Emanuele Vietina: l’architetto della fantasia dietro Lucca Comics & Games

Nel vasto universo della cultura pop, dove fumetti, videogiochi, cinema e narrativa fantasy si intrecciano in un caleidoscopio di mondi immaginari, c’è una figura che ha saputo tradurre questa complessità in un’esperienza viva e pulsante: Emanuele Vietina, oggi Direttore Generale di Lucca Crea S.r.l. e mente creativa alla guida di Lucca Comics & Games, il più grande festival crossmediale d’Europa.

Con un passato da esperto di marketing culturale e storytelling transmediale, Vietina non è soltanto un manager, ma un vero artigiano della cultura nerd e pop, capace di costruire ponti tra mondi apparentemente distanti — dal fantasy classico alla realtà virtuale, dal gioco da tavolo all’epopea cinematografica. Entrato nel cuore operativo del festival nel 2007 come vice direttore, ha attraversato oltre quindici anni di trasformazioni e rivoluzioni digitali, contribuendo in modo decisivo alla crescita esponenziale della manifestazione fino a farla diventare un evento di portata internazionale.

Il mondo di Vietina: tra fantasy, giochi e storytelling

Da sempre affascinato dalle dinamiche del gioco e della narrazione, Vietina ha diretto per anni la sezione Games di Lucca Comics & Games, curando tanto i giochi da tavolo quanto l’universo dei videogame. È stato proprio sotto la sua guida che l’area Games ha conosciuto un’espansione senza precedenti, trasformandosi in un vero e proprio hub creativo dove il pubblico, gli autori e i grandi marchi del settore si incontrano per condividere esperienze e visioni.

Parallelamente, Vietina ha lanciato nuovi ambiti del festival, aprendo porte verso territori che solo pochi anni fa sembravano separati dal mondo del fumetto e del gioco. È grazie alla sua visione se oggi Lucca Comics & Games ospita aree dedicate al Fantasy — inteso non solo come genere letterario, ma come linguaggio artistico e narrativo — e al Cinema, alle Serie TV e all’Home Entertainment, portando nella città toscana anteprime mondiali, star internazionali e contenuti esclusivi.

Dall’edutainment alla gamification: giocare per imparare

Ma la carriera di Vietina non si limita ai grandi eventi. Prima ancora di diventare il volto di Lucca Comics & Games, è stato manager e autore di progetti pionieristici nell’ambito dell’edutainment e della gamification. Tra i suoi lavori spiccano “Dark Ride, The Webgame” (INDIRE, 2007) e “Terre di Optimalia”, premiato nel 2008 come Miglior Programma Educativo Italiano, esperienze che hanno anticipato di anni l’attuale tendenza a utilizzare il gioco come strumento formativo.

Un altro progetto, Scarty (2015/2016), ha mostrato come la gamification potesse entrare concretamente nella vita quotidiana, trasformando la gestione dei rifiuti e il riciclo in un’esperienza ludica, collettiva e consapevole. Dietro queste iniziative non c’è solo un’idea di intrattenimento, ma una filosofia precisa: il gioco come veicolo di conoscenza, di partecipazione e di cambiamento sociale.

L’arte del fantastico: tra mostre e grandi visioni

In Italia, Vietina è stato anche uno dei primi a comprendere che l’arte fantasy e la concept art meritavano uno spazio di riconoscimento accademico e museale. È stato curatore e promotore di mostre che hanno fatto la storia della cultura visiva contemporanea, dedicando retrospettive a nomi leggendari come Alan Lee e John Howe, i visionari del Signore degli Anelli; Iain McCaig, illustratore e designer per Star Wars; Brian Froud, padre delle creature incantate di Labyrinth e Dark Crystal.

Non mancano incursioni nel mondo videoludico con mostre come “Behind the Brotherhood”, dedicata alla saga di Assassin’s Creed, e la celebrazione “Naughty Dog XXX Anniversary”, tributo ai maestri della narrazione digitale dietro The Last of Us e Uncharted.

In tutte queste iniziative emerge una costante: Vietina è un curatore che ragiona da narratore, che costruisce esperienze e non semplici esposizioni, sempre con l’obiettivo di far dialogare arte, industria e pubblico.

Visione, management e passione nerd

Chi lo conosce lo descrive come una personalità versatile, attenta, creativa e precisa, con un talento naturale per la comunicazione e la gestione del lavoro di squadra. È un leader che sa unire visione e pragmatismo, qualità fondamentali per gestire un colosso organizzativo come Lucca Comics & Games, che ogni anno accoglie oltre 500.000 partecipanti e coinvolge istituzioni, sponsor, artisti e fan da tutto il mondo.

Nel suo percorso professionale, Vietina ha maturato una solida esperienza nel mercato dell’entertainment, lavorando a stretto contatto con multinazionali, istituzioni pubbliche e governi locali. La sua capacità di coordinare team complessi, supervisionare budget milionari e mantenere alta la qualità creativa del festival lo ha reso una delle figure più rispettate nel panorama europeo della cultura pop.

Ma dietro la strategia e il management resta sempre l’anima nerd. Vietina è un visionario che crede nella forza delle storie, nella creatività come motore economico e nel valore comunitario del gioco. Ogni edizione di Lucca Comics & Games riflette il suo credo più profondo: che la cultura geek non sia solo un passatempo, ma un linguaggio universale capace di unire generazioni e immaginari.

Un direttore con lo sguardo nel futuro

Oggi, alla guida di Lucca Crea, Vietina continua a innovare, spingendo il festival verso una dimensione sempre più internazionale e crossmediale, senza mai perdere il legame con la comunità che lo ha reso grande. Sotto la sua direzione, Lucca non è solo un luogo fisico o un evento annuale: è diventata una città della creatività, un laboratorio vivente dove fumetti, cinema, videogiochi e letteratura si incontrano per immaginare il futuro della narrazione.

E forse è proprio questo il segreto del successo di Emanuele Vietina: la capacità di trasformare la passione in visione, e la visione in realtà condivisa. In un mondo in cui l’intrattenimento tende a frammentarsi, lui continua a costruire connessioni — tra artisti e fan, tra industria e sogno, tra il passato dei miti e il futuro del digitale.

In fondo, come ogni grande maestro del gioco e della narrazione, Emanuele Vietina sa che ogni storia è un’avventura da vivere insieme. E da Lucca, quell’avventura continua a conquistare il mondo.

Gran Burrone esiste davvero: viaggio nella Svizzera che ha ispirato Tolkien e la Terra di Mezzo

Chi non ha mai sognato di perdersi tra le foreste di Lothlórien, di scalare le Montagne Nebbiose o di banchettare con gli hobbit nella Contea? L’universo di J.R.R. Tolkien non è solo una saga letteraria: è un mondo parallelo, vivo e pulsante, capace di rapire generazioni di lettori, spettatori e giocatori. Ma ciò che molti non sanno è che le radici della Terra di Mezzo affondano nella realtà. E quella realtà si trova tra le cime innevate e le valli luminose della Svizzera.

Alle origini di un viaggio leggendario

È il 1911 quando un giovane Tolkien, ancora lontano dal diventare il Professore che avrebbe cambiato la storia della letteratura fantasy, decide di attraversare le Alpi bernesi e vallesane. È un’escursione lunga, faticosa, di quelle che mettono alla prova la resistenza e l’immaginazione. Zaino in spalla, il futuro autore de Il Signore degli Anelli cammina per settimane tra ghiacciai, vallate e cascate. È in quel viaggio, a contatto diretto con una natura tanto grandiosa quanto primordiale, che nascono i semi della Terra di Mezzo.

In una lettera al figlio Michael, Tolkien confesserà anni dopo quanto quella traversata lo avesse segnato: “Il viaggio di Bilbo Baggins da Gran Burrone all’altro lato delle Montagne Nebbiose si basa sulle mie avventure del 1911”. Quelle Montagne Nebbiose, con i loro tre picchi principali, non sono invenzione: rappresentano l’Eiger, il Mönch e la Jungfrau, le tre imponenti cime dell’Oberland Bernese. E Rivendell, la leggendaria dimora elfica di Elrond, nasce dall’incanto di una valle reale: Lauterbrunnen.

La scoperta di Gran Burrone nel cuore dell’Oberland Bernese

Chiunque abbia sfogliato un atlante della Terra di Mezzo ha sognato almeno una volta di trovare Gran Burrone sulla mappa. Ebbene, smettete di cercare tra le pagine: Rivendell esiste, o almeno la sua ispirazione sì, ed è incastonata nel cuore della Svizzera.

La Lauterbrunnental, la valle di Lauterbrunnen, è una meraviglia che sembra uscita da un dipinto rinascimentale o da un sogno elfico. Si apre come una ferita verde tra pareti di roccia bianche e verticali, da cui precipitano ben 72 cascate. L’aria è satura di nebbia e muschio, il fragore dell’acqua accompagna ogni passo e il paesaggio si trasforma a ogni ora del giorno. È un luogo in cui il confine tra realtà e mito si dissolve, un santuario naturale che cattura immediatamente l’anima.

Tolkien la vide da giovane e ne rimase incantato. Quando, anni più tardi, avrebbe descritto Gran Burrone come “una casa accogliente, nascosta e protetta da montagne, attraversata da cascate”, stava rivivendo quell’esperienza. Lauterbrunnen non è solo una valle: è l’archetipo di ogni rifugio sicuro, la trasposizione reale del concetto di Imladris — l’Ultima Casa Accogliente a Est del Mare.

Il sigillo del filologo viaggiatore

Tolkien non era un semplice scrittore di fantasia. Era un filologo, uno studioso di lingue antiche e miti nordici, ma anche un osservatore attento della natura e delle storie che essa nasconde. Ogni luogo che visitava diventava, nella sua mente, una tessera del mosaico mitologico che avrebbe poi composto la sua opera.

Quando arrivò nella Lauterbrunnental, riconobbe in quella valle qualcosa di più di una semplice bellezza naturale: vi percepì una dimensione quasi sacra. Le montagne intorno sembravano proteggere la valle come mura di una cittadella, e i veli d’acqua che scendevano da ogni lato la trasformavano in un anfiteatro vivente. Lì, in quell’equilibrio perfetto tra potenza e armonia, nacque l’immagine del rifugio elfico, luogo di pace e conoscenza in un mondo in bilico tra luce e ombra.

Le cascate magiche di Lauterbrunnen

La valle non è solo scenografica, è viva. La più celebre delle sue cascate, la Staubbachfall, scende per quasi trecento metri e, quando il vento soffia, si dissolve in una nube di gocce sospese, come una pioggia incantata. Ma la vera meraviglia si trova all’interno della montagna, dove le Trümmelbachfälle, dieci cascate glaciali, scorrono attraverso un labirinto di passaggi scavati nella roccia. Visitandole, si ha la sensazione di entrare nel cuore stesso della terra — un regno sotterraneo che potrebbe appartenere tanto ai nani di Erebor quanto agli spiriti dell’acqua.

E Tolkien non fu il primo a percepire questo incanto. Già Goethe, due secoli prima, aveva tratto ispirazione dalle cascate di Lauterbrunnen per il suo Canto degli spiriti sopra le acque. Due giganti della cultura europea, separati dal tempo ma uniti dallo stesso stupore davanti a un luogo capace di trasformare la natura in mito.

L’impronta svizzera nella Terra di Mezzo

La Svizzera non ha influenzato solo i paesaggi della Terra di Mezzo. Anche l’idea di una società che vive in armonia con la natura, libera e indipendente, richiama lo spirito elfico e l’orgoglio dei popoli montani svizzeri. Nella loro storia, Tolkien trovò probabilmente un riflesso di quella resistenza e fierezza che caratterizzano le civiltà della sua saga.

E la connessione continua anche nel presente: John Howe, l’artista canadese che ha illustrato molte edizioni tolkieniane e collaborato alla realizzazione delle trilogie di Peter Jackson, vive a Neuchâtel. I paesaggi che circondano il suo studio, con le montagne e i laghi svizzeri, hanno alimentato la sua visione della Terra di Mezzo tanto quanto la fantasia del Professore.

Il ritorno all’autenticità perduta

Oggi, l’universo di Tolkien è ovunque: nelle trilogie cinematografiche, nei videogiochi, nei fumetti, nelle serie TV come Gli Anelli del Potere. Ma nessuna trasposizione, per quanto spettacolare, riesce a eguagliare l’emozione autentica di trovarsi di fronte al paesaggio che tutto ha generato.

Il piccolo borgo di Lauterbrunnen, con le sue case in legno, i tetti spioventi e i prati d’un verde quasi irreale, sembra una miniatura della Contea o un villaggio elfico nascosto tra le vette. Eppure, nonostante la sua vicinanza all’Italia — “a due passi da Milano”, come dicono molti — rimane un segreto custodito con discrezione, lontano dal turismo di massa.

Camminare per questa valle significa intraprendere un pellegrinaggio interiore, un ritorno alle radici dell’immaginazione. Tra il profumo dei pini e il rombo dell’acqua che cade, il mondo moderno svanisce. Al tramonto, quando la luce scende e le cascate si tingono d’oro, non è difficile immaginare un elfo affacciato su un balcone di pietra, o un antico canto in Quenya che si perde tra gli echi delle montagne.

Gran Burrone, in fondo, non è solo un luogo della fantasia. È un’idea di pace, un rifugio dello spirito. E in questa valle svizzera, quell’idea prende forma, si fa carne e roccia, acqua e silenzio.

La Terra di Mezzo ti aspetta tra le Alpi

Per gli appassionati, visitare Lauterbrunnen non è un semplice viaggio. È un ritorno a casa, un cammino verso l’origine di tutto ciò che amano: il mito, la bellezza, la storia. Tolkien l’aveva capito prima di tutti noi: la fantasia non serve a fuggire dal mondo, ma a ritrovarlo.

Allora cosa aspetti? Metti lo zaino in spalla, prendi il treno per l’Oberland Bernese e scopri la Terra di Mezzo nascosta tra le Alpi. Lì, tra le cascate e le vette che toccano il cielo, Gran Burrone esiste davvero.

La recensione de “Il Signore degli Anelli: La Guerra dei Rohirrim”

L’attesa è finita: il prossimo 1° gennaio, i fan della Terra di Mezzo potranno tornare a immergersi nell’epica narrativa di J.R.R. Tolkien grazie a “Il Signore degli Anelli: La Guerra dei Rohirrim”, il nuovo lungometraggio animato targato New Line Cinema. Con questo progetto, la casa di produzione si addentra ancora più a fondo nell’universo leggendario che ha preso vita sul grande schermo 24 anni fa, regalando un ulteriore capitolo al ricco arazzo della Terra di Mezzo.

La Storia che Plasmò un Regno

Il film, distribuito dalla Warner Bros Pictures, si concentra su un momento cruciale nella storia di Rohan, il regno dei Signori dei Cavalli. Al centro della narrazione troviamo Helm Hammerhand (Mandimartello in italiano, N.d.A.), il leggendario re, nono della sua linea di sangue, che guidò il suo popolo contro l’invasione dei Dunlandiani, un conflitto che avrebbe definito il destino del regno per i successivi 183 anni.

La trama si sviluppa attorno alla feroce rivalità tra Helm e Wulf, figlio di Freca, deciso a vendicare la morte del padre. I Dunlandiani, originari costruttori di Isengard e della roccaforte di Hornburg, mettono a ferro e fuoco Rohan, costringendo Helm e il suo popolo a trovare rifugio nella fortezza di Helm’s Deep (il Fosso di Helm). Questo luogo, già reso iconico dalla trilogia di Peter Jackson, svela qui le sue origini leggendarie.

Una Narrazione Inedita, tra Tradizione e Novità

Arricchita da nuovi personaggi e dettagli inediti, la storia offre uno sguardo più intimo sulle vicende umane che animano la Terra di Mezzo mettendo temporaneamente da parte Elfi, nani e altre specie. Tra i protagonisti spicca Hera, la coraggiosa figlia di Helm, una figura capace di portare speranza in un’epoca di disperazione. Hera, ultima scudiera del regno, avrà un ruolo centrale nel guidare i soldati di Rohan in una battaglia disperata per la sopravvivenza contro un nemico implacabile se non folle.

Il film, inoltre, porta la firma artistica di John Howe, celebre illustratore della trilogia originale di Jackson e maestro delle ambientazioni fantasy. Grazie al suo contributo, gli spettatori ritroveranno paesaggi familiari come le colline che circondano Edoras, il Palazzo d’Oro di Meduseld e, naturalmente, la fortezza di Hornburg, immersi in un’atmosfera visivamente evocativa e coerente con l’estetica che ha definito la saga cinematografica.

Collegamenti al Passato e Sguardo al Futuro

Oltre a esplorare il passato della Terra di Mezzo, La Guerra dei Rohirrim getta ponti verso il futuro del franchise. Alcune sequenze sembrano suggerire piani per futuri sviluppi, come un criptico riferimento agli anelli del potere: un goblin si domanda infatti, “Cosa ci dovrà fare Mordor con degli anelli?”. E se non bastasse, il finale del film regala una sorpresa per i fan più attenti, con l’apparizione di un giovane Saruman, che qui emerge come alleato di Rohan, prima del suo inevitabile tradimento.

Un Tributo al Mondo di Tolkien

Con “Il Signore degli Anelli: La Guerra dei Rohirrim”, New Line Cinema e Warner Bros ci invitano a riscoprire la magia di Tolkien attraverso una nuova lente, espandendo i confini di un universo narrativo senza tempo. L’epicità delle battaglie, il dramma umano dei protagonisti e l’attenzione ai dettagli rendono questa pellicola una tappa imprescindibile per ogni appassionato della Terra di Mezzo.

Non resta che aspettare il nuovo anno per ritrovarci ancora una volta tra le colline di Rohan, al fianco di eroi le cui gesta riecheggiano nei canti e nelle leggende di un mondo che non smette mai di affascinare.

La Produzione

Alla direzione di “The War of the Rohirrim” troviamo Kenji Kamiyama, un regista giapponese pluripremiato, noto soprattutto per il suo lavoro sulla serie animata “Ghost in the Shell: Stand Alone Complex”. Kamiyama porta con sé un’estetica visiva distintiva, che si sposa perfettamente con la grandiosità e la maestosità del mondo di Tolkien. La sceneggiatura del film è stata affidata a Phoebe Gittins, figlia di Philippa Boyens, una delle menti dietro le sceneggiature delle trilogie de “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”. Gittins ha collaborato alla scrittura con Arty Papageorgiou, portando nuova linfa alla narrazione epica che i fan di Tolkien conoscono e amano. Philippa Boyens, vincitrice dell’Oscar, sarà anche coinvolta come produttrice esecutiva, insieme a Joseph Chou, assicurando che il film mantenga la qualità e l’integrità narrativa che caratterizzano le precedenti produzioni ambientate nella Terra di Mezzo. La presenza all’interno dello staff tecnico di John Howe, illustratore della trilogia di Jackson e di numerose epopee fantasy, rende facile riconoscere ambientazioni familiari come il fosso davanti alla roccaforte di Hornburg o la sagoma del Palazzo d’Oro di Meduseld a Edoras.

Il cast dei doppiatori include nomi di grande rilievo, tra cui Brian Cox nel ruolo di Helm Hammerhand, e Miranda Otto che riprende il ruolo di Éowyn, questa volta come narratrice della storia. La partecipazione di Otto aggiunge un legame tangibile con la trilogia originale, mantenendo una continuità che i fan apprezzeranno profondamente.

Dal punto di vista visivo, il film si ispirerà alle pellicole di Peter Jackson, mantenendo quell’atmosfera epica e dettagliata che ha reso celebre il franchise. Tuttavia, Jackson non è direttamente coinvolto nello sviluppo del progetto, lasciando spazio alla visione creativa di Kamiyama e del suo team. Il film si basa sulle appendici del romanzo di Tolkien, offrendo un’interpretazione fedele e rispettosa dell’opera originale, pur introducendo nuovi elementi e personaggi che arricchiranno ulteriormente la mitologia di Rohan.

30° edizione Romics: un grande successo di pubblico!

Grande successo di pubblico per la XXX edizione di Romics appena conclusa che, dal 30 marzo al 2 aprile ha visto le migliori firme internazionali del fumetto, dell’animazione e del cinema alternarsi nei 5 padiglioni con oltre 350 espositori italiani e internazionali negli oltre 70.000 mq espositivi.

Rinnovate le collaborazioni istituzionali: sono 22 le imprese del Lazio nell’ambito di una collettiva che Regione Lazio e Camera di Commercio di Roma ha organizzato per supportare e valorizzare il fare impresa regionale in continuità con le diverse azioni già sviluppate per promuovere il sistema produttivo territoriale sui mercati esteri.

A ricevere il prestigioso Romics d’Oro durante la XXX edizione del Festival il disegnatore e copertinista catalano Marcos Martín, il concept artist di Peter Jackson e art director per il cinema e l’editoria John Howe, la sceneggiatrice Katja Centomo e lo straordinario autore Manuele Fior, celebrati con quattro grandi mostre monografiche delle opere che hanno segnato profondamente la loro carriera artistica. Da Batman e Dr. Strange fino a The Walking Dead: lo straniero con Atmosfera Noir: l’arte di Marcos Martín; Tutte le narrazioni di Katja Centomo daLys e Cooking Time alle copertine delle edizioni italiane e internazionali di Monster Allergy, fino a 7 Crimini, Manuele Fior: Hypericon un focus sulla sua ultima affascinante e già acclamata opera. John Howe: Here and back again con gli artwork e i poster più famosi dell’autore da Il signore degli anelli a The Hobbit.

Romics Special Cinema all’attrice Kasia Smutniak (Pantafa) e alla Senior Visual Effects Superviror Gaia BussolatiWarner Bros. Discovery ha festeggiato i 100 anni di Warner Bros. con il lancio in Italia della campagna globale “Celebrating Every Story” con una grande mostra di 100 illustrazioni ispirate ai maggiori successi dell’universo della major, statue da collezione e locandine italiane storiche, con panel tematici insieme a giornalisti e artisti.

Il Premio Romics del Fumetto, realizzato sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura, istituto autonomo del Ministero della Cultura, ha conferito, tra gli altri, il Gran Premio Romics a Le buone maniere di Daniel Cuello (Bao Publishing) e il Premio Nuovi Talenti a Fiaba di Cenere di Simone Pace (Edizioni BD & J-Pop).

Annunciato inoltre il vincitore del contest Disegniamo il Maggio, realizzato in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura e il Maggio dei Libri che ha premiato Cristina Sosio con l’opera La letteratura ti protegge. Tra gli special guest dell’edizione: Giorgio Vanni, per la prima volta sul palco di Romics ha fatto emozionare e divertire i suoi fan, Marco Gervasio con l’anteprima della storia Paperugantino pubblicata sul settimanale Topolino n. 3514 del 29/03 che ha visto l’autore in un incontro speciale Un Papero a Trastevere con Alex Bertani (Panini Disney), Michele La Ginestra (attore) e Vince Tempera (compositore); Yudori con l’anteprima de La conquista del cielo (Edizioni BD), Paolo Barbieri, autore dello splendido manifesto che ha accompagnato l’edizione; Vincenzo Mollica, nuovamente sul palco della Comics City, in occasione dell’anniversario del programma TV Quaranta Anni di Letteratura Disegnata con Riccardo Corbò; per il cinema, l’attore Alessandro Borghi che ha presentato il nuovo film Delta (Adler Entertainment) con il regista Michele VannucciMassimiliano Caiazzo, una delle giovani star della serie Mare Fuori e del film Piano Piano ha incontrato i suoi fan e raccontato gli esordi della sua carriera. Per il mondo dei content creators, il ritorno di CiccioGamer89 e il firmagallette con Alex Theory, Roby Polar Bear e Glitter&Candy (Fabbri Editori), Raiden e Midna (DeAgostini), Xiao (Mondadori Electa). 

Preview inedite ed installazioni dei maggiori film in arrivo nelle prossime settimane dedicate a CocainOrso, (Universal Pictures International Italy)I tre Moschettieri: D’Artagnan (Notorious Pictures), First Film: Slam Dunk (Plaion)Super Mario Bros.) e The Mandalorian (EF Disney+). Oltre 500 doppiatori in sala per il ritorno del Romics Gran Galà del Doppiaggio,  dove sono state premiate le voci dei film e serie più in voga: tra i tanti, si sono alternati sul palco Pietro Biondi e Aurora Cancian (Premio alla Carriera 2023), Federico Viola (Premio Andrea Quartana), Francesco Prando (Premio Ferruccio Amendola), Lucio Saccone (Premio Vittorio De Angelis), e i premiati dalla Giuria di Qualità Oreste Baldini, Sandro Acerbo, Francesco Bulkaen, Chiara Fabiano, Perla Liberatori, Bruno Alessandro e Margherita De Risi.

Tra gli eventi speciali Quattro chiacchiere con… Alessandro Quarta, la voce ufficiale di Topolino e i 40 anni di Holly e Benji conFabrizio Vidale (Holly), Giorgio Borghetti (Benji), Fabio Bartoli (giornalista e saggista) e Mirko Fabbreschi (musicista e autore TV). Tra gli eventi in programma, Il lettering nel fumetto, arte e mestiere (In collaborazione con la Commissione Comics & Graphic Novels di AIE – Associazione Italiana Editori)l’Omaggio a Leiji MatsumotoMatite, storie e sensi, un incontro con Wally Pain (Feltrinelli) e Caterina Costa – Cheit.jpg (Beccogiallo); la presentazione di ACTARUS – UFO Robot (Beat Kong Remix) in occasione dei 45 anni di Goldrake in Italia con Vince Tempera e Massimo Alberti. Un incontro dedicato alla Street Art con SoloDavid Diavù Vecchiato, Alice Pasquini e Diamond. Il Romics Cosplay Award ha selezionato i rappresentanti italiani che voleranno in Giappone per il World Cosplay Summit 2023Alessandro Aiello e Seily Ivett Del Llano Aroche con costumi tratti da Fate Grand Order.

Gli organizzatori danno appuntamento a tutti alla XXXI edizione di Romics che si terrà dal 5 all’8 ottobre 2023 presso Fiera Roma.

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