C’era una volta… un coniglio. Ma non un coniglio qualunque. Era sfrontato, sfuggente, astuto come pochi e con un’ironia tagliente che ancora oggi riesce a far ridere intere generazioni. Il 27 luglio del 1940, in un mondo che stava per cambiare irrimediabilmente a causa della guerra, faceva il suo debutto sugli schermi un personaggio destinato a lasciare un’impronta indelebile nella storia della cultura pop: Bugs Bunny.
Quella data, che per molti potrebbe sembrare un giorno qualunque d’estate, è invece un anniversario fondamentale per il mondo dell’animazione americana. In quella giornata, infatti, veniva proiettato per la prima volta A Wild Hare – noto in italiano come Caccia al Coniglio – diretto dal geniale Tex Avery. È proprio in questo cortometraggio che Bugs incontra per la prima volta Taddeo (Elmer Fudd, in originale), il cacciatore più maldestro e determinato dell’universo Warner. Da questo incontro nasce una delle rivalità più iconiche di sempre, in cui il vero protagonista non è la caccia, ma l’eterna beffa, il gioco di inganni e ribaltamenti in cui Bugs Bunny eccelle.
Ma il momento più iconico del cortometraggio arriva quando, con nonchalance e una carota tra le dita come fosse un sigaro, Bugs si volta verso Taddeo e pronuncia una frase destinata a diventare leggenda: “Che succede, amico?” (“What’s up, doc?”). È un momento fulminante. Quella battuta, con il suo tono calmo e disinvolto, racchiude tutto lo spirito del personaggio: sfacciato, intelligente, sornione, assolutamente imprevedibile.
Il coniglio che ha riscritto le regole dell’umorismo animato
Bugs Bunny non è stato semplicemente un altro personaggio animato della scuderia Warner Bros.: è diventato una vera e propria icona culturale, un simbolo di ribellione intelligente e umorismo sagace. Nato in un’epoca in cui i cartoni animati si muovevano spesso tra la tenerezza disneyana e la slapstick comedy, Bugs ha portato qualcosa di radicalmente nuovo. Era sarcastico, spesso politicamente scorretto, in grado di prendere in giro tutto e tutti, rompendo la quarta parete con naturalezza e parlando direttamente allo spettatore.
Il suo stile comico era impregnato di riferimenti alla cultura pop, alle dinamiche sociali, persino alla politica. Ma sempre filtrato attraverso quel linguaggio nonsense e surreale che ha reso i Looney Tunes uno dei franchise più amati e longevi nella storia dell’intrattenimento. La personalità di Bugs era un cocktail esplosivo di influenze: c’era qualcosa del sarcasmo di Groucho Marx, dell’eleganza maldestra di Charlie Chaplin, persino un tocco di fascino sfrontato alla Clark Gable. E non a caso: i creatori del personaggio, consapevoli del potere del medium animato, hanno riversato in Bugs Bunny tutto il meglio della comicità e del carisma cinematografico del loro tempo.
Una leggenda con le orecchie lunghe e il cuore da star
Se pensiamo ai personaggi animati più iconici della storia, Bugs Bunny occupa senza dubbio un posto in prima fila. Le sue lunghe orecchie, il sorriso furbo e quella carota sempre a portata di mano sono diventati elementi visivi immediatamente riconoscibili in ogni parte del mondo. Tanto da meritarsi, nel 1985, una stella sulla Hollywood Walk of Fame: la prima assegnata a un personaggio animato della Warner Bros., segno di quanto la sua influenza fosse ormai consolidata ben oltre i confini del piccolo schermo.
Ma le onorificenze per Bugs non finiscono qui. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel cortometraggio Super Rabbit del 1943, Bugs indossa l’uniforme dei Marines. L’US Marine Corps, colpito dalla sua “partecipazione”, lo nomina membro onorario. Un riconoscimento ironico ma anche indicativo di quanto questo personaggio fosse ormai parte integrante dell’immaginario collettivo americano.
Nel 1997, un altro traguardo storico: Bugs diventa il primo cartone animato a essere raffigurato su un francobollo ufficiale degli Stati Uniti. Un coniglio postale, insomma, capace di attraversare generazioni, linguaggi e supporti, senza mai perdere il suo smalto.
Un Oscar? Certo che sì, con una spada e un cavaliere baffuto
Tra le tante avventure animate che lo hanno visto protagonista, ce n’è una in particolare che ha portato Bugs Bunny fino agli Oscar. Era il 1958 quando Knighty Knight Bugs vinse l’Academy Award come miglior cortometraggio animato. Un gioiello di comicità ambientato in un Medioevo fantastico, dove Bugs interpreta un improbabile cavaliere alle prese con il burbero Yosemite Sam nei panni di un re dalla miccia cortissima. Ancora una volta, la forza di Bugs sta nella sua capacità di adattarsi a qualsiasi ambientazione senza mai snaturare la sua essenza: che si trovi nel Far West, nello spazio profondo o nella corte di Re Artù, lui rimane sempre il più scaltro, l’unico in grado di vincere senza mai alzare la voce (o quasi).
Il fascino eterno del coniglio più amato del mondo
Oggi, a più di 80 anni dalla sua nascita, Bugs Bunny continua a essere protagonista non solo delle repliche dei grandi classici, ma anche di nuovi progetti targati Warner, serie reboot e apparizioni cinematografiche (come in Space Jam). È un personaggio che non invecchia, perché il suo spirito ribelle e il suo humor universale riescono a parlare anche alle nuove generazioni. E il segreto della sua longevità è proprio questo: Bugs Bunny non è legato a un’epoca specifica, ma è il simbolo di un modo di ridere e pensare che non passa mai di moda.
Forse è per questo che, ogni volta che lo vediamo spuntare da un buco nel terreno con la sua solita faccia da schiaffi e la carota tra le dita, non possiamo fare a meno di sorridere. Perché sappiamo già cosa sta per dire. E ci piace sentirlo ancora una volta.
“Che succede, amico?”
E voi? Qual è il vostro ricordo più bello legato a Bugs Bunny? Quale episodio vi ha fatto ridere di più da bambini… o da adulti? Raccontatelo nei commenti e condividete questo articolo con i vostri amici nerd e geek sui social! Perché l’umorismo, come le carote, è ancora più buono quando lo si condivide.
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