C’è un luogo, nel cuore di Milano, dove per quattordici anni i sogni di carta hanno preso vita, le vignette hanno parlato, i supereroi hanno camminato accanto a noi e l’immaginazione ha avuto finalmente una casa: il WOW Spazio Fumetto, il Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine Animata. Ma oggi quel luogo rischia di diventare un ricordo, e la sua storia recente ci trascina in una narrazione amara e appassionata che riguarda non solo il destino di un museo, ma il valore che diamo — o non diamo — alla cultura pop e all’arte sequenziale in Italia.
Il 15 giugno 2025 non è stata una data qualsiasi. È stato il giorno in cui WOW Spazio Fumetto ha chiuso ufficialmente i battenti, lasciando Milano orfana di un presidio culturale unico nel suo genere. La chiusura è arrivata come un colpo al cuore per appassionati, studenti, artisti, famiglie, curiosi. Un messaggio in rosso sulla home page del museo ha annunciato ciò che in molti temevano da tempo: fine delle attività, dopo 14 anni di passione, mostre, eventi, incontri, concerti, laboratori, dibattiti e sogni condivisi.
Dietro la chiusura si nasconde una storia fatta di difficoltà economiche, accentuate dagli anni della pandemia, e da un rapporto complicato con le istituzioni. Il museo, gestito dalla Fondazione Franco Fossati, occupava uno storico edificio di viale Campania 12, ex deposito ATM ed ex Fabbrica Motta. Gli anni hanno portato successi straordinari — oltre 200 mostre, 1.000 eventi, mezzo milione di visitatori, gemellaggi internazionali, collaborazioni con BookCity, MuseoCity e Prima Diffusa — ma anche inverni senza riscaldamento, estati roventi e spese impreviste per affrontare guasti e danni strutturali. E soprattutto, un crescente senso di abbandono da parte del Comune, che ha chiesto alla Fondazione il saldo di un debito di circa 180.000 euro per l’affitto, senza offrire una prospettiva concreta di rinnovo o sostegno.
La situazione si è trasformata in una corsa contro il tempo. Le 12.000 firme raccolte dai fan, le lettere, gli appelli pubblici, nulla è bastato a fermare lo sgombero. Il direttore Luigi Bona, figura storica del museo, ha salutato tutti con una battuta intrisa di malinconia: “Abbiamo lottato contro i mulini a vento. Ci hanno chiamati fumettari con la testa fra le nuvole, ma così è troppo anche per dei supereroi. Altro non resta che salutarci con un SOB”.
Eppure, una speranza rimane. Anzi, prende la forma inattesa di 135 tavole originali Marvel, vere chicche per ogni appassionato di fumetto. La Fondazione Fossati ha proposto al Comune uno scambio: cedere queste tavole (già periziate e valutate) per azzerare il debito e poter così partecipare al prossimo bando per l’assegnazione dello spazio. Tecnicamente si tratta di una “prestazione in luogo dell’adempimento”, un termine giuridico freddo dietro cui si nasconde un gesto d’amore: salvare il museo offrendo in cambio un pezzo prezioso della propria anima.
Nel frattempo, si cercano magazzini per mettere in salvo un archivio che definire colossale è riduttivo: oltre 500.000 pezzi, tra tavole originali, sceneggiature, prime edizioni introvabili (compreso un rarissimo primo numero di Topolino e una collezione completa del Corrierino dei Piccoli). Un patrimonio che non appartiene solo a Milano, ma a tutta l’Italia nerd e geek, un archivio che racconta chi siamo stati e chi potremmo essere.
La chiusura del WOW Spazio Fumetto non è solo la storia di un contratto scaduto o di conti in rosso. È il simbolo di quanto poco, ancora oggi, venga riconosciuta la cultura nerd come valore sociale e culturale. Perché il fumetto non è solo intrattenimento: è memoria, identità, sperimentazione artistica, linguaggio universale. E Milano, che ambisce a essere una capitale culturale europea, rischia di perdere un pezzo fondamentale della sua anima creativa.
Luigi Bona, pur nell’incertezza, mantiene un filo di ottimismo. Ricorda che altre città hanno mostrato interesse a ospitare il museo, pronte a dare rifugio a questa straordinaria realtà se Milano dovesse tirarsi indietro. Ma il sogno, inutile dirlo, sarebbe rimanere lì dov’è nato, continuare a far vivere il Giardino Oreste Del Buono che grazie al museo è diventato uno spazio sicuro e frequentato, continuare a essere un punto di riferimento per giovani, famiglie, studenti, appassionati e artisti.
Il tempo stringe: entro fine luglio gli spazi dovranno essere liberati, le chiavi riconsegnate. Poi ci sarà solo l’attesa del bando e, chissà, forse un nuovo inizio. Ma serve l’aiuto di tutti: firme, donazioni, condivisioni, pressioni pubbliche. Perché WOW Spazio Fumetto non è solo un museo. È un simbolo. E i simboli, si sa, hanno bisogno di eroi per essere salvati.
Che tu sia un lettore accanito di Marvel e DC, un nostalgico di Dylan Dog, un amante di manga e anime, un fanatico di Star Wars, Star Trek o Dune, o semplicemente qualcuno che crede nel valore della cultura pop, questo è il momento di farti sentire. Commenta questo articolo, raccontaci cosa ha significato per te il WOW Spazio Fumetto, condividilo sui tuoi social, chiama a raccolta la tua community. Facciamo rumore insieme, perché i sogni — anche quelli disegnati — meritano di continuare a vivere.
