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Magica: La Nuova Collana Indipendente di Barbara Canepa e Katja Centomo

Se c’è una cosa che un nerd del fumetto sa apprezzare, è quando un progetto nasce dal puro entusiasmo creativo, senza compromessi, e con la capacità di fondere mito, magia e narrativa visiva in un’unica esperienza. Ed è esattamente quello che succede con MAGICA, la nuova collana indipendente ideata da Barbara Canepa e Katja Centomo, un progetto che ha il sapore delle grandi saghe a fumetti e delle epopee fantasy. Nasce dall’alleanza fra Tunué, Oxymore e Red White, e già dal nome evoca un universo in cui la magia non è solo un tema narrativo, ma un vero e proprio incantesimo editoriale.

MAGICA si propone come uno spazio autonomo, un laboratorio creativo dove la libertà degli autori non ha confini e la qualità diventa l’ingrediente principale. Se avete mai letto un albo di Canepa e sentito il suo mondo traboccare di atmosfere gotiche, misteriose e incredibilmente dettagliate, saprete già cosa aspettarvi: qui ogni pagina è studiata per catturare l’occhio e l’immaginazione del lettore, dal primo splash page fino all’ultima vignetta. La magia è il filo conduttore, ma non quella “da manuale di Dungeons & Dragons”: è un’energia primordiale che attraversa il mito, il sogno, la paura, la passione e la trasformazione. È l’incantesimo che può far tremare, innamorare, ferire o guarire. Ogni albo sarà un piccolo multiverso narrativo, pronto a esplodere in colori, simboli e storie che vanno ben oltre i confini del fantasy tradizionale.

Al centro di questo universo c’è la Strega, archetipo femminile che, dai miti antichi ai fumetti contemporanei, rappresenta ribellione, potere e mistero. In MAGICA, la strega non è una figura monolitica: è odiata e adorata, perseguitata e celebrata, maschera e volto reale, guaritrice e madre purificatrice, spirito della foresta e voce della natura. Pensatela come una versione narrativa di personaggi iconici come Morgana Le Fay reinterpretata da autrici moderne, o come una Wonder Woman con poteri arcani che sfida l’ordine stabilito del mondo. In questo senso, MAGICA diventa una sorta di multiverso fumettistico dove ogni autore può dare la propria interpretazione, creando albi che dialogano tra loro come le serie Marvel o DC: un mosaico di magia, mito e creatività senza limiti.

Katja Centomo, aostana classe 1971, è un pilastro del fumetto italiano contemporaneo. Autrice della serie Monster Allergy, nota per il successo internazionale e per il cartone animato tratto dai suoi albi, Centomo porta in MAGICA la sua esperienza internazionale e il talento di chi sa raccontare storie capaci di catturare lettori di tutte le età. Con Tunué e la francese Editions Oxymore, Centomo dà vita a un progetto che non si limita ai confini italiani, ma punta a posizionare l’Italia come protagonista nel mercato europeo del fumetto. L’uscita dei primi titoli è prevista per il 2026, ma la magia di MAGICA è già palpabile, pronta a conquistare gli scaffali e i cuori dei lettori.

La collana verrà presentata ufficialmente al Lucca Comics & Games 2025, domenica 2 novembre alle ore 14:30 presso l’Auditorium del Suffragio, con la presenza di Canepa e Centomo. Per i nerd che passeranno dal festival, sarà un’occasione unica per immergersi in questo mondo, scoprire le anteprime e magari iniziare a collezionare gli albi fin dal primo numero. MAGICA non è solo una collana: è un invito a ritrovare il fascino della strega, la bellezza della magia come forza primordiale e la gioia di una narrazione che non teme di osare, di giocare con i generi e di far sognare.

In fondo, se siete cresciuti a pane, bacchette e fumetti, MAGICA è quel tipo di progetto che fa brillare gli occhi: un universo in cui ogni autore è un incantatore, ogni pagina un portale verso mondi sconosciuti, e ogni lettore un avventuriero pronto a scoprire i segreti nascosti tra le vignette. La Valle d’Aosta entra così di diritto nella mappa del fumetto europeo, grazie a Katja Centomo e a una collana che promette di essere più di una semplice lettura: un vero e proprio incantesimo editoriale da vivere fino all’ultima pagina.

Addio ad Anna Merli: la mano fiabesca dietro le W.I.T.C.H. ci lascia a soli 51 anni

Ci sono notizie che arrivano come un pugno nello stomaco, e per  noi che abbiamo sempre vissuto tra mondi disegnati e storie di carta, è una botta che fa male, malissimo. Perdere un’artista come Anna Merli, a soli 51 anni, è una di quelle ferite che non si rimarginano facilmente. Non si è spenta solo un’illustratrice e una fumettista di rara maestria, ma si è interrotto un filo di magia che ha tessuto l’immaginario di intere generazioni, non solo in Italia ma su scala globale. Il suo tratto, così etereo e inconfondibile, è stato un compagno di viaggio durante l’adolescenza di milioni di lettori, trasformando semplici tavole di carta in portali verso universi fatti di incantesimi, malinconia e una bellezza struggente.

Il nome di Anna Merli è un incantesimo a sé stante, indissolubilmente legato all’epica saga delle W.I.T.C.H.. Se siete cresciuti nei primi anni Duemila, sapete bene di cosa stiamo parlando. Le avventure di Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin non avrebbero mai avuto lo stesso impatto, la stessa anima, senza il suo tocco sublime che fondeva atmosfere gotiche con il sapore delle fiabe. I suoi disegni non erano semplici illustrazioni. Erano sortilegi visivi, puro incanto: abiti che sembravano respirare, cieli notturni che custodivano segreti antichi, sguardi così carichi di emozioni da raccontare più di mille parole. Anna Merli non disegnava solo personaggi, scolpiva sogni.

Il suo percorso, un vero e proprio viaggio da brividi, inizia alla leggendaria Accademia Disney di Milano, una rampa di lancio che le ha spalancato le porte di Walt Disney Italia. Erano anni di fermento creativo, in cui la casa editrice osava, sperimentava linguaggi nuovi, e Anna, con uno stile già sorprendentemente maturo e personale, riuscì a ritagliarsi uno spazio unico e immediatamente riconoscibile. Ma non è certo l’unica gemma del suo tesoro artistico. Parallelamente, la nostra maga della matita ha collaborato con il mitico Centro Fumetto Andrea Pazienza, regalando opere come La strega e l’indimenticabile trilogia Rose, dove il suo tratto ha assunto una morbidezza acquerellata e sfumature pastello, diventando un marchio di fabbrica poetico che ti entrava nel cuore.

Il successivo capitolo della sua epopea artistica è un vero e proprio colpo di fulmine: l’incontro con il progetto visionario End, ideato da un’altra colonna portante del fumetto, Barbara Canepa. Ed è qui che Anna Merli si è consacrata sulla scena internazionale. Pubblicato prima in Francia e poi qui in Italia da BAO Publishing, End è il culmine della sua maturità artistica, un fumetto complesso, intriso di una malinconia che ti avvolge e una bellezza visiva che ti spezza il cuore. È stata la prova definitiva della sua versatilità e del coraggio di affrontare temi profondi con una sensibilità e una raffinatezza uniche.

Cercare di descrivere lo stile di Anna Merli è come cercare di catturare un’ombra. Le sue figure femminili, eleganti e intense, erano le protagoniste assolute di universi fragili, sospesi nel tempo e nello spazio. Eppure, dietro la leggerezza eterea delle linee, si nascondeva una conoscenza anatomica da manuale, il segno di uno studio meticoloso e di una passione sconfinata per il suo mestiere. Non c’è da stupirsi che tra le sue influenze ci fossero giganti diversissimi tra loro, come il genio erotico di Guido Crepax e la malinconica semplicità di Charles Schulz. Maestri assorbiti e rielaborati in un linguaggio personale che univa la grazia più pura con una profondità emotiva disarmante.

La notizia della sua scomparsa ha scosso il mondo del fumetto come un terremoto. Il Centro Fumetto Andrea Pazienza l’ha ricordata non solo come una collaboratrice straordinaria, ma come un’amica preziosa, una di quelle anime rare. BAO Publishing ha espresso il dolore per la perdita di un’artista capace di tramutare ogni pagina in un atto di grazia. E le parole di Teresa Radice, che affidò proprio a lei la sua prima storia per le W.I.T.C.H., risuonano ancora oggi, piene di commozione: “Creavi mondi bellissimi con sensibilità e delicatezza. Ne ero rimasta incantata.”

E incantati restiamo anche noi, di fronte all’immenso patrimonio che ci ha lasciato in eredità. Perché Anna Merli non ci ha donato solo tavole illustrate, ma frammenti di vita, in cui ognuno di noi può ritrovare un pezzo della propria giovinezza, un angolo della propria immaginazione. Le sue storie non sono finite. Sono un patrimonio che continuerà a parlarci, a ricordarci la forza inarrestabile dell’arte e la bellezza di un talento capace di trasformare un semplice disegno in pura poesia.

Che tu sia cresciuto con le W.I.T.C.H., che tu abbia scoperto la sua arte con Rose o che ti sia perso tra le pagine di End, il dolore è lo stesso, una stretta al cuore. Ma resta una certezza granitica: Anna continuerà a vivere, in ogni suo tratto, in ogni singolo personaggio che ha saputo donare al mondo. Un incantesimo fragile e bellissimo, che non si spezzerà mai.

E voi, quale ricordo custodite delle opere di Anna Merli? C’è una sua tavola che vi ha accompagnato in qualche fase della vostra vita da nerd? Raccontateci le vostre storie, condividete la sua magia nei commenti e diffondete questo articolo come un incantesimo: insieme possiamo mantenere viva la memoria di un’artista che ha trasformato la carta in pura magia.

Rapalloonia: XLVIIª Mostra Internazionale dei Cartoonists

La Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo, ritorna dopo uno stop forzato dovuto ad una concatenazione di eventi, con un’entusiasmante 47ma edizione. La Mostra, organizzata dal Comune di Rapallo in collaborazione con l’Associazione Culturale Rapalloonia, si terrà nei giorni 1-9 ottobre 2022 presso la nuova location di Villa Queirolo. 

Il weekend di apertura vedrà la presenza di molti autori di fumetto che si riverseranno per le strade della città:Davide Aicardi, Mirka Andolfo, Sergio Badino, Paola Barbato, Egle Bartolini, Federico Bertolucci, Enrico Bertozzi, Frédéric Brrémaud, Ivan Bigarella, Sergio Cabella, David Goy, Barbara Canepa, Giampiero Casertano, Andrea Cuneo, Matteo De Longis, Paolo De Lorenzi, Loris De Marco, Marta De Vincenzi, Pasquale Del Vecchio, Francesco D’Ippolito, Elisa 2B, Tito Faraci, Andrea Ferraris, Piero Fissore, Andrea Freccero, Junopika, Lorenzo La Neve, Roberto Lauciello, Enrico Macchiavello, Vitale Mangiatordi, Enzo Marciante, Alessia Martusciello, Corrado Mastantuono, Gianluca Mattossovich, Fabrizio Mazzotta, Anna Merli, Ivo Milazzo, Luca Laca Montagliani, Jackmourz, Nova, Leo Ortolani, Gabriele Parma, Dottor Pira, Alberto Aurelio Pizzetti, Teresa Radice, Stefano Rolli, Giorgio Salati, Alberto Savini, Claudio Sciarrone, Matilde Simoni, Donald Soffritti, Marco Sonseri, Mattia Surroz, Giovanni Talami, Stefano Turconi, Greta Xella, Stefano Zanchi, Pietro B. Zemelo, Silvia Ziche.

Per festeggiare al meglio il ritorno di Rapalloonia, nel 50° anniversario della fondazione, è stata allestita a una mostra celebrativa dei due numi tutelari e fondatori: Luciano Bottaro e Carlo Chendi. Alla fine degli anni ‘60 i due artisti costituiscono insieme al grande Giorgio Rebuffi uno studio editoriale per tutelare i propri diritti d’autore e produrre storie e servizi fumettistici: lo Studio BiErreCi. È l’inizio di un’avventura che durerà più di 15 anni, fino alla prima metà degli anni ‘80, e che produrrà centinaia di storie, ma terrà anche a battesimo molti autori attivi negli anni successivi, dando reale corpo alla scuola di Rapallo. La mostra avrà spazi dedicati ai tre artisti principali, con tavole originali (dagli archivi degli eredi e da collezionisti italiani) e documenti esposti per la prima volta, ma anche una sezione con le testimonianze e i lavori dei collaboratori più significativi dello Studio.

Marco Mazzoni: l’alchimista delle matite colorate che trasforma il folklore in visioni pop

C’è un filo che unisce i bestiari medievali ai manga più dark, le streghe sarde ai ritratti femminili che inghiottono lo sguardo, la botanica alle cover patinate dei magazine internazionali. Quel filo, per Marco Mazzoni, è fatto di legno e pigmento: matite colorate, nient’altro. È con questo medium apparentemente umile che l’artista nato a Tortona nel 1982 e di base a Voghera ha costruito un linguaggio visivo inconfondibile, una grammatica di luce e foglie, piume e petali, farfalle e volti sospesi, capace di parlare sia alla storia dell’arte sia alla cultura pop. È un immaginario che dialoga con la sensibilità nerd più curiosa: chi ama le fiabe oscure, i bestiari, le witches del folklore, riconoscerà nei ritratti di Mazzoni un portale verso un altrove al tempo stesso arcaico e contemporaneo.

Studente di pittura all’Accademia di Brera, dove si laurea nel 2007, Mazzoni sceglie presto la via più difficile: rinunciare al quadro a olio e al gesto gestuale per abbracciare la concentrazione millimetrica del disegno. Le sue opere nascono per accumulo, come un incantesimo che richiede formule ripetute con pazienza. Strato dopo strato, i colori si addensano fino a rendere carnali le corolle, vellutate le ali, quasi umidi i petali. Da questa densità tattile emergono volti femminili isolati, incorniciati da piante e animali, creature sospese fra ritratto e natura morta. Spesso gli occhi scompaiono, coperti da piume di uccelli o da farfalle in volo, da foglie e boccioli che diventano maschere organiche. È un gesto che ribalta la gerarchia del ritratto classico: invece di cercare l’anima nello sguardo, la troviamo nel pulviscolo vegetale, nelle trame della natura che s’impossessano del volto. Non c’è voyeurismo, c’è metamorfosi.

Questa metamorfosi è figlia di un’ossessione precisa: il mondo delle “mistiche” e delle guaritrici della Sardegna tra XVI e XVIII secolo, figure di frontiera sospese fra saperi erboristici, credenze popolari e leggende. Non si tratta di folklore da cartolina, ma di un archivio vivente di simboli. Erbe che curano e avvelenano, fiori come sigilli, farfalle come psicopompi, uccelli come presagi. Mazzoni prende quella costellazione e la fa detonare in composizioni contemporanee, dove il chiaroscuro scolpisce la forma e la natura si fa protagonista. L’ombra non è mai soltanto assenza di luce: è teatro. La luce, al contrario, non è un riflettore neutro, ma materia che rivela e nasconde, come in un level design pensato per guidare lo sguardo lungo percorsi segreti.

Il risultato ha convinto la stampa e l’editoria internazionale. Le sue illustrazioni sono apparse su testate come The New Yorker, Juxtapoz, Hi-Fructose, Les Arts Dessinés e Arte Mondadori, territori dove il confine fra arte alta e cultura visiva si dissolve felicemente. È un artista che sa parlare a pubblici diversi perché maneggia un lessico che viene da lontano ma suona attualissimo. Quando i suoi lavori entrano nelle pagine di un magazine, lo spazio editoriale si trasforma in una piccola wunderkammer: il ritratto non illustra, evoca; la natura non decora, racconta.

Con la stessa naturalezza Mazzoni attraversa il mondo del libro illustrato. Per Albin Michel pubblica “Poucette”, una rilettura visiva che viaggia anche in Spagna con Edelvives, in Italia con Rizzoli e in Belgio con Clavis, segno di un immaginario capace di oltrepassare la barriera linguistica e dialogare con culture diverse. Con Sébastien Perez firma “Journal Troubles” per la Collection Métamorphose di Éditions Soleil, collana che da anni mette in corto circuito fiaba, onirismo e grafica d’autore. Non stupisce che Taschen lo abbia inserito fra “The Illustrator 100 best from around the World”: il suo è un caso da manuale di come il disegno, oggi, possa essere insieme classico e ipercontemporaneo.

Il sistema dell’arte lo ha accolto con attenzione, in un gioco di specchi tra Europa e Stati Uniti. Oltreoceano Mazzoni collabora con Jonathan LeVine Projects nel New Jersey e con Thinkspace Projects a Los Angeles, fucine dove il nuovo surrealismo pop dialoga con la cultura visiva urbana. In Europa i suoi lavori hanno trovato casa alla Galleri Benoni di Copenaghen e, a Milano, nelle gallerie Patricia Armocida e Giovanni Bonelli. Non è solo una geografia di gallerie, è la mappa di una migrazione di immagini: le sue donne-giardino, i suoi volti-santuario, le sue bestie araldiche parlano lingue diverse restando sempre se stessi.

Il percorso espositivo racconta la stessa storia di sponde lontane che si riflettono. Mazzoni è stato invitato al Padiglione Italia della 54. Esposizione Internazionale d’Arte, alla Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi, ed è comparso nel Padiglione Regionale Lombardia a Palazzo Te, a Mantova. È entrato nella grande mostra “Turn the Page: the first ten years of Hi-Fructose” al Virginia Museum of Contemporary Art, ha partecipato a POW! WOW! Hawai’i all’Honolulu Museum of Art School, ha portato il suo teatro botanico alla Fondazione Stelline con “La natura squisita: Beyond the Boundaries of Pop”, ha dialogato con la scena californiana in “The New Vanguard” al Lancaster Museum of Art and History e ha incrociato la scena tedesca con “IMAGO” al museo di Monaco. Sono palcoscenici diversi per la stessa performance: interrogare la nostra idea di ritratto finché non sboccia in qualcosa di nuovo.

Le personali sono capitoli che scandiscono la ricerca con titoli che suonano come brani di una playlist emotiva. “Dear Collapse” alla Thinkspace Project di Los Angeles mette in scena la frantumazione come atto poetico; “Monism” alla Galleri Benoni di Copenaghen evoca una sostanza unica che lega tutte le cose; “Il ricordo è un consolatore molesto” alla Galleria Patricia Armocida a Milano racconta la memoria come compagna invadente; “Home” alla Galleria Giovanni Bonelli sussurra la nostalgia di un luogo mentale; “Animanera” alla Jonathan LeVine Gallery a New York porta a compimento il suo noir botanico. In ognuno di questi episodi la tecnica resta la stessa, ma l’accento cambia, come in una serie antologica: gli elementi rientrano in scena con ruoli diversi, l’illuminazione ruota, il montaggio emotivo si sposta di volta in volta.

Guardare un lavoro di Mazzoni con occhi nerd significa divertirsi a riconoscere i rimandi e le assonanze che rimbalzano fra media e immaginari. C’è il gusto per il bestiario che potrebbe abitare le pagine di un grimorio di Gaiman, c’è l’eco di polveri magiche degne di una side quest di un JRPG, ci sono farfalle che sembrano uscite dai titoli di testa di un thriller psicologico, ci sono chiaroscuri che ricordano i render più raffinati di un’artbook di concept art. E poi ci sono le streghe, non come cliché ma come archivio di pratiche e conoscenze marginali, preziosissime oggi, in un’epoca che riscopre il potere delle micro-narrazioni e dei saperi erboristici. È un universo che parla a chi sente la chiamata del fantastico non come fuga, ma come strumento per leggere il reale.

La scelta di affidarsi esclusivamente alle matite colorate non è un vezzo, è una poetica. La matita consente una prossimità fisica al soggetto che la pittura spesso media con il pennello. È punteggiatura, è tessitura, è microclima. Nel punto in cui la sfumatura incontra la fibra della carta, Mazzoni costruisce iperrealismi che non cercano l’illusione fotografica, ma un’iperpresenza. Quando un petalo sembra velluto non è per ingannarci: è per costringerci a toccare con gli occhi. In questo senso, le sue opere funzionano come dispositivi di rallentamento, come pause necessarie in una timeline che scorre troppo in fretta. Sono “cutscene” contemplative in cui la narrazione si sospende e restiamo soli con il respiro delle immagini.

Il curriculum editoriale e quello espositivo raccontano un artista pienamente contemporaneo, capace di attraversare media e contesti senza perdere coerenza. Ma al di là delle tappe – dai magazine internazionali ai libri illustrati, dalle gallerie europee alle istituzioni americane, dalla Biennale di Venezia ai musei oltreoceano – ciò che resta è la costanza di uno sguardo. Un modo di intendere il ritratto come ecosistema, la natura come biografia, l’ornamento come trama narrativa. È questo che rende la sua opera riconoscibile: quel momento in cui il volto umano cede spazio a foglie e farfalle e, proprio così, si racconta meglio.

Se dovessimo consigliare a un lettore di CorriereNerd.it da dove cominciare, diremmo: avvicinati lentamente, come faresti con una creatura selvatica in un dungeon silenzioso. Lascia che prima le piante ti prendano per mano, segui le venature, ascolta le piume. Poi cerca il volto, ma non pretendere di conquistarlo. La rivelazione, nei lavori di Mazzoni, accade sul bordo, nella soglia fra ciò che riconosciamo e ciò che intuiamo. È lì che si apre il portale.

Mazzoni, in fondo, ha scelto una strada radicale e delicata: raccontare il mistero senza gridarlo, costruire mondi con lo strumento meno rumoroso che ci sia, una matita. È un gesto politico oltre che estetico, perché rivendica il tempo lento dell’attenzione in un’epoca di scroll compulsivi. E parla a noi, comunità geek, che da sempre amiamo i dettagli, le lore, le mappe, i bestiari. Le sue donne senza occhi visibili ci vedono meglio di noi. Le sue farfalle che oscurano lo sguardo lo spalancano altrove. Le sue piante, così prossime, sono antenne che captano storie antiche e le rilanciano nel presente.

Se ti sei persə in questo giardino, raccontacelo nei commenti: qual è l’opera di Mazzoni che ti ha stregato di più? Che creature del suo bestiario vorresti incontrare in una graphic novel, in un videogioco, in una serie animata? Condividi l’articolo con la tua party di avventurieri dell’arte e facci sapere quale leggenda sarda vorresti vedere rifiorire nelle sue tavole. Il portale è aperto: sta a noi attraversarlo.

Nota biografica essenziale per orientarsi
Marco Mazzoni è nato nel 1982 a Tortona, vive e lavora a Voghera. Si è laureato in pittura all’Accademia di Brera nel 2007. Lavora esclusivamente con matite colorate, intrecciando ritratto e natura con particolare attenzione alle mistiche femminili della Sardegna tra XVI e XVIII secolo. Ha pubblicato con Albin Michel (“Poucette”, edito anche da Edelvives, Rizzoli e Clavis) e con Éditions Soleil (“Journal Troubles”, con Sébastien Perez). È stato incluso da Taschen fra i 100 migliori illustratori al mondo e ha collaborazioni continuative con Jonathan LeVine Projects e Thinkspace Projects negli USA, Galleri Benoni a Copenaghen e, a Milano, con le gallerie Patricia Armocida e Giovanni Bonelli. Ha esposto alla 54. Biennale di Venezia, al Virginia MOCA, all’Honolulu Museum of Art School, alla Fondazione Stelline, al MOAH di Lancaster e in Germania, oltre a firmare personali come “Dear Collapse”, “Monism”, “Il ricordo è un consolatore molesto”, “Home” e “Animanera”.

Chi è Barbara Canepa?

Barbara Canepa non ha bisogno di presentazioni. Parlano per lei oltre vent’anni di successi e storie eccezionali, titoli come W.I.T.C.H., Skydoll, Monster Allergy e End, tradotti in decine di paesi del mondo e letti da centinaia di migliaia di lettrici e lettori appartenenti a differenti generazioni. Parla per lei il suo lavoro di direttrice editoriale e, soprattutto, un talento versatile e incontenibile, che mette a disposizione di aspiranti illustratori e fumettisti.

Barbara Canepa nasce a Genova nel 1969. Dopo gli studi alla Facoltà di Architettura di Genova, lavora come illustratrice per bambini. Nel 1996 comincia a collaborare con Walt Disney Company, frequenta poi l’Accademia Disney per un anno e, dal 1997 al 2000, molte delle storie e tutte le copertine del magazine “La Sirenetta” portano la sua firma come disegnatrice e illustratrice. Inoltre collabora alla realizzazione di numerosi progetti, in veste di character-designer.

Insieme ad Alessandro Barbucci e Elisabetta Gnone dal 1997, comincia quello che sarà il progetto più ambizioso e conosciuto tuttora dal pubblico: W.I.T.C.H..Firma infatti, con Alessandro il concept, i personaggi, il background, lo stile grafico e la tavolozza di colori di questo nuovo magazine. Il suo successo è enorme: diffuso in tutto il mondo, premiato con numerosi riconoscimenti, W.I.T.C.H. viene venduto in più di 80 milioni di copie.

Sempre nel 1997, Barbara insieme ad Alessandro crea la saga fantascientifica SKY DOLL, pubblicata in Francia da Éditions Soleil, e diffusa in tutta Europa, in Corea, in Giappone, in Cina e negli Stati Uniti (Marvel Comics e Titan Comics ). Attualmente SKY DOLL è pubblicata in più di 28 paesi, con oltre 300.000 copie vendute. Molto apprezzata dalla critica e dal pubblico, la serie ha ricevuto in Europa numerosi premi: “Migliore serie dell’anno”, “Migliori disegni e colori” e il “Premio Albert-Uderzo”.

Sempre con Alessandro è ideatrice grafica della serie MONSTER ALLERGY, uscita nel marzo del 2003 per il logo Buena Vista (Disney) e diffusa successivamente in più di 32 paesi di tutto il mondo. Premiata più volte come “Miglior fumetto per bambini” in Italia, Francia e Germania, MONSTER ALLERGY, dal gennaio del 2006, si è arricchita anche di una serie d’animazione, con due stagioni all’attivo ( prodotta da Rainbow, Futurikon e Disney Channel )

Dopo SKY DOLL Barbara firma un’altra serie, “END”, a 4 mani stavolta con Anna Merli. Anch’esso uscito per le Edizioni Soleil è attualmente venduto in più di 7 paesi.

Dal 2010 Barbara è direttrice editoriale di due prestigiose collane: “Métamorphose” e “Venusdea” alle Éditions Soleil (Group Delcourt). L’anno scorso la collezione ha compiuto 10 anni con oltre 80 titoli usciti.

Attualmente Barbara, oltre a essere direttore editoriale, sta lavorando al quinto e ultimo volume della saga di SKY DOLL, in uscita per Natale 2021, contemporaneamente al secondo volume di “END” a un dittico sui vampiri, “Mina’Diary “ in collaborazione con Isabella Mazzanti. Il primo volume di questo progetto, è previsto non prima del 2022. E per finire, sta lavorando come creatrice e soggettista di nuovi progetti e il più importante e atteso s’intitola “Greenwood” con più di 12 autori internazionali. Il primo volume è previsto per Natale 2022.