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Cinque anni fa nasceva Raiders of the lost 80’s

Qualcosa di profondamente magico continua a sopravvivere dentro gli anni Ottanta, ed è quasi assurdo pensarci oggi, in un presente dominato dagli algoritmi, dai trend usa-e-getta e da un intrattenimento che spesso sembra consumarsi alla velocità di uno scroll su TikTok. Eppure basta vedere un cappello fedora poggiato su una mensola, ascoltare le prime note di una soundtrack synth o intravedere il logo consumato di un vecchio VHS di Ritorno al Futuro per capire immediatamente che quella decade non è mai davvero finita. Gli anni ’80 non sono solo nostalgia. Sono diventati una lingua comune tra appassionati, un immaginario collettivo che continua a rigenerarsi, a mutare forma, a conquistare nuove generazioni che magari non hanno mai messo una musicassetta dentro un walkman ma riescono comunque a percepire tutta la potenza culturale di quell’epoca.

Proprio da questa energia quasi immortale è nata l’avventura dei Raiders of the Lost 80’s, una delle realtà associative più riconoscibili e amate della scena nerd romana, un gruppo che negli anni ha trasformato il cosplay, la passione cinematografica e la cultura pop vintage in qualcosa di molto più grande di una semplice community. Parlare dei Raiders oggi significa raccontare una storia fatta di amicizia, intuizioni geniali nate durante chiacchierate apparentemente casuali, costumi cuciti con pazienza infinita, eventi, fiere, dirette streaming durante il lockdown e soprattutto persone. Tante persone. Perché dietro ogni fedora di Indiana Jones, ogni proton pack dei Ghostbusters o ogni giubbotto rosso in stile Marty McFly, si nasconde qualcuno che ha deciso di condividere un pezzo della propria fantasia con gli altri.

Tutto comincia parecchi anni fa, in quel maggio del 2017 che oggi sembra appartenere a un’altra era del fandom italiano. Riccardo Rossetti e Alessandro Ceccoli, entrambi già immersi da tempo nel mondo del costuming e delle associazioni cosplay più importanti del panorama nazionale, iniziano quasi per gioco a fantasticare su un’idea che in Italia ancora non esisteva davvero: creare un gruppo interamente dedicato a Indiana Jones. Una scelta che, detta oggi, sembra quasi inevitabile. Perché Indiana Jones non è semplicemente un personaggio cinematografico. È probabilmente l’incarnazione definitiva dell’avventura pop anni ’80. È il simbolo di quel cinema capace di mischiare mistero, ironia, azione e fantasia con una naturalezza che Hollywood continua disperatamente a rincorrere ancora oggi.

Da quelle conversazioni iniziali emerge subito il primo problema, che poi è sempre il più importante quando nasce una realtà del genere: trovare un’identità. Non bastava mettere insieme qualche costume e aprire una pagina Facebook. Serviva qualcosa che fosse riconoscibile ma non banale, iconico senza diventare una semplice imitazione. Così l’attenzione si sposta sull’elemento più immediatamente associabile all’archeologo creato da George Lucas e Steven Spielberg: il fedora di Indy, quel cappello che attraversa inseguimenti, templi maledetti, cavalcate e persino incidenti aerei senza perdere mai il proprio fascino. Attorno a quell’immagine prende forma il primo embrione dell’associazione.

Anche il nome nasce da un ragionamento sorprendentemente lucido. Usare direttamente “Indiana Jones” sarebbe stato troppo facile, quasi prevedibile. Serviva qualcosa di più evocativo. La soluzione arriva guardando il titolo originale del primo film della saga, Raiders of the Lost Ark. “Raiders” funziona subito. È breve, diretto, sonoro. Richiama immediatamente l’immaginario dell’avventura classica senza dover spiegare nulla. Però in quel momento il progetto rimane sospeso, come accade spesso alle idee più belle che hanno bisogno di tempo per maturare davvero.

Bisogna aspettare agosto 2019 perché tutto cambi sul serio. Insieme a Serena Di Marcantonio e Ananth Bux, che diventeranno membri fondamentali del direttivo, Riccardo e Alessandro decidono finalmente di trasformare quell’intuizione in una realtà concreta. E qui arriva probabilmente il passaggio più geniale dell’intera storia dei Raiders. Guardando dentro i propri armadi si rendono conto che limitarsi a Indiana Jones sarebbe quasi uno spreco. Perché accanto al fedora di Indy convivono uniformi di Star Trek, costumi di Star Wars, giacche di Back to the Future, tute dei Ghostbusters. Universi diversi, fandom apparentemente lontani, ma legati da qualcosa di molto preciso.

Gli anni Ottanta.

Quel decennio diventa improvvisamente il vero collante dell’associazione. Non un singolo franchise, non una saga specifica, ma un’intera epoca culturale. Ed è qui che i Raiders of the Lost 80’s trovano la propria anima definitiva, perché nessuno in Italia aveva davvero pensato a costruire una realtà associativa multi-tematica interamente dedicata all’immaginario pop degli Eighties. Cinema, serie TV, cartoni animati, musica, videogiochi, moda, giocattoli, pubblicità, atmosfera sociale. Tutto confluisce dentro lo stesso gigantesco contenitore nostalgico.

Del resto basta guardarsi intorno per capire quanto quella decade continui a influenzare il presente. Stranger Things non sarebbe mai esistita senza il mito degli anni ’80. Il ritorno continuo di remake, reboot e sequel legacy dimostra quanto quel periodo rappresenti ancora oggi una miniera creativa inesauribile. Hollywood continua a scavare lì dentro perché quelle idee funzionavano davvero. Avevano personalità, rischiavano, sperimentavano. E chi quegli anni li ha vissuti lo percepisce immediatamente. Non era soltanto intrattenimento. Era un modo di immaginare il futuro.

Così nasce ufficialmente il nome definitivo: Raiders of the Lost 80’s. Un titolo che riesce a fondere l’omaggio a Indiana Jones con il concetto di viaggio nostalgico dentro un decennio diventato ormai leggenda.

Il 18 ottobre 2019 i soci fondatori firmano ufficialmente i documenti che trasformano il progetto in una vera associazione culturale. Da quel momento inizia un percorso rapidissimo, quasi travolgente. Eventi cosplay, serate a tema, partecipazioni fieristiche, incontri con il pubblico. Il Lazio diventa rapidamente il territorio naturale dei Raiders, che iniziano a costruire una presenza costante nella scena nerd italiana proprio mentre il mondo geek attraversa uno dei momenti di massima espansione mediatica.

Poi arriva il lockdown. E qui molte realtà associative si fermano completamente. Alcune spariscono. Altre sopravvivono a fatica. I Raiders invece decidono di fare qualcosa che oggi sembra semplice ma all’epoca non lo era affatto: restare vicini alle persone. Le dirette Facebook, i quiz online, le attività social diventano un modo per mantenere viva quella connessione umana che era sempre stata il vero motore dell’associazione. Perché il punto non era soltanto parlare degli anni ’80. Era condividere entusiasmo, ironia, ricordi, passione nerd in un periodo in cui tutti avevano disperatamente bisogno di sentirsi parte di qualcosa.

Ed è forse questo il motivo per cui i Raiders crescono così velocemente. In pochissimo tempo raggiungono circa ottanta iscritti, ma ridurre tutto a un numero sarebbe completamente sbagliato. Chi vive il cosplay e le community nerd sa benissimo che il valore reale di questi gruppi non si misura nelle statistiche social o nel numero di follower. Si misura nei legami che si creano. Nelle amicizie nate per caso durante una fiera. Nei viaggi condivisi per raggiungere un evento. Nelle ore passate a sistemare un costume fino alle tre di notte prima di una convention. Nelle foto di gruppo fatte sotto il sole estivo con armature impossibili da indossare.

Ed è bellissimo pensare che tutto questo sia nato da due amici che un pomeriggio di primavera parlavano di Indiana Jones.

Oggi i Raiders of the Lost 80’s rappresentano qualcosa di raro dentro il fandom contemporaneo: una community autentica, capace di tenere insieme nostalgia e inclusività senza trasformarsi in una semplice operazione revival. Perché dietro l’estetica vintage continua a battere una voglia genuina di divertirsi, creare, condividere passioni e costruire ricordi. E forse è proprio questo il segreto degli anni ’80. Non la perfezione estetica, non il mito costruito col tempo, ma quella sensazione costante che tutto fosse ancora possibile, che bastasse una DeLorean, un proton pack o un cappello da archeologo per trasformare una giornata qualsiasi in un’avventura memorabile.

Per chi vuole seguire le attività dei Raiders of the Lost 80’s, scoprire i loro eventi e immergersi dentro questo gigantesco viaggio nella cultura pop Eighties, il riferimento resta il sito ufficiale Raiders of the Lost 80’s insieme alla loro pagina Facebook Raiders of the Lost 80’s Facebook.

E diciamocelo apertamente tra appassionati: in un’epoca che cambia troppo in fretta, sapere che da qualche parte esistono ancora persone pronte a indossare un giubbotto di Top Gun, discutere di Ghostbusters o organizzare quiz su Ritorno al Futuro ha qualcosa di incredibilmente rassicurante. Forse perché gli anni ’80 non sono mai stati soltanto un periodo storico. Sono uno stato mentale da cui molti di noi, in fondo, non vogliono davvero uscire più.

Note: AI-Generated Content

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Gianluca Falletta

Gianluca Falletta

Gianluca Falletta, creatore di Satyrnet.it, finalista nel 2019 di Italia's Got Talent, è considerato "il papà del Cosplay Italiano". Come uno dei primi sostenitori e promotori del fenomeno made in Japan in Italia, Gianluca, in 25 anni di attività ha creato, realizzato e prodotto alcune delle più importanti manifestazioni di  settore Nerd e Pop, facendo diventare Satyrnet.it un punto di riferimento per gli appassionati. Dopo "l'apprendistato" presso Filmmaster Events e la Direzione Creativa di Next Group, due delle più importanti agenzie di eventi in Europa, Gianluca si occupa di creare experience e parchi a tema a livello internazionale e ha partecipato allo start-up dei nuovissimi parchi italiani Cinecittà World, Luneur Park e LunaFarm cercando di unire i concetti di narrazione, creatività con l'esigenza di offrire entertainment per il pubblico. Per info e contatti gianlucafalletta.com

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