Ogni tanto succede quella cosa strana, quasi elettrica, che ti prende allo stomaco come quando riapri una vecchia memory card e trovi un salvataggio dimenticato… solo che stavolta non è un gioco, è qualcosa di molto più grande, molto più emotivo, molto più… mutante. Le prime immagini ufficiali della seconda stagione di X-Men ’97 non arrivano con un trailer epico o un annuncio in pompa magna, ma spuntano quasi di nascosto da un poster finito su Amazon, e già questo, giuro, ha quell’energia da leak anni ’90 che mi fa venire voglia di urlare come davanti a un episodio registrato su VHS dopo scuola.
Guardarlo è come sfogliare una splash page di Marvel Comics con gli occhi di oggi ma il cuore incastrato tra pomeriggi davanti alla TV e pomeriggi passati a scegliere quale personaggio cosplayare al prossimo evento, e la prima cosa che mi ha colpita è stata proprio quella sensazione di continuità emotiva, come se questi personaggi non se ne fossero mai andati davvero, come se fossero rimasti lì, sospesi nel tempo, ad aspettarci esattamente dove li avevamo lasciati, solo un po’ più segnati, un po’ più maturi, un po’ più… veri.
Morph è lì, con quell’aria da wildcard che adoro e una giacca che sembra uscita direttamente da un AMV anni ’90 remixato con estetica vaporwave, mentre Polaris porta addosso tutto il peso della sua eredità, figlia di Magneto ma anche qualcosa di completamente suo, e Storm… Storm è pura presenza scenica, una di quelle figure che quando la cosplayi senti proprio il cambio di postura, come se stessi evocando una dea più che interpretando un personaggio. E poi Cyclops, con quel look che strizza l’occhio agli anni X-Factor, e io lo so che molti lo sottovalutano, ma chi ha giocato abbastanza JRPG sa riconoscere il leader silenzioso quando lo vede.
Scorrendo con lo sguardo sembra quasi di fare uno swipe mentale tra epoche diverse della storia mutante, Jean Grey che vibra di quella dualità eterna tra potere e fragilità, Cable che porta addosso tutto il trauma sci-fi possibile come se fosse un personaggio uscito da un crossover tra Metal Gear Solid e un anime cyberpunk anni ’80, Sunspot che finalmente esplode con quell’estetica più aggressiva, quasi da X-Force, Rogue che resta iconica anche solo con un poncho arancione che sembra uscito da un guardaroba vintage rubato a una timeline alternativa.
E poi loro, quelli che ti fanno proprio sentire “a casa”, Forge, Bishop, Beast, Jubilee… ragazzi, Jubilee con quel look finale è letteralmente il mio cervello quando entro in una sala giochi o in un evento pieno di LED e schermi, pura energia caotica ma piena di cuore.
E quando arrivi in fondo, inevitabilmente, ti fermi. Perché lì ci sono loro. Magneto con la barba, che ormai è diventata sinonimo di “ok, la situazione è seria”, Nightcrawler con quell’aura da outsider gentile che non smetterò mai di amare, e poi lui… Wolverine, con quella bandana che è praticamente un richiamo diretto alla sua fase più selvaggia, quella roba che se sei cresciuto leggendo fumetti o guardando anime pieni di trasformazioni e perdita di controllo ti entra sotto pelle e non ti lascia più. E infine Charles Xavier, presenza quasi silenziosa ma centrale, come quel NPC che sembra secondario ma in realtà tiene insieme tutta la trama.
E qui scatta il viaggio mentale, perché non riesco a guardare queste immagini senza tornare con la testa al finale della prima stagione, che è stato uno di quei momenti che ti lasciano proprio con il controller in mano e lo schermo nero, tipo “ok… e adesso?”. Il team disperso nel tempo, le linee temporali spezzate, l’incontro con Apocalypse nell’Antico Egitto, quella sensazione di essere entrati in una saga più grande di loro stessi… e noi con loro.
E poi Logan. Non riesco nemmeno a pensarci senza sentire ancora quel colpo allo stomaco. La scena dell’adamantio… se ami gli X-Men, quella roba lì non è solo storytelling, è memoria collettiva nerd, è trauma condiviso, è uno di quei momenti che ti definiscono come fan.
Questa seconda stagione promette di giocare proprio su quella linea sottile tra nostalgia e evoluzione, e lo si percepisce anche solo da come sono vestiti, da come vengono mostrati, da come sembrano già inseriti in un arco narrativo più complesso, più stratificato, quasi come se la serie stesse crescendo insieme a noi, senza semplificare, senza abbassare il livello emotivo.
Dietro le quinte il passaggio di testimone a Matthew Chauncey aggiunge quella vibrazione da “ok, qualcosa cambierà”, ma non nel senso di perdere identità, piuttosto nel senso di esplorare territori nuovi, un po’ come quando inizi una nuova run in un gioco che ami ma scegli build diverse, strade diverse, scelte diverse. E con Marvel Studios che continua a spingere sull’animazione come linguaggio centrale, si ha davvero la sensazione che gli X-Men stiano tornando non come ricordo, ma come presente attivo della cultura pop.
E mentre si vocifera di nuovi progetti, film, connessioni con il multiverso post Avengers: Secret Wars, quello che resta più forte è questa sensazione di attesa condivisa, come quando sai che sta per uscire una nuova stagione del tuo anime preferito e ogni frame diventa teoria, ogni dettaglio un possibile spoiler, ogni immagine una promessa.
Io lo ammetto, ho già iniziato mentalmente a progettare cosplay, a immaginare panel, a pensare a come potrebbe essere vedere questi design portati dal vivo, tra luci, musica, e quella magia che succede solo quando fandom diversi si incontrano e si riconoscono negli stessi simboli.
E forse è proprio questo il punto. X-Men ’97 non è solo una serie, è una specie di portale emotivo, una di quelle storie che riescono a parlare contemporaneamente a chi c’era e a chi sta arrivando adesso, senza fare distinzioni, senza chiedere “da dove vieni”, ma solo “sei pronto a farne parte?”.
Io sì. E voi? Ci vediamo a Westchester… oppure direttamente nei commenti, che tanto lo sappiamo, la vera battaglia mutante ormai si combatte anche lì.






