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Asmodee compie 30 anni: una nuova era per il gigante dei giochi da tavolo “ispirato dai giocatori”

Nel vasto universo nerd, dove i dadi raccontano storie e le carte custodiscono avventure, esistono nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Uno di questi è Asmodee, il colosso del gioco da tavolo che dal 1995 ha insegnato al mondo che “giocare” non è solo un passatempo, ma un linguaggio universale fatto di strategia, fantasia e amicizia. Nel 2025 Asmodee festeggia trent’anni di storia, e lo fa nel modo più audace possibile: rinnovando completamente la sua identità e lanciando un messaggio potente — “Inspired by Players”.

Un motto che non è solo marketing, ma una vera dichiarazione d’intenti. Perché Asmodee, oggi più che mai, sceglie di guardarsi allo specchio e riconoscere la sua linfa vitale: i giocatori. Quelli che, da Ticket to Ride a CATAN, da Dobble a 7 Wonders, fino a Star Wars™: Unlimited, hanno trasformato i tavoli di tutto il mondo in luoghi di epiche battaglie e risate interminabili.


Dalle origini alla rivoluzione del gioco moderno

Fondata nel 1995 in Francia, Asmodee ha attraversato tre decenni di trasformazioni, diventando sinonimo di qualità e innovazione. I suoi giochi non sono solo prodotti, ma esperienze condivise. Hanno unito generazioni, costruito community e ridefinito il modo in cui percepiamo l’intrattenimento analogico in un’epoca sempre più digitale.

Oggi, in un panorama in cui il gioco da tavolo è più vivo che mai, Asmodee si conferma uno dei motori principali di questa rinascita ludica. E il 2025 segna una tappa fondamentale: dopo la quotazione in Borsa al Nasdaq di Stoccolma (ticker ASMDEE B), l’azienda si presenta con una nuova immagine di brand, frutto della collaborazione con Carré Noir, agenzia del gruppo Publicis. Un restyling che non si limita alla grafica, ma abbraccia un nuovo modo di comunicare, più diretto, inclusivo e vicino ai giocatori.


Una visione “player first”

Il CEO Thomas Kœgler lo ha spiegato con chiarezza: “Era tempo che Asmodee diventasse riconoscibile quanto i suoi giochi”. E aveva ragione. Perché se milioni di persone nel mondo conoscono a memoria le regole di CATAN o hanno accumulato ore su Dixit, pochi fino a ieri sapevano chi c’era dietro quei titoli.

La nuova Asmodee, invece, vuole mettere il proprio nome accanto a quello dei suoi giocatori, creare una connessione diretta, fondata sulla fiducia e sulla passione condivisa. È un cambio di paradigma: non più solo un editore, ma un compagno di gioco, un alleato nella scoperta di nuovi mondi di carta, miniature e dadi.

E non è un caso che questa trasformazione arrivi proprio nel trentennale dell’azienda. Come in una partita ben costruita, Asmodee ha atteso il momento giusto per rinnovarsi, scegliendo di celebrare il passato guardando al futuro con lo stesso entusiasmo del primo turno di gioco.


21 studi, 400 IP e infinite possibilità

Dietro al logo ridisegnato e al nuovo tono di voce, resta l’anima che ha reso Asmodee un colosso creativo. Con 21 studi interni e oltre 400 proprietà intellettuali nel proprio catalogo, l’azienda continua a spingere i confini dell’immaginazione. Ogni titolo è una finestra su un universo narrativo: dai mondi colorati e immediati di Dobble, all’epicità strategica di Twilight Imperium, fino alle meraviglie architettoniche di 7 Wonders o alla magia spaziale di Star Wars™: Unlimited.

Ma Asmodee non è solo un produttore: è un ecosistema culturale, un crocevia di creativi, illustratori, narratori e designer che vivono il gioco come forma d’arte. E questa consapevolezza si riflette nel modo in cui l’azienda parla oggi: più empatica, più personale, più umana.


Asmodee World: il gioco che celebra i giocatori

Come se non bastasse, per festeggiare i suoi 30 anni Asmodee ha lanciato anche un progetto interattivo globale: Asmodee World, un gioco online in stile “cerca e trova” attivo dal 18 settembre in diversi Paesi. Una sorta di “Easter egg gigante” in cui i fan possono esplorare un mondo popolato dai personaggi e dalle ambientazioni dei titoli Asmodee, affrontando missioni e sfide per vincere premi esclusivi.

Un’iniziativa che è anche un manifesto: il gioco come esperienza collettiva, come viaggio condiviso nella memoria e nella creatività. Un modo per dire che, in fondo, i veri protagonisti di trent’anni di successi non sono le scatole, ma le persone che le aprono.

👉 Per partecipare e scoprire il mondo di Asmodee: asmodee-world-of-players.com/it/dashboard


L’arte di giocare insieme

Inspired by Players” non è solo uno slogan, ma una promessa. Un invito a riscoprire la magia del gioco da tavolo come spazio di incontro autentico, lontano dagli schermi ma vicino alle emozioni.

Nel 2025, Asmodee non si limita a celebrare un anniversario: apre un nuovo capitolo della sua storia, dove l’innovazione incontra la community e il divertimento diventa cultura condivisa.

Perché, in fondo, il vero segreto del successo di Asmodee è sempre stato questo: non creare semplici giochi, ma costruire mondi in cui sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Asmodee Kids: il gioco da tavolo entra nel futuro con i bambini protagonisti

C’è una nuova stella che brilla nel cielo del gioco da tavolo, e porta un nome semplice ma già destinato a far parlare di sé: Asmodee Kids. La notizia arriva direttamente da Boulogne-Billancourt, quartier generale del colosso francese, che l’8 settembre 2025 ha ufficialmente annunciato il lancio di un brand interamente dedicato ai più piccoli. Una scelta che non sorprende, ma che segna un passo fondamentale nell’evoluzione dell’intrattenimento da tavolo: quello di costruire un ponte tra generazioni, dove i bambini non sono spettatori ma veri protagonisti. La filosofia alla base del progetto è chiara: prendere i titoli più iconici del catalogo Asmodee e reinventarli in una forma accessibile e coinvolgente per i più giovani, senza tradire la magia che ha reso celebri i giochi originali. Così, mentre il mondo corre dietro a schermi sempre più luminosi e distrazioni digitali onnipresenti, Asmodee decide di puntare su un ritorno all’essenza del gioco: il contatto umano, la condivisione, il piacere di sedersi intorno a un tavolo e costruire storie, strategie ed emozioni.

Il debutto sarà scandito da due uscite che hanno già il sapore di piccoli eventi editoriali: Splendor Kids, previsto per ottobre 2025, e Dixit Kids, atteso a gennaio 2026. Due titoli che rappresentano non solo un omaggio ai classici, ma anche un esperimento di adattamento ludico in grado di aprire mondi nuovi per le giovani menti. Non si tratta semplicemente di ridurre la complessità: i giochi sono stati ripensati in collaborazione con specialisti dello sviluppo infantile e sperimentati in scuole e contesti comunitari. Il risultato è un formato che privilegia sessioni brevi – mai oltre i trenta minuti – e contenuti calibrati per stimolare fantasia, collaborazione e capacità cognitive.

Il CEO Thomas Koegler ha sottolineato l’importanza di questa scelta con parole che sembrano quasi un manifesto: i giochi non sono solo intrattenimento, ma strumenti di crescita. Attraverso il divertimento, i bambini imparano concentrazione, adattabilità e competenze emotive, abilità che si riveleranno preziose per tutta la vita. Non meno significativa è la dichiarazione di Benoit Forget, alla guida del progetto Asmodee Kids, che ha parlato di un “punto d’ingresso” per la prossima generazione di giocatori: un varco verso un universo di creatività e connessione sociale che non si esaurisce in un’infanzia fugace, ma che può accompagnare i bambini per sempre.

L’annuncio del brand si inserisce in un contesto di crescente attenzione scientifica verso il valore educativo dei giochi da tavolo. Proprio in questi mesi, Game in Lab – il programma di ricerca sostenuto da Asmodee – ha pubblicato dati che sembrano confermare ciò che molti appassionati avevano intuito da tempo. Una singola sessione di gioco può migliorare l’attenzione degli adolescenti in misura superiore all’8% rispetto a chi trascorre lo stesso tempo davanti a un video, mentre esperimenti condotti in ambito scolastico hanno dimostrato un aumento significativo delle competenze di lettura e matematica nei bambini tra i sei e i dodici anni. Ancora più rilevanti sono i dati legati alla sfera sociale: nei bambini con disturbi dell’attenzione si registra una diminuzione del 34% nei problemi comportamentali, e nel complesso tutti mostrano un miglioramento nell’autocontrollo.

Secondo Micha Le Bourhis, Head of Sustainability di Asmodee, questi risultati rappresentano una svolta: dopo sette anni di ricerche e investimenti, c’è finalmente la prova tangibile che il gioco contribuisce non solo alla crescita individuale, ma anche al benessere collettivo. In altre parole, giocare insieme non è un lusso, ma un bisogno fondamentale, una pratica culturale che forma cittadini migliori.

Asmodee, del resto, non è un nome qualsiasi. Da oltre trent’anni il gruppo ha saputo costruire un catalogo che è ormai un vero pantheon del gioco moderno, con titoli come CATAN, Ticket to Ride, Dobble, 7 Wonders ed Exploding Kittens, tradotti e distribuiti in oltre cento paesi. La nascita di Asmodee Kids non è solo una mossa di marketing, ma un tassello di una visione che riconosce al gioco un ruolo centrale nelle relazioni umane.

In questo senso, l’operazione si carica anche di un valore culturale: in un’epoca in cui il tempo libero dei più piccoli viene spesso inghiottito da tablet e smartphone, proporre giochi fisici, tangibili, diventa quasi un atto di resistenza. È un invito a fermarsi, guardarsi negli occhi e scoprire che dietro una carta pescata o una pedina spostata non c’è solo un passatempo, ma un universo di emozioni condivise.

Guardando avanti, è difficile non immaginare che Asmodee Kids possa diventare un modello anche per altri editori, spingendo il settore verso una nuova fase in cui inclusività e sviluppo cognitivo si intrecciano con la tradizione ludica. Per i genitori, sarà un’occasione unica per scoprire che i giochi amati in passato possono trasformarsi in strumenti per crescere i propri figli; per i bambini, sarà la porta verso un mondo che li riconosce non come “giocatori in erba”, ma come veri protagonisti del tavolo da gioco.

E forse, nel vedere i più piccoli ridere davanti a un Dixit reinventato o orgogliosi di una strategia vincente in Splendor Kids, anche gli adulti riscopriranno qualcosa che avevano dimenticato: che il gioco, in fondo, è la forma più seria di felicità.

Giochi da tavolo, la rivoluzione tranquilla: così una generazione (ri)scopre il potere di tirare i dadi insieme

C’è un rumore preciso che segna l’inizio di una serata felice: il fruscio del cellophane che scivola via da una scatola, il battito secco delle carte mescolate, il rotolare irregolare dei dadi. È un suono antico e modernissimo allo stesso tempo, perché i giochi da tavolo non sono mai stati così contemporanei. Secondo una nuova ricerca presentata in occasione del trentesimo anniversario di Asmodee, leader globale dell’intrattenimento da tavolo, quasi due terzi delle persone usano i board game per rinsaldare i legami familiari. Un dato che racconta un’esigenza chiarissima: ritrovarsi. Sedersi uno di fronte all’altro, spegnere le notifiche, guardarsi negli occhi e… giocare. La fotografia scattata tra Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Svezia su un campione di 8.001 consumatori è eloquente: il 26% gioca almeno una volta alla settimana; i giochi da tavolo, nella dieta del tempo libero, si piazzano subito dietro ai videogiochi e alla pari con i podcast. Non è un caso isolato né una moda passeggera: è l’effetto di una cultura ludica matura che si è infiltrata dappertutto, dai salotti alle aule studio, dai bar di quartiere ai reparti d’ospedale. E sì, anche nel cuore della popolazione nerd, dove tirare su un set di meeple o contare le pecore di CATAN è diventato un gesto identitario quanto discutere dell’ultimo episodio della nostra serie preferita.

Il tavolo come portale: perché giocare unisce

Il primo dato che colpisce è quello affettivo. Il 64% degli intervistati afferma di ricorrere ai giochi per riunire amici e parenti, con un picco del 71% in Francia. Non è un dettaglio folkloristico, è la cartina al tornasole di un bisogno sociale: i board game funzionano da catalizzatori, sciolgono la ruggine delle conversazioni ingessate, offrono un linguaggio comune fatto di regole condivise e micro-narrazioni che si costruiscono turno dopo turno. Non stupisce allora che il 40% dichiari di riuscire ad aprirsi più facilmente durante una partita che in una chiacchierata tradizionale. È la magia della cornice ludica: la competizione è controllata, la collaborazione ha obiettivi chiari, l’ansia da prestazione lascia il posto al piacere di riuscire insieme.

In un’epoca in cui il flusso delle notizie può risultare opprimente, oltre una persona su due cerca nei giochi un rifugio, una piccola oasi di evasione. Negli Stati Uniti questa necessità esplode fino al 65%. Eppure parlare di “evasione” è riduttivo: i board game non sono semplicemente una fuga dal reale, ma un modo diverso di abitarlo. Mentre si collabora per fermare una pandemia fittizia, si negoziano rotte commerciali o si decodificano indizi in una stanza chiusa da un enigma, si imparano strategie, si attiva l’immaginazione, si allenano l’ascolto e la fiducia. È una palestra emotiva con i piedi ben piantati per terra.

Generazione Millennial: tra feed e fustelle

C’è poi un elemento generazionale che vale la pena esplorare. I Millennial — cresciuti tra le prime console, le LAN notturne e i forum — stanno guidando la riscoperta del gioco analogico. Per loro, racconta la ricerca, l’importanza dei giochi da tavolo è paragonabile a quella dell’informazione quotidiana: 38% contro 37%. Un pareggio simbolico che dice molto: in una giornata scandita da breaking news, il tempo per un cooperativo ben congegnato o per un gestionale calibrato diventa un modo per rimettere in ordine le priorità. Il 41% dei Millennial dichiara di provare una gioia particolare durante il gioco, più di qualsiasi altra generazione. Forse perché in quel mix di tattica e imprevisto si ritrova lo spirito di una cultura ibrida, cresciuta a pane, fumetti e internet, capace di saltare con disinvoltura dai feed ai token.

CATAN, non a caso, ormai tradotto in oltre 40 lingue, è diventato una lingua franca globale. Ma la lista potrebbe continuare con Ticket to Ride, Dobble/Spot it!, 7 Wonders, Dixit ed Exploding Kittens: IP che hanno varcato la soglia della nicchia per sedersi accanto alla cultura pop mainstream. Sono titoli che escono dalle fiere e finiscono nelle case, nelle valigie, negli zaini. Elementi di un lessico familiare che trasforma le serate in un rito collettivo.

L’ecosistema che cresce: dai bar alle corsie d’ospedale

Se i giochi da tavolo uniscono, è anche perché intorno ad essi è nato un ecosistema vivo. I board game café sono la punta visibile dell’iceberg: luoghi in cui l’ospitalità incontra la divulgazione, dove il menù racconta la cucina e la ludoteca racconta il gusto di una community. In città universitarie come Oxford e Bath, realtà come Thirsty Meeples hanno fatto scuola, con tavoli sempre pieni e “tutor” pronti a spiegare le regole senza stress. A New York, a due passi da Washington Square, The Uncommons alterna tavolate di analisti in pausa strategica a feste di compleanno per bimbi di prima elementare. In mezzo, tutta la varietà del mondo.

In Italia e in Europa, locali come Chance & Counters hanno sdoganato un approccio incentrato sull’accoglienza: tempi lenti quando servono, consigli su misura, tavoli che diventano spazi d’incontro per sconosciuti destinati — spesso — a non restare tali. E a livello internazionale, luoghi come Unwind a Dubai dimostrano come titoli semplici e versatili (Dobble, Dixit) siano ponti linguistici prima ancora che passatempi, utili per team building, scuole, percorsi di inclusione. Il tavolo è letteralmente un crocevia, dove la diversità trova regole chiare per convivere.

Trenta anni di Asmodee: giocare, raccontare, ispirare

Dietro questo movimento c’è anche la regia, industriale e culturale, di un attore chiave. Asmodee festeggia tre decenni con un progetto che è insieme celebrazione e dichiarazione d’intenti: un grande “cerca e trova” digitale, illustrato a mano dall’artista francese Charlotte Hugues, nato da 250 ore di lavoro e dalle testimonianze di oltre 1.200 giocatori. È un murale virtuale da esplorare fino a marzo 2026, arricchito da missioni ricorrenti e premi a tema, che sintetizza il nuovo posizionamento del brand: essere ispirati dai giocatori. Un ribaltamento interessante rispetto alla logica top-down del marketing tradizionale: qui è la community a innescare il racconto, a fornire i dettagli, a indicare le traiettorie.

Nelle parole del CEO Thomas Koegler c’è tutto il senso di questa stagione. I giochi da tavolo non sono un semplice passatempo: sono spazi di immaginazione, benessere, convivialità. Dalle case alle vacanze, dai bar ai letti d’ospedale, creano connessioni e storie. E se i numeri dicono che i board game competono ormai con videogiochi e podcast, la vera notizia è che non devono sfidarli per forza: l’ecosistema dell’intrattenimento è più interessante quando i linguaggi dialogano. È sempre più comune passare da una run su un roguelike a un cooperativo analogico, o ascoltare un podcast di true crime e poi sedersi a decifrare indizi in un deduttivo a tema.

Il metagioco della community nerd

Per chi vive la cultura geek come una casa dalle stanze infinite, questa ascesa suona familiare. I giochi da tavolo sono cugini stretti dei fumetti, parenti prossimi dei videogiochi, compagni di banco delle serie TV. Condividono la stessa fame di mondi coerenti, la stessa ossessione per le regole, lo stesso piacere per l’interpretazione. La differenza è che qui il metagioco — ovvero tutto ciò che accade intorno alla partita — è ancora più tangibile: la contrattazione al tavolo, la promessa della rivincita, la strategia che nasce nella chat del gruppo, la fanart che trasforma un set di personaggi in un racconto parallelo.

È anche per questo che la riscoperta del tavolo fisico non è un nostalgismo. È un upgrade sociale. Nelle partite cooperative si allena il problem solving condiviso, nei gestionali si impara la gestione delle risorse, negli skirmish si affina la lettura dell’avversario. E poi c’è la dimensione estetica: illustrazioni, materiali, miniature, inserti. Una raffinatezza produttiva che rende ogni scatola un oggetto da esporre, da coccolare, da raccontare su Instagram tra una splash page e una cover variant.

Dalla regola al rito: come cambia la serata tipo

Se i numeri dicono che un quarto degli intervistati gioca almeno una volta a settimana, significa che la serata tipo sta cambiando. L’appuntamento non è più solo pizza e film, ma pizza e piazzamento lavoratori. I gruppi si formano per affinità di gusti e soglie di complessità: c’è chi preferisce l’immediatezza di un party game, chi si tuffa nei regolamenti corposi con la stessa concentrazione con cui si affronta un soulslike. E proprio come per le serie TV, si moltiplicano i “club” informali: c’è il tavolo che va avanti da mesi con la campagna di un legacy, c’è il gruppo che si ritrova per provare ogni novità della stagione, c’è la famiglia che ha trovato nel gioco il modo più semplice per far parlare generazioni diverse.

Il risultato è un rituale contemporaneo: ci si dà appuntamento, si sceglie il titolo, si apparecchia, si entra in un mondo, se ne esce insieme. Un rito che funziona perché è inclusivo. Anche chi non ha mai giocato può salire a bordo in pochi minuti se guidato bene. E la facilità di accesso non penalizza la profondità: la curva di apprendimento dei giochi moderni è spesso studiata per premiare sia il primo impatto sia la rigiocabilità.

Oltre il tavolo: prospettive, contaminazioni, prossime mosse

Che cosa ci aspetta adesso? Se il trentesimo di Asmodee è l’occasione per fare il punto, i prossimi mesi promettono nuovi formati e temi capaci di “reimmaginare la realtà della vita moderna”, come ha spiegato il management. Tradotto in nerdese: aspettatevi ibridazioni sempre più creative tra analogico e digitale, companion app intelligenti, campagne a episodi, crossover estetici con anime, fumetti, cinema e fantascienza. Ma aspettatevi anche un lavoro sul contesto: più spazi dedicati, più formazione per chi spiega i giochi, più attenzione all’accessibilità. Perché il tavolo è davvero per tutti quando le sedie sono comode e le regole sono chiare.

Su questo fronte, la community ha già mostrato una capacità rara di auto-organizzazione: gruppi locali che aprono ludoteche, associazioni che portano i giochi nelle scuole, volontari che li usano in ospedale come strumento di sostegno emotivo. Quando si dice “giocare sul serio”.

Una nota di metodo (per chi ama i dati quanto i dadi)

La ricerca citata è stata condotta da Censuswide per conto di Asmodee su un campione di 8.001 persone di età pari o superiore a 16 anni residenti in Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Svezia. La raccolta dei dati è avvenuta tra il 18 e il 24 luglio 2025, nel rispetto del codice MRS e dei principi ESOMAR. Ed è proprio l’accuratezza del metodo a rendere interessante il quadro: non stiamo parlando di impressioni, ma di trend misurati che confermano ciò che molti di noi, al tavolo, sentivano già sulla pelle.

Tirando le somme (e i dadi)

Se dovessimo condensare in un’unica immagine il momento che stiamo vivendo, sceglieremmo un tavolo grande, al centro una scatola aperta, attorno facce diverse per età, background, gusti. La partita che sta per iniziare è più di un passatempo: è una storia condivisa. E questo, in fondo, è il cuore della cultura nerd — la nostra cultura — che da sempre trasforma le passioni individuali in comunità vive.

Allora sì, è vero: i giochi da tavolo competono con videogiochi e podcast per il nostro tempo libero. Ma forse il verbo giusto non è competere, è convivere. O, meglio ancora, contaminare. Perché il giorno dopo una buona partita il mondo sembra un po’ più leggibile, le persone un po’ più vicine, e il prossimo incontro già in programma.

Hai un titolo in wishlist, un caffè ludico preferito, una combo devastante o un house rule di cui vai fiera/o? Raccontacelo nei commenti: CorriereNerd vive delle vostre storie — e non vediamo l’ora di tirarne il prossimo capitolo insieme.

Twilight Imperium Digital: l’epopea dei giochi da tavolo conquista il PC

Immaginate un gioco così vasto da richiedere un’intera giornata solo per completare una partita. Un titolo che ha fatto scuola tra i boardgame, capace di evocare guerre galattiche, complotti politici, tradimenti e alleanze in un universo che sembra uscito da un incrocio tra Star Wars e Dune. Questo è Twilight Imperium, il colosso dei giochi da tavolo, che ora si prepara a invadere anche i nostri schermi con una nuova incarnazione digitale: Twilight Imperium Digital. Chiunque abbia provato almeno una volta il boardgame sa di cosa parliamo: sei-otto ore di immersione totale in una mappa costruita con esagoni modulari, popolata da pianeti da colonizzare, flotte da muovere e carte che scandiscono diplomazia e guerre interstellari. Un gioco talmente imponente da richiedere spazio, tempo e dedizione quasi monastica. Ora, però, Asmodee e Red Square Games hanno deciso di abbattere i muri di cartone e plastica, trasformandolo in un’esperienza digitale pronta a catapultarci in quel conflitto stellare con la comodità del nostro PC.

La promessa è semplice ma devastante: la stessa profondità, lo stesso carico di scelte strategiche e intrighi da cui il gioco da tavolo trae linfa vitale, ma con la leggerezza del digitale. Nessun setup di ore, nessuna montagna di miniature da sistemare e, soprattutto, niente “fatica post-partita” per riordinare tutto. I calcoli, la logistica e il bookkeeping che nel gioco fisico richiedono attenzione certosina saranno gestiti da sistemi automatici. A noi resterà il cuore pulsante dell’esperienza: decidere se tradire un alleato, quando lanciare un’invasione o come raggiungere Mecatol Rex, il pianeta simbolo del potere galattico.

Nel comunicato ufficiale, Asmodee sottolinea come Twilight Imperium Digital non sia una semplice trasposizione, ma un’opera di sintesi: snellito nei tempi, ma non nella sostanza. Gli scontri epici, le votazioni galattiche, i momenti da brivido in cui un dado può ribaltare le sorti di un impero rimarranno al centro dell’esperienza, con l’aggiunta della possibilità di giocare ovunque e in qualsiasi momento.

Chi ha amato le lunghe campagne in compagnia sa che questo passaggio al digitale non cancella il fascino del tavolo, ma spalanca nuove opportunità: partite online con amici lontani, community globali pronte a condividere strategie e, perché no, sfide lampo per chi ha solo un paio d’ore libere ma non vuole rinunciare all’ebrezza di conquistare la galassia.

Al momento non è stata annunciata una data di uscita ufficiale, ma il gioco è già in wishlist su Steam, pronto a essere seguito dai fan con lo stesso fervore religioso con cui si aspetta un nuovo capitolo di Elden Ring o l’uscita di un’espansione di Magic: The Gathering.

E voi, siete pronti a lasciare che il vostro impero interstellare prenda vita anche sul digitale? Twilight Imperium Digital si candida a diventare non solo un ponte tra boardgame e videogiochi, ma anche un’epopea nerd capace di unire due mondi che da sempre si cercano.

 

La Compagnia dell’Anello Trick-Taking Game: quando la briscola diventa epica nella Terra di Mezzo

Entrare nella Terra di Mezzo attraverso un mazzo di carte è una di quelle esperienze che, da fan di lunga data, fanno vibrare quella parte di anima nerd che si è formata tra pagine ingiallite, VHS consumate e notti passate a immaginare sentieri elfi e fuochi di bivacco sotto le stelle. La Compagnia dell’Anello: Trick-Taking Game non è semplicemente un gioco da tavolo: è un piccolo portale narrativo che riesce a trasformare una meccanica classica come il trick-taking, la “briscola” per capirci, in un racconto cooperativo sorprendentemente evocativo.

Il merito più grande di questo titolo firmato Asmodee è proprio quello di prendere qualcosa di estremamente familiare e rassicurante, come un gioco di prese, e fonderlo con l’epica del primo volume della saga di J.R.R. Tolkien. Il risultato è un’esperienza che riesce a essere accessibile e, allo stesso tempo, profondamente tematica. La narrazione segue passo dopo passo il viaggio che parte dalla Contea e conduce fino allo scioglimento della Compagnia, suddividendo l’avventura in diciotto capitoli che funzionano come vere e proprie missioni narrative.

Ogni partita diventa un racconto condiviso. Non si tratta di vincere contro gli altri giocatori, ma di collaborare, leggere il tavolo, intuire le intenzioni dei compagni e adattarsi agli obiettivi specifici di ciascun personaggio. Ed è qui che il gioco mostra il suo lato più elegante. Le regole di base sono immediate, quasi disarmanti nella loro semplicità, ma ogni capitolo introduce piccole variazioni che cambiano il modo di affrontare le mani. È una progressione naturale, che accompagna anche chi non ha grande esperienza con i giochi da tavolo, senza mai risultare banale per i veterani.

Il lavoro di design di Bryan Bornmueller brilla soprattutto nella capacità di tradurre eventi e caratteri del romanzo in regole concrete. Giocare Frodo, ad esempio, non è una semplice scelta estetica: significa convivere con il peso dell’Unico Anello, rappresentato da una carta potentissima che può ribaltare una mano ma che, proprio come nella storia, non può essere usata con leggerezza. Altri personaggi iconici come Gandalf, Tom Bombadil e Galadriel portano con sé abilità e condizioni che richiedono approcci diversi, spingendo il gruppo a coordinarsi e a ragionare come una vera Compagnia.

Dal punto di vista estetico, il gioco colpisce nel segno. Le illustrazioni sono curate, riconoscibili e rispettose dell’immaginario tolkieniano, mentre il cofanetto risulta solido e ben progettato, pensato anche per chi ama imbustare le carte senza sacrificare ordine e praticità. Ogni dettaglio contribuisce a creare quell’atmosfera che fa sentire i giocatori parte di un viaggio più grande, anche in una partita da venti minuti.

La rigiocabilità è uno dei punti di forza più evidenti. Cambiare personaggi, affrontare di nuovo uno scenario con una combinazione diversa di obiettivi, scoprire sinergie inaspettate o commettere errori che insegnano qualcosa per la partita successiva rende ogni sessione unica. È uno di quei titoli che finiscono spesso sul tavolo perché “una partita veloce” diventa facilmente “ancora un capitolo”.

Certo, chi cerca lo scontro diretto potrebbe storcere il naso. L’assenza totale di competitività fa sì che la vittoria o la sconfitta siano sempre collettive, e questo non incontra i gusti di chi ama il confronto acceso. Ma è una scelta coerente, quasi inevitabile, se si vuole raccontare davvero la Compagnia dell’Anello come un gruppo unito da un destino comune. In questo senso, il gioco non tradisce mai il suo spirito.

Il 2025 verrà ricordato come un anno particolarmente generoso per gli appassionati di giochi ambientati nella Terra di Mezzo, ma questo Trick-Taking Game si guadagna senza fatica un posto speciale. Non solo per l’originalità con cui reinterpreta una meccanica classica, ma per la sensibilità con cui riesce a fondere tema e regole, rendendo omaggio a una storia che continua a parlare a generazioni diverse di nerd.

E ora la palla passa a voi. Avete già formato la vostra Compagnia attorno a un tavolo? Quali personaggi vi hanno messo più in difficoltà, e quali vi hanno fatto sentire davvero parte della leggenda? Raccontatemelo nei commenti: ogni viaggio nella Terra di Mezzo è più bello quando viene condiviso.

Altered: Il Gioco di Carte Collezionabili che Rivoluziona il Settore con Tecnologia e Fantasy

Asmodee, uno degli editori di giochi da tavolo più rinomati a livello mondiale, ha recentemente acquisito i diritti di Altered, un gioco di carte collezionabili che unisce elementi fantasy e cyberpunk, dando vita a un’ambientazione originale e affascinante. Il gioco, creato dalla casa editrice Equinox e distribuito in Italia da Asmodee, promette di rivoluzionare il genere, introducendo non solo un sistema di gioco innovativo, ma anche un uso intelligente della tecnologia per una gestione più moderna e fluida delle carte e della collezione.

Un’esperienza di gioco che sfida le convenzioni

In Altered, i giocatori assumono il ruolo di potenti Incantatori, evocando creature fantastiche e lanciando incantesimi per sopraffare i loro avversari. Ciò che rende questo gioco davvero interessante è la sua capacità di fondere abilità di deckbuilding con meccaniche di combattimento tattico, dove ogni carta giocata rappresenta una mossa strategica. Le carte di Altered, illustrate con artwork di alta qualità che richiamano tanto l’estetica del fantasy quanto quella del cyberpunk, sono corredate da abilità uniche che permettono ai giocatori di personalizzare il proprio mazzo e affrontare gli altri con un’ampia varietà di combinazioni. La bellezza visiva delle carte non è solo un elemento decorativo, ma funziona come un altro strumento per immergersi nel mondo del gioco, creando un legame tra il giocatore e la sua collezione.

Uno degli aspetti più affascinanti di Altered è la possibilità di scegliere tra cinque fazioni principali: gli Alchemisti, maestri della manipolazione elementale; i Tecnocrati, esperti di cibernetica e droni; gli Spiriti della Natura, difensori del mondo naturale; i Cultisti, adoratori di un antico dio oscuro; e i Neuromanti, manipolatori della mente. Ogni fazione ha un approccio distinto al gioco, non solo nelle meccaniche, ma anche nell’aspetto e nella filosofia, rendendo il gioco profondo e vario. Inoltre, il continuo arricchimento del gioco con nuove espansioni, che includono nuove carte, fazioni e meccaniche, alimenta il desiderio di esplorare sempre nuove possibilità strategiche.

Una rivoluzione digitale nel collezionismo

Ma Altered non si limita a essere un gioco da tavolo con carte: introduce una dimensione digitale che cambia radicalmente l’esperienza del gioco di carte collezionabili. Ogni carta di Altered è dotata di un codice QR unico che consente ai giocatori di registrarla nel database digitale tramite un’apposita app. Questo sistema permette di mantenere intatti i diritti sulla carta anche in caso di danni fisici al suo supporto fisico, un’innovazione che farà storcere il naso ai puristi del collezionismo, ma che è destinata a semplificare e rendere più accessibile l’esperienza per chi si avvicina a questo mondo. Immaginate di poter rovinare una carta senza che il suo valore ne venga compromesso: è una liberazione per i collezionisti, che non dovranno più preoccuparsi di danni accidentali.

Ma non finisce qui. Questo approccio digitale si estende anche a un marketplace integrato nell’app, dove i giocatori potranno scambiare i diritti digitali delle carte, venderle, acquistarle o semplicemente ordinarle in formato fisico tramite il sistema di print-on-demand. È una mossa che richiama i concetti degli NFT, ma con un approccio più tradizionale e senza la blockchain, una decisione voluta dal team di sviluppo per evitare polemiche legate a questa tecnologia. Il marketplace, che al momento è ancora in fase di test, avrà un ruolo centrale nel futuro del gioco, consentendo una vera e propria economia basata sui diritti digitali delle carte.

Inoltre, l’integrazione tecnologica permette anche la creazione di carte uniche, una feature che aggiunge ulteriore fascino a Altered. Queste carte, generabili proceduralmente, sono caratterizzate da attributi particolari e non esistono due esemplari identici, rendendo ogni carta unica e preziosa. Non è una novità assoluta nel panorama dei giochi di carte, ma l’applicazione di questa funzionalità in modo diffuso e accessibile è una delle scelte che distingue Altered dalla concorrenza.

Sfide e opportunità

Nonostante le sue innovazioni, Altered si trova ad affrontare sfide non da poco. Il mercato dei giochi di carte collezionabili è dominato da giganti come Magic: The Gathering, Pokémon e Yu-Gi-Oh!, e nuovi arrivati come Lorcana con i suoi personaggi Disney e Star Wars: Unlimited non fanno che alzare la posta. Altered dovrà farsi spazio in questo scenario competitivo, ma la sua combinazione di un’ambientazione fresca e coinvolgente, meccaniche di gioco accessibili e un’ecosistema digitale innovativo potrebbe rivelarsi il punto di forza che lo distingue. Il suo mondo fantasy, popolato da creature leggendarie, miti e folklore, non si concentra tanto sul conflitto diretto tra avversari quanto sull’esplorazione e la ricerca di un compagno animale in un ambiente che enfatizza la diversità e l’inclusione. Si tratta di una scelta consapevole da parte degli sviluppatori, che puntano a creare un’esperienza che sia tanto riflessiva quanto emozionante, sfidando la tradizionale idea di “duello” nei giochi di carte.

Al momento, Altered è in fase di espansione in Italia, con il primo set di espansione, La prova del gelo, appena lanciato nei negozi. Per chi volesse testarlo, c’è anche la possibilità di giocare gratuitamente su piattaforme digitali come BoardGameArena. I prossimi mesi, con il lancio del marketplace ufficiale, saranno cruciali per capire se Altered riuscirà a fidelizzare una community di giocatori e a imporsi come una proposta valida nel panorama dei giochi di carte. Se riuscirà a mantenere il suo fascino e la sua capacità di innovare, potrebbe rappresentare il futuro del gioco di carte collezionabili, unendo il meglio delle esperienze fisiche e digitali.

Dungeon Legends – “Al Fuoco!” – difendiamo il castello dei mostri nel mondo di Avel

Nel cuore del misterioso mondo di Avel, una nuova avventura epica attende gli eroi pronti a rispondere alla chiamata. Dungeon Legends, il gioco di carte cooperativo ideato da Przemek Wojtkowiak e distribuito da Asmodee, porta i giocatori nei sotterranei del Castello di Avel, dove dovranno scongiurare l’avanzata di mostri e impedire che il regno precipiti nell’oscurità.Questo titolo rappresenta il seguito di Le Cronache di Avel e si sviluppa come un “castle defense” basato su cinque missioni di difficoltà crescente. L’obiettivo è chiaro: esplorare i dungeon, affrontare minacce sempre più impegnative e cooperare per respingere il male primordiale che si annida nelle profondità della terra.

La storia riparte dopo la sconfitta della Bestia di Kurodar, ma la pace è solo un’illusione. Le divinità delle tre lune oscure hanno lanciato un nuovo attacco a sorpresa contro il reame, mettendo in pericolo la regina e i suoi sudditi. Gli eroi, protagonisti di questa missione, dovranno inoltrarsi nelle gallerie sotto il castello, affrontando fiamme, antichi macchinari, miniere abbandonate e perfino un’inondazione di lava, fino allo scontro finale contro il male primordiale.

Il gioco è suddiviso in cinque capitoli, ciascuno con nuove regole, sfide e obiettivi unici. Anche se è consigliato affrontarli in ordine per seguire la storia, i giocatori possono scegliere liberamente quale missione giocare, adattando l’esperienza alle proprie preferenze.

Dungeon Legends si distingue per il suo gameplay cooperativo e il sistema di deckbuilding. Ogni giocatore assume il ruolo di un eroe con abilità uniche: il guerriero, maestro del combattimento ravvicinato; l’esploratore, agile e veloce; il mago, esperto di incantesimi; e il minatore, in grado di sfruttare al meglio le risorse sotterranee. Il mazzo di carte di ciascun eroe si evolve durante la partita, potenziando le abilità e offrendo strategie sempre diverse.

Il cuore del gioco risiede nella gestione delle carte e delle risorse. I giocatori devono muoversi con astuzia tra le gallerie, pianificare ogni azione e sfruttare al meglio la Polvere Magica, una risorsa fondamentale per attivare poteri straordinari. Il sistema di combattimento premia la collaborazione, poiché le abilità degli eroi si combinano per massimizzare l’efficacia delle azioni.

La qualità dei materiali è un altro punto di forza del gioco. Le carte sono resistenti e alcune presentano una finitura foil che aggiunge un tocco visivo accattivante. Il tappetino in neoprene e le plance double-layer migliorano l’esperienza di gioco, rendendola ancora più immersiva. L’artwork, curato da Bartłomiej Kordowski, unisce dettagli cartooneschi e atmosfere suggestive, creando un mondo visivamente affascinante.

Il regolamento e il libro dei capitoli sono chiari e ben strutturati, con numerosi esempi che facilitano l’apprendimento anche per i meno esperti. Grazie alla sua accessibilità e al livello di sfida bilanciato, Dungeon Legends è perfetto sia per famiglie che per gruppi di giocatori più esperti.

La modalità solitaria consente di affrontare l’avventura anche da soli, gestendo due eroi contemporaneamente, offrendo un’esperienza intensa e strategica. Con partite che durano dai 60 ai 90 minuti e una rigiocabilità elevata, il titolo si presta a molteplici sessioni di gioco senza perdere il suo fascino.

Dungeon Legends rappresenta una perfetta combinazione di strategia, cooperazione e narrazione epica. Con una trama coinvolgente, un gameplay appagante e una qualità dei materiali di alto livello, questo gioco di carte saprà conquistare sia i fan delle Cronache di Avel che i nuovi giocatori in cerca di un’esperienza emozionante. Se amate le avventure cooperative e i giochi ricchi di atmosfera e strategia, Dungeon Legends merita senza dubbio un posto nella vostra collezione.

LEGO Brick Like This: il nuovo gioco da tavolo che ti farà esclamare “Mattoncini santi!”

Brick Like This! è uno di quei giochi che, appena lo racconti a voce, strappa già una risata. Non perché sia una barzelletta, ma perché tocca una verità universale che ogni nerd conosce fin troppo bene: costruire con i mattoncini LEGO è facilissimo… finché qualcuno non prova a spiegarti cosa fare mentre il tempo scorre e la pressione sale. Ed è proprio su questo cortocircuito tra creatività, comunicazione e caos controllato che nasce uno dei party game più azzeccati degli ultimi tempi, frutto della nuova collaborazione tra LEGO e Asmodee.

L’idea alla base di Brick Like This! è disarmante nella sua semplicità e geniale nelle conseguenze. Due persone formano una squadra. Una vede il modello da costruire, l’altra no. La prima deve descriverlo, la seconda deve fidarsi ciecamente di quelle parole e trasformarle in una costruzione fisica nel minor tempo possibile. Tutto avviene contemporaneamente, con tutte le squadre impegnate nello stesso momento, tra voci che si accavallano, mani che frugano nei pezzi e quella sensazione costante di essere a mezzo secondo dal disastro totale.

Il risultato è un’esperienza che sembra uscita da una serata tra amici dove qualcuno ha detto “dai, facciamo una cosa veloce” e due ore dopo siete ancora lì, a ridere per l’ennesimo errore clamoroso. Brick Like This! funziona perché prende il linguaggio universale dei mattoncini LEGO e lo trasforma in una sfida di comunicazione pura. Non vince chi è più bravo a costruire, ma chi riesce a spiegare meglio, a essere chiaro sotto pressione, a non farsi tradire dal panico quando il tempo sta per finire.

Ogni round mette in scena questo piccolo teatro dell’assurdo. L’istruttore osserva l’immagine del modello e prova a tradurla in parole comprensibili, mentre il costruttore cerca di decodificare frasi spesso troppo vaghe, troppo rapide o semplicemente sbagliate. Il tutto mentre la clessidra scandisce il tempo e l’ansia cresce. Quando una squadra completa il modello, le altre hanno appena trenta secondi per chiudere in fretta, spesso sacrificando precisione e dignità pur di arrivare alla fine.

A rendere tutto ancora più imprevedibile entrano in gioco le carte sfida, che sono il vero sale del gioco. Improvvisamente non puoi più nominare i colori, oppure devi costruire usando una sola mano, o magari l’istruttore deve restare in silenzio. In quei momenti Brick Like This! smette di essere solo un gioco da tavolo e diventa una prova di resistenza mentale, una sfida alla pazienza e alla capacità di improvvisare. Le risate arrivano puntuali, ma anche quella frustrazione sana che ti fa dire “ok, rifacciamola subito”.

Dietro questa apparente follia c’è una base di design molto solida. Brick Like This! nasce infatti come rielaborazione di Brick Party, gioco ideato da Luca Bellini e pubblicato in origine da Post Scriptum. Il team di Dotted Games ha preso quell’idea e l’ha trasformata in una versione più accessibile, più immediata e perfettamente integrata con l’universo LEGO, mantenendo intatta la scintilla originale ma amplificandone il potenziale come party game da tavolo.

Durante le partite l’atmosfera si scalda in fretta. Anche chi solitamente si tira indietro davanti ai giochi da tavolo più complessi qui si sente subito a casa. Le regole si spiegano in pochi minuti, l’azione parte quasi subito e il coinvolgimento è totale. Brick Like This! è uno di quei titoli che funzionano benissimo in famiglia, con amici di età diverse, o come apripista per una serata ludica più lunga.

Questo non significa che sia un gioco perfetto o universale. Alcune carte sfida possono risultare eccessivamente punitive e, in certi gruppi, rischiano di trasformare il divertimento in frustrazione. Se manca affiatamento tra i compagni di squadra, la comunicazione può diventare caotica al punto da spezzare il ritmo. E chi cerca profondità strategica o una longevità da gioco “hardcore” difficilmente troverà qui ciò che cerca.

Ma Brick Like This! non nasce per essere un’esperienza cerebrale o una simulazione complessa. Nasce per far ridere, per creare momenti memorabili, per mettere alla prova amicizie e complicità in modo leggero e immediato. È un gioco che vive di energia, di rumore, di confusione condivisa, e che dà il meglio di sé quando nessuno prende la vittoria troppo sul serio.

Il lancio internazionale previsto a partire da agosto 2025, dopo le presentazioni alle fiere del giocattolo di Londra e Norimberga, sembra puntare proprio su questo: portare sui tavoli di tutto il mondo un party game capace di parlare a chiunque abbia mai toccato un mattoncino LEGO. E diciamolo, chi non l’ha mai fatto?

Brick Like This! è la dimostrazione che, a volte, le idee migliori sono quelle che sembrano ovvie solo dopo che qualcuno le ha realizzate. Un gioco che trasforma la comunicazione in sfida, l’errore in spettacolo e la costruzione in una corsa contro il tempo. Ora la palla passa alla community: lo giochereste con chi sapete già che vi farà impazzire o con chi pensate possa sorprendervi? Raccontatecelo, perché le storie nate attorno a questo gioco potrebbero essere divertenti quanto il gioco stesso.

I Migliori Giochi da Tavolo del 2024 e l’Evoluzione del Mercato in Italia: Tendenze, Premi e Novità

Il mondo dei giochi da tavolo nel 2024 ha visto una continua espansione, con titoli innovativi e coinvolgenti che hanno conquistato il cuore di giocatori esperti e principianti. Secondo le stime di vendita di Feltrinelli, alcuni giochi hanno spiccato per popolarità, conquistando diverse fasce di pubblico, dalle famiglie agli appassionati di party game e giochi investigativi.

Tra i titoli più apprezzati spicca UNO No Mercy di Mattel, che reinventa il celebre classico con nuove regole e sfide per grandi e piccoli. Anche il party game What Do You Meme? Edizione Italiana, rivolto a un pubblico adulto, ha registrato un successo straordinario grazie al suo umorismo basato sui meme. Sul fronte investigativo, i titoli Hidden Games – Il Caso di Villasetia e Hidden Games – Il Diadema di Mezzanotte hanno catturato l’attenzione di chi ama risolvere enigmi e misteri, mentre Taco Gatto Capra Cacio Pizza ha confermato il suo status di campione del divertimento familiare.Non mancano però i grandi classici e i giochi da tavolo che continuano a far innamorare le nuove generazioni, come Dixit, Nome in Codice, Exploding Kittens e gli intramontabili Monopoly e Trivial Pursuit.

Durante l’edizione di Lucca Comics & Games, uno degli eventi più rilevanti per gli appassionati del settore, sono stati annunciati i vincitori dei premi dedicati al mondo dei giochi, che hanno messo in luce le novità più interessanti e innovative. Il Gioco dell’Anno 2024 è stato assegnato a Pianeti Sconosciuti, un titolo che ha catturato l’attenzione per la sua originalità e il suo approccio dinamico al piazzamento dei polimini. Questo gioco, creato da Ryan Lambert e Adam Rehberg, utilizza un vassoio rotante che garantisce una variabilità unica per ogni partita, rendendo ogni sessione un’esperienza diversa. Grazie alla sua capacità di adattarsi a diversi livelli di difficoltà, Pianeti Sconosciuti si è rivelato particolarmente apprezzato per la sua accessibilità, ma anche per la profondità strategica che offre ai giocatori più esperti.Un altro riconoscimento di grande valore è andato a Wildsea, il Gioco di Ruolo dell’Anno 2024, che ha trasportato i partecipanti in un universo affascinante e misterioso. I giocatori esplorano un mondo di vegetazione lussureggiante a bordo di navi volanti, plasmando le loro avventure in un contesto ricco di scoperte e pericoli. La menzione speciale assegnata a I misteri di Brindlewood Bay, per l’innovazione nel design narrativo dei giochi di ruolo investigativi, ha dimostrato l’attenzione crescente verso giochi che mettono al centro l’aspetto della narrazione e dell’interazione tra i partecipanti, piuttosto che solo la meccanica del gioco.

Il mercato italiano dei giochi da tavolo, pur non raggiungendo ancora i numeri dei paesi nordici o anglosassoni, sta vivendo un periodo di crescita interessante.

Il panorama italiano è, infatti, in forte espansione, alimentato dall’arrivo di giochi sempre più complessi e sofisticati, che hanno trovato spazio grazie anche all’importazione da paesi esteri e alla creazione di fiere specializzate, come quella di Lucca Comics & Games e Play a Modena. L’Italia, tradizionalmente meno orientata verso il gioco da tavolo rispetto a paesi come la Germania, ha visto però un notevole aumento di interesse per i giochi più articolati, soprattutto tra il pubblico “serio” che non si accontenta di titoli più semplici o adatti solo a un intrattenimento familiare. In questo contesto, l’ingresso della multinazionale Asmodee e l’affermazione di realtà italiane come Pendragon, che ha portato in Italia titoli di grande successo come Pianeti Sconosciuti, sono fattori determinanti per l’evoluzione del mercato.

Tuttavia, nonostante questi progressi, il mercato italiano dei giochi da tavolo resta una nicchia, con un pubblico che si concentra principalmente su famiglie, teenager e collezionisti. Sebbene il numero di appassionati stia crescendo, il gioco da tavolo in Italia non ha ancora raggiunto il livello di diffusione che caratterizza altri paesi europei, dove giocare in famiglia è una tradizione consolidata. A complicare la situazione ci sono la concorrenza dei videogiochi e dei giochi per smartphone, che continuano a esercitare una forte attrazione, specialmente tra i più giovani. Inoltre, la distribuzione di giochi da tavolo in Italia è ancora limitata, con molti titoli visti come prodotti stagionali piuttosto che come un passatempo continuo. A livello internazionale, piattaforme come Kickstarter sono diventate fondamentali per il finanziamento e la distribuzione di giochi da tavolo, permettendo alle aziende di raggiungere mercati esteri con maggiore facilità e di testare il mercato con un pubblico più vasto.

Un altro fenomeno interessante riguarda la crescente popolarità dei giochi da tavolo nei paesi dell’Europa dell’Est. In particolare, in Ucraina, il mercato dei giochi da tavolo ha visto una crescita esplosiva dopo l’invasione russa, probabilmente come risposta alla necessità di evasione dalla dura realtà del conflitto. Anche in Italia, nonostante le difficoltà, ci sono segni di una crescita costante, con fiere come Play che si spostano a Bologna per rispondere alla crescente domanda di giochi da tavolo. Questo dimostra che, anche in un paese tradizionalmente meno incline a questo tipo di intrattenimento, i giochi da tavolo stanno trovando un pubblico sempre più vasto, soprattutto tra chi cerca esperienze più coinvolgenti e sociali rispetto ai media digitali.

In occasione delle festività natalizie e di Capodanno, i giochi da tavolo rappresentano una delle opzioni di intrattenimento più apprezzate per grandi gruppi e momenti in solitaria. Per i giocatori che cercano sfide cooperative e strategiche, Sky Team si presenta come una scelta ideale. In questo gioco di coppia, uno è il pilota e l’altro il copilota di un aereo da far atterrare, con sfide che aumentano gradualmente in difficoltà. Vektorace, invece, è un racing game che si adatta a qualsiasi superficie, offrendo gare frenetiche e regole semplici ma coinvolgenti, perfette per passare una serata in allegria. Per gli appassionati di giochi solitari, Under a Falling Skies propone un’esperienza simile a Space Invaders, ma in formato da tavolo, con missioni rigiocabili e una solida componente strategica.

Titoli come Mlem Space Agency, con il suo caos controllato e il tema dei gatti astronauti, sono perfetti per gruppi che vogliono divertirsi senza troppa pianificazione. Per i più giovani, Explorers of the Woodland è un dungeon crawler semplice ma affascinante, con un’atmosfera fantasy che saprà catturare anche i giocatori più inesperti. Per chi ama i giochi che stimolano la mente, Azul, con il suo piazzamento di piastrelle, è una scelta perfetta, mentre Wingspan, che esplora il mondo degli uccelli, è ideale per chi cerca qualcosa di educativo ma comunque coinvolgente. Brass: Birmingham, invece, è un gioco complesso per chi ama le strategie imprenditoriali e le sfide a lungo termine.

In conclusione, il mercato dei giochi da tavolo in Italia nel 2024 è un panorama in espansione, che, pur con le sue sfide, mostra segni di maturazione e crescita. Le fiere, l’ingresso di titoli internazionali e la passione di un pubblico sempre più diversificato contribuiscono a un’industria che sta finalmente trovando il suo posto in un mondo sempre più digitale, ma che non rinuncia alla bellezza di una partita tra amici o familiari.

Lego e Asmodee: la nuova frontiera del gioco tra Costruzione e Strategia

Nel vasto universo dei giochi, un nuovo capitolo si apre, intrecciando il genio creativo di due giganti dell’intrattenimento: The Lego Group e Asmodee. Questa fusione tra la storica azienda danese, nota per i suoi iconici mattoncini assemblabili, e la dinamica società francese, leader nel campo dei giochi da tavolo, promette di ridisegnare i confini del gioco, portando un’innovazione che unisce il piacere della costruzione fisica all’intelletto strategico tipico dei giochi di società.

La storia di LEGO è una storia di ingegno e resilienza, iniziata nel 1932, quando Ole Kirk Kristiansen fondò l’azienda che sarebbe divenuta una delle più riconoscibili al mondo. Tuttavia, è solo nel 1949 che nascono i primi mattoncini assemblabili, mentre nel 1958 essi assumono quella forma particolare, che da allora li contraddistingue e ne permette l’assemblaggio modulare. Il nome stesso, LEGO, racchiude un invito al gioco, derivando dall’unione delle parole danesi “leg godt”, che significano “gioca bene”. Queste radici linguistiche non solo raccontano la filosofia dell’azienda, ma suggeriscono anche un ethos di creatività e apprendimento attraverso il gioco, che si è mantenuto costante nel tempo. Oggi, LEGO non è solo sinonimo di mattoncini colorati che si incastrano con precisione millimetrica, ma rappresenta un vero e proprio ecosistema ludico, capace di stimolare l’immaginazione di generazioni di bambini e adulti. La sua evoluzione non si è mai fermata, abbracciando non solo i mutamenti tecnologici, come i videogiochi e i film d’animazione, ma anche le collaborazioni che ne espandono ulteriormente l’universo. In questa continua espansione, la recente partnership con Asmodee si configura come un passo naturale, quasi inevitabile, in cui l’immaginazione e la strategia si fondono per dare vita a nuovi modi di giocare.

Asmodee, dal canto suo, è un nome che negli ultimi decenni è diventato sinonimo di innovazione nel mondo dei giochi da tavolo. Fondata nel 1995, l’azienda francese ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo grazie a un catalogo vasto e variegato, che spazia dai giochi di ruolo ai giochi di carte collezionabili, fino ai giochi di miniature. Asmodee ha sempre avuto un occhio di riguardo per la qualità e la profondità delle sue offerte ludiche, progettate per coinvolgere gruppi di persone in esperienze di gioco che variano dal cooperativo al competitivo, dal semplice al complesso.

L’unione tra LEGO e Asmodee è stata annunciata con grande entusiasmo, e i primi frutti di questa collaborazione sono già visibili all’orizzonte, incarnati in due nuovi giochi: Monkey Palace e Brick Like This!.

Questi titoli non solo segnano l’inizio di una nuova era per entrambe le aziende, ma rappresentano anche una nuova frontiera per i giocatori, offrendo esperienze che mescolano costruzione fisica e strategia ludica in modi finora inimmaginabili.

Monkey Palace, creato dai game designer David Gordon e Tin Aung Myaing, immerge i giocatori in una giungla vibrante e misteriosa.

Adatto a gruppi di due o quattro giocatori, questo gioco di strategia combina elementi collaborativi e competitivi, in un equilibrio delicato che richiede astuzia e cooperazione. Il tema è quello della ricostruzione del Monkey Palace, un’impresa che coinvolge non solo la creatività architettonica ma anche la capacità di manovrare le risorse limitate, rappresentate dai mattoncini e dai preziosi Punti Banana. Il fascino del gioco risiede nella sua capacità di intrecciare narrazione e strategia, mentre i giocatori costruiscono scalinate sempre più alte e complesse per raggiungere il traguardo finale.

Brick Like This! invece si presenta come un party game dal sapore più leggero ma non meno coinvolgente, sviluppato da Dotted Games.

Qui, il cuore del gioco è la collaborazione, con un massimo di otto giocatori impegnati a costruire insieme utilizzando i famosi mattoncini LEGO. Le regole semplici lo rendono accessibile a tutti, dai più piccoli ai più grandi, promuovendo il lavoro di squadra e la comunicazione in un contesto ludico. Brick Like This! è un omaggio alla capacità di LEGO di riunire le persone attraverso la costruzione creativa, ma con un twist che lo rende ideale per le serate di gioco in famiglia o tra amici.

Jaume Fabregat di LEGO Publishing ha espresso con entusiasmo le potenzialità di questa nuova alleanza, sottolineando come l’esperienza di Asmodee nel settore dei giochi da tavolo, combinata con il potenziale illimitato di LEGO, stia aprendo la strada a nuove possibilità di innovazione nel mondo del gioco. Questa partnership, ha dichiarato Fabregat, non solo ridefinirà l’esperienza LEGO nel panorama dei giochi da tavolo, ma potrebbe anche essere il preludio a nuove collaborazioni che continueranno a esplorare i confini del gioco creativo e strategico.

Con il lancio di Monkey Palace previsto per il 3 ottobre 2024 e l’attesa già palpabile per Brick Like This!, il futuro dei giochi da tavolo sembra più brillante che mai. Questa collaborazione tra LEGO e Asmodee non solo promette di portare una ventata di freschezza nel settore, ma rappresenta anche un momento di svolta, in cui il gioco diventa un ponte tra l’immaginazione e la realtà, tra la costruzione e la strategia. La storia di LEGO continua così a evolversi, sempre fedele al suo principio fondante: “gioca bene”. E con Asmodee al suo fianco, questo gioco diventerà ancora più avvincente.

La Musica Fantasy: un’esperienza immersiva in Baldur’s Gate 3

Ricordate il primo giorno su Baldur’s Gate 3? Recensioni entusiastiche a parte, ho letto molti commenti e discussioni online e so di non essere l’unico ad essere rimasto a bocca aperta. Ho passato troppo tempo sulla schermata di creazione del personaggio. A questo incanto, continuato a lungo nel corso dell’intera storia, contribuisce in modo fortissimo la musica di Borislav Slavov, che ha dato un gran contributo al recente capolavoro di Larian Studios. Il famoso GdR è uscito in full release per PC un anno fa, e nell’arco dei mesi successivi per PS5, Mac e Xbox.

Uno degli obiettivi del fantasy è l’evasione, e la musica comunica con l’essere umano a prescindere dalla lingua; supera le barriere e gli ostacoli. Parafrasando Vasco Rossi, “ti prende e ti porta via!”,, È anche una grande fonte d’ispirazione; personalmente uso spesso la musica giusta per entrare nello stato mentale migliore per scrivere. Spesso al giorno d’oggi la musica più bella viene composta per PC e console, e non parlo solo di fantasy.

Più di una volta sono rimasto bloccato sulla schermata iniziale, con una splendida vista su Baldur’s Gate.

Certi videogiochi sono degni di essere ricordati come opere d’arte.

Naturalmente molti di loro non hanno quest’ambizione. Altri invece tentano e falliscono, e di intrattenimento dozzinale ce n’è a bizzeffe, lo sapete meglio di me. Il videogioco è figlio del cinema, della televisione e del teatro. Gli appassionati ricordano tutti la leggendaria trilogia del Signore degli Anelli di Sir Peter Jackson, e naturalmente la colonna sonora di Howard Shore. La trilogia è un caposaldo del fantasy moderno e mi spinse diversi anni fa a iniziare una carriera da Dungeon Master di D&D nelle edizioni 3.5-4.

Proporre al giocatore un’esperienza di qualità significa sfruttare al massimo ogni canale disponibile: per un grande gioco fantasy di solito ci sono la scrittura della storia, i dialoghi, un vasto comparto artistico fatto di disegni e modelli 3D, gli effetti sonori, la musica e naturalmente il gameplay.Questa piccola lista dal lato-spettatore nasconde un gran numero di ingranaggi in movimento. L’insieme è migliore e più grande della somma delle sue parti; se una di esse manca, l’insieme non si regge in piedi. Baldur’s Gate 3 però è un esempio del risultato che si può raggiungere quando la sinergia necessaria al successo risulta ottima. Per un fan di giochi di ruolo da PC/Console, Baldur’s Gate 3 è -veramente- un’esperienza unica e indimenticabile.

Siamo abituati, si potrebbe dire assuefatti, a una comunicazione multimediale. Ora più che mai. La musica è entrata nel linguaggio pubblicitario fin dagli esordi, e la ragione sta proprio nella qualità “subliminale” che citavo prima: la capacità di passare sotto i confini, di aggirare le barriere. Nella vita impariamo a riconoscere e respingere tanti messaggi manipolatori. “Mi dici questo, in questo modo, perché vuoi qualcosa” – un voto, un acquisto, molti acquisti, un cambio profondo d’opinione… la lista è lunga. L’intento persuasivo dilaga nell’informazione e nell’intrattenimento. Ma alcune opere vengono composte da appassionati artigiani che tengono alla propria arte: per intrattenere, spingere alla riflessione, creare trasporto, far volare lo spettatore con le ali della fantasia. Per portarlo dove non potrebbe mai andare e mostrargli cose che non potrebbe mai vedere.

Avete provato una partita da bardo? 

 I personaggi di Baldur’s Gate 3 appartengono a un mondo magico che non è il nostro. I loro problemi non sono i nostri; la loro è una storia potenzialmente senza tempo, sospesa al di fuori del nostro tempo. Eppure rimane rilevante e affascinante: ci parla più e meglio di tante altre produzioni di oggi. Ci sono dilemmi da affrontare, persone in difficoltà, misteri da risolvere, magici luoghi da esplorare… Lo scontro tra Bene e Male avviene all’esterno nella lotta ai malvagi antagonisti, e anche all’interno, quando il protagonista si fa conoscere attraverso le nostre scelte: alla fine sarà stato un salvatore dei deboli o un tiranno crudele?

La via del Bene può essere difficile da vedere, e non sarà la più facile.

Da bravi esseri umani del nostro tempo lo sappiamo bene, per dare respiro epico a queste storie e animare questi mondi, ci vuole la musica. Quando affrontiamo insidiose creature o spaventosi mostri finali, passeggiamo per le vivaci stradine di Baldur’s Gate o riflettiamo su scelte determinanti, più è epica la musica, più avvolgente l’esperienza. Siamo agli antipodi del ripetitivo grinding a cui ci hanno abituato altri titoli. In Baldur’s Gate 3 non c’è scontro uguale al precedente; non si tratta di macinare ore di gioco per conquistare, tra centinaia di drop inutili, un miglioramento dell’1.1% al danno del personaggio.

Non si parla di tran-tran, ma di emozione. Riascoltare una certa melodia riporta a un preciso momento, alle voci e ai volti spesso sofferenti dei personaggi, ai loro conflitti, alle nostre comuni gioie e trionfi. In una vicenda appassionante, scelte e contese non sono mai facili, e ci sono conseguenze.

La musica ci accompagna per tutto il viaggio. Amplifica l’impatto delle scelte e delle vicende sullo schermo. Attesa, paura, rabbia, stupore e commozione vengono moltiplicati, specialmente nei punti nevralgici della storia, e Larian sa come costruire uno scontro finale. Storie e musica come queste rimangono in piedi come esempio per una generazione.

Siete arrivati a scoprire Nightsong? Com’è andata? 

Stranger Things: Il Sottosopra – Gameplay Stagione 1. Cerchiamo di salvare Will Byers

Immersi negli anni ottanta nella misteriosa cittadina di Hawkins, Indiana, dove il confine tra realtà e dimensioni oscure si fa sottile. Se sei un fan della serie TV cult “Stranger Things“, preparati a vivere un’esperienza unica grazie a questo gioco da tavolo cooperativo che ti porterà al limite del terrore!

Tutto inizia con la scomparsa enigmatica del giovane Will e l’apparizione di Undici, una ragazza dai poteri telecinetici in fuga da un laboratorio segreto. I nostri eroi devono navigare tra i luoghi iconici di Hawkins, raccogliere oggetti preziosi e affrontare la loro stessa paura mentre cercano di sconfiggere le forze malvagie provenienti dal Sottosopra. Creature mostruose minacciano di scatenare il caos nel nostro mondo, e solo con coraggio e strategia spereremo di salvarci tutti! Prendi il controllo dei tuoi personaggi preferiti attraverso una serie di turni mozzafiato, cercando di raggiungere l’obiettivo finale: salvare Will e fermare le forze oscure che minacciano di distruggere tutto ciò che amiamo. Ma attenzione, ogni mossa è importante e un passo falso potrebbe significare il tuo destino nelle grinfie del terrore.

Il gioco è una vera e propria opera d’arte con miniature dettagliate e un design coinvolgente che ti trascina immediatamente nel cuore pulsante della serie tv. La grafica mozzafiato e l’ambientazione perfettamente ricreata ti faranno sentire parte integrante della serie TV, mentre affronti le sfide ei pericoli che ti aspettano.

Se sei un appassionato dell’atmosfera degli ottanta anni e se sei stato affascinato dalla serie che ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo, Stranger Things: Il Sottosopra è assolutamente il gioco che fa per te. Preparatevi a vivere un’avventura senza precedenti, dove ogni scelta può fare la differenza tra la vittoria e il terrore eterno. Affronta il Sottosopra. Salva Will. Il destino di Hawkins è nelle tue mani!

Tiranni dell’Underdark. I Drow di D&D si sfidano nelle pericolose profondità della terra

È giunto il momento del nuovo episodio settimanale dedicato a uno dei giochi più amati dai giocatori sul nostro canale. Questa volta, ci immergiamo nel sottosuolo con “I Tiranni dell’Underdark”, un titolo affascinante edito da Gale Force Nine e distribuito in Italia grazie ad Asmodee. Ambientato nel vasto e oscuro mondo dell’Underdark, questo gioco da tavolo immerge i giocatori nell’incantevole e pericoloso universo dei Drow, gli elfi oscuri di Forgotten Realms, noti agli appassionati di Dungeons & Dragons.

Nel cuore dell’Underdark, dove fama, potere e tradimenti sono all’ordine del giorno, quattro clan di Drow si contendono il dominio dei territori sotterranei. Questi elfi oscuri, noti per la loro astuzia e ambizione senza limiti, sono i protagonisti di conflitti avvincenti che promettono inganni e alleanze mutevoli.

La meccanica di gioco fonde abilmente il deck-building con il controllo territoriale, portando a nuovi livelli di raffinatezza e strategia, che richiamano elementi di successi passati come Dominion.

“I Tiranni dell’Underdark” offre una vasta gamma di mazzi tematici, ognuno dedicato a diverse categorie di mostri e creature leggendarie come Draghi e Demoni. Il tabellone di gioco rappresenta l’intricata rete di caverne e città sotterranee dell’Underdark, dove i giocatori devono navigare con abilità strategica. Il gameplay si snoda attraverso turni in cui i giocatori pianificano le loro mosse, giocano carte dal proprio mazzo per ottenere risorse e influenzare il mercato delle carte disponibili, tutto mentre cercano di controllare territori chiave per accumulare punti vittoria. Il vincitore è determinato quando un giocatore esaurisce i propri segnalini unità o quando il Mazzo Mercato è completamente esaurito.

Nonostante una grafica suggestiva ispirata all’universo di Dungeons & Dragons, la qualità dei componenti di gioco nella versione italiana ha suscitato qualche critica, soprattutto per la sottigliezza delle carte e l’assenza di miniature in plastica riscontrabili nella versione americana. “I Tiranni dell’Underdark” si rivela essere un gioco che, sebbene non sia immediato da padroneggiare, offre una profonda esperienza di gioco una volta superate le iniziali difficoltà di apprendimento. Le strategie si adattano alle diverse combinazioni di mazzi tematici e alle posizioni di partenza dei giocatori, garantendo una rigiocabilità eccezionale.

“I Tiranni dell’Underdark” è un titolo che fa la felicità degli amanti dei giochi di ruolo e degli appassionati di Dungeons & Dragons, grazie alle sue meccaniche coinvolgenti e alla profonda immersione nell’atmosfera dell’Underdark. Pur presentando alcuni difetti minori di design, l’esperienza di gioco rimane intensamente gratificante e piena di sfide strategiche che terranno i giocatori incollati al tavolo per ore. Un gioco consigliato agli avventurieri più esperti, pronti a esplorare i misteri e i pericoli del mondo sotterraneo.

Game in Lab di Asmodee presenta Punto di svolta: esplorando il ruolo dei giochi da tavolo nella vita delle persone autistiche

Asmodee, azienda leader nel settore dell’intrattenimento e dei giochi da tavolo, è orgogliosa di annunciare che il suo programma di ricerca, Game in Lab, il 7 maggio 2024 ha offerto, nell’ambito delle sue Conference Series 2024, una presentazione in Canada della dottoressa Gray Atherton e del dottor Liam Cross della University of Plymouth. Game in Lab, il cui scopo è quello di sensibilizzare le parti interessate ai benefici sociali dei giochi da tavolo, ha invitato la dottoressa Atherton e il dottor Cross a discutere le loro scoperte derivate da una serie di studi che hanno preso in esame la sovrapposizione fra l’autismo e il gioco da tavolo hobbistico.

La dottoressa Atherton e il dottor Cross hanno preso a campione più di 1600 giocatori e hanno raccolto più di 35 interviste nel loro lavoro con Game in Lab.

Fra gli hobbisti di giochi da tavolo osservati, Atherton e Cross hanno scoperto che al 7% è stata diagnosticata una forma di autismo (contro l’1% della popolazione generale) e che il 30% mostrava tratti autistici secondo l’Autism Spectrum Quotient (AQ), un questionario autogestito largamente utilizzato.

Facendo riferimento a un ampio spettro di dati demografici relativi ai giocatori e a varie motivazioni e preferenze riguardo ai giochi, i ricercatori hanno mostrato come queste informazioni possano rivelarsi utili ai creatori di giochi e a coloro che sono interessati a utilizzare i giochi da tavolo con scopi educativi e terapeutici. Per esempio, hanno presentato una ricerca sull’utilizzo dei giochi da tavolo come potenziale strumento valido nel sostegno delle persone affette da autismo.

Secondo la dottoressa Atherton,

i giochi da tavolo hanno finalità molto importanti, al di là del puro intrattenimento. Creano un’attività sociale unica che permette alle persone di riunirsi in uno spazio condiviso e di imparare come collaborare con i propri partner sociali e come competere gli uni con gli altri”. Il dottor Cross prosegue: “Per questa ragione, i giochi da tavolo possono rivelarsi un’importante attività sociale per le persone autistiche che preferiscono attività strutturate e basate sulle regole e che spesso hanno interessi prevalentemente non sociali (che molti giochi da tavoli usano come temi)”.

Avendo collaborato allo sviluppo di Dixit Access+, un titolo di Access+ Studio, la dottoressa Atherton e il dottor Cross hanno presentato anche le loro scoperte iniziali riguardo a un progetto pilota che utilizza il gioco per scopi terapeutici su un ampio campione di studio. Lo studio Access+, lanciato nel 2022, mira a fornire un accesso equo e inclusivo ai giochi da tavolo e lavora con ricercatori da tutto il mondo per sviluppare prodotti per persone con diverse disabilità cognitive, come l’autismo, l’Alzheimer, la depressione e altro.

Il dottor Cross e la dottoressa Atherton hanno condotto ricerche in varie aree dell’autismo, inclusi la teoria della mente e l’antropomorfismo, le relazioni uomo-animale, la qualità della vita, il genere e l’invecchiamento, così come gli aspetti interculturali dell’autismo e, più di recente, l’autismo e i giochi analogici e digitali. I dati raccolti sono a disposizione di medici, educatori e creatori (https://osf.io/vygd3/).

Nella sua ricerca, Léa analizza gli effetti dei giochi da tavolo moderni sulle funzioni cognitive dei giocatori, specialmente l’attenzione, cercando di capire se questi effetti dipendono dall’età dei giocatori, dalle emozioni e dalla modalità di gioco. I risultati della ricerca di Léa hanno presentato sotto una nuova luce l’affascinante relazione fra le funzioni cognitive e il mondo dei giochi da tavolo e aiuteranno senza dubbio a preparare il terreno accademico per un settore di ricerca che continua a generare interesse negli anni.

Un’altra collaborazione include un progetto con il dottor Philippe Robert, professore di Psichiatria all’università della Costa Azzurra e direttore del suo team “Cognition, Behaviour & Technology” (CoBTek) e del Dipartimento di Terapia del Linguaggio. Insieme ai colleghi Gray Atherton, Liam Cross e Léa Martinez, il dottor Robert ha pubblicato una serie di consigli sull’uso dei giochi da tavolo per le persone con disturbi neurocognitivi. Gli esperti considerano i giochi da tavolo estremamente importanti, tanto per le emozioni e i sensi, quanto per il comportamento, l’apprendimento e l’interazione sociale.

La dottoressa Melissa Rogerson, una specialista australiani in giochi da tavolo ibridi, ha condotto due studi grazie a Game in Lab e pubblicato diverso articoli sull’utilizzo e il valore degli strumenti digitali nei giochi da tavolo moderni. La dottoressa ha evidenziato l’importanza della materialità dei giochi da tavolo per gli hobbisti e ha dimostrato la necessità di considerare gli aspetti digitali attraverso l’intero processo di creazione dei giochi ibridi.

Game in Lab ha inoltre finanziato le ricerche di Anick Pelletier, una dottoressa canadese che ha studiato l’impatto cognitivo della presenza dei giochi da tavolo nelle scuole, e quelle del dottore spagnolo Jorge Moya Higueras, il cui studio pubblicato nel 2023 ha mostrato che l’inserimento dei moderni giochi da tavolo (Jungle Speed, Dixit) nelle scuole migliora le funzioni cognitive nei bambini a rischio di esclusione sociale.

La conferenza di Game in Lab con la dottoressa Atherton e il dottor Cross si è tenuta martedì 7 maggio durante Canada Plays, l’evento fieristico più importante dell’industria del gioco da tavolo canadese, ospitato da Asmodee Canada e Lion Rampant Imports. La content creator e insegnante Mandi Hutchinsons, di Salt & Sass Games, ha fatto da cerimoniera insieme alla leggenda dei giochi da tavolo di YouTube Rodney Smith.

Spellbook – Il Grimorio prende vita: incantesimi, strategie e magia in un gioco da tavolo che strega i nerd

Ci sono giochi che ti affascinano per l’estetica, altri per la profondità strategica. E poi ci sono quei giochi che – con l’arte sottile della magia – riescono a evocare entrambi gli aspetti in perfetto equilibrio. È il caso di Spellbook, una delle proposte più intriganti di Asmodee Italia degli ultimi tempi. Un titolo che non si limita a intrattenere, ma trasporta chi gioca in un mondo fatto di rituali arcani, Materia mistica e Grimori da riempire con potenti incantesimi. Ed è proprio lì, tra evocazioni e strategia, che il cuore nerd inizia a battere più forte.

Spellbook è un gioco da tavolo pensato per 2-4 giocatori, dalla durata contenuta ma capace di offrire una profondità tattica sorprendente. Ambientato durante il Grande Rito Annuale, ogni giocatore assume il ruolo di un mago in competizione per ottenere il dominio arcano attraverso la raccolta di Materia magica e la trascrizione di incantesimi nel proprio Grimorio. Fin dai primi turni, si respira un’atmosfera da accademia di stregoneria, con quel fascino che rimanda tanto ai tomi polverosi di Hogwarts quanto agli archivi nascosti del Sanctum Sanctorum di Doctor Strange. Ma Spellbook non è solo ambientazione: è un congegno ludico raffinato, costruito su meccaniche eleganti e sorprendenti.

Un Vortice di Materia e decisioni tattiche

Il setup è semplice ma suggestivo: al centro del tavolo troneggia il Vortice, da cui emergono componenti magici chiamati Materia, suddivisi per colore. Ogni mago (alias giocatore) ha una plancia personale su cui gestire incantesimi, riserva e punti. Ma dietro questa apparente semplicità, si nasconde un sistema strategico dalle mille ramificazioni.

Durante ogni round – scandito in tre fasi evocativamente nominate Mattino, Mezzogiorno e Sera – i giocatori compiono azioni fondamentali per lo sviluppo del proprio Grimorio. La raccolta della Materia, l’accumulo nella riserva del Famiglio, l’apprendimento di nuovi incantesimi: tutto ruota attorno alla scelta delle Materie più adatte e alla gestione delle risorse in modo efficiente. E qui entra in gioco la strategia pura, con un retrogusto quasi scacchistico.

Ogni incantesimo appreso ha un impatto: alcuni aiutano a raccogliere Materia più facilmente, altri permettono di manipolare le regole a proprio vantaggio. E poiché ogni magia può essere appresa solo una volta per giocatore, la corsa al miglior incantesimo diventa una sfida di lettura dell’avversario, di tempismo e intuizione. Spellbook ti costringe a pianificare, ma anche a reagire. Un vero duello mentale tra maghi.

La tensione cresce… fino all’ultima magia

La partita termina quando un mago riesce a completare il suo settimo incantesimo o quando il Famiglio di uno dei contendenti ha raccolto tutta la Materia possibile. Si contano i punti, si confrontano i Grimori, e il vincitore è colui che ha saputo combinare meglio la sua strategia con la lettura del campo di gioco.

Ecco uno degli elementi più belli di Spellbook: non esiste una strategia definitiva. Ogni partita cambia, a seconda delle Materie disponibili, delle magie scelte e del comportamento degli avversari. È come sfogliare ogni volta un Grimorio diverso. E, per chi ama il deckbuilding, il resource management e la costruzione di motori di gioco, questo titolo è pura alchimia.

Arte, materiali e fascino nerd

Dal punto di vista visivo, Spellbook è una vera delizia. Le illustrazioni evocano antichi codici magici, con un tocco dark fantasy che non sfigurerebbe su una cover di Dungeons & Dragons. Le plance, i segnalini, le sacche per la Materia: tutto è realizzato con cura, in perfetto stile Asmodee. E non possiamo non sottolineare il fascino “nerd” di questo gioco: è come vivere una campagna da stregone, comprimendo l’esperienza di un GDR fantasy in 45-60 minuti di partita. Per i fan di Magic: The Gathering, Gloomhaven, Arkham Horror o anche semplicemente per chi ha amato gestire risorse in Slay the Spire o Hearthstone, Spellbook è un richiamo irresistibile.

In un mercato affollato di giochi veloci e “usa e getta”, Spellbook si distingue per qualità, atmosfera e rigiocabilità. È accessibile (a partire dai 12 anni), ma ha la profondità necessaria per tenere incollati anche i giocatori più esperti. È perfetto per serate in famiglia, ma anche per quelle sessioni nerd tra amici in cui si cerca qualcosa di intelligente, appagante e dal gusto fantasy. Spellbook non è solo un gioco da tavolo. È un invito a immergersi in un mondo magico, a sfidare il destino con la forza della mente e un pizzico di Materia. E chi sa, magari a diventare davvero… il più grande mago di tutti i tempi.