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L’AI Act: un passo avanti per la tutela dei diritti digitali

L’AI Act, il pacchetto europeo di regole sull’intelligenza artificiale, è stato finalmente approvato dopo una maratona di negoziati durata 36 ore. Si tratta di un accordo storico, che rappresenta la prima legge al mondo che affronta in maniera complessiva lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

L’AI Act pone una serie di regole e obblighi per gli sviluppatori e gli utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini, come la privacy, l’uguaglianza e la non discriminazione.

I punti principali dell’AI Act

Tra i punti principali dell’AI Act, si segnalano:

  • Il divieto di utilizzo dell’intelligenza artificiale per scopi di sorveglianza biometrica in tempo reale, salvo in tre casi specifici:
    • Per prevenire un attacco terroristico imminente;
    • Per ricercare vittime di un crimine;
    • Per perseguire gravi reati.
  • Il divieto di utilizzo dell’intelligenza artificiale per la polizia predittiva.
  • L’obbligo di trasparenza per gli sviluppatori di sistemi di intelligenza artificiale, che dovranno fornire informazioni sui dati utilizzati per addestrare i propri algoritmi, sui rischi potenziali dei sistemi e sui meccanismi di controllo in atto.
  • L’obbligo di sicurezza per gli sviluppatori di sistemi di intelligenza artificiale, che dovranno adottare misure per prevenire discriminazioni e abusi.
  • Il divieto di esportare sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio in paesi terzi che non garantiscono un livello di tutela dei diritti fondamentali equivalente a quello dell’Unione Europea.

Le critiche delle associazioni per i diritti digitali

L’AI Act è stato salutato come un passo avanti importante per la tutela dei diritti digitali, ma alcune associazioni per i diritti digitali hanno espresso alcune critiche.

In particolare, si è sollevato il dubbio che il divieto di utilizzo dell’intelligenza artificiale per la polizia predittiva possa essere aggirato attraverso l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per l’analisi dei dati. Inoltre, si è sottolineato che le eccezioni al divieto di utilizzo dell’intelligenza artificiale per la sorveglianza biometrica in tempo reale sono troppo ampie.

La partita non è ancora finita

L’AI Act non è ancora definitivo, in quanto dovrà essere approvato formalmente dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo. Inoltre, il testo dovrà essere ulteriormente precisato dai tecnici, che dovranno limare il fraseggio dei documenti.

Le associazioni per i diritti digitali invitano a non abbassare la guardia, in quanto il labor limae potrebbe scavare piccoli fori nelle barriere di salvaguardia presentate alla stampa. È quindi importante che il testo dell’AI Act sia esaminato attentamente prima della sua approvazione definitiva, per scovare dettagli che potrebbero aprire la porta sul retro a sistemi intrusivi di controllo, sorveglianza alle frontiere ai danni di migranti e altre forme di polizia tecnologica.

maio

maio

Massimiliano Oliosi, nato a Roma nel 1981, laureato in giurisprudenza, ma amante degli eventi e dell'organizzazione di essi, dal 1999 tramite varie realtà associative locali e nazionali partecipa ad eventi su tutto il territorio nazionale con un occhio particolare al dietro le quinte, alla macchina che fa girare tutto.

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