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Mortal Kombat II: la nuova data d’uscita e tutte le novità sul sequel che farà tremare le sale

C’è aria di battaglia nell’Earthrealm, e questa volta il gong risuonerà prima del previsto. La Warner Bros. ha infatti deciso di anticipare l’uscita di Mortal Kombat II all’8 maggio 2026, una settimana prima rispetto alla data originariamente fissata per il 15. Una scelta strategica che non solo sorprende, ma accende ancora di più l’hype dei fan della saga più brutale, sanguinosa e gloriosamente nerd del mondo videoludico.La decisione, secondo quanto trapela dagli ambienti Warner e New Line Cinema, è parte di una pianificazione più ampia volta a ottimizzare il posizionamento del film nel calendario delle uscite. Anticipare significa evitare lo scontro diretto con altri colossi in arrivo — tra cui Springsteen – Liberami dal nulla e Tron: Ares — e concedere a Mortal Kombat II il palcoscenico ideale per conquistare i botteghini.Ma non si tratta solo di una questione di marketing: per i fan, questa notizia è un invito a lucidare le armi, ripassare le Fatality e prepararsi a un ritorno nell’arena più feroce del cinema contemporaneo.


Dal joystick al grande schermo: il mito che non muore mai

Nel 1992, due nomi — Ed Boon e John Tobias — cambiarono per sempre la storia dei videogiochi. Con Mortal Kombat, sviluppato per Midway Games, nacque un fenomeno capace di scuotere l’intero panorama arcade. Personaggi come Scorpion, Sub-Zero, Liu Kang e Johnny Cage diventarono icone pop, mentre le celebri Fatality — quelle mosse finali tanto controverse quanto irresistibili — scolpirono il brand nell’immaginario collettivo. Più di trent’anni dopo, con dodici capitoli principali e uno spin-off cinematografico nel 2021, Mortal Kombat continua a essere sinonimo di adrenalina e identità videoludica. È una saga che ha saputo evolversi mantenendo intatto il suo DNA: violenza stilizzata, mitologia da graphic novel e un gusto per l’eccesso che solo i veri gamer comprendono fino in fondo. Il cinema, però, non sempre ha saputo rendere giustizia a questo universo. Il primo film del 1995, diretto da Paul W. S. Anderson, è diventato un cult per la sua estetica anni ’90 e per la presenza magnetica di Christopher Lambert nei panni di Raiden. Il sequel del 1997, Annihilation, fu invece un disastro totale. Ci è voluto il 2021 e la visione del regista Simon McQuoid per riportare la saga alla gloria: un reboot più maturo, visivamente potente e coerente con il tono originale del gioco.

Se il film del 2021 era l’introduzione, Mortal Kombat II sarà l’esplosione. Il vero torneo sta per iniziare e l’Earthrealm è sul punto di affrontare la sua più grande minaccia: Shao Kahn, sovrano dell’Outworld, pronto a piegare il destino dell’umanità con la sua furia.

Questa volta non si tratterà solo di vendette personali o allenamenti tra guerrieri: il film promette di mettere in scena l’arena vera e propria, con scontri all’ultimo sangue, poteri mistici e una messa in scena che strizza l’occhio tanto al fantasy quanto allo splatter più raffinato. I fan di lunga data attendono proprio questo: un ritorno alla brutalità stilizzata, un balletto mortale in cui ogni colpo racconta una storia.


Karl Urban è Johnny Cage: il divo delle Fatality

Tra le novità più elettrizzanti spicca l’ingresso di Karl Urban, volto amato dal pubblico nerd per ruoli iconici come Billy Butcher (The Boys) e Éomer (Il Signore degli Anelli). Ora sarà lui a interpretare Johnny Cage, l’attore-eroe vanitoso, spavaldo e irresistibilmente tamarro. L’idea di Urban nei panni di Cage è semplicemente perfetta: il carisma c’è, l’ironia pure, e il trailer fittizio “Rebel Without a Cage” — realizzato da Warner come trovata promozionale “in-universe” — ha già conquistato il web. È la dimostrazione che la produzione conosce bene il proprio pubblico e sa come alimentare l’attesa.


Un cast esplosivo e duelli che promettono scintille

Accanto a Urban ritroveremo buona parte del cast originale: Lewis Tan, Mehcad Brooks, Jessica McNamee, Josh Lawson, Ludi Lin, Adeline Rudolph, Tati Gabrielle e l’ineguagliabile Hiroyuki Sanada nel ruolo di Scorpion. Torneranno anche Tadanobu Asano come Raiden e Joe Taslim nel duplice volto di Sub-Zero/Bi-Han. Ma la regina dell’Outworld che tutti attendono è Kitana: elegante, micidiale e armata dei suoi ventagli letali. Il suo arrivo è più di un semplice fanservice — è la promessa di uno scontro coreografico degno dei migliori anime d’azione giapponesi.

Il regista Simon McQuoid ha già dichiarato che le scene di combattimento saranno “più crude, più spettacolari e più fedeli al tono over the top del franchise”. Alla sceneggiatura troviamo Jeremy Slater (Moon Knight, Godzilla x Kong: The New Empire), mentre la colonna sonora è affidata a Benjamin Wallfisch, pronto a rielaborare l’intramontabile Techno Syndrome con un mix di orchestrazioni epiche e beat elettronici.

Mortal Kombat II sarà il capitolo centrale di una trilogia concepita sin dall’inizio come un unico grande arco narrativo. Il primo film ha introdotto i protagonisti, il secondo li getta nell’arena, e il terzo — ancora in fase embrionale — potrebbe esplorare le conseguenze di questa guerra interdimensionale, tra alleanze infrante, vendette e tradimenti.

Dopo anni di sperimentazioni, spin-off e distribuzioni in streaming, Warner Bros. punta ora tutto sul grande schermo, riportando Mortal Kombat alla sua dimensione naturale: quella della sala, dove ogni colpo e ogni urlo risuonano amplificati.


Un rito collettivo di sangue e pixel

Mortal Kombat non è mai stato solo un gioco, né solo un film. È un rito popolare che unisce generazioni di giocatori, spettatori e sognatori. Ogni nuova incarnazione è un richiamo al passato e una sfida al presente, un equilibrio tra nostalgia e innovazione.

Guardarlo al cinema sarà un’esperienza collettiva, quasi catartica: un ritorno a quell’energia viscerale che solo la cultura nerd sa evocare.

E allora, cari lettori di CorriereNerd.it, la domanda è inevitabile: siete pronti a urlare “Finish Him!” davanti allo schermo? Quale personaggio vorreste rivedere in azione? E soprattutto… quale Fatality riuscirà, questa volta, a strappare l’applauso più rumoroso?

Mortal Kombat: il nuovo universo cinematografico si espande — confermato il terzo film in arrivo

La Fatality Cinematografica non si ferma: l’Universo di Mortal Kombat si espande, e il terzo round è già in lavorazione: dalle sale giochi al grande schermo, l’iconica saga videoludica annuncia un’epica trilogia. Un viaggio nel cuore oscuro e brutale della cultura nerd.

Il New York Comic Con 2025 è stato teatro di un annuncio che ha fatto vibrare le corde della nostalgia e dell’eccitazione in ogni fan del picchiaduro più ultraviolento della storia: la saga cinematografica di Mortal Kombat è destinata a diventare una trilogia. La Warner Bros. Pictures e la New Line Cinema hanno infatti confermato ufficialmente che Mortal Kombat III è in fase di sviluppo, una notizia clamorosa giunta direttamente dal panel della convention, che ha visto la partecipazione del regista Simon McQuoid, del produttore Todd Garner e dello sceneggiatore Jeremy Slater. Questo annuncio, fatto ancora prima dell’uscita del secondo capitolo, testimonia una fiducia granitica nel potenziale epico e globale di questo nuovo universo narrativo.

Il Ritorno che Ha Rianimato un Cult

La “nuova era” di Mortal Kombat era iniziata nel 2021 con un reboot coraggioso, visivamente impattante e fedele allo spirito cupo e brutale del videogioco originale, nato nel 1992. Il primo film, pur con le sue sfide, aveva riacceso il culto, piantando i semi di una saga ambiziosa, capace di fondere arti marziali, dark fantasy e coreografie di combattimento mozzafiato. Fin dall’iconico duello tra Scorpion e Sub-Zero, riletto come mito fondativo, McQuoid aveva promesso un universo denso di lore.

Ora, con Mortal Kombat II, l’asticella è destinata a salire vertiginosamente. Il regista ha spiegato che il sequel rappresenterà una “versione estesa e completa delle prime sequenze del film originale”, trasformandosi in un’esperienza più vasta, emotiva e, soprattutto, più spettacolare. Le parole d’ordine per la squadra creativa sono chiarezza, emozione e un’immersione totale nei Reami: dall’Earthrealm all’Outworld, i fan vedranno finalmente materializzarsi quel Torneo evocato, ma mai veramente mostrato, nel capitolo precedente.

Un Blockbuster Posticipato per Ambizione

Il destino di Mortal Kombat II, la cui uscita era prevista per il 15 maggio 2026 dopo un rinvio strategico dello studio, non è in discussione. La Warner Bros. ha infatti spostato il film nella prestigiosa finestra estiva, una mossa che non denota incertezza, ma il desiderio di posizionarlo come un vero e proprio blockbuster di prima fila. I numeri supportano questa ambizione: il primo trailer ufficiale ha infranto ogni record per un red-band trailer (quelli per un pubblico adulto), totalizzando 107 milioni di visualizzazioni in sole 24 ore.

Simon McQuoid ha commentato con ironia e orgoglio: “Siamo vittime del nostro stesso successo. Abbiamo creato un film talmente grande da meritare il posto d’onore dell’estate. Vi assicuro: l’attesa sarà ripagata.” Sul palco, l’entusiasmo era palpabile grazie anche alla presenza di una parte del cast stellare, tra cui Karl Urban, l’attore destinato a incarnare l’amatissimo Johnny Cage, Tati Gabrielle, Adeline Rudolph e Martyn Ford, tutti pronti a riportare in vita i rispettivi ruoli.

Il Segnale di un Universo Interconnesso

L’ufficializzazione di Mortal Kombat III, con lo sceneggiatore Jeremy Slater già al lavoro sulla trama, è la prova definitiva che il progetto va ben oltre un semplice sequel. Slater stesso ha dichiarato: “I nostri amici di New Line e Warner Bros. sono così entusiasti di ciò che abbiamo realizzato che mi hanno già assunto per scrivere il prossimo capitolo. Questo dimostra quanto credano nel potenziale di questo universo e nel suo fandom globale.”

L’obiettivo dichiarato di Warner Bros. e NetherRealm Studios è ambizioso: costruire un vero e proprio universo narrativo interconnesso, un ecosistema multimediale che possa spaziare dal cinema allo streaming fino al videogame. Un piano strategico che mira a elevare Mortal Kombat allo stesso livello di riconoscimento e influenza culturale di franchise di punta come Street Fighter, Tekken o persino John Wick.

L’espansione del roster di personaggi è inevitabile e già suggerita dalle prime immagini: l’arrivo di icone come Kitana, Baraka, Sindel, Shao Kahn e Mileena è ormai quasi scontato. E per la gioia dei fan, l’elemento distintivo del franchise — le fatality spettacolari e i combattimenti coreografati con maniacale precisione — sarà al centro della scena, un marchio di fabbrica che ha reso il primo film un piccolo gioiello del genere action-fantasy.

Il Peso Emotivo del Combattimento

Per gli irriducibili cresciuti a pane e cabinati negli anni Novanta, ogni adattamento di Mortal Kombat è un rito di passaggio. La sfida, sempre complessa, è quella di tradurre l’adrenalina e la fisicità del gameplay senza tradire l’anima violenta e la ricca mitologia. Simon McQuoid sembra aver trovato la formula magica, un equilibrio tra l’esigenza di puro spettacolo e il rispetto del materiale sorgente, avvolgendo il tutto in una fotografia cupa e atmosferica che ricorda le tonalità del videogioco Mortal Kombat 11. Il regista ha ribadito una sua filosofia chiave: “Non voglio solo girare combattimenti – ha aggiunto – ma costruire mondi. Ogni duello deve avere un peso emotivo.”

Con Mortal Kombat II in rampa di lancio per il 15 maggio 2026, e la certezza del terzo capitolo all’orizzonte, l’universo cinematografico del franchise ha appena riscritto il proprio destino. L’idea di una trilogia pensata per crescere in coerenza e portata, forse solo l’inizio di un shared universe che farà da ponte tra cinema, serie e giochi, promette un’epopea senza precedenti. Il destino dei Reami è appena stato riscritto, e il prossimo round sarà leggendario.

Il mistero delle Divinità Egizie di Moon Knight

Moon Knight è una serie televisiva americana creata da Jeremy Slater, basata sulla Marvel Comics. Il protagonista Marc Spector (Moon Knight) e Steven Grant (Mr. Knight), due alter-ego di un uomo con disturbo dissociativo dell’identità (DID). Marc Spector è un mercenario coinvolto in un’operazione misteriosa e mortale che coinvolge le divinità egizie.

Steven Grant è un comune impiegato del negozio di souvenir del British Museum di Londra,  Steven si trova di fronte a un grande problema: non sa più distinguere tra la sua vita da sveglio e i suoi sogni. Disturbato da continui blackout di memoria e la visione di una vita che non è la sua. Scoprendo che condivide il suo corpo con il mercenario americano Marc Spector. Moon Knight, si rifà alla serie di fumetti Marvel, con prima apparizione nell’agosto del 1975. La serie, ha debuttato il 30 marzo 2022 su Disney plus ed è andato in onda per sei episodi, concludendosi il 4 maggio.

Ora, è giunto il momento di scostare il velo del misterioso Pantheon egizio celato dietro Moon Knight…

 

AMMIT:

Partiamo con Ammit, nella serie antagonista per eccellenza.

Ammit, Ammet o Ahmait ( ammwt )

” Divoratrice di cuori  o divoratrice della morte”.

Le parti animali che compongono il suo corpo appartengono a (ippopotamo, leone e coccodrillo) tutte specie sacre ma molto temute dagli egiziani. Secondo gli studiosi, si pensa che sulla testa porti una specie di chioma di piume di uccello ma più probabilmente è una criniera di leone.  Ammit è citata nel “Libro dei morti” nelle “Formule dell’uscire al giorno” cap. 125. È presente durante il rito della psicostasia (pesatura del cuore o dell’anima), insieme alle altre divinità che compongono il tribunale di Osiride. Se il cuore del defunto posto sulla bilancia pesa più della piuma Maat (la verità) viene dato in pasto ad Ammit, così da non poter proseguire il suo viaggio nella Duat (il regno dei morti). 

KHONSHU:

I poteri di Moon Knight provengono dal dio della luna Khonshu, che ha impregnato Marc Spector con un frammento del suo potere.

  il Dio nella sua forma umana

Chonsu, Khensu, Khons, Chons o Khonshu; Copto: Ϣⲟⲛⲥ, romanizzato: Shons.

  “viaggiatore “

Il suo nome significa “viaggiatore”, riferendosi al viaggio notturno della Luna attraverso il cielo. Affiancato dal dio scriba Thoth. Khonshu fu determinante nella creazione di nuova vita in tutte le creature viventi.

A Tebe era parte della “Triade Tebana” con Mut come madre e Amon suo padre.

Il nome di Khonshu riflette il fatto che la Luna (indicata come Iah in egiziano) viaggia attraverso il cielo notturno. Ecco perché il suo nome significa “viaggiatore”, e aveva anche i titoli di “Esploratore e Difensore”, poiché si pensava che vegliasse su coloro che viaggiavano di notte. Come dio della luna, Khonshu è stato invocato per proteggersi dagli animali selvatici e per aiutare con la guarigione. Si diceva che quando il dio faceva brillare la falce di luna, le donne concepivano e il bestiame diventava fertile. Nell’arte, Khonsu è raffigurato come una mummia con il simbolo dell’infanzia (testa rasata e ciocca di capelli pendente da un lato), con la collana menat (nome della dea Hathor, dea vacca simbolo di amore e fertilità). A volte viene mostrato con indosso una testa di aquila o di falco come il dio Horus, con il quale è associato come protettore e guaritore, adornato con il disco solare e la luna crescente.  Khonsu è menzionato nei Testi delle Piramidi e nei Testi delle Bare, in cui è raffigurato in un aspetto feroce, la sua figura diventa di massimo spessore durante il Nuovo Regno, quando viene descritto come il “Più Grande Dio dei Grandi Dei”. 

La reputazione di Khonshu come guaritore si diffuse anche al di fuori dell’Egitto. I luoghi del culto del dio erano ubicati presso Memphis, Hibis ed Edfu.

TAWARET:

Taweret (anche Taurt, Tuat, Ta-weret,, Twert e Taueret, e in greco, Θουέρις – Thouéris, Thoeris, Taouris e Toeris )

“ colei che è grande “

Dea egizia protettrice del parto e della fertilità. Viene raffigurata come un ippopotamo femmina bipede con attributi felini, seni femminili penduli, gli arti e le zampe di un leone e la schiena e la coda di coccodrillo. Porta gli epiteti di “Signora del Cielo”, “Padrona dell’Orizzonte”, “Padrona dell’acqua pura“.                                                                                                                               

Le prove archeologiche dimostrano che gli ippopotami abitavano il Nilo ben prima dell’alba del primo periodo dinastico (prima del 3000 a.C). Il comportamento violento e aggressivo di queste creature portò gli antichi egizi sia a perseguitarle che a venerarle. Gli ippopotami maschi erano visti come la rappresentazione del caos, mentre le femmine erano venerate come manifestazione di divinità apotropaiche, poiché proteggevano i loro piccoli dal male. 

Dalla sua concezione ideologica, Taweret era connessa ad altre dee ippopotame: Ipet, Reret e Hedjet. Alcuni studiosi interpretano persino queste dee come aspetti della stessa divinità, considerando il loro ruolo universalmente condiviso come dee domestiche protettive.  Il culto di Taweret si diffuse anche al di fuori dell’Egitto. Nel Medio Regno (c. 2055-1650 a.C), il contatto economico e politico con le culture asiatiche ha portato lo scambio di usi e costumi. Gli oggetti rituali che portavano l’immagine di Taweret erano molto diffuse nelle famiglie egiziane.  I vasi a forma che prenevano la forma della Dea divennero popolari nel Nuovo Regno (c. 1550-1069 a.C). Purificavano il liquido che veniva versato, poiché Taweret era considerata “Lei dell’Acqua Pura”. Spesso questi vasi avevano aperture attraverso i capezzoli, sottolineando gli aspetti materni e fertilità di Taweret. Il culto di Taweret fu adottato nelle religioni levantine, svolgendo lo stesso ruolo di maternità e fertilità anche in questi nuovi pantheon.  Tramite i contatti tra le città costiere levantine e le località mediterranee, Taweret divenne anche parte integrante della religione minoica a Creta. C’è anche una connessione con la dea fenicia connessa alla gravidanza.

Dea gravida di stampo fenicio 

In Conclusione

Le divinità sopracitate, sono quelle che hanno predominato la scena nella prima stagione di Moon knight. Ci sarebbe molto altro da dire, l’argomentazione però rischierebbe di diventare di stampo troppo accademico, cancellando la freschezza che volevo dare a questo articolo. Credo che queste nozioni base e qualche “chicca” aggiunta qui e lì potrebbero attirare maggiormente l’interesse per coloro che sono affascinati dal misterioso mondo dell’antico Egitto e per chi muove i suoi primissimi passi in materia. 

Nonostante il mio partire prevenuta e il mio status fortemente polemico quando vengono sviluppati film, serie tv ecc… in materia. Devo ammettere che con Moon knight, salvo qualche particolare che andrebbe un attimo rivisto, (di questo potrei parlarne in un prossimo articolo) hanno tirato fuori un buon lavoro. Una storia che si proietta totalmente fuori dagli schemi di quello che è l’universo Marvel, In particolar modo la presenza di momenti di forte tensione psicologica, soprattutto quando il corpo non è più capace di governare la mente (ciò che distingue davvero il personaggio di Moon Knight da qualsiasi altro eroe Marvel è la sua condizione psicologica) a momenti di azione e adrenalina. La trama non è mai banale, è scorrevole, segue sempre un certo  filo logico e il cast funziona perfettamente. Sembra proprio una serie dall’ottimo potenziale.

Bibliografia:

  • Dodson, Aidan & Hilton, Dyan, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2004.
  • Hart, George, A Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses, Routledge, 1986,
  • Tosi, Mario, Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto, 2 voll., Ananke, 2004-2006.
  • Wilkinson, Richard H., The Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2003,

Sitografia: