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The Descent – Discesa nelle tenebre

Con il mercato cinematografico invaso da film horror di produzione americana, spesso rifacimenti oppure uno uguale all’altro, devo ammettere che ho accolto con favore “The Descent – Discesa nelle tenebre” un’opera diretta da un regista inglese come Neil Marshall, al suo secondo lavoro dopo “Dog Soldiers”, l’esordio apprezzato da gran parte della critica.

 

Se nella sua opera prima i protagonisti erano solo uomini, qui in primo piano sono le donne, e per la precisione sei ragazze che organizzano un’escursione in una grotta dei monti Appalachi.

 

Una di loro, Sarah, ha perso il marito e la figlia in un incidente stradale, e da quel momento la sua vita è sconvolta da terribili allucinazioni. Le sue amiche riescono a convincerla a venire con loro, in quella che si prospetta come una gita in delle grotte accessibili anche a dei principianti.

Purtroppo per loro non sarà così. Prima di tutto le grotte non sono mai state esplorate da nessuno e muoversi al loro interno risulta davvero problematico.

In secondo luogo, una frana blocca l’accesso attraverso il quale le ragazze erano penetrate nelle grotte.

Ma soprattutto questi luoghi sono abitati da ominidi mostruosi (un po’ troppo simili al Gollum del Signore degli anelli), rimasti a uno stadio evolutivo primitivo e in cerca di carne per sfamarsi.

Le ragazze dovranno lottare non solo contro questi esseri, ma anche tra di loro, perché qualcuna nasconde segreti molto dolorosi.

Se la parte psicologica può lasciare in parte delusi, lo stesso non si può dire dell’atmosfera che il regista è in grado di creare. Sin dalle prime scene la sensazione di angoscia attanaglia lo spettatore, non lasciandogli un attimo di respiro. Proprio quello che dovrebbe fare un film horror che si rispetti.

La telecamera segue i movimenti del gruppo negli angusti e claustrofobici spazi delle grotte e allo spettatore pare di essere proprio lì. Gli scontri con gli ominidi, poi, riescono sempre a farti sobbalzare sulla sedia. Poi ci sono le scene splatter, che possono piacere o non piacere, ma sono molto efficaci e girate con maestria.

Solo qualche inesperienza tecnica di lieve conto –  i riflessi sulla telecamera, l’eccessiva luminosità di luoghi che dovrebbero essere completamente al buio, e qualche effetto speciale non proprio riuscito – e il fatto che la protagonista diventi improvvisamente una specie di Rambo in gonnella  possono lasciare perplessi.

Il resto è tutto di ottima qualità, compreso il finale non banale (a mio giudizio la parte più importante di un film) , che fa interrogare lo spettatore.

Uno dei migliori horror degli ultimi tempi.

di Michele “Inglesino” Lo Presti

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