Prima che diventasse l’icona del raziocinio e della deduzione, prima che il suo nome fosse sinonimo di investigazione impeccabile e la sua mente un palazzo inespugnabile, Sherlock Holmes era semplicemente un giovane uomo. Un ragazzo brillante, arrogante, ancora intrappolato tra il dolore del passato e la curiosità insaziabile per il mondo. Sherlock Holmes: Chapter One, sviluppato da Frogwares, ci porta indietro nel tempo, molto prima delle avventure con il fidato Watson, per farci vivere in prima persona l’origine di una leggenda. E lo fa con una forza narrativa sorprendente, in un’avventura open world intensa, introspettiva e ricca di sfumature morali.
Siamo nell’anno 1880. Il ventunenne Sherlock torna sull’isola immaginaria di Cordona, un crocevia culturale ispirato a suggestioni mediterranee e atmosfere ottocentesche. Non è un viaggio di piacere. È una ferita mai rimarginata a richiamarlo: la morte di sua madre, Violet Holmes. Ufficialmente, Violet è spirata a causa della tubercolosi, ma Sherlock – accompagnato dal suo enigmatico amico Jon – sospetta che ci sia molto di più dietro a quella tragedia. È qui che inizia la discesa nelle ombre del passato.
Un’isola affascinante e pericolosa
Cordona è una protagonista a sé stante. La si esplora in totale libertà, a piedi o in carrozza, immergendosi nei suoi quartieri decadenti e affascinanti, tra palazzi in stile coloniale, mercati brulicanti, strade polverose e segreti ben custoditi. Ogni angolo dell’isola nasconde indizi, misteri e personaggi ambigui, pronti a mettere alla prova le capacità investigative di Sherlock. Ma Cordona non è solo un campo di gioco investigativo: è uno specchio dell’anima del giovane detective. È instabile, contraddittoria, piena di bellezza e di marciume, proprio come lui.
Un’indagine che è anche introspezione
Il cuore pulsante di Chapter One è il mistero della morte di Violet Holmes. E il gioco non ha paura di scavare nei traumi familiari, nella malattia mentale, nella solitudine. Scopriamo, poco alla volta, che Violet non era malata nel corpo, ma nella mente. Il suo tracollo emotivo dopo la morte del marito Siger l’aveva portata in un abisso dal quale non sarebbe più risalita. E Mycroft, il fratello maggiore di Sherlock, aveva tentato disperatamente di proteggerlo da questa verità. Il medico svizzero Otto Richter, che si era occupato della donna con metodi discutibili, finisce al centro di un intreccio di colpe, segreti e sofferenze rimosse.
Ma la rivelazione più sconvolgente riguarda Jon. Il fidato amico, sempre accanto a Sherlock, non è reale. È una proiezione mentale, un amico immaginario nato dal trauma dell’infanzia, dal bisogno di affetto e dalla paura della solitudine. Una scoperta che frantuma le certezze del protagonista e lo costringe a riconsiderare la propria sanità mentale.
Cinque casi principali, mille sfaccettature morali
La struttura narrativa del gioco ruota attorno a cinque casi principali, ognuno dei quali è un piccolo romanzo giallo con la sua atmosfera, i suoi personaggi tormentati, le sue verità scomode. Dalla seduta spiritica finita in omicidio di Ghosts of the Past, al complotto sanguinoso dietro un quadro maledetto in The Muse From Abroad, fino alla morte ambigua del giovane ballerino Fabio in Sacrificial Lamb, ogni mistero spinge il giocatore a compiere deduzioni che non sono mai neutre. Le tue scelte determinano chi viene incriminato, chi viene salvato, quale verità viene raccontata.
Non si tratta solo di trovare il colpevole, ma di scegliere cosa è giusto. E, come nella vita vera, non sempre la giustizia coincide con la verità.
Il peso del passato, il prezzo della verità
L’apice emotivo arriva con l’epilogo, quando Sherlock rievoca la tragica mattina della morte di sua madre. Il momento in cui la donna, ormai del tutto fuori controllo, tentò di annegarlo nello stagno del giardino. Quel trauma ha generato tutto: la paura dell’acqua, la creazione di Jon, il desiderio ossessivo di capire il mondo con la logica.
Le conclusioni a cui il giocatore può arrivare variano: Violet è morta per colpa di Sherlock stesso, forse per una manomissione accidentale dei farmaci; oppure per mano del dottor Richter, che potrebbe averle praticato un’eutanasia. In ogni caso, il confronto finale con Mycroft e l’addio a Jon segnano un punto di non ritorno. Sherlock esce da Cordona trasformato. O distrutto.
Prima di Watson, c’era un altro Jon
La narrativa di Chapter One non è mai banale. Il gioco si diverte a seminare piccoli ganci narrativi che strizzano l’occhio ai fan del canone di Conan Doyle. Il criminale misterioso noto solo come “M”, che anticipa l’arrivo del Professor Moriarty. L’apparizione fugace di Arsenio Lupin in un caso secondario, che aggiunge un tocco affascinante al multiverso investigativo. E infine, l’incontro finale, quasi poetico, con il dottor Watson nella camera mortuaria di Uno studio in rosso. Quando Sherlock lo guarda per la prima volta e resta sconvolto dalla somiglianza con il suo Jon immaginario… be’, in quel momento il cerchio si chiude. La leggenda può cominciare.
Un gioco investigativo dal cuore umano
Sherlock Holmes: Chapter One non è soltanto un’avventura giallo. È un viaggio psicologico, una storia di formazione, un thriller che unisce abilità deduttive, azione e introspezione. Con la sua ambientazione open world ricca di dettagli, la narrazione ramificata e una scrittura matura e coinvolgente, il titolo di Frogwares si distingue come uno dei capitoli più ambiziosi e personali dell’intera saga videoludica del detective di Baker Street.
Le tematiche affrontate – lutto, trauma, identità, malattia mentale – rendono questo gioco una vera perla per chi ama la narrativa profonda e non ha paura di guardare negli angoli più oscuri della mente. E per i fan di Sherlock, è un’opportunità unica per conoscere davvero l’uomo dietro la leggenda.
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