Certi personaggi non appartengono davvero a un’epoca. Restano sospesi in quella zona strana della memoria collettiva dove convivono il fumetto d’autore, il cinema d’avventura, la letteratura di viaggio e persino un certo romanticismo anarchico che oggi sembra quasi sparito dal linguaggio dell’intrattenimento contemporaneo. Hugo Pratt aveva capito tutto con decenni di anticipo: il fascino dell’eroe non nasce dalla perfezione, ma dalle crepe, dalle fughe, dai silenzi, dalla capacità di attraversare il mondo senza appartenere davvero a nessun posto. Ed è probabilmente questo il motivo per cui Corto Maltese continua ancora oggi a parlare a generazioni completamente diverse tra loro, comprese quelle cresciute a streaming, anime stagionali e binge watching compulsivo.
Dal 20 maggio la nuova serie animata dedicata al marinaio più iconico della storia del fumetto europeo approda in esclusiva su RaiPlay grazie alla collaborazione con Rai Kids, e per chi è cresciuto sfogliando albi consumati nelle fumetterie o scoprendo Pratt attraverso i racconti di qualche fratello maggiore appassionato di bande dessinée, la sensazione è abbastanza particolare. Non è semplice nostalgia, e neppure quella malinconia da recupero vintage che ormai il marketing usa per qualsiasi cosa. Qui si parla di un personaggio che ha attraversato davvero il Novecento, portandosi dietro il peso di guerre, rivoluzioni, colonialismo, illusioni infrante e orizzonti lontani. Uno che riusciva a essere avventuriero senza trasformarsi in caricatura, filosofo senza diventare pesante, ribelle senza bisogno di slogan.
Ventidue episodi da ventidue minuti possono sembrare il formato classico di un’animazione televisiva contemporanea, ma dietro questa produzione si sente forte il desiderio di non banalizzare il materiale originale. E meno male. Perché adattare Corto Maltese significa confrontarsi con uno dei patrimoni più delicati e influenti della narrativa disegnata europea. Significa entrare in un territorio dove convivono Joseph Conrad, il cinema coloniale hollywoodiano, i racconti marinareschi, la politica internazionale e quell’idea romantica del viaggio che oggi sopravvive quasi soltanto nei videogiochi open world o in certi anime contemplativi che parlano più di solitudine che di azione.
Il Corto che vedremo su RaiPlay attraversa gli anni compresi tra il 1913 e il 1925, cioè uno dei periodi più turbolenti della storia moderna. Sullo sfondo scorrono la Prima Guerra Mondiale, la rivoluzione bolscevica, gli imperi coloniali che iniziano a scricchiolare e un pianeta che sta cambiando faccia. Però il bello delle storie di Pratt è sempre stato proprio questo: i grandi eventi non schiacciano mai l’avventura umana. Restano sullo sfondo come tempeste lontane mentre Corto continua a inseguire mappe impossibili, tesori perduti, incontri improbabili e soprattutto frammenti di libertà personale.
E qui probabilmente si nasconde il segreto dell’immortalità culturale del personaggio. Corto Maltese non combatte davvero per vincere. Combatte per restare sé stesso. In un’epoca in cui quasi tutti gli eroi moderni sembrano costruiti per diventare franchise, action figure o meme da social network, lui continua a muoversi come una figura laterale, ambigua, ironica, quasi imprendibile. Uno che sparisce all’orizzonte invece di restare fermo sotto i riflettori.
La produzione firmata da Rai Fiction insieme a Ellipseanime, Canal+ e Pomalux sembra aver compreso bene questo equilibrio delicato. Dietro la regia compare anche Pascal Morelli, nome che chi mastica animazione europea da anni conosce molto bene, mentre le musiche di Franco Piersanti promettono quell’atmosfera sospesa tra malinconia e meraviglia che appartiene naturalmente all’universo di Pratt. Poi arriva la voce di Luca Ward e lì scatta qualcosa di quasi inevitabile. Perché Ward possiede quella tonalità ruvida e cinematografica capace di evocare immediatamente il senso dell’avventura classica senza risultare artificiale.
Chi è cresciuto negli anni Novanta e Duemila sa perfettamente quanto Corto Maltese abbia sempre occupato una posizione quasi mitologica nell’immaginario nerd italiano. Non era il fumetto “facile”. Non era l’albo che compravi per vedere il combattimento spettacolare o il colpo di scena continuo. Entrare nelle storie di Pratt richiedeva tempo, pazienza, perfino un certo tipo di maturità emotiva. Da adolescenti magari si restava colpiti dai disegni, dal fascino esotico, dai dialoghi misteriosi. Solo anni dopo si iniziavano a capire davvero i silenzi, le pause, il peso politico delle ambientazioni, il modo in cui Pratt raccontava il colonialismo senza trasformarlo in spettacolo.
Ed è buffo vedere come oggi, nell’epoca dominata dagli algoritmi e dalle clip verticali da quindici secondi, proprio un personaggio come Corto possa tornare improvvisamente attuale. Perché i ragazzi di oggi, molto più di quanto certi adulti immaginino, stanno ricominciando a cercare storie dense, mondi stratificati, personaggi imperfetti. Basta guardare il successo di certi anime introspettivi, il ritorno della narrativa slow burn o la fame di universi narrativi capaci di respirare davvero. Corto Maltese, da questo punto di vista, sembra quasi un antidoto contemporaneo mascherato da classico.
Intanto sullo sfondo continua a muoversi anche il progetto live action sviluppato dal gruppo Rainbow guidato da Iginio Straffi, nome che molti associano immediatamente alle Winx ma che negli anni ha dimostrato di avere un’ambizione produttiva molto più ampia. E qui la faccenda si fa ancora più interessante, perché adattare Corto Maltese in live action significa entrare in un territorio quasi maledetto. Per decenni Hollywood e l’Europa hanno provato a trasformare Pratt in cinema senza riuscire davvero a trovare la chiave giusta. Perfino Frank Miller aveva tentato di avvicinarsi al personaggio in collaborazione con StudioCanal, segno evidente di quanto Corto continui a esercitare un fascino trasversale persino sugli autori che appartengono a scuole narrative completamente diverse.
Il punto è che Corto Maltese non funziona se lo trasformi semplicemente in un action hero. Non è Indiana Jones. Non è James Bond. Non è nemmeno un pirata romantico nel senso classico del termine. È un personaggio che vive di atmosfera, di incontri, di geografie emotive. Hugo Pratt costruiva le sue tavole come se stesse girando un film d’autore pieno di vento, nebbia e conversazioni sospese. Ridurre tutto questo a una semplice serie d’avventura sarebbe un errore gigantesco.
Eppure qualcosa lascia pensare che finalmente si stia trovando il modo corretto di riportarlo in vita. Forse perché oggi il pubblico è più pronto ad accettare narrazioni meno urlate. Forse perché l’immaginario globale si è finalmente riavvicinato a quel gusto per il viaggio culturale che Pratt aveva anticipato mezzo secolo fa. Oppure perché, semplicemente, abbiamo bisogno di personaggi che non vivano ossessionati dal concetto di vittoria.
Ripensare oggi alla nascita di Corto Maltese nel 1967 sulle pagine di Sgt. Kirk fa quasi impressione. Pratt stava costruendo qualcosa che andava ben oltre il fumetto popolare tradizionale. In Francia lo capirono immediatamente. La pubblicazione su Pif Gadget trasformò Corto in un fenomeno culturale enorme, quasi accademico. Ancora oggi in ambiente francofono il personaggio viene trattato come letteratura disegnata pura, non semplicemente come fumetto. E a pensarci bene è difficile dare torto ai francesi. Alcune tavole di Pratt hanno la stessa capacità evocativa di certi romanzi di viaggio del Novecento.
Forse è anche per questo che Corto continua a resistere alle mode. Cambiano le piattaforme, cambiano i linguaggi, cambiano perfino le abitudini di consumo, ma resta intatta quella sensazione di libertà malinconica che il personaggio porta con sé da quasi sessant’anni. Una libertà sporca, imperfetta, piena di dubbi, molto diversa da quella patinata che spesso vediamo raccontata oggi.
E sinceramente viene quasi da sorridere pensando a quanti ragazzi potrebbero scoprire Corto Maltese per la prima volta proprio attraverso RaiPlay. Magari dopo una maratona anime, magari cercando qualcosa di diverso dal solito fantasy o dall’ennesima serie supereroistica. Poi all’improvviso si ritroveranno davanti un marinaio ironico, magro, enigmatico, con l’orecchino da pirata e lo sguardo di uno che ha visto troppo mondo per lasciarsi impressionare facilmente. Ed è lì che spesso nasce il colpo di fulmine vero.
Perché certe storie non invecchiano davvero. Cambiano porto, cambiano mare, cambiano pubblico. Ma continuano a navigare. E forse è proprio questo che rende Corto Maltese ancora così incredibilmente vivo oggi. Chissà quanti di voi lo hanno scoperto attraverso i fumetti di Pratt, quanti grazie al film animato del 2002 e quanti invece stanno per incontrarlo per la prima volta proprio su RaiPlay. La cosa interessante sarà vedere se anche le nuove generazioni finiranno per sentirsi un po’ fuori posto nel mondo dopo aver viaggiato insieme a lui.




