Ci sono film che non sono solo film, ma portali temporali. Basta un fotogramma, una battuta, una melodia per catapultarti indietro, in un’epoca in cui il fantasy era qualcosa di grezzo, magico, imperfetto e dannatamente affascinante. Per me, nato negli anni ’80 e cresciuto a pane, Dungeons & Dragons e pomeriggi su VHS, Legend di Ridley Scott è esattamente questo: un salto nel passato, un frammento di pura nostalgia nerd che ancora oggi mi fa brillare gli occhi.
Uscito nel 1985, Legend è uno di quei film che, all’epoca, o lo amavi alla follia o ti lasciava perplesso. Ma attenzione: anche chi storceva il naso per la trama lineare o per il ritmo fiabesco, non poteva negare che fosse un colpo d’occhio. Ridley Scott, già regista di pietre miliari come Alien e Blade Runner, qui decide di mettere da parte la fantascienza distopica per abbracciare il fantasy più puro e viscerale, quello delle fiabe oscure, dei boschi incantati, delle creature mitologiche e del bene che si scontra col male in una battaglia senza tempo.
Il cuore della storia è semplice come una leggenda raccontata accanto al fuoco. C’è Jack, interpretato da un Tom Cruise giovanissimo, praticamente un elfo hipster scalzo ante litteram, che vive nei boschi e ama Lili, una principessa ribelle con il volto etereo di Mia Sara. C’è la luce, incarnata dagli ultimi unicorni, e c’è l’oscurità, che ha il volto (e soprattutto le corna gigantesche) di Tim Curry, nei panni di un Signore delle Tenebre che ancora oggi fa scuola a tutti i villain fantasy.
Jack, per amore, infrange il divieto supremo: mostra a Lili gli unicorni. E qui si scatena il caos. Un dardo avvelenato, un unicorno mutilato, il sole che si spegne, l’inverno eterno che cala sul mondo. Lili viene rapita, Jack viene sbattuto a terra, e a quel punto il ragazzo deve crescere, deve diventare eroe, deve raccogliere alleati improbabili — un elfo eternamente giovane, una fata birichina, nani rumorosi — per salvare la sua amata e, insieme, la luce stessa.
Quello che colpisce, ancora oggi, è la messa in scena. Scott non fa fantasy alla leggera: ogni inquadratura è satura di dettagli, di foschia, di riflessi, di colori accesi e oscurità palpabile. Gli effetti speciali, tutti artigianali, hanno il fascino sporco e materico di un’epoca pre-digitale. Tim Curry, sotto strati di trucco prostetico, scompare letteralmente per diventare Tenebra, un demone sensuale e terrificante. E Robert Picardo, sì proprio lui, il Dottore Olografico di Star Trek: Voyager, è nascosto dietro al mostruoso Meg, una strega d’acqua che ancora oggi mi fa venire i brividi.
Ma parliamo della colonna sonora, perché qui si apre uno dei capitoli più controversi della storia del film. In Europa, Legend arrivò con le musiche originali di Jerry Goldsmith, una sinfonia orchestrale che sembrava uscita da un sogno celtico, carica di cori e suggestioni folk. Negli Stati Uniti, invece, la Universal decise che ai ragazzini serviva qualcosa di più “cool” e ingaggiò i Tangerine Dream per rifare tutto, buttando Goldsmith nel dimenticatoio e consegnandoci una soundtrack elettronica che, per quanto interessante, stonava non poco con le atmosfere da fiaba antica. Scott, che già aveva avuto frizioni con Goldsmith su Alien, questa volta non la prese affatto bene. Per fortuna, nelle edizioni DVD e Blu-ray più recenti, il regista ha potuto riproporre la sua versione integrale — con venti minuti in più e la colonna sonora originale — permettendoci finalmente di vedere Legend come doveva essere.
A dire il vero, quando uscì, il film fu un mezzo flop. Critiche tiepide, pubblico disorientato, incassi scarsi. Ma sapete cosa? Col tempo, come spesso accade ai cult, Legend ha trovato il suo pubblico. Un pubblico di appassionati che non cerca la perfezione narrativa, ma l’esperienza, la bellezza, la magia. Io stesso, rivedendolo oggi, non posso fare a meno di sorridere davanti a certe ingenuità, ma resto ipnotizzato da quell’estetica gotica, da quella sensualità oscura, da quel senso di meraviglia che il fantasy moderno raramente riesce a replicare.
Se siete cresciuti negli anni ’80, o se amate il fantasy vecchia scuola, recuperatelo. Guardatelo con gli occhi del bambino che eravate, o di quello che siete rimasti dentro. Lasciatevi trasportare nei boschi incantati di Jack e Lili, affrontate Tenebra, e ricordatevi che, anche quando tutto sembra perduto, basta un raggio di luce per fare la differenza.
E ora tocca a voi: avete visto Legend? Che ricordi avete di questo film? È uno di quei titoli che hanno segnato la vostra infanzia nerd o lo scoprite solo ora? Scrivetemelo nei commenti e condividete l’articolo sui vostri social: voglio sentire le vostre storie, voglio sapere se anche per voi il fantasy anni ’80 ha ancora quel fascino che non muore mai. Perché, diciamolo, certe leggende non tramonteranno mai.
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