Dopo mesi di attesa (e teorie più o meno fondate tra fan accaniti), la seconda stagione de Il Monologo della Speziale è finalmente giunta a compimento. E, lasciatemelo dire senza troppi giri di parole, è stata una delle esperienze anime più ricche, mature e stratificate degli ultimi anni. A partire dal 10 gennaio 2025 fino al 4 luglio, ci siamo immerse – e dico immerse sul serio – nei corridoi dorati e marci dell’harem imperiale, tra incensi profumati, medicine dagli effetti imprevedibili e cuori che iniziano a sussultare… anche quelli di chi, come Maomao, si credeva immune a qualsiasi forma di sentimentalismo.
Un ritorno in punta di scalpello (ma con un bisturi affilatissimo)
Diretta da Akinori Fudesaka e trasmessa nel blocco di programmazione Friday Anime Night su Nippon TV, questa seconda stagione non ha perso tempo a rimettere in moto gli ingranaggi della sua intricata macchina narrativa. Anzi: il primo episodio si apre con quella che sembrerebbe una banale caccia a un gattino… eppure si rivelerà l’innesco perfetto per il colpo di scena più potente della serie. Perché sì, cari spettatori: la minaccia principale della stagione era sotto i nostri occhi fin dall’inizio.
La formula di base non cambia: Maomao osserva, deduce, annusa veleni (a volte letteralmente), e trascina con sé lo spettatore tra misteri di corte, malattie rare e giochi di potere. Ma stavolta c’è di più. Molto di più. C’è una verità storica torbida e disturbante legata al tardo imperatore. C’è una protagonista che si interroga, per la prima volta, su sé stessa, sui propri traumi e sulle emozioni che da sempre reprime sotto tonnellate di cinismo. E c’è una tensione romantica che non è più solo sottintesa, ma che inizia ad affondare le radici tra le crepe emotive dei due protagonisti.
Maomao e Jinshi: chimica da laboratorio… e non solo
È proprio il rapporto tra Maomao e Jinshi – o dovrei dire Ka Zuigetsu, il Principe della Luna – a rappresentare il cuore pulsante di questa stagione. Se nella prima parte della serie la loro relazione era tutta giocata sul non detto, su piccoli gesti e provocazioni quasi infantili, qui vediamo un salto di qualità emotivo e narrativo. Jinshi si espone. Maomao tentenna. Entrambi sono messi alla prova, separati, costretti a fare scelte pericolose. E quando si ritrovano, ogni parola pesa come un macigno. La bellezza del loro rapporto non sta tanto nel romanticismo puro (che comunque c’è, e fa battere il cuore), ma nella profondità con cui entrambi influenzano l’altro. Jinshi trova in Maomao il coraggio di accettare il proprio ruolo. Maomao, per la prima volta, abbassa la guardia. E poi ci sono quelle scene. Quel rifugio dietro la cascata. Quel quasi bacio rubato nei corridoi segreti del palazzo. La stretta di mano che sa di promessa. Insomma, se siete fan delle slow burn romance con un pizzico di veleno (letterale e metaforico), qui c’è pane per i vostri denti.
Uno dei filoni più forti della seconda stagione è l’approfondimento della figura del tardo imperatore. Finora evocato solo come un’ombra sgradevole, qui scopriamo le reali implicazioni delle sue azioni. Un uomo malato di potere e ossessionato dalla giovinezza femminile, capace di creare un harem di oltre tremila donne, lasciandosi dietro una scia di dolore, vendette e misteri che ancora oggi stritolano il cuore dell’impero. Scoprire che Consorte Lishu fu venduta a nove anni. Capire quanto la vita dell’Imperatrice Anshi sia stata manipolata. Collegare tutti i delitti e i complotti alle mani di un uomo ormai morto… è stato un pugno nello stomaco, ma necessario. Un modo maturo e intelligente per parlare di traumi storici e personali in un contesto animato.
E poi c’è lei: Shisui, ovvero Loulan. Una rivelazione che ci ha colti tutti di sorpresa – o forse no, se si guardava con abbastanza attenzione. Dietro i sorrisi, le stranezze e l’affabilità di questa nuova “amica” di Maomao, si nascondeva un personaggio straordinariamente sfaccettato, che ha giocato con la sua identità per riconquistare un frammento di libertà. Il rapporto tra Maomao e Shisui/Loulan è uno dei più delicati e malinconici della stagione: c’è fiducia, affetto, tradimento e un tocco di triste poesia. Non è facile odiare Loulan, perché come Shisui era la persona che avrebbe voluto essere.
Uno degli apici emotivi e narrativi della stagione arriva con l’episodio 20, quando Lakan si inginocchia davanti a Jinshi, chiedendo ufficialmente l’intervento del Principe della Luna per salvare Maomao. È una scena potente, di quelle che ti fanno trattenere il fiato, ben orchestrata e magnificamente animata. La trasformazione di Jinshi da “eunuco affascinante” a “erede imperiale consapevole del proprio potere” è una delle evoluzioni più riuscite dell’intera serie, e tutto grazie alla fiducia – e alla paura – che Maomao è riuscita a generare in lui.
Un’esplosione tecnica: regia, sigle e character design
A livello tecnico, Il Monologo della Speziale è stato una vera festa per gli occhi e le orecchie. La regia, sempre misurata ma intensissima nei momenti chiave, sa quando rallentare per lasciare spazio al pathos, e quando spingere sull’acceleratore per accompagnare le rivelazioni. Il character design di Yukiko Nakatani continua a essere un trionfo di eleganza e dettagli, capace di raccontare personalità complesse anche solo con una piega del kimono o uno sguardo di traverso. E poi c’è la musica. Hyakkaryōran, la sigla d’apertura di Lilas Ikuta, è già entrata nella mia playlist anime definitiva: evocativa, misteriosa, incantevole. L’ending Shiawase no Recipe di Dai Hirai, con la sua dolcezza nostalgica, chiude ogni episodio con il giusto tocco di malinconia.
Il Monologo della Speziale – Stagione 2 è una lezione di scrittura e costruzione narrativa. Ogni personaggio, anche quello più marginale, ha uno scopo. Ogni mistero è ben congegnato. Ogni emozione – trattenuta o esplosa – ha un senso. Ed è impossibile non desiderare di tornare in quel mondo, tra fumi d’erbe medicinali e sguardi che valgono più di mille parole.
Se ancora non avete visto questa stagione, correte su Crunchyroll. Se l’avete già vista, riguardatela. E poi, parliamone insieme.
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