido di dolore e di ricerca di senso che attraversa ogni personaggio. La sofferenza di Shinji, l’ambiguità di Misato, il silenzio glaciale di Rei e la rabbia di Asuka non sono semplici tratti caratteriali, ma frammenti di un discorso più ampio sull’identità, sull’auto-percezione e sulla difficoltà di entrare in relazione con l’altro senza annullarsi.

Dal punto di vista nerd, è impossibile non sentire un brivido lungo la schiena. Evangelion è stato per molti di noi una porta d’ingresso verso un modo diverso di raccontare l’animazione giapponese, un trauma collettivo che ha ridefinito cosa potesse essere un anime. Vederlo ora riconosciuto come oggetto di studio accademico strutturato, analizzato con la stessa serietà riservata ai grandi classici del cinema, ha il sapore di una rivincita culturale. Quella sensazione di disagio che provavamo da adolescenti davanti agli ultimi episodi oggi trova parole, teorie, strumenti per essere compresa.

E forse è proprio questo il punto più affascinante dell’intero progetto. Evangelion continua a parlarci perché non offre risposte facili. Questo corso non promette di “spiegare tutto” una volta per tutte, ma di accompagnare lo spettatore in un viaggio nell’inconscio, dove ogni interpretazione apre nuove domande. Un’esperienza che sembra fatta apposta per una community che ama scavare, discutere, confrontarsi e, perché no, mettere in crisi le proprie certezze.

La sensazione è che Evangelion non abbia ancora finito di dirci quello che ha da dire. E se sette mesi non bastassero, pazienza: certe ferite narrative non si rimarginano mai davvero. Ed è forse per questo che, a distanza di decenni, continuiamo a tornare lì, davanti a quello schermo, pronti a farci colpire ancora una volta. Tu saresti pronto a rivederlo con occhi nuovi, passando dal divano all’aula universitaria? La discussione è aperta, come sempre, tra le pieghe dell’anima e dell’animazione giapponese.

Gainax: la fine di un mito. La storia, le crepe e l’eredità di uno studio che ha cambiato l’anime per sempre

Quando un nome diventa mitologia, la sua caduta pesa come un impatto cosmico. Gainax non è mai stata semplicemente uno studio di animazione: era un modo di pensare, una certa arroganza creativa che spingeva a disegnare robot troppo grandi, esplorare crisi interiori troppo profonde, e affrontare l’animazione come un campo di battaglia dove ogni episodio era un esperimento. La notizia del suo scioglimento ufficiale ha il sapore di un finale che nessuno voleva davvero vedere, come se un pezzo della storia dell’animazione giapponese si fosse spento all’improvviso, lasciandoci in quel silenzio che precede sempre le grandi domande.

Hideaki Anno, sul sito dello Studio Khara, ha confermato che la procedura fallimentare è giunta al suo epilogo e che Gainax è stata legalmente dissolta il 10 dicembre. Un gesto simbolicamente potente, pronunciato proprio da uno dei co-fondatori che, decenni prima, aveva contribuito a costruire quell’energia creativa che avrebbe fatto scuola. I diritti delle opere sono stati ricondotti ai legittimi proprietari e ai rispettivi creatori, come se i frammenti dispersi della vecchia stella Gainax venissero raccolti uno a uno per evitare un’ulteriore dispersione nel vuoto.

Le parole di Anno non erano un semplice comunicato: erano uno sfogo lungo anni, carico di amarezza verso scelte manageriali che avevano progressivamente eroso la struttura interna dello studio. Accuse di falsa rappresentazione, prestiti mai restituiti, diritti ceduti senza autorizzazione, dirigenti incapaci di proteggere un patrimonio artistico immenso. Una spirale in cui si intrecciano Yoshinori Asao, Hiroyuki Yamaga, Yasuhiro Takeda e altri membri storici, coinvolti loro malgrado in un meccanismo che nel tempo ha corroso tutto ciò che rendeva unico quel nome.

L’ultimo direttore, Yasuhiro Kamimura, ha avuto il compito ingrato di chiudere il cerchio: cercare, recuperare, ricomporre, impedendo che ciò che restava del gigante si disgregasse definitivamente. Un ruolo che ha assunto quasi il tono di un ultimo baluardo, quando ormai la resa dei conti era inevitabile.


L’inizio del sogno: quando un gruppo di studenti cambiò le regole

Tutto era cominciato come un gioco, un esperimento folle guidato da studenti che non avevano nulla da perdere e un immaginario sconfinato. Il corto di Daicon III del 1981, pur con le sue animazioni imperfette, incarnava già lo straordinario entusiasmo che avrebbe definito l’identità Gainax. Era un manifesto estetico travestito da fan film. Due anni dopo, con Daicon IV, quel sogno diventò iconico: la coniglietta che sfreccia attraverso una tempesta di riferimenti pop è ancora oggi una delle sequenze più leggendarie dell’animazione amatoriale giapponese.

Quando nel 1984 il gruppo si riorganizzò sotto il nome Gainax, quell’energia diventò una dichiarazione di intenti. Non c’erano regole inviolabili, non c’erano confini. C’era solo la volontà di cambiare le cose. E, per un certo periodo, ci riuscirono.


Dal mito all’alchimia: Evangelion, Nadia, Gurren Lagann e il peso delle rivoluzioni

Gainax non ha semplicemente prodotto serie di successo: ha riscritto il linguaggio dell’animazione giapponese. Nadia – Il mistero della pietra azzurra portava in TV un’avventura che sfidava i confini narrativi dell’epoca. Neon Genesis Evangelion non era solo un anime: era un terremoto emotivo e filosofico che avrebbe definito una generazione intera. Gurren Lagann rilanciava l’idea di robotica super-energetica con un piglio quasi punk, smontando e rimontando lo spirito del genere.

La costante era sempre la stessa: sperimentare, rompere, ricostruire. Anche quando i problemi produttivi – budget insufficienti, tempi violati, sacrifici del team – segnavano la vita creativa dello studio. Gli anime di Gainax erano rivoluzioni nate nel caos.

Il merchandising di Evangelion, in particolare, divenne un pilastro fondamentale. Per anni ha sostenuto economicamente lo studio, mantenendo viva una fiamma che altrimenti si sarebbe spenta molto prima. Quell’universo non apparteneva più solo agli schermi, ma alle stanze dei fan, agli scaffali dei collezionisti, all’immaginario globale.


La caduta: debiti, fratture interne e decisioni disastrose

Il processo di declino non è stato improvviso. È stato lento, logorante, quasi inesorabile. Dal 2012 in poi la situazione finanziaria si era fatta ingestibile. Investimenti sbagliati in realtà che nulla avevano a che fare con l’animazione, ristoranti improbabili, filiali nate e morte senza vere strategie, prestiti contratti a costi insostenibili. Un labirinto di scelte poco lucide che ha portato Gainax fuori rotta proprio nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di stabilità.

Il colpo più duro è arrivato nel 2019 con l’arresto di Tomohiro Maki, allora direttore dello studio, per atti osceni semi-coercitivi. Un evento che ha travolto la reputazione già fragile dell’azienda, rendendo impossibile ricostruire credibilità verso il settore. Molti dipendenti hanno lasciato l’azienda e la macchina creativa si è fermata.

Nel frattempo, Studio Khara – fondato da Anno dopo la sua uscita da Gainax nel 2007 – aveva provato per anni a sostenere la vecchia “casa madre”. Ma si è trovato di fronte a un cumulo di debiti, diritti venduti senza permesso, materiali di produzione dispersi o ceduti ad altre società. Perfino i tribunali erano intervenuti: nel 2017 il tribunale distrettuale di Tokyo aveva imposto a Gainax di ripagare un debito di 100 milioni di yen a Khara.

Il 29 maggio 2024, dopo una causa da parte di un’agenzia di recupero crediti, Gainax ha dichiarato ufficialmente bancarotta. L’ultimo atto si è consumato pochi mesi dopo con lo scioglimento definitivo.


Quando un gigante cade: la fine di un’epoca e il peso dell’eredità

Gainax non è un semplice capitolo della storia degli anime: è una pietra angolare. Ha ispirato generazioni di autori, registi, animatori. Ha introdotto nuovi modi di raccontare la mente umana, nuove estetiche per la mecha animation, nuovi equilibri tra introspezione e spettacolo.

La sua fine costringe a guardare con più lucidità la fragilità dell’industria dell’animazione giapponese: la dipendenza da pochi successi, la precarietà economica degli studi, la difficoltà nel mantenere talenti, la permeabilità a gestioni discutibili. È un sistema brillante ma spesso instabile, nel quale anche un colosso come Gainax può deragliare.

Eppure, nulla si è davvero dissolto. Perché l’eco di ciò che Gainax ha costruito continua a vibrare nei nuovi anime, nelle opere dei creativi che ha formato, nella memoria di chi ha vissuto l’onda lunga di Evangelion o ha alzato il pugno al cielo gridando “Who the hell do you think I am?”.

Lo scioglimento dello studio è un addio burocratico. Ma la sua eredità culturale resta lì, impossibile da estinguere.


Un lascito che parla ancora

Ogni volta che un fan recupererà Nadia, ogni volta che un nuovo spettatore affronterà il trauma catartico di Evangelion, ogni volta che un giovane animatore troverà coraggio guardando Gurren Lagann, Gainax continuerà a vivere. Come un fantasma buono che accompagna la crescita dell’industria, ricordandole quanto può osare quando smette di avere paura.

Forse non rivedremo mai più uno studio con quella combinazione di ingenuità creativa e audacia visionaria. Ma proprio perché il mito si è chiuso, resta il compito di custodire ciò che ci ha lasciato. Di ricordare da dove veniamo. E di chiederci, da appassionati e da narratori, dove andremo adesso che uno dei grandi titani non c’è più.

E tu, che rapporto avevi con Gainax? Qual è stata l’opera che ti ha segnato più di tutte? Raccontamelo: certe storie meritano di essere condivise, anche quando fanno un po’ male.

Trent’anni di Evangelion: l’apocalisse che ha cambiato per sempre il modo di vedere gli anime

Certe opere non invecchiano. Evolvono, mutano, si rispecchiano nei nostri occhi e continuano a parlarci anche dopo decenni. “Neon Genesis Evangelion” è una di queste. Il 4 ottobre 1995, alle 18:30, TV Tokyo trasmetteva il primo episodio di una serie destinata a cambiare per sempre la storia dell’animazione giapponese. Nessuno poteva immaginare che, dietro quel titolo enigmatico, si nascondesse un manifesto generazionale, un grido di dolore e rinascita che avrebbe definito l’anime moderno.Evangelion non era “solo” un nuovo mecha show. Era — e resta — un viaggio nell’inconscio collettivo, una battaglia tra il sé e il mondo, tra l’uomo e Dio, tra tecnologia e disperazione. Una Lancia di Longino scagliata nel cuore di chiunque pensasse che i robottoni fossero soltanto muscoli d’acciaio e pose eroiche.


Il mondo dopo l’Apocalisse

Anno 2015. Quindici anni dopo il Second Impact, la Terra è una ferita ancora aperta. Nella futuristica Neo Tokyo-3, una nuova generazione cresce nell’ombra di una tragedia planetaria. È qui che un ragazzo timido, Shinji Ikari, viene richiamato dal padre — un uomo che conosce più il freddo del potere che il calore dell’affetto — per pilotare un colosso biomeccanico chiamato Evangelion.Da quel momento, l’adolescente smarrito diventa il pilota destinato a confrontarsi con esseri noti come “Angeli”: creature misteriose, ambigue, forse divine, forse solo riflesse della nostra stessa follia. Evangelion è questo: un’epopea di battaglie titaniche e silenzi abissali, dove il nemico è tanto fuori quanto dentro di noi. Ogni episodio è un frammento di un mosaico sempre più oscuro, dove religione, filosofia e psicologia si intrecciano in un enigma senza soluzione definitiva.

https://youtu.be/fShlVhCfHig

Quando Hideaki Anno concepisce Evangelion, il Giappone è in piena crisi esistenziale. L’economia crolla, le certezze sociali vacillano, e una generazione di giovani otaku vive sospesa tra alienazione e isolamento. Anno stesso è reduce da una depressione profonda. Evangelion nasce da lì: dal dolore di un uomo che decide di mettersi a nudo.

Tutti i personaggi di Evangelion sono me”, confesserà anni dopo. E in effetti, Shinji, Asuka, Rei e perfino Gendo sono sfaccettature della stessa psiche: l’insicurezza, la rabbia, la paura di essere rifiutati, il desiderio disperato di essere accettati.

Anno prende il linguaggio dei robot e lo trasforma in seduta di analisi. Gli Eva non sono armi: sono corpi viventi che fondono la carne con l’anima. Sono le estensioni dei traumi dei loro piloti. Ogni sincronizzazione è una confessione. Ogni battaglia, un tentativo di guarigione.


Psicologia, religione e apocalisse

In un panorama dominato da eroi invincibili, Evangelion osa chiedere: cosa significa davvero essere umani?
L’opera intreccia la psicoanalisi junghiana con la simbologia cristiana e cabalistica. Ogni angelo, ogni croce, ogni cerchio di Sephiroth è una tessera di un puzzle mistico che riflette la mente dell’autore.

Gli ultimi episodi, spesso criticati per la loro astrattezza, rappresentano l’apice di questa fusione tra introspezione e sperimentazione audiovisiva. Mentre le battaglie si dissolvono, resta solo la coscienza: un viaggio onirico nel subconscio dei protagonisti, fino all’iconico “Congratulations” — un applauso liberatorio e inquietante allo stesso tempo.

Ma il pubblico non era pronto a una fine così. Nel 1997 arrivano i film “Death & Rebirth” e “The End of Evangelion”, che offrono una conclusione alternativa, più apocalittica e cinematografica. Il risultato è un’esperienza complessiva che fonde arte, filosofia e disperazione con una potenza che ancora oggi pochi titoli hanno eguagliato.


Dalla Gainax alla rivoluzione dell’industria

Prima di Evangelion, lo studio Gainax era già un nome cult tra i fan grazie a progetti come “Gunbuster” e “Nadia – Il mistero della pietra azzurra”. Ma con Eva, Anno e il suo team riscrivono le regole dell’animazione.

L’impatto industriale è devastante: nasce il modello del production committee, le serie si accorciano ma si intensificano, e gli autori iniziano a reclamare una libertà creativa totale. Senza Evangelion, probabilmente, non esisterebbero opere come “Serial Experiments Lain”, “Ergo Proxy”, “Attack on Titan” o “Made in Abyss”.

Gainax diventa un laboratorio di idee, un simbolo di come la cultura otaku possa diventare arte e critica sociale allo stesso tempo. Evangelion non è solo un anime: è una rivoluzione culturale che ha reso possibile parlare di nevrosi, solitudine e identità in un medium pensato fino ad allora per l’evasione.


Il simbolo di una generazione

Shinji Ikari non è un eroe. È un ragazzo che non vuole combattere, che teme il contatto umano, che si rifugia nell’obbedienza e nella fuga. Ma proprio per questo è diventato immortale. In lui, gli spettatori degli anni ’90 — e quelli di oggi — si riconoscono più che in qualsiasi super robot pilotato da coraggiosi comandanti.

Evangelion è il racconto di una generazione che ha paura di crescere ma non può smettere di cercare se stessa. È un’opera che non consola, non spiega, ma ti costringe a guardarti dentro.

Ogni rewatch è una nuova seduta. Ogni battaglia contro un Angelo diventa una metafora delle nostre ansie quotidiane. E ogni volta, quando lo schermo si riempie di sangue e luce, ci chiediamo: “Chi sono io, e perché sono qui?”.


Un’eredità eterna

A trent’anni dalla sua prima trasmissione, “Neon Genesis Evangelion” rimane un monumento all’arte dell’anime. Ha ridefinito l’estetica visiva, la narrazione e la profondità psicologica del medium.
È diventato un linguaggio, un codice culturale condiviso che riecheggia in decine di opere successive, dai manga ai videogiochi, fino alla tetralogia “Rebuild of Evangelion” che, tra il 2007 e il 2021, ha offerto una nuova visione del mito, chiudendo il cerchio con il perdono e la rinascita.

Evangelion è la dimostrazione che l’animazione può essere introspezione, filosofia, dolore e catarsi. È un viaggio nella mente umana travestito da epopea apocalittica.

E se, come diceva Misato Katsuragi, “la realtà è crudele”, Hideaki Anno ci ha insegnato che anche nel momento della fine, c’è sempre un nuovo inizio.

Evangelion: l’inizio e la fine. Il saggio definitivo per chi non ha mai smesso di chiedersi “chi sono io?”

Nel vasto universo degli anime, Neon Genesis Evangelion non è solo un’opera cult: è un evento cosmico, una frattura nel tempo dell’animazione giapponese. Una serie capace di riscrivere le regole, destrutturare i generi e scavare senza pietà nei recessi dell’anima. A quasi trent’anni dalla sua prima messa in onda su TV Tokyo nel 1995, l’opera di Hideaki Anno continua a bruciare come una stella pulsante nella mente di chiunque abbia visto almeno una volta uno dei suoi mecha piangere. È proprio da questo fuoco interiore che nasce Evangelion: l’inizio e la fine, saggio critico e appassionato firmato da F. Grano e pubblicato da Weird Book, che promette di guidarci tra i misteri più profondi della serie e del suo apocalittico epilogo cinematografico.

Ma facciamo un passo indietro. Per chi c’era nel 2000, l’arrivo di Evangelion in Italia su MTV fu un’epifania. Nessuno era pronto. La sigla di A Cruel Angel’s Thesis diventò subito un inno generazionale, ma ben presto ci si rese conto che sotto il design accattivante degli Eva e le citazioni bibliche si nascondeva qualcosa di più oscuro, inquietante, profondo. Evangelion non era solo fantascienza o azione, era introspezione brutale, era catarsi e nevrosi animate. Era lo specchio rotto di un’intera generazione.

Il saggio di F. Grano affronta proprio questa dimensione sfaccettata, disarmante e radicale. Evangelion: l’inizio e la fine non è solo una guida all’opera, ma una vera e propria esplorazione analitica, una mappatura dettagliata dell’inconscio della serie e del suo creatore. Con 216 pagine dense di riferimenti, interpretazioni e connessioni, il volume si muove con disinvoltura tra psicologia junghiana, simbolismo religioso, filosofia esistenzialista e teoria dell’animazione giapponese, proponendo un approccio tanto rigoroso quanto accessibile a chiunque sia stato, almeno una volta, trafitto da una Lancia di Longino metaforica.

Hideaki Anno, regista e anima ferita di questa epopea, è qui sviscerato non solo come autore, ma come uomo in crisi, testimone e vittima della depressione postmoderna. Il libro non si limita a raccontare Evangelion come un prodotto culturale, ma lo tratta come un organismo vivente, una creatura complessa che cambia forma ad ogni visione, lasciando spazio all’interpretazione personale, al dibattito, alla riflessione continua.

E qui entra in scena The End of Evangelion, il film che nel 1997 venne lanciato come risposta – o forse attacco – ai fan delusi dal finale originale della serie TV. Grano analizza l’opera con la lucidità di un chirurgo e la passione di un fan, tratteggiando le differenze concettuali e stilistiche, i livelli di lettura, le esplosioni di senso (e di nonsense) che rendono EoE uno dei finali più discussi, odiati, amati e studiati della storia dell’animazione mondiale.

Il formato del volume è comodo, 15×22 cm, la carta profuma di nerdissima carta stampata, e la veste editoriale della collana Anime Revolution di Weird Book è sobria, ma ricca di suggestioni per chi sa cogliere i dettagli. Il prezzo, 25,90 €, può sembrare alto, ma è pienamente giustificato dalla qualità del contenuto, dalla ricerca compiuta e dall’eco che questo testo continuerà ad avere per chi si interroga ancora oggi sul senso dell’identità, del dolore, dell’amore e della solitudine in una società che ci vuole tutti Rei Ayanami: silenziosi, sostituibili, programmati a funzionare.

Questo non è solo un libro su Evangelion. È un libro su cosa significa essere umani quando l’umanità ci sfugge. Un libro per chi ha amato, odiato, maledetto Shinji Ikari e poi, di nascosto, gli ha sussurrato “ti capisco”. Un saggio per chi, ancora oggi, si sveglia con la colonna sonora di Shiro Sagisu nella testa e l’angoscia del contatto nell’anima.

Se Neon Genesis Evangelion ha cambiato la tua vita – o se almeno ti ha costretto a fermarti a pensare – Evangelion: l’inizio e la fine è la bussola che ti aiuterà a tornare in quell’inferno emozionale e uscirne, forse, con qualche risposta in più. O con domande ancora più grandi. Ma del resto, non è questo il bello della fine?

E ora tocca a te: hai mai provato a spiegare Evangelion a qualcuno che non l’ha mai visto? Hai trovato il tuo senso nel finale o continui a cercarlo? Raccontamelo nei commenti, fammi sapere se anche tu hai urlato contro lo schermo durante The End of Evangelion. Perché, diciamocelo, Evangelion non si guarda. Evangelion si sopravvive.

Ci vediamo… nell’LCL.

Snowball Earth: il manga sci-fi è pronto a diventare un anime?

Immaginate un mondo sommerso dal ghiaccio, un pianeta Terra trasfigurato in un deserto polare dopo un’apocalisse che ha spazzato via ogni traccia di civiltà. A tornare su questo mondo in rovina è Tetsuo, giovane pilota di mecha, reduce da una guerra stellare contro mostruose creature aliene. Ma ciò che trova non è la casa che ricordava: è un pianeta irriconoscibile, congelato, ostile, e soprattutto silenzioso. Ecco il cuore pulsante di Snowball Earth, il manga post-apocalittico firmato da Yuhiro Tsujitsugu che, silenziosamente, ha catturato l’attenzione di mostri sacri come Hideo Kojima e Hideaki Anno. E ora, dopo otto volumi e un crescente successo anche in Occidente, si prepara a fare il grande salto… verso l’anime.

La notizia è rimbalzata in rete con l’energia di una tempesta solare: il 26 luglio 2025 verrà svelato un “super big announcement” legato alla serie. A lanciare l’allarme è l’account @MangaMoguraRE, fonte sempre ben informata quando si tratta di novità anime e manga. Tutti gli indizi puntano nella stessa direzione: Snowball Earth potrebbe finalmente avere il suo adattamento animato. E chi conosce il linguaggio del settore sa bene che quando le dichiarazioni diventano così roboanti e la data coincide con l’uscita di un nuovo capitolo in Giappone, qualcosa di grosso bolle davvero in pentola.

Pubblicato a partire dal gennaio 2021 su Monthly Big Comic Spirits di Shogakukan, Snowball Earth è arrivato in breve tempo a totalizzare 46 capitoli raccolti in otto volumi, con il nono previsto proprio per luglio. VIZ Media ha fiutato il potenziale e ne ha acquisito i diritti per il Nord America, dando il via alla pubblicazione in inglese a fine 2024. Ma è in patria che il manga ha fatto le onde più alte, attirando i riflettori grazie a un mix sapiente di azione sci-fi, survival horror e riflessione esistenziale.

Il protagonista Tetsuo non è l’eroe classico da shōnen: è un ragazzo cresciuto troppo in fretta, segnato dalle guerre e dal peso della solitudine. Dopo un’operazione militare fallita, viene ibernato e spedito sulla Terra, dove si risveglia otto anni dopo, in un mondo che non riconosce più. Le città sono scomparse, il cielo è costantemente coperto da nubi di ghiaccio e la natura ha ceduto il passo a un clima letale. Tetsuo non deve solo sopravvivere: deve comprendere cos’è accaduto, affrontare nuove minacce e soprattutto fare i conti con se stesso, con ciò che resta della sua umanità.

È proprio questo sostrato emotivo che ha colpito maestri come Hideaki Anno, creatore di Neon Genesis Evangelion, che ha elogiato Snowball Earth per la sua originalità e profondità. Sulla copertina del primo volume, le sue parole brillano come un sigillo d’autore. Ma la sorpresa più clamorosa arriva da Hideo Kojima in persona. Il visionario autore di Death Stranding – che guarda caso esplora anch’esso un mondo in rovina dove il contatto umano è al centro della narrazione – ha scritto un commento entusiasta sulla seconda copertina. Non è difficile capire perché: Snowball Earth condivide con il suo universo narrativo quella tensione tra isolamento e connessione, tra ghiaccio e calore umano.

Anche One, autore di One-Punch Man, ha voluto dire la sua, firmando la terza copertina con una frase che sembra la sintesi perfetta della serie: “Una storia di sopravvivenza estrema, una battaglia sull’orlo del precipizio, in cui si percepisce ancora il calore del corpo umano”. Non poteva esserci descrizione migliore.

Ma Snowball Earth non è solo atmosfera e suggestione: è anche azione serrata, combattimenti spettacolari con mecha, creature inquietanti e una costruzione del mondo ricca di dettagli e misteri da svelare. Tsujitsugu ha saputo fondere l’estetica classica della fantascienza giapponese con un’impronta autoriale ben riconoscibile, capace di parlare tanto ai fan dei robottoni quanto a chi cerca una narrazione più profonda e stratificata. La sua penna non si limita a disegnare scontri epici, ma scava nell’animo dei personaggi, mostrando come anche nei contesti più disumani possa sopravvivere qualcosa di profondamente umano.

Ora, con l’annuncio atteso il 26 luglio, si aprono scenari che potrebbero trasformare Snowball Earth da perla per intenditori a fenomeno globale. Un adattamento anime, se affidato a uno studio all’altezza, potrebbe portare questo universo ghiacciato davanti agli occhi di un pubblico molto più ampio, espandendone l’impatto culturale e commerciale. Del resto, un manga così visionario, già apprezzato da leggende viventi del mondo videoludico e animato, non può restare a lungo confinato sulla carta.

Se anche voi siete fan di storie alla Evangelion, se vi siete emozionati con Death Stranding, o se semplicemente amate le grandi epopee post-apocalittiche dove l’umanità si misura con i propri limiti, Snowball Earth è il titolo che dovete tenere d’occhio. E ora più che mai, perché qualcosa di importante sta per accadere.

E voi, lo conoscevate già? Vi piacerebbe vedere Snowball Earth in versione anime? Fatemelo sapere nei commenti o condividete questo articolo con i vostri amici nerd! Magari è il momento giusto per tuffarsi in questa avventura glaciale prima che diventi la prossima ossessione della community geek mondiale.

Love & Pop: il debutto live-action di Hideaki Anno

Il 21 febbraio 2025, i fan di Hideaki Anno, uno dei registi giapponesi più iconici e innovativi, avranno finalmente l’opportunità di vedere Love & Pop, il suo primo film live-action, nei cinema nordamericani. Un evento tanto atteso, che segna un’importante pietra miliare nella carriera del creatore di Neon Genesis Evangelion. Fino ad oggi, il film del 1998 non aveva avuto una distribuzione ufficiale al di fuori del Giappone, ma grazie a GKIDS, che ha annunciato il debutto della pellicola nei cinema statunitensi, i fan avranno finalmente accesso a un’opera che, sebbene meno conosciuta rispetto ai suoi lavori animati, merita senza dubbio una visione.

Love & Pop, basato sul romanzo Topaz II di Ryū Murakami, il seguito di Tokyo Decadence, racconta una storia di giovinezza, desiderio e alienazione, immergendo lo spettatore in un mondo oscuro e controverso, quello dell’enjo-kosai, il fenomeno giapponese dei “dating a pagamento”. Il film, girato con fotocamere digitali e microcamere, è stato restaurato in 2K per offrire una qualità visiva migliore, considerando che l’originale fu realizzato utilizzando una tecnologia poco convenzionale per l’epoca. Questa scelta stilistica, che includerà angolazioni di ripresa strane e inusuali, è parte del tratto distintivo di Anno, il quale ha continuato a sperimentare anche nelle sue opere più recenti, come Shin Kamen Rider.

Il film segue la protagonista Hiromi (interpretata da Asumi Miwa), una sedicenne che si trova a vivere la propria adolescenza in un periodo storico segnato da una crescente disillusione. La sua ricerca di identità la porta a intraprendere un viaggio in un mondo pericoloso e oscuro, che la porta a confrontarsi con il lato più sordido e perverso della società giapponese. Il suo obiettivo iniziale è acquistare un anello costoso, ma per farlo si affida all’enjo-kosai, un mondo in cui le ragazze giovani sono “compensate” per appuntamenti con uomini più anziani, senza consapevolezza delle conseguenze che queste esperienze possono avere su di loro. Ciò che inizia come una semplice ricerca di un oggetto materiale si trasforma rapidamente in un’esperienza devastante, che mette a nudo le contraddizioni e le fragilità della gioventù giapponese negli anni ’90.

La pellicola non si limita a raccontare una semplice storia di adolescenza, ma offre una riflessione più profonda sulla solitudine e sull’alienazione. Lo stile tecnico di Anno, con il suo montaggio rapido e frammentato e le scelte di inquadratura che rendono la pellicola visivamente disturbante, amplifica questa sensazione di smarrimento. La città di Shibuya, uno dei cuori pulsanti di Tokyo, funge da palcoscenico perfetto per esplorare l’inquietante viaggio interiore della protagonista, in un continuo contrasto tra la vivacità della metropoli e la solitudine che Hiromi prova nel suo cammino.

La narrazione di Love & Pop si sviluppa come un flusso di coscienza, il che consente di entrare nella mente di Hiromi e osservare come la sua vita e le sue scelte siano influenzate da un vuoto emotivo e da una totale mancanza di supporto da parte della famiglia e della società. Il film ci offre uno spaccato di una società che sembra non avere risposte per la protagonista, e in cui l’indifferenza è più comune della compassione. La critica sociale di Anno è tangibile: Love & Pop non è solo un racconto di una ragazza che si perde, ma anche una riflessione sulla cultura consumistica giapponese, dove le persone, anche quelle più giovani, sono trattate come beni di consumo, che possono essere acquistati e sfruttati.

La fotografia di Takahide Shibanushi è un altro punto di forza del film, capace di restituire un’atmosfera surreale e inquietante grazie all’uso di obiettivi grandangolari, inquadrature stranianti e una sensazione di instabilità visiva che accompagna lo spettatore per tutta la durata della pellicola. Alcuni espedienti stilistici, come l’uso ripetuto di un treno giocattolo come dolly, possono sembrare esagerati o addirittura gimmick, ma contribuiscono comunque a rendere l’esperienza cinematografica più originale e fresca.

La musica di Shinkichi Mitsumune, pur essendo essenziale e sobria, accentua la tristezza e la solitudine del film, con toni malinconici che accompagnano la protagonista nel suo percorso. Tuttavia, l’editing di Hiroshi Okuda potrebbe essere migliorato, poiché in alcune scene il ritmo diventa troppo lento, e il film perde di intensità in momenti che avrebbero potuto essere più tesi e concisi.

Love & Pop è un film che non cerca di giustificare o risolvere i temi che solleva, ma li affronta senza compromessi, lasciando che lo spettatore si faccia le proprie domande. La sua miscela di dramma, sperimentazione e critica sociale rende l’opera particolarmente interessante e significativa, non solo come prodotto di una carriera che ha definito il panorama dell’animazione, ma anche come punto di partenza di una riflessione sulla società giapponese. Anno, con il suo stile unico e il suo approccio visionario, porta sullo schermo un racconto di disillusione, desiderio e solitudine che, nonostante il passare degli anni, rimane straordinariamente attuale.

Per i fan di Hideaki Anno, Love & Pop rappresenta una rara opportunità di scoprire un aspetto meno conosciuto della sua carriera. Sebbene il film non abbia mai raggiunto il grande pubblico internazionale, la sua distribuzione nelle sale nordamericane è un’occasione imperdibile per chiunque sia interessato alla cinematografia giapponese e alla visione di un regista che, come pochi altri, è stato capace di unire sperimentazione stilistica e critica sociale. Un film da non perdere per chi vuole esplorare la carriera di Anno al di fuori dei confini di Evangelion e apprezzare un lato più oscuro e complesso della sua arte.

Il Giappone crea un archivio nazionale per preservare l’animazione e il manga

Una notizia entusiastica per gli appassionati di anime e manga arriva direttamente dal Giappone: il governo giapponese ha deciso di istituire un archivio nazionale dedicato alla conservazione e valorizzazione di queste forme d’arte fondamentali per la cultura nipponica. Un’iniziativa che ha già catturato l’immaginazione di chi da sempre considera gli anime e i manga non solo come intrattenimento, ma come una vera e propria parte del patrimonio culturale del paese.

La notizia arriva grazie a una collaborazione tra il governo e alcune figure iconiche dell’industria dell’animazione giapponese, tra cui Hideaki Anno e Machiko Satonaka, che hanno contribuito a dare forma a questo progetto ambizioso. L’obiettivo? Proteggere per il futuro i genga (i disegni preparatori), i rodovetri (i fondali dipinti) e tutti quei materiali che sono stati parte integrante della storia dell’animazione e del fumetto giapponese, molti dei quali sono stati a lungo ignorati o addirittura gettati via.

Per comprendere meglio l’importanza di questo progetto, basta pensare a quanto gli anime e i manga abbiano avuto un impatto enorme non solo in Giappone, ma in tutto il mondo. Questi media sono diventati veicoli di valori, tradizioni e storie che parlano a generazioni di persone, riflettendo la società nipponica e le sue trasformazioni. Purtroppo, per molto tempo, i materiali utilizzati per creare queste opere non sono stati considerati come tesori da preservare, ma solo come prodotti di consumo destinati a sparire una volta utilizzati. Molti di questi reperti, quindi, sono andati perduti nel corso degli anni, lasciando un vuoto difficile da colmare.

L’archivio nazionale che verrà creato avrà il compito di proteggere e conservare questi materiali storici, per garantire che le future generazioni possano accedere e studiare il lavoro che ha reso grande l’industria dell’animazione giapponese. Oltre alla conservazione, una parte fondamentale del progetto sarà la catalogazione e l’organizzazione di tutti i reperti per facilitare la ricerca. L’intento è anche quello di promuovere la conoscenza e l’apprezzamento di questa forma d’arte, sia in Giappone che all’estero, offrendo uno spazio che renda onore alla storia e all’evoluzione degli anime e dei manga.

Questo ambizioso progetto, tuttavia, non sarà facile da realizzare. Si dovranno individuare e acquisire molti dei materiali dispersi in studi di animazione, case editrici e collezioni private. La costruzione di questo archivio richiederà tempo, risorse e un impegno costante per portare a termine una missione tanto importante quanto sfidante.

Con questa mossa, il Giappone dimostra ancora una volta il suo profondo rispetto per la propria cultura e la sua volontà di preservarla per le generazioni future. Non solo è un passo importante per tutelare un patrimonio unico al mondo, ma è anche un gesto che dimostra quanto la passione per gli anime e i manga abbia conquistato il cuore di milioni di persone in tutto il mondo, e come questa arte continui a vivere e ad evolversi.

Fonte

Hideaki Anno e il nuovo Anime ispirato a “Space Battleship Yamato”: un Tributo a un Classico Intramontabile

Nel vasto e affascinante universo dell’animazione giapponese, poche figure riescono a suscitare un misto di rispetto e ammirazione come Hideaki Anno. Conosciuto principalmente come il geniale creatore di Neon Genesis Evangelion, Anno ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore di milioni di fan e artisti. Oggi, il regista sta lavorando a un nuovo progetto che ha già attirato l’attenzione di tutti gli appassionati: un film anime ispirato al leggendario Space Battleship Yamato. Questa serie, che ha scritto pagine importanti nella storia dell’animazione giapponese, è un vero e proprio pilastro culturale.

In una recente intervista, Anno ha riflettuto sull’influenza che Space Battleship Yamato ha avuto sulla sua vita e carriera, affermando con emozione: “Se non avessi incontrato Space Battleship Yamato 50 anni fa, non penso che sarei la persona che sono oggi…” Questa dichiarazione non solo evidenzia il valore nostalgico della serie, ma anche la sua incredibile capacità di ispirare e dare forma a nuove generazioni di narratori e artisti.

Recentemente, Space Battleship Yamato ha festeggiato il suo cinquantesimo anniversario, un traguardo che non poteva certo passare inosservato. Il nuovo progetto di Anno non si limiterà a un semplice film; prevede un vero e proprio festival di eventi, con mostre, pubblicazioni e una serie di film anime dedicati a rivisitare e celebrare l’universo di Yamato per le nuove generazioni. Anno ha confermato che il suo studio, Khara, ha ricevuto le necessarie licenze da Voyager Holdings e Tohokushinsha Film Corporation, i detentori dei diritti dell’opera, per portare avanti questo entusiasmante progetto.

Sebbene Anno non possa ancora svelare molti dettagli, ha chiarito che il suo film sarà completamente distinto dai remake in corso, come Space Battleship Yamato 2199. La produzione inizierà nel 2025, e i fan sono già in trepidante attesa per l’uscita nelle sale, sperando di assistere a un omaggio che possa anche esplorare nuove narrazioni in un contesto che ha profondamente influenzato la visione artistica di Anno.

Per chi non lo sapesse, la trama originale di Space Battleship Yamato è ambientata nel lontano 2199, in un futuro in cui l’umanità è minacciata da una razza aliena ostile. L’unica speranza di salvezza è riposta nella corazzata Yamato, un vascello da guerra realmente esistito, affondato nel 1945 dalla Marina imperiale giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 2199, la Yamato viene riportata in vita come nave spaziale, pronta a difendere la Terra da minacce extraterrestri. La serie debuttò per la prima volta nell’ottobre del 1974, e il primo film d’animazione uscì nel 1977, incassando ben 2,1 miliardi di yen (circa 23 milioni di dollari) al botteghino e raggiungendo un record di ascolti del 50% nel 1978.

L’idea di Space Battleship Yamato nasce dalla mente creativa di Leiji Matsumoto, noto anche per il suo lavoro su Capitan Harlock. Questo franchise ha preso vita contemporaneamente come manga e serie animata, dando inizio a una lunga saga di sequel e remake. Da non dimenticare, nel 2010, è stato anche realizzato un film live-action, che ha cercato di catturare l’essenza di questo amato franchise per un pubblico contemporaneo.

Per Hideaki Anno, Space Battleship Yamato rappresenta qualcosa di più di una semplice serie da ammirare: è una fonte d’ispirazione costante. Anno ha dichiarato di essere un fan della serie da ben 49 anni, e la sua passione è palpabile. Senza di essa, sostiene, non sarebbe diventato l’artista e il narratore che conosciamo oggi.

Per celebrare il cinquantesimo anniversario di Space Battleship Yamato, Anno ha assunto un ruolo di leadership in vari progetti commemorativi, che includono mostre, pubblicazioni di libri illustrati e la riedizione del manga di Matsumoto. Inoltre, sono stati realizzati sette lungometraggi animati, tutti dedicati a questo universo iconico. Il nuovo film di Hideaki Anno non è solo un omaggio a Space Battleship Yamato, ma rappresenta anche un passo significativo verso il futuro dell’animazione giapponese. Con un regista del calibro di Anno al timone, i fan possono aspettarsi un’opera che non solo celebra il passato, ma esplora anche nuove frontiere narrative e artistiche. Questo film promette di essere un evento imperdibile per tutti gli appassionati di anime e una nuova pietra miliare nella già ricca storia di Space Battleship Yamato. Chi è pronto a salire a bordo per questa nuova avventura spaziale?

Evangelion: Rei torna in grandezza naturale! Ecco dove ammirarla

Fan di Neon Genesis Evangelion preparate i fazzoletti! È ufficiale: la nuova mostra Evangelion Crossing Expo ospiterà una statua a grandezza naturale di Rei Ayanami. Un’occasione imperdibile per ammirare da vicino la Pilotessa dell’Eva-01 in tutta la sua bellezza e imponenza.

11 anni di attesa per ritrovare Q Ayanami Rei

Era il 2013 quando la statua di Q Ayanami Rei, clone della pilota originale, fece il suo debutto all’expo di Matsuya Ginza. Da allora, ben 11 anni sono trascorsi senza che questa magnifica opera d’arte avesse la possibilità di tornare ad affascinare i fan. Un’assenza che ha alimentato tanta nostalgia e curiosità, specie dopo l’uscita dell’ultimo capitolo del Rebuild cinematografico.

La statua rappresenta Q Ayanami Rei nella sua iconica plugsuit nera, in quella posa che i fan di Evangelion conoscono bene come “manutenzione”, un omaggio al personaggio di Gendo Ikari.

Dove ammirare la statua di Rei?

Per immergersi nella bellezza di questa gigantesca figure

Qui potrete trovare immagini di Rei scattate direttamente dall’allestimento, un assaggio di quello che vi aspetta in un evento che si preannuncia davvero sensazionale per tutti gli appassionati di Evangelion, dai più nostalgici ai più recenti.

Un’occasione da non perdere per i fan di Evangelion

La presenza della statua di Rei Ayanami all’Evangelion Crossing Expo è un vero e proprio regalo per tutti gli amanti di questa serie capolavoro. Un’occasione unica per rivivere le emozioni di Evangelion e ammirare da vicino uno dei personaggi più iconici dell’animazione giapponese. Non perdetevi questa imperdibile mostra!

Accoglienza e Eredità di Evangelion: Un Fenomeno Culturale e Controverso

Neon Genesis Evangelion, la celebre serie animata creata da Hideaki Anno e dallo studio Gainax, è considerata uno dei titoli più influenti nella storia dell’animazione giapponese. Sin dalla sua prima messa in onda nel 1995, Evangelion ha generato polemiche, passioni e accese discussioni tra gli appassionati, dividendo il pubblico in due schieramenti: da una parte chi ha definito l’opera un capolavoro rivoluzionario, dall’altra chi l’ha giudicata un’opera sopravvalutata.

Uno degli aspetti più controversi della serie è rappresentato dagli ultimi episodi, che hanno deluso una parte consistente del pubblico per il loro stile introspettivo e psicologico, lontano dalle aspettative create fino a quel momento. Le ultime due puntate, in particolare, furono oggetto di aspre critiche per il loro significato enigmatico e la mancanza di una conclusione soddisfacente, sebbene alcuni le abbiano elogiate per la profondità dei temi affrontati. Altre scene controverse, tra cui momenti di violenza e contenuti sessuali, presenti nel diciottesimo e nel ventesimo episodio, contribuirono a rafforzare il dibattito attorno all’opera.

Nonostante queste divisioni, o forse proprio grazie ad esse, Neon Genesis Evangelion divenne rapidamente un fenomeno culturale di massa. La sua notorietà si estese ben oltre i confini giapponesi, conquistando una popolarità globale. In Giappone, la serie vinse per due anni consecutivi, nel 1996 e nel 1997, l’Anime Grand Prix organizzato dalla rivista Animage, mentre il film conclusivo The End of Evangelion si aggiudicò lo stesso premio nel 1998. Evangelion divenne così il primo franchise a trionfare per tre anni consecutivi in uno dei sondaggi più prestigiosi nel settore dell’animazione.

Anche negli anni successivi, la popolarità di Evangelion continuò a crescere, raggiungendo risultati straordinari in diversi sondaggi di gradimento. Nel 2005, l’emittente TV Asahi inserì l’anime al ventesimo posto tra le cento serie animate più amate dal pubblico giapponese, un risultato che migliorò ulteriormente l’anno successivo, con Evangelion che salì al secondo posto. Nel 2007, un’indagine condotta da One’s Communication tra gli appassionati di animazione lo classificò al secondo posto tra le serie che avevano spinto i fan a diventare otaku, testimonianza del suo impatto duraturo sulla cultura popolare giapponese.

Un’altra indagine, condotta nel 2010 dall’Università Politecnica di Tokyo, collocò Evangelion tra le opere più rappresentative della cultura giapponese moderna, confermando il suo status iconico anche all’interno della campagna promozionale governativa Cool Japan, creata per valorizzare la cultura nipponica all’estero. Nel 2013, uno studio di Neo Marketing incluse Evangelion tra gli anime più raccomandabili per un pubblico internazionale, a conferma del suo successo anche fuori dal Giappone.

L’impatto culturale e commerciale di Evangelion

L’eredità di Neon Genesis Evangelion non si limita alla sola popolarità: la serie ha rivoluzionato l’industria dell’animazione giapponese, inaugurando un nuovo periodo per l’animazione seriale e contribuendo a rinnovare il panorama televisivo. Prima della sua uscita, il settore dell’animazione seriale stava attraversando una fase di crisi, surclassato dal crescente successo dei videogiochi e del direct-to-video. Evangelion, con la sua estetica cinematografica e il suo approccio più autoriale, ha cambiato le regole del gioco, ispirando una generazione di registi e produttori e contribuendo a una maggiore libertà creativa, riducendo la dipendenza da franchise di merchandising o manga preesistenti.

Il successo delle repliche televisive, trasmesse in tarda serata nel 1997, segnò l’inizio di una nuova era per gli anime trasmessi fuori dagli orari di punta, con un aumento esponenziale delle serie animate dedicate a un pubblico adulto. Newtype, una delle riviste di riferimento per gli appassionati, dichiarò che Evangelion aveva “rivoluzionato l’intera subcultura otaku”, aprendo la strada a una serie di titoli che avrebbero seguito la sua scia.

Evangelion e la terza generazione otaku

Un altro aspetto fondamentale dell’eredità di Evangelion è il suo ruolo nel trasformare la subcultura otaku. Secondo il critico culturale Hiroki Azuma, la serie segnò una netta spaccatura nel settore dell’animazione giapponese, facendo emergere un nuovo tipo di fan. Prima di Evangelion, la subcultura otaku era un fenomeno relativamente di nicchia; dopo l’uscita della serie, essa divenne un fenomeno di massa, coinvolgendo un numero sempre maggiore di giovani adulti, molti dei quali si identificarono nella “terza generazione otaku”, cresciuta guardando Evangelion o leggendo il relativo manga.

Questa trasformazione si rifletté anche nella diffusione del fenomeno cosplay, che ricevette una spinta significativa grazie alla popolarità di personaggi iconici come Asuka Langley Soryu e Rei Ayanami. Il termine otaku, inizialmente utilizzato con intenti dispregiativi, conobbe una diffusione mediatica più ampia, portando a una progressiva rivalutazione della figura del fan appassionato di animazione e cultura pop giapponese.

L’influenza artistica e il futuro dell’animazione

Dal punto di vista stilistico, Evangelion ha avuto un impatto decisivo su molte serie successive. La sua estetica, in particolare il design dei mecha, più umano rispetto alle precedenti serie robotiche, e quello astratto degli Angeli, ha influenzato profondamente il genere mecha, e ha ispirato anime come RahXephon, Serial Experiments Lain, e persino produzioni occidentali come Rick and Morty e Gravity Falls. Anche registi affermati come Makoto Shinkai, noto per film come Your Name, hanno citato Evangelion come una delle loro principali fonti di ispirazione.

In campo musicale, la serie ha lasciato il segno influenzando band come i Fightstar, che si sono ispirati alle tematiche di Evangelion per il loro album Grand Unification, e il gruppo Rey, il cui nome è un omaggio al personaggio di Rei Ayanami.

L’eredità di Neon Genesis Evangelion è immensa e continua a influenzare non solo il mondo dell’animazione, ma anche la cultura pop globale. Grazie alla sua capacità di esplorare temi complessi come la psicologia, la filosofia e la religione, Evangelion ha elevato il medium degli anime, contribuendo a una maggiore considerazione culturale e artistica dell’animazione seriale. Anche a distanza di decenni dalla sua prima messa in onda, Evangelion rimane un caposaldo dell’animazione e un punto di riferimento per le generazioni future di creatori e appassionati.

Il Nautilus e il suo Equipaggio ne Il mistero della pietra azzurra

In un’epoca di scoperte scientifiche e meraviglie tecnologiche, si dipana una storia avventurosa che potrebbe essere uscita direttamente dalle pagine di un romanzo di Jules Verne. La serie televisiva anime “Nadia – Il mistero della pietra azzurra” ci trasporta in un mondo di mistero e meraviglia, prodotto dallo studio Gainax e diretto da Hideaki Anno, al suo esordio come regista di una serie televisiva.

L’Origine del Mistero

La genesi di questa epica avventura risale agli anni ’70, quando il giovane Hayao Miyazaki venne incaricato dalla casa di produzione Toho di sviluppare idee per nuove serie televisive. Uno dei concept creati fu “Il giro del mondo sotto ai mari,” ispirato ai romanzi “Due anni di vacanze” e “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne. In questa visione, due giovani protagonisti in fuga dai malvagi si imbattono nel sommergibile Nautilus, dando inizio a un viaggio straordinario sotto la guida del misterioso Capitano Nemo. Sebbene la serie non venne realizzata all’epoca, gli elementi di questo progetto vennero conservati e riutilizzati in opere successive, come “Conan il ragazzo del futuro” e “Laputa – Castello nel cielo.” Quando “Nadia – Il mistero della pietra azzurra” venne finalmente alla luce, portava con sé l’influenza di Miyazaki, pur non essendo direttamente ispirato ai suoi lavori.

Il Leggendario Nautilus

Il Nautilus, cuore pulsante della serie, è un immaginario sottomarino nucleare, concepito e comandato dal Capitano Nemo. Questo straordinario vascello, lungo 132 metri e costruito con una speciale lega al Titanium, può navigare nelle profondità marine e viaggiare nello spazio, dotato di una velocità di circa 108 nodi e armato di missili e siluri. Il Nautilus è una meraviglia della tecnologia, un baluardo contro le forze oscure di Neo Atlantide.

Il Nuovo Nautilus

L’Iridium, noto anche come il Nuovo Nautilus, è un incrociatore da battaglia pesante il cui scopo principale è proteggere le rotte della flotta di astronavi proveniente da M33. Dotato di un motore a fusione nucleare, l’Iridium sviluppa un’energia immensa, superiore persino al suo leggendario predecessore, con torrette laser e scudi energetici.

Gli Intrepidi del Nautilus

A bordo del Nautilus troviamo una colorata schiera di personaggi, ciascuno con il proprio ruolo nell’epica avventura:

  • Elusys Ra Arwol, il Capitano Nemo: Antico re della città di Tartesso, Nemo è un uomo tormentato dal suo tragico passato, opposto al malvagio Gargoyle. La sua fiducia nell’umanità e nella natura lo rende l’antitesi perfetta del suo nemico. La sua malinconia si riflette nei momenti in cui suona l’organo, mentre guida con determinazione il Nautilus contro Neo Atlantide.
  • Electra, la Fiera Guerriera: Medina Ra Lugensius, conosciuta come Electra, è una donna forte e determinata, sopravvissuta alla distruzione di Tartesso. Cresciuta da Nemo, sviluppa un amore profondo per lui e una gelosia verso chiunque cerchi di avvicinarsi troppo. Alla fine, il suo amore e il suo sacrificio la rendono un personaggio complesso e affascinante.
  • Echo Villan e Icolina: Echo, giovane addetto al sonar, trova l’amore nell’infermiera di bordo Icolina, con la quale si sposa alla fine della serie. La loro storia d’amore aggiunge un tocco di tenerezza all’epica avventura.
  • Il Saggio Macchinista: L’anziano capo macchinista, amico fidato di Nemo, è la spina dorsale tecnica del Nautilus, garantendo il funzionamento impeccabile del sommergibile.
  • Il Timoniere e il Medico di Bordo: Il timoniere, un uomo forte e atletico, insieme al suo collaboratore pallido e scherzoso, manovra il Nautilus con destrezza. Il medico di bordo, Dengil Echino, è estremamente protettivo nei confronti della nipote Icolina e si assicura che tutti a bordo ricevano le cure necessarie.

L’Impronta di Jules Verne

Nadia – Il mistero della pietra azzurra” è più di una semplice serie animata; è un omaggio alla visione avventurosa e alla fantasia di Jules Verne. Il Capitano Nemo, il Nautilus, e le avventure sottomarine e interplanetarie riecheggiano le opere di Verne, portando il pubblico in un viaggio straordinario attraverso mari inesplorati e terre misteriose. La serie cattura l’essenza dell’esplorazione, del mistero e dell’ingegno umano, rendendola un’epica avventura degna di essere raccontata.

Neon Genesis Evangelion: Asus Rog affronta gli Angeli

ASUS ha appena svelato la prima immagine della loro nuova linea di prodotti ROG brandizzati con il leggendario anime Neon Genesis Evangelion. Sì, avete capito bene, stanno mettendo insieme i mech giganti creati per sconfiggere gli Angeli e l’hardware da gaming.

La nuova lineup del 2023 promette di offrire tutto ciò di cui hai bisogno per creare una build interamente dedicata all’anime di Hideaki Anno. Nell’immagine teaser che abbiamo pubblicato come copertina di questo articolo possiamo vedere l’incredibile alimentatore ROG Thor, la scheda madre ROG Z790 Maximus Hero e il case ROG Hyperion GR701 che sembra uscito direttamente dal quartier generale Neo Tokyo 3. È tutto così epico che mi sento come se stessi pilotando un Eva contro un Angelo!

Nella foto promozionale appare anche una misteriosa scheda video della nuova serie NVIDIA GeForce RTX 4000, ma non ci danno alcun dettaglio. Fanno finta di mostrare tutto, ma poi ti lasciano a desiderare! Sembra che dovremo aspettare un po’ prima di scoprire di che modello si tratta. Fino ad allora, possiamo solo immaginare i mech da gaming più potenti mai visti!

Ma c’è un’altra sorpresa nascosta nella foto: sembra che ASUS abbia in programma di vendere un set di keycap a tema Evangelion separatamente! Cosa vuol dire? Che potremo personalizzare qualsiasi tastiera con l’iconico stile del nostro anime preferito! Finalmente potremo sentirci come Shinji Ikari mentre facciamo clic sui tasti, anche se il nostro unico nemico è una partita a Fortnite.

La precedente serie di hardware a tema Neon Genesis Evangelion ha avuto un grande successo in Asia, ma stavolta ASUS ha deciso che è il momento di portare tutto questo stile anche nel resto del mondo. Non possiamo che esserne felici! Non vediamo l’ora di vedere questi prodotti in azione e speriamo che i prezzi non siano troppo esagerati. Sappiamo che non sarà economico, ma è il prezzo da pagare per poter realizzare il sogno di pilotare un mecha mentre giochiamo.

Groundwork of Evangelion

Nel vasto panorama delle opere animate giapponesi, poche sono riuscite a scolpire un posto indelebile nell’immaginario collettivo come Neon Genesis Evangelion. Ideata e diretta da Hideaki Anno, questa serie rivoluzionaria ha debuttato nel 1995, catapultando gli spettatori in un futuro distopico segnato da un cataclisma globale noto come Second Impact. A causa di questo evento, l’umanità si trova sull’orlo dell’estinzione, mentre misteriose entità aliene, chiamate Angeli, iniziano a minacciare la Terra. Per contrastare questi esseri, la misteriosa organizzazione NERV ha sviluppato gli Evangelion, gigantesche unità umanoidi che solo un ristretto gruppo di giovani piloti è in grado di controllare. Ma ciò che sembra un’epica battaglia tra il bene e il male si rivela essere molto di più: un viaggio psicologico nelle menti fragili e tormentate dei protagonisti, la cui lotta interiore riflette l’ambiguità morale e filosofica dell’intera opera.

La serie si focalizza sui traumi e le incertezze dei tre giovani piloti: Shinji Ikari, Rei Ayanami e Asuka Langley Soryu, i quali, pur essendo essenziali per la sopravvivenza dell’umanità, sono essi stessi delle pedine in un progetto molto più grande e oscuro di quanto possano immaginare. Evangelion non è soltanto una serie di mecha e battaglie spettacolari, ma un’opera che esplora il senso di isolamento, la paura dell’abbandono e la costante ricerca di approvazione che permeano la psiche dei protagonisti. Hideaki Anno ha saputo fondere in modo unico elementi di fantascienza con introspezione psicologica e tematiche esistenziali, dando vita a un racconto stratificato che, ancora oggi, continua a essere oggetto di discussione e interpretazione.

Per gli appassionati più accaniti di Evangelion e per chi desidera scoprire i retroscena della produzione, i tre volumi di Groundwork of Evangelion rappresentano una risorsa preziosa e imperdibile. Questi artbook, pubblicati da Planet Manga e supervisionati direttamente da Hideaki Anno, offrono uno sguardo privilegiato sui bozzetti, gli schizzi e le fasi preparatorie che hanno portato alla creazione della serie. Coprendo i 26 episodi dell’anime originale, queste raccolte permettono di immergersi nel processo creativo che ha dato vita ai momenti più iconici dello show. Ogni volume è ricco di illustrazioni dettagliate, molte delle quali in bianco e nero, ma non mancano esempi a colori che arricchiscono l’esperienza visiva. Il primo volume include una prefazione scritta da Anno stesso, datata settembre 2000, che riflette sul percorso creativo e sulle difficoltà incontrate durante la realizzazione dell’opera.

Uno degli aspetti più intriganti del Groundwork è proprio la supervisione di Anno su ogni fase della produzione. Le sue scelte artistiche e narrative sono presenti in ogni schizzo e bozzetto, offrendo ai fan uno sguardo più profondo sulle dinamiche dietro le quinte. Non si tratta di un semplice compendio di disegni, ma di un’opera che riflette la complessità e l’evoluzione della visione di Anno nel corso del tempo. Evangelion, infatti, non è rimasto immutato: il regista ha ripreso in mano la sua creazione attraverso la serie di film Rebuild of Evangelion, cercando di ridefinire e completare la storia originale, frutto anche della sua lotta personale contro la depressione.

Per chi ha conosciuto Evangelion attraverso la famosa Anime Night di MTV nei primi anni 2000, questi volumi rappresentano un’occasione per rivivere quei momenti, ma con una consapevolezza maggiore del dietro le quinte. In quegli anni, l’opera fece il suo debutto in Italia, conquistando il grande pubblico. Tuttavia, la sua popolarità esplose nuovamente con il ritorno su Netflix, non senza controversie. Quando Netflix acquisì i diritti per la serie, fu necessario un nuovo doppiaggio, a causa della scadenza dei diritti sul doppiaggio originale italiano. La nuova versione, curata da Gualtiero Cannarsi, suscitò numerose polemiche per la sua fedeltà linguistica, che portò a dialoghi spesso poco comprensibili. Dopo mesi di critiche, la piattaforma decise di rimediare, rilasciando un doppiaggio alternativo che permise alla serie di riconquistare i fan più nostalgici.

Il Groundwork of Evangelion è un’opera pensata per veri collezionisti. Il prezzo, che si aggira intorno ai 95 euro per l’intero cofanetto, può sembrare elevato, ma è giustificato dalla qualità dei materiali e dall’importanza storica e artistica di questi volumi. Stampati su carta patinata, con copertine flessibili ma curate, i tre volumi offrono una dimensione di approfondimento unica, riservata a chi desidera possedere un pezzo di storia dell’animazione giapponese. La raccolta non è destinata al lettore occasionale, ma a coloro che vogliono immergersi completamente nell’universo di Evangelion e comprendere ogni dettaglio della sua realizzazione.

Evangelion continua a essere un’opera che, anche dopo quasi trent’anni, mantiene intatta la sua rilevanza culturale. Il suo impatto sul mondo dell’animazione e sul pubblico internazionale è innegabile, e il Groundwork of Evangelion ne rappresenta la testimonianza tangibile, offrendo ai fan l’opportunità di esplorare la profondità e la complessità di un capolavoro senza tempo.

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