I dating show sono videogiochi sentimentali giocati con persone vere, confessionali al posto delle schermate di dialogo e un montaggio capace di trasformare uno sguardo durato tre secondi in una boss fight emotiva. Il principio è quasi sempre lo stesso: prendere un gruppo di single, rinchiuderlo dentro un ambiente controllato, aggiungere regole più o meno assurde e osservare ciò che accade mentre attrazione, gelosia, insicurezza e desiderio di apparire cominciano a sovrapporsi. Alcuni concorrenti devono scegliere senza vedersi, altri convivono su un’isola, altri ancora incontrano gli ex durante quella che credevano una vacanza romantica; in certi casi il corpo viene esposto come primo e unico criterio di selezione, in altri viene nascosto per promettere un amore finalmente libero dalle apparenze. Cambia la skin, insomma, ma il gameplay rimane irresistibile.
Anche molti nerd insospettabili finiscono per adorarli, magari dopo aver giurato per anni di nutrirsi soltanto di anime psicologici, fantascienza distopica e RPG con alberi dei dialoghi profondissimi. La ragione è meno misteriosa di quanto sembri: un dating reality possiede le stesse dinamiche che ci tengono incollati a un dating sim, a una visual novel o a una stagione particolarmente crudele di un survival show. Si cercano indizi, si costruiscono ship, si analizzano microespressioni come se fossero frame nascosti di un trailer Marvel, si sospetta del montaggio e si discute su chi abbia scelto la risposta sbagliata durante una conversazione. Persino il classico “io non guardo queste cose” tende a durare fino al primo triangolo sentimentale ben orchestrato. Poi parte la teoria sul concorrente manipolatore, arriva la chat di gruppo e ormai è troppo tardi.
Il fascino nasce anche dalla distanza di sicurezza. Guardiamo persone costrette a rendere visibile ciò che nella vita quotidiana rimane ambiguo, confuso, spesso dolorosamente non detto. Un messaggio visualizzato senza risposta può tormentarci per ore; in televisione diventa materiale narrativo, accompagnato da musica, primi piani e commenti indignati. La frustrazione romantica viene trasformata in spettacolo leggibile, con svolte, antagonisti momentanei e cliffhanger. Non assistiamo soltanto alla ricerca dell’amore: osserviamo esseri umani tentare di capire come devono comportarsi per essere scelti. È una faccenda decisamente più universale di qualunque villa tropicale.
Il dating show contemporaneo, però, non può più limitarsi a mettere persone attraenti intorno a una piscina. Il genere ha divorato rapidamente ogni variante possibile e oggi deve reinventarsi con la stessa velocità di un franchise videoludico arrivato al dodicesimo capitolo. La Corea del Sud lo ha compreso benissimo, trasformando il reality romantico in un laboratorio dove convivenza, status sociale, inesperienza sentimentale, identità e pressione familiare diventano meccaniche narrative. Produzioni come Single’s Inferno hanno reso il corteggiamento coreano uno spettacolo globale, mentre format più recenti hanno coinvolto single senza precedenti esperienze amorose, genitori chiamati a interferire nella vita sentimentale dei figli e partecipanti fisicamente legati fra loro. La televisione coreana ha inoltre cominciato ad aprire spazio a rappresentazioni affettive più inclusive, segnale di un genere che non vuole più raccontare un unico modello di relazione.
A questo punto mancava soltanto il salto che fino a pochi anni fa avremmo archiviato nella cartella “episodi inquietanti di Black Mirror”. SBS lancerà il 20 agosto 2026 My AI Partner: Strange Romance, presentato dall’emittente come il primo dating survival show sudcoreano costruito intorno a una relazione tra esseri umani e partner generati attraverso l’intelligenza artificiale. I partecipanti entreranno in un universo sentimentale elaborato dall’AI, affrontando incontri, scelte e cambiamenti imprevedibili concepiti per verificare se un interlocutore artificiale possa produrre emozioni autentiche. Non una semplice app di companion nascosta nello smartphone, dunque, ma un’esperienza televisiva in cui la relazione digitale invade la quotidianità e ne modifica gli equilibri.
Al centro dell’esperimento troviamo Kim Hee-min, meglio conosciuto come Kian84, fumettista di webtoon e volto televisivo amatissimo dal pubblico coreano. Autore di opere come Fashion King e Bokhak Wang, Kian84 ha costruito negli anni un personaggio pubblico spontaneo, imprevedibile e lontano dalla perfezione patinata delle celebrity tradizionali, fino a conquistare il premio principale agli MBC Entertainment Awards del 2023. In Strange Romance condividerà momenti della propria vita con una fidanzata AI, muovendosi fra curiosità, diffidenza, entusiasmo e delusione. SBS promette di mostrarne un lato più vulnerabile rispetto ai programmi osservazionali che lo hanno reso famoso, lasciando che siano le sue reazioni a raccontare quanto sottile possa diventare il confine fra finzione programmata e coinvolgimento reale.
La presenza di un pannello composto dalla comica Jang Do-yeon, dal cantante Kangnam e dall’attore e idol Lee Joon aggiunge poi quella dimensione collettiva che rende i dating show coreani così vicini all’esperienza di una watch party. Jang Do-yeon parteciperà anche all’esperimento, commentandolo contemporaneamente dallo studio: osservatrice e soggetto osservato, quasi un NPC diventato improvvisamente consapevole del sistema in cui si trova. Il programma non sta soltanto domandando se Kian84 possa provare qualcosa per un’entità digitale; sta preparando il pubblico a interrogarsi sulle proprie reazioni davanti a quel legame.
Qui la questione diventa parecchio più interessante della semplice provocazione televisiva. Un essere umano non si innamora dei circuiti, dei server o dei parametri matematici che permettono a un’intelligenza artificiale di rispondere. Si lega alla presenza percepita, alla continuità delle conversazioni, alla sensazione di essere ascoltato e riconosciuto. È lo stesso meccanismo che ci ha fatto piangere per personaggi animati, proteggere companion digitali dentro un videogioco o affezionarci a idol dei quali conosciamo soltanto l’immagine pubblica. La cultura pop ci allena da sempre a investire emozioni autentiche in entità che non possono ricambiarle nel modo tradizionale. L’AI aggiunge una variabile potentissima: ora quella figura può rispondere, ricordare preferenze, adattarsi e simulare una forma di reciprocità.
Significa che l’amore artificiale sarà inevitabilmente falso? La risposta più comoda sarebbe sì, ma probabilmente è anche la meno utile. Le emozioni di chi interagisce con un partner digitale possono essere reali pur nascendo da una relazione asimmetrica. Il problema non riguarda soltanto l’autenticità del sentimento, bensì il soggetto che controlla l’altra metà del rapporto: chi stabilisce la personalità dell’AI, quali dati vengono raccolti, quanto il suo comportamento è pensato per trattenere l’utente e che cosa accade se quella presenza viene modificata, monetizzata oppure spenta. Dietro la fantasia della compagna perfetta resta un’infrastruttura commerciale, e questo dovrebbe inquietarci almeno quanto ci affascina.
My AI Partner: Strange Romance arriva così nel punto esatto in cui dating reality, K-pop culture, webtoon e intelligenza artificiale smettono di sembrare mondi separati. La Corea del Sud aveva già esplorato l’idea del partner virtuale nella fiction, come nella serie Netflix Boyfriend on Demand, dove una produttrice di webtoon esausta evade dalla quotidianità attraverso un servizio sentimentale in realtà virtuale; SBS adesso elimina la protezione della sceneggiatura e porta l’esperimento dentro un reality.
Forse assisteremo a una trovata bizzarra destinata a esaurirsi dopo poche puntate, oppure a un’anticipazione piuttosto lucida del modo in cui discuteremo di relazioni tra qualche anno. Molto dipenderà da quanto l’intelligenza artificiale verrà trattata come semplice gimmick e quanto spazio sarà lasciato alle contraddizioni umane, quelle che nessun algoritmo riesce ancora a rendere ordinate. Intanto la domanda resta sospesa, scomodissima e irresistibile: se una presenza artificiale riuscisse davvero a comprenderci, ricordarci e dirci sempre le parole che desideriamo ascoltare, saremmo capaci di considerarla soltanto una macchina? La discussione, soprattutto tra chi ha già sposato almeno tre personaggi nei videogiochi e difende da anni la propria idol preferita, potrebbe diventare molto più personale del previsto.
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