Corto Maltese torna su RaiPlay: la leggenda di Hugo Pratt rivive tra avventura, guerra e libertà

Certi personaggi non appartengono davvero a un’epoca. Restano sospesi in quella zona strana della memoria collettiva dove convivono il fumetto d’autore, il cinema d’avventura, la letteratura di viaggio e persino un certo romanticismo anarchico che oggi sembra quasi sparito dal linguaggio dell’intrattenimento contemporaneo. Hugo Pratt aveva capito tutto con decenni di anticipo: il fascino dell’eroe non nasce dalla perfezione, ma dalle crepe, dalle fughe, dai silenzi, dalla capacità di attraversare il mondo senza appartenere davvero a nessun posto. Ed è probabilmente questo il motivo per cui Corto Maltese continua ancora oggi a parlare a generazioni completamente diverse tra loro, comprese quelle cresciute a streaming, anime stagionali e binge watching compulsivo.

Dal 20 maggio la nuova serie animata dedicata al marinaio più iconico della storia del fumetto europeo approda in esclusiva su RaiPlay grazie alla collaborazione con Rai Kids, e per chi è cresciuto sfogliando albi consumati nelle fumetterie o scoprendo Pratt attraverso i racconti di qualche fratello maggiore appassionato di bande dessinée, la sensazione è abbastanza particolare. Non è semplice nostalgia, e neppure quella malinconia da recupero vintage che ormai il marketing usa per qualsiasi cosa. Qui si parla di un personaggio che ha attraversato davvero il Novecento, portandosi dietro il peso di guerre, rivoluzioni, colonialismo, illusioni infrante e orizzonti lontani. Uno che riusciva a essere avventuriero senza trasformarsi in caricatura, filosofo senza diventare pesante, ribelle senza bisogno di slogan.

Ventidue episodi da ventidue minuti possono sembrare il formato classico di un’animazione televisiva contemporanea, ma dietro questa produzione si sente forte il desiderio di non banalizzare il materiale originale. E meno male. Perché adattare Corto Maltese significa confrontarsi con uno dei patrimoni più delicati e influenti della narrativa disegnata europea. Significa entrare in un territorio dove convivono Joseph Conrad, il cinema coloniale hollywoodiano, i racconti marinareschi, la politica internazionale e quell’idea romantica del viaggio che oggi sopravvive quasi soltanto nei videogiochi open world o in certi anime contemplativi che parlano più di solitudine che di azione.

Il Corto che vedremo su RaiPlay attraversa gli anni compresi tra il 1913 e il 1925, cioè uno dei periodi più turbolenti della storia moderna. Sullo sfondo scorrono la Prima Guerra Mondiale, la rivoluzione bolscevica, gli imperi coloniali che iniziano a scricchiolare e un pianeta che sta cambiando faccia. Però il bello delle storie di Pratt è sempre stato proprio questo: i grandi eventi non schiacciano mai l’avventura umana. Restano sullo sfondo come tempeste lontane mentre Corto continua a inseguire mappe impossibili, tesori perduti, incontri improbabili e soprattutto frammenti di libertà personale.

E qui probabilmente si nasconde il segreto dell’immortalità culturale del personaggio. Corto Maltese non combatte davvero per vincere. Combatte per restare sé stesso. In un’epoca in cui quasi tutti gli eroi moderni sembrano costruiti per diventare franchise, action figure o meme da social network, lui continua a muoversi come una figura laterale, ambigua, ironica, quasi imprendibile. Uno che sparisce all’orizzonte invece di restare fermo sotto i riflettori.

La produzione firmata da Rai Fiction insieme a Ellipseanime, Canal+ e Pomalux sembra aver compreso bene questo equilibrio delicato. Dietro la regia compare anche Pascal Morelli, nome che chi mastica animazione europea da anni conosce molto bene, mentre le musiche di Franco Piersanti promettono quell’atmosfera sospesa tra malinconia e meraviglia che appartiene naturalmente all’universo di Pratt. Poi arriva la voce di Luca Ward e lì scatta qualcosa di quasi inevitabile. Perché Ward possiede quella tonalità ruvida e cinematografica capace di evocare immediatamente il senso dell’avventura classica senza risultare artificiale.

Chi è cresciuto negli anni Novanta e Duemila sa perfettamente quanto Corto Maltese abbia sempre occupato una posizione quasi mitologica nell’immaginario nerd italiano. Non era il fumetto “facile”. Non era l’albo che compravi per vedere il combattimento spettacolare o il colpo di scena continuo. Entrare nelle storie di Pratt richiedeva tempo, pazienza, perfino un certo tipo di maturità emotiva. Da adolescenti magari si restava colpiti dai disegni, dal fascino esotico, dai dialoghi misteriosi. Solo anni dopo si iniziavano a capire davvero i silenzi, le pause, il peso politico delle ambientazioni, il modo in cui Pratt raccontava il colonialismo senza trasformarlo in spettacolo.

Ed è buffo vedere come oggi, nell’epoca dominata dagli algoritmi e dalle clip verticali da quindici secondi, proprio un personaggio come Corto possa tornare improvvisamente attuale. Perché i ragazzi di oggi, molto più di quanto certi adulti immaginino, stanno ricominciando a cercare storie dense, mondi stratificati, personaggi imperfetti. Basta guardare il successo di certi anime introspettivi, il ritorno della narrativa slow burn o la fame di universi narrativi capaci di respirare davvero. Corto Maltese, da questo punto di vista, sembra quasi un antidoto contemporaneo mascherato da classico.

Intanto sullo sfondo continua a muoversi anche il progetto live action sviluppato dal gruppo Rainbow guidato da Iginio Straffi, nome che molti associano immediatamente alle Winx ma che negli anni ha dimostrato di avere un’ambizione produttiva molto più ampia. E qui la faccenda si fa ancora più interessante, perché adattare Corto Maltese in live action significa entrare in un territorio quasi maledetto. Per decenni Hollywood e l’Europa hanno provato a trasformare Pratt in cinema senza riuscire davvero a trovare la chiave giusta. Perfino Frank Miller aveva tentato di avvicinarsi al personaggio in collaborazione con StudioCanal, segno evidente di quanto Corto continui a esercitare un fascino trasversale persino sugli autori che appartengono a scuole narrative completamente diverse.

Il punto è che Corto Maltese non funziona se lo trasformi semplicemente in un action hero. Non è Indiana Jones. Non è James Bond. Non è nemmeno un pirata romantico nel senso classico del termine. È un personaggio che vive di atmosfera, di incontri, di geografie emotive. Hugo Pratt costruiva le sue tavole come se stesse girando un film d’autore pieno di vento, nebbia e conversazioni sospese. Ridurre tutto questo a una semplice serie d’avventura sarebbe un errore gigantesco.

Eppure qualcosa lascia pensare che finalmente si stia trovando il modo corretto di riportarlo in vita. Forse perché oggi il pubblico è più pronto ad accettare narrazioni meno urlate. Forse perché l’immaginario globale si è finalmente riavvicinato a quel gusto per il viaggio culturale che Pratt aveva anticipato mezzo secolo fa. Oppure perché, semplicemente, abbiamo bisogno di personaggi che non vivano ossessionati dal concetto di vittoria.

Ripensare oggi alla nascita di Corto Maltese nel 1967 sulle pagine di Sgt. Kirk fa quasi impressione. Pratt stava costruendo qualcosa che andava ben oltre il fumetto popolare tradizionale. In Francia lo capirono immediatamente. La pubblicazione su Pif Gadget trasformò Corto in un fenomeno culturale enorme, quasi accademico. Ancora oggi in ambiente francofono il personaggio viene trattato come letteratura disegnata pura, non semplicemente come fumetto. E a pensarci bene è difficile dare torto ai francesi. Alcune tavole di Pratt hanno la stessa capacità evocativa di certi romanzi di viaggio del Novecento.

Forse è anche per questo che Corto continua a resistere alle mode. Cambiano le piattaforme, cambiano i linguaggi, cambiano perfino le abitudini di consumo, ma resta intatta quella sensazione di libertà malinconica che il personaggio porta con sé da quasi sessant’anni. Una libertà sporca, imperfetta, piena di dubbi, molto diversa da quella patinata che spesso vediamo raccontata oggi.

E sinceramente viene quasi da sorridere pensando a quanti ragazzi potrebbero scoprire Corto Maltese per la prima volta proprio attraverso RaiPlay. Magari dopo una maratona anime, magari cercando qualcosa di diverso dal solito fantasy o dall’ennesima serie supereroistica. Poi all’improvviso si ritroveranno davanti un marinaio ironico, magro, enigmatico, con l’orecchino da pirata e lo sguardo di uno che ha visto troppo mondo per lasciarsi impressionare facilmente. Ed è lì che spesso nasce il colpo di fulmine vero.

Perché certe storie non invecchiano davvero. Cambiano porto, cambiano mare, cambiano pubblico. Ma continuano a navigare. E forse è proprio questo che rende Corto Maltese ancora così incredibilmente vivo oggi. Chissà quanti di voi lo hanno scoperto attraverso i fumetti di Pratt, quanti grazie al film animato del 2002 e quanti invece stanno per incontrarlo per la prima volta proprio su RaiPlay. La cosa interessante sarà vedere se anche le nuove generazioni finiranno per sentirsi un po’ fuori posto nel mondo dopo aver viaggiato insieme a lui.

Hugo Pratt torna in edicola: Corto Maltese e le grandi avventure in un’edizione da collezione

Riaprire un albo di Hugo Pratt equivale a salire su una nave senza bussola, dove la rotta è tracciata più dall’immaginazione che dalle mappe. Ogni tavola è un invito a perdersi tra isole che odorano di sale e di leggenda, tra dialoghi sospesi e silenzi carichi di senso. Non sorprende, quindi, che l’arrivo in edicola di una nuova collezione dedicata al Maestro abbia l’effetto di una mareggiata emotiva su chi con quelle storie è cresciuto e su chi, magari, sta per incontrarle per la prima volta.

A rendere l’evento ancora più significativo è il modo in cui questa raccolta prende forma, con una proposta editoriale che non si limita a riproporre materiale noto, ma lo reinventa per gli occhi di oggi. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, affiancati da CONG e Rizzoli Lizard, e si traduce in una collana pensata per restituire tutta la forza grafica e narrativa di un autore che ha cambiato il linguaggio del fumetto mondiale. Non una semplice ristampa, ma una vera e propria dichiarazione d’amore per l’arte sequenziale.

Al centro di questo viaggio torna inevitabilmente Corto Maltese, marinaio senza bandiera e senza tempo, simbolo di una libertà che non chiede permesso. Le sue avventure scorrono accanto ad altre opere fondamentali, componendo un mosaico che racconta l’ampiezza dell’universo prattiano: letteratura disegnata, poesia d’avventura, filosofia travestita da racconto di mare. Leggere Pratt oggi significa riscoprire una scrittura che dialoga con Conrad, Stevenson e Rimbaud, ma che sa parlare anche al lettore contemporaneo, abituato a mondi narrativi complessi e stratificati.

Il formato scelto fa la differenza e si vede subito. Le dimensioni generose, 24 per 32,5 centimetri, permettono al tratto di respirare come raramente è accaduto prima. Le acquerellature, i neri profondi, le linee essenziali acquistano una presenza quasi fisica, trasformando ogni pagina in un quadro da osservare con calma. La brossura con alette e la stampa a colori completano un’esperienza di lettura che strizza l’occhio al collezionismo ma non spaventa chi vuole semplicemente godersi una grande storia. È il tipo di edizione che si sfoglia lentamente, magari tornando indietro di una pagina solo per rivedere un’espressione o una vignetta che continua a parlare anche dopo l’ultima battuta.

Il progetto editoriale si sviluppa lungo quaranta uscite, un percorso pensato come una lunga traversata piuttosto che come una corsa al completamento. Ogni volume ha un prezzo accessibile e invita a costruire, settimana dopo settimana, una biblioteca prattiana domestica. L’avvio della collana è affidato a “Una ballata del mare salato – Parte 1”, un titolo che da solo basta a evocare tempeste, misteri e incontri destinati a restare impressi. Per molti lettori rappresenta un ritorno a casa, per altri l’inizio di un’ossessione gentile che difficilmente li lascerà.

A sostenere il lancio arriva anche una campagna di comunicazione pensata per parlare a pubblici diversi, dalla televisione al web fino alla stampa tradizionale, firmata dall’agenzia PepeNYMI. Una scelta coerente con la natura trasversale di Pratt, autore capace di unire appassionati di fumetto, studiosi, artisti e semplici curiosi sotto la stessa bandiera immaginaria.

In un’epoca in cui la velocità spesso divora la profondità, questa collezione arriva come un invito a rallentare, ad ascoltare il rumore delle onde tra una vignetta e l’altra, a lasciarsi guidare da un personaggio che non promette risposte facili ma regala domande bellissime. Riscoprire Hugo Pratt in questa veste significa ricordare perché il fumetto è un linguaggio adulto, poetico e potentissimo. E ora la palla passa a voi: quale avventura di Corto Maltese vi ha segnato di più, e quale siete pronti a rivivere in questo nuovo, magnifico formato?

Addio Ornella Vanoni, la diva che ha cantato tra le stelle e sfiorato i sogni di Corto Maltese

Ci sono sere in cui Milano sembra diventare una tavola illustrata da un autore romantico e malinconico, con le luci che scivolano sull’asfalto come riflessi d’inchiostro. La notte in cui Ornella Vanoni se n’è andata, a novantun anni, la città ha preso fiato come se qualcuno avesse girato pagina troppo presto in una storia che tutti volevano rileggere ancora. La sua scomparsa non è solo l’addio a una voce che ha modellato il panorama musicale per settant’anni, spaziando tra jazz, teatro, pop d’autore e bossa nova; è anche l’interruzione di una linea narrativa sotterranea, elegante e sorprendente come una storia di avventura disegnata da Hugo Pratt. Perché Ornella non è stata soltanto una delle ultime grandi dive italiane, ma anche una figura capace di sfiorare l’immaginario fumettistico del nostro Paese come una protagonista uscita da una graphic novel che prende vita.

Il viaggio interdimensionale di un’artista impossibile da contenere

Se si prova a tracciare la traiettoria artistica di Ornella Vanoni con la precisione di un cartografo del fantastico, ci si accorge che è impossibile ridurla a una semplice linea cronologica. La sua carriera assomiglia a un viaggio attraverso universi alternativi, in cui ogni tappa è stata un nuovo mondo narrativo da esplorare. Il suo esordio al Piccolo Teatro, sotto la guida di Giorgio Strehler, rappresenta la prima breccia temporale. Strehler è il mentore, il compagno, l’architetto che contribuisce a plasmare un’identità artistica fuori dai confini. E sono le famose canzoni della mala, scolpite assieme a Carpi, Negri e Dario Fo, a diventare il primo artefatto sonoro di una carriera imprevedibile. Questo repertorio, teatrale e popolare allo stesso tempo, è come un portale che le consente di emergere nel 1959 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, da cui parte una vera espansione narrativa.

Gli anni Sessanta, per lei, sono un cambio di universo. L’ingresso nella dimensione della canzone d’autore attraverso Gino Paoli apre un capitolo intimo e sofisticato, mentre la loro relazione diventa un romanzo che il pubblico dell’epoca segue con la passione di un fandom. La Vanoni attraversa palchi televisivi, teatri, festival, vola fino a New York con Rugantino, conquista premi e si innamora artisticamente di Napoli grazie a Tu sì ‘na cosa grande. Ogni palco è un pianeta nuovo, ogni canzone una specie diversa da incontrare. Perfino le apparizioni a Sanremo, pur senza vittorie, diventano icone di stile che restano scolpite nella memoria collettiva.

Quando arrivano gli anni Settanta, Ornella compie un’altra transizione di realtà. Si sposta a Roma, fonda la sua etichetta Vanilla e si immerge nelle acque morbide e luminose della musica brasiliana grazie a Sergio Bardotti, Vinicius de Moraes e Toquinho. È un incrocio culturale che sembra scritto da un autore metanarrativo: la diva italiana che incontra i poeti tropicali e li trasforma in capitoli irrinunciabili della sua storia artistica. Ed è in questo periodo che la sua voce si intreccia con figure quasi divine del jazz mondiale, da Hancock a Benson, da Carter a Brecker. È come se gli dèi della musica avessero deciso di suonare insieme a lei, riconoscendo in Ornella una risonanza rara.

Gli anni Ottanta e Novanta aggiungono altri strati alla sua mitologia. Con Mario Lavezzi ricodifica la propria immagine e torna al centro della scena pop con una lucidità sorprendente, capace di fondere estetica, sperimentazione e performance. L’incontro con l’arte visiva di Arnaldo Pomodoro, il progetto “O”, le tournée memorabili, gli spettacoli dedicati al mito greco, i premi, le collaborazioni, la folla immensa del Duomo per l’album Più di me: ogni evento è un tassello di un mosaico sempre più vasto.

Persino negli ultimi anni la sua energia sembra appartenere più a una strega rock che a un’artista in chiusura di carriera. Quando, con ironia irresistibile, definisce “utile” una bara, dimostra di essere ancora la maestra assoluta dell’arte più difficile: dominare la scena con la sola verità del proprio spirito.

Hugo Pratt, il marinaio delle sue dimensioni parallele

Tra tutte le storie che hanno attraversato la vita di Ornella, nessuna affascina gli appassionati di fumetti quanto quella che la lega a Hugo Pratt. È un intreccio che sembra scritto per diventare una serie limitata in tre volumi, con copertina serigrafata e retini di stampa d’epoca. La loro relazione non è mai stata una storia d’amore tradizionale; è semmai un sogno condiviso, un filo narrativo teso tra due mondi diversi e complementari.

Il loro primo incontro è un momento che si potrebbe disegnare. Una libreria, un autunno milanese, una diva che chiede una luna e un autore che risponde disegnando Venezia, una gondola e la luna insieme. In quel gesto c’è tutto Pratt: il poeta della geografia immaginaria, il narratore che si muove con la sicurezza di chi sa che ogni linea tracciata può diventare un percorso. Da quel momento nasce un legame fatto di parole, di telefonate, di sfioramenti, di suggestioni che ricordano le relazioni tra personaggi destinati a non incontrarsi mai davvero. “Era la sua testa che m’interessava”, dirà Ornella anni dopo, e in quella frase c’è il manifesto poetico del loro rapporto.

Pratt parlava il veneziano come una carezza, trasformava ogni dettaglio in mito e ogni mito in una domanda. Ornella lo ascoltava e si lasciava trasportare. Lui la provocava con leggerezza, consapevole forse che il loro sarebbe rimasto un amore parallelo, uno di quelli che vivono meglio nella penombra delle possibilità non realizzate. Quando Pratt morì nel 1995, la frase che Ornella gli dedicò, “Ti ho detto ti amo e ho riattaccato”, sembrò davvero la chiusura perfetta di una tavola di Corto Maltese.

L’eco di un marinaio nella musica di una diva

Anche se non furono mai una coppia nel senso canonico del termine, Pratt entrò per sempre nella musica e nelle parole di Ornella. Il brano Sogni, nel 2004, è una dedica in forma di bruma, un miscuglio di nostalgia e ammissioni taciute. Nella sua autobiografia Una bellissima ragazza, il capitolo dedicato a lui ha la sincerità e la trasparenza di una vignetta disegnata senza cancellature. Tra le tante figure maschili che hanno attraversato la sua vita, Pratt rimane un archetipo. L’amore non consumato. Il marinaio mai approdato. Il fantasma poetico che continua a camminare tra le pagine della sua memoria.

L’ultima rotta di una voce leggendaria

Con la morte di Ornella Vanoni si chiude un volume monumentale della cultura pop italiana. Ma per chi ama davvero il mondo dei fumetti, dell’immaginazione narrativa, delle storie che si intrecciano a metà tra realtà e mito, ciò che resta è anche altro. È l’immagine di una diva che avrebbe potuto camminare sulle stesse tavole di Corto Maltese. È il pensiero di una Venezia immaginaria in cui Ornella e il marinaio si salutano su un molo, lui in partenza verso un orizzonte che non finisce mai, lei ferma nell’aria sospesa della nostalgia. E forse, da qualche parte, la loro gondola e la loro luna fluttuano ancora tra le nuvole di un cielo disegnato di fretta.

Il legame tra musica italiana e fumetto d’autore è uno di quei territori inesplorati che meritano di essere cartografati come si deve, con la cura degli appassionati che riconoscono nella cultura pop un multiverso di possibilità infinite. Ornella Vanoni ha camminato in questo multiverso con la grazia di un personaggio iconico, lasciando una traccia che continua a brillare come una costellazione narrativa.

Romics 35: Roma diventa la capitale dell’immaginario tra fumetti, cinema e cultura pop

Dal 2 al 5 ottobre 2025, i padiglioni della Fiera di Roma si trasformeranno in un universo parallelo fatto di fumetti, cinema, animazione, videogiochi e creatività senza confini. Torna Romics, il Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games, giunto alla sua 35ª edizione. Quattro giorni di celebrazione del fantastico, in cui Roma si veste da capitale mondiale dell’immaginario nerd e pop, accogliendo oltre 350 espositori in 70.000 mq di spazi espositivi, mostre, incontri, anteprime e ospiti che hanno scritto la storia della cultura visiva.

Un evento che parla al cuore dei fan e al futuro dell’industria creativa

Romics non è solo un appuntamento fieristico: è una piattaforma certificata a livello internazionale da ISFCERT e un crocevia di linguaggi che mette in dialogo creativi, aziende e pubblico. Con il supporto di Regione Lazio, Lazio Innova e Camera di Commercio di Roma, anche quest’anno sarà presente un’area dedicata alle imprese del territorio, un laboratorio vivo di networking e nuove collaborazioni. Accanto alle esposizioni e ai grandi ospiti, prosegue il lavoro con istituzioni culturali come il Centro per il libro e la lettura e le Biblioteche di Roma, che portano al festival un messaggio importante: la lettura, in tutte le sue forme, resta un ponte fondamentale verso la fantasia.

Manifesti iconici: dai Peanuts a Corto Maltese

Per la sua 35ª edizione, Romics celebra due icone immortali: i Peanuts e Corto Maltese. I personaggi di Charles M. Schulz, che festeggiano 75 anni di storia, saranno protagonisti di una grande mostra con tavole originali e memorabilia direttamente dal Charles M. Schulz Museum. Hugo Pratt, invece, sarà ricordato a trent’anni dalla sua scomparsa con un premio speciale agli autori francesi Martin Quenehen e Bastien Vivès, che hanno saputo reinventare l’universo di Corto Maltese con opere visionarie come Oceano Nero e La regina di Babilonia.

I Romics d’Oro 2025: leggende e maestri del fantastico

Quest’anno il prestigioso Romics d’Oro andrà a quattro figure leggendarie. Fabio Civitelli, da quarant’anni voce grafica di Tex, sarà celebrato con mostre e incontri dedicati al suo segno elegante e intramontabile. Ron Clements, regista Disney di capolavori come La Sirenetta e Aladdin, riceverà il premio per una carriera che ha ridefinito l’animazione moderna. Oscar Martín, storico disegnatore di Tom & Jerry e autore della saga post-apocalittica Solo, presenterà in anteprima Solo – Integrale 3. Infine, Kevin Pike, il mago degli effetti speciali dietro la DeLorean di Ritorno al Futuro, porterà il pubblico in un viaggio tra cinema e memoria geek.

Nuovi premi e nuove frontiere creative

Novità assoluta di quest’edizione è il Premio Romics Special, dedicato a chi esplora linguaggi e mondi inediti. Tra i premiati spicca Jason Shiga, maestro di narrazioni a incastro e fumetti interattivi, che porterà in fiera i suoi AdventureGame Comics. Insieme a lui, i già citati Quenehen e Vivès, che presenteranno in live performance la nuova opera L’isola di ieri, confermando Romics come palcoscenico privilegiato per le avanguardie del fumetto.

Ospiti internazionali e mostre da sogno

Accanto ai premiati, arrivano a Roma grandi nomi della scena mondiale: Francesca Baerald, con le sue mappe immaginifiche tra gioco di ruolo e arte; Carmine Di Giandomenico, fresco di avventure con Superman; Meredith McClaren, autrice di Black Cloak; e Valerio Schiti, oggi fra i più innovativi designer della Marvel. Tutti saranno protagonisti di incontri e showcase che porteranno i fan dentro i segreti del mestiere.

Le mostre di quest’anno ampliano ancora di più lo spazio dell’immaginario. Dai Peanuts a Fabio Civitelli, dalle opere materiche di Paolo Mottura alle mappe illustrate di Baerald, fino agli universi post-apocalittici di Oscar Martín e ai classici di Quentin Blake: veri e propri percorsi immersivi che faranno della Fiera di Roma un museo temporaneo della cultura pop.

Tra musica, cinema e cosplay: una festa senza confini

Romics non dimentica la forza della musica e del cinema. La quarta edizione del Premio Musicomics premierà compositori come Dario Marianelli, mentre anteprime come Black Phone 2 e The Toxic Avenger accenderanno le sale. E per i nostalgici, impossibile perdere il concerto di Cristina D’Avena insieme ai Gem Boy, un evento che promette di far cantare intere generazioni.

Spazio anche ai grandi anniversari: dai trent’anni di Toy Story ai novant’anni di Braccio di Ferro, passando per l’immancabile tributo ad Harry Potter. Non mancherà, naturalmente, l’Artist Alley con decine di autori italiani e internazionali e la Self Area per le autoproduzioni. E come sempre, il cosplay sarà protagonista con il Romics Cosplay Award, trampolino per il World Cosplay Summit di Nagoya 2026.

Romics come bussola del futuro nerd

Tra videogiochi in anteprima, aree kids, laboratori creativi e meet&greet con i creator più amati di YouTube e Twitch, Romics 35 si conferma non solo come un evento fieristico, ma come un ecosistema dove si incontrano generazioni, linguaggi e passioni. Un luogo in cui il fumetto dialoga con il cinema, l’arte con la tecnologia, e dove la fantasia diventa esperienza collettiva.

Dal 2 al 5 ottobre, Roma non sarà solo la città eterna: sarà la capitale di tutti i mondi che amiamo esplorare.


👉 E tu, ci sarai alla 35ª edizione di Romics? Quale mostra, ospite o evento aspetti di più? Raccontacelo nei commenti e preparati a vivere quattro giorni che promettono di essere leggenda.

 

Corto Maltese – L’isola di ieri: il ritorno nel Pacifico tra mito e crisi climatica

Il marinaio più affascinante e misterioso del fumetto mondiale torna a solcare i mari, ma questa volta le sue rotte non sono più quelle romantiche e sognanti dei primi viaggi. Con Corto Maltese – L’isola di ieri, disponibile dal 19 settembre 2025 per Cong Edizioni, il duo francese Bastien Vivès (ai disegni) e Martin Quenehen (alla sceneggiatura) conclude la trilogia che ha saputo trasportare l’eroe di Hugo Pratt nel cuore del nostro presente, tra geopolitica, attivismo e l’ombra sempre più ingombrante della crisi climatica.

Il marinaio alle soglie dei quarant’anni

Dopo Oceano Nero e La Regina di Babilonia, questo nuovo capitolo segna il ritorno di Corto Maltese nel Pacifico, il luogo in cui Pratt gli diede vita con Una ballata del mare salato. Solo che oggi quel mare non è più lo stesso: non è la distesa esotica di avventure e misteri che incantava i lettori degli anni ’60, ma un oceano segnato dall’innalzamento dei mari, da isole che rischiano di scomparire e da popoli che si trovano a essere i primi rifugiati ambientali della storia.

Alle soglie dei quarant’anni, Corto non ha perso il suo fascino indomito e la sua bussola interiore: resta il viaggiatore anarchico e libero, ma il mondo attorno a lui è cambiato, più spietato e complesso. In queste pagine lo vediamo muoversi tra Sydney devastata da incendi e inondazioni, le Isole Salomone e le spiagge di Tuvalu, scenario di una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina.

Un’avventura sospesa tra politica e utopia

La trama prende il via quando Corto ritrova a Sydney il vecchio amico Marcus, un pirata sbandato, sommerso dai debiti e dalle dipendenze. Da questo incontro prende forma una nuova missione: liberare Lan-Shi, giovane attivista cinese coinvolta in reti di spionaggio e sabotaggio, detenuta a Tuvalu e in pericolo di estradizione.

Accanto a lei gravitano figure intense e moderne: un’avvocatessa di Tuvalu pronta a difendere la propria gente, la tormentata Piper, soldatessa dal passato doloroso, oltre a pirati improvvisati, triadi cinesi, governi corrotti e culti religiosi nati dalle ceneri del colonialismo. Corto, come sempre, si muove in bilico tra tutte queste forze, cercando una strada di libertà in un mondo che sembra averla smarrita.

Tra fughe rocambolesche, idrovolanti malconci e isole al confine del mito, il marinaio di Pratt affronta nemici vecchi e nuovi con il suo consueto distacco ironico. Ma dietro ogni battuta, dietro ogni scelta, aleggia una domanda che attraversa tutta l’opera: può ancora esserci un futuro per queste isole e per chi le abita?

Pratt rivive nello sguardo di Vivès e Quenehen

Uno dei punti di forza de L’isola di ieri è la capacità dei due autori di restare fedeli allo spirito prattiano senza cadere nel puro omaggio nostalgico. Quenehen riesce a dare credibilità a dialoghi e intrecci che parlano la lingua del nostro tempo, mentre Vivès modernizza le atmosfere senza tradire l’eleganza grafica originale. Il tratto è pulito, essenziale, ma denso di dettagli che rendono ogni tavola un piccolo viaggio visivo.

Questa operazione non è semplice: Corto Maltese è un’icona che da decenni abita l’immaginario collettivo, e ogni tentativo di reinterpretazione rischia di sembrare forzato. Ma la trilogia di Vivès e Quenehen ha dimostrato che è possibile calare un mito in un presente drammatico, conservando intatti il fascino dell’avventura e la malinconia del suo protagonista.

Una conclusione che guarda avanti

L’isola di ieri non è solo il capitolo finale di una trilogia, ma anche una dichiarazione d’intenti: il mito di Corto non è destinato a svanire nel mare del passato, ma a reinventarsi, proprio come il suo creatore aveva saputo fare negli anni ’70 e ’80. Non è un caso che, davanti alla domanda sull’apocalisse climatica, Corto risponda con una delle frasi più potenti dell’albo: «Io non vedo l’apocalisse. Vedo l’alba». In quell’alba c’è tutta la speranza, fragile ma ostinata, che ha sempre guidato questo personaggio unico. Un antieroe che rifiuta di piegarsi al cinismo, che continua a credere in un orizzonte diverso, anche quando il mondo sembra volerlo soffocare.

L’uscita di Corto Maltese – L’isola di ieri è un evento imperdibile non solo per chi è cresciuto con le avventure di Pratt, ma anche per chi si avvicina oggi al fumetto d’autore. È un’opera che unisce avventura, attualità e riflessione, capace di parlare ai lettori di diverse generazioni. Dal 19 settembre il volume sarà disponibile in libreria e online, pronto a trascinarci ancora una volta tra mari in tempesta, ideali infranti e nuovi sogni. Perché, in fondo, Corto non appartiene mai a un solo tempo: è il viaggiatore eterno che ci ricorda che, dietro ogni isola che affonda, può sempre nascondersi una nuova rotta da tracciare.


👉 Che ne pensate, community di CorriereNerd.it? Siete pronti a salpare di nuovo accanto a Corto Maltese? Quali sono i vostri ricordi legati a questo personaggio leggendario e cosa vi aspettate da questa reinterpretazione contemporanea?

Hugo Pratt, trent’anni dopo: il marinaio che ci ha insegnato a sognare

Il 20 agosto 1995 si spegneva in Svizzera, lontano dalla sua Venezia e dal suo amato Malamocco, Hugo Pratt, il maestro che ha cambiato per sempre la storia del fumetto. Sono trascorsi trent’anni dalla sua scomparsa, eppure la sua figura continua a proiettare ombra e luce, come accade ai grandi autori capaci di trascendere la loro epoca. Con Corto Maltese, il marinaio gentiluomo di fortuna, Pratt non ha soltanto dato vita a un personaggio indimenticabile: ha innalzato il fumetto al rango di letteratura disegnata, un linguaggio capace di parlare al cuore e alla mente con la stessa intensità di un romanzo di Conrad o di Melville.

Era il 1967 quando, sulle pagine della rivista Sgt. Kirk, apparve Una ballata del mare salato. Quella storia, che si apriva con il corpo di un giovane marinaio legato a una zattera alla deriva, segnò un punto di svolta. Il fumetto non era più soltanto intrattenimento per ragazzi: diventava introspezione, poesia, avventura colta e popolare insieme. Corto Maltese incarnava il sogno universale di libertà, viaggiando attraverso mari e continenti, sospeso tra azione e meditazione, ironia e malinconia. In lui rivivevano le atmosfere dei romanzi d’avventura ottocenteschi, ma filtrate dallo sguardo di un autore del Novecento, segnato dalla guerra, dall’esilio, dall’esperienza in Africa e in Sud America.

La vita di Hugo Pratt, nato a Rimini nel 1927 ma veneziano d’adozione, fu un romanzo essa stessa. Figlio di un ufficiale della MVSN morto in un campo di prigionia francese e di una madre legata alla tradizione culturale veneziana, Pratt trascorse l’infanzia tra l’Italia e l’Africa Orientale. Durante la Seconda guerra mondiale conobbe prigionia, rischiò la fucilazione, fu marò della Xª MAS e infine interprete per gli Alleati. Giovanissimo, capì che la sua strada non sarebbe stata quella delle armi ma quella delle storie: quelle che aveva amato nei romanzi di avventura di Zane Grey e nei fumetti americani di Milton Caniff.

Il dopoguerra lo vide tra i protagonisti del cosiddetto Gruppo di Venezia, insieme a Mario Faustinelli, Alberto Ongaro e Dino Battaglia. Con Asso di Picche si fece notare prima in Italia e poi in Argentina, dove visse tredici anni e dove incontrò Héctor Oesterheld, sceneggiatore de L’Eternauta. Da quella collaborazione nacquero opere fondamentali come Sgt. Kirk, Ernie Pike e Ticonderoga. Fu in Sud America che Pratt affinò il suo tratto, il suo senso della narrazione e il suo gusto per l’avventura intessuta di riferimenti culturali e storici.

Il ritorno in Italia, all’inizio degli anni Sessanta, segnò la maturazione di un autore ormai pronto a lasciare un segno indelebile. Con Una ballata del mare salato e con le successive avventure di Corto Maltese – da Corte Sconta detta Arcana a Favola di Venezia, da La casa dorata di Samarcanda fino a Mū, la città perduta – Pratt raggiunse l’essenza della sua arte. Il suo segno si fece sempre più essenziale, quasi calligrafico, eppure capace di evocare mondi interi. «Vorrei arrivare a dire tutto con una linea», amava ripetere.

Pratt fu un narratore poliedrico: realizzò anche la saga de Gli scorpioni del deserto, sceneggiò storie poi illustrate da Milo Manara come Tutto ricominciò con un’estate indiana ed El Gaucho, e scrisse romanzi in prosa che riprendevano le atmosfere delle sue opere a fumetti. Ma fu Corto, inevitabilmente, a diventare il suo alter ego letterario, l’amico immaginario con cui milioni di lettori hanno imparato a sognare.

La critica colta non tardò a riconoscerne il valore. Umberto Eco lo considerava un maestro di narrazione, Vittorio Giardino lo ricordava come un innovatore del segno, Giorgio Cavazzano ne esaltava la capacità di trasformare il disegno in poesia. Milo Manara, suo amico e collaboratore, raccontava che Pratt difese l’avventura anche quando era giudicata anacronistica o “fuori moda”: per lui, l’evasione non era fuga dalla realtà, ma ricerca di senso e di bellezza.

Trent’anni dopo la sua morte, l’eredità di Hugo Pratt continua a vivere. Da un lato ci sono le edizioni fedeli al suo stile, custodite con cura dagli editori; dall’altro, le reinterpretazioni contemporanee, come quella di Bastien Vivès, che cercano di attualizzare Corto Maltese per nuove generazioni di lettori. Ma resta una verità difficilmente confutabile: senza Pratt non ci sarebbe Corto, e senza Corto il fumetto italiano non avrebbe mai raggiunto quella dignità letteraria che oggi gli viene riconosciuta.

Il maestro di Malamocco, come lo chiamava Oreste Del Buono, ci ha lasciato un immaginario sospeso tra mare e terra, tra sogno e memoria. Nei suoi dialoghi restano incise riflessioni che parlano ancora a noi, uomini e donne in cerca di rotte da seguire. Corto Maltese, con il suo sguardo ironico e malinconico, continua a indicarci una via: non quella della fuga, ma quella dell’avventura come esperienza di vita, rischio e scoperta.

A trent’anni dalla sua scomparsa, non possiamo che ringraziare Hugo Pratt. Per averci insegnato che il fumetto può essere poesia, che un tratto può contenere l’universo, che un marinaio con un orecchino può incarnare la libertà di tutti noi. Grazie, maestro, per averci donato il tuo sogno salato.

Corto Maltese approda a Senigallia: un viaggio epico tra mare, vignette e memoria

C’è qualcosa di profondamente poetico nell’incontro tra il mare e il fumetto. Le onde che s’infrangono sui frangiflutti sembrano raccontare storie antiche, mentre le nuvole scorrono come vignette nel cielo. Da oggi, a Senigallia, questo incontro prende forma concreta grazie a un’installazione urbana senza precedenti che celebra uno dei personaggi più iconici della letteratura disegnata italiana: Corto Maltese, il leggendario marinaio creato dalla mente geniale e visionaria di Hugo Pratt.

Dal 9 luglio 2025, infatti, il Molo di Levante della città marchigiana diventa il palcoscenico permanente di un’opera d’arte pubblica straordinaria, intitolata “Il porto racconta Corto in 100 blocchi”. Un titolo evocativo che rende subito chiaro l’intento del progetto: raccontare un’avventura, un sogno a fumetti, attraverso 100 pannelli a colori montati lungo i blocchi frangiflutti che si affacciano sul fiume Misa. Ogni blocco ospita una vignetta tratta da Corte sconta detta arcana, la celebre storia pubblicata nel 1974, una delle più dense, oniriche e affascinanti dell’intera saga di Corto Maltese, e oggi riproposta in versione integrale da AlterLinus.

 

Immaginate di camminare sul molo, con il vento salmastro tra i capelli, e trovarvi immersi in una narrazione visiva che vi trasporta nel 1920, tra i porti fumosi di Hong Kong, le steppe gelate della Manciuria e le terre misteriose della Siberia. Davanti a voi scorrono immagini di treni carichi dell’oro degli zar, spie dal volto indecifrabile, rivoluzionari e, ovviamente, l’inquietante e affascinante figura di Rasputin, eterno compagno di viaggio di Corto. È come se la pietra e il metallo del molo si trasformassero in carta, e l’acqua del mare diventasse inchiostro: un percorso immersivo e suggestivo che unisce arte, narrazione e paesaggio.

Ma questa installazione non è solo una trovata estetica: è un vero e proprio atto d’amore nei confronti di Hugo Pratt, del suo universo poetico e del linguaggio del fumetto. Il progetto nasce dalla passione e dalla visione di Giorgio Amadei, fondatore dell’associazione culturale I Gabbiani di Hugo, e Patrizia Zanotti, managing director di Cong SA, la società che gestisce i diritti dell’opera prattiana. Il Comune di Senigallia, con il sindaco Massimo Olivetti e la dirigente Elisabetta D’Amico, ha accolto con entusiasmo l’iniziativa, sostenuta anche dalla Regione Marche e dalla Capitaneria di Porto, e realizzata in collaborazione con Rizzoli Lizard, Favini e Piko Print.

Il risultato è sorprendente: i blocchi in cemento del molo, restaurati e ridipinti di bianco, fanno da supporto a una galleria open air composta da pannelli in alluminio composito, resistenti e durevoli, capaci di affrontare le intemperie e custodire per anni l’anima avventurosa di Corto. È un’iniziativa che trasforma l’arredo urbano in un’opera narrativa, restituendo al paesaggio marittimo una nuova identità culturale.

E se tutto questo non bastasse a far battere il cuore dei nerd e degli amanti del fumetto, Senigallia ha in serbo altre sorprese per l’autunno. A partire dal 1° ottobre e fino al 30 novembre 2025, i suggestivi sotterranei della Rocca Roveresca diventeranno il cuore pulsante della narrazione prattiana, ospitando una mostra dal titolo “Dalla leggendaria libreria di Pratt alle fantastiche avventure di Corto”. Un’esposizione che esplorerà le fonti letterarie, artistiche e culturali che hanno ispirato l’autore veneziano, offrendo uno sguardo inedito e affascinante sulla genesi delle sue storie. In contemporanea, saranno visibili anche i lavori finalisti degli studenti delle Scuole di Fumetto Europee, a testimonianza di quanto l’eredità di Pratt continui a ispirare nuove generazioni di autori.

Il gran finale arriverà il 25 ottobre con la premiazione della prima edizione degli Hugo Pratt Comics Awards, un riconoscimento internazionale che coinvolgerà oltre 40 scuole di fumetto europee. Un evento che suggella il ruolo centrale di Senigallia nel panorama del fumetto contemporaneo e rende giustizia a una figura che ha rivoluzionato il modo di raccontare storie per immagini, trasformando ogni vignetta in una poesia visiva.

Camminare oggi sul Molo di Levante non significa solo passeggiare lungo il mare: significa entrare in una storia. Una storia fatta di vento, sale, silenzi e sguardi enigmatici, come quelli di Corto Maltese. Significa rendere omaggio a un autore che ha saputo fondere la letteratura con il disegno, il viaggio con il sogno, il tempo con il mito.

Questa installazione non è solo un tributo: è un’esperienza. È un invito a fermarsi, a osservare, a immaginare. A ricordare che ogni molo è un punto di partenza, ogni vignetta un mondo da esplorare. E ora tocca a voi, lettori e lettrici del CorriereNerd.it: condividete questa storia, visitate Senigallia, lasciatevi affascinare da Corto. E poi raccontateci tutto. Vi è piaciuto il percorso? Qual è la vostra vignetta preferita? Corto vi ha parlato? Scriveteci, commentate, fate volare le vostre parole come messaggi in bottiglia.

Hugo Pratt, Geografie Immaginarie: La Mostra Evento a Siena nel 2025

A Siena, nel suggestivo Palazzo delle Papesse, si apre un viaggio straordinario nel mondo di Hugo Pratt con la mostra “Hugo Pratt, Geografie immaginarie“, visitabile dall’11 aprile al 19 ottobre 2025. Questo evento celebra il trentesimo anniversario della scomparsa del maestro del fumetto d’avventura, offrendo un’esperienza immersiva tra le sue opere più iconiche e le sue influenze artistiche.

L’esposizione, prodotta da Opera Laboratori e curata da Patrizia Zanotti e Patrick Amsellem, si avvale del progetto espositivo dell’architetto Giovanni Mezzedimi e di un catalogo edito da Sillabe Casa Editrice in co-edizione con Cong Edizioni. L’allestimento guiderà il visitatore attraverso sette porte simboliche, ciascuna rappresentativa di un aspetto dell’immaginario prattiano: dalle distese desertiche ai mari tumultuosi, dalle pianure del Nord America alle fascinazioni letterarie e cinematografiche che hanno influenzato il maestro.

Nato il 15 giugno 1927 a Rimini e cresciuto a Venezia, Hugo Pratt ha incarnato lo spirito del viaggiatore sia nella vita che nelle sue opere. L’infanzia trascorsa in Etiopia, i lunghi soggiorni in Argentina e Inghilterra e l’inesauribile curiosità per le culture del mondo hanno alimentato la sua visione artistica. Il suo tratto distintivo e la narrazione evocativa lo hanno reso pioniere della “letteratura disegnata”, un concetto che trascende il semplice fumetto per raggiungere la dimensione dell’arte e della narrativa.

Il cuore pulsante della mostra è, naturalmente, Corto Maltese, il marinaio errante che ha consacrato Pratt nell’olimpo dei grandi narratori visivi. Attraverso acquerelli, tavole originali e proiezioni immersive, i visitatori potranno esplorare il mondo di Corto e degli altri personaggi che hanno popolato le sue avventure. La mostra offre inoltre uno sguardo approfondito sulle donne d’avventura che hanno costellato le storie di Pratt, figure femminili affascinanti e indipendenti che hanno sfidato gli stereotipi del fumetto tradizionale.

Uno degli aspetti più intriganti dell’esposizione è l’analisi delle influenze culturali che hanno permeato il lavoro di Pratt. Le suggestioni cinematografiche, dalla Hollywood classica al cinema d’autore europeo, emergono nelle atmosfere noir e nelle inquadrature ricercate delle sue vignette. Allo stesso modo, la letteratura di autori come Joseph Conrad, Jack London e R.L. Stevenson si riflette nelle trame e nei dialoghi di Corto Maltese, arricchendolo di profondità e complessità.

L’iniziativa rappresenta un’opportunità unica per gli appassionati di fumetto, arte e avventura di riscoprire l’opera di Pratt in una cornice espositiva di grande impatto visivo. “Hugo Pratt, Geografie immaginarie” non è soltanto una celebrazione del suo talento, ma anche un invito a lasciarsi trasportare dalle sue storie, a seguire le sue rotte immaginarie e a scoprire, ancora una volta, il fascino senza tempo del viaggio. Dopo Siena, la mostra proseguirà in altre prestigiose sedi italiane, continuando a diffondere il mito di uno dei più grandi narratori per immagini del Novecento.

Bab el-Mandeb di Attilio Micheluzzi

Dopo quasi quarant’anni di assenza, l’introvabile capolavoro di Attilio Micheluzzi, «Bab el-Mandeb», torna finalmente sugli scaffali delle librerie italiane. Questo prezioso lavoro del maestro del fumetto, vincitore del prestigioso “Prix Du Patrimoine” al festival di Angoulême, è ora nuovamente disponibile grazie a Edizioni NPE.

Siamo nel 1935, in un Egitto sull’orlo del caos. I servizi segreti sono in fermento: le truppe italiane stanno per invadere il Regno d’Etiopia. In questo scenario di tensioni internazionali, quattro personaggi singolari si trovano coinvolti in una missione tanto bizzarra quanto pericolosa. Libertario Miccoli, un antifascista, Peter Cushing, sergente maggiore, Kekmat Fahmi, una ballerina, e Lilian Woodham-Kelly, un’umanista, devono consegnare due autoblinde all’esercito etiope. Attraverso deserti e territori instabili, affronteranno ostacoli e imprevisti in un’avventura ricca di emozioni e relazioni umane complesse, magistralmente narrate da Micheluzzi.

Originariamente pubblicato a puntate sulla rivista «Corto Maltese» nel 1986, «Bab el-Mandeb» fu poi raccolto in volume da Rizzoli nel 1987. Da allora, quest’opera è diventata un oggetto del desiderio per i collezionisti, con le edizioni originali ormai introvabili. Il ritorno di «Bab el-Mandeb» rappresenta un recupero significativo nel panorama editoriale italiano, grazie all’iniziativa di Edizioni NPE.

L’opera è ora disponibile in una nuova edizione cartonata di grande formato, interamente a colori, che rende giustizia alla maestria artistica di Micheluzzi. Questa riedizione non solo ripropone un classico del fumetto, ma lo arricchisce con una qualità editoriale che ne esalta i dettagli grafici e narrativi. In libreria dal 19 luglio, «Bab el-Mandeb» è pronto a riconquistare il cuore dei lettori, vecchi e nuovi, riaffermando il talento indiscusso di Attilio Micheluzzi nel panorama internazionale del fumetto. Non perdete l’occasione di riscoprire un’opera che ha segnato la storia della narrativa illustrata.

Fumetto: il Centre Pompidou di Parigi celebra la nona arte con una mostra senza precedenti!

Amanti del fumetto, preparatevi a un viaggio mozzafiato nel mondo della nona arte! Dal 29 maggio al 4 novembre 2024, il Centre Pompidou di Parigi ospiterà la mostra “La BD à tous les étages” (“Fumetto su tutti i piani”), un’occasione unica per immergersi nella storia e nell’evoluzione di questa forma espressiva tanto amata.

Un percorso espositivo ricco e articolato

La mostra, curata da Anne Lemonnier ed Emmanuèle Payen, con la collaborazione di Thierry Groensteen e Lucas Hureau, si snoderà su tutti i sei piani dell’iconico edificio, trasformando ogni livello in un universo dedicato a un tema specifico. I visitatori avranno la sensazione di “entrare” e “uscire” dalle pagine di una grande enciclopedia del fumetto, esplorando generi, personaggi e influenze che hanno segnato questo medium.

Un viaggio “dantesco” attraverso la storia del fumetto

Il percorso espositivo seguirà una struttura “dantesca”, partendo dall’alto verso il basso. Al sesto piano, la mostra “Comics, 1964 – 2024” offrirà un’ampia panoramica sull’evoluzione del fumetto dal secondo dopoguerra ad oggi, suddivisa in dodici capitoli che ripercorrono i principali stili grafici e le tematiche emerse a livello internazionale dagli anni Sessanta. Tra i punti salienti, la nascita della rivista Garo in Giappone e le vignette sovversive di Robert Crumb.

Incontro tra arte visiva e fumetto

Al quinto piano, arte visiva e fumetto si incontreranno in un dialogo affascinante. I visitatori potranno ammirare accostamenti tra i maestri della tradizione pittorica europea e gli autori di culto del fumetto contemporaneo. Tra gli esempi, le analogie tra la pittura di Henri Matisse e le vignette di Philippe Dupuy, il dialogo tra le opere di Francis Picabia e Anna Sommer, e l’imperdibile confronto tra i dipinti di Francis Bacon e le illustrazioni di Lorenzo Mattotti.

Omaggio a Corto Maltese

Al secondo piano, la Bibliothèque publique d’information del museo ospiterà la mostra monografica “Corto Maltese. A novelistic life”, dedicata al celebre marinaio creato da Hugo Pratt. Curata da Emmanuèle Payen e Monika Prochniewicz, in collaborazione con Patrizia Zanotti, storica assistente di Pratt, la mostra offrirà un’analisi approfondita delle storie e dei significati impliciti nei fumetti di Corto Maltese, attraverso un gran numero di documenti originali, disegni, studi preparatori e tavole inedite.

Più che una mostra: un’esperienza immersiva

“La BD à tous les étages” non sarà solo una mostra, ma un’esperienza immersiva a 360 gradi nel mondo del fumetto. Un ricco programma di talk, conferenze e laboratori (al livello sotterraneo, nell’ambito della sezione “Comics out of the box”) arricchirà l’offerta, offrendo spunti di riflessione e approfondimenti su questa forma d’arte sempre più popolare e amata.

Un’occasione imperdibile per gli amanti del fumetto

Se siete appassionati di fumetto, questa mostra è assolutamente da non perdere! Un’occasione unica per scoprire la ricchezza e la varietà di questo medium, per riflettere sulla sua storia e sul suo impatto culturale, e per ammirare da vicino le opere di alcuni dei più grandi maestri del fumetto di tutti i tempi.

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Corto Maltese e Irene di Boston

Il nuovo capitolo delle avventure di Corto Maltese disegnato da Hugo Pratt con i testi di Marco Steiner, intitolato “Corto Maltese e Irene di Boston”, è un’opera che porta il lettore in un viaggio surreale e poetico attraverso l’immaginazione e l’interpretazione dell’incontro tra il celebre marinaio e il relitto di una barca dal passato glorioso. I testi di Steiner si fondono con i suggestivi acquerelli di Pratt, creando un’atmosfera evocativa e onirica che cattura l’attenzione del lettore e lo trasporta in un universo impalpabile come il sogno.

Il dialogo tra Corto Maltese e il veliero Irene di Boston si dipana attraverso avventure e scoperte che culminano in un viaggio di rinascita e rinnovamento. Il protagonista ritrova se stesso e un senso di destino mentre si confronta con il passato e i personaggi che popolano il suo mondo, come il corvo Puck, Bocca Dorata e una misteriosa ragazza irlandese dai capelli rossi.

Il volume, che sfugge alle categorizzazioni convenzionali di romanzo, fumetto o poema, si distingue per la sua natura poliedrica e sfuggente, che esplora il lato più introspettivo e intimistico di Corto Maltese. Attraverso l’analisi dei concetti di moira e aisa, Steiner approfondisce il tema del destino e della libera volontà nel contesto dell’opera di Corto Maltese, offrendo al lettore una riflessione sulla capacità del protagonista di influenzare il corso degli eventi e di affrontare il suo destino con consapevolezza e coraggio.

“Corto Maltese e Irene di Boston” rappresenta un viaggio poetico e avventuroso attraverso i temi dell’identità, della memoria e della ricerca di un senso nella propria esistenza. L’incontro tra Corto Maltese e il relitto della Irene di Boston si rivela come un momento di riflessione e rinascita per il protagonista, che si imbarca in una nuova fase della sua vita con determinazione e consapevolezza.

La serie audio Corto Maltese – Suite caribeana

Hugo Pratt, con Una ballata del mare salato, realizzò nel 1967 un fumetto estremamente innovativo. In quest’indimenticabile avventura corale compare infatti per la prima volta il suo ironico antieroe, Corto Maltese.  Emons e Storytel si uniscono ora in un nuovo progetto, che porta per la prima volta nella dimensione audio le avventure del mitico marinaio, viaggiatore e sognatore, icona per generazioni di appassionati lettori. La serie audio Corto Maltese – Suite caribeana, disponibile in esclusiva sull’app Storytel e su Emons App a partire dal 27 gennaio e composta da sei puntate, nasce quindi dalla volontà di far rivivere in una veste nuova e più accessibile la raccolta di avventurepubblicata fra il 1970 e il 1973. 

Ogni episodio riproduce il sapore intatto del linguaggio classico delle vignette di Hugo Pratt traducendole nel formato audio, e lega tra loro i dialoghi originali con le descrizioni essenziali dei singoli riquadri del fumetto, che supportano così e rendono vivo lo svolgersi incalzante delle scene. A narrare la storia è una voce alter ego di Corto, che si alterna a quelle di straordinari attori riuniti da un magico sound design. 

In Corto Maltese – Suite caribeana, le storie dell’affascinante marinaio maltese sono ambientate lungo le pittoresche coste del mar dei Caraibi nei primi vent’anni del Novecento, e ogni episodio vede Corto Maltese protagonista di un’avventura completa, in cui si alternano incontri e scontri con personaggi maschili e femminili emblematici di questo indimenticabile universo avventuroso. 

L’universo dei Fumetti: da Hugo Pratt al Cosplay

Impressioni di una neofita dei discorsi intorno e sull’universo dei fumetti. Origini passate e percorsi futuri dell’immaginario collettivo. Immagine, parola… immagine parlata, parole disegnate…..forse. Probabilmente questo è fumetto. Definibile, in linea generale, anche come “letteratura disegnata”, secondo le parole di chi, di strisce e fumetti, ne ha creati tanti, Hugo Pratt. Stiamo parlando di qualcosa che, attualmente, a distanza di 100 anni dal suo arrivo sul suolo italiano, non è ancora e del tutto definibile perfettamente.
Ripercorriamo alcune delle tappe fondamentali dei suoi 100 anni di vita italiana, ideali “fermo – immagine” epocali quale può essere quello de “Il corriere dei piccoli” con i suoi fumetti esterofili riadattati, aventi i baloon in rima; oppure quello della rivista “Linus”, nata nel ’65 e che evoca nel suo nome uno dei personaggi dei Penauts: una delle prime in Europa a presentare fumetti importati per un pubblico più culturalmente più preparato. Tappe importanti definite anche dalla capacità di alcuni di creare, intorno alle proprie produzioni, punti indiscutibili di legittimità: citando nuovamente Pratt, parliamo della battaglia, portata avanti a nome di tutto il mondo di autori di strisce e nuvolette, per riconoscere la valenza dell’autore come creatore di storie
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