X-Men nel Marvel Cinematic Universe: è arrivato il momento che stavamo aspettando

L’annuncio che i fan hanno atteso per anni ha acceso una nuova fiamma geek che ora illumina l’intero Marvel Cinematic Universe. Il passaggio dei mutanti sul grande schermo entra ufficialmente in una nuova fase, non più legata a cammei nostalgici o fugaci incursioni multiversali, ma radicata in un progetto strutturato che mira a rifondare gli X-Men come pilastro narrativo della Marvel cinematografica. L’emozione della community è esplosa nel momento esatto in cui Kevin Feige ha sganciato la notizia durante la conferenza stampa dedicata a Fantastic Four: First Steps: un nuovo corso per gli X-Men è stato avviato e porterà la squadra di Xavier al centro della prossima epoca narrativa dell’MCU.

La regia è stata affidata a Jake Schreier, figura che ha già dimostrato la propria abilità nel dirigere storie corali grazie all’esperienza su Thunderbolts. La scelta appare quasi un atto di coerenza tematica: Schreier ha dimostrato di saper gestire equilibri fragili, psicologie spezzate e rapporti contraddittori, esattamente ciò che ha reso gli X-Men un simbolo mondiale di identità, rifiuto, diversità e lotta interiore. Intervistato da Empire Magazine, il regista ha definito il progetto come un’opportunità unica, anticipando l’intenzione di scavare nel conflitto emotivo dei personaggi e plasmare un team che non è solo una squadra, ma un microcosmo sociale.

Intanto, lo scenario del MCU inizia già a muoversi per accogliere la mutazione. Avengers: Doomsday, l’imminente mega-evento annunciato con un cast che conta già ventisette attori e diversi team provenienti da molteplici distorsioni del multiverso, continua ad attirare voci e speculazioni. Parte del fandom spinge per un ritorno di Hugh Jackman nel ruolo di Wolverine, tanto che l’attore stesso, ospite al Graham Norton Show, ha ammesso che non si sentirebbe di escludere nulla. Le sue parole, “Non dirò mai più ‘mai’”, hanno alimentato l’idea di un’apparizione in Doomsday o addirittura in Secret Wars, film che potrebbe rappresentare il suo vero “ultimo atto”. Il Marvel boss non ha confermato, ma ha ammesso l’esistenza di trattative con Jackman e con Ryan Reynolds, dichiarazioni che bastano a far oscillare la community tra speranza e panico da hype.

Alcuni insider suggeriscono che Jackman possa apparire in Secret Wars, probabilmente in un ruolo che fungerà da ponte generazionale per il passaggio a un nuovo attore. Le battaglie che si prospettano lasciano immaginare un parterre di eroi che attingerà da decenni di storia cinematografica Marvel: dal Deadpool di Reynolds allo Spider-Man di Tobey Maguire, dalle varianti degli Avengers alle vecchie glorie degli X-Men. Un multiverso che implode in un gigantesco atto finale, prima che tutto venga riallineato per lasciare ai mutanti un terreno narrativo stabile e condiviso con i Vendicatori.

Il 5 maggio 2028 è la data scelta per far partire questa rinascita mutante, un giorno dal valore simbolico potentissimo. Vent’anni esatti dopo l’uscita di Iron Man, film che ha dato vita al MCU. La Marvel non sta semplicemente programmando un’uscita, ma sta costruendo un passaggio di testimone. Un ciclo che si chiude e un altro che si apre. Le riprese dovrebbero iniziare tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, lasciando il giusto respiro per una fase preparatoria monumentale. L’uscita di Avengers: Secret Wars, fissata per dicembre 2027, fungerà da spartiacque definitivo tra l’era del Multiverso e il nuovo assetto ordinato che Feige e il team creativo sembrano voler restaurare dopo anni di linee temporali capricciose e varianti a pioggia.

Con la Mutant Saga, l’obiettivo è chiaro: un decennio narrativo in cui l’MCU tornerà a una struttura più coesa, dove gli X-Men non sono un elemento esterno, ma parte integrante del mondo che ospita gli Avengers. Niente più universi separati. Niente più “spin-off di realtà alternative”. La Marvel sembra pronta a un cambiamento radicale che rifletterà il messaggio storico dei mutanti: inclusione, identità, rivoluzione culturale.

Dietro le quinte, i nomi coinvolti nella scrittura del progetto contribuiscono a rafforzare questo intento. Michael Lesslie, autore de La ballata dell’usignolo e del serpente e della sceneggiatura di Assassin’s Creed, porta con sé una sensibilità narrativa capace di unire introspezione, tensione e critica sociale. La Marvel avrebbe garantito a Schreier e Lesslie un margine creativo ampio, consapevole che gli X-Men necessitano di un linguaggio proprio e di una poetica capace di onorare sia il fumetto sia le sue metamorfosi allegoriche.

Il casting rimane avvolto dal mistero più totale, ma la galassia geek specula da mesi su possibili giovani attori in grado di incarnare le versioni di un Xavier Institute ancora acerbo, pieno di studenti che devono imparare a convivere con doni che spesso sembrano maledizioni. I nomi più discussi includono Jack Champion come potenziale Ciclope, Sadie Sink come Jean Grey e perfino Julia Butters nel ruolo di Kitty Pryde. Le voci su Rogue puntano invece a Margaret Qualley, mentre il dossier Wolverine ha ormai i due candidati più amati dalla rete: Taron Egerton e Karl Urban. Il passaggio di eredità dall’iconico Jackman non sarà semplice, e proprio per questo la Marvel sembra intenzionata a costruire un Logan diverso, più fedele alla versione “bassa, rabbiosa, animalesca” dei fumetti.

Ogni tassello sembra muoversi verso una sola direzione: riportare gli X-Men al centro della cultura pop come simbolo di un’epoca che ha sete di nuove allegorie sulla diversità e sulla percezione dell’altro. Gli X-Men sono sempre stati questo: lo specchio mutante delle nostre paure e dei nostri desideri. La Marvel lo sa e sembra pronta a costruire una saga che non vive solo di esplosioni e superpoteri, ma di temi, identità, contraddizioni e lotte interiori.

Il 5 maggio 2028 rischia quindi di diventare una data sacra per noi nerd, un nuovo “anno zero” da cui far ripartire il MCU dopo la conclusione della Multiverse Saga. Una scintilla capace di riaccendere l’interesse in un universo narrativo che, dopo quasi due decenni, sembra pronto a mutare ancora una volta.

E ora tocca a voi, mutanti del CorriereNerd: chi volete sul trono genetico del nuovo MCU?

Quale volto immaginate dietro la maschera di Wolverine? Quali storie tratte dall’epoca d’oro di Claremont vorreste vedere adattate? Sognate Magneto come primo antagonista o preferireste partire da un conflitto più intimo e scolastico, in stile New Mutants?

La prossima era Marvel sarà anche la nostra era, perché il fandom non è mai stato così determinante nelle strategie narrative della Casa delle Idee.

Scrivete nei commenti le vostre teorie, condividete l’articolo ovunque e preparatevi: gli X-Men stanno arrivando. E questa volta resteranno.

Scopri il Nuovo Set LEGO Marvel X-Men: The X-Mansion

Se sei un fan degli X-Men e dei mattoncini LEGO, preparati a vivere un’esperienza unica e coinvolgente: LEGO ha appena svelato il nuovo set costruibile LEGO® Marvel X-Men: The X-Mansion, e sarà un vero sogno per ogni appassionato del mondo Marvel. Immagina di poter ricostruire uno dei luoghi più iconici della saga mutante direttamente a casa tua, pezzo dopo pezzo, immergendoti nell’universo degli X-Men con dettagli mai visti prima. La celebre X-Mansion, dimora del Professor X e quartier generale degli X-Men, è pronta a prendere vita sotto le tue mani.

Un Viaggio Costruttivo nel Mondo degli X-Men

Il set LEGO Marvel X-Men: The X-Mansion è una celebrazione della creatività e della passione per i supereroi. Con 3.093 pezzi, questa costruzione non è solo un passatempo, ma un’avventura in miniatura. Ogni blocco che andrai a posizionare ti avvicinerà di più alla realizzazione di uno dei luoghi simbolo dell’universo Marvel: l’Istituto Xavier per Giovani Dotati. Che tu sia un costruttore esperto o semplicemente un amante delle sfide creative, preparati a dedicarti a un progetto che combina intrattenimento e nostalgia, unendo l’amore per i mattoncini con quello per i mutanti.

La X-Mansion, oltre ad essere una scuola per mutanti, è un luogo ricco di misteri, tecnologie avanzate e scene d’azione che hanno conquistato milioni di lettori e spettatori nel corso degli anni. Ora, grazie a LEGO, puoi esplorarla in ogni suo dettaglio, dai sotterranei dove si trova il Cerebro, fino alle stanze più segrete e ai corridoi dove gli X-Men si sono allenati per difendere il mondo.

Minifigure Esclusive e Dettagli Straordinari

Ma non finisce qui! Uno degli aspetti più eccitanti di questo set è la presenza di 10 minifigure, tra cui cinque che fanno il loro debutto nel mondo LEGO. Finalmente, potrai aggiungere alla tua collezione LEGO personaggi come il Professor X, Gambit, Iceman, Jean Grey (in una nuova variante) e Bishop, tutti rappresentati con grande cura e fedeltà. Ogni minifigura è corredata da accessori che richiamano le loro caratteristiche iconiche, permettendoti di ricreare scene epiche del mondo degli X-Men. Inoltre, potrai costruire una Sentinella, il terrificante robot cacciatore di mutanti che ha segnato molte delle battaglie più drammatiche del franchise. Non mancano neppure la Danger Room, dove gli X-Men si allenano, la moto di Wolverine pronta a sfrecciare e, ovviamente, il Cerebro, lo strumento con cui il Professor X individua i mutanti nel mondo. Ogni dettaglio è stato curato per rendere omaggio all’universo degli X-Men, e ogni pezzo del set sembra raccontare una storia. È come se i mattoncini LEGO ti invitassero a scoprire, pezzo dopo pezzo, le avventure che hai visto nei fumetti o sul grande schermo.

Un Capolavoro da Collezionare

Se sei un collezionista o semplicemente un appassionato, questo set rappresenta un’opportunità imperdibile. Le sue dimensioni sono impressionanti: 27 cm di altezza, 40 cm di larghezza e 27 cm di profondità. Una volta completato, diventerà un pezzo espositivo di cui andare orgoglioso, capace di arricchire qualsiasi collezione dedicata ai fumetti o ai supereroi.

Il set costruibile LEGO Marvel X-Men: The X-Mansion è molto più di un semplice giocattolo. È un oggetto da collezione per chi ama il mondo Marvel, un’occasione per rivivere i momenti più iconici della saga degli X-Men e immergersi nel loro universo. Con il suo design accurato e dettagliato, sarà il fiore all’occhiello di qualsiasi fan della Marvel o dei mattoncini LEGO.

Quando e Dove Acquistare

Il set LEGO Marvel X-Men: The X-Mansion sarà disponibile in anteprima per i membri LEGO Insiders dal 1° novembre 2024, sul sito ufficiale LEGO e nei LEGO Store. Per tutti gli altri, il set sarà disponibile a partire dal 4 novembre, al prezzo di 329,99 €. Ma non è tutto: se effettui l’acquisto tra il 1° e il 7 novembre, riceverai in omaggio un set LEGO Marvel Cerebro. Questo piccolo gioiello costruibile include una minifigura del Professor X sulla sua sedia a rotelle e il Cerebro, il leggendario dispositivo per localizzare mutanti. Un’aggiunta perfetta per completare la tua collezione LEGO X-Men!

Un Sogno per i Fan degli X-Men

Questo nuovo set LEGO Marvel X-Men: The X-Mansion è molto più di un’esperienza di costruzione: è un viaggio nel cuore dell’universo mutante. Ogni pezzo che assembli ti farà rivivere l’epica saga degli X-Men, portandoti a immergerti in quel mondo di poteri straordinari e personaggi leggendari. Se sei un fan degli X-Men o della Marvel, questo è il set che non puoi farti sfuggire. Preparati a costruire la tua X-Mansion e a scatenare l’eroe che è in te. Riunisci la tua squadra di mutanti e preparati per un’avventura senza tempo, fatta di mattoncini e superpoteri!

 

Chi è Gambit?

Gambit, il cui vero nome è Remy Etienne LeBeau, è uno dei personaggi più enigmatici e carismatici dell’universo Marvel. Creato da Chris Claremont e Jim Lee, Gambit ha fatto la sua prima apparizione sulle pagine di Uncanny X-Men n. 266 nell’agosto del 1990, diventando rapidamente uno dei mutanti più amati dai fan. Dotato di un’abilità mutante unica e di una personalità magnetica, Gambit è un ladro affascinante, un abile truffatore e un seduttore incallito, che ha saputo guadagnarsi un posto di rilievo tra i pupilli di Charles Xavier. La sua storia, però, è segnata da un passato oscuro, fatto di alleanze con figure sinistre come Sinistro e da atti che hanno messo a repentaglio la sua relazione con gli X-Men e, soprattutto, con la bella Rogue.

Origini di un Ladro Nato

Gambit nacque a New Orleans, Louisiana, e fu subito destinato a un futuro straordinario e pericoloso. Appena nato, Remy fu rapito dai membri della Loggia dei Ladri, un’organizzazione criminale che vedeva in lui il “Diable Blanc”, una figura profetica destinata a unire la Loggia dei Ladri e quella degli Assassini, in guerra tra loro. Cresciuto nelle strade, Remy sviluppò le sue abilità di ladro sotto la tutela della gang che lo aveva adottato. Il suo talento per il taccheggio e il furto lo portarono a rubare il portafogli di Jean-Luc LeBeau, patriarca della Loggia dei Ladri, che impressionato dalle sue doti, decise di adottarlo.

Con il passare del tempo, Remy cominciò a mostrare i primi segni della sua mutazione, ma preferì tenere nascosti i suoi poteri, utilizzandoli in solitudine. La sua vita cambiò radicalmente quando, durante un’iniziazione, fu costretto a fuggire da una situazione disperata insieme al cugino Etienne, ma quest’ultimo non sopravvisse. Questo tragico evento segnò profondamente Gambit, rafforzando la sua determinazione a non rivelare la sua vulnerabilità.

L’Esilio e il Massacro dei Morlocks

Dopo un matrimonio fallito con Bella Donna Boudreaux, un’unione organizzata per tentare di riconciliare le due Logge, Remy fu esiliato da New Orleans per aver ucciso il fratello della sua sposa in un duello. Durante il suo esilio, Gambit vagò per il mondo, perfezionando le sue abilità di ladro e stringendo legami con vari personaggi, tra cui Sinistro, uno dei più pericolosi nemici degli X-Men. In cerca di aiuto per controllare i suoi poteri, Remy si rivolse a Sinistro, che in cambio del suo aiuto lo coinvolse in una serie di missioni, culminando nell’organizzazione del massacro dei Morlocks. Ignaro delle reali intenzioni di Sinistro, Gambit fu sconvolto quando scoprì che i Marauders, il gruppo di mercenari che aveva reclutato, avevano ricevuto l’ordine di sterminare i Morlocks. Nonostante il suo tentativo di fermare l’orrore, riuscì a salvare solo una giovane mutante, Sarah, che in futuro sarebbe diventata la terrorista Marrow.

L’Incontro con gli X-Men e la Relazione con Rogue

Dopo aver vagabondato per il mondo, Gambit incontrò una giovane Tempesta nelle strade del Cairo e la aiutò a sfuggire al Re delle Ombre. Questo incontro segnò l’inizio della sua avventura con gli X-Men. Sebbene accolto con sospetto da Wolverine, Gambit dimostrò presto il suo valore, diventando un membro del Blue Team degli X-Men, guidato da Ciclope. La sua storia d’amore con Rogue, una delle relazioni più iconiche del mondo Marvel, ebbe inizio nonostante le difficoltà imposte dai poteri di Rogue, che impedivano qualsiasi contatto fisico.

La relazione tra Gambit e Rogue fu tumultuosa e segnata da molte difficoltà. Il loro amore, però, resisteva a ogni avversità, anche quando Rogue scoprì il coinvolgimento di Gambit nel massacro dei Morlocks. Nonostante l’orrore e la delusione, la loro storia continuò, seppur tra alti e bassi.

La Trasformazione in Morte, Cavaliere di Apocalisse

Uno dei momenti più drammatici nella vita di Gambit fu la sua trasformazione in Morte, uno dei Cavalieri di Apocalisse. Convinto che questa trasformazione gli avrebbe permesso di proteggere le persone che amava, Gambit si sottopose al trattamento che lo mutò fisicamente e mentalmente. La sua pelle divenne nera, i suoi capelli d’argento, e la sua mente fu offuscata dalla malvagità di Apocalisse. Nonostante questo, gli X-Men riuscirono a sconfiggerlo, ma il trauma di questa esperienza lasciò cicatrici profonde, sia su di lui che sulla sua relazione con Rogue.

Poteri e Abilità di un Mutante Unico

Gambit possiede l’abilità mutante di caricare oggetti inanimati con energia bio-cinetica, rendendoli esplosivi. Questa capacità, che utilizza spesso con un mazzo di carte, lo rende un avversario formidabile. Inoltre, il suo controllo sull’energia gli permette di sovraccaricare le sue stesse cellule, garantendogli agilità, velocità e riflessi sovrumani. Oltre ai suoi poteri mutanti, Gambit è un combattente esperto, abile nell’uso di un’asta e nel corpo a corpo.

Un’altra abilità peculiare di Gambit è il suo “carisma ipnotico”, una capacità di influenzare le persone attraverso il suo fascino naturale, che potrebbe essere un’evoluzione del suo potere empatico. Questo, unito alla sua capacità di resistere agli attacchi psichici, lo rende un personaggio complesso e affascinante.

Il Legame con la Cultura Cajun

Una delle caratteristiche più distintive di Gambit è il suo legame con la cultura cajun. Nato e cresciuto in Louisiana, Remy incorpora spesso termini e frasi in francese cajun nel suo linguaggio quotidiano, rafforzando il suo fascino esotico e la sua identità unica nel mondo dei mutanti.

Gambit è un personaggio che incarna perfettamente il concetto di redenzione e lotta contro il proprio passato. Con la sua complessa combinazione di fascino, poteri mutanti unici e un passato oscuro, Remy LeBeau rimane uno degli X-Men più amati e intriganti. La sua storia è un continuo intreccio di azione, romanticismo e dramma, rendendolo un eroe per molti, nonostante i suoi difetti e le sue ombre. Nel vasto universo Marvel, Gambit continua a brillare come una delle stelle più affascinanti e misteriose.

X-Men ’97: Il Ritorno degli X-Men e il Successo di un Revival Animato

Amici nerd, fan sfegatati del metallo liquido di Wolverine e delle turbolenze emotive del Professor X, preparate i vostri VCR (metaforici, ovvio!) e rispolverate i migliori jeans slavàti che gli anni ’90 potessero offrirvi, perché siamo qui per immergerci nell’hype cosmico di “X-Men ’97”. Non stiamo parlando di una semplice rimpatriata nostalgica, ma di un vero e proprio balzo temporale che ci catapulta esattamente dove tutto si era interrotto: quel fatidico momento del ’97, con l’eco agghiacciante dell’assassinio di Charles Xavier che risuona ancora tra le mura della X-Mansion.La nuova serie animata è molto più di un revival; è un’eredità. Riprendendo da una perdita così devastante, il team di mutanti più amato del pianeta si ritrova a lottare per l’unità in un mondo che, non dimentichiamolo mai, continua a guardarli con sospetto e una paura radicata nel midollo. La lotta per proteggere l’umanità non è mai stata così personale e ricca di pathos.

Ma andiamo subito al sodo, perché il cuore pulsante di un’operazione del genere è la sua squadra, sia davanti che dietro le quinte. Con Beau DeMayo a fare da caposceneggiatore – un nome che, purtroppo, è stato al centro di recenti chiacchiere di corridoio, ma la cui visione ha plasmato l’anima di questa stagione – e un triumvirato di registi composto da Jake Castorena, Chase Conley ed Emi Yonemura, l’impegno è chiaro: onorare il passato guardando al futuro. A dare il giusto mood epico e nostalgico, ci pensano le musiche originali, sapientemente curate dai Newton Brothers, che promettono di farci vibrare esattamente come accadeva trent’anni fa.

Il vero colpo da maestro di “X-Men ’97” risiede, tuttavia, nel suo equilibrio quasi mutante tra la veneranda nostalgia degli anni ’90 e una modernizzazione inaspettatamente efficace. L’animazione conserva quel fascino vintage che ci ha stregato da bambini, ma è stata lucidata e migliorata nella qualità visiva, risultando fluida e d’impatto. La struttura episodica, inoltre, è stata saggiamente concepita per permettere non solo l’azione spettacolare che ci aspettiamo, ma anche uno sviluppo più approfondito dei personaggi e delle trame.

La serie scava nelle storie personali e nei conflitti interiori con un taglio più moderno e psicologico rispetto all’originale, offrendo una visione stratificata che parla all’adulto che siamo diventati, pur rimanendo fedele allo spirito e all’intrattenimento di alta qualità senza troppe pretese filosofiche. È la lezione della serie animata classica: puoi essere divertente, avvincente e al contempo affrontare temi maturi e complessi come il pregiudizio e l’emarginazione.

Certo, non è tutto perfetto, e da veri nerd esigenti, dobbiamo ammetterlo: il ritmo della serie, specialmente nel suo snodo centrale, può risultare talvolta altalenante. Alcune storyline in quel frangente sembrano faticare a trovare il giusto fuoco o risultano meno sviluppate di quanto sperassimo. Ma si tratta di piccole imperfezioni in un quadro generale che è, senza mezzi termini, un trionfo.

“X-Men ’97” non è solo un flashback agli anni d’oro, è un ritorno trionfante. È la perfetta fusione tra la dolcezza della nostalgia, l’adrenalina dell’azione e la profondità del dramma mutante. Con un cast di talento che onora la tradizione, una trama avvincente che esplora nuove (e vecchie) ferite e una produzione di alta qualità che merita ogni plauso, questa serie animata ha già conquistato il cuore dei fan di lunga data e ha arruolato una nuova generazione nel nome di Xavier. Preparatevi, perché gli X-Men sono tornati e, credetemi, rimarranno con noi per anni a venire. To Me, My X-Men!

X-Men #700: Mutanti a quota 700!

Preparati a festeggiare un traguardo storico con X-Men #700! A giugno, Marvel Comics pubblica un albo speciale che celebra la bellezza di 700 numeri dedicati ai mutanti più amati del mondo.

Come si arriva a 700? Semplice! Si sommano i 544 numeri della serie originale, nata nel 1963, a quelli delle varie serie successive che hanno preso il suo posto negli ultimi 13 anni. Il numero 700, in realtà, sarà il 35 della testata più recente, intitolata X-Men.

Cosa ti aspetta in X-Men #700? Un albo corposo pieno di storie fantastiche! Tra gli autori ci sono nomi leggendari come Chris Claremont, l’artefice del successo degli X-Men negli anni ’70 e ’80, e altri talenti come Gerry Duggan, Kieron Gillen, Al Ewing, Lucas Werneck e Joshua Cassara.

Ma non è tutto! X-Men #700 segna la fine di un’era e l’inizio di un nuovo futuro per i mutanti. Il rilancio, iniziato nel 2019 con le miniserie House of X e Powers of X, culmina in questo numero speciale e apre la strada a nuove avventure.

La copertina wraparound di Pepe Larraz è un vero e proprio capolavoro che celebra i protagonisti di questa saga epica. Da Wolverine a Jean Grey, da Ciclope a Magneto, tutti i mutanti che hanno fatto la storia degli X-Men sono presenti in questa imperdibile cover.

Non perderti X-Men #700: un albo da collezione per tutti gli appassionati dei mutanti Marvel!

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Legion: la serie Marvel più psichedelica che ha riscritto mente, potere e identità

Non so voi, ma Legion è una di quelle serie che non “si guarda”. Ti ci infili dentro. Come quando avvii un gioco narrativo convinta di fare solo mezz’ora e tre ore dopo sei ancora lì, con le cuffie addosso, il cervello in overclock e la sensazione che qualcosa ti abbia appena riscritto dentro. La prima volta che l’ho incontrata è stato così. Nessuna preparazione. Nessuna aspettativa “da Marvel”. Solo un senso di straniamento immediato, come se qualcuno avesse preso l’universo degli X-Men, lo avesse fatto a pezzi e poi rimontato seguendo una logica tutta sua. O forse nessuna logica. E proprio per questo funzionava.

Legion non gioca secondo le regole. Le prende, le guarda un attimo, poi le ignora con un sorriso storto. Tre stagioni, un’identità fortissima, zero voglia di piacere a tutti. E già questo, per me, è amore.

Dietro questa follia lucidissima c’è Noah Hawley, uno che evidentemente si diverte a smontare i generi come fossero action figure rare. Con Legion non ha voluto fare “la serie Marvel strana”. Ha fatto un esperimento emotivo mascherato da racconto supereroistico. Niente continuity rassicuranti, niente cameo strizzacervello, niente fanservice da checklist. Solo una domanda enorme che aleggia fin dall’inizio: e se il vero campo di battaglia fosse la mente?

David Haller entra in scena così. Non come eroe. Non come villain. Come ragazzo rotto. Spezzato. Uno che ha passato più tempo in istituti psichiatrici che nel mondo reale, uno a cui hanno sempre detto che quello che vedeva non era vero. Uno che ha imparato a dubitare di sé prima ancora di capire chi fosse. Dan Stevens lo interpreta con una delicatezza che fa quasi male. Fragile, imprevedibile, tenero e inquietante nello stesso respiro. David non combatte il male. Combatte l’idea stessa di realtà.

E poi arriva Sydney. E qui, scusate, ma io mi sciolgo ogni volta. Una ragazza che non può essere toccata. Mai. Un potere che è anche una condanna. Il loro rapporto sembra uscito da un anime slice of life che improvvisamente vira nell’horror psicologico. C’è romanticismo, ma è storto. C’è desiderio, ma è pericoloso. Basta un attimo, un contatto sbagliato, e tutto implode. Letteralmente. Da lì in poi Legion smette definitivamente di fingere di essere “solo” una serie.

Perché il punto non diventa scoprire quali poteri abbia David. Il punto è capire chi sia David. O se esista davvero un “chi”. La sua mente è un dungeon multilivello, pieno di stanze che non dovrebbero esserci, di ricordi che forse non sono suoi, di presenze che parlano con la sua voce. Una in particolare. Un parassita. Un’ombra elegante e crudele che si insinua ovunque. E quando capisci cosa rappresenta davvero, ti rendi conto che Legion sta parlando di trauma, di manipolazione, di identità frantumata. Altro che superpoteri.

La cosa che mi ha conquistata, però, è il modo in cui tutto questo viene raccontato. Ogni episodio sembra una cutscene sperimentale. A volte sembra di guardare un videoclip K-pop psichedelico, altre una performance teatrale, altre ancora un incubo in loop. Le musiche arrivano sempre quando non te le aspetti. Le scenografie sembrano sospese fuori dal tempo, come se qualcuno avesse mischiato vintage, futurismo e sogni febbrili in un unico moodboard. È una serie che senti prima ancora di capire.

E non è una visione comoda. Ti perde apposta. Ti confonde. Ti costringe a mettere in discussione quello che stai guardando. Chi è affidabile? Chi mente? Esiste davvero una linea tra bene e male o è solo una narrazione che ci raccontiamo per dormire meglio la notte? A un certo punto ti rendi conto che Legion non vuole rassicurarti. Vuole che tu resti lì, scomoda, presente, coinvolta.

Forse anche per questo non è mai diventata una serie “di massa”. Ed è ok così. Non tutte le storie devono essere digeribili. Alcune devono essere assorbite lentamente, come un manga complesso che rileggi a distanza di anni e capisci meglio. Legion è una di quelle opere che crescono dentro, che tornano fuori quando meno te lo aspetti. Una scena. Una frase. Un’immagine che ti rimane appiccicata addosso.

Alla fine delle tre stagioni non hai risposte chiare. Hai sensazioni. Hai domande. Hai la consapevolezza che nulla si cancella davvero, che tutto si trasforma. Che la mente può essere il posto più pericoloso e più potente di tutti. E che forse non esiste una versione “corretta” di noi stessi, ma solo quella che stiamo cercando di tenere insieme, giorno dopo giorno.

Io so solo questo: Legion mi ha fatto sentire vista. Confusa, sì. Spiazzata, tantissimo. Ma anche rispettata come spettatrice. Come fan. Come persona che ama le storie che osano.

E ora passo la palla a voi. L’avete amata? L’avete odiata? Vi ha fatto venire voglia di rivederla dall’inizio con occhi diversi? Qual è stata la scena che vi ha fatto dire “ok, questa serie non è come le altre”? Parliamone. Perché certe esperienze non finiscono con i titoli di coda. Continuano nei commenti, nei fandom, nelle discussioni infinite che nascono proprio da qui.

Madelyne Pryor: The Goblin Queen

Un alone di mistero, una storia d’amore, un tradimento lacerante e una discesa agli inferi. Non stiamo parlando di una tragedia greca, ma della incredibile, e purtroppo spesso sottovalutata, saga di Madelyne Pryor. Un personaggio che, fin dalla sua prima apparizione sulle pagine di Uncanny X-Men numero 168 nell’aprile del 1983, ha saputo catturare l’attenzione dei lettori più attenti, grazie al genio narrativo di Chris Claremont e all’arte inconfondibile di Paul Smith.

Nata come un clone di Jean Grey, la sua esistenza è stata fin da subito un inganno ordito dal malvagio genetista Sinistro. Presentata come una semplice pilota di charter, Madelyne fece il suo ingresso nella vita di Scott Summers, Ciclope, in un momento di profondo lutto per la perdita di Jean. L’incredibile somiglianza tra le due donne fu un’ombra costante e un tormento per Scott, ossessionato dall’idea che Madelyne potesse essere la reincarnazione del suo primo amore. Una tempesta emotiva che esplose in una lite furiosa, in cui Madelyne manifestò poteri simili a quelli della Fenice, un evento che si scoprì poi essere un’illusione orchestrata da Mastermind, in cerca di vendetta sugli X-Men. Ma il destino, o forse un crudele scherzo del cosmo, aveva in serbo ben altro. Superato il fantasma di Jean, Scott e Madelyne si sposarono e diedero alla luce Nathan Summers, il futuro X-Man Cable.

La loro felicità fu di breve durata. Il richiamo dell’avventura e della responsabilità spinse Scott a ritirarsi dalla sua vita di famiglia, un allontanamento che lo portò a riunirsi con il team originale di X-Men. E proprio in quel momento, il passato tornò a bussare alla porta: Jean Grey, in un colpo di scena che sconvolse l’universo Marvel, era viva. Questo ritorno, oltre a riunire gli X-Men originali nel gruppo X-Factor, segnò l’inizio della fine per Madelyne. Lasciata sola, tradita da Scott, vide il suo bambino rapito dai Marauders di Sinistro. L’abbandono di Scott, che tornò tra le braccia del suo primo amore, la fece sprofondare nella disperazione.

Fu in quel baratro di solitudine e dolore che iniziò la sua trasformazione. Aggregatasi al team di X-Men che, dopo la storica saga de La Caduta dei Mutanti, si era trasferito in Australia e faceva credere al mondo di essere morto, Madelyne divenne il loro coordinatore. Monitorando le trasmissioni mondiali, la donna scoprì che Scott era con Jean e, in un disperato tentativo di lenire il dolore, iniziò una relazione con il cognato Havok. Ma la ferita era troppo profonda. I suoi sogni si riempirono di oscure presenze, come il demone S’ym, che le offrì il potere di vendicarsi del marito. Fu così che iniziò la sua discesa, culminata nella cattura e tortura sull’isola di Genosha, dove un processo crudele le tolse la sua compassione e il suo istinto materno. I poteri mutanti sopiti si risvegliarono, e Madelyne, ora Regina dei Goblin, invocò il demone N’astirh per trovare il figlio. Un atto di disperazione e rabbia che avrebbe scatenato Inferno, un crossover che non solo mise a ferro e fuoco la città di New York, ma che rivelò a tutti la vera, tragica storia di Madelyne Pryor, un personaggio che meritava molto di più di un semplice ruolo da comprimario.

Logan – The Wolverine: Un’epica conclusione per il mutante più amato

“Logan – The Wolverine” ha segnato un’importante svolta per il genere dei film sui supereroi, con un tono più maturo e riflessivo, lontano dai tradizionali blockbuster d’azione. Diretto da James Mangold, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Scott Frank e Michael Green, il film è liberamente ispirato alla graphic novel “Old Man Logan” di Mark Millar e Steve McNiven, ma si distingue per la sua capacità di trattare temi universali con un tocco di realismo emotivo.

Il film è il terzo e, al momento, l’ultimo capitolo della saga spin-off di Wolverine, e vede protagonista Hugh Jackman nel ruolo che l’ha reso celebre. In un futuro distopico, nel 2029, Logan è ormai esausto, segnato da un declino fisico che lo ha ridotto a un’ombra del potente mutante che era stato. Si rifugia in un angolo sperduto del mondo, al confine tra Stati Uniti e Messico, dove si occupa di un malato e debilitato Professor X, interpretato ancora una volta da Patrick Stewart. Quest’ultimo, purtroppo, sta perdendo il controllo delle proprie capacità a causa dell’Alzheimer, creando una dinamica di cura e protezione che arricchisce la trama di una dimensione fortemente emotiva. La quiete apparente della loro esistenza viene presto interrotta dall’incontro con Laura, una giovane mutante con abilità simili a quelle di Logan, che si ritrova a dover proteggere da forze oscure e pericolose.

“Logan” non è il tipico film d’azione: con il suo approccio più intimista, esplora temi profondi come la vecchiaia, la morte e la solitudine, non solo dei protagonisti, ma dei mutanti in generale, un popolo ormai ridotto all’estinzione. La storia del film è una riflessione sulla condizione di chi, come Logan, ha vissuto una vita segnata dalla violenza e dalla sofferenza, ma che alla fine trova un barlume di redenzione e di pace interiore. Mangold, con la sua regia, opta per un’atmosfera quasi western, con paesaggi spettacolari e scene di violenza cruda che accentuano la decadenza del mondo che Logan e Xavier devono affrontare.

Il film segna un’epoca per Hugh Jackman, che offre una delle sue interpretazioni più apprezzate, presentando un Logan umano e vulnerabile, lontano dal supereroe invincibile che aveva interpretato in precedenza. La chimica tra Jackman e Patrick Stewart è palpabile, con la loro relazione che evolve da un legame di dipendenza reciproca a un affetto quasi paterno, rendendo ancora più intensa la drammatica conclusione del film. Stewart, a 76 anni, si è anche sottoposto a un duro regime di allenamento per perdere peso e interpretare un Professor X fisicamente debilitato ma ancora presente nel cuore della narrazione.

“Logan” è stato accolto positivamente dalla critica, con un incredibile 93% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, e ha ottenuto un notevole successo al botteghino. Il film ha incassato oltre 600 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte di un budget di 97 milioni, dimostrando come anche un film con una dimensione più adulta possa attrarre un vasto pubblico. Questo risultato testimonia il desiderio del pubblico di vedere storie più profonde e complesse, anche nell’ambito dei supereroi.

Il film è stato presentato in anteprima alla Berlinale, dove ha ricevuto consensi per la sua capacità di mescolare intrattenimento e riflessione. La sceneggiatura e la regia non si limitano infatti a proporre una semplice storia di azione, ma offrono anche una visione intima del personaggio di Logan, il quale, pur avviandosi al sacrificio finale, trova una ragione per difendere la vita di un’altra generazione di mutanti. Il suo ultimo atto, il suo “testamento spirituale”, diventa un atto di speranza e redenzione, un ritorno alla natura e un simbolo di resistenza contro il male.

La pellicola affronta anche la paura e l’odio dell’umanità verso i mutanti, che sono visti come simboli di cambiamento e di incertezze. In questo senso, “Logan” rappresenta non solo una conclusione per il personaggio, ma anche una riflessione sulle difficoltà di accettare ciò che è diverso, sulle lotte interne dei mutanti e sul loro posto in un mondo che non li accoglie.

Le performance degli attori, in particolare quelle di Hugh Jackman e Patrick Stewart, sono state elogiati da molti critici come le migliori della saga. Jackman offre una versione di Logan più sfaccettata e complessa, lontana dallo stereotipo del supereroe, mentre Stewart riesce a trasmettere tutta la fragilità del suo personaggio, ormai ridotto a un uomo vulnerabile. La loro relazione, che si sviluppa nel corso del film, diventa il cuore pulsante della storia, aggiungendo una componente emotiva che raramente si trova nei film di supereroi.

“Logan – The Wolverine” non è solo un film di supereroi: è una riflessione sulla condizione umana, sull’eredità che lasciamo dietro di noi e sul nostro desiderio di redenzione. Una conclusione epica per uno dei personaggi più amati del cinema contemporaneo, che trova finalmente una sua dimensione tragica e liberatoria, lontana dalle tradizionali convenzioni del genere.

X-Men – L’inizio: Un film avvincente che fa luce sulle origini degli X-Men

Siamo entrati nell’universo degli X-Men molti anni fa, ma finalmente con “X-Men – L’inizio” riusciamo a far luce sulle origini di uno dei gruppi di supereroi più amati del mondo. Il regista Matthew Vaughn ci offre un viaggio appassionante nel passato, svelando le radici di questo gruppo di mutanti.

Il film si apre in uno scenario cupo e oppressivo: l’Europa negli anni ’40, durante la seconda guerra mondiale. Seguiamo il giovane Erik Lehnsherr (interpretato magistralmente da Michael Fassbender) mentre sperimenta per la prima volta i suoi poteri magnetici in una scena straziante che segna per sempre il suo destino. Questo prologo ci getta immediatamente nel profondo della storia e ci fa affezionare al personaggio di Erik, che diventerà poi il temibile Magneto.

Da qui, ci spostiamo negli anni ’60, in piena guerra fredda, dove incontriamo anche il giovane Charles Xavier (interpretato da James McAvoy), un professore universitario di psicologia con incredibili abilità telepatiche. La loro amicizia e la nascita della loro visione del mondo dei mutanti sono uno dei punti salienti del film. McAvoy e Fassbender riescono a portare sullo schermo una chimica perfetta, dando vita a dialoghi accattivanti e ad emozioni genuine.

I temi trattati in “X-Men – L’inizio” sono profondi e coinvolgenti. Il film esplora la discriminazione, la paura dell’ignoto e il conflitto morale che sorge quando i poteri di un individuo vengono messi a confronto con la società. In questo senso, il personaggio della giovane Raven Darkholme, in seguito conosciuta come Mystica (interpretata da Jennifer Lawrence), è una figura centrale. La sua lotta con l’identità e la sua relazione complessa con Charles e Erik aggiungono una dimensione emotiva che cattura l’attenzione dello spettatore.

La regia di Matthew Vaughn è impeccabile. Con una combinazione di scene d’azione sorprendenti e pause riflessive, riesce a mantenere un ritmo avvincente per tutta la durata del film. La fotografia è ricercata e la colonna sonora si fonde perfettamente con le immagini, creando un’atmosfera coinvolgente.La sceneggiatura, scritta da Ashley Miller e Zack Stentz, è ben strutturata. I dialoghi sono forti e mai banali, mentre le interazioni tra i personaggi sono credibili e convincenti. La storia è avvincente e ricca di colpi di scena, tenendo lo spettatore sul filo del rasoio fino all’ultima scena.

“X-Men – L’inizio” è inoltre un film che rende omaggio alle prime pellicole degli X-Men, con riferimenti e cameo che delizieranno i fan di lunga data. Tuttavia, si distingue anche come un film autonomo che può essere apprezzato da chiunque, anche senza una conoscenza pregressa della saga.In conclusione, “X-Men – L’inizio” è un film che riesce a coniugare azione, emozione e riflessione in una miscela perfetta. Grazie a una trama solida, recitazioni impeccabili e una regia sofisticata, ci troveremo a immergerci completamente nell’universo degli X-Men, scoprendo le radici di questa saga affascinante.

X-Men – Apocalisse

X-Men – Apocalisse, basato sui leggendari personaggi degli X-Men dei fumetti Marvel, è il sequel di X-Men – Giorni di un futuro passato e la nona pellicola della serie cinematografica degli X-Men. Il film è stato scritto da Simon Kinberg da una storia ideata da quest’ultimo insieme a Singer, Michael Dougherty e Dan Harris ed è interpretato da un cast corale che comprende James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Oscar Isaac, Nicholas Hoult, Rose Byrne, Tye Sheridan, Sophie Turner, Olivia Munn e Lucas Till. In questo capitolo gli X-Men si scontrano con il potente mutante Apocalisse per salvare la razza umana dall’estinzione. Il film è arrivato nelle sale il 18 maggio 2016 in Italia e il 27 maggio dello stesso anno negli Stati Uniti.

Il film fu annunciato nel dicembre 2013 da Bryan Singer su Twitter, con il reveal del titolo del film e la data di uscita. Il regissta era già al lavoro sulla sceneggiatura con Simon Kinberg, Dan Harris e Michael Dougherty.  Kinberg specificò che la pellicola sarebbe stata ambientata nel 1983, 20 anni prima di X-Men (2000), costituendo la conclusione della trilogia iniziata nel 2011 con X-Men – L’inizio. Lo sceneggiatore  ha dichiarato che in una versione precedente dello script la presenza del personaggio di Wolverine era estremamente maggiore: “Abbiamo sempre voluto Wolverine nel film. Volevamo trovare un modo per inserirlo, anche perché io e Bryan Singer adoriamo Hugh Jackman. Amiamo il personaggio, è un ingrediente essenziale del franchise. Abbiamo discusso a lungo su come farlo apparire e scomparire nella storia. A un certo punto volevamo farlo apparire a metà e fargli prendere il controllo del team dei giovani mutanti. Ma in questo caso la sua presenza avrebbe cozzato con quella di Jennifer. Il casting per X-Men: Apocalisse cominciò nell’ottobre 2014.  A novembre di quell’anno venne annunciato che Oscar Isaac avrebbe interpretato Apocalisse. A gennaio 2015 vennero annunciati Alexandra Shipp, Sophie Turner e Tye Sheridan nei ruoli dei giovani Tempesta, Jean Grey e Ciclope. Nello stesso mese Kinberg confermò che Rose Byrne avrebbe ripreso il ruolo di Moira MacTaggert. A febbraio Kodi Smit-McPhee venne scelto come Nightcrawler e Ben Hardy entrò nel cast in un ruolo non specificato. A marzo 2015 Singer annunciò che Lana Condor avrebbe interpretato Jubilee. Ad aprile Singer confermò che Hardy avrebbe interpretato Angelo, si aggiunse al cast Olivia Munn nei panni di Psylocke,e fu confermato il ritorno di Lucas Till nei panni di Havok. A maggio Singer annunciò che il mutante Calibano sarebbe apparso nel film. Nel luglio 2015 McAvoy ha rivelato che Josh Helman avrebbe ripreso il ruolo di William Stryker.

Questa, in grandi linee, la trama del film: aagli albori della civiltà Apocalisse è stato adorato come un dio. Il primo e più potente mutante dell’universo Marvel degli X-Men, Apocalisse ha inglobato i poteri di molti altri mutanti, divenendo immortale e invincibile. Nel 1983, al momento del suo risveglio, si rende conto che la sua razza non è più considerata divina, furioso, raduna una squadra di potenti mutanti, fra cui un sofferente Magneto, per distruggere l’umanità e creare un nuovo ordine mondiale su cui regnare.  Il futuro della Terra è così in bilico. Raven (Jennifer Lawrence), grazie all’aiuto del Professore X (James McAvoy), deve guidare un gruppo di giovani X-Men per fermare la più potente nemesi e salvare il genere umano dalla distruzione totale. Quando si scatena la furia di Apocalisse, questi giovani supereroi sono chiamati a crescere rapidamente.

Vi riportiamo una polemica nata proprio per il banner pubblicitario qui inserito. A prima vista sembra il solito poster in cui il cattivone cerca di eliminare il protagonista del film, ma questa immagine ha scatenato le ire di  Rose Mcgowan, l’attrice di Planet Terror e Nip/Tuck, che ha ubblicamente accusato l’ufficio marketing del film dichiarando che con questa immagine sarebbe un’incitazione direttea e pericolosa alla violenza contro le donne: “C’è un problema di una certa entità nel momento in cui tanto gli uomini quanto le donne della 20Th Century Fox pensano che la violenza casuale contro una donna sia il modo giusto per promuovere una pellicola. Non c’è alcun contesto nell’immagine, solo una donna che viene strozzata. Il fatto che nessuno abbia sottolineato quanto sia offensiva e, francamente, stupida. I geni dietro questa operazione, e lo dico seriamente, dovrebbero guardarsi allo specchio e riflettere sul loro apporto alla società. Provate a immaginare se nella foto ci fosse stato un nero strangolato da un bianco o un gay da un etero. Le lamentele sarebbero state enormi. Per cui cerchiamo di sistemare l’errore. 20Th Century Fox, visto che non sei riuscita a inserire nessuna regista donna nella tua agenda dei prossimi due anni, che ne pensi di sistemare almeno la tua pubblicità?”. La risposta della 20Th Century Fox ha effettuato immediatamente un mea culpa, eliminando l’immagine incriminata e dichiarando “Nell’entusiasmo di voler mostrare la cattiveria del nostro villain, Apocalisse, non abbiamo riconosciuto immediatamente le traumatizzanti sfumature di significato di quella immagine. Una volta afferrata la questione abbiamo iniziato a rimuovere questi materiali. Ci scusiamo per le nostre azioni e chiaramente non giustificheremmo mai la violenza sulle donne.”

X-Men – Giorni di un futuro passato

X-Men – Giorni di un futuro passato è un film diretto da Bryan Singer, basato sui personaggi dei fumetti Marvel. Si tratta del settimo capitolo della saga cinematografica degli X-Men, e il sequel di X-Men – L’inizio (2011) e X-Men – Conflitto finale (2006). Il film è ambientato in due linee temporali: una nel 2023, dove gli X-Men sono in guerra contro i Sentinelle, dei robot mutaforma creati per sterminare i mutanti; e una nel 1973, dove Wolverine viene inviato indietro nel tempo per impedire l’assassinio del dottor Bolivar Trask, l’inventore dei Sentinelle, da parte di Mystica, una mutante ribelle. Il destino di entrambe le epoche dipende dalle scelte che verranno fatte in passato, e dalla collaborazione tra le versioni giovani e anziane dei protagonisti.

X-Men – Giorni di un futuro passato è un film che riesce a coniugare azione, dramma, umorismo e fantascienza, offrendo uno spettacolo visivo e narrativo di alto livello. Il cast è eccezionale, e comprende attori del calibro di Hugh Jackman, Jennifer Lawrence, Michael Fassbender, James McAvoy, Patrick Stewart e Ian McKellen, che interpretano i ruoli dei mutanti più famosi della saga. La sceneggiatura è ben scritta, e riesce a gestire con equilibrio le due linee temporali, creando un intreccio avvincente e coerente.

La regia di Singer è efficace e dinamica, e sfrutta al meglio gli effetti speciali e le scene di combattimento, senza trascurare i momenti di introspezione e di dialogo tra i personaggi. X-Men – Giorni di un futuro passato è un film che soddisfa sia i fan che i neofiti della saga, e che si pone come uno dei migliori film di supereroi degli ultimi anni. Un film che non solo intrattiene, ma anche fa riflettere sulle tematiche della diversità, della tolleranza, della responsabilità e del destino.

 

X-Men – Conflitto finale: il capitolo conclusivo della saga dei mutanti

Il film diretto da Brett Ratner è il terzo e ultimo episodio della trilogia cinematografica dedicata ai personaggi dei fumetti Marvel creati da Stan Lee e Jack Kirby. Il film, uscito nel 2006, riprende le vicende dei mutanti, esseri umani dotati di poteri straordinari, che devono affrontare due grandi sfide: la scoperta di una cura che potrebbe cancellare il loro gene mutante e il ritorno di Jean Grey, la potente telepate che si credeva morta, ora trasformata nella Fenice, una forza distruttrice incontrollabile.

Il film si apre con un flashback ambientato vent’anni prima, in cui vediamo il giovane Charles Xavier e il suo amico Erik Lehnsherr, noto come Magneto, incontrare per la prima volta Jean Grey, una bambina dotata di incredibili poteri psichici. I due le offrono la loro protezione e la possibilità di frequentare la scuola per giovani dotati di Xavier, dove i mutanti possono imparare a controllare le loro abilità e a convivere con gli umani. Nel presente, invece, assistiamo alla presentazione di una cura per il gene mutante, sviluppata da una società farmaceutica che sfrutta il sangue di un bambino mutante, Leech, capace di annullare i poteri altrui. La notizia scatena reazioni contrastanti tra i mutanti: alcuni vedono la cura come una speranza di normalità, altri come una minaccia alla loro identità e alla loro libertà. Magneto, il leader dei mutanti ribelli, dichiara guerra agli umani e recluta un esercito di seguaci, tra cui la misteriosa Callisto, il gigantesco Juggernaut e il letale Pyro. Xavier, invece, cerca di mantenere la pace e di difendere i diritti dei mutanti, guidando i suoi X-Men, tra cui Wolverine, Tempesta, Ciclope, Bestia, Kitty Pryde, Colosso e Rogue. Il conflitto si complica ulteriormente quando Wolverine scopre che Jean Grey è ancora viva, ma ha perso il controllo dei suoi poteri, diventando la Fenice, una creatura instabile e pericolosa, che uccide Ciclope e tradisce gli X-Men, unendosi a Magneto. Xavier tenta di riportarla alla ragione, ma viene ucciso da lei stessa, in una scena scioccante e drammatica. Gli X-Men, sconvolti dalla morte del loro mentore, decidono di continuare la sua missione e di fermare Magneto, che intende distruggere la fonte della cura, situata sull’isola di Alcatraz, a San Francisco. Lì si scatena una battaglia epica, in cui gli X-Men devono affrontare i nemici, ma anche le loro paure e i loro dubbi. Alcuni di loro, come Rogue e Angel, scelgono di sottoporsi alla cura, rinunciando ai loro poteri, altri, come Bestia e Kitty Pryde, li usano per salvare vite innocenti. Wolverine, invece, deve fare i conti con il suo amore per Jean Grey, che lo implora di ucciderla per liberarla dalla Fenice. Il film si conclude con la vittoria degli X-Men, che riescono a fermare Magneto e a neutralizzare la Fenice, grazie al sacrificio di Wolverine, che sopravvive grazie al suo fattore rigenerante. Il film lascia però aperte alcune possibilità: Magneto, privato dei suoi poteri dalla cura, sembra recuperare una minima parte di essi, mentre Xavier, apparentemente morto, si trasferisce nel corpo di un uomo in coma, come si scopre in una scena dopo i titoli di coda.

X-Men – Conflitto finale è un film che cerca di chiudere in modo spettacolare e emozionante la saga dei mutanti, ma che non riesce a eguagliare la qualità dei precedenti capitoli, diretti da Bryan Singer. Il film soffre infatti di una sceneggiatura confusa e superficiale, che cerca di inserire troppe storie e troppi personaggi, senza approfondirli adeguatamente. Il film sacrifica la complessità e la profondità dei temi affrontati, come la discriminazione, l’identità, la diversità, la scelta, per privilegiare l’azione e gli effetti speciali, che sono sicuramente di buon livello, ma non bastano a rendere il film memorabile. Il film delude anche i fan dei fumetti, che si aspettavano una trasposizione fedele e rispettosa di due delle più famose e apprezzate saghe dei mutanti: la saga di Fenice Nera e la saga di Talenti. Il film, invece, altera e banalizza le storie originali, snaturando i personaggi e le loro motivazioni. Il film, inoltre, uccide alcuni dei personaggi più amati, come Xavier e Ciclope, in modo gratuito e ingiustificato, mentre ne introduce di nuovi, come Bestia, Angel, Kitty Pryde, Juggernaut, senza dare loro lo spazio e il peso che meriterebbero. Il film, infine, non riesce a sfruttare appieno il potenziale del cast, che vede il ritorno di attori di talento come Hugh Jackman, Patrick Stewart, Ian McKellen, Halle Berry, Famke Janssen, Anna Paquin, ma anche l’ingresso di nuove star come Kelsey Grammer, Ellen Page, Ben Foster. Il film, insomma, è un’occasione sprecata, che non rende giustizia alla ricchezza e alla bellezza dell’universo dei mutanti, che avrebbe meritato una conclusione più degna e soddisfacente.

Wolverine – L’immortale

Wolverine – L’immortale è il secondo film dedicato al personaggio più popolare degli X-Men, interpretato da Hugh Jackman. Il film si svolge dopo gli eventi di X-Men – Conflitto finale e vede il mutante con gli artigli di adamantio alle prese con il suo passato e il suo futuro in Giappone. Qui, Wolverine incontra un vecchio amico che gli offre la possibilità di liberarsi dalla sua maledizione dell’immortalità, ma si ritrova coinvolto in una pericolosa cospirazione che mette a rischio la sua vita e quella di una giovane ereditiera.

Il film, diretto da James Mangold, si ispira alla celebre saga a fumetti di Chris Claremont e Frank Miller, ambientata nel Sol Levante. Il regista cerca di dare spessore drammatico e psicologico al protagonista, esplorando i suoi tormenti e le sue domande sul senso della vita eterna. Il film si presenta come un noir giapponese, con elementi di azione, fantascienza e arti marziali. Il tono è più cupo e violento rispetto ai precedenti film sugli X-Men, ma non mancano momenti di ironia e di omaggio alla cultura orientale.

Hugh Jackman è ancora una volta perfetto nel ruolo di Wolverine, mostrando sia la sua forza fisica che la sua fragilità emotiva. Il suo personaggio è al centro della storia e delle scene più spettacolari, come il combattimento sul treno ad alta velocità o lo scontro finale con il Samurai d’argento. Gli altri attori, per lo più giapponesi, sono abbastanza convincenti nei loro ruoli, anche se alcuni risultano un po’ stereotipati o poco approfonditi. Tra le figure femminili, spicca la bella e coraggiosa Yukio, interpretata da Rila Fukushima, che fa da spalla e guida a Wolverine.

Wolverine – L’immortale è un film che può piacere ai fan del personaggio Marvel, che ritrovano almeno un paio di sequenze ad alto tasso di adrenalina che sanno rendergli giustizia. Tuttavia, il film soffre di alcuni difetti, come una trama troppo complicata e piena di sottotrame, una regia a volte poco incisiva e un uso eccessivo di effetti speciali, che tolgono realismo e credibilità alle scene. Inoltre, il film non riesce a sfruttare appieno il potenziale del contesto giapponese, che rimane spesso solo una cornice esotica e non una vera fonte di ispirazione.

In conclusione, Wolverine – L’immortale è un film discreto, che offre qualche momento di intrattenimento e di emozione, ma che non raggiunge i livelli di qualità e di originalità di altri cinecomic recenti. Il film vale la pena di essere visto soprattutto per la bravura e il carisma di Hugh Jackman, che conferma di essere l’attore ideale per interpretare Wolverine.

Magneto (Marvel) vs Dottor Polaris (DC Comics)

Chi è nato prima?

MAGNETO (Marvel) vs DOTTOR POLARIS (DC Comics)

Qui la sfida si risolve in “pochi mesi”. Nel giugno 1963 fa la sua comparsa in DC Comics Dottor Polaris (Green Lantern vol. 2 #21), tre mesi dopo ecco il leggendario Magneto fare la sua comparsa nel primo numero degli X-Men. Come spesso succede in DC, con il nome Dottor Polaris si identificano diversi personaggi dei fumetti accumunati entrambi per essere, ovviamente, supercriminali. Neil Emerson comparve per primo come Dottor Polaris in Lanterna Verde, creato da John Broome e Gil Kane. Il secondo Dottor Polaris, John Nichol, comparve per la prima volta fuori dalle vignette in Justice League of America n. 11 (settembre 2007), prima di ricevere una introduzione completa in Blue Beetle (seconda serie) n. 31, (novembre 2008).

Magneto, il cui vero nome è Max Eisenhardt o Erik Magnus Lehnsherr, è stato creato da Stan Lee (testi) e Jack Kirby (disegni). Noto anche come Signore del magnetismo, è un mutante in grado di generare e controllare campi magnetici e attraverso di essi controllare e manipolare i metalli. Magneto considera i mutanti evolutivamente superiori agli umani e rifiuta la possibilità di una pacifica coesistenza uomo-mutante; inizialmente mirava a conquistare il mondo per consentire ai mutanti, a cui si riferisce come homo superior, di sostituire gli umani come specie dominante. Da allora gli scrittori hanno approfondito le sue origini e motivazioni, rivelando che è un sopravvissuto all’Olocausto i cui metodi estremi e la cui filosofia cinica derivano dalla sua determinazione a proteggere i mutanti dal subire un destino simile per mano di un mondo che teme e perseguita i mutanti.

X-Men 2

Il seguito di un film come X-Men, basato su effetti speciali e storie ereditate dal fumetto, rischiava di essere una banale ripetizione, ma si può dire che Bryan Singer abbia superato degnamente l’esame. La Casa Bianca è attaccata da un misterioso mutante che minaccia la vita del Presidente. Nonostante il fallimento dell’attentato, l’accaduto basta ad innescare nelle schiere politiche una serie di provvedimenti rigidissimi nei confronti della comunità mutante, mettendo in serio pericolo la scuola del professor Xavier (Patrick Stewart – Star Trek) e dei “buoni”. Intanto Magneto (Ian McKellen – Il Signore degli Anelli) sfrutta la collaborazione con il generale Stricker (Brian Cox – La 25a ora) per ottenere il suo scopo di dominio sulla razza umana. Il generale dispone infatti di mezzi illimitati per raggiungere le menti di tutti i mutanti, grazie all’appoggio datogli dal Presidente e dal suo staff.

Ma a rovinare i piani dei “cattivi” ci pensa Wolverine (Hugh Jackman / Kate & Leopold) e la squadra degli X-Men che, vestiti a tutto punto e in mezzo a ottimi effetti speciali, riescono a salvare la razza umana dall’estinzione. Il cast è sempre lo stesso con qualche aggiunta di personaggi, ma non delude anche grazie al successo dei suoi componenti, resi famosi da tre anni di film. Le scelte registiche e scenografiche mantengono lo stile Marvel (fattore mancante nel recenteDareDevil ), forse un po’ più cupo. Il film risulta sicuramente piacevole per gli appassionati del genere e lascia la curiosità nel finale: d’altronde è un fumetto!
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