Supereroi in 3D, campagne europee, consorzi di tutela, renderfarm italiane che sembrano uscite da un dietro le quinte Pixar. E poi una mucca rapita, un villain chiamato Dr. Fake e un formaggio che diventa simbolo di identità culturale.
Se me lo avessero raccontato negli anni in cui guardavo Goldrake su una tv a tubo catodico con l’antenna che gracchiava, avrei sorriso. Oggi invece mi fermo, osservo e penso: questa è la nuova frontiera dello storytelling geek applicato alla realtà produttiva italiana.
Captain Piave non nasce per vendere un gadget o per lanciare un reboot cinematografico. Nasce per difendere il Piave DOP, prodotto nelle Dolomiti bellunesi, e più in generale l’universo delle certificazioni DOP contro il fenomeno delle imitazioni. Una missione che, detta così, suona istituzionale. Ma che nella forma scelta diventa qualcosa di molto più interessante.
Perché qui si parla ai bambini. E per parlare a chi ha otto o dieci anni oggi non basta un volantino. Serve un linguaggio che loro riconoscano come proprio: animazione 3D, dinamica da cartoon, conflitto chiaro tra bene e male. In altre parole, serve un eroe.
Sono cresciuto con gli eroi mecha che difendevano la Terra, con i Cavalieri che combattevano per Atena, con Spider-Man che cercava di pagare l’affitto mentre salvava New York. Ogni generazione ha il suo immaginario. Cambiano le tecnologie, cambiano i frame rate, ma la struttura narrativa resta sempre quella: c’è qualcosa di prezioso da proteggere.
In questo caso non è un pianeta, non è una città futuristica. È un territorio. Sono i pascoli delle Dolomiti bellunesi. È il latte che profuma di erba vera.
All’interno della campagna europea “Nice to Eat-EU”, co-finanziata dall’Unione Europea e promossa dal Consorzio di tutela, prende forma Captain Piave. Non un eroe alieno. Non un miliardario con un’armatura. Un allevatore. Un uomo legato alla sua terra che, quando serve, diventa simbolo.
E dall’altra parte compare Dr. Fake. Nome semplice, diretto, quasi didascalico. Funziona perché parla la lingua dei ragazzi. Fake è una parola che oggi conoscono benissimo: fake news, fake profile, fake brand. La contraffazione alimentare viene tradotta in un antagonista concreto, visivo, memorabile.
La storia è volutamente archetipica. Il cattivo rapisce la mucca migliore delle Dolomiti per scoprire il segreto del suo latte. La porta in una metropoli, la strappa al suo ecosistema. Lì, privata dei suoi pascoli, produce un latte scadente. Non è più la stessa. Non può esserlo.
Captain Piave interviene. Riporta la mucca a casa. E con lei torna la qualità.
Dietro la semplicità narrativa c’è un messaggio potente: l’autenticità non si esporta fuori contesto. La qualità non è solo un marchio stampato su un’etichetta. È territorio, cultura, equilibrio.
Dal concept al rendering: come nasce un supereroe italiano
La parte che mi affascina, da uomo che ha visto nascere il web italiano a 56k e poi evolversi in ecosistema creativo globale, è il dietro le quinte produttivo.
Il progetto prende forma grazie alla collaborazione tra l’agenzia Blancdenoir e lo studio di Simone Marulli, specializzato in rendering fotorealistico, lighting e gestione di una delle renderfarm più attrezzate in Italia. Parliamo di pipeline professionali, modellazione 3D, shading, animazione, compositing. Non un lavoretto improvvisato.
Lorenzo Garbuglia, già autore di format animati come “Power Nando”, viene coinvolto per sviluppare la parte di character animation. La qualità visiva del progetto precedente contribuisce alla vittoria del bando europeo, superando centinaia di proposte provenienti da tutta l’Unione.
Cinque mesi di lavoro. Concept dei personaggi. Storyboard. Modellazione di scenari e protagonisti. Animazione. Lighting. Rendering finale in Full HD. In parallelo, un altro studio sviluppa un videogame in stile arcade – dichiaratamente ispirato a dinamiche alla Fruit Ninja – per amplificare il messaggio educativo attraverso l’interattività.
Questa non è solo comunicazione istituzionale. È transmedia storytelling applicato alla cultura alimentare.
E qui, permettetemi una riflessione da vecchio nerd con lo sguardo rivolto ai più giovani: il linguaggio del videogioco e dell’animazione non è più “abbassare il livello”. È alzarlo. È riconoscere che l’alfabetizzazione visiva delle nuove generazioni passa da Unreal Engine, da Blender, da YouTube, da TikTok.
Se vuoi che un bambino capisca cosa significa DOP, devi parlare il suo codice.
Piave DOP, autenticità e cultura pop: perché questa operazione è interessante
Il Piave DOP non è solo un formaggio. È un prodotto legato alle Dolomiti bellunesi, con regole precise di produzione, filiera controllata, marchio di tutela riconosciuto. Il problema delle imitazioni alimentari è reale e ha un impatto economico e culturale enorme.
Trasformare questa battaglia in una narrazione supereroistica significa fare un salto comunicativo importante. Significa dire che la qualità è qualcosa per cui vale la pena combattere. Che dietro un’etichetta ci sono persone, territori, tradizioni.
Per chi, come me, ha vissuto l’epoca in cui il merchandising dei cartoni animati invadeva le edicole, vedere oggi un supereroe nato per difendere un prodotto DOP fa sorridere. Ma fa anche pensare a quanto la cultura geek sia diventata linguaggio universale.
Un tempo erano solo robot e spade laser. Oggi sono strumenti di educazione civica, alimentare, culturale.
Parlare agli 8-10 anni
Il target dichiarato è quello dei bambini in età scolare, intorno agli 8-10 anni. Età delicata, cruciale. Lì si formano abitudini, percezioni, sensibilità. Chi ha figli sa che i brand parlano ai ragazzi con una potenza impressionante. Se un personaggio animato ti dice che qualcosa è importante, quella cosa acquista valore.
Captain Piave, con la sua doppia identità di allevatore e supereroe, racconta che la qualità nasce dalla cura quotidiana. Che la terra non è un dettaglio. Che il contesto conta.
Non è un messaggio nostalgico. È un messaggio attuale. In un’epoca di globalizzazione estrema e produzioni senza radici, ricordare che esistono filiere tracciate e territori protetti diventa quasi un atto controcorrente.
L’Italia che usa il linguaggio nerd per difendere se stessa
Satyrnet e il suo universo editoriale ci hanno insegnato per anni che dietro fumetti, cosplay, giochi di ruolo e anime non c’è infantilismo, ma cultura . Questa operazione va nella stessa direzione, anche se su un terreno diverso.
Dimostra che l’immaginario geek non è evasione sterile. È grammatica narrativa. È strumento. È ponte tra generazioni.
La mia generazione ha visto nascere i primi forum, le prime community online, i primi esperimenti di animazione digitale italiana. Oggi vediamo studi che competono a livello europeo con progetti 3D educativi e vincono bandi importanti.
Qualcosa è cambiato. E qualcosa sta maturando.
Non so se Captain Piave diventerà un’icona duratura o resterà legato a questa campagna specifica. So però che l’idea di usare un supereroe per difendere l’autenticità alimentare racconta molto del tempo in cui viviamo.
E ora la palla passa a voi.
Funziona questo tipo di narrazione? Vi convince l’uso dell’animazione 3D e del linguaggio supereroistico per parlare di DOP e contraffazione?
Parliamone nei commenti e sui social di CorriereNerd.it. Perché la cultura nerd, quella vera, non si limita a guardare: discute, analizza, prende posizione. E magari, ogni tanto, difende anche un formaggio con la stessa passione con cui difendeva un robot giapponese negli anni Ottanta.
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