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Toy Story 5: Woody contro il tablet Lilypad, il ritorno che cambia per sempre il gioco

Toy Story non appartiene più soltanto al cinema d’animazione. Dopo oltre trent’anni di avventure, risate e inevitabili lacrime, la saga Disney e Pixar è diventata una sorta di memoria collettiva condivisa tra generazioni diverse, un linguaggio emotivo capace di parlare a chi è cresciuto con le videocassette consumate a forza di riavvolgimenti e a chi ha conosciuto Woody e Buzz direttamente attraverso le piattaforme streaming. Per questo motivo l’arrivo di Toy Story 5 nelle sale italiane il 18 giugno 2026 non rappresenta semplicemente il ritorno di un franchise amatissimo, ma un nuovo capitolo di una storia che continua ad accompagnare l’evoluzione dell’infanzia, della tecnologia e perfino del nostro rapporto con i ricordi.

Il nuovo trailer finale diffuso da Disney Italia ha acceso immediatamente l’entusiasmo del fandom Pixar, mostrando una reunion che molti spettatori attendevano con una miscela di speranza e timore. Dopo gli eventi di Toy Story 4, che sembravano aver regalato una conclusione definitiva al percorso di Woody, ritrovare insieme il celebre cowboy, Buzz Lightyear, Jessie e il resto della banda provoca una sensazione difficile da descrivere. Non si tratta soltanto di nostalgia. È qualcosa di più complesso, qualcosa che parla direttamente al passare del tempo.

Questa volta la sfida che attende i giocattoli non arriva da un nuovo compagno di giochi, né da una collezione privata o da un trasloco inatteso. Il vero cambiamento prende la forma di Lilypad, un sofisticato tablet progettato per aiutare Bonnie a socializzare e costruire nuove amicizie. Un personaggio che racchiude in sé tutte le contraddizioni dell’epoca contemporanea e che promette di diventare uno degli elementi più interessanti dell’intera saga.

Toy Story 5 | Trailer Finale | Dal 18 Giugno solo al Cinema

Chiunque sia cresciuto immaginando mondi fantastici con una scatola di cartone trasformata in astronave o con una coperta diventata castello medievale percepisce immediatamente il peso simbolico di questa scelta narrativa. Toy Story ha sempre raccontato la paura dell’abbandono, il desiderio di sentirsi importanti e la necessità di trovare il proprio posto nel mondo. Oggi quel mondo è popolato da schermi, algoritmi, app educative, intelligenze artificiali e contenuti personalizzati. Pixar sembra aver deciso di affrontare direttamente questo cambiamento senza demonizzarlo, scegliendo una strada molto più interessante rispetto alla semplice nostalgia.

Lilypad non appare come un antagonista tradizionale. Non è il cattivo di turno pronto a conquistare la cameretta di Bonnie. È piuttosto l’incarnazione di una nuova idea di gioco, una presenza che rappresenta la tecnologia contemporanea e il modo in cui essa entra nella vita quotidiana dei bambini. Woody e Buzz si trovano così a confrontarsi con qualcosa che non possono comprendere fino in fondo, esattamente come accade a molti adulti di fronte alle trasformazioni culturali delle nuove generazioni.

Ad accompagnare questa nuova avventura troviamo un cast vocale italiano particolarmente ricco, costruito attorno a grandi ritorni e interessanti novità. Angelo Maggi torna naturalmente a prestare la voce a Woody, confermando ancora una volta quel legame ormai inscindibile tra il personaggio e uno dei doppiatori più amati dal pubblico italiano. Accanto a lui ritroviamo Massimo Dapporto come Buzz Lightyear e Ilaria Stagni nel ruolo di Jessie, tre interpretazioni che ormai fanno parte della storia stessa del doppiaggio italiano.

Toy Story 5 | Trailer Ufficiale | Da Giugno al Cinema

L’annuncio che ha sorpreso maggiormente gli appassionati riguarda però la partecipazione di Sal Da Vinci, chiamato a interpretare Pizza cu ‘e llente, uno dei nuovi personaggi introdotti in Toy Story 5. Figura affascinante e misteriosa, Pizza cu ‘e llente appartiene a una comunità di giochi dimenticati che vive nella vecchia casetta dei giocattoli di Blaze. Un personaggio che promette di aggiungere ulteriore profondità a una storia che sembra voler esplorare il destino degli oggetti lasciati indietro dal tempo.

Nella versione originale il ruolo è affidato a Bad Bunny, superstar mondiale capace di conquistare classifiche musicali e premi internazionali. La scelta di Sal Da Vinci per l’edizione italiana appare particolarmente intrigante, perché aggiunge al personaggio una personalità immediatamente riconoscibile e profondamente radicata nella cultura popolare italiana.

Le novità non finiscono qui. Katia Follesa entra ufficialmente nell’universo Pixar dando voce proprio a Lilypad, mentre Federico Basso interpreterà Smarty Pants, un curioso dispositivo educativo dimenticato da anni che sembra destinato a ritagliarsi uno spazio importante nella vicenda. Gianluca Gazzoli sarà invece Bullseye “Perfido”, una variante oscura e alternativa del celebre cavallo di Woody nata durante una sequenza immaginaria di gioco.

L’idea stessa di Bullseye “Perfido” richiama qualcosa che molti nerd conoscono molto bene. Chi è cresciuto inventando storie con action figure, modellini, personaggi LEGO o collezioni di miniature ricorda perfettamente quei momenti in cui gli eroi assumevano versioni alternative, corrotte, malvagie o provenienti da universi paralleli. È un concetto che appartiene tanto all’infanzia quanto ai fumetti Marvel e DC, agli anime, ai videogiochi e alle grandi saghe della cultura pop contemporanea.

Tra le altre voci spiccano Jacqueline Luna Di Giacomo nel ruolo di Snappy, Simone Mori come Atlas e il ritorno di Luca Laurenti nei panni di Forky, personaggio diventato rapidamente uno dei simboli più amati di Toy Story 4. Tornano inoltre interpreti storici come Carlo Valli per Rex, Ambrogio Colombo per Hamm, Cinzia De Carolis per Bo Peep e Corrado Guzzanti per Duke Caboom, contribuendo a creare una continuità che i fan della saga apprezzeranno enormemente.

Dietro la macchina da presa troviamo ancora una volta Andrew Stanton, autore che ha contribuito a definire l’identità stessa della Pixar attraverso capolavori come Alla ricerca di Nemo e WALL•E. La sua presenza rappresenta una garanzia importante per chi temeva che il franchise potesse trasformarsi in una semplice operazione nostalgica.

Stanton ha dimostrato più volte di possedere una straordinaria capacità di utilizzare l’animazione come strumento per raccontare emozioni universali. I suoi film non si limitano mai a intrattenere. Parlano di crescita, solitudine, cambiamento, memoria e relazioni umane attraverso personaggi che, sulla carta, potrebbero sembrare improbabili protagonisti. Pesci pagliaccio, robot abbandonati sulla Terra o giocattoli dimenticati diventano specchi in cui riconoscere noi stessi.

Anche la colonna sonora vedrà il ritorno di una figura fondamentale per l’identità della saga: Randy Newman torna infatti a comporre le musiche del suo quinto Toy Story. Una notizia che da sola basta a scatenare l’emozione di milioni di spettatori cresciuti ascoltando brani che ormai appartengono alla memoria collettiva del cinema d’animazione.

La frase promozionale scelta per accompagnare il film, “I tempi cambiano, gli amici restano per sempre”, sintetizza perfettamente l’anima di questa nuova avventura. Toy Story 5 sembra voler affrontare la trasformazione digitale del gioco senza rinnegare il passato e senza trasformare il presente in un nemico. Un approccio sorprendentemente maturo per una produzione destinata alle famiglie ma capace, come da tradizione Pixar, di parlare contemporaneamente ai bambini e agli adulti.

Dietro la storia di Woody, Buzz, Jessie e Bonnie si nasconde infatti una riflessione molto più ampia. Ogni generazione affronta il timore di essere sostituita, dimenticata o resa obsoleta dal cambiamento. I giocattoli di Toy Story hanno sempre incarnato questa paura universale. Oggi quella sensazione assume una forma diversa, fatta di schermi touchscreen, contenuti digitali e nuove modalità di interazione sociale.

Forse è proprio questo il motivo per cui la saga continua a rimanere attuale dopo oltre tre decenni. Non parla realmente di giocattoli. Parla di noi. Della nostra necessità di essere amati, ricordati e scelti anche quando il mondo cambia velocemente intorno a noi.

Mentre le prevendite italiane sono già aperte e l’attesa cresce giorno dopo giorno, una domanda continua a riecheggiare nella mente degli appassionati Pixar: quale posto avranno Woody e Buzz nell’infanzia del futuro? Toy Story 5 sembra pronto a esplorare proprio questo territorio, mettendo faccia a faccia tradizione e innovazione senza cercare vincitori o sconfitti.

E forse, in fondo, la risposta non riguarda soltanto Bonnie o i suoi giocattoli. Riguarda tutti noi che, nonostante gli anni passati, continuiamo ancora a emozionarci ogni volta che una stanza si svuota, una porta si chiude e qualcuno sussurra: verso l’infinito e oltre.

20 anni per Gli Incredibili – Una “Normale” Famiglia di Supereroi

Il 24 ottobre 2004 rappresenta una data fondamentale nella storia del cinema d’animazione: esce nelle sale Gli Incredibili (The Incredibles), il capolavoro scritto e diretto da Brad Bird e prodotto dalla Pixar Animation Studios. Questo film non solo ha conquistato il cuore del pubblico e della critica, ma ha anche segnato una vera e propria rivoluzione nel genere, consolidando un nuovo standard per i film d’animazione moderni. Riconosciuto come una pietra miliare, Gli Incredibili ha saputo unire abilmente una narrazione coinvolgente con una realizzazione tecnica all’avanguardia, ottenendo nel 2005 due Premi Oscar, tra cui quello per il Miglior Film d’Animazione.

Gli Incredibili Trailer ita

La trama si svolge in un mondo in cui i supereroi, un tempo adorati, sono stati messi al bando dal governo a causa dei danni collaterali causati dalle loro imprese. Qui incontriamo la famiglia Parr, che vive una vita da normali cittadini sotto identità segrete. Il patriarca, Bob Parr, noto come Mr. Incredibile, e la moglie Helen, conosciuta come Elastigirl, si trovano costretti a nascondere i loro poteri, affrontando le sfide quotidiane di una vita suburbana. La narrazione si intensifica quando Bob viene richiamato in azione da un’organizzazione governativa misteriosa, trascinando l’intera famiglia in un’avventura per fermare il malvagio Sindrome e il suo robot mortale, l’Omnidroide.

Bob Parr, con la sua forza fisica e un ardente desiderio di rivivere i giorni di gloria, incarna una figura nostalgica che rappresenta la lotta contro la conformità e la mediocrità imposte dalla società. Dall’altro lato, Helen Parr, con la sua straordinaria capacità di allungarsi e modificare la forma del corpo, emerge come una leader pragmatica e resiliente, essenziale non solo nella gestione della vita familiare, ma anche nelle missioni eroiche. I loro figli, Violetta, Flash e il piccolo Jack-Jack, arricchiscono ulteriormente la storia con i loro poteri unici: Violetta può diventare invisibile e creare campi di forza, Flash possiede una velocità straordinaria e Jack-Jack, inizialmente privo di poteri apparenti, rivelerà abilità sorprendenti.

L’antagonista principale, Sindrome, ex fan di Mr. Incredibile e interpretato da Jason Lee, rappresenta un’avvincente riflessione sul tema dell’invidia e della vendetta. Trasformando il suo rancore in una vendetta elaborata, Sindrome desidera distruggere la città di Metroville e vendere i suoi dispositivi tecnologici per conferire superpoteri a chiunque sia disposto a pagarli. Questo conflitto si intreccia con tematiche più profonde, come l’importanza della famiglia, l’identità e il desiderio di accettazione, rendendo Gli Incredibili un’opera non solo di intrattenimento, ma anche di significato.

La produzione del film è stata un’impresa colossale per la Pixar, con un budget di circa 92 milioni di dollari e una lavorazione durata circa quattro anni. Gli animatori si sono trovati di fronte a sfide significative nel replicare i movimenti umani e realizzare effetti speciali innovativi. Brad Bird, ispirato dalle proprie esperienze, ha scelto di puntare sulla credibilità visiva piuttosto che sull’iperrealismo, dando vita a un universo che rispecchia la vita quotidiana, ma al tempo stesso è intriso di fantasia e avventura.

La colonna sonora, composta da Michael Giacchino, è un trionfo di melodie jazz e sonorità tipiche degli anni sessanta, contribuendo a creare un’atmosfera vivace e coinvolgente. La musica sottolinea i momenti chiave del film, dal dramma all’umorismo, rendendo ogni scena ancora più memorabile. Gli Incredibili non è solo un film per bambini; è un’opera d’arte che riesce a parlare anche agli adulti, trattando temi universali come il valore della famiglia e la lotta contro le aspettative sociali.

La pellicola riflette una contrapposizione affascinante tra la potenzialità individuale e la pressione della società a conformarsi. La vita borghese della famiglia Parr diventa un viaggio claustrofobico, mentre l’esperienza da supereroe li conduce in avventure mozzafiato. Questo contrasto, insieme alla forte caratterizzazione dei personaggi, ha reso Gli Incredibili un film che continua a ispirare generazioni di spettatori. Una pellicola ha segnato un’epoca nell’animazione, aprendo la strada a una nuova concezione di film per famiglie: con un sequel già realizzato e un terzo capitolo atteso, il film di Brad Bird ha dimostrato di avere un impatto duraturo non solo sull’industria cinematografica, ma anche sulla cultura popolare. La sua capacità di mescolare umorismo, azione e riflessione sociale lo rende un classico intramontabile, un’opera che continua a risuonare con il pubblico e a influenzare la produzione di animazione contemporanea.

Elemental: il film Pixar che trasforma fuoco e acqua in una storia d’amore, identità e famiglia

Alcuni film arrivano in sala quasi in punta di piedi, come se sapessero di dover conquistare il pubblico un’emozione alla volta, senza effetti speciali urlati ma con quella delicatezza tipica delle storie che vogliono restarti addosso. Elemental è esattamente uno di quei viaggi lì, uno di quelli che inizi con curiosità e finisci con una strana malinconia, perché quei personaggi – sì, proprio loro, fatti di fuoco e acqua – diventano improvvisamente familiari come vecchi amici che non sapevi di avere.

Diretto da Peter Sohn e prodotto da Pixar Animation Studios, questo ventisettesimo lungometraggio dello studio sembra partire da una premessa quasi “classica Pixar”, una di quelle che a prima vista ti fa dire “ok, l’ho già vista questa dinamica”. E in effetti, sotto la superficie, alcune scelte narrative non brillano per originalità assoluta. Ma è proprio qui che succede la magia: Sohn prende un canovaccio familiare e lo trasforma in qualcosa di profondamente personale, intimo, quasi autobiografico.

La storia di Ember e Wade non è solo un incontro tra opposti, ma diventa una riflessione sorprendentemente concreta su identità, appartenenza e aspettative familiari. Ember Lumen, figlia di immigrati del fuoco, cresce in una città che non è stata costruita per lei. Element City è affascinante, coloratissima, viva… ma anche profondamente imperfetta, quasi ostile per chi arriva da fuori. E qui Pixar colpisce in modo silenzioso ma potentissimo: la metafora degli elementi diventa una lente attraverso cui leggere esperienze reali, fatte di sacrifici, di sogni ereditati e di compromessi.

Il viaggio dei genitori di Ember, Bernie e Cinder, ha un sapore che chiunque abbia una storia familiare di migrazione riconosce subito. Lasciano tutto, portano con sé una tradizione rappresentata da quella fiamma blu – simbolo potentissimo – e costruiscono una nuova vita pezzo dopo pezzo. Il loro negozio non è solo un luogo fisico, è un’eredità, una promessa, una responsabilità che pesa sulle spalle della figlia.

E Ember… Ember è uno dei personaggi Pixar più riusciti degli ultimi anni. Non è perfetta, anzi. Si arrabbia, esplode, sbaglia. E proprio per questo è incredibilmente reale. La sua difficoltà nel gestire le emozioni diventa quasi un superpotere narrativo, perché ogni sua esplosione racconta qualcosa di più grande: la pressione di dover essere all’altezza, la paura di deludere, il desiderio – spesso soffocato – di scegliere una strada diversa.

Poi arriva Wade, e qui il film cambia ritmo. Wade è acqua, ma soprattutto è empatia pura. È il tipo di personaggio che in un altro film rischierebbe di essere solo la spalla comica, e invece qui diventa il cuore emotivo della storia. La sua capacità di sentire, di piangere, di accogliere le emozioni degli altri è quasi rivoluzionaria nel contesto di un protagonista maschile animato.

Il loro rapporto è costruito su una tensione apparentemente impossibile: fuoco e acqua non possono stare insieme, è una regola naturale. Ma Pixar gioca proprio su questa impossibilità per raccontare qualcosa di universale. Non è solo una storia d’amore, è una storia su quanto siamo disposti a mettere in discussione ciò che abbiamo sempre creduto “giusto”.

Visivamente, Elemental è uno spettacolo che merita il grande schermo. Element City è una delle ambientazioni più affascinanti create dallo studio negli ultimi anni, un mosaico di architetture impossibili che riflettono le caratteristiche dei quattro elementi. Grattacieli attraversati da cascate, strutture che sembrano alberi giganti, arene modellate come vortici d’aria… ogni angolo racconta un mondo coerente e sorprendente.

E poi ci sono loro, gli elementi stessi. Il modo in cui il fuoco di Ember danza, vibra e cambia forma a seconda delle sue emozioni è pura poesia visiva. L’acqua di Wade, con quella trasparenza viva e dinamica, riesce a trasmettere emozioni con una semplicità disarmante. Pixar, ancora una volta, dimostra di saper trasformare la tecnologia in linguaggio emotivo.

Il doppiaggio italiano, tra l’altro, funziona sorprendentemente bene. Valentina Romani riesce a dare a Ember una voce credibile, intensa, mentre Stefano De Martino porta una leggerezza naturale a Wade che non scivola mai nella caricatura. Il risultato è una versione perfettamente godibile anche per chi preferisce evitare l’originale.

Quello che resta alla fine della visione non è tanto la trama – che, diciamolo, segue binari abbastanza prevedibili – ma il legame con i personaggi. Salutare Ember e Wade lascia quella sensazione strana, quasi nostalgica, come quando finisci una serie che ti ha accompagnato per settimane. E forse è proprio qui che Elemental vince davvero: nella capacità di farti affezionare.

Dentro questa storia fatta di fuoco, acqua, aria e terra si nasconde qualcosa di molto più umano. Parla di famiglie che vogliono il meglio per i propri figli ma non sempre sanno come lasciarli andare. Parla di identità che si costruiscono tra tradizione e cambiamento. Parla di incontri che sembrano impossibili ma che, proprio per questo, diventano necessari.

Uscendo dalla sala, resta addosso quella sensazione calda, un po’ dolceamara, tipica delle storie Pixar che funzionano davvero. Non rivoluziona il genere, non reinventa la formula, ma riesce comunque a raccontare qualcosa che vale la pena ascoltare.

E adesso la vera domanda è una sola, quella che ci facciamo sempre dopo un film così: anche voi avete avuto la sensazione di non voler lasciare Element City?

Red, il panda rosso di Pixar Animation Studios

Diretto da Domee Shi, vincitrice del Premio Oscar per il cortometraggio del 2018 Bao, e prodotto da Lindsey Collins, il nuovo lungometraggio d’animazione targato Pixar Animation Studios Red arriverà su Disney+ l’11 marzo 2022.  Il film vede protagonista Mei Lee, una tredicenne maldestra e sicura di sé, combattuta tra il rimanere una figlia disciplinata e il caos dell’adolescenza. Sua madre, Ming, è protettiva, se non leggermente autoritaria, e non si allontana mai da sua figlia: una realtà imbarazzante per un’adolescente come lei. E come se i cambiamenti dei suoi interessi, delle sue relazioni e del suo corpo non fossero abbastanza, ogni volta che si emoziona troppo (che significa praticamente sempre), si trasforma in un gigantesco panda rosso!

Secondo la regista Domee Shi, ambientando la storia di una ragazza di 13 anni nei primi anni 2000, è quasi obbligatorio includere una boy band:

Avevamo bisogno che la nostra protagonista Mei fosse ossessionata da qualcosa che sua mamma non avrebbe approvatoLe boy band rappresentavano il primo passo nel mondo dei ragazzi per molte ragazze di quell’età. I ragazzi erano tutti molto carini, educati, teneri e amorevoli, e riuscivano a riunire le ragazze e le loro migliori amiche. Inoltre, ho pensato che sarebbe stato molto bello creare una boy band animata”.

I 4*Town sono la prima boy band di Pixar. I filmmaker si sono rivolti ai cantautori vincitori del Grammy Billie Eilish e FINNEAS per scrivere le canzoni della band immaginaria, tre in totale, tra cui il brano “Nobody Like U” presente nel nuovo trailer. La produttrice Lindsey Collins, ha affermato:

Quando abbiamo iniziato a pensare a Billie Eilish e FINNEAS, prima che vincessero numerosi Grammy, abbiamo potuto notare come avessero il polso della situazioneEravamo grandi fan. Li abbiamo incontrati e abbiamo proposto loro questa pazza idea di una boy band, chiedendo se sarebbero stati interessati a scrivere e produrre le canzoni. E lo erano!”.

Eilish, il cui secondo album, “Happier Than Ever”, ha debuttato al primo posto della Billboard 200 negli Stati Uniti e in 19 paesi in tutto il mondo, ha fatto la storia come l’artista più giovane a vincere in tutte le categorie principali ai 62esimi GRAMMY Award, ricevendo premi come migliore nuova artista, album dell’anno, disco dell’anno, canzone dell’anno e miglior album pop vocale.

FINNEAS, il più giovane ad aver mai vinto il GRAMMY come produttore dell’anno (non classico), ha costruito un’eccellente discografia scrivendo e producendo successi per numerose superstar, non solo per sua sorella, Billie Eilish, ma anche per Justin Bieber, Demi Lovato, Selena Gomez, Camila Cabello, Tove Lo, Kid Cudi e Ben Platt, tra gli altri. Il suo album di debutto da solista “Optimist” è ora disponibile.

Il compositore svedese vincitore di GRAMMY, Oscar ed Emmy Ludwig Göransson (Black Panther, The Mandalorian) firma la colonna sonora di Red:

Sono una sua fan da diverso tempo. Siamo stati attratti dalla sua versatilità: è un compositore, ma produce anche musica pop. Sapevamo che ci avrebbe aiutato a creare uno stile unico”.

I doppiatori

I doppiatori del film comprendono Chiara Fabiano (Meilin Lee), Daniela Calò (Ming Lee), Nicole Damiani (Miriam), Vittoria Bartolomei (Abby), Sara Labidi (Priya), Antonella Giannini (Nonna), Valeriano Corini (Tyler), Cinzia De Carolis (Zia Chen), Mirta Pepe (Zia Ping) e Oliviero Dinelli (Signor Gao). Il cast di voci include inoltre Ambra Angiolini e Sabrina Impacciatore rispettivamente nel ruolo di Helen e Lily, le cugine di Mei, e Shi Yang Shi nei panni di Jin Lee, il padre affettuoso e amorevole di Mei. Tra i camei presenti nel film anche quelli di Marco Maccarini, nei panni di un conduttore radiofonico; Federico Russo, nel ruolo di un annunciatore televisivo; e Gu Shen, che presta la propria voce a Sui Jyu, il personaggio di un programma televisivo che Mei guarda insieme a sua madre. Manuelito “Hell Raton” (Robaire), BALTIMORA (Tae Young), Versailles (Aaron T.), Karakaz (Jesse) e Moonryde (Aaron Z.) prestano le proprie voci nei dialoghi dei componenti dei 4*Town, la prima boy band di Pixar per cui Mei e le sue amiche condividono una vera e propria ossessione.

Il trailer del nuovo documentario A Spark Story

Disney+ e Pixar Animation Studios hanno diffuso il trailer del nuovo documentario A Spark Story, una co-produzione tra Pixar e Supper Club che offre uno sguardo approfondito sul processo di creazione dei corti SparkShorts di Pixar, mostrando come i due registi si impegnino a portare sullo schermo le loro visioni uniche e personali. Diretto da Jason Sterman e Leanne Dare di Supper Club (Chef’s Table), e prodotto da Sterman, Brian McGinn e David Gelb in collaborazione con Pixar, A Spark Story arriverà su Disney+ il 24 settembre 2021.

 

Jason Sterman ha dichiarato:

Penso che gli spettatori saranno molto sorpresi da quanto la narrazione personale sia parte integrante del processo di creazione dei film Pixar. Ci vogliono davvero tante persone per dare vita a uno di questi film e si può sentire il tocco personale dei registi in ogni aspetto. Mi auguro che A Spark Story riesca a dare al pubblico un maggiore consapevolezza sulle persone e le personalità che danno vita a questi film”.

A Spark Story presenta al pubblico Aphton Corbin (regista di Vent’anni) e Louis Gonzales (regista di Nona) mentre affrontano le difficoltà legate al nuovo ruolo di leadership e alla responsabilità di ispirare il proprio team. Offrendo uno sguardo esclusivo e coinvolgente sui registi e sui loro film, il documentario esplora la filosofia creativa che rende unica Pixar. Leanne Dare ha affermato:

Come Louis e Aphton, questa era la nostra prima volta come registi, quindi potevamo identificarci in molte delle esperienze che stavano vivendo… Abbiamo vissuto le stesse situazioni cercando di trovare la nostra storia e di capire come guidare la nostra squadra, affidandoci al nostro istinto e compiendo dei salti nel buio, consapevoli del fatto che avremmo capito come affrontare il tutto. Questo ci ha aiutato a connetterci con le loro storie e ad apprezzare i loro approcci unici allo storytelling”.

Una vita da Dug: il trailer e la key art

In occasione della Giornata internazionale del cane, Disney+ ha diffuso il trailer e la key art di Una vita da Dug di Pixar Animation Studios, una nuova serie composta da cinque corti che racconta le divertenti disavventure di Dug, l’adorabile cane del film Disney e Pixar Up, il cui collare high-tech traduce i suoi pensieri in parole.

Bob Peterson, la voce di Dug nella versione originale del film e della serie, ha scritto e diretto i nuovi corti, prodotti da Kim Collins. Peterson, sceneggiatore e co-regista di Up, vincitore dell’Oscar come miglior film d’animazione, conosce molto bene Dug e ha capito da tempo perché i fan sono così attratti da questo personaggio:

“Dug ha il cuore puro, è un’anima buona. Penso che alla gente piaccia questo suo lato”, ha dichiarato. “Inoltre, le persone amano i propri cani. Abbiamo fatto di tutto per rendere reale il comportamento di questi animali, in modo che gli spettatori potessero riconoscere in Dug i loro amici a quattro zampe”.

Inventare nuove avventure per Dug non è stato un problema per Peterson, il quale ha tenuto bene a mente l’idea che questa è la prima volta in cui Dug esce da Paradise Falls:

“Tutto è nuovo per lui che si entusiasma per ogni cosa… Ma Dug si lascia distrarre persino dai dettagli più piccoli, figuriamoci quando incontra un vero scoiattolo”.

Tutti e 5 i corti saranno disponibili dal 1° settembre su Disney+.

Coco, il lungometraggio di Pixar Animation Studios

Il lungometraggio d’animazione Coco è prodotto da Pixar Animation Studios in collaborazione con Walt Disney Pictures e distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures. La pellicola rappresenta il 19º lungometraggio della Pixar ed è stato distribuito nello stesso anno di Cars 3, segnando la seconda volta che due film Pixar sono usciti contemporaneamente.

Coco, diretto da Lee Unkich, co-diretto da Adrian Molina e prodotto da Darla K. Anderson, è ambientato in Messico e racconta la storia di Miguel, un aspirante cantante e chitarrista autodidatta che sogna di diventare un celebre musicista come il suo idolo Ernesto de la Cruz. Tuttavia da generazioni la musica è severamente proibita nella sua famiglia e Miguel si vede costretto a scegliere tra la propria passione e l’amore per i suoi cari. Scoprirà invece di essere profondamente legato alle radici e alle tradizioni dei suoi antenati e  capirà che per conoscere se stessi è importante seguire le orme di chi ci ha preceduto. Miguel avrà il privilegio di incontrare di persona i propri antenati nella coloratissima Terra dell’Aldilà, tra musica e grandi emozioni.

Il tema universale legato alla famiglia era molto importante per i filmmaker: “I rapporti con i nostri familiari sono bellissimi e complicati”, spiegano il regista Lee Unkrich e il co-regista e sceneggiatore Adrian Molina. “È la nostra famiglia a determinare che tipo di persone diventeremo e questo ci ha fatto pensare: se avessimo l’opportunità di incontrare i nostri antenati, quali delle nostre caratteristiche ritroveremmo in loro? Abbiamo trovato un filo conduttore nell’esigenza di essere ricordati, di percepire che continueremo a essere importanti anche alla fine della nostra vita sulla Terra”.

La versione italiana è impreziosita da un cast di voci d’eccezione: la produttrice discografica e volto televisivo Mara Maionchi presta la propria voce a Mamá Coco, l’amata bisnonna con cui Miguel condivide le proprie avventure quotidiane e che dà il titolo al film; l’attrice Valentina Lodovini è l’amorevole Mamá  che incoraggia suo figlio Miguel ad abbracciare le tradizioni familiari; infine nella Terra dell’Aldilà Miguel incontra Tía Victoria, con la voce dell’attrice e cantante Matilda De Angelis. Il giovane Michele Bravi, invece, interpreta il brano nei titoli di coda “Ricordami (Solo)”, versione in italiano del brano originale “Remember Me”.

Il film trae ispirazione dalla festività messicana del Dìa de Los Muertos ed è stato sviluppato dalla Pixar a partire dal 2016. Il regista Lee Unkrich e alcuni membri della troupe del film hanno visitato il Messico per effettuare ricerche per l’animazione. Con un budget che varia dai 175 ai 225 milioni di dollari, Coco rappresenta il primo film di animazione a presentare un cast interamente latino e che ha superato i 100 milioni di budget.

Coco è stato presentato in anteprima il 20 ottobre 2017 a Morelia, in Messico, e distribuito nelle sale messicane la settimana successiva, appena prima del Giorno dei morti. Negli Stati Uniti, il film è stato distribuito il 23 novembre 2017. Il film è stato elogiato per l’animazione, il doppiaggio, la musica, le immagini, la storia emotiva e il rispetto per la cultura messicana. Ha incassato oltre 807 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando al momento della sua uscita il 16° film di animazione con il maggior incasso di sempre. Inoltre, Coco ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio come miglior film d’animazione del 2017 dal National Board of Review e due premi Oscar nel 2018, come miglior film d’animazione e per la migliore canzone originale (Remember Me).

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