Signore e signori, preparatevi a riabbracciare i vostri criminali preferiti! Sì, avete capito bene, i Troppo Cattivi sono tornati, e questa volta sembrano davvero, ma davvero, intenzionati a fare i buoni. O almeno, ci provano con la goffaggine di un piranha che cerca di non mordere una mano offerta. “Troppo Cattivi 2”, diretto a quattro mani da Pierre Perifel (che già ci aveva deliziato con il primo capitolo) e JP Sans, è la nuova incursione di DreamWorks Animation nel mondo di quel quintetto di furfanti pelosi e squamosi che ci aveva rubato il cuore (e forse anche il portafoglio) nel 2022. Immaginate un “Ocean’s Eleven” scritto da un team di fan sfegatati di Lupin III che hanno passato la notte a guardare anime e bere troppi energy drink. Ecco, ci siamo quasi.
Questo sequel diretto dell’adattamento animato dei libri di Aaron Blabey non si tira indietro: come ogni buon secondo capitolo che si rispetti, alza la posta in gioco. Più scene d’azione? Certo. Più personaggi? Assolutamente. Più caos? Oh, decisamente sì. E, udite udite, anche qualche bel dubbio esistenziale per i nostri eroi con la coda, perché si sa, la vita del criminale redento è lastricata di buone intenzioni… e di inseguimenti ad alta velocità.
La difficile arte di essere “Troppo Buoni”: un rebrand fallimentare (ma esilarante)
Sono passati cinque anni da quando Wolf, Snake, Shark, Tarantula e Piranha hanno appeso al chiodo (più o meno) la loro vita da ladri. Ora si fanno chiamare i Troppo Buoni, un nome che suona come il disperato tentativo di un influencer di cambiare immagine dopo uno scandalo. Il problema? La società, si sa, perdona meno di quanto dimentichi, e nessuno sembra intenzionato a dare una seconda possibilità a una banda che ha fatto della criminalità un’arte. Nessuno, tranne la nostra amata Diane Foxington, l’ex-ladra diventata governatrice, l’unica che ancora crede in loro in un mondo che li guarda con sospetto. Ma la calma, si sa, è la quiete prima della tempesta, o in questo caso, prima di un’altra rapina.
Quando il crimine è al femminile: la sfida delle “Troppo Cattive”
Ed è qui che entra in scena la vera scintilla di genio (e caos) del film: una nuova minaccia, sotto forma di tre misteriose ladre che si fanno chiamare, con una sfacciataggine che rasenta il genio, le Troppo Cattive. Sì, avete letto bene: una versione femminile, aggiornata, e a quanto pare ancora più cool del nostro quintetto originale. Queste nuove arrivate non solo imitano le imprese criminali dei Troppo Cattivi, ma le superano in audacia, eleganza e, ahimè, popolarità. Immaginate la crisi esistenziale di Wolf e soci: essere surclassati non solo nel mestiere, ma anche nella percezione pubblica!
I nostri eroi vengono così trascinati in una nuova avventura che è un mix esplosivo di infiltrazione, sabotaggio e disperato tentativo di recuperare la propria reputazione. E quando la posta in gioco include anche il delicato rapporto tra Wolf e Diane, il mix di adrenalina e caos diventa una vera e propria bomba a orologeria.
Estetica da “heist movie” e ritmo da videogame: un piacere per gli occhi (e le orecchie)
Il film si muove agilmente tra azione e umorismo, con uno stile visivo che ormai è il marchio di fabbrica di DreamWorks Animation. Pierre Perifel sa il fatto suo: la regia è dinamica, ricca di trovate visive che ti fanno dire “Ma come ci hanno pensato?!”, e riesce a mescolare frenesia narrativa e spettacolarità visiva senza mai farti perdere il filo (anche se a volte vorresti chiedere un rallentatore per apprezzare ogni dettaglio). Sembra quasi di essere in una gigantesca campagna cooperativa di un “heist RPG”, dove ogni personaggio ha il suo ruolo ben definito e i colpi di scena non mancano mai.
E se l’animazione è una vera gioia per gli occhi – con un character design sempre inventivo e un uso del colore che farebbe invidia a un arcobaleno – la colonna sonora di Daniel Pemberton (sì, lo stesso genio dietro a “Spider-Verse” e “Steve Jobs”) amplifica tutto, dando ritmo e spessore emotivo alle scene più intense, ma anche una spinta extra a quelle più leggere. Un vero tripudio audiovisivo!
Non tutto fila liscio come un colpo ben orchestrato: qualche “bug” nella sceneggiatura
Ma, ahimè, come ogni buon piano criminale che si rispetti, non tutto fila liscio. Se il comparto tecnico è una macchina perfetta, la sceneggiatura, firmata da Etan Cohen, zoppica in più di un punto. Le gag comiche non sempre centrano il bersaglio, e il ritmo narrativo sembra soffrire di quella fretta da sequel che vuole mettere troppa carne al fuoco in poco tempo. Alcuni dialoghi sembrano bozzetti, sketch abbozzati più che battute memorabili, e alcune dinamiche tra i personaggi restano in superficie.
Il tema della redenzione, ad esempio, viene toccato ma mai davvero approfondito. I personaggi principali, pur amati e carismatici, faticano a mostrare nuove sfumature, e perfino le new entry, le tre ladre “Troppo Cattive”, restano un po’ troppo sul vago. Sono intriganti, certo, ma mancano di un vero background, di motivazioni credibili. Sono affascinanti ma vagamente “placeholder”, quasi fossero inserite più per necessità di gameplay che per reale evoluzione narrativa. E chi ha visto il film, sa che il famoso video che fa partire tutta la vicenda resta un mistero troppo grande e inspiegato: davvero è stata solo una side quest di Marmellata? La sensazione è quella di una scrittura un po’ “rushata”, che sacrifica profondità in nome della velocità.
Un intrattenimento esplosivo, nonostante tutto!
Eppure, proprio come un videogame che ha qualche bug ma ti diverte lo stesso, “Troppo Cattivi 2” riesce nel suo intento principale: intrattenere alla grande. Il film è un’esplosione continua di trovate visive, inseguimenti che ti fanno sobbalzare sulla sedia, travestimenti improbabili e momenti da vero cinema d’azione, in cui la sospensione dell’incredulità viene ripagata con adrenalina pura. Ci sono sequenze, come il salto sul razzo o l’inseguimento con le auto trasformabili, che ti restano addosso come un buon livello finale in un platform vecchia scuola. Anche quando la narrazione si inceppa, è impossibile non tifare per questa banda di criminali dal cuore tenero.
Il paragone con “Fast & Furious” non è casuale: “Troppo Cattivi 2” è, a tutti gli effetti, un “heist movie” animato in cui la “famiglia” è al centro di tutto, anche quando la famiglia è composta da un lupo, un serpente, un pesce piranha, uno squalo ballerino e una tarantola hacker. E non mancano nemmeno gli omaggi alla cultura pop giapponese, con scene che sembrano prese di peso da un episodio di “Lupin III”, e un’ispettore/commissaria che fa sempre più il verso al leggendario Zenigata. In una sequenza particolarmente visionaria, una folla inferocita si trasforma in un’onda letterale, a ribadire che l’influenza anime è ormai parte integrante del DNA visivo di DreamWorks.
Il verdetto: un furto con destrezza di sorrisi e adrenalina
Insomma, se siete tra quelli che cercano una narrazione complessa, personaggi tormentati e sottotesti filosofici, “Troppo Cattivi 2” potrebbe sembrarvi un po’ leggero. Ma se invece volete buttarvi in un’avventura animata senza freni, che mixa con intelligenza azione, umorismo e un pizzico di parodia nerd, allora il film vi strapperà più di un sorriso e vi regalerà un’ora e mezza di sano intrattenimento.
Il film uscirà nelle sale statunitensi il 1º agosto 2025, e il primo trailer ha già fatto esplodere l’hype tra i fan, ansiosi di rivedere la banda all’opera. E considerando il successo del primo film, era praticamente inevitabile che DreamWorks ci riportasse nel loro mondo. La differenza è che ora il motore gira al massimo, e il risultato è un cartoon che, pur non essendo perfetto, ha il carisma e la grinta per tenere incollati grandi e piccoli allo schermo.
Ora tocca a voi, cari lettori: siete pronti a fare il tifo ancora una volta per Wolf & co.? Avete già scelto il vostro preferito della banda? E secondo voi, le “Troppo Cattive” sono all’altezza del nome che portano? Parliamone nei commenti qui sotto o sui nostri social! E se vi è piaciuta la recensione, condividetela con la vostra gang… magari anche loro sono dei “cattivi” in cerca di redenzione.
