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L’ Attività di Lobby

 

Il termine “Lobby” nel corso degli anni ha sempre avuto una connotazione in termini negativi; pur non identificandone una categoria in particolare, il significato del termine “Lobby” comprende sotto di se tutte le grandi marche di quei beni per il quale consumo non c’ è bisogno di pubblicità alcuna che ne invogli il consumatore all’acquisto, in termini pratici -quei beni che si vendono da soli- , un esempio possono essere le sigarette: non c’ è bisogno di nessuna pubblicità che invogli il consumatore a fumare, il massimo che si può fare in termini pubblicitari potrebbe essere di invogliare il consumatore ad acquistare una determinata marca di sigarette piuttosto che un’ altra, ma sempre di un fumatore si tratta!

L’ attività di lobby, volendone dare una definizione, consiste in un’ attività di rappresentanza di interessi sostenibili, legittimi, e soprattutto sostenibili in modi legittimi. I modi legittimi sono tutti quei metodi che abbiano implicazioni sociali positive o comunque non negative che si riferiscano a dati reali; presentare dati irreali o tentare di rappresentare i propri interessi tramite tentativi di corruzione o adescamento sono i classici esempi di modi illegittimi di svolgere l’attività lobbystica.

L’ attività di lobby può essere divisa in tre tipologie principali: 1) Attività Legislativa, 2) Attività Normativa e 3)Attività Commerciale, anche se per quest’ ultima non si tratta di una vera e propria attività di lobby ma più di una attività di comunicazione commerciale

Si intraprende l’ attività Legislativa quando, ad esempio, si cerca di opporsi ad un provvedimento di legge che abbia implicazioni negative per la lobby in questione; si intraprende invece l’ attività Normativa quando si cerca di ottenere un’ approvazione ministeriale di un determinato prodotto sulla base di una normativa di legge già esistente.

Per risolvere un problema di lobby una delle attività principali da svolgere è quella di osservare gli ambiti di legge ed effettuare un a mappatura sui soggetti coinvolti nell’ argomento in questione; forniamo un esempio di mappatura effettuandala sull’ ambito del consumerismo:

  • Le Istituzioni Italiane: governo, Parlamento, Enti Pubblici, Camere di Commercio, CNCU etc.
  • Le Istituzioni Europee: Parlamento Europeo, Commissione Europea etc.
  • Le Istituzioni Specializzate: INRAN, ISS etc.
  • Le Authority Nazionali: Autorità di settore, Antitrust etc.
  • I Gruppi di Organizzazioni: Candidati locali, centri sociali etc.
  • Le Associazioni Ambientali: WWF, Legambiente, Amici della Terra etc.
  • Le Associazioni dei Consumatori: CNCU, associazioni indipendenti etc.
  • Media: Internet, Tv, Stampa, Radio etc.

Come possiamo notare i soggetti coinvolti in quest’ ambito sono numerosi, e solo tenendo in considerazione ciascuno di essi si può svolgere un’ efficiente attività lobbystica

Interessante è stato l’ intervento di Katy Tabaccof impegnata nella costruzione di centrali elettriche, riclassificatori e strutture per lo smaltimento dei rifiuti. Durante il suo intervento ci ha spiegato il problema del NIMBY: not in my back yard, ovvero: non nel mio giardino; di solito si tratta di proteste popolari contro la realizzazione di un impianto o di un’ infrastruttura; per fare un esempio potremmo parlare delle strutture per lo smaltimento dei rifiuti: quest’ impianti hanno un’ evidente utilità visto che lo smaltimento dei rifiuti è un problema di primaria importanza in Italia, sopratuttto nel centro-sud, ed è stato riportato innumerevoli volte sulle prime pagine di tutti i quotidiani e telegiornali d’ Italia; però, nonostante l’importanza di tali strutture, soprattutto nel centro-sud queste sono mal viste e mal accettate dalla popolazione, e per ciò troviamo tutti quegli articoli di giornale che parlano di proteste popolari contro un determinato centro di smaltimento dei rifiuti piuttosto che un’ altro; da ciò deriva la definizione -non nel mio giardino- , dal fatto che si preferisce spostare il problema al di fuori del proprio territorio.

Purtroppo in Italia il problema del NIMBY è figlio della nostra storia, a causa delle imprese poco trasparenti e dello stato sempre assente in queste vicende; la sfiducia nelle istutuzioni porta a voler difendersi da soli e ciò crea la nascita dei vari comitati indipendenti. I motivi della protesta di solito girano sempre intorno agli stessi punti: diffidenza nei confronti di ciò che non si conosce; sfiducia nelle istituzioni e negli interlocutori; emotività dovuta alla mancanza di cultura dell’ ambito scientifico; personalismi e strumentalizzazioni.

In questo campo un obiettivo comune al giorno d’ oggi è lo Sviluppo Sostenibile, ma bisogna stare attenti a non concentrarsi troppo solo su uno dei due termini che compongono la definizione, concentrandosi troppo sul “sostenibile” si finisce per tralasciare lo sviluppo, e viceversa.

Proprio per questo  c’ è un processo autorizzativo, molto dispendioso in termini di tempo; la società che vuole realizzare un progetto deve quindi elaborare uno studio molto approfondito su tutte le incidenze sociali e ambientali per far si che non ci sia nessuno che si opponga al progetto stesso e le autorità competenti sono numerose anche in questo caso: Ministero dell’ Ambiente, Ministero della Salute, Ministero dei Beni Culturali, Regioni, Province, Comuni etc

Inoltre deve tener conto dell’ opinione pubblica per non incorrere in una protesta popolare che potrebbere bloccare il progetto; è poi importante anche il ruolo della stampa,quasi sempre negativo nei confronti di nuove centrali elettriche o di nuovi centri per lo smaltimento dei rifiuti.

Un buon modo per occuparsi di questi problemi è lo svolgimento di un’ efficace campagna di informazione tramite assemblee pubbliche, convegni, editoriali speciali, siti web interattivi, brochure informative, programmi e concorsi nelle scuole.

Per misurare l’ efficacia del progetto si guardano di solito tre parametri: la realizzazione dell’ impianto, l’ inaugurazione festosa e partecipata, e l’ eventuale rielezione del sindaco locale.

Molto interessante è stato anche l’ intervento di Alberto Mancinelli, docente di Comunicazione Ambientale all’ università di Trento, con il quale si è discusso sull’ argomento dello Sviluppo Sostenibile, tema che le lobby devono tenere in forte considerazione se vogliono avere una buona reputazione

Sotto questo punto di vista negli ultimi anni abbiamo assistito ad alcune crisi emergenti e grosse preoccupazioni a causa di fenomeni naturali quali terremoti, uragani e tsunami, i quali hanno dato vita ad un fenomeno sociale di perdita della fiducia per le istituzioni e per le aziende private.

Le crisi e le emergenze hanno messo in evidenza tematiche in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica su argomenti quali la salute e il benessere fisico e ambientale; ciò porta all’interesse verso lo sviluppo sostenibile, ovvero uno sviluppo che riguarda tre ambiti: l’ economia, la società e l’ambiente

Uno dei migliori esempi di sviluppo sostenibile ci è dato dalla Ford: ormai nella società odierna uno dei problemi più grossi è il controllo dei giacimenti di petrolio, il quale ha creato non pochi conflitti tra nazioni; inoltre il petrolio è una delle principali fonti di inquinamento dell’atmosfera e si presenta sul mercato a costi elevatissimi.

La Ford ha creato un modello di Ford Focus il quale motore è alimentato con una miscela composta la 95% da Bio-Etanolo, elemento la cui combustione rilascia un bassissimo grado di residui nocivi per l’ atmosfera, riduce così l’impatto ambientale e la dipendenza de paesi europei dai combustibili fossibili ed è dunque un elemento pienamente in linea con l’ottica dello sviluppo sostenibile.

L’ ultimo intervento è stato di Fabio Pistoncini, che si occupa di attività di lobby nel campo dell’industria dei videogiochi, il quale ci ha mostrato come il ruolo della stampa può essere nocivo per l’ attività lobbystica.

L’ opinione pubblica non è mai favorevole all’ attività di lobby, infatti non si fa mai comunicazione circa quest’ attività ma si fa attività diretta basandosi sulle situazioni legislative presenti, senza però tralasciare l’ importanza del rapporto con l’opinione pubblica e l’ agenda setting; spesso la stampa, quasi sempre di opinione negativa sugli argomenti sostenuti dalle lobby, per inseguire i propri interessi finisce per effettuare numerosi e influenti tagli, che possono dare un risultato catastrofico, così come è successo recentemente con il periodico Panorama, il quale ha pubblicato con titolo in prima pagina una recensione su un videogioco, presentandolo come diseducativo e come un incentivo alla violenza minorile, problema che ai giorni d’ oggi è presente sulle prime pagine di tutti i quotidiani; da una recensione così critica, sicuramente in termini eccessivi, si è arrivati addirittura alla richiesta dell’ istituzione di un’ Authority addetta al controllo dei contenuti dei videogiochi.

Da ciò si evince chiaramente come il ruolo della stampa sia determinante in termini negativi e a volte anche inappropriato nei confronti dell’ attività di lobby.

di Michele Tommasi

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