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UE Novecento: Thomas Mann ritorna in libreria tra arte, inquietudine e identità moderne

A partire da gennaio le librerie iniziano a profumare di carta buona e memoria lunga grazie a UE Novecento, la nuova collana Feltrinelli che sceglie di fare una cosa controcorrente e potentissima: riportare sotto i riflettori i grandi autori che hanno definito l’immaginario narrativo del secolo scorso, trattandoli non come reliquie accademiche ma come storie ancora capaci di parlarci oggi, qui e ora. Non è un’operazione nostalgia fine a se stessa, né una celebrazione polverosa. È piuttosto un invito a rimettere le mani su testi che continuano a vibrare di domande, contraddizioni, inquietudini che sentiamo nostre anche nell’epoca degli schermi e degli algoritmi.

UE Novecento nasce con un’idea chiara: selezionare alcuni dei titoli più significativi del catalogo, romanzi e racconti che sono stati testimoni lucidissimi del loro tempo e che, proprio per questo, non hanno mai smesso di essere attuali. Libri da scoprire per chi arriva adesso, magari passando da altri linguaggi narrativi, e da rileggere per chi li ha già amati in passato e sente il bisogno di tornarci sopra con occhi diversi, più adulti, forse più disillusi, ma anche più pronti a coglierne la complessità.

Tra questi ritorni eccellenti spicca Thomas Mann, autore che sembra scritto apposta per parlare a chi vive costantemente in bilico tra ciò che ama e ciò che il mondo si aspetta da lui. Tonio Kröger e Tristano, accostati in questa proposta editoriale, non sono semplicemente due testi della prima fase manniana, ma due lenti potentissime attraverso cui osservare il trauma fondativo del Novecento: la frattura tra vita e arte, tra disciplina borghese e passione creativa, tra il desiderio di appartenere e la condanna a restare ai margini.

Tonio Kröger è figlio di una borghesia operosa, concreta, fatta di commercio e ordine, di regole chiare e orizzonti rassicuranti. Eppure dentro di lui qualcosa devia, si incrina, prende una strada laterale. La scrittura non arriva come un hobby o una scelta ponderata, ma come una vocazione che lo mette immediatamente in contrasto con l’ambiente che lo ha cresciuto. Mann costruisce un personaggio che vive di attrazione e distanza, di amore per ciò che non può possedere. Hans Hansen e Ingeborg Holm incarnano quella serenità naturale, quella adesione spontanea alla vita che a Tonio è preclusa. Lui li guarda, li ama, li idealizza, proprio perché rappresentano ciò che non riesce a essere.

Il viaggio di Tonio, tra città anseatiche e soggiorni meridionali, tra confidenze artistiche e vacanze sul Baltico, non è soltanto geografico. È un percorso interiore che ruota attorno a una domanda devastante e sempre attuale: come restare fedeli alla vita senza tradire la forma, e alla forma senza tradire la vita? Una domanda che chiunque abbia mai cercato di conciliare creatività e quotidianità, passione e lavoro, identità e ruolo sociale, sente bruciare addosso ancora oggi.

Questa tensione si fa ancora più estrema in Tristano, racconto che trasforma l’arte in una febbre vera e propria, capace di accendere e consumare. Il salotto del sanatorio diventa un teatro simbolico dove Detlev Spinell, esteta inquieto e affamato di assoluto, riconosce in Gabriele Klöterjahn una promessa di bellezza pura. La musica, e in particolare il pianoforte, assume il ruolo di soglia pericolosa, luogo di accesso a una verità più alta ma anche prezzo da pagare. Mann non indulge in romanticismi facili: ogni slancio verso l’arte porta con sé una responsabilità, ogni aspirazione alla trasfigurazione chiede un sacrificio. La bellezza non è gratuita, e spesso presenta il conto nel modo più crudele.

Letti insieme, Tonio Kröger e Tristano disegnano una vera e propria mappa sentimentale del Novecento nascente. L’artista non è più un genio isolato e celebrato, ma una figura in crisi, schiacciata tra disciplina e vertigine, tra il bisogno di ordine e l’attrazione per l’abisso. Mann osserva questo conflitto con lucidità quasi spietata, senza offrire soluzioni consolatorie, ma lasciando al lettore il compito di riconoscersi in quelle fratture.

Dietro queste opere c’è una biografia che pesa come un romanzo parallelo. Thomas Mann, nato a Lubecca nel 1875 e morto a Zurigo nel 1955, è uno dei grandi architetti narrativi del Novecento. Il successo di I Buddenbrook, che gli aprì la strada al Nobel nel 1929, non lo ha mai trasformato in uno scrittore accomodante. Al contrario, la sua opera ha continuato a interrogare il rapporto tra individuo e società, tra cultura e potere, tra etica e bellezza. La morte a Venezia, La montagna incantata, Doctor Faustus, il ciclo monumentale di Giuseppe e i suoi fratelli sono tappe di un percorso che intreccia letteratura e coscienza storica.

La scelta di opporsi al nazismo, pagando il prezzo dell’esilio prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti, ha trasformato Mann in una delle grandi voci morali dell’Europa in fuga da se stessa. Questa dimensione civile, mai separata dalla ricerca formale, rende oggi la sua figura ancora più necessaria.

UE Novecento, con questa riproposizione, non si limita a rimettere in circolazione dei classici. Li riconsegna a una nuova generazione di lettori che forse arrivano da altri mondi narrativi, ma che possono ritrovare in queste pagine lo stesso spaesamento, la stessa fame di senso, lo stesso conflitto tra ciò che siamo e ciò che desideriamo essere. Perché alla fine, anche se il secolo è cambiato, quella domanda di Tonio Kröger continua a bussare: come vivere senza tradirsi, e come creare senza perdersi?

Adesso la palla passa a voi. Avete mai letto Thomas Mann? Vi siete mai sentiti più vicini a Tonio o a chi sembra vivere senza dubbi? Raccontiamocelo nei commenti, perché certi libri non finiscono con l’ultima pagina: iniziano davvero quando qualcuno li rimette in circolo, parola dopo parola.

L’orologiaio di Brest – Maurizio de Giovanni e il tempo che si è fermato nella memoria italiana

Ci sono romanzi che non si limitano a raccontare una storia, ma diventano uno specchio – o forse un orologio – in cui l’Italia può finalmente guardarsi, scoprendo che le lancette della sua memoria si sono fermate da tempo. L’orologiaio di Brest, il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni, è proprio questo: un congegno narrativo preciso e implacabile che scandisce il ritmo del passato e del presente, della colpa e della verità, del silenzio e della memoria. È una storia che intreccia due epoche e due destini, un’indagine che si trasforma in riflessione sull’identità collettiva, sulla trasmissione del trauma e su quella stagione del piombo che ancora oggi pulsa sotto la pelle della nostra società.

Il tempo, in questa storia, non è solo una metafora: è un personaggio. Scorre in modo diverso per chi ha vissuto gli anni della lotta armata e per chi li osserva da lontano, con il peso di un’eredità ingombrante. Alcuni personaggi lo inseguono, altri lo subiscono, altri ancora ne sono prigionieri. Maurizio de Giovanni costruisce un’Italia dove il ticchettio dell’orologio si confonde con quello delle bombe, dove ogni segreto è un ingranaggio arrugginito che rischia di inceppare il meccanismo della memoria.

Vera Coen e Andrea Malchiodi sono i due poli di questa narrazione. Lei è una giornalista locale, animata da un bisogno quasi sacro di verità, ma logorata dall’insoddisfazione e da un presente che non restituisce senso. Lui è un professore universitario di quarantatré anni, un uomo che ha già conosciuto il peso dell’ingiustizia: la sua carriera è stata distrutta da uno scandalo infamante, il suo matrimonio è naufragato, la madre – che lo ha cresciuto da sola – è ormai consumata dalla malattia. Entrambi vivono sospesi, come due figure ai margini del tempo, eppure destinati a incontrarsi.

Quando Vera rivela ad Andrea un fatto di sangue avvenuto quarant’anni prima, qualcosa si incrina. Un nome, un dettaglio, un segreto che unisce i loro destini in un nodo inestricabile. Da quel momento l’indagine personale diventa una discesa nelle tenebre della “notte della Repubblica”, tra dossier nascosti, identità fantasma e quell’“uomo degli ingranaggi” che dà al romanzo la sua anima più misteriosa: un artigiano di orologi e di armi, un tecnico dell’esplosione e del tempo, un simbolo vivente di tutto ciò che l’Italia ha preferito dimenticare.

De Giovanni – che qui si spoglia per un attimo della dimensione più corale dei suoi romanzi napoletani per immergersi in un territorio politico e morale – scrive una storia che parla al cuore e alla coscienza. Non è solo un thriller storico, ma un romanzo civile, un affresco che interroga il lettore su cosa significhi davvero “sapere”. Perché ogni rivelazione, in L’orologiaio di Brest, non chiude una storia: la apre. Ogni verità conquistata ha un prezzo, e spesso quel prezzo è la perdita dell’innocenza.

L’autore ricostruisce l’Italia di quegli anni con un realismo che non ha nulla di documentaristico, ma tutto di emotivo. È l’Italia delle sezioni di partito, delle radio libere, dei volantini ciclostilati e delle piazze insanguinate. Ma è anche quella dei figli che cercano di capire i padri, degli adulti che non sono mai riusciti a diventare davvero tali. Nella scrittura di de Giovanni si percepisce il suono di un Paese che non ha mai rimesso in moto i suoi orologi, e che continua a convivere con le sue ferite come se fossero parte della sua anatomia.

Il romanzo non teme di scavare nel dolore, ma lo fa con uno stile limpido, quasi compassato, dove ogni parola pesa come un ingranaggio calibrato al millesimo. L’autore alterna introspezione e tensione narrativa, memoria e azione, in un ritmo che ricorda i battiti di un cuore che cerca di ripartire dopo un lungo arresto. Non ci sono eroi né martiri, solo esseri umani che cercano di ricomporre un meccanismo rotto: quello della verità.

“Ha colpa il coltello di essere affilato?”, si chiede uno dei personaggi, in una delle frasi più potenti del romanzo. È una domanda che riecheggia oltre la pagina, toccando i temi della responsabilità e della memoria. L’orologiaio di Brest, in fondo, è proprio questo: un racconto sul senso della colpa, sulla possibilità di perdonare e di comprendere, su quel momento sospeso in cui la storia collettiva e quella personale si incontrano.

Maurizio de Giovanni, con questo libro, costruisce un ponte tra la narrativa di genere e la letteratura civile, tra il noir e la memoria storica. Ci invita a guardare dentro il tempo, a smontare i suoi ingranaggi per capire dove si è spezzato il filo della nostra identità. Perché forse, per far ripartire l’orologio dell’Italia, bisogna prima trovare il coraggio di ascoltarne il silenzio.

Chi è Banana Yoshimoto? la voce delicata e inquieta del Giappone contemporaneo

Banana Yoshimoto – pseudonimo scelto per la sua grazia e androgina dolcezza – è una delle voci più luminose e riconoscibili della letteratura giapponese contemporanea. Nata a Tokyo il 24 luglio 1964 con il nome di Mahoko Yoshimoto, è figlia del poeta e critico letterario Takaaki Yoshimoto (noto anche come Ryūmei Yoshimoto) e sorella di Haruno Yoiko, celebre disegnatrice di manga. Sin da giovanissima dimostra un talento naturale per la scrittura, che esploderà in pieno negli anni Ottanta, quando, mentre lavora come cameriera in un golf club, inizia a scrivere quella che diventerà la sua opera d’esordio: Kitchen. Pubblicato nel 1988, Kitchen è un piccolo miracolo letterario. Un romanzo breve e intenso, capace di raccontare il dolore e la rinascita attraverso una prosa leggera, quasi eterea, ma di una profondità spiazzante. In Giappone ottiene un successo immediato — oltre sessanta ristampe — e inaugura una vera “Banana-mania”. Dalla sua penna nasce un modo di narrare che diventa un fenomeno culturale, un linguaggio nuovo per una generazione sospesa tra tradizione e modernità.

L’universo di Banana: fragilità, lutto e rinascita

La letteratura di Yoshimoto è un lungo dialogo con la perdita e la resilienza. Le sue protagoniste, spesso giovani donne ferite da lutti o abbandoni, vivono un percorso di guarigione che non è mai lineare ma profondamente umano. In Moonlight Shadow — la sua tesi di laurea, pubblicata come racconto in coda a Kitchen — c’è già tutto il suo universo: la morte come soglia, l’amore come balsamo, la casa come rifugio emotivo e spirituale.

In opere come Presagio triste, Sonno profondo, Tsugumi o Honeymoon, Banana ci guida dentro microcosmi di malinconia e speranza. I suoi personaggi non vivono mai grandi epopee, ma piccole rivoluzioni interiori. Ogni storia è una finestra aperta su vite ordinarie e fragili, che lei ci mostra con empatia e dolcezza, per poi chiudere lentamente lasciandoci il mistero del “poi”.

Yoshimoto non cerca il lieto fine, ma il cambiamento. Non la felicità assoluta, ma l’accettazione. Nei suoi racconti il dolore è una forma di conoscenza e la guarigione un atto d’amore. “Scrivo perché voglio che chi legge possa sentirsi meno solo”, ha dichiarato in un’intervista. Ed è proprio questa intimità universale che rende i suoi libri così amati in tutto il mondo.

Famiglie spezzate e nuove forme di affetto

Un tema ricorrente nei suoi romanzi è la disgregazione della famiglia tradizionale giapponese. Le sue protagoniste vivono spesso in nuclei “improvvisati”, famiglie scelte più che biologiche, dove il calore umano sopravvive alla dissoluzione dei legami tradizionali. In Tsugumi assistiamo alla nostalgia di un’estate irripetibile e alla forza del legame tra cugine; in Honeymoon, alla ricerca di equilibrio dopo la separazione dei genitori.

Yoshimoto riesce a trovare poesia anche nella marginalità: amori omosessuali, amicizie spirituali, rapporti tra persone ferite che si sostengono a vicenda. Non è un caso che sia una convinta sostenitrice dei diritti LGBT e che nei suoi romanzi la diversità sia sempre rappresentata con naturalezza e rispetto.

Uno stile trasparente come l’acqua

Lo stile di Banana Yoshimoto è tanto semplice quanto inconfondibile. È una prosa limpida, quasi zen, che alterna realismo e suggestioni oniriche, dove ogni emozione si riflette nei dettagli del quotidiano. La sua scrittura è un flusso calmo che parla di sentimenti profondi con parole leggere, e proprio in quella leggerezza si nasconde la sua forza.

Giorgio Amitrano, suo traduttore e raffinato interprete in Italia, ha definito la sua voce “una melodia pop dell’anima”, e nel suo saggio Il mondo di Banana Yoshimoto ha mostrato come la sua ispirazione provenga anche dalla cultura manga, da cui l’autrice attinge un senso visivo e immediato delle emozioni. Yoshimoto stessa considera i manga una forma letteraria e cita spesso Sazae-san come influenza diretta: la quotidianità trasformata in poesia.

L’eredità di Kitchen e oltre

Dopo Kitchen, Banana pubblica un flusso continuo di romanzi e raccolte: N.P., Lucertola, Amrita, H/H, Il corpo sa tutto, Arcobaleno, Il coperchio del mare, Il lago, Moshi Moshi, Le sorelle Donguri e molti altri. Alcuni, come Amrita, tentano forme più ampie e complesse, ma è nei testi brevi che la Yoshimoto ritrova la sua essenza più pura: una delicatezza narrativa capace di raccontare il dolore come se fosse una carezza.

Il suo immaginario si è esteso anche al cinema. Oltre alle celebri trasposizioni di Kitchen e Tsugumi, molte delle sue opere hanno ispirato registi giapponesi per l’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, tra malinconia e speranza.

Il legame con l’Italia

Banana Yoshimoto ha un rapporto speciale con il nostro Paese. L’Italia è stata la prima nazione straniera a tradurre Kitchen, e nel tempo l’autrice ha sviluppato un affetto reciproco con i lettori italiani. Le sue opere, pubblicate da Feltrinelli, sono tradotte da Amitrano, Alessandro Giovanni Gerevini e Gala Maria Follaco, e la scrittrice non ha mai nascosto la sua ammirazione per il nostro cinema — in particolare per Dario Argento, che considera un maestro di emozioni visive e simboliche.

Una poetessa del quotidiano

A oggi, Banana Yoshimoto ha pubblicato oltre venti romanzi e numerose raccolte di racconti, vendendo più di sei milioni di copie in tutto il mondo. Pur non essendo ancora considerata una “grande” della letteratura accademica, resta una delle voci più amate della narrativa mondiale. La sua scrittura attraversa generi, culture e generazioni, riuscendo a parlare a chiunque abbia conosciuto la perdita, la solitudine o la nostalgia.

Banana è una scrittrice che si legge con il cuore. Non racconta eroi, ma persone comuni che cercano la luce dopo la notte. È una narratrice che sussurra invece di urlare, che osserva le crepe del mondo per mostrarci la bellezza che si nasconde al loro interno.

E forse è proprio questo il segreto del suo successo: la capacità di trasformare il dolore in poesia, il quotidiano in magia, la fragilità in forza.

Milo Manara racconta l’Odissea di Telemaco: il capolavoro inedito per gli 80 anni del maestro

Nasce come un sogno antico, ma si trasforma in un’opera nuova, viva e luminosa come solo i grandi maestri sanno fare. Milo Manara, il cantore della sensualità e dell’immaginario più raffinato del fumetto italiano, torna con un progetto che è insieme celebrazione e rivelazione: un capolavoro inedito ispirato al poema di Omero, raccontato dal punto di vista di Telemaco, il figlio di Ulisse. Un’opera monumentale che intreccia parola e immagine in un dialogo poetico che scava nel mito e lo restituisce con sguardo moderno, attraverso la potenza evocativa dell’acquerello.
Il libro, pubblicato da Feltrinelli Comics, è il frutto di anni di studi, riflessioni e disegni, di un lungo percorso che Manara ha coltivato come un giardino segreto, lasciando che la sua arte maturasse insieme al tempo. Ora, finalmente, questo sogno trova forma e colore, in un volume che diventa anche simbolo di un traguardo personale e artistico: le celebrazioni per gli ottant’anni dell’autore.

Il ritorno del mito attraverso gli occhi di un figlio

Manara sceglie un punto di vista insolito, e proprio per questo profondamente umano. Non quello dell’eroe che affronta mostri, dei e tempeste, ma quello del figlio che aspetta, immagina e cerca di comprendere un padre divenuto leggenda. Telemaco diventa la lente attraverso cui rileggere l’Odissea, non più come semplice poema epico ma come un racconto di crescita, di identità e di eredità emotiva.
Il giovane, rimasto solo nell’isola di Itaca, è sospeso tra due assenze: quella del padre e quella del proprio destino. Manara ne cattura lo sguardo inquieto, restituendoci la fragilità di chi si trova a vivere sotto l’ombra ingombrante del mito.
Nelle tavole, l’arte del maestro si fa visionaria e intima allo stesso tempo: il mare non è solo paesaggio, ma memoria liquida; gli dei sono presenze silenziose, scolpite nella luce; Penelope non è più figura remota di fedeltà, ma una donna reale, fatta di attesa e desiderio.
Ogni acquerello diventa una finestra su un’emozione, un ricordo, una ferita. L’epica, nelle mani di Manara, si trasforma in introspezione.

Le tavole: l’acquerello come lingua del mito

Le immagini sono il cuore pulsante del libro. Acquerelli potenti e delicati, in cui il colore scorre come un respiro antico, rievocano i paesaggi dell’Egeo e i volti degli eroi omerici con una grazia pittorica che richiama la tradizione classica, ma con quella sensualità e quella libertà visiva che solo Manara sa dare.
Ogni tavola è un piccolo poema, un microcosmo in equilibrio tra realismo e sogno. Si percepisce la lezione di Botticelli, ma anche la leggerezza del segno che Manara ha reso inconfondibile nel corso di decenni.
La tecnica dell’acquerello non è scelta estetica ma linguaggio narrativo: la trasparenza dell’acqua diventa metafora della memoria, la sfumatura racconta ciò che non si può dire a parole, e il colore vibra come la voce di un cantore.
Accanto ai disegni, un testo scritto dallo stesso Manara, che alterna brani dell’Odissea — nella raffinata traduzione di Maria Grazia Ciani per Marsilio — a riflessioni e riscritture in cui Telemaco prende parola, raccontando la propria versione dei fatti, i propri sogni, le proprie paure.

Un libro, un compleanno, un evento culturale

La pubblicazione di quest’opera non è soltanto un’uscita editoriale, ma un vero e proprio evento culturale. Feltrinelli Comics accompagnerà il libro con una serie di iniziative dedicate agli ottant’anni di Milo Manara, a partire da un docufilm che esplorerà il mondo del maestro attraverso le testimonianze di artisti, musicisti e amici di sempre.
Nel film troveranno spazio interviste a Paolo Conte, Elodie, Nicola Piovani, e perfino materiale d’archivio inedito con Federico Fellini e Francesco Guccini, figure che hanno segnato la vita e l’immaginario di Manara. Il documentario, ispirato all’autobiografia A figura intera (che Feltrinelli riproporrà per l’occasione in una nuova edizione), sarà un viaggio nella memoria, un mosaico di incontri e passioni che raccontano come un artista sia diventato un simbolo della cultura visiva italiana.
E non mancheranno mostre, retrospettive e incontri pubblici dedicati a lui, a partire dalle principali fiere del fumetto e dell’arte visiva, fino a un tour di presentazioni che attraverserà musei e festival.

L’eredità di un maestro

Con questo progetto, Manara chiude un cerchio e ne apre un altro. Dopo aver esplorato l’erotismo, la storia e la letteratura — da Il Gioco a Caravaggio, da Gulliveriana a Borgia — il maestro torna alle origini della narrazione occidentale, là dove tutto ha avuto inizio: Omero.
Ma non lo fa come illustratore accademico, bensì come narratore totale, trasformando il poema epico in una riflessione sul rapporto tra arte, memoria e identità.
Nelle sue mani, l’Odissea smette di essere un racconto di ritorni per diventare una storia di scoperte interiori. Telemaco, come ogni figlio del mito, non cerca solo suo padre: cerca sé stesso. E, in fondo, è questo che rende eterna l’arte di Manara — la capacità di parlare del desiderio umano di conoscenza, di libertà e di bellezza.

Il canto di Manara

“Ogni disegno è un viaggio”, ha detto una volta l’autore. E questo nuovo lavoro è il più lungo e intimo dei suoi viaggi. Un’odissea personale che attraversa il tempo e l’arte, la carta e il colore, la parola e il silenzio.
Con Il poema di Telemaco, Milo Manara ci consegna non solo un nuovo libro, ma una chiave per leggere il mito con occhi diversi, con quella meraviglia che solo i grandi narratori sanno risvegliare.
E come ogni grande racconto, anche questo non finisce mai davvero: continua a vibrare nelle sue immagini, nelle sue sfumature, nella promessa di nuove avventure artistiche che — ne siamo certi — non tarderanno ad arrivare.

Silvia Ziche e il suo “Diabolik… sempre più sottosopra”: l’ironia del crimine

Nel mondo del fumetto italiano, ci sono autori che non si limitano a raccontare storie: le ribaltano, le smontano e le ricompongono con un’intelligenza sottile, capace di far ridere e riflettere allo stesso tempo. Silvia Ziche è una di loro. Con “Diabolik… sempre più sottosopra”, pubblicato nel 2025, l’autrice torna a giocare con il mito del Re del Terrore, proseguendo la rilettura ironica e graffiante iniziata nel 2021 con Diabolik sottosopra. Questa volta, però, il gioco diventa più audace, più profondo e, come suggerisce il titolo, decisamente più “sottosopra”.

Un ritorno sulla scena del crimine

Dopo il successo del primo volume, Ziche torna con una storia lunga e due brevi, accompagnata dalle sceneggiature di Tito Faraci e Mario Gomboli, autentiche colonne della saga di Diabolik. Il risultato è un esperimento riuscitissimo di metanarrazione fumettistica: un Diabolik che resta fedele a sé stesso, ma filtrato attraverso lo sguardo ironico e surreale dell’autrice, capace di ribaltare le regole del gioco senza mai tradirle.

Il “suo” Diabolik è un ladro, sì, ma anche un concetto. È l’archetipo del mistero, del controllo, dell’intelligenza fredda e calcolatrice, che si trova però a fare i conti con un universo dove l’ironia s’insinua come un gas soporifero. Ziche non parodia: analizza, gioca, smonta. E lo fa con il rispetto e la precisione di una fan che conosce ogni singola ombra del personaggio, ma anche con l’audacia di un’autrice che non teme di portarlo oltre la maschera.

L’arte di sovvertire con eleganza

Silvia Ziche ha costruito la sua carriera sull’arte del ribaltamento. Sin dai suoi esordi su “linus”, passando per “Smemoranda” e “Comix”, fino alle sue amatissime storie disneyane per Topolino, ha dimostrato che il fumetto può essere allo stesso tempo popolare, raffinato e profondamente psicologico. In Diabolik… sempre più sottosopra, la sua ironia è una lente deformante che svela ciò che spesso si nasconde dietro la patina lucida del noir.

Le sue tavole — fluide, espressive, dinamiche — alternano tensione e leggerezza, costruendo una narrazione in cui ogni vignetta diventa un piccolo cortocircuito tra il mito e la quotidianità. Il risultato è un Diabolik che, pur restando “l’originale”, diventa anche altro: un simbolo dell’ambiguità, della modernità e, soprattutto, della risata intelligente.

Un trio di maestri: Ziche, Faraci, Gomboli

Dietro questo volume c’è una collaborazione d’eccezione. Tito Faraci e Mario Gomboli, custodi e innovatori del mito di Diabolik, offrono le fondamenta narrative su cui Ziche costruisce la sua personale impalcatura. Il loro contributo garantisce che, per quanto “sottosopra” venga messo il mondo di Clerville, resti intatto il cuore del personaggio: la precisione, la logica, la tensione.

Il dialogo tra questi autori non è solo un incontro generazionale, ma un vero e proprio esperimento di linguaggio. Faraci e Gomboli incarnano la tradizione e la coerenza del fumetto d’autore italiano; Ziche, invece, ne rappresenta la libertà, la sfrontatezza, l’autoironia. Insieme, costruiscono un’opera che parla sia ai fan storici sia a chi si avvicina a Diabolik per la prima volta.

Silvia Ziche: una vita tra risate e riflessioni

Autrice completa, disegnatrice, sceneggiatrice, Silvia Ziche è una delle voci più riconoscibili del fumetto italiano contemporaneo. Oltre al suo lavoro su Topolino — dove ha firmato storie entrate nella storia editoriale del giornale — è conosciuta per Lucrezia, il suo alter ego satirico e ironico che da anni popola le pagine di Donna Moderna e numerose graphic novel.

Con titoli come …E noi dove eravamo? (2018), L’allegra vita della quota rosa (2019), Lucrezia, tutta o quasi (2020) e La gabbia (2022), Ziche ha dimostrato di saper passare dal sorriso alla critica sociale con una naturalezza disarmante. La sua matita non giudica, ma osserva, decifra e restituisce con ironia chirurgica le contraddizioni del nostro tempo.

E con Diabolik… sempre più sottosopra, questa capacità trova un terreno perfetto: un fumetto che parla del male e del mistero, ma che, sotto la lente di Ziche, rivela quanto di umano, fragile e persino buffo possa nascondersi dietro una maschera.

Diabolik tra tradizione e rivoluzione

Il fascino di Diabolik è sempre stato quello della coerenza. Dal suo debutto nel 1962, il personaggio creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani è rimasto quasi immutato nella sua essenza: freddo, letale, perfetto. Ogni deviazione dal canone, quindi, è un rischio. Ma è proprio in questo rischio che Ziche trova la sua forza.

La sua operazione non è un atto di ribellione, ma di amore consapevole. Prendere Diabolik e portarlo nel suo mondo, quello del paradosso, del sorriso, del linguaggio vivace e quotidiano, significa restituirlo a una nuova generazione di lettori. E lo fa senza mai ridicolizzarlo: al contrario, lo umanizza. Gli toglie un po’ di oscurità per restituirgli, paradossalmente, più spessore.

Il suo “Re del Terrore” non è meno pericoloso — solo più complesso. Un simbolo che, attraverso l’ironia, diventa specchio dei tempi.

Un fumetto che è anche un meta-commento

In Diabolik… sempre più sottosopra, ogni tavola sembra porsi una domanda: può un personaggio così rigido, quasi archetipico, sopravvivere in un mondo in cui nulla è più bianco o nero? La risposta di Ziche è un sì ironico e affettuoso. Attraverso situazioni paradossali, giochi di linguaggio e piccoli cortocircuiti narrativi, l’autrice trasforma Diabolik in un laboratorio del fumetto stesso. È come se la pagina diventasse uno specchio, in cui il crimine si riflette nel sorriso, e la parodia diventa riflessione.

Diabolik… sempre più sottosopra è una di quelle opere che ricordano perché amiamo il fumetto italiano. Perché riesce a essere, contemporaneamente, popolare e sofisticato. Perché sa giocare con i suoi miti senza distruggerli. E perché autrici come Silvia Ziche ci ricordano che dietro ogni maschera – anche quella del più temuto ladro di Clerville – si nasconde sempre un sorriso ironico, un dubbio, una storia da raccontare ancora.

Volume, Ascoltando il mondo – Il tempo. Il nuovo trimestrale di Chora Media e Feltrinelli

C’è un nuovo suono nell’aria, un ritmo che mescola carta, voce e musica. Si chiama VOLUME. Ascoltando il mondo – Il tempo ed è il primo numero del nuovo trimestrale nato dall’incontro tra Chora Media e Feltrinelli, due realtà che da anni ridefiniscono i confini del racconto contemporaneo. Diretto da Mario Calabresi, VOLUME non è soltanto un magazine da leggere, ma un’esperienza immersiva da ascoltare, vivere e — perché no — lasciarsi attraversare.

Il tempo come filo rosso dell’esordio

Ogni numero del trimestrale avrà un tema centrale, un “filo rosso” capace di intrecciare prospettive diverse, racconti, reportage, illustrazioni e fotografie. Il debutto, dedicato al tempo, è una riflessione collettiva su una delle dimensioni più sfuggenti e totalizzanti della nostra epoca.
C’è il tempo digitale, sempre presente e frammentato, figlio dei social network; il tempo sospeso di chi affronta la malattia; il tempo negato di chi rincorre la giovinezza come una promessa infinita; e poi il tempo visionario della finanza, il tempo nostalgico di un passato che non esiste più, il tempo intimo che si intreccia con le nostre radici familiari.

A raccontarlo sono voci d’autore come Andrea Bajani, Cecilia Sala, Paolo Giordano, Alessandro Barbero, Simone Pieranni, Francesca Mannocchi, Guido Maria Brera, Nadia Terranova, Ilaria Gaspari, Franco Arminio e molti altri, in un coro di punti di vista che spazia dal romanzo all’inchiesta, dalla filosofia alla poesia, fino al reportage fotografico di Paolo Pellegrin, una delle firme più potenti del fotogiornalismo internazionale.

Quando la carta incontra il suono

La vera rivoluzione di VOLUME è la sua natura ibrida e multisensoriale. Ogni articolo è accompagnato da QR code che permettono di ascoltare voci, suoni e musiche pensati per completare il racconto. Le parole scritte diventano così un portale verso un universo audio curato da Chora Media, la podcast company fondata da Mario Calabresi e Guido Maria Brera, che in pochi anni ha cambiato il modo di ascoltare storie in Italia.

I lettori potranno — letteralmente — alzare o abbassare il volume della realtà, lasciandosi guidare dalle narrazioni sonore di Cecilia Sala, Paolo Nori, Chiara Gamberale, Sandro Veronesi, Luca Bizzarri e tanti altri. Un’esperienza che fonde il piacere della lettura con la magia dell’ascolto, creando una nuova forma di giornalismo emozionale, dove l’informazione si trasforma in esperienza.

Chora Media e Feltrinelli: un’alleanza tra voce e visione

Da un lato, Chora Media — con oltre 300 serie pubblicate e una community di oltre 5,3 milioni di ascolti mensili — rappresenta la frontiera più viva del racconto audio in Italia. Dall’altro, Feltrinelli, con la sua tradizione editoriale, garantisce profondità, visione e cura del contenuto. Insieme costruiscono un progetto che guarda oltre la semplice stampa, proponendo un modello di storytelling transmediale che unisce carta, podcast, immagini e riflessione.

Un nuovo modo di “ascoltare” la realtà

In un tempo dominato dal rumore di fondo dell’informazione, VOLUME sceglie la via della lentezza e dell’ascolto consapevole. È un invito a fermarsi, a sentire la voce del mondo, a tornare a un dialogo intimo con le parole. Non un prodotto per lettori distratti, ma un compagno di viaggio per chi vuole esplorare il senso delle cose attraverso linguaggi diversi.

Come scrive Mario Calabresi nella sua introduzione: “Ascoltare il tempo significa imparare di nuovo a sentire, non solo ciò che ci circonda, ma anche ciò che ci abita.”

E in effetti, VOLUME non è soltanto una rivista: è una dichiarazione di poetica. È un esperimento di giornalismo sensoriale che trasforma la lettura in un’esperienza totale. Un piccolo miracolo editoriale che ci ricorda che il tempo, dopotutto, non si misura solo con gli orologi, ma con le storie che scegliamo di vivere.

Grande figlio di pu***na*: Eleazaro Rossi e il suo umorismo crudo e tagliente

Eleazaro Rossi, stand-up comedian romagnolo, classe 1982, è diventato uno dei volti più controversi e in voga nel panorama comico italiano. Il suo umorismo graffiante, che non lascia scampo, è un mix di cinismo e satira sociale, una macchina da guerra capace di demolire, con un sorriso velenoso, tutti i vizi e le ipocrisie della nostra società. Con il suo primo libro Grande figlio di pu**na*, edito da Feltrinelli, Rossi porta il suo inconfondibile stile direttamente sulla carta, offrendo ai lettori dieci storie che spingono i confini del gusto e della moralità.

Nel libro, Eleazaro Rossi continua a cavalcare l’onda di un umorismo urticante che lo ha reso celebre nei più grandi teatri italiani, dove il suo corpo si contorce come un grottesco fantoccio. Ma Grande figlio di pu**na* è molto più di un semplice insieme di storie divertenti: è un’operazione chirurgica sull’anima, una riflessione spietata sui nostri difetti e le nostre debolezze. Ogni racconto è un atto di accusa verso la società, ma anche un momento di riflessione, di quel malcelato disprezzo per i tic mentali che ci caratterizzano, ma che, alla fine, Rossi sa trattare con un pizzico di tenerezza, quando meno ce lo aspettiamo.

Il libro apre con un racconto che non si dimentica facilmente: un padre di famiglia, quarantasettenne e fino a quel momento esemplare, decide di abbandonare la via retta e intraprendere una vita di malvagità, ma non in maniera qualunque. Il suo nuovo punto di partenza? Suo figlio, come per un curioso e disturbante passaggio di testimone che rovescia le dinamiche familiari tradizionali. È una delle tante immagini potenti e surreali che Rossi dipinge nel suo libro, dove le situazioni più assurde si mescolano alla cruda realtà, creando un’atmosfera di innegabile disagio, ma anche di irresistibile attrazione.

E poi c’è il pamphlet che racconta le funzioni del corpo umano, ma visto sotto una lente del tutto inusuale: uomini e donne che, secondo l’autore, non comunicano più con le parole, ma attraverso i capezzoli. Questo, come tanti altri spunti presenti nel libro, è un esempio della sua capacità di rovesciare le convenzioni e offrire letture alternative e grottesche della realtà.

Non mancano personaggi da far rizzare i capelli, come una urologa seducente che approccia il suo paziente con una disinvoltura che mescola il set di un film porno con il macabro di una casa degli orrori. E poi ci sono ricchi e viziati proprietari di attici che, in un rituale di iniziazione decisamente poco ortodosso, perdono la loro innocenza in compagnia di vacche grigie ungheresi. E ancora, uomini minuscoli, scorpioni velenosi, amiche che evocano demoni vendicatori e ragazze che si imbattono nel vero amore nei posti più impensati. Ogni storia è una perla di cinismo, ogni personaggio una caricatura di quello che potrebbe essere un riflesso amplificato della nostra società.

Ciò che sorprende, però, è che dietro a questo umorismo crudo e tagliente, si nasconde anche una parte di sensibilità, un’anima che, seppur velata di disprezzo, riesce a sciogliersi e commuoversi. Un esempio lampante è la parte in cui Rossi, voce narrante delle storie, affronta il tema della morte con il suo solito sarcasmo, ma in modo paradossalmente dolce: “Ti voglio tanto bene, babbo. […] Adesso muori?” Qui l’ironia di Rossi non si limita a fare del male: diventa uno strumento per riflettere, per toccare un tema universale come la morte con una leggerezza che riesce a far male, ma anche a sorridere.

Eleazaro Rossi, secondo Doug Stanhope, cabarettista americano che ne riconosce il talento, ha segnato un punto di non ritorno nella storia della stand-up comedy italiana. “Si possono individuare due momenti nella storia della stand-up comedy italiana: prima di Eleazaro Rossi e dopo Eleazaro Rossi”. Il suo primo libro è un’ulteriore conferma di questa affermazione, un’opera che riesce a tradurre in parole l’energia provocatoria del suo spettacolo dal vivo, portando le sue riflessioni scomode a un pubblico più vasto, ma sempre pronto a mettersi in discussione.

Grande figlio di pu**na* non è un libro per tutti. È un libro che sfida i limiti del buon gusto, che usa l’ironia come una lama affilata per incidere la pelle di chi legge. Ma è proprio in questa sua audacia che risiede il suo valore: un’opera che, pur facendo ridere fino a far male, riesce a stimolare una riflessione profonda, svelando la nostra incapacità di affrontare le verità più scomode. Eleazaro Rossi, con il suo umorismo al vetriolo, ci costringe a guardarci dentro, a fare i conti con le nostre miserie e a trovare il coraggio di affrontarle.

Comics e Manga: un viaggio nella Nona Arte con Angelo Cavallaro

Avete mai guardato Superman e vi siete chiesti perché indossi un mutandone rosso sopra il suo costume azzurro? O magari vi siete domandati come mai Son Goku, l’eroe dei manga giapponesi, si trasformi in un guerriero dai leggendari capelli dorati? Angelo Cavallaro, alias Sommobuta, risponde a queste e a molte altre curiosità nel suo nuovo saggio Comics e Manga (Feltrinelli, 2024). Questo libro non è solo un omaggio alla “nona arte,” ma anche un viaggio appassionante attraverso l’evoluzione culturale, sociale e filosofica di fumetti e manga.

Dal 1938, anno in cui Superman ha trasformato la semplice “S” del suo petto in un simbolo iconico, a oggi, il mondo dei fumetti ha subito una trasformazione radicale. Non più solo storie per ragazzi, ma un linguaggio universale che connette generazioni e culture, influenzando ogni aspetto della nostra quotidianità, dal cinema alla televisione, dai videogiochi ai cartoni animati. Cavallaro analizza questo fenomeno globale con occhio critico, mettendo in evidenza come fumetti e manga siano diventati un ponte tra Oriente e Occidente, uniti dalla capacità di raccontare i valori e le crisi della nostra società.

Un viaggio tra eroi e autori leggendari
Comics e Manga si propone come una guida per esplorare l’impatto che personaggi come Superman e Son Goku hanno avuto sull’immaginario collettivo. Cavallaro svela non solo i segreti dietro le loro caratteristiche distintive, ma anche come siano diventati simboli culturali universali. La narrazione episodica dei manga giapponesi e l’azione spettacolare dei comics americani sono due lati di una medaglia che, nel tempo, hanno imparato a influenzarsi reciprocamente, dando vita a un immaginario globale.

Non solo intrattenimento
Questo libro dimostra come fumetti e manga siano molto più che semplice svago. Attraverso le loro pagine, riflettono valori, crisi sociali e aspirazioni dell’umanità, trasformando il nostro modo di vedere il futuro e reinterpretare il presente. Cavallaro esplora questi temi con la passione dello storico e la competenza di un divulgatore esperto, arricchendo l’opera con aneddoti e approfondimenti.

Chi è Angelo Cavallaro?
Conosciuto nel web come Sommobuta, Cavallaro è una delle voci più influenti in Italia per quanto riguarda anime, manga e fumetti. Storico di formazione, ha collaborato con colossi dell’editoria giapponese come Shueisha e Shogakukan, e nel 2019 ha partecipato alla mostra del British Museum dedicata all’universo manga. I suoi social sono un punto di riferimento per gli appassionati, e il suo approccio divulgativo rende Comics e Manga una lettura accessibile e coinvolgente.

Perché leggere questo libro?
Che siate fan di lunga data o semplicemente curiosi, Comics e Manga è un’opera che offre una visione a 360 gradi sulla storia e sull’evoluzione di fumetti e manga. È il regalo perfetto per chi studia narrativa visiva o vuole scoprire cosa si cela dietro i personaggi che hanno plasmato il nostro immaginario culturale.

E voi? Qual è il personaggio di fumetti o manga che vi ha ispirato di più?

Vuoi diventare un fumettista provetto? Partecipa al concorso Nuvolette all’Orizzonte!

Se avete sempre sognato di vedere le vostre storie prendere vita sotto forma di fumetti, allora non potete perdervi il concorso Nuvolette all’Orizzonte, organizzato da Feltrinelli e Bao Publishing. Un’opportunità imperdibile per tutti i giovani talenti tra i 6 e i 18 anni che vogliono cimentarsi nel mondo del fumetto, esprimendo la loro creatività e imparando le tecniche per creare storie avvincenti.

Ogni anno, il concorso propone un tema diverso, pensato per stimolare la fantasia dei partecipanti. Ma non è tutto: i ragazzi avranno a disposizione un manuale di narrazione a fumetti realizzato da Bao Publishing, che li guiderà passo dopo passo nella creazione di personaggi, nella costruzione delle vignette e nello sviluppo di una trama coinvolgente.

I migliori lavori non solo avranno la possibilità di essere pubblicati in un volume esclusivo a tiratura limitata, ma gli autori selezionati saranno anche invitati a partecipare a eventi speciali nelle librerie Feltrinelli. Un’esperienza unica che offre la possibilità di entrare in contatto con altri giovani appassionati di fumetti e di far parte di un progetto speciale che celebra il talento e la passione per il fumetto.

Partecipare a Nuvolette all’Orizzonte è molto più che un semplice concorso: è un’occasione per sviluppare la propria creatività, migliorare le proprie abilità narrative e scoprire i segreti del mondo del fumetto. Inoltre, sarà l’opportunità perfetta per condividere la propria passione con altri ragazzi e con un pubblico più ampio.

Per partecipare, basta visitare il sito ufficiale di Feltrinelli, leggere attentamente il regolamento e inviare il proprio fumetto entro la scadenza. Che sia da soli o in gruppo con la propria classe, ogni giovane creatore ha la possibilità di far conoscere il proprio talento.

Non lasciatevi scappare questa occasione: iscrivetevi subito al concorso Nuvolette all’Orizzonte e trasformate le vostre storie in fumetti!

Soggetti di Silvia Ziche

Nel vasto panorama del fumetto italiano, Silvia Ziche si erge come una delle figure più brillanti e poliedriche, capace di incantare il pubblico con il suo acuto spirito satirico e il suo stile inconfondibile artistico. Con la sua ultima creazione, “Soggetti”, Ziche ci invita a un’esperienza unica e intima, lontana dai consueti canoni della sua produzione, offrendo una riflessione profonda sull’umanità e sui legami che ci uniscono.

Un Inedito Sguardo sull’Umanità

“Soggetti” è molto più di uno sketchbook. È un viaggio nell’anima dell’autrice, una finestra aperta su un mondo di emozioni e osservazioni quotidiane che, pur nella loro apparente ordinarietà, rivelano una bellezza sorprendente. Silvia Ziche, nota per il suo spirito ironico e la sua sagace satira, decide in quest’opera di mettere da parte il pungente umorismo che l’ha caratterizzato, per abbracciare una narrazione più personale e contemplativa.

Con “Soggetti”, Ziche compie un gesto coraggioso: abbandona temporaneamente i toni taglienti e sarcastici che hanno definito gran parte del suo lavoro per immergersi in un’atmosfera di empatia e riflessione. In questo contesto, ogni disegno diventa una piccola storia, un frammento di vita che riesce a catturare l’essenza dell’umanità con una delicatezza rara. Ogni pagina dello sketchbook è un invito a fermarsi e osservare, a riconoscere e apprezzare i dettagli più semplici e autentici della nostra esistenza.

L’Arte dell’Osservazione e la Magia della Matita

Le idee di Silvia Ziche nascono dall’osservazione, un processo che ha accompagnato l’autrice fin dai suoi esordi. Osservare le persone per strada, sui mezzi pubblici, nei momenti più intimi della quotidianità, è per Ziche una fonte inesauribile di ispirazione. “Soggetti” è il risultato di questa attenzione ai particolari, un’esplorazione visiva che svela l’umanità nelle sue forme più pure e genuine.

In questo libro, ogni disegno è un pezzo di storia, una narrazione che si dipana attraverso il tratto della matita. Le sue immagini, spesso ironiche, affettuose o poetiche, riescono a cogliere l’essenza dei momenti più fugaci e delle emozioni più profonde. In un’epoca in cui siamo costantemente immersi in schermi e distrazioni, “Soggetti” rappresenta un richiamo a riscoprire la bellezza delle cose semplici e quotidiane.

Silvia Ziche: Un Percorso Artistico di Successo e Innovazione

Silvia Ziche non è nuova a successi e riconoscimenti. Con un percorso che ha avuto inizio sulle pagine di “linus” e che è proseguito su “Smemoranda” e “Comix”, Ziche ha consolidato la sua reputazione come una delle voci più originali del fumetto italiano. La sua carriera è segnata da una serie di successi, tra cui le celebri storie per “Topolino” e il personaggio di Lucrezia, che le ha garantito un posto di rilievo nel panorama satirico italiano con la sua presenza settimanale su “Donna Moderna”.

Oltre al lavoro di vignettista e autrice disneyana, Ziche ha dato vita a graphic novel di grande successo, tra cui “La Gabbia”, che le è valso il prestigioso riconoscimento a Napoli Comicon e Lucca Comics. Con “Soggetti”, Ziche dimostra ancora una volta la sua abilità nel coniugare acutezza, ironia e poesia, regalando ai lettori un’opera che celebra l’umanità in tutte le sue sfumature.

“Soggetti” non è solo un libro, ma un’esperienza che ci invita a riflettere su noi stessi e sul mondo che ci circonda. Con la sua arte, Silvia Ziche ci offre uno sguardo unico e personale sull’umanità, un invito a riscoprire la bellezza nelle piccole cose e nei momenti quotidiani. In un’epoca dominata dalla superficialità e dalla velocità, questo sketchbook si propone come un antidoto, un’opera che, attraverso la matita e l’osservazione, ci restituisce la meraviglia di ciò che è autentico e genuino.

Canto del buio e della luce di Antonio Moresco

Nel vasto e affascinante multiverso della cultura nerd, siamo abituati a storie dove l’oscurità è la nemica da sconfiggere e la luce l’eroina trionfante. Ma cosa succede quando la luce si spegne davvero, gradualmente, inspiegabilmente, avvolgendo l’intera umanità in un buio così denso da riscrivere le leggi della percezione? Antonio Moresco ci pone di fronte a questo inimmaginabile scenario con il suo ultimo, monumentale lavoro, “Canto del Buio e della Luce” (edito da Feltrinelli nella collana Narratori), un’opera che non è solo un libro, ma un vero e proprio evento letterario destinato a risuonare ben oltre i circoli della critica.

Il Grande Blackout: Quando la Realtà Collassa

Il concept di partenza è puro fantascientifico distopico nella sua accezione più viscerale: il mondo intero precipita nelle tenebre. Non un’eclissi, non un guasto elettrico, ma la scomparsa fisica e concettuale della luce stessa. Questo evento, tanto inconcepibile quanto radicale, non è semplicemente una cornice; è la catalizzazione di una profonda trasformazione interiore. Moresco ci suggerisce che è proprio in questa assenza totale, in questo “buio cosmico”, che l’umanità può per la prima volta vedere davvero. Un paradosso affascinante, in perfetta sintonia con le grandi narrazioni che interrogano la natura umana e la realtà. È un viaggio di conoscenza che affonda le radici nella radicalità della fiaba, ma si eleva a un livello di sperimentazione narrativa degno dei più audaci world-builder.

Tra Avatar e Cronache: Il Cast Polifonico dell’Apocalisse

La genesi di questo romanzo è epica quanto la sua trama: frutto di anni di preparazione e, soprattutto, dell’incontro esplosivo di Moresco con una moltitudine di voci umane. Questa interazione ha plasmato una narrazione ricca, polifonica e intensamente umana, dove le prospettive si scontrano e si fondono.

Ma l’aspetto che farà sussultare l’appassionato nerd è il modo in cui Moresco gestisce i personaggi celebri. L’autore compie un’operazione letteraria che potremmo definire “immersione nell’avatar”: si cala nelle vesti di figure centrali del nostro tempo e della nostra storia per dar loro voce in un dialogo immaginario e destabilizzante. Troviamo così il Papa Francesco, la sua spiritualità messa a nudo dalle tenebre; Jeff Bezos, il demiurgo della logistica globale, che si confronta con il collasso della visibilità; l’inquietante figura di Putin, e persino la figura archetipica di Gesù. Moresco usa queste icone – questi “avatar” della nostra cultura pop e geopolitica – per esplorare le tematiche più complesse e brucianti dell’attualità, mescolando la grande storia con le drammatiche cronache degli ultimi anni. Non è una semplice citazione, ma una vera e propria fanfiction filosofica ad altissimo voltaggio, che sfida ogni certezza.

Un’Architettura Narrativa “Inconsulto”

“Canto del Buio e della Luce” è un’immersione in una materia narrativa emozionante e bruciante, che trascende i generi. È un’opera enciclopedica per la sua vastità di riferimenti e un lavoro sperimentale per la sua struttura. Moresco stesso lo definisce un lavoro “inconsulto”, un termine che evoca qualcosa di spontaneo, non premeditato, quasi una rivelazione.

L’architettura interna del libro è un altro elemento di profonda fascinazione, specialmente per chi ama decifrare codici e lore nascosta. Il romanzo è suddiviso in tre parti: istruttiva, sacrificale e abissale. Questa tripartizione non è casuale: le prime due sezioni sono un esplicito e criptico richiamo alle divisioni dell’Ordinario della messa in latino del Messale Romano, un’eco delle esperienze giovanili dell’autore in seminario. Moresco non si limita a scrivere un romanzo; crea un sistema simbolico, un ponte tra il sacro, il profano e il crollo della ragione.

Questa fusione di generi, stili, personaggi reali e allegorici, e riferimenti liturgici, rende il “Canto” un’esperienza di lettura stratificata, un vero e proprio gioco di ruolo narrativo in cui il lettore è invitato a rivedere l’intera storia umana e i suoi saperi. È un invito a spogliarsi di tutto ciò che si dà per scontato e a cercare la verità nascosta proprio nel cuore della tenebra. Moresco ha costruito un portale dimensionale letterario: varcarlo è un atto di coraggio e di conoscenza.

Se siete pronti a sfidare le vostre certezze narrative e a esplorare un buio che promette più luce di quanta non ne abbiate mai vista, questo è il viaggio che stavate aspettando. Siete pronti a spegnere la luce e a vedere finalmente il mondo?

Gaia Lapasini: la booktuber che fa della lettura un’esperienza

Nell’era digitale, dove l’attenzione è spesso fugace e l’immagine regna sovrana, una giovane donna si distingue per la sua incrollabile passione per i libri. Gaia Lapasini, con il suo carisma e il suo amore per la lettura, è riuscita a conquistare il cuore di migliaia di follower su diverse piattaforme social. Con oltre 32.600 di follower su YouTube, 36.100 su Instagram e 13.200 su TikTok, Gaia è diventata una vera e propria influencer nel mondo dei libri, dimostrando che la parola scritta ha ancora un grande potere di coinvolgere e appassionare.

https://youtu.be/zzfqSot0yyw

Dalla Laurea in Design della Moda alla Passione per i Libri

Nata a Treviso e laureata in Design della Moda a Venezia, Gaia si è avvicinata al mondo dei libri fin da piccola, grazie all’influenza di una famiglia di lettori accaniti. Il profumo delle pagine stampate e la magia delle parole scritte l’hanno catturata sin da giovane età, evolvendosi nel tempo in una passione profonda e autentica. Gaia ha esplorato i mondi creati da autori classici, premi Nobel, e scrittori di narrativa americana e italiana, senza dimenticare la saggistica che arricchisce la sua mente curiosa.

Un Amore per i Libri Cartacei e un Pubblico Eterogeneo

In un’epoca in cui gli ebook e gli audiolibri sono sempre più diffusi, Gaia rimane una fedele sostenitrice dei libri cartacei. “Adoro gli audiolibri per la comodità”, ammette, “ma quando leggo voglio staccare dai dispositivi e immergermi completamente nella storia”. Il suo pubblico, composto principalmente da donne tra i 20 e i 40 anni, trova nei suoi contenuti un rifugio di calma e bellezza letteraria. Tuttavia, Gaia sottolinea che i suoi video e post sono fruibili da chiunque ami leggere o desideri avvicinarsi a questo mondo incantato.

Collaborazioni con Feltrinelli e Raduni di Lettura

La passione e il talento di Gaia l’hanno portata a collaborare con Feltrinelli come booktuber, un ruolo che le permette di condividere le sue letture preferite con un pubblico sempre più ampio. Oltre ai video sui social, Gaia organizza raduni di lettura in collaborazione con la book influencer bolognese Giulia Buzzoni. Questi eventi, che si svolgono in agriturismi o altre location suggestive, offrono ai partecipanti l’opportunità di leggere insieme, discutere di libri e socializzare con altri appassionati. Un’occasione unica per creare legami attraverso la comune passione per la lettura.

Una Dimostrazione che con la Cultura si Può Vivere

Contrariamente al noto detto “con la cultura non si mangia”, Gaia è la prova vivente che la passione per i libri può trasformarsi in un lavoro gratificante e redditizio. Le collaborazioni con case editrici, le monetizzazioni di YouTube e le affiliazioni con Feltrinelli, Amazon e BookBeat le permettono di guadagnare e vivere della sua passione. Gaia viene spesso invitata a festival, tavole rotonde e fiere del libro, dove condivide la sua esperienza e ispira altri a seguire i propri sogni.

Un Futuro Ricco di Progetti

Guardando al futuro, Gaia ha ancora tanti progetti in serbo. Oltre a continuare a dedicarsi ai suoi canali social e ai raduni di lettura, vorrebbe riprendere il suo gruppo di lettura online e magari scrivere un libro. La sua storia è un esempio luminoso di come passione e dedizione possano portare al successo, anche in un mondo dominato dall’immagine e dalla velocità. Gaia Lapasini ci ricorda che la magia dei libri è eterna e che la parola scritta ha il potere di connettere le persone, trasportandole in mondi nuovi e affascinanti.

In un universo digitale in continuo mutamento, Gaia Lapasini brilla come un faro di speranza per tutti coloro che credono ancora nel potere dei libri. La sua storia è una testimonianza di come la passione possa trasformarsi in una carriera di successo, senza mai perdere di vista l’amore per la lettura.

Mondo Crepax: le nuove Storie Di Valentina

L’iconica Valentina, personaggio creato dal genio di Guido Crepax, torna a rivivere nelle pagine dei fumetti grazie alla maestria di Sergio Gerasi. Feltrinelli Comics annuncia con orgoglio la pubblicazione di nuove storie che riportano in vita l’eroina che ha rivoluzionato il fumetto dagli anni Sessanta ad oggi, ambientandola nella Milano dei giorni nostri. La prima di queste storie, intitolata “Valentina è vera”, sarà disponibile nelle librerie a partire da ottobre.

Questo nuovo ciclo di racconti rappresenta solo una parte dell’ambizioso progetto di Feltrinelli Comics, che mira a celebrare e rinnovare l’opera di Crepax. A partire da giugno, la casa editrice ripubblicherà i capolavori del maestro in una nuova e raffinata collezione chiamata “Mondo Crepax”. Il primo volume della serie, “I sotterranei”, sarà disponibile dal 4 giugno e includerà tre storie fondamentali che hanno cementato il mito di Valentina: “Gli ussari della morte”, “I sotterranei” e “Valentina perduta nel paese dei sovieti”.

Ogni volume della collezione “Mondo Crepax” sarà arricchito da contenuti speciali, inclusa la prefazione originale di Oreste Del Buono, apparsa nel primo libro di Valentina pubblicato da Milano Libri Edizioni nel 1968, una nuova prefazione inedita firmata da Fumettibrutti, e un approfondimento editoriale di Boris Battaglia.

Guido Crepax rimane una figura imprescindibile nel panorama del fumetto italiano, noto per aver elevato il fumetto per adulti a una forma d’arte riconosciuta e apprezzata anche dalle nuove generazioni. La sua capacità di trascendere il tempo e di continuare a influenzare la cultura popolare dimostra quanto la sua opera sia ancora oggi rilevante e innovativa.

L’iniziativa di Feltrinelli Comics non solo rende omaggio a un grande maestro, ma offre anche l’opportunità di scoprire o riscoprire Valentina, una protagonista che ha segnato profondamente l’immaginario collettivo con la sua bellezza enigmatica e il suo spirito ribelle. Le nuove storie di Sergio Gerasi promettono di riportare l’incanto di Valentina nel cuore di Milano, catturando l’essenza della città moderna con la stessa magia e profondità che hanno reso immortale il lavoro di Crepax.

In un momento storico in cui il fumetto italiano cerca nuovi spazi e riconoscimenti, il ritorno di Valentina rappresenta un ponte tra passato e presente, un invito a esplorare le infinite possibilità narrative e artistiche che questa forma d’arte può offrire. Feltrinelli Comics, con questa operazione editoriale, non solo preserva un’eredità culturale, ma la rinnova e la rende accessibile a un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo.

Bookcity Milano 2023: Tempo del sogno

Dal 13 al 19 novembre si terrà la dodicesima edizione di BookCity Milano, l’evento dedicato al mondo dei libri e della lettura promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dall’Associazione Bookcity Milano. Quest’anno il tema scelto è “Tempo del sogno”.

La manifestazione, che si svolgerà in diverse sedi della città, avrà come protagonista principale lo scrittore turco Orhan Pamuk, Premio Nobel per la Letteratura nel 2006. L’evento inaugurale si terrà mercoledì 15 novembre al Teatro Dal Verme, dove Pamuk riceverà il Sigillo della Città dal sindaco Giuseppe Sala. Durante la serata sarà presente anche Alessandra Kustermann, primario della Clinica Mangiagalli e fondatrice del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica. Il tema dell’anno, il “Tempo del sogno”, sarà il filo conduttore di numerosi incontri e dibattiti che si svolgeranno durante la manifestazione.

Tra gli appuntamenti imperdibili di BookCity Milano 2023, spicca l’incontro dedicato alla cronaca nera, intitolato “Raccontare l’incubo”. Durante questo dibattito verrà esplorato come la narrazione della cronaca nera sia cambiata nel corso degli anni. Parteciperanno Stefano Nazzi, autore del pluripremiato podcast “Indagini”, e lo scrittore Giacomo Papi.

La manifestazione sarà l’occasione per celebrare diversi anniversari importanti: i 140 anni dalla prima edizione de “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” di Carlo Collodi, i 150 anni dalla morte di Alessandro Manzoni e il cinquantenario della scomparsa dello scrittore milanese Carlo Emilio Gadda. Saranno inoltre organizzati eventi dedicati alla celebre soprano Maria Callas e al fumetto, con la presenza di autori e illustratori italiani e francesi.

Oltre agli incontri dedicati alla letteratura, BookCity Milano 2023 presenterà delle interessanti novità. Verrà inaugurata la Casa della Voce, uno spazio dedicato alla lettura e alla cittadinanza attiva, situato nell’ex Fornace di via Gola. Inoltre, nel 2024 sarà lanciata la piattaforma digitale Let-Mi, che metterà a disposizione dei lettori i capolavori ambientati a Milano.

La manifestazione coinvolgerà un gran numero di autori, editori, blogger, librai e professionisti del settore. Saranno organizzati più di 1.500 eventi in oltre 300 sedi sparse per tutta la città, tra cui librerie e biblioteche. Saranno presenti anche volontari e numerosi progetti dedicati alle scuole, alle università e al sociale.

Il programma completo degli eventi e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito di BookCity Milano. L’Associazione Bookcity Milano è presieduta da Piergaetano Marchetti e diretta da un Comitato d’indirizzo composto da Carlo Feltrinelli, Luca Formenton, Piergaetano Marchetti e Stefano Mauri. La coordinazione dell’edizione 2023 è stata affidata a Luca Formenton, con il supporto di diverse fondazioni culturali e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.

Le autrici e gli autori Feltrinelli, Crocetti, Gribaudo e SEM

Di seguito gli appuntamenti degli autori e autrici Feltrinelli, Crocetti, Gribaudo e SEM ospiti della manifestazione Bookcity Milano

Da Umberto Galimberti Massimo Recalcati, da Dario Bressanini con il suo esordio nel fumetto  Beatrice Mautino con La scienza dei cosmetici fino a Dominque Roques, cacciatore di essenze e instancabile viaggiatore, in uscita per Feltrinelli con Il profumo delle foreste.

Il pubblico di Bookcity incontrerà in anteprima Paolo Rumiz che sarà in libreria il 21 novembre con il suo nuovo libro Una voce dal Profondo, Giuseppina Torregrossa, in uscita proprio in quei giorni con il suo La Santuzza è una rosaAltan Michele Serra in uscita con Ballate. Dei tempi che corrono e il direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel in libreria il 14 novembre con Pompei. La città incantata. E poi Tito BoeriEzio Mauro, Leo Ortolani, Giovanni Montanaro, Walter Veltroni e molti altri.

Per Crocetti poi torna in Italia l’autore bosniaco Aleksandar Hemon in uscita con il nuovo libro Il mondo e tutto ciò che contiene Nicola Crocetti e Davide Brullo presentano l’ antologia universale della poesia Dimmi un verso anima mia.

Giovedì 16 novembre

ore 18.00 
Teatro Franco Parenti, Treno Blu
Dietro le fiabe. Il corpo e il desiderio nella vita di Hans Christian Andersen 
Con Giovanni Montanaro e Jessica Chia

ore 18.30
Triennale Milano, Sala Agorà
I tarocchi di Leo Ortolani
Con Leo Ortolani  

ore 18.30
Feltrinelli Librerie, Piazza Piemonte
Il sogno di un mondo migliore. Storia di John e Bob Kennedy
Con Walter Veltroni e Ferruccio De Bortoli

Sabato 18 novembre

ore 16.00
Triennale Milano, Salone d’Onore
Profezie in versi 
Con Altan e Michele Serra  

ore 17.00
Triennale Milano, Agorà
Quando Van Dyck dipinse Santa Rosalia
Con Giuseppina Torregrossa e Gabriella Grasso

ore 18.30
Auditorium della Società Umanitaria
La nostra Milano 
Con Lorenza Gentile e Marco Balzano

ore 19.00
Castello sforzesco, Sala Bertarelli
Effetto Pompei 
Con Gabriel Zuchtriegel e Vera Slepoj

Domenica 19 novembre

ore 12.30
Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Auditorium
La scienza nel fumetto  
Con Dario BressaniniTito Faraci e Luca Bertelè

ore 12.30
Società Umanitaria, Auditorium
La parte buia della storia. L’indagine definitiva sullo stragismo
Con Gianfranco Bettin Maurizio Dianese ed Enrico Deaglio

ore 14.00
Piccolo Teatro Grassi, Chiostro Nina Vinchi
Čechov e il pensiero al futuro  
Con Margherita Crepax, Fausto Malcovati, Valentina Parisi. Letture di Giovanni Gorla, Irene Grazioli

ore 15.00
Castello Sforzesco, Sala Viscontea
L’eredità di Mussolini. Racconto di un paese in bilico
Con Ezio Mauro, David Bidussa e Antonio Scurati

ore 16.00
Acquario Civico di Milano, Sala Vitman
Che profumo hanno gli alberi?  
Con Dominique Roques e Tiziano Fratus 
ore 16.30
MUDEC, Auditorium
Attraverso la faglia  
Con Paolo Rumiz  

ore 18.00
Triennale Milano, Salone d’Onore
Ereditare il reale? 
Con Massimo Recalcati  

ore 18.00
Opera San Francesco
La grande abbuffata
Con Tito Boeri e Roberto Perotti e Lamberto Bertolè

ore 19.00
Castello Sforzesco, Sala Viscontea
Nomadi nell’irrazionalità. Società e inconscio collettivo 
Con Umberto Galimberti, Pietro del Soldà e Luigi Zoja

ore 19.00
Castello sforzesco, Sala della Balla
Il gas del futuro: dall’interdipendenza energetica tra Russia ed Europa ai giorni nostri  
Con Andrea GrecoGiuseppe Oddo e Ferruccio De Bortoli

Martedì 14 novembre 

ore 18.30
Raffles Milano, Istituto Moda e Design
Dream Queen
Con Federica Brunini, Mara Cappelletti ed Elena Sacco

Sabato 18 novembre 

ore 12.30 
Raffles Milano, Istituto Moda e Design
Dalla skincare allo shampoo: segreti, curiosità e bugie sulla scienza dei cosmetici rivelati da Beatrice Mautino  
Con Beatrice Mautino e Gaia Spizzichino

ore 16.00
Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Sala delle Colonne
Alla scoperta della fisica quantistica per tutti con Gabriella Greison
Con Gabriella Greison

ore 11.00
Cascina San Romano, Boscoincittà
Natura, boschi e fiori mentre si diventa grandi 
Con Isabella Salmoirago, Gioia Marchegiani, Salvatore D’Anna, Paola Pirelli, Filippo Pizzoni, Alessandra Davini, Luisa Toeschi

Domenica 19 novembre 

ore 18.30
Mercato Centrale
Come avere successo dietro i fornelli: consigli e trucchi di Sonia Peronaci 
Con Sonia Peronaci e Chiara Amati

Venerdì 17 novembre
ore 18.30
Sala del Grechetto, Biblioteca Sormani
In difesa della poesia indifesa 
Con Davide Brullo e Nicola Crocetti Sabato 18 novembre

ore 16.00
Centro Internazionale Brera
Narratori di memoria
Con Aleksandar Hemon, Helena Janeczek e Andrea Tarabbia

Venerdì 17 novembre
ore 18.30
Sala del Grechetto, Biblioteca Sormani
In difesa della poesia indifesa 
Con Davide Brullo e Nicola Crocetti Sabato 18 novembre

ore 16.00
Centro Internazionale Brera
Narratori di memoria
Con Aleksandar Hemon, Helena Janeczek e Andrea Tarabbia

Martedì 14 novembre

ore 18:00
Palazzo Morando, Costume Moda Immagine
Belle Époque in riviera  
Con Laura Calosso e Maria Giulia Castagnone

Venerdì 17 novembre
ore 18.30
Castello Sforzesco, Sala Weil Weiss
Una giornata siberiana 
Con Katerina Poladjan, Enrico Arosio e Viktoria Von Schirach

Sabato 18 novembre
ore 12:30
Palazzo Moriggia, Museo del Risorgimento
Sangue sui sentieri della Resistenza 
Con William Raineri e Antonia Del Sambr

ore 15:30
Teatro Menotti Perego Foyer
La notte noir della Prima Repubblica 
Con Gabriele Barberis e Michele Rossi

Salone del Libro di Torino: da giovedì 18 a lunedì 22 maggio 2023

Il prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino si terrà da giovedì 18 a lunedì 22 maggio 2023 negli spazi che da anni lo caratterizzano: i padiglioni 1, 2, 3 e Oval di Lingotto Fiere e il Centro Congressi Lingotto a cui si unirà per la prima volta lo spazio Pista 500, progetto artistico sviluppato dalla Pinacoteca Agnelli.

Il tema della XXXV edizione del Salone del Libro è Attraverso lo specchio, non solo un tema ma quasi un motto, un desiderio che porta chi lo esprime a travalicare la quotidianità e la passività per sconfinare in nuovi mondi dove il reale e il fantastico si mescolano, dove tutto è possibile. La meraviglia celata dietro lo specchio viene catturata dal manifesto di quest’anno illustrato dall’artista italiana Elisa Talentino, un manifesto che contribuirà a trasportare i lettori e le lettrici, pronti a raggiungere Torino a maggio, in un universo fatto di carta stampata, di storie raccontate ad alta voce e di immaginazione. 

 

Il direttore Nicola Lagioia ha annuncato

“Davanti allo specchio  ci sono due figure mitiche, Narciso, e oggi c’è tanto narcisismo, e Alice, che ha la forza, la capacità e l’immaginazione di attraversarlo, e oggi abbiamo bisogno di trasformare la realtà. E il Salone è luogo di trasformazione della realtà… a inaugurare il Salone sarà una grande scrittrice, quella che tutti i festival vorrebbero in un momento storico come questo, non con la guerra ma con l’invasione dell’Ucraina, Svjatlana Aleksievic”. Fra i nomi anticipati in attesa del programma completo, che sarà diffuso ad aprile, Peter Cameron, Mark Z. Danielewski, Virginie Despentes, il Premio Nobel per la Letteratura Wole Soyinka, che porterà il nuovo romanzo “Cronache dalla terra dei felici” e Tony Wheeler, fondatore della Lonely Planet, che festeggerà i 50 anni della guida. Fra gli ospiti italiani, Alessandro Barbero, Amanda Lear e Federica Pellegrini”.

In occasione dell’edizione 2023, il Salone del Libro torna a ospitare sia una regione italiana che un Paese: la Sardegna e l’Albania, presenti con uno stand al padiglione Oval e al padiglione 1, che cureranno nei giorni dell’evento una programmazione dedicata in connessione con la cultura mediterranea che le accomuna.

Alberto Cirio, il sindaco di Torino ha dichiarato:

“Il Salone è un luogo di pluralismo, di libertà, che va oltre le persone, oltre le maggioranze politiche dei momenti. Non ha un colore politico, i colori del simbolo lo dimostrano, li ha tutti e non ne ha nessuno. Questa è la logica con cui vogliamo, e abbiamo voluto in questi miei quasi quattro anni di governo regionale, approcciare il rapporto con il Salone. Che ci sia qualche polemica è naturale, non spaventiamoci, ma teniamo la barra ben dritta e ferma, perché il Salone è più prezioso di tutto e tutti. Ha superato tante difficoltà, ma è rimasto sempre molto ben ancorato a questa città e a questo territorio e sono certo che questa edizione sarà altrettanto di valore, di successo e di sostanza, ma anche glamour, pop e rock, che è la logica di un Salone che davvero vuole parlare a tutti”.

 

Gli appuntamenti Feltrinelli al Salone del Libro di Torino.

Fra gli autori ospiti: David Van Reybrouck, già autore di Congo, che presenta il suo ultimo lavoro Revolusi, l’Indonesia e la nascita del mondo moderno da poco in libreria; Massimo Recalcati in libreria a maggio con A pugni chiusiAntonella Viola con il suo nuovo libro La via dell’equilibrioErri De Luca in uscita il 16 maggio con Le regole dello ShangaiGuido Tonelli, in uscita con Materia e Fabio Gambaro che presenta il suo libro su Italo Calvino Uno scoiattolo sulla Senna.

Il Salone dedica un evento ad Antonio Tabucchi a cui partecipa la vedova dello scrittore Maria José de Lancastre, in occasione del podcast su Sostiene Pereira realizzato nell’ambito del progetto del Salone del libro “Un libro tante scuole”. Protagonisti al Salone anche Rosella Postorino candidata al Premio Strega con Mi limitavo ad amare te che dialoga con Emanuele Trevi, e Leo Ortolani che presenta Trilogia dello spazio (Feltrinelli Comics).

L’Albania è il paese ospite di questa edizione, per Feltrinelli è presente Lea Ypi, autrice del memoir Libera; viene anche presentata la guida turistica sull’Albania di Francesco Vietti e Benko Gjata, pubblicata da Feltrinelli/Morellini. Per Crocetti sono ospiti Shpëtim Selmani, autore kosovaro di lingua albanese (Premio dell’Unione Europea per la Letteratura) in uscita a maggio con La ballata dello scarafaggio e Elvira  Mujčić, scrittrice di origine bosniaca, autrice de La buona educazione che partecipa all’evento Altre storie, altre narrazioni – Balcani nel cuore dell’Europa.