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Un viaggio alle radici della magia: “Fiabe e leggende Studio Ghibli” svela il segreto di Miyazaki

 

C’è una data, cari appassionati, che dovreste cerchiare di rosso sul calendario e fissare in modo indelebile nella vostra memoria: il 1° agosto 2025. Non è una data come le altre, non è l’anniversario di un film cult o l’uscita di un nuovo gadget. È il giorno in cui, finalmente, il sipario si alzerà su un volume che promette di squarciare il velo dietro la magia più pura e inimitabile del cinema d’animazione giapponese. Si tratta di “Fiabe e leggende Studio Ghibli” di Ippei Otsuka, un nome che risuona già familiare per chi ha divorato volumi come “Fiabe e leggende giapponesi” e “La storia della Principessa Splendente”. Questo libro non è un semplice tomo, ma una chiave d’accesso per addentrarsi nel cuore pulsante dell’immaginario di Hayao Miyazaki.

Per comprendere il valore inestimabile di questa pubblicazione, è necessario fare un passo indietro e analizzare la figura di Miyazaki stesso, non solo come regista ma come vero e proprio cantastorie moderno. Le sue opere, più che semplici film, sono affreschi animati che rielaborano antiche leggende, racconti popolari e miti da ogni angolo del globo. Miyazaki attinge a piene mani da un patrimonio culturale vastissimo, che va dai romanzi europei alle fiabe classiche, dal folclore nipponico ai testi meno noti, per poi restituirlo al pubblico con la sua inconfondibile sensibilità, trasformandolo in quelle meraviglie che ci hanno fatto ridere, piangere e sognare.

Questo volume, dunque, si configura come un vero e proprio scrigno del sapere, raccogliendo le storie originali che hanno dato vita a capolavori assoluti dello Studio Ghibli. Non si tratta di meri adattamenti, ma delle fonti primarie, dei racconti che hanno acceso la scintilla creativa nel maestro. Dalle pagine di questo libro potremo ripercorrere le origini de “Il castello errante di Howl” e “La città incantata”, ritrovare l’epica di “Principessa Mononoke”, l’energia avventurosa di “Laputa – Il castello nel cielo” e “Nausicaä della Valle del Vento”, e l’audacia romantica di “Porco Rosso”. Ma il viaggio non si ferma qui: il volume promette di svelare anche le radici di “Il mio vicino Totoro”, “Kiki consegne a domicilio” e persino l’epopea de “Il ragazzo e l’airone” e “Conan, il ragazzo del futuro”. E, come se non bastasse, tra le pagine si nasconde un piccolo tesoro inaspettato: un racconto di Roald Dahl, un’autentica chicca che impreziosisce ulteriormente l’opera.

Ippei Otsuka, un vero e proprio esploratore della narrativa tradizionale, ha già dimostrato con Kappalab di saperci trasportare in mondi fantastici popolati da creature leggendarie e principesse dimenticate. Con questo nuovo lavoro, alza decisamente l’asticella, portandoci direttamente dietro le quinte del processo creativo dello Studio Ghibli, un laboratorio magico dove la fantasia prende vita e diventa eterna.

Con le sue 320 pagine in formato 14,5×21, il volume è perfetto per essere esposto con orgoglio sullo scaffale accanto alla collezione di Blu-ray, alle action figure di Totoro e Calcifer e ai Funko Pop di No Face (non negate, sappiamo che li avete). Ma non è solo un oggetto da collezione; è un portale verso un mondo che amiamo visceralmente, un’opportunità unica per comprendere da dove provengono i personaggi e le storie che hanno segnato la nostra infanzia e che continuano a scaldarci il cuore.

Personalmente, l’attesa è quasi insostenibile. Già mi immagino sul divano, con una tazza di tè in mano, a sfogliare le pagine che hanno ispirato capolavori come “Si alza il vento”, “Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento” e “Pom Poko”, o a scoprire i segreti di una perla meno conosciuta come “Il viaggio di Shuna”. Sarà come sbirciare nel taccuino segreto del maestro, decifrando gli appunti che hanno dato forma a intere epoche della nostra cultura pop.

Il libro sarà disponibile in tutte le librerie, fumetterie e cartolerie d’Italia. E, fidatevi, finirà in un baleno nelle mani di collezionisti e di noi, nerd romantici e incurabili sognatori. Perché leggere queste storie non è solo un atto di curiosità, ma un modo per riconnettersi con quella parte più profonda di noi stessi, quella che continua a credere nella meraviglia, nei voli impossibili e nella potenza della narrazione.

Segnate la data, quindi, e preparatevi a un viaggio straordinario. E quando l’avrete tra le mani, non dimenticate di condividere le vostre impressioni. Scrivetemi, commentate e fate sapere a tutti quale, tra queste fiabe, ha fatto battere più forte il vostro cuore. Perché se c’è qualcosa che ci unisce, è proprio il bisogno, e il piacere, di sognare insieme.

Ginzan Onsen: La città termale che ha ispirato “La Città Incantata”

Immersa tra le montagne della prefettura di Yamagata, Ginzan Onsen è un luogo che sembra uscito da una fiaba. Questo piccolo gioiello del Giappone, con le sue locande in legno, le lanterne a gas e le sorgenti termali, ha conquistato il cuore di Hayao Miyazaki, ispirando alcune delle atmosfere magiche del suo capolavoro, La Città Incantata. Ma se il successo del film ha portato fama internazionale a questa cittadina, ha anche posto nuove sfide alla sua serenità e al suo fragile equilibrio.

Una storia tra argento e acqua calda

Il nome Ginzan Onsen, che si traduce come “sorgente termale della montagna d’argento”, racconta già molto della sua storia. Cinquecento anni fa, i minatori delle miniere d’argento di Nobesawa scoprirono casualmente queste sorgenti calde. Quando l’attività mineraria declinò nel XVII secolo, le sorgenti divennero il fulcro dell’attenzione, trasformando il luogo in una meta per chi cercava ristoro.

Fu però durante l’era Taisho (1912-1926) che Ginzan Onsen raggiunse il suo massimo splendore. I ryokan in legno, che ancora oggi si affacciano sul fiume Ginzan, furono costruiti in quegli anni, regalando alla cittadina il fascino romantico che la contraddistingue. Di sera, le lanterne a gas si accendono, illuminando le strade pedonali con una luce calda e suggestiva. In inverno, la neve trasforma il paesaggio in una cartolina, con ogni dettaglio ricoperto da un candido manto bianco.

Il legame con Miyazaki e Studio Ghibli

Hayao Miyazaki è noto per prendere ispirazione da luoghi reali per dare vita ai mondi straordinari dei suoi film, e Ginzan Onsen non fa eccezione. Gli stretti ponti pedonali, le locande storiche e le sorgenti termali sembrano essere stati trasportati direttamente nel mondo incantato di Chihiro. Non sorprende che appassionati dello Studio Ghibli da tutto il mondo si rechino qui per respirare l’atmosfera del film e perdersi tra i suoi paesaggi da sogno.

L’altra faccia del turismo: overtourism e regolamentazioni

La magia di Ginzan Onsen, però, ha un costo. Ogni anno, oltre 330.000 turisti affollano questa piccola cittadina, mettendo a dura prova le sue infrastrutture e la qualità della vita dei residenti. Le stradine e i ponti spesso diventano congestionati, al punto da ostacolare persino il passaggio delle ambulanze. Per affrontare il problema, le autorità locali hanno introdotto misure drastiche.

Da gennaio a marzo, il numero di visitatori senza prenotazione è limitato a 100 persone durante le ore di punta serali, e l’accesso dopo le 20:00 è riservato esclusivamente agli ospiti dei ryokan. Inoltre, dal mese di febbraio, i turisti dovranno lasciare le auto a 2 chilometri dal centro e utilizzare un servizio navetta per raggiungere la città.

Un’esperienza da fiaba

Nonostante le restrizioni, Ginzan Onsen continua a offrire esperienze uniche. Le Shirogane-no-Taki Falls, con i loro 22 piedi di altezza, sono un’attrazione imperdibile, così come i bagni termali pubblici che permettono di immergersi nelle calde acque circondati dalla natura. I ryokan storici, alcuni ristrutturati da celebri architetti come Kengo Kuma, combinano tradizione e modernità, offrendo un soggiorno indimenticabile. Non mancano i souvenir, come le bambole Kokeshi, realizzate a mano dagli artigiani locali.

Come arrivare

Raggiungere Ginzan Onsen è più semplice di quanto si possa immaginare. Da Tokyo, basta prendere la linea JR Yamagata Shinkansen fino a Oishida Station e poi proseguire in autobus o taxi. Per chi preferisce maggiore autonomia, è possibile noleggiare un’auto, parcheggiandola fuori città.

Un tesoro da proteggere

Ginzan Onsen non è solo una destinazione turistica: è un luogo intriso di storia, cultura e bellezza naturale. La sua popolarità è una lama a doppio taglio, ma le misure adottate dimostrano l’impegno per preservare questo angolo di paradiso. Visitare Ginzan Onsen significa immergersi in un mondo senza tempo, ma è fondamentale farlo con rispetto, per garantire che la sua magia possa incantare anche le generazioni future.

Studio Ghibli: 40 Anni di Magia e Rivoluzione nell’Animazione

Quarant’anni fa nasceva una leggenda. Il 15 giugno 1985, Hayao Miyazaki e Isao Takahata, affiancati dai produttori Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma, fondavano lo Studio Ghibli, un nome che nel tempo sarebbe diventato sinonimo di pura magia visiva e narrativa. Da allora, l’animazione giapponese non è stata più la stessa. Ghibli ha ridefinito l’arte cinematografica, portando in ogni fotogramma un senso di meraviglia, profondità emotiva e dettagli minuziosi che hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo.

L’arte di raccontare storie

Ogni film dello Studio Ghibli è una porta aperta su un mondo straordinario, popolato da spiriti benevoli, streghe volanti, città incantate e avventurieri del cielo. Le loro storie, così profondamente radicate nella cultura giapponese, sono diventate universali, capaci di emozionare spettatori di ogni età e provenienza. Roger Ebert, uno dei più grandi critici cinematografici, ha inserito Il mio vicino Totoro e Kiki – Consegne a domicilio tra i migliori film per bambini mai realizzati, mentre Princess Mononoke è stata descritta dal New York Times come una pietra miliare dell’animazione.

Eppure, Ghibli non è solo poesia visiva: è un’arte che abbraccia la realtà. Una tomba per le lucciole, diretto da Isao Takahata, è una delle opere più strazianti mai realizzate, un racconto crudo sulla guerra visto attraverso gli occhi di due orfani. Si alza il vento, invece, esplora la passione e il tormento di chi sogna di volare, un tema caro a Miyazaki.

La qualità dell’animazione è sempre stata una priorità assoluta: ogni disegno è realizzato con una maestria artigianale che si rifiuta di cedere alla fretta del mercato. Persino quando la CGI ha iniziato a dominare l’industria, Ghibli ha scelto di mantenere vivo il disegno a mano, preservando quella tattilità e quella delicatezza che rendono ogni fotogramma un dipinto in movimento.

Dall’anonimato alla conquista del mondo

Negli anni ‘70, prima di diventare un marchio leggendario, Miyazaki e Takahata erano due sognatori intrappolati nelle limitazioni della televisione giapponese. Le loro collaborazioni in Heidi, Marco e Anna dai capelli rossi dimostrarono il loro talento, ma le ristrettezze produttive impedirono loro di esprimersi appieno. Fu solo con Nausicaä della Valle del vento (1984), tratto dal manga di Miyazaki, che il mondo iniziò a scoprire il loro genio.

Quel film fu il trampolino di lancio per la nascita dello Studio Ghibli. Con il supporto di Tokuma, Miyazaki e Suzuki diedero vita a un nuovo paradigma dell’animazione giapponese. I primi anni furono una sfida: lo studio operava in uno spazio limitato, con un team di 70 animatori assunti a tempo determinato. Ma la passione non si fermò davanti agli ostacoli.

I primi film ufficiali dello studio, Laputa – Il castello nel cielo, Il mio vicino Totoro e Una tomba per le lucciole, furono prodotti con una dedizione quasi ossessiva per i dettagli. All’epoca, il successo fu modesto, ma il tempo avrebbe dato loro ragione. Oggi Totoro è un’icona della cultura pop e il logo stesso dello Studio Ghibli.

Il primo grande trionfo commerciale arrivò con Kiki – Consegne a domicilio nel 1989, che divenne il film giapponese di maggior successo dell’anno. Da lì in avanti, ogni nuova uscita dello studio divenne un evento.

L’ascesa globale

Negli anni ‘90, Ghibli si affermò definitivamente come lo studio d’animazione più importante del Giappone. Princess Mononoke (1997) fu il primo film d’animazione a vincere il Japan Academy Prize per il miglior film, e segnò il primo grande successo internazionale dello studio.

Ma fu nel 2001 che avvenne il vero miracolo: La città incantata conquistò il mondo. Il viaggio di Chihiro in un universo di spiriti e creature magiche incantò il pubblico e la critica, portando Miyazaki a vincere l’Orso d’Oro a Berlino e, soprattutto, l’Oscar per il miglior film d’animazione nel 2003. Era la consacrazione definitiva.

Seguirono altri capolavori come Il castello errante di Howl e Si alza il vento, entrambi candidati agli Oscar, e il leggendario Museo Ghibli aprì le sue porte a Mitaka, diventando una meta di pellegrinaggio per i fan di tutto il mondo.

Il ritiro (e il ritorno) di Miyazaki

Nel 2013, Miyazaki annunciò il suo ritiro con Si alza il vento, una lettera d’addio commovente al mondo dell’animazione. La notizia gettò i fan nello sconforto e portò a speculazioni sulla possibile chiusura dello studio. Tuttavia, il tempo dimostrò che il maestro non poteva davvero smettere di sognare.

Nel 2017, dopo anni di riflessioni, Miyazaki tornò al lavoro su un nuovo progetto: Il ragazzo e l’airone. Con una lavorazione durata sei anni e una distribuzione senza alcuna campagna promozionale, il film dimostrò che Ghibli non aveva perso il suo tocco. Nel 2024, il film vinse l’Oscar come miglior film d’animazione, rendendo Miyazaki l’unico regista nella storia ad aver ricevuto due volte questo riconoscimento per un anime.

Un’eredità eterna

Oggi, a quarant’anni dalla sua fondazione, lo Studio Ghibli è molto più di una casa di produzione: è un simbolo di eccellenza artistica, un punto di riferimento per chi crede ancora nella magia del cinema d’animazione. Ogni film è un viaggio nel cuore dell’immaginazione, un inno alla bellezza e alla fragilità della vita.

Il suo nome, ispirato al vento caldo del deserto e agli aerei italiani della Regia Aeronautica, è un manifesto della sua filosofia: soffiare un vento di cambiamento nell’industria, portando freschezza e autenticità in un mondo sempre più omologato.

Con Miyazaki ancora all’opera e una nuova generazione di animatori pronti a raccogliere il testimone, il futuro di Ghibli appare luminoso come sempre. Perché finché esisteranno sogni da raccontare, lo Studio Ghibli continuerà a incantarci, proprio come ha fatto per quarant’anni.

Paprika di Satoshi Kon: L’Apocalisse Onirica che ha Sconvolto il Cinema

Amici e amiche di CorriereNerd.it, preparatevi a un viaggio che vi farà perdere la bussola tra veglia e sogno, perché oggi parliamo di un vero e proprio mostro sacro dell’animazione giapponese: Paprika – Sognando un sogno di Satoshi Kon. Questo capolavoro, che ha fatto il suo debutto mondiale alla 63ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2006, non è solo un film, ma una pietra miliare che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni di appassionati. Basato sull’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, un maestro della letteratura fantascientifica, Paprika è un incrocio perfetto e vertiginoso: immaginate il thriller paranoico di un Strange Days, ma iniettato con la fantasia sfrenata e coloratissima di Miyazaki. In questo vortice, ogni personaggio, ogni situazione assurda, è una lente d’ingrandimento, una parodia tagliente del nostro mondo, quello reale, dove ci affanniamo tutti i giorni.

La domanda che ci si pone fin da subito è: cosa può la realtà contro lo sconfinato potere del sogno? Satoshi Kon, lo stesso genio dietro affreschi noir come Paranoia Agent e l’indimenticabile Tokyo Godfathers, risponde con la sua consueta carica surreale, portandoci in un futuro prossimo dove i confini tra ciò che è vero e ciò che è sognato sono più labili che mai. Al centro di tutto c’è la dottoressa Atsuko Chiba, una psicoterapeuta che ha trovato un modo per curare i traumi dei suoi pazienti immergendosi direttamente nei loro mondi onirici. Tutto grazie al DC-Mini, un congegno rivoluzionario che apre prospettive incredibili nel trattamento dei disturbi psichici. Ma la pace dura poco, perché il prototipo di questo apparecchio viene trafugato prima ancora di essere brevettato. Il Dottor Shima, mentore di Atsuko, si ritrova prigioniero del delirio di un folle, e un misterioso nemico si mette in testa di manipolare i sogni di tutti, per dominare sia il mondo onirico che quello reale. L’uso distorto del DC-Mini, infatti, potrebbe annichilire la personalità e la volontà di chi dorme, e un detective con una bizzarra fobia per il cinema, il signor Konakawa, decide di investigare. Ad aiutarlo in questa indagine al confine con l’inconscio ci saranno Paprika, l’alter ego onirico della dottoressa Chiba, e il paffuto dottor Tokita, l’inventore del DC-Mini.


Paprika non è solo un film, ma un’opera metacinematografica, un’apocalisse onirica che confonde in modo sublime il reale, il fantastico e il cinematografico. Satoshi Kon, che già ci aveva stregato con le false piste del suo Perfect Blue, replica la magia, regalandoci un nuovo psycho-thriller animato. Il suo tratto distintivo è un realismo del disegno che si fonde con una libertà narrativa sconfinata, senza paura di deludere le aspettative dei fan. Qui, la fantasia di Kon si fa macchina: il DC-Mini non è altro che un proiettore che trasforma i sogni in film, e Paprika stessa diventa la pellicola su cui si svolge l’azione. Il villain è un ladro che non ruba oggetti, ma l’anima e la psiche di chi dorme, l’eroina è una dottoressa che recupera i sogni smarriti e il giustiziere è un detective che, ironia della sorte, ha paura del cinema ma si ritrova a vivere un’indagine come se fosse un film di genere. L’ambientazione è un futuro prossimo, e il motore di tutto è il DC-Mini, un aggeggio che, proprio come il cinema, scompone, analizza e riavvolge la “materia onirica”.

A un’analisi più attenta, il film di Kon è un vero e proprio manifesto del cosiddetto postmoderno. Ci sono pupazzi inquietanti, un luna park che si trasforma in un incubo, il discorso sulla natura autoriflessiva del cinema, la metanarrazione e uno sfondamento tra i livelli di realtà che non si vedeva dai tempi di eXistenZ di David Cronenberg. Nel mondo di Paprika, ogni superficie può essere attraversata, ogni sguardo può catapultarti dal settimo piano di un palazzo direttamente nel mezzo di un universo di giochi. E in tutto questo, svetta Paprika, una “ragazza da sogno” in ogni senso del termine: desiderabile e affascinante, ma anche misteriosa e potente. Se ci fate caso, i colori sgargianti e le movenze della parata onirica che attraversa tutto il film sembrano usciti direttamente da un’opera di Hayao Miyazaki, in particolare da La città incantata. Ma la meraviglia grafica non dovrebbe sorprendere: dietro le quinte c’è la leggendaria Madhouse, la stessa casa di produzione che ha dato vita a capolavori come Animatrix e Metropolis di Rintaro.

Distribuito per la prima volta nelle sale italiane nel 2007, Paprika ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo ed è universalmente riconosciuto come uno dei migliori lavori del compianto Satoshi Kon, un regista di culto, eccentrico e visionario. Il suo stile audace e la sua visione unica hanno lasciato un’impronta indelebile nel cinema contemporaneo, influenzando registi di fama internazionale e diventando un punto di riferimento per opere che giocano con i confini della realtà, come l’acclamato Inception di Christopher Nolan. La colonna sonora, firmata dal geniale Susumu Hirasawa, è la ciliegina sulla torta, e accompagna lo spettatore in questo viaggio onirico senza precedenti, che oggi appare più contemporaneo e necessario che mai. Paprika non è solo un film, ma un’esperienza sensoriale e intellettuale che ti rimane dentro, un’opera che dimostra quanto l’animazione possa essere un veicolo per esplorare le profondità più oscure e affascinanti della psiche umana.

Andong, la città incantata della Corea del Sud: tra spiriti, hanok e vibes da anime Ghibli e k-drama storici

Andong non è una città che si visita: è una città che ti guarda arrivare, come se sapesse già chi sei e perché sei lì. Tra Seoul e Busan, nascosta tra montagne morbide e il respiro lento del fiume Nakdong, Andong esiste in una dimensione tutta sua, dove la Corea del Sud smette di correre e comincia a ricordare. È un luogo che sembra nato per chi ama perdersi nei dettagli, per chi guarda i k-drama storici con il cuore in gola e ascolta K-pop ballad immaginando paesaggi che non sono solo scenografie, ma stati d’animo.

L’atmosfera di Andong ha qualcosa di profondamente incantato, come se ogni strada fosse attraversata da una linea invisibile che separa il mondo reale da quello degli spiriti. Non è difficile pensare a La città incantata di Miyazaki passeggiando qui: non per un’imitazione diretta, ma per quella stessa sensazione di soglia, di passaggio, di tempo che si piega. Andong è uno di quei posti in cui il silenzio parla e la tradizione non è mai polvere, ma presenza viva.

Il cuore simbolico di questa magia è l’Hahoe Folk Village, un luogo che sembra sospeso tra leggenda e realtà. Il fiume lo avvolge lentamente, come se volesse proteggerlo, mentre le case hanok si adagiano nel paesaggio con una grazia antica. Qui la storia non è raccontata da pannelli informativi, ma dalle ombre che si allungano sui tetti di paglia, dal legno consumato delle porte, dai cortili che hanno visto passare secoli di vita quotidiana. Hahoe non è un villaggio ricostruito: è una comunità che respira ancora, abitata dai discendenti del clan Ryu da oltre seicento anni. Camminare tra queste case significa entrare in una Corea che esisteva prima dei grattacieli, prima degli idol, prima della velocità.

Le maschere di Hahoe sono forse l’anima più inquietante e affascinante del luogo. I loro sorrisi storti, le espressioni esagerate, sembrano fatte apposta per confondere chi guarda, per ricordare che dietro ogni volto c’è un ruolo, dietro ogni ruolo un difetto, una virtù, una verità scomoda. La danza delle maschere non è solo spettacolo: è ironia, critica sociale, rito sciamanico. È teatro primordiale che parla ancora oggi, come un’antica sceneggiatura che continua a funzionare anche nel presente. In quei movimenti ritmati e in quelle figure simboliche c’è qualcosa che dialoga sorprendentemente bene con l’immaginario nerd, con l’idea che le storie servano a dare forma a ciò che non sappiamo dire.

Andong, però, non vive solo nel passato. La città moderna accoglie con una gentilezza disarmante, quella tipica coreana che non ha bisogno di clamore. Qui le persone ti parlano, ti aiutano, ti includono senza aspettarsi nulla in cambio. È una Corea quotidiana e autentica, fatta di piccoli gesti e di incontri casuali. Ed è proprio questo contrasto tra antico e presente a rendere Andong così potente dal punto di vista emotivo: tutto convive, senza strappi.

Il ponte Woryeonggyo è la perfetta sintesi di questa anima romantica e silenziosa. Si allunga sul fiume come un pensiero malinconico, soprattutto quando il cielo si tinge di arancio e le luci si accendono una a una. Le lanterne riflettono sull’acqua e il ponte sembra galleggiare, diventando una scena pronta per un momento chiave di un k-drama: uno sguardo che dura troppo, una promessa non detta, un addio che pesa più delle parole. Non è un caso che il suo nome evochi la luna e la devozione: Andong sa raccontare l’amore senza bisogno di urlarlo.

Anche il cibo qui ha un valore emotivo. L’Andong jjimdak non è solo un piatto tipico, ma una carezza calda, un sapore che rimane. Il profumo della salsa di soia, il pollo tenero, i noodles che assorbono ogni sfumatura raccontano una cucina nata per nutrire e condividere. Il soju locale accompagna il tutto con semplicità, come se fosse parte integrante del racconto. Mangiare ad Andong è un’esperienza umana prima che gastronomica, perché il cibo diventa sempre un pretesto per parlare, per creare connessioni.

Poi c’è la dimensione spirituale, quella più profonda, che emerge nella quiete della Dosan Seowon. Immersa nella natura, questa accademia confuciana sembra un luogo progettato per l’introspezione. Il legno degli edifici, il suono del vento, il ritmo lento dei passi creano un’atmosfera che invita al silenzio. Qui si percepisce quanto il confucianesimo abbia modellato la Corea, non solo come filosofia, ma come modo di stare al mondo. È uno spazio che sembra fuori dal tempo, perfetto per chi ama le storie di maestri e discepoli, di pensiero e disciplina, di ricerca interiore.

Andong custodisce anche simboli ancora più antichi, come la pagoda in mattoni di Sinsedong, che si erge discreta ma potente, ricordando quanto profonda sia la stratificazione storica di questo luogo. Ogni pietra, ogni struttura sembra dire la stessa cosa: qui nulla è stato dimenticato.

Andong è una città per chi ama la Corea del Sud non solo per la sua pop culture, ma per l’anima che la sostiene. È il posto in cui il K-pop sembra nascere da lontano, come un’eco moderna di una sensibilità antica. È un luogo che parla a chi sogna, a chi cerca atmosfere, a chi crede che i posti possano avere un carattere, quasi una personalità. Andong non ti chiede di essere compresa subito. Ti chiede solo di ascoltare. E se lo fai, ti resta dentro come una scena finale che non vuoi dimenticare.

I Simpson e La Città Incantata: un sogno sfumato (ma forse solo rimandato?)

I Simpson sfiorano Miyazaki ma poi…

35 anni di risate, parodie e satira pungente: i Simpson hanno messo sotto la loro lente di ingrandimento un po’ di tutto, da film cult a serie TV di successo. Eppure, c’è un capolavoro che ha resistito alle loro gag: La Città Incantata di Hayao Miyazaki.

Un episodio di Halloween sfumato

Lo showrunner Matt Selman ha rivelato che l’idea di una parodia su questo film d’animazione, considerato da molti il più grande capolavoro di Miyazaki, era stata presa in seria considerazione. L’episodio avrebbe dovuto essere un episodio speciale di Halloween, ma alla fine la produzione ha optato per qualcos’altro.

Un amore per Miyazaki comunque dimostrato

“Abbiamo comunque avuto modo di dimostrare il nostro amore per Miyazaki qualche anno dopo con Sposata con il Blob“, ha precisato Selman. In questo episodio della 25esima stagione, l’Uomo dei Fumetti si invaghisce di una ragazza appassionata di manga, anime e cultura orientale. Un omaggio indiretto al maestro dell’animazione giapponese.

E il futuro?

Chissà se I Simpson torneranno un giorno a bussare alle porte di La Città Incantata. Lo Studio Ghibli, con la sua ricca filmografia, offre sicuramente spunti per tante altre parodie esilaranti. Basta trovare l’ispirazione giusta!

Un episodio su La Città Incantata sarebbe stato un vero sogno per i fan di entrambe le serie. Che dire, Matt Selman? Forse è solo un arrivederci?

Restate sintonizzati!

Il concerto tributo a Joe Hisaishi arriva a Roma dopo i sold out di Milano

È con grande entusiasmo che annunciamo l’attesissima data del concerto tributo a Joe Hisaishi a Roma, dopo il successo dei concerti sold out a Milano. L’evento, che si terrà presso l’Auditorium Conciliazione, sabato 12 ottobre 2024 alle ore 21:00, promette di essere un’esperienza straordinaria per tutti gli amanti della musica sinfonica e delle opere del celebre compositore giapponese.

Joe Hisaishi è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi compositori contemporanei, famoso per le sue collaborazioni con registi come Hayao Miyazaki, Takeshi Kitano e Nobuhiko Ôbayashi. La sua sensibilità musicale e la sua maestria orchestrale hanno contribuito a creare alcune delle colonne sonore più memorabili del cinema e dell’animazione giapponese degli ultimi quarant’anni.

Il Concerto Omaggio a Joe Hisaishi: Opere Sinfoniche sarà un viaggio emozionante attraverso le grandi composizioni dei film di Studio Ghibli, come La Città Incantata, Principessa Mononoke e Il mio vicino Totoro, così come altri capolavori cinematografici come Hana-Bi Fiori di Fuoco e Ni no Kuni. L’orchestra sinfonica sul palco garantirà una resa straordinaria delle opere di Hisaishi, regalando al pubblico un’esperienza indimenticabile.

Questo spettacolo, adatto a tutte le età, rappresenta un’occasione unica per immergersi nell’universo musicale di Joe Hisaishi e apprezzare la bellezza e la profondità delle sue composizioni. I biglietti sono disponibili fin da ora su TicketOne, non perdete l’opportunità di assistere a questo straordinario evento musicale. Per ulteriori informazioni e dettagli sul concerto, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale dell’evento all’indirizzo: overlook-events.com/tyrell/tributeghiblijoehisaishi/. Un momento di arte e bellezza vi aspetta!

Il messaggio nascosto nei film di Hayao Miyazaki

C’è qualcosa di profondamente magico, quasi ineffabile, nei film di Hayao Miyazaki. Una qualità che va oltre la bellezza dell’animazione, oltre le storie avvincenti e le creature meravigliose che popolano il suo universo narrativo. I film del maestro giapponese non si guardano soltanto: si vivono, si respirano, si assorbono come fossero poesie in movimento. E dentro di essi, nascosti tra i dettagli e le pieghe di mondi fantastici, si celano messaggi filosofici, riflessioni esistenziali e moniti ecologici. Temi che oggi, più che mai, risuonano con forza.

Nel 2024, il genio dell’animazione è tornato a brillare con Il ragazzo e l’airone, vincitore del Golden Globe come Miglior film d’animazione e trionfatore anche agli Oscar. Un riconoscimento non solo all’opera, ma all’intera carriera di un uomo che ha rivoluzionato il modo di fare (e intendere) l’animazione. Dietro ogni suo film, c’è un messaggio nascosto. Ed è questo che vogliamo esplorare insieme oggi: il significato profondo, spesso taciuto, delle opere di Miyazaki. Perché ogni fotogramma che ci regala è anche una lezione di vita.

L’anima dell’opera: quando l’animazione diventa filosofia

Parlare dei film di Miyazaki come semplici anime sarebbe riduttivo. Le sue storie sono narrazioni stratificate, intrise di simbolismo e spiritualità, radicate nella mitologia giapponese ma universali nei contenuti. Nei suoi protagonisti, spesso giovani e apparentemente fragili, si celano percorsi di formazione che toccano temi come la crescita, la perdita, il dolore e la rinascita. Ogni personaggio è una metafora vivente: Chihiro, che si perde per ritrovarsi in La città incantata, o Mahito, che attraversa il dolore della perdita nel recentissimo Il ragazzo e l’airone, sono soltanto due esempi tra tanti.

Miyazaki ci invita a guardare oltre l’apparenza. Ogni trasformazione, ogni viaggio, ogni creatura mitica ha uno scopo narrativo e simbolico. Non è un caso che molti dei suoi film affrontino tematiche come l’altruismo, l’armonia con la natura e la condanna della guerra, sempre intrecciate con un profondo rispetto per la spiritualità orientale e le tradizioni del folklore nipponico. In fondo, guardare un film di Miyazaki è come attraversare uno shinto, un portale tra il nostro mondo e quello dello spirito.

La natura come protagonista silenziosa

Uno dei messaggi più ricorrenti e sentiti nella cinematografia di Miyazaki è il rapporto tra uomo e natura. Non semplice sfondo, ma vero e proprio personaggio, il mondo naturale è spesso descritto come un essere vivente da rispettare, temere e amare. Pensiamo a Nausicaä della Valle del vento, opera semi-fondatrice dello Studio Ghibli, in cui la protagonista combatte per la salvezza del pianeta, devastato dall’uomo. O alla Principessa Mononoke, dove l’equilibrio tra industrializzazione e spiritualità della foresta è rappresentato con uno struggente senso di tragica bellezza.

In Ponyo sulla scogliera, l’ambiente marino si fonde con l’elemento umano, mostrando come l’amore e la comprensione possano colmare il divario tra due mondi opposti. Ogni film, in un modo o nell’altro, è un grido d’allarme poetico sull’ecologia, un invito a ritrovare l’armonia perduta con la Terra. Miyazaki ci chiede, con la delicatezza che lo contraddistingue, di essere custodi e non padroni del nostro pianeta.

Crescita personale e trasformazione: il vero cuore della narrazione

Chi guarda un film di Miyazaki si trova spesso di fronte a un racconto di formazione. La trasformazione interiore dei protagonisti è sempre al centro dell’azione. Non si tratta solo di eventi straordinari, ma di piccoli cambiamenti che rispecchiano esperienze universali: la paura del cambiamento, il passaggio all’età adulta, la scoperta del dolore e dell’amore. Il tutto raccontato con una grazia narrativa unica.

In La città incantata, Chihiro passa da ragazzina impaurita a giovane donna coraggiosa e consapevole. In Il castello errante di Howl, Sophie affronta la maledizione della vecchiaia come una metafora dell’autodeterminazione e della libertà. E in Si alza il vento, Jirō sacrifica i suoi sogni per amore e responsabilità. Queste trasformazioni sono il nucleo pulsante del cinema di Miyazaki: ogni crescita è una rinascita, ogni caduta è un passo verso la luce.

La spiritualità giapponese e la mitologia come chiave di lettura

Molti dei simboli presenti nei film di Miyazaki hanno radici profonde nella spiritualità shintoista e buddista. Spiriti della natura, kami, animali totemici e oggetti animati popolano i suoi mondi con naturalezza. In La città incantata, il Senza Volto rappresenta la parte più oscura e solitaria dell’animo umano, mentre Yubaba e Zeniba, le due streghe gemelle, incarnano il dualismo tra potere e saggezza. Haku è un fiume dimenticato, simbolo della memoria perduta.

In Il mio vicino Totoro, l’intero paesaggio rurale è impregnato di presenze invisibili che proteggono l’infanzia e la vita. Totoro stesso è uno spirito benevolo, un guardiano silenzioso della natura e dei ricordi. Non si tratta solo di folklore: è una visione del mondo in cui ogni cosa ha un’anima, ogni vita è sacra, ogni evento è parte di un disegno più grande. Una filosofia che si riflette nell’etica delle relazioni umane, fatte di ascolto, gentilezza e rispetto reciproco.

L’altruismo come atto rivoluzionario

Un altro tema che ritorna con forza in tutte le opere di Miyazaki è l’importanza dell’altruismo. I suoi personaggi non sono eroi nel senso tradizionale del termine. Sono persone comuni, spesso giovani, che scelgono di aiutare gli altri anche a costo di sacrificare se stessi. Pensiamo a Chihiro che salva i genitori e aiuta spiriti sconosciuti, o a Satsuki che si prende cura della sorellina Mei in Il mio vicino Totoro.

In Porco Rosso, il protagonista rifiuta l’ideologia fascista e sceglie l’esilio morale, un gesto di resistenza silenziosa. In Princess Mononoke, Ashitaka cerca la via della pace anche quando tutto intorno a lui è guerra. E nel recente Il ragazzo e l’airone, Mahito affronta un mondo in rovina con coraggio, trovando la forza di andare avanti grazie all’amore e alla memoria. Per Miyazaki, l’altruismo è la chiave per cambiare il mondo. È un atto rivoluzionario, silenzioso ma potente.

Quando il volo è libertà: l’omaggio all’aviazione

Impossibile non menzionare il fascino per il volo, uno dei tratti distintivi della poetica miyazakiana. Figlio di un ingegnere aeronautico, il regista ha sempre nutrito una passione viscerale per gli aerei. Ma nei suoi film il volo non è solo tecnica: è simbolo di libertà, di sogno, di evasione. Ogni volta che un personaggio prende il volo, è come se l’anima dello spettatore si sollevasse con lui.

In Si alza il vento, Jirō costruisce aerei che diventano opere d’arte, strumenti di bellezza in un mondo che vuole usarli per la guerra. In Porco Rosso, il cielo è rifugio e ribellione. In Laputa – Castello nel cielo, il volo è un ponte verso il passato e la conoscenza. Per Miyazaki, volare è un atto poetico: è la possibilità di guardare il mondo da un’altra prospettiva, con occhi nuovi e cuore aperto.

Un testamento d’amore per l’umanità

In fondo, ogni film di Hayao Miyazaki è un messaggio d’amore. Per la Terra, per l’umanità, per l’infanzia, per il sogno. Ogni storia è un invito a rallentare, a osservare, a ricordare chi siamo. I suoi personaggi ci insegnano che il vero coraggio è essere gentili, che la bellezza si nasconde nei piccoli gesti, e che anche nei momenti più oscuri esiste una via per tornare alla luce.

Non sorprende quindi che nel 2024, dopo il successo de Il ragazzo e l’airone e la consegna della Palma d’Oro onoraria allo Studio Ghibli al Festival di Cannes, il mondo abbia voluto rendere omaggio a questo straordinario narratore. Un uomo che, attraverso l’animazione, ha saputo parlare a tutte le generazioni.

Miyazaki ci ha insegnato che l’arte, quando nasce dal cuore, può cambiare il mondo. I suoi film sono eterni proprio perché non ci offrono risposte facili, ma ci pongono domande profonde. E ci lasciano con la sensazione che, da qualche parte, ci sia sempre un Totoro che ci aspetta nella foresta. O un castello errante che vola sopra le nuvole.

E ora tocca a voi: qual è il film di Miyazaki che vi ha cambiato la vita? Quale messaggio nascosto avete scoperto guardando le sue opere? Parliamone insieme nei commenti e condividete l’articolo sui vostri social: il mondo ha bisogno di più magia. E Miyazaki, in fondo, ci ha insegnato come trovarla.

Lo spettacolo teatrale de “La città incantata”

Un’emozionante novità per gli amanti dell’animazione giapponese: è stato rilasciato il trailer della rappresentazione teatrale live-action de La città incantata (Spirited Away), il film di Hayao Miyazaki che ha conquistato il mondo con la sua storia fantastica e la sua animazione straordinaria. Lo show live-action sarà disponibile su HBO Max, il servizio di streaming di Warner Bros. Discovery, che offre una vasta selezione di contenuti originali e di qualità.

La città incantata, uscito nel 2001, è uno dei capolavori dello Studio Ghibli, la casa di produzione fondata da Miyazaki e Isao Takahata. Il film racconta le avventure di Chihiro, una bambina di dieci anni che si perde in un mondo magico dopo che i suoi genitori sono stati trasformati in maiali da una strega. In questo mondo, Chihiro dovrà affrontare molte sfide e pericoli, ma anche fare amicizia con alcuni personaggi indimenticabili, come Haku, il ragazzo-drago, e Senza-Volto, lo spirito misterioso.Il film è una rivisitazione in chiave giapponese di Alice nel paese delle meraviglie, il celebre romanzo di Lewis Carroll. Miyazaki si è ispirato alla sua infanzia, quando visitava le terme con la sua famiglia e si chiedeva cosa ci fosse dietro le porte chiuse. Ha voluto creare un mondo in cui le divinità e gli spiriti della natura si ritrovano per rilassarsi e curarsi, e in cui Chihiro deve imparare a rispettare le regole e le tradizioni di questo mondo.La città incantata ha ottenuto un enorme successo di critica e di pubblico, vincendo numerosi premi, tra cui l’Oscar come miglior film d’animazione nel 2003. È considerato uno dei migliori film di tutti i tempi, e ha influenzato molti altri artisti e registi, come Guillermo del Toro e Steven Spielberg.

L’adattamento teatrale de La città incantata è stato realizzato con il benestare di Miyazaki e dello Studio Ghibli, che hanno dato la loro approvazione al progetto. Lo spettacolo è scritto e diretto da John Caird, un noto regista teatrale che ha vinto il Tony Award per Les Misérables. Lo spettacolo ha debuttato a Tokyo il 28 febbraio 2022, ricevendo ottime recensioni. Nel 2024, lo spettacolo arriverà anche in Europa, al London Coliseum.

Lo spettacolo vanta un cast di talento, che include Kanna Hashimoto e Mone Kamishiraishi, che si alternano nel ruolo di Chihiro, e Mari Natsuki e Romi Park, che interpretano Yubaba, la strega che gestisce le terme. Un ruolo particolare è quello di Senza-Volto, lo spirito che cambia forma e personalità a seconda di chi incontra. Senza-Volto è interpretato da Koharu Sugawara e Tomohiko Tsujimoto, che si alternano fino a quando il personaggio non diventa gigantesco e vorace, richiedendo l’intervento di 12 burattinai per muoverlo sul palco.

Lo spettacolo riproduce fedelmente la trama e l’atmosfera del film, utilizzando effetti speciali, musiche, costumi e scenografie che ricreano il mondo magico di Miyazaki. Lo spettacolo vuole essere un omaggio al genio e alla creatività di Miyazaki, e al tempo stesso offrire al pubblico una nuova prospettiva e una nuova esperienza di questa storia meravigliosa.

La rappresentazione teatrale de La città incantata è un evento imperdibile per i fan del film e per tutti coloro che amano le storie fantastiche e magiche. Il trailer, disponibile online, anticipa le emozioni e le sorprese che lo spettacolo riserva. Non resta che attendere l’arrivo dello spettacolo sullo schermo di HBO Max, per immergersi nuovamente nel mondo incantato di Chihiro e dei suoi amici.

Buon Compleanno Hayao Miyazaki

Oggi, 5 gennaio 2024, si festeggia il 83° compleanno di uno dei più grandi maestri dell’animazione giapponese: Hayao Miyazaki. Nato a Tokyo nel 1941, Miyazaki ha dedicato la sua vita alla creazione di manga e anime di straordinaria bellezza e profondità, che hanno conquistato il pubblico e la critica di tutto il mondo. Autore e regista di capolavori come Nausicaä della Valle del vento, Il castello nel cielo, La città incantata e Si alza il vento, Miyazaki è anche uno dei fondatori dello Studio Ghibli, la casa di produzione che ha realizzato alcuni dei più celebri film d’animazione della storia del cinema.

Le opere di Miyazaki sono caratterizzate da una ricchezza di temi e valori universali, che toccano il cuore e la mente degli spettatori di ogni età e cultura. Tra questi, spiccano l’educazione, l’infanzia, la forza della natura, l’ecologia, l’immaginazione e la comprensione. Miyazaki sa raccontare storie avvincenti e coinvolgenti, che oscillano tra il dramma e la fantasia, il realismo e il sogno, il passato e il futuro. Le sue opere sono state riconosciute come opere d’arte a livello internazionale, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti, tra cui l’Oscar per il miglior film d’animazione nel 2003 per La città incantata.

Ovviamente, il modo migliore per festeggiare il maestro dell’animazione nipponica è  vedere il suo ultimo film, Il ragazzo e l’airone, che è uscito in Italia il primo gennaio. Si tratta di un film fantasy, ispirato alla sua infanzia e ad alcuni romanzi, tra cui E voi come vivrete? di Genzaburō Yoshino. Il film racconta la storia di Mahito, un ragazzo di 12 anni che, guidato da un airone parlante, scopre un mondo fantastico popolato da strane creature. Il film è il primo di Miyazaki dal 2013, quando aveva annunciato il suo ritiro dopo Si alza il vento. A luglio 2016 però decise di ritornare a dedicarsi ad un nuovo progetto, che ha richiesto sette anni di produzione.

Grazie maestro e buon compleanno!

La Città Incantata, il capolavoro di Hayao Miyazaki

La Città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi) è il capolavoro d’animazione  creato dal Premio Oscar Hayao Miyazaki per lo Studio Ghibli, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino e del Premio Oscar quale miglior film di animazione: uno dei maggiori incassi della storia del cinema d’animazione giapponese, tratto dal romanzo originale di Sachiko Kashiwaba (1987). Il film è stato distribuito in Giappone nel 2001, dove ha incassato più di Titanic

La Città incantata racconta le avventure della piccola Chihiro, una ragazzina di dieci anni, capricciosa e testarda, convinta che l’intero universo debba sottostare ai suoi capricci. Quando i suoi genitori, Akio e Yugo, le dicono che devono cambiare casa, la bambina va su tutte le furie e non fa nulla per nascondere la sua rabbia. Abbandonando per sempre la vecchia casa, Chihiro si aggrappa al ricordo dei suoi amici e di un mazzo di fiori, ultime tracce della sua vecchia vita. Arrivati in fondo ad una misteriosa strada senza uscita, Chihiro ed i suoi genitori si trovano davanti ad un immenso edificio rosso sulla cui facciata si apre una galleria senza fine che somiglia ad una gigantesca bocca. Con una certa riluttanza, Chihiro segue i genitori nel tunnel.Il tunnel li conduce ad una città fantasma, dove li aspetta un sontuoso banchetto. Akio e Yugo si gettano famelici sul cibo e vengono trasformati in maiali sotto gli occhi della figlia. Sono scivolati in un mondo abitato da antiche divinità e esseri magici, governato da una strega malvagia, l’arpia Yubaba.Yubaba spiega a Chihiro che i nuovi arrivati vengono trasformati in animali prima di essere uccisi e mangiati. Coloro che riescono a sfuggire a questo tragico destino saranno condannati all’annientamento, quando verrà dimostrato che non servono a nulla.Per sua fortuna, Chihiro trova un alleato nell’enigmatico Haku. Per ritardare il più possibile il terribile giorno della resa dei conti e sopravvivere in un mondo strano e pericoloso, Chichiro dovrà rendersi utile e quindi lavorare. E così la ragazzina rinuncerà alla sua pigrizia, alla sua umanità, alla sua ragione, ai suoi ricordi e addirittura al suo nome…

Lungometraggio di 122 minuti, La città incantata è costato 19 milioni dollari. Pur essendo cinque volte meno costoso di un qualunque progetto della Disney, si tratta di una somma colossale per il cinema d’animazione giapponese. Il film è stato un successo senza precedenti. Ancora prima di essere distribuito negli Stati Uniti e in Europa, il film di Hayao Miyazaki era già considerato il primo film non americano della storia ad aver incassato 200 milioni di dollari. La Francia è stato il primo paese occidentale ad offrire a questo film già mitico un’ampia distribuzione.

In questo lungometraggio, il maestro Miyazaki si avvale di tecniche di animazione tradizionali, coadiuvate dalle recenti tecnologie digitali per rendere ancora più realistici i dettagli, le espressioni del viso e gli sfondi, per raccontare un viaggio onirico sul passaggio all’età adulta, tra tradizione giapponese e creature magiche, un’opera in grado di incantare grandi e piccini, perfetta per una serata in famiglia. Per il film Studio Ghibli ha utilizzato la stessa tecnica digitale già impiegata per il lungometraggio precedente, My Neighbours the Yamadas di Isao Takahata. Allo Studio Ghibli però, a differenza della Pixar, non si lavora solo ed esclusivamente al computer. Tutti i disegni, i protagonisti e le ambientazioni, sono prima realizzati a mano e poi vengono scannerizzati e tradotti in formato digitale. Soltanto le rifiniture, l’animazione e la scelta dei colori finali vengono generati dal computer. Studio Ghibli ha creato la posizione di “Direttore delle immagini digitali ” e ha assunto Okui Atsushi per ricoprirla. Okui traduce in forma digitale il lavoro fornito da ogni singolo dipartimento, aggiungendo poi i movimenti della macchina da presa e gli effetti speciali.

Toshio Suzuki, Presidente della Ghibli Studio ha dichiarato:

“L’incredibile successo di La città incantata può essere attribuito a numerosi fattori … Naturalmente, c’è la popolarità di Miyazaki e del suo film precedente, Principessa Mononoke. Ma La città incantata è un’avventura unica nel suo genere, che ti tiene col fiato sospeso senza mostrare alcuna violenza. L’azione e l’umorismo non sono eccessivi; l’uso di effetti speciali spettacolari è comunque tenuto sotto stretto controllo. La piccola Chihiro scopre dei valori come l’amicizia, la determinazione e la disciplina. Tuttavia, il film non è didattico. Cerca di infondere fiducia nei bambini mostrando loro quanto sia essenziale farsi un nome. Questa miscela di modernità, filosofia e fantasia è molto rara nel cinema d’oggi. Grazie al tocco magico di Hayao Miyazaki, credo che il pubblico s’innamorerà di La città incantata, perché si accorgerà sin da subito di assistere ad uno spettacolo unico”.

Per la composizione della straordinaria colonna sonora, diventata un cult, Miyazaki si è avvalso della collaborazione di Joe Hisaishi e della New Japan Philharmonic. La colonna sonora de La città incantata ha ottenuto vari riconoscimenti in Giappone.

Torna “La Città Incantata”

La Città Incantata – Meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo, il 7, 8 e 9 luglio 2017, per la terza edizione, torna nella cornice unica di Civita di Bagnoregio (VT) promosso dalla Regione Lazio con il Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, in collaborazione con Comune di BagnoregioRoma Lazio Film Commission, Lazio Innova e con la direzione artistica di Luca Raffaelli, che quest’anno ospiterà il poeta della satira Altan, con uno speciale omaggio alla Pimpa, il Premio Oscar Dudok de Wit per La Tartaruga Rossa, Daniel Zezelj realizzatore di Django Unchained, Lorenzo Ceccotti e molti altri artisti insieme a personalità del mondo della cultura. Tre giorni densi di appuntamenti, che si snodano lungo le piazze, i vicoli, i palazzi, le osterie e fin dentro le abitazioni private dello splendido borgo laziale candidato patrimonio Unesco, che per l’occasione si apre ai visitatori con un ricco programma fatto d’incontri, workshop, proiezioni cinematografiche e di corti, anteprime, mostre ed eventi, con al centro i disegnatori, la loro vita, le loro tecniche, le loro storie professionali, personali e i loro personaggi.
  
C’è chi disegna gli storyboard per un cartone statunitense e chi realizza corti d’autore, ispirati e introspettivi. C’è chi sceneggia fumetti popolari e chi crea il vestito musicale di film d’animazione. C’è chi anima pupazzi di plastilina e chi disegna romanzi a fumetti. Lavorano tutti nel mondo del disegno o dei film animati: sono animatori, registi, sceneggiatori, designer, street artist, storyboarder, coloristi, grafici, sono artisti che disegnano o usano il disegno e fanno un lavoro che quasi per tutti è misterioso.  Saranno proprio loro i protagonisti del terzo Meeting dei Disegnatori che Salvano il Mondo, mettendo a disposizione della comunità la loro creatività: uno straordinario strumento per rigenerare i nostri borghi e le nostre città, produrre valori sociali e animare le comunità locali, con un forte respiro internazionale.
Il programma: Nelle piazze e nelle case di Civita di Bagnoregio, gli autori saranno a disposizione per dei Miniworkshop, laboratori tra artisti e appassionati assetati di sapere di più sulla creazione di un’opera. In questa continua interazione con il pubblico La città incantata ha coinvolto due festival del fumetto romani: Arf e Crack, così diversi e così vivi.  Le mostre di Daniel Zezelj (anche protagonista di una performance) e di Lorenzo Ceccotti (autore dell’immagine della terza edizione di Città Incantata) per tre giorni saranno incorniciate dalla bellezza di Civita.
Insieme a tanti grandi artisti, tanto diversi e interessanti, due grandi maestri: Michaël Dudok de Wit, autore di cortometraggi straordinari e di un lungometraggio (“La tartaruga rossa”) che ha una storia produttiva unica nella storia dell’animazione europea; e poi Altan, il poeta della satira e dei fumetti per i più piccoli. Saranno loro fra i grandi protagonisti delle serate a Bagnoregio: l’Auditorium Taborra è riservato ai più piccoli con i workshop di Bambi Kramer e di Altan. La Pimpa, cagnolina sempre pronta al dialogo e all’incontro, è un personaggio perfetto per incarnare la filosofia della manifestazione. E mentre la Casa del Vento diventa per tutta la durata dell’evento un luogo di lettura e scoperta dei fumettisti presenti, il grande schermo la sera permetterà di ammirare i cortometraggi dei registi e degli animatori, chiudendo come sempre con due lunghi: La tartaruga rossa, ovviamente, e “East End”, coraggioso e nuovo esperimento dell’animazione italiana diretto da Skanf & Puccio, per il quale molti critici hanno gridato al miracolo. Il tutto all’insegna della diversità che s’incontra, perché solo l’arte può salvare il mondo.
La solidarietà “La Città Incantata”, accanto all’oggettiva valenza artistica, ha una caratterizzazione solidaristica che, di anno in anno, permette alla manifestazione di distinguersi anche per i risultati ottenuti sul fronte dell’impegno civico.  In tale campo si è sempre impegnato direttamente il Comune di Bagnoregio che quest’anno ha deciso di devolvere la cifra frutto dell’accesso all’antico borgo il 7-8-9 luglio a favore del restauro del campanile della Chiesa parrocchiale di S. Donato, lesionato dal sisma del 30 ottobre 2016.

Your Name. di Makoto Shinkai: il film anime che ha commosso il mondo e riscritto la storia del cinema giapponese

C’è un momento in cui il cielo si tinge d’ambra, i fili del destino si intrecciano invisibili e due anime si sfiorano oltre i confini dello spazio e del tempo. È in quel preciso istante che “Your Name.” smette di essere solo un film d’animazione per diventare una vera e propria esperienza sensoriale ed emotiva, capace di risvegliare le corde più intime del nostro cuore geek. Questo è il miracolo narrativo e visivo firmato da Makoto Shinkai, regista già noto per autentiche perle come “Il giardino delle parole”, “5 cm al secondo”, “La voce delle stelle” e “Viaggio verso Agartha”.

Uscito nei cinema giapponesi nell’agosto del 2016, “Your Name.” ha travolto ogni previsione, scalando le classifiche del box office con la potenza di una cometa. Letteralmente. Con oltre 175,8 milioni di dollari incassati solo in Giappone, il film si è posizionato al quinto posto tra i maggiori incassi di tutti i tempi nel paese e al secondo tra gli anime più visti, subito dietro alla leggendaria “La città incantata” di Hayao Miyazaki. Un’impresa che sembrava impossibile, ma che Shinkai ha compiuto con grazia, talento e un pizzico di magia. E non è finita lì: anche il debutto in Cina ha segnato un altro record, portando il film al primo posto in classifica e consolidandolo come fenomeno globale.

Ma che cos’ha davvero reso “Your Name.” un’opera così potente da conquistare pubblico, critica e, probabilmente, anche gli spiriti del folklore giapponese?

La risposta risiede nel cuore della storia, in quella trama che gioca con i paradossi del tempo, con l’identità, con il desiderio profondo di essere compresi. Mitsuha è una liceale che vive in un piccolo villaggio rurale incastonato tra le montagne, un luogo fuori dal tempo dove le tradizioni sciamaniche ancora sopravvivono. Il suo sogno è scappare verso Tokyo, lasciarsi alle spalle l’austerità della vita provinciale per abbracciare il caos creativo della metropoli. Dall’altra parte del Giappone, Taki è un ragazzo che vive a Tokyo, frequenta il liceo, lavora in un ristorante italiano e sogna di diventare architetto. Due vite all’apparenza opposte, distanti, parallele. Ma una notte, qualcosa cambia: Mitsuha si risveglia nel corpo di Taki, e Taki nel corpo di Mitsuha. Come in un moderno “Ranma ½” dai toni poetici e malinconici, i due iniziano a scambiarsi di posto senza capire il perché, lasciandosi messaggi sui quaderni, sugli smartphone, sulla pelle.

Il risultato? Una danza narrativa che oscilla tra romanticismo e mistero, tra slice of life e fantascienza, tra spiritualità e catastrofe. Perché sì, c’è anche una cometa che sta per cadere sulla Terra. E con essa, il tempo stesso sembra spezzarsi.

Shinkai, che da anni è considerato “l’erede di Miyazaki” — definizione che lo mette in imbarazzo ma che rende giustizia alla sua visione artistica — in “Your Name.” raggiunge la piena maturità stilistica. Le sue ambientazioni iperrealistiche sono così dettagliate da sembrare fotografie animate, ogni singolo scorcio di Tokyo, ogni foglia che cade nei villaggi montani, ogni riflesso d’acqua è un tributo visivo all’effimero. Ma ciò che davvero commuove è il modo in cui la regia riesce a farci percepire la distanza tra i due protagonisti, trasformando lo spazio che li separa in una presenza narrativa tangibile, quasi dolorosa.

E poi c’è la musica. La colonna sonora dei RADWIMPS, band j-rock che ha composto un intero album per il film, non è un semplice accompagnamento: è il terzo protagonista invisibile della storia. Ogni brano è carico di emozione e scandisce con precisione chirurgica i momenti più intensi, costruendo climax che esplodono in lacrime e stupore. Alcune sequenze, accompagnate solo dalla voce e dal piano, hanno la potenza di un haiku moderno: brevi, ma capaci di lasciarti sospeso tra il presente e l’eternità.

Ma torniamo al cuore del mistero: cosa lega davvero Mitsuha e Taki? Senza svelare troppo, basti sapere che il tempo è il vero antagonista della loro storia. Non un villain con un volto, ma una forza naturale e inesorabile, che va compresa, onorata e, forse, anche sfidata. “Your Name.” ci porta a riflettere sul valore della memoria, sulla bellezza dell’incontro, sul bisogno primordiale di trovare “l’altro da sé” in un mondo che spesso ci separa.

A livello produttivo, il film è frutto di un’alchimia perfetta. La CoMix Wave Films, studio ormai celebre per la qualità visiva delle sue opere, ha dato carta bianca a Shinkai, scommettendo su una visione autoriale fortemente personale e poco allineata ai canoni commerciali. Il risultato è un film che riesce a essere contemporaneamente poetico e pop, spirituale e accessibile, commovente e divertente.

“Your Name.” è un’opera che sfugge alle etichette. Non è solo un anime romantico, né un semplice sci-fi sull’inversione dei corpi. È un viaggio metafisico attraverso la memoria e il tempo, una riflessione sul potere dei legami umani e sulla fragilità della nostra esistenza. È anche, senza dubbio, un punto di non ritorno per l’animazione giapponese moderna. E se esiste un multiverso in cui cinema e anime si fondono in un linguaggio nuovo, “Your Name.” è uno dei suoi primi portali.

Invitiamo tutti i lettori di CorriereNerd.it a (ri)vederlo sul grande schermo, se ne avranno occasione. E poi, perché no, a lasciarci nei commenti la loro interpretazione della scena finale. Perché, come insegna il cinema giapponese, ogni finale è un inizio travestito. E ogni nome, anche quello dimenticato, aspetta solo di essere pronunciato.

“Your Name.” non è un semplice titolo. È una chiamata. Una preghiera. Un legame.

E tu, ti ricordi il suo nome?