Un razzo Acme, un’incudine sospesa nel cielo, una montagna pronta a crollare nel momento meno opportuno e quel leggendario “Beep Beep” capace di trasformare ogni inseguimento in una lezione di comicità perfetta. Per milioni di appassionati, Wile E. Coyote non è mai stato semplicemente il perdente dei Looney Tunes. È il simbolo della perseveranza assoluta, dell’inventiva che sfida ogni logica e della sfortuna elevata ad autentica forma d’arte. Forse proprio per questo l’arrivo del nuovo trailer di Coyote vs. Acme ha acceso un entusiasmo difficile da spiegare a chi non è cresciuto con quei cortometraggi che continuano ancora oggi a sembrare incredibilmente moderni. Il film arriverà nelle sale statunitensi il 28 agosto, mentre il pubblico italiano potrà vederlo dal 2 settembre grazie a Lucky Red, e la sensazione è quella di assistere a qualcosa che, fino a pochi mesi fa, sembrava semplicemente impossibile.
La storia dietro questa produzione è quasi più assurda della trama stessa. Tutto prende spunto da un celebre articolo pubblicato sul The New Yorker da Ian Frazier, trasformato in un soggetto firmato da Samy Burch insieme a James Gunn e Jeremy Slater. Gunn, che figura anche tra i produttori, ha contribuito a dare forma a un’idea tanto folle quanto geniale: dopo una vita passata a essere tradito dagli immancabili gadget Acme, Wile E. Coyote decide finalmente di smettere di rincorrere il Road Runner e di trascinare in tribunale l’azienda che gli ha venduto esplosivi difettosi, razzi incontrollabili, catapulte suicide e marchingegni progettati apparentemente per fallire. È una premessa che sembra uscita direttamente da una chiacchierata tra fan davanti a una convention, eppure funziona sorprendentemente bene perché prende sul serio una domanda che ci accompagna praticamente da quando eravamo bambini: possibile che nessuno abbia mai denunciato la Acme?
Il Coyote assume Kevin Avery, un avvocato interpretato da Will Forte, e insieme affronta una gigantesca battaglia legale contro Buddy Crane, ex dirigente della Acme interpretato da John Cena. Accanto a loro compaiono anche Lana Condor e Luis Guzmán, mentre Dave Green dirige un progetto che mescola attori in carne e ossa con i Looney Tunes seguendo quella tradizione di cinema ibrido che ha regalato autentici cult della cultura pop.
La cosa affascinante è che Coyote vs. Acme non cerca mai di reinventare Wile E. Coyote. Nessuno tenta di trasformarlo nell’eroe malinconico tipico di tante operazioni nostalgia moderne. Il personaggio resta esattamente quello che abbiamo sempre conosciuto: geniale, testardo, incapace di arrendersi anche dopo centinaia di esplosioni. Cambia però il punto di vista. Per la prima volta qualcuno si domanda cosa succederebbe se il protagonista decidesse di interrompere quel ciclo infinito fatto di inseguimenti e disastri per pretendere giustizia.
Dietro questa trovata apparentemente demenziale si nasconde una riflessione sorprendentemente intelligente. L’universo dei Looney Tunes ha sempre funzionato grazie a regole immutabili. Bugs Bunny prende in giro tutti. Daffy Duck perde la pazienza. Titti sfugge a Silvestro. Wile E. Coyote manca sempre il bersaglio. Nessuno mette mai in discussione queste dinamiche perché rappresentano il linguaggio stesso di quei cartoni. Portare tutto questo dentro un’aula di tribunale significa rompere deliberatamente quelle regole e osservare cosa accade quando il caos incontra la logica del mondo reale.
Pensandoci bene, il Coyote è uno dei personaggi più tragici e allo stesso tempo più eroici dell’animazione occidentale. Non possiede superpoteri, non riceve aiuti esterni, non può contare sulla fortuna. Costruisce ogni piano con precisione quasi ingegneristica, investe tempo, risorse e creatività in invenzioni sempre più assurde e puntualmente viene tradito proprio dagli strumenti che dovrebbero aiutarlo. Ogni fallimento, però, è seguito immediatamente da un nuovo tentativo. È la definizione perfetta della resilienza molto prima che questa parola diventasse di moda.
Una generazione intera ha imparato concetti di fisica guardando il Coyote precipitare nel vuoto, rimanere sospeso qualche secondo prima di accorgersi della gravità o sopravvivere a esplosioni che avrebbero cancellato qualsiasi altro essere vivente dall’universo. Erano regole completamente assurde eppure incredibilmente coerenti. La gravità funzionava soltanto se il personaggio guardava verso il basso. Gli esplosivi aspettavano il momento più comico per detonare. Le leggi della meccanica si piegavano sempre alle esigenze della battuta perfetta. Era un linguaggio visivo che riusciva a insegnare il tempismo comico meglio di qualsiasi manuale di sceneggiatura.
Anche il trailer sembra aver compreso perfettamente questa eredità. Invece di rincorrere effetti speciali spettacolari o trasformare tutto in un gigantesco blockbuster, preferisce rispettare quella grammatica costruita da Chuck Jones e dagli altri maestri dell’animazione Warner. Il risultato trasmette la sensazione di trovarsi davanti a un’opera realizzata da persone che conoscono davvero quei personaggi e soprattutto li rispettano.
Naturalmente è impossibile non pensare immediatamente a Chi ha incastrato Roger Rabbit, probabilmente il punto più alto mai raggiunto dall’incontro tra animazione e live action. Da allora tantissimi film hanno provato a replicarne la magia senza riuscire davvero a trovare lo stesso equilibrio. Alcuni hanno privilegiato gli effetti digitali, altri hanno sacrificato il fascino dei personaggi animati, altri ancora sono rimasti prigionieri della nostalgia. Coyote vs. Acme sembra invece percorrere una strada diversa, usando il rapporto tra esseri umani e cartoon non come semplice esercizio tecnico ma come motore della narrazione.
Il deserto attraversato infinite volte dal Road Runner acquista finalmente consistenza. Albuquerque, citata scherzosamente da Bugs Bunny praticamente da sempre, smette di essere soltanto una battuta ricorrente e diventa uno spazio fisico nel quale quei personaggi sembrano poter davvero vivere. È una sensazione particolare, quasi straniante, come se qualcuno avesse deciso di aprire una porta verso uno dei mondi immaginari che hanno accompagnato intere generazioni.
Ma tutto questo entusiasmo sarebbe probabilmente meno intenso senza l’incredibile vicenda produttiva che ha accompagnato il film. Warner Bros., infatti, aveva deciso di cancellare completamente Coyote vs. Acme nonostante fosse ormai praticamente terminato. Una scelta legata alle ormai famose strategie fiscali adottate dallo studio, che aveva trasformato il film in una deduzione contabile invece che distribuirlo nelle sale. Una decisione che aveva provocato proteste da parte di fan, autori, attori e addetti ai lavori, soprattutto dopo l’ottima accoglienza ricevuta durante i test screening.
Per molti mesi il destino del film sembrava segnato. Sembrava destinato a diventare una di quelle leggende dell’industria cinematografica, proprio come certi videogiochi completati ma mai pubblicati o quei progetti che continuano a vivere soltanto attraverso racconti e indiscrezioni. Poi è successo qualcosa che nessuno si aspettava davvero. Dopo il clamore mediatico e la pressione esercitata dall’intero settore, Warner ha raggiunto un accordo con Ketchup Entertainment, consentendo finalmente alla pellicola di vedere la luce.
Anche questa vicenda sembra quasi una metafora perfetta della storia raccontata dal film. Wile E. Coyote passa una vita intera a perdere contro un sistema che sembra truccato fin dall’inizio. Coyote vs. Acme, fuori dallo schermo, ha rischiato di subire la stessa sorte. È sopravvissuto a una decisione industriale che sembrava definitiva e ha trovato comunque il modo di arrivare davanti al pubblico. In un certo senso, il Coyote ha già ottenuto una vittoria ancora prima che il film inizi.
Naturalmente un trailer non basta mai per decretare il successo di un’opera. Chi segue il cinema da anni lo sa bene. Abbiamo visto anteprime straordinarie anticipare film deludenti e campagne promozionali poco convincenti accompagnare autentiche sorprese. Stavolta, però, la curiosità nasce da qualcosa di diverso. Non riguarda soltanto la qualità del film ma tutto quello che rappresenta per l’animazione, per Hollywood e per una generazione che continua a riconoscere il suono di un “Beep Beep” anche dopo decenni.
Forse il bello di Coyote vs. Acme è proprio questo. Non sembra limitarsi a celebrare un’icona della cultura pop, ma prova a raccontare cosa accade quando un personaggio destinato a perdere decide finalmente di cambiare le regole del gioco. Una premessa che parla di cartoon, certo, ma anche di perseveranza, di fallimenti che non definiscono chi siamo e della forza necessaria per rialzarsi ogni volta, perfino dopo essere stati schiacciati dall’ennesima incudine.
Il Coyote, in fondo, ci ha insegnato molto più di quanto fossimo disposti ad ammettere da bambini. Adesso resta soltanto da capire se questa sarà davvero la sua occasione per ribaltare un destino scritto da oltre settant’anni oppure se assisteremo all’ennesima, spettacolare caduta nel vuoto. Voi da che parte state? Sareste pronti a dare finalmente ragione a Wile E. Coyote o preferite che l’universo dei Looney Tunes continui a seguire le sue regole immortali?
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