Monster Allergy torna in digitale: Zick, Elena e il cult italiano dei mostri arriva su Koomy

Monster Allergy appartiene a quella categoria rarissima di fumetti italiani capaci di lasciare addosso una sensazione precisa, quasi fisica, come l’odore della carta degli albi comprati in edicola, il fruscio delle pagine sfogliate troppo in fretta perché la curiosità correva più veloce degli occhi, la certezza un po’ infantile e un po’ serissima che dietro ogni casa, ogni soffitta, ogni angolo apparentemente normale potesse nascondersi una creatura invisibile agli adulti. Il suo ritorno in formato digitale grazie alla collaborazione tra Tunué e Koomy non è soltanto una nuova occasione di lettura per chi lo aveva amato nei primi anni Duemila, ma anche un piccolo cortocircuito emotivo tra generazioni: da una parte chi ricorda Zick ed Elena come compagni di pomeriggi passati tra fumetti, cartoni animati e zapping televisivo, dall’altra chi oggi scopre le storie su smartphone, magari con lo stesso stupore con cui noi, anni fa, ci accorgevamo che il fumetto italiano poteva avere un respiro internazionale, un’estetica modernissima e un immaginario fantasy urbano perfettamente riconoscibile.

Il debutto digitale della serie classica di Monster Allergy su Koomy, fissato per il 30 giugno 2026, arriva con una formula pensata davvero per il presente: l’opera viene riorganizzata in trenta episodi, con i primi dieci disponibili al lancio, il primo accessibile gratuitamente e una promozione per tutto luglio che abbassa il prezzo dei singoli episodi a 1,99 euro, prima del costo standard di 2,99 euro. Sembra un dettaglio commerciale, certo, ma per chi segue da anni l’evoluzione del fumetto digitale in Italia racconta molto di più: racconta il tentativo di riportare un classico moderno dentro le abitudini di lettura contemporanee, quelle fatte di schermi verticali, zoom automatici, pause tra una fermata della metro e l’altra, binge reading notturni e recuperi nostalgici che finiscono sempre con un “ok, solo un altro episodio” detto con la stessa credibilità con cui si diceva “solo un altro capitolo” prima di distruggere il sonno.

L’operazione ha senso perché Monster Allergy non è mai stato davvero un reperto del passato. Anche se la sua prima apparizione risale al 13 ottobre 2003, dentro l’esperienza editoriale di Walt Disney Italia sotto l’etichetta Buena Vista Comics, la serie creata da Katja Centomo, Francesco Artibani, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa continua a muoversi con una freschezza sorprendente. Merito di un’idea fortissima, semplice da raccontare ma piena di ramificazioni: Elena Patata arriva a Oldmill Village e incontra Ezechiele Zick, detto Zick, un ragazzino chiuso, solitario, allergico praticamente a tutto e soprattutto ai mostri. Una premessa che potrebbe sembrare una gag, una trovata da commedia fantastica per ragazzi, e invece diventa subito la porta d’accesso a un mondo stratificato, buffo e inquieto, tenerissimo e oscuro, dove l’invisibile non è una metafora astratta ma una presenza quotidiana, una specie di seconda realtà che pulsa dietro la superficie ordinaria delle cose.

Zick vede i mostri, Elena no, almeno all’inizio, ma ha quella qualità rara dei personaggi destinati a restare: non si limita a credere, pretende di capire. Elena Patata è curiosa, testarda, generosa, spesso impulsiva, ed è proprio questa energia a scardinare la difesa emotiva di Zick, che usa le allergie come barriera prima ancora che come condizione fisica. Il loro rapporto è la vera magia della serie, più ancora dei poteri Dom, dei mostri-ska, di Bibbur-Si e delle creature assurde che attraversano le pagine. Perché Monster Allergy funziona così bene perché parla di amicizia senza trasformarla in una morale plastificata, parla di diversità senza incorniciarla in una lezioncina, parla di paura, isolamento, rabbia, lutto, famiglia e crescita mantenendo però il ritmo dell’avventura, la brillantezza del dialogo, il gusto della scoperta. E questa, diciamocelo tra appassionati, è una combinazione molto più rara di quanto sembri.

La nascita di Monster Allergy va letta anche dentro una stagione particolare del fumetto italiano legato a Disney Italia, una stagione in cui la redazione milanese aveva iniziato a sperimentare con formati, linguaggi e immaginari capaci di andare oltre la tradizione più classica dei personaggi antropomorfi. PKNA – Paperinik New Adventures, nel 1996, aveva già dimostrato che si poteva prendere un’icona amatissima come Paperinik e spingerla verso la fantascienza seriale, l’action, il worldbuilding, l’estetica da comic book e da animazione televisiva internazionale. Poi erano arrivati progetti come W.I.T.C.H., capace di parlare a un pubblico globale con un’identità italiana fortissima, e in quella stessa scia Monster Allergy occupa un posto tutto suo, più gotico e buffo, più mostruoso e domestico, più vicino a certe atmosfere da cartoon europeo contaminato dal manga, dal fumetto americano e da quella sensibilità pop che negli anni Duemila stava rimescolando tutto.

Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, già figure fondamentali per comprendere la rivoluzione grafica di W.I.T.C.H. e il fascino sofisticato di Sky Doll, portano nel DNA della serie un’eleganza visiva immediatamente riconoscibile. Barbucci, in particolare, aveva già dimostrato di saper assorbire la lezione dei mangaka senza copiarla, trasformandola in una grammatica personale fatta di dinamismo, espressività, corpi elastici, occhi pieni di carattere, ambientazioni vive e un senso del movimento che rendeva la pagina quasi animata prima ancora dell’arrivo della serie televisiva. Il primo numero di Monster Allergy stabilisce un tono grafico preciso, poi la serie si apre al lavoro di altri disegnatori, con Giovanni Rigano e Alessio Coppola tra gli interpreti più personali di quell’universo. Rigano riesce a far respirare le tavole con un carattere tutto suo, mentre Coppola porta dentro l’esperienza maturata su X-Mickey, altro tassello fondamentale di una Disney Italia che in quegli anni giocava con il mistero, l’horror leggero, il grottesco e l’avventura con un coraggio oggi quasi commovente.

La struttura originale degli albi mensili era parte integrante dell’esperienza. Ogni numero non offriva soltanto una storia lunga, generalmente intorno alle quarantaquattro pagine, ma anche un apparato redazionale abitato dai mostri stessi, piccoli corti, rubriche interne, manuali fittizi e contenuti pensati per trasformare la lettura in permanenza dentro il mondo narrativo. Il Manuale del Domatore di Mostri, poi il Manuale del Rifugiatore di Mostri, l’Astromostro, i materiali laterali, le storie brevi non sempre collegate alla trama principale: tutto contribuiva a creare quella sensazione da albo-oggetto, da microcosmo portatile. Non era soltanto “leggere una storia”, era entrare in una comunità immaginaria, imparare regole, nomi, creature, luoghi, gerarchie, stranezze. Oggi, con la riorganizzazione in episodi digitali su Koomy e la modalità Lettura Smart ottimizzata per smartphone e tablet, quel patto cambia supporto ma non necessariamente natura. La domanda interessante è proprio questa: può un fumetto nato per l’edicola conservare il proprio incanto dentro uno schermo? Nel caso di Monster Allergy, la risposta sembra meno scontata e più affascinante di un semplice sì, perché la serie ha sempre avuto una vocazione seriale molto forte, una capacità naturale di agganciare il lettore episodio dopo episodio, mistero dopo mistero, mostro dopo mostro.

La trama, ripensata oggi, colpisce per quanto fosse più matura di quanto molti ricordino. Zick non è soltanto un bambino “strano” con poteri speciali. È un personaggio attraversato dall’assenza del padre, Zobedja Zick, detto Zob, un domatore ridotto alle dimensioni di un insetto dopo una sfida andata oltre le sue possibilità. Il suo rapporto con la madre Greta, con la casa, con i mostri domestici e con quella rete di segreti che avvolge Oldmill Village costruisce un coming of age malinconico, mai pesante ma sempre presente. Elena, invece, non è la semplice spalla dell’eroe tormentato: è il motore emotivo della storia, la persona che obbliga Zick a uscire dal guscio, a fidarsi, a sporcarsi le mani con il mondo. Attorno a loro crescono figure come David McMackamack e Annie Van Mousse, detta Ragnetto, che ampliano il respiro relazionale della serie e impediscono alla dinamica dei protagonisti di chiudersi in un duetto statico.

I nemici, poi, hanno quel sapore meravigliosamente anni Duemila in cui l’avventura per ragazzi poteva permettersi zone d’ombra senza diventare cinica. Magnacat, i Monster-ska, le minacce provenienti da Bibbur-Si, la città sospesa, i traffici di mostri, le identità nascoste, le trasformazioni, le magie, le creature imprigionate o respinte: Monster Allergy costruisce un bestiario che non è mai soltanto decorazione. I mostri sono paura, differenza, desiderio, rabbia, memoria, comicità, caos. Alcuni fanno ridere, altri inquietano, altri ancora chiedono semplicemente di essere visti. Ed è qui che la serie diventa quasi più attuale oggi di quanto potesse sembrare al suo esordio, perché l’idea di un ragazzo capace di vedere ciò che gli altri ignorano parla a una generazione cresciuta tra neurodivergenze raccontate meglio, identità meno rigide, ansie più nominate, sensibilità più complesse. Zick è allergico al mondo, o forse è il mondo a essere allergico a tutto ciò che non riesce a classificare.

Francesco Artibani, spesso su soggetti di Katja Centomo, dà alla serie un ritmo narrativo limpido e al tempo stesso densissimo. I dialoghi scorrono con quella naturalezza rara che fa sembrare facile ciò che non lo è affatto: parlare ai ragazzi senza banalizzare, divertire senza svuotare, inserire riferimenti e svolte emotive senza bloccare l’azione. Episodi come Il ritorno di Zob, uscito nel giugno 2004, restano impressi perché mescolano mistero, tensione urbana, nervosismo collettivo e omaggi al fumetto supereroistico, con Federico Nardo che si diverte a reinterpretare costumi e suggestioni legate a Robin, Flash, Uomo Ragno 2099, Thor e il Punitore. In un’altra direzione, L’anguana di Er, scritto da Bruno Enna e disegnato da Paolo Campinoti, porta la serie verso una nota più struggente, dimostrando quanto Monster Allergy potesse passare dal buffo al commovente senza perdere coerenza. Anche la presenza di sceneggiatori come Luca Enoch, Lorenzo Bartoli, Michele Medda, Giovanni Di Gregorio e Fabrizio Lo Bianco racconta una ricchezza produttiva non comune, un laboratorio narrativo in cui sensibilità diverse hanno contribuito a espandere il mondo di Zick ed Elena.

La conclusione della serie originale al numero 29, seguita negli anni da ristampe, recuperi editoriali e nuove edizioni, non ha mai davvero spento l’affetto del pubblico. Anzi, come spesso accade ai fumetti che diventano culto, il tempo ha lavorato a favore di Monster Allergy. Nel 2015 Tunué ha annunciato la riedizione integrale in due volumi monumentali da oltre settecento pagine, includendo anche un episodio finale inedito, il trentesimo, ambientato sei anni dopo la chiusura dell’albo 29. Nel 2016 è arrivato Monster Allergy Evolution, che ha riaperto il discorso narrativo con uno sguardo nuovo, mentre Il libro perduto di Monster Allergy, annunciato a Napoli Comicon 2023 e poi arrivato dopo uno slittamento, ha confermato quanto quell’universo continuasse a parlare a lettori vecchi e nuovi. Intanto la serie animata del 2005, con i suoi cinquantadue episodi, il musical, i gadget, i videogiochi e la circolazione internazionale hanno trasformato Monster Allergy in uno dei casi più significativi del fumetto italiano per ragazzi esportato fuori dai propri confini.

Il passaggio su Koomy diventa allora un tassello ulteriore di questa lunga storia, non una semplice ripubblicazione. L’inclusione della serie in Koomy Plus, l’abbonamento che consente di leggere senza limiti una parte del catalogo, e il codice sconto del cinque per cento su tunue.com destinato a chi acquista almeno un volume completo digitale o legge tramite abbonamento, costruiscono un ponte interessante tra digitale e cartaceo. Non è la solita contrapposizione sterile tra chi ama la carta e chi legge su schermo, una guerra di religione che nel mondo nerd abbiamo visto ripetersi troppe volte, dai videogiochi fisici contro il download fino ai manga in tankobon contro le app. Qui sembra esserci una logica più morbida e più intelligente: il digitale come ingresso, recupero, comodità, assaggio seriale; il cartaceo come oggetto da conservare, da esporre, da rileggere senza batteria e senza notifiche. Due modi diversi di stare dentro lo stesso immaginario.

Monster Allergy merita questo ritorno perché è stato, e resta, uno dei fumetti italiani più riconoscibili degli anni Duemila. Non solo per il character design, non solo per la sua estetica sospesa tra cartoon europeo, manga e sensibilità Disney sperimentale, ma per la capacità di costruire un fantasy urbano accessibile, stratificato e profondamente emotivo. Oldmill Village non è semplicemente un’ambientazione, è uno spazio mentale. Una cittadina in cui il quotidiano e il mostruoso convivono senza fondersi mai del tutto, come succede nelle migliori storie per ragazzi, da Harry Potter a Gravity Falls, da certe pagine di Neil Gaiman fino ai manga in cui l’infanzia incontra il soprannaturale senza bisogno di spiegare tutto. La differenza è che Monster Allergy lo fa con una voce italiana, con un gusto europeo, con un senso della commedia e del mistero che ancora oggi non appare derivativo.

Rileggere oggi Zick ed Elena significa anche accorgersi di quanto la serie fosse avanti nel trattare la fragilità. Zick non diventa interessante perché è potente, ma perché è vulnerabile. Le sue allergie, le sue chiusure, il suo rapporto complicato con gli altri ragazzi, il peso del padre assente e trasformato in una presenza minuscola ma ingombrante, la scoperta di essere un domatore di mostri e quindi qualcosa di diverso dagli altri esseri umani: tutto questo costruisce un protagonista che non coincide mai con l’eroe perfetto. Elena, dal canto suo, è il tipo di personaggio che oggi definiremmo agency pura, una ragazzina che non aspetta di essere trascinata nell’avventura ma la provoca, la indaga, la sfida, la abita. In un fumetto per ragazzi, questa dinamica è preziosa, perché evita la trappola del prescelto solitario e sposta il centro della narrazione sull’amicizia come atto di coraggio.

La dimensione mostruosa, poi, resta irresistibile. I mostri di Monster Allergy hanno nomi, forme, regole, assurdità biologiche e comportamentali che sembrano uscire da un manuale segreto scritto durante una febbre infantile. Sono creature da temere, certo, ma anche da comprendere, catalogare, proteggere, liberare, domare. Il potere Dom di Zick non è soltanto una superabilità da shonen all’italiana, è una responsabilità. Vedere i mostri significa non poter più far finta di niente. E forse proprio qui sta la sua forza più profonda: Monster Allergy racconta che crescere significa accorgersi di ciò che gli altri non vedono, ma anche decidere cosa farne. Puoi usare quella visione per isolarti, oppure puoi lasciarti raggiungere da qualcuno come Elena e trasformarla in avventura condivisa.

Il fatto che la serie approdi ora su una piattaforma digitale di fumetti come Koomy apre anche una riflessione più ampia sul destino dei classici recenti. Siamo abituati a pensare ai grandi recuperi editoriali come a operazioni per nostalgici, ma Monster Allergy non ha l’aria di un titolo da museo. Ha ritmo, dialoghi, creature, cliffhanger, identità visiva e un universo narrativo che si prestano molto bene alla fruizione episodica. La modalità Lettura Smart, con riconoscimento delle vignette e zoom automatico, può rendere più immediata la lettura da smartphone, soprattutto per chi non ha mai sfogliato gli albi originali e magari arriva dal webtoon, dai manga digitali o dalle app di serializzazione. Certo, chi ha amato le tavole su carta continuerà probabilmente a sentire il bisogno del formato fisico, ma sarebbe un errore snobbare la possibilità che un ragazzino del 2026 incontri Zick per la prima volta su un telefono e finisca poi a desiderare i volumi in libreria. La magia, in fondo, non dipende dal supporto; dipende dal momento in cui una storia ti aggancia e ti fa venire voglia di restare.

La traiettoria di Monster Allergy somiglia a quella di un piccolo mostro domestico che si rifiuta di sparire. Nato dentro una stagione irripetibile di sperimentazione editoriale, cresciuto tra albi mensili, cartoni animati, ristampe, edizioni integrali e nuove avventure, oggi rientra in scena attraverso il digitale con la stessa aria un po’ impertinente di Elena quando decide che un mistero va risolto anche se tutti gli adulti preferirebbero il contrario. E forse è proprio questo il bello: Monster Allergy non torna perché la nostalgia lo pretende, torna perché ha ancora cose da dire. Ai lettori che lo hanno conosciuto nel 2003, ricorda che certi mostri non erano mai davvero spariti. A chi lo scoprirà dal 30 giugno su Koomy, offre una porta d’ingresso verso uno dei mondi più affettuosi, strani e riusciti del fumetto italiano contemporaneo.

Resta da vedere come reagirà la community, quella storica e quella nuova, davanti a questa riorganizzazione digitale della serie classica. Qualcuno partirà dal primo episodio gratuito per nostalgia, qualcuno userà la promozione di luglio per recuperare tutto, qualcuno passerà da Koomy Plus e poi finirà su tunue.com a cercare i volumi cartacei, perché certi fumetti prima o poi reclamano spazio fisico sugli scaffali. Noi, intanto, possiamo fare la cosa più naturale per chi è cresciuto credendo che dietro il mondo visibile si muovesse sempre un’altra realtà: riaprire la porta di Oldmill Village, salutare Zick ed Elena come vecchi amici e chiederci quale mostro, questa volta, sarà il primo a guardarci dall’altra parte della vignetta.

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Redazione

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