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Il fallimento di Fantàsia: trent’anni dopo, perché La storia infinita 3 è ancora un film che fa discutere

C’è una data che ogni nerd amante del fantasy, e soprattutto della nostalgia anni ’90, dovrebbe segnarsi: il 2 febbraio 1994. In quel giorno, una pellicola destinata a un destino controverso faceva il suo ingresso nelle sale cinematografiche, tentando di chiudere una saga che aveva catturato l’immaginazione di milioni di persone. Stiamo parlando, ovviamente, de La storia infinita 3, il terzo e ultimo capitolo di un’avventura iniziata dieci anni prima con il capolavoro di Wolfgang Petersen. Diretto da Peter MacDonald, questo film si proponeva di riportare Bastiano Baldassarre Bucci a viaggiare tra il nostro mondo e il magico regno di Fantàsia. La trama vedeva un Bastiano alle prese con le sfide tipiche dell’adolescenza: una nuova sorellastra, i bulli a scuola e il complesso rapporto con il padre. Nel frattempo, Fantàsia era di nuovo in pericolo, minacciata da una forza distruttrice nota come il Nulla, e il giovane eroe doveva tornare per salvarla. Insomma, il solito canovaccio, ma con alcune importanti differenze.

Un cast stravolto e una sceneggiatura senza radici

A guardarlo oggi, è impossibile non notare il gigantesco cambiamento nel cast. Dopo Barret Oliver e Jonathan Brandis, a vestire i panni di Bastiano fu un giovanissimo Jason James Richter, all’epoca sulla cresta dell’onda grazie a Free Willy. Ma il volto più sorprendente, e destinato a una carriera ben diversa, fu quello di un esordiente Jack Black nel ruolo di Slip, il capo dei bulli. Questo cambio radicale di volti, compreso quello dell’Infanta Imperatrice, che passò a Julie Cox, segnò un distacco netto dai due capitoli precedenti, quasi a voler resettare tutto e ricominciare da capo. Ma la vera anomalia risiedeva nella sceneggiatura.

A differenza del primo film, che pur con le sue deviazioni era rimasto fedele al libro di Michael Ende, e del secondo, che aveva tentato di riprendere la parte finale del romanzo, La storia infinita 3 si distaccò completamente dal materiale di partenza. Lo scrittore, insoddisfatto delle prime due trasposizioni, si rifiutò di cedere i diritti per un terzo film. Questo diede ai produttori una libertà creativa totale, che però, a posteriori, si è rivelata una scelta azzardata. Senza la solida base narrativa di Ende, la pellicola si ritrovò a navigare a vista, riprendendo solo alcuni personaggi e concetti, ma perdendo quell’anima profonda che aveva reso il romanzo un’opera senza tempo.

Un flop travolgente e l’eredità di un “disastro”

Il risultato di queste scelte fu un’accoglienza a dir poco disastrosa. La critica non fu tenera, e il pubblico, abituato alla magia dei primi due capitoli, si ritrovò di fronte a una storia fiacca, con effetti speciali che già all’epoca sembravano superati. Il flop al botteghino fu clamoroso: a fronte di un budget di 17 milioni di dollari, il film ne incassò a malapena 5. E se non bastasse, le nomination ai Razzie Awards, i premi per il peggior cinema dell’anno, confermarono il giudizio impietoso.

Eppure, a trent’anni di distanza, è innegabile che La storia infinita 3 sia diventato una sorta di oggetto di culto. Non nel senso di un capolavoro riscoperto, ma come un pezzo di storia del cinema fantasy che ha saputo resistere al tempo, vivendo nella memoria di chi lo ha visto da bambino. Nonostante tutti i suoi difetti, c’è qualcosa di irresistibile in questo film, un’ingenuità quasi disarmante che lo rende un guilty pleasure perfetto per una serata nostalgica. Per alcuni è un disastro totale, per altri è un film talmente “sbagliato” da diventare memorabile. Forse, come il libro che lo ha ispirato, anche questo film è un’avventura che non ha fine, perché continua a dividere e a far discutere chiunque si avventuri a vederlo.

Tu da che parte stai? Lo consideri un cult o un errore imperdonabile?


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