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WOW Spazio Fumetto: il game over di Milano e la battaglia nerd per salvare una leggenda

Per quattordici anni Milano ha avuto un luogo dove la fantasia non era evasione, ma materia viva. Un posto dove le tavole originali non restavano chiuse nei cassetti dei collezionisti, dove i balloon non erano solo nostalgia ma linguaggio, storia, identità. Quel luogo era il WOW Spazio Fumetto, il Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine Animata. Oggi, però, quella che sembrava una serie longeva rischia di trasformarsi in una graphic novel interrotta sul più bello, con una splash page finale che nessuno avrebbe voluto leggere.

La sensazione, per chiunque abbia varcato almeno una volta l’ingresso di viale Campania 12, è quella di assistere a un vero game over. Niente continue, nessun respawn nello stesso livello. Il museo non tornerà lì. Il nuovo bando del Comune di Milano, atteso come l’ultimo DLC salvifico, ha invece sancito la fine di una run che sembrava ormai parte integrante della mappa culturale cittadina.

L’edificio affacciato sul Giardino Oreste Del Buono, ex palazzina ATM e prima ancora fabbrica Motta, è pronto per essere riassegnato. Uno spazio ampio, oltre millequattrocento metri quadrati, pensato per accogliere un nuovo progetto culturale e sociale, con mostre, attività educative, aggregazione e perfino una componente commerciale concessa come side quest, purché non superi una certa soglia. Tutto perfetto sulla carta, se non fosse per una regola che sembra scritta apposta per cancellare la continuity narrativa: niente contenziosi aperti, niente morosità, nessuna pendenza con il Comune.

Ed è qui che il protagonista storico resta fuori scena. Alla scadenza della concessione, nella primavera del 2025, la Fondazione Franco Fossati, che dal 2011 gestiva il museo, si è trovata con un debito di circa 180 mila euro. Una cifra che racconta anni difficili, aggravati dalla pandemia, dai costi di gestione di uno stabile complesso, da inverni passati senza riscaldamento e da interventi strutturali affrontati spesso in emergenza. La normativa è implacabile come un boss finale senza checkpoint: chi è moroso non può ottenere il rinnovo diretto. Fine del livello, ritorno al menu principale.

Il 15 giugno 2025 è diventato così una data simbolica. Non una semplice chiusura stagionale, ma il giorno in cui le luci del WOW si sono spente davvero. Per studenti, famiglie, appassionati, artisti e curiosi è stato come perdere un punto di riferimento, uno di quei luoghi che non servono solo a esporre oggetti ma a creare comunità. In quattordici anni il museo aveva costruito qualcosa di raro in Italia: oltre duecento mostre, più di mille eventi, mezzo milione di visitatori, collaborazioni con festival e istituzioni culturali, un dialogo continuo con le scuole e con il pubblico più giovane. Non un tempio elitario, ma una casa aperta.

A rendere la ferita ancora più profonda è la sensazione di isolamento. Le dodicimila firme raccolte, gli appelli pubblici, le lettere, il sostegno di una community ampia e trasversale non sono bastati a cambiare il finale. Luigi Bona, direttore e volto storico del museo, ha salutato tutti con una frase che sembra uscita da una vignetta malinconica: una battaglia contro i mulini a vento, persa non per mancanza di passione, ma per logiche più grandi.

Eppure, come in ogni buona saga nerd, quando sembra tutto finito spunta sempre una carta segreta. In questo caso sono centotrentacinque tavole originali Marvel, autentici pezzi di storia del fumetto mondiale. La Fondazione ha proposto di cederle al Comune per estinguere il debito e rientrare così nei requisiti del bando. Tecnicamente si chiama “prestazione in luogo dell’adempimento”, ma a guardarla con occhi nerd è un sacrificio epico: offrire una parte del proprio tesoro per salvare il regno. La risposta, però, è stata un no. Valutazioni, perizie, verifiche hanno portato a ritenere l’offerta non congrua. Nessun power-up, nessuna scorciatoia.

Nel frattempo si combatte un’altra battaglia, più silenziosa ma altrettanto cruciale: mettere in salvo un archivio mastodontico. Oltre cinquecentomila pezzi tra tavole originali, sceneggiature, prime edizioni introvabili, un rarissimo primo numero di Topolino, una collezione completa del Corrierino dei Piccoli. Non semplice materiale da magazzino, ma un patrimonio che racconta l’evoluzione dell’immaginario italiano e internazionale. Perderlo, disperderlo o relegarlo in spazi inaccessibili significherebbe cancellare memoria collettiva.

Questa storia va ben oltre un contratto scaduto o un bilancio in rosso. È lo specchio di un problema più grande: il riconoscimento, ancora fragile, della cultura pop come valore culturale pieno. Il fumetto non è un passatempo infantile, ma un linguaggio complesso, capace di parlare di politica, identità, sogni e paure. Milano, che ama definirsi capitale culturale europea, rischia di perdere uno dei luoghi che meglio incarnavano questa visione contemporanea.

Il paradosso è che l’interesse non manca. Altre città hanno già manifestato la volontà di accogliere il museo, pronte a offrirgli una nuova base operativa. Un reboot forzato, certo, ma anche la dimostrazione che WOW non è solo un indirizzo, bensì un’idea forte. Resta però l’amarezza di pensare a quel giardino, diventato più vivo e sicuro proprio grazie alla presenza del museo, e a una storia che avrebbe meritato un finale diverso.

Ora il countdown è partito. Gli spazi devono essere liberati, le chiavi riconsegnate. Poi arriverà l’attesa del bando, e forse di un nuovo inizio. Ma questa non è una storia da guardare passivamente. È una chiamata all’azione degna di ogni crossover nerd che si rispetti. Che tu sia cresciuto a pane e supereroi, che abbia pianto leggendo Dylan Dog, che viva di manga, anime o space opera, questa battaglia parla anche di te.

Perché i luoghi come il WOW Spazio Fumetto non sono solo edifici. Sono simboli. E i simboli, come ci insegnano fumetti e videogiochi, non scompaiono finché qualcuno è disposto a difenderli. Raccontaci cosa ha rappresentato per te, condividi questa storia, fai rumore. Le storie non finiscono davvero finché qualcuno continua a crederci.

“Sergio Staino – L’arte di vivere tra satira e impegno” L’ironia tagliente di Staino arriva a Firenze

Firenze torna a essere crocevia di cultura e riflessione con l’arrivo della mostra “Sergio Staino – L’arte di vivere tra satira e impegno”, ospitata nella cornice sontuosa di Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati. Dopo il successo riscosso a Scandicci, l’omaggio al celebre fumettista approda nel cuore del capoluogo toscano, trasformando un luogo carico di storia nello scrigno ideale per custodire l’eredità di un autore che ha fatto della matita un’arma di critica, poesia e libertà.

Un viaggio tra satira e pensiero critico

La mostra, curata da Laura Vaioli (direttrice dell’Accademia TheSign di Firenze) e da Pio Corveddu, nasce dalla collaborazione con l’associazione culturale Bobo e dintorni ed è prodotta da Lucca Comics & Games. Ma non si tratta soltanto di una retrospettiva: il progetto punta infatti a digitalizzare l’opera di Staino, creando un archivio e un centro culturale permanente a Scandicci. Un gesto che ha il sapore della continuità, perché le sue vignette e le sue idee non restino imprigionate nella carta, ma diventino patrimonio vivo per le nuove generazioni.

Chi attraversa le sale dell’esposizione non troverà solo disegni, tavole e opere inedite: troverà uno specchio del nostro tempo. Le tematiche che Staino ha affrontato – il lavoro, i conflitti, la politica, la famiglia, l’ecologia – continuano a parlarci con una lucidità sorprendente. La sua satira non è mai stata evasione, ma una lente di ingrandimento capace di rivelare le contraddizioni dell’Italia e, più in generale, dell’essere umano.

Il genio dietro Bobo

Per comprendere la portata di questa mostra è necessario tornare alle origini. Sergio Staino nasce l’8 giugno 1940 a Piancastagnaio, in provincia di Siena. Laureato in architettura, inizia la carriera come insegnante di educazione tecnica, ma il richiamo della creatività lo spinge verso un’altra strada. Nel 1979 sulle pagine di Linus, diretto da Oreste Del Buono, compare per la prima volta Bobo, un personaggio ispirato a se stesso, una sorta di alter ego che univa il disincanto ironico all’impegno civile. Negli anni Ottanta, Staino porta le sue vignette su testate come Il Messaggero e l’Unità. Nel 1986 fonda Tango, settimanale satirico che divenne un punto di riferimento per un’intera generazione, e nel 1987 approda in TV con Teletango su Rai 3, portando la satira nelle case degli italiani. Non pago di fumetti e televisione, si cimenta anche con il cinema, firmando la regia di Cavalli si nasce (1989) e Non chiamarmi Omar (1992), tratto da un racconto di Altan. Il suo percorso attraversa decenni di impegno culturale, fino alla direzione de l’Unità nel 2016 e alla collaborazione con testate come La Stampa, Tiscali Notizie, Il Riformista e soprattutto Avvenire, dove dal 2018 firma la striscia Hello Jesus. Nonostante una grave malattia agli occhi lo avesse reso quasi cieco, Staino non smise mai di disegnare e di raccontare il mondo con il suo tratto pungente. La sua scomparsa, avvenuta il 21 ottobre 2023, ha lasciato un vuoto profondo nel panorama della satira italiana.

Satira come bussola del presente

Visitare la mostra significa confrontarsi con un linguaggio che unisce immediatezza e profondità. Le vignette di Staino sono finestre su un’Italia che ride amaramente di sé stessa: i potenti smascherati con un tratto semplice, gli uomini e le donne comuni intrappolati nelle contraddizioni quotidiane, le grandi ideologie ridotte all’essenziale di un balloon. L’esposizione invita a riflettere su un tema ricorrente nell’opera dell’autore: i cosiddetti “vincenti”, spesso incapaci di cogliere il senso autentico della vita, finiscono per rivelarsi i veri “perdenti”. La satira, nelle mani di Staino, diventa un invito a non accontentarsi delle apparenze e a coltivare uno spirito critico sempre vivo.

Non è un caso che Lucca Comics & Games, tempio della cultura nerd italiana, sia tra i produttori dell’evento. Perché Staino non è stato solo un fumettista “politico”: la sua opera dialoga con la tradizione del fumetto come mezzo popolare, capace di unire ironia, impegno e leggerezza. La mostra non è rivolta soltanto agli appassionati di satira o agli studiosi di fumetto, ma a chiunque voglia lasciarsi attraversare da uno sguardo che ha saputo raccontare l’Italia per oltre quarant’anni. Gli organizzatori hanno previsto incontri con fumettisti e autori contemporanei, creando un ponte ideale tra generazioni diverse. È un modo per ribadire che l’eredità di Staino non appartiene solo al passato, ma è ancora oggi fonte di ispirazione per chi usa la matita – o la tavoletta grafica – per interpretare la realtà.

Un appuntamento da non perdere

L’inaugurazione è fissata per martedì 26 agosto alle ore 15, un momento che sarà anche occasione di incontro, dialogo e condivisione. Una celebrazione collettiva che restituisce al pubblico non soltanto le opere di un grande maestro, ma anche il suo spirito battagliero e ironico. In fondo, come dimostra l’intera sua carriera, Sergio Staino ci ha insegnato che la satira non è mai un esercizio sterile, ma un atto d’amore verso la verità, un modo per vivere con più consapevolezza e, perché no, con un sorriso.

A Scandicci nasce la statua di Bobo: omaggio eterno a Sergio Staino, genio della satira italiana

A Scandicci, un piccolo angolo di Toscana si è trasformato in un crocevia di memoria, cultura e satira. È qui, infatti, che è stata inaugurata la statua di Bobo, iconico personaggio nato dalla penna e dalla mente geniale di Sergio Staino, maestro della satira italiana. Un evento che non è passato inosservato e che ha attirato appassionati, autorità locali e personalità del mondo dello spettacolo e della cultura, trasformando il finissage della mostra “Sergio Staino – L’arte di vivere tra satira e impegno” in una vera festa popolare.

La statua, realizzata dalla fonderia artistica Il Cesello di Calenzano su modello in terracotta del maestro ceramista pugliese Agostino Branca, raffigura Bobo seduto, con quell’aria un po’ stanca e un po’ ironica che tutti noi amanti del fumetto italiano conosciamo bene. Alta 140 cm (190 cm se consideriamo anche il piedistallo), l’opera trova ora collocazione definitiva nel parco del Castello dell’Acciaiolo, una cornice suggestiva che sembra quasi voler abbracciare questo monumento alla satira italiana.

La sindaca di Scandicci, Claudia Sereni, durante la cerimonia, ha sottolineato quanto fosse importante lasciare un segno fisico della presenza di Staino sul territorio. Non un semplice omaggio, ma un modo per stimolare domande, riflessioni, e per parlare alle nuove generazioni che magari non hanno avuto il tempo di conoscere Sergio ma che potranno incontrarlo attraverso il suo alter ego più famoso. Sereni ha poi ribadito l’intenzione, in collaborazione con Lucca Comics & Games, Regione Toscana e Unicoop Firenze, di realizzare all’Acciaiolo la casa dell’archivio Sergio Staino, trasformando Scandicci in una vera e propria città della satira.

Il finissage della mostra è stato un evento memorabile, un abbraccio collettivo al ricordo di un artista che ha saputo trasformare l’ironia in un’arma di riflessione. Curata da Laura Vaioli, direttrice dell’Accademia TheSign di Firenze, e Pio Corveddu, la mostra è stata organizzata da Lucca Crea – Lucca Comics & Games insieme al Comune di Scandicci, Regione Toscana, Unicoop Firenze e l’associazione culturale Bobo e dintorni, con il sostegno della Fondazione Cr Firenze. Tra i presenti, oltre alla sindaca, la moglie di Staino, Bruna Binasco, i figli Ilaria e Michele, l’attore Paolo Hendel – indimenticabile volto della satira toscana – e l’ex sindaco Sandro Fallani. Momenti emozionanti hanno punteggiato la giornata, come la donazione al Comune di alcune opere di Staino da parte di Claudio Corticelli, opere che andranno ad arricchire l’esposizione permanente nella Biblioteca di Scandicci.

Per chi, come me, ha passato ore a sfogliare Linus negli anni ‘80, sorridendo amaramente alle strisce di Bobo, questo evento ha un sapore speciale. Sergio Staino non è stato solo un vignettista o un fumettista: è stato un intellettuale, un osservatore acuto del nostro Paese, uno capace di raccontare con poche linee e poche parole le contraddizioni, le piccolezze, ma anche le speranze della sinistra italiana, e in fondo di tutti noi.

La carriera di Staino è un viaggio incredibile. Nato a Piancastagnaio nel 1940, dopo la laurea in architettura e l’insegnamento nelle scuole, abbraccia il mondo dei fumetti dando vita a Bobo nel 1979 sulle pagine di Linus, grazie alla lungimiranza di Oreste Del Buono. Da lì, un’escalation: collaborazioni con Il Messaggero, L’Unità (dove fonda e dirige il mitico Tango), la Rai, con programmi come Teletango e Cielito lindo, fino al cinema con film come Cavalli si nasce e Non chiamarmi Omar. Negli anni Duemila, Staino non si ferma: crea il supplemento Emme per L’Unità, dirige il quotidiano per un breve ma intenso periodo, e continua a sfornare vignette e riflessioni su testate come La Stampa, Avvenire, Il Riformista e Tiscali Notizie.

E tutto questo lo fa nonostante una battaglia personale durissima contro una degenerazione retinica che lo porterà quasi alla cecità. Ma Staino non si arrende, anzi, usa questa sua condizione come ulteriore spinta per continuare a osservare e raccontare il mondo. È impossibile non sentirsi piccoli davanti a tanta determinazione, e forse per questo l’inaugurazione della statua di Bobo ci tocca così nel profondo.

Bobo non è solo un personaggio: è un simbolo. Un simbolo di quella sinistra un po’ stanca e un po’ idealista, disillusa ma incapace di smettere di sperare, che negli anni ci ha fatto arrabbiare, ridere, piangere. E vedere Bobo scolpito nel bronzo, lì al Castello dell’Acciaiolo, è come vedere scolpito un pezzo di storia culturale italiana. È come dire: “Sì, abbiamo avuto un Sergio Staino, e non ce lo dimentichiamo”.

Chiunque passi da Scandicci nei prossimi mesi, quindi, faccia una sosta al Castello dell’Acciaiolo. Non solo per ammirare la statua, ma per riflettere su quanto la satira sia stata, e continui a essere, un elemento fondamentale del nostro vivere civile. E chissà, magari Bobo, con quell’espressione stanca e sorniona, saprà ancora dirci qualcosa. Magari ci strapperà ancora un sorriso, magari ci farà ancora pensare, magari ci farà ancora incazzare.

E voi, cosa ne pensate? Avete letto Bobo? Vi ha accompagnato nei vostri anni di formazione o l’avete conosciuto più tardi? Condividete questo articolo, parlatene sui vostri social, raccontateci il vostro rapporto con Sergio Staino e con la satira italiana. Perché, come ci insegna Bobo, ridere è una cosa seria.

Satira e Sogni: l’opera completa di Sergio Staino in rete

Mancano 20 giorni per raggiungere l’obiettivo finale di 110.000 euro e realizzare così il sogno di Sergio Staino: dare vita a un portale, completamente libero e accessibile a tutti, che raccolga il suo lavoro, che, come pochi altri, racconta mezzo secolo di storia d’Italia. Perché venga salvaguardato, perché non vada perso, perché tutti ci possano navigare.

Dal 27 marzo ad oggi sono stati raccolti più di 80.000 euro, con oltre 650 donazioni che permetteranno di finanziare più del 70% di tutto quello che è stato previsto. Ma non è questo il momento per fermarsi.

Per partecipare alla campagna di crowdfunding basterà fare una donazione, anche minima, ma grazie alla quale sarà possibile scegliere anche tra le diverse ricompense in palio sul sito www.eppela.com/satiraesogniuna semplice cartolina cartacea, la riproduzione di un’opera, alcuni pezzi unici originali del grande Sergio Staino, fino ai biglietti per la prossima edizione di Lucca Comics & Games (30 ottobre – 3 novembre, 2024).

Il progetto ha un costo complessivo che supera i 150.000 euro e coinvolgerà professionisti specializzati, che ricostruiranno la sua opera e realizzeranno l’archivio digitale.

Il cantiere è già aperto da più di un anno e sono stati affrontati i primi costi, più di 40.000 euro, sostenuti dalla famiglia e dagli amici. Sono state raccolte e censite oltre 20.000 opere, attualmente in corso di digitalizzazione, ma potrebbero essere molte di più. Il prossimo passo prevede la ‘schedatura’, l’aggancio delle schede alle immagini e il loro caricamento sulla piattaforma, utilizzando un software espressamente elaborato a questo scopo. I 110.000 euro serviranno per concludere l’opera passando dalla digitalizzazione, alla realizzazione del software fino alla finalizzazione. In questo modo il portale potrebbe essere pronto entro la fine del 2025, accessibile gratuitamente a chiunque.

Successivamente una parte dell’archivio potrà essere consultabile anche fisicamente a Scandicci.

L’iniziativa è partita da Bruna, Ilaria e Michele Staino insieme all’Associazione Culturale Bobo e Dintorni, con la collaborazione di Eppela e Lucca Comics & Games, e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. A loro si sono uniti anche tanti altri amici, che in queste settimane si sono spesi a favore della raccolta fondi e farla così conoscere ad un numero sempre più vasto di persone: da Paolo Hendel Claudio Bisio, passando per Francesco Guccini, David RiondinoStefano BollaniMilo ManaraEllekappaMakkoxMaicol e MircoVinicio Capossela, KentoAntonella BunduMauro Biani, Diego Bianchi e tanti altri.

Grazie a loro, grazie a tutti quelli che partecipano e chiunque dia un contributo, è bello sapere che il ricordo del grande vignettista è ancora vivido nella memoria.

Francesco Guccini, amico di vecchia data del celebre illustratore e vignettista, si è unito al gruppo di artisti che hanno deciso di promuovere la campagna di crowdfunding:

“Sergio, con la sua grande arte e la sua sapiente ironia, ha creato questo personaggio, Bobo, che è diventato importantissimo per la storia del fumetto italiano. Sergio aveva un sogno, fare in modo che Bobo non venisse dimenticato e creare un portale con tutto il materiale che aveva inventato e disegnato…”.

Il progetto nasce da un’iniziativa di Bruna, Ilaria e Michele Staino insieme all’Associazione Culturale Bobo e Dintorni e agli amici di Sergio Staino, con la collaborazione di Eppela e Lucca Comics & Games e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

 Ilaria Staino ha commentato:

“Era il 2019 quando mio padre mi ha chiesto per la prima volta di occuparmi di questo archivio: aveva paura di andarsene lasciando tutto quello che aveva disegnato, immaginato, costruito e sognato senza un contenitore. Oggi vogliamo – e dobbiamo – portare avanti questo progetto”.

 Per rimanere aggiornati: eppela.com/satiraesogni.

Tributo a Sergio Staino, il maestro della satira politica italiana

Il Maestro Sergio Staino, noto al grande pubblico come creatore di Bobo, il personaggio che ha incarnato lo spirito della sinistra italiana per oltre quarant’anni, ci ha lasciato all’età di 83 anni dopo una lunga malattia. Staino non era solo un vignettista e un giornalista, ma anche un grande osservatore, uno scrittore attento, un regista e un divulgatore culturale che ci ha insegnato a riflettere su noi stessi e sulla società che ci circonda. La sua opera ha attraversato diversi ambiti e generi, sempre con uno stile inconfondibile e una vena ironica e provocatoria.

Un testimone delle trasformazioni del paese

Staino è nato a Piancastagnaio, in provincia di Siena, nel 1940. Fin da giovane ha manifestato la sua passione per il disegno e la politica, militando nel Partito Comunista Italiano. Si è laureato in architettura a Firenze e ha iniziato la sua carriera come illustratore per varie riviste e libri. Nel 1979 ha creato il personaggio di Bobo, un operaio comunista con la barba e il basco rosso, che ha debuttato sulla rivista Linus. Bobo è diventato presto il simbolo della sinistra italiana, capace di esprimere le sue contraddizioni, le sue speranze e le sue delusioni.

Staino ha collaborato per decenni con l’Unità, il giornale del PCI, di cui è stato anche direttore anche se per pochissimo tempo. Le sue vignette sono apparse anche su altre importanti testate come l’Espresso, la Repubblica, il Manifesto, il Fatto Quotidiano e La Stampa. Ha sempre osservato con attenzione e ironia le trasformazioni del paese, dalla caduta del Muro di Berlino alla nascita del berlusconismo, dalla crisi economica alla pandemia. Ha saputo cogliere i tic, i vizi e le virtù della vita sociale italiana e della classe politica, senza risparmiare nessuno.

Un artista poliedrico e anticonformista

Staino non si è limitato alla satira politica, ma ha esplorato anche altri generi e forme d’arte. Ha scritto romanzi, saggi, racconti e poesie. Ha diretto film come “I cammelli” (1988) e “Il male oscuro” (1990), tratti dai romanzi di Giuseppe Berto. Ha realizzato programmi televisivi come Teletango (1984-1985) e Cielito Lindo (1993-1994), in cui ha portato la sua comicità intelligente e dissacrante sul piccolo schermo. Ha fondato e diretto riviste satiriche come Tango (1981-1983) e Cuore (1984-1995), in cui ha dato spazio a nuovi talenti del fumetto e dell’umorismo.

Staino ha fondato il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 1988 e ne è stato presidente fino al 2017. Ha promosso eventi e iniziative per valorizzare la cultura e la creatività italiana. Ha partecipato a dibattiti pubblici e a manifestazioni civili. Ha sempre professato il suo credo politico di sinistra e il suo antifascismo. Ha pubblicato le strisce del suo personaggio “Hello Jesus” su un quotidiano cattolico come l’Avvenire, pur non essendo credente, sostenendo che Gesù era un personaggio storico importante e il primo socialista.

Un esempio di coraggio e resilienza

Staino ha affrontato con coraggio una grave malattia che lo ha colpito negli ultimi anni: una degenerazione della retina che lo ha reso cieco. Nonostante questa disabilità, non ha smesso di disegnare, grazie all’aiuto della tecnologia e della sua famiglia. Ha continuato a esprimere le sue opinioni e le sue idee attraverso le sue vignette, i suoi articoli e i suoi libri. Ha continuato a partecipare alla vita pubblica e a dialogare con il suo pubblico. Ha continuato a farci sorridere e pensare con la sua ironia e la sua saggezza.

La sua morte ha suscitato grande commozione e tristezza non solo tra i suoi “vecchi compagni” di sinistra, ma anche tra i suoi avversari politici. Molti esponenti della politica, della cultura e dello spettacolo hanno espresso il loro cordoglio e il loro omaggio. La scomparsa di Sergio Staino lascia un vuoto nel mondo della satira politica italiana. Il suo sguardo acuto e la sua voce critica hanno segnato un’epoca e hanno influenzato generazioni di lettori, di disegnatori e di cittadini. La sua eredità continuerà a vivere nelle sue opere e nei suoi personaggi, in particolare in Bobo, che rimarrà per sempre il nostro compagno di viaggio.