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Tapum: Leo Ortolani racconta l’inferno della Grande Guerra a fumetti

La croce al merito di guerra veniva consegnata a chi aveva resistito almeno cinque mesi in zona di combattimento, oppure a chi era rimasto ferito o aveva perso la vita durante un’azione. Un simbolo pesante, carico di fango, sangue e silenzi. Un oggetto che oggi si può trovare anche su eBay a venti euro, scorrendo distrattamente tra vecchie medaglie e cimeli, come se la memoria potesse essere messa all’asta. È da questo cortocircuito emotivo, tra memoria storica e presente disincantato, che nasce Tapum, il romanzo grafico con cui Leo Ortolani spiazza, ferisce e commuove come non aveva mai fatto prima.

Pubblicato qualche giorno fa, Tapum è un colpo secco, uno sparo che riecheggia nella testa anche dopo aver chiuso il volume. Il titolo arriva da una canzone scritta dal soldato bresciano Nino Piccinelli proprio durante la battaglia del Monte Ortigara, uno degli episodi più assurdi e sanguinosi della Prima guerra mondiale. “Ta” è il colpo che arriva, “pum” è l’eco che segue, come un destino già deciso. Non è solo onomatopea: è una sentenza. Ed è anche la chiave di lettura di un’opera che rifiuta l’eroismo e smonta la retorica pezzo dopo pezzo.

La storia è ambientata durante la battaglia del Monte Ortigara, sull’Altopiano dei Sette Comuni. Un luogo che oggi si può visitare in silenzio, tra sacrari e lapidi, ma che nel 1917 era un inferno di roccia, gelo e ordini insensati. Ortolani racconta quel massacro seguendo due personaggi: il tenente Mariani e il capitano Dolon. I loro volti non sono casuali. Mariani ha le sembianze dell’autore stesso, mentre Dolon porta quelle di Andrea Pennacchi. Una scelta potente, quasi una dichiarazione di responsabilità: questa storia ci riguarda, non è un reperto museale.

L’idea di Tapum nasce proprio dall’incontro tra Ortolani e Pennacchi e dalla lettura de La guerra dei Bepi, un libro che racconta la Grande Guerra dal punto di vista dei soldati veneti. Da lì parte un lavoro di documentazione ossessivo: libri di storia, film, canti alpini ascoltati fino allo sfinimento, visite sui luoghi reali delle battaglie. Non per ricostruire una cronaca fredda, ma per restituire l’odore del fango, la paura che ti entra sotto la pelle, la sensazione costante di essere sacrificabili.

Il paragone più immediato è con La grande guerra di Mario Monicelli. Anche qui la guerra non viene raccontata attraverso generali o strategie, ma filtrata dagli occhi di uomini comuni, travolti da una macchina più grande di loro. Come nel film, l’ironia esiste, ma è amara, tagliente, mai consolatoria. Serve a sopravvivere, non a sdrammatizzare.

Chi conosce Ortolani per Rat-Man, per le parodie scatenate e il ritmo comico chirurgico, potrebbe restare spiazzato. In Tapum la battuta facile viene accantonata. L’umorismo rimane, sì, ma è nero come la notte in trincea. A incarnarlo è soprattutto la Morte, personificata in modo disturbante e paradossalmente ironico, l’unica figura che sembra muoversi con naturalezza in quell’inferno. Fa sorridere, ma con i denti serrati. Quel sorriso che arriva quando capisci che stai ridendo per non crollare.

Anche dal punto di vista grafico Tapum segna una rottura netta. Ortolani abbandona il segno pulito e controllato per una china acquerellata sporca, imprevedibile, difficile da domare. Le tavole sembrano macchiate, vissute, quasi corrose. Una scelta tecnica che diventa metafora: la guerra non è mai ordinata, non segue linee dritte. È caos, è fango, è sangue. Come ha raccontato lo stesso autore, un soldato non ne esce mai pulito. Nemmeno chi torna a casa.

Il volume è stato pubblicato da Feltrinelli Comics il 28 ottobre 2025 ed è stato presentato al Lucca Comics & Games. Vederlo lì, tra cosplay, stand colorati e code festanti, crea un contrasto straniante. Eppure funziona. Perché Tapum non è un fumetto che vuole essere “diverso” per posa. È diverso perché necessario.

La forza dell’opera sta proprio nel suo rifiuto di ogni glorificazione. Niente eroi, niente bandiere sventolate con orgoglio. Solo giovani mandati a morire per pochi metri di roccia, fucilazioni sommarie, decimazioni, ordini impartiti da chi non vedeva il fronte. E in mezzo, ostinata, fragile, commovente, la volontà di restare umani. Una battuta sussurrata, un gesto di solidarietà, un pensiero che va a casa.

Tapum è un pugno nello stomaco. Di quelli dati bene. Fa male, ma serve. Le metafore della Patria e della Morte sono magnifiche e inquietanti, tristemente attuali in un mondo che continua a riscoprire la guerra come soluzione. Ortolani riesce in qualcosa di rarissimo: farti venire la pelle d’oca e, un attimo dopo, strapparti un sorriso amaro mentre ti racconta com’è l’inferno sulla Terra.

Non è solo uno dei lavori più maturi di Leo Ortolani. È un fumetto necessario, che dimostra come il medium possa raccontare la Storia con una potenza emotiva che pochi altri linguaggi riescono a eguagliare. Finita l’ultima pagina, resta il silenzio. E quell’eco lontana: ta-pum.

E adesso la palla passa a voi. Lo avete letto? Vi ha colpiti come ha colpito noi? Parliamone, perché certe storie non dovrebbero mai restare chiuse in un cassetto… o vendute a venti euro online.

Milo Manara racconta l’Odissea di Telemaco: il capolavoro inedito per gli 80 anni del maestro

Nasce come un sogno antico, ma si trasforma in un’opera nuova, viva e luminosa come solo i grandi maestri sanno fare. Milo Manara, il cantore della sensualità e dell’immaginario più raffinato del fumetto italiano, torna con un progetto che è insieme celebrazione e rivelazione: un capolavoro inedito ispirato al poema di Omero, raccontato dal punto di vista di Telemaco, il figlio di Ulisse. Un’opera monumentale che intreccia parola e immagine in un dialogo poetico che scava nel mito e lo restituisce con sguardo moderno, attraverso la potenza evocativa dell’acquerello.
Il libro, pubblicato da Feltrinelli Comics, è il frutto di anni di studi, riflessioni e disegni, di un lungo percorso che Manara ha coltivato come un giardino segreto, lasciando che la sua arte maturasse insieme al tempo. Ora, finalmente, questo sogno trova forma e colore, in un volume che diventa anche simbolo di un traguardo personale e artistico: le celebrazioni per gli ottant’anni dell’autore.

Il ritorno del mito attraverso gli occhi di un figlio

Manara sceglie un punto di vista insolito, e proprio per questo profondamente umano. Non quello dell’eroe che affronta mostri, dei e tempeste, ma quello del figlio che aspetta, immagina e cerca di comprendere un padre divenuto leggenda. Telemaco diventa la lente attraverso cui rileggere l’Odissea, non più come semplice poema epico ma come un racconto di crescita, di identità e di eredità emotiva.
Il giovane, rimasto solo nell’isola di Itaca, è sospeso tra due assenze: quella del padre e quella del proprio destino. Manara ne cattura lo sguardo inquieto, restituendoci la fragilità di chi si trova a vivere sotto l’ombra ingombrante del mito.
Nelle tavole, l’arte del maestro si fa visionaria e intima allo stesso tempo: il mare non è solo paesaggio, ma memoria liquida; gli dei sono presenze silenziose, scolpite nella luce; Penelope non è più figura remota di fedeltà, ma una donna reale, fatta di attesa e desiderio.
Ogni acquerello diventa una finestra su un’emozione, un ricordo, una ferita. L’epica, nelle mani di Manara, si trasforma in introspezione.

Le tavole: l’acquerello come lingua del mito

Le immagini sono il cuore pulsante del libro. Acquerelli potenti e delicati, in cui il colore scorre come un respiro antico, rievocano i paesaggi dell’Egeo e i volti degli eroi omerici con una grazia pittorica che richiama la tradizione classica, ma con quella sensualità e quella libertà visiva che solo Manara sa dare.
Ogni tavola è un piccolo poema, un microcosmo in equilibrio tra realismo e sogno. Si percepisce la lezione di Botticelli, ma anche la leggerezza del segno che Manara ha reso inconfondibile nel corso di decenni.
La tecnica dell’acquerello non è scelta estetica ma linguaggio narrativo: la trasparenza dell’acqua diventa metafora della memoria, la sfumatura racconta ciò che non si può dire a parole, e il colore vibra come la voce di un cantore.
Accanto ai disegni, un testo scritto dallo stesso Manara, che alterna brani dell’Odissea — nella raffinata traduzione di Maria Grazia Ciani per Marsilio — a riflessioni e riscritture in cui Telemaco prende parola, raccontando la propria versione dei fatti, i propri sogni, le proprie paure.

Un libro, un compleanno, un evento culturale

La pubblicazione di quest’opera non è soltanto un’uscita editoriale, ma un vero e proprio evento culturale. Feltrinelli Comics accompagnerà il libro con una serie di iniziative dedicate agli ottant’anni di Milo Manara, a partire da un docufilm che esplorerà il mondo del maestro attraverso le testimonianze di artisti, musicisti e amici di sempre.
Nel film troveranno spazio interviste a Paolo Conte, Elodie, Nicola Piovani, e perfino materiale d’archivio inedito con Federico Fellini e Francesco Guccini, figure che hanno segnato la vita e l’immaginario di Manara. Il documentario, ispirato all’autobiografia A figura intera (che Feltrinelli riproporrà per l’occasione in una nuova edizione), sarà un viaggio nella memoria, un mosaico di incontri e passioni che raccontano come un artista sia diventato un simbolo della cultura visiva italiana.
E non mancheranno mostre, retrospettive e incontri pubblici dedicati a lui, a partire dalle principali fiere del fumetto e dell’arte visiva, fino a un tour di presentazioni che attraverserà musei e festival.

L’eredità di un maestro

Con questo progetto, Manara chiude un cerchio e ne apre un altro. Dopo aver esplorato l’erotismo, la storia e la letteratura — da Il Gioco a Caravaggio, da Gulliveriana a Borgia — il maestro torna alle origini della narrazione occidentale, là dove tutto ha avuto inizio: Omero.
Ma non lo fa come illustratore accademico, bensì come narratore totale, trasformando il poema epico in una riflessione sul rapporto tra arte, memoria e identità.
Nelle sue mani, l’Odissea smette di essere un racconto di ritorni per diventare una storia di scoperte interiori. Telemaco, come ogni figlio del mito, non cerca solo suo padre: cerca sé stesso. E, in fondo, è questo che rende eterna l’arte di Manara — la capacità di parlare del desiderio umano di conoscenza, di libertà e di bellezza.

Il canto di Manara

“Ogni disegno è un viaggio”, ha detto una volta l’autore. E questo nuovo lavoro è il più lungo e intimo dei suoi viaggi. Un’odissea personale che attraversa il tempo e l’arte, la carta e il colore, la parola e il silenzio.
Con Il poema di Telemaco, Milo Manara ci consegna non solo un nuovo libro, ma una chiave per leggere il mito con occhi diversi, con quella meraviglia che solo i grandi narratori sanno risvegliare.
E come ogni grande racconto, anche questo non finisce mai davvero: continua a vibrare nelle sue immagini, nelle sue sfumature, nella promessa di nuove avventure artistiche che — ne siamo certi — non tarderanno ad arrivare.

Kurt Cobain: Quando ero un alieno – il fumetto che racconta il ragazzo dietro la leggenda dei Nirvana

🚨 Breaking News per tutti i puristi del Grunge e gli appassionati di storie vere! 🚨 A distanza di oltre un decennio dalla sua prima uscita, una delle graphic novel più intense e rispettose dedicate a una delle icone più controverse della musica torna nelle nostre mani. Parliamo di “Kurt Cobain – Quando ero un alieno”, l’opera di Danilo Deninotti e Toni Bruno, che Feltrinelli Comics ha deciso di riportare in libreria per farci intraprendere un viaggio intimo, delicato e sorprendentemente nerd nell’infanzia e adolescenza del frontman dei Nirvana. Dimenticate il mito maledetto, il sensazionalismo e il gossip tossico: qui si esplora il ragazzo, l’alieno che ha inventato la colonna sonora di intere generazioni.


Aberdeen: La Culla di un Escluso (o di un Extraterrestre?)

Deninotti e Bruno compiono una scelta narrativa coraggiosa e mirata: bypassare l’apice della fama e il baratro finale, concentrandosi sul periodo formativo di Kurt Cobain. Non si parte dalla copertina di Nevermind, ma dalla grigia e piovosa provincia americana del Nord-Ovest, da Aberdeen. È qui che si sviluppa il nucleo di un’inquietudine che diventerà arte.

Il piccolo Kurt è un bambino sensibile, talentuoso, ma soprattutto estraneo. Quell’innato senso di solitudine e l’incapacità di adattarsi all’ambiente circostante si cristallizzano in una convinzione quasi mitologica: non appartiene a questo pianeta. È convinto di essere sceso da un’astronave e che i suoi simili extraterrestri sarebbero tornati un giorno per salvarlo dalla mediocrità e dal conflitto di una famiglia che si stava sgretolando.

Questa metafora dell’alieno non è un semplice vezzo biografico, ma la lente attraverso cui la graphic novel ci invita a leggere l’intera esistenza del futuro artista: un paesaggio emotivo fatto di distacco, poesia e, inesorabilmente, distanza dagli altri.


La Poetica dell’Alienazione Visualizzata

Il vero colpo di genio di quest’opera risiede nella sua capacità di visualizzare il concetto di alienazione. Deninotti e Bruno non si limitano a raccontare l’emozione, la rendono tangibile, quasi un bug grafico nella realtà percepita dal protagonista. Nel mondo visto attraverso gli occhi di Kurt, gli altri—la società, la famiglia—assumono spesso i tratti di figure aliene e distorte. Questo espediente grafico non è solo stilistico, ma è una potente metafora che ci cala nella percezione di un ragazzo che vedeva l’intera umanità come un paesaggio straniero e incomprensibile.

È in questo vuoto, però, che l’alieno comincia a trovare la sua “specie”. L’estraneità iniziale non porta alla totale reclusione, ma alla ricerca spasmodica di un linguaggio alternativo: la musica. L’unica forma di comunicazione possibile per un’anima fuori frequenza. È qui, tra altri ragazzi incasinati ed esclusi, avvolti nelle loro maglie larghe e T-shirt da band, che Kurt trova i suoi simili, i suoi fratelli di astronave—esseri fragili e arrabbiati come lui, uniti da una vitalità abbagliante e destinati a fondare una band che avrebbe rivoluzionato la storia.

I disegni di Toni Bruno sono l’anima visiva di questa malinconia. Le sue linee morbide e il suo stile oscillano abilmente tra il realismo dimesso della provincia americana e il sogno di un ragazzo convinto di aspettare il salvataggio cosmico.


Un Inno alla Formazione, Non un Epitaffio

Ciò che rende “Quando ero un alieno” un’opera essenziale per il lettore nerd e attento è la sua decisa presa di posizione: è un racconto di formazione, non una tragedia. L’opera si ferma un attimo prima che la fama diventi il mostro che inghiotte il suo creatore, lasciando fuori campo il finale che tutti conosciamo. Non c’è spazio per morbosità, nessuna celebrazione del “mito maledetto” o della morte prematura. Al contrario, la sceneggiatura compie una vera e propria operazione di pulizia, spazzando via anni di culto tossico per restituirci un alieno estremamente umano, capace di incanalare il proprio dolore in pura arte.

La ristampa targata Feltrinelli Comics arriva in un momento in cui l’inquietudine e il senso di spaesamento sembrano risuonare ancora più forte nelle nuove generazioni. È un fumetto universale che parla non solo ai fan dei Nirvana che hanno vissuto quegli anni, ma a chiunque, indipendentemente dall’età, si sia sentito almeno una volta “fuori frequenza”.

Chiudendo l’albo, si prova un vuoto, una strana sensazione di nostalgia luminosa. Il lettore sa come va a finire la storia, eppure si rende conto che il finale è la cosa meno importante. Quello che conta è il percorso, è rivivere ogni pagina e ogni accordo di quel ragazzo che, partendo dal sentirsi un alieno, è riuscito a parlare, gridare e sussurrare al mondo intero. In un mondo di supereroi e giganti, Deninotti e Bruno ci ricordano che il vero potere sta nell’accettare l’umanissima solitudine dell’alieno.

“Morire non importa. The Cure: le radici del mito”. La Nuova Graphic Novel di Feltrinelli Comics che Celebra la Trilogia Oscura

Nel panorama della musica dark e del post-punk, pochi gruppi hanno lasciato un segno indelebile come i Cure. Tra il 1980 e il 1982, la band capitanata da Robert Smith ha dato vita a tre album fondamentali: “Seventeen Seconds”, “Faith” e “Pornography”, componendo quella che oggi viene ricordata come la “trilogia oscura”. Questi tre lavori hanno non solo definito l’estetica gotica e il sound malinconico dei Cure, ma hanno anche influenzato intere generazioni di artisti e appassionati di musica dark wave. Ora, la graphic novel “Morire non importa The Cure: le radici del mito“, pubblicata da Feltrinelli Comics, si propone di raccontare questo periodo cruciale della band con un’opera evocativa e dettagliata, capace di restituire l’atmosfera e il contesto culturale in cui nacque il gothic rock. Dopo il successo di “È mia la colpa. La vita dei Joy Division”, Lorenzo Coltellacci e Mattia G. Tassaro tornano con una nuova narrazione visiva dedicata a un altro pilastro della scena musicale dark.

L’uscita del volume, prevista per il 29 aprile, giunge in un momento significativo per i Cure, che hanno recentemente pubblicato un nuovo album dopo vent’anni di silenzio discografico e intrapreso un tour mondiale attesissimo dai fan. Questa coincidenza rende la graphic novel ancora più attuale e imperdibile per chi desidera approfondire la storia della band e il suo impatto sulla musica.

Morire non importa The Cure: le radici del mito” non si limita a esplorare l’evoluzione artistica del gruppo, ma intreccia la loro storia con quella di altre band iconiche del periodo come Joy Division, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus, Wire e Generation X. Attraverso un approccio narrativo onirico e dettagliato, l’opera offre uno sguardo approfondito su un’epoca che ha ridefinito i canoni della musica alternativa.

Gli autori della graphic novel vantano già una solida esperienza nel settore. Lorenzo Coltellacci, nato a Roma nel 1992, ha pubblicato le sue opere in diversi paesi, tra cui Italia, Francia, Spagna, Germania e Corea. Tra i suoi lavori spiccano “Un singolo passo” (2020), “Escher. Mondi Impossibili” (2022) e “Come fosse successo” (2023), editi da Tunué. Nel 2024 ha sceneggiato “È mia la colpa. La vita dei Joy Division” per Feltrinelli Comics.

Mattia G. Tassaro, nato a Napoli nel 1996, ha studiato presso la Scuola Internazionale di Comics e si è laureato in Design della comunicazione presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Ha illustrato “Il tempo che trovi e altri racconti” per Bagarì Edizioni e co-fondato Nuova Editoria Organizzata, con cui ha pubblicato “Glumvasky: Good Men Bad Things” nel 2023. La sua collaborazione con Feltrinelli Comics per la graphic novel sui Joy Division ha consolidato il suo talento nel raccontare storie musicali attraverso l’arte sequenziale.

Con “Morire non importa The Cure: le radici del mito“, Coltellacci e Tassaro offrono un tributo visivo e narrativo a una delle band più influenti della storia del rock. Il volume è un’opera imperdibile per gli appassionati della musica dark e del post-punk, ma anche per chi desidera riscoprire il fascino senza tempo dei Cure attraverso una narrazione intensa, documentata e artisticamente suggestiva. L’uscita della graphic novel rappresenta un’occasione unica per immergersi in un’epoca di sperimentazione e introspezione musicale, riscoprendo la bellezza oscura di una band che ha trasformato il dolore e la malinconia in arte immortale.

Alla ricerca di sé con Stelle di zucchero: Il graphic novel di Carpita a tutti che parla di amicizia e autoconsapevolezza

Il 18 marzo arriva in libreria Stelle di zucchero, il graphic novel che segna il debutto su carta del fenomeno social Carpita a tutti, il progetto che ha conquistato ben 100.000 follower con le sue riflessioni piene di sensibilità, ironia e dolcezza. Questo libro, una vera e propria guida alla comprensione di sé e delle proprie emozioni, non è solo una lettura da consumare velocemente, ma un’opera che invita a fermarsi, riflettere e sorridere insieme ai protagonisti della storia, Orso e Carpa.

La trama si sviluppa attorno alla figura di Orso, un personaggio che incarna l’insicurezza, la malinconia e una certa pigrizia esistenziale. Orso è il tipo che ama rifugiarsi nella sua tana, un luogo sicuro dove può evitare la confusione del mondo esterno. Ma la sua vita tranquilla viene sconvolta quando, durante un momento di debolezza, si imbatte in una merendina dimenticata tra i cuscini di un vecchio divano in soffitta. Questo semplice morso rappresenta l’inizio di un viaggio profondo, un viaggio dentro se stesso, che lo porterà a confrontarsi con le sue paure più nascoste e le sue emozioni più complesse.

Il mondo interiore di Orso è rappresentato da personaggi affascinanti e misteriosi che si manifestano come delle figure surreali: alieni che minano la sua autostima, un pinguino che non sa di poter volare, e uno scienziato intrappolato nelle sue ossessioni. Ogni incontro diventa un’occasione di crescita, un’opportunità per Orso di superare i suoi limiti e, soprattutto, di accettarsi per quello che è. Ma fortunatamente, Orso non è solo. Al suo fianco c’è Carpa, l’amica sagace che con le sue parole semplici e benefiche lo guida in questo percorso di consapevolezza, aiutandolo a scoprire il coraggio che non pensava di avere.

Stelle di zucchero è un libro che riesce a trattare temi complessi come l’amicizia, la difficoltà nelle relazioni e l’accettazione di sé, senza mai risultare pesante. Il tono ironico e delicato che pervade l’intero racconto rende il libro accessibile a tutti, ma allo stesso tempo, ci invita a confrontarci con le nostre insicurezze e paure più intime. Ogni pagina di questo graphic novel ci ricorda che, in fondo, siamo tutti un po’ Orso: persone fragili, insicure, ma anche capaci di fare il passo giusto quando siamo supportati da chi ci vuole bene.

Il progetto Carpita a tutti non si limita a essere una semplice storia: è un manifesto di speranza, una riflessione sul bisogno di libertà da giudizi esterni e interni. Come scrive Orso: «Voglio sentirmi bene, voglio sentirmi libero dai miei giudizi e da quelli degli altri. Non voglio più quella poltrona nella mia vita. Eppure non riesco ancora a non pensarci.» Un pensiero che, probabilmente, risuona dentro ognuno di noi, in un mondo che troppo spesso ci chiede di essere sempre forti, perfetti, mai vulnerabili.

Marco Maraziti, mente creativa dietro Carpita a tutti, esplora con questo libro una parte di sé che affonda le radici in un percorso personale di crescita e riflessione. La sua passione per la scrittura si unisce alla sua esperienza nel mondo della pubblicità, dove ha dimostrato di saper comunicare emozioni con grande efficacia. Al suo fianco, Greta Pinto, illustratrice e art director a-typica, arricchisce la narrazione con le sue illustrazioni evocative che danno forma ai mondi interiori di Orso e Carpa. La sua capacità di mescolare tecnica e creatività, unita a una visione artistica unica, dona al graphic novel una dimensione visiva che amplifica il messaggio emotivo del libro.

In definitiva, Stelle di zucchero non è solo un graphic novel, ma un invito a essere più gentili con noi stessi, a capire che anche nei momenti di insicurezza possiamo trovare la forza di crescere. Perché, come ci insegna Carpa, tutti possiamo carpire a tutti la dolcezza di sentirci così: imperfetti, ma autentici.

Amore, sesso e terra promessa: la graphic novel che racconta l’intimità nel conflitto arabo-israeliano

Nella vasta produzione fumettistica che affronta i temi della guerra e dei conflitti geopolitici, poche opere riescono a trattare l’intimità umana con la stessa profondità e delicatezza della graphic novel “Amore, sesso e terra promessa” firmata da Salomé Parent-Rachdi e illustrata da Deloupy. Questa inchiesta disegnata, pubblicata in Francia con grande successo, si addentra nei meandri più segreti della vita amorosa e sessuale in una regione devastata dal conflitto arabo-israeliano, fornendo una prospettiva unica su due aspetti universali dell’esistenza: l’amore e il sesso.

Attraverso sedici testimonianze dirette di palestinesi e israeliani, l’opera mette in luce quanto questi temi siano profondamente influenzati dalle tensioni politiche, religiose e culturali della regione. La giornalista francese Salomé Parent-Rachdi, con il suo approccio rigoroso e umano, ha impiegato tre anni per raccogliere storie di vita quotidiana che rivelano le contraddizioni di una società lacerata: dall’impossibilità di vivere apertamente l’omosessualità a Gaza, dove l’amore tra persone dello stesso sesso è punito con la morte da Hamas, alla storia di Jean-Marc, un ebreo praticante alla ricerca di una madre per suo figlio attraverso un’agenzia specializzata, senza desiderare alcun tipo di relazione sentimentale.

Questi racconti svelano un panorama emotivo complesso, in cui il patriarcato e il moralismo soffocano l’autodeterminazione individuale, lasciando però intravedere spiragli di resistenza e libertà. La narrazione, pur radicata nella realtà geopolitica della regione, si muove su un piano profondamente personale, indagando come la guerra e la religione plasmino le scelte affettive e sessuali delle persone. La prefazione di Gad Lerner aggiunge ulteriore autorevolezza all’opera, sottolineandone la rilevanza nel dibattito contemporaneo.

Le illustrazioni di Deloupy amplificano la potenza della narrazione con un tratto espressivo e intenso, capace di restituire le emozioni e le sfumature psicologiche dei protagonisti. L’artista, noto per il suo impegno nel raccontare storie di grande impatto sociale, ha saputo dare vita a una galleria di volti e situazioni che colpiscono per la loro autenticità, evitando stereotipi e semplificazioni.

Questa graphic novel si inserisce nella tradizione del fumetto d’inchiesta inaugurata da opere come “Palestina” di Joe Sacco, ma se ne distingue per la scelta di esplorare il conflitto attraverso una lente intima e personale. Non si tratta solo di un reportage visivo, ma di un’opera che mette in discussione tabù e dogmi, aprendo una finestra su una realtà raramente raccontata dai media mainstream.

Salomé Parent-Rachdi, nata a Nantes nel 1992 e attualmente residente a Parigi, si è imposta nel panorama giornalistico grazie alla sua capacità di affrontare tematiche complesse con sensibilità e rigore. Corrispondente per diverse testate in Israele e Palestina, si occupa di cronaca internazionale, produce podcast e collabora alla realizzazione di documentari televisivi.

Deloupy, illustratore di grande esperienza nato nel 1968 a Saint-Étienne, ha affinato la sua arte presso l’Accademia di Belle Arti di Angoulême, specializzandosi nella bande dessinée. Fondatore delle edizioni Jarjille nel 2004, ha collaborato con alcuni dei principali editori francesi, tra cui Delcourt e Casterman. Il suo impegno per la narrazione a sfondo sociale lo ha portato a partecipare all’opera collettiva “Donna, Vita, Libertà” (Rizzoli Lizard), dedicata ai diritti delle donne in Iran e curata da Marjane Satrapi.

Con il suo sguardo originale e penetrante, “Amore, sesso e terra promessa” rappresenta un’opera fondamentale per chiunque voglia comprendere le implicazioni umane e psicologiche del conflitto arabo-israeliano. Un libro capace di abbattere barriere e pregiudizi, portando il lettore a riflettere su quanto, nonostante le differenze e le divisioni, il desiderio di amare e di essere amati resti un tratto comune a tutta l’umanità.

“30 anni” di Wally Pain: Un Viaggio Attraverso Le Epoche e le Storie di Tre Donne

“30 anni” di Luana Belsito, in arte Wally Pain, sarà disponibile in libreria a partire dal 18 marzo 2025. Con questo nuovo lavoro, Wally Pain affronta ancora una volta il tema del corpo femminile, un leitmotiv che percorre l’intera sua produzione artistica. La graphic novel si sviluppa in un arco temporale che attraversa tre decenni, proiettandosi verso un futuro prossimo, e si propone come un’opera di grande rilevanza sociale e culturale. Con una narrazione che si articola su più piani, tipica delle migliori serie televisive, “30 anni” si fa portavoce di temi universali, come la libertà di scelta, il corpo e il ruolo delle donne, con una prospettiva contemporanea che va oltre i confini del fumetto stesso.

La storia si sviluppa intorno a tre donne, ognuna vissuta in un’epoca diversa ma accomunata dalla lotta per affermare se stessa in un mondo che impone ritmi prestabiliti. Giuditta, la prima protagonista, vive negli anni ’60, un periodo di grandi cambiamenti e fermento culturale, e sogna di diventare una grande cantante d’opera. Tuttavia, la vita ha in serbo per lei un destino ben diverso, che la porterà a confrontarsi con la realtà e a ridefinire la sua identità. Anna, protagonista degli anni ’90, si trova a bilanciare la carriera professionale con una scoperta che le cambierà la vita: la gravidanza, un’esperienza che la costringe a fare i conti con la sua femminilità e il suo ruolo nel mondo. Infine, Ginevra, l’eroina dei giorni nostri, incarna la ribellione e il desiderio di libertà, scegliendo di vivere la propria vita senza compromessi e diventando simbolo di una generazione che lotta per la propria affermazione.

Queste tre storie si intrecciano in una narrazione complessa, ma estremamente coinvolgente, che celebra la forza e la resilienza delle donne, capaci di rialzarsi sempre, attraverso le difficoltà della vita, una nota alla volta. Con un linguaggio visivo potente, Wally Pain dimostra una maturità artistica straordinaria, costruendo un racconto che non solo riflette la condizione femminile nel corso dei decenni, ma si inserisce anche in un dibattito sociale di grande attualità, spingendo il lettore a riflettere su temi come l’autodeterminazione, la libertà e l’autoconsapevolezza.

Luana Francesca Belsito, meglio conosciuta con il nome d’arte Wally Pain, nasce a Cosenza nel 1992. Fin da giovane, si avvicina al disegno e al fumetto, coltivando la passione che la accompagnerà nel corso della sua carriera. Dopo il diploma al liceo classico, si trasferisce a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti, e in seguito si diploma alla Scuola Internazionale di Comics di Roma nel 2018. La sua presenza sui social, con un seguito di oltre 17mila follower su Instagram, è diventata un vero e proprio spazio in cui Wally racconta se stessa e la sua visione del mondo, immergendosi in tematiche sociali e personali con una sensibilità unica. Oltre a “30 anni”, ha pubblicato nel 2023 per Feltrinelli Comics il volume “Corpi”, consolidando il suo ruolo nel panorama del fumetto italiano. La sua opera è un invito a esplorare l’intimità delle esperienze femminili con un linguaggio fresco, sincero e audace, che afferma con forza la necessità di dare spazio alle storie di ogni donna.

“30 anni” non è solo una graphic novel: è un viaggio attraverso la vita, le scelte e i sogni di tre donne che si trovano a confrontarsi con le aspettative imposte dalla società e con il desiderio di tracciare la propria strada. Il libro, che uscirà il 18 marzo, non mancherà di stimolare riflessioni e dibattiti, sia nel mondo del fumetto che fuori, rivelandosi un’opera di grande valore artistico e sociale.

Tonio Vinci. Lucio Battisti? Non sono mica io! La Graphic Novel che Rivela il Mito di un Artista Misterioso

Lucio Battisti, uno dei giganti della musica italiana, non smette mai di affascinare. Le sue canzoni continuano a risuonare nei cuori di milioni di persone, e nonostante il passare degli anni, la sua figura resta viva, anzi, sembra crescere in popolarità, soprattutto tra le nuove generazioni. Le sue melodie senza tempo e le parole che parlano direttamente all’anima sono ancora oggi al centro di un’adorazione che trascende i decenni. Ma cosa sappiamo davvero di Lucio Battisti, oltre le sue canzoni? Cosa c’è dietro quella figura enigmaticamente distante dal clamore pubblico che ha caratterizzato la sua carriera? A queste domande risponde una nuova e affascinante opera, che porta il lettore dentro il mondo dell’artista attraverso gli occhi di un giovane e talentuoso fumettista italiano: Antonio Vinci.

Con la sua graphic novel intitolata Lucio Battisti? Non sono mica io!, Vinci ci offre una nuova prospettiva sul leggendario cantautore, esaminando non solo la sua carriera musicale ma anche la sua personalità, quella stessa persona che per anni ha preferito vivere lontano dai riflettori. Il volume, edito da Feltrinelli Comics e disponibile dal 14 gennaio 2025, si distingue dalle tradizionali biografie musicali, presentando Battisti in un modo inedito, attraverso una narrazione che mescola aneddoti, curiosità e una forte componente umana. Vinci, infatti, non si limita a raccontare i successi di Battisti, ma si addentra nelle pieghe della sua vita privata, svelandoci un uomo schivo, introverso, ma di una profondità che affascina e sorprende.

L’opera è più di una semplice biografia a fumetti: Lucio Battisti? Non sono mica io! è un viaggio emozionante nella mente di un artista che ha saputo rivoluzionare il pop italiano, portando un’aria di mistero intorno a sé. L’idea di raccontare la sua vita attraverso il fumetto è una scelta perfetta, un mezzo che consente di esplorare la sua personalità in modo più intimo e viscerale rispetto a una biografia tradizionale. Antonio Vinci, con il suo stile unico e il suo approccio fresco e innovativo, ci guida attraverso episodi della vita di Battisti che vanno dalla giovinezza da suonatore d’orchestra ai successi che hanno fatto di lui una leggenda, ma sempre mantenendo il giusto rispetto per quella sua caratteristica di non voler essere “narrato”. In effetti, la grafica stessa della novel è un tributo al suo desiderio di rimanere nell’ombra: Battisti non viene mai rappresentato in modo esplicito, come una forma di omaggio al suo rifiuto di mostrarsi al pubblico.

Vinci, che ha avuto accesso a racconti di persone che hanno conosciuto personalmente Battisti, come Mara Maionchi, Mario Tessuto e Pasquale Panella, ci regala un’immagine di Battisti che non è solo quella del genio musicale, ma anche quella di un uomo che, pur essendo costantemente sotto i riflettori, ha sempre cercato di sfuggire a quell’identità pubblica che lo rendeva un’icona. L’intento di Vinci è proprio quello di svelare, dietro la leggenda, l’essere umano che ha amato in silenzio, che ha nutrito passioni private come il ping pong e la canzone napoletana, e che ha sempre voluto mantenere una distanza dal mito che lo circondava.

Il titolo stesso del fumetto, Lucio Battisti? Non sono mica io!, è una chiara dichiarazione di intenti: Battisti non si riconosceva nel suo stesso mito. Era un uomo che ha costruito la sua carriera attraverso il talento, ma senza mai voler essere celebrato come una figura intoccabile. Un uomo che, paradossalmente, amava la sua arte universale, ma non si riconosceva nel culto che la gente aveva creato attorno a lui.

La graphic novel di Vinci è un omaggio vibrante, ma anche una riflessione sulla complessità di un uomo che, pur avendo conquistato il cuore del pubblico, ha sempre cercato di rimanere fuori dai riflettori. Con più di 140 pagine di illustrazioni ricche di dettagli e colore, il fumetto non solo celebra la musica di Lucio Battisti, ma ci invita a riflettere su un personaggio che ha scelto di nascondersi dietro il suo mito. Grazie al lavoro di ricerca condotto da Vinci, che ha intervistato persone che hanno avuto la fortuna di conoscere l’artista, la storia di Battisti emerge in modo nuovo e autentico, mostrando il lato umano di un genio che ha sempre preferito parlare attraverso le sue canzoni piuttosto che con le parole.

Lucio Battisti? Non sono mica io! non è solo un volume per i fan più accaniti del pop italiano, ma è una lettura consigliata anche per chi si avvicina al mito di Battisti per la prima volta. Con il suo stile narrativo coinvolgente e il suo approccio fresco, Vinci riesce a rendere la storia di un artista straordinario accessibile e appassionante, ma senza mai snaturare la complessità della sua figura. Un’opera che è, in definitiva, tanto un tributo alla musica quanto un omaggio a un uomo che, più di ogni altro, ha saputo rimanere un mistero.

Per tutti gli appassionati di musica italiana, graphic novel e storie potenti raccontate con un linguaggio nuovo, il 14 gennaio 2025 è una data da segnare assolutamente sul calendario. Con questo fumetto, Antonio Vinci ci permette di entrare nel cuore e nella mente di Lucio Battisti, e di scoprire non solo il suo talento, ma anche l’uomo che si nasconde dietro le sue canzoni immortali.

Zodiaco: Una nuova avventura cosmica per gli appassionati di fumetti di Leo Ortolani

Leo Ortolani sta per tornare, e questa volta lo fa in grande stile con un progetto che promette di conquistare fan vecchi e nuovi. Il maestro del fumetto italiano, celebre per aver dato vita al mitico Rat-Man, si prepara a stupirci con “Zodiaco”, la sua nuova opera pubblicata da Feltrinelli Comics. Stavolta, Ortolani abbandona i viaggi nello spazio per immergersi in un universo astrale diverso, ma sempre carico della sua inconfondibile ironia e del suo spirito dissacrante.

“Zodiaco” è una raccolta di dodici storie, ciascuna dedicata a un segno zodiacale. Un concept intrigante che arriva in un momento perfetto: il periodo di fine anno, quando l’interesse per l’astrologia raggiunge il suo picco. Che tu sia un appassionato di oroscopi o un semplice curioso, questa nuova avventura promette di affascinarti e divertirti, grazie a una narrazione fresca e originale che solo Ortolani sa offrire.

Ad arricchire il progetto c’è la collaborazione con Sarah D’Imporzano, talentuosa colorista già al lavoro su opere come Musa e Tarocchi. Insieme, il duo ha realizzato un vero e proprio gioiello del fumetto italiano, capace di parlare a lettori di tutte le età con un mix perfetto di ironia, riflessione e una dose di sano divertimento.

L’attesa per “Zodiaco” culminerà in un evento speciale: la presentazione ufficiale al Lucca Comics & Games 2024, in programma dal 30 ottobre al 3 novembre. Questo festival, un punto di riferimento per ogni nerd che si rispetti, sarà lo scenario ideale per il lancio del nuovo titolo di Ortolani. Con Feltrinelli Comics al timone, il pubblico potrà scoprire le dodici storie che esploreranno non solo il mondo dell’astrologia, ma anche la condizione umana, sempre filtrata attraverso lo sguardo unico e brillante di Ortolani.

E se l’attesa per “Zodiaco” sembra interminabile, i fan possono già godersi “Gli Infallibili”, la miniserie targata Panini Comics che ha debuttato lo scorso 9 maggio. Questa serie mescola azione e umorismo in puro stile Ortolani, regalando un’esperienza di lettura avvincente e spassosa, perfetta per chi cerca un assaggio del suo genio creativo.

Con “Zodiaco”, Ortolani si prepara a regalarci un’opera che va oltre il semplice intrattenimento. Ogni storia, con il suo stile unico, offre un’opportunità per riflettere, ridere e lasciarsi trasportare in un viaggio che esplora sogni, paure e desideri attraverso la lente brillante e irriverente di uno dei più grandi narratori del fumetto italiano.

Se sei un fan di Ortolani o un amante del fumetto, segnati questa data: “Zodiaco” sarà uno dei titoli imperdibili di questa stagione. Preparati a ridere, riflettere e scoprire un lato inedito del tuo segno zodiacale… sempre che Ortolani non decida di prenderlo in giro (spoiler: lo farà, e sarà esilarante).

Guido Crepax e Sergio Gerasi, Valentina è vera

Il 29 ottobre 2024 segnerà un importante momento per gli amanti del fumetto italiano con l’uscita di “Valentina è vera”, una nuova storia che riporta in vita l’iconica protagonista creata da Guido Crepax. Questa volta, a dar voce e immagine alla nuova Valentina è Sergio Gerasi, un autore che con rispetto e maestria attinge all’universo crepaxiano, creando un’opera che va oltre i confini del fumetto tradizionale.

Ambientata nella Milano contemporanea, “Valentina è vera” introduce un personaggio che è al contempo familiare e innovativo. Valentina, ora una giovane fotografa, si muove attraverso una realtà in continua evoluzione, riflettendo le sfide e le dinamiche sociali del nostro tempo. La narrazione si sviluppa attraverso una serie di scene ben congegnate, in cui si intrecciano momenti di vita offline e riflessioni interiori. Gli sprazzi di vita quotidiana, come le conversazioni con gli amici e le memorie di una storia d’amore passata con Luca, arricchiscono il profilo di Valentina, mentre la sua interazione con Diego, un potenziale nuovo interesse, introduce un elemento di incertezza e fragilità nelle relazioni moderne.

Ma l’arte di Gerasi non si limita a rappresentare le sfide quotidiane di Valentina. La sua vita online emerge come un palcoscenico altrettanto cruciale, dove la protagonista scopre di essere stata aggiunta da un misterioso Zorro89. Questo intrigante personaggio si rivela essere lo stalker che l’ha osservata in modo ossessivo. Questa rivelazione non solo mette in luce le inquietudini della vita digitale, ma serve anche a mettere in discussione la sicurezza e l’identità personale nell’era dei social media.

La narrazione prende una piega inaspettata quando Valentina si ritrova coinvolta in un progetto di realtà virtuale con l’ambiguo Ymia. Questa esperienza, surreale e disturbante, offusca i confini tra realtà e virtualità, catapultando Valentina in un mondo in cui le sue esperienze vengono manipolate. Scopre così di essere stata vittima di revenge porn e cyberbullismo, un tema attuale e doloroso che colpisce sempre più persone nel contesto digitale. Qui, l’autore affronta con coraggio problematiche che riguardano non solo la sfera privata di Valentina, ma anche un’intera generazione che lotta per affermare la propria identità in un mondo di immagini distorte.

Attraverso l’aiuto di amiche che appaiono come figure femminili simboliche, Valentina inizia il suo percorso di riappropriazione. Il sostegno di queste figure emblematiche diventa un elemento chiave nel suo cammino verso la riconquista di sé stessa, mentre si prepara ad affrontare il suo aggressore. Questa lotta non è solo fisica; è un viaggio emotivo e psicologico che riflette le esperienze di molte donne che si trovano a dover fronteggiare simili situazioni di violazione e abuso.

Tuttavia, quando sembra che Valentina abbia finalmente preso il controllo della sua vita, un incontro sorprendente cambia le carte in tavola. Si confronta con un’altra Valentina, una figura così simile eppure diversa, quella del grande Guido Crepax. Questo incontro non rappresenta solo una fusione di passato e presente, ma offre anche un’opportunità di rinascita per il personaggio, chiudendo un cerchio per aprirne un altro. La nuova Valentina è pronta a ripartire, carica di nuove esperienze e consapevolezze.

“Valentina è vera” sarà pubblicato nella collana Feltrinelli Comics, un’etichetta che continua a dare voce a storie innovative e significative nel panorama del fumetto italiano. L’opera di Sergio Gerasi non è solo un tributo a un’icona del fumetto, ma un’analisi profonda delle dinamiche contemporanee che colpiscono le donne oggi. Con un mix di amore, ossessione e ricerca dell’identità, “Valentina è vera” si propone di diventare un punto di riferimento non solo per i fan di Crepax, ma per chiunque desideri esplorare il mondo complesso e stratificato del fumetto moderno.

Storie da Spoon River: l’antologia di Edgar Lee Masters si trasforma in una graphic novel

In un’epoca in cui le narrazioni si intrecciano tra parole e immagini, “Storie da Spoon River” si presenta come un’opera capace di catturare l’attenzione di appassionati di poesia e fumetti. A partire dal 22 ottobre 2024, i lettori potranno immergersi in un adattamento in graphic novel dell’intramontabile “Antologia di Spoon River”, scritto da Edgar Lee Masters, un capolavoro della letteratura americana che ha saputo toccare le corde più profonde dell’animo umano.

L’Antologia di Spoon River, pubblicata tra il 1914 e il 1915, è una collezione di epitaffi poetici che raccontano le vite e le morti degli abitanti di un immaginario borgo americano. Ogni poesia è un pezzetto di vita che si intreccia con gli altri, formando un mosaico di esperienze condivise e solitudini inespresse. I personaggi, sepolti nel cimitero locale, emergono dalle pagine come anime tormentate, ognuna con la propria storia da raccontare. L’intento di Masters era chiaro: demistificare la vita di una piccola cittadina rurale, mostrando la bellezza e la tragicità della condizione umana.

Questo nuovo adattamento, curato da Marco Rizzo e illustrato dalla talentuosa Deborah Allo, non si limita a riproporre le poesie di Masters, ma offre una visione fresca e innovativa. Le tavole di Allo prendono vita con tratti eleganti e dettagliati, dando forma a personaggi iconici come il giovane Johnnie Sayre e la scandalosa Daisy Fraser. Ogni pagina è una finestra su un mondo popolato da destini intrecciati, dove il dolore, l’amore e la ribellione emergono in modo vivido e penetrante.

Ciò che rende “Storie da Spoon River” un’opera unica è la sua capacità di attualizzare il messaggio universale dell’Antologia. Rizzo e Allo hanno saputo creare una narrazione che attraversa tre epoche diverse, rivelando le connessioni tra le vite dei protagonisti. Questo espediente narrativo non solo amplia la visione complessiva della comunità, ma offre anche un respiro nuovo all’opera, parlando tanto ai lettori più giovani quanto a coloro che conoscono già i versi di Masters.

Il tratto di Deborah Allo si distingue per la sua eleganza e il suo rigoroso approccio visivo. Le sue illustrazioni catturano l’essenza di ogni personaggio e situazione, trasmettendo emozioni profonde con pochi segni. È in grado di rendere palpabile la malinconia di un’anima perduta o la gioia di un amore fuggente, unendo la forza lirica delle parole di Masters all’impatto visivo delle immagini. Ogni tavola è una celebrazione del talento dell’artista, capace di evocare atmosfere sospese che si riflettono nella vita dei personaggi.

La graphic novel rappresenta quindi un ponte tra poesia e fumetto, una fusione di due linguaggi artistici che, insieme, riescono a esprimere la complessità della vita umana. È un’opera per tutte le età, capace di attrarre un pubblico eterogeneo: dai lettori appassionati di graphic novel a quelli che desiderano avvicinarsi per la prima volta al mondo di Masters. La bellezza di “Storie da Spoon River” risiede proprio nella sua capacità di rendere immortali le storie di vita e di morte, trasportandole in un medium contemporaneo.

L’uscita di “Storie da Spoon River” è prevista per il 22 ottobre 2024, con un prezzo di copertina di 18,05 euro e un totale di 128 pagine. Pubblicata da Feltrinelli Comics, questa graphic novel non è solo un’opera da leggere, ma un’esperienza da vivere. Per chiunque ami l’Antologia di Spoon River o desideri scoprirla per la prima volta, questo volume rappresenta una straordinaria opportunità per immergersi in un viaggio che racconta la bellezza e il dolore dell’esistenza umana.

In un borgo che appare tranquillo, si cela un universo di storie, drammi e speranze. “Storie da Spoon River” è l’invito a non solo leggere, ma anche a guardare, sentire e riflettere sulle anime che ci circondano. Un capolavoro della letteratura americana si trasforma, così, in una nuova forma d’arte, capace di far rivivere emozioni senza tempo, rendendo onore al messaggio di Masters attraverso il linguaggio visivo del fumetto.

Soggetti di Silvia Ziche

Nel vasto panorama del fumetto italiano, Silvia Ziche si erge come una delle figure più brillanti e poliedriche, capace di incantare il pubblico con il suo acuto spirito satirico e il suo stile inconfondibile artistico. Con la sua ultima creazione, “Soggetti”, Ziche ci invita a un’esperienza unica e intima, lontana dai consueti canoni della sua produzione, offrendo una riflessione profonda sull’umanità e sui legami che ci uniscono.

Un Inedito Sguardo sull’Umanità

“Soggetti” è molto più di uno sketchbook. È un viaggio nell’anima dell’autrice, una finestra aperta su un mondo di emozioni e osservazioni quotidiane che, pur nella loro apparente ordinarietà, rivelano una bellezza sorprendente. Silvia Ziche, nota per il suo spirito ironico e la sua sagace satira, decide in quest’opera di mettere da parte il pungente umorismo che l’ha caratterizzato, per abbracciare una narrazione più personale e contemplativa.

Con “Soggetti”, Ziche compie un gesto coraggioso: abbandona temporaneamente i toni taglienti e sarcastici che hanno definito gran parte del suo lavoro per immergersi in un’atmosfera di empatia e riflessione. In questo contesto, ogni disegno diventa una piccola storia, un frammento di vita che riesce a catturare l’essenza dell’umanità con una delicatezza rara. Ogni pagina dello sketchbook è un invito a fermarsi e osservare, a riconoscere e apprezzare i dettagli più semplici e autentici della nostra esistenza.

L’Arte dell’Osservazione e la Magia della Matita

Le idee di Silvia Ziche nascono dall’osservazione, un processo che ha accompagnato l’autrice fin dai suoi esordi. Osservare le persone per strada, sui mezzi pubblici, nei momenti più intimi della quotidianità, è per Ziche una fonte inesauribile di ispirazione. “Soggetti” è il risultato di questa attenzione ai particolari, un’esplorazione visiva che svela l’umanità nelle sue forme più pure e genuine.

In questo libro, ogni disegno è un pezzo di storia, una narrazione che si dipana attraverso il tratto della matita. Le sue immagini, spesso ironiche, affettuose o poetiche, riescono a cogliere l’essenza dei momenti più fugaci e delle emozioni più profonde. In un’epoca in cui siamo costantemente immersi in schermi e distrazioni, “Soggetti” rappresenta un richiamo a riscoprire la bellezza delle cose semplici e quotidiane.

Silvia Ziche: Un Percorso Artistico di Successo e Innovazione

Silvia Ziche non è nuova a successi e riconoscimenti. Con un percorso che ha avuto inizio sulle pagine di “linus” e che è proseguito su “Smemoranda” e “Comix”, Ziche ha consolidato la sua reputazione come una delle voci più originali del fumetto italiano. La sua carriera è segnata da una serie di successi, tra cui le celebri storie per “Topolino” e il personaggio di Lucrezia, che le ha garantito un posto di rilievo nel panorama satirico italiano con la sua presenza settimanale su “Donna Moderna”.

Oltre al lavoro di vignettista e autrice disneyana, Ziche ha dato vita a graphic novel di grande successo, tra cui “La Gabbia”, che le è valso il prestigioso riconoscimento a Napoli Comicon e Lucca Comics. Con “Soggetti”, Ziche dimostra ancora una volta la sua abilità nel coniugare acutezza, ironia e poesia, regalando ai lettori un’opera che celebra l’umanità in tutte le sue sfumature.

“Soggetti” non è solo un libro, ma un’esperienza che ci invita a riflettere su noi stessi e sul mondo che ci circonda. Con la sua arte, Silvia Ziche ci offre uno sguardo unico e personale sull’umanità, un invito a riscoprire la bellezza nelle piccole cose e nei momenti quotidiani. In un’epoca dominata dalla superficialità e dalla velocità, questo sketchbook si propone come un antidoto, un’opera che, attraverso la matita e l’osservazione, ci restituisce la meraviglia di ciò che è autentico e genuino.

Figli delle stelle di Massimo Polidoro e Riccardo La Bella

In un’epoca in cui la curiosità scientifica incontra le arti visive, nasce un progetto che promette di rivoluzionare il modo in cui esploriamo i misteri dell’universo: “Figli delle stelle”. Questo innovativo volume è il primo di una serie di fumetti che fondono scienza e narrazione grafica, offrendo un nuovo metodo di indagine su fenomeni paranormali, complotti e misteri storici. A guidarci in questo affascinante viaggio è Massimo Polidoro, uno dei divulgatori scientifici più apprezzati, in collaborazione con il talentuoso fumettista italiano R

Massimo Polidoro, noto per il suo lavoro al fianco di Piero Angela e co-autore del bestseller “La meraviglia del tutto”, è la mente dietro l’idea di “Figli delle stelle”. Con un’esperienza consolidata nel divulgare la scienza e il mistero al grande pubblico, Polidoro ha deciso di esplorare nuovi territori narrativi. Il suo approccio rigoroso e appassionato si unisce ora alla creatività visiva di La Bella, creando un mix esplosivo di informazione

Il primo volume della serie si apre con un ritrovamento archeologico singolare e controverso: reperti che sembrano appartenere a una civiltà avanzata e, osiamo dire, extraterrestre. Questa scoperta “fuori contesto” non può che stimolare domande intriganti: hanno gli antichi incontrati esseri di altri mondi? Sono esistiti davvero contatti tra civiltà terrestri e forme di vita extraterrestri? La ricerca della verità si trasforma in un’avventura mozzafiato, arricchita dall’ironia e dal tratto distintivo di La Bella, che dà vita a un mondo grafico avvincente e visivamente stimolante.

Il fascino di “Figli delle stelle” non risiede solo nella sua capacità di stimolare la curiosità, ma anche nel modo in cui combina la rigorosa metodologia scientifica con la narrazione grafica. Polidoro guida il lettore attraverso un labirinto di misteri scientifici e storici, utilizzando il fumetto come veicolo per esplorare ipotesi e teorie. Questo approccio non solo rende la scienza più accessibile, ma la trasforma in un’avventura emozionante e visivamente coinvolgente.

Il fumetto, infatti, offre un’opportunità unica di esplorare argomenti complessi e affascinanti in modo immediato e coinvolgente. La combinazione del pensiero critico e della narrazione visiva permette ai lettori di immergersi completamente nelle storie e nei misteri trattati, mentre l’arte di Riccardo La Bella arricchisce l’esperienza con una dimensione estetica che stimola l’esperienza.

“Figli delle stelle” si propone quindi come un’opera pionieristica, capace di attrarre non solo gli appassionati di scienza e misteri, ma anche coloro che cercano un modo nuovo e coinvolgente per approcciarsi a temi complessi. Con ogni pagina, il lettore è invitato a un viaggio nello spazio e nel tempo, esplorando la possibilità di contatti tra civiltà antiche e forme di vita extraterrestri.

Massimo Polidoro e Riccardo La Bella ci offrono non solo una serie di fumetti, ma un vero e proprio percorso di scoperta, arricchito da un mix di rigore scientifico e creatività artistica. In questo viaggio alla ricerca della verità, ogni lettore potrà confrontarsi con domande che sfidano la nostra comprensione del mondo e del nostro posto nell’universo. La serie “Figli delle stelle” è dunque molto più di una semplice lettura: è un’avventura intellettuale e visiva che stimola la mente e affascina il cuore.

Patti Comics ritorna il 22 e 23 giugno 2024 al Parco Robinson di Patti

Venerdì 5 aprile è stato presentato, presso la sede del comune di Patti, il manifesto del Patti Comics, il nuovo festival del fumetto, nato dopo la bella edizione del Cosplay & Comics day realizzato l’anno scorso. L’ appuntamento il 22 e 23 giugno 2024 al Parco Robinson di Patti per due giornate imperdibili.

L’autore William Ceraolo ha voluto omaggiare la città di Patti, attraverso una splendida illustrazione che raffigura l’arrivo di Umiko, la mascotte della manifestazione, sulla spiaggia di Patti, con sullo sfondo il caratteristico scoglio di Patti Marina e la scogliera di Mongiove e Tindari. In lontananza, nelle acqua azzurre e cristalline, una nave in avvicinamento simboleggia l’arrivo della manifestazione a Patti.

Tante le novità presenti in questa edizione, a partire dai giorni che raddoppiano. Saranno presenti ospiti di rilievo come fumettisti, content creator, doppiatori e molto altro. Tra le novità in arrivo anche il k-pop, particolarmente amato dai giovanissimi.

Due importanti ospiti già annunciati sono il fumettista Lelio Bonaccorso, autore per Feltrinelli comicsTunuèBecco Giallo e il content creator Francesco Merrino. 

L’evento è organizzato e promosso dall’associazione culturale La Ciurma in collaborazione con la libreria Capitolo 18 di Teodoro Cafarelli, la consulta giovanile, I Semaluma Cosplay, l’associazione Fumettomania Factory APSofficina delle idee e con il patrocinio del comune di Patti, dell’assessorato alla cultura nella persona dell’assessore Salvatore Sidoti.

 

È mia la colpa La vita dei Joy Division

Poche band hanno lasciato un’impronta tanto profonda quanto i Joy Division nella storia della musica. La loro avventura, breve ma intensa, continua a risuonare attraverso le generazioni, diventando un simbolo di tormento, estasi e gioventù. Questo gruppo britannico, formatosi nel 1977 a Salford, vicino a Manchester, ha trasformato il post-punk in qualcosa di più che un semplice genere musicale: ha creato un movimento emotivo e culturale che non smette mai di crescere, sia dentro che fuori di noi.

I Joy Division erano composti da quattro talenti unici: Ian Curtis alla voce, Bernard Sumner alla chitarra e tastiere, Peter Hook al basso e Stephen Morris alla batteria. Insieme, hanno costruito un suono distintivo che mescolava oscurità e melodia, disperazione e speranza. Il loro album di debutto, “Unknown Pleasures”, è diventato immediatamente un pilastro del rock, influenzando intere generazioni di musicisti e ascoltatori. Tuttavia, il loro viaggio si è interrotto bruscamente nel maggio del 1980, quando Curtis, tormentato dai suoi demoni interiori, si tolse la vita alla vigilia del loro primo tour negli Stati Uniti. Questo tragico evento segnò la fine dei Joy Division, ma anche l’inizio di un mito che continua a vivere. La pubblicazione postuma del loro secondo album, “Closer”, è stata accolta con unanime apprezzamento, consacrando i Joy Division come una delle band più influenti della storia del rock. I restanti membri del gruppo hanno continuato a fare musica sotto il nome di New Order, contribuendo ulteriormente al loro legato musicale. Ma è Ian Curtis, con la sua voce ipnotica e i suoi testi profondi, che rimane il cuore oscuro e affascinante dei Joy Division, un poeta maledetto il cui spirito continua a influenzare la cultura popolare.

Questa eredità viene ora esplorata in profondità attraverso una nuova graphic novel intitolata “È mia la colpa. La vita dei Joy Division”, scritta da Lorenzo Coltellacci e illustrata da Mattia Tassaro, pubblicata da Feltrinelli Comics nel 2024. Questo lavoro non è solo una semplice biografia grafica, ma un viaggio emozionante e commovente attraverso la storia della band, raccontata con passione e precisione. Coltellacci, già autore di diverse opere di successo come “Un singolo passo” e “Come fosse successo”, si immerge nei dettagli della vita dei Joy Division, catturando l’essenza di ciò che li ha resi unici e perché la loro grandezza continua a crescere. Mattia Tassaro, con il suo stile di disegno evocativo e suggestivo, dà vita ai personaggi e alle atmosfere che hanno definito i Joy Division. Laureato in Design della Comunicazione e diplomato alla Scuola Internazionale di Comics, Tassaro ha già dimostrato il suo talento in opere come “Glumvasky. Good Men Bad Things”, ma è con questa graphic novel che raggiunge un nuovo livello di maturità artistica, trasportando il lettore nelle profondità delle emozioni e dei conflitti che hanno caratterizzato la breve, ma intensa, esistenza della band.

La graphic novel si distingue per la sua capacità di muoversi su due binari paralleli: da un lato, una ricostruzione attenta e dettagliata della storia dei Joy Division, dall’altro, un’evocazione suggestiva e commovente del loro mondo interiore. Questo equilibrio tra realtà e sentimento rende l’opera non solo un tributo alla band, ma anche un’opera d’arte autonoma, capace di toccare corde profonde nel cuore di chi la legge. L’amore e la morte sono i temi centrali che attraversano la storia dei Joy Division, e che ritornano in questa graphic novel con una forza disarmante. L’amore, quello che ci fa a pezzi e che ci lascia in un eterno stato di tormento, è l’elemento che lega i testi di Ian Curtis alla sua tragica fine. La morte, inevitabile e definitiva, è il filo conduttore che ha spezzato la vita del frontman, ma che ha anche cementato il legato della band nella storia della musica. E poi, ancora una volta, l’amore, che si ripresenta per sempre, anche nella distruzione, come un’eco che non smette mai di risuonare.

“È mia la colpa. La vita dei Joy Division” non è solo una lettura per i fan della band, ma un’opera che parla a chiunque abbia mai sentito il peso della giovinezza, quella fase della vita da cui, in fondo, nessuno riesce mai veramente a uscire. È un invito a esplorare il lato oscuro della nostra esistenza, a confrontarsi con i nostri demoni e a riconoscere la bellezza che può emergere anche dai momenti più difficili. Lorenzo Coltellacci e Mattia Tassaro, con il loro lavoro, offrono una nuova prospettiva su una storia già conosciuta, ma che merita di essere raccontata ancora una volta, in un modo che possa toccare nuove generazioni e mantenere vivo il mito di una delle band più iconiche di tutti i tempi.