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Toy Story 5: Woody contro il tablet Lilypad, il ritorno che cambia per sempre il gioco

Toy Story non appartiene più soltanto al cinema d’animazione. Dopo oltre trent’anni di avventure, risate e inevitabili lacrime, la saga Disney e Pixar è diventata una sorta di memoria collettiva condivisa tra generazioni diverse, un linguaggio emotivo capace di parlare a chi è cresciuto con le videocassette consumate a forza di riavvolgimenti e a chi ha conosciuto Woody e Buzz direttamente attraverso le piattaforme streaming. Per questo motivo l’arrivo di Toy Story 5 nelle sale italiane il 18 giugno 2026 non rappresenta semplicemente il ritorno di un franchise amatissimo, ma un nuovo capitolo di una storia che continua ad accompagnare l’evoluzione dell’infanzia, della tecnologia e perfino del nostro rapporto con i ricordi.

Il nuovo trailer finale diffuso da Disney Italia ha acceso immediatamente l’entusiasmo del fandom Pixar, mostrando una reunion che molti spettatori attendevano con una miscela di speranza e timore. Dopo gli eventi di Toy Story 4, che sembravano aver regalato una conclusione definitiva al percorso di Woody, ritrovare insieme il celebre cowboy, Buzz Lightyear, Jessie e il resto della banda provoca una sensazione difficile da descrivere. Non si tratta soltanto di nostalgia. È qualcosa di più complesso, qualcosa che parla direttamente al passare del tempo.

Questa volta la sfida che attende i giocattoli non arriva da un nuovo compagno di giochi, né da una collezione privata o da un trasloco inatteso. Il vero cambiamento prende la forma di Lilypad, un sofisticato tablet progettato per aiutare Bonnie a socializzare e costruire nuove amicizie. Un personaggio che racchiude in sé tutte le contraddizioni dell’epoca contemporanea e che promette di diventare uno degli elementi più interessanti dell’intera saga.

Toy Story 5 | Trailer Finale | Dal 18 Giugno solo al Cinema

Chiunque sia cresciuto immaginando mondi fantastici con una scatola di cartone trasformata in astronave o con una coperta diventata castello medievale percepisce immediatamente il peso simbolico di questa scelta narrativa. Toy Story ha sempre raccontato la paura dell’abbandono, il desiderio di sentirsi importanti e la necessità di trovare il proprio posto nel mondo. Oggi quel mondo è popolato da schermi, algoritmi, app educative, intelligenze artificiali e contenuti personalizzati. Pixar sembra aver deciso di affrontare direttamente questo cambiamento senza demonizzarlo, scegliendo una strada molto più interessante rispetto alla semplice nostalgia.

Lilypad non appare come un antagonista tradizionale. Non è il cattivo di turno pronto a conquistare la cameretta di Bonnie. È piuttosto l’incarnazione di una nuova idea di gioco, una presenza che rappresenta la tecnologia contemporanea e il modo in cui essa entra nella vita quotidiana dei bambini. Woody e Buzz si trovano così a confrontarsi con qualcosa che non possono comprendere fino in fondo, esattamente come accade a molti adulti di fronte alle trasformazioni culturali delle nuove generazioni.

Ad accompagnare questa nuova avventura troviamo un cast vocale italiano particolarmente ricco, costruito attorno a grandi ritorni e interessanti novità. Angelo Maggi torna naturalmente a prestare la voce a Woody, confermando ancora una volta quel legame ormai inscindibile tra il personaggio e uno dei doppiatori più amati dal pubblico italiano. Accanto a lui ritroviamo Massimo Dapporto come Buzz Lightyear e Ilaria Stagni nel ruolo di Jessie, tre interpretazioni che ormai fanno parte della storia stessa del doppiaggio italiano.

Toy Story 5 | Trailer Ufficiale | Da Giugno al Cinema

L’annuncio che ha sorpreso maggiormente gli appassionati riguarda però la partecipazione di Sal Da Vinci, chiamato a interpretare Pizza cu ‘e llente, uno dei nuovi personaggi introdotti in Toy Story 5. Figura affascinante e misteriosa, Pizza cu ‘e llente appartiene a una comunità di giochi dimenticati che vive nella vecchia casetta dei giocattoli di Blaze. Un personaggio che promette di aggiungere ulteriore profondità a una storia che sembra voler esplorare il destino degli oggetti lasciati indietro dal tempo.

Nella versione originale il ruolo è affidato a Bad Bunny, superstar mondiale capace di conquistare classifiche musicali e premi internazionali. La scelta di Sal Da Vinci per l’edizione italiana appare particolarmente intrigante, perché aggiunge al personaggio una personalità immediatamente riconoscibile e profondamente radicata nella cultura popolare italiana.

Le novità non finiscono qui. Katia Follesa entra ufficialmente nell’universo Pixar dando voce proprio a Lilypad, mentre Federico Basso interpreterà Smarty Pants, un curioso dispositivo educativo dimenticato da anni che sembra destinato a ritagliarsi uno spazio importante nella vicenda. Gianluca Gazzoli sarà invece Bullseye “Perfido”, una variante oscura e alternativa del celebre cavallo di Woody nata durante una sequenza immaginaria di gioco.

L’idea stessa di Bullseye “Perfido” richiama qualcosa che molti nerd conoscono molto bene. Chi è cresciuto inventando storie con action figure, modellini, personaggi LEGO o collezioni di miniature ricorda perfettamente quei momenti in cui gli eroi assumevano versioni alternative, corrotte, malvagie o provenienti da universi paralleli. È un concetto che appartiene tanto all’infanzia quanto ai fumetti Marvel e DC, agli anime, ai videogiochi e alle grandi saghe della cultura pop contemporanea.

Tra le altre voci spiccano Jacqueline Luna Di Giacomo nel ruolo di Snappy, Simone Mori come Atlas e il ritorno di Luca Laurenti nei panni di Forky, personaggio diventato rapidamente uno dei simboli più amati di Toy Story 4. Tornano inoltre interpreti storici come Carlo Valli per Rex, Ambrogio Colombo per Hamm, Cinzia De Carolis per Bo Peep e Corrado Guzzanti per Duke Caboom, contribuendo a creare una continuità che i fan della saga apprezzeranno enormemente.

Dietro la macchina da presa troviamo ancora una volta Andrew Stanton, autore che ha contribuito a definire l’identità stessa della Pixar attraverso capolavori come Alla ricerca di Nemo e WALL•E. La sua presenza rappresenta una garanzia importante per chi temeva che il franchise potesse trasformarsi in una semplice operazione nostalgica.

Stanton ha dimostrato più volte di possedere una straordinaria capacità di utilizzare l’animazione come strumento per raccontare emozioni universali. I suoi film non si limitano mai a intrattenere. Parlano di crescita, solitudine, cambiamento, memoria e relazioni umane attraverso personaggi che, sulla carta, potrebbero sembrare improbabili protagonisti. Pesci pagliaccio, robot abbandonati sulla Terra o giocattoli dimenticati diventano specchi in cui riconoscere noi stessi.

Anche la colonna sonora vedrà il ritorno di una figura fondamentale per l’identità della saga: Randy Newman torna infatti a comporre le musiche del suo quinto Toy Story. Una notizia che da sola basta a scatenare l’emozione di milioni di spettatori cresciuti ascoltando brani che ormai appartengono alla memoria collettiva del cinema d’animazione.

La frase promozionale scelta per accompagnare il film, “I tempi cambiano, gli amici restano per sempre”, sintetizza perfettamente l’anima di questa nuova avventura. Toy Story 5 sembra voler affrontare la trasformazione digitale del gioco senza rinnegare il passato e senza trasformare il presente in un nemico. Un approccio sorprendentemente maturo per una produzione destinata alle famiglie ma capace, come da tradizione Pixar, di parlare contemporaneamente ai bambini e agli adulti.

Dietro la storia di Woody, Buzz, Jessie e Bonnie si nasconde infatti una riflessione molto più ampia. Ogni generazione affronta il timore di essere sostituita, dimenticata o resa obsoleta dal cambiamento. I giocattoli di Toy Story hanno sempre incarnato questa paura universale. Oggi quella sensazione assume una forma diversa, fatta di schermi touchscreen, contenuti digitali e nuove modalità di interazione sociale.

Forse è proprio questo il motivo per cui la saga continua a rimanere attuale dopo oltre tre decenni. Non parla realmente di giocattoli. Parla di noi. Della nostra necessità di essere amati, ricordati e scelti anche quando il mondo cambia velocemente intorno a noi.

Mentre le prevendite italiane sono già aperte e l’attesa cresce giorno dopo giorno, una domanda continua a riecheggiare nella mente degli appassionati Pixar: quale posto avranno Woody e Buzz nell’infanzia del futuro? Toy Story 5 sembra pronto a esplorare proprio questo territorio, mettendo faccia a faccia tradizione e innovazione senza cercare vincitori o sconfitti.

E forse, in fondo, la risposta non riguarda soltanto Bonnie o i suoi giocattoli. Riguarda tutti noi che, nonostante gli anni passati, continuiamo ancora a emozionarci ogni volta che una stanza si svuota, una porta si chiude e qualcuno sussurra: verso l’infinito e oltre.

Home Video giugno 2026: Avatar Fuoco e Cenere, Jumpers e i grandi film Eagle Pictures

James Cameron ormai appartiene a quella categoria rarissima di autori che non fanno semplicemente uscire un film: alterano per qualche settimana il metabolismo stesso della cultura pop. Succede da decenni, dai tempi in cui il VHS di Terminator 2 passava di mano tra amici come un oggetto proibito, fino all’epoca dei multiplex invasi dal blu alieno di Pandora. E adesso, con l’arrivo in home video di Avatar: Fuoco e Cenere, distribuito da Eagle Pictures dal 3 giugno, torna quella sensazione molto precisa che chi è cresciuto tra fantascienza, cinema-evento e tecnologia applicata all’immaginazione conosce fin troppo bene: il desiderio quasi ossessivo di rivedere tutto fermando i fotogrammi, scavando nei dettagli, ascoltando i commenti audio come se fossero reperti archeologici di un altro mondo.

Perché il bello di Avatar non è mai stato soltanto la trama. Quella è la superficie. Cameron costruisce ecosistemi narrativi come un game designer cresciuto leggendo Asimov e studiando biologia marina. Pandora non viene “ambientata”: viene simulata, respirata, stratificata. E chi ama davvero la fantascienza lo sa bene, perché dietro ogni foglia fluorescente dei Na’vi si nasconde quell’approccio quasi maniacale che separa un blockbuster qualsiasi da un universo destinato a sedimentarsi nell’immaginario collettivo. L’edizione DVD, Blu-ray e 4K di Avatar: Fuoco e Cenere promette oltre tre ore di contenuti speciali, e per una certa generazione questa frase ha ancora un peso enorme. Altro che extra buttati lì tanto per riempire il disco. Parliamo di approfondimenti sulla lingua Na’vi, sul design culturale delle tribù, sui costumi, sulle tecnologie di motion capture e sugli effetti visivi che continuano a spostare più avanti il confine tra cinema tradizionale e simulazione digitale.

La verità? Per chi ha attraversato gli anni Novanta e Duemila divorando making of su DVD special edition, quelle sezioni extra sono quasi più importanti del film stesso. Raccontano il “come”, e il “come” nel cinema geek vale tantissimo. Vale quanto un colpo di scena. Vale quanto un finale.

E infatti la vera chicca per collezionisti arriverà dal 18 giugno con la SteelBook® 4K Ultra HD in edizione limitata, pensata chiaramente per chi considera ancora il supporto fisico una forma di culto resistente alla smaterializzazione totale dello streaming. Una cosa che magari le nuove generazioni comprendono meno, abituate a consumare cataloghi infiniti senza possedere davvero nulla, ma chi ha passato anni a sistemare scaffali di DVD numerati sa perfettamente cosa significhi aprire una confezione curata, osservare un artwork studiato, percepire che l’oggetto stesso racconta qualcosa. Da una parte la violenza dell’assalto dei Mangkwan, dall’altra la spiritualità silenziosa della foresta di Pandora. Sembra quasi il vecchio linguaggio delle cover illustrate dei romanzi fantasy anni Ottanta trasportato nell’era dell’Ultra HD.

Giugno però non vive soltanto di kolossal titanici e ossessioni cinefile. L’animazione continua a essere uno dei territori più interessanti della cultura pop contemporanea, soprattutto adesso che i confini tra cinema per famiglie e fantascienza speculativa si stanno dissolvendo sempre di più. Jumpers: Un salto tra gli animali, disponibile dall’11 giugno in DVD, Blu-ray e Steelbook Blu-ray, sembra nascere proprio da quella scuola narrativa capace di usare il divertimento per infilare riflessioni molto più profonde di quanto sembri inizialmente.

L’idea di trasferire la coscienza umana dentro animali robotici realistici ha qualcosa che ricorda la fantascienza young adult degli anni Novanta mescolata alle inquietudini contemporanee sull’intelligenza artificiale, sulla simulazione dell’esperienza e sul rapporto sempre più ambiguo tra esseri umani e natura. Daniel Chong gioca con un concept che, a raccontarlo superficialmente, potrebbe sembrare soltanto una premessa simpatica per bambini, ma sotto quella superficie si intravede una domanda enorme: cosa succede davvero quando l’uomo tenta di interpretare il mondo animale non più da osservatore ma da partecipante?

E questa cosa, sinceramente, colpisce parecchio chi è cresciuto tra Animorphs, Pokémon, Miyazaki e documentari naturalistici registrati in TV il sabato pomeriggio. L’idea di attraversare il mondo con occhi non umani è una fantasia nerd antichissima. Cambiano le tecnologie, cambiano i render, ma quel desiderio rimane identico.

Anche i contenuti extra presenti sul disco sembrano costruiti per alimentare proprio questo rapporto emotivo con il film: making of, scene eliminate, “Diari degli animali”. Materiale che riporta un po’ a quell’epoca in cui l’home video non era solo archivio, ma espansione narrativa. Una dimensione parallela dell’opera.

Poi arriva Gus Van Sant e l’atmosfera cambia completamente.

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, disponibile sempre dall’11 giugno in DVD e Blu-ray, sembra appartenere a quella categoria di thriller che oggi Hollywood produce sempre meno: cinema teso, sporco, adulto, costruito più sul disagio psicologico che sull’azione ipercinetica. E già questo, nel panorama contemporaneo dominato da franchise infiniti e algoritmi creativi, lo rende interessante.

La vicenda ispirata al caso reale di Tony Kiritsis possiede una potenza disturbante quasi da cinema anni Settanta. Un uomo disperato, un ostaggio, un fucile collegato a un marchingegno mortale stretto al collo della vittima. Basta raccontarlo per evocare immediatamente quell’America paranoica e nevrotica che il cinema di una volta sapeva trasformare in tensione pura. Bill Skarsgård continua ormai a costruirsi una carriera da specialista dell’inquietudine, mentre Al Pacino porta con sé quel peso mitologico che ormai trascende il personaggio stesso. Guardarlo significa inevitabilmente pensare a decenni di cinema sedimentati nella memoria collettiva.

E Gus Van Sant sembra divertirsi proprio lì, in quella zona grigia dove il thriller diventa ritratto sociale, manipolazione emotiva e riflessione sull’ossessione contemporanea per il controllo. Una roba che oggi, tra cronaca spettacolarizzata, streaming compulsivo e reality mediatici continui, suona persino più attuale di quanto dovrebbe.

Ancora più gelido e politicamente ambiguo appare invece Il Mago del Cremlino di Olivier Assayas, tratto dal romanzo di Giuliano da Empoli e disponibile anch’esso dall’11 giugno in DVD e Blu-ray. Qui il cinema entra direttamente nei meccanismi della propaganda moderna, del potere costruito attraverso l’immagine, della manipolazione narrativa applicata alla geopolitica contemporanea.

E forse è proprio questo a renderlo incredibilmente affascinante per chi vive immerso nella cultura digitale. Perché il mondo raccontato da Assayas non è poi così distante dalle logiche che vediamo ogni giorno online: storytelling tossico, controllo mediatico, costruzione del consenso attraverso spettacolarizzazione permanente. Cambiano i mezzi, ma la grammatica del potere resta sorprendentemente simile.

Jude Law nei panni di Vladimir Putin è una scelta che incuriosisce parecchio già sulla carta, mentre Paul Dano continua a confermarsi uno degli attori più inquietanti e intelligenti della sua generazione. Assayas, dal canto suo, gira il tutto con quell’eleganza fredda che sembra quasi anestetizzare lo spettatore mentre lo accompagna dentro corridoi politici sempre più claustrofobici.

Ed è curioso come, osservando tutte queste uscite insieme, emerga quasi involontariamente una fotografia precisa del nostro immaginario contemporaneo. Da una parte la fuga cosmica di Pandora, dall’altra il desiderio di comunicare con gli animali, poi il thriller della paranoia urbana e infine il potere politico trasformato in spettacolo mediatico permanente. Fantascienza, animazione, cronaca, geopolitica. Tutto si mescola continuamente ormai. Forse è anche questo il motivo per cui l’home video continua a resistere nonostante l’onnipresenza dello streaming: possedere questi film significa in qualche modo conservare frammenti di epoche culturali diverse, tenerli lì, pronti a essere riguardati e reinterpretati negli anni.

E chi frequenta davvero questo mondo sa bene che certi dischi non finiscono semplicemente in collezione. Diventano oggetti di memoria personale, capsule temporali, riferimenti da tirare fuori durante discussioni infinite tra appassionati.

La vera domanda, semmai, è capire quali di questi titoli continueremo ancora a riguardare tra dieci anni parlando di cinema, cultura pop e immaginario contemporaneo. E lì la discussione, probabilmente, è appena iniziata.

Gli Incredibili 3: ritorno della famiglia Parr nel 2028 tra nostalgia Pixar e futuro dei supereroi

Certi annunci non si limitano a informare. Ti attraversano. Ti prendono da qualche parte tra lo stomaco e la memoria e ti riportano indietro senza chiedere il permesso, come una traccia audio dimenticata che torna improvvisamente a suonare dopo anni di silenzio. È una sensazione che riconosco bene, perché appartiene a chi è cresciuto in un certo tipo di immaginario, tra VHS consumate, forum pieni di flame inutili e notti passate a discutere di cinema d’animazione come se fosse una cosa serissima — e in fondo lo era davvero.

La notizia dell’arrivo di Gli Incredibili 3 si è infilata esattamente lì, in quella zona fragile e potentissima dove nostalgia e aspettativa iniziano a confondersi. E no, non parlo della solita eccitazione da sequel annunciato durante una riunione finanziaria Disney. Parlo di qualcosa di più sottile, quasi fisico, che riguarda il modo in cui certi film si incastrano dentro la tua crescita e poi restano lì, silenziosi, finché qualcuno non decide di riaccenderli.

16 giugno 2028. Una data che, letta così, sembra lontanissima. Ma chi ha vissuto davvero il primo Gli Incredibili sa bene che il tempo, in questa storia, ha sempre giocato un ruolo strano. Il film di Brad Bird usciva nel 2004, in un momento in cui il concetto stesso di cinecomic non era ancora diventato quel mostro industriale che conosciamo oggi. Nessun universo condiviso iper-strutturato, niente roadmap da dieci anni, niente saturazione. Solo un’idea fortissima: raccontare i supereroi come una famiglia disfunzionale, reale, imperfetta.

E funzionava in un modo che oggi sembra quasi irripetibile.

Bob Parr non era solo Mr. Incredible. Era la frustrazione incarnata di chi sa di poter essere qualcosa di più ma si ritrova incastrato in una vita che lo soffoca. Helen non era semplicemente Elastigirl. Era equilibrio, intelligenza, resilienza. Violet, Dash, e quel piccolo caos ambulante chiamato Jack-Jack completavano un quadro che non aveva bisogno di effetti speciali per colpire — anche se poi gli effetti speciali c’erano, eccome, e facevano il loro lavoro alla grande.

Quel film parlava di identità, talento, compromesso. Parlava di cosa succede a chi viene costretto a nascondere la propria natura per adattarsi a un mondo che preferisce la mediocrità alla straordinarietà. E lo faceva mentre metteva in scena robot giganti, inseguimenti e una colonna sonora che ancora oggi ti parte in testa senza preavviso.

Poi il silenzio.

Un silenzio lunghissimo, fatto di speculazioni, rumor, discussioni infinite nelle community. Chi c’era se lo ricorda bene. Ogni annuncio Pixar diventava automaticamente un pretesto per tirare fuori la domanda: “E Gli Incredibili?”. Una specie di rituale collettivo nerd, ripetuto per anni con una costanza quasi ossessiva.

Il ritorno nel 2018 con Gli Incredibili 2 non ha semplicemente riacceso l’interesse. Ha dimostrato che quel legame non si era mai spezzato davvero. Un incasso mostruoso, certo, ma soprattutto una risposta emotiva fortissima. La famiglia Parr funzionava ancora, e funzionava perché non aveva mai smesso di parlare di noi, anche mentre il mondo attorno cambiava.

E adesso eccoci qui, a guardare verso un terzo capitolo che arriva dopo un intervallo temporale quasi surreale. Ventiquattro anni tra il primo film e quello che, sulla carta, dovrebbe chiudere o rilanciare definitivamente la saga. Una distanza che, se ci pensi troppo, fa girare la testa.

La cosa interessante non riguarda tanto la conferma del film in sé. Disney, ormai, gioca una partita molto chiara: valorizzare IP forti, ridurre il rischio, parlare contemporaneamente a più generazioni. Lo si vede anche con l’annuncio parallelo di Lilo & Stitch 2, altra operazione che pesca a piene mani da un immaginario già radicato. Strategia comprensibile, quasi inevitabile, soprattutto in un’industria che sta cercando un nuovo equilibrio tra sala, streaming e pubblico sempre più frammentato.

Ma Gli Incredibili non è solo un brand. Non lo è mai stato.

Rappresenta un punto di contatto raro tra intrattenimento puro e riflessione adulta. Una di quelle opere che riescono a infilarsi tra le pieghe della cultura pop senza perdere profondità. E in un panorama saturo di supereroi, questo fa tutta la differenza del mondo.

Il pensiero corre inevitabilmente a quello che potrebbe diventare questo terzo capitolo. Non tanto per le solite domande su trama e villain, che arriveranno con il tempo e con i trailer, ma per la direzione tematica. Il primo film raccontava un mondo che temeva i super. Il secondo provava a reintegrarli. Oggi viviamo in un’epoca dominata dall’immagine, dalla sovraesposizione, dalla trasformazione dell’eroe in prodotto mediatico.

Immaginare i Parr dentro una realtà del genere apre scenari incredibili. Celebrità, pressione sociale, aspettative del pubblico, identità digitale. Tutti elementi che Brad Bird — se davvero tornerà al timone come sembra — potrebbe usare per spingere la saga verso qualcosa di ancora più contemporaneo e tagliente.

E poi, diciamolo senza filtri: Jack-Jack.

Perché dietro tutte le analisi possibili, dietro le riflessioni su industria e storytelling, resta quella curiosità genuina, quasi infantile, di vedere cosa succederà a quel piccolo concentrato di caos cosmico. Crescerà? Imparerà a controllarsi? Oppure diventerà la variabile impazzita che ridefinirà completamente l’equilibrio della famiglia?

Domande da fan, certo. Ma anche domande che raccontano quanto questa storia sia ancora viva.

Quello che mi colpisce davvero, però, è un’altra cosa. Il fatto che, in mezzo a un panorama iper-saturo di contenuti, questa notizia riesca ancora a generare una reazione così immediata, così condivisa. Segno che alcuni racconti non si esauriscono con il tempo. Restano lì, sedimentati, pronti a riemergere.

Forse perché parlano di qualcosa che non cambia mai davvero.

La famiglia Parr, alla fine, non è mai stata solo una famiglia di supereroi. È sempre stata una lente attraverso cui guardare le nostre contraddizioni, le nostre ambizioni, le nostre frustrazioni. E forse è proprio questo il motivo per cui il loro ritorno pesa così tanto.

Da qui al 2028 passerà un’eternità fatta di teaser analizzati frame per frame, teorie sempre più folli, fan art, discussioni infinite. Fa parte del gioco, lo sappiamo bene. È il bello di essere cresciuti dentro questa cultura.

La vera domanda, però, resta sospesa.

Non tanto cosa vedremo sullo schermo, ma come ci sentiremo tornandoci.

Perché alla fine, ogni volta che i Parr tornano, succede anche qualcos’altro: torniamo un po’ anche noi.

E a questo punto sono curioso di sapere una cosa, davvero — voi che ricordo avete del primo Gli Incredibili? Perché ho la sensazione che, da qualche parte, quella storia non abbia mai smesso di andare avanti.

Toy Story: quando l’animazione ha cambiato per sempre il modo in cui guardiamo i giocattoli

L’aria odorava ancora di popcorn quando, il 22 novembre 1995, il logo lampeggiante della Pixar apparve sugli schermi americani. Nessuno poteva prevedere cosa avrebbe significato quel momento per il cinema, per l’animazione digitale, per il pubblico… e per ogni nerd cresciuto parlando con i propri giocattoli. Quel giorno non si inaugurava solo un film: veniva inaugurata una grammatica narrativa nuova, un linguaggio che avrebbe riscritto le regole del fantastico e dell’immaginazione. Toy Story – Il mondo dei giocattoli, diretto da John Lasseter e frutto della visione condivisa di Pete Docter, Andrew Stanton e Joe Ranft, diventò la prova vivente che il cinema d’animazione poteva compiere un salto quantico: non più soltanto matite e acetati, ma un universo interamente costruito in Cgi. Non un esperimento, ma una rivoluzione.

E quel 1995, oggi lontano ma indelebile, segnò l’inizio di un mito.


Un film che nasce come un azzardo e diventa leggenda

Pixar non aveva manuali da seguire, nessun precedente, nessun margine di errore. Tutto andava immaginato da zero: la modellazione, l’illuminazione, la recitazione digitale, la resa delle superfici, la credibilità delle emozioni. Un processo creativo titanico che oggi possiamo leggere come un’impresa pionieristica, la perfetta incarnazione dell’idea che “si può fare ciò che non è mai stato fatto”.

Gli animatori lavoravano come artigiani futuristici: dal bozzetto su carta ai modelli di plastilina scansionati in digitale, dalle articolazioni simulate agli studi sulle micro-espressioni del volto, ogni dettaglio doveva comunicare emozione reale. La Cgi non era il fine: era il mezzo per raccontare una storia vera, intima, universale.

È lo stesso principio che le guide fondamentali della scrittura per il web sottolineano: un contenuto – proprio come un film – vince quando unisce originalità, chiarezza e completezza, trasformando la tecnica in veicolo narrativo, mai nel protagonista.

Toy Story lo fece. E il mondo se ne accorse.

Personaggi che vivono come esseri umani, non come oggetti animati

Il cast vocale storico – da Tom Hanks a Tim Allen, da Annie Potts a John Ratzenberger – contribuì a dare vita a personaggi che oggi definiremmo “totem dell’immaginario pop”.

Woody non è solo un cowboy di pezza, e Buzz Lightyear non è soltanto un astronauta iper-tecnologico: sono due anime in collisione, incarnazioni di paure, gelosie, crisi identitarie, senso di appartenenza. Sono il simbolo di quella sensazione che ognuno di noi ha provato almeno una volta: rendere felice qualcuno e temere di non essere più sufficiente.

Una narrazione che, vista oggi, appare ancora più potente. Dietro il sorriso di un giocattolo, Toy Story inserisce una riflessione sul cambiamento, sulla competizione, sull’evoluzione delle relazioni. E lo fa con una delicatezza che ha reso questa saga un punto fermo per generazioni.


La trama: un road movie nel regno della fantasia

Tutti ricordiamo l’inizio: Andy gioca nella sua stanza e i suoi giocattoli, fermi come statue, aspettano pazienti che la porta si chiuda per animarsi. Woody, Rex, Slinky, Hamm, Bo Peep: è una piccola società segreta che ruota attorno all’amore di un bambino. E tutto fila liscio fino all’arrivo del “nuovo”: Buzz Lightyear, l’action figure spaziale convinta di essere un vero Space Ranger.

Gelosie, incomprensioni e un conflitto che sfocia nell’incidente della finestra: Buzz vola fuori, Woody perde la fiducia degli altri giocattoli e i due rivali fuggono in un viaggio che li porterà nel mondo reale, fra Pizza Planet, giochi meccanici, camioncini di consegna e soprattutto Sid, il bambino che rappresenta l’incubo di ogni collezionista: il distruttore di giocattoli.

Buzz vive la sua crisi più profonda quando scopre – grazie a uno spot televisivo – di essere “solo un giocattolo”. Woody tenta di salvarlo non solo dalla miccia di Sid, ma da se stesso, ricordandogli che essere il preferito di un bambino è una missione più grande di quanto sembri.

Il finale, con il razzo di Sid trasformato in strumento di salvezza, è cinema puro: tensione, comicità, amicizia, poesia. La perfetta conclusione di un’avventura che già allora si percepiva destinata a restare.


Il successo mondiale e l’impatto culturale

Toy Story incassò oltre 373 milioni di dollari, diventando il secondo film più visto del 1995. Ottennero candidature agli Oscar, un punteggio del 100% su Rotten Tomatoes e, nel 2005, l’ingresso nel National Film Registry come opera da preservare per le generazioni future.

Questi risultati non furono un successo commerciale: furono una certificazione artistica. Pixar mostrò al mondo che la computer animation non era un gadget futuristico, ma un linguaggio in grado di raccontare storie complesse.

E come nelle migliori pratiche della scrittura digitale, Toy Story dimostrò che la tecnica funziona solo quando serve il contenuto: un principio valido tanto per un capolavoro cinematografico quanto per un articolo efficace, che deve essere chiaro, emozionante, pertinente e ricco di valore aggiunto per il proprio pubblico.


Perché Toy Story parla ancora a chi ama il nerdverse

A distanza di quasi trent’anni, l’eredità della saga è viva come non mai. I giocattoli parlano ancora alle nuove generazioni. Gli adulti la riguardano e ci ritrovano sé stessi. I meme continuano a circolare. La community cresce. E l’attesa per Toy Story 5 si espande come un’energia luminosa pronta a riaccendersi.

Perché questo film continua a emozionare anche oggi?

Perché racconta qualcosa che riguarda tutti: la paura di cambiare, il desiderio di essere visti, la necessità di sentirsi utili e amati. È un racconto sulla crescita, sull’identità, sul prendere il proprio posto nel mondo. E quando un’opera parla così profondamente di noi, il tempo non può scalfirla.


Un messaggio che resta intatto

Steve Jobs, allora CEO di Pixar, disse una frase che oggi sembra quasi una profezia: «La gente continuerà a vederlo per sessant’anni».
Toy Story non è solo un film di successo: è una colonna portante dell’immaginario contemporaneo. È l’opera che ci ha insegnato che l’animazione può essere poesia, filosofia, ironia, avventura. È la saga che ci invita a tenere vive le parti più luminose della nostra infanzia.

Ed è un universo narrativo che continua a espandersi, proprio come fanno tutti i miti destinati a sopravvivere.


Ora tocca a voi, amici della community nerd

Qual è il vostro primo ricordo legato a Toy Story?
Avete mai avuto un giocattolo che trattavate come un compagno di vita?
Quale scena vi ha fatto capire che questo film sarebbe rimasto con voi per sempre?

Raccontatecelo nei commenti.
Le storie, soprattutto quelle che parlano di noi, non finiscono mai davvero.

E questa saga vive soprattutto grazie a voi.

Luca, il film Pixar che celebra l’amicizia e l’Italia

Luca è il nuovo film d’animazione prodotto dalla Pixar Animation Studios e distribuito dalla Walt Disney Pictures, diretto da Enrico Casarosa, già candidato all’Oscar per il cortometraggio La Luna. Il film è disponibile in esclusiva su Disney+ dal 18 giugno 2021 e racconta la storia di un giovane mostro marino che vive un’esperienza di crescita personale durante un’indimenticabile estate nella Riviera italiana, tra gelati, pasta e scooter. Luca condivide queste avventure con il suo nuovo migliore amico Alberto, ma deve nascondere il suo segreto: lui in realtà è un mostro marino di un altro mondo situato appena sotto la superficie dell’acqua.

Enrico Casarosa ha dichiarato:

“Ho sempre amato ‘Il Gatto e la Volpe’ di Edoardo Bennato, è una canzone con cui sono cresciuto… “È un brano degli anni Settanta, quindi di un periodo successivo rispetto alla fine degli anni Cinquanta, inizio anni Sessanta in cui è ambientato il film. Sono però felice di aver fatto questa eccezione perché è una canzone che mi ha sempre trasmesso il senso dello stare insieme, dell’amicizia, e in quest’ottica mi sembra che Luca e Alberto abbiano delle similitudini con il gatto e la volpe, due amici che si cacciano sempre insieme nei guai. Ovviamente il brano parla anche di altro, ma è questo il motivo per cui l’ho scelto, per quel qualcosa di giocoso e divertente. Sono felice che il brano sia presente anche nel trailer, oltre che nel film. Inoltre sono contento di aver potuto inserire nel film un piccolo omaggio a Pinocchio attraverso questa canzone”.

Un film personale e universale

Luca è un film molto personale per Casarosa, che si è ispirato alla sua infanzia nella Riviera italiana e al valore dell’amicizia.  Il regista Enrico Casarosa ha dichiarato:

“Questa è una storia profondamente personale, non solo perché è ambientata nella Riviera italiana dove sono cresciuto, ma perché al centro di questo film c’è la celebrazione dell’amicizia. Le amicizie infantili spesso stabiliscono la rotta di chi vogliamo diventare e sono proprio quei legami ad essere al centro della nostra storia in Luca.. Così, oltre alla bellezza e al fascino del mare italiano, il nostro film racconterà un’avventura estiva indimenticabile che cambierà radicalmente Luca”.

Ma Luca è anche un film universale, che parla a tutti i pubblici con la sua semplicità, la sua leggerezza e la sua commozione. Il film cattura il legame tra due amici che può nascere nel corso di un’estate e poi durare anche dopo. Oltrettutto, è quel sottile pregiudizio invisibile contro il “diverso” che fa di Luca un film di simpatica attualità. La storia è semplice, certo, ma funziona.

Un omaggio all’Italia e alla natura

Luca è anche un omaggio all’Italia e alla natura, due elementi che caratterizzano il film con i loro colori e il loro calore. Il film è ambientato nelle Cinque Terre, una splendida zona costiera della Liguria, che Casarosa ha saputo rendere con fedeltà e affetto. Il film mostra le bellezze del paesaggio, della gastronomia, della musica e del dialetto italiani, senza cadere negli stereotipi. Il film è anche un tributo alla Vespa, il mitico scooter italiano che rappresenta il sogno di libertà dei due protagonisti.

La natura è anche il luogo della trasformazione dei personaggi, che cambiano aspetto a seconda che siano in acqua o all’aria aperta. Questa metamorfosi è una metafora della ricerca della propria identità, del proprio modo di essere, del proprio posto nel mondo. Luca deve superare le sue paure e i suoi limiti per scoprire se stesso e il mondo¹. Deve anche trovare l’accettazione degli altri e di se stesso, nonostante le sue differenze. Il film trasmette così un messaggio di inclusività, di tolleranza e di rispetto per la diversità.

Doppiatori italiani

Alberto Vannini, Luca Tesei e Sara Ciocca interpretano i protagonisti Luca, Alberto e Giulia. Luca Argentero (Lorenzo Paguro) presta la propria voce nella versione italiana del film, insieme a Giacomo Gianniotti (Giacomo), Marina Massironi (Signora Marsigliese) e Saverio Raimondo (Ercole Visconti), che sono anche tra i doppiatori della versione originale. Il cast di voci include inoltre Fabio Fazio (Don Eugenio, prete di Portorosso), Orietta Berti e Luciana Littizzetto (Concetta e Pinuccia Aragosta). Tra i camei presenti nel film quello di Alberto, il migliore amico d’infanzia del regista Enrico Casarosa (pescatore – nella versione originale del film, questo personaggio è doppiato da Enrico Casarosa), e degli influencer Luciano Spinelli e Nick Pescetto (contadini di mare).

Un capolavoro Pixar

Luca si inserisce perfettamente tra le opere migliori della Pixar, che ultimamente sta rendendo le sue produzioni sempre più preziose e originali. Ogni soggetto nasce da radici autobiografiche profonde di ogni autore, filtrate, corrette e rese più universali dal confronto con una miriade dei più talentuosi e creativi collaboratori in circolazione. Luca non fa eccezione: è un film che ha il calore e il colore dell’estate e dell’Italia, la freschezza e l’innocenza dell’infanzia, il profumo del mare incontaminato, e quel gusto per l’animazione tradizionale che emerge con prepotenza da una CGI ormai perfetta e capace di essere strumento completo nelle mani di artisti universali¹.

Luca è un film da vedere e da rivedere, da godere e da emozionarsi, da consigliare e da regalare. È un film che celebra l’amicizia e l’Italia, due valori che non passano mai di moda. È un film che ci fa sentire un po’ più bambini e un po’ più mostri marini. È un film che ci fa dire: “Silenzio, Bruno!” e “Viva la Vespa!”.

 

Finalmente Gli Incredibili della Lego

Warner Bros. Interactive Entertainment, TT Games, The Lego Group, Disney e Pixar hanno annunciato il lancio di Lego Disney Pixar Gli Incredibili, un nuovo videogioco in cui i giocatori potranno vivere le emozionanti avventure dei loro personaggi preferiti di Gli Incredibili in sequenze d’azione mozzafiato tratte da entrambi i film Disney Pixar Gli Incredibili e Gli Incredibili 2, quest’ultimo in uscita oggi nei cinema americani (in Italia il 19 settembre). I giocatori scopriranno tutte le straordinarie abilità di cui è dotata la famiglia Parr, e col lavoro di squadra impareranno a combinarle per creare superpoteri unici con cui aiutare i leggendari eroi ad affrontare il crimine in un vibrante mondo Lego ricco di divertimento ed emozioni. LEGO® Disney Pixar Gli Incredibili è disponibile per Nintendo Switch™, il sistema digitale d’intrattenimento PlayStation 4, la famiglia di dispositivi Xbox One, inclusa Xbox One X, e PC.

Tom Stone, amministratore delegato di TT Games Publishing ha dichiarato: “Lego Disney Pixar Gli Incredibili unisce tutti i personaggi indimenticabili, l’azione e l’umorismo dei film Gli Incredibili in un fantasioso mondo Lego di avventure senza sosta … Sarà un viaggio epico tra tanti livelli densi di azione ispirati a entrambi i film, e si guideranno gli straordinari Parr nella loro missione per combattere il crimine e sopravvivere alla quotidianità in famiglia”. “I giocatori si divertiranno a lavorare in squadra per risolvere le sfide creative e cooperative di Lego Disney Pixar Gli Incredibili “, ha dichiarato Sean McEvoy, vicepresidente, App e giochi digitali, The Lego Group. “Amici e familiari avranno a disposizione delle mosse di squadra e un’ampia gamma di superpoteri, dalle trasformazioni di Elastigirl alla velocità fulminea di Flash, con cui sprigioneranno le incredibili abilità degli eroi per superare qualunque difficoltà”. “Nuove minacce, nuovi criminali e nuovi drammi familiari attendono i giocatori a Lego Disney Pixar Gli Incredibili “, ha dichiarato Lisa Anderson, vicepresidente, Giochi, Disney. “I fan esploreranno le loro ambientazioni preferite del primo film mentre affronteranno Syndrome sull’Isola Nonceunànima e scopriranno nuove location esotiche come la misteriosa New Urbem.”

I giocatori sono incoraggiati a collaborare combinando le abilità e i poteri speciali di ciascun membro della famiglia Parr per affrontare i criminali e le insidie della quotidianità in un mondo Lego pieno di ironia e divertimento. Per avanzare nel gioco bisogna lavorare in squadra e utilizzare i super poteri unici di ciascun componente: il fortissimo Mr. Incredible ha bisogno delle trasformazioni flessibili di Elastigirl per superare voragini insidiose, mentre il fulmineo Flash si fa aiutare dai potenti campi di forza di Violetta per disattivare dei pericolosi sistemi di sicurezza. C’è anche un ampio mondo centrale pieno di diversi “crimini a ondate” da affrontare. Durante queste missioni, i giocatori devono superare insidiosi obiettivi e battaglie coi boss in cui compaiono i personaggi indimenticabili della serie, come il Minatore e Bomb La Tour. Ogni distretto è controllato da un temibile criminale e sta al giocatore ostacolarne i piani efferati e liberare la città dal crimine, sbloccando oggetti da raccogliere e speciali Easter egg a tema Pixar mentre avanza. È possibile creare incredibili costruzioni Lego, sia da soli che con amici e familiari nella modalità cooperativa da due giocatori, per un divertimento raddoppiato. Si potrà anche portare in vita il proprio eroe straordinario con una funzione di personalizzazione incentrata su Edna “E” Mode, che contiene una miriade di opzioni divertentissime per modificare aspetto e abilità del personaggio.

Alla Ricerca di Dory per i bambini del Gemelli

Ha preso ufficialmente il via il programma di terapia del sollievo attraverso il cinema presso la sala MediCinema al Policlinico Universitario Agostino Gemelli grazie a The Walt Disney Company Italia che mette a disposizione l’intera library Disney•Pixar, martedì 13 settembre proiezione speciale del nuovo lungometraggio d’animazione Alla Ricerca di Dory per i bambini pazienti del Gemelli e le loro famiglie. A distanza di pochi mesi dall’inaugurazione della prima sala cinematografica MediCinema integrata all’interno del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, prende ufficialmente il via il programma di terapia del sollievo attraverso il cinema grazie a The Walt Disney Company Italia che ha messo a disposizione l’intera collezione Disney•Pixar in Blu-Ray per la cura e l’intrattenimento dei pazienti e delle loro famiglie.

La terapia di sollievo MediCinema rappresenta il punto di partenza dello studio scientifico coordinato dal Prof. Celestino Pio Lombardi, del Policlinico Universitario Agostino Gemelli, che porterà a misurare gli effetti della ‘cinematerapia’ sui degenti, grandi e piccoli, in collaborazione con altri centri ospedalieri che insieme a MediCinema stanno collaborando a questa stimolante esperienza. Fulvia Salvi, Presidente di MediCinema Italia Onlus ha affermato: “Con soddisfazione prosegue la stretta collaborazione con Disney Italia per la nostra attività di sollievo negli ospedali. Con l’avvio della programmazione dedicata ai pazienti del Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e la messa a disposizione della library Disney•Pixar, anche lo studio sull’utilizzo del cinema come cura potrà beneficiare di un grande sostegno verso i piccoli pazienti”. Daniel Frigo, amministratore delegato di The Walt Disney Company Italia, nell’annunciare che proprio con la proiezione speciale del film Alla Ricerca di Dory, prenderà ufficialmente il via la terapia del sollievo, ha dichiarato: “Sono veramente lieto che la nuova avventura Disney•Pixar, con protagonista la pesciolina azzurra più amata e smemorata di sempre, inauguri la stagione autunno-inverno di proiezioni Disney•Pixar al Gemelli. Dory, ha una forte dose di ottimismo e un grande cuore, non si scoraggia mai e grazie all’aiuto dei suoi compagni d’avventura, riuscirà a superare le difficoltà. Allo stesso modo, siamo certi che la magia dell’intrattenimento Disney•Pixar porterà gioia e serenità ai pazienti e alle loro famiglie; questo ci rende veramente orgogliosi di offrire il nostro contributo ad un progetto davvero unico e all’avanguardia come quello di MediCinema e Gemelli.”

Questo sarà solo il primo di numerosi appuntamenti che porteranno i pazienti dell’ospedale all’interno della sala MediCinema. Infatti The Walt Disney Company Italia, che ha creduto fin dall’inizio in questo progetto e ne è diventato il primo sostenitore, metterà a disposizione del Policlinico Gemelli l’intera collezione Disney•Pixar in Blu-Ray per una stagione di proiezioni finalizzate sia all’intrattenimento dei pazienti sia a fornire le basi di una ricerca sull’efficacia della  ‘cinematerapia’. Il Prof. Celestino Pio Lombardi ha dichiarato: “Insieme al Direttore generale del Gemelli Enrico Zampedri e al Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica Rocco Bellantone, ai quali si deve l’impulso e il sostegno all’originale progetto MediCinema-Gemelli, esprimiamo anzitutto la nostra gratitudine a Disney Italia perché grazie al suo supporto avremo l’opportunità non solo di intrattenere i nostri piccoli pazienti durante il ricovero con i capolavori di animazione della Disney•Pixar, ma di dare seguito all’attività di ricerca sulla ‘cinematerapia’. Questa parte dello studio che si rivolge ai pazienti pediatrici vedrà impegnati anche i nostri neuropsichiatri infantili e gli psicologi dell’età evolutiva per iniziare a misurare su basi scientifiche il beneficio che l’esperienza del cinema apporta non solo ai piccoli degenti, affetti da importanti malattie croniche o acute, ma anche all’intero nucleo familiare che accompagna i bambini malati nel percorso di cure ospedaliere”.

La sala MediCinema al Policlinico Gemelli è il primo vero cinema integrato in una struttura ospedaliera in Italia, uno spazio destinato alla ‘cinematerapia’ e alla terapia del sollievo per i pazienti e i loro familiari, grazie alla magia del cinema portata all’interno dell’ospedale. La sala è in grado di accogliere anche pazienti non autosufficienti, a letto o in sedia a rotelle. Costruita tra l’8° e il 9° piano del complesso ospedaliero, può ospitare 130 persone tra pazienti, familiari, amici, volontari e personale di assistenza.

Il Viaggio di Arlo (The Good Dinosaur)

Disney Pixar Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur) diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) è un film di animazione prodotto da Denise Ream (Cars 2), distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Questa nuova avventura d’animazione trasporterà il pubblico nella preistoria alternativa dove i dinosauri NON si sono estinti. Il coraggioso e curioso apatosauro di nome Arlo perde suo padre in un tragico incidente e si perde lontano da casa dopo aver sbattuto la testa contro una roccia, si trova lontano da casa. Cercando la strada dek rtorno , incontra e diventa amico di Spot, un giovane uomo delle caverne. Attraversando luoghi inospitali e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

 
 
Quando venne distribuito un video promozionale per Up chiamato “Up: B-roll” nel 2009, molti fan notarono quattro rappresentazioni nell’ufficio dello scultore Greg Dykstra. La prima immagine era una scultura in argilla di un sauropode e di una persona accanto. Sotto ve ne erano altre due raffiguranti un ragazzo. La quarta, non molto visibile, era un disegno di un altro sauropode. Nel giugno del 2011 fu annunciato che il film sarebbe uscito il 27 novembre 2013. Non molto tempo dopo, la trama, i due registi, il produttore e altri piccoli dettagli furono resi noti al D23 Expo il 20 agosto 2011; Bob Peterson e John Walker avevano annunciato il film come The untitled Pixar movie about Dinosaurs (letteralmente Il film Pixar senza titolo sui Dinosauri), mentre il 24 aprile 2012 la Pixar annunciò che il film si sarebbe intitolato “The Good Dinosaur”.
 
John Lasseter diede dettagli riguardo alla trama del film:
 
“Hanno qualcosa di cartoonesco ma sono dinosauri; non vanno in giro con degli abiti o roba del genere, sono ancora dei dinosauri. Ci siamo concentrati di più sugli erbivori, anziché sui carnivori … La loro società diviene più simile a una agraria, ovvero contadina. Divengono contadini. È una storia molto buffa riguardo a un certo stile di vita che un giovane dinosauro non riesce a far suo, e finisce così con l’iniziare il suo viaggio. Combina un guaio e parte, incontrando quest’altro personaggio, anch’esso un emarginato della propria società, e i due formano un legame che dà inizio a una storia unica”.
 
I realizzatori volevano esplorare cosa i dinosauri rappresentino oggi, e come sono rappresentati attraverso stereotipi. Bob Peterson ha dichiarato:
 
“È tempo di fare un film dove puoi conoscere il dinosauro, cosa vuol dire essere un dinosauro ed essere con un dinosauro”.
 
Peterson ha rivelato che l’ispirazione per il film è venuta da una visita di quand’era giovane alla Fiera Mondiale di New York del 1964 dove rimase impressionato da alcuni animatronic di dinosauri. Nell’estate del 2013, regista e produttore sono stati rimossi dal film a causa di problemi con la sceneggiatura. Peterson, che non riusciva a creare il terzo atto del film, era assente al D23 Expo, dove Peter Sohn e la produttrice Denise Ream presentarono alcuni estratti del film. Ed Catmull, presidente della Pixar, ha spiegato:
 
“Tutti i registi si gettano a fondo nelle loro opere. Talvolta hai bisogno di una prospettiva differente per far uscir fuori l’idea. Talvolta i registi […] sono così coinvolti nelle loro idee che ci vuole qualcun altro per finirla”.
 
Così Peterson si è dedicato a un altro progetto, sempre alla Pixar, mentre Ream sostituì Walker, che iniziò a lavorare a Tomorrowland – Il mondo di domani. John Lasseter, Lee Unkrich, Mark Andrews e Sohn intervennero temporaneamente per lavorare su certe scene del film. A settembre 2013, “The Good Dinosaur” era stato posticipato dal 30 maggio 2014 al 25 novembre 2015 per “concedere al film un po’ più di tempo“. Nel novembre 2013, a causa del ritardo, la Pixar ha licenziato 67 dipendenti dalla sua forza lavoro di 1200 persone, e a seguito della chiusura degli studi in Canada un mese prima, quando furono licenziate 80 persone, per concentrare gli sforzi della Pixar nella sede principale. Ad agosto 2014, John Lithgow rivelò in un’intervista che il film era stato smantellato e “completamente reinventato”, e che avrebbe dovuto registrare nuovamente i suoi dialoghi il mese successivo, confermando anche che Frances McDormand era ancora nel cast. Nel novembre 2014, fu rivelato che l’iniziale idea dei dinosauri come contadini era stato abbandonata, e che altri elementi erano stati aggiunti, come il fatto che ora l'”antagonista” della pellicola sarebbe stata la Natura vera e propria. Il 12 giugno 2015 Disney annunciò nuovi membri del cast, paragonando le ragioni di questi cambiamenti a quelli avvenuti in produzioni come Toy Story e Ratatouille. L’unica del cast originale a rimanere è Frances McDormand nel ruolo della madre del protagonista; Lucas Neff è stato sostituito da Raymond Ochoa nella parte del protagonista Arlo e John Lithgow da Jeffrey Wright nella parte del padre del protagonista. I tre fratelli di Arlo, originariamente doppiati da Neil Patrick Harris, Bill Hader e Judy Greer, sono stati completamente eliminati e sostituiti da un unico fratello, Buck, doppiato da Marcus Scribner.
 

Cars 2 – Spionaggio, motori e risate: la corsa più rocambolesca di Pixar

Cinque anni dopo il successo del primo capitolo, Pixar riporta in pista Saetta McQueen e il suo inseparabile amico Cricchetto con Cars 2, un sequel che prende le redini della narrazione originale per condurla su un terreno completamente nuovo. Diretto da John Lasseter, figura simbolo dell’animazione moderna e Leone d’Oro alla carriera, affiancato da Brad Lewis, già produttore del celebratissimo Ratatouille, questo secondo episodio si distacca dall’atmosfera più introspettiva del primo film per abbracciare l’adrenalina delle corse internazionali e il brivido del genere spy-thriller. Il risultato? Un viaggio scatenato tra circuiti mozzafiato, missioni segrete e scenari internazionali degni dei migliori film di James Bond… ma con le auto.

http://www.youtube.com/watch?v=QwdrF5_CxIU

La storia si apre con Saetta McQueen, sempre al massimo della forma e della velocità, pronto a gareggiare nel World Grand Prix, una competizione che si preannuncia come la più importante e spettacolare mai vista nel mondo delle corse. Al suo fianco, come sempre, c’è Cricchetto, il carro attrezzi più genuino e spassoso della Pixar. Ma proprio quest’ultimo sarà il vero protagonista della pellicola. Coinvolto suo malgrado in un intrigo di spionaggio internazionale, Cricchetto si troverà a dover affrontare situazioni che richiedono astuzia, coraggio e – naturalmente – un bel po’ di fortuna. Reclutato dalla super-spia britannica Finn McMissile e dalla giovane agente Holley Shiftwell, il nostro buffo amico dovrà dividersi tra il supporto al suo migliore amico in pista e una missione segreta che lo porterà dalle strade illuminate al neon del Giappone ai vicoli storici di Roma, passando per l’eleganza di Londra e il glamour della Riviera Italiana.

La forza di Cars 2 sta nella sua capacità di fondere due generi apparentemente inconciliabili: l’animazione sportiva e l’action da spionaggio. Ma Pixar ci ha abituati a non sottovalutare mai la sua creatività. Se nel primo film la trama si muoveva attorno al valore dell’amicizia e alla riscoperta delle proprie radici, qui l’amicizia viene messa alla prova in un contesto più dinamico e movimentato. Cricchetto, spesso considerato solo una spalla comica, emerge come vero e proprio eroe della storia, dimostrando che anche chi non ha il turbo sotto il cofano può fare la differenza.

http://www.youtube.com/watch?v=J-BVTFJJ2lQ

Il cast vocale italiano brilla di luce propria. A guidarlo c’è Massimiliano Manfredi, che dona carisma e grinta a Saetta McQueen. Marco Messeri presta invece la voce a Cricchetto, donandogli una sensibilità che si sposa perfettamente con la sua ironia contagiosa. Ma è l’italianità a fare davvero la parte del leone in questo capitolo: Francesco Bernoulli, l’arrogante ma irresistibile rivale di Saetta, è una monoposto dal cuore tricolore, cresciuta sui circuiti nostrani, con la voce napoletanissima di Alessandro Siani. L’attore riesce a infondere al personaggio quella verve tutta italiana che conquista immediatamente il pubblico, facendo di Bernoulli una delle new entry più riuscite del film. A completare il team delle voci italiane troviamo Paola Cortellesi nei panni della raffinata Holley Shiftwell, Sabrina Ferilli nel ruolo della dolce Sally e, in un cameo irresistibile, la leggendaria Sophia Loren che interpreta Mamma Topolino, vera e propria matriarca della comunità di Porto Corsa.

Proprio Porto Corsa, inventata località balneare ispirata a Portofino e alle perle della Liguria, ospita una delle tappe più suggestive del World Grand Prix. È in questi momenti che l’occhio attento di Pixar si fa sentire: ogni ambientazione è curata nei minimi dettagli, dai cartelli stradali in italiano alle barche da pesca ormeggiate nei porticcioli, fino agli immancabili piatti di pasta al pesto. Il film è un omaggio in piena regola alla bellezza delle location europee, con un gusto visivo che fa innamorare a ogni fotogramma.

A sostenere l’azione e l’emozione del film è la vibrante colonna sonora firmata da Michael Giacchino, già premio Oscar per Up e Gli Incredibili. Le sue musiche accompagnano con perfetto tempismo tanto le scene di inseguimento quanto i momenti più intimi e toccanti, dando un ulteriore strato di profondità a una pellicola che, pur mantenendo un tono leggero, non rinuncia a momenti di riflessione.

http://www.youtube.com/watch?v=q9cTtl5GFfU

Nonostante una certa distanza dalle tematiche più adulte che spesso caratterizzano i lavori Pixar, Cars 2 si distingue per il coraggio di sperimentare, portando il franchise su un terreno inedito e riuscendo comunque a mantenere vivo il cuore pulsante della saga: l’importanza dell’amicizia, la lealtà e il riconoscimento del proprio valore, anche quando gli altri sembrano sottovalutarlo. Cricchetto ne è la prova: goffo, rumoroso e apparentemente fuori posto, si rivela l’elemento chiave per sventare un complotto che avrebbe potuto mettere in ginocchio l’intero mondo delle corse.

Con Cars 2, Pixar offre al pubblico un’avventura scoppiettante, fatta di risate, colpi di scena e un sincero messaggio di empowerment. È un film che corre veloce, ma sa anche fermarsi a guardare il paesaggio, lasciando agli spettatori il tempo di sorridere e, perché no, di emozionarsi.

Per chi cerca nel cinema d’animazione qualcosa che vada oltre i semplici giochi di luce e colore, Cars 2 è una corsa da non perdere. Una pellicola che si spinge oltre i confini del primo episodio, esplorando nuove strade narrative con coraggio e divertimento. In poche parole: Pixar al massimo dei giri.

 

 

 

Walt Disney: l’uomo che ha trasformato l’animazione in un linguaggio eterno