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The Vampire Lestat: AMC conferma l’uscita nell’estate 2026 e prepara il ritorno più rock dei vampiri di Anne Rice

Il tempo dell’attesa, per i vampiri più iconici e scandalosamente queer dell’immaginario moderno, ha finalmente una forma precisa. Dopo mesi di speculazioni, teaser criptici e quella sensazione costante di fame narrativa che solo l’universo di Anne Rice sa provocare, AMC ha confermato ufficialmente che The Vampire Lestat arriverà sugli schermi nell’estate del 2026. Una finestra temporale che, per chi vive di notti gotiche, musica ad alto volume e drammi immortali, suona come una promessa solenne scritta col sangue.

Per un attimo era sembrato che il ritorno di Lestat de Lioncourt fosse destinato alla primavera dello stesso anno. Alcuni membri del cast avevano lasciato cadere indizi, sussurrando “aprile” quasi come fosse un segreto proibito, e i fan – ovviamente – non avevano perso neanche una sillaba. Ora però AMC ha fatto chiarezza, e lo ha fatto in modo sorprendentemente elegante, quasi intimo. Non con un trailer roboante o un comunicato urlato, ma attraverso un holiday mailer che profumava di celebrazione e complicità. In quell’invio festivo, The Vampire Lestat veniva annunciato senza ambiguità come uno degli eventi seriali dell’estate 2026, con Sam Reid pronto a tornare nei panni del primo vero rockstar immortale della televisione contemporanea.


È un dettaglio apparentemente secondario, ma incredibilmente coerente con lo spirito del personaggio: insieme all’annuncio, AMC ha incluso persino dei cioccolatini a tema, al gusto di matcha green tea. Una scelta curiosa, raffinata, quasi ironica. Proprio come Lestat. Assaggiare quel cioccolato diventa una metafora perfetta: un antipasto elegante prima del banchetto vero e proprio. Perché la sensazione è chiara, netta, condivisa da tutta la community: ora che sappiamo quando, l’attesa diventa elettrica.

Ma The Vampire Lestat non è semplicemente una nuova stagione mascherata da cambio di titolo. È una metamorfosi narrativa. Dopo due stagioni intense, dolorose e profondamente introspettive di Interview with the Vampire, il punto di vista si ribalta. Se prima il racconto era filtrato attraverso la malinconia di Louis de Pointe du Lac, ora la scena appartiene interamente al Brat Prince. Ed è qui che la serie compie il salto più audace e affascinante.


La sinossi ufficiale non lascia spazio a interpretazioni timide. Lestat, stanco e risentito per il modo superficiale e sensazionalistico in cui è stato ritratto nel bestseller “Interview with the Vampire”, decide di raccontare finalmente la sua versione dei fatti. E lo fa come solo Lestat potrebbe fare: fondando una band e andando in tour. Niente mezze misure, niente confessioni sussurrate. Qui si urla, si canta, si sanguina sotto i riflettori. Gabrielle, Nicolas, Magnus, Marius, Those Who Must Be Kept: nomi che per i lettori storici di Anne Rice sono vere e proprie reliquie sacre. Accanto a loro ritornano Louis, Armand, Molloy e altri personaggi che la serie non è ancora pronta a svelare. Il tutto descritto come un pellegrinaggio sensuale attraverso spazio, tempo e trauma, senza auto-tune, senza avvertimenti e con le emozioni portate all’estremo.

Questo passaggio non è solo narrativo, è simbolico. Lestat non accetta più di essere raccontato dagli altri. Prende il controllo della sua storia, del suo mito e della sua immagine. È un atto di ribellione che rispecchia perfettamente lo spirito del romanzo The Vampire Lestat del 1985, ma che trova una nuova potenza visiva e tematica nella trasposizione televisiva. Il vampiro che un tempo era osservato, giudicato e temuto diventa performer, icona, catalizzatore di desideri e ossessioni.

Sam Reid, ormai consacrato come uno dei migliori Lestat mai apparsi sullo schermo, incarna questa evoluzione con una sicurezza magnetica. Accanto a lui ritroviamo Jacob Anderson nei panni di Louis, Eric Bogosian come Daniel Molloy e Assad Zaman nel ruolo di Armand, la cui relazione con Louis promette un’intensità emotiva ancora più lacerante. Il cast si arricchisce inoltre di figure chiave come Gabrielle, la madre di Lestat, Marius il millenario custode dei segreti vampirici e Magnus, il creatore tormentato. E poi c’è lei, l’ombra che incombe su tutto: Akasha, la Regina dei Dannati, interpretata da Sheila Atim. Anche se non ancora al centro della scena, la sua presenza suggerisce che il terreno per una futura saga dedicata è già stato preparato con estrema cura.

A rendere l’universo ancora più denso e interconnesso contribuisce il collegamento con Talamasca: The Secret Order. Il crossover mostrato in anteprima, con Daniel Molloy ormai trasformato in vampiro, apre scenari inquietanti e affascinanti, confermando la volontà di costruire un vero Immortal Universe. Un mosaico narrativo dove ordini occulti, archivi segreti e creature immortali si intrecciano, creando una mitologia seriale ambiziosa e stratificata.

Tutto questo avviene sotto l’egida spirituale di Anne Rice, la scrittrice che ha reinventato il vampiro come creatura tragica, sensuale e filosofica. La serie sembra raccogliere la sua eredità con rispetto e coraggio, evitando semplificazioni e abbracciando la complessità emotiva dei suoi personaggi. Come ha dichiarato lo showrunner Rolin Jones, The Vampire Lestat non è solo un nuovo capitolo, ma una confessione. È la voce di un’anima immortale che finalmente si racconta senza filtri.

L’estetica promessa è un’esplosione di contrasti: palchi illuminati contro abissi interiori, musica come atto di sopravvivenza, immortalità come condanna e benedizione. Lestat non è più soltanto un predatore notturno, ma un’icona che vive di attenzione, applausi e caos. Un vampiro che comprende perfettamente il linguaggio della celebrità moderna e lo usa per alimentare il proprio mito.

L’estate 2026 può sembrare lontana, ma per chi ha già camminato tra le ombre di New Orleans e ascoltato il battito irregolare di questi personaggi, il countdown è ufficialmente iniziato. Ora la domanda passa alla community, ed è impossibile non porsela con un sorriso famelico: siete pronti a seguire Lestat sotto i riflettori, quando il vampiro smetterà di chiedere il permesso e inizierà a cantare la sua verità?

Divagazioni: Il Portfolio Inedito di Magnus in un Elegante Cofanetto da Collezione

La giovane casa editrice bolognese 9970 presenta una nuova e affascinante pubblicazione: Divagazioni, un portfolio che raccoglie sei disegni inediti di Roberto Raviola, meglio conosciuto come Magnus, realizzati negli ultimi mesi della sua vita. Questo esclusivo cofanetto in “Artist Edition” è un vero e proprio tesoro per gli appassionati e i collezionisti, un omaggio a un maestro indiscusso della Nona Arte. Con una tiratura limitata di sole 250 copie, la pubblicazione è disponibile in un formato di grande pregio (30 x 45 cm) e presenta le illustrazioni stampate su carta Pantone di alta qualità.

I disegni, in gran parte ritratti a figura intera di giovani donne dallo stile vagamente esotico e orientale, sono pervasi da un’atmosfera di malizia erotica. Ci si potrebbe chiedere se queste figure siano principesse o prigioniere di un harem, ma ciò che traspare chiaramente è la celebrazione della bellezza e dell’avventura, tipica dello stile unico di Magnus. A completare questa galleria di femmes fatales, troviamo anche Frida Boher, la perfida scienziata della serie Necron, affiancata dalla sua mostruosa e comica creatura.

Questi lavori sono stati realizzati nel 1995, durante l’ultima estate di vita dell’artista, come una sorta di “divagazione” dal massiccio impegno del Texone, il celebre speciale di Tex che Magnus stava curando da anni per l’editore Sergio Bonelli. Michele Masini, nel testo introduttivo, spiega come Magnus fosse ormai completamente immerso nell’universo western di Tex, ma sentisse il bisogno di svagarsi con qualcosa di diverso, di più personale. Così si rivolse ad Alessandro Pastore, titolare della fumetteria bolognese omonima, commissionandogli una serie di disegni per liberare la sua fantasia. Purtroppo, il progetto fu interrotto dalla diagnosi di una grave malattia che colpì l’artista, segnando tragicamente i suoi ultimi mesi.

Divagazioni è quindi un capitolo inaspettato e affascinante nella carriera di Magnus, con sei splendide illustrazioni a colori e cinque studi preparatori su carta millimetrata che non erano mai stati visti prima. Questa pubblicazione rappresenta un testamento visivo dell’immaginario di un artista che ha saputo spaziare tra una varietà di generi: dal noir di Lo Sconosciuto all’eroismo fantascientifico di Milady, dal grottesco di Alan Ford all’eros di Le 110 pillole. Nei disegni di Divagazioni risuonano echi di tutte queste influenze, in un’esplorazione affascinante dei temi che Magnus ha trattato nel corso della sua carriera.

Il cofanetto è in vendita al prezzo di 99,70 euro sul sito ufficiale della casa editrice 9970.it. Ogni copia è corredata da un QR Code che ne certifica digitalmente la proprietà esclusiva, rendendo questa pubblicazione ancora più unica e ambita. Un’ultima, straordinaria occasione per ammirare il genio di Magnus attraverso gli occhi di un artista che ha saputo raccontare storie senza tempo.

Lo Sconosciuto: Le nuove avventure. Far sanguinare l’elefante lentamente mentre muore

Dal 11 ottobre, gli appassionati di fumetti e letteratura possono finalmente immergersi nel terzo volume delle avventure dello Sconosciuto, un personaggio iconico creato dal maestro Magnus. Questo nuovo capitolo, intitolato “Lo Sconosciuto. Le nuove avventure. Far sanguinare l’elefante lentamente mentre muore”, è scritto da Daniele Brolli, che continua il percorso narrativo interrotto dalla scomparsa di Magnus, portando avanti la mitologia di questo antieroe enigmatico.

Unknow, il protagonista di questa storia, è un uomo senza nome e dai molti volti, la cui esistenza è segnata dall’assenza di scelte personali. In quanto sicario, egli è un ingranaggio silenzioso all’interno di una macchina mortale, una figura che agisce nell’ombra, seguendo ordini e direttive senza mai mettere in discussione la propria identità o il proprio ruolo. Tuttavia, in presenza di ingiustizie evidenti nei confronti di innocenti, la sua apatia comincia a vacillare. Non si tratta di una crisi ideologica né di un rimorso di coscienza, ma piuttosto di un crudo istinto di sopravvivenza che lo spinge a prendere posizione, anche se non in modo del tutto chiaro.

Il racconto di Brolli si snoda in un contesto tumultuoso, segnato dallo scioglimento della SCUDO, un’organizzazione di cui Unknow faceva parte. Questo evento segna l’inizio di una fuga disperata, durante la quale il protagonista attraversa il globo, costretto a confrontarsi con situazioni estreme e pericoli sempre più tangibili. La scrittura di Brolli riesce a creare una tensione palpabile, portando il lettore a immedesimarsi nel tormento e nell’incertezza del protagonista, il quale, pur non volendo abbracciare una causa, si trova inevitabilmente coinvolto in conflitti più grandi di lui.

Nel nuovo volume, Unknow si troverà a fronteggiare un conflitto sotterraneo che coinvolge ex membri delle SS, un elemento che aggiunge ulteriore complessità e profondità alla narrazione. Questo aspetto non solo arricchisce la trama, ma invita anche a riflessioni più ampie sui temi della memoria, della colpa e della responsabilità. Brolli riesce a tessere una storia che, pur nella sua dimensione di avventura, affronta questioni morali e sociali di rilevanza attuale.

Il volume è arricchito dai disegni e dalla copertina di Andrea Borgioli, il cui stile visivo contribuisce a rendere ancora più incisiva l’atmosfera del racconto. La sua arte, intrisa di un’eleganza cruda e di dettagli che catturano l’attenzione, riesce a dare vita ai tormenti interiori di Unknow, permettendo ai lettori di percepire la dualità del suo esistere: un sicario che, pur essendo parte di un sistema opprimente, avverte l’urgenza di cambiare le sorti di chi è innocente.

In questo terzo volume, il lettore troverà due episodi, “Far sanguinare l’elefante lentamente mentre muore” e “La verità della tigre”, che promettono di mantenere alta l’attenzione e il coinvolgimento. Brolli dimostra, ancora una volta, di saper dar voce a un personaggio complesso, capace di suscitare empatia e riflessione, facendo dello Sconosciuto un simbolo di ribellione e ricerca di identità in un mondo che spesso sembra voler soffocare ogni singolarità.

Le avventure di Unknow continuano a svelarsi, invitando i lettori a scoprire i segreti di un’antieroe che, in un contesto di ingiustizie e violenza, non smette di cercare la propria strada. Con la pubblicazione di questo nuovo volume, Daniele Brolli non solo onora l’eredità di Magnus, ma la rinnova, portando alla luce una narrazione che si intreccia con le sfide e le speranze del nostro tempo.

Non resta che recarsi in libreria o fumetteria per lasciarsi trasportare da questo viaggio avventuroso e intriso di riflessioni profonde.

Kriminal compie 60 anni: lo scheletro ribelle che ha cambiato per sempre il fumetto italiano

Sessant’anni fa, il 24 agosto 1964, una figura gialla con uno scheletro nero stampato addosso fece irruzione nelle edicole italiane come un pugno allo stomaco al perbenismo dell’epoca. Da quel momento il fumetto italiano non sarebbe più stato lo stesso. Kriminal nasceva dalla mente di Max Bunker e dalla matita di Magnus, e iniziň subito a fare ciò che i grandi personaggi sanno fare: dividere, scandalizzare, affascinare, lasciare il segno. Oggi, a distanza di sei decenni, quel segno è ancora inciso nella storia della cultura pop italiana come una cicatrice orgogliosa. Kriminal non arrivò in un vuoto creativo. L’Italia dei primi anni Sessanta aveva appena scoperto il fascino proibito del fumetto nero grazie a Diabolik, e il successo del Re del Terrore aveva acceso una miccia che molti provarono a imitare senza comprenderne davvero la forza. Fu proprio in questo clima che l’Editoriale Corno chiese a Luciano Secchi di immaginare qualcosa di nuovo, qualcosa che non fosse una semplice eco di ciò che già funzionava. La risposta fu Kriminal, seguito a ruota da Satanik, e con loro il fumetto nero smise di essere una moda passeggera per diventare un linguaggio, una lente attraverso cui osservare un mondo sporco, cinico e profondamente umano.

Anthony Logan, questo il vero nome dell’uomo dietro la maschera a forma di teschio, non è un ladro gentiluomo né un criminale glamour. È un prodotto della crudeltà sociale, un individuo spezzato da un passato fatto di ingiustizie, riformatori, famiglie distrutte e sogni triturati da un sistema marcio. Kriminal non ruba per stile e non uccide per estetica: colpisce perché odia, perché si vendica, perché non crede più in nulla se non nella propria volontà. Ed è proprio questa mancanza di consolazione morale a renderlo ancora oggi disturbante e irresistibile.

Visivamente, l’impatto fu devastante. La tuta gialla con lo scheletro nero era un manifesto di rottura, un simbolo che non chiedeva di essere accettato ma solo guardato in faccia. All’inizio il volto di Kriminal portava ancora echi cinematografici, ispirati all’attore Jacques Sernas, con capelli biondi e lineamenti da divo europeo. Poi arrivò l’arresto narrativo, la rasatura in carcere, e con essa una trasformazione definitiva. Da quel momento Anthony Logan divenne più duro, più tagliente, più vicino a un’idea di violenza fredda e moderna che Magnus avrebbe affinato albo dopo albo, fino a costruire uno stile riconoscibile, personalissimo, destinato a influenzare generazioni di disegnatori.

La serie, pubblicata dal 1964 al 1974 per un totale impressionante di 419 numeri, è un viaggio dentro un’Italia immaginaria ma incredibilmente reale. Un mondo popolato da corrotti, ipocriti, criminali in giacca e cravatta, poliziotti ossessionati e donne forti, sensuali, mai decorative. Figure come il commissario Patrick Milton, l’ambiguo Boone, l’inquietante Mister Ypsilon o la tragica Lola Hudson non sono semplici comprimari, ma tasselli di una mitologia nera che cresce e si complica col passare degli anni. E quando la saga osa il crossover, incontrando Satanik o incrociando il proprio destino con l’universo di Alan Ford, il fumetto italiano compie un salto evolutivo che oggi diamo per scontato, ma che allora era pura avanguardia.

Naturalmente, tutto questo non poteva passare inosservato. Kriminal fu censurato, sequestrato, portato in tribunale. Alcuni albi finirono nel mirino della magistratura per la violenza esplicita, altri per l’erotismo audace che osava mostrare corpi femminili con una libertà impensabile per l’epoca. Dopo i primi numeri, il tono cambiò, si fece più investigativo, più vicino al giallo, ma senza mai perdere quell’anima corrosiva che prendeva in giro l’ordine costituito invece di limitarsi a sfidarlo frontalmente. Con il tempo arrivarono anche la satira e il grottesco, episodi surreali e titoli che oggi suonano come piccoli manifesti di anarchia narrativa.

Il successo travalicò la carta stampata. A fine anni Sessanta Kriminal approdò al cinema con due pellicole che oggi sono diventate culto per gli amanti del cinema di genere: Kriminal del 1966, diretto da Umberto Lenzi, e Il marchio di Kriminal del 1968, firmato da Fernando Cerchio. Film imperfetti, certo, ma fondamentali per comprendere quanto l’immaginario del personaggio fosse già allora potente e riconoscibile, capace di dialogare con il fumetto, il cinema e persino con suggestioni internazionali che arrivavano fino al Giappone.

A sessant’anni dal suo debutto, Kriminal resta una figura scomoda. Non è un eroe da celebrare senza riserve, né un villain da archiviare come eccesso adolescenziale. È un simbolo di rottura, una creatura nata per disturbare le coscienze e smontare le certezze. In un’epoca che spesso addolcisce tutto per renderlo condivisibile, Kriminal continua a ricordarci che la cultura pop può essere anche cattiva, feroce, profondamente politica senza bisogno di slogan.

E allora la domanda viene spontanea, soprattutto parlando tra nerd che amano scavare sotto la superficie: quanto spazio c’è oggi per personaggi così radicali? Kriminal, con la sua risata amara e il suo scheletro stampato addosso, sembra ancora lì a osservarci, pronto a colpire di nuovo. Forse non dalle edicole, forse non con la stessa violenza, ma con la stessa capacità di metterci a disagio. E in fondo, sessant’anni dopo, è proprio questo il suo vero superpotere.

Lunga vita ad Alan Ford, la storica serie non finirà!

Alan Ford, un personaggio nato dalla fervida immaginazione di Max Bunker e dalla matita geniale di Magnus, rappresenta un’icona indelebile del fumetto italiano, capace di attraversare decenni e di lasciare un segno profondo nel panorama culturale. La sua storia, iniziata nel 1969, è quella di una serie che ha saputo mescolare con maestria umorismo, satira e grottesco, regalando ai lettori un prodotto che sfugge a qualsiasi facile categorizzazione.

Il fumetto si distingue fin dai suoi esordi per la capacità di rompere gli schemi narrativi tradizionali, proponendo un mix di generi che spazia dallo spionaggio all’horror, dalla denuncia sociale al più puro nonsense. In un periodo in cui il fumetto tendeva a rimanere confinato all’interno di specifici generi, Alan Ford emerge come un’opera innovativa e provocatoria, capace di stravolgere le convenzioni e di ridefinire il concetto stesso di fumetto. La trama ruota attorno alle avventure del Gruppo T.N.T., una banda di agenti segreti sgangherati e improbabili, guidati da un misterioso anziano conosciuto come Numero Uno, il cui passato è avvolto nel mistero.

Il gruppo è composto da personaggi che sono rapidamente diventati iconici: Alan Ford, l’eroe improvvisato, rappresenta la figura dell’antieroe per eccellenza, lontano dagli stereotipi del macho invincibile. Bob Rock, la caricatura vivente dello stesso Magnus, con il suo aspetto grottesco e il carattere cinico, è uno dei personaggi più amati dai lettori. Cico, l’uomo dalla mente semplice, rappresenta l’ingenuità e la bontà d’animo, mentre Jefferson Long, afroamericano dal cuore d’oro, sfida gli stereotipi razziali del tempo. E poi c’è Joe Dalton, il cowboy dalla pistola facile, che incarna tutti i cliché del genere western, ma con una vena di umorismo nero che lo rende unico.

L’umorismo di Alan Ford è una satira spietata della società, che non risparmia nessuno. Politici corrotti, burocrati ottusi, capitalisti senza scrupoli: tutti vengono presi di mira dalla penna affilata di Max Bunker, che usa il fumetto come strumento di denuncia sociale. La serie non si limita a far ridere, ma spinge i lettori a riflettere sulle contraddizioni e le ipocrisie della società contemporanea.

Il successo di Alan Ford non si limita al solo mondo del fumetto. Nel 1972, la serie raggiunge anche il piccolo schermo, grazie al programma televisivo SuperGulp!, trasmesso dalla Rai. Questo programma, che proponeva i fumetti in una forma originale, con immagini statiche e nuvolette lette da doppiatori, contribuisce a diffondere ulteriormente la popolarità di Alan Ford, rendendolo un fenomeno di costume.

La longevità della serie è un altro dei suoi tratti distintivi. Nonostante un inizio non proprio entusiasmante, Alan Ford riesce a conquistare un pubblico sempre più vasto, superando la soglia dei 600 numeri pubblicati. Questo traguardo rappresenta un record nel panorama del fumetto italiano, e testimonia l’affetto e la fedeltà dei lettori verso un personaggio che, con le sue avventure surreali e il suo umorismo tagliente, ha saputo parlare a generazioni diverse.

Nel corso degli anni, la serie ha visto l’avvicendarsi di diversi autori e disegnatori, ma il contributo di Magnus rimane insuperato. La sua matita ha saputo dare vita a un mondo popolato da personaggi grotteschi e affascinanti, in cui l’assurdo e il quotidiano si mescolano in un equilibrio perfetto. Magnus ha lavorato su Alan Ford fino al numero 75, lasciando un’impronta indelebile nella serie.

L’annuncio della chiusura di Alan Ford, previsto per il 2024 con il numero 660, ha scosso il mondo del fumetto. Max Bunker aveva dichiarato che era giunto il momento di mettere la parola fine a un’avventura durata oltre mezzo secolo, per dedicarsi a nuovi progetti. Tra questi, il creatore aveva annunciato la nascita di una nuova serie, Petra, ambientata in un futuro distopico e con una protagonista femminile. Tuttavia, l’annuncio della chiusura si è rivelato un falso allarme: Alan Ford ha continuato la sua corsa, superando il numero 660 e confermandosi come una delle serie più longeve e amate del panorama fumettistico.

L’ultima sorpresa di Alan Ford è stata proprio questa: il fumetto che sembrava destinato a concludersi, ha trovato una nuova linfa vitale, smentendo le voci di chiusura e continuando a deliziare i lettori con nuove avventure. Max Bunker, in un editoriale recente, ha spiegato che l’intervista in cui annunciava la chiusura non doveva essere presa sul serio, confermando così che Alan Ford ha ancora molto da dire.

Alan Ford non è solo un fumetto, ma un pezzo di storia del costume italiano. Con il suo umorismo surreale e la sua satira pungente, ha saputo conquistare il cuore di milioni di lettori e ha lasciato un segno indelebile nel panorama culturale del nostro paese. La sua storia è quella di un fumetto che ha saputo reinventarsi, attraversando epoche e generazioni, senza mai perdere il suo fascino. E mentre il mondo continua a cambiare, Alan Ford rimane una certezza, un’icona del fumetto che, nonostante tutto, non chiuderà mai.

A Natale torna Lunario, il capolavoro del maestro del fumetto Magnus

La neonata casa editrice bolognese 9970 presenta a Natale la sua prima pubblicazione: una preziosa “Artist Edition” in edizione limitata del Lunario, opera ormai introvabile del maestro del fumetto Roberto Raviola, in arte Magnus (Bologna 1939 – Imola 1996).

Magnus pubblicò in origine il Lunario 1995 alla fine del 1994 per la casa editrice Granata Press di Luigi Bernardi. Già autore di pietre miliari del fumetto, da Kriminal a Alan Ford, da I Briganti a Lo Sconosciuto, Magnus si cimentò questa volta in un’opera completamente diversa: un diario – agenda dell’anno con cinque racconti a fumetti ambientati nella Valle del Santerno e ispirati in parte a storie della tradizione letteraria cinese e in parte a leggende del folklore dell’Appennino tra Romagna e Toscana, in particolare di Castel del Rio, dove l’autore visse i suoi ultimi anni. Ai racconti a fumetti aggiunse dodici eleganti e dettagliatissime illustrazioni, una per ogni mese dell’anno, nelle quali il tema ricorrente è l’incontro con fantasmi, folletti e creature magiche.

Nella nuova “Artist Edition” il Lunario rivive sotto forma di un volume di 92 pagine di grande formato (31 x 42 cm.), contenente le riproduzioni delle tavole originali dei 12 mesi e delle 5 storie presenti nella prima edizione, riportate alle dimensioni originali. Il libro contiene inoltre saggi critici di esperti e studiosi di fumetto (Luca Baldazzi, Fabio Gadducci, Michele Masini e Giovanni Nahmias). Le illustrazioni dei mesi sono infine accompagnate da brevi note di commento di alcuni tra i più importanti autori del fumetto contemporaneo: tra loro Igort, Davide Toffolo, Paolo Bacilieri, Giuseppe Palumbo, Sara Colaone e altri ancora.

Il volume è in vendita esclusiva online sul sito web 9970.it.

Tex. La Valle Del Terrore

Sergio Bonelli Editore presenta la nuovissima edizione di “Tex. La Valle Del Terrore”, una vera e propria meraviglia grafica disegnata da Magnus. A partire dal 17 novembre, i lettori potranno immergersi in questa raffinata edizione del “Texone”, scritta da Claudio Nizzi e interpretata da uno dei più straordinari e memorabili maestri del fumetto mondiale, Roberto Raviola, meglio conosciuto come Magnus.

Questa nuova edizione di “Tex. La Valle Del Terrore” è l’epitome della cura e dell’attenzione ai dettagli. Il volume è di grande formato e presenta una collezione di bozzetti e schizzi preparatori del celebre Magnus. Nonostante siano passati più di venticinque anni dalla sua prima pubblicazione, “Tex. La Valle Del Terrore” rimane un capolavoro intramontabile.

La storia si svolge nella valle dello Yuba River, dove la setta asiatica dei Vendicatori sta compiendo massacri tra i padroni dei giacimenti auriferi della zona. Inizialmente, i sospetti cadono su Victor Sutter, un ricco possidente ormai decaduto, tormentato dalla malattia e manipolato dalla sua cameriera May Ling. Ma presto Tex e Carson iniziano a intravedere i meccanismi di un inganno molto più sofisticato.

La preziosa edizione di “Tex. La Valle Del Terrore” è arricchita da un’introduzione scritta da Davide Bonelli, mentre la postfazione ripropone i testi di Sergio Bonelli e Graziano Frediani.

Le avventure di Giuseppe Pignata di Magnus & Sergio Tisselli

Comparso originariamente a puntate tra il 1993-95 sulla rivista «Nova Express», Le avventure di Giuseppe Pignata si ispiraall’omonimo racconto del Seicento che ha in qualche modo anticipato il genere del romanzo-memoria. Protagonista un segretario al servizio dei cardinali della corte romana, condannato per eresia dall’Inquisizione. È la cronaca della sua prigionia, delle strategie messe in atto per evadere e delle traversie successive. Una storia realmente accaduta, narrata in prima persona da cui che l’ha vissuta.

Magnus, tra i più grandi autori di fumetto, partì da questo testo per elaborare il suo personale adattamentocoinvolgendo per la parte visiva il suo collega – e poi amico – Sergio Tisselli. La tecnica utilizzata per le tavole è davvero insolita: su proposta di Magnus, Tisselli disegnò su diversi tipi di materiali e di carta, dedicando una meticolosa attenzione ad ogni singola vignetta. Queste vignette furono poi giustapposte da Magnus, in un montaggio che ha composto ciascuna tavola finale.

Un lavoro di assoluta bellezza, che sarà possibile ammirare nella nuova edizione cartonata a colori pubblicata da Edizioni NPE. Una storia avvincente, nonché una preziosa testimonianza storica, che rivive nella trasposizione a firma di due maestri del fumetto. In libreria del 23 giugno.

PAFF! International Museum of Comic Art

Il PAFF! diventa International Museum of Comic Art: il 10 marzo 2023, con il patrocinio del Ministero della Cultura e la media partnership di Rai FVG, è in programma il taglio del nastro, un’anteprima su invito per scoprire l’esposizione permanente ospitata nell’innovativo contenitore culturale che ha sede a Pordenone. Sabato 11 e domenica 12 marzo l’apertura al pubblico (su prenotazione) è gratuita.

Sostenuto da Regione Friuli Venezia Giulia e da Comune di Pordenone, il PAFF! organizza, promuove e ospita inoltre mostre temporanee di importanza nazionale e internazionale dei grandi maestri del fumetto mondiale. La struttura sarà arricchita da una bibliomediateca ed entro la fine dell’anno di un archivio con deposito climatizzato. Il Centro va così a completare la sua già corposa offerta che dal 2018 coniuga cultura, formazione, educazione, didattica, ricerca e intrattenimento attraverso lo strumento divulgativo del fumetto.

Sotto la direzione artistica del suo fondatore, Giulio De Vita, il PAFF! International Museum of Comic Art è una realtà unica in Italia che trova analogie, per concept e dimensioni, solo nelle capitali europee (Parigi, Bruxelles).

L’esposizione permanente, la cui curatela è stata affidata a Luca Raffaelli (esperto e storico del fumetto), offre attraverso un allestimento multimediale e interattivo l’opportunità di ammirare circa 200 tavole originali dei più famosi fumettisti di tutti i tempi e oltre 500 fra schizzi, fogli di sceneggiatura, pubblicazioni storiche e rare, costumi di scena utilizzati in film tratti da fumetti, scenografie e filmati provenienti da tutto il mondo tramite acquisti, prestiti e donazioni. All’interno dei 2.200 metri quadrati di spazi espositivi del PAFF!, la collezione permanente si estende su uno dei piani del museo, è suddivisa in 9 differenti sezioni e comprende tavole originali di numerosissimi maestri e disegnatori straordinari come Andrea Pazienza, Art Spiegelman, Benito Jacovitti, Carl Barks, Charles M. Schulz, Chester Gould, Floyd Gottfredson, George McManus, Giorgio Cavazzano, Hugo Pratt, Magnus, Milo Manara, Milton Caniff, Alex Raymond, Will Eisner.

Luca Raffaelli ha dato una chiave di lettura originale alla narrazione del percorso espositivo: quella dei diversi formati con cui il fumetto – nei suoi oltre cento anni di vita – è stato letto, conosciuto e amato in ogni angolo del pianeta, a seconda delle culture, delle condizioni economiche e delle abitudini sociali dei lettori. È così che in America sono nate prima le tavole domenicali nei supplementi a colori dei quotidiani statunitensi, poi le strisce e i comic book. In Italia troviamo invece il formato giornale (quello del primo “Corriere dei Piccoli”) e le strisce di “Tex”, poi portate al successo dal formato che porta il suo nome; in Francia i volumi chiamati “albùm” in Giappone i tankobon, libretti dove vengono pubblicati i manga di successo. Il PAFF! si connota dunque come l’unico Museo al mondo dedicato al fumetto che ponga al centro dell’attenzione il raffronto tra le tavole originali e le riproduzioni, i giornali, gli albi, i libri su cui i fumetti vivono.

Numerose e davvero uniche le opere presenti, di cui si segnalano una tavola originale di Vittorio Giardino (una rarità poterla ammirare in una mostra) e un’opera di Maus (il premiatissimo fumetto di Art Spiegelman) che poi non è stata inserita nella pubblicazione finale, nonchè tavole e strisce storiche e preziosissime: per la prima volta tutti questi originali vengono accompagnati nell’esposizione e “scoperti” dal visitatore nelle varie riproduzioni proposte nel corso del tempo. Alcuni esempi: di una tavola di Felix the Cat di Otto Messmer (datata 1933) è presente la pagina del quotidiano statunitense a colori e la pagina che nel 1937 ha riproposto il Corriere dei Piccoli (emendata dai balloon, come si faceva un tempo), dell’Eternauta (il fumetto di fantascienza del desaparecido argentino Hèctor G. Oesterheld degli anni Cinquanta) è presente il formato orizzontale, anticipato dall’adattamento che ne ha fatto in verticale Ruggero Giovannini per Lanciostory negli anni Settanta, una tavola di Carl Barks, l’inventore di Zio Paperone è pubblicata in formati diversi a seconda delle necessità.

Il PAFF! International Museum of Comic Art espone in tre teche principali le opere realizzate da altrettanti grandi artiste: una tavola molto intensa da “La gabbia“, prestata da Silvia Ziche, un originale dell’artista underground Bambi Kramer e un’opera originale di Persepolis, celeberrimo romanzo a fumetti di Marjane Satrapi.

Sul piano della tutela e delle particolarità dell’allestimento, il museo rappresenta una novità assoluta nel mondo del fumetto: le tavole sono custodite in mobili che preservano i materiali proteggendoli dai danni della luce. L’effetto è quello di una wunderkammer (stanza delle meraviglie, scrigno degli oggetti preziosi, raccolta di curiosità), ma anche di un archivio accessibile al pubblico, che invita all’interazione e alla scoperta.

Per quanto riguarda la parte multimediale, in stretta connessione con le opere presenti nel percorso museale, è interessante sottolineare la presenza di contributi “storici” provenienti dalla Cineteca di Bologna, dall’Istituto Luce, dalle Teche Rai, dalla RSI (Radio Televisione Svizzera Italiana) e dalla RTS (Radio Televisione Svizzera), materiali d’archivio e frammenti filmici di ultima uscita come quello tratto da “Hugo in Argentina” del regista Stefano Knuchel (presentato al Festival di Locarno nel 2022), opere underground come “Tuono” di Dario Marani (un ritratto divertente e sincero del fumettista Andrea Paggiaro in arte Tuono Pettinato, scomparso prematuramente nel 2021), le “pillole di approfondimento” sulle diverse sezioni presentate dal curatore della mostra permanente Luca Raffaelli, le interviste sul “Futuro del fumetto” (60 secondi per riflettere sulle sorti della nona arte) con gli interventi di Alberto Abruzzese, Licia Troisi, Andrea Bernardelli, Alpraz, Andrea Fontana, Davide Di Giorgio, Fabiano Ambu e Vorticerosa/Rosa Puglisi e quelli della “Filiera del fumetto” che raccontano le fasi della sua realizzazione (sono intervenuti Giovanni Barbieri, Vittorio Giardino, Laura Scarpa, Francesco Artibani, Valerio. Bindi, Maurizio Clausi, Enrico Pierpaoli e Giuseppe Palumbo).

Tra i maggiori prestatori, si segnala Giancarlo Soldi (regista e sceneggiatore) che ha messo a disposizione una selezione dei suoi documentari dedicati al mondo del fumetto (Nuvole parlanti, Graphic Reporter, Letteratura disegnata, Come Tex Nessuno mai, Nessuno Siamo Perfetti) e le irresistibili pillole di “Little Nemo, realizzato per la rivista Fumettologica.

Presenti 3 Exhibit, finestre interdisciplinari realizzate in collaborazione con Michela Zalunardo, che approfondiscono, presentando in maniera originale, il rapporto con le altre arti.

Non solo fumetti: la mostra permanente espone una statua di Joker di Adrian Tranquilli, alcuni oggetti che testimoniano il successo del fumetto e dei suoi personaggi, un Diabolik rimontato perché il piccolo albo potesse diventare una grande strenna natalizia, una rappresentazione del protofumetto realizzata da Davide Toffolo (storie illustrate, che ornano la Colonna Traiana o che erano pubblicate a disegni sui periodici dell’Ottocento, e che anticipano la nascita dell’industria e del successo del fumetto).

Per agevolare e accompagnare il visitatore verso una migliore fruizione dell’innovativo museo, il PAFF! ha introdotto nel proprio staff la figura del mediatore museale: una decina di operatori affiancano il pubblico per assistere e suggerire il miglior modo per assaporare ogni aspetto del sorprendente allestimento.

Entro la fine del 2023, l’International Museum of Comic Art si arricchirà anche di un archivio con deposito climatizzato per la conservazione delle tavole, dei disegni e delle pubblicazioni facenti parte della collezione del Museo. Il deposito sarà caratterizzato da un impianto di precisione ad alta efficienza energetica per mantenere gli ambienti a una temperatura costante di 18 gradi e a un’umidità relativa non superiore al 45 per cento.

Tex. Il Pueblo Perduto

Dopo quelli di Claudio Villa, Magnus e Joe Kubert è la volta del Texone di Giovanni Ticci. Sarà infatti Tex. Il Pueblo Perduto scritto da Claudio Nizzi a debuttare in un’edizione di pregio in formato gigante, arrivando in libreria e in fumetteria a novembre e in anteprima a Lucca Comics & Games. La prefazione del volume è firmata da Davide Bonelli.

In esclusiva a Lucca Comics & Games, sul sito Bonelli e al Bonelli Store di Milano, Tex. Il Pueblo Perduto sarà inoltre disponibile nella sua tradizionale edizione deluxe a tiratura limitata in sole 1.999 copie. Un’edizione speciale in formato gigante, impreziosita da una copertina telata su cui sono impressi a caldo il logo di Tex e un primo piano dell’Eroe bonelliano. Il volume contiene inoltre una stampa esclusiva su carta di pregio di un disegno di Giovanni Ticci.

La storia racconta le vicende del stregone Tumako e di sua nipote, rapiti dalla riserva papago. Tex e Carson scoprono che un certo professor Montoya aveva consultato lo sciamano riguardo una mappa che doveva condurre alle favolose ricchezze di un villaggio perduto. Ma Pueblo Perdido non porta fortuna ai suoi profanatori, perché una maledizione incombe sulle sue vetuste mura…

 

Una Valle: la graphic novel in memoria di Magnus

La graphic novel “Una Valle”, un’opera elegante ed intensa dedicata alla memoria di Magnus, realizzata interamente in toni color seppia, verrà pubblicata in occasione del famoso “Magnus Day” in programma il prossimo 14 ottobre: il giorno dedicato al grande Magnus, al secolo Roberto Raviola, che si tiene ogni anno a Castel Del Rio, la città di cui si innamorò e dove andò a vivere. È facile rendersi conto di come il personaggio protagonista di questo libro gli assomigli in tutto e per tutto! La maggior parte del volume è ad opera di Giovanni Degli Esposti Venturi che purtroppo scomparve prematuramente lasciando il posto a una carrellata di grandissimi maestri del fumetto: Ruggeri, Delvecchio, Fontana, Bonfatti, Cortesi e Tisselli – che ne firma la magnifica copertina.

La storia è quella di Remo Liverani, un artista milanese che riceve l’incarico, dal proprio editore, di realizzare una serie di immagini della valle del Santerno da utilizzare per una pubblicazione. Si trasferisce a Castel del Rio il 13 novembre 1916, il giorno dell’inaugurazione della linea ferroviaria di Vallata, e qui si intrattiene fino al 1° settembre 1917. In questi mesi, durante i lunghi pellegrinaggi bucolici in terra Alidosiana – con puntate nei paesi limitrofi di Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e della Toscana settentrionale – conosce personaggi come Toni, Don Giacomino, Malù, Zappòli, Strapunzèl, Cisarètt, Scurèzza, Vinàza e tanti altri che contribuiscono a farlo innamorare di Una valle, dalla quale non vorrà andare più via…

Satanik: l’antieroina che ha incendiato il fumetto italiano, tra eros, scienza e liberazione femminile

Nel 1964, in un’Italia ancora in bianco e nero, dove le donne venivano spesso relegate a ruoli accessori nella società e ancora più marginali nella narrativa popolare, esplose sulle edicole una figura che avrebbe rivoluzionato non solo il fumetto italiano, ma anche l’immaginario collettivo: Satanik. Il suo nome echeggia come un urlo di ribellione, un grido che squarcia il velo di ipocrisia borghese e maschilista di quegli anni. Dietro il volto bellissimo, ammaliante e crudele della protagonista, si cela Marny Bannister, una brillante biologa dal volto deturpato, simbolo di quella doppia identità – fisica e morale – che l’avrebbe resa l’icona di un’epoca e la madre di tutte le antieroine moderne.

Marny non è solo un personaggio di carta: è la proiezione oscura e affascinante di un’idea nuova e disturbante di femminilità. Creata dal genio provocatorio di Max Bunker (Luciano Secchi) e dal talento grafico rivoluzionario di Magnus (Roberto Raviola), Satanik non è una semplice “versione femminile di Kriminal”, come alcuni critici dell’epoca provarono timidamente a definirla. È qualcosa di più pericoloso, di più sovversivo. Una donna che prende il controllo della propria vita, del proprio corpo e del proprio destino, senza riserve e senza morale.

Il suo debutto avviene con l’albo La legge del male, pubblicato dall’Editoriale Corno nel dicembre del 1964. In un contesto culturale ancora profondamente segnato da moralismi e censura, Satanik si presenta come un pugno nello stomaco. Marny Bannister, deturpata da un angioma, scopre una formula chimica capace di rigenerare le cellule e trasforma se stessa in una bellezza irresistibile, avvenente e letale. Il prezzo? L’anima, o forse la liberazione da ogni vincolo etico. Non è più solo una scienziata: diventa una vampira moderna, una mantide religiosa che seduce, sfrutta e uccide uomini per raggiungere i suoi obiettivi.

L’eco del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson è evidente, ma Satanik ribalta completamente il paradigma. Non c’è più una lotta tra Bene e Male, ma tra apparenza e verità, tra potere e impotenza. Marny, nella sua doppia forma, non combatte il male: lo incarna. E in un mondo dominato da uomini, decide che è lei a dettare le regole. Uccide senza rimorsi, manipola, seduce. È l’incarnazione del peggiore incubo maschile in un’epoca in cui le donne cominciavano a parlare di emancipazione, lavoro, autodeterminazione.

Nel corso della serie, che si protrarrà per 231 numeri fino al 1974, Marny evolve. Non solo esteticamente, grazie a trasformazioni sempre più sofisticate – dapprima chimiche, poi attraverso irraggiamenti laser – ma anche psicologicamente. Acquisisce un equilibrio che rispecchia, in modo quasi profetico, le conquiste della società femminile italiana di quegli anni. Nonostante la sua crudeltà, in fondo, Satanik è un personaggio tragico: sa che il suo aspetto magnifico è solo temporaneo, un’illusione destinata a svanire, una maschera che cela la solitudine e la frustrazione della vera Marny.

Il fumetto, nato all’ombra del successo di Kriminal e di Diabolik, prende presto una strada tutta sua. A differenza dei suoi “cugini” maschili, Satanik non ha una morale ambigua: ha una morale assente. I “buoni” non vincono, la legge è impotente, l’eroina è l’unica a uscirne sempre vincitrice. Un elemento che, insieme a tematiche horror, soprannaturali e un erotismo più esplicito e meno allusivo, scatenò una bufera di critiche e attacchi censori. Denunce, sequestri, interrogazioni parlamentari: il fumetto nero per adulti era considerato una minaccia ai costumi. Ma il pubblico non la pensava così.

Satanik arrivò a vendere 200.000 copie, con una cadenza quindicinale impressionante. Non era solo intrattenimento: era una forma di catarsi. Un’evasione per chi era stanco della morale ipocrita, dei romanzi lenti, dei racconti dove “non succede mai niente”, come scrisse Dino Buzzati, uno dei pochi intellettuali a comprendere la potenza narrativa di queste opere. E lo stesso Buzzati confessò di leggere quei fumetti, ammirandone “la rapidità e la sintesi” e l’efficacia nella narrazione visiva.

Altri intellettuali, come Leonardo Sinisgalli, coglievano in Satanik quel gusto grottesco e quella satira sociale che solo apparentemente erano camuffati da horror pulp. Ma soprattutto, dietro i tratti affilati di Magnus e i testi taglienti di Max Bunker, si nascondeva un grido d’allarme e insieme una profezia: le donne stavano cambiando, e con loro sarebbe cambiato anche il modo di raccontarle.

Con il passare del tempo, le atmosfere gotiche, l’estetica cupa e l’eros strisciante di Satanik hanno lasciato un’impronta indelebile. Non solo nel fumetto nero, ma anche in tutto il panorama fumettistico italiano. L’influenza di Satanik è evidente in opere successive, come Dylan Dog, che pesca a piene mani da quell’immaginario fatto di streghe moderne, creature inquietanti e ambiguità morale. Anche il fumetto erotico deve qualcosa a Marny Bannister, che ha aperto la strada a protagoniste sensuali, indipendenti e pericolose.

Un film ispirato al personaggio, uscito nel 1968, non riuscì a coglierne l’essenza. Troppo edulcorato, troppo limitato dai vincoli cinematografici dell’epoca. Ma il fumetto, quello sì, era libero. E per dieci lunghi, indimenticabili anni, Satanik è stata la regina incontrastata dell’oscurità.

Oggi, riguardando quelle copertine dai colori acidi, quei disegni visionari e quelle storie al limite del surreale, Satanik appare come una figura mitologica. Un’eroina maledetta, una Medea contemporanea che ha bruciato i ponti col passato per costruire – o distruggere – un nuovo futuro.

E voi, conoscevate già Satanik? Avete mai letto i suoi albi? Vi affascina il lato oscuro delle antieroine o siete più da supereroi tutto d’un pezzo? Raccontatecelo nei commenti e condividete questo viaggio nel lato più nero del fumetto italiano sui vostri social! Chi sa, magari anche tra i vostri amici c’è qualcuno pronto a lasciarsi sedurre dal fascino letale di Marny Bannister…