Star Wars ha passato quasi mezzo secolo a raccontarci una storia molto semplice da pronunciare e terribilmente difficile da mettere in scena: ogni generazione riceve qualcosa dalla precedente, la interpreta male, la perde, prova a ricostruirla e alla fine la consegna a qualcun altro. Vale per i Skywalker, vale per i Jedi e, curiosamente, vale ormai anche per Lucasfilm. Forse per questo il nome New Jedi Order continua a esercitare una presa così forte sul fandom, anche se occorre partire da una precisazione poco spettacolare ma fondamentale: non abbiamo ancora un film ufficialmente intitolato Star Wars: New Jedi Order, né Lucasfilm ha annunciato formalmente Star Wars: Episode X. Abbiamo invece un progetto cinematografico dedicato a Rey, annunciato alla Star Wars Celebration del 2023, una nuova trilogia scritta da Simon Kinberg e, da pochi giorni, Jon Watts collegato alla regia del primo film di quella nuova fase. Tre traiettorie che sembrano essersi avvicinate moltissimo, forse fino a sovrapporsi, ma sulle quali la comunicazione ufficiale mantiene ancora una prudenza quasi da Consiglio Jedi. E dopo anni di progetti entrati nello sviluppo per poi dissolversi tra riscritture, cambi di regista e calendari modificati, distinguere ciò che Lucasfilm ha davvero detto da ciò che Hollywood sta facendo filtrare non è semplice pedanteria: è sopravvivenza da fan.
Il punto fermo risale all’aprile 2023. A Londra, Kathleen Kennedy annunciò un film diretto da Sharmeen Obaid-Chinoy, ambientato quindici anni dopo L’Ascesa di Skywalker, con Daisy Ridley di nuovo nei panni di Rey e il compito di ricostruire l’Ordine Jedi. Lucasfilm parlò esplicitamente di una Rey ormai Jedi Master e di una nuova generazione da formare. Sembrava uno dei modi più naturali per continuare la saga dopo Episodio IX, perché Rey aveva concluso il proprio viaggio conquistando un’identità ma non ancora una vera funzione dentro la storia più ampia della galassia. Il problema arrivò dietro le quinte: Damon Lindelof e Justin Britt-Gibson lavorarono a una prima incarnazione, Steven Knight subentrò e successivamente lasciò il progetto, quindi nel gennaio 2025 fu chiamato George Nolfi, sceneggiatore di The Bourne Ultimatum e The Adjustment Bureau. Ancora nell’aprile 2025, sul sito ufficiale di Star Wars, Lucasfilm citava separatamente il film di Obaid-Chinoy e la nuova trilogia di Kinberg: dettaglio importante, perché dimostra che almeno allora i due progetti non erano presentati come la stessa cosa.
Poi lo scenario ha cominciato a muoversi molto più rapidamente. Simon Kinberg non è un nome estraneo alla galassia: insieme a Dave Filoni e Carrie Beck ha contribuito alla nascita di Star Wars Rebels, e questo rende la sua presenza interessante soprattutto ora che Filoni, dal gennaio 2026, guida Lucasfilm come President e Chief Creative Officer insieme alla co-presidente Lynwen Brennan, dopo il passo indietro di Kathleen Kennedy dalla direzione dello studio. La trilogia di Kinberg era stata riportata già nel novembre 2024, ma persino allora le informazioni erano contraddittorie: Variety riferiva lo sviluppo di tre nuovi film, precisando che Lucasfilm contestava l’idea che si trattasse automaticamente degli Episodi X, XI e XII della saga iniziata da George Lucas. Durante il 2026 il progetto ha però assunto una consistenza differente, passando attraverso una profonda rielaborazione narrativa fino a un trattamento di circa settanta pagine, segnale di un lavoro più strutturato sulla nuova fase cinematografica. E alla fine di settembre è arrivato il passaggio che ha riacceso tutto: Jon Watts, regista della trilogia di Spider-Man con Tom Holland e co-creatore di Skeleton Crew, è stato indicato come regista del prossimo film scritto da Kinberg. Variety ha confermato l’ingaggio di Watts; altre fonti di settore hanno aggiunto il tassello che sta facendo discutere il fandom, descrivendo quel film come il possibile primo capitolo della nuova trilogia e indicando Rey come presenza di raccordo con la generazione precedente.
Qui però conviene frenare l’X-wing prima di schiantarsi contro il muro delle aspettative. Le indiscrezioni più recenti sostengono che il vecchio progetto autonomo su Rey sia stato accantonato o assorbito nella trilogia di Kinberg, con Daisy Ridley destinata inizialmente a un ruolo meno centrale rispetto a quello immaginato nel 2023 e con nuovi protagonisti chiamati a raccogliere il testimone. The Playlist ha riportato questa ricostruzione collegandola alle informazioni emerse da Knight Edge Media e dalle testate di settore, ma Lucasfilm non ha ancora annunciato ufficialmente né la cancellazione del film di Obaid-Chinoy né il titolo Episode X. La differenza pesa parecchio. Significa che parlare oggi di “Star Wars 10: New Jedi Order” come film già definito, datato e pronto alla produzione sarebbe prematuro. Significa anche che una fantomatica uscita nel maggio 2030 non va trattata come una data ufficiale. Il calendario certo, al momento, racconta altro: The Mandalorian and Grogu ha già riportato Star Wars nelle sale il 22 maggio 2026, mentre Star Wars: Starfighter di Shawn Levy, con Ryan Gosling nei panni di Kade Auberon, arriverà il 28 maggio 2027 ed è presentato direttamente da Lucasfilm come un’avventura autonoma ambientata dopo L’Ascesa di Skywalker.
La prospettiva più interessante, almeno per chi ha attraversato tutte le epoche di Star Wars dai giocattoli Kenner ai forum, dai modem rumorosi alle reaction frame-by-frame su YouTube, riguarda però meno il numero romano scritto sul poster e molto di più il ruolo che Rey potrebbe assumere. Luke è stato protagonista prima di diventare maestro. Obi-Wan è stato guerriero, sopravvissuto, mentore e infine memoria. Yoda ha attraversato epoche diverse quasi cambiando funzione narrativa ogni volta. Rey potrebbe finalmente smettere di essere il personaggio costretto a dimostrare di meritare un’eredità e diventare colei che deve decidere che cosa farne. È una differenza enorme. Rifondare l’Ordine Jedi dopo il fallimento della Repubblica, la caduta dell’istituzione prequel, il tentativo abortito di Luke e la distruzione provocata da Ben Solo significa inevitabilmente interrogarsi sul modello stesso dei Jedi. Ripetere il Tempio, il Consiglio, le regole sull’attaccamento e la vecchia struttura gerarchica trasformerebbe la rinascita nell’ennesimo loop storico. Immaginare invece una cultura Jedi differente potrebbe finalmente restituire alla Forza quella dimensione filosofica che George Lucas aveva costruito mescolando mitologia comparata, buddhismo, taoismo, cinema di Kurosawa, serial d’avventura e riflessione politica sul collasso delle democrazie.
A complicare le ricerche online contribuisce poi un’altra piccola trappola galattica: Star Wars Jedi è anche la saga videoludica di Respawn dedicata a Cal Kestis. Jedi: Fallen Order racconta il sopravvissuto all’Ordine 66 nascosto su Bracca e braccato dagli Inquisitori, mentre Jedi: Survivor riprende la sua storia cinque anni più tardi, mostrando un Cal ormai Cavaliere Jedi consumato dalla lotta contro l’Impero. Non esiste al momento un legame narrativo annunciato tra Cal Kestis e il futuro Ordine di Rey: li separano decenni e contesti politici completamente diversi. Eppure la parentela tematica è affascinante. Cal arriva alla conclusione che ricostruire l’Ordine non significa necessariamente raccogliere bambini sensibili alla Forza e ricominciare da dove tutto era crollato; Rey potrebbe trovarsi davanti alla medesima domanda su scala ancora più grande. Se Lucasfilm decidesse davvero di farne il mentore di nuovi protagonisti, quella potrebbe diventare la connessione più autentica tra le varie stagioni moderne di Star Wars: non il cameo, non l’ennesimo volto riconoscibile sullo sfondo, ma l’idea che sopravvivere a un’istituzione fallita obblighi a ripensarla.
Forse è questo il vero motivo per cui il possibile Episodio X suscita già discussioni molto più accese di quanto dovrebbe fare un film che, ufficialmente, non possiede ancora nemmeno quel titolo. La generazione cresciuta con Luke tende inevitabilmente a misurare ogni nuovo Jedi contro una memoria personale; quella arrivata con le prequel ha sviluppato un rapporto diverso con Anakin, Obi-Wan e l’Ordine; chi ha conosciuto Star Wars attraverso The Clone Wars, Rey, Grogu o Cal Kestis non porta necessariamente lo stesso bagaglio emotivo. Una nuova trilogia avrebbe quindi una missione più difficile di qualunque battaglia contro un superlaser: convincerci che la galassia può continuare anche senza ricostruire continuamente la nostra infanzia in CGI. Rey potrebbe essere protagonista, mentore, ponte oppure soltanto il primo volto familiare di una generazione completamente nuova. Jon Watts potrebbe davvero dirigere quello che finirà per diventare Episodio X. Il vecchio New Jedi Order potrebbe essere confluito nel progetto di Kinberg. Tutti segnali credibili, nessuna tavola della Legge incisa nella pietra.
Ed è forse molto più interessante così. Perché ora possiamo finalmente discutere non soltanto se vogliamo rivedere Rey, ma quale Ordine Jedi avrebbe senso costruire dopo tutto quello che questa galassia ha attraversato. Un ritorno alle regole di Yoda? Una scuola radicalmente diversa? Rey nel ruolo che Luke non è riuscito a mantenere? Nuovi protagonisti completamente scollegati dagli Skywalker? La discussione è aperta, e conoscendo il fandom resterà civilissima per circa sette secondi: raccontateci da che parte state sui social di CorriereNerd.it, perché questa volta il futuro dei Jedi sembra davvero molto meno prevedibile del titolo scritto su una qualsiasi roadmap.
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