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Sessualità: La Graphic Novel che Smaschera i Tabù e Ridefinisce il rapporto tra Sesso e società

Il sesso è ovunque. Nei film che guardiamo, nei libri che leggiamo, nelle pubblicità che ci bombardano ogni giorno, nelle conversazioni che affrontiamo con più o meno imbarazzo e nei nostri pensieri, spesso più di quanto ammettiamo. Definisce chi siamo e il nostro posto nella società, o almeno così ci viene detto. Ma, paradossalmente, ne sappiamo davvero poco. La sessualità è un argomento che, nonostante la sua onnipresenza, rimane circondato da tabù, incomprensioni e, soprattutto, da una buona dose di preconcetti che affondano le loro radici in secoli di costruzione sociale.

“Sessualità”, la graphic novel firmata da Meg-John Barker e Jules Scheele, si propone di fare esattamente questo: illuminare il buio, smascherare i “mostri” che si annidano nella nostra percezione del sesso e offrire una visione più libera e consapevole dell’argomento. Il duo non è nuovo a queste imprese: dopo aver esplorato tematiche di genere e identità queer nelle loro precedenti opere, tornano con un libro che, tra ironia e divulgazione, si pone come una guida imprescindibile per chiunque voglia comprendere meglio la sessualità nel suo contesto storico, sociale e culturale.

Immaginate di entrare in una casa infestata, una di quelle piene di ombre inquietanti e rumori inspiegabili. Ora immaginate che, con una torcia in mano, possiate finalmente vedere ciò che si cela dietro quelle ombre: non mostri spaventosi, ma costrutti sociali, narrazioni manipolate e paure indotte da secoli di moralismo. Barker e Scheele fanno esattamente questo: prendono le paure e le ansie legate alla sessualità e le scompongono pezzo dopo pezzo, con uno stile che ricorda un mix tra un episodio di Scooby-Doo e un saggio accademico accessibile.

Dalla costruzione delle identità sessuali agli atti erotici, dal desiderio al consenso, fino a tematiche spesso evitate come il lavoro sessuale e le relazioni non convenzionali, il libro affronta ogni argomento con una chiarezza e una profondità che non lasciano spazio a fraintendimenti. E, cosa forse più importante, lo fa con empatia e umorismo, rendendo accessibili anche le questioni più complesse.

Non mancano riferimenti ai maggiori teorici della sessualità, da Foucault a Butler, passando per studi contemporanei che hanno ridefinito il modo in cui pensiamo al sesso e al desiderio. Ma “Sessualità” non è solo un libro di teoria: è una guida per decostruire i miti che ci sono stati imposti e immaginare un futuro in cui la sessualità non sia più fonte di ansia, vergogna o oppressione, ma un aspetto della vita umana vissuto in maniera autentica, libera e consensuale.

Per chi si avvicina per la prima volta a queste tematiche, il libro rappresenta un punto di partenza ideale: il formato graphic novel rende la lettura scorrevole e coinvolgente, mentre il tono amichevole di Barker e Scheele invita alla riflessione senza mai risultare pedante. Per chi invece ha già familiarità con gli studi di genere e la sessuologia, “Sessualità” offre una rilettura stimolante e ricca di spunti su come il sesso è stato costruito e su come potrebbe essere reinventato. In un’epoca in cui il dibattito sulla sessualità è più acceso che mai, con vecchi pregiudizi che si scontrano con nuove consapevolezze, “Sessualità” si inserisce come un’opera necessaria. Non solo un libro da leggere, ma un viaggio da intraprendere, armati di curiosità e voglia di smantellare le impalcature del passato per costruire un futuro più inclusivo e libero da stereotipi.

Cioè Max: Il ritorno della storica rivista pop che non smette mai di sorprenderci

Cioè c’era, e c’è ancora! La storica rivista che ha segnato la crescita di milioni di adolescenti italiani, specialmente ragazze, sta vivendo una vera e propria rinascita. Dopo l’iniziale preoccupazione suscitata dalla sospensione del formato pocket, il 2025 segna un nuovo capitolo per il magazine, che ritorna in edicola con una versione rinnovata, più grande e accattivante: Cioè Max.

L’ultimo numero di Cioè era uscito a dicembre 2024, portando con sé voci di una possibile chiusura che avevano messo in apprensione i numerosi fan della rivista. Tuttavia, in un messaggio sui canali social, Cioè ha tranquillizzato i suoi lettori con un annuncio che spiegava come la rivista non sarebbe sparita nel nulla, ma semplicemente avrebbe fatto una pausa. “Quest’anno abbiamo deciso di allungare un po’ le nostre vacanze… Sicuramente ne avevamo bisogno per ricaricarci… Ma volevamo anche pensare a cosa fare nelle prossime settimane”, scriveva il post, facendo intendere che la pausa serviva per riorganizzare il futuro della pubblicazione. Con il nuovo anno, l’attesa dei lettori è finalmente finita: Cioè Max è arrivato in edicola con il numero di marzo, pronto a riconquistare il cuore delle sue lettrici.

“L’editore, in linea con le richieste del mercato editoriale, ha sospeso le pubblicazioni dello storico formato pocket di Cioè, ma ha mantenuto il brand attivo sui canali social, introducendo il nuovo formato Cioè Max, disponibile in edicola”, ha dichiarato Marco Iafrate, Direttore della rivista, spiegando il cambiamento. Questo nuovo formato non è solo più grande, ma è anche pensato per essere più coinvolgente e visivamente accattivante, con un’attenzione particolare ai contenuti che i lettori più giovani amano: cultura pop, interviste esclusive, test, e tantissimi approfondimenti sui personaggi più amati.

Il numero di Cioè Max di marzo non si limita a riprendere le tradizioni, ma le evolve, facendo un omaggio a quelle storiche icone che hanno segnato decenni di cultura musicale. Un esempio su tutti: la bellissima pagina dedicata ai Duran Duran, che li ritrae nell’anno del loro debutto, 40 anni fa, riprendendo una storica copertina di Cioè dedicata proprio alla band. Ma le novità non si fermano qui: il nuovo numero include anche le interviste esclusive con artisti come Olly, Alex Wyse, Sarah Toscano e Settembre, accompagnate da un’accurata selezione di test e rubriche pensate per coinvolgere e divertire le lettrici. E per chi non può fare a meno dei gadget, il numero offre due maxi poster di Damiano David e Irama, un set di penne e uno di gioielli.

L’uscita del nuovo formato ha certamente suscitato un’ondata di nostalgia tra coloro che hanno seguito Cioè fin dai suoi primi numeri nel lontano 1980, quando la rivista fece il suo debutto. Con il passare degli anni, Cioè ha accompagnato le adolescenti italiane, diventando un punto di riferimento per le generazioni più giovani, grazie al suo mix di moda, musica, cinema, e gossip. Durante gli anni ‘80, Cioè raggiunse un picco di vendite che superava le 300.000 copie per numero, e i suoi poster e gadget erano un must-have per ogni ragazza che si rispettasse. La rivista ha documentato, con i suoi contenuti esclusivi, i sogni e le storie delle star, da Leonardo DiCaprio a Avril Lavigne, da Renato Zero ad Anna Pettinelli, che curava una delle rubriche più amate, L’Eco dei Sorcini.

Nel 2009, Cioè passò sotto l’ala della Panini, che ha continuato a farla evolvere pur mantenendo intatta la sua essenza. Sebbene gli anni recenti abbiano portato sfide nuove, in un mondo editoriale sempre più dominato dal digitale e da una crisi delle edicole, Cioè non si è mai fermata. Ha sempre saputo reinventarsi, continuando ad essere il punto di riferimento per le giovani generazioni. L’ultimo numero del 2024, con l’intervista esclusiva a Robbie Williams, rappresentava simbolicamente il passaggio di testimone di una rivista che aveva incarnato per decenni lo spirito della cultura pop. La sua continuazione in formato Cioè Max non è solo un modo per adattarsi ai tempi, ma una prova della sua capacità di restare rilevante.

In una mossa che conferma la volontà di rimanere al passo con i tempi, Cioè sta anche ampliando il suo raggio d’azione. A partire dal 2025, in partnership con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la rivista lancerà una nuova pubblicazione di giochi enigmistici, pensata per coinvolgere i giovani in modo divertente ed educativo, e avvicinarli alla divulgazione scientifica. Una collaborazione che sottolinea la voglia di essere sempre più inclusivi e innovativi, guardando al futuro e alle nuove generazioni.

Cioè è, quindi, ancora qui, e forse non se n’è mai andata davvero. La sua storia, pur cambiando forma, continua a far parte della cultura popolare italiana, segnando ogni generazione che cresce con essa. Se un tempo le pagine di Cioè erano il luogo dove si sognava e si scoprivano nuovi miti, oggi continuano a farlo in un formato rinnovato, ma sempre con la stessa passione per il mondo che ruota attorno ai giovani, alla musica, e alla cultura pop. Cioè non è solo una rivista, è un pezzo di storia che non smette mai di evolversi.

Cioè: domande e risposte

E mentre attendiamo comunicazioni ufficiali, non possiamo che approfittarne per ringraziare questa rivista per averci fatto sognare, ridere, emozionare. Per strapparvi un sorriso, con un pizzico di magia, torniamo indietro nel tempo, all’adolescenza. Siamo a metà degli anni ’90 e Cioè è il giornale più letto in Italia dai teenager: Questa è una serie di domande rivolte da alcune giovani lettrici agli “esperti” di sessuologia della rivista: le domande sono vere, mentre le risposte sono date da ChatGpt in vena di risate.

1. … Sono alta 156 cm e ho un seno quasi impercettibile, ma nel resto sono ben sviluppata. Mia mamma e più bassa di me e mio padre è circa172 cm: quando potranno venirmi le prime mestruazioni? (Scilla’85)

ChatGPT. Tranquilla, le mestruazioni arriveranno quando il tuo corpo deciderà di mandare l’invito ufficiale. Non c’entra l’altezza, il seno o se hai vinto la lotteria genetica della famiglia. Quando accadrà, sarà il tuo momento magico… con crampi inclusi!

2. Sono troppo magra; vorrei sapere quali sono gli alimenti che fanno crescere il seno e le gambe. (Magrina’84)

ChatGPT: Alimenti per far crescere il seno? Purtroppo, neanche un’intera fabbrica di Nutella farà il miracolo. Quanto alle gambe, prova a mangiare… e correre, così magari si allungano!

3. E’ vero che lo sperma ai ragazzi esce solo di notte? (Curiosa)

ChatGPT: No, lo sperma non è una creatura notturna tipo un vampiro. Può uscire anche di giorno, basta che il proprietario sia d’accordo.

4. Ho provato a mettere un assorbente interno, ma non sono riuscita a farlo entrare: e perché sono vergine o perché non sono normale? (Arietina’85)

R: Forse l’assorbente interno non si è presentato come si deve. Non preoccuparti: essere vergine non significa essere a prova di tampone. Riprova con calma, e magari leggi le istruzioni!

5. E’ possibile fare l’amore quando si è vergini? (D.V.’83)

ChatGPT: Certo che si può, ma il dettaglio importante è con chi. E sì, verginità e amore non si annullano a vicenda, se te lo stavi chiedendo.

6. Io e una mia amica ci siamo sempre chieste: le donne primitive avevano il ciclo? E come facevano senza assorbenti? (Dubbiose)

ChatGPT: Sì, le donne primitive avevano il ciclo. E no, non avevano Tampax, ma probabilmente avevano il dono della sopportazione che oggi noi possiamo solo sognare.

7. E’ vero che se il ciclo arriva dopo i 14 anni non si possono avere figli? (Disperata’85)

ChatGPT: Assolutamente falso. Il ciclo che arriva tardi non è un biglietto per il club delle “senza figli”. Respira, ok?

8. E’ vero che per far crescere il seno bisogna mangiare molti funghi? (Anonima’88)

ChatGPT: Funghi? Certo, e magari aggiungi anche un bel pentolone di pozione magica. Non funziona, ma ti farà sentire molto Harry Potter.

9. Salve, sono una vostra lettrice che da un po’ di tempo ha una voglia matta di fare l’amore e ci pensa sempre: e normale? (Lisa’82)

ChatGPT: Normalissimo. Sei umana, non un robot. Al massimo, sei un robot con software aggiornato al pacchetto “ormoni attivi”.

10. Cara dottoressa, ho una curiosità: una ragazza vergine che fa l’inseminazione artificiale, rimane ancora vergine? Se si, quando partorirà, non essendoci stata rottura dell’imene il bambino potrà nascere normalmente? In questo caso c’è rischio di perdere la verginità? Se si, vuol dire che e meglio partorire con il cesareo? (Ariete’83)

ChatGPT: Sì, una ragazza può rimanere vergine con l’inseminazione artificiale. No, il bambino non nascerà da un portale magico. E no, non è necessario il cesareo per “salvare la verginità”. Seriamente, rilassati.

11. Cara dottoressa, sono fidanzata da circa un anno. Noi non facciamo ancora del sesso, ma abbiamo qualche problema. Lui vorrebbe che ogni giorno uscisse dello sperma dal suo organo genitale, io però ho paura che possa procurargli dei problemi in futuro. E’ vero? E quali possono essere? (Martina ’83)

ChatGPT: Quindi lui vuole che il suo organo genitale produca giornalmente… tipo una fabbrica? Beh, digli che il suo corpo ha un piano di produzione autonomo. Non c’è rischio di guasti, promesso.

12. Cara dottoressa, casualmente ho saputo da un’amica che si può rimanere incinta non solo attraverso i rapporti sessuali, ma anche in altri modi. Per esempio, se lui e’ appiccicato a lei ed eccitato, lo sperma può fuoriuscire e passare attraverso gli indumenti fino alle parti intime. E’ vero? (Laura)

ChatGPT: No, lo sperma non ha poteri da supereroe per attraversare tessuti e compiere miracoli. Se fosse così, avremmo bisogno di assorbenti antiproiettile.

13. Cara dottoressa, sono un ragazzo di 18 anni e sono molto sorpreso dal mio corpo [ma chi sei, ET?] perché involontariamente, il mio organo genitale, va in erezione in qualsiasi momento e mi provoca forti disagi. (Bingo ’80)

ChatGPT: Il tuo organo genitale si comporta esattamente come dovrebbe: un po’ troppo entusiasta, ma niente che l’età e un po’ di autocontrollo non risolveranno.

14. Cara dottoressa, purtroppo non sono ancora soddisfatta del mio seno. Porto la seconda misura, ma ho i capezzoli molto lunghi e grossi, quasi più del seno. Ho provato a schiacciarli con reggiseni stretti, a lavarli con acqua fredda… ma niente. Ogni Estate porto dei bikini imbottiti per coprirli. Cosa posso fare? (Anna’82)

ChatGPT: Hai capezzoli lunghi? Congratulazioni, hai un tratto unico. Schiacciarli e lavarli con acqua fredda non li trasformerà in bottoni. Accettali: sono tuoi!

15. Un amico di mio fratello è molto carino, mi ha convinta a fare l’amore senza preservativo poiché non avevo ancora le mestruazioni. Una settimana dopo mi sono arrivate e poi ho cominciato a mettere su chili e pancia. Sono incinta? (Alexia’86)

ChatGPT: Sì, potresti essere incinta. La prossima volta, però, magari scegli un metodo anticoncezionale prima di convincerti.

16. Cara dottoressa non ho ancora le mestruazioni. Poiché mi masturbo da quando sono piccola, non e’ che sono diventata sterile? (Disperata’83)

ChatGPT: No, la masturbazione non ti ha reso sterile. Se fosse così, metà della popolazione mondiale sarebbe estinta. Rilassati.

Impenetrabile: La Storia di Guarigione e Autodeterminazione di Alix Garin

Impenetrabile, il nuovo graphic novel di Alix Garin, è uno di quei libri che non si dimenticano facilmente. Dopo il successo di Non mi dimenticare, l’autrice belga ritorna in libreria con una storia che, seppur intima e personale, si fa portavoce di temi universali. La sua nuova opera, che arriverà in Italia il 7 marzo 2025 grazie a BAO Publishing, ha già conquistato i cuori dei lettori, vincendo il Premio del pubblico al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême nel 2025. Un riconoscimento che non fa altro che confermare l’intensità e la sincerità di questa storia.

Alix Garin, giovane fumettista classe 1997, si è già guadagnata un posto di rilievo nel panorama fumettistico internazionale. Impenetrabile è un’opera autobiografica in cui l’autrice racconta la sua battaglia contro il vaginismo, una condizione medica che rende impossibile avere rapporti sessuali senza provare dolore. La storia di Garin, che si espone senza freni, è una testimonianza di coraggio, ma anche di un percorso di riscoperta del corpo, del desiderio e della felicità, dentro e fuori dalla coppia.

Le pagine di Impenetrabile non sono solo un racconto di guarigione fisica, ma un vero e proprio viaggio interiore che scava nei meandri della psicologia e dei condizionamenti sociali. Garin esplora la difficoltà di affrontare una condizione così intima in un mondo in cui parlare di sessualità è ancora un tabù. La sua lotta è fatta di sfide mediche, psicologiche, ma anche culturali, e ciò che emerge dalle sue parole è una riflessione profonda sul desiderio, sul piacere e sul senso di colpa che spesso accompagna l’esperienza sessuale.

In uno dei passaggi più significativi, Alix descrive il suo stato emotivo con parole che colpiscono dritto al cuore: “Ero completamente svuotata. Non c’era più nessuna sensazione a risvegliare i miei sensi. Come se non abitassi più nel mio corpo”. Un’immagine potente che comunica la solitudine, la frustrazione e la difficoltà di accettare una realtà che sembra sfuggire al controllo. Ma questo graphic novel non è solo una testimonianza di sofferenza, è anche un atto di resilienza. Garin non si arrende mai, e il suo percorso verso la guarigione diventa un messaggio di speranza per chiunque stia affrontando difficoltà simili.

Nonostante il tema delicato, Impenetrabile non è un’opera che mira a suscitare pietà. Anzi, è una storia di empowerment e di autodeterminazione. Alix Garin, con il suo stile audace e sincero, invita i lettori a mettere in discussione le convenzioni sociali che ruotano attorno alla sessualità e al rapporto di coppia. La sua riflessione sul desiderio e sul piacere va oltre la sfera fisica, coinvolgendo anche l’aspetto emotivo e psicologico di ogni relazione. Il libro diventa così una sorta di guida per chiunque desideri comprendere meglio se stesso, il proprio corpo e la propria felicità.

L’impatto di Impenetrabile va ben oltre la sua valenza personale. È un’opera che sfida le norme, che ci invita a non nasconderci dietro il giudizio sociale e a perseguire ciò che ci fa davvero stare bene. Un graphic novel che si fa voce di chi non ha paura di raccontare la propria esperienza, per aiutare gli altri a non sentirsi mai soli. La scelta di trattare il vaginismo in modo tanto diretto è un atto di coraggio che merita di essere celebrato, perché parlare di argomenti così delicati può essere il primo passo per abbattere il muro del silenzio.

Impenetrabile è, dunque, un libro che fa riflettere, che commuove e che, alla fine, regala speranza. Un’opera che si inserisce perfettamente nella scia di quei graphic novel che non si limitano a raccontare una storia, ma che vogliono anche cambiare il modo in cui guardiamo a noi stessi e agli altri. Alix Garin ci regala un’opera d’arte sincera, che non ha paura di essere fragile ma che, attraverso quella fragilità, diventa un potente atto di forza.

Non resta che aspettare il 7 marzo 2025 per poter leggere Impenetrabile e immergersi in questa straordinaria storia di guarigione e amore, che sicuramente rimarrà nel cuore di tutti coloro che avranno la fortuna di scoprirla.

Twinless: Un’Incredibile Storia di Solitudine e Connessione nella Commedia Queer di James Sweeney

Se c’è un film che ha catturato l’attenzione e ha diviso il pubblico al recente Sundance Film Festival del 2025, quello è senza dubbio Twinless, scritto e diretto da James Sweeney. Il film, che è riuscito a strappare il Premio del Pubblico e il Premio per il Miglior Attore a Dylan O’Brien, si presenta come una commedia drammatica queer che esplora temi di solitudine, perdita e connessione emotiva, il tutto con un tocco di umorismo surreale e un’intensa carica emotiva. La trama, che ruota attorno a due giovani che si incontrano in un gruppo di supporto per persone che hanno perso un fratello o un gemello, si sviluppa in una storia improbabile di affinità emotiva e fisica, che sfida le convenzioni e le aspettative di chi si avvicina al film.

Al cuore della vicenda, Twinless racconta la storia di Roman e Rocky, due uomini che, uniti dalla tragica esperienza della perdita del loro gemello, si trovano a formare una relazione che va oltre il semplice supporto emotivo. Il gruppo di supporto per “gemelli senza gemello”, come viene descritto nel film, diventa il terreno fertile per una connessione che mescola l’intensità sessuale e una dinamica di codipendenza emotiva, in una sorta di inedita “bromance” che riesce a farsi strada tra il dolore, la vulnerabilità e la solitudine. Con una regia sofisticata e una sceneggiatura che gioca con il contrasto tra momenti comici e drammatici, James Sweeney riesce a dar vita a un’opera che si fa strada tra i temi universali del lutto, della ricerca di sé e della necessità di affetto, senza mai cadere nel patetico o nel cliché.

Il cast, guidato da un Dylan O’Brien che, per la prima volta, si cimenta in un ruolo a dir poco complesso, riesce a dare vita a personaggi profondamente vulnerabili e realistici. O’Brien, nel doppio ruolo di Roman e Rocky, offre una performance che lascia il segno, conquistando la critica per la sua capacità di navigare tra la leggerezza e la drammaticità con sorprendente naturalezza. Al suo fianco, James Sweeney, che non solo firma la regia, ma interpreta anche Dennis, aggiunge un ulteriore strato di intensità alla pellicola. La presenza di Aisling Franciosi, Lauren Graham e di un cast di supporto di notevole calibro arricchisce ulteriormente l’opera, conferendo a Twinless un equilibrio perfetto tra le dinamiche personali e le complicate relazioni interpersonali.

Tuttavia, il film non è riuscito ad allontanarsi da un incidente che ha gettato un’ombra sulla sua partecipazione al festival. Durante la presentazione online del film, alcune scene intime tra i protagonisti sono state diffuse illegalmente, suscitando non poche polemiche. Le clip rubate, in particolare quelle che mostravano scene di sesso tra i personaggi interpretati da O’Brien e Sweeney, sono state rapidamente condivise sui social media, generando un putiferio che ha portato il Sundance a ritirare il film dalla sua piattaforma streaming. Un duro colpo per il festival, che ha dovuto emettere un comunicato di scuse agli spettatori online, ribadendo l’importanza di proteggere l’integrità dell’opera. Nonostante l’incidente, Sweeney ha reagito con una sorprendente dose di filosofia, ammettendo che l’attenzione generata dalla pirateria, sebbene fastidiosa, ha comunque contribuito a far parlare del film in maniera profonda.

La reazione della critica è stata entusiastica. Diverse testate hanno sottolineato l’originalità del progetto e la sua capacità di trattare temi complessi con un equilibrio perfetto tra ironia e pathos. The New York Post, per esempio, ha scritto che il film inizia con aspettative relativamente basse e si conclude “con la bocca aperta”, grazie a un crescendo che porta lo spettatore a riflettere su se stesso e sul suo rapporto con l’isolamento. The Playlist ha definito Twinless un film sulla solitudine, sul trovare qualcuno che riempia quel vuoto che spesso nessun altro può colmare, mentre ScreenRant ha enfatizzato come la pellicola sappia farsi strada attraverso il disagio, trovando in esso sia umorismo che sentimento. Nonostante l’incidente di pirateria che ha rischiato di offuscare la sua carriera, Twinless si è rivelato un trionfo di originalità e profondità emotiva, un film che merita di essere visto e discusso. Non solo per la sua esplorazione di temi universali, ma anche per la sua capacità di trattare con delicatezza e rispetto la condizione umana attraverso una lente queer, offrendo una prospettiva nuova e significativa sulla relazione tra fratelli, tra amanti e tra persone alla ricerca di un senso di appartenenza. La distribuzione del film è ancora in sospeso, ma il forte interesse generato dalla sua presentazione al Sundance lascia presagire che sarà uno dei titoli più attesi del 2025, capace di trovare la sua strada verso il grande pubblico e di diventare un riferimento per il cinema indipendente queer.

Mandarin Gypsycat’s Barricade: Un mondo di donne… e qualche domanda scomoda

Akane Torikai, la mangaka che non ha paura di sfidare gli stereotipi, ci regala un’altra perla: Mandarin Gypsycat’s Barricade. In questo manga distopico, le donne comandano e gli uomini sono poco più che accessori. Ma non tutto è oro quel che luccica in questo mondo al femminile, eh?

Un futuro al femminile, ma non troppo

In un mondo dove gli uomini sono una rarità preziosa e la fertilità è una risorsa strategica, Torikai ci presenta una società matriarcale che nasconde più di qualche crepa. Seguiremo le vicende di Sanada, una ragazza che vive ai margini, e del bellissimo Reiho, un uomo oggetto del desiderio di molte.

Amore, sesso e potere in salsa futuristica

Il manga non si limita a dipingere un quadro di un futuro dominato dalle donne, ma scava a fondo nelle dinamiche di potere, nelle relazioni interpersonali e nella sessualità. Le protagoniste sono donne forti, indipendenti, ma anche confuse e alla ricerca della propria identità. E gli uomini? Beh, sono un po’ come le criptovalute: tutti ne parlano, ma pochi capiscono davvero il loro valore.

Perché leggere Mandarin Gypsycat’s Barricade?

  • Un’ambientazione originale: Un mondo al femminile dove le regole sono completamente diverse.
  • Personaggi complessi: Donne forti e indipendenti, ma anche fragili e tormentate.
  • Domande scomode: Il manga ci pone interrogativi sulla natura umana, sul potere, sulla sessualità e sulla società.
  • Un disegno elegante: Lo stile di Torikai è raffinato e sensuale, perfetto per catturare l’attenzione del lettore.

In conclusione, Mandarin Gypsycat’s Barricade è un manga che non lascia indifferenti. È una lettura stimolante e provocatoria, che ci invita a riflettere sul nostro mondo e su quello che potrebbe diventare.

Coccole a pagamento: quando il contatto umano diventa un bisogno dichiarato

Una mano che disegna cerchi lenti sulla schiena. Il suono quasi ipnotico delle unghie che passano tra i capelli. Un gesto minuscolo, primordiale, che ti riporta a quando il mondo era più semplice e il corpo non doveva giustificarsi per avere bisogno di contatto. Le coccole a pagamento partono tutte da qui, da questa memoria fisica che ci portiamo dietro come un glitch emotivo irrisolto, e che oggi trova spazio in luoghi con nomi che sembrano usciti da un manga slice of life più che da un listino prezzi. A Roma, ad esempio, il nome gira da un po’. La Grattineria, progetto legato al brand Pidipidi, ha trasformato quello che una volta era un gesto informale, quasi imbarazzante da chiedere, in un servizio strutturato, dichiarato, con tanto di agenda e tariffario. Si entra, si parla, si stabiliscono confini chiarissimi e poi si passa a quello che conta davvero: grattini, carezze, contatto non sessuale. Cinquantacinque euro per quarantacinque minuti. Settantacinque per un’ora piena. Non per comprare affetto, ma per affittare, per un attimo, una presenza umana che non chiede nulla in cambio se non il rispetto delle regole.

Ed è proprio qui che la cosa smette di sembrare strana e inizia a farsi tremendamente contemporanea. Viviamo circondati da corpi, ma spesso senza toccarli mai davvero. Schermi ovunque, chat infinite, vocali ascoltati a velocità doppia. Il contatto fisico diventa un bene raro, quasi un DLC emotivo da sbloccare solo in certe relazioni. Le cuddle therapy, le grattinerie, le stanze del silenzio con mani che si muovono lente, rispondono a questo vuoto con una semplicità disarmante. Niente sesso. Niente ambiguità. Solo ossitocina che fa il suo lavoro sporco, abbassa il cortisolo, rallenta il battito, scioglie spalle che non ricordavano più come si fa a rilassarsi.

Il bello è che questa non è un’invenzione occidentale dell’ultima stagione. In Giappone la faccenda è esplosa molto prima, e con un’estetica che sembra disegnata apposta per far discutere. I cuddle café di Tokyo nascono negli anni Novanta e oggi superano quota cento solo nell’area metropolitana. Stanze curate, luci soffuse, regole rigidissime. Ci si abbraccia, si guarda un film, si legge, si dorme persino, ma sempre dentro una cornice di consenso dichiarato. Nessuna zona grigia. Nessun fraintendimento. In un paese dove la solitudine urbana è diventata quasi un tema narrativo ricorrente, dalle light novel al cinema d’autore, il successo di questi spazi non sorprende affatto.

E poi c’è la storia che sembra scritta apposta per essere raccontata, quella che parte da una sensazione di noia durante una lezione universitaria e finisce per diventare un business globale. Jackie Samuels aveva ventinove anni, una laurea in Scienze Sociali e un lavoro da agente immobiliare quando decide di seguire un’intuizione che molti avrebbero liquidato con una risata. Affittare uno spazio immerso nel verde a Penfield, vicino Rochester, comprare un letto enorme, costruire un sito web e dire al mondo che sì, le coccole potevano diventare un servizio professionale. Duemila euro di investimento iniziale. Cinquanta euro l’ora richiesti ai clienti. Un nome che non lasciava spazio a doppi sensi, The Snuggery.

La chiarezza è sempre stata il suo superpotere. Vestiti addosso, pigiami ammessi, parti del corpo off-limits stabilite prima ancora di iniziare. Settantina di clienti nei primi mesi. Tra dieci e trenta ore a settimana passate a coccolare sconosciuti, studiando posizioni dal libro “Cuddle Sutra” come se fosse un manuale di combattimento non violento. Il resto del tempo dedicato a vendere case, perché la realtà, come sempre, non si abbandona di colpo. Si stratifica.

Ed è difficile non pensare a quanto tutto questo parli anche a noi, nerd cresciuti a pane e storie, abituati a leggere emozioni attraverso personaggi disegnati e avatar digitali. In un mondo dove puoi simulare qualunque esperienza con un visore o un pad, il bisogno più analogico di tutti resta scoperto: il contatto umano vero. Senza achievement. Senza badge. Senza notifiche.

Forse è per questo che l’idea delle coccole a pagamento smette di sembrare una stranezza da talk show e inizia ad assomigliare a un sintomo, o magari a una patch temporanea per una società che ha dimenticato come ci si sfiora senza secondi fini. E forse la domanda non è se tutto questo sia giusto o sbagliato, ma quanto a lungo continueremo a fingere di non avere bisogno di essere toccati, anche solo per un’ora, in silenzio.

Chissà se tra qualche anno guarderemo a queste stanze come a una moda passeggera o come a uno dei primi segnali di qualcosa che stava cambiando molto più in profondità. E chissà, soprattutto, che rapporto abbiamo davvero noi, oggi, con il contatto… quando nessuno sta guardando.

Un cilindro preistorico: ode all’anatomia maschile o antico sex toy?

Nelle profondità della grotta di Hohle Fels, in Germania, giace un reperto che stuzzica la fantasia degli archeologi: un cilindro di siltite risalente a 28.000 anni fa. La sua forma, univoca e intrigante, ha acceso un acceso dibattito sulla sua funzione.

Simbolo fallico o antico sex toy? La sua forma allungata e rastremata, con una linea di demarcazione che ricorda la circoncisione, lascia poco spazio all’immaginazione. Eppure, la sua superficie liscia e levigata, frutto di un’accurata abrasione, suggerisce un utilizzo che va oltre la mera rappresentazione.

Un oggetto di culto o uno strumento di piacere? L’ipotesi più suggestiva lo identifica come un oggetto rituale, forse utilizzato per propiziare la fertilità o per celebrare la virilità maschile. Ma la sua forma ergonomica e la sua levigatezza non possono che farci sorridere, stuzzicando l’idea che i nostri antenati preistorici fossero già esperti di “cose da grandi”.

Un’epoca di creatività e ingegno. Il ritrovamento del cilindro di Hohle Fels non è l’unico esempio di arte e cultura preistorica nella grotta. Statuine di animali, figure umane ibride e flauti d’osso testimoniano la fervida immaginazione e l’abilità artigianale dei nostri antenati.

Un viaggio nel tempo. La grotta di Hohle Fels è un vero e proprio portale che ci catapulta in un’epoca lontana, dove la vita era scandita da riti, caccia e sopravvivenza. Un luogo dove l’arte e la spiritualità si intrecciavano con la quotidianità, dando vita a oggetti curiosi e affascinanti come questo cilindro enigmatico.

Un mistero che attende di essere svelato. La sua vera funzione rimane un mistero, un enigma che alimenta la nostra immaginazione e ci invita a riflettere sulla natura umana, sulle sue pulsioni e sulla sua costante ricerca di piacere.

Sesso nel Medioevo? Non come in Game of Thrones!

Game of Thrones ci ormai abituato a vedere una sessualità molto “presente” in un mondo medioevale, se pur fantasy, ma quanto c’è di vero nella saga ideata da George R. R. Martin? Ben poco a quanto pare. Per secoli, siamo stati abituati a leggere la sessualità del Medioevo come divisa da due istinti: “l’amor cortese” cantato dai poeti o godereccio, come descritto da Boccaccio nel Decameron; in particolare siamo sempre stati dell’idea che dal periodo latino, in cui il sesso era parte integrante della socialità, si è passati ad un tetro medioevo in cui tutto veniva considerato peccato. In realtà, come lo storico Paul Veyne dichiara la Chiesa non represse nulla, rese solo canonico “il pudore sociale” che già dal primo secolo era consuetudine manifestare da parte della classe aristocratica latina, trasformandolo in “legge universale”.

Tecnicamente infatti, nella prima tradizione cristiana, la sessualità non era associata necessariamente al peccato, questa valutazione negativa derivò successivamente da una “trascrizione”, come è successo anche per altre questioni sociali, dei concetti filosofici “classici”, in cui il sesso veniva considerato come “freno per il ragionamento intellettuale” e, successivamente, trasformato in “freno per il raggiungimento della salvezza”.

In questa nuova tradizione medioevale il sesso era diventato dunque un tabù, con i suoi riti e le sue regole. Lo stesso matrimonio poteva essere frutto di peccato se il sesso veniva praticato in determinati giorni dell’anno, se era stato preceduto da preliminari e, in generale, se la donna provava piacere oltre la sottomissione: per l’uomo il peccato, sopratutto l’adulterio, era comunque relativo. Il alcuni regni europei, l’uomo era considerato adultero solo se andava a letto con una donna sposata (con una donna nubile era solo un semplice peccatuccio); per la donna, qualunque rapporto era da considerarsi peccato. La poligamia era ovviamente condannata dalla Chiesa ma segretamente ancora pratica in regioni, come quelle Germaniche, in cui tale pratica era retaggio delle loro ancestrali tradizioni.

Burcardo di Worms, dichiarava così in un decreto del XI secolo: “Con la tua sposa o con un’altra ti sei accoppiato da dietro, come fanno i cani? Devi fare penitenza per 10 giorni a pane e acqua. Ti sei unito a tua moglie mentre aveva le mestruazioni? Farai penitenza per altri 10 giorni con pane e acqua. […] Hai peccato con lei in giorno di Quaresima? Devi fare penitenza 40 giorni con pane e acqua o dare 26 soldi di elemosina; ma se ti è capitato quando eri ubriaco, farai penitenza per solo 20 giorni”. Tra una regola ed un altra rimaneva solo circa 190 giorni l’anno per fare all’amore! Il coito doveva infine essere fatto “vestiti”, almeno il più possibile, i rapporti orali erano puniti con tre anni di reclusione.

Alberto Magno, santo Vescovo tedesco del 1200, propose una vera e propria lista delle posizioni peccaminose, una classifica sessuale dal più peccaminoso al più santo:
5 Da dietro
4 Lato a lato
3 Seduti
2 In piedi
1 “Missionario”

Ovviamente da ogni regolamento, l’uomo è capace di inventare la sua scappatoia … o scappatella visto di cosa si sta parlando. Nel Medioevo, travestiti da bagni pubblici, si diffusero moltissimo le case di tolleranza: si poteva incontrare il gentil sesso disponibile a pagamento in grandi tinozze piene d’acqua e consumare l’amplesso in comodi letti messi a disposizione dai titolari del bagno. Nei bagni pubblici si poteva assistere anche ad un’altra pratica: le donne vergini si preparavano per il loro amplesso con profumi e oli, pettinandosi in modo da lasciare il più possibile la fronte scoperta, ideale di sex-appeal medioevale.

L’omosessualità, lo sappiamo tutti, era condannata e combattuta ma fino la XII secolo infatti era abbastanza tollerata sopratutto negli ambienti clericali. Sfatiamo qualche mito, Riccardo Cuor di Leone non era gay e neanche i Templari (anzi punivano severamente chi dell’ordine provava amore reciprocamente). A proposito di falsi miti e crociate, non esisteva nessuna “cintura di castità”. Fu un’invenzione dell’800, in quel periodo in cui si riempivano i neonati musei con stravaganze e idee false ma verosimili, insieme alle sirene e agli unicorni. Fino a poco tempo nel museo Cluny di Parigi, si poteva ancora ammirare la falsa cintura di castità di Caterina de’ Medici, come reperto medioevale del ‘500 (in realtà realizzata nel XIX secolo).

Altro falso mito medioevale: lo ius primae noctis (in italiano: “diritto della prima notte”), il presunto diritto del dignitario locale ad accoppiarsi con la sposa dei propri fattori nella prima notte di nozze. Una tassa che esisteva in realtà, ma non era pagata “in natura” ma in soldi contanti ed era stata creata come richiesta di “benedizione” del feudatario alla nuova unione.

Tornando a Game of Thrones, ecco una scheda riassuntiva di amori, disamori, incesti e…

Kamasmart

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Lorenzo Coltellacci, classe, 1992, è un giovane romano pluritatuato. Negli anni del liceo ha scoperto una enorme passione per la letteratura e la scrittura, cosa che l’ha portato a pubblicare i suoi primi racconti in antologie nazionali e successivamente un romanzo e una raccolta di racconti da solista con la piccola editrice sanremese Leucotea (NEP). Nel 2014 si è laureato alla facoltà di Lingue a Roma Tre e subito dopo ha iniziato la specialistica alla Sapienza, buttandosi sul ramo della Cooperazione internazionale. Kamasmart è frutto della sua fantasia e della sua penna.

Guido Astolfi, classe 1992, “romano de Roma”, nato nel cuore della Garbatella. Il disegno ha sempre fatto parte di lui, sin da quando ha iniziato per strada coi graffiti. Nel 2014 si laurea allo IED, perfezionando la sua arte, e l’anno successivo lo trascorre interamente nella fredda ma festaiola Milano, frequentando il MiMaster di illustrazione che gli permette di iniziare a mettere le sue doti grafiche a disposizione di riviste e locali. KAMASMART, suo fumetto d’esordio, lo vede in splendida forma ai disegni.

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Giovani e sesso: viaggio nella sessualità dell’era digitale tra curiosità, rischi e nuove consapevolezze

Negli ultimi anni, il tema della sessualità tra i giovani è tornato a far discutere, accendendo un dibattito acceso tra genitori, educatori, istituzioni e, naturalmente, i ragazzi stessi. “Giovani e sesso” non è solo un argomento spinoso, ma un vero e proprio terreno di confronto culturale, sociale ed educativo. Un terreno che, oggi più che mai, richiede di essere esplorato con uno sguardo attento, empatico e privo di pregiudizi.

In un mondo iperconnesso, dove l’accesso all’informazione è pressoché illimitato e dove i media, i social e l’intrattenimento online plasmano l’immaginario collettivo, la sessualità è diventata un universo complesso e a tratti contraddittorio per le nuove generazioni. È fondamentale quindi interrogarsi su come i giovani si approcciano al sesso, quali sfide affrontano e quali strumenti abbiamo — e dovremmo avere — per aiutarli a vivere questa dimensione della loro vita in modo sano, consapevole e rispettoso.

Adolescenza: il tempo della scoperta (nel bene e nel male)

L’adolescenza, si sa, è un momento di grandi scoperte. Il corpo cambia, le emozioni si fanno più intense e nasce un naturale desiderio di esplorare la propria identità sessuale e affettiva. In questo delicato processo di crescita, però, i ragazzi di oggi si trovano immersi in un mare di stimoli che rischiano di travolgerli più che accompagnarli.

La sovraesposizione ai contenuti sessuali è ormai la norma: bastano pochi clic per accedere a immagini, video e narrazioni che spesso offrono una rappresentazione distorta e poco realistica del sesso. La pornografia online, facilmente reperibile anche dai più giovani, tende a trasmettere modelli improntati alla performance e all’oggettivazione, ben lontani dalla complessità e dall’intimità che dovrebbero caratterizzare una relazione autentica.

Non sorprende dunque che le aspettative dei ragazzi possano risultare profondamente influenzate da queste immagini. E quando manca un’adeguata educazione sessuale, il rischio è che si alimentino fraintendimenti, insicurezze e comportamenti a rischio.

La mancanza di educazione sessuale: un problema tutto italiano

Se in Paesi come la Svezia, il Canada o la Francia l’educazione sessuale scolastica è da decenni parte integrante del percorso formativo, in Italia la situazione appare ancora frammentaria e insufficiente. Nonostante le richieste degli stessi studenti — un recente sondaggio su Studenti.it ha rivelato che il 55% è favorevole a introdurre l’educazione sessuale in classe — le istituzioni sembrano restie ad affrontare apertamente l’argomento.

Eppure i numeri parlano chiaro. Le prime esperienze sessuali sono sempre più precoci e parallelamente si registra un aumento delle gravidanze indesiderate tra le minorenni e dei casi di malattie sessualmente trasmissibili, come la clamidia, cresciuti esponenzialmente negli ultimi dieci anni. I dati Istat ci dicono che gli aborti tra le under-14 sono più che raddoppiati rispetto agli anni ’90 e che l’uso non consapevole dei nuovi media contribuisce a fenomeni preoccupanti come il sexting: già il 47% dei giovani tra i 10 e i 14 anni dichiara di aver inviato immagini a sfondo sessuale, a volte persino in cambio di regali o denaro.

In questo contesto, l’assenza di un’educazione completa e scientificamente fondata sul tema appare non solo anacronistica, ma francamente pericolosa.

Tra disinformazione e tabù: l’importanza di un nuovo dialogo

Non possiamo più permetterci di ignorare che la sessualità è una componente naturale e fondamentale della vita di ogni individuo. Cercare di relegarla a un angolo del discorso pubblico significa soltanto alimentare l’ignoranza e il senso di colpa. I giovani hanno bisogno di informazioni corrette, di spazi in cui porre domande senza sentirsi giudicati, di un dialogo aperto e continuo che coinvolga famiglia, scuola e società.

Oggi, per troppi ragazzi, la TV e Internet rappresentano ancora le principali fonti di informazione sessuale. E sebbene la rete offra anche contenuti validi, spesso è proprio il rumore di fondo — tra fake news, pornografia estrema e messaggi contraddittori — a confondere e disorientare. Per questo è urgente che le scuole assumano un ruolo guida, offrendo percorsi formativi seri che non si limitino alla mera prevenzione sanitaria, ma che trattino anche temi cruciali come il consenso, il rispetto reciproco, le relazioni affettive e l’autodeterminazione.

Verso una cultura della consapevolezza e del rispetto

Promuovere una cultura della sessualità consapevole non significa incentivare comportamenti precoci o irresponsabili, come alcuni temono. Al contrario, significa fornire ai giovani gli strumenti per comprendere se stessi e gli altri, per fare scelte informate e rispettose dei propri bisogni e desideri.

Significa anche insegnare che il sesso non è solo tecnica o piacere, ma un’esperienza profondamente legata all’emotività, alla relazione con l’altro, alla responsabilità personale. Superare i tabù e le false credenze è quindi il primo passo per costruire un ambiente in cui i ragazzi possano crescere sereni e sicuri.

Il nostro compito: abbattere i muri e costruire ponti

In conclusione, il tema “giovani e sesso” ci interpella tutti. Non possiamo demandare solo ai ragazzi il compito di navigare in solitudine un territorio tanto complesso. È nostro dovere, come adulti e come società, offrire loro guide affidabili, spazi di confronto e modelli positivi.

E tu, cosa ne pensi di questo argomento così attuale e importante? Pensi che nelle scuole italiane si faccia abbastanza per educare i ragazzi alla sessualità in modo sano e consapevole? Ti invito a condividere la tua opinione nei commenti e a far girare questo articolo sui tuoi social: parliamone insieme, perché solo attraverso il dialogo possiamo davvero cambiare le cose.